TEMA PER LE SCUOLE ELEMENTARI

LAVORI DI GRUPPO

Categoria 2

 

I Giochi di una volta.

 

 

Motivazione: La raccolta dei giochi di una volta è di pregevole importanza per salvaguardare le nostre antiche tradizioni e riportarle in auge proprio dai ragazzi di oggi anche per stimolare ed ampliare la loro fantasia.

Questi alunni assieme agli insegnanti ed ai loro famigliari hanno saputo riscoprire infinite forme di gioco che potranno essere da stimolo per la creazione di nuovi giochi arricchendo progressivamente le proprie conoscenze, le proprie emozioni e i sentimenti e partecipare attivamente ai giochi di gruppo.

 

1° PREMIO

 

Motto Tenersi per mano

 

Mia Belci, Rea Deghenghi, Patrick Barlessi, Elena Molac,  Teodor Macan, Davide Primc, Marin Premate,

 

Liam Robert Bertetić, Adamandia Koželj Pashalidi, Ioanna Koželj Pashalidi, Nikola Prodanov, Lea Gudelj,

 

Natalie Manzin, Noemi Felice, Kristina Gasparini,  Matteo Božac, Matteo Buić, Chiara Kalebić

 

classe III a

Scuola Elementare Italiana " Giuseppina Martinuzzi " Pola

 

 

 

                                    I GIOCHI DI UNA VOLTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno, la nostra maestra ha portato a scuola un quaderno dove la sua nonna aveva annotato tante poesie, conte, filastrocche, proverbi e giochi infantili.

Ci ha detto: - Ora che non c’è più, apprezzo il desiderio della mia nonna di tramandare, scrivendo, cose a lei care. So di avere in mano un tesoro prezioso. Voglio leggervi qualche appunto... -


 

                                                                                Salto balalto

                                                                                Che non me rompo el naso

                                                                                Che no me rompo el viso

                                                                                Salto in paradiso

 

Sant’Andrea pescador

Che pescava nostro signor

Pesca, ripesca in quala man...

in questa

 

                                                                                                                                             Scondi, scondi levero

                                                                                                                                                Varda chi te dà

                                                                                                                                                      Ciapilo per la recia

                                                                                                          E menimelo qua.

 

El frate ga perso le savate

El numero ... le ga trovade.

Chi mi? ...Ti sì!

Mi no! Chi po?  El numero ...

 

- Cercate anche voi di farvi raccontare dai vostri nonni quali erano i loro giochi e come trascorrevano il tempo libero... -

Quando abbiamo chiesto ai nonni di raccontarci dei loro giochi ,essi si sono sentiti talmente entusiasti che non solo ci hanno raccontato quali erano i loro preferiti, ma si sono addirittura prodigati a costruire alcuni giocattoli.


 

 


 

·        La nonna racconta: - Mi sembra di ritornare veramente indietro nel tempo, quando anch’io coinvolgevo la mia nonna acciocché mi confezionasse una bambola di stoffa -.

Un tempo, infatti, le bambine giocavano con le bambole “de strasa”. Le bambole di plastica non esistevano, bensì al posto della plastica c’ era la stoffa.

 


 

 

 

 

 

 

 

IL nonno interviene dicendo che anche le palle erano di pezza.  

- Non rimbalzavano mica come quelle che hai tu di plastica o di pelle perché erano riempite con pezzettini di stoffa consumata o segatura, ma io e i miei amici ci divertivamo lo stesso. E se qualcuno perdeva non ci si arrabbiava, ma si continuava a giocare perché questo faceva parte del gioco -

 

Il mio nonno invece racconta che aspettava con impazienza l’ uccisione del maiale perché sapeva che avrebbe ricevuto in dono la vescica. Dapprima veniva strofinata nel sale, poi veniva lasciata asciugare al sole e gonfiata diventava un pallone resistente.

Al mio nonno piaceva giocare “a colpirse”, “a bandiera”, “alla maiella” e“al campo”.    

 - Con la palla si giocava sempre e la strada era la nostra seconda casa.-conclude il nonno.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi sta sotto

Si tiene la mano sotto l' ascella del braccio opposto. I compagni stanno dietro.

 

 Uno di essi batte sulla mano e chi sta sotto deve indovinare chi è stato a colpirlo.

 

A bandiera

E’ un gioco di squadra. Si tiene in mano uno straccio e si corre fino al muro poi si ritorna indietro. Si consegna la staffetta al compagno successivo.

 

                                                                 A colpirse

E' un gioco di squadra. Le due squadre sono munite di palline di stoffa.Una squadra parte di corsa verso il muro e viene bersagliata dall'altra squadra. Poi viceversa. Chi è colpito esce dal gioco. Vince chi ha meno bambini colpiti.

 

Alla maiella

Il gioco assomiglia a quello delle bocce, cioè da lontano con delle pietre piatte si cercava di colpire una pietra posta ad una determinata distanza.

 

Al campo

Con una palla di pezza si cercava di penetrare nel campo degli avversari facendo poi entrare la palla nella porta ( questa era segnata da due pietre)


 

·      La mia nonna invece mi ha detto: - Rispolverare qualche ricordo dell’infanzia mi ha fatto bene. Non pensavo di avere ancora tanta memoria -

Si è ricordata dei giochi di quando lei era piccola: “a sitolo-sotolo”, “alla palla gettata al muro

(butto al muro, butto uno, butto due, butto tre tocco terra tocco il cuore, faccio la giravolta)

Sapete che lei era un’esperta nel gioco delle palline gettate in aria (chi dura de più)?

Giocava con due, tre o anche quattro palline riempite di segatura o crusca (semola).

Ma si ricorda pure dei giochi in strada con le sue amiche: “ala bisa” “a salta caval”, “ale campane”.

 

 

   

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E il tuo nonno che cosa ti ha raccontato?

- Eh, il mio nonno...- intanto per cominciare mi ha costruito una fionda e mi ha subito mostrato la sua abilità. Infatti ha posto le lattine sul muricciolo e le ha colpite con una precisione indescrivibile. Ho gareggiato volentieri ma purtroppo ha vinto lui.

Quando non aveva la fionda lanciava i sassi o le solite palline di stoffa.

Mi ha raccontato ancora delle gare sui trampoli. Mi ha mostrato come si fa usando proprio le lattine.

Si è divertito a raccontarmi delle corse con il cerchio:quello delle botte o il cerchione di una vecchia bicicletta.

Con le biglie “s'cinche”poi era un vero campione.

 

 

 

 

·     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il mio nonno usava la fionda per andare a caccia di uccelli ma con poco successo.

 

 

 

 

·      Il mio nonno invece costruiva le trappole per gli uccelli e colpiva le persone lanciando i semi nel “s’cicador”. Era un bambino molto vivace.


La mia nonna giocava “ala sconta”(nascondino) o “ala botega”  Ora vi racconto come costruiva la bilancia. Usava i coperchi del lucido per scarpe e pezzi di spago appesi al sostegno. Pesava sassolini, semi e terra.....poi diceva di pesare farina.! Infine impastava la terra e faceva i biscotti con il fango. Qualche volta giocava ”ale signore” vestendo abiti trovati in soffitta. Con la sua amica giocava “ale simie” (alle scimmie imitando gesti e posizioni)

 In giardino e nei campi la nonna giocava con le margheritine: faceva le collane e le corone e le piaceva il gioco delle vetrine. In effetti questo gioco  è una gara.

Venite! Facciamola insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

                   

Le vetrine - vetrinette

Occorrente: Carta colorata, fiori, foglie ecc..,un pezzo di vetro

E' un gioco che le bambine facevano all'aperto. Veniva scavata una piccola buca nella quale venivano sistemate con cura le cartine colorate, i fiori e le foglie. Il tutto veniva coperto con il pezzo di vetro.

Vinceva chi aveva creato la vetrina più bella.

 


 

·        Il mio nonno invece giocava con “el surlo” (trottola di legno costruita in casa) e vinceva spesso perché sapeva farlo girare a lungo a colpi di frusta.

Fuori casa la mia nonna giocava “ale prione” con cinque sassetti tondeggianti. Era questo un gioco di grande

abilità.

Si giocava così: si tirava un sassolino in aria e nel frattempo si alzavano gli altri da terra. Prima uno alla volta,

poi due...

tre ed infine tutti. Quindi si faceva l’inverso cioè si rimettevano per   terra sempre uno in più.

·      Il mio nonno ricorda volentieri i giochi con le biglie e la raccolta di vetri colorati.

Il nonno poi si arrampicava velocemente sugli alberi. Si era pure costruito una casetta sull’albero che era il suo

 rifugio segreto.

·      La mia nonna mi ha parlato dei giochi di società. Oltre al domino a casa sua si giocava spesso a carte:

 briscola, scopa e tressette era il gioco degli uomini. Le donne giocavano a sette e mezzo -  “opa

(con posta di mandorle e bottoni). I piccoli venivano inclusi nei giochi semplici come “a muceti”, “a monighela” (nella distribuzione delle carte vince chi riceve il due di spade), a trucchetti con le carte, a “alsa samer” (mazzo di carte con illustrati vari oggetti tra i quali anche un asino). Lei, tra tutti, preferiva il gioco del cucù che in casa sua si faceva sempre nell’attesa dell'anno nuovo quando c’erano tante persone.

 

 


 

 

 

 

 

 

Il gioco del cu-cu

occorrente. Base del cu-cu, carte triestine

 

Ad ogni partecipante viene distribuita una carta. Se il giocatore ha in mano una “buona” carta non la cambia,

 altrimenti la passa a colui che sta alla sua destra. Chi possiede il re però arresta

 il passaggio della carta. Chi distribuisce le carte può salvarsi girandone ancora una   .

Colui che si ritrova con la carta più bassa avanza di un gradino e così via fino a quando fa GLU-GLU  perchè  finisce in foiba e viene escluso dal gioco


 

·      A Pasqua invece mentre la nonna si divertiva a colorare le uova facendole bollire con le foglie di cipolla o nelle verdure, il nonno andava nella piazzetta a colpire le uova sode.

Il mio nonno narra che qualche volta venivano organizzate le corse con l’uovo. Un bel divertimento erano altre gare di corsa (anche in coppia con una gamba legata a quella del compagno).

·    In quei tempi lontani i bambini non avevano tanti giocattoli e li costruivano da soli. Qualcuno si costruiva macchinine, navi, aerei e armi di legno o di cartone. Qualcuno costruiva piccole casette di campagna. Ma ci si divertiva di più a giocare nei prati, nei boschi, in strada o andavano anche nei villaggi vicini per qualche partita di calcio. Durante l’inverno se per caso nevicava il nonno si divertiva a slittare e a fare il pupazzo di neve

 

 

 

·      Il mio nonno si ricorda che un giorno per giocare agli indiani si è fatto il colore da solo strofinando due pietre rosse. Con la polvere ottenuta si è dipinto il viso. Giocava anche ai pirati e alla guerra. Perciò si costruiva archi e frecce.

·      I più piccini intanto giocavano in coppia e in fila “al treno che passa sotto il ponte” e cantavano “Ecco el treno lungo lungo che attraversa la città, lo vedete lo sentite? Ecco el treno eccolo qua” (e si ferma chi sta passando sotto).
Io ho la fortuna di avere la bisnonna che è un’amante della tombola. Ne possiede una ancora dei tempi della sua gioventù cioè da tanto tempo. Infatti lei è molto anziana.

Quando ci raduniamo tutti assieme a Natale giochiamo sempre a tombola e lei ci fa pure divertire. Come? Dando nomi strani ad alcuni numeri. Mi fa proprio ridere quando dice:

77   le gambe delle donnette

44   due careghe

8   biscotto

2   l’oca

55   due gobbi in bicicletta

48   morto che parla

11   bastoni per orbi

90   mio nono

...

 

Il regalo per chi ha fatto tombola è sempre un piatto di crostoli che mangiamo tutti assieme.

 

La tombola

Occorrente: cerchietti numerati da 1 a 9O ( a volte venivano fatti tagliando a rondelle un manico di scopa), un tabellone con tutti i numeri, le cartelle da gioco e i contrassegni (fagioli, bottoni...) 

Man mano che viene estratto un numero i giocatori lo cercano sulla loro cartella e ci mettono sopra il contrassegno. Il numero estratto viene posto sul tabellone. Vengono premiati l'ambo (due numeri in fila), il terno (tre numeri in fila), la quaderna (quattro  numeri in fila), la cinquina (tutti i numeri di una fila cioè cinque) e infine la tombola (tutti i numeri della cartella)

I premi un tempo erano simbolici, ma l' allegria era tanta.


 

·      Sapete cos’è il gioco della girella? Esisteva una girella sfaccettata con le iscrizioni: paga uno, alza uno, paga due, alza due, paga tre, alza tre, lascia là, prendi tutto. La quota veniva messa al centro e la girella passava da giocatore a giocatore fino a che uno prendeva tutto.

·      La mia nonna quand’era piccola si divertiva con alcuni giochi che pure noi facciamo ancora. Saltava la corda, giocava “alla tria” (el majo o zip zop), ad “acqua – fuoco – fuochino”, a “telefono senza fili” (passaparola), “ala sconta” (nascondino), “a ciaparse” (acchiappino),” ai colori”, “alle belle statuine”, a “cordon de San Francesco”, a “xe rosto el pan”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

·     

 

 

Il mio nonno mi racconta che il suo papà era un esperto nel gioco della “mora”e dei dadi ma che giocava solo per divertimento. La “mora” si gioca in coppia, è un gioco rumoroso e veloce dove il numero gridato deve corrispondere alla somma del numero delle dita (un, do, tre,.... cinque, sie, sete, tuta, mora). Ma questo non è un gioco da ragazzi.

·      Quando era giovane il mio nonno giocava al “pandolo” (tipico gioco di Pola). Lo giocava costruendosi i bastoni con due pezzi di ramo dell’albero. Uno era lungo circa dieci centimetri e l’altro circa sessanta centimetri. Vinceva chi arrivava per primo al traguardo spingendo con il pezzo più grande quello più piccolo. È un gioco simile al golf. Attualmente a Pola esiste l'associazione dei giocatori del pandolo che ripropongono queste gare nell’anfiteatro. Andando nell’anfiteatro  mio nonno ritorna con la mente indietro nel tempo e rivive il passato.  


 

·      La mia nonna mi racconta che ai suoi tempi giocava con le bambole di pezza e con i pentolini “alla casetta”. Però anche per lei i giochi più belli e allegri erano all’aperto. Giocava  “ai quatro cantoni”, “ale fave”, “ale laure”, alle “belle statuine” e a tanti altri giochi. Lei giocava sul prato davanti a casa con i bambini di tutta la contrada. Tutti partecipavano perché venivano organizzati sempre giochi di gruppo. Alla fine della giornata erano stanchi ma contenti per le risate, i salti, le corse, e per l’aria buona che avevano respirato.

 

Le laure

Si mettono diverse pietre una sull' altra   e  si dispongono in fila (come birilli). Vengono colpite da lontano con una pietra cercando di demolirle. Il vincitore è colui che riesce a farne cadere di più.

 

 

Il gioco della fava

I partecipanti al gioco si dispongono in cerchio a mani giunte. Un bambino tiene in mano una fava (fagiolo) o un sassolino e lo lascia cadere nelle mani di un compagno prescelto. Dice “Paron, paron chi ga la fava” e un altro bambino deve indovinare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se giocare vuol dire divertirsi e stare in compagnia allora i nostri nonni lo hanno fatto davvero. Per lo più i nostri nonni sono di Pola o dei paesi vicini come Promontore, Dignano, Gallesano, Fasana.

 

Alcuni nonni provengono però da località molto lontane ma abbiamo constatato che i giochi, seppure con nomi diversi, erano ovunque e sempre gli stessi.  Tutti hanno giocato e anche se i tempi erano duri  e i giochi erano semplici la gioia e la spensieratezza erano grandi.


 

·       Ho portato  a scuola una poesia scritta dalla mia nonna. Parla dei giochi del passato:

 

GIOGHI DE ALTRI TEMPI

Un tempo giogatoli iera pochi

Ma i fioi se contentava

E i giogava

 

I giogava con poco,

Con gnente,

E iera tuta un' alegria

In strada con la tria

E visin le cunete

I butava le manete

 

Su e zò per la contrada

Col sercio se coreva

Come mati

Più svelti che i gati

Andava de moda

Le s'cinche co' la voga

E scavadi nei prà

Busi con petali de fiori

E cartine per far le vetrine

 

A la sera soto i lampioni

Iera el giogo dei cantoni

E le bele statuine

Se meteva in posa

Per vinser una rosa

 

Sconderse e darsela,

Xe rosto el pan e far el girotondo

Iera tuto el suo mondo

 

Per le feste comandade

La tombola iera in tola

E po' rivava el frate

Che perdeva le savate

E le trovava i numeri:

Chi mi? Mi no! Chi po'?

Mi vinso...

Mi te bato...

E cominciava tuto dacapo!


 

Ester Barlessi

 

Dalla raccolta " Parlare ai bambini " 1989


 

·       Tutti i nostri nonni portano racchiusi nel cuore i ricordi dei giochi come tra i più belli della loro infanzia. Siamo felici di aver trascorso ore spensierate insieme a loro e di averli fatti giocare con noi. A scuola abbiamo provato molti giochi da loro descritti. In conclusione ci siamo divertiti tutti: noi e loro.

 

 

 

 

 

E a voi, che ci state leggendo, abbiamo risvegliato qualche ricordo lontano? Speriamo di si.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gruppo di redazione: Mia, Rea e Chiara