PREMIO ALLA MEMORIA DI ELIO PREDONZANI :

 

Vittorio Rosso, triestino di origini piranesi, membro della ML Histria, offre un premio dedicato alla memoria di Elio Predonzani, valente letterato piranese, per il saggio che " esprimerà meglio e con maggior originalità lo spirito della festa in un contesto giovanile e allegro ".

 

La Comunità Italiana di Pirano d'Istria offre inoltre il diploma di partecipazione e una medaglia-ricordo al vincitore.

Il premio è aperto  ai partecipanti della sola sezione A.

 

Motto POUPI                    lavoro cumulativo   I – II – III – IV  classe

 Scuola Elementare, sezione Italiana - Dignano             
                                                      
    I Classe:       

Mihael Begović, Maria Bonassin, Lucija Bosek , Teo Morosin, Sebastian Peruško,  Antonio Vitasović, Elisabetta Vitasović

 

  II Classe:    

Daniela Bilucaglia, Filip Bosek, Mauro Chiavalon, Sara Derocchi,  Gaia Forlani,  Diego Gambaletta, Arlen Kapetanović,  Stephan Kaurin, Entony Orlić, Robert Pereša,  Lorena Stocco

 

 III Classe:

 Alessandra Damjanić, Stefano Giacometti, Alison Kapetanović, Ivan Karamatić, Matteo Lešić, Dario Šterpin, Leonid Ljubotina, Valentina Vitasović, Sofija Vučerić

 

                 IV Classe:                 

Debora Gambaletta, Marlen Lusa, Nika Piljan, Daniel Pribičević, Sara Rahmonaj, Nina Zupičić,

 

Motivazione: con questo lavoro i ragazzi della scuola elementare di Dignano d'Istria hanno  saputo coniugare il passato con il presente ripercorrendo le antiche tradizioni cittadine e riportandole a nuova luce con la freschezza e la genuinità della fanciullezza.

 

Le feste e le tradizioni popolari e religiose all'ombra del tuo campanile

 

 

 

 

                                                               Introduzione:

Dignano è conosciuta per la sua capacità di saper conservare e custodire gelosamente le proprie tradizioni, ed è proprio per questo che usi, costumi e tradizioni riescono a resistere al logorio del tempo e ancor oggi affiorano racconti del suo passato.

Noi abbiamo cercato di ricostruire le festività così come venivano vissute un tempo dai nostri nonni.

Abbiamo fatto un lavoro di ricerca: lavoro che ha coinvolto tutte le famiglie, in particolare i nonni e le persone più anziane, i quali sono testimoni depositari del passato. Particolare attenzione abbiamo dedicato ai cibi che si preparano in occasione delle varie feste, ai proverbi e ai canti tradizionali.

abbiamo scoperto una Dignano " diversa " portando alla luce realtà ormai assopite, quasi dimenticate.

Abbiamo scelto le festività dell'anno più importanti, quelle che segnano le fasi dell'anno che si ripetono ciclicamente.

Nel passato le feste erano tante: ogni occasione era buona per far baldoria ed i nostri antenati non se le lasciavano certamente scappare. Quelle che abbiamo ritenuto più importanti sono: il Santo Natale, Capodanno, l'Epifania, la Pasqua e alcune feste religiose.

 

 

 

 

 

IL CAPODANNO

 

La celebrazione dell'anno nuovo è la più antica di cui vi sia traccia.            

Il Capodanno a Dignano si festeggiava così:

si trascorreva il Capodanno in casa con i genitori e i parenti.

La vigilia di Capodanno, cioè la notte di San Silvestro si trascorreva in casa.

Al mattino, alle ore 11 si partecipava alla Messa Solenne.

Il pranzo di Capodanno era abbastanza ricco. La mamma preparava il brodo

di gallina, i " macheroni " con il sugo di carne e le caratteristiche " fritole ".

 

6 GENNAIO - L'EPIFANIA

L'Epifania si festeggiava il 6 gennaio e con essa si concludevano le feste di quel periodo.

Faceva fede il proverbio " L'EPIFANIA TUTTE LE FESTE LE PORTA VIA"

Altri proverbi erano:

" DA NADAL A L'ANO NOVO

UN BALIGO DE OVO

DA NADAL A L'EPIFANIA

UN BALIGO DE GALINA"

oppure:

 

" DA NADAL A LA PIFANEJA LE ZORNADE CRISSO, CUMO ' L SION JO LONGO 'L BICO "

Ciò significava che da Natale in poi le giornate si allungano sempre più, crescono quanto il becco lungo di un uccello.

 

La sera dell'Epifania alcune persone si travestivano da Re Magi e andavano per le case a cantare la nascita di Gesù:

 

SIAM I TRE RE D'ORIENTE

CHE ABBIAM VISTO LA GRAN STELLA,

ALLA QUALE PORTIAM NOVELLA, MA DEL SIGNORE,

OR CON NOI PER FARGLI ONORE

VI DIAM LA BUONA NOTTE, MA DEL SIGNORE.

 

La gente offriva loro da bere e da mangiare.

 

 

3 FEBBRAIO - SAN BIAGIO - festa del patrono

Siamo arrivati al mese di febbraio quando a Dignano si celebravano altre feste. La più conosciuta era senz'altro la festa di San Biagio. San Biagio è il patrono di Dignano e si festeggia il 3 febbraio. A Dignano la festa di San Biagio ha dato origine ad un proverbio sulla buona o cattiva riuscita dell'anno agricolo.

 

" SE SAN BIASO VIEN RABIOSO

EL PORTA ANO BON;

MA SE 'L VIEN COL SOL BRILOSO

SARA' UN ANO 'SSAI SBUSON"

 

Il Santo veniva invocato specialmente contro il mal di gola. Il giorno della sua festa si usava la benedizione della gola con l'olio benedetto.

 

 

 

 

IL CARNEVALE

La nonna mi racconta sempre che a Dignano si faceva grande festa per il Carnevale. Il Carnevale era la festa più bella dell'anno. Tutti erano allegri, cantavano e ballavano perchè poche altre erano le possibilità di divertirsi.

Per lo più l'uomo si vestiva da donna, e la donna da uomo. I dignanesi si vestivano con gli indumenti che potevano procurarsi. Le ragazze per lo più si vestivano con un asciugamano che fungeva da sottana bianca e sul viso portavano una maschera. Altre invece si mettevano una camicia bianca legata con una cintura. Gli uomini giravano per le vie con una sottana bianca e leggera, di quelle che le donne dignanesi portavano ogni giorno e in testa si mettevano un fazzoletto alla contadina.

Le maschere andavano a trovare i parenti. Si formavano dei gruppi di 10-20 maschere che andavano a ballare per le case. C'era la sfilata dei carri i quali scendevano giù per il Corso e la gente li guardava. Al pomeriggio la gente si riuniva nella piazza dove c'erano anche i fasanesi, i quali venivano con una barca sul carro. Altri si travestivano da orsi e gli amici gettavano nella loro bocca aperta della frutta. Poi c'era sempre chi amava fare degli scherzi: si vestivano da spettri e spaventavano le ragazze. Quando passava qualcuno con il cilindro in testa, le maschere facevano di tutto per gettarglielo giù con delle arance. Inoltre improvvisavano delle scenette che facevano morir dal ridere i presenti: mettevano nelle botti acqua tinta di rosso e fingevano di mettere su osteria; oppure dalle bisacce tiravano fuori dei gatti fasciati che assomigliavano moltissimo ai neonati.

A Carnevale non mancavano certo le danze. Il cavaliere cercava la dama e la invitava a ballare. Quest'ultima, se il ragazzo le piaceva, gli offriva un cestello di fiori pieno di biscotti. I bambini indossavano anch'essi abiti cuciti in fretta dalle loro mamme o nonne e non potevano di certo scegliere vestiti di tutte le specie di personaggi dei più attuali cartoni animati come noi oggi!

I più giovani, il martedì grasso andavano bussando da porta a porta cantando e recitando alla gente. Ricevevano in cambio uova, " luganighe" ( salsicce), frutta, qualche mela o mandorle o noci. Venivano offerti loro anche i crostoli; tipici dolci di Carnevale. Da qualche famiglia benestante ricevevano anche caramelle. Per le strade si tiravano uno con l'altro i mandarini e le arance.

Alla sera le maschere si riunivano insieme, si divertivano, cantavano e allegri facevano grande festa.

Durante il ballo si sceglieva pure la " reginetta della festa"

I cibi caratteristici erano: i " macarion " o " fusarioi ". i " capusi garbi " e " luganighe ", i " grostoli ", il tutto accompagnato da ottimo vino.

 

ECCO UNA RICETTA DEI " CROSTOLI "

 

Ingredienti: 500 gr. di farina, 2 uova, 40 gr. di burro, vino bianco, zucchero, olio per friggere

Esecuzione: preparare la farina a fontana e mettere al centro le uova, una presa di sale, lo zucchero, il burro fuso e quindi impastare tutto mettendo anche del vino bianco. Lasciare riposare per un po' l'impasto, poi riprenderlo e tirarlo in una sfoglia con il mattarello, poi con il coltello e la rondellina merlata ritagliarne delle strisce. Annodarle e farle friggere in olio bollente a fuoco alto. Alla fine polverizzare i " grostoli " con zucchero a velo.

 

Il Carnevale era davvero una festa molto bella e allegra dove tutti si potevano divertire!

 

Proverbi sul Carnevale:

 

"NADAL DEL BEL PAN

PASQUA DEI BEI DRAPI

E CARNEVAL DE MATI "

 

"CARNEVAL NON STA ANDAR VIA

TE FAREMO UN BEL CAPOTO

OGNI PUNTO UN SCAPELOTO

CHE TE POSSI FULMINAR.

CARNEVAL NON STA ANDAR VIA

TE FAREMO UNA VELADA

OGNI PUNTO UNA SASADA

CHE TE POSSI FULMINAR"

 

Ecco un canto tradizionale che si cantava nel periodo di Carnevale e che noi cantiamo ancora oggi durante le nostre esibizioni con il gruppo folcloristico.

 

"MAMA MIA GO VISTO L'ORSO

CHE DORMIVA SULE SCALE

E MAMA MIA XE CARNEVALE

CHE LAVORI CHI CHE VOL..."

 

A Carnevale molti giovani usavano celebrare le loro nozze perchè c'era vino e maiale in abbondanza e anche perchè dopo si entrava in Quaresima e non ci si poteva sposare.

 

Ecco uno stornello in merito:

 

"STO CARNEVAL CHE SE MARIDEREMO

LE BOTI DEL BON VIN SPINEREMO"

 

 

LA DOMENICA DI PASQUA

Le tradizioni pasquali a Dignano erano da invidiare. I dignanesi per Pasqua indossavano l'abito nuovo per andare alla Messa. Ecco un proverbio in proposito:

 

"PASQUA DEI BEI DRAPI ..."

 

 

A Pasqua se l'annata era buona le ragazze sfoggiavano l'abito nuovo. Le tradizioni culinarie erano molte. Giorni prima venivano procurati e preparati  i cibi che dovevano essere presenti sulla tavola il giorno di Pasqua. Qualcuno preparava l'agnello ( l'agnel de late significava che l'agnello doveva essere giovane, dalla carne tenera). Il tutto veniva irrorato con " el vin de rosa " che era assai buono. I dolci tradizionali erano: " le pinse " e i " busolà con l'ovo ".

 Si coloravano pure  le uova sode che per ottenere dei bei colori venivano messe a bollire con bucce di cipolle. Il giorno di Pasqua venivano mangiate o regalate. Prima di mangiarle però i ragazzi in contrada si divertivano a colpire le uova sode. Miravano a turno con una moneta, l'uovo. Chi riusciva a colpirlo si prendeva l'uovo. Se però l'uovo non veniva colpito era il proprietario dell'uovo ad appropriarsi delle monete.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre feste religiose a Dignano erano:

 

SAN. GIOVANNI si festeggiava il 24 giugno ed era conosciuto per i fuochi. La vigilia, il giorno 23 i ragazzi andavano per le campagne a raccogliere le " fassine de spini "  che sarebbero servite per accendere in ogni contrada dei grandi fuochi detti fuochi di San Giovanni. Si credeva che i fuochi accesi servissero per bruciare le streghe. Questi grandi falò attiravano molta gente che si riuniva per vedere i giovani più coraggiosi attraversarli di corsa. Qualche volta succedeva che qualcuno si scottava. Oggi questa usanza non esiste più perchè tutte le piazze sono asfaltate e non si possono fare fuochi.

 

 

 

 

      

 

SAN LORENZO si festeggiava il 10 agosto e a Dignano era una festa particolarmente sentita. San Lorenzo era uno dei protettori di Dignano ( con San Biagio e San Quirino )

questa festa si presentava con un'indimenticabile fiera, lkunghe file di bancarelle con ogni sorta di mercanzie che si estendevano fino alla Calnova.

E' una festa antica, i commercianti quel giorno non pagavano le tasse.

Oggi è stata scelta questa data come festa del comune di Dignano.

 

 

 

 

"SAN MARTIN XE BON E BELO

POCO VINO IN CARATELO

SE LO BEVEVA IN COMPAGNIA

VIVA, VIVA, L'ALLEGRIA "

 

Arriviamo ad un'altra festività importante per Dignano, la festa di San Martin. San Martin è una contrada di Dignano molto importante per la sua antica chiesetta. Era una festa molto sentita. San Martin si festeggiava l' 11 novembre ed era la festa del " travaso del vin ". Si manteneva fede al proverbio che diceva:

 

" SAN MARTIN XE UN BON COMPAGNO, MI NO BEVO SE NO MAGNO"

 

E per quell'occasione si preparava il baccalà mentecato consumato con la polenta, innaffiando

 il tutto con il vino buono. Un dolce caratteristico erano i "PAMPAGNACHI " che si preparavano

 con la farina, miele, mandorle, spezie e cioccolato.

 

Abbiamo trovato la ricetta:

250 grammi di farina bianca, 1 etto e 25 grammi di miele, 1 etto di mandorle macinate,           

25 grammi di cioccolata grattugiata e un po' di noce moscata, un po' di sale, acqua tiepida

quanto basta per l'impasto. quando l'impasto è pronto, fare le ciambelle e infornarle per

20 minuti circa a 180°

 

Altri proverbi molto noti in occasione di San Martin erano:

 

" SAN MARTIN DEI PAMPAGNACHI

SE NE 'VESSI NE MAGNASSI

NE MAGNASSI UN TOCHETIN

VIVA, VIVA SAN MARTIN"

 

oppure:

 

       

     " SAN MARTIN XE ANDA' IN SOFITA

A TROVAR LA SUA NOVISSA

LA NOVISSA NON LA SERA

SAN MARTIN XE CASCA' PER TERA,

EL SE GA ROTO UNA CULATA,

EL SE GA MESO UN BOLETIN

VIVA, VIVA, SAN MARTIN! "

 

 

 

 

 

Una festa prenatalizia tanto desiderata che portava una nota di allegria

in casa era la festa di SAN NICOLO'

                                                Si rinnova ogni anno il giorno sei del mese di dicembre. San Nicolò era

 uno dei personaggi che incuriosiva i bambini, li accontentava con qualche  piccolo dono.

Dalle interviste che abbiamo svolto la tradizione voleva che il vecchio arrivasse  giù dal camino di notte

e mettesse dei doni su di un piatto o in una piadina. ( modesti a quell'epoca perchè prevaleva la miseria.)

I bambini in suo onore intonavano questi canti:

 

" SAN NICOLO' DE BARI

LA FESTA DEI SCOLARI

I SCOLARI NON VOL FAR FESTA

SAN NICOLO' GHE TAIA LA TESTA "

 

oppure:

 

" SAN NICOLO' BOBO'

IN BRAGHE SI CAGO'

LA MAMMA LO FORBIVA

SAN NICOLO' SONAVA LA PIVA"

 

 

 

 

13 DICEMBRE - SANTA LUCIA

Nel mese di dicembre si festeggiava un'altra festa religiosa: quella di Santa Lucia.

 

vi elenchiamo alcuni proverbi dignanesi:

 

" AL DEI DE SANTA LUSEJA

ZI LA PIOUN PEICIA ZORNADA

CH'A SEJA"

( Il giorno di Santa Lucia è il giorno più breve che ci sia)

 

" DE SANTA LUZIA A NADAL

CRESSI EL GIORNO UN PIE' DE GAL! "

( Da Santa Lucia a Natale le giornate si allungano sempre più).

 

Alla festa di Santa Lucia non partecipava solo la gente di Dignano, ma anche da altri paesi. Nella cittadina, specialmente nella " Calnova " si protraevano un'infinità di bancarelle con ogni sorta di bene. Si assisteva alla Santa messa che si svolgeva nella chiesa omonima dopo di che tutti accorrevano alle bancarelle.

I bambini comperavano qualche leccornia oppure andavano sulle giostre.

 

25 DICEMBRE - IL SANTO NATALE

 

                                                                    

 

" NATALE CON I TUOI..."            

                    Il Natale a Dignano fu sempre la festa della famiglia. I giorni che precedevano il Natale  le massaie erano intente nel riassettare la casa, procurare e preparare i cibi. L'uomo  andava in campagna a procurare la legna e il ceppo che doveva ardere tutti e tre i giorni di festa di Natale. Per la vigilia di Natale si usava preparare pasti senza carne:

 

 " minestra de ceci " o " pissoi ", " bacalà " o " pesi ".

Prima di recarsi alla Messa di mezzanotte i familiari trascorrevano la serata giocando e divertendosi.

Il gioco tradizionale nelle famiglie dignanesi in attesa della messa di mezzanotte era il gioco della tombola.

Altri giochi conosciuti erano il gioco della " bronsa " e della " pignata". Si giocava finché giungeva l'ora della messa e poi tutti insieme si recavano in chiesa per pregare il Gesù appena nato.

 

 

Con questo canto si rivolgevano a Gesù Bambino:

 

 

 

                                 LA NOTTE DI NATALE

                             E' NATO UN BEL BAMBINO

                 BIANCO, ROSSO, TUTTO RICCIOLINO.

 

                                 LA NEVE CADEVA

                          CADEVA GIU' DAL CIELO,

                   MARIA COL VELO COPRIVA GESU'.

 

                MARIA LAVAVA, GIUSEPPE STENDEVA

                        E IL BAMBINO PIANGEVA

                        DAL FREDDO CHE AVEVA"

 

 



CONCLUSIONE

E' stata questa l'ultima festività dell'anno che abbiamo elaborato.

 

Siamo stati molto entusiasti nell'aver aderito a questo concorso,

 

è stato molto emozionante scoprire realtà che non conoscevamo.

 

abbiamo capito che tutto ciò che fa parte della nostra tradizione è prezioso per l'uomo,

 

per recuperare e conservarne la memoria.