PREMI SIMPATIA :


Continuando la tradizione, nata spontaneamente dalla prima edizione, si è voluto dare un simbolico riconoscimento (guide di Venezia o di Roma) ad alcuni meritevoli lavori delle classi elementari che si sono distinti per freschezza e spontaneità (premi quest'anno messi a disposizione dal Presidente della Commissione).


                                                                           motto
MASCHERINA                                  Kim Vižintin

    

I classe  novennale

                                                    Comunità degli Italiani “ Dante Alighieri ” di Isola d’Istria

 

Gradevolissimi i disegni di questo concorrente che, evidentemente sapeva di non poter vincere ma ha voluto partecipare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Motto PASQUALINA                           Pia Chersicola

   

II classe  novennale

                                             Comunità degli Italiani “ Dante Alighieri ” di Isola d’Istria

 

Simpaticissimo il suo rimprovero alla Madonna che troppo presto racconta alla mamma della sua marachella
 

 

LA PASQUA DE UNA VOLTA

 

 Volevo saver come che iera una volta la Pasqua. Par questo son andada a trovar la siora Anita, isolana patoca. La me ga dito che i isolani ghe tigniva tanto a sta festa. Prima de Pasqua i netava la casa de sima a fondo. Duto doveva eser lustro. Un mese prima de Pasqua e fina a giovedì Santo duti andava oni sera a Messa.

 

 

                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì Santo alle tre de dopopranso, quando che Gesù mori, duti fermava el lavor, i faseva un minuto de silensio par duto, anca nele fabriche. De sera se faseva la procision che la girava par duta Isola. La banda sonava marce tristi, musiche par i morti. Sule finestre i meteva i lumini impisai cusì la strada indove che pasava la procision iera duta iluminada.

 

 

 

El sabato Santo ale diese e mesa de matina sonava El Gloria. Iera un momento importante, la Resuresion.

In quel momento se usava bagnarse i oci co l'aqua. Le mame che gaveva gioi pici li meteva davanti la porta.

I credeva che col son del Gloria  i fioi varià caminà prima.

Dopo el Gloria iera duto un'alegria, finalmente rivava la Pasqua.

Par Pasqua duti se vestiva ben, con doso qualcosa de bianco.

 

                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                          El giorno drio, par Pasqueta, isolani andava al Santuario de Strugnan. Xe tanti che va ancora ogi e dopo la Messa i sta in compania.

Par Pasqua xe tradision de piturar i ovi duri, de far le pinse e le titole. Le titole xe come una dresa con ciapà dentro un ovo leso.       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Me piasi finir contando quel che ghe ga tocà ala siora Anita.

Quando che la iera picia so mama gaveva de far le titole, le ghe vigniva sai ben. La le faseva anca par i parenti. Lievità il paston la se acorsi che i ovi che la gaveva lesà no i iera più. Alora la ghe ga dito a so fia:  - Te son stada ti Anita a magnarme i ovi? - Ma la picia Anita no podeva dir de sì. Iera tropo grave quel che la gaveva fato. E la ghe rispondi:  -   No, mama. Sicuro qualchidun li ga rubai.

So mama però la gaveva capì che la picia no ghe diseva la verità. La va a comprar altri e co la torna a casa la ghe dis:

- Senti Anita, iero in piasa e la Madona me ga dito che te ga magnà ti i ovi. Alora? Cos te me dir?

Adeso Anita no podeva più dir bugie e la ghe rispondi: - " dio mama, che svelta che xe stada la madona a contarte! " -

 


 

 

Motto QUINTA MARMOTTA          Leana Lucchetto  –

 

IV classe

                                                      Scuola Elementare Italiana “ Giuseppina Martinuzzi ” – Pola 

                                                                             sezione periferica di Gallesano

 

Lavoro distinto per freschezza e spontaneità.

  

IL MIO PRESEPE

 

A Natale metto sotto l’albero Gesù bambino e due pecorelle. Li metto sopra l’ovatta e guardo che stiano bene e non traballino. Questo è il mio presepe. Anche se sembra modesto, per me ha molto valore perché lo faceva mia mamma quand’era piccola. Forse un giorno, chissà, anche i miei bambini useranno le stesse figurine.

 

 

IL CARNEVALE: ANDANDO PER LE CASE

 

A Carnevale, mia sorella ed io, andavamo per il paese ridendo, gettando coriandoli e gridando: ”Maschere”! “Maschere”! Siamo arrivate alla casa  di una conoscente, abbiamo bussato alla porta ripetendo il nostro ritornello. La signora ha aperto e quando ha visto le maschere, senza riconoscerci, è andata in cucina a prendere qualcosa. Ci ha regalato le uova. Così, ridendo e bussando, abbiamo passato tante porte e, quando siamo ritornate a casa, felici abbiamo mostrato alla mamma che cosa avevamo preso in dono. La mamma ha sorriso e ci ha detto: “Brave”.

Io e mia sorella ci siamo divertite molto. Questa è un’usanza di Carnevale nel mio paese, ma penso anche in molti altri.

 

 

LA PASQUA UNA VOLTA (RICERCA)

 

Il nonno mi racconta che alcuni giorni prima di Pasqua, le donne, aiutate dai bambini, coloravano le uova. I materiali usati per la colorazione erano le ortiche e le erbacce, che venivano poste in una pentola piena d’acqua e messe a bollire assieme alle uova che diventavano così di un colore verdastro. Si usava pure la buccia della cipolla, e le uova, bollite in essa, diventavano più scure.       Ancora oggi qualcuno usa questi metodi.

Uno dei dolci tradizionali era la “pinza” senza la quale non si festeggiava la Pasqua.

La pinza viene ancora oggi preparata secondo l’antica ricetta:

1 kg di farina, 20 dag di margherina, 18 dag di zucchero, 4 uova, 1 limone (buccia grattugiata), 1 arancia,  10 dag di uvetta, 2 vaniglie, 20 dag di lievito, un goccio di rum

Mescolando il tutto si ottiene un impasto che si lascia lievitare per tre o quattro ore. Dopo gli si dà la forma rotondeggiante e prima di mettere in forno la pinza, bisogna ungerla con l’uovo sbattuto.

La domenica di Pasqua la gente indossava il più bel vestito che aveva; le donne facevano mostra dei gioielli familiari:” cordon “ de oro (collana), “piroli” (orecchini con tre pendenti a forma di pera) e “anei” (anelli). Così eleganti si recavano alla S. Messa. Dopo la messa si andava a fare una lunga passeggiata lungo la ” cal granda” (la via principale), per farsi notare dalla propria simpatia.

A Pasqua si scambiavano i doni: il maschio riceveva il “bussolado” con in mezzo l’uovo e la femmina la “pupa” con l’uovo incastonato.

Si usava fare pure un’abbondante colazione a base di pinza, prosciutto, uova e asparagi e poi un pranzo altrettanto importante,  dove non doveva mancare l’agnello.

Il momento tanto atteso dai bambini era quello di rompere l’uovo con le monete. Vinceva chi aveva la mira migliore e centrava l’uovo.

Le usanze sono rimaste anche al giorno d’oggi, però le “pinze” i più le comperano confezionate e tutto ciò che si può trovare nei supermercati , ha tolto alla festa la magia della tradizione.