PREMIO ASSOCIAZIONE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO :

 

L'Associazione per la cultura  fiumana, istriana e dalmata nel Lazio offre un premio  per il saggio che "metterà maggiormente in risalto

 la cultura tradizionale giuliano - dalmata vissuta nel territorio originario".

 

          Motto CURIÀNDULI                  

 lavoro cumulativo   V – VI  classe

                                                                      Scuola Elementare Italiana “ Bernardo Benussi ” - Rovigno    

 

 

Tena Borsani, Andrea Maurović, Andrea Šuran, Valentina Sponza, Roberta Venier, Sara Zilli

 

Motivazione: Il pregevole lavoro dei ragazzi di Rovigno tocca il tema dei festeggiamenti di Carnevale, la festa più amata dalla mularia. Un lavoro di ricerca che fa rivivere i grandi balli, le mascherate, le tradizioni canore e culinarie connesse col Carnevale ed in particolare una antica tradizione come quella della Viecia Batiecia.
Tradizione che da una decina d'anni ha subito un insperato revival, grazie al lavoro del gruppo etnologico della SEI Bernardo Benussi, che fa rivivere il gustoso processo in rovignese in cui alla povera "Viecia" vengono imputati tutti i mali del mondo e che si  conclude con la sua inevitabile condanna.
Condanna incruenta che una volta faceva fuoriuscire dal corpo della Viecia caramelle e bomboni per la gioia di grandi e piccini.

                                                                 

 

IL CARNEVALE a Rovigno

 

( Le feste e le tradizioni Popolari e Religiose all’ombra del tuo Campanile )

 

Rovigno, aprile 2005

 

Stimolati dal titolo sulle feste e tradizioni popolari della nostra città, ci siamo subito messi a cercare tra le scartoffie delle librerie casalinghe, dei vecchi testi che riportassero alla luce una delle feste più belle e sentite da noi ragazzi, il Carnevale.

Ci siamo valsi pure delle fonti orali dei nostri parenti più vissuti; anche se per lunghi anni la festa è passata in sordina, i ricordi sono ancora vivi pronti a venire a galla se stimolati dalla nostra curiosità.

 Siamo venuti a sapere, così, che il Carnevale rappresentava una delle feste popolari più importanti anche a Rovigno. Si aspettavano con entusiasmo queste giornate perché era una occasione per  “magnà boni bucòni”, fatto facilmente deducibile dal detto popolare legato ad una antica canzone a discanto:

 

            Fineî i el Carnaval, fineîdi i gnàsi, fineî i da magnà i boni buconi”

 

Sulla natura specifica del Carnevale abbiamo sentito diverse teorie ma tutte fanno capo ai rituali pagani che dovevano servire a scacciare le asperità della stagione invernale che creava non pochi problemi alle tante famiglie di popolani indigenti che a stento ce la facevano a superare la stagione fredda. Dunque fa parte della mitologia di tutti i popoli e mette in risalto la paura della morte, vedi le maschere, il riferimento alla speranza di fertilità di uomini e animali nonché delle colture agrarie. Nel caso ci fossero state delle calamità naturali durante il corso dell’anno passato, era pratica comune addebitare ad un fantoccio tutte le colpe, che in questo modo venivano espiate con la sua eliminazione iniziando l’anno novello con i più bei auspici di pace e serenità. 

Il periodo dei festeggiamenti era febbraio o marzo, legato alla Pasqua, per cui la data non era mai fissa, ma oscillava a seconda degli eventi liturgici. Il via alle festività non veniva segnalato in particolar modo, ma era “la mulareîa” in maschera che, come d’incanto, si riversava per le vie del paese vestita con semplici drappi vecchi e maschere rudimentali.

Si festeggiava intensamente l’ultimo sabato di Carnevale, la domenica, il lunedì e terminava tutto il martedì pomeriggio con il rito della eliminazione della causa di tutti i mali accumulati durante il corso dell’anno, con il processo alla “Viècia Batiècia” nella piazza maggiore della città o al Teatro cittadino.

Il sabato, invece, costituiva un’opportunità per organizzare il ballo in maschera speciale, spesso di beneficenza come si può constatare dal manifesto da noi rinvenuto datato 10 febbraio del 1901, che riportiamo in stesura integrale per nulla togliere alla  genuinità del documento e dei propositi in esso espressi dai promotori del ballo che veniva denominato comunemente dai popolani: GRAN CAVALCHEÎNA.

      

     Nui altri prumuturi

 

I va femo cugnùsi ca dumenaga 17 da stu mis i farèmo in TIÀTRO CUMUNAL oûna

 

GRAN CAVALCHEÎNA

 

par binificà oûna o pioûn famìe da sapadùri, li pioûn bisugnùse del nostro paìs. Za quindase ani a sa uò fato oûna festa cunpagna, ca la xi xeîda biliteîssimo; donca a xi tenpo da fande oûn’altra, par nu lassà i vièci custrùmi, e i sparèmo ca anca sta vuòlta i zarèmo ben.

Par quisto i va ciamemo doûti d’ugni classa ch’i vignì a unurande o ch’i n’da mandì i carantani. A sa scuminsiaruò a balà alli 8 ure in ponto. Purtì oûn mondo da fìmane e anca mascarìte insastùse e puleîte, magari visteîde alla viciàia. Par pagà li spise e parchì n’da vanso qualcuossa par sti puòvari, a sa pagaruò:

 

      I omi…………………………. 1 curona

      Li fìmane e li màscare………….. 60 santisimi

 

Chi vulisso cumudasse in galareîa a scuogna, ca’l favièlo cul pitur Bièpo Beîno, ca’l xi el custodio del Tiatro. Nutì ben! A la puorta de la sala i mataremo oûn tavuleîn cun oûn piltro par rasìvi la curtiseîa d’i bonifaturi ca vulisso da suoldi da pioûn. E cheî nu pudisso vignì, o parchì el fuòsso, par su dasgrasia, malà, o ga fisso fasteîgio la cunfisiòn, o a fa li scale, el pol mandà i bièssi, ca niàltri i ga purtaremo li nostre grassie.

 

  Vignìde donca, i va racumandemo,

vignìde doûti quanti in cavalcheîna;

vignìde doûti! I sa davartiremo

da preîma sira incheînta la miteîna.

Vignìde doûte vui, duòne e dunzièle,

vignìde doûte e nun manco ningoûna!

Ca rièsto in casa sul li viciarièle

a fa la vàrgia ai surzi e ai peîci in coûna.

 

Ruveîgno, Favràro 1901    

             I prumuturi del balo:

 

Tuòni Bembo - Bùrtalo Brunelli - Zuàne Budicin - Tuòni Abbà - Zuòrsi Curto - Andrìa Longo - Mateîo Millich – Vinzenso Rampas – Alveîse Rismondo – Ànzalo Rocco – Mienago Rocco – Zuàne Tromba – Chico Sponza.

                                                                                                                                                   

Dal manifesto abbiamo potuto ricostruire una delle date più antiche a testimonianza di festeggiamenti del Carnevale a Rovigno, cioè quindici anni prima del 1901 si è tenuta un’altra Gran cavalcheîna, probabilmente nel 1886.

 

Da quanto abbiamo potuto sapere dalle “Cronache”del Segariol, ci risulta che una annata di festività è stata particolarmente ben organizzata nel 1908.    

citazione:

  - La Società dei pubblici festeggiamenti, volle in detto anno, ( 1908 ) far rivivere l’assopito Carnevale, e, oltre ai balli pubblici, indire corsi mascherati, concorsi per canzoni in dialetto….Aprirono la festa le bande musicali della città, subito dopo veniva il Corpo Corale mascherato, il quale rallegrava il pubblico col canto di canzonette vecchie e composte per l’occasione, poi seguiva un carro sfarzosamente allestito, nel quale si trovavano delle giovanette in costume di zingarelle; altro carro ben addobbato, nel quale si trovavano dei giovani in costume di Pierrot e carri allegorici con differenti simboli; compagnie con strumenti di chitarre, mandolini e fisarmoniche… coriandoli e serpentine… vi erano parecchi anni che un Carnevale di una certa entità non si era manifestato così come il presente…venne istituito anche il PROCESSO DELLA STREGA, accusata di molti fattacci commessi e condanna a morte mediante sega….un pupazzo pieno di frutta e dolciumi, per cui, durante la macabra esecuzione sortivano dal suo ventre i “detti intestini”…Il processo si svolse al Teatro Comunale con il Pubblico ministero e la Difesa impotente davanti alle atrocità e nefandezze commesse dalla Strega…Durante l’esecuzione venne scandita al ritmo della segatura. ( la canzone ancor oggi si canta allo stesso modo ):

 Siga la viècia, nuòna Batiècia,

siga el can, nuòna batàn!

 

Dalle testimonianze orali abbiamo raccolto alcune delle frasi che sono rimaste nella tradizione

                                                                                   “Ancùi fineîso el Carnaval, vignì surùre e fradài

a faghe el prucièso

ca’l ga na uò fate da brighe e da bruòghe”

 

Sono rimasti vivi anche alcuni capi d’accusa:

 

                            … Teî ti son culpa da doûto quil

                      ca nda i nato da broûto…

 

            Dal “GRANDO PRUCIÈSSO DE LA VIÈCIA BATIÈCIA”  di A.Segariol :

               ( testo teatrale integrale del 1912 riportata nel “Fuòl” )

 

                                                                                                                                                  

…La viècia Batiècia la uò ruvinà la bavànda da zanìvaro

 e dabuòto fato mori ma nièsa!

 

…La viècia Batiècia g’uò fato mori i calandroni…

 

…la viècia Batiècia la uò fato dasbudà i piòni…

 

-Cuseî par doûte ste ruòbe la viècia Batiècia la zi rièa

 e la mièrita la cundàna!

 

-Raspatàbile poûblico, omi e fimane, issìve doûti soùn,

 adièsso i lisariè la santènsa…ecc.

 

Il bozzetto in dialetto rovignese e molto esteso e con molti personaggi, per cui, questo è solo un piccolissimo saggio del contenuto, molto animato a testimonio della tradizione cittadina più viva.

 

            Qualche anno la vecchia veniva pure impiccata con un cappio che scendeva da una trave sporgente dalla “torre dell’orologio”, quindi segata, e sparpagliate al pubblico le sue “interiora”( dolciumi e frutta ) poi, se non bastasse, portata in processione funerea, fin sul molo “Piccolo” dove veniva bruciata.

 

            Le maschere di solito erano piuttosto scadenti poiché la gente non aveva molto danaro. La maschera più comune era il “Domino” un camicione lungo e scuro con cappuccio, in viso l’inmancabile “bavoûta”( maschera con velo ). Spesso si invertivano i ruoli: i maschi si vestivano da femmine e queste da maschio, oppure le vecchiette arzille ed eleganti, si vestivano da signorine e le giovani da vecchie, fino a creare vere e proprie situazioni di impaccio all’atto dello scoprimento del viso. (“ Ruveîgno in Carnavàl” di Giusto Curto )

Per quanto riguarda i cortei che anno animato gli anni migliori, cioè nelle pause delle grandi guerre, in quell’occasione i carri seguivano un certa regola nella sfilata: primo era il carro con gli avvocati accusatori e difensori, poi quello dei giudici con la “Viècia Batiècia”, seguivano i carri degli artigiani, quello dei contadini con “i cantùri da bitinàda”che rallegravano il corteo sia col canto che con le “bucalite”, con le quali offrivano il vino a tutte le maschere che stavano attorno. Il corteo passava per Carera, per la riva fino alla piazza principale facendo un baccano del diavolo con i “piltri” ( piatti o coperchi ) e pentole varie.

I carri venivano trainati dagli asini che in quegl’anni erano molto numerosi in quanto neccessari per i lavori nelle campagne. Alle volte i contadini vestivano gli asini con dei pantaloni, un capello in testa e una cravatta intorno al collo.

 

                                                                                                                                                  

Oltre al vino venivano elargiti ai passanti dei confetti, arance, mele e fritole, mentre dalle finestre la gente gettava uova e versava acqua. Gli scherzi erano di casa, i monelli suonavano ai campanelli delle abitazioni, spaventavano i rimasti a casa, che probabilmente non erano portati per le feste sociali, alcuni mettevano i trampoli per disturbare le persone alle finestre dei primi piani, venivani vuotate delle zucche e illuminate dall’interno con la candela, tipo Halloween, per spaventare i più timorosi. Molti ragazzi usavano andare a piedi nei villaggi vicini a Rovigno a far moine, cantare e suonare davanti i portoni per avere qualche salsiccia e uova, infine si ritrovavano in città a fare delle enormi frittate. Gli adulti, spesso quelli sposati, sparivano dalla circolazione per giorni e giorni a festeggiare con gli amici.

Nel periodo di Carnevale la gente approfittava per mangiare finalmente anche quel qualcosa in più del solito scarso cibo da poveri, era l’occasione per mangiare carne e dolci tradizionali, soprattutto le “frìtole”, magari qualche volta con lo scherzetto della “stoppa” ( si usava mettere un po’ d’ovatta in alcune freîtule: 5 su 100, e qualcuno masticava per molto tempo non potendo inghiottire il cotone, mentre tutti ridacchiavano sotto i baffi per lo scherzo )

 

            Tutta la città si risvegliava nelle migliori annate, con balli nelle sale più capienti come il Teatro Cittadino, ( ora A.Gandusio ) nel salone Rosso, nella odierna via A.Ferri, davanti l’odierno Centro di ricerche storiche, in piazza Granda e in sale minori. Il ballo veniva anche organizzato per beneficenza: vedi Gran Cavalcheîna, ecc. in questo modo tutta la città diventava un palcoscenico. Negli anni del dopoguerra Giusto Curto, poeta e dammaturgo rovignese, scrisse ed inscenò con l’aiuto della Società Artistico Culturale “Marco Garbin” presso la locale Comunità degli Italiani, un folklore che denominò Ruveîgno in Carnavàl” che ebbe un successo strepitoso e riuscì a salvare parecchie canzoni tradizionali che venivano cantate nel passato in queste occasioni; si parla di un centinaio di persone tra cantanti e comparse sul palco del Teatro Antonio Gandusio.

Ed è proprio grazie a queste persone che oggi qualcosa è rimasto dello sfarzoso Carnevale rovignese. Dagli anni ’90 il Carnevale è in continua ripresa, anche perché grande è stato il lavoro di recupero fatto da alcuni entusiasti presso la locale Comunità degli Italiani, che anche negli anni di “crisi” hanno comunque inscenato il tradizionale Processo con spirito di abnegazione e la voglia di non perdere il retaggio culturale del passato. La Scuola elementare italiana “Bernardo Benussi”, nell’ambito del Gruppo di studio del dialetto rovignese, da una diecina d’ anni allestisce il Processo alla viècia Batiècia in proprio e per la cittadinanza. Alcune annate è stato pure inscenato dagli studenti della Scuola media superiore italiana di Rovigno, continuando così in verticale il lavoro certosino di mantenimento di questa antica e coinvolgente tradizione .

E come per il martedì di Carnevale, è giunto il momento del commiato:……….

                                                                                                                                      

             Fineî  ∫i el Carnaval, fineîdi i  ∫gnasi,

fineî  ∫i da magnà i boni bucòni,

 

fineî da far l’amùr intu’i purtoni,

cui fiòi dei siùri e dei paroni.

 

Fineî el Carnavàl, cara Fiamita,

fineîdi i busulàdi, la bucalìta.

 

Adièso  ∫i Quari ∫i ma, moûci e ta∫i,

grata el libòl da’i papa tà∫i!

 

Nella tradizione canora rovignese sono diverse le canzoni che parlano del Carnevale; alleghiamo alcuni copioni dei Processi alla Viècia Batiècia fatti dalla nostra Scuola, nonché i testi di alcune tra le più caratteristiche canzoni di Carnevale della nostra città.


 

Ci vediamo al prossimo Carnevale!? 

1. Allegato:  4 PROCESSI   

                  1.       Carnevale  1994

2.      Carnevale  2001

3.      Carnevale  2003

4.      Carnevale  2005

2. Allegato:  4 CANZONI           

1.       I nostri vièci

2.      Carnavàl gira oûn bièl omo

3.      Ancùi i Carnavàl

4.    Cheî i culpa d’el mio mal

  

Nel lavoro di recupero ogni anno vengono adattati i testi del Processo con le novità dell’ anno e spesso anche rifatto tutto il testo. Questi quattro esempi sono solo una piccola testimonianza del rigoroso lavoro che il gruppo si prefigge ogni anno. Le canzoni allegate, sono quelle le più cantate tra le vecchie e nuove   generazioni di Rovignesi.


 

           CARNEVALE  1994

 

( tradizionale processo alla “VIÈCIA  BATIÈCIA” )

 

 PERSONAGGI:           Il giudice

                                       Otto testimoni dell’accusa

                                       Due boia

                                       Voci  della folla

 

Una volta sistemati il Giudice, gli avvocati, i testimoni, due boia e la Viècia Batiècia sul palco centrale della piazza principale, tutti si mettono a cantare:

 

“ANCÙI ∫I CARNAVAL”

 

Ancùi ∫i Carnavàl e doûti curo ∫ù,

li freîtule, ma pare, ca’l sa li fago loû.

 

GIUDICE: Silensiate gente, silensiate tuti!!!! ( quasi urlando )  Adesso… ghe faremo el PRO…CESSO…( ironicamente )

VOCE:      El ∫i là! ( il giudice accenna uno schiaffo )

GIUDICE: …alla VIÈCIA BATIÈCIA!!!!!!! ( quasi urlando )( poi con tono più austero ) Si facciano avanti gli accusatori e i  TESTI…..MONI TUTTI!!!

(  indicando il pubblico )

                    Si prega di parlare s’ceto e neto, lustro e feîn e di non fare troppa  RAMASTEÎA!!!

I TESTIMONE: E stu ano ch’el dulfeîn ∫i sta pioûn paròn loû da li ride ca meî?

GIUDICE: Da cheî ∫i la culpa??? ( austero )

TUTTI: De la viècia Batiècia!!!

II TESTIM: E la tampastàda ca nda uò scurtà el veîn???

GIUDICE: Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI: De la viècia Batiècia!!!

III TEST: E mi’o mareîn, e mi’o mareîn ca ma li cunsìgna ‘ugni dumènaga  senpro càrago e doûro cume oûn cumàto???

GIUDICE: Da cheî ∫i la culpa??? ( cambiando il tono a piacere )

TUTTI: De la viècia Batiècia!!!

IV TEST. E ma feîo ch’el ∫i siète ani in preîma??? ( piagnucolando )

GIUDICE: Da cheî ∫i la culpa??? ( tragicomico )

TUTTI: De la viècia Batiècia!!!

                                  Il giudice accenna ad una breve consultazione piuttosto animata con gli avvocati accusatori e….                        

GIUDICE: Visto e veduto e tutto quanto riguardato!!! ( quasi urlato )   La giuria de…libera…

( al che una voce femminile risponde )

VOCE:      Son qua!!!

GIUDICE: Ta∫i teîo, soûlsa!!! ( quasi arrabbiato )

         La giuria delibera la seguente SENTENSA!!!

                    ( prende un foglio tipo papiro e legge con tono altero )

                     La VIÈCIA BATIÈCIA, per doûte ste da∫grasie e misfati, biègna  masàrla priesto e soûbato,  mediante… ( fischio ) segatura…

                     ( dopo un attimo di attesa ) DE LA PANSAAAA!!! ( urlato )  Avanti i boia!!!

 

Al suono dell’antica canzone “Siga la viècia, nona Batiècia”, i boia con una enorme plateale sega, tagliano la “vecia” a metà spargendo  il contenuto di

caramelle e dolciumi tra la folla.

 

                        SIGA LA VIÈCIA, NUÒNA BATIÈCIA

                       

                        Siga la viècia nuòna Batiècia,

                        siga el can, nuona batàn.

 

Si ripete accelerando fino alla completa segatura e elargizione del contenuto alla folla che urla dalla gioia, in particolare i bambini.

 


 

                                                                CARNEVALE  2001

 

 

( tradizionale processo alla “VIÈCIA  BATIÈCIA” )

 

 

PERSONAGGI:            Il giudice

                                       Testimoni dell’accusa

                                       Due boia

                                       Voci  della folla

 

La scena viene per tradizione presentata nella piazza maggiore della città all’ultimodi carnevale istituendo un processo alla “vecchia” colpevole di tutti i malanni accaduti durante il corso dell’anno. Il fantoccio viene portato su di un carro con sopra i partecipanti al Processo e due boia con un enorme sega.

Squillo di trombe seguito dalla canzone carnascialesca tradizionale:

 

Ancùi òi carnaval

 

Anqùi òi carnaval e doûti curo in òù

                  li freîtule ma pare ca sa li fago loû. ( più volte )

 

( Sul palco si appostano il giudice e i boia  a  fianco della “Viècia Batiècia” e alcuni testimoni/ accusatori )

 

GIUDICE:      SILENSIÀTE GENTE (quasi urlato)   Silensiàte tutti !!!  Adesso ghe faremo el PRO---CESSO...

                        ( sottofondo una pernacchia )

                        Alla VIÈCIA BATIÈCIA !!! ( urlato, tutti si accodano nel  consenso )

TUTTI:          ALLA VIÈCIA BATIÈCIA!!! ( urlato )

GIUDICE:      Si facciano avanti gli accusatori e i testi...MONI… TUTTI !

                        ( indicando le persone davanti con l’indice accusatore )

                        Si prega di parlare  s’ceto e neto čisto e lustro e di non fare troppa  RUMASTEÎA e GALAMA !!!

GIUDICE:      Sentiamo il primo accusatore!

I TESTIM.:    E ma feîo ca’l  ∫i siète ani in preîma ??? ( piangendo )

VOCE: Koliko godina ???

I TESTIM.: Siète ani !!!

VOCE: Sedam godina?!?     

  GIUDICE:       DA CHEΠ ∫I LA CULPA ??? (molto drammaticamente )          

 

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!! (coro )         

II TESTIM.: E sti mòbitel ca i sona in scarsièla doûto el giuòrno e i rompo li... scatule !!! 

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

III TEST.:     E ma feio ch’el  ∫i doûto el santo giuòrno santà davanti al COMPIÙTER, triparte INSINPIA’....

VOCE: TOTALNO MUNJEN !!!    ( totalmente instupidito )    

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

IV TEST.:       E SANTA CATAREÎNA ca duòpo tanti ani la ∫i davantàda  FRÒILAIN CATAREÎNA ?!?

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ??? ( ogni volta il tono varia )

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

V TEST.:         E sta partida a scacchi che qualchedun ga perso le due tori e ancora i cerca el Re ?!?

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

VI TEST.:       E sti fiòi bandunàdi per la cal ca i foûma cume i turchi e i smànfara cume DIABÒLIK ?!?

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

VII TEST:   E sti poveri siatòri sensa neve, e sui monti tanti canòni che par la  I  guèra mondiale ?!?

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

VIII TEST:  E la nìo ca la ∫i rivàda prièsto in Africa…

GIUDICE:      DA CHEΠ ∫I LA CULPA ???

TUTTI:          DE LA VIÈCIA BATIÈCIA!!!

GIUDICE:      Va ben, va ben FINÌMOLA gavemo capito ....! Visto e veduto e tutto quanto riguardato !!!LA GIURIA DELIBERA …la seguente SENTENSA !!!

                         ( Cambiando il tono della voce in tragico )

                        LA VIÈCIA BATIÈCIA ( con voce austera )…PER DUTE STE DISGRASIE E MISFATI, BISOGNA MASSARLA PRESTO E SUBITO, MEDIANTE..... MEDIANTE( tutti )...... MEDIANTE ....MEDIANTE ( tutti )… SE - GA - TU - RA ………de...LA PANSAAAA !!!! ( urlato )

 

Al suono della canzoncina tradizionale  “SIGA LA VIÈCIA , NUÒNA BATIÈCIA  ” ( per più volte ) i Boia con un enorme sega finta,

la tagliano a metà.     

il fantoccio precedentemente preparato e imbottito di caramelle che, all’ atto della SEGATURA ULTIMATA, cospargono sulla folla ( bomboni, caramelle)

Urla di gioia della folla ! 

 

“SIGA LA VIÈCIA , NUÒNA BATIÈCIA ”

 

Siga la viècia nuòna Batiècia,

                                               siga el can, nuòna batàn. ( accellerando )

 


 

In passato il Processo veniva inscenato prettamente in lingua italiana con flessioni dialettali, oggi si tenta di divulgare il testo misto al croato per avvicinarsi di più a tutta la popolazione, oggi molto variegata.

 

                                         CARNEVALE  2003

 

( tradizionale processo alla “VIÈCIA  BATIÈCIA” )

 

 

PERSONAGGI:             Il giudice

                                       Otto testimoni dell’accusa

                                       Due boia

                                       Voci  della folla

 

La scena viene per tradizione presentata nella piazza maggiore della città all’ultimo di carnevale istituendo un processo alla “vecchia” colpevole di tutti i malanni accaduti durante il corso dell’anno. Il fantoccio viene portato su di un carro con sopra i partecipanti al Processo e due boia con un enorme sega. Squillo di trombe seguito dalla canzone carnascialesca tradizionale:

      

ANCÙI ∫I CARNAVÀL

                       

                        Ancùi ∫i carnavàl e doûti curo ∫ù,

                        li freîtule, ma pare, ca’l sa li fago loû. ( 2x ) ( tradizionale )

 

Ancùi ∫i carnavàl da màscare ∫i pièn,*

                        par cale e par piasìte vardìle ca li ven. ( 2x )

 

                        Ancùi ∫i carnavàl, curiànduli e bacàn,*

                        i balarèmo doûti alìgri feîn dumàn. ( 2x )

 

**Le ultime due strofe sono state create nel gruppo di studio del dialetto rovignese.

 

GIUDICE:   Silensiate duti quanti e spalanchète le rece!!!  Siamo tutti qui riuniti finalmente per una BONA RAGIÒN,   HA, HA, HA, ( risata incalcagnù∫a cioè di scherno ) Dopo 12 mesi di assenza, finalmente a Rovigno LA VIÈCIA BATIÈCIA, è qui con noi…..!!! ( urlato )

TUTTI:          CARRAMBA CHE FORTUNA!!!

GIUDICE:   Adeso ghe faremo…faremo….faremo??? ( non ricorda più il testo )

POSTINO:  Sior Giudice: C’è posta per te!!!( consegnando la busta enorme )                                                                                                                                            

GIUDICE:   ( estraendo una voluminosa pergamena, tipo cartapaglia )  Ecco qua l’elenco di tutte le accuse:

LA VIÈCIA BATIÈCIA DA MEÎLE CUTIÈCIA- BATÒNA-BATÀ  ( il testo viene declamato a gran voce ) è la colpevole massima di tutti i

( l’elenco viene letto come    una mitragliata:

MISFATTI, DI∫GRÀSIE, MALATÌE, TEREMÒTI, CATACLISMI, MAREMÒTI, OMICIDI, DONNICIDI, ANIMALICIDI, PESTICIDI,

FURTI CON SCASSO, SIONIÈRE, TROMBE MARINE, TROMBE D’ARIA, TROMBETTE, TROMBETTIERI, TROMBONI, NAVARÌNI,

RUBERÌE, DROGHERIE, FORTUNÀI, PROSTIPOCHE, PROSTITUTE, TRAVESTITI, FALSI CHIROMANTI, PROFUGHI, NEGAMENTI,

LICENSIAMENTI, VULCANI, VALANGHE…( prende fiato ) E poi… NAFTA ,TANTA NAFTA PER INGRUMÀ E PER SGRAFIGNÀ…

( il foglio cade giù il rotolone si srotola fra la gente )

GIUDICE:  Fa niente, faremo el processo a memoria, ( austero ) Avanti i  testimoni!

I TEST.    : E la tromba mareîna ca uò raspalà doûti i nostri scùi ?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

II TEST.   : E i taramuòti asaseîni ?

GIUDICE : ( cambiando ogni volta tono ) Da cheî ∫i la culpa??? 

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

III TEST.  : E ste valànghe de neve giasàta sui snowboardisti ?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

IV TEST.  : E ste mare da∫grasiàde ca li lava i fiòi in lavatreîce ?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

V TEST.   : E ste stanghe in cità che te par de èsi al confìn de stato ?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

VI TEST.  : E duti sti inbruiòni ca conpra e vendi quel che i vol come che i vol ?

GIUDICE  : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI       : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

GIUDICE:      Va ben, va ben FINÌMOLA gavemo capito ....!Visto e veduto e tutto quanto riguardato !!! LA GIURIA DELIBERA …la seguente SENTENSA !!!

                         ( Cambiando il tono della voce in tragico )

                        LA VIÈCIA BATIÈCIA ( con voce austera )…

PER DUTE STE DISGRASIE E MISFATI, BISOGNA MASSARLA PRESTO E SUBITO, MEDIANTE...…MEDIANTE ( tutti ).... Giud. MEDIANTE ....MEDIANTE ( tutti )   SE - GA - TU - RA ………de...LA PANSAAAA !!!! ( urlato )

 

 

Al suono della canzoncina tradizionale  “SIGA LA VIÈCIA , NUÒNA BATIÈCIA ” ( per più volte ) i Boia con un enorme sega finta, tagliano a metà il fantoccio precedentemente preparato e imbottito di caramelle che, all’ atto della SEGATURA ULTIMATA, cospargono sulla folla ( bomboni, caramelle)

 

Urla di gioia della folla !

 


    

 

                                     CARNEVALE  2005

 

( tradizionale processo alla “VIÈCIA  BATIÈCIA” )

 

 

PERSONAGGI:            Il giudice

                                       Vari testimoni dell’accusa

                                       Due boia

                                       Voci  della folla

 

La scena viene per tradizione presentata nella piazza maggiore della città all’ultimo di Carnevale istituendo un processo alla “vecchia” colpevole di tutti i malanni accaduti durante il corso dell’anno. Il fantoccio viene portato su di un carro con sopra i partecipanti al Processo e due boia con un enorme segaSquillo di trombe seguito dalla canzone carnascialesca tradizionale:

      

ANCÙI ∫I CARNAVÀL

                       

                        Ancùi ∫i carnavàl e doûti curo ∫ù,

                        li freîtule, ma pare, ca’l sa li fago loû. ( 2x ) ( tradizionale )

 

GIUDICE:   Silensiate duti quanti e spalanchète le rece!!! Siamo tutti qui riuniti finalmente per una BONA RAGIÒN,

                        HA, HA, HA, ( risata incalcagnù∫a cioè di scherno )

Dopo 12 mesi di assenza, finalmente a Rovigno LA VIÈCIA BATIÈCIA, è qui con noi…..!!! ( urlato )

TUTTI:          DOBRO JE !!!*

GIUDICE:   Adeso ghe faremo….faremo….faremo?? ( non ricorda più il testo )

POSTINO:  Sior Giudice: C’È POSTA PER TE!!! ( consegnando la busta abnorme )

GIUDICE:   Orca mare* ! Chi xe sta roba!( estraendo una voluminosa  pergamena, tipo cartapaglia )

Orca mare, che lista, quante accuse! ( tossendo un po’)
   LA VIÈCIA BATIÈCIA DA MEÎLE CUTIÈCIA-  BATÒNA-BATÀ…
                     ( il testo viene declamato a gran voce )

è la colpevole massima di tutti i MISFATTI e DI∫GRÀSIE,

TUTTI :       Orca mare!

GIUDICE :  MALATÌE, TEREMÒTI, CATACLISMI, MAREMÒTI!

TUTTI:        Orca mare!                                                                                                                                       

GIUDICE:   OMICIDI, DONNICIDI, ANIMALICIDI, PESTICIDI!

TUTTI :       Orca mare!

GIUDICE:   FURTI CON SCASSO, SIONIÈRE, TROMBE MARINE, TROMBE D’ARIA, TROMBETTE, TROMBETTIERI, TROMBONI,

NAVARÌNI!

TUTTI:       Orca mare!

GIUDICE:   RUBERÌE, DROGHERIE, FORTUNÀI, PROSTIPOCHE, PROSTITUTE, TRAVESTITI, FALSI CHIROMANTI,PROFUGHI, NEGAMENTI!

TUTTI:       Orca mare!

GIUDICE:   LICENSIAMENTI, ALLAGAMENTI, VULCANI, VALANGHE, BIDONI, BARILI , CARATEI!

TUTTI :     Orca mare!

GIUDICE:  E poi, NAFTA TANTA NAFTA PER INGRUMÀ E PER SGRAFIGNÀ…

( il foglio cade giù il rotolone si srotola fra la gente )

GIUDICE:  Fa niente, faremo el processo a memoria, ( austero ) Avanti i testi moni . . . .tuti! (indicando il pubblico)

I TEST.    : E la tromba mareîna ca uò raspalà doûti i nostri tieti e cupi!?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

II TEST.   : E i taramuòti asaseîni ?

GIUDICE : ( cambiando ogni volta tono ) Da cheî ∫i la culpa??? 

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

III TEST.  : E ste valànghe de neve giassàta sui sciatori?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

IV TEST.  : E sta guera che non finisi mai, e poi mai!?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

V TEST.   : E sti buzi in cità che te par de èsi a Vanesia con tuti i suoi ponti ?

GIUDICE : Da cheî ∫i la culpa???

TUTTI      : De la VIÈCIA BATIÈCIA!!!

VII TEST: E ste elezioni i cosiddetti “izbori”.Che i no finiva mai?

GIUDICE:   Da chi ∫i la culpa?

TUTTI    :    De la viecia batiecia!

 

GIUDICE:      Va ben, va ben FINÌMOLA gavemo capito ....! Visto e veduto e tutto quanto riguardato !!!

                        LA GIURIA DELIBERA …la seguente SENTENSA !!!

                         ( Cambiando il tono della voce in tragico )                                             

 

                        LA VIÈCIA BATIÈCIA ( con voce austera )…PER DUTE STE DISGRASIE E MISFATI, BISOGNA MASSARLA PRESTO E SUBITO, MEDIANTE...… MEDIANTE ( tutti )......Giud: MEDIANTE .... MEDIANTE ( tutti )…  SE - GA - TU - RA ………de...LA PANSAAAA !!!! ( urlato )

 

 

Al suono della canzoncina tradizionale  “SIGA LA VIÈCIA , NUÒNA BATIÈCIA ” ( per più volte ) i Boia con un enorme sega finta, tagliano a metà il fantoccio precedentemente preparato e imbottito di caramelle che, all’ atto della SEGATURA ULTIMATA, cospargono sulla folla ( bomboni, caramelle)

 

Urla di gioia della folla !

 


 

*Le frasi “Dobro je” e “Orca mare” sono state inserite perché in voga nel popolare “Grande fratello” in versione Croata, frasi che i giovani usano anche nei loro dialoghi abituali.

 

 

I NOSTRI VIÈCI          

 

Versi: Anonimo   ( 1908 )                   

Musica: Michele Chiesa

 

                              1. Ma donca! i nostri vièci

∫i màsa bruntulòni,

senpro saràde in ca∫a

a scuvulà armaròni!

 

Ma ancùi ∫i carnavale

e doûti curo ∫ù,

li freîtule, ma pare,ca’l sa li fago loû!

 

            Ritornello: Dal fugulièr in cànua

                                     a trava∫à bavànda…

                                     Nama ca la dumènaga

                                     i vago a mìsa granda.

 

                                 2. Ma in carnavale doûti

                                    ∫i pièni da murbeîn,

                                   e meî stariè cu’i vièci

                                   sconta ∫uta ’l cameîn?

 

                                   Ca ràbia! Gnanca i ragni,

         li mà∫ane, i scarpiòni

            i nu sta senpro doûri

            pa’i boû∫i, pa’i cantòni.

 

            Ritornello: E gioûsto i vuòi ∫eî in màscara,

                                     visteîme d’arlicheîn,

                                     incuntrariè el mi’o amùre

                                     e i ga dariè oûn ba∫eîn.

 

 

CARNAVÀL GIRA OÛN BIÈL OMO (popolare)

Carnavàl gira oûn bièl omo

   ga pia∫ìva l’aligreîa,

   doûto el giuòrno in ustareîa,

   la mujèr in abandon,

  la mujèr in abandon ! ( tutti )

 

 

 Carnavàl nu sta ∫eî veîa

    i ta farèmo oûna valàda,

   ogni ponto oûna sasàda,

    carnavàl tàsame el di.   ( var. ca ta puòso subisà )

 

 

   Carnavàl nu sta ∫eî veîa

   i ta farèmo oûna barìta,

 ogni ponto oûna saìta,

  carnavàl tàsame el di.   ( var. ca ta puòso subisà )

 

 

   Carnavàl nu sta ∫eî veîa

 i ta farèmo oûna giachìta,

  ogni ponto oûna s’ciafìta,

  carnavàl tàsame el di.   ( var. ca ta puòso subisà )

 

 

 

     Carnavàl nu sta ∫eî veîa

     i ta farèmo oûn capuòto,

    ogni ponto oûn scupaluòto

    carnavàl tàsame el di.  ( var. ca ta puòso subisà )

 

  

 ANCÙI  ∫i  CARNAVÀL

                popolare

 

 

                Ancùi ∫i carnavàl e doûti curo ∫ù,

           li freîtule, ma pare, ca’l sa li fago loû. ( 2x )

 

             Ancùi ∫i carnavàl da màscare ∫i pièn,

          par cale e par piasìte vardìle ca li ven. ( 2x )

 

            Ancùi ∫i carnavàl, curiànduli e bacàn,

            i balarèmo doûti alìgri feîn dumàn. ( 2x )

 

 

 

CHEΠ ∫i CULPA DEL MIO MAL

                                    popolare

 

 Cheî ∫i culpa del mio mal,

li nutulàde, li nutulàde,

 

cheî ∫i culpa del mio mal,

li nutulàde da Carnavàl.      

 

Cheî ∫i culpa del mio mal,

li gangàde, li gangàde,

 

cheî ∫i culpa del mio mal,

li gangàde da Carnaval.

                                       

 

                

BIBLIOGRAFIA 

  1. CRONACHE DI ROVIGNO    di  Antonio Segariol     Ed. UI – UPT
  1. EL FUÒL                                  di  Antonio Segariol     Ed. CI Rovigno
  1. RUVEÎGNO IN CARNAVAL  di Giusto Curto            Centro di R. Storiche
  1. VALDABORA                                                                Ed. CI Rovigno
  1. MATA                                        di Gianluigi Secco       Ed. SORAIMAR
  1. VALDABORA                          mensile                        Ed. CI Rovigno
  2. SOTTOLATINA                        mensile                        Ed. CI Rovigno