ELEMENTARI – LAVORI DI GRUPPO:

 

 

Motto: GAMES TEAM         Luca Privileggio, Matteo Sošić, Ellen Pastrovicchio

                                                                            Classe V

                                               Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi“ Rovigno

 

I  GIOCHI  DI  UNA VOLTA

 

           Un giorno stava piovendo a dirotto e noi stavamo rintanati in casa, felici e contenti, davanti all’amata “Play Station”. Dopo un’ora il sole non tardò a farsi vedere, ma la nostra attenzione era altrove, attratta dallo schermo e dalle imprese, in 3 D, dei nostri eroi preferiti.

Ad un tratto il nonno di Ellen ci invitò ad uscire e ci ripeté per la centesima volta:

- Non vi fa bene star lì fermi e seduti per così tanto tempo con gli occhi puntati sul video! Uscite! Ai miei tempi, quando ero piccolo, mi vedevo con gli amici sulla piazza, in strada, per le contrade … e giocavamo tutti assieme! I giochi erano tanti e vari e non come qua … voi … solo “bottoni e confusion”!!!

Ci mettemmo a ridere, senza sbuffare e replicare le nostre solite ragioni, anzi, ad una voce chiedemmo: - Ma quali erano i bei giochi dei tuoi tempi? Il nonno non si fece pregare due volte ed iniziò i suoi racconti di sempre, ma questa volta il pubblico, cioè noi, era molto disciplinato e seriamente interessato. Così, ascoltammo attentamente la descrizione dei giochi che faceva da bambino ed ormai … troppo incuriositi interrogammo sull’argomento anche gli altri nonni.  I giochi ed i giocattoli dei nostri nonni da piccoli erano molto preziosi, rari, unici, e la maggior parte erano inventati da loro stessi.

La nostra piccola ricerca si è dimostrata molto utile e anche interessante e questo ne è il risultato.

 

 

G I O C H I   D A   M A S C H I

 

      IL GIOCO DELLE BILIE

 

Era un grande tesoro possedere delle belle bilie colorate e custodirle

 era molto importante.

-          Prima variante: sul terreno si faceva una buca e bisognava

        centrarla da una determinata distanza.

-          Seconda variante del gioco: si lanciava una bilia a terra e con le altre

 ci si doveva avvicinare il più possibile o addirittura colpirla.

-          Chi vinceva si prendeva tutte le bilie degli altri giocatori.

 

L’ARCO E LE FRECCE, LE LANCE E LE SPADE DI LEGNO

 

Questo era veramente un gioco, prettamente, da maschietti.

Richiedeva preparazione e strategia, perché poi si imitavano le guerre del passato:

 indiani contro cow-boy. Si ricoprivano il capo con piume e cappelli per rendere la

situazione più reale.

I cavalli erano le scope delle mamme e a cavalcioni di quei “destrieri” immaginavano

 battaglie storiche di eroi e cavalieri illustri, a colpi di spada e lance vincevano le loro paure

ed i loro nemici immaginari, uccidevano draghi malvagi e salvavano belle principesse.

 

Un altro modo di divertirsi era quello di colpire con la freccia un bersaglio: bottiglie, barattoli, vasi, alberi, recinti, ecc.

 

 

LA FIONDA

 

 

La fionda la costruivano con l’aiuto di nonni e papà o se la procuravano da soli nel bosco.

Trovavano un ramo a forma di lettera “Y”, lo lavoravano e levigavano per bene,

ci aggiungevano un elastico resistente, il più delle volte preso dalle gomme interne di vecchie biciclette.

Si usava per il tiro a segno, ma anche per giochi un po’ meno simpatici: abbattere nidi,

spaventare cani e gatti o per colpire i passeri e le gazze che mangiavano il raccolto nelle campagne.

 

 

LA  CERBOTTANA

 

Nei boschi procuravano una canna di legno, forata. Serviva per lanciare

piccoli sassolini arrotondati o vari frutti di bosco. Il gioco consisteva nel

colpirsi a vicenda o nel lanciare l’oggetto il più lontano possibile. Funzionava

 soffiandovi dentro o aggiungendo un pistone che con forza spingeva fuori l’oggetto in questione.

             A scuola, una variante erano i proiettili di carta arrotolata.

 

 

 

G I O C H I   D A   F E M M I N E

 

 

L’HULA – HOP (ovvero il cerchio)

 

                                                                                    

                                                                                      Le nostre nonne amavano questo bel gioco di abilità con i cerchi di plastica     

                                                                                      colorata o di legno. Si doveva far ruotare il cerchio il più a lungo possibile,

                                                                     senza farlo cadere, sulla mano, la gamba, la caviglia, il collo, la spalla, i fianchi o attorno alla vita.

                               A quel tempo era un gioco molto popolare fra le ragazzine, piaceva a tutti.

                                                                               I loro movimenti dovevano essere eleganti e soprattutto a ritmo, ma solo le più agili ci riuscivano.

 

 

          

  LA “CUCINA DI LEGNO ”

 

 

            Il gioco preferito delle nostre nonne era la famosa “cucina di legno”.

In questa cucina composta da semplici utensili e contenitori di legno si potevano fare pozioni magiche e molti “dolci” di vari tipi: al fango, alle foglie, alla ghiaia, ai petali di fiori, al sasso, ecc. Funzionava davvero, anche se solo nella loro fantasia, ma ciò nonostante era molto divertente.

Gli intrugli erano di tutti i colori: verde, rosso, bianco, blu, arancione viola,…Si divertivano un mondo ed erano davvero brave nel creare questi miscugli. Questo gioco era proprio il massimo!

 

 

LA “SCUOLA”

 

Da piccole le nonne giocavano molto spesso alla “scuola”.

Tra amiche si cimentavano nell’insegnamento. Altri ruoli erano gli alunni (alunne), ed il preside (la preside).

Facevano finta di scrivere, di leggere, di calcolare, di imparare, … insomma tutto quello che si fa a scuola. A loro piaceva moltissimo questo gioco perché ridevano e si divertivano a rimproverarsi per sciocchezze, a dare punizioni, a dare i voti, ad imitare le voci ed i modi delle maestre.

 

 

LE BAMBOLE ED I PALLONI DI PEZZA

 

Le bambole di pezza erano fatte di stracci colorati, con capelli di lana e due bottoni per occhi. Gliele facevano le mamme, le nonne o loro stesse perché fin da piccole imparavano ad usare ago e filo. Poi si occupavano anche del vestiario delle loro “pupette”.

Allo stesso modo creavano anche i palloni per giocare, sempre fatti di stracci. Con quest’ultimi giocavano pure i maschietti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 LE CARTE DI CARAMELLE

 

Era diffusa la raccolta delle carte di caramelle. Carte diverse per forma, colore e qualità della caramella. Se le procuravano difficilmente, perché a quel tempo non avevano così tanti bomboncini ogni giorno, come noi oggi. I doppioni se li scambiavano.

 

 

 LA CORDA (funicella)

 

Tutte le bambine amavano saltare la corda. A questo gioco erano legate tante conte, canzoncine e filastrocche che cantavano o declamavano a squarciagola, tanto da farsi sentire anche da lontano.

 

 

 

G I O C H I   P E R   T U T T I

 

IL GIOCO DEI SASSOLINI

 

Si prendono cinque sassolini più o meno della stessa dimensione;

uno se lo prende in mano e gli altri rimangono a terra.

Nel primo giro quell’uno si lancia in aria e nel frattempo si raccoglie

un altro da terra e se lo sposta dalla parte opposta. La stessa operazione

 la ripetiamo per tutti e quattro i sassolini.

Nel secondo turno se ne devono prendere due e poi gli altri due.

Nel terzo turno se ne prendono prima tre e poi l’ultimo rimasto.

Nel quarto ed ultimo turno si prendono tutti e quattro i sassolini in una volta sola.

 

Quando si sbaglia tocca al giocatore successivo e così via fino alla vittoria.

Chi supera tutto questo procedimento senza errori ha vinto.

 

 

             PORTON

 

Questo gioco a Valle si chiama “porton”  proprio perché disegnato ricorda vagamente un portone d’entrata,

a  Rovigno lo chiamano “pisuco”.

Sulla terra con un legno, o sulla strada con il gesso o con i sassi rossi o bianchi si disegnano nove caselle

più o meno grandi come il piede, nelle

quali si scrivono i numeri dall’1 al 9, come si vede nel disegno sottostante.

Prima si lancia un sassolino nelle caselle, iniziando dalla prima.

Consiste nell’abilità di saltare di casella in casella senza toccare le righe e recuperare il sassetto senza

cadere, terminare il percorso fino all’ultima  casella e poi riprendere da capo.

Via, via che procede il gioco si possono aggiungere svariate difficoltà:

seguire il percorso con il sassolino sulla testa, sulla punta della scarpa, su due dita, all’indietro.

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LE UOVA PASQUALI

 

Per Pasqua si coloravano le uova sode e tutti i bambini si divertivano

 assieme a bucarle da una certa distanza, gettando un soldino.

Chi riusciva a bucarle per primo vinceva l’uovo e anche i soldini.

Morale:Buon appetito! Buon guadagno!

 

 

 TROTTOLE, AQUILONI, GIRANDOLE, MONOPATTINI E PALLOTTOLIERI

 

            Gli amici dei nonni, quelli più benestanti, avevano anche questi tipi di giocattoli, che ogni condividevano con tutti gli altri ragazzini. Risate e divertimento assicurati!

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONE:

 

Alla fine siamo giunti alla conclusione che i giochi dei nostri nonni erano

molto divertenti, fantasiosi, creativi, allegri e a volte anche intrepidi, valorosi.

Tutti erano coinvolti in bella compagnia. Si frequentavano molto più che noi

oggi, tanto che vorremmo imitarli. Purtroppo, i nostri tempi sono diversi e la

nostra vita è così cambiata che questi bei giochi stanno proprio scomparendo

e non rallegrano più le piazze e le vie con i loro colori e le loro belle voci,

il loro “spettacolo” ormai non c’è più.

 

 

 


 

     Motto: LE TRE GRAZIE                Melany Molac, Isabella Molac, Sandra Grbac

                                                                                     Classe  VI

                                                      Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

I GIOGHI DE UNA VOLTA

Ciacolando con mia nona sui gioghi che esisteva co la iera picia, go savudo robe de tempo dismentigade.

La muleria se divertiva specialmente in strada davanti a casa, opur la domenica, dopo la mesa, in corte della cesa. Iera tutto un rider e un sigar. Se giogava ai quatrocantoni e i cantoni podeva eser anche i alberi in strada. Ognidun ocupava un albero e l'ultimo restava in mezo e  via a far el cambio e chi non becava el canton andava fora. Se giogava ancora a darsela, a sconderse, ale bele statuine, ale pignate, a paron paron chi ga la fava, ai girotondi.

Le mame stava in corte a guciar e ciacolar e i fioi giogava fin sera.

El giogo che ghe piaseva tanto a mia nona iera “ le manete": se ingrumava cinque bei sasi dela grandesa de una nose, tuti precisi e con bravura se butava un saso in alto, tegnindo i altri in pugno. Ogni volta se doveva aumentar de uno. Quando che se sbagliava el giogo pasava a un altro. Sto bel giogo podeva andar avanti per ore, specialmente al bagno dove che el tempo coreva anche ciapando el sol.

I masci giogava con le s'cinche e i se faseva la rifa riguardo chi che le ga più bele, de vetro, colorade, bianche, de teracota. I faseva un buso pertera e i perdeva ore giogando.

Anche le fionde iera un giogo, anche se bastansa pericoloso, perché i rompeva ferai e lastre.

Co mia nona iera picia picia la giogava a far „ la caseta" e ,,le vetrine".
Se faseva un buso per tera e se lo impiniva de vetrini coloradi de vece scodele o piatini roti e fiori. Dopo se coverseva con un toco de vetro de finestre rote. Chi che faseva la vetrina più bela, se gaveva fortuna, ciapava in regalo de qualchedun un bombon.

Per le feste se giogava la tombola con pochi soldini, però.

Finida la storia dei gioghi de mia nona son restada meravigliada, no credevo che anche una volta i fìoi, con quale poco che i gaveva, i se divertiva tanto. E de sera, stanchi morti e beati i cascava del sono.

 


 

Motto: PANDOLO                      

   Valentina Bernè, Elena Cuccurin, Ena Dellabernardina,  Maricha Piutti, Nikola Peša, Valeria Sandal

                                                                                                     Classe  IV

                                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi“ Sezione Periferica Valle d’Istria

 

 

 

I XOGI DE ‘NA OLTA

 

‘N tel me pajex xe un morè che se ciama Tunin. El jo diexe ani.

El dix che xe un morè moderno parche el xoga cun el “ compiuter” e cun la “ play station “ e el manda “ messaggini “ a chissà chi parche veri amichi nol jo.

A lui ghe piax i xoghi ola xe guere, eroi, remighi, mostri che ghivol vinsili. El li varda ogni dì, tanto che ghi par de esi lui Good Farm e Prince of Percia.

Lundi, mardi e mercol el xe Good Farm, e xoiba, vener, sabo e dumeniga Prince of Percia. Ala dumeniga, dananti ala mesa, el fa el cerico e despoi, a caxa sentà dananti ala “ Play Station “ el diventa Prince of Percia. So mare la ghi dix – Tunin, vaja de fura a xogà che xe bel tempo! No stà duto el dì dananti a sta scatola che ti sen xa rimbambì e ti faveli da solo!.

 

L’altro di ‘ntel me pajex, xe capitada ‘na roba strana, che poi no la xe tanto strana: jo stà via la lux e duto el pajex xe restà sina lux.

E adeso che femo? Me mare no la pol sopresà, me pare no pol laorà cun el trapano, e xa el veva fato ‘n per de buxi e Tunin...Tunin nol podeva più xogà cun la “ play station”

-Sen fregà! – el si jo dito Tunin.

Cusì Tunin, che el no saveva che fa, el jo scomensà a rompighe le scatole a so mare, a so pare e anca al gato che el jo sconto fra i libri dela biblioteca. Tunin lo tirava par la coda e el gato, duto spagurà, par scampa el jo fato cai par tera ‘n libro che el se jo ‘n verto e Tunin el jo leto el titolo “ Giochi raccolti a Valle d’Istria”.

El gato e jo scampà duto spagurà e Tunin duto curiox el se jo meso a lexi. El piun el lexeva e piun el jera curiox.

Lexendo, Tunin el jo scoprì che jera scriti sento e quatro xoghi che i so noni ‘na olta i xogava sui pra, sule croxere ‘n tele contrade de Vale.

 

“Perioto de samer”, “ El pandolo”, “ Scarnosade”, “Sgorgolo”, “ Bosolo canariolo”, “ El frato jo perso la zavata”, “ Scarega nao”, “ Girolamo parto solo”......

Tunin, anca se el veva leto le regole, nol jera sigur che sti xoghi lu varao podesto divertì.

Tunin el jo ‘ n sarà el libro, el se jo isà dala carega e el jo stà sul balcon. El dì jera bel e ‘n siel no jera manca un nul. Dal balcon Tunin jo visto dei moredi che i xogava sul pra e un xogo strano. El jo pensà – Ma si parchè no veghi anca mi cun lori?-

Corendo, el ghi dix a so mare – Mama veghi a xogà sul pra!-

 

-Ei moredi, che xoghede al pandolo? – el ghi jo domandà Tunin.

Si! – i ghi jo risposto duti i moredi. Tunin el jo scomensà a divertise, quel xogo ghi scompensava a piaxi. Ghi piaxeva tirà el pandolo o a ciapalu ‘n sembro a duti i moredi.

Quei moredi i jera favolosi, no i jera “ Prince of Percia “ o “ Good Farm” ma i jera moredi veri como lui e rodolase sul pra, ridi e schersà jera bel.

Si quel xogo vecio de ‘n olta ghi piaxeva.

No el veva mai pensà che bastava do legni e pochi amichi per esi contenti xogando sul pra.