LAVORI DI GRUPPO  DALMAZIA IN MONTENEGRO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partecipanti di Cattaro in visita alla

 

nave scuola

 

AMERIGO VESPUCCI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


    ELEMENTARI LAVORI DI GRUPPO DALMAZIA IN MONTENEGRO

 

Motto: SANDOVAL                       Vedran Bijelić, Stefana Mrsulja, Novak Soković

                                                                                                            Classe  VIII – 4

                                                                              Scuola Elementare “Njegoš“ Cattaro – Montenegro

 

 

 

 I GIOCHI DI UNA VOLTA

 

            I giochi sono molto importanti nella vita di chi cresce, perché lo aiutano a svilupparsi a capire meglio sé stesso e il mondo in cui vive. I giochi sono sempre attuali e non penso che siano cambiati un granché dai tempi dei nostri nonni e dei nostri genitori.

           

I ragazzi d’oggi, però, non giocano più come una volta; si passa meno tempo all’aperto e molto di più a casa davanti al computer. E così, sembra che stare in compagnia di coetanei diventi sempre di meno un normale bisogno, i  ragazzi mantengono i contatti tra loro al massimo “chattando” al computer.

 

Neanche noi con tantissimi impegni a scuola e a casa riusciamo a frequentare amici e magari a giocare quanto vorremmo, però da piccoli giocavamo moltissimo e ricordiamo bene i giochi che facevamo.

         

NASCONDINO

 

             A noi e ai nostri compagni, capitava molto spesso di giocare a nascondino, d’estate, quando non c’era scuola e si poteva giocare a volontà. Di solito ci radunavamo e ci mettevamo d’accordo sul numero dei partecipanti. Giocavamo a nascondino intorno a casa mia che si trova vicino allo stadio perché c’erano molti posti in cui ci potevamo nascondere. Sceglievamo tra no facendo a pari e dispari i, uno che doveva contare ad occhi chiusi fino a venti mentre gli altri andavano a nascondersi.. Dopo aver finito di contare lui andava alla ricerca dei nascosti e non appena tovava uno di loro diceva il suo nome ad alta voce. Vinceva a chi non è mai toccato dover cercare i compagni nascosti.

 

 

 

VELENO

 

Un’altro dei nostri giochi si chiamava “Veleno”. Anche qui veniva scelto a pari e dispari un compagno a cui toccava fare il “veleno” e che tendeva una mano perché gli altri partecipanti gli si aggrappassero al dito. Lui allora si metteva a raccontare una storia che si era inventato da solo. Non appena saltava fuori la parola “veleno” gli altri gli mollavano la mano, e si mettevano a fuggire mentre lui cercava di prenderli. Chi veniva preso doveva stare immobile, “congelato”, con le gambe allargate apposta, perché un’ altro giocatore gli ci potesse passare a quattro e quattro per poterlo “scogliere”, “scongelare”, facendo attenzione perché “veleno” non lo prendesse per “congelarlo”. Molto spesso, mentre raccontava la sua storia “veleno”

pronunciava parole simili al veleno, tipo “tossina”, per sorprendere gli altri giocatori e impedirgli di scappare. Il giocatore che veniva preso dal “veleno” per tre volte di seguito diventava il nuovo “veleno” e vinceva chi riusciva a sfuggirgli ogni volta.

 

TARTARUGHE

 

            Tutti i giocatori di questo gioco tranne due stavano seduti formando un cerchi nel centro del quale se ne trovavano  due che facevano il “cacciatore” e la “tartaruga muta”. La “tartaruga muta” gesticolava imitando certe azioni, mentre al “cacciatore “ toccava indovinare di quali azioni si trattava. Se indovinava il “cacciatore” correva dietro alla “tartaruga” per sei giri intorno al cerchio. Sa lo prendeva, il giocatore che faceva la “tartaruga muta”, diventava a sua volta “cacciatore”. Se invece il “cacciatore” non riusciva a prendere la “tartaruga” per due volte di seguito, i giocatori sceglievano un’altra coppia per i due ruoli.

 

 FRA L’INCUDINE E IL MARTELLO

 

Certo, il mezzo indispensabile per la maggior parte dei giochi,  ovvero il pallone non

mancava neanche nei nostri giochi.

Ce n’era uno in particolare che si chiamava “Tra martello ed incudine”.

           

Prima di iniziare il gioco, disegnavamo con un gesso un grande poligono a forma

quadrata, dopo di che i giocatori si dividevano

 in due gruppi. Un gruppo che aveva con sé il pallone, si metteva  intorno al poligono,

da tutti e quattro i lati, mentre l’altro gruppo andava a mettersi all’interno del poligono.

 I giocatori col pallone cercavano intanto di colpire quelli del gruppo al centro.

 Chi veniva colpito usciva dal gioco. Se chi era colpito riusciva a prendere la palla

senza lasciarla cadere a terra, faceva cambiare i posti ai due gruppi.

 I posti si cambiavano anche dopo che tutti i giocatori del cento erano usciti dal gioco.

            Il gioco si ripeteva un numero pari di volte perché tutti perché tutti e due  i gruppi

            avessero le stesse opportunità.

 

 

                                                          

 

LA SCUOLA

 

            Per la fine abbiamo riservato un gioco, per cosi dire,”da ragazzine”, a cui non abbiamo mai giocato però ho visto la mia cuginetta giocarci tante volte.

 Il gioco si chiama “La Scuola”, e lo giocava una volta anche mia madre. Si giocava per strada, sul marciapiede sul quale venivano disegnati quattro  rettangoli che rappresentavano le quattro classi della scuola elementare e

 finivano con un semicerchio che si chiamava “cielo”. Ci voleva anche una  sasso, o una “piastrella” che chi giocava gettava nella “prima classe” per spingerla saltellando su una gamba sola fino alla “quarta” e indietro, per

gettarla poi nella “seconda” e “terza” di seguito ripetendo gli stessi movimenti.

Il “cielo” serviva al giocatore perché ci si riposasse e girasse per tornare indietro.

 Vinceva chi aveva passato tutte e quattro le “classi”, senza aver pestato le linee  che le dividevano, oppure senza aver lanciato la piastrella fuoricampo.

 

 

 Come si può vedere, anche se ormai diamo la precedenza alla scuola e alle attività un po’ più serie, ricordiamo con piacere i giochi della nostra infanzia e penso che li saprò insegnare un giorno anche ai nostri figli, come i nostri genitori li hanno insegnati a me e ai nostri compagni.

 


 

                                                        

Motto: NO NAME    

                   

   Ljubica Basorović, Marija Peraš, Ivana Milaš, Nera Moškov   

 

                                                                                                             Classe   VII – 1

                                                                             Scuola Elementare “Njegoš“ Cattaro – Montenegro

 

I  GIOCHI  DI  UNA  VOLTA

 

       Oggi ci sono tantissimi modi per divertirsi nel tempo libero. Con tutta questa varietà di giocattoli, con il computer e la TV nessuno dovrebbe annoiarsi. Pero, capita che i bambini spesso non sanno divertirsi, non sanno cosa fare, tutto e diventato noioso.

       È difficile immaginare come si sono divertiti i nostri nonni, un tempo quando non c’erano tutte queste cose. Cosa hanno potuto fare tutto il giorno quando noi, con una scelta così grande, spesso moriamo di noia. Tuttavia, quando chiedete ai nonni o genitori come si viveva prima tutti dicono, con un sorriso sulle labbra, peggio ma dall’altra parte magnificamente!

       E così comincia la storia di un tempo forse più povero dalla parte materialistica, ma sicuramente ricchissimo dalla parte dell’immaginazione, delle idee, dell’amicizia..

       Ai nostri nonni non mancava il potere di immaginazione. Anche se non hanno avuto tanti giocattoli (i più preziosi erano la palla di cenci e le palline), non si annoiavano mai, perché hanno saputo inventare i giochi. Hanno giocato alcuni giochi interessanti come:

 

-          “Brundze”- è un gioco in cui i ragazzi tirano i soldi metallici (monete) dal muro e quello i cui soldi sono i più vicini al muro prende tutte le monete dalla terra. Si gioca  fino a quando qualcuno non prende tutti i soldi dagli altri. Si può giocare anche con le altre cose, piccole pietre o simile.

 

-          “Plojke”- una cosa (sasso o pezzo di legno) si pone sulla terra e si butta con un bastone. Un altro bastone si ficca in terra e la meta del gioco e buttare “plojka” più vicino a questo bastone. Poiché si gioca in due gruppi, quando i giocatori del primo gruppo buttano la sua “plojka”, i ragazzi dell’altro gruppo cercano di allontanarlo dalla meta con i suoi bastoni.

 

-          “Zmurke”- si gioca in due gruppi. Un gruppo si nasconde e i ragazzi dell’altro gruppo cercano di trovarli.

 

-          “Le battaglie” anche questo si gioca in due gruppi. I ragazzi sono i soldati e giocano con alcune cose che servono come pistole, canoni e simile.

 

-          Spesso i ragazzi hanno giocato a un gioco che si chiama “La nonna cieca”.

Si può giocare all’aria aperta, però e meglio che si gioca dentro, perché è più facile così. Una persona è la nonna cieca. Lei mette un fazzoletto sopra gli occhi per non poter vedere gli altri. Poi i ragazzi si nascondono dappertutto e aspettano che la nonna cieca li trovi. “La nonna” si muove con le mani stese e cerca di trovare gli altri che possono anche loro muoversi a evitare “la nonna”. Se “la nonna” vi caccia, vi tocca con le mani per indovinare chi è questo. Se dice chi è questa persona diventa la nonna cieca.

-    Un altro gioco interessante si chiama “Regina nera, uno, due, tre”. Si gioca in due o più persone. Una persona è la regina nera che volta le spalle agli altri che si trovano a distanza di due-tre metri. I giocatori devono raggiungere la regina nera, però possono muoversi solo mentre lei pronuncia le parole “La regina nera, uno, due, tre”. Dopo questo lei si gira e se li vede camminare gli dice di simulare qualche animale (per esempio il coniglio o la rana o qualcosa di simile). Adesso loro devono andare avanti come questi animali e così sono più lenti. La persona che la prima raggiunge la regina nera prende il suo posto.

-      “Tzar, Tzar, padrone che ora è?”- Si gioca sempre in gruppo. Una persona è lo Tzar che sta seduto su un sasso o qualcosa di simile. Gli altri stanno a qualche metro. Uno dopo l’altro gli chiedono “Tzar, Tzar, padrone che ora è?” e lui da diverse risposte, come gli piace. Infatti, ci sono tre tipi di risposte che lui può dare e questi sono i passi che gli altri devono fare. Se lui dice “Sono tre ore del coniglio” tu devi saltare tre volte come un coniglio. Se dice “Sono due ore del cavallo” tu devi fare passi grandi. Pero se dice che è un’ora della formica, devi fare solo un passo piccolissimo. Lo Tzar può anche prendervi in giro e dire che l’orologio è caduto nel pozzo che significa che voi dovete stare dove siete e aspettare che lui prende altra decisione. Il vincitore è quello che raggiunge il primo lo Tzar.

      A calcio hanno giocato con il pallone di cenci, che ha rappresentato il giocattolo

       più prezioso di questi tempi.

       Loro non hanno avuto il computer, la tivù e i giocattoli che noi oggi abbiamo. Tanto tempo passavano a custodire gli animali domestici e nel frattempo   cercavano di divertirsi il meglio possibile.

       Naturalmente, non dobbiamo dimenticare la danza nazionale- oro che ballavano in ogni occasione. Anche oggi quando guardano le loro foto dei   giorni della gioventù, i loro occhi brillano come quando si sono vestiti del costume tradizionale per la prima volta e hanno cominciato a ballare “oro” che rappresenta il nostro paese, il nostro Montenegro.

 


 

 Motto: TRE SORELLE            

 

     Katarina e Tamara  Borozan,  Nina Drakulić

 

                                                                                                     Classe  VII - 4

                                                                                 Scuola Elementare “Njegoš“ Cattaro – Montenegro

 

                                         I  GIOCHI  DI  UNA  VOLTA

 

       In molti paesi del mondo I bambini non possono comprare dei giocatoli perché costano troppo. Anche in Montenegro fino agli anni ’60 era così e per questo erano molti diffusi vari giochi con cui si sono divertiti i nostri noni e i nostri genitori. Un tempo non si sono potuti divertire come noi oggi e spesso hanno giocato fuori. Però, le strade con il tempo sono diventate meno sicure e i genitori non lasciano più i bambini giocare fuori volentieri.

       Una volta i ragazzi hanno giocato a questi giochi:

-          La nonna cieca d’un occhio

È un gioco che piace giocare ai ragazzi perché è molto simpatico. Un ragazzo si mette davanti a un muro e comincia a contare fino al numero 100. Nello stesso tempo altri ragazzi devono trovare i posti per nascondersi. Il ragazzo che sta davanti al muro dopo che ha contato fino a 100 si gira e comincia a cercare i ragazzi. Quando trova uno, corre e tocca il muro pronunciando il suo nome.

    -    Imperatore, imperatore che ora è?

         Si gioca così: l’imperatore si siede e gli altri ragazzi stanno davanti a lui. Loro pongono, uno dopo l’altro la questione “Imperatore, imperatore che ora è? .Lui dice, per esempio, due ombrelli e un coniglio e la persona a cui ha detto questo deve voltarsi verso se stesso e saltare come un  coniglio. Chi raggiunge l’imperatore il primo, vince.

-          La bersaglia del gallo

Questa è la festa la quale gli abitanti di Perast festeggiano in memoria del trionfo sopra i Turchi il 15 maggio 1654. È restata l’usanza di bersagliare il gallo che rappresenta il nemico. Lo tirano con il fucile ad aria compressa. Il giocatore migliore che tira il gallo vice un”asciugamano” sul quale è segnato la data della battaglia e la data della bersaglia e una botte di vino.

Questi e tanti altri giochi si giocano anche oggi perchè sono molto divertenti, sono la tradizione dei Montenegrini. Ci farebbe piacere vedervi nella nostra città e farvi sapere qualcosa della nostra città, costumi e tradizioni.

 


 

                Motto: LIM                                    

 

Lazar  Dragović,  Mladen  Kesler

 

                                                                                                              Classe  VII – 3

                                                                                      Scuola Elementare “Njegoš“ Cattaro – Montenegro

 

I  GIOCHI  DI  UNA  VOLTA

 

       Il mondo moderno, il mondo di scienza e tecnologia, offre tante cose per il divertimento – il computer, tivù, DVD…Nonostante tutto questo i ragazzi si spesso annoiano perché neanche in questo non trovano un vero godimento.

       Un tempo non c’erano sussidi per divertimento. I nostri genitori e anche di più i nostri nonni hanno avuto uno o due giocattoli, di solito quelli che hanno fatto da soli, pero hanno saputo divertirsi meglio di noi. Hanno inventato da soli i giochi e per questo hanno usato solo la sua propria fantasia. Ecco gli esempi di alcuni giochi che hanno giocato tanti anni fa.

       “Bacanje kamena s ramena” – Lanciare della pietra dalla spalla. È un gioco più per gli uomini adulti che per i bambini. La pietra si lancia dalla spalla da un posto determinato oppure correndo tra la linea segnata. Quando la pietra cade per la terra l’uomo più vecchio tra i giocatori e spettatori misura fino a che distanza l’hanno lanciata. Quello che passa la linea disegnata o lancia la pietra fuori dallo spazio previsto, è squalificato. La pietra più allontanata rende i punti al giocatore.

       “Igra klipa” – Il gioco del stantuffo. Lo giocano due giocatori. Loro sono seduti per la terra e con le gambe stese si sorreggono. Si prendono per le mani e provano ad alzare l’amico. Quello che riesce il primo ad alzare quell’altro è il vincitore.

       “Igra tikava” – Il gioco degli zucchi. Si gioca in gruppo. Uno dei giocatori appella gli altri dandogli i numeri, indicando dal numero uno. Quando tutti si sono seduti il principe del gioco comincia con queste parole “Io pianto una zucca, mi crescono tre”. Poi il giocatore con il numero tre si alza e chiede “Perché tre?” e il principe chiede “E quanto vuoi tu?”. Il numero tre risponde qualcosa, per esempio”Io voglio cinque” e adesso si deve alzare il giocatore con il numero cinque. Adesso lui chiede”Perché cinque?” e cosi si gioca fino a quando qualcuno non sbaglia. Il giocatore che sbaglia va fuori dal gioco e lascia qualcosa al suo compagno(capello, accendisigari ecc.).Quando restano solo due giocatori tutte queste cose si mettono insieme. Uno dei giocatori prende una di queste cose e chiede all’altro”Che cosa fa questa cosa?”. L’altro giocatore è il giudice che gli da un compito da fare, per esempio baciare qualcuno dal pubblico o dire qualcosa di buffo. Se la persona di chi è questa cosa non esegue il compito, questo resta al giudice.

       “Corava baka” – La nonna cieca. Si gioca nello spazio chiuso. Prendono parte numerosi giocatori. A uno dei giocatori coprono gli occhi e altri si sbrancano da tutte le parti. La nonna cieca li cerca dappertutto e quando prende qualcuno, senza togliere la fasciatura deve riconoscerlo. Se lo riconosce toglie la fasciatura e lui( o lei ) diventa la nonna cieca.

       “Neka bije” – Che picchi! .Si gioca all’aria aperta, di solito su un prato. Per il gioco bisogna avere una palla. Gli amici scelgono i nomi che porteranno durante il gioco. Questi sono di solito i nomi degli stati. Uno dei giocatori sa tutti i nomi e sta a parte degli altri. Gli altri giocatori si avvicinano alla palla che sta in centro.Allora quello che sa i nomi di tutti i giocatori dice: “Che picchi, che picchi..” e dice il nome. Tutti si danno alla fuga e quello che è stato nominato prende subito la palla e colpisce il più vicino con essa. Se non colpisce nessuno cade fuori dal gioco.

       “Ide maca oko tebe” – Il gattino va intorno a te. Si può giocare sia a casa sia fuori, dipende da quanti ragazzi lo giocano. I bambini fanno il circo e si accoccolano. La persona che è il gattino gira intorno a loro e canta “Il gattino va intorno a te, stai attento che non ti graffia, guarda topolino, non essere cieco”. Nel fratempo lascia un fazzoletto dietro uno dei giocatori però così che lui non la vede. Se il gattino riesce a fare il giro pieno prima che loro si accorgono dov’è il fazzoletto, rimane il gattino. Se, invece il giocatore dietro di chi si trova il fazzoletto lo vede deve toccare il gattino con questo fazzoletto e cosi lui diventa il gattino.

       “Zuca” – Il ronzio. È un gioco semplice che giocano tanti giocatori. Uno dei giocatori volta le spalla agli altri e pone la mano destra sulla spalla sinistra così che il palmo e voltato verso i giocatori. Loro girano intorno a lui e ronzano. In un momento qualcuno lo picchia sul palmo però tutti continuano a ronzare e lui deve indovinare chi l’ha picchiato. Se riesce in questo, scambiano ì ruoli, se no, il gioco continua cosi.

       “Jeleckinje-barjackinje” – è un gioco interessante. Lo giocano molti giocatori che si dividono in due gruppi e si tengono per le mani. I gruppi sono a distanza di una decina di metri. Il primo gruppo sceglie un giocatore dall’altro gruppo, che deve correre e provare a farsi largo e entrare nel circo dell’altro gruppo. Se non riesce rimane con loro. Se, invece, ce la fa, sceglie un loro giocatore e torna dal suo gruppo. Vince il gruppo che alla fine rimane con più giocatori.

       Ecco, abbiamo provato di mostrare come si sono divertiti i ragazzi una volta, certo, questa è solo una piccola parte del tesoro di fantasia dei bambini. Ogni famiglia, ogni via, ogni gruppo ha avuto i suoi giochi preferiti. Forse noi potremmo provarli qualche volta. Forse ci divertiremmo più che con tutto questo che abbiamo oggi.