1°PREMIO

motto CARABÈL                                                  

Classe I - Martina Matijašić, Paola Sertić,

Classe II - Antonia Pertić, Carlos Sepić, Iris Kljiaić, Melissa Boccali, Paolo Biloslavo,

                     Classe III - Adriana Parma, Nensy Damiani,

        Classe IV - Ariana Biloslavo, Marko Pertić, Paola Matijašić,

                                                                                       Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie, sez. perif. Momiano

                                                                                                                        Insegnanti Marino Dussich, Serena Kljiaić
 

Motivazione: uno splendido lavoro di ricerca sul campo, da far invidia ad esperti etnologi, quello dei piccoli scolari di Momiano. Uno studio  che ci offre uno spaccato delle arti e mestieri che una volta riempivano di vita la piccola cittadina istriana di Buie. Stupende le foto e godibili i disegni. Che dire di più?? Bravi fioi !!

Sartoria de siòra Catina: il sarto all'opera con un gruppo di lavoratori e apprendisti (Buie, 1935)

Un'idea per un concorso
Le idee non nascono per caso, non nascono neppure quando vuoi, ma crescono lentamente. Però che da questo concorso sarebbe nata l'idea per questa ricerca, ci crediamo solo noi.
Già, infatti "L'attività e il lavoro dei nostri nonni" ci porta indietro nel tempo, quando i nostri nonni, bisnonni... si ingegnavano nel fare tutto, diventando degli ottimi artièri. Peccato però che se ne stiano andando sulla punta dei piedi...
L'artigianato è un'attività preziosa che si tramanda da secoli e dura nel tempo e si esprime nel suo lavoro con forme antiche, ma molto eleganti e decorative.                                           
                                                                     Nensy

La ricerca si basa sull'intervista a mio nonno Lucio Celega (1942) e a mia bisnonna Luigia Celega (1917).
Da loro abbiamo richiesto di raccontarci il lavoro artigianale di una volta a Buie e, su indicazione dei nostri maestri Marino e Serena, lo stesso attraverso i soprannomi.
Perché dai soprannomi? Ma perché, a Buie, come del resto in tutta la regione, si riscontra nelle tradizioni e nei costumi, l'uso dei soprannomi, cioè dei nomignoli che venivano, e vengono, affibbiati per caso o per vari motivi. A noi interessavano quei soprannomi che si davano alle famiglie dal mestiere del capofamiglia, trasmesso di solito di padre in figlio. Dopo l'intervista, il materiale è stato elaborato in classe e approfondito con disegni e note.
                                                                    Iris


 

Ci siamo rivolti a! sig. Lucio e a sua mamma Luigia, un'età veneranda, ma con tanti lucidi e precisi ricordi delle contrade di Buie, per trovare le risposte alle nostre domande e. che riteniamo doveroso ricordare la ricchissima storia passala e presente della laboriosità dei buesi, nella quale arti  e mestieri hanno costantemente attinto dalla cultura popolare.

Le risposte ci venivano presentate In gran parte nella parlata tstroveneta di Buie, e per onorare questa parlata, certe parole abbiamo ritenuto doveroso riportarle,  naturalmente con alla fine un glossarietto con i rispettivi significati.

 Domanda: Quali erano i mestieri a Buie?


Risposta: La maggior parte degli abitanti si dedicava alla campagna, ma pure le botéghe dei artièrti erano motto fiorenti C'erano moltissimi calighèri,  fàbrti,  marangóni , botéri, caljerèri,, sartòri, bastèri,  tajapièra, marsèri...  come pure gli artigiani ambulanti per eccellenza: ombrelèri,  i gùa...


 Domanda: Quale contrada aveva un maggior numero di botteghe artigianale


Risposta: La contrada di S. Giacomo, che comprendeva S Giacomo, sóto S. Gtócomo e la  Piaseta aveva: una stala par cavèi; do calighèri, un molin. do magasini par le pèli, un fàbro, un rnagasìn de tòle col marangón, do sartòri, una botèga de sóje, un caljerèr e un gelater.

 In Vila, dove fa parte Vila, la Tore, Crosèra, la córte de Ròsa, la córte dèla Pitòra, su de S. Martin, S. Leonàrdo picolo e la contrada Vièna, c'erano do botéghe de calighèri e  una botèga de marseria.

Cornio, comprendente la córte de Mocòr, Santa Cróse, strada Lònga.el Piasàl, le Cagaròte, la córte de Tonina. la canisela e drio le càse, aveva un tòrcio  fàto girar còi cavai, un bastér, un fornér e un tesidòr .

In Piàsa dèle èrbe. Invece cìerano tre calighèri, un barbièr, una spesiaria. un fornér e una botèga de greparia.

In Piàsa le pòrte, che è una contrada non appartenente ai rioni già citati,. ma che fa parte del nucleo cittadino, si trovava una botèga de òri e relòi, una de mastéi; brènte e tamisi, una de greparia e una magnativa.

A Lama, della quale fa parte so de Lama, sóto el Vólto s0 de Santa Orsola, Santa Orsola e so de Cararà, c'erano tante botteghe e rivendite di dòlsi, capei, pan. stòfe, scarpe. pèli, poi cera un bastàjo. una becaria,- una barbieria, un gelatèr e altre.

Sant'Antonio, contrada sita fuori dall'abitato, aveva el fàbro e la Cantina sociàl. dove lavoravano molti botèri.

Infine alla Stasiòn, che pure si trova fuori dall'abitato, c'era II fàbro e un molin.

Domanda_ Siccome ci avete citato tante botteghe artigianali dello stesso tipo, come si distinguevano le une dalle altre?

Risposta: Facilmente con l'uso dei soprannomi. Ad esempio, se sull'insegna di un caligher c'era scritto CALZOLAIO - BRONDOLO, si diceva "Vago de Caligaro a metar el taco" e così via di seguito.
Marco, Paola, Ariana


     

Artigiani e garzoni con i grembiuli da lavoro appena usciti dalle botteghe (Buie, 1890)

        

  

 

 

   LAM

  Lama- So par Làma

Il cocchiere - chi possiede dei cavalli fa anche la professione
di cocchiere. Ha dei carri per il trasporto di materiali e delle
carrozze per il trasporto di passeggeri. Chi lo chiama fa da taxi. Antonia