PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO

 Elementari 

 motto TUTTI LAVORANO, ANCHE NOI  
    
                            
Rozana Babić, Klementina Balde, Andrea Biasiol, 
Marina Banković, Fides Božac, Katja Božinović, 
Matea Divković, Laura Dalle Nogare, Nora Đurić, Noella Frković, Marko Ghiraldo, Jan Hušak, Luka Jelčić, Debora Kalebić,
  Mario Kučinar, Anton Macan, Alex Mihajlović, Paola Mušković, Roberta Pavlin, Fabio Sošić, Sky Spahić, Jean Michel Tromba, 
Ellen Vidović, Antonia Vojvodić, Aldo Zahtila,

                                        Classe III Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

       Insegnante Rosanna Biasiol Babić

  Motivazione:
 il viaggio negli antichi mestieri compiuto dai bambini di III elementare di Pola ci ha condotti  " alla ricerca del tempo perduto " e ha prodotto un affresco in cui si fondono gradevolmente passato e presente: foto sbiadite color seppia e vivaci immagini di begli scolaretti dallo sguardo vivace; attrezzi ed utensili dei nonni, da guardare con tenerezza e nostalgia, affiancati a realtà lavorative odierne; spiegazioni accurate di qualcosa che non c' è più, ma che grazie a questo elaborato si stampa di nuovo nei nostri occhi e nei nostri cuori. Anche i bambini possono insegnare qualcosa agli adulti . . .

       

Un ragazzo svogliatello

fu chiamato somarello.

Ma un somaro che l’intese,

fortemente se ne offese

e adirato gli ragliò: "Io lavoro ma tu no!"

L’attività e il lavoro dei nonni

 

Dopo aver intervistato qualche nonno e visitato alcune botteghe artigianali, dove gli artigiani ci hanno raccontato del loro lavoro, abbiamo constatato che negli ultimi decenni sono avvenuti grandi cambiamenti. Infatti si è sviluppata l’industria e sono stati aperti i grandi centri commerciali. Molte officine e negozi artigianali si possono ammirare anche nei musei e vengono allestiti proprio perché si ritiene siano in via di estinzione.

Scopriamo che quando i nonni erano giovani lungo le vie, al pianoterra delle case, c’erano tante botteghe artigianali. C’erano lattonieri"bandai", tornitori, fabbri che facevano o riparavano tante cose in metallo: grondaie, caldaie, cancelli, catene, serrature e chiavi,attrezzi da lavoro e altro.

        

 

Nelle fucine la fiamma riscaldava il ferro che battuto sull’incudine veniva trasformato nell’oggetto voluto. Oggi tutto ciò che serve si acquista pronto nei negozi di ferramenta.

Molte erano le botteghe degli stagnai che riparavano con pazienza i buchi delle pentole, delle caldaie, dei paioli. Saldavano manichi e riparavano i coperchi. Così le massaie erano contente. Oggi essi sono spariti perché pentole, vasellame, utensili e altro sono fatti con materiali che se danneggiati devono venir buttati.

Un alunno ha portato la sua ricerca sul mestiere del muratore che viene praticato nella sua famiglia. Dice che è un lavoro molto difficile. Il muratore lavora tanto soprattutto durante la bella stagione e non ha mai tregua. Tanti sono i lavori eseguiti dal muratore. La costruzione di una casa richiede precisione, conoscenza dei materiali, abilità e forza fisica.

Accanto al muratore lavorano, oggi come nel passato, tanti altri operai edili: carpentieri in legno e in ferro , piastrellisti, scalpellini e tanti altri.

Oggi il lavoro è facilitato dalle betoniere e dalle gru ma un tempo tutto veniva fatto a forza di braccia. Allora sì che si poteva dire che il lavoro del muratore era davvero pesante.

       


Un’alunna ci porta la fotografia del nonno che faceva l’imbianchino.

Quaranta- cinquant’anni fa i muri s’ imbiancavano con la calce. La calce si preparava nelle vasche o nelle grandi botti e quindi spenta era pronta per essere usata. Prima di tutto le pareti venivano pulite dal vecchio intonaco con le spatole e venivano lisciate. Poi le fessure si riempivano col gesso da presa. Su richiesta degli inquilini sulle pareti si facevano diversi disegni. Si facevano con i rulli che avevano vari motivi in rilievo, oppure per mezzo degli stampi. Quando si usavano i rulli, nelle vernice adoperata, si aggiungevano alcuni albumi e sulle pareti, alla fine, si spruzzava del latte.

Anni dopo tutto è diventato più facile perché si potevano adoperare materiali gi{ pronti per l’uso. Invece dei larghi pennelli "masoche" oggi si usano rulli morbidi di varia grandezza e pennelli che facilitano il lavoro.

Oggi anche la moda è cambiata. Pochi usano tirare il "filetto" per dividere il colore della parete da quello del soffitto e rari sono coloro che ornano le pareti con i motivi dei rulli o con gli stampi.

              

Tante erano le falegnamerie. Da lontano si udiva lo stridere della sega che tagliava il legno e che il falegname " marangon" trasformava nelle cose più svariate: mobili, porte, griglie, tavole e mastelli per il bucato, banchi, cassapanche ecc…

Ciò che doveva essere riparato usciva dalle mani del falegname più che nuovo.

Anche gli impagliatori di seggiole e poltrone avevano molto lavoro. Con paglia, vimini e altro materiale facevano pure cestini, scatole, cesti.

     


Abbiamo intervistato il calzolaio che ci ha mostrato tutti i suoi arnesi.

Ci racconta che ha sempre tanto lavoro per riparare le scarpe e rifare tacchi e suole. Con la macchina da cucire che è molto robusta ripara teloni, cartelle, borse, borsette cinture.
Abbiamo anche visitato l’antica bottega di un modellista calzolaio che faceva dapprima il disegno delle scarpe nuove, sceglieva le pelli e le creava.
Dalla ricerca fatta da un alunno risulta che il mestiere del calzolaio è molto antico e che i ciabattini riparavano le scarpe usando il martello, i chiodini, il filo resistente, l’ago curvo. Oggi nelle fabbriche ci sono macchine moderne più produttive. Le donne per lo più cuciono a macchina le tomaie, mentre gli uomini fanno un lavoro più pesante con le forme e le macchine pressanti. Fino a pochi anni fa a Pola c’era il calzaturificio dove hanno lavorato molti polesani.

   

 

Vicino ai "Giardini"c’è da lunga data una barbieria. L’abbiamo visitata e intervistato il proprietario Ferruccio Poles. E’ rimasta una barbieria tipica. Il barbiere ci dice di aver imparato il mestiere da suo padre ed è contento di continuare una passione di famiglia.

  


Abbiamo visitato pure una vecchia orologeria ai "Giardini" un tempo di proprietà del conosciuto orologiaio Modrussan.

L’attuale proprietario ci ha accolto gentilmente nell’angusto locale e ci ha spiegato che oggi il lavoro dell’orologiaio è cambiato tantissimo. Ormai non ci sono quasi più le vecchie sveglie e gli orologi con la molla e con gli ingranaggi da riparare perché per lo più ora funzionano a batteria. Pertanto le necessità delle persone sono cambiate e pure gli arnesi da lavoro. Resta però indispensabile l’occhialino per l’ingrandimento.

In città numerose sono le oreficerie. Il loro ruolo è cambiato perché ora gli orafi vendono i vari gioielli fatti nelle fabbriche e al più eseguono piccole riparazioni . Una volta invece gli orefici facevano gli oggetti preziosi e li cesellavano.

         


Numerose erano le sarte. Ricercate soprattutto quelle "di bianco" che confezionavano biancheria intima e da letto. Bellissime erano le lenzuola con incastonati pizzi e merletti.

Anche le ricamatrici facevano dei bei ricami a mano o a macchina. Decoravano la biancheria, gli asciugamani, le tovaglie e tovaglioli con monogrammi e altri ornamenti. Le rammendatrici poi con perfezione rendevano invisibili gli strappi.

    

Molto apprezzato era il lavoro del sarti : da uomo, da donna nonché quello delle camiciaie che confezionavano su misura.

Ai clienti si prendevano le misure, ed in base al modello scelto venivano tagliati, imbastiti e messi in prova i vestiti. Alla fine venivano cuciti con le macchine da cucire a pedale.

Oggi, con le macchine elettriche le sarte si stancano meno. Questo lavoro è sempre molto ricercato perché le sarte sono poche, e la gente acquista abiti già confezionati.

   


Le lavatrici hanno sostituito il faticoso lavoro delle lavandaie che con il sapone e la cenere bollita facevano il bucato per tante famiglie.

Molti ricordano la magliaia signora "Rossi" che nei pressi del mercato cittadino aveva il laboratorio di maglieria dove su ordinazione oltre a capi in lana venivano confezionati anche bottoni di varie forme e dai svariati colori.

Una nonna che confeziona le maglie racconta che la lana viene ricavata dal pelo di tanti animali soprattutto da quello delle pecore. La lana tagliata viene poi lavata e tinta. Si può colorare con tinte naturali di fiori, foglie e piante. Ad esempio le foglie del castagno danno il color marrone, mentre le bucce delle cipolle danno il rosso. La lana si fila e si ottiene il filo. Le magliaie possono fare di tutto a partire dai berretti, sciarpe, maglie, pullover, calze. Si possono fare anche le coperte, le borse, i guanti e tante altre cose. Oggi la lana pura si usa molto meno ma viene mescolata con materiali sintetici. Molte polesane hanno lavorato e lavorano tutt’ora nel maglificio polese "Arena"dove si creano indumenti di lana di alta moda.

Con la lana lavoravano anche le materassaie "stramasere" che facevano o rifacevano materassi. Oggi sono rarissime perché tutti hanno i materassi e cuscini in lattice o di gommapiuma.

 

 

Un tempo vicino all’arena di Pola e oggi in centro c’è la bottega dell’arrotino "gua". Una volta le scintille della mola saltavano mentre venivano affilati coltelli, forbici, falcetti e "britole". Anche questo lavoro si è modernizzato.

Vicino alla nostra scuola c’è l’ufficio degli spazzacamini. Siamo felici di incontrarli perché si crede che portino fortuna. Ce ne sono di meno che nel passato perché ora si cucina e ci si scalda non solo con il fuoco a legna o a carbone ma con la corrente elettrica e con il gas. Muniti di scaletta, paletta, spazzola e spazzolone metallico andavano a spazzare i camini. Il carbone per le stufe arrivava dalle miniere. Un alunno racconta del suo bisnonno Martin minatore che ha lavorato nella miniera di Arsia. Faceva un lavoro molto gravoso e pericoloso, in spazi ristretti, pieni di polvere, con temperature elevate e forte rumore.

Qualcuno lavorava anche nelle cave di silice.

 

Se la fuliggine dei camini si incendiava erano indispensabili i pompieri che a Pola hanno antica tradizione.

Un’alunna racconta dell’attività dei vigili del fuoco e del loro faticoso ma prezioso lavoro. Non è facile essere un pompiere ma almeno oggi le autocisterne e le attrezzature sono molto più moderne. Anche lei fa parte del gruppo giovanile dei vigili del fuoco che si adopera a insegnare alle giovani generazioni le regole per difendere l’ambiente dagli incendi.

 

 

 

 

Un’altra alunna scrive del lavoro del suo nonno che faceva il postino cinquanta’ anni fa. Le ha raccontato come consegnava le lettere e le ritirava al mittente. Era veramente difficile distribuire la posta perché a quei tempi non c’erano i motorini, ma i postini dovevano pedalare anche per lunghi 40 km per consegnare le lettere alle persone che vivevano nei paesi più distanti. Le strade non erano asfaltate ma piene di sassolini , buchi e pozzanghere.

Se succedeva di bucare una ruota nessuno veniva a prenderli, ma dovevano spingere la bicicletta e farsi tutto il percorso a piedi. La gente non si recava all’ufficio postale per inviare direttamente la lettera, ma la consegnava al postino quando lo incontravano in paese e poi lui la portava in posta. L’unica cosa che non è cambiata sono i cani che continuano ad abbaiare e a inseguire i poveri portalettere.

 

 

 

 

C’erano in città numerose officine per la riparazione delle biciclette. C’era sempre un gran via vai perché molti avevano la bici per recarsi al lavoro, per spostarsi in città e fuori e per praticare lo sport.

Spesso le gomme perdevano l’aria e chi non aveva il mastice o le "pezzette" di gomma dovevano rivolgersi al meccanico. Se la catena usciva dal posto o si rompevano i freni o il fanalino si doveva andare in "officina". Oggi sono numerose le officine degli automeccanici.

 

 

 

Di fronte alla nostra scuola si espande un buon profumo di pane. Il fornaio fa il pane di varie forme. Il suo lavoro è sì notturno ma molto più facile di un tempo. Nel passato il fornaio faceva l’impasto a mano, modellava diverse forme e lo cuoceva nei forni a legna: Oggi l’impasto con farina, acqua, lievito e sale viene mescolato nelle impastatrici e cotto nei grandi forni elettrici.

 

 

Siamo andati al mercato cittadino. Qui abbiamo visto le "venderigole" all’opera. Sono le donne che vendono gli ortaggi e la frutta di loro proprietà. Abbiamo visitato anche la pescheria dove si vendono tante varietà di pesci e molluschi perché Pola è una città di mare. Dal mandracchio quotidianamente partono le barche dei pescatori e dal porto mercantile i grandi pescherecci.
Il macellaio ci ha parlato dei vari tagli della carne e ci ha mostrato i vari tipi di coltelli e di tutto ciò che si trova in una moderna macelleria. L’insegnante ci ha raccontato della dura vita dei macellai d’ un tempo i quali si dovevano alzare all’alba per recarsi al macello per prelevare la carne e poi preparare i pezzi da vendere. Certe volte dovevano recarsi da soli a procurare l’animale da macellare.

 

 

Un alunno racconta del suo bisnonno Virgilio Giuricin che è un noto fotografo.

Lui nella sua lunga attività artistica ha presentato 112 mostre personali in tutto il mondo. Il nonno Virgilio è membro di molte associazioni artistiche come l’ Associazione croata degli Artisti d’ Arte Applicata (ULUPUH), la Federazione Internazionale de l’Art Photographique (FIAP) ecc.. E’ il fondatore della Photo Art Gallery ("Batana") di Rovigno e del progetto dell’Arte fotografica "Mundial Fotofestival"

Ci narra che il lavoro del fotografo è molto interessante perché fa molti viaggi con la macchina fotografica in mano e fa delle bellissime foto. Uno dei suoi ultimi viaggi è quello in Cina dove ha fotografato la gente e luoghi bellissimi. Però le foto a lui più care sono quelle scattate in Istria.

 

 

Pola è ed era la città dei canterini. Siccome la tecnologia è entrata anche tra le mura del cantiere "Scoglio olivi" anche lì molti mestieri si sono trasformati nel tempo e gli operai hanno un lavoro più leggero.

Un alunno racconta del lavoro di suo nonno saldatore che ci ha ben descritto il funzionamento della saldatrice. Narra che un tempo questo lavoro era molto difficile. Ora ci sono saldatrici più efficienti. E’ necessario però evitare le scariche ad alto voltaggio per non bruciarsi e tenere le punte di rame pulite per ottenere delle saldature esatte necessarie per la buona realizzazione del progetto. Per gran parte dei lavori dei canterini la tecnologia ( soprattutto i computer, i laser le elettrocalamite) ha facilitato la loro attività.


Anche nel cementificio e nella fabbrica del vetro hanno trovato lavoro e lavorano tutt’ora molti polesani. Tante fabbriche ormai sono sparite e ci sono solo nei ricordi delle persone anziane. Non c’è più la fabbrica tabacchi a Pola, non c’è neppure la fabbrica lucchetti e neppure quella per la fabbricazione delle monture militari.
Anche tanti altri mestieri si sono estinti.
Non c’è più la bottega dell’ombrellaio che riparava gli ombrelli. L’ombrellaio come anche l’arrotino andava per i paesi vicini a porgere i suoi servizi. Non si vedono più le levatrici con le loro borse che si recavano nelle case per aiutare a venire al mondo tanti neonati. Oggi i bambini nascono all’ospedale. Anche le antiche osterie si sono trasformate e così è scomparsa la classica figura dell’oste. Esistono oggi i caffè bar, ristoranti e trattorie più raffinate. Non ci sono più. i lampionai, i vetturini, i carrai, i maniscalchi, le "saldamere" i tranvieri e tanti altri. In compenso ci sono mestieri nuovi: tecnici informatici, conduttori televisivi, imprenditori, addetti ai call-center, tecnici ecologisti, nutrizionisti ecc.
 

E’ stato comunque bello conoscere meglio le attività dei nostri nonni, nonché di scoprire attraverso le botteghe artigianali tante cose interessanti . Abbiamo scoperto che ogni lavoro è bello e piace se viene fatto con amore e con impegno.


Medie Superiori

 motto NIHAL                                                                                    

Dea Nicoletta Continolo    
                                                                    
Classe I Liceo Generale 
 
Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

                                                                                Insegnante Marisa Slanina

 Motivazione: le consegne, rispettate diligentemente, rispecchiano animo sensibile e capacità di comprensione delle tematiche. La competenza linguistica evidenziata è di buon livello e funzionale allo svolgimento dell'elaborato. Per la maturità messa in luce, la commissione della Mailing List Histria dichiara concordemente che è un bel lavoro.

 TRACCE DI ITALIANITÀ NEL TERRITORIO IN CUI VIVO 

Tracce? No, qui a Pola dove vivo non ci sono "tracce" di italianità. Ci sono segni indelebili e inconfutabili di italianità, scritte e incisioni su pietra ormai fossilizzate, e su altre profumano ancora di Serenissima.

Ad un occhio attento appare immediata la struttura viaria della città di Pola (cardo e decumano), romana doc. Sorge su sette colli i cui nomi di battesimo sono rimasti invariati: Paradiso, Zaro, Serpo, S. Giorgio, Magno, Monvidal e Monte Ghiro. Su quest'ultimo (ironia della sorte) si trova il cimitero cittadino che, dopo la perdita di mio nonno e dei bisnonni, frequento spesso. Non è certo il massimo del divertimento girovagare per il cimitero, ma per me equivale alla ... visita ad un museo. Tanti, tantissimi i nomi e cognomi italiani che dal 1800 circa riposano in pace: Volpi, Schiffini, Quaranta, Gasperini, Rovis, Lodes, Rossi, Antonelli, Cernecca...

Molte tombe di famiglia hanno incisi epigrafi in italiano. Triste sì, ma sono prove scritte di italianità.

Adoro passeggiare per la via Sergia nella quale sfociano, a mo' di rii silenziosi, vicoli e clivi che vanno a confluire in piazza Foro dove, accanto al maestoso tempio d'Augusto, si trova il Municipio di epoca medievale sulla cui facciata è incisa una scritta in italiano volgare con la quale si proibiva, nel XV secolo, il taglio di boschi e pascoli a Sissano, Mormoran e Carnizza. Proseguendo, si incontrano alcuni edifici prettamente veneziani, con le caratteristiche bifore... Il tredicesimo doge nacque a Pola nei primi anni dell'VIII secolo: Pietro Tradonico.

Anche la toponomastica non scherza: via Rizzi, Besenghi, Flavia, Muzio, Giardini, Menacio Prisco, Dei Vitrei, parco Valeria, via Sissano, Medolino, Promontore. Ci sono poi i quartieri di Veruda, Siana, Stoia. L'origine di Veruda pare sia preromanica, quella di Siana è legata alla storia dei Castropola, signori di Pola nel XIII secolo, che regalarono il vasto terreno boschivo alla comunità Salesiana, da cui "bosco Siana". Stoia, invece, che ai tempi che furono, era piena zeppa di giunchi e canne di bambù (ce ne sono ancora), dovrebbe il suo nome all'etimo latino "stor-ia" con cui si intendeva "l'intrecciatura di paglia, giunchi e canne".

Molti sono gli edifici di pubblica amministrazione nati durante il ventennio fascista. Sono inconfutabili perché l'architettura del periodo tolse l'angolo retto, per cui le costruzioni hanno forma arrotondata. Gli elementi della facciata presentano i segni grafici di una "M" tradotta poi in elementi architettonici. Questi palazzi sono tutt'ora stupendi, nonostante ricordino un periodo di storia travagliata. Infatti, il palazzo della posta è inserito nella lista dei monumenti da tutelare.

Se vado a fare un giro nei paesi limitrofi (Sissano, Fasana, Gallesano), mi è possibile ancora adesso notare delle scritte in italiano su alcune costruzioni che attestano, seppur attraversate dagli eventi dei tempi, che lì si è fermata l'italianità.Mi piace molto passeggiare a Lungomare, a Verudella, oppure per il mercato cittadino: tendendo l'orecchio sento l'inconfondibile parlata istroveneta tra diverse persone, e non sono proprio tutte "anziane"... io lo parlo con le mie amiche, coi miei. Comunque, mi manca tanto mio nonno... mi faceva sempre sorridere quando se ne veniva con dei proverbi pescati chissà dove e usava dire spesso a mia nonna, gran chiacchierona: "Ciàcole no fa fritole". Lei rispondeva: "Ma sì, sì... ogni pignata trova el suo covercio".

Ricordo ancora una canzonetta che usava canticchiare a me e ai miei fratelli per tenerci tranquilli, sino a qualche anno fa:

"Sulle mura dell'Arena,
costruita dai Romani,
chiama dolce la sirena,
a raccolta gli istriani.

Io di Giulia son figliuolo
era Augusto il mio Signor
il pensiero e la parola
dei Latini serbo ancor."

 Rimango molto perplessa quando, passeggiando per la città, mi accorgo di tutte queste ricchezze che, se valorizzate, apporterebbero vantaggi per tutti, ma soprattutto per la mia città che riemergerebbe dalle tenebre in cui si è trovata catapultata.