ALTRI TEMI PARTECIPANTI 2017 ELEMENTARI

 15° CONCORSO MAILING LIST HISTRIA 2017

FOGLIO 1 - ML H – Elementari – Lavori individuali  – Categoria “ a “, sottocategoria “ 1 “

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motto CATERINA             Caterina Napoletano  

   Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                        Insegnante: Marianna Jelicich Buić                   
 
Mia trisnonna Caterina

Un giorno andai a pranzo dalla nonna, entrai in casa e gridando dissi: “Ei, nona, xe pronto el pranso? ”. Lei rispose: “Sì, picia mia, te go fato brodo, carne apanada e patate... e se no ti sa, se saluda quando se vien dentro”. Mi sedetti e iniziai a mangiare, poi ironicamente dissi: “Mama mia, che specialità”. La nonna sentendomi, mi rimproverò: “Facile ti che te ordini el pranzo, ma mia nona a mi la me dava cosa che la gaveva.” La cosa mi interessò e quindi chiesi a mia nonna di raccontarmi di sua nonna, cioè mia trisnonna Caterina …

Caterina Benolich era nata nel 1887. Rimase vedova a quarantadue anni con otto figli perché in quel tempo, con le scarse cure mediche e la povertà, suo marito morì di polmonite. Con grandi sacrifici, nonna Caterina riuscì a far crescere i suoi figli, anche grazie al loro stesso aiuto. Una figlia, alla giovane età di 10 anni, fu mandata a servire a Trieste; un’altra lavorava a casa del prete, i maschi si sacrificavano in campagna. Dai racconti di mia nonna posso concludere che mia bisnonna era una donna forte, laboriosa, coraggiosa e che la vita la costrinse a fare molti sacrifici che, vedendo poi i propri figli felici, furono ripagati. Il suo più grande orgoglio erano i suoi figli e nipoti. Nel periodo delle feste le piaceva preparare la pasta fatta in casa che poi dava alle figlie e alle nuore. Quando la domenica dopo la messa si andava da lei, tutta la casa profumava delle specialità che preparava. Le volte in cui mia nonna non restava per pranzo da sua nonna o quando il pranzo non era ancore pronto, sua nonna le dava “capuzi garbi” non ancora pronti sul pane. Per mia nonna questo era la cosa più buona in assoluto. Mia nonna mi disse anche che voleva un sacco di bene a sua nonna e che la trattava molto meglio di come noi nuove generazioni trattiamo le nostre nonne.

Mia trisnonna Caterina morì nel 1971 di vecchiaia.

Quando mia nonna finì di raccontarmi questa storia, mi dispiacque di non aver mai conosciuto mia trisnonna. Da quel giorno capì che forse, alcune volte, dovrei comportarmi meglio con mia nonna perché, nonostante tutto, le nonne sono sempre nonne.


motto JOAN          Joan Marfan  

   Classe VI Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                        Insegnante: Marianna Jelicich Buić    

Una pagina bianca da riempire con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passatempi,  e con le tue amicizie 

IL MIO PICCOLO MONDO

Fin da quando ero piccola, la mia passione è sempre stata la stessa e credo non cambierà più. Sono sempre stata appassionata della natura, in tutte le sue forme e in tutti i suoi particolari. I tramonti sul mare sono da sempre i miei preferiti e amo il mare con tutte le sue qualità.

Come si sarà capito, sto parlando della fotografia; il mio passatempo preferito. Il mio vero interesse è sempre stato quello di fotografare. Amo fare foto, mi rilassa e mi rende libera e felice fin da quando ho scoperto questo mondo.

Visto che già da piccola ero molto determinata, quando i miei genitori si accorsero di questa mia passione, decisero di farmi un regalo speciale e mi comprarono la mia prima macchina fotografica. Era una di quelle macchine fotografiche semplici: ricordo ancora che era blu e che me la regalarono per il mio settimo compleanno. Quando me la diedero, scoppiai di gioia, ero felicissima!

Da quel giorno me la portai sempre con me: in ogni gita, a ogni compleanno, dappertutto. Sono considerata la "fotografa" di ogni compleanno e persino le insegnanti delle elementari sapevano di poter contare su di me per fare delle belle foto durante le gite e le uscite.

Quando, due anni dopo, la macchina fotografica si ruppe, ricordo che piansi per tutto il giorno. Per fortuna però, a Natale ricevetti una macchina fotografica nuova: era rossa e ce l'ho tutt'ora. Anche questa ha fatto centinaia di scatti, tra tutte le gite e i compleanni a cui ho partecipato.

Ora sto programmando di comprarmene una nuova, una di quelle un po' più professionali e più attrezzate. La comprerò con i soldini che sto risparmiando appositamente per questo. Sono molto fiera di me e della mia scelta perché non è stato facile decidere su come investire questi soldi, visto che la macchina fotografica che ha scelto non costa poco e sono veramente coraggiosa a volermela comperare da sola, ma sono sicura di essere sulla buona strada.

Quando qualcuno mi chiede che cosa voglio fare da grande non esito a rispondere che voglio fare la fotografa. Credo che non si guadagni tantissimo facendo questo lavoro, né che si possa diventare famosi facendo questo mestiere, ma questa è la mia passione più grande e non ne farò mai a meno.

Credo che il bello della vita sia fare ciò che si desidera e che ci piace, e non andare a fare un lavoro solamente per il guadagno.

Il mio piccolo mondo si trova in una macchina fotografica, che cattura le meraviglie e le gioie della vita, perché le foto rimangono così come vengono scattate anche se poi le cose cambiano: è questo quello che mi piace.

                 
motto MRAU               Alex Mrau  

  Classe VI  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                         Insegnante: Marianna Jelicich Buić        

IN RIVA AL MARE

Alla mattina presto mi sono alzata per passeggiare in riva al mare. Avevo sentito dire che era uno spettacolo bellissimo e volevo viverlo anch’io.

Passeggiando vicino al mare, in lontananza si stava alzando il sole. Con la con la sua nascita il mare ha iniziato ad assumere colori indescrivibili. Il panorama era fantastico, ne sono rimasta impressionata. Ho preso la macchina fotografica perché dovevo assolutamente immortalare questo spettacolo. Si vedevano le barche e i pescatori intenti a pescare. In riva al mare c’era qualche passante, alcuni portavano a passeggio i cani che correvano felici. Attorno a me non c’era il rumore caotico della città, ma solo il mormorio del mare e le risatine dei passanti. Mi sentivo felice in quel momento, passeggiando per la sabbia e cercando conchiglie con lo sguardo.

Sono ritornata a casa con un po’ più ricca e più consapevole di me stessa. Tutta contenta ho mostrato le foto ai miei genitori perché volevo condividere con loro, almeno in parte, quello che ho vissuto in riva al mare quella mattina.

motto ELIAN              Elian Conti  

  Classe V  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                         Insegnante: Marianna Jelicich Buić      

 

La città sugli alberi

Io vivo in una città sugli alberi che si chiama Troncolandia. I cittadini di questa città si muovono su dei ponti di legno che collegano le abitazioni, e se queste sono lontane, prendono la funivia per raggiungerle. La città è alimentata da corrente elettrica di origine solare ed eolica, mentre l'acqua è fornita da un lago vicino. I rumori che si sentono sono quelli degli uccelli di tutti i tipi e di tutti i colori che svolazzano senza aver paura di nessuno. Gli scoiattoli saltano da un ramo all'altro e le farfalle variopinte abbelliscono il paesaggio.

La popolazione si fornisce in un supermercato dove si vende solo la verdura, perché la frutta di tutti i tipi cresce sugli alberi. C'è una grande biblioteca dove si trovano molti libri, alcuni anche di fantascienza, nei quali si racconta di enormi città inquinate piene di veicoli e di un mondo controllato da computer. La gente di Troncolandia è allegra e gentile, non conosce la rabbia, l'avidità e l'invidia. In questa città è vietato tagliare gli alberi e tutti rispettano le regole perché vivono in sintonia con la natura. I suoi cittadini sono molto indaffarati: c'è chi raccoglie il miele, chi la frutta. Gli anziani riposano nelle amache, mentre i bambini giocano allegri.

È un mondo molto bello e sereno, nel quale la gente ha scoperto la vera felicità.

motto DARKY            Anna Mesaroš  

   Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                        Insegnante: Marianna Jelicich Buić    

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE

Dove te porta l'imaginasion
Iera una volta, no se sa quando e dove, una putela de nome Darky. La gaveva lunghi cavei neri e oci blu/verdi. La iera sai timida e sola. Ghe piaseva leger e la pasava i giorni imaginando de eser protagonista de tante storie.
Un giorno ghe ga parso de no sentir più el pavimento soto i pii, come se el sparisi. Una volta sveia, la se ga ‘corto de eser in una camera mai vista prima. Ghe stava davanti una putela coi cavei blu e i oci grigi. „Te son sveia?“, la ga dito. „Chi te son?“ ga domandà Darky. „Mi son Glace, e ti?“, „Darky“ la ga risposto, domandando „Dove son?“. „No savaria dirte. Credo che semo in una specie de Mondo Paralelo, qua xe tuto pericoloso, con un mucio de creature magiche“ ga risposto Glace con voxe sai seria. Darky, senza dir una parola, la ga fato solo un picio segno con la testa de gaver capì. Dopo un poco, le due ga comincià a andar torsolon sensa saver dove, finché, tuto in un colpo, le xe stade blocade da una strana forsa. Qualchedun, drio i alberi, ga urlà: „Bloca Incantesimo!“ e finalmente le ga rivà a moverse. Dopo, una putela se ga presentà davanti de lore. La iera più alta dele altre, con i cavei arancion e i oci giali. „Dovè star ‘tente, mi son Orange, e voi?“ ga domandà la putela. „Mi son Glace, e ela xe Darky“ ga risposto Glace. „Savè usar la magia?“ ga domandà Orange. Stando site, con la testa le ga fato segno de no. „Dovè imparar a adoperarla quanto prima, se volè restar vive“ la ga dito Orange, quasi predicandoghe. „Come fasemo?“ ga domandà Darky. „Ve insegno mi!“ la ga risposto con un soriso. Le se alenava ogni giorno. Darky la podeva crear buxi neri, tirar fulmini, svolar e corer più veloce del vento. Orange la podeva blocar le magie fate dei nemici, farli diventar orbi e far salti de gigante. Glace la saveva congelar le robe, aumentar la sua forza e veder volta i muri.
Un giorno, quando le se alenava, le tre putele le ga sentì un urlo e le xe corse per veder cosa sucedeva. Due putele, una coi cavei rosi e i oci maron e l’altra con i cavei curti e verdi e i oci maron, le iera circondade de omini incapuciadi. Darky, fasendo un buso nero, la li ga fati sparir. „Grazie, mi son Ruby“ ga dito la rossa. „Mi son Emy!“ ga dito la mula coi cavei verdi. „Mi son Darky, lore xe Orange e Glace“ ga dito Darky mostrandoghe le due amiche.„Come mai non ve gavè difeso?“ ga domandà Orange. „I ga blocà i nostri poteri“ ga risposto Emy„. “Capiso. Blocca Incantesimo!“ Orange lega liberà. Ruby la ga fato partir una lingua de fogo, Emy ga fato creser un albero. „Grazie“ ga dito Ruby con un soriso. „Mule, per vegnirghe fora de ‘sto mondo, dovemo sconfiger chi lo regna, anche se non savemo niente de lui“ la ga sontado. Dopo una lunga caminada e tanti alenamenti, le pute le xe rivade in una pianura piena de draghi. Ghe ne iera tanti, de ogni tipo e color, ma una roba iera sicura: iera unici e favolosi. „Andemo!“ ga dito Orange. „Ma mi voio un drago!“ se ga lamentà Darky. „Darky, sia seria“ ga dito Orange con un poco de fastidio. „Mi resto qua finché non gavarò el mio drago!“ ga risposto Darky incrosando i brasi. Sbufando un poco, Orange ga dito „Va ben, ma non afesionarte tropo“. Guardandose torno, Darky la gavisto un drago speciale, quasi trasparente. Dopo tanti tentativi la ga rivà domesticarlo. El iera grigio e blu coi oci giali. Glacela ga deciso de cior un drago blu coi oci verdi, Ruby un drago rosso rubìn coi oci
arancion, Emy un verde coi oci giali e Orange un bianco coi oci blu. Cavalcando i draghi, le putele le ga svolà fin a un castèl e le se ga intrufolà dentro de un buso sul teto. Dentro iera una paurosa creatura scheletrica con tre teste, tuta nera, che svolava in meso. Quela creatura mandava un mucio de maledizioni e Orange la doveva anularle quanto prima. Dopo un duro scontro, el mostro se ga disintegrà, lasando cascar una stela che mandava una luce rosa. Darky ga ciolto la stela, decidendo de meterla su un altàr dela sala. In quel momento se ga verto un grande portòn che gavesi riportà le putele a casa. Dopo gaver saludà i draghi e gaverse saludà tra lore, le cinque putele le ga traversà el porton, con le lagrime che ghe rigava el viso.
Darky se ga sveià e tuto pareva un sogno. Ma ela in cuor suo la saveva che no iera un sogno, ma un'aventura che no la dimenticarà mai. La se ga guardà el braso e la ga visto una cicatrice: D, G, O, R, E = Amiche Per Sempre.

motto INES           Ines Juričić Polunić  

   Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                        Insegnante: Marianna Jelicich Buić   

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

Una volta non era come adesso: tante cose erano diverse! La nonna ed il nonno condividevano la loro camera con gli altri fratelli e sorelle e, a volte, anche con i loro genitori. In classe, quando qualcuno chiacchierava, la maestra usava una bacchetta per fare ritornare il silenzio. I giochi erano molto diversi dai nostri: altro che computer e telefonini!

Le case avevano una cucina, le camere da letto e una stufa, mentre il gabinetto era fuori casa. Per farsi il bagno ci si lavava in una tinozza piena d'acqua insieme alle altre sorelle, una dopo l'altra, nella stessa acqua. I panni sporchi venivano lavati al lavatoio del paese. Per riscaldarsi ci si metteva attorno alla stufa; in inverno le camere erano molto fredde e si riscaldavano le lenzuola con una bottiglia d'acqua calda. Erano le donne ad occuparsi delle faccende domestiche; alle figlie fin da piccole veniva insegnato a cucire, cucinare, pulire. Gli adulti della famiglia lavoravano soprattutto nei campi; lì lavoravano gli uomini e i figli maschi li aiutavano.

    
motto ERIK              Erik Kozlović   

  Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                        Insegnante: Marianna Jelicich Buić     

In riva al mare

Un sabato sera stavo camminando in riva al mare. Era una sera senza nuvole e con un tramonto che ti incantava. In quel momento stavo bene e non avevo pensieri. Mi sono seduto su una panchina e una lieve brezza marina scorreva tra i miei capelli. Era uno scenario da film, cioè perfetto. Le persone che passavano mi guardavano in un modo strano, come non avessero mai visto nessuno guardare il tramonto. Forse era un po' strano che lo facesse un ragazzo, ma tutti, ogni tanto, si devono prendere una pausa per riflettere e ritrovare se stessi. Visto che mi piace la musica, ho preso il telefono in mano, le cuffie nelle orecchie e fu come cadere in uno stato di trans. ll tramonto, la musica che mi piace e la brezza del mare che si era trasformata in un lieve vento, mi fece addormentare.

Sognai di essere un gabbiano che vola libero nel cielo indisturbato. Ero felice, ma anche rattristato perché quando ripenso alle singole cose che faccio durante la giornata, non sono un granché. Forse sono gli amici che ho in torno che mi rendono la vita felice. E fu proprio il verso di un gabbiano che stava lì, a pochi passi da me, a svegliarmi. Il tempo passò velocemente e guardando l'orizzonte non vidi più quel bellissimo tramonto e capì che si era fatto tardi. Mi alzai dalla panchina, misi via il telefono e iniziai a camminare verso casa Guardai il riflesso della luna sulle onde lente e regolari, e il vento che era calato mi incantò nuovamente. Questa volta non sapevo esattamente a cosa stessi pensando. Rimasi lì per un paio di minuti fino a che la magia svanì quando il telefono nella tasca destra della mia giacca cominciò a squillare. Era mia mamma ed ero sicuro che mi stesse chiamando per ritornare a casa quindi non risposi.

Il mattino seguente lo passai a pensare a che cosa era successo la sera prima e ancora adesso non sono sicuro che quella sera sia realmente accaduta. Ma di una cosa sono certo: guardandolo, il mare è infinito e anche l'immaginazione e la saggezza che gli girano intorno lo sono.

motto CAPELLI BIONDI            Nik Kramar  

Classe VII - a  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                      Insegnante: Lorena Chirissi   

Una pagina bianca da riempire con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passatempi, con le tue amicizie.

Mi chiamo Nik, ho 13 anni, frequento la settima classe e vivo a Capodistria. Definirei  la mia famiglia un po’ bizzarra. Dio mi “ha punito” dandomi due fratelli cattivissimi. Nonostante ciò, sono molto legato a loro. Io sono il fratello maggiore, quindi mi tocca sempre accudirli. Per fortuna, il più delle volte riesco a metterli in riga. Žan ha 11 anni e frequenta la mia stessa scuola, mentre Taj è il più piccolo, ha 4 anni ed è una peste. Mi sento fortunato perché dal Paradiso mi hanno mandato nonna Ondina, le zie e le cugine. Ho anche due genitori, Aleš e Irena, che sono sempre lì, pronti ad aiutarmi. Abbiamo una bella casa grande con un giardino dove si rincorrono il cane e due gatti. C’è anche lo spazio necessario per ospitare ben ventun galline.

Ho tanti amici con i quali trascorro il mio tempo libero. Molte volte li invito a casa mia per fare i compiti e giocare. Molti di loro frequentano il club di calcio di Capodistria. Il mio ruolo è quello di portiere e sono meglio di Benji; con me in porta nessuno riesce a fare gol. Mi alleno tantissimo e mi impegno al massimo. Il mio idolo è il portiere della Nazionale slovena Oblak che gioca nell’Atletico Madrid. In genere sono un grande sportivo. Mi piace sciare, nuotare, giocare a pallavolo, pallamano, pallacanestro e ping pong. A casa ho il tavolo da ping pong e adoro sfidare gli amici e i familiari perché in genere vinco sempre.

Per quanto riguarda la scuola mi reputo un professionista nell’evitare di leggere e studiare. Proprio per questo la mia pagella non è delle migliori. Mi piace disegnare e penso di avere un futuro da artista! Un giorno i miei quadri saranno sicuramente esposti al Louvre di Parigi! Allo studio preferisco i video giochi. Mi hanno appena regalato la PS 4 e gioco tanto con mio fratello.

Come vedo il mio futuro? L’avrete capito che sono un ottimista! Tra qualche anno mi vedo come un grande chef di un ristorante tutto mio con tre stelline Michelin.

Vi attendo con piacere e vi farò anche un grande e bello sconto sul dessert!

motto SCRITTRICE APPASSIONATA         Lea Kodarin  

   Classe VI - a Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                      Insegnante: Lorena Chirissi     

  I miei nonni mi raccontano

 Nella mia famiglia ci siamo papà, mamma e io. Ho la fortuna di avere ancora vivi i miei nonni materni con i quali ho un legame molto profondo. Dalla parte del papà, invece, ho una nonna e una bisnonna. Mio nonno paterno ci ha lasciati quando io avevo solo cinque anni. Di lui non ho molti ricordi; però quelli che sono rimasti, sono molto forti.

  La mia nonna materna, Giuliana è nata in una famiglia di contadini che viveva nelle campagne vicino a Capodistria. Quando era piccola doveva aiutare i genitori a fare i lavori nei campi. Il primo lavoro che le fu assegnato era piantare le patate. D'estate, invece, andava a raccogliere i pomodori. Una volta raccolti, accompagnava il papà a Bertocchi a venderli. D'estate si faceva la maggioranza dei lavori, quindi non c'era molto tempo per giocare. Così lei, suo fratello e sua sorella giocavano al negozio con le casse e le verdure che avevano. Il suo più bel ricordo d'infanzia era andare a pescare a Val Stagnon con suo fratello e sua sorella. Lì prendevano tanti pesci e li pescavano con le mani. Tornati a casa, assieme alla loro mamma preparavano il pesce e lo mangiavano per cena. Andavano a pescare anche d' inverno e a volte il mare era ghiacciato e ci camminavano sopra. Purtroppo una volta mia nonna ci cadde dentro, ma per fortuna suo fratello la tirò fuori dall'acqua. 

 Anche il mio nonno materno Lojze proveniva da una famiglia di contadini. Viveva in un piccolo paese e a casa aveva molti animali ma non le oche. La vicina di casa aveva tanti anatroccoli, così il nonno, che era ancora molto piccolo, andò dalla vicina e ne prese un paio. Lui non sapeva qual fosse il modo corretto di tenere gli anatroccoli e li prese per il collo. Arrivato a casa, lasciò gli anatroccoli in giardino e si accorse che non si muovevano, ma non realizzò che erano morti. Poi arrivò la mamma e lo sgridò per bene. I suoi primi anni di vita li visse a Postumia, poi si trasferì in periferia a Capodistria. A quell'epoca c'erano pochi camion e, avendo il carro e il cavallo, caricarono su tutta la loro roba e si prepararono per partire. Ma il nonno si ricordò della sua gallina che era dalla zia e disse che senza di essa non sarebbe partito. Pianse fino a quando non caricarono anche la gabbia con la gallina dentro. Arrivati a metà strada li sorprese un violento temporale. Così la mamma e i bambini presero uno dei rari autobus di linea, mentre il papà continuò la strada con il carro. 

  La mia nonna materna Mila mi racconta spesso di quando suo padre comprò la sua prima automobile. Per l'occasione lei, sua sorella e i genitori andarono a fare una gita sul monte Taiano (Slavnik). La mamma preparò tante cose da mangiare e da bere e partirono. Mi racconta ancora che d'estate, quando non c'era la scuola, tutto il paese portava a pascolare le mucche e i tori. I bambini giocavano e si divertivano e al tramonto si tornava a casa. Il suo più bel ricordo è come lavavano i panni tutti a mano e poi li portavano nel bosco dove c'era una cascata con acqua limpida e cristallina. Lì li sciacquavano e, finiti i lavori, si poteva fare anche il bagno. 

  La mia bisnonna Rosalia mi dice sempre che da piccola la sua famiglia era molto povera. Lei doveva aspettare che sua sorella tornasse da scuola per prendere la sua matita che le serviva poiché non c'erano soldi per comprarne un'altra. Quando venne la guerra e non c'erano uomini in casa, lei e le sue sorelle dovevano piantare patate e lavorare nell'orto. Il giorno più bello della settimana era la domenica, quando si andava in chiesa e dopo si stava tutti insieme: si cantava, si ballava e ci si divertiva.

  Mi piace tantissimo ascoltare i miei nonni che mi raccontano le loro esperienze di vita. Le loro storie sono assai diverse, ma ognuna è unica e speciale come lo sono loro stessi. Spero che quando invecchierò, anch'io potrò raccontare la mia storia ai miei nipoti.                                                

motto MAI DIRE MAI             Rebeka Fischer  

  Classe VIII - b  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                       Insegnante: Lorena Chirissi    

Quanto è bella la mia città

Io credo che la mia città sia bellissima, soprattutto quando si cammina per le vie dove si trovano i vecchi palazzi di quando Capodistria era solamente un’isola. La mia città ha cambiato molti nomi nel corso dei secoli: Aegida, Capris, Caprea, Capre, Caprista, Caput Histriae e successivamente Capo d’Istria. L’ultimo nome le venne dato perché la città si sviluppò sia sotto il profilo demografico che economico e assunse una posizione di sempre maggior rilievo nell’Istria veneziana. Nel 1553 a Capodistria infuriò la peste che ridusse la popolazione da 10.000 abitanti a 4.000. Capodistria fu sotto il controllo di Venezia fino al 1797.

Oggi nella mia città si possono ammirare palazzi e altre costruzioni erette dai Veneziani e per le vie di Capodistria si possono vedere alcuni leoni di pietra, simbolo di Venezia. Ci sono piazzette suggestive, come ad esempio piazza Prešeren che prima si chiamava piazza del Ponte perché la porta della Muda era collegata attraverso un ponte con la campagna. Alcuni cenni storici indicano anche la denominazione piazza da Ponte, dal nome dell’omonimo ricco capodistriano che donò alla città la fontana che ancora oggi si può ammirare nella piazza. La piazza principale si chiamava piazza del Duomo, ma tutti si riferivano ad essa chiamandola semplicemente piazza. Il Duomo di Capodistria è oggi la più grande chiesa in Slovenia. Nella stessa piazza si trovano anche il Palazzo Pretorio e la Loggia, due degli edifici più caratteristici di stile veneziano. Poco distante c’è anche il Brolo e da qui, proseguendo per una via e passando vicino alla scuola di musica, una volta residenza della famiglia nobile Gravisi, si arriva fino alla mia scuola che una volta era conosciuta come Collegio dei Nobili; qualche anno fa ha festeggiato i 400 anni della sua fondazione. In tutto Capodistria contava tre grandi piazze e 25 piazzette, piazzali e campi.

La mia città mi piace soprattutto perché si trova vicino al mare; d’estate è un piacere nuotare nelle fresche acque del mare.

Negli ultimi anni Capodistria è stata rinnovata in vari punti e durante le belle giornate si vede tanta gente passeggiare per la città. Ci si ferma nei bar e si sentono gli amici e le famiglie parlare in italiano e in sloveno, dato che questa è una zona bilingue. Inoltre ci sono tanti parchi giochi dove i bambini possono andare a divertirsi e a fare nuove conoscenze. Mi piace molto la mia città e vorrei che non cambiasse nel corso degli anni.            

motto PANDA               Emili Pucer  

Classe VIII - b  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                       Insegnante: Lorena Chirissi        

IL MIO MARE

Mare, mare, mare, quanti ricordi ho del mare! Quando ero piccola, la mamma mi portava al mare e io giocavo con la sabbia: avevo il secchiello e le formine e cucinavo per la mia famiglia.

Poi quando sono cresciuta un po’, cercavo i sassi e le conchiglie particolari e a casa li trasformavo in oggetti speciali che regalavo alle mie nonne. Ancora oggi le cornici di conchiglie con le nostre foto sono nelle vetrine e, io guardandole, mi ricordo dove le ho trovate. Mi ricordo delle giornate trascorse in riva al mare a giocare a carte con i miei compagni di classe e tutti i gelati che ho mangiato. Che bei tempi!

Quando finalmente ho imparato a nuotare senza le pinne, ho scoperto la maschera e il fondale marino. Che meraviglia! Mai avrei pensato che il mare fosse così bello! Diventai una sirena. Ero tutto il giorno in acqua, a guardare, a pescare e a giocare.

Il mare è bellissimo, sempre. Quando è calmo posso fare lunghe nuotate verso il mare aperto o dedicarmi allo sci nautico con la ciambella. Che divertimento! Quest’anno per la prima volta ho fatto il sup. Che cos’è? È una variante del surf in cui si sta in piedi su una tavola. Dopo diverse cadute finalmente sono riuscita a stare in equilibrio. Che bello! Mi sentivo come una barca a vela al tramonto. Quando il mare è agitato, mi siedo sulla riva, osservo e fotografo le onde gigantesche. Ora che sono più grande ammiro anche i colori del sole al tramonto.

A volte penso a Colombo e a tutti i viaggiatori, alle loro avventure e immagino di solcare le acque in loro compagnia. Mi piacerebbe essere anche un delfino per poter viaggiare ed esplorare tutti i mari e conoscere posti nuovi. Non vedo l’ora che arrivi l’estate per trascorrere più tempo possibile con il mio amico d’infanzia.

        

motto CARAMELLA         Beatrice Mellone  

Classe VII - a  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                       Insegnante: Lorena Chirissi             

IL MIO MARE

In una caldissima estate ero seduta in riva al mare in una delle meravigliose spiagge di Promontore, vicino a Pola. Mi godevo quello straordinario panorama. Adoravo il calore del sole e osservavo i raggi che si riflettevano sulle acque del mare. Sentivo le rocce calde sotto l’asciugamano. Mi godevo pienamente la brezza che di tanto in tanto mi donava un po’ di fresco. Mi incuriosivano tutte le piccole creature che mi circondavano. Nell’acqua i granchi che muovevano le chele, i pesciolini che pizzicavano le gambe; in cielo i gabbiani che volavano liberi e ogni tanto sostavano sulle rocce piatte. Fortunati loro che si godevano il panorama dal cielo, un’altra  prospettiva di quella spiaggia che in quel momento mi sembrava il paradiso. Mi colpiva la forma che assumevano le nuvole e che io provavo ad indovinare. Mi perdevo osservando ogni minimo aspetto della natura. Ma sicuramente era il mare l’elemento che preferivo! Mi piacevano le onde che generavano una schiuma bianca e che mi bagnavano i piedi. Per non parlare delle sfumature di azzurro dell’acqua cristallina e trasparente che permetteva di vedere il fondale. La cosa che più mi colpiva era l’ idea di immensità che mi trasmetteva quella spiaggia! A volte, mentre ricordo quei momenti, sento ancora il calore del sole sulla pelle.

      
motto ACQUE CRISTALLINE      Staša Galvani  

   Classe VII - a  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                       Insegnante: Lorena Chirissi          

IN RIVA AL MARE

Era l’ultimo giorno di scuola per Emma Prior. Quando uscì dall’edificio, sentì i morbidi e caldi raggi del sole sulla sua pelle chiara. Sarebbe andata dai suoi amici, i Garroway. Li conosceva da sempre. Ma prima, come suo solito, sarebbe passata dalla spiaggia.

Le limpide acque risplendevano e la sabbia bianchissima s’infilava dappertutto. Era piacevole guardare le onde azzurre che s’infrangevano sugli scogli. Ogni volta che veniva in quel posto le dita le formicolavano dal desiderio di tenere in mano il suo vecchio pennello. Fin da piccola aveva dimostrato una grande vena artistica. Infatti molti dei suoi dipinti rappresentavano quel posto. Attraversò la morbida spiaggia fino ad arrivare alla strada. A parer suo era stata costruita troppo vicino al mare.

Mentre si avviava verso la casa dei Garroway, ripensò ai bei momenti delle sue estati sulla calda spiaggia. Ricordava primi passi, aveva imparato a correre sulla sabbia dove i piedi sprofondavano, così era diventata velocissima sul solido asfalto. Da quando si ricordava era sempre stata con i Garroway. Era una famiglia numerosissima. Julian era il suo migliore amico, erano cresciuti assieme.

Il suo fidato amico aveva sei fratelli. Avevano tutti degli splendidi capelli ricci color del cioccolato e occhi color del mare. Emma aveva notato che l’unica della famiglia Garroway ad avere i capelli neri era Isabelle, la maggiore. Era a studiare in Inghilterra. I genitori di Julian erano andati  a trovarla, perciò i ragazzi sarebbero rimasti da soli a lavorare nella libreria dei loro genitori. Emma era arrivata davanti alla libreria dei Garroway, “la Garroway Books”. Il suo inseparabile amico viveva con i suoi fratelli al secondo piano della libreria. Entrò e passando dalla porta sentì il familiare tintinnio dei vetrini di mare appesi alla porta. Salì le scale che dall’usura si erano consumate e arrivò nella parte dell’edificio dove i suoi amici stavano stravaccati su un lungo divano con dei larghi sorrisi dipinti in faccia. La accolsero con grandi abbracci. Si sistemò vicino a Julian , che cercava di far mangiare il piccolo Zeke, di soli sei anni. I genitori di Emma l’avevano sempre lasciata andare dai Garroway. Fra poco meno di un  giorno sarebbe stato il suo compleanno,  avrebbe compiuto sedici anni, l’età di Julian. Cominciarono ad annoiarsi e decisero di ordinare delle pizze. Dopo aver cenato Emma era troppo stanca per tornare a casa. Si fermò a dormire sul divano.

Era arrivato il giorno del suo compleanno. Venne svegliata da Julian che le toccò la spalla. Si alzò e le uscì un gridolino, aveva dormito sul vecchio divano della libreria e le doleva il collo. Si legò i suoi folti capelli color dell’oro e si stropicciò gli occhi. Passò una fantastica giornata sulla spiaggia con i Garroway. Quando tornarono a casa provò un immenso sollievo perché la libreria era fresca. Lì si potevano trovare libri e romanzi di tutti i generi. Aveva passato molto tempo a leggere in quel posto, su una vecchia poltrona che si trovava sotto a una grande finestra panoramica che dava sul mare sempre mosso. Le acque cristalline  riflettevano il colore del cielo che aveva quasi sempre qualche candida nuvola. Sentì i vetrini appesi vicino al portone. Questo voleva dire che un cliente era appena entrato. Emma si mise dietro alla cassa assieme a Julian che la raggiunse. Insieme accolsero il cliente. Era vestito con un pesante mantello nero che doveva tenere molto caldo - strano essendo estate inoltrata - pensò la ragazza incuriosita da quel singolare individuo. L’uomo appoggiò un pesante libro sul bancone e se ne andò, dimenticando il suo vecchio orologio da taschino sul bancone. Emma e il suo compagno lo rincorsero, ma non riuscirono a rintracciarlo. Tornarono indietro e raggiunsero gli altri Garroway che se ne stavano in disparte. Tutti iniziarono a porsi domande sull’orologio. Emma prese l’orologio. Sembrava antico, era rivestito d’oro. Le lamine del rivestimento stavano iniziando a staccarsi. Il vetro era ammaccato e le lancette non si muovevano. Emma notò una piccola levetta di fianco all’orologio. La tirò e lei e i Garroway si ritrovarono all’improvviso su una parte di spiaggia che nessuno di loro aveva mai visto. A pochi passi di distanza l’uno dall’altra, Emma e Julian osservavano gli alberi dalle chiome folti che circondavano quella distesa di sabbia. Il cielo era privo di nuvole e l’acqua era calma, la sabbia ancora più fine e dorata. Non c’erano strade né altri edifici nei paraggi. Emma spinse nuovamente la levetta e lei e gli altri abbandonarono quel paesaggio incontaminato. Erano tornati a casa.

Rimasero meravigliati da quel miracolo in riva al mare. Decisero di non dirlo a nessuno. Quella spiaggia sarebbe stata il posto dove sarebbero potuti scappare e distrarsi dalle loro responsabilità. E dal mondo.               

 motto STELLA           Elis Pincin  

   Classe II  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                        Insegnante: Milena Saina   

I nostri noni ne conta il tema in pdf

 
Mio nono me conta che quando el gaveva sei ani el ga comincià ad andar a scola a Vartaneio come ascoltante. Dopo in prima classe, con asta e fileto, el ga imparà l'alfabeto e con una borsa de mexo chilo piena de palotoliere el ga impara i numeri e le tabelline. Mio nono dixi che quela volta ti dovevi impararle parchè no iera calcolatrici e telefoni, e per questo i fioi de ogi vien in facoltà e le tabeline no le sa.
Mio nono me conta ancora che de fioi i ziogava con ziogatoli che i trovava soli senza andar in botega. I zioghi in cortil de la scola iera le scinche, nascondino, granicia pard per lui el piu bel ziogo iera i tiri col carburo e con la fionda. Una volta i ziogava anca balon e palacanestro e i coreva la corsa campestre. Lui el partecipava a tute le gare qua torno e tante volte el ga vinto el premio.
Mio nono prima e dopo de andar scola el andava sempre pascolar le vache con suo fradel. Mio nono dixi che'l mondo xe sai cambia. 

                      

motto BIANCA LUNA           Marta Fachin 

  Classe II  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                        Insegnante: Milena Saina   

Mia nona me conta che una volta la le combinava de tuti i colori. Quando la gaveva 10 ani ghe piaxeva cusinar. Soto il lavandin la tegniva la farina e la polvere per lavar i piati in tei vasi de vetro. Un giorno la voleva friser el pese e inveze dela farina la lo ga inpanà co la polvere per lavar la lo ga meso friser e la cuxina se ga impinì de bole. Mio nono me conta che quando el iera picio il viveva a Montona. Quando cascava la neve iera tuta una festa però no i gaveva i sci i cioleva due tavole de una bota e i inciodava su due scarpe vecie. Quela volta no iera soldi e bisognava rangiarse con quel che se gaveva. Quei iera bei tempi.

          

motto POMODORINA          Luna Rosso   

Classe III  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”  Scuola Periferica di Lucia
                                                                        Insegnante: Ornella Kunst

La salsa de pomidori
In agosto quando fa caldo e no se ga voia de andar gnanca al mar, me nono se meti a far la salsa de pomidori e mi me piasi iutarghe. El se pronta duto xa qualche giorno prima. Nono dixi che el pomidoro giusto per la salsa xe quel che madurisi i primi diese giorni de agosto cusi che la salsa ga el vero gusto nostran. quando nono fa qualcosa mi me piasi misiarme sempre torno de lu. Lu xe anca contento perchè cusì el sparagna de far le scale magari per andar a ciol qualcosa al pian de sora. Magari el pirio per gempir i vasi o qualche canevasa el me manda mi. Lu sti lavori li fa soto la tetoia in giardin, dove il ga il rostil, el fogolar e quel che ghe servi per sti lavori più gresi. Prima de tuto el lava i pomidori che per lu i meio xe i cirio. Dopo li taia e ghe struca fora le semense, po li meti in una pignata granda a far un boio cusi che li pol pasar più facilmente con la machina.
Dopo pasadi el ghe zonzi duti i consieri che el prepara cusì: in una tecia el meti a friser tanta sivola, ( e mi che stavo visin me son fata una piansada), po' aio, carote, qualche volta anca papriche. Quando sti consieri xe pronti li zonzi in tela pignata con i pomidori fin che duto no se infisisi quanto basta. Orpo, me dismentigavo, el baselgo che xe la roba più importante. Tritado bastanza fin, lo zonzi in pignata insieme a duto. Finida la cotura el giempi i vasi precedentemente scaldadi in forno con la salsa e li tapa. Finido de giempir i vasi bisogna coverserli con una coverta che i se giasi pian pianin, per un giorno. E la salsa xe pronta. basta salvarla in un posto frescolin (in una credensa) e xe una bela riserva per un ano intiero.
Buon apetito!!


   
motto FRAGOLINA         Sara Paoletti   

Classe III
  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Scuola Periferica di Lucia
                                                                         Insegnante: Ornella Kunst

Come se impianta le suchete
Allora sta' storia cominza cussì. Mio nono me raccontava de come andava impiantar le suchete. Doveva prima preparar el suo orto. Toglieva le erbace e con la zapa smoveva la terra. Dopo ga fatto dei busi, meteva dentro le piantine. le piantine le comprava ogni anno dal contadin. Infine anaffiava tutte col sbrufador. Andava ogni giorno a controlar come le cresceva. i musati lo punzeva cussì tornava con i bugni su tutto il corpo. Quando le suchete le iera abbastanza grandi, le taiava e le portava de nona che le impanava e le cusinava. come le xe bone e le fa ben.
Questa storia me la racontava mio nono prima de andar dormir e mi scoltavo con piacer.

motto UN DIAVOLO PER CAPELLO!             Corinna Sinković  

  Classe V Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume
                                                                          Insegnante: Roberto Nacinovich      

         I nonni raccontano

IL TESORO DELLA VECCHIA CHIESA

 Nel paese si parlava sempre del tesoro nascosto nel cimitero della vecchia chiesa. Un giorno un contadino furbo che aveva la mappa del tesoro  ha deciso di andare a trovare questo tesoro misterioso.Sicome il tesoro era sepolto , lui doveva scavarlo da solo , questo era imposibile, cosi' decise di chiamare tre amici . Hanno preso il libro e tutto cio' che gli serviva per scavare il tesoro.Quando sono arrivati il contadino ha detto  : "Adesso zitti ,non parlate,qualunque cosa vedete o sentite non rispondete!"Scavando attorno a un cerchio disegnato dal contadino hanno trovato una cassa piena di oro,pietre preziose ecc.Erano abbagliati di tanto splendore che non hanno visto che qualcuno gli oserva.Era un piccolo uomo nero dall'aspetto debole,aveva una pipa in bocca. Tutti lo guardavano  meravigliati della sua apparenza. Ha cominciato a provocarli dicendogli che erano deboli e che lui era molto piu' forte di tutti loro insieme . Nessuno gli credeva , uno degli amici che credeva di essere piu' forte disse : " Ma dai, che vuoi raccontarci, sembri un bambino!" E l'uomo piccolo rispose : " Dai, mettetemi alla prova" Loro hanno accettato e hanno chiesto quale sarebbe la prova da superare. Il piccolo uomo rispose :"Mettiamo questa trave su quella roccia  da una parte vi sedete voi quattro e dall 'altra mi siedo io poi vediamo chi e' piu' forte!" Tutti allo stesso tempo ridendo risposero :" Detto fatto !" Il contadino si siede con in mano il libro e gli altri tre si sono seduti non sapendo chi  fosse lo sconosciuto. Quando l' uomo piccolo si e' seduto tutti sono volati lontano .Il piu' lontano di tutti e volato il contadino con il libro, ma per tornare doveva vendere il libro, mentre gli  altri 2 sono volati parecchio lontano il terzo e rimasto sul posto e se ne e' andato di corsa,e lo sconosciuto gli ha tirato dietro il piccone dicendo : "Hai dimenticato gli arnesi !" L'uomo piccolo infatti era un diavolo che proteggeva il tesoro!
 A voi la scelta di credere o no a questa fiaba ...

  IL CONTADINO FURBO ERA IL MIO TRISNONNO!

                                                                                                 

 motto LA SIRENETTA           Karolina Gruban  

  Classe VI  Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume
                                                                          Insegnante: Roberto Nacinovich                 

  UNA SIRENA IN RIVA AL MARE!!

Oh, com'é bella questa giornata così soleggiata. I genitori mi dicono di uscire quando il tempo é bello, e per questo motivo ho deciso di andarmene a fare una passeggiata.

-''Dì ai genitori che sono andata a fare una passeggiata in riva!!'', ho detto al fratello.

-''Ok!!'', lui mi risponde, e allora parto.

Fa così caldo, penso, potrei tuffarmi nel mare. In quel momento, ho notato qualcosa di strano. Era di colore grigio-blu e avanzava verso di me. Era sempre piú vicino, e vicino, e….mi trascina nell'acqua. Avevo molta paura, pensavo che fosse un pescecane parlante dalla voce di una bambina. Mi voltai e vidi che quella voce apparteneva a una sirenetta.

-''Wow!!'', dissi.

-''Ciao, mi chiamo Eni, sono una sirenetta.

-''Ciao….'', balbetto.

-''Mi sembra che tu abbia paura, cosa mai non hai visto una sirenetta??'', mi chiese.

-''Ovviamente no, e cosa questo hai invece delle gambe??''

-''La coda!!''

-''Che strano….''

-''E beh, ti devi abituare a vederla!!''

-''Perché??''

-''Guarda meglio!!''

-''COSA??!!'', avevo la coda della sirena e non sapevo nemmeno come muovermi.

Le chiedo come usare la coda , e dopo le spigazioni, alla fine non sembrava così difficile. 

CI SIAMO IMMERSE NEL FONDO MARINO!!!!

È bellissimo!! Da una parte ci sono i coralli, mentre dall'altra tutti i tipi di pesci. Il mare è così cristallino e blu, chiaro e scuro. Proprio nel momento in cui volevamo partire per andare ad esplorare altri scogli per trovare le conchiglie, abbiamo sentito un suono della tromba. Ci siamo voltate e abbiamo visto due delfini e su ognuno un distintivo d'oro. Eni sapeva subito cos'era e mi ha detto che ci porteranno fino al suo castello. Quando siamo arrivate, ero così eccitata che non avevo neanche un commento. Suo zio, Tritone, che era il re, ci diede il consiglio che le migliori conchiglie si trovano sul secondo scoglio vicino la riva. Dopo tante avventure abbiamo fatto un braccialetto a ciascuna, e, ci siamo promesse esterna amicizia. Quando dovevo tornare a casa, sono uscita dall' acqua ed er otornata come prima. Alla fine, Eni mi ha detto che ci saremmo trovate in riva domani alle ore otto. Il giorno dopo, sono venuta in riva e l'ho vista. Ci siamo salutate e mi ha chiesto se volevo nuotare chi piú presto arriverá fino al castello. Ma le ho detto che non ero piú una sirena e lei mi ha detto:

-''Oh, cosa non sai??''

-''Cosa??''

-''Adesso sei una sirena vera e con grandi poteri, purché ci sia l'acqua!!''

-''Allora….'', e mi tuffo nel mare, ''Ci stai a chi arriva per prima?!''

E così restiamo amiche inseparabili per SEMPRE!! 

                                                            motto FANTASIA INFINITA          Nikka Kertelj  

Classe VI - a  Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume
                                                                           Insegnante: Roberto Nacinovich             

                       

UN MONDO FANTASTICO

Se non sapete ancora ....le fate non esistono!

Un freddo giorno d´inverno andai nel bosco.Tutto era bianco.Nevicava. Presi un albero che era caduto e ne feci una slitta.Mi lasciai scivolare dalla slitta veloce,veloce.Mi fermai.Vidi qualcosa che brillava.Sembrava una fata.Ma le fate non esistono? Vero? Lei mi disse: "Prendi questo anello, e` magico! L´anello ti aprira` un portale. Aprilo e vai!" Non potevo crederci. Alzai la mano e guardai quell´anello un po` impaurita.L`anello era strano ma a sua volta molto bello. Era fatto da piu`pezzi incastrati tra loro.

Aprii l´anello e il portale si apri' in un istante. C`erano addirittura cinque portali. Uno era fatto di nuvole e gli altri erano di gelato,libri,foglie magiche e ghiaccio. Non sapevo quale scegliere.La fata mi aveva detto che potevo entrare in tutti i portali. Presi quello delle foglie magiche. Entrai. All´istante mi trovai in un bosco pieno di grandissime foglie colorate. Sugli alberi c´erano delle casette fatte in legno. Mi arrampicai sull´albero ed entrai in una delle casette. Dentro c`era un lettino fatto di foglie e la coperta era pure di foglioline ricamate su una foglia enorme. Gli indumenti erano fatti di foglie chiare e scure. Per scendere dall´albero dovevo prendere una foglia e volare;era fantastico. Guardavo tutto dall`alto. Vidi un grande lago con dentro dei cigni bianchi. Mi fermai nell`istante che l`anello brillava. Non sapevo cosa significasse. Dall`anello usci' una fatina. Lei mi spiego` che ogni volta quando l`anello brillera`, succedera`qualcosa di magico. Mi domandavo che cosa di piu` magico potesse accadere ancora. All' improvviso apparve una volpe. Essa poteva parlare ed era magica. Doveva essere molto intelligente e furba. Poteva prevedere il futuro e vedere nel passato. Le diedi il nome Wolfy, ed era il mio animale nel portale delle foglie magiche. Esplorammo insieme questo mondo strano e pieno di meraviglie. Ero felicissima di essere entrata nel portale.Aperto l`anello , uscii dal portale. Quindi scelsi quello dei libri.

In un baleno mi trovai nel mondo fantastico fatto tutto di libri. Il terreno era fatto di pagine. Ognuno con una storia diversa. Uno si riferiva alla bolla d`oro che era molto interessante. Nel portale dei libri l`animale che mi seguiva era uno scoiattolo. Poi entrai nel portale delle nuvole. Tutto era morbido e candido. Mi stesi su una nuvola. Era cosi` morbida che non mi volevo piu` alzare. Presi il mio cucciolo che era un cerbiatto carinissimo. Era piccolino,tanto dolce e poteva volare siccome aveva un bel paio di ali. Scelsi poi il portale del gelato. In un attimo mi trovai nel cono di un gran gelato. Sembrava un casetta. C`era anche una porta dalla quale uscii. Vidi piccoli gnomi vestiti di cornetto con il capellino di gelato al cioccolato. Il sole era di vaniglia. Mi faceva compagnia un gattino rosa con i baffi tutti fradici di gelato.Ne andava matto.Uscita da questo portale mi restava ancora quello del ghiaccio. Tutto era bianco. Era freddissimo ma bellissimo. Presi dei pattini e me ne andai. Dissi a me stessa:"Meraviglioso,voglio pattinare ancora, per sempre". Quando uscii dall´ultimo portale all´improvviso tutti i portali svanirono. Non capivo cosa stesse succedendo.

Aprii l´anello e la fatina mi disse: " Cara Nikka oggi i portali si sono chiusi perche` Natale e` arrivato. Dovrai aspettare un' altra vigilia di Natale per entrare nei portali e giocare". Io risposi: " Bene cara fata,adesso me ne vado a casa a festeggiare Natale; la nascita di Gesu`". Cosi` presi i miei animaletti e tutta contenta mi incamminai verso casa.


  motto CANE CARINO              Julija Sotlar   

Classe V
 Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano
                                                                            Insegnante: Gloria Frlič

In riva al mare

Io mi chiamo Julija, ho dieci anni e vivo a Pirano. La mia città è sul mare. Quasi ogni giorno vado a spasso per la spiaggia. Mi piace guardare il mare. Un giorno sedevo vicino al mare, e mi è sembrato di vedere una sirena. Ho guardato ancora una volta ed era proprio una sirena. Si è avvicinata e mi ha chiesto se volevo andare con lei. Il giorno dopo sono andata di nuovo al mare e la sirena era di nuovo li. Mi ha chiesto di nuovo se volevo andare con lei ed io ho detto di sì. Mi ha mostrato il suo mondo. Ho visto le alghe di color arancione e tante altre meraviglie sottomarine e mi ha mostrato il suo castello. Poi mi ha rivelato un segreto: che anche io sono metà sirena e metà umana.  
“DRINNN…DRINNN…DRINNN!!! “      E’ la sveglia che suona e devo andare a scuola.


motto STEVE SMOKING               Michelangelo Bernucci   

   Classe V  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano
                                                                            Insegnante: Gloria Frlič

Quanto è bella la mia città

 La mia città è Pirano. Pirano è piccola ma famosa. Pirano è situata in Slovenia. In Slovenia ci sono più di due milioni di abitanti. La città di Pirano è la più bella città della costa slovena e di tutta la Slovenia. Vicino a Pirano ci sono anche le saline per produrre il sale. Pirano assomiglia molto a Venezia. Le cose che mi piacciono di Pirano sono i monumenti e la forma della città. Poco avanti a Pirano c’è Fiesso. A Fiesso c’è una bellissima spiaggia con i sassi. A Pirano ci sono abitanti sloveni, italiani, croati e bosniaci. Nel passato la citta è stata in maniera quasi esclusiva italiana, ora non più. Tartini era un grande violinista di Pirano. I genitori di Tartini volevano che lui diventasse un prete. Ma Tartini non voleva. A Pirano c’è una piazza chiamata: Piazza Giuseppe Tartini. Si chiama così perché c’è la statua di Giuseppe Tartini. Prima della posa della statua c’era un porticciolo.

A Pirano c’è uno stadio da calcio. Li facciamo gli allenamenti di calcio e tutte le altre attività sportive. Vicino allo stadio da calcio c’è il campo di pallamano e di basket e per i bambini piccoli c’è anche il parco giochi. Pirano è bellissima perché ha un fascino particolare. Gli inverni sono molto ventosi ma anche molto miti. Famoso è il vento chiamato Bora. Invece l’estate è veramente bella soprattutto perché è colorata. Le vie e le costruzioni sono orizzontali e una attaccata all’altra. Di notte la città irradia una luce calma e rilassata. I cavi di ormeggio delle barche sono ben tesi e le barche nel porticciolo non fanno rumore. I turisti possono camminare tranquillamente perché non c’è traffico.

Sul colle si trova una chiesa con una bellissimo panorama. Non andrei mai via dalla mia bellissima città.

motto BRADIPO BANANA           Amelie Lidén   

   Classe V  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano
                                                                              Insegnante: Gloria Frlič

QUANT’E’BELLA LA MIA CITTA’ 

Io vivo a Pirano, in una città che mi piace tanto. Mi piace molto perché tantissime volte vado con gli amici a giocare a rimpiattino. E’ molto divertente perché giochiamo a nascondino per tutta la città ed io conosco tutti i buchi, anche quelli più nascosti! Ma lo stesso abbiamo delle regole: se uno non è “piranese” deve andare con un altro che invece lo è, in fatti l’anno scorso uno che non era piranese si è perso e poi siamo andati a cercarlo e l’abbiamo trovato dall’altra parte della città. E’ molto divertente perché a Pirano ci sono vie infinite!

Mi piace tantissimo che ho la spiaggia molto vicina. Quando vivevo a Trieste se avevo caldo e volevo andare a farmi un bagno dovevo andare con l’automobile… invece adesso è molto meglio! Mi piace che posso andare a passeggiare da sola perché la città è piccola e sicura. Posso andare anche da sola in bici perché non ci sono tante auto. A Carnevale chiamo tanti amici ed insieme andiamo per le case di Pirano a chiedere caramelle. Posso portare il mio cane a passeggio. Posso andare anche in bici fino a Portorose, Lucia o Sezza… Di sera, d’estate il parroco organizza ‘’il cinema sotto le stelle”. Questa è una cosa bellissima.

Pirano, anche se esiste già dal Medioevo o prima è magica!!!

motto PUO’ SUCCEDERE A CHIUNQUE            Melissa Ugolini Orlando  

   Classe IX  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                              Insegnante: Pamela Tedesco     

      IN RIVA AL MARE
Vi racconterò una storia d'amore che accade ai giorni nostri. Vanessa, una ragazza di colore di diciasette anni, viveva con il padre e la madre in Africa. I suoi genitori erano ricchi, quindi poterono trasferirsi in Sardegna comprando una stupenda villa: era il sogno di tutta la famiglia. Vanessa però aveva già un ragazzo in Africa, da 2 anni, che le sarebbe mancato moltissimo. Si chiamava Kevin. Nonostante la distanza decisero di rimanere assieme. La nuova casa di lei si trovava in riva al mare, in un posto meraviglioso. Nella nuova scuola in Sardegna incontrò, dopo tantissimo tempo, il suo primo fidanzato delle elementari, Jan, che per via del lavoro del padre si era trasferito dall’Africa in Sardegna proprio qualche anno prima. Vanessa si impegnava molto cercando di imparare bene l’italiano, si sentiva spesso su Skype con il suo ragazzo Kevin e andava tutto per il meglio, la sua era praticamente una vita perfetta. Finché arrivò il giorno in cui, dopo che la madre aveva portato Vanessa a fare un controllo medico generale, le venne diagnosticato un cancro. Ricevuta questa notizia il suo ragazzo Kevin la lasciò, perché non se la sentiva di avere una ragazza “malata” come fidanzata. Dopodiché Vanessa venne ricoverata in ospedale: in un attimo la sua vita divenne un incubo. Un giorno con grande sorpresa venne a trovarla Jan. Passavano sempre più tempo assieme e lei inziò a stare meglio, anche se doveva continuare a stare in ospedale. Si innamorarono, ma i loro genitori non approvavano la relazione. Siccome erano stufi di tutto e di tutti, una sera scapparono rifugiandosi presso la riva del mare vicino alla villa di Vanessa. Lì presero la barca di suo papà e partirono compiendo un lungo viaggio che durò ben quattro mesi e mezzo. I loro genitori preocupatissimi cercarono di contattarli, anche via radio. Quando finalmente riuscirono a paralre con Jan e Vanessa, si scusarono e decisero di approvare la loro relazione, così i due tornarono. Vanessa venne nuovamente ricoverata a causa di un peggioramento del cancro, ma stavolta non sopravvisse. Jan in una splendida serata tornò alla riva, dove il loro viaggio d’amore era iniziato; lì sparse le ceneri di Vanessa sussurando «Viaggia nel mare mio dolce angelo». Ho voluto raccontarvi tale storia, che si conclude in tragedia, perché può succedere a chiunque di ammalarsi gravemente, quindi bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, perché non sai mai che cosa può accadere. Bisogna apprezzare ogni singola cosa bella che la vita ci offre, anche se a volte ci sembra di non avere abbastanza.                               

motto UNICORNO                                                 Emily Pearl Zoppolato  

   Classe V  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                               Insegnante: Maura Runco       

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO:

Tutto cominciò nel 1965. Mia nonna e mio nonno stavano insieme. Lui faceva parte del team nazionale di ginnastica. A quei tempi era una vera e propria star. Lavorava sodo per ottenere risultati sempre migliori. Si stava preparando per le Olimpiadi. Faceva allenamento tutti i giorni al punto che ogni tanto restava perfino a dormire in palestra. Naturalmente, avendo tanti impegni, la loro relazione era un po’ complicata. Avevano paparazzi che li inseguivano e interviste sulla loro relazione che a volte diventavano imbarazzanti. In ogni caso, riuscivano sempre a trovare un po' di privacy. Di sera facevano lunghe passeggiate al chiaro di luna, e poi, la mattina mia nonna si risvegliava con un mazzo di rose rosse accanto al letto.

Tutto era perfetto. Naturalmente, però, le cose perfette non durano mai a lungo. Infatti, facendo troppa attività fisica, mio nonno si ammalò di tubercolosi. Quando mia nonna lo venne a sapere cominciò a piangere perché a quei tempi si moriva di tubercolosi, ma fortunatamente, mio nonno aveva molti buoni amici e riuscì a permettersi le cure migliori. Mia nonna veniva ogni giorno all'ospedale a consolarlo, ma anche lei doveva lavorare e non poteva restare tanto tempo.

Un giorno il dottore arrivò in camera con un mucchio di scartoffie in mano. Aveva una faccia triste ed allo stesso tempo pensieroso. Venne vicino a mio nonno e gli disse: “Senti, io sono un tuo buon amico, quindi . . . quindi mi è ancora più difficile dirti ciò che sono venuto a dirti . . . ehm. . .“. Mio nonno, stupito dal comportamento dal suo amico, disse: “ dai su . . . guarda che cominci a farmi  preoccupare. Che cosa c'è di tanto urgente?” Il dottore dopo un gran sospiro disse: “ Bene, il fatto è che ho qui i risultati delle analisi e in base a ciò che ho visto non sarai più in grado di fare ginnastica ai livelli che facevi fino ad ora . . . ovviamente potrai fare ginnastica per conto tuo, ma dovrai lasciare la tua carriera da sportivo.” Mio nonno non poteva crederci. Le notizie si sparsero in fretta, e dopo qualche giorno tutti i giornali avevano reso pubblica la notizia. Quando mia nonna lo venne a sapere si senti molto triste per lui ed andò subito a trovarlo all' ospedale. Mio nonno le disse che sarebbe restato in ospedale per circa sei mesi. Era incredula. Tutti pensavano che passata la fama di mio nonno, lei lo avrebbe lasciato, ma non era così lei lo amava tantissimo.

Ogni giorno i fan di mio nonno lasciavano regali davanti la sua camera. Le infermiere lo venivano a trovare tutti i giorni, tutte con la speranza di conquistarlo. Mio nonno però non avrebbe mai lasciato mia nonna per nessuno al mondo. Lei sapeva che era l'unica per lui, ma iniziò ad essere gelosa. Erano passati circa quattro mesi quando la sua gelosia raggiunse il culmine. Una mattina entrò nella camera di mio nonno e vide due infermiere che lo corteggiavano. Lui ovviamente tentò di opporsi  ,ma non era in grado di alzarsi dal letto. Quando vide mia nonna che iniziava a scappare piangendo, urlò: “Amore! Ritorna ti prego!” Lei però si limito a girarsi, guardarlo e poi se ne andò. In una sua intervista gli chiesero che piani avesse per il futuro e lui rispose che visto non poteva più fare ginnastica avrebbe soltanto voluto sposarsi ed avere dei figli. I suoi amici per questa intervista  lo prendevano in giro sapendo che lei non lo voleva più vedere.

Per i due mesi successivi mia nonna non si fece più viva. Se ne restava in camera a piangere, e mio nonno aspettava pieno di dolore il giorno in cui se ne sarebbe potuto andare dall'ospedale.  Finalmente, dopo tanti lunghi giorni di disperazione, quel giorno arrivò. Mio nonno portò le sue cose a casa e poi con un enorme mazzo di rose rosse corse davanti all'appartamento di mia nonna. Suono il campanello, e lei all'interno chiese: “ Chi è?” Lui tutto ansioso e con un tono pentito disse :“ Sono io, l'uomo che ti ama e vorrebbe tanto che lo perdonassi. Quello che ti portava a far passeggiate al chiaro di luna per i parchi. Quello che ti vorrebbe tanto indietro. . .  ” Mia nonna cominciò a piangere e gli disse : “ Vattene, mi hai già dimostrato quanto mi volevi mentre ti facevi corteggiare dalle infermiere.” Lui a questo rispose : “Io tentavo di oppormi! Se mi lasciassi entrare ti potrei spiegare tutto!”  Mia nonna era ormai convinta e disse  “ Va via e non tornare più!” A questo punto lui se ne andò, ma non si era di certo arreso. In fatti torno il giorno seguente con un nuovo mazzo di rose rosse. La persuase la pregò, ma fu respinto. Fece lo stesso ogni giorno per un anno intero e lei ogni giorno rifiutava di aprirgli la porta. Le sue amiche le dicevano di ascoltarlo ma lei non le dava ascolto.  Una mattina a mio nonno venne una nuova idea. Quella sera si mise sotto la sua finestra ed iniziò a cantare. Sapeva di non essere dotato a cantare ma ci provò comunque. Lei si affacciò alla finestra e sorrise. Lui aveva un mazzo di rose rosse e cantava la sua canzone. Era tanto felice che si fosse affacciata perché era da un anno che non vedeva quegli stupendi occhi verdi. Il sorriso gli si era stampato in faccia. Ad un certo punto però, lei se ne andò dalla finestra. Lui continuo a cantare per ancora qualche secondo, ma vedendo che non si faceva più viva pensò che era arrivato il momento di arrendersi e smise di cantare. Stava per andarsene, quando, di corsa arrivo mia nonna e lo abbraccio. Entrambi erano felici. Lei gli disse : “ Grazie al cielo hai smesso di cantare .”

Oggi sono ancora insieme ed è bello vedere che dopo circa 50 anni si amino ugualmente come allora, e che anche oggi mio nonno qualche volta torni dal bosco con un mazzetto di fiori per la sua amata.          

motto LALI2005            Lara Ponjavić  

Classe V  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                                Insegnante: Maura Runco                 

   I nostri nonni ci raccontano

Per fortuna,ho la fortuna di avere i nonni che mi raccontano di come passavano il tempo libero,di racconti di scuola,giochi e anche di lavori. Be,i miei nonni da bambini dovevano anche lavorare!! La nonna racconta sempre che andava a scuola a piedi. Non aveva lo zaino pesante ma soltanto una cartella con due libri e due quaderni. Indossava un grembiule blu con il collo bianco.Finite le lezioni c'era poco tempo per giocare, si andava in campagna ad aiutare i genitori. Mio nonno invece ha le storie piu ridicole. Mi racconta sempre del suo asinello. Siccome nel paese non c'era l'acqua bisognava andarla prendere nella sorgente vicina.Si sedeva sull'asinello per non stancarsi. Un giorno mentre andavano a prendere l'acqua, arrivati vicino alla sorgente l'asinello si fermo di scatto e nonno cadde,dritto,dritto nella sorgente.E cosi non prese solo l'acqua ma si fece anche un bel bagnetto. Ma la piu interressante e la mia bisnonna Giuseppina.Ha 94 anni e di storie ne ha da raccontare! Viveva in un piccolo paese. Aveva due sorelle e tre fratelli. Spesso mi racconta della guerra e che non avevano tanten cose da mangiare. La domenica si vestivano bene e si andava a messa. A scuola l'insegnante era molto severa. La mettevano spesso in castigo:“Col venco i ne dava per le man e quando vegnivo casa ghe ne becaimo anche de papa!“

A me piace tanto ascoltare i racconti dei miei nonni,  li custodisco nella mia mente. Qualche volta mi immedesimo in quel tempo…………… ma come fare senza il mio telefonino, tablet, computer???      

motto HAGRID                Teo Sega Sumić  

  Classe VI  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                                 Insegnante: Maura Runco       

I nostri noni ne conta… 

El mio nono, tanto per cambiar e sentir qualcosa de novo e interesante, me ga contà de quando che el iera lui picio. El ga comincià cusì: ‘Mio nono materno José Musizza viveva in Blatna Vas, qua in Istria. In tel 1925 el ze ‘ndado in Argentina cercando lavor. La el lavorava coi treni. Quando che mi iero picio, intorno ai otto/nove anni, tante domeniche, quando el lavorava alla spiagia de manovre de carigo, in Dock Sud (Playa Anglo), me portava con lui per farme veder cosa sucedeva de bel durante le sue ore de lavoro. Se ocupava del trafigo de vagoni col petrolio, che se mandava per una via, alla Shell, dove che i se distilava, e el tragito jera curto, cusì che el me portava sula locomotiva a vapor. Una volta arivadi, se sganciava i vagoni pieni e se riaganciava quei svodi e tornaimo a casa a bever late, dove ne spetava la famiglia. E mi iero sai contento, perché non ghe ne jera altri come mi in te la via, e iero sempre entusiasta de poder contarghe tute ste bele storie pasade con mio nono.’ E cusì el mio caro nono me ga contà cosa ghe iera più bel de suo nono, che el viveva in un’epoca ancora più lontana dela nostra. Parlando coi noni scopro sempre nove e interesanti robe e storie, che me fa reviver, insieme a lori, la loro infanzia tanto lontana.  

                    
 motto CASTAGNA             Sara Čalić  

Classe VI  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                                  Insegnante: Maura Runco     

  I nostri nonni ci raccontano…

 Vorrei tornare indietro nel tempo. Nel periodo in cui c’era mio nonno. Mio nonno, che mi stave accanto, che mi raccontava tante storie…

Mi ha raccontato che da bambino giocava fuori all’aria aperta ogni giorno. Lui e i suoi amici prendevano del legno, scale, corde, viti e si recavano nel bosco a costruire le cassette sugli alberi.

Facevano sempre anche tantissimi scherzi alle signore del paese, e loro li rincorrevano con la scopa in mano.I giochi erano vari, uno però mi ha incuriosito molto perché non ne ho mai sentito parlare… il nonno e i suoi amici prendevano delle lampadine rotte e le riempivano di un liquid simile al petrolio, poi ci mettevano un foglio di carta sopra e alla fine prendevano l’accendino, bruciavano la carta e lanciavano in aria le lampadine facendole alla esplodere!I genitori di una volta erano molto più severi dei nostri, d esempio quando la mattina il nonno dormiva fino a tardi, la sua mamma prendeva le ortiche  e gliele passava sui piedi, e lui sia dal dolore che dalla paura si alzava subito dal letto; oppure quando faceva il cattivo per castigo, la mamma, lo faceva stare in ginocchio sul sale grosso! Doveva davvero far male.

Il nonno mi raccontava sempre tante storie e avventure, e vorrei che ancora oggi fosse qui vicino a me. So di non poterlo vedere, ma credo che da lassù mi protegga e sia fiero di me.

                       

motto JACK              Melissa Boccali  

Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                                  Insegnante: Maura Runco    

Quant’è bella la mia città…

El mio paese se ciama Stridone. Stridone  xe un paese sai calmo e poche anime che gira. Tutti in paese i se conosi. Le case xe restade come de una volta. A Stridone gavemo 3 locai per magnar che de sabato e domanica  i xe sempre pieni. Sto paese una volta non jera cusì. Viveva tanta gente: calzolai,  botegari, fabbri e iera anca la scola con tanti fioi che i andava. La domenica la cesa jera piena de gente perché qua xe la cesa de San Jeronimo del 1300. Ma dopo la guerra e l’esodo xe rimaste poche fameie, i giovani i xe andai via e invece i veci i xe restadi. Mi e la mia fameia se gavemo trasferì  de Trieste nel 2010 perché voleimo viver in un paese con l’aria bona. Torno el paese xe porchi salvadighi, caprioi e sai verde. Qua se respira aria de pini. ‘ deso vegnarà le rondini e gavaremo compania za de bon’ora. Col caldo xe più bel perché demo fora a ziogar, andemo in bici e andemo con papà a cior fien che profuma. Mi me piasi star quà perché non xe confusion, te pol corer per i campi, ziogar con la bala e dormir sotto el sol.                      


motto RIKADY                
Iris Kljajić  

   Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                                                   Insegnante: Maura Runco     

Com’è bella la mia città… 

Momiano…così si chiama la mia città. In realtà più che una città, è un piccolo paesino con molte cose da scoprire. A Momiano abbiamo un sacco di cose da esporre, per esempio abbiamo un bellissimo castello di cui oggi sono rimaste solo le rovine. In questo castello un tempo ci abitavano il conte Rota e la sua famiglia, che nel 1835 abbandonarono  il castello. Quest’oggi il castello è in fase di ristrutturazione e speriamo che tra qualche anno i turisti, ma anche noi abitanti potremmo visitarlo ed esplorarlo. A Momiano abbiamo pure una fontana dove nell’antichità le donne venivano a lavare i panni e portavano gli animali a bere. Quando piove molto è un po’ pericoloso passarci davanti perché l’acqua fuoriesce ed è molto scivoloso . Qualche anno fa, ebbe piovuto così tanto al punto da far crollare una parte di strada vicino. Andando più giu c’è il fiume Argilla dove un tempo le persone facevano il bagno, ora si va solo a pescare. Momiano è anche una meta turistica, dove i turisti vengono a visitare il castello ma non solo. A Momiano ci sono tre ristoranti molto noti di cui uno di proprietà di mia zia. I ristoranti sono molto visitati perché offrono piatti tipici del luogo come la pasta con il tartufo, con la selvaggina, ecc. Una cosa che rende Momiano ancora più famoso è il vino, in particolare il moscato. Questo è molto importante a tal punto che a luglio c’è la festa dedicate interamente a questo tipo di vino. La festa si svolge vicino al castello, dove oltre a poter  assaggiare il vino dei vari produttori, si possono assaggiare piatti tipici ed ascoltare la  bellissima musica cantata dal nostro fantastico coro. La parte migliore è lo spettacolo che viene fatto nel castello, che racconta le storie che riguardano la sua storia.  A Momiano ci sono circa 100 abitanti, ma forse è meglio perché così ci conosciamo più o meno tutti e ci fidiamo gli uni degli altri. Il mio posto preferito è “Il parco della salute”, perché li mi sento libera ed è fantastico osservare il tramonto a quella posizione. Vado li’ quando sono giù di morale o quando sono triste perché così mi sfogo e mi libero la mente da tutti i pensieri negativi. Sento molta gente che dice che non vede l’ora di andarsene da Momiano e ci rimango un po’ male perché, è vero, è un piccolo paese ma è anche vero che è un paese bellissimo,  almeno per me. Io in questo paese ci sono cresciuta, sono andata a scuola e ci vivo ancora oggi e sono molto contenta di vivere qui e non me ne vergogno neanche un po’, anzi ne vado fiera. Anche Momiano come altre città ha i suoi difetti ma le persone devono imparare a vedere anche le cose belle non solo quelle brutte, io lo dico per esperienza. Anche io all’ inizio non vedevo l’ora di andaremene fino a quando non ho cominciato a vedere Momiano con occhi diversi.           
                

motto PRINCIPE AZZURRO       Artem Nychyporuk  

  Classe IX   Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola
                                                                                    Insegnante: Pia Ernestini      

  IN RIVA AL MARE 

C’è una città vicino al mare, dalla quale possiamo osservare un panorama bellissimo. Ogni giorno quella città va a dormire con il sole e con lui si sveglia. Con il tramonto tutte le case, gli alberi, ogni pietra si tingono dei colori di una pesca matura e la linea tra il mare e il cielo che si estende in lontananza si perderà. Sembra che qualcuno di notte copra la città con una coperta. Solo i lampioni illuminano la città di notte come le stelle illuminano la Terra. All’alba con i primi raggi del sole, la coperta della notte sparisce e ritornano i colori giallo tenue della città marina. Ogni giorno questo ciclo si ripete. Con la primavera la città prende vita. Tra le case spuntano fiori, gli alberi e i cespugli rinascono e le bancarelle si riempiono di verdure. Gli uccelli iniziano a cantare e gli insetti a ronzare riempiendo la città di rumore. In autunno la città si prepara per l’inverno. Le foglie degli alberi perdono i loro colori rosso fuoco e gialli per diventare marroni. Il cielo diventa coperto da nuvole grigie, piene d’acqua che vogliono cadere sulla terra. Il silenzio invernale è caratterizzato dalle gocce di pioggia creando un’atmosfera di tristezza che sparirà con la primavera. In estate tutta la città si riempie di turisti attratti dal “quadro naturale” della città marina. Le piccole barche con le vele bianche, non lontano dalla costa, sembrano un gregge di pecore al pascolo. La gente sulla spiaggia come un branco di piccoli pesci che nuotano verso il fondo del mare, si è riunita nei pressi dei caffè della costa. A me piace molto guardare questo quadro della mia città marina. Tuto l’anno la sua bellezza non lascerà mai gli abitanti di questa città che ha il nome di Isola.

                      

motto MARE INNAMORATO        Anna Toffolutti  

   Classe IX  Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola
                                                                                     Insegnante: Pia Ernestini      

     IN RIVA AL MARE 

Ti vidi in riva al mare. Nei tuoi occhi potevo vedere l’oceano. In quell’istante capii che era la fine. Il mio cuore stava tremando. Ci sedemmo in riva al mare e tu mi strinsi forte a te. Era tutto quello che volevo in quell’istante: io, te e il mare. Amo il mare d’inverno. Il vento gelido che screpola le labbra e scompiglia i capelli. Le nuvole scure con il loro tocco di malinconia mista a bellezza artistica. Le onde che si infrangono a pochi centimetri da te come se volessero creare un contatto. Solo in quell’istante capii la bellezza del mare. Aveva certi colori che sembravano dipinti. Ho capito di amare il mare con il tramonto all’orizzonte, il rumore delle onde, stare a riva e sentire l’ebbrezza marina con te. Mi sembrava un sogno. Quel tipo di sogno che ti fa stare bene e che non vorresti che finisca mai. Iniziammo a camminare a piedi scalzi sulla sabbia lasciando dietro di noi le nostre orme che rimanevano lì, precise, ordinate. Guardai in su, il cielo anche quello magnifico, senza margini, senza limiti e bordi. Abbassai gli occhi e ti guardai in faccia. Eri bellissimo come il mare. Abbastanza bello in superficie ma soltanto dopo esserti tuffato in esso potevi trovare la bellezza migliore che la maggior parte delle persone non vede mai. Quando ti accorsi che ti stavo fissando mi guardasti dritta negli occhi dicendomi: “Ti giuro che ti regalerei il mare senza esitare”. 

                                                             
motto COME SE IL MONDO MI STESSE CADENDO ADDOSSO          Laura Scheriani  

Classe VIII - a  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                            Insegnante: Pamela Tedesco                        

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI,
CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE.

14/2/2014 Caro diario, io in pratica ballo da sempre, e non ho mai smesso di farlo, anche se non vado più a scuola di Hip Hop: ballare è la mia vita. Lo so che sono appena in sesta classe, ma lo stesso ho detto a mia madre che dopo la nona desidererei andare avanti col ballo. Lei però ha risposto che dovrò imparare la danza classica, la quale per me è una perdita di tempo, nel senso che la ritengo noiosa.
28/2/2014 Caro diario, oggi mia madre è venuta a casa tutta sorridente, ed è una cosa insolita per lei, perciò le ho chiesto come mai rideva. Mi ha risposto che era felice per me, ma io non capivo ancora tanto bene: “in che senso era felice per me?!”. Poi mi ha detto che mi ha iscritta a danza classica. Sentendo quelle parole, che mai speravo di udire nella mia vita, era come se un ragazzo che mi piace si dichiarasse, o come se una persona che non vedo da tempo e a cui tengo davvero tanto si presentasse lì all’improvviso: la felicità mi usciva da tutti i pori. Sono ancora adesso elettrizzata.
4/3/2014 Caro diario, sono qui in questa stanza, che mi sembra sempre più restringersi; vado quasi in panico. Per fortuna ci sei tu qua con me, diario, sono sola nello spogliatoio, ho paura di entrare in classe, ho paura che mi guarderanno, ho paura che mi giudicheranno, ho paura che mi prenderanno in giro. Menomale che ci sei tu qui con me. Okay Laura, adesso calmati, non può succederti nulla di grave. Sto per entrare, sono davanti alla porta, sto toccando la maniglia, la sto tirando giù. Vedo delle luci e delle bambine più piccole di me, più giovani di me, alla prima occhiata sembrano gentili. Okay, adesso entro nella stanza, che è grande e ha delle travi sporgenti dai muri; dopo c'è una parete piena di specchi. Le bambine stanno venendo verso di me: okay devo solo restare calma. Sono venute da me, sono gentili; la professoressa era lì che mi guardava, che mi sorrideva. Abbiamo iniziato la lezione. Che nomi strani che si usano. Una posizione si chiama “demiplié”, un’altra “releve”. Stavamo preparando la coreografia per lo spettacolo. L’ora è finita. Alla prima lezione do un bel 6. Dopo tutto danza classica non è così facile, mi piace.

15/5/2014 Caro diario, domani abbiamo lo spettacolo, ma non credo di farcela, perché sono una frana nel ballo. In questo preciso momento vorrei che qui ci fosse il mio migliore amico, per consolarmi. Credo di essermi presa una cotta per lui. Il problema è che lui è innamorato di un’altra. Okay, sono una frana sia nel ballo che nell’amore. Di solito mia madre dice “sfortunati nel gioco, fortunati in amore”: beh... sono tutte balle. Io sono sfortunata in tutto, faccio schifo in tutto. Faccio schifo e basta!!! Mi vanno su i nervi le mie compagne di ballo, i miei genitori, certe volte anche i miei amici. E, sì, anche la professoressa di ballo. Cavolo odio tutti!!! Basta non ce la faccio più e, come se non bastasse, sono grassa come un elefante. Mi sembra come se il mondo mi stesse cadendo addosso.
16/5/2014 Caro diario, oggi avevo lo spettacolo a teatro. Ero tutto il tempo stressata, in più avevo paura... una gran paura, perché era il mio primo spettacolo di danza classica. Prima di salire sul palco mi sono sentita soffocare, mi mancava l’aria e dopo... BOOOM, come se il mondo si fosse fermato. Vedevo gente che ci diceva di andare sul palco. Io contavo fino a tre, mi dicevo “okay, calmati, respira profondamente”. A quel punto sentivo solo il mio respiro e come sottofondo la canzone. Dopo solo contavo “uno... due… e tre…” e a un tratto le luci e il palco sembravano non finire più, e l’inizio della canzone sembrava interminabile, ma dopo un po’, quando ho iniziato a ballare, tutte le mie preoccupazioni sono sparite, mi sentivo così viva, in più mi sono divertita un mondo. Non bisogna mollare mai, perché i propri sforzi vengono sempre ricompensati.     

motto IL BALLETTO, LA MIA GRANDE PASSIONE          Eliza Gombač  

Classe VI - b   Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                 Insegnante: Pamela Tedesco

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE.

Il balletto è la mia attività preferita, la mia grande passione, che già da piccola mi aveva affascinata. Frequento la scuola di danza classica dalla seconda classe elementare. Ci sono tre classi elementari e cinque medie; io fui mandata direttamente in seconda, perché ero troppo grande rispetto agli altri, ed effettivamente mi sentivo più accolta che in prima classe. Ho continuato a ballare con passione e adesso sono in terza media. Per il balletto indossiamo il tutù, la gonna, le ciabatte e dobbiamo avere la coda; per gli spettacoli abbiamo costumi speciali. Ho partecipato a vari saggi in tanti posti. Mi ricordo che a volte abbiamo dovuto ballare uno spettacolo due volte nello stesso giorno, perché si svolgeva in un unico teatro per scuole diverse. Dopo il primo spettacolo eravamo già tutte stanche, ma l'insegnante ci motivava sempre, così danzavamo ancora una volta. Alla fine la professoressa si congratulava con noi molto ed eravamo tutte felici. L'insegnante di balletto è sempre molto gentile. Più volte le ho chiesto aiuto e sempre ho potuto fidarmi di lei, ed è ancora così. I miei genitori mi hanno sempre sostenuta e sono molto fieri di me. In tutti questi anni ho scoperto un grande amore per la danza classica e spero che da grande diventerò una brava ballerina. Vorrei inoltre insegnare balletto anche agli altri. Grazie alla danza, ho capito che dopo ogni errore devo andare comunque avanti. Non frequento quest'attività per un qualche tipo di obbligo, ma per il grande amore che provo verso di essa.   


motto STELLA 2            Reanna Barnaba  

Classe II  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Fiorenza Lakošeljac   

    LA MIA MIGLIORE AMICA
La mia migliore amica si chiam a Serena. Ha otto anni, ha gli occhi azzurri e i capelli castani. È sempre sor:ridente. Ha le labbra color pesca, ha la pelle chiara. È solare, vivace e fa regalini a tutti È simpatica e consola tutti. Va sempre a fare le passeggiate, raccoglie i fiori, aiuta sua mamma e chi ne ha bisogno. Le piacciono i cavalli. Vorrebbe avere un cavallo, ma non hanno un posto dove tenerlo. Ha tln cane e una gatta molto simpatica. Per la sfilata di Carnevale si è travestita da principessa, mentre per iI ballo mascherato si è travestita da gatto.Era coccolisima e tutta nera. Ci piacerebbe andare al cinema insieme. Quest' estate le farò una sorpresa e andremo a cavalcare. Sceglierà un cavallo che le piace e poi faremo tantissimi giri. Spero che si diverla molto; potra accarezzare anche gli asini. Quando ci arrabbiamo, il secondo giomo ritorniamo nuovamente amiche.  

motto LUNA          Serena Basaneže  

   Classe II Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”   Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Fiorenza Lakošeljac              

LA MIA NONNA

La mia nonna si chiama Elvi. Quando vado a dormire da lei mi prepara il divano letto con una coperta molto calda e cosÌ non ho freddo. D'estate mi prepara una vasca con I' acqua tiepida. Mi diverto tanto a schizzarla con I'acqua. Lei mi chiama e mi chiede se posso lavare i piatti e io le rispondo sempre di sì. Quando vado a dormire mi dà un bacio. 41 mattino mi sveglia dolcemente e mi preparala colazione.Al pomeriggio andiamo a camminare fino ad un parco e mia sorella Sofia si stanca molto e dice:- Nonna, perché non hai imparato a guidare 1'automobile? E lei risponde:-Non avevo tempo. Abbiamo continuato la nostra camminata e siamo ritomate a casa felici.

motto TASTIERA       Thomas Rovina  

  Classe II  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                     Insegnante: Fiorenza Lakošeljac        

   Il mio papà

Il mio papà Damir è molto bravo. Ha40 anni. È alto e forte. Quando ero piccolo lui mi portava a cavalluccio.Quattro anni fa, d' estate, io mi ero fatto un taglio sul dito. Mio papà era venuto vicino a me e mi aveva abbracciato forte, forte. Non sentivo più il dolore. Io gli voglio molto bene e non smetterò mai di volergli bene. Lui a Natale mi ha comprato un elicottero telecomandato. Un giorno, mentre tornava a casa dal lavoro, mi ha comprato un bruco telecomandato. Quando ho paura lui mi sta accanto. Con lui gioco con i miei giocattoli o con la palla. Con mio papà andavo in bici fino a Ladin Gaj ed ero stanchissimo di pedalare.Quandci lui stava male gli stavo vicino tutto il giomo. Mio papà mi fa ridere moltissimo. Io gli voglio un bene immenso.   

motto CIELO     Sofia Basaneže  

Classe III Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Fiorenza Lakošeljac    

   I nostri noni ne conta

Mia nona quando la jera picia no la gaveva la television. La andava avardar el Festival de Sanremo da un altra famiglia parché lori i gaveva la television. Le canzoni le jera tute bele e quando finiva el Festival la se imparava le canzoni inamente. Sua mamma la ghe comprava el libreto dele canzoni a Trieste. Ela e 1e sue amiche le fazevaun festival e le cantava quele canzoni. Ancora ogi mia nona la canta'ste canzoni. A mia nona ghe piaseva cantar eIa vardava anca el Zecchino d' oro. Anca ogi la ne canta le canzoni vecie che la cattava ela. Quela volta non i gaveva i ziogatoli e i se divertiva cussì. Dopo tanto tempo la gaveva anca le pupe e altri ziogatoli. In strada la se ziogava con la bala insieme a tanti fioi. Non pasava auti parché la strada non jera asfaltada. La andava dormir presto parché no la gaveva la television e la matina la se alzava presto per ciapar la coriera e andar a scola. I gaveva poco, ma i jera contenti de star tuti asieme.    
   

motto SOLE    Nikol Beletić  

  Classe III Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Fiorenza Lakošeljac     

  La mia amica

La mia amica si chiama Sofia. Lei ha nove anni e frequenta laterza classe. Ha gli occhi verdi e i capelli castani.A lei piace leggere, cantare, giocare con la sua gatta Lola e raccogliere i fiori. I1 suo peluche preferito è un leone con un collare blu attorno al collo di nome Leoncino. Indossa spesso una maglia e dei pantaloni. Lei è molto tranquilla. I suoi colori preferiti sono: il viola, il giallo, il rosa, il blu, l'azzurro e 1' arancione. Sofia vorrebbe andare al cinema per vedere il film "Ballerina". I1 suo sogno è di disegnare vestiti per le modelle. Sofia è la mia migliore amica       

 
motto ROSA            
Nika Drušković  

Classe III Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Fiorenza Lakošeljac     

         In riva al mare

Un giomo d' estate sono andata con la mamma a Ladin Gaj' Io andavo sui pattini' mentre mamma camminava. prima di arrivare in riva al mare abbiamo fatto un percorso con molte salite e discese e finalmente siamo arrivate. Dovevo fare molta attenzione perché c'erano delle spugnette gialle e arancioni in spiaggia. Mi sono seduta sul muretto perché ero stanca' Ho incJntrato anche le mie amiche Sofia e Serena e abbiamo parlato un po' e poi ci siamo salutate.La spiaggia non era affollata. L' acqua era limpida. Mi sono divertita nuotando e giocando .orr lurnu*ma. Verso sera abbiamo deciso di mangiare un gelato e siamo ritomate a casa.

motto PESCATORE      Tommaso Stojnić  

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”   Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Sabina Žužić                   

  I nostri nonni ci raccontano"-storie e memorie del vostro passato familiare

Mio nonno Livio ha frequentato la scuola elementare e a quindici anni è andato a lavorare assieme a suo padre che faceva il pescatore' Mi ha raccontato che una volta si pescava molto più pesce di oggi e che il mare era meno inquinato. Aveva un peschereccio lungo dodici metri. Andavano a gettare le reti alla sera (dalle diciotto alle ventiquattro) e alle sei di mattina andavano a riprenderle. Le reti venivano tirate su a mano da quattro uomini mentre due pulivano le reti e mettevano il pesce nei secchi o nelle borse. Del pesce pescato una parte veniva venduta e l'altra mangiata. Le sardele non si vendevano come oggi ma venivano scambiate con altra merce come ad esempio frutta, verdura, uova, latte e altro. Oggi ha un peschereccio di otto metri, getta le reti come una volta ma le tira su utilizzando una macchina semplice detta verricello. Purtroppo oggi c'è meno pesce di un tempo; riesce a pescare un chilo di pesce misto, ne vende ogni tanto un po'e un po' ne mangiamo' ll nonno mi ha detto che facendo questo lavoro si viveva meglio una volta rispetto a oggi.        

motto NONNO      Evan Cadenaro  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio
                                                                                      Insegnante: Sabina Žužić       

   "l nostri noni ne conta-i nostri nonni ci raccontano"-storie e memorie del vostro passato familiare

Mio nonno Franco mi ha raccontato che una volta in campagna si lavorava tutto a mano con i buoi ("boscarin,') siccome non c'erano i macchinari. si arava la mattina presto o la sera tardi perché con gli animali non si poteva andare in campagna quando faceva troppo caldo. Le mosche disturbavano i buoi mentre aravano e i solchi venivano tutti storti. Le grandi zolle di terra venivano sminuzzate con l,erpice (le "grape") e il terreno veniva, poi, spianato. Quando si piantavano le patate prima venivano aperti isolchi nel terreno e poi venivano ricoperte utilizzando la zappa. La semina dei cereali, invece, veniva effettuata manualmente spargendo le sementi e ricoprendole. Nel mese di giugno, quando ir frumento era maturo, veniva tagliato e messo in mucchi chiamati covoni. Venivano caricati sui carri, sempre a mano, e poi venivano trebbiati nella trebbiatrice.Così si ricavava il grano che a sua volta veniva portato al mulino per fare la farina. Mio nonno da piccolo aveva anche le mucche. euella volta non c,era l'acqua nelle case, allora, due volte al giorno, si portavano gli animali a bere ai pazzi.ln primavera venivano portate al pascolo mentre adesso stanno sempre nelle stalle. venivano munte a mano e mio nonno andava in bicicletta a vendere il latte. Anche il fieno veniva falciato a mano, poi raccolto e portato a casa con i ca rri. La vita del contadino era molto dura e faticosa. Una volta la gente si aiutava e i lavori venivano fatti in gruppo. si stava molto tempo per concludere un lavoro mentre adesso il contadino con i macchinari fa meno fatica e fa le cose più velocemente. Mio nonno lavora la terra fin da piccolo e mi ha detto che non si può andare contro la natura. Se d'estate c'è la siccità il raccolto sarà scarso, però nella vita bisogna accontentarsi.                  

motto BIANCANEVE        Lana Maria Božac  

   Classe V - b  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                      Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac   

  I nostri nonni raccontano

Quando me nona iera picia no iera niente come incoi. Co la zeva scola tutti i fioi della prima ala quarta i iera insieme in una clase. Ela zeva in scole taliane fin al primo semestre e dopo la io scominsia zi in scole croate. Me nona come tutti altri in paes no i saveva parla in croato niente solo in sisanes, el so dialeto. El so maestro iera tanto severo,no ghe intereseva che no i sa parla in croato. Col ghe domandeva qualcosa e lori poveri no i capiva, lui se rabieva, ge tocheva meti le man sul banco e con el righel le bateva. Se i parleva durante l ora tra de lori ghe tocheva zi in castigo drio la tabela. In quel tempo tutti i fioi della scola i deveva aver le vestaglie uguali, le femine le veva la vestaglia nera imbotonada devanti, e i masci la vestaglia più curta. Durante el grande riposo , femine e masci i giogeva insieme tra due fuochi.

El zorno festivo più bel per me nona iera Pasqua, perché in quel zorno la caveva le braghe e so mare ghe compreva la veste e i calzetoni novi. Un altra bela festa ghe iera Nadal e  anche l'Anno novo. Me nona e so cogina le feva l' albero de Nadal, no i veva tutte queste decorazioni come incoi. Sull' albero le impicheva le caramelle incartade de tutti i colori e qualche pomo. Co veniva el zorno de meti via l albero lore le iera tutte contente perché le penseva de magnar le caramelle. Invece so nono iera goloso el magneva le caramele e el torneva la carta denovo sull' albero. Lore le ghe domandeva a so nonno ola che xe le caramele perché iera restada solo la carta. Lui ghe diseva che io magna al sorzo e lore povere ghe credeva.

Un zorno me nona ze zida con so pare e nono in campagna, co i torneva casa me nona ze zida sentar sul samer, che l iera liga drio al caro dele vache. Quando le vacche ze vegnude zo de rato e l carro io scominsia zi più zvelto e anche el samer, me nonna se io spaurà e la se io buta zo del samer-e lui inteliziente ze zi in corona per no fracala, così la se io scavaza la man i la io menada in ospedal e i ghe io meso la man in gesso. Ancora la io al segno sulla man sanca.

A me nona ghe piazeva fa ginastica. In quel tempo ze vegnu de moda el hula-hop, il costeva tanti soldi. Non la saveva come domanda a so mare che la ghe lo crompa. So mare iera in ospedal e co la ze zida a trovala, la ghe io ditto che el maestro io ditto che la deva crompa la hula-hop per ginnastica. E cosi povera so mare ghe io dà i soldi che la se compra, e me nona tutta cotenta! Co ze zida so mare a scola la ghe io ditto al maestro che sta roba costa tanti soldi, e lui io che no el sa niente de questo. E così so mare co al ze vegnuda a casa la la io pestada perchè la io fatto buzie.

Mi ghe io domandà a me nonna se ge pias più i tempi de incoi o de na volta. La io dito che no la cambiese mai i tempi de na volta perchè quella volta i fioi iera pricisi e i zogeva insieme in piasa i sabi e le domeniche no come incoi solo sui telefonini e television. La io dito che  ancora un pò i fioi de incoi noi savarò più parlà e i sarò muti.         


motto FANTASIA          
Katia Pereša  

  Classe VII - a  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                      Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

In riva al mare

Mi avviai in riva al mare per prendere la barca e andare dai nonni. Da qualche ora ero arrivata in Grecia ed ero molto felice.

Salendo sulla barca vidi una piccola isola ed era lì dov'ero diretta. Quando arrivammo sull'isola di mia nonna, lasciai la barca e feci una passeggiata per la riva. La riva la conoscevo molto bene, però c'era sempre qualcosa di misterioso. Corsi verso la villa blu e bianca di  mia nonna, sentendomi stanca. Quando entrai in casa la prima persona che vidi era mia nonna e corsi ad abbracciarla. Lei mi abbraccio forte e mi accarezzò i capelli. Aveva un sorriso grandissimo e aveva dei denti bianchissimi. Attorno a noi c'erano delle persone che erano in vacanza nella villa Halgilly. Mia nonna mi mostrò la stanza che riservava sempre per me. Quando mangiai e quando mi riposai, andai a cercare mia nonna per aiutarla, ma lei rifiutò qualsiasi aiuto. Non avendo cosa fare mi ricordai di quel mistero di cui mia nonna mi parlava sempre , del nonno che non avevo mai conosciuto.  Andai in riva al mare e vidi una conchiglia brillare. Volevo prenderla, ma tentando di raggiungerla quasi caddi in acqua. In quel momento la mamma mi chiamò per la cena e avendo fame, corsi subito a tavola. La notte era calma e dalla finestra guardavo il mare. Mi girai per andare a letto e sentii chiamare il mio nome. Mi rigirai impaurita e vidi su uno scoglio una sirena. La villa era su un monte, perciò dovevo scendere e nascondermi affinché nessuno della villa mi vedesse. La sirena era bellissima e teneva in mano quella meravigliosa conchiglia. Mi chiamava, ma era in mezzo al mare ,perciò non potevo raggiungerla. Allora lei con uno schiocco delle dita mi fece vestire un costume. Nuotai fino allo scoglio, mi diede la conchiglia in mano ma in quel momento sentii un rumore bruttissimo: era la sveglia.

    Era stato solo un sogno, peccato, mi dissi: “Se fosse stato reale sarebbe stato straordinario! Andai alla finestra per prendere dell'aria fresca mattutina e vidi sparire la sirena misteriosa dallo scoglio.

 
motto ROMANTICHERIE         
Sarah Jurzola  

  Classe VII - a  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                      Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

In riva al mare

 Per Gaia, una ragazza di quindici anni, la  vita era deprimente: i ragazzi la prendevano in giro ed era vittima di bullismo. A casa, con i genitori, non andava troppo ďaccordo a causa dei suoi brutti voti. A questa ragazza piaceva disegnare, leggere e ascoltare musica. Non usciva mai, anzi quasi mai. Ľ unico posto in cui le piaceva andare era in riva al mare e sedersi sempre su quella panchina ormai sua.  Quel giorno era andata a scuola, come ogni mattina. Poi, tornata a casa si era preparata per andare in riva al mare. Era andata ad aspettare ľautobus con sempre il solito conducente, che ormai la conosceva, ľunica persona a cui lei sorrideva. Quando arrivò vicino alla panchina, capì che qualcuno si era già seduto: un ragazzo della sua età, alto, moro, con gli occhi azzurri e  gli occhiali. La ragazza timidamente si avvicinò e si sedette. Cominciò a leggere, mentre il ragazzo incuriosito guardò verso di lei, che ormai era concentrata sulla sua lettura. Il ragazzo cominciò a fissarla, finché lei non alzò lo sguardo e per un momento i loro occhi si incrociarono,ma non per molto, perché arrossirono entrambi. Lui si fece coraggio e parlò: „Ciao, mi chiamo Stefano“. E lei rispose: „Ciao, sono Gaia“. I due iniziarono a parlare e lei scoprì che lui aveva i suoi stessi problemi. Si piacquero sin da subito.  A Stefano era subito piaciuta la misteriosa ragazza dai capelli biondi che ormai  osservava da mesi. A malavoglia, dopo quasi tre ore di chiacchiere, si lasciarono e lei andò a casa.

        Il giorno dopo a scuola il bullo prepotente cercò di picchiarla, ma il moro lo fermò e lei scoprì che frequentavano la stessa scuola. La ragazza era felice perché aveva trovato finalmente un amico sincero con cui potersi confidare senza che lui vada a dirlo a tutti. Dopo qualche mese di incontri e condivisioni di segreti e pareri i due ragazzi erano ormai ottimi amici. Provavano una forte simpatia ,però nessuno dei due non aveva il coraggio di dichiararsi.

 Dopo qualche anno d'incomprensioni e molti litigi adolescenziali si fidanzarono.


motto NOSTALGIA       Tobia Da Ponte  

  Classe VII - b  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola   
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

In riva al mare

Nei giorni in riva al mare ricordo tante cose.

Mi ricordo dell'estate quando alle volte mi sdraio sull'asciugamano a prendere il sole, quelle rare volte che lo faccio e mi rilasso. Anche se a volte ­è stressante perché appena ti corichi c'è un sasso che sta esattamente là dove non dovrebbe stare, sotto la tua testa. E allora lo togli, ma così facendo ce ne sono altri tremila che ti danno tremendamente fastidio. Mi ricorda anche Venezia perché appunto, c'è il mare. Pensando a Venezia mi ricordo delle pochissime volte che ci sono stato a Carnevale. Il leggendario Carnevale di Venezia, che accanto a quello di Rio, è il piu' bello secondo me, da quanto ho visto e sentito dire.

Mi ricordo che sono sempre contento quando ci vado per l'Epifania. Ci sono sempre un sacco di dolciumi da mangiare, caramelle, biscotti, cioccolato e biscotti al cioccolato. Delle volte ricordo dei giri in barca che facevo con mio zio e nonno Cesco,  poi tornavamo a casa e c'era mia nonna che ci aspettava per la merenda. Da lei c'erano sempre le fette grandi di pancarrè con la nutella che dividevamo in otto quadrati e poi lo inzuppavamo nel tè alla pesca. La merenda fatta in questo modo non poteva mancare. A volte però mancava il pancarrè, allora mangiavamo le treccine del supermercato, volendo anche con la nutella. Quando invece andavamo a pranzo dai nonni facevo fatica a tornare a casa perché mangiavo troppo. Stavamo sempre più o meno tre ore a mangiare cose troppo buone, d'altronde sono i cibi della nonna. Ricordo anche quando mio nonno ci portava a passeggiare al parco e poi alla stazione ferroviara a vedere i treni. Le mattine lavorative invece ci accompagnava all'asilo, ci comprava i bucaneve e col motoscafo arrivavamo a destinazione, ci cambiava e ci metteva il grembiulino e ci salutava. Tornava a prenderci e ci portava a pranzo dai miei genitori.

Mi manca tanto mio nonno e tutto quello che facevamo da piccoli con lui e con tutta la mia famiglia. Infatti, ogni volta che guardo il mare mi viene un pò di nostalgia.

motto BIONDINA         Korina Višković  

   Classe V - b  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

QUANTÈ BELLO IL MIO PAESE…

Un posto meraviglioso a poca distanza dal mare con intorno tanti uliveti e vigneti di un profumo straordinario. Andando verso il mare si arriva a Montemadonna dove parecchi anni fa c'era una zona militare. Oggi diventa un'attrazione turistica che sembra di appartenere ad un tempo lontanissimo. Si attraversano boschi fitti di un profumo speciale, rifugi militari e alla fine sorgono delle pianure con viste mozzafiato. Il nostro mare meraviglioso, Cala, dove l'acqua brilla al Sole, con un fondo marino pulito, pieno di pesci e pesciolini, granchi, erbe di vari colori e l'attrazione turistica più grande del nostro paese. 
Durante l'anno si svolgono tante manifestazioni tra cui la fiera di San Felice e Fortunato. Si giocano i giochi di una volta, si vestono i costumi tradizionali, le gare dove si sceglie chi fa i dolci più buoni di una volta, ci sono le bancarelle dove gli artigiani del nostro comune vengono a esporre i propri prodotti: olio d'ulivo, grappe, vino, verdure, formaggi ecc… 
Ogni manifestazione viene accompagnata dalla musica dal vivo e ballo dove tutti i bambini e tutti gli abitanti sono gentili. 
Avete riconosciuto di che paese si parla? Se no, vi invito a visitarlo! Vi giuro che non vi pentirete. Il mio paese è Sissano, a poca distanza da Pola.

motto OTTIMISMO        Diego Sošić  

   Classe V - a  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

Terremoti in centro Italia  

I terremoti sono i fenomeni naturali più catastrofici di tutti, perché se un terremoto si fa sentire di notte, mentre dormi, non hai più scampo. Per questo quando vado da qualche parte dove c’è il rischio di terremoti o di altri fenomeni naturali catastrofici ho sempre un po’ di paura. Quello che è successo in centro Italia, con i terremoti e tutte le vittime di questi fenomeni mi mette tanta tensione, anche perché una delle città che vorrei visitare è Roma e se il terremoto si sposta un po’ più ad occidente tutti i monumenti storici della Capitale rischiano di essere distrutti e milioni di vite umane sarebbero a rischio. 

Il 24 agosto 2016 c’era il terremoto ad Amatrice. Mi provavo a mettere nei panni di coloro che hanno perso qualche parente in quel brutto terremoto e capivo quanto erano disperati. Tra l’altro, alla televisione quel terremoto lo paragonavano a quello de L’Aquila che era successo sette anni prima. Del terremoto de L’Aquila non mi ricordo molto, perché avevo solo quattro anni, ma vari sismologi dicevano che il terremoto di Amatrice aveva più o meno la stessa forza. Due mesi dopo il 30 ottobre 2016 c’era una scossa più forte anche di quella di Amatrice, che ha avuto luogo a Norcia. La potenza del terremoto di Norcia era di 6.5, mentre il terremoto di Amatrice aveva una forza di 6.0. Quando il telegiornale ha  dato questa notizia mi sono venute le lacrime agli occhi perché non potevo credere che un terremoto potesse distruggere e uccidere più di quello di Amatrice. 

Dopo questi due forti terremoti in centro Italia c’erano anche altri terremoti meno intensi, ma poi è arrivata ancora una forte nevicata che da qualche parte superava i tre metri. La neve chiaramente causava problemi all’ agricoltura, all’ allevamento ma c’era anche il rischio valanghe. È proprio questo quello che è successo a Penne, provincia di Pescara, dove una valanga ha completamente travolto l’albergo “Rigopiano”. Alla televisione ho sentito che c’erano una trentina di persone intrappolate nell’albergo, mentre sopra di loro c’erano varie tonnellate di neve portate dalla valanga. I soccorritori hanno trovato un letto a cinquecento metri di distanza dall’albergo ormai completamente distrutto. Per curiosità al computer prima dell’ora di informatica ho guardato le foto dell’albergo prima della catastrofe ed era assai bello. Mi piaceva così tanto che se ci fosse ancora  avrei chiesto alla mamma di visitarlo per fare una vacanza, ma purtroppo ora non c’è più. Un mio amico e compagno di classe che si chiama Ivan, e viene da Pescara, mi ha detto che una volta i suoi genitori sono andati a fare una vacanza proprio nell’albergo “Rigopiano”. 

Spero che questi brutti fenomeni naturali smettano di colpire il povero centro Italia e che tutte le persone che vivono in quelle zone possano trovare la serenità.   

 
motto VIVA L’AMICIZIA      Didi Šabić  

  Classe V - b  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

Come si può aiutare  una persona!

La mia storia parla di uno mio  amico tanto buono che ha però molti problemi e purtroppo questa non è una novità, perché tante persone soffrono come lui. Lui come persona è tanto tanto buono,buono come il pane ,ma tante persone questo non  lo capiscono, loro pensano che se hai dei problemi non è affar loro. Secondo me queste persone pensano solo a se stesse , sono egoiste e cattive. Io e un mio altro amico abbiamo deciso che gli faremo un regalo e che lo aiuteremo quanto di più possiamo.

Tutti  si chiedono come aiutarlo e io gli direi  che se lo vogliono aiutare devono farlo  ridere, giocare con lui ,parlare, aiutarlo con i compiti, lo studio, qualunque cosa. Se ogni secondo giorno sedete con lui anche soli dieci minuti parlategli, fategli coraggio di andare avanti e tutto si può risolvere.Lui  tiene tutto per sé, ma un giorno lui a me ha raccontato tutto , anzi quasi tutto . Ho provato una grande tristezza ,ma anche il desiderio ancora più grande di dargli una mano e non lasciarlo naufragare. Voglio che  lui sappia che in questa situazione non ci sono solo io qua ,ma anche i suoi amici, la sua  insegnante capoclasse che  ascolta  sempre i nostri problemi e se può  aiuta sempre.

Se dovessi venir premiata di sicuro farò un regaletto al mio amico, non  lo abbandonerò mai, gli vorrò sempre bene. Nessuno merita di venir dimenticato.

motto TOPOLINO        Vito Rossanda  

  Classe V - b  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 Mi presento

 Ho undici anni e frequento la quinta classe della Scuola elementare Giuseppina Martinuzzi. In classe siamo in ventisei, tredici maschi e tredici ragazze. Vado d`accordo con tutti, specialmente con Luka, Karlo, Giovanni, Matej e Nina. La nostra capoclasse si chiama Ingrid Ukmar Lakoseljac. Lei e` molto buona e comprensiva. In questa classe mi trovo benissimo.Voglio tanto bene alla mia famiglia che e` formata dal papa` Gianni, mamma Tanjuša e dal mio fratellino Erik. Sono un bambino buono, sincero, studioso, diligente, affetuoso e purtroppo un po` mangione. Mi piace mangiare la carne, la pizza e la pasta. Non mi piacciono le verdure e la frutta.Ogni giorno dopo aver svolto i compiti domestici, studio e leggo i libri della biblioteca. Mi piacciono i libri di avventura e quelli di Geronimo Stilton.Due volte a settimana vado a giocare tennis a Verudela, come anche di domenica.Qundo le giornate sono belle vado con la bicicletta fino a Valsaline a guardare il mare e i pescatori che salpano con le barche.  Spesso, davanti casa, gioco a calcio con mio fratello.
D`estate con il motoscafo tutti assieme andiamo a Scoglio dei frati o a Promontore. Li facciamo il bagno e ci divertiamo un mondo.

 
motto BRICIOLA        Rebecca Jankulovski  

   Classe V   Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

I nostri nonni ci raccontano 

I miei nonni hanno sempre qualcosa da raccontarmi. Da quando ero piccola mi interessavano tanto le loro storielle di quano erano giovani perché hanno sempre una morale che mi insegna qualcosa di nuovo.Una delle storielle che mi piace di più è di quando mio nonno era piccolo.È molto ridicola.Ho ancora oggi questa foto nella mente.

Mio nonno quando era piccolo aveva ricevuto un paio di scarpe nuove ed era andato fuori a giocare. Gli capitò di versarsi dell'acqua sulle scarpe.Era così spaventato di cosa gli avrebbero detto i genitori che le mise nel forno ad asciugarle.Quando volle prenderle vide che era restata solo la suola,mentre il tessuto era bruciato. Questa storiella la racconto sempre ai miei amici e loro ridono assieme a me. Questa storia mi ha insegnato che è meglio  dire la verità che non dirla e rovinare le scarpe.Quando parlo con mio nonno del fatto,lui ride assieme a me.Chissà cosa mi racconteranno i nonni  ancora,spero molte cose divertenti che poi ricorderò per tutta la vita.


motto GRANDUCA           
Marko Drandić  

  Classe VIII - a  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Susanna Svitich

La storia maestra di vita
La storia E una materia che studiamo a scuola. A qualcuno piace, ma qualcuno non la sopporta proprio. La storia d anche una scienza che studia gli awenimenti passati, ipersonaggi che vivevano prima di noi e che, con le loro decisioni, creavano la storia che oggi sta scritta nei libri. Molti la ritengono una materia inutile che approfondisce soltanto ggerre, catastrofi, dittatori ed errori da non ripetere nel futuro. coloro che lo pensano non sanno che proprio da questa nobile scienza si pud imparare molto perch6 la storia e piena di significati e collegamenti tutti da scoprire. studiando la storia possiamo imparare da dove vengono e come erano nel passato gli oggetti di uso quotidiano dei quali oggi non possiamo fare a meno, come prendevano decisioni e come hanno conquistato la loro fama i grandi della storia. come le loro decisioni e invenzioni hanno influenzato il presente, il passato, ma anche come inffuenzeranno il futuro. La storia ha la sua bellezza proprio nel fatto che non si smette mai di impararla. La storia si impara per tutta la nostra vita. Non si smette mai di scoprire cose nuove perch6 collegando fatti, documenti e personaggi si scoprono legami impensabili. Chi conosce la storia ed d interessato profondamente a questa materia non smette mai di pensare, sognare, perchè ognuno di noi ha un modo differente di interpretarla e di capirla. Molti non lo sanno, ma la storia ci circonda da tutte le parti.
Tutto ha la propria storia: ogni persona, fumiglia, costruzione, citta, oggetto, tutto ciò che ci circonda è storia. Anche se molti sostengono di non conoscere la storia e di non saperla, ognuno in realta sa almeno una piccola parte dell'ampia conoscenza della storia. Tutti noi dalla storia possiamo apprendere infinite cose, ma soprattutto dobbiamo imparare a capirla e porci sempre delle domande, perchè cosi possiamo approfondire nel miglior modo possibile il nostro sapere e saperlo usare nella vita quotidiana, perchè la storia è la migliore maestra della vita.

motto ARCO DORATO      Daniel Valić  

Classe VIII - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  
                                                                                     Insegnante: Susanna Svitich

Com'è bella la mia città
Giomi fa, sfogliando una monografra su Pola sono stato attratto da alcuni versi... .
I'acqua riflette una bellezza rnisteriosa
il tremore del sole tra I'Arena splendente
perle rare su una donna meravigliosa !

sussurra qualcuno, un aedo, forse un viandante Sì è proprio bella la mia citta, distesa sulle rive dell'Adriatico settentrionale, attorniata da campi e colline, boschi e spiagge... Con il suo Cantiere Navale che, al crepuscolo, brilla attomiato da stupore e magnificenza
Le ville dell'epoca austriaca omate da pregevoli stucchi ma anche dalla roccia calcarea la stessa utilizata per il manto stradale della via principale. Pola è ricca anche di parchi, abbelliti da piante esotiche che quasi si confondono con quelle endemiche, dalla natura aspra ed arida che da secoli domina la terra dei miei antenati.
Da non dimenticare le campagne dalla terra rossa dove, immobili, riposano calmi e quieti, ulivi e viti, frustati dai caldi raggi del Sole estivo, pieno di ira e prepotenza nei loro confronti, a tal punto che arriva ad ucciderli, pur di vederli soffrire.
E' questa la mia città piena di bellezze quanto di ostilità che si sfidano in uno scontro senza fine.


motto VIVA LA NATURA     Martina Poropat  

Classe III Scuola Elementare Italiana Cittanova
                            Insegnante: Sabina Maurić

Quant'è bella la mia città...
La mia città si chiama Cittanova. È una piccola città, ma per me è bellissima. Cittanova ha il capanile dedicato a San Pelagio vicino al parco dove mi piace andare a giocare. Vicino alla mia scuola c'è un grande campo di calcio. La mia città è circondata dalle mura e subito vicino si trova il mare che crea, secondo me, un bel paesaggio.


motto ABBRACCIO         
Toni Kocijančić  

  Classe III Scuola Elementare Italiana Cittanova
                             Insegnante: Sabina Maurić

Una pagina bianca da riempire con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passattempi, con le tue amicizie

Quando penso ad una pagina bianca immagino il mio sogno nel cassetto, cioè quello di diventare un campione di pallacanestro e per questo motivo mi alleno ogni giorno sul campo dietro la scuola. La pallacanestro è uno dei miei passattempi preferiti, perchè mi diverto a giocare con i miei amici di scuola Sven, Lorenzo, Luca e Manuel.  Quando diventerò famoso prenderò molti soldini e aiuterò chi ha bisogno. Comprerò del cibo e delle bibite per tutti i bambini meno fortunati. Ma non solo, costruirò le scuole e i parchi gioco. Questo sogno cercherò di esaudirlo e spero anche che qualche mio amico mi aiuterà a realizzarlo.


motto VELA 837       Leonora Petek  

  Classe III Scuola Elementare Italiana Cittanova
                             Insegnante: Sabina Maurić

In riva al mare 

C'era una volta una bambina che andava sempre in riva al mare, il suo luogo preferito. La bambina ogni volta che si sentiva arrabbiata e nervosa andava in riva al mare. Un giorno passeggiando vicino al mare incontrò un bambino biondo e da allora erano diventati grandi amici. Ogni giorno si vedevano al loro posto preferito. Un giorno il bambino biondo chiese ai suoi genitori se poteva andare a pescare con la sua amica e i suoi genitori gli dissero di sì. Felice della notizia, il bambino biondo chiamò subito la sua amica e andarono a pescare in riva al mare. Insieme hanno atteso il tramonto del sole e il loro luogo preferito diventò speciale.

 
motto DOTTORE            Lorenzo Privrat  

  Classe VIII Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                                                    Insegnante: Manuela Verk

I NOSTRI NONI NE CONTA

 È domenica mattina e al solo pensiero di sapere già che cosa accadrà durante la giornata, chi incontrerò, i discorsi che faremo... quasi quasi,  preferirei che la giornata fosse già conclusa. È proprio così, perché ultimamente, le domeniche mi sembrano tutte uguali e certamente questa non sarà, diversa dalle altre: noiosa.                                                                                                        

Dopo la messa arriveranno a farci visita, come al solito, i nonni paterni, con i quali spesso pranziamo. Siccome puntualmente o io o le mie sorelle non ci piace mangiare qualche tipo di pietanza che la mamma prepara e a volte facciamo un po' di cappricci, ecco che il nonno ogni volta e sottolineo ogni volta, tira fuori la solita storia, ed è sempre la solita solfa:

„Omo, ti sa la storia de "Faro Feio"?

- El fio ghe domanda a so maro cosa ca ∫i par magnà e la maro ghe rispondo: „Faro fejo!“ e lu' al ghe fa: „Faro  indrejo!“ e dopo pranso el fejo ghe domanda de novo a so maro: „Maro, ca ∫i par magnà?“- e jela ghe rispondo 'n tal steso modo: „Faro fejo!“ - e lu' da novo: „Faro indrejo!“ - De sira el fijo ca ormai moriva de fan, ghe fa a so maro: „Maro, ca ∫i par magnà?“ - e jela ghe rispondeva senpro la stisa roba e lu' ca de fan no ne podiva pjun sta volta al ghe fa: „E faro avanti!“

Il nonno continua raccontandoci di quando lui era bambino, di come una volta c'era la miseria e non ci si poteva di certo permettere di scegliere il cibo: si mangiava ciò che c'era, ben contenti di trovare qualcosa in pentola.
- E no como vojaltri: no vojo quisto, no vojo quil. Se no volè magnà quil ca ∫i prontà, a no ∫i altro; magnarè despoi co pjun gusto! -

Seguono una dopo l'altra le storie della sua infanzia e della sua giovinezza (sempre le solite, noiose storie) e dei giochi che faceva assieme ai suoi amici, la sua compagnia chiamata „la Banda Cacao“ (gli occhi del nonno si illuminano ogni volta che nomina questo nome).
Loro, a detta del nonno, non facevano mica cose inutili come quelle che facciamo noi giovani d'oggi. E sì, loro giocavamo in maniera diversa, più bella, più sana... le solite storie.

Anche i nonni materni la pensano ugualmente.

-No pardevimo miga tenpo douto al dì dananti la televisjon, como voi, o dananti al conpjuter o ai telefonini  – mi dice infatti il nonno materno e continua:

- Quando gavevo i to ani ∫a ∫evi solo 'n canpagna, tacavo i sameri al caro e ∫evi arà, 'grumà al fen, 'n tribia, discarigà al fen 'n stala... – (e via con l'elenco di tutti i lavori che faceva in campagna).
- Discalso corevi par i limidi a portaghe la marenda a me paro 'n canpagna, altro che voi! Ti te seca anca ∫i 'n canteina a ciò al vin o 'n lisiera a ciò legne. Mi ∫evi 'n bosco con me paro e tajevomo a man i legni. –

E poi ci si mette anche la nonna con la sua storia:

-Quando che vegnivi ca∫a de scola me tocheva prima finì de fa la menestra, parchè me maro e me paro jera 'n canpagna e mi dovevi ougni dì col sicio ∫i a ciò acqua. A no jera como ancui ca douti jo l'acqua 'n ca∫a, 'na volta jera la gisterna, ma no i le veiva douti. Noi no la veivimo e me tochiva ∫i  'n ca∫a de chi ca la veiva a pregà ca i me la daga. A me vergognivi e ougni volta ghe di∫evi:
-Signora, la me dà un sicio de acqua? No jera miga douti contenti de damela. Qualco signora o la me brontoleva, e mi ∫evi co 'na strasa parchì vevo pagura ca i no me sighi. Poi a dovevi anca portaghe l'acqua 'n stala i sameri e vevo pagura de lori e favo fadiga butaghe l'acqua 'n pila...

E via dicendo con le solite storie ed i soliti rimproveri, a me e alle generazioni moderne, soprattutto per quel che riguarda la tecnologia.

Però... c'è un però interessante! Il nonno oggi mi dice:

-Omo vardime te preghi al telefonin, je qualco mesagio, ma no rivo versi e legi, e cancelime quil ca no servi. –

Incredibile... il nonno ha il cellulare, sebbene sia quello già antico, da „museo“, con i tasti e lo usa!

L'altro giorno il nonno mi dice:

-Picio, ancui a no jera „La voce“ 'n chiosco e no je al programa, meteme al televideo ca me vardi quil ca ∫e par television.

Qualche mese fa la nonna mi dice:

-Sto ano, nisun me jo portà dal Italia al „Frate Indovino“ e mi son bituada a velo 'n ca∫a, se no a me par che qualco me manca. Te padaravi ordenamelo par Internet? –

A pensarci bene mi sembra incredibile. Questi nonni che hanno tanto da ridire sullo stile di vita odierno e sulla tecnologia, poi quando serve a loro ne fanno uso e gli fa pure comodo.

Questa situazione mi fa proprio ridere e i miei nonni mi fanno molta tenerezza. 

 motto KATY PERRY         Elisabetta Borghetti  

  Classe V   Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                                                     Insegnante: Manuela Verk

LETTERA AL MARE ADRIATICO

Caro Mare Adratico,

È da molto tempo che non ci vediamo. Mi manchi tantissimo. Mi ricordo quando mi tuffavo insieme agli amici, quando nuotavo e giocavo ad immergermi e dopo circa tre ore uscivo a fare merenda e abbronzarmi. Poi ovviamente mi rituffavo. Mi manchi anche perché in estate ci sono le vacanze estive e tutti i miei cugini dell’Italia vengono in Croazia e quindi siamo in tanti a divertirci e sono certa che tu ne sei felice.

Mi diverto andare a pescare o a prendere delle conchiglie sul tuo fondale meraviglioso. Il posto dove vado sempre, si chiama Barbariga. C’è una pineta prima della spiaggia; la spiaggia non ha sabbia, ma ciottoli e sassi di varie dimensioni e in mare ci sono rocce molto grandi da dove mi posso tuffare. L’acqua non è molto profonda. Il fondale che accosta la spiaggia è un’enorme pietra scivolosa. Là mi diverto a scivolare e a fare acrobazie. Un po’ più lontano c’è un’altra spiaggia con un molo. Il fondale lì è sabbioso e più profondo, con molti pesci e conchiglie. Mi piace tuffarmi da quel molo. Questi posti sono ancora più belli e magici in compagnia degli amici.

Ora ti racconterò le avventure che ho passato con te.

Sono entrata in acqua con maschera e tubo, nuotavo dove l’acqua era profonda circa 3-4 metri. All’improvviso ho notato una bellissima conchiglia. Ho preso un enorme respiro e mi sono immersa. Più giù andavo e più le orecchie mi facevano male, ma sono riuscita a prendere la conchiglia e sono risalita velocissima. Tu te lo ricordi bene, perché ci è mancato poco che non avessi più aria.

Ero al molo di Barbariga ed eravamo in quattro. Ci tuffavamo, era bellissimo. Facevamo di quei tuffi incredibili. Io mi sono tuffata e sono riuscita a toccare il fondale sabbioso. Che emozione!

Di nuovo a Barbariga, questa volta però non sono al molo. C’erano delle onde enormi. Entrai in acqua con molta cautela. Con me c’erano anche i miei cugini; appena arrivava un’onda dovevamo tuffarci dentro, altrimenti ci portava via. Ne arrivò una gigantesca, urlavamo come matti, ma non per la paura. L’onda ci investì. Per fortuna tutti noi avevamo gambe forti, quindi non ci portò con se. È stata un’esperienza bellissima.

Tu, Mare Adriatico, mi dai tante emozioni e mi fai tornare in mente bei ricordi. Te lo dico ancora una volta: mi manchi veramente tanto! Non vedo l’ora di tornare da te per tuffarmi nelle tue acque limpide e meravigliose.

A presto!

 
motto FARFALLA              Anika Cetina  

   Classe V  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                                                    Insegnante: Manuela Verk

IN RIVA AL MARE

            Stavo passeggiando in riva al mare e mi sono fermata ad osservare la bella costa istriana. I sassi lisci, bagnati dalle onde formano un sentiero verso il porto. Le barche che ritorneranno dalla pesca al tramontare del sole se le vedono all’orizzonte. Il sole prima di andarsene lascia una scia arancione sul mare. In spiaggia tanti bambini giocano: costruiscono castelli di sabbia, buttano i sassi in mare e le bambine con le conchiglie che trovano fanno collane e coroncine.

Il Mare Adriatico con le sue braccia bagna l’Istria, paese ricco di emozioni. Il mare è così limpido che ci si può specchiare dentro.

In un angolo si vede una persona che dipinge il mare e la costa frastagliata. Tanti bambini fanno foto ai fari e giocando aspettano che scenda la notte, per vedere le luci delle navi in lontananza.

I gabbiano che volano nel cielo in cerca di cibo contribuiscono a rendere il tutto ancora più bello e incantevole.

Ora i pescatori legano le barche al porticciolo e quando ritorneranno a casa dalle loro famiglie racconteranno le avventure trascorse in mare.

 motto IL MILANISTA          Simone Marsetič  

  Classe V  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                                                    Insegnante: Manuela Verk

IN RIVA AL MARE

             Di quest’estate ho un bel ricordo legato al mare. Siccome le giornate erano afose e faceva un caldo infernale, per tutta l’estate ho fatto molti tuffi e soprattutto mi sono divertito un sacco con la mia famiglia al mare.

Adesso racconterò una delle storie più belle (se non la più bella) ed emozionante legata al mare che abbia mai vissuto.

Quella mattina, appena sveglio, ho capito subito che quel giorno sarebbe successo qualcosa di insolito perché avevo il sorriso sulle labbra dal mattino presto.

Ero andato in spiaggia con i nonni di buon’ora e mentre mi preparavo per tuffarmi, in quel mare, che quel giorno era più limpido del solito, vidi un granchietto che cercava di salirmi sui piedi. Mi fece tenerezza perché era piccolissimo, così decisi di metterlo in un sacchetto pieno d’acqua con dei sassolini e portarlo a casa dove di conseguenza gli avrei dato da mangiare e me ne sarei preso cura.  Arrivato a casa mi affrettai a metterlo in un contenitore pieno d’acqua salata con dei sassolini e alghe. Mi resi conto immediatamente che non era impaurito, ma piuttosto grato per averlo portato a casa mia, perché giocava tranquillamente.

Mi piaceva così tanto osservarlo, mi piacevano le sue chele taglienti, la sua corazza che, ai tempi della sua vita sottomarina, era indispensabile.

Col passare dei giorni lo vedevo crescere a vista d’occhio e diventare ormai un granchio adulto.

Le sue chele crescevano e diventavano sempre più simili a schiaccianoci, aveva perfino cambiato colore; adesso non era più arancione, ma era diventato di un bel rosso acceso.

Con lui ho vissuto momenti bellissimi, però successe l’inevitabile: finirono le vacanze e allo stesso tempo i bei giorni e mesi passati con lui. Purtroppo lo dovetti lasciare in mare, che quel giorno mi parse non blu, ma nero. Anche se ci siamo separati mi rimarrà per sempre impresso il suo ricordo e per questo gli sono grato.

 
motto TOPOLINO           Massimo Piccinelli  

   Classe V  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                                                     Insegnante: Manuela Verk

QUANT’ È BELLA LA MIA CITTA’

 La mia città è Dignano e per me è la più bella tra tutte. Le sue vie sono ornate da tantissime case da entrambi i lati. Nella città vecchia si possono ancora vedere alcune vie pavimentate con i sassi del castello che una volta si trovava in centro, dove oggi si trova la piazza principale.

Mi guardo intorno e sono incantato dalla sua bellezza; dei portoni, gli stemmi, le finestre e i balconi, certi in stile veneziano e altri in stile bizzantino. La mia città mi racconta una lunga storia da quando le vie non erano asfaltate e quando l'unico mezzo di trasporto erano carri trainati dagli asini. Oggi purtroppo di carri e asini ce ne sono pochissimi; se li si possono vedere di rado, solo nella stagione estiva, quando nella mia città viene organizzata la sagra: „La festa, dei Boumbari“.

Dignano ha il suo patrono, San Biagio, la sua chiesa bellissima a tre navate con un campanile altissimo che sembra volesse toccare il cielo, sono il mio orgoglio e ogni volta che mi trovo vicino, ammiro questa struttura grandiosa e unica.

Uscendo dalla città si vedono le casite; che sono delle costruzioni in sasso, dove il contadino, quando va in campagna può riposare, ripararsi dalla pioggia oppure lasciare qualche attrezzo per lavorare la terra.

Le casite a Dignano sono state ricostruite perchè, a causa del tempo, furono moltissime crollate. Per me Dignano è il paradiso terrestre. 
           

motto AKIN             Nika Dokoza  

  Classe VI Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume
                                                                                     Insegnante: Sara Vrbaški

La mia classe plurilingue. Vi racconto perché mi piace frequentare la scuola italiana e avere amici che parlano lingue diverse.

 Per quanto riguarda la mia classe, siamo una classe ricca di lingue, a partire ovviamente dall’italiano che ormai tutti usiamo senza difficoltà. Per un breve periodo avevamo in classe pure due alunni arrivati proprio dall’Italia, i quali ci hanno insegnato delle parole nuove e ci hanno fatto conoscere più da vicino la cultura italiana. Eravamo sempre interessati e li ascoltavamo con molta attenzione.

Nella nostra scuola ci sono però ancora due lingue importanti che possiamo imparare: l’inglese e lo spagnolo. Per ora, alunni inglesi e spagnoli non ce ne sono, ma sarebbe sicuramente interessante averne almeno uno di queste origini. L’inglese è per noi una lingua obbligatoria, mentre lo spagnolo è una materia opzionale. Nonostante ciò, praticamente tutti gli alunni della mia classe frequentano le ore di spagnolo, perché siamo sempre aperti a imparare cose nuove.

Un’altra lingua – probabilmente la più interessante – di quelle presenti nella mia classe, è l’arabo. Lo parla una nostra compagna che si chiama Nour. Già dai primi giorni di scuola le chiedevo di insegnarmi qualcosa nella sua lingua, ma quello che mi attirava ancora di più era la loro scrittura. È una scrittura molto diversa dalla nostra. Per me la cosa più interessante era quando nelle classi inferiori ci portava dei quaderni attivi in arabo che poi magari risolvevamo assieme e così imparavo tante cose nuove. Nour ci parla anche della cultura araba e delle differenze tra il nostro stile di vita e il loro.

Dopo l’arabo, c’è anche il tedesco. Lo studiano due alunne della mia classe: Anđela e Rea. Grazie a loro abbiamo imparato tante parole anche in tedesco. A me questa lingua piace molto e vorrei impararla bene.

Un gruppo dei miei compagni di classe è interessato pure al russo. Due anni fa si portavano dietro un quadernetto dove avevano scritto l’alfabeto russo e alcune parole base in questa lingua. Qualche volta ho tentato di sbirciare un po’ in questi quaderni, ma non mi era permesso di farlo.

Avrete già capito che nella mia scuola ci sono persone di culture e lingue diverse, e questo ci insegna tante cose e arricchisce la nostra quotidianità. Mi piace molto andare in una scuola italiana e avere amici che parlano lingue diverse.

 

motto ONUR                        Nour Kilani  

  Classe VI Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume
                                                                                     Insegnante: Sara Vrbaški

In una società civile, sono molto importanti i comportamenti, gli atteggiamenti, il prendersi cura degli altri, il calcolare le conseguenze dei propri gesti.
Insomma, tutto ciò che con minimo sforzo serva a stare meglio insieme e smussare gli spigoli della vita che sono molti e appuntiti. Ci vuole poco così!

 La mia classe è composta da sedici alunni. Alcuni sono più e altri meno bravi. Una delle mie compagne preferite è Giorgia, che ha difficoltà in varie materie.

Un bel venerdì mattina, durante la lezione di Geografia, la maestra mi ha chiesto di aiutare Giorgia per farla rimediare il tema dell’Asia sudoccidentale. Dopo le lezioni mi sono avviata dalla sua mamma per metterci d’accordo quando Gio potrebbe venire da me. Ci siamo messe d’accordo per martedì pomeriggio.

Arrivata a casa sua, abbiamo studiato per ben due ore, con tanto di dizionari, libri, quaderni, cartine geografiche che “volavano” per la sua cameretta. Avevamo terminato verso le sette di sera ed eravamo entrambe molto stanche.

Il giorno dopo la maestra ha chiesto a Giorgia se fosse pronta, e dopo la sua risposta affermativa ecco che iniziava l’interrogazione. Le risposte di Giorgia non erano proprio un granché, per questo la maestra le ha dato un’altra possibilità.

Più tardi, mentre tornavo a casa, ho sentito mio fratello raccontare alla mamma cosa avessero fatto durante l’ora di Educazione civica. Come se il tema fosse stato scelto a posta per quella giornata: hanno parlato di aiuto, amore, odio, rispetto.

Quando non c’era nessuno ho sbirciato un po’ nel quaderno. Il sottotitolo era: “E...un aiuto nello studio?”. Mi sono messa subito a leggere attentamente, e qualche minuto dopo avevo già telefonato a Giorgia fissando un appuntamento per sabato mattina.

Ho messo in ordine la mia camera, ho aiutato la mamma a fare i cupcakes. Quando Giorgia era arrivata, all’inizio giocavamo un po’, ma poi siamo subito diventate serie e ci siamo messe al lavoro. Per non ripetere lo stesso sbaglio, questa volta Giorgia mi spiegava tutto come se lei fosse una maestra. Quando tutto era finito, la mia camera sembrava devastata da un tornado, ma...pazienza!

Mercoledì Giorgia si è fatta avanti per rispondere ed è andata bene. Ero molto contente per il resto della giornata e mi sentivo piena di energia. Che bello aiutare gli altri! Hm...lo potreste dire a qualche politico?

motto MINA              Romina Buttignon  

  Classe VII  Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume
                                                                                     Insegnante: Sara Vrbaški

La mia classe plurilingue. Vi racconto perché mi piace frequentare la scuola italiana e avere amici che parlano lingue diverse.

Nel mondo di oggi troviamo tantissime lingue e pure tanti dialetti. La lingua più conosciuta e più parlata è sicuramente l'iglese.                                                                                     

A me, personalmente, l'inglese non piace. Lo trovo noioso, proprio perché tutto il mondo lo parla. Quando ero piccola, non avevo mai immaginato che da grande avrei parlato quattro o più lingue.

Vivo in Croazia, a Fiume, perciò la mia lingua materna è il croato. A Fiume, tante persone parlano sia l'italiano che il croato, perché tanti anni fa Fiume apparteneva all'Italia. Siccome i miei bisnonni paterni vengono da Monfalcone, i miei nonni paterni lo parlano eccome l'italiano. Mio nonno Franco vive a Fiume da quando era un bambino. Con lui e con la mia carissima maestra Liviana studiavo il dialetto fiumano. È simile alla lingua italiana.

Da piccola andavo in un asilo italiano. Il primo giorno ero spaventata, perché quasi tutti parlavano l'italiano, solo mio fratello ed io no. Un giorno dovròringraziare i miei compagni d'asilo, però specialmente le mie maestre Svijetlana e Anamaria, le quali avevano tanta pazienza con noi. Dopo l'asilo dovevamo iscriverci a scuola. I miei genitori avevano scelto di iscrivere mio fratello e me nella scuola italiana ˝San Nicolò˝. Quando eravamo partiti a scuola, la nostra capoclasse sapeva esattamente chi venisse dall'asilo Gardelin, perché noi parlavamo l'italiano migliore. Fino alla quarta classe a scuola studiavo tre lingue: il croato, l'italiano e l'inglese. In quarta avevamo la possibilità di studiare un'altra lingua: lo spagnolo. All'inizio sembrava difficile, però non lo è, è simile all'italiano. Adesso, in settima classe, parlo quasi quattro lingue: il croato, l'italiano, e me la cavo discretamente con l'inglese e lo spagnolo.

Mi piace frequentare la scuola italiana perché così studiamo una lingua in più rispetto alle scuole croate. Nella nostra scuola non è come nelle scuole croate, infatti c'è una particolarità. Noi, per esempio, durante la lezione di matematica parliamo in italiano, soltanto durante la lezione di croato non usiamo l'italiano. Questo fatto mi piace perché così arricchiamo il nostro lessico pure durante le ore di lezione di altre materie.

Avere amici che parlano lingue duverse è una cosa utilissima. Se per caso, un giorno andrò in un altro stato, sarebbe utile avere amici che mi aiutassero ad imparare più velocemente la lingua. Per esempio io ho un'amica Martina, che vive in Francia. Se un giorno mi capiterà di andare in Francia, la contatterò e mi aiuterà ad arrangiarmi con la lingua, così le persone con le quali dovrò comunicare avranno almeno un'idea di cosa sto parlando.

Com'è che si dice? La persona è ricca tanto quante sono le lingue che parla!

 

motto FIORE          Virna Vozila  

   Classe VII  Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume
                                                                                     Insegnante: Sara Vrbaški

La storia maestra di vita

 Secondo me, noi umani non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia. 

Se nel ventunesimo secolo ci sono ancora guerre,  concludo che qualcosa non va bene con noi uomini.  Le guerre a causa delle religioni, a causa della razza e cose del genere fanno solo del male.  Perché fare del male a qualcuno che è diverso da noi?   Io proprio non lo capisco e penso che non lo capirò mai.  Non riesco nemmeno a capire perché Adolf Hitler abbia voluto uccidere gli ebrei, cosa gli avevano fatto? 

Ma nelle guerre (per quanto ne abbia capito io, dal mio punto di vista) c'è quasi sempre un fattore in comune: i politici.  Secondo me loro sono la causa e loro provocano le guerre.  Questo è successo anche tra la Croazia e la Serbia alla fine del ventesimo secolo.  Ovviamente hanno sofferto i due paesi e gli abitanti, c' erano tante vittime innocenti che hanno perso la vita e le loro famiglie soffrono ancora oggi.  Ma ovviamente i politici che hanno causato tutto ciò non sono andati in guerra.  Purtroppo è inutile che io parli e scriva di questo quando non posso fare nulla per cambiare tutto ciò, va di male in peggio.  Si parla che ci sarà o che ci sia già la terza Guerra mondiale ma noi non ne siamo coscienti. In molti paesi dell'Oriente ci sono guerre civili e gli abitanti sono costretti a lasciare i loro paesi se vogliono sopravvivere.  Poi c'è tanta gente senza lavoro che non riesce a vivere in modo e circostanze normali.  È sempre più frequente vedere persone affamate e disoccupate per le strade.  Questo è molto triste e mi fa perfino un po' arrabbiare,  l' ingiustizia sta prevalendo, i ricchi ovviamente vivono in condizioni migliori (questo va bene, se non è discapito degli altri) ma penso che sarebbe più giusto/leale che tutti avessero almeno dove vivere (che non sia per le strade).  Quelli che lavorano a volte restano senza paga per qualche mese o i loro stipendi sono miserissimi e a malapena riescono ad arrivare a fine mese.  Il numero deglia abitanti in Croazia (e anche in altri paesi del mondo) sta diminuendo di giorno in giorno a causa di tutti questi problemi.  La vita sulla Terra è sempre più difficile, tutti si lamentano ma nessuno fa niente per cambiare in meglio.  Questi problemi ci saranno purtroppo per sempre se continuiamo così.   
  Io ho soltanto 13 anni e sono una ragazzina come tante altre e purtroppo non posso fare niente.  Spero che noi uomini non ci comporteremo e non agiremo da stupidi (come fino ad adesso), che sarà meglio e che si vivrà meglio.  Per lo meno, se non possiamo fare del meglio non facciamo del peggio.


motto PALLANUOTO           
Luka Šunjić  

   Classe VII  Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume
                                                                                     Insegnante: Sara Vrbaški

La storia maestra di vita

 La vita è una cosa preziosissima che non si può paragonare a nulla.

L’umanità nel corso dei secoli ha fatto tanti progressi, però l’uomo certe cose non le vuole imparare.  C’erano tantissime guerre nel passato a causa della stupidità umana, come per esempio le guerre di Napoleone. Quest’ultimo era una persona dominante che voleva governare tutto il mondo, però questo non è stato così semplice come lui se lo immaginava. A causa di persone come Napoleone, adesso abbiamo lo stesso. Si scontrano due persone di questo carattere e cosa succede? Altro che guerra!

L’uomo dalle guerre di Napoleone non ha imparato niente. Passa un centinaio d’anni, ed ecco qua la nuova guerra: la Prima guerra mondiale. Mezzo mondo scende in campo. Ma proprio tutti avevano voglia di fare la guerra? Quanti milioni di persone sono morte a causa di cosa e soprattutto di chi?

Si vede che la storia non ci ha insegnato nulla. Come aveva detto Albert Einstein: “Fare la stessa cosa e aspettare risultati diversi”. Così pensiamo noi esseri umani; così pensavamo e così penseremo. E poi tutto da capo, BUM! Eccola, la Seconda guerra mondiale, dopo una ventina d’anni. Di nuovo la stessa cosa, tutto il mondo in guerra. E cosa dite? Abbiamo imparato qualcosa? Naturalmente, no! Se l’uomo avesse imparato solo un po’ dalla storia, qualcosa si vedrebbe dai risultati. Ma cosa la storia e così stramaledetta, che nessuno può imparare neanche un po’ da lei? Questo è come quando i cani ringhiano e poi si picchiano. Perché non fermarli quando ringhiano per non guardare lo scontro? Lo stesso accade con noi uomini. Se ci fosse stata solo una persona che avesse provato a dire alle persone di calmarsi...ma tutti hanno paura. E intanto, ancor oggi c’è guerra in Siria e in quelle parti.

Io ho tredici anni e a me la vita ha già insegnato tanto (almeno lo penso). Per esempio se non puoi aiutare, non complicare. Si dice che la storia sia maestra di vita, però questo vale solo per alcuni di noi: quelli che vogliono essere dei bravi alunni.

motto BILANCIA           Paola Corina Dorčić  

   Classe VI  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume
                                                                                     Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

Una pagina bianca da riempire con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passatempi, con le tue amicizie.  

L'amicizia

L'amicizia è un sentimento fantastico, un valore fondamentale nella mia vita. Un amico è sempre presente e disposto a sostenermi nei periodi difficili, pronto a tutto per aiutarmi e consolarmi. Ho tanti amici ma sono pochi quelli che farebbero tutto per me. Ma, avete mai pensato al momento esatto in cui una persona diventa amica?

        La mia migliore amica ed io ci conosciamo dall' asilo. Ora frequentiamo la sesta classe insieme e ciò vuol dire che ci conosciamo da più di nove anni.  Non siamo però sempre state tanto amiche. In asilo ci comportavamo molto male una verso l'altra, ci facevamo dei dispetti e non ci volevamo bene come adesso. Quando siamo cresciute abbiamo imparato a perdonare e a capire che tutti hanno dei difetti, chi di più e chi di meno, e che un vero amico deve accettare quelli dell'altro se vuole essere ricambiato. Gli amici, quelli buoni, quelli veri, sono quelli che tirano il meglio di noi, anche quando ci mettono in crisi. Con questo però non voglio dire che l'amicizia sia fatta solo di litigi e incomprensioni, anzi per la maggior parte delle volte è fatta di gioie. Per esempio mi ricordo di quella volta che abbiamo riso da pazzi con mio papà perché ci raccontavamo delle barzellette, di  quella volta che è venuta a casa mia e ballavamo a più non posso con la musica al volume più alto e di quella volta che ci sembrava di non esserci viste da anni (in realtà erano solo cinque giorni) e quando ci siamo abbracciate siamo quasi cadute per terra. Ogni volta che la mia migliore amica manca da scuola mi preoccupo perché non so il motivo dell'assenza, devo ricordarmi di mandarle i compiti e poi ovviamente anche di chiamarla. Mi sono resa conto che stavamo diventando amiche quando ho capito di poter parlare con lei delle cose che mi sconvolgevano e  che non riuscivo a risolvere da sola.

Ora la conosco talmente bene da poter prevedere ogni mossa che farà e, quando litighiamo, so già che nell'arco della stessa giornata mi scriverà un messaggino con le sue scuse.

        Mi capita alcune volte di pensare a  cosa succederà nel futuro: saremo ancora migliori amiche? Mi chiedo persino se parleremo ancora... Ma poi mi rendo conto che nella vita tutto ha un suo andamento, se deve succedere qualcosa, succederà. Non si deve vivere preoccupandosi del futuro e delle cose che possono o non possono succedere ma si deve vivere nel presente.

Se un’amicizia è vera non svanirà nel nulla, perché magari quando un giorno il nostro cammino ci dividerà, prima o poi ci rincontreremo, forse anche solo nei nostri pensieri.

 

 motto BIANCA           Elena Kenda  

   Classe VII Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume
                                                                                     Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

Una pagina bianca da riempire con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passatempi, con le tue amicizie.  

La mia passione

        Oggi desidero raccontarvi del mio passatempo, del mio divertimento ma soprattutto della mia grande passione e amore, il ballo.

            Ballo e mi alleno tutti i giorni da quando ero molto piccola. Da sempre mi piaceva ballare e quindi i miei genitori hanno deciso di iscrivermi a jazz dance e più tardi al ballo sportivo. Dal primo momento mi è piaciuto moltissimo. Lì ho trovato tanti amici ed ho imparato tante cose nuove. Pian piano con il passare degli anni per me il ballo non era più solamente un passatempo ma è diventato una vera passione. La palestra dove mi alleno è un posticino dove mi stanco e sudo ma nello stesso tempo riposo la mente e mi libero dallo stress. Anche se gli allenamenti sono duri non sento il peso e la pressione della prestazione. Questo sport mi dà la carica giusta di adrenalina che esplode durante ogni gara e poi, se va tutto bene, anche una grande soddisfazione. Spesso mi capita di andare all’allenamento stanca e svogliata e di tornare a casa felice e contenta. In qualche modo misterioso, con il ballo, l’energia negativa sparisce e mi riempio di quella buona e positiva .

               Per me questo sport è il più bello di tutti perché il movimento del corpo si unisce al ritmo e alla musica.

       Il ballo ha riempito la mia vita di amicizie, esperienze, sentimenti ed emozioni importanti. Spero veramente di continuare a ballare per sempre!

motto NERA            Michela Koraca  

   Classe VII  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume
                                                                                     Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

I nostri noni ne conta

De sempre me piaxeva ascoltar la nona come la me conta dela sua infanzia, dela sua gioventù e come da esa ghe era co la era picia. Ma una dele storie che da sempre me piaxeva, me ispirava e che me restarà sempre in tel cor xe quele dei noni, cioè del mio bisnono e del mio trisavolo.

            Beh, scominzio a contarve.

El primo se ciamava  nono Bruno Covacich. El era una persona molto cara, gran lavorator, gentile e ghe piaxeva star fra le gente. El nono lavorava in tel silurificio "Torpedo". Là el gaveva una oficina in dove che andava solo i più bravi e potemo dir anche inteligenti perché quel che i oci ghe vedeva, le mani fazeva! El nono xe andado in pension abastanza giovane e per questo el se ga dedicà ala famiglia, ala sua barca e ala sua oficina de casa. Credo che la famiglia ghe era importante ma la barca a vela era una robain più. Con esa el xe finì in giornal perché el ga fato una parte dela barca solo, la colomba. La era impignida de sasolini e sabia perché la barca stia più stabile in mar. La nona  quando la conta de lui la comincia sempre pianger e anche mi con esa, perché la nona dixe sempre: "Eh, el mio Bruno, sempre el lavorava, nol stava mai fermo, el me manca molto. El Bruno, mio orgoglio, mio amor. "

Mi so che dala nona ghe manca molto el nono e per via de questo non voio che la parli sempre de lui perché poi la se intristise e mi questo non voio.

            L'altro nono, invece, era un fornaio, un peck. El lavorava in "forno" de note, invece durante el giorno el doveva lavorar su un muro sopra a Tersato per i Tedeschi.

A Fiume, in quel tempo de guera, la gente era povera e per questo lui col suo mestier, quando era Pasqua o Natal de ogni casa el prendeva un bich de farina e poi el andava zo in tel forno e el faceva pan, pinze , oresgnaze, strudel, putize e altre bone robe. Ah sì, ve go dimenticado de dir che el se ciamava Mario. El nono Mario era una persona che anche lavorava molto, in più el era sempre contento e otimista. Spero che anche mi sarò almeno un poco come lui.

In fine, poso dir che i mii noni era molto cari, gentili, i lavorava, ma sempre con el soriso sul viso. Credo che queste due storie deve eser tramandade in tel la mia famiglia in modo de far saver a tuti cosa faceva i nostri antenati e la regola de vita che i ne ga lasado:  per eser contenti basta poco!


motto BUBBLE WITCH        Alessia Antonaz  

Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume
                                                                                     Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

Quant'è bella la mia città ... Io vivo a Fiume e descriverò le bellezze della mia città. Siccome sono appassionata della storia della mia città natale che è allo stesso tempo pure la città nella quale vivo, ho pensato di aggregarmi ad un gruppo di turisti italiani che visitano Fiume per la prima volta per conoscerla meglio. Mio zio che fa la guida turistica mi ha permesso di fare un giro in sua compagnia e visitare la città assieme al gruppo di turisti. Siamo partiti da casa mia e ci siamo incamminati verso la stazione ferroviaria dove avevamo l'appuntamento con il gruppo di turisti. Appena arrivati i turisti sono scesi dall'autobus per visitare la stazione ferroviaria che è stata costruita nel lontano 1873 come punto di confine tra la rete ferroviaria austriaca e quella ungherese. Dopo aver visitato la stazione ferroviaria che per molti anni è stata il primo contatto dei turisti con la nostra città, ci siamo diretti verso il castello di Tersatto situato sulla collina che domina Fiume e offre una vista indimenticabile su tutto il Quarnero. L'aspetto odierno del castello è da attribuirsi al suo ultimo proprietario, il conte Laval Nugent. Nei pressi del castello si trova il santuario della Madonna di Tersatto, uno dei santuari più antichi della Croazia.

Nel giugno del 2003 il Santo Padre Giovanni Paolo II visitò il santuario. In sua memoria nel santuario fu eretto il monumento chiamato Santo Padre, pellegrino di Tersatto. Secondo la leggenda il santuario di Tersatto è sorto nel 1291 quando in questo luogo apparve la casetta di Nazareth della sacra famiglia, portata dagli angeli. All’interno del santuario si trova la Cappella votiva che è la dimostrazione dei poteri miracolosi della Madonna di Tersatto e della gratitudine dei credenti nei suoi confronti. Dopo aver ammirato le bellezze di Tersatto abbiamo raggiunto la scalinata che porta al centro città facendo una breve sosta a Piazza Scarpa, l'odierna Piazza Jelačić. Poi ci siamo incamminati lungo il Corso. Il primo palazzo che abbiamo visitato è stato Palazzo Modello. Tale edificio fu eretto nel 1882 al posto del Teatro Adamich ed è oggi sede della Biblioteca civica e della Comunità degli Italiani, comunemente chiamata "Circolo". Il progetto fu elaborato dai famosi architetti viennesi Fellner e Helmer i quali progettarono anche il Teatro Verdi di Fiume, ossia l'odierno Teatro Ivan de Zajc.

Camminando lungo il Corso i turisti si sono fermati sotto la Torre Civica che è uno dei simboli di Fiume. In origine era una tipica torre di passaggio attraverso la quale si accedeva alla città fortificata. Fu costruita nel Medioevo. Lo stemma della città di Fiume è scolpito nell’altorilievo situato sotto l’orologio della Torre Civica. L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo lo conferì alla città nel 1659. Il passaggio sotto la torre conduce alla Città Vecchia. Esso in passato fungeva da entrata principale alla città fortificata e veniva chiuso la notte. Passando sotto la Torre Civica abbiamo raggiunto piazza Kobler ed abbiamo visitato l'Arco Romano. La Porta Vecchia o Arco Romano non è un arco romano, come si riteneva in passato, bensì la caratteristica entrata principale al cuore dell’antico comando della romana Tarsatica, l'antica città sulle cui rovine venne eretta la città medievale. Dopo l'Arco Romano abbiamo proseguito verso la cattedrale di San Vito la cui costruzione iniziò nel 1638 su progetto dell'architetto gesuita G. Briani. La sua costruzione durò, con varie interruzioni, un intero secolo. Da modello è servita la celebre chiesa veneziana di Santa Maria della Salute.

La chiesa di San Vito è stata eretta in una posizione sopraelevata nel cuore dell’allora denso centro urbano medievale. In quel punto sorgeva, un tempo, una chiesetta dedicata all’omonimo santo protettore della città. L'ordine dei Gesuiti mantenne l'antico culto del Crocifisso miracoloso della chiesetta che secondo una leggenda popolare sanguinò quando un certo Petar Lončarić, infuriato dopo aver perso al gioco, gli scagliò contro una pietra. L'interno della chiesa è un vero esempio di unità di stili. Nella cattedrale è custodito un dipinto di San Francesco Saverio, protettore dei turisti. L'ultima tappa della nostra visita guidata è stata la visita al Palazzo del Governatore la cui costruzione fu avviata nel 1892. Nel palazzo ha sede oggi il Museo marittimo e storico del litorale croato, fondato nel 1961 e suddiviso nelle sezioni marittima, storico-culturale, etnografica e archeologica. Degli elementi originali del Palazzo del Governatore sono rimasti intatti solo alcuni oggetti nei saloni, tra cui mobili e opere di artigianato artistico, appartenenti al periodo tra il Rinascimento e lo Storicismo e una collezione di ritratti dei cittadini più illustri di Fiume. MO


motto NUMERO              Noemi Paulović   

  Classe II  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”
                                                                      Sezione Periferica di Bassania
                                                                      Insegnante: Loretta Giraldi Penco

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE

 Quando ero molto piccola, io mi ricordo che avevo una bambola più grande di me e che l'avevo chiamata Socol. Allora avevo dieci mesi e trascorreva il tempo con me , fino ai sei anni e mezzo, quando ho iniziato ad andare a scuola. Un brutto giorno l'ho persa e non l'ho trovata più. Ero molto triste ed ho pianto.

Lei per me era la mia compagna di giochi: mia figlia, mia sorella, mia amica,….

Adesso ho delle altre bambole con le quali gioco: Veronica, Camilla e Beatrice. Per dire la verità con loro mi diverto molto ma, Socol mi manca tantissimo: con lui mangiavo, con lui bevevo e con lui pure dormivo. Lui per me era un grande amico perchè oltre che a giocarci ci parlavo, gli confidavo i miei segreti, piangevo, ridevo e ballavo.

Quando andavo all'asilo, non potevo portarlo con me ed ero molto triste, perché era il mio migliore amico e non poteva stare con me.

All'asilo, la mia prima amica è stata Chiara. Con lei mi piaceva giocare. Poi ho conosciuto le mie amicche Nicole, Enea, Emma, Stefani e altri/altre. Con loro stavo davvero bene perché mi aiutavano e mi lasciavano che mi sfoghi con loro; erano davvero delle buone amiche e a loro raccontavo pure di Socol. Ancora ci vediamo e siamo amiche ma trascorriamo molto meno tempo di prima insieme.

Ancora oggi che sono grandicella tutti i vicini di casa mi chiedono sempre: „Dove ti ga tuo Socol?“. Lo presentavo a tutti e tutti ci conoscevano e sapevano che ci volevamo molto bene.

Oltre che a giocare con le bambole mi piace molto andare a fare dei giri in bici, andare con i roller, a fare delle passeggiate e a Rabotani a raccogliere gli asparagi.


motto LEONE     Leo Laganis   

Classe II  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”
                                                                     Sezione Periferica di Bassania
                                                                     Insegnante: Loretta Giraldi Penco

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE

 A me piace trascorrere il mio tempo libero a giocare a pallone perché quando gioco ci sono i miei amici e mio fratello che mi insegna tante cose riguardo il calcio; lui mi accompagna pure alle partite e fa il tifo per me e mi incoraggia gridando: „Forza Leo!!!“

A volte succede che prendo qualche pallonata e mi fa molto male e lì ecco che arriva pronto il mio fratellone a consolarmi e il male passa prima.

 

motto TIGRE             Aurora Brosolo   

   Classe II  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”
                                                                     Sezione Periferica di Bassania
                                                                     Insegnante: Loretta Giraldi Penco

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE

A me piace tanto l'attività dei Minicantanti perché possiamo cantare e a me piace tanto cantare. È bello anche perché posso cantare insieme ad i miei amici Leo ed Adndrea e cantiamo delle bellissime canzoni.La maestra dei Minicantanti è molto buona e paziente con tutti noi e fa di tutto per farci sentire bene quando siamo insieme per fare le prove. E ci dà coraggio quando dobbiamo cantare davanti al pubblico.Anche all'attività dei Giochi di una volta mi piace tanto andare, perché sono insieme ai miei amici e con loro impariamo a giocare tanti bei giochi anche senza giocattoli e ci divertiamo tanto.

 motto GOMITOLO        Lana Taljak   

   Classe II Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”
                                                                     Sezione Periferica di Bassania
                                                                     Insegnante: Loretta Giraldi Penco

IN RIVA AL MARE

 Io spesso vado a passeggiare in riva al mare insieme ai miei genitori e al mio fratellino, ci divertiamo a gettare i sassolini in mare e a fare a gara chi li butterà più lontano.

In primavera e d'estate facciamo i pic-nic in riva al mare e ci divertiamo sempre tanto.D'estate, in riva al mare, durante la notte di S. lorenzo, ci sdraiamo e guardiamo in cielo le stelle e quando vediamo una stella cadente pensiamo ad un desiderio.Durante le giornate calde d'estate, ci piace  fare un sonnellino sotto l'ombra degli alberi mentre il mio papà va a rinfrescarsi nel mare pescando dei pesci.

 
motto PIPITA            Alex Ćetojević  

   Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                                       Insegnante: Marianna Jelicich Buić      

  Quando sono solo, penso a…

 Quando sono solo, penso a me stesso, al mio futuro. Penso e provo ad immaginare come sarà quando diventerò adulto; non ci sarà nessuno che stirerà per me, nessuno che mi preparerà il pranzo, nessuno che farà il mio letto. Pensando a questo mi viene voglia di imparare tutte queste cose per poter essere pronto alla vita lontana dai miei genitori… Quando sono solo, penso anche a una persona a me molto cara, mia nonna. Mia nonna lavora tutti i giorni e le fanno molto male le gambe, fa tutto ciò per me; mi compra scarpe, vestiti, giochi, mi prende con sé dovunque vada e mi aiuta in ogni mio momento difficile. Mi chiedo sempre una cosa: ˝Perche a volte mi comporto male con la nonna, mentre lei è sempre brava con me?˝ . Non trovo mai la risposta. Quando sono solo, penso ai miei genitori che, come mia nonna, fanno di tutto per rendere la mia infanzia migliore. I miei genitori sono molto bravi con me, mi accontentano ogni volta, mi aiutano a risolvere tutti i miei problemi, mi vogliono tanto, ma tanto bene. Mi portano a ogni partita di pallavolo, mi rispettano e mi amano. Anch' io rispetto loro, a volte faccio il birichino.
Quando litighiamo, io mi metto a pensare e, quando capisco vado a scusarmi e facciamo pace. Quando sono solo, penso alla pallavolo, uno sport che mi piace molto. Ho praticato il calcio per nove anni, poi sono passato alla pallavolo. Pratico la pallavolo da otto mesi. Nei miei nove anni di calcio non ho mai avuto un entusiasmo e una motivazione, invece adesso sono molto contento ed entusiasta di giocare a pallavolo. Penso che il mio entusiasmo e la mia motivazione siano dovuti al mio allenatore Dragan. Tornando ai miei pensieri legati alla pallavolo, penso a come potrei migliorare le mie abilità, i servizi, le ricezioni,le schiacciate… la risposta è una sola: lavoro, lavoro e lavoro. Quando sono solo, penso principalmente a questi temi, anche se nella mia testa ci sono molti altri pensieri meno importanti.
       

                    motto XAXAXANDRA          Alexandra Buić  

   Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                             Insegnante: Maura Miloš

In riva al mare

Quanta pace c'e'
d'inverno
in riva al mare,
piena di persone
e' difficile da immag!nare.
il mare,
i gabbiani,
qualche pescatore,
il fruscio del vento
nessun altro rumore.
Le onde si infrangono
piano,
lentamente,
e lenti sono i pensieri
nella mia mente.
Chissa dove potrei arrivare
partendo oggi in questo mare?

Nuotai veloce veloce come il vento. Arrivai sfinito allo scoglio dove, pochi anni prima morì mio padre. Piansi molto. Voglio raccontarvi cosa era successo quel maledetto giorno a quella maledetta ora. Stavamo cercando l'alga perfetta per: "Il concorso dell'oceano", trova l'alga perfetta e vinci 100.000 conchiglie! Eravamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo, specialmente lui. Alla nostra famiglia servivano soldi per finire il trasloco. finalmente, dopo ore e ore di ricerca la trovammo. Purtroppo era vicino alla casa del pescatore Stanley, che aveva messo una rete in fondo al mare. Mio padre mi disse di aspettarlo dov'ero e che sarebbe tornato immediatamente. Non fu così, infatti, arrivato in fondo mio padre si impigliò nella rete e Stanley lo pescò. Io vidi tutto. Ero triste, nuotai, nuotai fino a casa e lo dissi a tutti, tre settimane dopo ributtarono mio padre nel mare o almeno quello che ne restava. Lo seppellirono sotto questo scoglio. Questo è tutto quello che volevo raccontarvi e ora sono qui, da solo, ma sono felice perchè so che mi vuole ancora bene e che veglia su di me da lassù. (fuori concorso)

                              
motto STELLINA          Ema Krajcer  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

ln riva al mare

C' era una volta una bambina di nome Paola.
Viveva con la sua famiglia vicino al mare. Paola amava molto il mare, e ogni giorno andava sugli scogli. Si sedeva e cantava accompagnata dal suono delle onde. Era molto contenta quando poteva passare il tempo con il suo mare. Una bella mattina Paola uscì di casa e come al solito si incamminò verso il suo posto preferito in riva al mare.
Purtroppo ha avuto una brutta sorpresa. ll mare era pieno di spazzatura. Sicuramente I' aveva portato il vento dal Sud. ll mare era molto triste e Paola gli promise di aiutarlo. Corse a casa per chiedere aiuto e tornò con molti amici. Si misero a lavoro e pulirono tutto. ll mare era di nuovo felice e ringraziò Paola e i suoi amici con un bellissimo suono di onde.
I bambini si misero subito a cantare in coro. Da quel giorno andavano sempre insieme in riva al mare!!!

Buongiorno io sono un pesciolino e mi chiamo Pisi.Sopra la mia casa si trova uno scoglio dove sempre mi incontro con la mia amica Bianca. Bianca è un gabbiano molto bello e gentile. io e lei ci siamo incontrati nella barca del pescatore che mi voleva uccidere per mangiare. ma lei così brava mi ha salvato portandomi nel mare con il suo becco. E così siamo diventati amici. oggi sono andato un po' a guardare il mio paesaggio di sotto. Vedevo: alghe e altri pesci, altri scogli....e uno squalo.!!!
Aiutoooo!!1 Biancaaaa!!! Bianca venne subito e mi salvò portandomi sullo scoglio. Bianca disse: " Ti ho salvato già la seconda volta!" Io le risposi: "Grazie!!!"
Nuotavo veloce veloce per dire alla famiglia che nel mare c'è lo squalo. La mamma mi disse di stare attento e di non andare troppo lontano. Quando ero venuto da Bianca avevo visto che lo squalo rompeva il nostro scoglio. Questa volta io salvai lo scoglio facendo un pizzico allo squalo. Lo squalo se ne andò e io e Bianca tornammo a casa felici e contenti ( fuori concorso).

                 
motto NIKI             Nicole Visković  

   Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                 Insegnante: Maura Miloš

Un giorno mio nonno mi raccontò una storia di un ragazzo cge stava sempre in riva al mare, per sgualcire la rabbia, per parlare dei suoi problemi....insomma per tutto. Le onde gli davano dei segni, i gabbiani parlavano con lui, e le onde sbattendo negli scogli gli davano una sensazione come se fosse a casa sua. passò molto tempo che il ragazzo non andò in riva al mare, oramai era diventato un vecchio, ed ha anche scoperto che aveva una malattia. Ma lui non si arrese e così decise di andare di nuovo in riva al mare. Arrivato lì ebbe cose da vedere...il mare era pieno di spazzatura, e inquinato di tante navi che lasciavano fumo e benzina. Il ragazzo che adesso era un vecchietto andò su una barca e raccolse tutto ciò che c'era dentro nel mare, e non poteva credere cosa era diventato il suo adoratissimo mare. Ma purtroppo ...la barca si fermò perchè restò senza benzina, e il povero vecchietto è immigrato su un'isola piccolissima, tutto intorno c'era...solo...mare, mare e solo mare.
Finchè aspettava dei soccorsi si mise di nuovo a parlare coi gabbiani e si rilassava con i battiti delle onde. Arrivarono finalmente i soccorsi e lo portarono in ospedale. per fortuna c'erano i dottori tanto bravi che gli salvarono la vita. Quando uscì dall'ospedale si fece da solo una promessa, che finchè avrà vita andrà ogni giorno in riva al mare a parlare con lui e a rilassarsi con le sue bellissime onde.

Ciao! Sono Martin. martin il pesce. Vivo dentro uno scoglio abbastanza grande per me e la mia famiglia. Ho una sorella cattiva e testarda, si chiama Dori poi ho un papà di nome Sam e la mamma Marika. Sotto il nostro mare ci sono tante bellissime piante e fiori, e invece in superficie un mare con alghe, pesci e altre cose. Ma aspettate...ah sì dove voi pensate che noi abbiamo il mare no noi abbiamo la terra e sopra dove voi e da voi c'è la terra no da noi c'è il mare. E' strano e vero, no per noi è normalissimo. Sì...giusto non vi ho detto che oggi sono qui per raccontarvi come sono diventato da un pesciolino blu a uno arancione. Già proprio così, io ero blu ma adesso sono arancione. Bene ascoltate la storia. Era una bellissima giornata d'estate il prato era verde, verde e io sono andato lì a giocare a pallone con mia sorella. Mia mamma e mio papà erano a casa. Era la prima volta che ci hanno lasciato andare a Marolina così si chiamava il prato. Era la prima volta perchè noi abbiamo molti nemici che sono Shark lo squalo bianco e Spark il tonno gigante. Loro sono i più forti, ma vabene arriveremo fino a loro, ah sì dicevo che eravamo a Mariolina la prima volta e che giocavamo a pallone. Poi il pallone ci è volato in un cespuglio arancione e come sono andato a prendere il pallone una strega, strega Violina mi ha tirato per la mia povera coda e mi ha fatto un incantesimo che andava così: MERTIN MUSI LI COMPI ORI DIV ISSIR IRRI! Non capivo niente ma dopo che ha fatto questo incantesimo sono diventato arancione brutto, e poi Violina ha gridato con voce e lingua normale: il colore arancione, colore della cattività, della vendetta e ora scappa.! Io sono scappato subito via, non sapevo cosa fare, dove andare, ma sapevo che questo incantesimo si poteva spezzare. Quando sono tornato a casa non ero tanto preoccupata perchè anche lei sapeva che l'incantesimo si poteva spezzare. Mia mamma conosceva un mago di nome Zeno, che era un pesce spada. Lui mi ha aiutato perchè mi ha detto che il colore arancione mi resterà per sempre ma che non mi devo preoccupare perchè non è grave. Sono tornato a casa felice di avere un altro colore. E così era la mia storia, spero che non sia noiosa, no di sicuro perchè ho quasi preso un infarto, ma è passato tutto e ora vivo bene con il mio colore arancione.

motto RACSO       Oscar Fattor Hlaj   

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                               Insegnante: Maura Miloš

Mi chiamo Alex. Sono un pesce. Vivo nel mare. Un giorno sono andato a caccia di plancton ma ho urtato uno scoglio e mi sono impigliato in un amo e il pescatore mi ha pescato e mi ha messo in padella con olio, rosmarino e menta poi mi ha mangiato.
Il mio amico Pablo, l'amico Friz giocava a Dragonbol, però un polpo gigante lo ha ucciso e poi lo ha mangiato.


            motto WOLFY       Emily Alessio Kocmanić  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                               Insegnante: Maura Miloš

C'era una volta, tanto tanto tanto tempo fa un pesce. Anzi! Non tanto tanto tanto tempo fa, era...oggi. Io sono Emily. Sono una pesciolina, viaggiavo con le mie amiche Stella e Alexandra. Ogni tanto ci incontravamo vicino a uno scoglio grande. Però, non era tanto sicuro, vicino ci stavano molti gabbiani. Siamo molto veloci e speriamo che un giorno non diventeremo un "dessert". Beh, per adesso siamo riuscite a scappare ad ogni cosa che ci vuole mangiare, speriamo che riusciremo anche oggi... Ci è venuto in mente di andare un po' più lontano. Noi da quanto presto siamo andate, non abbiamo visto la scritta: Attenzione! Territorio di squali! Neanche entrate già milioni di squali. Ci hanno circondato, questa volta sì che siamo un dessert. Gli squali sono veloci come noi, abbiamo provato a scappare fino allo scoglio dove un miracolo accade.... Gli squali smisero di acchiaparci, come se quello fosse un posto di pace e amicizia, gioco e bontà.
Da quel giorno giochiamo là, vicino allo scoglio di pace, con i nostri amici.
   

motto PISELLO             Stella Jugovac  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Ciao sono Lily, il pesciolino d'oro e vi racconto la mia storia. Quando sono nata mia mamma pesce è stata uccisa da uno squalo, io mi ero salvata ma lei no! Crescevo, crescevo e crescevo da sola finché ho incontrato Emily, Alexandra e Lara. Loro sono la mia famiglia, le mie migliori amiche e lo sono ancora oggi. Ci salviamo a vicenda e ci vogliamo tanto bene. Adesso siamo in 4° classe nella scuola dei pesciolini. Ho incontrato: Sandro il falco, Moira la rondine, Erica il gabbiano, Pisi il pesciolino... I miei uccellini vanno nella classe in alto sullo scoglio e noi in basso nel mare. Giochiamo e ci divertiamo sempre di più. Ma Moira la rondine si è trasferita, tornerà in primavera. Bè spero che la mia storia vi sia piaciuta, sono molto contenta di avervela raccontata.

motto GATTINA                Lana Sčulac   

  Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Io mi chiamo Lana e sono un pesce gatto, mi piace nuotare e giocare con i miei amici pesci. Un giorno mentre giocavo con i miei amici incontrammo un pesce cane, il pesce cane ha mangiato il mio migliore amici e poi è scappato via. Il giorno dopo sono andata al funerale ma ho trovato un altro migliore amici.

    
motto LARICKA       Lara Ivošević  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                            Insegnante: Maura Miloš

Io vivo sullo scoglio. Mi chiamo Lara, quando vado a giocare chiamo i miei amici. Vivo con la mamma e col papà, ogni giorno andiamo a passeggiare. Quando ritorno da scuola se non ho finito i compiti li scrivo. Adesso vi descrivo dove vivo. I miei amici pesci sono quelli piccoli, perchè quelli grandi sono nostri nemici, ma anche i pescatori sono nostri nemici. Certe volte mi hanno preso ma io sono scappata via perchè sono molto veloce. I miei amici di classe sono tanti perchè siamo in 24. Le migliori amiche sono Nicole e Stella, mi siedo con Nicole in classe. Io ho 10 anni e vado in quarta classe, ho salvato la vita a un bambino. Sono molte volte scappata dagli squali. Il mio paesaggio è bellissimo si vedono i coralli, le stelle, i palloncini d'acqua ed i tetti delle case. Io ballo danza e di sport non ne faccio. Sono piccola e scappo dai pesci grandi perchè se no mi mangerebbero. Ho i capelli lunghi e biondi, ho gli occhi di colore blu. In questa città è tutto calmo finchè non vengono i cattivi. La mia migliore amica Nicole ha i capelli corti e ricci, gli occhi verde-grigio e invece Stella ha i capelli lunghi e ricci e gli occhi verdi. Ecco questa è la mia vita e il mio paesaggio e qui ho finito.

motto MOON           Luna Krpan  

  Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Io sono Sandro il falco. Tanto tempo fa quando ero piccolo la mamma badava a me e il papà andava a cercare da mangiare. Ero molto felice quella volta, ma una notte quando dormivo, un forte incendio scoppiò nella nostra foresta e mia mamma e mio papà morirono bruciati dall'incendio. Io scappai piangendo dal dolore. Trovai un nido abbandonato e volai lì. Quella notte era la più brutta notte della mia vita. C'erano lampi, tuoni, pioggia e vento. Sentì una voce che gridava il mio nome, mi girai e vidi mia nonna. Corsi per abbracciarla. lei mi abbracciò. Mi disse di andare con lei Mi portò nel suo nido al riparo. Adesso sono già grande, almeno lo penso io. Vado in IV classe della scuola dei falchi. Lì ho tanti amici. Mi mancano i miei genitori però sono sempre molto allegro. .

motto FASHION STAR           Lana Gaborov  

Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

io vorrei essere un gufo. Avrei i miei piccoli e mi chiamerei Ila. Lo scoglio sarebbe il posto dove mi incontro con gli amici. Vorrei essere un gufo perchè sono veloce e non avrei più paura del buio. Ogni notte acchiapperei un animale per i miei piccoli. Vorrei essere un gufo perchè potrei volare in libertà. Avrei mio marito e avrei una famigliola bellissima. Ogni giorno volerei fino alle nuvole, ogni notte guarderei i bambini come dormono, vorrei insegnare ai miei piccoli a acchiappare gli altri animali. Io vivrei una vita bella!

motto ELIELISON        Elison Jakac  

  Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Tanto tempo fa su uno scoglio viveva un gabbiano. Intorno a lui regnava la pace. il mare azzurro e le onde che sbattevano su di esso. Il gabbiano solo, con amico il mare. Desiderava un giorno volare su un porto e incontrare i suoi simili. Decise così di partire, ignaro degli ostacoli che lo attendevano. Dopo quando arrivò al porto di Santa Anna trovò quello che cercava cioè i gabbiani. Si rese conto che gli mancava la sua casa. pensava che i gabbiani erano tutti buoni e generosi, invece tutto al contrario. Quando vide questo si rese conto anche se si sentiva triste sul suo scoglio invece stava meglio su di esso. Quindi partì, quando ritornò a casa sul suo amato scoglio. mai più lo lasciò.
         

motto CANEGIRAFFA      Marko Modrić  

  Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Lo scoglio
Ciao io sono il pesce Leo. Vivo nel mare Adriatico. Mi piace acchiappare le Meduse. Sono più veloce di tutti i miei compagni di scuola. Ho 10 anni, sono piccolo e mi piace spiare gli squali quando mangiano. Il mio miglior amico è il pesce Bing Bong . Lui fa ridere a tutti i miei compagni, lui è onnivoro, gli piace mangiare tanto. Abbiamo passato insieme tante avventure. Bing Bong non è molto veloce però è buono per un amico. Io vivo nella casa grande con Bing Bong e giochiamo ogni giorno. E' bello essere pesce.


motto GOAL             Carlotta Coronica  

Classe IV   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Il caso dell'Oceano
Volai, trasportato dal vento, mezzo sfinito, il vento mi portò su quello scoglio, lì in mezzo al mare. Eri solo. neanche un filo di vento. Ascoltai: sentii degli urli provenire dall'Oceano grande e infinito. Sentii gridare aiuto, in quell'immenso Oceano non sapevo da che parte girarmi. Mi tuffai in quel mare pieno di pericoli, dovetti assolutamente risolvere il caso del grido dell'Oceano.
Vidi un pesce: ma non era il momento di mangiare. Vicino a me c'era uno squalo bianco: era lungo, lunghissimo, aveva dei denti aguzzi, appuntiti come un ago. Io pensai di cavarmela, ma lui mi vide, io, che non avevo le pinne mi misi a volare nel mare, poi tutto bagnato volai sull'albero e lì vidi mio nonno che mi disse dei segreti riguardo al grido. Io e lui ci tuffammo nell'Oceano e d'un tratto ci trasformammo in piccoli pesci colorati. Ah, eramio sogno diventare pesce. Comunque, vedemmo una grotta scura, scurissima, anzi c'erano degli occhi bianchi che ci fissavano in modo minaccioso: fu il Mostro della Maledizione, anche la leggenda lo narrò; soltanto un uccello pesce poteva sconfiggerlo. Mostro ci catturò ma poi vidi una luce: fu la protettrice dell'Oceano che mi disse che il punto debole di Mostro era il ginocchio destro.
Io cercai di colpirlo con la lancia un paio di volte, ed ecco che in un momento lui giacque lì per ore. Fu mio nonno a colpirlo con la lancia di mostro che stava accanto a mio nonno. Ah., sì, il grido proveniva da una stanza segreta con una sirena che fu torturata per giorni. Beh, liberammo anche lei, le curammo le ferite e la sciammo libera per l'Oceano. naturalmente tornai uccello. Me ne stetti lì per ore e ore, su quello scoglio a domandarmi se quell'avventura fosse solo un sogno o se fosse stato realtà.


motto SLASH               Moira Đurđević    

Classe IV    Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Ciao, io sono una rondine, sono venuta su questo scoglio dove trovo tante conchiglie bellissime e molti pesci. Sono arrivata qui per riposarmi un po' dopo un lungo viaggio. La mia famiglia è ancora in viaggio fino all'Africa. Noi rondini migriamo quando qui fa freddo. Siamo in molte quest'anno, perchè abbiamo conosciuto delle amiche e poi sono nate due piccole rondini.
"Eccole, stanno arrivando!" Adesso partiamo tutte quante! Ciaooo e buona fortuna.


 
motto GEMMINA       Gemma Lakošeljac Preden    

Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Io sono un'uccellina e mi chiamo Rondina. Vado d'inverno via in un posto caldo pieno di avventure. Adesso sono qui a casa. Volete che vi racconti la storia? Sono venuto da Umago e sono passato alle Haway, ho passato il mare e ho preso qualche pesce per cena, per merenda e anche per pranzo. Poi ho passato il mare e sono venuta a Rovigno, sono andata da tutte le parti di Rovigno. Era notte, non sapevo dove andare a dormire, perciò ho fatto un nido per dormire. Venne l'alba e sono andata via. Poi sono venuta a Parenzo, poi a Londra, era bellissimo il Big Ben ecc. Poi finalmente alle Haway mi sono rilassata molto bene. Ecco adesso vivo con mio marito e con i miei figli.
               

motto PROVA 88       Marvin Hačić    

   Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Sono Georg, pesce che nuoto nel mare pienbo di cioccolatta. I miei amici sono: Leon e Alex.
I nostri nemici sono i gabbiani che sono: Erika e compagnia. il mio mondo è fantastico, pieno di nostri nemici uomini.

motto LARICKA 2      Lara Ivošević  

   Classe IV    Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                              Insegnante: Maura Miloš

Quant'è bella la mia città
La mia città si chiama Umago ed è molto bella. E' circondata da Mare Adriatico. C'è un duomo molto vecchio con una bellissima piazza che d'estate è piena di gente. (Quando ci sono i concerti). Abbiamo la chiesa di San Rocco, la Corte delle ore, il Comune, le farmacie, negozi, c'è la Posta, panifici, c'è un pronto soccorso...
E c'era anche un mulino dove lavorava mio nonno Bruno. Umago è molto vecchia perchè ci sono molte cose antiche. Ci sono dei parchi che sono rinnovati. A Umago si parla italiano e il croato. Ci sono due scuole e asili. La mia nonna è nata a Umago, anche mio nonno e altri parenti. Umago è molto conosciuta per il tennis. Sono molto felice di abitare in questa bellissima città dove c'è il mare.


SCUOLA ELEMENTARE "GALILEO GALILEI" CLASSE 2°
UMAGO      Insegnante: Gabriela Grbeša        


motto PICIOPOLDO         Manuel Vižintin 
Mia nonna mi racconta. La mia nonna si chiama Danica. Quando era piccola aveva 300 pecore, un asino e un cavallo. Doveva andare a prendere l'acqua giù alla spina con l'asino e con il carretto, e la metteva nelle botti di vino. Aveva anche i tacchini. Qaundo veniva da scuola doveva andare a pascolare i tacchini nei campi. Prendeva il quaderno e lì faceva la lezione. Usava il pane come gomma per cancellare.

  motto TINI             Emma Vojnić  
In riva al mare. Spesso io e la mia famiglia andiamo al mare. Lì facciamo le passeggiate. In estate prendiamo anche il gelato. Quando andiamo a passeggiare in riva al mare ci sentiamo rilassati. Alla fine della passeggiata ritorniamo a casa, dopo facciamo il pranzo e andiamo a dormire.

motto ENTITI 303       Noel Bernich  
Il nonno ci racconta: Vivevo con i genitori e le sorelle in un piccolo paesino di campagna. La vita non era facile, dovevamo lavorare molto però trovavamo anche il tempo per giocare. Ogni giorno dopo la scuola dovevo portare al pascolo le mucche e i tacchini. In paese c'erano dei miei amici che portavano pure loro al pascolo gli animali. Così eravamo in compagnia e giocavamo assieme. Qualche volta gli animali ci scappavano e andavano a fare danni nei campi vicini. Quando arrivavo a casa i genitori mi sgridavano e io me ne stavo in silenzio. Alla sera facevo i compiti e dopo la cena me ne andavo felice a letto.

motto LEA           Leonela Gegač  
Quanto è bella la mia città. Il mare azzurro, il sole che splende. In Istria si trova Umago. In centro c'è la piazza e la chiesa. Umago ha anche la riva e la pista per le biciclette. Sempre i gabbiani visitano la riva e gli do il pane. Finchè i pescatori puliscono le reti i gabbiani mangiano il pesce. Quando è primavera i fiori fioriscono e Umago è ancora più bella. Le spiagge in estate sono piene di turisti di tutte le parti del mondo e quando cade la pioggia e dopo viene il sole, spunta un arcobaleno. Io amo la mia città.

motto SARCI        Sara Calcina  
Mi racconta il mio nonno. Quando ero piccolo la mia vita era molto diversa dalla tua. Ogni giorno quando tornavo a casa dalla scuola avevo molti impegni. I miei genitori avevano tanta terra, le galline, le mucche, tacchini e maiale. Il sabato e la domenica che non c'era la scuola andavo al pascolo con le mucche e aiutavo la mamma nei lavori nell'orto o in campagna. nei giorni lavorativi facevo i compiti e studiavo appena la sera perchè prima non ne avevo il tempo. Eppure ero bravo a scuola e riuscivo a fare tutto. I miei genitori erano molto orgogliosi di me. Posso dire che anche se ho faticato tanto ho avuto un'infanzia serena e felice.

motto ANDROMAX       Vito Bojić Baksa  
Il mio nonno mi racconta. Mio nonno mi raccontava che quando andava a scuola i loro maestri erano molto bravi, ma se non facevano i compiti ed erano cattivi li mettevano all'angolo della classe e non li facevano parlare con nessuno per due ore. In quei tempi non c'erano le tivu, giocavano molto e si raccontavano storie. Però erano tempi più sicuri, la gente era gentile, affettuosa e pronta ad aiutarti. oggi i tempi sono cambiati. oggi tutti sono nervosi e c'è lo stress.

motto STELLINA       Stephanie Bufardeci  
Mio nonno mi racconta. Un giorno mio nonno mi raccontò che un prete lo invitò con altri bambini a fare una passeggiata con le bici. Presero una stradina che portava ad un paese vicino. Non si accorsero che passava il tempo e che si allontanavano sempre di più dal loro paese. Non avevano niente da mangiare e avevano tanta fame. Il prete si ricordò che lì vicino vi era un vecchio convento di frati per cui, con le ultime forze che avevano sono arrivati e hanno mangiato i fagioli più buoni del mondo.

motto STREGONE ELETTRONICO    Roko Nadal  
Quant'è bella la mia città. La mia città è Umago perchè vivo là. Vado a scuola a Umago, a calcio a Umago e anche a tennis da tavolo a Umago. In centro sul grande piazzale c'è la chiesa con il campanile. Durante l'estate lì si svolgono i concerti e le feste. Umago è una città turistica. Umago mi piace di più durante l'estate perchè vado al mare su una delle sue tante belle spiagge. A Latoro dove faccio il bagno ci sono i resti dell'antica città. La cosa che mi piace di più sono i tanti parchi-gioco dove vado spesso con il fratello e le cugine. La città di Umago è conosciuta nel mondo perchè lì si organizza il famoso tradizionale torneo da tennis.

 motto NEYMAR       Gabriel Korenika 
Passeggiando lungo la riva. La riva della nostra città è molto bella e grande. Inizia dal centro della città verso la Marina, complesso turistico. Passeggiando per la riva si vedono tante barche, pescherecci, alghe, i pescatori che puliscono le reti. Qualche volta si vedono dei piccoli pesci e ricci. Si sente il profumo di mare. Alla gente piace passeggiare per la riva. Qualcuno passeggia con il cane. A me piace molto il mare, passeggiare lungo la riva e guardare il tramonto.

motto KIKI           Chiara Zdunić  
La nonna mi racconta. La mia nonna si chiama Dolores nata Zugan. Nata a Umago 60 anni fa. Vive a Buie. Da piccola non guardava la televisione perchè non l'aveva, soltanto la radio. Il tempo libero lo trascorreva fuori all'aperto a giocare con gli amici, a palla, a tria, con delle pierette e altri vari giochi. Il tempo libero non lo trascorreva solo con i giochi ma lo passava ad aiutare i genitori al lavoro nel campo. A scuola ci andava a piedi in compagnia degli amici. Non c'era il telefono e il computer. La prima televisione era in bianco e nero. Per viaggiare si andava con l'autobus. Non si mangiavano le caramelle e la cioccolatta ogni giorno, ma solo per le feste. La nonna ha nostalgia dei tempi d'infanzia.

  motto ENI          Enea Grbac  
La mia nonna mi rcconta. Quando mia nonna Liliana era bambina non c'erano tanti giochi, c'era solo un pallone e giocava con suo fratello più piccolo. Eravamo contenti - dice nonna - ascolltavamo i genitori. La mia nonna è nata nel 1957. le prime bambole e giocattoli li ha ricevuti dalla zia di Trieste che è ancora viva. La prima televisione e i programma erano in bianco e nero. Così siamo cresciuti - dice nonna Liliana - felici e sani.
  

motto VIOLA       Astrid Sodomaco  
La mia nonna mi racconta. Mia nonna si chiama Maria. andava a scuola alle 8 e finiva alle 13. Veniva a casa e faceva i compiti, accudiva il gatto e il canarino. Poi andava a giocare alla palla e al salterino. Se la giornata era bella andava a raccogliere le violette che le metteva in un vasetto per regalarlo alla mamma. Verso le 17 del pomeriggio, dopo gli svaghi, ripassava i compiti e le canzoni.

motto MESSI      Maximilian Levaj  
Sulla riva del mare. Mi piace passeggiare sulla riva del mare insieme alla mia famiglia e con il nostro cane Cooper. Spesso portiamo con noi una palla da rugby e ce la passiamo a vicenda. Di solito facciamo delle lunghe passeggiate da Punta fino a Stella Maris. A mio fratello Gabriel piace gettare i sassolini nel mare, mentre noi ci facciamo una pausa e ci godiamo il sole. Alla fine facciamo ritorno a casa.  

motto HARI   Haris Posavljak 
Quant'è bella la mia città. Umago è una bella città di mare. Ha circa 12 mila abitanti. Adesso è primavera e fa bel tempo e la mia città è ancora più bella. Ci sono molti parcogiochi, centri sportivi, spiagge e strade per passeggiare. Io spesso faccio la passeggiata con la mia famiglia e mangiamo il gelato. Dopo la scuola e durante il weekend gioco con i miei amici. Durante l'estate la città è rumorosa e vivace perchè ci sono tanti turisti. Io amo molto la mia bella città e non la lscerò mai.

Comunità degli Italiani di Zara Insegnante Ivana Radović

motto SIMPATICO    Dario Ljubičić     Classe V
Com'è bella la mia città. Zara è una città bellissima. Zara ha molte piazze. Le più famose sono: la piazza del popolo e la piazza dei cinque pozzi. D'estate Zara ha molti turisti. Zara ha l'organo marino che è molto famoso in tutto il mondo. Ragazzi spesso giocano a pallacanestro. Zara ha il suo giornale che segue tutti gli avvenimenti.                                                    

motto MODA  Antonela Žuža   -   Classe IV
Com'è bella la mia città. Zara ha il più bel tramonto di sole e la piazza dei cinque pozzi. Il mare suona l'organo marino, la sua musica ascolta il piccolo bambino. Zara è protetta da San Grisogono. Zara è la più bela città del mondo.
                                                    
motto CARINA      Dora Tomić   -   Classe VI
La mia città. La mia città è molto bella. Si chiama Zara. Zara è una città sul mare Adriatico. Molti uomini hanno le barche e si occupano di pesca. Talvolta vendono pesce in pescheria. Zara non è grande. Molti turisti vengono qui in estate. Desiderano vedere il nostro mare e i monumenti culturali. Zara è famosa per la chiesa di San Donato, il più prezioso monumento medioevale. E' famosa in tutto il mondo per l'organo marino e il saluto al sole. L'Organo marino funziona grazie all'energia del mare. Il più visto e il più giocato sport è la pallacanestro. Spesso si gioca a Zara. Il giorno della città è il 24 novembre. Allora nella città si organizzano numerose attività per i bambini e la gioventù come i laboratori di disegno, vari spettacoli e avvenimenti sportivi. Il protettore di Zara è San Grisogono.
                                                      
 
motto MIPIACEPARLARE     Lorena Petrić   -   Classe IV
                                                       

motto ALLEGRA          Lucija Jović   -   Classe IV
                                                          

motto POETESSA       Marija Karuc   -   Classe II
Com'è bella la mia città. Nella mia città di Zara l'Organo marino suona come se fossi in un abbraccio.
Come se ti abbracciassero le mani tenere e calde della mamma, sorella e del papà.
Il mare quando lo guardi, l'impronta del cielo e dell'albero vedi.
Chissà quanto amore ha la città di Zara.                                                      

 motto CHI DORME NON PIGLIA PESCI                   Antonio Klasan  

  Classe V - a   Scuola Elementare “Kaštanjer” Pola
Osnovna Škola “Kaštanjer” Pula
Insegnante: Alda Trbojević

Quant'e' bella la mia citta'...

Su una penisola meravigliosa abbracciata da un mare azzurro, limpido e cristallino, circondata da bellezze naturali uniche e rare, baciata dai venti, riscaldata da un clima mite e avvolta dai profumi piu' soavi e lievi si trova la mia bellissima citta', la perla dell' Istria: Pola.

Pola e' una citta' millenaria, ricca di storia, cultura, e tradizione. Vicino al mare c'e' l' Anfiteatro romano, la nostra famosa Arena di Pola, il monumento storico piu' grande, dove una volta si svolgevano le lotte tra le belve e i gladiatori, oggi centro di concerti di livello internazionale. Qui si possono ammirare anche l'Arco dei Sergi, Piazza Foro, il Tempio d' Augusto, Porta Ercole e altri monumenti. Pola e' la mia citta' ed io ne vado davvero fiero. Grandi, imponenti e maestose sono le navi che vengono costruite nel nostro Arsenale, sono da tutti ammirate e lodate. Si allontanano sulle onde del mare, a volte increspate a volte minacciose a volte furiose, per un lungo viaggio verso i mari di tutto il mondo. La bora, lo scirocco, il maestrale, l' avvolgono e l' accarezzano , i colori della natura la rendono incantevole, le bellezze storiche affascinante. Sotto questo cielo azzurro, trascorro un' infanzia piena si serenita', godendomi ogni attimo di felicita' in questa mia bellissima citta'. Non credo che la lascero' mai perche' Pola mi piace, mi piace un sacco, questa e' la verita'. Oh, quant'e' bella la mia citta'!

 

motto LA SPERANZA E’ ULTIMA A MORIRE          Elena Orbanić  

  Classe VIII - a   Scuola Elementare “Kaštanjer” Pola
Osnovna Škola “Kaštanjer” Pula
Insegnante: Emi Beluš

Quant’ è bella la mia città

Quant’ è bella la mia città? È difficile raccontare soltanto con delle parole. Forse sarebbe meglio descriverla con dei suoni, oppure dipingerla con un disegno per rappresentarla in tutta la sua bellezza. Non si sa che cosa sia piu` bello a Pola: il mare, i monumenti, la natura, oppure la simbiosi del passato e del presente. Probabilmente la storia e la tradizione esprimono la magia di Pola che può essere percepita nell’ aria, mentre si cammina per le sue strade vecchie piu`di tre mila anni. Pola è nota per le sue spiagge incantevoli e il mare splendente, tuttavia i turisti non vengono solo per questo motivo a visitarla, ma anche per il suo ricco patrimonio culturale.

L'Amfiteatro (meglio noto come l’Arena) è quasi certamente il monumento più famoso, costruito nell’ epoca romana, ed è il sesto amfiteatro più grande al mondo. Ogni volta quando visito l'Arena mi pare di vedere e sentire la folla che segue i gladiatori. Oggi è un luogo in cui si possono guardare i migliori film nazionali e stranieri, e nello stesso tempo è anche un posto dove la gente si diverte, canta e balla con i loro artisti preferiti. Al Forum di Pola c'è il Tempio d'Augusto, elevato nel I secolo d.C. per glorificare l’imperatore di quel periodo. Vicino è stato costruito il Palazzo municipale, che ha un grande valore emotivo per i residenti di Pola. Molti di loro, con i suoni della marcia nuziale, si sono sposati proprio li`. Ci sono due porte famose a Pola. La prima, quella d’Ercole, porta direttamente alla via dei Sergi, la quale finisce nel grandioso Forum , mentre la seconda, la Porta Gemina, conduce al museo archeologico. Il Castello (Kaštel), assieme al piccolo teatro romano, fa parte della cultura di Pola dove si eseguono  concerti e  film durante il Pula Film Festival. Dal Castello c'è una vista straordinaria sulla città piu’ bella del mondo.

A Pola, eccetto i monumenti, c’è una ricca vita sociale. I giovani vanno spesso a teatro, chiamato Teatro Popolare Istriano (INK), dove si svolgono ottime prestazioni. Niente meno frequentano il Cinema Valli, che offre film di vari generi, sia nazionali che stranieri. Detto cio`, possiamo concludere che a Pola esistono occasioni di divertimento per tutte le generazioni. A Pola gli abitanti e i loro ospiti possono realizzare tutto quello che vogliono: rilassarsi o divertirsi, stare in compagnia o da soli, cantare, ballare e godere.

Pola è la mia città. Venite e scoprite le sensazioni che provo io.