15° CONCORSO ML Histria 2017

ML H – Superiori – Lavori individuali o di gruppo  – Categoria “ b “:

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 motto DELFINO                            Katja Tonković  

  Classe IV – a – Ginnasio Generale   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Il pensatore Epicuro diceva „chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi“. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell' uomo

 La memoria è qualcosa che appartiene a ciascuno di noi. Ci appartiene e niente e nessuno potrà mai cancellarla. La memoria è nostra e di nessun altro e ciascuno di noi va a pescare in questa memoria quello che vuole e lo fa quando vuole, senza dover spiegare il motivo per il quale lo fa. Sfogliare la memoria significa riprovare le sensazioni provate nel momento in cui questo "file" è stato inserito nella memoria e riprovare queste sensazioni è come rimanere giovani in eterno...Credo sia capitato a ognuno di noi, giovane o vecchio che sia, di ritornare in un luogo visitato tanti anni fa e di trovarlo completamente trasformato. Potrebbe trattarsi di un prato sul quale abbiamo giocato e che oggi non esiste più, perché vi hanno costruito una casa, ma nella nostra memoria conserviamo ancora il ricordo di quel prato. Ci sembra addirittura di sentire l’odore dell’erba, della terra, di vedere i fiorellini che crescevano sotto l’albero e di sentire il picchio che scavava il proprio nido nel tronco. La nostra memoria ricorda anche le emozioni, le paure e le gioie, il dolore e il piacere.

Credo sia molto importante saper ricordare, voler ricordare il proprio passato. In questo contesto si inquadra molto bene la celebre frase di Epicuro: "Chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi". È una frase, quindi, che non si riferisce soltanto ai vecchi, perché si dice che i vecchi vivono di ricordi, ma anche dei giovani, perché anche loro hanno una memoria in cui pescare i ricordi. Sarebbe un grave peccato voler dimenticare, non voler ricordare, perché è là che potremo trovare la nostra sorgente di vita, la forza per andare avanti, la spiegazione dei nostri sogni e delle nostre speranze.Epicuro ha detto pure che "mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima". Ciò conferma, appunto, che non bisogna aspettare di essere vecchi per provare la piacevole sensazione di rivivere i nostri ricordi in maniera quasi tridimensionale. Chiunque affermi che non è giunto ancora il momento di dedicarsi alla conoscenza della felicità, o che magari è troppo tardi, credo che sbagli. Non è mai né troppo presto né troppo tardiper cercare di essere felici.

Ricercando un’interpretazione corretta della frase di Epicuro, siamo costretti a immergerci nel suo pensiero, cercando di non limitarlo e associarlo a una continua ricerca del piacere, anche se per il filosofo greco la felicità è il bene più grande al quale possiamo aspirare. Epicuro ci insegna che ci sono due tipi di piacere, quello dinamico, che dura un istante, e quello statico, che invece è durevole. Il piacere istantaneo è quello fisico, che ci può lasciare più insoddisfatti di prima, quello durevole ci porta ad accontentarci della vita che stiamo vivendo e di goderci ogni istante di questa vita come se fosse l’ultimo.

Pensando in questa maniera, non ci permetteremo mai di "nascondere" la nostra memoria, per quanto piccola possa essere in relazione alla nostra età. Rivivendo ogni giorno qualche nostro vecchio ricordo, ai giovani sembrerà di ritornare bambini, alle persone anziane di ritornare giovani. Ricordando il bene passato non rischieremo di essere ingiusti verso le persone che ci vogliono bene, verso i nostri amici, perché sapremo apprezzare questo bene e sapremo anche trovare la nostra serenità. Epicuro disse pure che “L’uomo sereno procura serenità a sé e agli altri”, facendoci capire che la ricerca della tranquillità dello spirito, della serenità, dovrebbe essere il traguardo per ognuno di noi. Se un uomo sereno può trasmettere serenità, un uomo felice può trasmettere felicità, e un uomo che ama può trasmettere amore. "Non bisogna rovinare il bene presente col desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha lo si è desiderato", diceva Epicuro.Se vogliamo vivere ogni momento come se fosse l’ultimo, non dobbiamo avere paura di rimanere delusi se la fonte del nostro piacere dovesse esaurirsi. Lo stesso Epicuro affermava che se si sale fino all’euforia, prima o poi ci sarà il crollo che causerà dolore, ma anche in questo dolore dobbiamo trovare il lato positivo ed essere felici di aver provato un piacere che ci abbia fatto sentire bene. Tutti questi piaceri devono rimanere conservati nella nostra memoria, perché ripescandoli eviteremo di provare dolore a causa di una delusione, che può essere stata provocata magari da qualche nostra aspettativa esagerata. Nemmeno la morte dovrebbe farci paura, secondo Epicuro, perché "quando siamo noi, non c’è la morte; quando c’è la morte, non siamo più noi".

Anche se al pensiero di morire proviamo angoscia, credo che dovremmo vivere intensamente la nostra vita, il nostro presente, per distogliere il pensiero dalla morte. Se abbiamo sempre un progetto da realizzare "domani", non avremo mai tempo per pensare che un giorno tutto questo finirà. Anche avendo una memoria in cui pescare i nostri ricordi, eviteremo di pensare alle cose brutte e sapremo vivere la nostra vita nel modo giusto e trasmettere anche agli altri un po’ della nostra vita, qualche nostro ricordo, facendone così un patrimonio comune.

motto ARCOBALENO                  Nara Garropoli  

  Classe IV – a – Ginnasio Generale     Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

l pensatore Epicuro diceva "chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi". Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell’uomo.

Per definizione la memoria è la facoltà di ritenere e riprodurre i pensieri primitivi, senza che ritorni l’occasione che li suscitò. Ma che cos’è veramente la memoria? La memoria è una delle cose più uniche che possediamo, essa si trova singolarmente in ciascuno di noi. È nostra e nessuno ci può privare di essa, il che la rende ancora più unica e speciale. Nessuno può impedirci di rifugiarci in essa e in tutte le emozioni che solo lei ci riesce a donare. Proprio così, solo la memoria ci può dare l’emozione di rivivere i ricordi passati, belli o brutti che siano. Senza memoria come potremmo vivere il presente ed attendere il futuro? Che cosa sarebbero presente e futuro senza passato? Non sarebbero possibili poiché la condizione del presente è prodotta da ciò che è stato vissuto nel passato e le nostre scelte future sono influenzate da questa condizione.

La memoria è quella che può tormentare il nostro presente, con ricordi che cerchiamo di dimenticare. Al tempo stesso, però, ci permette, per esempio, di rivivere l’infanzia o il passato semplicemente sentendo un odore particolare, quando sentiamo un rumore ben preciso, una voce, una carezza, un abbraccio. Ed è sempre lei che nei momenti di tristezza ci permette di trovare conforto nei bei ricordi del passato, permettendoci di riviverli. È in questo modo che riconosciamo un valore, che riusciamo a cogliere la bellezza della vita e vivere l’unicità di ogni istante. La memoria è il nostro diario segreto, la nostra fedele amica e confidente, essa ci permette di staccare un po’ dal presente, quando esso è opprimente, e rivivere e valorizzare il passato. Questo mi rimanda ad alcuni versi di una lirica di Giacomo Leopardi intitolata “Alla luna”: “Oh come grato occorre/ Nel tempo giovanil, quando ancor lungo/ La speme e breve ha la memoria il corso,/ Il rimembrar delle passate cose,/ Ancor che triste, e che l’affanno duri!” Il Leopardi qui sembra essere soffocato sia dal presente che dal passato, eppure si compiace nel ricordare il dolore passato. Proprio come Leopardi tutti noi tendiamo a ricordare con dolcezza i tempi passati, soprattutto quelli giovanili, dove il futuro, pieno di speranze, si prospetta migliore del presente e del passato.

Tanti sono dell’opinione che pensare spesso al passato sia sbagliato, che bisogna concentrarsi sul presente e progettare il futuro. Ma come possiamo vivere serenamente il presente se non teniamo conto delle esperienze passate, di tutto ciò che ci ha fatto crescere, maturare e che ci ha reso quello che siamo. Aveva regione dunque Epicuro quando diceva "chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi". Essere coscienti del proprio passato è indispensabile per vivere consapevolmente il presente, ed operare con serenità le scelte future. Tutto il cammino della nostra vita è contrassegnato da una condizione del presente che è figlia del proprio passato ed è proiettata nel futuro. Quello che facciamo ogni giorno, non è altro che un continuo esercizio mentale che ci riporta all’esperienze passate per farne tesoro ed operare al meglio per il nostro futuro. Così, ad esempio, scaturiranno le nostre scelte relative agli studi, al lavoro e alla famiglia. Si cerca continuamente di ripetere le cose positive che abbiamo fatto ed evitare di ripetere gli errori commessi. Le nostre scelte non servono quasi mai per vivere l’istante della vita che stiamo attraversando, ma sono sempre scelte e azioni che operiamo in virtù di un futuro riscontro. Passato, presente e futuro sono inscindibili, sono dinamicamente legati l’uno agli altri. Non riconoscersi un passato, non dargli la giusta importanza, non dà un senso al presente e preclude qualsiasi sviluppo futuro. Altera la condizione di essere umano, di essere pensante, di essere dotato di intelletto, che è proprio quella virtù che ti consente di discernere al meglio le esperienze del passato, per agire in quel preciso istante al meglio, per operare la scelta giusta i cui frutti si vedranno in futuro. L’uso dell’intelletto ci differenzia dalle altre specie, ci permette di capire la differenza tra bene e male, tra giusto e cattivo, tra quello che bisogna fare e quello che invece bisogna evitare.     

I ricordi del passato aiutano a mantenere attiva la mente. Quando poi si entra in quella fase della vita chiamiamola di maturità acquisita, non di vecchiaia, il fatto di ricordare le cose piacevoli che abbiamo vissuto, ci fa sentire ancora vivi, quindi, di conseguenza, che abbia ancora un senso il nostro futuro. Chi non ricorda il bene del passato, non ha niente di piacevole da ricordare, quindi è come se fosse già vecchio, non ha aspettative per il futuro, non ha niente di piacevole da ricercare nel futuro, non è più vivo in lui nessun sentimento che gli faccia venir voglia di vivere ancora abbastanza per emozionarsi ancora.

  
motto JACKIE     Ivi Maria Dragičević

Classe III – m - Ginnasio Scientifico – Matematico  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Le radici sono importanti“ è una battuta illuminante nel film “La Grande Bellezza“di Paolo Sorrentino,vincitore del Premio Oscar.Spiega quanto esse siano importanti per la tua identità, con riferimento al patrimonio storico e artistico della terra in cui vivi.

 Le radici sono importanti perché ci creano come persona, ci danno una identità. Non possiamo negare le radici e un giorno quando anch’io avrò una famiglia, tramanderò con fierezza ai miei figli le loro origini perchè anche loro devono essere orgogliosi delle proprie origini. La famiglia è una sola è colei che ti aiuta  nei periodi bui, ti dà consigli, ti fa sentire a proprio agio, soprattutto, ti fa sentire fiero di appartenere ad un gruppo al quale  non possono fare parte tutti. Ogni famiglia è diversa, è unica nel suo genere. Dalla famiglia si imparano molte cose e si riescono a scoprire le proprie origini. Molte persone negano le proprie origini perchè non ne vanno fiere,ma non potranno mai nascondere le proprie origini, e saranno sempre infelici perchè non riescono ad accettare le proprie origini. Dalle radici possiamo capire com’è una persona, e le origini ci aiutano ad essere noi stessi e a essere fieri.

Le mie radici sono fiumane e la mia città preferita sarà sempre Fiume. Sento che appartengo a Fiume e che sempre sarà nel mio cuore, anche se vivrò da qualche altra parte del mondo. Io provengo da una famiglia fiumana che per molti anni ha vissuto e vivrà i a Fiume. Dopo la seconda guerra mondiale molti componenti della mia famiglia sono andati in esilio e così ci siamo divisi. I miei parenti che sono andati vivere all’ estero , quando tornano nella loro città natale si ricordano sempre le proprie origini e certe volte anche rimpiangono che hanno lasciato Fiume, perchè dicono che hanno lasciato una parte di  loro stessi. Fiume è molto cambiata da allora anche i suoi abitanti ma loro dicono che è rimasta come l’avevano lasciata.

Io sono fiera delle mie radici ,so che appartengo a una famiglia che ha avuto grandi successi nella vita. I fiumani si conoscono a vicenda, sanno le loro radici, siamo rimasti pochi e perciò ci conosciamo tutti. Quando si crea una famiglia si creano anche le radici. Quando siamo disperati e non ci sentiamo bene torniamo sempre  alle nostre radici. Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a tramandarle.Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici. Non dobbiamo mai  tradire le nostre origini, non dobbiamo dimenticare quello che siamo stati e da dove veniamo. La vita è un viaggio e, se non vuoi perderti, devi ricordare sempre da dove sei venuto. Non si può fare l’impossibile, ma non si deve mai negare la propria storia e bisogna essere fieri di essa.Non possiamo sceglierci le nostre origini e per alcuni non è facile accettarle.Chi dimentica da dove è venuto finsce per essere scontroso ed altezzoso e vive con molti complessi.

Noi tutti dobbiamo essere convinti che solo attraverso la conoscenza del proprio passato potremmo vivere consapevoli nel presente, producendo frutti per il futuro,ed essere fieri e consapevoli di noi stessi.

 motto COCCINELLA       Alba Bukša 

  Classe III – m - Ginnasio Scientifico – Matematico  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Il pensatore Epicuro diceva „chi non ricorda il passato è vecchio già oggi“ .  Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

 La memoria è una parte molto importante nella vita dell'uomo poiché nella memoria conserviamo tutti i  ricordi più belli che abbiamo. Lì restano per sempre cose che ci sono accadute nella vita e che magari ce l'hanno cambiata, cose che vogliamo ricordare per sempre.  Nella memoria non conserviamo soltanto ricordi belli, ma anche quelli brutti, che non possiamo dimenticare. Ed è giusto che sia così. Dovremmo ricordarci anche delle cose negative che ci sono accadute perché anche quelle ci formano come individui. Alcune persone cercano di dimenticare i ricordi brutti o addirittura tutto il passato perché credono che in questo modo potranno cominciare da capo ed iniziare una nuova vita. Secondo la mia opinione questo modo di pensare è sbagliato. La memoria ci serve.  Abbiamo bisogno dei ricordi, anche se orrendi. È da stupidi fingere che le cose brutte non siano accadute oppure che non accadono ancor oggi. Senza i ricordi negativi non potremmo mai andare avanti, senza di essi non potremmo evitare sbagli futuri, e non parlo soltanto di errori individuali che facciamo noi ogni giorno, ma anche di cose grandi come le guerre. Le guerre che abbiamo fatto sono, per fortuna, tutte finite, alcune forse erano evitabili, altre no, ma ognuna ha dato alle persone lezioni di vita importanti. Ora tutto ciò che si è appreso nel passato, ogni lezione che almeno una persona ha capito, viene rimandata a noi ed è per questo che i ricordi sono indispensabili.

Ci sono motivi per i quali esistono i giorni del ricordo e non sono soltanto per commemorare i morti delle guerre, ma perché noi impariamo qualcosa. Molta gente è del parere di lasciare il passato lì dov'è e, anche se molte volte trovo le lezioni di storia noiose e inutili, capisco che tutto ha un suo vantaggio. È giusto che sappiamo da dove discendiamo, le radici sono importantissime e in quale altro modo potremmo scoprirlo se non dai ricordi di altre persone. I momenti invece nei quali trovo la tecnica „lasciare il passato nel passato“ utile sono quelli dove noi non riusciamo a lasciar andare degli errori passati influenzando così la nostra felicità. Dico questo perché di solito gli sbagli che non possiamo dimenticare sono banali e nessuno si ricorda di quei momenti tranne noi. In quelle situazioni forse i ricordi e la memoria non sono utili perché facciamo del male a noi stessi. Lasciando a parte le emozioni e ciò che le influenza, perché è in realtà tanto importante la memoria? Perché dovremmo imparare tante cose se tanto poi da vecchi dimentichiamo tutto e la memoria non ci serve più a niente?  Una volta ho letto un testo nel quale l' autore aveva proprio risposto a questa mia domanda. Lui scrisse che bisogna esercitare il cervello, fare esercizi di memoria, imparare quante più cose possibili perché in realtà niente è inutile e un giorno, quando saremo ormai anziani, avremo la sensazione di aver vissuto più vite. Secondo la mia opinione è  questo lo scopo della vita ed è perciò che non mi dispiace mai imparare qualcosa di nuovo. Se non siamo guidati da questo tipo di pensiero, come possiamo andare avanti?

La memoria è fondamentale per l' esperienza. L' esperienza che poi forma appunto la nostra vita. Usiamo la nostra memoria ogni giorno, neanche ce ne accorgiamo. Ogni parola che diciamo, il modo in cui ci esprimiamo sono tutte cose imparate che ora usiamo inconsapevolmente. Non ci rendiamo conto di quanto significativa sia per noi la nostra memoria e spero che nel futuro ognuno ne sarà più consapevole e ne farà sempre buon uso.

  
motto FIORELLINO 123                  Aurora Scandurra  

Classe III – t   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Rina Brumini

Il pensatore Epicuro diceva: “Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi“. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

Il pensatore greco Epicuro ha espresso nella citazione “Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi“ un pensiero che ognuno interpreta come vuole, ma con tanti significati diversi. “La memoria“ è la parola chiave di questa frase. Il poeta vuole farci capire che chi non ricorda il passato non avrà futuro. La memoria è rappresentata come l'identità di una persona e dei suoi rapporti con l'ambiente familiare, sociale e culturale. I nostri “vecchi“ hanno vissuto molte vicende tramandando di generazione in generazione ricordi, avventure ed esperienze. Ascoltando le storie delle persone che ci stanno intorno, cambiamo completamente la memoria e l'immagine che ci eravamo fatti delle cose “passate“. Se penso ad Epicuro, quando già nell'Antica Grecia lui esprimeva il suo parere sul passato e sul presente, io mi trovo della stessa opinione; perché infatti quando si è giovani, soprattutto, si può sempre imparare, arricchire e rinnovare qualsiasi ricordo. Se non lo si fa, come si fa a vivere? Come vive una persona senza la sua memoria? Senza i suoi ricordi? Ogni sensazione che proviamo, tutti i giorni, secondo me è legata proprio alla parola chiave della citazione di questo pensatore classico, “la memoria“. Hai paura quando associ qualche cosa ad una situazione capitata in passato. Rimpiangi qualcuno quando ti ricorda dei bei momenti passati assieme a una certa persona. Ti rallegri quando ti viene in mente qualcosa di bello. Questo è ciò che io penso quando leggo la citazione epicurea: credo che i ricordi siano la base per vivere il futuro. Ma quando si invecchia si incominciano a scordare le cose, le persone e le vicende vissute in generale. La mente invecchia e non ha più la capacità di rammentare che aveva da giovane. I giovani costruiscono il futuro sulle basi dei loro antenati. Ossia, credo che i vecchi siano come una spinta ai giovani per affrontare il futuro meglio di quanto loro abbiano affrontato il passato. Il ricordarsi, la memoria è quello che ci dà la forza di affrontare la vita. Sono testimonianze di cose accadute e comunque siano, vanno ricordate. Nel mondo si celebrano “I minuti di silenzio“ proprio per ricordare e per dare supporto morale. Questo è un altro messaggio che ci dà Epicuro e cioè “ricordati delle guerre per vivere la pace“. Un esempio eccellente sarebbe la catastrofe dell'11 settembre del 2001 quando le due Torri gemelle subirono un attacco terroristico. Moltissime persone sono morte ed hanno perso familiari quel giorno… Quindi, non dimenticare! Tutti invecchiano e per questo c'è bisogno come persona di tenere la mente fresca e ricca di ricordi. È un processo continuo in ognuno di noi, la memoria, ed anche il più prezioso, fino alla fine dei nostri giorni. Infatti, grazie ad Epicuro teniamo a mente che: “Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi“.

 

motto FIORE             Carla Ćupić

Classe IV – m - Ginnasio Scientifico – Matematico  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Il pensatore Epicuro diceva “chi non ricorda il passato è vecchio già oggi”. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

Il tema della memoria ha avuto un grande rilievo in ogni epoca storica. Prima di discuterne, però, bisognerebbe dare consistenza alla parola ‘MEMORIA’. La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni apprese durante l'esperienza o per via sensoriale. È presente in tutti gli esseri animali e viene considerata come una delle basi che rendono possibile la conoscenza umana e animale, proprio perché è responsabile della capacità di apprendimento, assieme ad altre funzioni mentali come l’elaborazione, il ragionamento, l’intuizione, la coscienza... Attraverso la memoria si giunge, dunque, alla sapienza. Il ricordo è cruciale nella costruzione dell’identità che è un insieme di valori ed idee che si basano su esperienze. Infatti tramite l’esperienza vissuta e ricordata si forma l’identità di una persona o di un popolo e perciò come si potrebbe costruire l’identità senza ricordare? Tutto ciò che oggi noi siamo ha le sue radici nel passato, e dimenticare queste radici è come condurre una vita senza alcun riferimento. La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma a volte ingannevole, i ricordi che giacciono in noi non sono ‘incisi su pietra’; tendono a cancellarsi con il passare del tempo e si modificano. Possono anche venir modificati attraverso meccanismi particolari come ad esempio i traumi, le repressioni e le rimozioni.

La memoria è dotata di una dimensione dinamica: conserva il passato ma allo stesso tempo fa crescere e garantisce il futuro. Certamente, esistono diverse memorie, però ora tratterremmo soltanto quella storica. Per memoria storica si intende il ricordo del passato che si sedimenta negli individui e nei gruppi sociali di un Paese. La memoria storica è testimonianza del passato: consiste, nell’organizzare il passato in funzione del presente. Ricordare la storia, raccontare la storia è come predisporre un patrimonio prezioso per un duro inverno dello spirito. Rievocare il passato non significa tanto tornare a rivivere ogni attimo, quanto selezionarne i momenti più significativi, più utili, più vivi per noi. Protremmo allora proseguire alla citazione del filosofo Epicuro: “Chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi”. Nel 306 a.C., ad Atene si vide sorgere la seconda scuola filosofica, il Giardino. Il fondatore di essa fu Epicuro, nato a Samo nel 341 a.C. dugrante gli anni 307 - 306 acquistò una casa con un giardino e li fissò la sua scuola. Fondò così una comunità filosofica. Le attività principali erano la lettura e lo studio degli scritti di Epicuro.

Anche dopo il 271 a.C., data della sua morte la scuola continuò ad operare. Epicuro compose numerosi scritti. Ad oggi degli stessi sono rimasti soltanto titoli oppure scarsi frammenti. La sua opera più importante sono i 37 libri Sulla natura, scritti in un lungo arco di tempo; in essa Epicuro riprende i problemi e approfondisce temi già trattati in precedenza. Purtroppo, anche di quest’opera non rimangono che frammenti. Anche se Epicuro raggiunse la fama con la sua teoria sul piacere e sull’edonismo, molti dei suoi detti vengono ripresi ancor’oggi. Con la citazione riportata, il filosofo ci vuole indicare la possibile conseguenza nella quale ognuno di noi potrebbe trovarsi dopo aver subito l’oblio. Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ci spiega perché certe cose accadono oggi oppure ci avverte di non ripeterle, conoscendone l’esito. L’esempio pefetto sarebbe la Giornata della Memoria, celebrata ogni 27 gennaio, dunque, ha un compito duplice: quello di ricordare, per far sì che nessuno dimentichi l'orrore dell'Olocausto, e quello di tramandare, di raccontare storie diverse alle future generazioni e assicurarsi che non accada mai più niente del genere.

La storia, anche se non più magistra vitae, comunque ci insegna che non sempre esistono risposte preconfezionate per tutto. Essa, infatti, ci dà le prove in cui, a volte, il “nuovo”, il “moderno”, il “rivoluzionario” si può dimostrare peggiore del “vecchio”. Altre volte può dimostrare che la nostalgia per un passato troppo idealizzato può causare danni per il futuro. E riesce a farci capire che persino il «presente» non può produrre previsioni precise riguardo a quello che potrebbe avvenire. Ed è la storia che fornisce l’arco che lancia i cittadini verso il domani.

motto AR87                       Luka Bukša  

   Classe I – m   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Vedersi circondati da opere d'arte di cui è ricca la tua terra

Io ho la fortuna di vivere in un angolo del mondo paragonabile a uno scorcio di paradiso in terra. Fiume, dove son nato e dove vivo, l'Istria, le isole quarnerine che conosco bene ma pure tutta la costa dell'Adriatico orientale e tutto il resto del paese, oserei dire, sono un museo all'aperto di importanti monumenti storico artistici e di opere architettoniche; è questo un territorio che ha dato i natali a noti letterati e uomini di cultura e di scienza di fama mondiale che hanno firmato la storia di queste terre. Al contrario di chi crede che le spese per il settore cultura  siano troppo esose, io credo che l’ uomo per vivere bene ha bisogno di circondarsi di cose belle e importanti dal punto di vista storico che arricchiscono lo spirito.

Viaggiando con i miei genitori ho avuto modo di ammirare opere grandiose, dalle piramidi in Egitto alla torre Eifell a Parigi, alle magnificenze di Firenze ma anche la mia città può vantare un passato secolare con testimonianze storiche di tutto rispetto. Fin da piccolo ho imparato ad apprezzare ciò che di bello ha Fiume e rabbrividisco quando penso che in un’altra parte del mondo c’è chi distrugge con una forza cieca, a colpi di badile,  opere artistiche di incalcolabile valore  come la storica Petra. Cancellare le testimonianze del passato è un sacrilegio che il mondo non deve tollerare ma in Medio Oriente dove sono avvenuti i maggiori scempi del patrimonio artistico e archeologico, culla della civiltà, c’è purtroppo la guerra e accadono tante tragedie. Sono vandalismi inconcepibili e faccio fatica a credere che esistastano uomini accecati dall’odio che distruggono le antiche vestigia.

Io ho imparato ad apprezzare le cose belle di Fiume fin da piccolo. I monumenti più antichi si trovano in Cittavecchia. Il centro storico racchiude l’impronta dell’epoca romana con i resti delle Terme romane sulle quali si staglia il Duomo, meraviglioso gioiello d’arte sacra di stile barocco. Nel sottosuolo sono stati scoperti magnifici mosaici dei quali alcuni sono stati interrati mentre uno abbellisce il pavimento nell’Istituto alle belle arti. Fino a qualche decennio fa erano in mostra pure pochi resti della medievale cinta muraria della città ora irremediabilmente rovinati a causa dell’incuria dell’uomo. Resiste invece alle intemperie e al trascorrere del tempo l’Arco romano e da qualche anno, nei suoi paraggi, sono stati portati alla luce i resti dell’Antico Pretorio della Clausura Alpina risalenti al III e IV secolo a.C. che oggi impreziosiscono il nuovo Parco Archeologico. Nel sottosuolo della Cittavecchia si snoda una fitta rete di celle che servivano a contenere le derrate della città durante i giorni d’assedio.

Nelle vicinanze del parco si ergono due importanti templi, la Cattedrale di San Vito, patrono della città assieme ai santi Modesto e Crescenza e la chiesa di San Girolamo con i loro preziosi altari e le opere pittoriche, gli ori degli ornamenti sacri.  In particolare, il Tesoro della Cattedrale vanta una invidiabile collezione  di gioielli tra i quali quelli propri alla tradizione fiumane: i moretti. Sono collier, orecchini, anelli o spille raffiguranti una testa di moro  confezionati in oro, smalto e corallo vanto delle signore di una volta. Anche nella mia famiglia mamma e nonna possiedono anelli con il moretto. Una terza chiesetta consacrata ai santi Sebastiano e Fabiano risale al Duecento, fatta erigere dai pescatori.

Su tutta la Cittavecchia, con i suoi pochi edifici medievali che si sono salvati dalla ristrutturazione moderna, compreso l’antico palazzo del comune e un più recente  municipio, s’erge superba la Torre civica con l’orologio e lo stemma conferitole dall’imperatore Leopoldo d’Asburgo.  Fiume è stata per un lungo periodo sotto l’Austria – Ungheria e ha costituito lo sbocco dell’Ungheria sul mare. Di quest’epoca sono  anche il porto, molti palazzi del centro, il teatro, il maestoso edificio che ospita la Scuola Media Superiore Italiana e che risale al 1889, opera dell’architetto Giacomo Zammatio. Il teatro di Fiume, inaugurato nel 1885, è opera di artchitetti viennesi noti in tutta Europa e presenta preziose plastiche, stucchi, un bellissimo lampadario, un importante timpano e sei ovali nel soffitto con pitture dei fratelli August e Gustav Klimt. Uno dei prototipi di edificio monumentale in stile tardo storicista è rappresentato da Palazzo Modello, anch’esso del 1885.

Tra gli altri edifici più prestigiosi che Fiume vanta va senz’altro citato l’imponente Palazzo del Governo, sede del governatore ungherese della città ma più noto per aver ospitato il governo di Gabriele D’Annunzio durate l’Impresa di Fiume. Nelle sue vicinanze, immersa in un lussureggiante parco, c’è la villa dell’Arciduca d’Asburgo.In centro città fa una meravigliosa figura la cosidetta Casa Veneziana, del 1886, di recente riportata agli antichi splendori grazie ad un approfondito restauro. Esiste anche una coloratissima Casa turca, già residenza del console della Turchia a Fiume. Pochi anni fa è stata aperta al pubblico la Loggia massonica in Casa Sirius. La storia della mia città è piena di simbolismi . Addirittura anche il Mercato cittadino con i suoi due padiglioni coperti e la pescheria risulta un’opera di grande valore architettorico e come tale sotto tutela. Nell’ex Zuccherificio, già Reale Manifattura Tabacchi e Fabbrica macchinari, un grande edificio in stile tardo barocco, costruito nel 1752 è in corso l’opera di restauro dei dipinti murali e degli stucchi del vetusto ed elegante salone delle vedute.

Fiume vanta non poche altre opere architettoniche perchè i maggiorenti dell’antica città amavano dimostrare con le loro imponenti case la propria ricchezza e il proprio prestigio. Una testimonianza di quanto i cittadini fossero dediti a far grande la città possiamo dedurla leggendo gli epitaffi sulle lapidi dei mausolei e delle tombe del Cimitero monumentale di Cosala a nch’esso un museo all’aperto con mirabili opere di notissimi scultori e bravi scalpellini Fiume ha dato i natali a molti uomini e donne illustri. Vi è nato il compoisitore Ivan de Zajtz del cui nome si fregia il teatro, le sorelle Gramatica , attrici di fama mondiale, la scrittrice Marisa Madieri, lo sportivo olimpionico Abdon Pamich, tanto per citare alcuni nomi illustri.

Fiume, pur non avendo monumenti grandiosi ha tante altre cose da far vedere al turista e ai suoi abitanti. Questi ultimi il più delle volte, presi dal tran tran quotidiano, non hanno il tempo di considerare quante cose belle li circondano rendendo più bella e più piacevole la loro vita. Bisognerebbe camminare con il naso all’insù per ammirare  ciò che ci circonda. 

motto EPICURO             Karlo Žakula  

   Classe III – a   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Il pensatore Epicuro diceva “ chi non ricorda il passato è vecchio già oggi”. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

La memoria. Ogni secondo, minuto, ogni nostro pensiero e percezione entra nel nostro ippocampo e rimane lì come una parte della nostra identità. Le azioni che svolgiamo quotidianamente, anche quelle più complesse, provengono dalla nostra memoria, dai singoli semplici movimenti che ci hanno insegnato in famiglia nei primi anni della nostra vita. Sì, la memoria è importante nella vita dell'uomo. Anzi, è essenziale. Le decisioni che prendiamo sono basate sulle esperienze precedenti, noi percepiamo il comportamento dell'ambiente e ci adeguiamo alle sue eventuali reazioni  che ci portano alle decisioni successive. E questo è l'uomo. Senza i suoi ricordi quest'ultimo sarebbe nient'altro che un animale selvaggio, un corpo guidato dalle pulsioni dei suoi istinti.

Se consideriamo le lontane origini dell'uomo possiamo dedurre che questi ha sempre teso al progresso. Ha fatto degli errori, e purtroppo ancora non ha smesso di farli, ma quello che lo differenzia dagli altri animali è la capacità di non ripeterli, di riflettere su ciò che è nel passato e usarlo per il futuro. La capacità umana del ricordare è il meccanismo di difesa vitale per la nostra sopravvivenza. Senza di esso il mondo umano sarebbe caotico, caratterizzato da un comportamento „random“ tra le persone. Ripeto, la memoria è qualcosa che definisce la nostra identità. Tutte le informazioni acquisite che usiamo per affermarci come degli esseri sociali dipendono dal nostro ippocampo.

„Inside Out“, il cartone animato del 2015, nato dalla collaborazione tra la Pixar e la Disney,  vincitore tra l'altro  del Premio Oscar, analizza perfettamente la memoria umana, spiegando la sua importanza nella nostra vita e il legame stretto con le emozioni. Nel cartone la memoria viene divisa in frammenti. Ogni scena che il personaggio principale percepisce  occupa lo spazio di una pallina di cristallo nella sua testa che a sua volta è avvolta da un emozione a seconda del sentimento provato in tale scena. Queste palline sono immagazzinate e trasformate in emozioni. Ci sono delle palline speciali e più grandi delle altre che rappresentano le situazioni uniche e differenti. Queste situazioni, infatti, formano il nostro carattere. Possono essere le nostre azioni  o degli avvenimenti che abbiamo vissuto in modo speciale, come quando il bambino dà per la prima volta un calcio alla palla e risveglia dentro di sé l'amore verso il calcio. Questo è un esempio di come la memoria davvero ci spinge, ci costringe ad avanzare. Non sempre però saremo capaci di ricordarci di ogni avvenimento passato. In questo caso entra in gioco il nostro subconscio.

Alla fine dell'Ottocento nasce l'approccio della psicanalisi. Prendendo in considerazione la parte inconscia della mente umana, la psicanalisi tende a curare l'uomo portando in superficie i traumi lontani che sono stati dimenticati. Secondo  Freud, il padre della moderna psicanalisi, per quanto possano essere costruttivi i nostri ricordi, riescono anche a squilibrare la nostra psiche. Non esistono i ricordi negativi, quella è solo la nostra interpretazione momentanea. È vero che ognuno ha avuto qualche episodio negativo, ma volendone ricavare  un messaggio, possiamo trasformarlo in una parte positiva della nostra memoria.

La memoria poi è un mezzo di trasmissione delle nostre culture e le nostre origini. Le parola e i dettagli sulle vicende e le esperienze che ci vengono raccontate dai nostri nonni , i loro sentimenti e le emozioni che provavano quella volta non sono soltanto  storie, sono i segni delle nostre radici, qualcosa che ci vine trasmesso del nostro DNA. La memoria, anche se astratta, viene associata alle cose quotidiane e concrete. Il mare di un blu azzurro e pulito, le pietanze con i frutti di mare o le immense coltivazioni di grano o di olivi, mi faranno ricordare  sempre la mia patria. La memoria dunque, anche se astratta, può attivare tutti i nostri sensi. Possiamo ricordarci dei profumi meravigliosi di una giornata in cui stavamo camminando in un bosco ancora umido dalle piogge, di quella superficie bagnata e viscida dei muschi sulle corteccie degli alberi, dei raggi del sole che penetravano i rami spessi e intrecciati, i suoni alti e leggeri degli uccelli che stavano per lasciare il nido.

Vivere al massimo le nostre esperienze e il racchiudere nel proprio „scaffale“ le cose più belle che ci sono accadute dovrebbe essere lo scopo di ogni essere umano. Perché se rifiutiamo il nostro passato offendiamo la nostra esistenza e sottovalutiamo se stessi. Apprezzare i nostri ricordi è qualcosa che dobbiamo imparare tutti, anche se per questo non esistono insegnanti. È qualcosa che l'uomo deve capire da solo. E solo allora l'uomo non sarà più „vecchio“ e terrà viva e giovane con la memoria anche le sue radici e il suo patrimonio nazionale e la sua identità  culturale ed etnica.              

 motto FLUMENSIA              Anabela Frankola  

Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Vedersi circondati da opere d’arte di cui è ricca la tua terra, gratifica lo sguardo, colma l’animo di gioia profonda, arricchisce la mente di un’esperienza insieme storica e culturale di fronte all’iconoclastia di chi invece distrugge le testimonianze artistiche del passato qual è la tua reazione. 

 La città di Fiume nel corso degli anni è stata dominata da diversi regni, stati, potenze.Tutti questi fattori hanno influenzato la sua cultura, il suo aspetto, i suoi cittadini... Io ci vivo da sempre e Fiume mi piace tanto. Con gli anni sono cresciuta e ho iniziato ad interessarmi ai monumenti e alla storia della mia città. Devo dire che quanto più la conosco tanto maggiormente mi affascina. È proprio bella. La maggior parte delle persone che ci vieve non se ne accorge perché troppo impegnata a rincorrere gli obblighi quotidiani...  Devo dire che la persona che mi ha fatto capire meglio Fiume e tutto ciò che concerne la sua cultura e la sua storia è stata la professoressa di storia. Insieme a lei abbiamo visitato l'intera antica zona industriale di Sussac, le vecchie fabbriche come lo Zuccherificio, la Cartiera e la fabbrica Tabacchi. Fiume era una città industrialmente ed economicamente molto ricca e potente. Oggidì, purtroppo, di tutta quella importanza e della grandezza di un tempo, non è rimasto un granché. Talvolta ho la sensazione che i suoi cittadini non siano particolarmente interessati alle sue sorti, al fatto che stia perdendo la sua identità, che si stia ingrigendo, intristendo...Sembrano talmente indifferenti...Certo, ogni tanto saltano fuori nuovi progetti, nuove idee, si comincia a costruire o rinnovare qualche edificio, qualche monumento ma, per colpa  della costante crisi e della mancanza di denaro, raramente gli stessi vengono portati a termine. La città elegante e sfarzosa di una volta non c'è più.

Prima avevamo un porto pieno di navi che di continuo esportavano e importavano merci. Oggi? Mah...Vi era, inoltre, un bellissimo cantiere navale che ha dato lavoro ed ha assicurato la stabilità a tante famiglie. Era l'orgoglio della città! Certo, esiste ancora ma il numero delle persone che vi lavorano è dimezzato... Per non parlare del Silurificio, tra i primi in Europa, che aveva portato  la città all'avanguardia della tecnica.  Mi dispiace vedere Fiume in queste condizioni e, ogni volta che sento o leggo di qualche nuovo progetto per migliorare l'aspetto di Fiume e farle rivivere, almeno in minima parte il lustro di una volta, mi rallegro come una bambina.. Non posso spiegare cos'ha significato per me la chiusura del teatro Fenice, al quale ero così legata... Per venire a scuola passo accanto alle sue 'macerie', alla sua tristezza. Mi ricordo del mio primo cartone animato visto in quel bel cinema. In quel tempo andare a vedere un film al cinema era qualcosa di speciale, un momento ludico e di compagnia, di riunione con i familiari, con gli amici, divertente e speciale, quasi un evento da premio Nobel! Poi, c'era sempre una marea di persone che facevano la fila e ti veniva l'ansia il giorno prima se si riuscirà a comprare il biglietto... Che tempi!

A pensarci bene, mi piacerebbe anche far rivivere il caffè bar che si trovava all'ingresso della  Comunita degli Italiani: spesso, guardando le vecche foto, sento come una forte nostalgia e quasi m'ingelosisco nel vedere tutta quella gente così felice, rilassata davanti ad una tazza di tè o caffè e sempre in buona compagnia. Allora il dialogo, la parola viva, la comunicazione riunivano e avvicinavano. Non come oggi, quando i cellulari la fanno da padroni e non ci si guarda più negli occhi. Mi mancano i 'vecchi tempi', quelli dei miei nonni e della bella e gloriosa  Fiume, famosisisma per i suoi alberghi, le fabbriche, le sale da ballo, il porto, il teatro. Da fiumana doc mi manca davvero tanto una Fiume così...

motto ORBIT                Leo Margan  

   Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

I nostri nonni raccontano...

 Prima del 1907 sulla mia famiglia di parte materna non so praticamente nulla. Nel 1907 infatti è nato mio bisnonno. Serafino era il suo nome, viveva per tutta la vita a Fiume nel centro città. Da bambino rimase orfano di padre all'età di sei anni, diventando così l'unico maschio della famiglia con altre tre sorelle maggiori. All'epoca la vita della famiglia era molto difficile, erano molto poveri. Il bisnonno racontava sempre che l'unico periodo quando non aveva fame era durante la dominazione austro-ungarica. Il suo talento era particolare: era un genio per la musica, adorava cantare ed aveva una voce bellissima. All'eta di sedici anni si arruolò nella Marina militare italiana. Venne mandato su una nave ma l’unico problema era che non sapeva nuotare: gli allenamenti militari si tenevano in mare e lui si nascondeva ogni volta per poi bagnarsi con un secchio d’acqua, facendo finta di essersi tuffato.

Passato questo duro periodo tornò a casa per incontrare l’amore della sua vita, mia bisnonna Mery, che poi sposò. Sempre attirato dalla musica trovò un lavoro presso la Scuola di musica di Fiume. Non aveva soldi per studiare ma si circondò di professori e di allievi e giorno per giorno, ascoltando, guardando, provando imparò a suonare il mandolino. Con un po’ d’aiuto di una professoressa di musica riuscì ad avere un impiego serale presso il bar Europa dove restò a suonare per i prossimi trent’anni. Arrivarono i lunghi e dolorosi anni della guerra. Il mio bisnonno era l’unico fiumano della famiglia che restò a Fiume. Per rimanere in vita il resto della famiglia scappò a Genova. Anche la moglie e le figlie scappano da Fiume e si rifugiano in un convento vicino a Padova.  Diceva sempre che senza la bisnonna Mary e le figlie la usa vita sarebbe stata triste.

Dopo la guerra continuò a suonare e a cantare. Presso la Comunità degli italiani di Fiume diventò tra i fondatori dei minicantanti: il gruppo esiste anche oggi e anche mia sorella fino a pochi anni fa vi fece parte. Conosceva e parlava solo il dialetto fiumano, non imparò mai il croato come non imparò mai a nuotare. L’unico desiderio che avrebbe voluto  era di ricevere un figlio maschio, perché non voleva rimanere l’unico maschio della famiglia. Ma anche la terza volta nacque una bella bambina, mia nonna. Scrisse tante canzoni per i minicantanti e testi e musica per i bambini che volevano imparare a suonare  il mandolino. Per anni e anni si cantarono le sue canzoni. Molti ancor oggi si ricordano della bella voce di Serafino Lenaz e delle sue canzoni.

Purtroppo morì prima della mia nascita. Mi dispiace che non l’abbia potuto far contento in vita, ma forse da qualche parte oggi è contento che un maschio sia comunque arrivato. Inoltre la sua vita piena di musica ebbe effetto anche sulle figlie divenute maestre di musica: insegnano ai bambini a cantare e a suonare e vivere la musica del loro padre e del mio bisnonno Serafino.

motto PAM                Matilda Vassalli  

   Classe II – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

I nostri nonni ci raccontano

 

“Era un caldo pomeriggio di giugno quando un ragazzino che aveva circa la mia età si avvicinò a me e con fare amichevole mi rivolse un gran bel sorriso prima di togliersi le scarpe e sedersi sull’erba accanto a me. Non conoscevo il suo nome, non me lo aveva mai detto e così avevo fatto io. Non parlammo mai ma tutti i giorni alla stessa ora ci vedemmo al parco per molti anni.

Solo una volta, mentre eravamo entrambi stesi al sole, si avvicinò e all’orecchio mi sussurrò: “Ti amo.” Sentivo tante piccole farfalle volarmi nello stomaco ma avevo solo quindici anni quindi decisi di non rispondergli. Provavo la stessa cosa ma non sapevo se definirlo amore era corretto. Lo cercavo con lo sguardo guardando negli occhi ogni passeggero che era appena sceso dal treno ormai fermo. Di lui avevo solo una foto in bianco e nero che ci aveva scattato mamma prima che ci trasferissimo, come ricordo … non ne conoscevo nemmeno il nome. Lo intravidi da lontano e piano iniziai ad avvicinarmi a lui, temevo che mi avrebbe preso per pazza: per quello mi ero portata dietro la foto, con quella si sarebbe sicuramente ricordato.

“Ciao!” gli dissi appena fui abbastanza vicina perché mi sentisse. Mi rispose ponendomi un bellissimo sorriso, era bello come la prima volta. “Ciao! Mi piaci con i capelli rossi.”

Non capivo: mi aveva riconosciuta?

“Grazie!, come va?”

Parlammo per un po’ seduti  al tavolino di un bar nella stazione sorseggiando tè bollente. Poi decisi che era il momento. Mi guardò alzarmi con i suoi occhi di miele. Mi avvicinai a lui, lo guardai negli occhi e d’un tratto lui mi abbracciò.

 “Anch’io.” Gli sussurrai in un orecchio.

 Quella era la mia risposta.  Quella era sempre stata la mia risposta.  Alle mie nipoti dissi sempre che l’amore si trovava nei prati. A loro dissi anche di non aver paura di innamorarsi. A loro dissi che l’amore trionfa su tutto.

motto PARTENOPELLA                      Morgana Vassalli  

  Classe II – m    Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

“Ero agitatissima. Non sapevo esattamente cosa volessi fare in quel momento, ma di certo, quello era l’ultimo posto in cui mi sarei voluta trovare. Volevo scappare, correre andarmene da quel posto dove mi sembravano tutti perfetti tranne me. Che codarda che ero”, mi disse, mentre la mia ansia continuava a venir alimentata dalla sua lentezza nel raccontare le storie. Mi accadeva ogni volta che le chiedevo un consiglio e lei si metteva a parlare delle sue esperienze passate. Un po’ mi annoiava, ma alla fine dei suoi racconti mi sentivo sempre meglio. “Pulii leggermente il vetro dello specchio davanti a me con le mani”, continuò, “appannato dal sudore di tutti i ballerini che si erano esibiti prima di me. il mio gruppo partiva verso mezzogiorno, ma molti di noi erano lì già dalle otto. Appena arrivata ero parecchio disorientata. Mi guardai attorno, c’era una tale confusione che avvistare un elefante in mezzo a quella folla non mi sarebbe sembrato un fatto assai strano. Appoggiai la mia roba da qualche parte a terra e cominciai a riscaldarmi. Allora non esistevano puntalini di gomma, ma solo di stoffa, e io non avevo avuto il tempo di comprarne dei nuovi per l’occasione. Intorno a me vedevo attori, musicisti, cantanti, artisti e ballerini. La mia categoria era una delle più ambite; le ballerine erano molto competitive e, la maggior parte di loro, fermamente sicure di sé.” Fece una pausa e mise un cubetto di zucchero della tazza di porcellana con il tè rovente all’interno. Lo girò per un po’, poi proseguì: “Ad un certo punto ci chiamarono. Mi feci spazio tra la folla e, arrivate nella seconda sala da ballo, si presentò la nostra insegnante che avrebbe tenuto con noi le prime audizioni di entrata. Era alta, aveva i capelli lunghi ricci e degli occhi di ghiaccio. Senza perdere tempo ci disponemmo nella sala; io mi misi, ovviamente, tra una delle ultime file, ancora smossa dall’agitazione e spaventata dal pensiero di essere giudicata dalle altre ballerine. Lavorammo sodo per tre ore consecutive, non mi stupì il fatto che dopo appena un ora le mie scarpette da ballo erano completamente fradice di sudore e, i vecchi puntalini, cominciavano a far sentire la loro debolezza. Finite le audizioni, l’insegnante ci guardò per un po’ e poi disse solo - molto bene, fate entrare il prossimo gruppo-”.

“Non farti scoraggiare dagli altri ragazza …”, mia nonna mi chiama sempre così. “La mia prima soddisfazione in quell’accademia l’ho raggiunta appena al secondo anno, quando per la prima volta la professoressa di danza contemporanea pronunciò la frase: - incantevole, ragazza, incantevole- al termine della mia esecuzione di una sequenza assegnataci da lei. E ti giuro che, detto da lei, fu una delle mie più grandi soddisfazioni.” Smise di parlare, io mi appoggiai alla poltrona rilassandomi, chiusi gli occhi e pensai: per l’ennesima volta ha ragione lei. Mi alzai e andai verso di lei, lei aprì le braccia e mi accolse con un abbraccio, poi disse: “ Tranquilla, ragazza, un giorno ci entrerai anche tu. Ne sono sicura.”

motto SHOW MUST GO ON                Petar Bojčić  

   Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

I nostri nonni ci raccontano

Quando ero piccolo mia nonna mi raccontava della sua famiglia e di come era Fiume al tempo della sua infazia.A quel tempo la città era divisa in due parti: una italiana e una croata. La mia nonna viveva nella parte italiana di Fiume che si allargava fino al ponte di Sussac.La sua famiglia era abbastanza benestante siccome erano tra i pochi tassisti in città. A quell' epoca erano poche le macchine a Fiume (due o tre) ed i tassì erano delle carozze trainate da cavalli. La nonna spesso mi mostrava il luogo dove una volta si trovavano le stalle e le carozze dove lei, che amava i cavalli, trascorreva le giornate a prendersi cura di loro.Anni dopo Fiume diventò parte della Jugoslavia e mia nonna ebbe molte difficoltà a viverci perché lei e il resto della famiglia non sapevano  parlare il croato.Neanche fare amicizia con gli altri bambini era facile come sembrasse, infatti la prima volta che li incontrò venne sgridata da loro e, siccome non capiva cosa stavano dicendo, ritornò a casa senza ribattere.Secondo me la sua caratteristica più buffa era proprio quella che non le piaceva litigare perché aveva un modo tutto suo di risolvere le cose che la turbavano.Spesso mi raccontava la storia della vicina e del cane che mi fa ridere ancora adesso.
Tutto cominciò quando la vicina di casa prese un nuovo cane che quando restava solo di notte nel cortile abbaiava in continuazione.La nonna avendo un sonno leggero non riusciva a dormire ma allo stesso tempo non sapeva come dirlo alla vicina senza entrare in discussioni.Una mattina si alzò sorridente e chiese a tutti in casa se quella notte avevano sentito il cane e quando le risposero di no, lei fiera disse: „Ho risolto il problema“.La notte dopo innervosita per l' enesima volta senza sonno telefonò alla vicina, alzandola a sua volta dal letto e quando rispose la nonna con una voce alterata abbaiò e riattaccò.Da quella notte il cane non si sentì più.

Grazie alle storie come questa e tante altre, mi piaceva molto trascorrere il tempo dalla nonna. Penso sia importante trascorrere del tempo con la propria famiglia, anche se a volte si crede di avere cose migliori da fare.

 motto ALASTAIR CYRA          Korina Vojinović  

   Classe I – a Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

L’importanza della memoria

 La memoria è una delle poche cose che rende una persona viva. La memoria è la luce nel buio e rappresenta la nosta vita, raccoglie le cose più belle che vengono riviste come un film, ripetutamente. Nella vita è importante creare memorie e non solo dei successi ma anche dei fallimenti per ricordarci sempre che noi siamo abbastanza forti e che c’è ancora tanto da fare. Il passato è una delle cose che ci tiene i piedi per terra senza distrazioni, mentre le distrazioni ci distraggono, appunto, dalla creazione di memorie. È un circolo autodistruttivo che non dovrebbe esistere. Le memorie sono delle cose bellissime. S’inizia a crearle quando siamo piccoli. Avere memoria di qualcosa non vuole dire ricordarsi esattamente la data o in che luogo è sucesso un fatto, basta solo avere il ricordo di averlo fatto e ricordarsi che ci ha reso felici. Molte ricordi sono anche tristi e ci fanno riportare in posti bui e selve oscure che facendoci ricordare i momenti peggiori delle nostre vite. Però anche queste memorie sono utili. Loro esistono per dimostrarci il bene in tutto il male e ricordarci che ciò che non ci uccide, ci rende più forti, adirittura superiori ai problemi. Le memorie sono utili per rimediare  gli sbagli che stiamo per commettere o che abbiamo già commesso nel passato, per ricordarci di situazioni imbarazzanti che col passar del tempo diventano addirittura comiche,  fino alle memorie più belle,  come la nascita di un figlio, una figlia, un fratello o una sorella. Avere la memoria della creazione è una delle più belle cose al mondo.

Quando ci sentiamo persi la memoria ci farà da guida.

Essere persi nella propria mente è una delle esperienze più spaventose che qualcuno possa vivere essendo  la mente un labirinto eterno di dubbi e mostri in ogni cavità. Per un periodo delle mia vita anch’io sono stata persa nella propria mente e mi ha portato persino di dubitare di me stessa, pensando cose orribili senza alcuna spiegazione. A quel punto della mia vita ho lasciato i mostri uscire dai loro pozzi e invadere la mia mente e non mi hanno permesso di essere felice. Un giorno, però, mi sono ricordata di uno dei più belli momenti della mia infanzia, e ho ripreso la mia mente, anullando i mostri e iniziando nuovamente  a essere felice e riportare gioia nella mia vita. Le memorie di quando ero felice e spensierata mi hanno riportato a quella che sono oggi. Con la memoria si possono affrontare i demoni più spaventosi, e scalare le montagne più alte, perché dalla memoria impariamo tanto di noi stessi, degli altri e delle situazioni che stanno succedendo attorno a noi, preparandoci per affrontare ogni ostacolo con cui la vita ci assilla. Una persona senza  memoria è una persona con i giorni contati. Le memorie ci tengono vivi anche dopo la morte corporale. Le nostre anime si trasformano esseri fisici in memorie astratte che vivono eternamente nei ricordi degli altri. Non importa se la persona sta già morendo per cause naturali, perché affinché ricordera i pezzi della sua vita, la sua anima sarà viva. La memoria è importante perché connette numerose persone attorno al mondo con un filo invisibile. Tante memorie vengono create ogni giorno diffondendo attorno a sé  felicità, imbarazzo, tristezza o qualsiasi altra emozione. Se dopo aver vissuto un’esperienza noi sentiamo qualcosa nel nostro cuore e nella nostra anima, questo vuol dire che siamo ancora vivi e che abbiamo battuto l’ostacolo di ieri, pronti per l’arrivo del sucessivo.  

Con le memorie, gli umani. creano un’eredità per se stessi e per il mondo, senza accorgersene. Anche un ricordo di una persona con un sorriso o con una lacrima può avere un impatto su di noi. Le memorie sono tutto per gli umani, sono esperienze e azioni nel tempo. Sono le cose più preziose, e una delle chiavi dell’umanità delle nostra specie, dall’inizio dei nostri giorni, fino all’ ultimo esemplare rimasto in vita.

 motto KKO        Emma Juretić  

   Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

Quando la mia bisnonna Tončica di novant' anni mi racconta della sua infanzia, mi sembra un film degli anni '50 con vicende assurde. Queste storie sono poco immaginabili siccome il mondo da allora è molto cambiato. Ogni volta quando mi racconta delle sue amiche, della sua famiglia e delle difficoltà che doveva superare, i suoi occhi diventano rossi e pieni di lacrime. Narrando, si sente la nostalgia e l'amore verso l'isola di Pago e la sua voce che inizia a tremare. Quando mi parla ho la sensazione di essere proprio io il personaggio principale di quei film degli anni '50. La vita della mia bisnonna non era facile, ma nonostante tutto ciò è riuscita sempre a mantenere un enomre sorriso.

All'epoca della mia bisnonna non esistevano i cellulari né i cinema, perciò dovevano trovare il modo per divertirci. Lei e le sue amiche amavano gli scherzi e spesso prendevano in giro gli anziani per poi essere sgridate dai genitori. Con tanto struggimento parla del suo primo amore, il mio bisnonno Gianni. Una notte la madre della mia bisnonna non le ha permesso di andare a ballare perché doveva cucire il pizzo, però lei testarda com'era, è scappata da casa per vedersi con Gianni. I cugini di Tončica prendevano in giro Gianni, però la mia coraggiosa bisnonna li ha cacciati. E’ stata lei a invitare a ballere il mio bisnonno e a quell'epoca questo era un atto inusuale e molto audace. Al suo ritorno a casa ha trovato la porta chiusa a chiave e ha passato la notte dormendo davanti all'ingresso.

Nel 1939 la sua vita diventa un tormento. Inizia la guerra e le condizioni di vita diventano misere. Gianni se ne va per otto anni nella marina militare a difendere il proprio stato, però il loro amore non si spegne e sopravvive la lontananza. Ogni giorno si mandano lettere d'amore. Lei a quell’epoca era molto religiosa e amava andare in chiesa, però il suo amore verso Dio doveva essere nascosto. Anche se non era permesso, lei portava la croce attorno al collo. Quando il suo amore è ritornato in patria e la guerra si è conclusa,  si sono finalmente sposati e sono andati a vivere in un villaggio. Nemmeno là le condizioni di vita erano facili. Non c'erano i mercati né chiese né posti per divertirsi. Lei trascorreva le giornate cucendo ed educando le sue figlie: mia nonna e le due zie.

Lei si ricorda ancora delle poesie studiate nell'asilo e per me è tanto difficile immergermi in quel mondo: il mondo privo di aggeggi multimediali e delle giornate esclusivamente trascorse all'aria aperta. Ho paura di non poter raccontare un giorno le storie interessanti ai miei nipoti. Ho paura di non potele raccontare con tanta passione e tanto amore della mia bisnonna. Non mi ricorderò delle poesie studiate nell'asilo né delle notti trascorse piangendo davanti alla porta e so che volentieri vorrei far parte del mondo di allora e ricordarmi di tante vicende.

Spero di raggiungere l'età della mia bisnonna e di avere tanti nipotini da appassionare ai miei racconti.

motto NIETZSCHE       Živa Lecić  

   Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Il pensatore Epicuro diceva: "Chi non ricorda il passato  è vecchio già oggi". Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

 Non ho mai riflettuto su quale sia la mia paura più grande ma se ci penso quella che mi sconvolge di più è la paura di dimenticare. Alcuni hanno paura del buio, dei ragni  e dei serpenti però io temo di dimenticare i momenti, belli o brutti, trascorsi durante la mia vita. Ho paura di dimenticare i miei amici, la mia famiglia, infatti la mia vita intera. Il passato è la nostra storia e da esso si può imparare a non commettere nel futuro gli stessi errori. Possiamo imparare anche dalle esperienze dei nostri genitori, nonni e bisnonni. Quindi, la storia è la maestra di vita. Oggi, nella vita moderna, tutti gli uomini cercano di trasformarsi in "fotocopie", cioè in persone uguali fra di loro. Cerchiamo di perdere la memoria delle nostre origini perché i mezzi di massa e la società ci dicono di farlo. Siamo così occupati dalle radio, cellulari, televisori e  giornali che essi ci fanno non ricordare le nostre radici. Non dobbiamo lasciare che dimentichiamo il nostro passato a causa del presente. Come Nietzsche ha detto: "Sull' utilità e il danno della storia per la vita, sostiene che l'uomo a differenza degli animali, è legato al passato perché non è in grado di dimenticare". Dunque, l'uomo rimane sempre legato a ciò che è stato. Però quello che è stato non era sempre piacevole. Non bisogna dimenticare le malvagità del passato per non ripeterle nel futuro. Ricordiamoci dello sterminio delle popolazioni indigene americane, del genocidio attuato dai Tedeschi nei confronti della popolazione ebrea, la guerra fraternicide tra i popoli Jugoslavi, lo sterminio dei cristiani attuato dai Turchi e i gulag russi. In alcuni stati, alcuni popoli continuano a commettere le stesse atrocità, non avendo imparato dagli errori del passato. Come costruire un futuro migliore senza un passato? Come distinguere il bene e il male senza conoscere un passato? Il passato è la nostra carta d'identità. E proprio per non dimenticare chi siamo bisogna curare le ricette della mamma, parlare con l'orgoglio la lingua che ci hanno insegnato i nonni e accettare ciò che abbiamo ereditato dai genitori che a loro volta lo hanno ereditato dai loro genitori.


motto OCTAVIO PAZ        Tara Sekulić  

   Classe I – m  Scuola Media Superiore Italiana Fiume                                                                             
                   Insegnante: Emili Marion Merle

Il pensatore Epicuro diceva: "Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi". Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo.

 Amo la lingua italiana. Ogni qualvolta l'ascolto e la leggo per me è una melodia. Spesso mi chiedo da dove abbia origine questa passione? La risposta è semplice. Da mia nonna Lilliana. Sin da quando ero piccola, ogni secondo sabato mi raccontava la stessa storia. Una storia importante e difficile. Una storia di coraggio. Da piccola, nonna Lilliana, per motivi di lavoro suo padre, era vissuta per un periodo in Egitto. A quel tempo, tra la prima e la seconda Guerra mondiale, il paese era sotto il dominio francese. Per svariati motivi, nonostante fossero italiani, lei non poteva frequentare scuole italiane né avvicinarsi a circoli di cultura italiani. In lei, però, è restata sempre forte la voglia di italianità. È per questo che mi racconta sempre questa storia. È grazie a lei che amo la lingua italiana. Sono felice di conoscere, capire il mio passato, quello della mia famiglia. Proprio grazie al passato siamo ciò che siamo.

Penso sia così anche per tutti gli altri. Come potremmo costruire un futuro migliore, più ragionevole e saggio, senza conoscere il passato? Come non ripetere gli stessi errori se, prima, non li si comprende? La memoria, ovvero le radici, sono fondamentali per la formazione della nostra identità e, addirittura, per quella di un intero popolo. La memoria, sia essa dolorosa o piacevole, tinge con le sue sfumature il nostro presente indirizzandoci, ammonendoci, mettendoci in guardia e permettendoci, in tal modo, di organizzare il futuro. Basta saperla e volerla leggere, studiare, capire, considerare. In effetti, a pensarci meglio, essa non è un concetto legato solamente al passato, bensì è anche rivolta al futuro. Nel ripensare alla storia di mia nonna, al percorso di una ragazza giovane privata dalla possibilità di studiare nella sua lingua, allontanata dalla sua identità, non può non venirmi in mente pure l’orrore della Shoah, lo sterminio degli ebrei avvenuto tra il 1938 e il 1945. Il 27 gennaio, infatti, è la data in cui si ricordano le vittime del nazismo, la Giornata della Memoria. E così sia. I pochi sopravvissuti, oltre a portarsi dentro una ferita per la vita, hanno deciso di raccontare la propria esperienza al mondo, affinché tutti e per sempre  ripensino a quelle mostruosità e non permettano che si ripetano. Mai più.

La politica dello sterminio attuata nel Novecento dai tedeschi è soltanto uno degli esempi dell’assassinio razziale. Non dimentichiamoci del genocidio degli Armeni, della deportazione del genocidio dei Kulaki, del massacro attuato dal regime fascista croato, di quello di Srebrenica e dei musulmani bosniaci... Questre stragi sono condizionate dall’incapacità delle persone di opporsi alle autorità. Proprio per queste ragioni la memoria è determinante. Grazie ad essa si possono fare confronti, valutare il bene e/o il male, effettuare scelte e considerazioni che ci aiuteranno a definire e, perché no, alleggerire il nostro futuro. “La memoria è un presente che non finisce mai di passare” – ha detto il poeta e scrittore messicano Octavio Paz. Riflettiamoci.

motto SEDIA             Gloria Govorčin  

   Classe III    Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Vedersi circondati da opere d’arte di cui è ricca la tua terra, gratifica lo sguardo, colma l’animo di gioia profonda, arricchisce la mente di un’esperienza insieme storica e culturale di fronte all’iconoclastia di chi invece distrugge le testimonianze artistiche del passato qual è la tua reazione. 

 ˝Fiume? Ma che cosa c'è a Fiume?... È una città ormai morta˝, si sente dire spesso. Beh, non sembra strano che una città industriale con un porto importantissimo, voluta e dominata per secoli da svariati regni grazie alla sua posizione strategica, sia cosi culturalmente povera? Sfortunatamente lo è, ma non da sempre.

 Ispirata da questo tema, una mattina come tutte le altre, stavo facendo  la solita passeggiata fino al liceo, passando per la città vecchia e il Corso. Camminando a passo lento mi guardavo intorno cercando di porre più attenzione ai reperti storici, monumenti ed edifici che vedevo ogni giorno. Fatti due, tre passi mi fermai e alzandomi sulle punta dei piedi, guardai a destra. ˝Hmm, peccato che davanti a quel poco delle mura cittadine che è restato abbiano messo i tabelloni della pubblicità, e ancora questo edificio davanti, troppo grande, moderno e freddo per il centro storico˝, pensai. Infatti, sotto la maggior parte della città vecchia giacciono reperti archeologici risalenti al periodo dell´antica Roma. Come facevo a saperlo? Grazie a quei due metri quadrati del passaggio che sono stati coperti in vetro, il resto è stato riseppellito più volte. Peccato. Sarebbe molto più bello camminare guardando i resti delle case, delle terme vecchie più di 10 secoli, invece del nero e uniforme asfalto. Proseguì. Mi sembrava di essere in città e periodi diversi: Roma,Venezia,Vienna, Parigi e anche un pizzico di Istanbul (la casa Turca, per esempio). In casa si parlava spesso di quando mia nonna era giovane,  Fiume infatti era ricca di alberghi e fabbriche…  Tutto ciò oggi non c’è più  e certi edifici sono stati trasformati in negozi o uffici. La cartiera, la fabbrica di zucchero o il silurificio sono diventati macerie abbandonate, luoghi da horror. Tempo fa ho avuto la fortuna di poter visitare gli spazi della vecchia cartiera, che ora ha a mala pena un soffitto… E pensare che ci sono ancora le scritte sui muri in italiano risalenti agli inizi del secolo XX…

 Uno non si accorge neanche di quanti beni e testimonianze lo circondano. Questi edifici e scritte sono un promemoria della nostra fiumanità e del fatto che una volta eravamo una maggioranza. Spero che un giorno anch'essi verranno restaurati, resi belli e visitabili e non come sono ridotti adesso, in onore del passato della nostra Fiume, perché il passato non si può cambiare, è inutile cercare di modellarlo a piacere.

motto CAFFEINA            Sara Luketić  

  Classe I – m    Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi

Siamo ciò che siamo per via di ciò che abbiamo vissuto. Tutte le nostre esperienze, dalle più piccole e insignificanti a quelle importanti che continueranno a riapparire nella nostra mente per il resto della nostra vita, hanno avuto un ruolo nella determinazione della nostra attuale personalità. Secondo la mia modesta opinione, i nostri ricordi sono tutto ciò che abbiamo, probabilmente le uniche cose che resteranno con noi fino all'ultimo dei nostri giorni. Basta darsi un'occhiata attorno per vedere che il mondo che ci circonda cambia incessantemente, i momenti euforici si alternano a momenti di sconforto, i nostri pensieri prendono nuove forme. Vediamo le persone con cui eravamo soliti trascorrere fin troppo tempo andarsene via, sparendo dalla nostra quotidianità, e non ci rimane altro che i bei ricordi che vivranno per sempre nella nostra memoria. Capita a tutti di andare a vedere delle fotografie che forse sono state chiuse in un cassetto per anni e sorridere ripensando al giorno in cui sono state scattate; ed è lì che anche il ricordo delle cose che possono sembrare quasi banali, come quel pomeriggio in cui siamo andati con il nostro migliore amico a prendere un gelato –che disgraziatamente ci è finito sulla maglietta – ci migliora un po' la giornata. Certo, non tutti i nostri ricordi ci fanno sorridere, alcuni forse sono in grado di far scendere qualche lacrima, ma in fondo ciò che non ci uccide ci fortifica, ogni cosa andata storta per via di un nostro errore ci aiuta a non ripetere quello sbaglio, ogni delusione ci aiuta ad affrontare meglio quelle successive – in fondo la vita non è tutta rosa e fiori e va benissimo così. Alla fine, per quanto ci sembri tremenda al momento, nessuna esperienza è veramente negativa.

Tutto questo per dire che i nostri ricordi sono la cosa più preziosa che abbiamo, e qualcuno che non ricorda il passato è vuoto e non vivrà mai la propria vita a pieno.

motto POZZO 2001                 Matteo Pozzi

Classe I – Tecnico Fisioterapista Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

Fin da quando ero piccolo mio nonno mi raccontava della sua gioventù, di come vivevano lui e la sua famiglia quando aveva la mia età, e di come quei fossero difficile. Però c'è sempre stata una soria che non mi stancavo mai di sentire: quella del periodo in cui è stato in guerra. Il nonno me la raccontava quando non riuscivo ad addormentarmi. Mi ricordo che molte volte facevo finta di non poter dormire anche se ero stanchissimo, solo per sentire di nuovo la stessa storia.

Era affascinante il fatto che ogni volta riuscisse a raccontarmi gli stessi episodi, ma con parole diverse, così sembrava che anche gli episodi non fossero più gli stessi.

L' episodio che mi ricordo meglio è quello nel quale mi raccontava del giorno in cui si sparse la voce che nella sede del governo a Zagrabia c'era stata un esplosione e che i croati incolpavano di ciò la Jugoslavia. Poi per qualche minuto mi raccontava di questioni politiche fino a quando arrivava alla frase „Quel giorno il comandante ci svegliò e ci fece mettere tutti in riga davanti alle proprie brande.“ Era dopo questa frase, che era una delle poche frasi che non cambiavano mai, che la storia si faceva interessante.Il nonno aspettava che io mi accomodassi appoggiato alla sponda del letto e poi iniziava a raccontarmi quella che sapeva essere la parte che a me piaceva di più: „Il comandante ci urlava contro dicendo che era arrivato il giorno in cui anche noi potevamo dare valore alla nostra Croazia indipendente in modo diretto. Ci ha fatti uscire, e fuori ci aspettavano dei camioncini, proprio come quelli che si vedono nei film di guerra quando trasportano i soldati. Il comandante ci fece sedere in ogni camioncino in gruppi di dieci, poi abbassò la cerata con la quale chiuse il retro del camioncino. Appena partiti, il soldato che si trovava nel camioncino, da prima diede ad ognuno di noi un fucile e ci disse di farne buon uso. Viaggiammo per una notte intera senza mai fermarci, e devo dire che il sedile non era uno dei più comodi. Mi svegliai la mattina seguente quando il furgone si fermò.

Saltai giù e per un momento non vidi niente per colpa della troppa luce, però poi a poco a poco le sagome presero forma davanti ai miei occhi. Ci avevano portato in un accampamento provvisorio, era l'unica cosa che sono riuscito a capire prima che qualcuno iniziasse ad urlare.Ci hanno fatto mettere in riga e ci hanno detto che per un certo periodo questa sarebbe stata la nostra nuova casa e di essere sempre pronti con il fucile in spalla.Per giorni sentivo spari molto vicini all'accampamento e, come mi avevano detto di fare, ero sempre con il fucile pronto in spalla, ma per fortuna non c'è stato bisogno di usarlo.“

Dopo questa parte spesso mi assopivo, se no ascoltavo ancora un po' le questioni politiche che venivano dopo e poi mi addormentavo, come diceva il nonno: „sentendomi come un vero soldato“.

 motto VELA 2001                     Nathan Berto

Classe I – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

I nostri noni ne conta

I miei noni me conta sempre delle loro storie de quando iera fioi e sempre me disi che non me servi el telefonin,per eser felice me serviria solo una grande e bona compania.

Le storie dei noni xe sempre le più interesanti, le parla sempre de ragasi che saltava, che se rompeva qualche braso ma continuava a giogar e che giogava sempre a „acchiappaacchiappa“ per tutta cità vecia, dove xe un bel paesagio soto Rovigno che finisi in una grota. Sinceramente la grota me ga sempre afasinado e iera tante storie su de ela, per esempio che dentro i se scondeva per fumar e far festa senza che nesun li trovi.

Mi go provado a entrarghe ma el pasagio xe molto picio e ti devi moverte solo coi pie per non sbater. I noni non xe tutti uguali, mi go una nona che vivi in Italia e che da picia abitava nela villa in campagnia a Saonara e adeso se ga trasferido a Noale, mentre de nono ne go uno solo e xe quel da parte de mia mare. El vien dala Slavonia e de picio nol andava tanto al mar ma el giocava tra i campi e el masava i cinghiali, i cervi e tanti altri animai selvadighi. Mia nona xe nata a Savincenti ma xa a 15 anni la xe venuda a vivir dala zia a Rovigno.

Le storie dei noni non finisi mai e sembra che la loro infanzia e gioventù sia durada secoli e non ani. Adeso quando te servi qualcosa i te dixi sempre che lori ala mia età lo faseva da soli e che mi son un picio viziado, che xe tuta colpa de quei agegi che tegnimo fra i diti e manca poco che sarà lori a comandar su de noi, che naserà una guera per colpa de ste scatole del cavolo che solo te bruza el cervel.

motto ROSSA 2001              Karla Šverko

Classe I – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

I nostri nonni ci raccontano

Da quand'ero piccola mio nonno mi raccontava il suo amore per l'arte. Tutto iniziò quando frequentava la terza classe. Un giorno la scuola li accompagnò alla Basilica Eufrasiana e per il Lungo mare. Entrato in Basilica vide tantissimi mosaici, che a lui risultarono molto interessanti. Camminando per il Lungo mare cominciò a raccogliere sassolini e vetri rosi dal mare. Venuto a casa chiese al padre una tavoletta di legno. Iniziò ad attaccare i sassolini e il vetro fino a formare il famoso pesce, visto in Basilica. Mi disse che ogni giorno, finita la scuola, andava a raccogliere del nuovo materiale. Finita la scuola a 16 anni, si svegliava alle 5, prima dei genitori, per andare al mercato. Così dopo, era libero per raccogliere materiale in spiaggia e creare nuove immagini. Sognava che forse, un giorno, anche i suoi capolavori sarebbero stati esposti. Con il passare del tempo migliorava sempre di più. Siccome dopo divenne pescatore, i suoi soggetti furono immagini di pesci e barche, per poi allargarli alle isole e agli edifici conosciuti di Parenzo. Quando gli chiesi se avesse mai pensato di smettere, mi disse: ˝Karla, non devi mai smettere di sognare.˝ I soldi però gli impedivano di mostrare il suo talento a tutti. Quando incontrò mia nonna, decisero di aprire un bar, dove espose i suoi lavori, perché, come dice lui, non si può vivere solo dell'arte. I ristoranti, i ˝diving club˝, le vinoteche e altri locali gli chiesero di creare immagini adatte a loro. Così mio nonno si rese conto che anche ad altri piaceva il suo lavoro. Nonostante le altre occupazioni, questa era la sua passione e non la lasciò mai. Dopo anni. Grazie alla Comunità degli italiani di Parenzo, della quale fa parte, partecipò a tanti concorsi. È stato a Venezia come rappresentatore di Parenzo con il suo lavoro ˝San Mauro˝. Ha partecipato anche ad esposizioni in Serbia, Montenegro e in tanti altri paesi. Mio nonno ha partecipato ad un laboratorio creativo con la mia ex classe, durante il quale ci ha insegnato la sua tecnica. Ancor'oggi, a 66 anni, porta avanti il suo hobbi e segue il suo cuore e il suo sogno. Sono molto fiera di mio nonno e dei suoi lavori. Non lo potrò mai ringraziare per tutto quello che mi ha insegnato della vita. La frase che mi ripete spesso e che ha imparato da suo nonno è:˝Esiste solo un modo per esser felici ed è quello di seguire il proprio cuore!

motto NITRA          Paolo Trani

Classe IV – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

LE MIE RADICI

Sono uno studente, ormai alla soglia della maturità. Davanti a me si trova una decisione importante, direi tanto pragmatica quanto difficile essendo un periodo incerto per me. Dove andrò? Cosa farò? Chi diventerò? Domande a cui ,per ora, non so ancora dare una risposta certa. Ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Ciò che mi preoccupa però è il fatto che gran parte dei miei coetanei abbiano già una chiara idea; chi vuole diventare ingegnere, chi fisico, chi psicologo ... Ansioso già di mio e oppresso dai genitori, non passa giorno che non mi ronzino in testa quelle fatidiche domande. Così ho creato un mio metodo per cercare almeno di dare un inizio a quell'ardua scelta. M'immagino tra venti, trent'anni, adulto con moglie e figli, lontano dalla mia terra natia in uno di quei momenti in cui ti fermi e cominci a pensare al passato. Ai tuoi genitori, che ormai sono lontani, ai tuoi parenti che vedevi alle feste o ai quali speravi di non dover andare a far visita, alla famiglia nella quale hai passato i momenti che ti hanno fatto diventare chi sei ora ... E pensi, ma chi sono io veramente, ho fatto la scelta giusta, ma più importante quali sono le mie origini? Le radici che molto tempo addietro ho messo nella mia Terra, che le hanno assorbito il succo fino al midollo per poter farmi sbocciare. La terra che mi ha plasmato con l'amore e la tenerezza che solo una madre può dare. Ma per chi la ama, la Terra natale non è una semplice terra da calpestare, ma è la terra fatta di dialetti, di usanze , di ricordi. Ricordi che sono diventati parte integrante della mia vita e nei quali mi aggrappo nei momenti più duri, e mi tengo stretto alle mie radici, uniche, profonde e complesse come i suoi figli e la sua storia. Il primo giorno di scuola, il primo giro in bici lungo i viali e gli alberi secolari di Punta Corrente, il giorno in cui per trovare me stesso ho lasciato dietro a me la culla dei miei avi e con essa il mio passato. Momenti ai quali dai valore soltanto quando sai di non poter tornare indietro e vorresti riviverli un'altra volta, ma ora non più da innocente bambino, ma da adulto. Vorresti correggere gli apparenti sbagli che ha commesso tanto tempo fa quel ragazzino, che ha persino odiato chi era veramente e fargli capire che sono stati quelli i momenti più belli della sua vita fatti da alti e bassi ma che lo hanno segnato per sempre. Ti rendi conto cosi che, tra amarezza e gioia, si è concluso un lungo capitolo della tua vita, e sta per iniziarne uno nuovo, incerto ma connesso dal lungo filo conduttore del passato.

motto MANSU           Ilaria Suman

Classe IV – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

Le mie radici

Come quelle dell'albero, le nostre radici sono la parte nodale della nostra esistenza. Le radici sono la base del nostro essere e fanno di noi le persone che siamo. Esse tengono acceso in noi il sentimento di appartenenza.L'Istria è la terra nella quale sono nata, e vi sono inserite le mie radici. Questa terra istriana è una terra tricolore, grigia al nord, verde al centro e rossa al sud. È una terra bellissima, bagnata da un mare cristallino. È una terra sulla quale hanno camminato diverse civiltà, che hanno lasciato resti di edifici e opere artistiche, tutt'oggi ammirate e fanno parte del nostro patrimonio artistico cuturale.La lunga complessa storia istriana ha però lasciato anche dolore e ricordi indelebili come ad esempio l'esodo. Sono eventi che hanno bagnato la nostra terra di lacrime e sangue, cospargendo di spine le nostre radici sotteranee e tutto ciò ci rimanda a un ricordo perenne.Ogni terra ha un profumo, la mia terra profma di mare, di reti, di pesci, di olio d'oliva, di ciclamini, di viole, di rosmarino e di dolci fatti in casa.

Lungo il porto e le rive si sentono lingue e dialetti diversi. Uno posto speciale, un rubino e comunque la mia città. È difficile descriverne le bellezze. Assomiglia a Venezia nelle case, nelle chiese, nei palazzi eleganti, nelle calli, nel campanile. Qui Venezia c'è stata per piu di cinque secoli. La città sembra quasi emergere per incanto dal mare. Questa è la terra in qui si trovano le mie origini, le mie radici, i miei ricordi più belli, è la terra sulla quale ho mosso i miei primi passi, sulla quale sono caduta per rialzarmi.

Ovunque andrò le radici mi riporteranno al mio nido.


 motto PAROLA            Nicol Tarlao 

  Classe I – Perito Informatico Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” Buie
                                                                  Insegnante: Fiorella Biasiol

I nonni ci raccontano

             Mia nonna si chiama Marija Tarlao, nata Morgan. È nata a Monte di Capodistria nel 1939. La sua famiglia era composta da lei, due sorelle, un fratello, i genitori e la nonna. Lei era la più giovane. Vivevano di agricoltura e allevamento di animali. La sua vita, fin da piccola, è stata segnata da avvenimenti molto difficili. Mia nonna, al momento dei tragici eventi che racconterò era troppo piccola per capire tutto quello che stava accadendo al mondo attorno a lei. Nel 1943 mia nonna aveva solamente quattro anni. Era il tempo della Seconda guerra mondiale e i tedeschi avevano occupato una parte dell'Istria. Una mattina, lei e suo padre stavano accompagnando la sorella a scuola quando incontrarono delle truppe tedesche. Suo padre le nascose nella cantina di una casa vicina che era disabitata. Per evitare alcun sospetto e per proteggere le figlie, uscì pensando che i tedeschi lo avrebbero lasciato in pace. Così non fu. I tedeschi lo fecero prigioniero. Mia nonna e sua sorella continuarono ad aspettare per un paio d'ore, poi decisero di sgattaiolare fuori da quel sotterraneo e chetamente ritornare a casa. Al ritorno incontrarono la loro madre in lacrime. Capirono che qualcosa era successo. Il loro papà era morto! La madre le mise sedute e raccontò loro che i tedeschi, dopo aver catturato il loro padre, decisero di fucilarlo.

Lo fecero con particolare cattiveria e crudeltà. Davanti al plotone di esecuzione egli continuò a ripetere il nome di mia nonna. I tedeschi decisero allora di riservargli un trattamento speciale sparandogli in bocca per farlo smettere e per essere da esempio per gli altri. La mia bisnonna fu costretta ad andare a recuperare il corpo senza vita e a sotterrarlo in una fossa comune.

Un interessante evento emerse in seguito e fece venire alla luce il comportamento coraggioso del mio bisnonno ed i suoi ultimi pensieri per la famiglia. In sei si trovarono davanti al plotone di esecuzione, uno però riuscì a salvarsi, fingendo di essere morto. Quella mattina fu l'ultima volta che mia nonna vide suo padre vivo. Ciò che le è successo non dovrebbe accadere mai più a nessuno, ma a volte penso che la crudeltà umana non abbia limiti.

motto SASSO123          Laura Verdnik  

Classe III – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Bujovac

I nostri noni ne conta- i nostri nonni ci raccontano

Per i nipoti i nonni sono le persone più speciali della famiglia: disponibili, amorevoli, generosi, pronti a daonare se stessi e sempre provvisti di numerosi racconti del passato. Purché queste storie non siano ripetitive per chi le ascolta, sono sempre molto interessanti perché ci fanno scoprire un intero mondo sconosciuto: il mondo del passato. I racconti più piacevoli per me sono quelli che narrano storie d' infanzia. Trascorrendo del tempo assieme alla mia nonna, cosa purtroppo sempre più rara, sono venuta a conoscenza di aneddoti curiosi riguardanti i passatempi dei bambini, i loro giochi e i bagni al mare. Eravamo in cucina, stavamo facendo i biscotti e lei si ricordò di quando...„ Me ricordo de quando che fasevo i amaretti con mia nona, ma solo per le grandi ocasioni, e la usava le mandole mare, che no go mai capì dove che la le trovava, e sti biscoti la li scondeva de noi fioi. I iera brustoladi de soto e duri come el saso, ma iera amaretti!“ E qui seguì una breve pausa accompagnata da qualche risata perché bisognava infornare i biscotti. Aspettando cla fine della cottura continuò a raccontare: „Mia mama, invese, la faseva el strudel de pomi co la sfoia fina fina e le polpete co la salsa che portavimo al bagno. Per andar al bagno, con la batana, se intendi, iera certi preparativi che no te digo: tanto de magnar e de bever, fruti de tute le sorte, piati, cuciari, pironi, biceri, roba de ricambio, sugamani e capei. Mio papà cioleva sempre la maschera e el dardo per ciapar qualche pese per la cena. Quela volta, bei pesi se trovava anche la de Molen Ruz. Se andava tuti quanti in compagnia sul l'isola, qualche volta anche a Isola Rossa. Là iera el tobogan e se divertiva tuti: grandi, pici e veci. Una volta adiritura ala signora Adriana ghe se ga sbusà el costume de tante volte che la slitava.“ Dopo una breve risata mi chiese: „Ti sa chi che iera l'Adriana?“ e io che la guardavo con gli occhi sgranati perché avevo capito che ,ora, della signora Adriana avrei conosciuto vita, morte e miracoli: „l'Adriana, saria la zia della Liliana, quela che cantava, e la stava qua oltra la corte. Tante volte la impisava la radio al massimo, roba che te sciopava le recie, e la andava fora. Sta radio la cominciava a cricar, sempre a tuto volume, e noi che diventavimo mati fin che no la tornava a casa...ma dopo qualche ora, miga che la tornava dopo cinque minuti!“ Io morivo dalle risate!

„Insoma, tornando al bagno, se magnava tuti insieme in piati de plastica sentadi su le grote, perché noi ierimo moderni! Sempre l'Adriana, fracando tropo el piron, la ga sbusà el piato e la ga perso tute le polpete e el sugo. E tuti che ridi! A maremia! E sì...la sera se tornava casa cantando e magnando. Cosa se magnava?! Se magnava persighe.“ E io, affascinata, che l'ascoltavo pensando a quanto l'atmosfera dovesse essere allegra e divertente, molto più di oggi.

„Mio nono iera pescador“ Continuava la nonna „e de quando che el iera in pension el consava le rede anche per i altri. El usava el suro e i piombi. Noi pice giogavimo pisuco davanti al porton e ogni duna gaveva un saso per butar, ma mi, la più zgaia, gavevo el piombo rubà a mio nono e vinsevo sempre. Davanti el porton de la mia amica iera un scalin dove che se sentavimo a ciacolar, cambiarse le scarpe e far merenda: el iera lustro lustro. I altri fioi andava a giogar Sotolatina o sul pian de Milosa.“ Dopo avermi spiegato dove si trovavano questi posti , aggiunse: „La, vicin del pian de Milosa iera un forno, anche sul Laco iera un forno, anche in Spirito Santo, e le done le portava a rostir el pan che le gaveva fato a casa. Mi andavo con mia nona e la me portava anche in Mirna a comprar l'oio d'oliva con la burica, la la ciamava ela, che saria un pignato de luminio col covercio.“ Nel frattempo i nostri biscotti erano pronti, non erano ne duri ne bruciacchiati, ma non erano i famosi amaretti di una volta fatti con le madorle amare. La cucina è stata invasa da bambini e non, attirati dal buon profumo. Il tempo dei ricordi era finito.

Molte volte anch'io penso alle storie che i miei nipoti si sentiranno raccontare un giorno, e credo che saranno altrettanto interessanti perché raccontate dalla „nonna“.

   
Lavori di gruppo:

motto NONNIML          Maria Vujović, Vanna Vežnaver Pavelić 

Classe II – m   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

“I nostri noni ne conta - i nostri nonni ci raccontano" - storie e memorie del vostro passato familiare.

 Le nostre nonne erano migliori amiche. Si conoscevano sin da piccole,erano coetanee però la vita le ha separate durante la II guerra mondiale. Quando avevano dieci anni, Lucia assieme ai genitori si è trasferita in America in cerca di una vita migliore, ma Maria è restata qui. In quel momento si sentiva molto sola, ma doveva affrontare le circostanze nelle quali si è trovata. Lei viveva una vita più difficile di Lucia. Ogni giorno vedeva persone sconosciute nella propria casa. Alcuni cercavano soldi, alcuni cibo ed altri rifugio. Suo padre era un soldato e perciò era esposto a tanti pericoli. In quel periodo Maria non frequentava la scuola né altre attività, ma pensava solo a suo padre e del fatto dove lui fosse finito. Lucia, invece, viveva una vita più pacifica. Frequentava la scuola, sport, giocava con i suoi coetanei e si divertiva. L’America a quei tempi era un posto abbastanza sicuro, più sicuro del nostro territorio. Col passar del tempo, quando la guerra finì, Maria cominciò a vivere normalmente, frequentando anch’essa, ogni giorno, la scuola. Tutti questi anni loro non si sentirono affatto, perché la comunicazione era difficile e scarsa. Non erano nemmeno sicure se l’altra fosse viva. A vent’anni Lucia decise di tornare nella propria terra. Quando si sono riviste non si riconobbero. Cominciarono a trascorrere tanto tempo insieme e diventarono nuovamente migliori amiche. Da giovani viaggiarono insieme dappertutto, e videro quasi tutto il mondo. Dopo qualche anno trovarono i fidanzati, però non si sposarono mai. Entrambe ebbero due figli, dai quali siamo nate noi. Quando eravamo piccole, siccome i nostri genitori lavoravano molto, trascorrevamo tanto tempo nella casa dei nostri nonni. Ascoltavamo ogni giorno storie del loro passato, dei loro primi innamoramenti, dei loro viaggi e soprattutto la storia della quale abbiamo già parlato. Anche noi, trascorrendo molto tempo insieme, siamo diventate migliori amiche. Abbiamo fatto tutto il percorso insieme, cioé frequentavamo l’asilo insieme e anche oggi frequentiamo lo stesso liceo e anche la stessa classe. Anche ai giorni d’oggi, quando abbiamo tempo, andiamo insieme dalle nostre nonne e parliamo con loro. Esse ci parlano del fatto come, ai giorni d’oggi, la vita è cambiata a differenza del passato e della vita qoutidiana di quel periodo e di questo. A volte scherzano con noi e ci consigliano di trascorrere più tempo fuori con gli amici, perché vedono che i giovani di questo secolo sono presi dalla tecnologia e non hanno tempo per divertirsi, presi come sono dal mondo virtuale. Ci dicono anche di restare sempre in contatto, anche se le condizioni di vita cambiano e ci separano, oppure se una di noi due si trasferisce da un’altra parte per  lavoro, amore, ed altro. Speriamo di poter realizzarci insieme e di poter affrontare la vita, come l’hanno affrontata le nostre nonne. Siamo sicure che resteremo per sempre migliori amiche, come lo sono anche le nostre nonne ai giorni d’oggi, e speriamo di trasmettere questa relazione ai nostri nipoti, come lo fecero le nostre nonne.

motto RAGAZZO MEDITERRANEO        Marko Milunović  

  Classe II Liceo Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Slavica Stupić

Vedersi circondati da opere d’arte di cui è ricca la tua terra, gratifica lo sguardo, colma l’animo di gioia profonda, arricchisce la mente di un’esperienza insieme storica e culturale di fronte all’iconoclastia di chi invece distrugge le testimonianze artistiche del passato qual è la tua reazione.

Guerre di lunga data, le lotte, le rivolte hanno lasciato le tracce indelebili sulla barra del tempo. Queste tracce si riflettono nell' architettura e nei monumenti che non risplendono soltanto la loro  belleza, ma ognuno di essi ha la propria storia dietro.
    Un giorno mio nonno mi ha detto:" La persona che non conosce la storia non può guardare al futuro". All' epoca ero troppo piccolo per capire quello che mi stava dicendo, però adesso lo capisco. Aveva voluto dire che non possiamo risolvere i nostri problemi che ci porta il presente o i problemi che stanno arrivando se non conosciamo il passato. Dobbiamo accettarelo, sia la sua bella che brutta parte.
     "È meglio vedere qualcosa una sola volta che sentire parlare mile volte", dice un famoso proverbio asiatico. Io sono fortunato che vivo a Cattaro, una bellissima città che ha motle storie da raccontare. La città è circondata con le mura che l' avevano  difesa per tutti questi secoli. L' arrchitertura si rifletta in molti monumenti soprattutto veneziani che testimoniano di eroi che difendevano la nostra patria. Tra moltissimi edifici si risalta la cattedrale di San Trifone, la cattedrale cattolica che è il simbolo della città. Magnifici palazzi, le strade vecchie, piazze e oltre trenta chiese sono alcuni di lineamenti di questo paese. Il grande porto da dove le navi partivano per navigare il Mediterraneo, e non solo.
    Dopo la nascita ognuno di noi ottiene le proprie caratteristiche che in quel momento non può cambiare. Una di quelle caratteristiche è il paese dove siamo nati. Non sapendo per il meglio e ne anche per il peggio la belezza che ci è stata data diventa semplice, monotona. C'è il desiderio e il bisogno per vedere e sapere come vivono gli altri in un altro paese. Solo allora capiamo quanto poi ci siamo abituati alla bellezza che ci circonda che non ce ne accorgiamo più.
    Per questo penso che Cattaro merita la nostra attenzione. Il sole sopra di essa non deve essere il più caldo e il suo mare non deve essere il blu intenso... Cattaro non deve essere la più bella città nel mondo, ma per me lo sarà per sempre. 

 
a segreteriamlhi., mariarita96, cnapichwegg
    Guerre di lunga data, le lotte, le rivolte hanno lasciato le tracce indelebili sulla barra del tempo. Queste tracce si riflettono nell' architettura e nei monumetni chi non risplendono soltantno la loro  belleza, ma ognuno di essi ha la propria storia dietro.
Un giorno mio nonno mi ha detto:" La persona che non conosce la storia non può guardare al futuro". All' epoca ero troppo piccolo per capire quello che mi stava dicendo, però adesso lo capisco. Aveva voluto dire che non possiamo risolvere i nostri problemi che ci porta il presente o i problemi che stanno arrivando se non conosciamo il passato. Dobbiamo accettarelo, sia la sua bella che brutta parte.
"È meglio vedere qualcosa una sola volta che sentire parlare mile volte", dice un famoso proverbio asiatico. Io sono fortunato che vivo a Cattaro, una bellissima città che ha motle storie da raccontare. La città è circondata con le mura che l' avevano  difesa per tutti questi secoli. L' arrchitertura si rifletta in molti monumenti soprattutto veneziani che testimoniano di eroi che difendevano la nostra patria. Tra moltissimi edifici si risalta la cattedrale di San Trifone, la cattedrale cattolica che è il simbolo della città. Magnifici palazzi, le strade vecchie, piazze e oltre trenta chiese sono alcuni di lineamenti di questo paese. Il grande porto da dove le navi partivano per navigare il Mediterraneo, e non solo.
Dopo la nascita ognuno di noi ottiene le proprie caratteristiche che in quel momento non può cambiare. Una di quelle caratteristiche è il paese dove siamo nati. Non sapendo per il meglio e ne anche per il peggio la belezza che ci è stata data diventa semplice, monotona. C'è il desiderio e il bisogno per vedere e sapere come vivono gli altri in un altro paese. Solo allora capiamo quanto poi ci siamo abituati alla bellezza che ci circonda che non ce ne accorgiamo più.
Per questo penso che Cattaro merita la nostra attenzione. Il sole sopra di essa non deve essere il più caldo e il suo mare non deve essere il blu intenso... Cattaro non deve essere la più bella città nel mondo, ma per me lo sarà per sempre. 
    
 

motto ZEKRI           Zeljko Krivokapić  

   Classe III Liceo Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Valerija Jokić

Il pensatore Epicuro diceva “chi non ricorda il passato è vecchio già oggi”. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell­ʼuomo

                     A tutti noi piace raccontare gli eventi passati. Ci sono quei belli e divertenti, ma anche quelli tristi. Tuttavia, ogni evente si trova nel nostro passato e ci rende speciali e non ci sono due persone con identico passato.
Di solito, le memorie si raccontano tra gli amici, alle feste, compleanni, quando si va in un ristorante ecc. Sempre si mangia bene con le memorie interessanti. Tutti hanno unʼopportunità di conoscere meglio gli amici tra le memorie ed eventi passati. Nel mondo come nostro, tutta la gente si interessa per le vite degli altri, godono quando si parla del passato. Ogni giorno possiamo vedere, sentire le storie passate degli altri. Grazie al nostro passato, noi sappiamo come si comporta e come reagire in tutti i momenti.
La memoria è la capacità del cervello di coservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta allʼassimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante lʼesperienza o per via sensoriale. La memoria è presente, a vari livelli, in tutti gli esseri animali; la sua importanza primaria sta nel fatto che non esiste alcun tipo di azione o condotta senza memoria (ad esempio nella condotta sociale).
Alcuni giorni fa ho parlato con il professore di storia quando lui parlava degli italiani. Ci raccontava delle memorie più significative che hanno lasciato gli italiani nel mio paese. Grazie agli italiani, la storia del mio paese è proprio così interessante. Non lo posso immaginare come sarebbe la nostra cultura o storia se gli italiano non ci fossero mai stati. Cioè, grazie alla gente italiana che ha trascorso una parte della sua vita qui, nel mio paese, noi adesso abbiamo la cultura basata sulla storia interessante ed anche abbiamo il turismo più sviluppato nella nostra penisola.
Non dimenticheremo mai gli italiani e ci hanno aiutato ad avere così grande cultura e diventare un paese sviluppato e turistico.