ALTRI TEMI PARTECIPANTI 2016

Mailing List Histria – Elementari – Lavori individuali – Categoria “ a “, sottocategoria “ 1 “

- "I nostri veci ne conta" – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia.

- Cosa voglio fare da grande …

- Le tue proposte per cambiare il mondo … in meglio.

- Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l' infanzia. Qual è il cantuccio che parla al "tuo" cuore e spiega perché.

- Pregi e difetti del mondo moderno.

 

 motto CIPRESSO          Carlotta Coronica

Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

Il mondo che vorrei

Nel mondo ci sono certe cose che non mi piacciono come per esempio: se potessi invece di studiare ,io inventerei la caramella della memoria o anche le fabbriche invece di far fumo,far uscire un buon profumo,per non far male alla Natura.

Vorrei ci fossero dei bidoni trittarifiuti cosi' agli operatorI ecologici sia piu' facile ottenere del nuovo materiale.

Desidererei che rinnovassero le case o le rovine abbandonate e che le trasformino in canile o cose del genere.Quello che davvero amo del mondo e' che non si facciano grandi guerre come quelle di tanti anni fa ,anche se qualche combattimento ogni tanto c'e' , ma vabbe'.

Spero che questo argomento sul mondo vi sia piaciuto e che vi aiuti nella vita, per cambiare il mondo di bene in meglio.

motto AMICI               Stella Jugovac

Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

IO.. DA GRANDE

Io da grande faro' la pasticcera.Davanti alla pasticceria avro' un bar.Per le festivita' dipingero' le facce dei bambini .La mia pasticceria si chiamera' *buon gusto*perche' ogni mese ci sara' una nuova ricetta. Avro' cinque cani che si chiameranno:Muffin,Rex,Bobi,Fido e Jasmin.

Avro' anche un grande giardino. Vivro' nell' appartamento di mia nonna finche' non avro' un bambino. Quando avro' la famiglia vivro'dove vivo adesso.

motto CASSIE             Nicole Visković

Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

Cosa voglio fare da grande..

Da grande faro ' la maestra
E' certissimo
E avro' la palestra
Con i bambini
Tanto lavoro avro'
Ma non importa
 ce la faro'
so che tanto lavoro mi aspetta
per fortuna pero'
non c'e' fretta
so che per pranzo
avremo minestra
e alla sera
faremo sempre festa

 

motto STELLINA                     Ema Krajcer

 Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

I nonni raccontano

I miei nonni hanno raccontato del tempo quando erano bambini.Si svegliavano presto al mattino e per colazione mangiavano pane con panna e bevevano il latte.Per andare a scuiola indossavano abiti cuciti a casa con sopra un maglione di lana di pecora.La borsa per la scuola era fatta di stracci vecchi.Non avevano l' astuccio perche' avevano una sola matita mentre per cancellare usavano un pezzo di mollica.Doposcuola aiutavano i genitori nei lavori quotidiani :zappavano,pascolavano la mucca e i buoi...I pasti si preparavano sulla stufa   a legna.Mangiavano spesso la minestra con patate e fagioli.I genitorie la nonna di mio nonno talvolta andavano a vendere le uova,il latte,le patate,i fagioli ed il vino per  guadagnare un po' di soldini.Il denaro era necessario per poter comperare il sale,lo zucchero, le candele,i fiammiferi e raramente qualche abito o scarpe.

Di sera quando mio nonno era stanco andava a dormire nel letto fatto di foglie di granoturco e si lavava nel catino..
Adesso capisco come era difficile vivere in quei tempi senza energia elettrica,senza acqua in casa,senza automobili e telefoni.

Pero' i miei nonni mi hanno detto che comunque hanno dei bellissimi ricordi d' infanzia.


motto ONEDIRECTION                   Moira Đurđević

Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

Da grande io..

Quando io saro' grande vorrei  fare la parrucchiera come la mia mamma. Vorrei lavorare con lei nel suo salone  di parrucchiera a Verteneglio, fare tante acconciature tingere i capelli alle signore e tagliare i capelli ai maschi. Anche adesso tante volte vado con mia mamma nel suo salone e l' aiuto: spazzo i capelli che lei taglia alle clienti, pulisco i pettini e le spazzole e faccio il caffe' alle signore. Mi piace tanto questo lavoro e vorrei farlo da grande.

 

motto  ELI                                  Elison Jakac

Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Maura Miloš

I nonni raccontano

Marino: “un racconto lontano, mi ricordo ancora parte della mia infanzia durante la seconda guerra mondiale ,particolari incontri con soldati tedeschi, questi incontri mi sono rimasti impressi fino al giorno d' oggi. Facce serie senza mai un sorriso, sguardi glaciali, elmi di ferro inquietanti. Noi bambini nel tempo libero come tutti giocavamo con la palla di tessuti vecchi , a nascondersi , con parti di qualche bicicletta dimenticata dai bersaglieri, ma quando si aggiravano quelle facce minacciose , allora i nostri giochi diventavano reali e venivano fatti non per divertimento , ma per paura. Eravamo come uccellini che osservavano l' arrivo del falco.
QUESTO E' UNO DEI TANTI RICORDI CHE RIMARRANNO PER SEMPRE NELLA MIA MENTE“.


motto PICCOLA CANTANTE FIUMANA              Sara Malbašić

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

Insegnante: Roberto Nacinovich

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Prima di iniziare questo tema mi presento:

il mio nome e' Sara, ho 12 anni,frequento la quinta della scuola elementare di Fiume dove vivo con mia mamma ,papa' e due cani Stella e Medo.

Fin da piccola volevo fare la cantante, avevo un discreto talento per il ballo e cantavo ogni giorno.La prima volta che ho preso il microfono in mani a quattro anni ho iniziato a cantare . Il microfono me lo hanno regalato ed e' rimasto il mio attrezzo preferito.

Mi ritengo fortunata perche' la mia passione per il canto l'ho potuta esprimere al pianforte il mio strumento preferito nelle mie esibizioni canore del genere pop,soul e altra musica che io compongo nel mio tempo libero.Il canto e la musica fanno parte della mia vita in cui mi riconosco e mi sento libera.La musica ci regala emozioni, cosi' unica bella e difficile da interpretare con umilta' , serieta' e tanta gavetta.Con il canto riesco ad esprimere le mie emozioni e mi piace l'idea di poterle dividere con altri musicisti,magari dando alcuni consigli oppure essere presente nell' impegno sociale con concerti per beneficenza.

La musica e' la mia scelta di vita e un giorno mi piacerebbe trasmettere questa mia passione
alle future generazioni.


motto PULCINO PASQUALINO                 Gabriel Nadal

Classe VI Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Marianna Jelicich Buić

Mia nonna

Quando mia nonna era piccola doveva andare a pascolare i tacchini e doveva stare con i fratelli più piccoli, perché i genitori lavoravano in campagna.

Quando scoppiò la guerra, i Tedeschi entrarono nel paese e uccisero dodici persone e il papà di mia nonna. Di notte le persone del paese e mia nonna dovevano scappare nei fienili delle altre case per nascondersi. Mia nonna non poteva andare a scuola, come neanche gli altri bambini, perché i Tedeschi avevano portato via la maestra per due anni. Nel paese c'era tanto dolore e miseria. Avevano poco da mangiare e da bere.
Ogni giorno si mangiava la minestra, polenta o pasta con pomodoro o sardelle salate. L'acqua non c'era nel paese. Ogni 2-3 giorni mia nonna andava con l'asino a prendere l'acqua a Val di Torre.
I bambini non erano così “delicati” come oggi. Non c'erano le cose tecnologiche. La prima radio è stata portata in casa nel 1949. Si faceva guerra fra i bambini per ascoltarla. Mia nonna avveva solo un vestito verde con i puntini gialli. Per andare pulita a scuola, il vestito si lavava con la cenere, si asciugava vicino al fuoco del camminino antico e finché non si asciugava, la mia nonna doveva stare nel letto.
La vita di mia nonna non è stata proprio facile facile, ma ancora adesso, con pieni 80 anni, è sempre piena di umore e fa ridere tutti con le sue barzellette e le storie della sua vita. Questo è la storia di mia nonna Vittoria nata a Abrega di Parenzo il 29 gennaio1936.

 

motto CUORE 3                           Miriam Mehičić

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

L' infanzia dei miei genitori

Alcune volte i miei genitori mi parlavano della loro infanzia;cosa facevano,come andavano a scuola,ecc...
Ora di queste cose ve ne parlerò.
La slitta di mia mamma era fatta da suo padre. Ogni inverno cadeva la neve e durante le vacanze tutti i bambini slittavano.
Andavano tutti insieme a scuola a piedi.
Giocavano a tombola , non arrabbiarti e domino , non c' erano giochi elettronici. A scuola facevano origami.
Se volevano augurare a qualcuno buon compleanno o scrivere un' altra cosa,dovevano mandare una lettera perché non c' erano i telefonini o i computer.
Mia mamma abitava vicino a un piccolo fiume e ogni estate durante le vacanze ci si faceva una piccola piscina di pietre e erba.
Avevano anche i grembiulini per la scuola. I maschietti ogni giorno prima della scuola dovevano portare le mucche al pascolo.
Mio papà aveva un cavallo bianco e grande.
Aiutava suo padre in orto.
Quando voleva pescare nel ruscello , doveva prendere i pesci con le mani .
Io credo che l' infanzia dei nostri genitori sia stata bella e interessante,ma anche ora la nostra e' bella e ci piace.

 

motto FRANCI10                                Francesco Lakošeljac

 Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

I nonni raccontano

Quando mia nonna era piccola, non c’erano i giochi elettronici. Aveva una bambola di pezza e nessun altro gioco. A otto anni ha ricevuto una bambola gigante con altri giocattoli nuovi. Giocavano a nascondino tutti insieme, andavano al mare e giocavano a TRIA, andavano a raccogliere le more. Avevano un’unica TV e tutti andavano a guardarla. A scuola i maestri erano severissimi e i bambini molto obbedienti. I muri erano bianchi e c’erano pochi alunni. I banchi erano di legno e scrivevano con i pennini e l’inchiostro. Aspettava gli autobus con la maestra. Erano più disciplinati di oggi. Dopo cinquant’anni dalla fine delle elementari si sono riunite tutte le classi e hanno fatto una bellissima festa e hanno ricordato i bei giorni trascorsi tra i banchi di scuola.

 

motto POKEMON1                     Anna Mesaroš

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

I NONNI MI RACCONTANO

Mio nono me conta che el xe nato in un paesin distante 1km e mezo da Verteneglio ciamado Grobbize. Lu ga fato le prime sei classi a Vartaneo, mentre le altre due a Buie. El xe sveiava ale cinque, el se preparava el caffè bianco fredo, perché saria sta complicà scaldarlo, per sistemarse i cavei se li bagnava. Lu partiva a pie e faceva 1km e mezzo de caminada. Quando el iera in setima e otava, el partiva ale cinque e meza perché la coriera per Buie passava ale sei. Quando lu rivava ala stazion e faceva sai fredo, gaveva i cavei un poco ingeladi che col caldo dela coriera i tornava normali. Una volta, durante l'estate el ga visto un baro de erba e nuvolame che continuava ad emeter fruscii, el ga vardà dentro e el ga visto un madraso che ge magnava i ovi dal nido dele pernise. El portava ogni giorno pascolar el manzo e due armente. 

Mia nona me conta ch ela xe nata a Umago. La viveva in una fameja de favri e careri. I contadini i vigniva a inferar i piji dei manzi, dele armente e dei cavai. Le bestie vigniva inferade per via che non ghe se consumi le onge quando le caminava su strade bianche. Mia nona se ricorda che i meteva le bestie in una spece de morsa fata de quatro stanghe de legno storte per via che le staghi ferme. Mia nona la me conta che la doveva andar in scola croata anche se non la saveva nianca una parola de croato, siccome a casa sua se parlava el nostro dialeto istro-veneto. Però, pian pianin la ga superà questo ostacolo. Queste xe le robe che i mi noni me conta.


motto APE2                                Lara Villanovich

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

I nonni mi raccontano

Ai tempi dei miei nonni si andava a scuola a piedi o in bicicletta.Per scrivere si usava il pennino e la cartella era di cuoio o di cartone.C'era una sola insegnante per classe ed era severa.Non avevano compiti perchè nel pomeriggio si andava ad aiutare i genitori nei campi.Non tutti i bambini andavano a scuola e restavano analfabeti.Al tempo dei nonni si viveva tutti assieme:nonni,nipoti,zii,fratelli ecc.In casa non c'era l'acqua e si doveva andare a prenderla con i carri all'acqudotto del paese vicino,il bucato veniva fatto a mano e le strade erano bianche.Le nonne facevano il pane in casa che durava anche una settimana e  non si buttava niente.Una volta non c'erano le televisioni in casa,ma c'era solo una nella casa del popolo dove tutti gli abitanti del paese si riunivano per guardarla.Per me i tempi dei nonni erano migliori perchè ci si accontentava di poco e si stava tutti assieme.

 

motto VACANZA                  Virna Đurić

 Classe II - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Barbara Jurman

I nostri veci ne conta –Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia 

Me sento su un scagneto e mia nona me conta tante storie de quando che la iera picia e de quando che la iera giovane. Ghe piasi tanto ricordasse de quei bei tempi. Mi  scolto con  la boca verta …
De domenica me prontavo  per andar ala messa, che contentessa, finalmente podevo andar con le amiche, ma el piu´bel iera quando dopo la messa  andavimo  a fa una pasegiata per comentar i vestiti delle ragasse e i „moredi“ che ne guardava de lontan. La piassa jera piena de giovani che caminava su e zo´.
Mia nona ghe vien le lagrime co la me  parla  de ste robe.
Dopo el pranso  se trovavimo  denovo con le  amiche e  andavimo  a grumar violete, ciclamini, sparsi e radicio de campagna. Tutto quel che capitava iera tanta allegria, tante ridade e dispeti perche´ de lontan  vardavimo i „moredi“ che ne andava drio e iera sempre qualchedun inamora´che ne  mandava biglietti d´amor.

Solo per le feste grandi le „mare“ le ne  lasava andar al balo, ma dovevimo  star atente con chi che  balavimo, iera sempre le spie  che ne guardava e  el giorno dopo in piasa le criticava e le contava anche bugie e le faseva anche barufa tra de lore , pero´vinseva sempre la verita´.
Che bel co mia nona iera giovane, la  schersava, la rideva , la faseva anche barufa e tutto sensa telefonini e computer.

 

motto PALLACANESTRO               Saša Kuzmanović

Classe II - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Barbara Jurman

Le tue proposte per cambiare il mondo…in meglio                                                               

Mi piacerebbe tanto cambiare il mondo in meglio. Io e le mie amiche ne parliamo spesso. Vorrei tanto che i grandi non bisticciassero piu´, sarebbe bello si amassero un pochino di piu´, non fossero poi tanto cattivi . Mi piacerebbe  pure allungare la vita a tutti. Io, la scuola la farei durare solamente sabato e domenica, il resto della settimana sarebbe vacanza. Farei in modo che tutti i bambini si comportassero educatamente, facendo  una vita sana e  felice. Farei parlare pure gli animali. Bello sarebbe se tutte le persone avrebbero la loro fatina con i poteri magici .

Il mio piu´grande desiderio e´quello di far vivere tutti  felici e contenti come lo sono io in questo momento.

 

motto MAJORETTE                 Lara Brussich

 Classe II - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Barbara Jurman

I nostri veci ne conta-Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia 

 Mio nono me conta che quando lui iera  picio i giogava in strada, quela volta no pasava auti. I andava coi careti, con le rode de baliniere o se no i giogava calcio. I tombini  iera i gol. In estate el andava al mar a Stoia. De matina sl se meteva in riva a pesca´spari, ribonzini, bole e menule.

Col ze´cresu´un po´el andava al balo in Circolo o in „Uljanik“ , pero´fin ale dieci de sera e poi tuti a casa a dormir e no come ogi che i giovani va fora pena ala mezanote, lui a quel ora za´el dormiva. Quando che iera la festa dela Repubblica e l´ultimo dell´anno el balo durava fin mezanote.El se ricorda anche del Primo maggio , el andava in Siana al Kaizelval. Per Pasqua sua mama faseva le pinze e per Nadal i taiava un ramo de cipreso e i faseva l´albero con pomi e bomboni. De domenica col se trovava coi amici i parlava tuti in talian, i giogava,  a seconda dela stagion i grumava sparisi, more, ciclamini o i andava a pescar. Me di´mio nonno che nol ga´fato mai barufa con i sui amici.

Iera proprio bel co mio nono iera picio, beato lui, ghe domandero´ancora che  el me  conti, me piasi tanto scoltalo…

 

motto I SOGNI DIVENTANO REALTA’                   Karolina Gruban

Classe V Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

Insegnante: Roberto Nacinovich

Cosa voglio fare da grande

Quando ero piccola, volevo fare la cantante e la ballerina, ma adesso, quando sono più grande, voglio fare cose un po' diverse.
Voglio fare il pianista e suonare tantissime cose belle (di Bach, Mozart....)

Voglio fare la nuotatrice perché amo tantissimo a nuotare. Questo é bellissimo, puoi fare di tutto in acqua. Quando non'é l'estate, nuoto in piscina e faccio l'allenamento tre volte alla settimana.

Voglio fare l'attrice e recitare in tanti film e sempre penso di questa parola: „Chi sa se forse quando io sarò un po' più vecchia guarderò come avevo recitato e mi ricorderei di quelli tempi belli quando ero giovane e recitavo“.

Voglio fare anche la pasticcere e fornire i biscotti, dolci e dolcetti. Farò i dolci di tutti i gusti.

Ho imparato che la vita è imprevedibile, che nessuno non può sapere cosa sarà nel futuro. Forse inventano una macchina per prevedere il futuro, ma per adesso per noi tutti, la vita è una grande e imprevedibile bella avventura !!

 

motto CARPE DIEM                    Debora Kalebić

 Classe VII Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

I NOSTRI VECI NE CONTA

Iera un bel sabato matina de febraio, al vento fisciava tra i scuri, i uxeletti cantava spensieradi e el sol splendeva alto nel ciel limpido. No gavevo che far, po' go deciso de 'nda giogame col can. Dopo un po', vedendome davanti casa, me ga ciama nona, domandandome se ghe podesi venji juta meti in ordine la camera. Me go precipità soridente nel suo abracio caldo e go deciso de restar jutaghe. Nono no jera a casa, perciò jerimo sole e semo 'ndade in camera.
»Speransa mia, va tirar fora dell' armadio i lensoi, per favor, la me ga dito.
»Eco, vado subito.« ghe go risposto.
Finche' nona netava la polvere mi son 'ndada tira' fora i lensoi. Come li tiravo fora me xe cascà per tera una busta piena de robe. '' E che sara' sta roba? '', go pensà incuriosida. Go posà i lensoi sul leto e go verto la busta. Che bela sorpresa, un sacco de foto vecie de nona co la iera picia, altre invece iera foto de quando la jera signorina. Le go posà sul leto e le guardavo con atenzion e tanto stupor.
»Nona, ma questa ti son ti?«
»Che roba?«, la se ga girà perché non la vedeva cos ghe mostravo »Aj Dio, ste foto xe ancora qua« la ga comincià ridi e la guardava incredula.
»Ti me dixi chi iera tuta sta gente?«
»Si gioia, sentemose.«
La me ga contà chi iera tute quele sue amiche. Ridevo, perché alcune la le conosi ancora ogi e insieme le ga visù tante bele aventure.
»E sì, quei sì che iera bei tempi. Tempi de emozioni e amicizie vere, tempi duri quando però ti savevi chi te xe amico e chi no, ti savevi sempre su chi ti pol contar. E, cara mia, anche la situasion a scuola jera ben diversa dela vosta ogi. Ah, quanto tempo che xe pasà. « e dixendome ste robe la ritornava con i pensieri indrio nel tempo.
»Perchè, come se feva una volta?«
»E, a scola iera tuto diverso. A scola iera proprio bel. Mi, no ti crederà, me divertivo come una mata a scola. Iero una brava aluna, gavevo quasi tuto cinque.«
»A, quasi come mi« go dito con un po' de ironia e se gavemo meso a rider »Ma no credo dai, cosa no iera propio njente che non te andava a scola?«
»Me piaseva tuto. L'unica roba che ne iera un po' faticosa iera venji fin scola«
»Perché? No andavino con le coriere?«
»Ma che coriere« la ga comincià ridi »Ogni giorno de Galesan fina Dignan e de Dignan fina a Galesan a pie.« go verto i oci come le civette e incredula pensavo a cos la gaveva pena dito.
»A piedi? No anderia mi a piedi… comunque, come ve iera, che fevivo? Dai dai, che me interesa!«
»Jera super, davero super! I maestri ne insegnava robe bele. I saveva trasmeter el loro saver a noi fioi. Per questo no iera afato dificile studià.« la scoltavo e in mi pensavo che tempi iera quei, perchè mi no son nata a quela volta.
»E fasevivo barufa tra de voi in clase, come tuti, xe vero?«
»Afato no. Ierino una clase bravisima. Tuti ierimo colegiali e se iutavino a vicenda. I maestri no gaveva problemi con noi. Talvolta sucedeva qualche disguido, ma nel giro de qualche minuto iera tuto risolto« e mi pensavo denovo beati voi, »Gavevino una maestra de geografia bravisima, la piu' brava de tute con un metodo de insegnamento ideal, fantastico per trasmeter al saver a noi fioi. La ne iutava anche sempre nel risolver i nostri problemi, pur non esendone capoclase. Tuti gavevino quatro o cinque de ela, pensa che me ricordo ancora come che la se ciama.« e mi avanti pensavo che daria mi per gaver cinque de geografia »La iera bravisima!«
»E, gavevivo scola ala matina o de dopopranso?« go domandà curiosa, sperando ke la dirà de dopopranso, dato che mi vado de sempre a scola de matina.
»De matina. Ma per questo co gavevino el sagio in onor del ex presidente jugoslavo Tito, dovevino restà tuto el dopopranso a Dignan« hmm, noi mai fate robe simili, pensavo tra mi e mi »Al sagio dovevino venjir vestidi come i pioneri. Con le braghette nere curte e le maie bianche.«
»E come venjivivo vestidi a scuola, invece? Podevivo gaver maiete e braghete curte?«
»E no, no iera steso come al sagio.« la ga comincià ridi »Savevino giusto come che dovevino venjir vestidi. Asolutamente no dovevino gaver le scarpe col taco e per l' amor de Dio venji a scuola pituradi in facia, come fe voi ogi.« ah, che vita, pensavo sempre mi.
»E poi? Co venjivivo caxa ke fevivo? Ti te divertivi a casa?«
»No, divertivo purtropo no. Se divertivino quando tornavino verso casa de scuola, per strada. Parlavino dei morosi, dele simpatie, dele storie, ma de tuto. El camin iera, credime, molto lungo.«
»Ma no capiso perché no andavino i uni dei altri? Perché parlavi per strada? Cos i genitori iera severi e no i ve lasava o?«
»Beh, dipendi, come quai. I mii no. Nanke quei dele mie amiche. Ma iera fatto de lavorar. Ghe dovevino iutar ai genitori e ai fradei o sorele piu' grandi. Dovevino far anke i compiti, e fa uno fa l'altro venjiva sera e tempo de dormi.«
»E come ghe dovevivo iutà ai genitori?«
»Dovevino iutaghe ala mama a far le facende de casa, invece al papà a racogli el fien, el grano, darghe de manjà ale galine e cusì, ste robe qua.«
»Aj, ke bel. Mi volesi. E, scolta nona…«
»Gioia, dovemo anda meti in ordine la camera, gavemo xa parlà tropo e fato poco.«
»Ma dai, no xe giusto. Me stavo interesando sempre de piùùùùùùùùùù!«
»Te contero' avanti un altro giorno… ala, ala, che el tempo pasa e dopo ti dovera' anda casa.«
»Ale su, se proprio dovemo meti in ordine sta benedeta camera.« se gavemo alzà del leto e gavemo comincià riordinar. Le foto la le ga mese in un caseto.
Ve go dimenticà contà che finché la me parlava i oci ghe iera asai lucidi. E a chi no i ghe saria ricordandose de cusì bei momenti, persone e emosioni.. ricordi che trasporta in una vita lontana, con modi de far diferenti de quei de ogi. Anke mi me go emosionà, iera proprio una bela storia.

 

motto TWEETY                   Nora Đurić

Classe VII Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

„Le nose de me soro“



Spesso di sera prima di andare a dormire io e mia sorella ci mettiamo attente ad ascoltare la nonna che ci racconta episodi della sua infanzia. Tra i tanti racconti ho scelto di raccontare le nozze di sua sorella Nina.
E cosi' inizia a raccontare in dialetto gallesanese.
Jera el 1953 e vevi nove ani. Jeri la piu` picia, Ciarela, l'ultima de sinque fioi. Me soro Domenica, ma per duti Nina, la veva disdoto ani piu` de mi.
Voi non save` el desiderio piu` grando che mi vevi quando che jeri picia: xi a nose de qualchidun!
E finalmente xe riva` anche sto beato giorno: le nose de me soro. Mi me sentivi al setimo ciel, e con le me amiche non fevi altro che contaghe come che sare` vestida quel giorno dele nose. Vevi un vestito rosa, i sandali xali, i calsini bianchi e la borseta rossa tonda.
Poi me ricordi dei preparativi dela ultima setemana che jera la piu` movimentada. Per casa gireva tanta zento e parenti che judeva a fa i dolsi: biscotti, busoladi, fogase e busoladi de pan.
I busoladi se buteva quando che i sposi vigniva fora de cesa, e del barcon quando se xeva a vedi i regali a casa dei sposi. Quela volta no esistiva confeti per buta`.
Fora jera pien de xento curiosa, i fioi feva barufa e i se buteva fin pertera per ciapa` i busoladi.
Deso che me ricordi, via dei confetti gnanche le torte jera de moda quela volta.
Le nose se feva a casa del sposo. Per fa la festa se 'mpresteva la roba, e cusi` ghe voleva zi` per Galisan col sesto de paia a cio`: biceri, piati, cuciari, pironi, tovaje, tovajoj, bocalete, bosoni, cichere, pignate grande, un po de duto, perche` la xento una volta non veva tanta roba in casa. E chi cognoseva ristoranti 'n ton quei anni, jera miga come deso. Le feste se feva dute 'n casa. Se maseva el vedel, se salveva el prisuto del'ano prima, el formaio de pegora, el vin piu` bon, duto fresco e de casa. Le famee dei sposi feva duto a meta`, anche le galine per el brodo.
Me cogna` steva a Canale, fora de Galisan. La` no jera né luce, né acqua, ma i se jo rangia losteso. A i jo 'mpresta` tante lume e ferai a petrolio per fa ciaro ala sera, e per l' acqua i veva i bidoni.
E finalmente xe riva` sto belisimo giorno che mi tanto spetevi. I se jo sposa` de domenega despoi mesogiorno. Li jo sposadi Don Garbin. Vardevi me soro come che la jera bela coi cavei risi (la veva tignu` duta la noto i stopini in suca). El so vestito jera de color cipria, con el soprabito crema a spin de peso. Le scarpe, la borseta e i guanti jera de camoscio negro che ghe veva manda`me sia de Torino col paco per posta. A Pola, despoi la guera non se cateva gnente.
Ma spete` deso che ve conti anche come che jera vesti` el sposo, Piero. Alora,el veva el vestito maron a dopio peto, la camisa bianca con la cravata a righe. Le scarpe le jera negre con le spighete e tol scarselin dela jaketa el veva un fasoletin bianco. El jera petena`con una bela mascagna, el se veva meso anche la brilantina sui cavei per via che ghe tegna la mascagna e che non el se despetena.
Me pare quel giorno la jo compagnada in cesa con duti i parenti de drio. Jera la prima fia, e mi vedevi me pare duto emosiona`. Me mare 'nvesi jera a casa, perché quando se sposa la fia, la mare varda la casa e non la va ale nose.
Ale nose jera anche el sonador de Pola, al jera anche un po soto, ma tanto alegro. El fotografo 'nvesi se jo desmentega` de vigni`, cusi` che i sposi no jo` mai avu` una fotografia de quel giorno cusi` bel.
Quando che i sposi xe vignudi fora de cesa i jo` buta` i busoladi, poi con duti i invitadi, semo xidi 'n Lumel a vedi la camera e i regali. Xora al leto jera stivadi i regali, quasi duto biceri de vetro e qualche cichera, un per de broche, una lavapiati de smalto roso scuro con qualche cuciar de legno e un scolapasta de smalto bianco. Del barcon i sposi, i jo` buta` i busoladi, e poi con la damiana de vin e la bocaleta, a gambe semo xidi xo` per la cal fina a Canale. Rivadi a Canale, le femene con la traversa bianca ne speteva 'n corto con i bicerini de acquavita. Poi, le ne mandeva 'n casa su per le scale, ola che i veva pronta`doi camere per la festa. Duto 'n torno i veva meso le banche con le tovaje bianche e i scagni. Sul muro jera 'mpicade tante lume e ferai, e mi no savevi gnanche a che che i servo. Despoi el rebechin (antipasto) co jo` scominsia` a fa scuro, i jo inpia` ste lume. Per mi che vevi la luce a casa jera come un sogno, me pareva de esi in cine. Le ombre sui muri se moveva come quele 'n toi film. La xento canteva e se fregheva i oci per via del fumo dei spagnoleti e del fumo del petrolio dei farai. Per via de sto fumo, ogni tanto qualco lagrima ne coreva xo per el muso e alora xevono 'n corto a ciapa`un po de aria bona.
Per mi ste nose jera un spetacolo belisimo, anche perché le jo dura` doi giorni. Bisogneva continua` la festa anche el giorno drio, per via dei avansi de magna` che jera restadi. Frisideri no ne jera, e alora ghe voleva magna` duta la roba che jera restada per via che no la vaga de mal.
Finidi duti sti festegiamenti, ghe voleva oto giorni de lavor per torna` duta la roba 'mprestada. E ala fin fine, ancora no jeri del duto contenta e je scominsia`subito a domanda`: - ma quando fare` un pupo?-
Volevi esi sia, ma non savevi che ghe voleva speta` nove mesi per via che la cicogna lo porta!

 

motto GLOBO2.1.                     Paola Šajina

Classe VII - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Susanna Svitich

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE… 

“Cosa vuoi fare da grande?” domanda tipica degli adulti. Un tempo avrei semplicemente detto quello che pensavo all’istante, collegato a immagini che correvano nei programmi televisivi per bambini. E questa fase durò fino alla quarta elementare. In quinta e sesta classe non avrei mai detto quello che pensavo, avrei semplicemente sorriso. Ora in settima rispondo “ma che cavolo ne so io?” con l’aggiunta di un faccino innocente e sguardo interrogativo.

Ma iniziamo dal principio…niente allagamenti biblici e non sto parlando neppure della teoria dell’evoluzione di Darwin. Intendevo principio, cioè passato, un po’ più recente. 6 settembre 2002, alle 9,32, grande evento: sono venuta al mondo. Ricordo i bellissimi giorni spensierati prima dell’asilo, quando avrei voluto diventare la direttrice di un albergo. I miei genitori, stupiti, pensavano: “quale bambina di 4 anni vuole essere direttrice di un albergo?” Si, ero già allora un po’ fuori dal comune. Quando imparai a scrivere in maniera decente, iniziai con mia sorella Katia e mia cugina Jelena a “giocare all’hotel”. Funzionava più o meno cosi’: io stavo davanti al computer con una pagina Word aperta e tastavo le informazioni che mi trasmettevano le mie 2 impiegate. Ad es. se c’erano nuovi ospiti, se alla cucina mancava qualcosa, il profitto della giornata ed altro ancora. Ma in quarta classe capii una cosa. Ai notiziari televisivi continuavano a ripetere che la maggior parte degli studenti è indirizzata verso le materie economiche e non ci saranno posti di lavoro disponibili per tutti. E che cosa bisogna studiare per dirigere un hotel? Economia. E il mio sogno iniziò a cadere in acqua. I miei mi dicevano di pensare a medicina in quanto i medici scarseggiano ed io per tutta risposta facevo una smorfia.

In quinta classe si fece viva un’altra passione, quella di scrivere. Infatti in quinta e sesta classe pensavo come sarebbe stato diventare una scrittrice. Eh si, ma non posso vivere scrivendo libri…Cosi’ apparve la questione sul cosa fare come lavoro vero e proprio. L’insegnante? Non se ne parla nemmeno, Bibliotecaria? Ancor meno. Pensa e ripensa arrivo all’idea della giornalista. Non di quelle che appaiono in TV, no, ma di quelle che, sedute in una redazione, scrivono articoli per le testate giornalistiche. Ecco il traguardo: giornalista e scrittrice. Ma scrittrice di racconti e romanzi, non di poesie. Le poesie le trovo complicate e sinceramente non comprendo come i poeti facciano a scrivere versi con un determinato numero di sillabe…io faccio fatica a trovare una rima! Adoro invece le descrizioni in cui posso usare similitudini, metafore, soprattutto riferite a luoghi all’aperto,  fenomeni atmosferici, stagioni. “21 lettere compongono l’alfabeto, formando migliaia di parole diverse, che a loro volta danno vita a racconti, storie, libri. Saper leggere e scrivere sono fra le cose più belle al mondo”. Non so chi l’abbia detto, ma si accorda al mio pensiero.

Ma eccoci alla realtà, con la mia terza e probabilmente ultima grande passione: l’astronomia e l’astrofisica. Per ora mi accontento dei libri, ma vorrei un telescopio, vorrei osservare le stelle, le nebulose, vorrei assistere ad una supernova…il mio sogno? Lavorare alla NASA. La possibilità che si realizzi? Probabilmente meno di una su mille…

Per quanto riguarda l’immediato futuro, ho intenzione di andare al liceo matematico e poi all’università a studiare fisica, astronomia o qualcosa di simile. Per quanto sia difficile, provare non costa nulla. In fondo, anche se non ci riuscissi, non farò certo la cameriera in qualche hotel con una laurea in astrofisica…Ed il posto di assistente di un direttore alberghiero non me lo negherà di certo nessuno!

E ritornerò bambina.

motto TESTA TRA LE NUVOLE               Eric Pamić

 Classe V - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Susanna Svitich

Cosa voglio fare da grande 

Ogni giorno me domando cosa farò de grande ma no me poso decider perché cambio sempre idea. Mia mama me disi sempre che go la testa fra le nuvole…Alora, come mi poso saver cosa voleria far? Dei lavori ghe ne xe tanti: dotor, pompier,ingenier, polisioto, astronauta, calciator…e subito me vedo con un tuta bianca, vestito come qualche mio eroe…me vedo in tel stadio Camp Nou che giogo a bala acanto a Messi, con la mia squadra del cuor, el Barcelona. Penso però che finchè vegno grande de idee ne cambierò tante. Come che disi i mii a casa, ghe ne sarà sicuro dei lavori per uno in gamba come mi…ma me sa che un po’ i me ciol in giro.

Ma de sicuro so quel che voleria eser: bravo, onesto , con un bon lavoro e una famiglia, come che xe oggi la mia.

 

motto GUARDIANO                         Manuel Percan

Classe V - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Susanna Svitich  

Le tue proposte per cambiare il mondo…in meglio 

Quando la mia insegnante ci ha letto i temi proposti non sapevo cosa scrivere di intelligente e anche di quali proposte potrei scrivere io, un ragazzino di 11 anni, di quinta classe.
Ogni giorno i notiziari ci aggiornano sui problemi mondiali, soprattutto di Siria, Libia ed altri stati attualmente in crisi. Si tratta dell’esistenza di migliaia di persone, della mancanza delle cose più essenziali come una casa, del cibo, vestiti e medicinali. E’ molto triste vedere ogni giorno tante famiglie abbandonare la propria città, la propria casa e partire alla ricerca di un po’ di pace e di un futuro migliore, con uno zaino sulle spalle. Lontani dalla loro terra, in Paesi sconosciuti, a contatto con culture diverse, dove le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e non sono sottomesse… Vorrei poter fare qualcosa per aiutare, ma sono ancora troppo piccolo.
Tra una decina di anni vorrei fare il tecnico informatico in quanto il mondo dei computer mi affascina. Vorrei ideare programmi utili a tutti per facilitare il lavoro, ma anche programmi per i bambini, per farli divertire ma anche per farli apprendere. Con delle telecamere collegate al mio computer potrei monitorare su cosa stia succedendo in qualsiasi angolo della Terra e intervenire in tempo. E’ un sogno? ma forse un giorno…

 

motto TRIS                                Noemi Matošević

Classe V - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Susanna Svitich

I NOSTRI NONI NE CONTA...

Me pias ∫i la de me nona perchè quando che segni la, la me conta i anedoti de la so fameja.

Un dì la me jo contà una storia de ridi. Maria jera la nona de me bisnono ela la steva tacà de la cesa, lori veva una casa granda con tante camere. Quela volta non jera tanti soldi, ela per ciapali la fiteva le camere 'n più. Una volta xe vignudi doi maestri uno de lori de cognome se ciameva Coniglio. Dovè savè che ela no saveva parlà ben 'n lingua, ma per fase vedi che la sa la ghe jo dito: " Sior Conio el se cioghi la cariega!" Anche se in galisanes se dì "carega" e la ghe pareva più del fin cusì.

Sta nona Maria jera vedova, la veva un fio Giovanni, el me trisavolo e tre fie, in casa jera anche so suocero, ela la lo ciameva "me ser". Per Pasqua la voleva faghe el vestito novo, la veva na bela stofa e la ghe la jo portada al sarto, ma lui nol veva tempo per fa el vestito, el ghe jo dito che el ghe lo farò 'n altro giorno. Alora ela de noto la jo desfà el vestito vecio e con quel tajo la ne jo fato uno novo. De mitina el sarto jo visto so suocero col vestito novo e el ghe jo dito: "Maria ti me je tradì, ti ghe je portà la stofa a qualchidun altri !"

Ma ela ghe jo risposto: "No, lo je fato mi sta noto!" El sarto xe restà de stuco el ghe jo dito: " Maria ti me je fato la barba !"

Maria jera fia sola, la veva tante tere, le so stale jera lon∫i, fora de Galisan. Ogni giorno la ∫eva a Lera a tendese el so poder,col pusco sula spala. Una mitina co la xe rivada 'n stala no jera più i mansi. Ma sul prà la jo catà i capei dei ladri. El giorno dela Madona la ∫ida coi cavai e con tre omi a Valtura. In punto a mezogiorno, co la mesa xe finida, i se jo fato un bel giro in piasa coi capei dei ladri in suca. Cusì la ghe jo dimostrà ai so compari Valturani che la sa chi che ghe jo rubà i mansi.

Ste storie ghe le jo contade me bisnono a me nona e ela la me le jo contade a mì.

 

motto SNOOPY                        Debora Aničić

Classe V - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Susanna Svitich

„I nostri veci ne conta“- storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia.

Nel paese natale di mia nonna, Promontore, situato sulla punta dell’Istria, molti anni fa c’erano molte tradizioni, soprattutto religiose. Avvenivano durante la quaresima, quando le campane tacevano per tre giorni. I bambini le sostituivano con la scricchiolatrice andando per le vie del paese annunciavano le funzioni religiose.
Per le feste di Carnevale i ragazzi indossavano maschere andando di casa in casa a chiedere: “gave qualcosa per le mascherine?” E, d’abitudine , gli abitanti davano uova, salsicce, mele, mandorle…Al termine, in piazza si preparava una mega- frittata con salsicce e prosciutto. L’ultimo giorno di Carnevale appendevano un pupazzo di paglia e lo bruciavano.
Per San Giovanni, il 24 giugno, si usava fare un grande fuoco all’aperto e i ragazzi facevano a gara a chi salterà più lontano, oltre le fiamme.

Oggi invece si usa fare la festa dei granchi in riva al mare, preparando il “brodetto”, polenta, insalata di granchi e polpi e tutto il paese si ritrova cantando, ma anche bevendo l’ottimo vino prodotto dagli stessi paesani.

 

motto LA SPARIXINA                       Thomas Marijanovič

Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Sezione Periferica di Sicciole

Insegnante: Romina Križman

“I NOSTRI VECI NE CONTA” – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia 

Stago sentà drio la tola e vizin de mi xe sentà mio nono Ivan, de setantacinque ani. El xe nato in Dalmazia, in un paese che se ciama Gradac.

Mi go el mio telefono in man e giogo giogheti, mio nono el me critica che me vado giogar fora, e mi ghe digo che fora no so cosa far. Lui el me conta che quando el iera picio no iera computer e telefonini, e nianca la television; no i gaveva piati de porcelana ma de legno. I doveva sveiarse presto la matina per andar a pascolar le piegore. Se i gaveva tempo, dopo gaver finido duti i lavori, i podeva andar giogar fora con la bala de strase. Le scarpe le iera fate de pele de piegora; i gaveva uti i dei e i xinoci rusai. I vestiti iera fati de lana de piegora. La sera, quando vegniva note, iera duti intorno al fogoler a magnar polenta con late. No ieratanto demagnar perché i iera in dieci fradei e se andava driti dormir, perché no iera luce.

Mio nono a quatordixe ani el xe andà via de casa a studiar, ad Albona in Istria, e lavorava in miniera.

Che vita dificile che i gaveva!


motto IL COSTRUTTORE           Christian Šubic

 Classe VII Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

Insegnante: Romina Križman

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

 Io sono Christian e da grande vorrei diventare un architetto, perché mi piace inventare, disegnare e proiettare oggetti.

Nella mia famiglia c’era Vladimir Šubic, uno dei più famosi architetti sloveni: è stato lui a disegnare e progettare il “Nebotičnik”, il primo grattacielo di Lubiana. Causa il fatto che nell’ultima parte della sua vita si trovasse in Serbia, non l’ho mai potuto conoscere. Mi dicono che gli assomiglio: il viso, il naso, gli occhi ed i colore dei capelli sono come i suoi.

Fin da piccolo mi piacevano i giochi in cui potevo costruire città e case. Se un giorno sarò architetto vorrei progettarmi una casa su misura e la vorrei diversa da tutte le altre: più bella, particolare e interessante all’occhio. Farei la porta nera e bianca, in stile moderno: l’intera casa sarebbe moderna. Avrebbe due piani, quattro stanze da letto, tre bagni e un giardino. All’esterno sarebbe bianca, con un grande cancello ed un garage. I vicini sarebbero amichevoli e gentili. Se ci saranno già i robot vorrei sfruttarli come pulitori, così io avrei più tempo libero.

Vorrei che la mia casa si situasse nei pressi di Praga (dove ora c’è mia nonna) o vicino a Pirano. In giardino ci sarebbe una piscina bianca di forma rettangolare, e ci installerei un trampolino. Vorrei avere un cane di razza bulldog francese, di nome Gismo, che scorrazzasse in giardino; avrebbe una casetta spaziosa tutta per lui. Vorrei che i vicini di casa avessero altri cani, così il mio cane avrebbe amici con cui giocare.

Nella mia casa vorrei avere un ufficio spazioso in cui trovar quiete, così potrei concentrarmi nei miei lavori. Vorrei avere una moglie e due figli maschi con cui condividere questa bella casa. Spero che i figli crescano e studino, e magari, uno dei due, diventasse architetto come me.

 

 motto ALTRUISTA                    Eneya Klemen

Classe IX Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

Insegnante: Marina Dessardo

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Ci sono delle persone che sono nate per fare un certo lavoro e quindi sanno già che cosa faranno da grandi. Altre invece che sono pronte a provare di tutto per trovare qualcosa che le renderà felici.

Da piccola, quando qualcuno mi chiedeva che cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo sempre così: “Vorrei essere una pop star famosa che sa cantare, recitare e ballare”. In quel periodo questo era il mio grande sogno. Dopo alcuni anni ho capito di non avere un timbro di voce chiarissimo. Anche se sapevo di essere brava a ballare e recitare, i miei gusti sono cambiati.

Ci sono molti adolescenti come me che non sanno di preciso che cosa vorrebbero fare da grandi. Una cosa di cui sono certa è che terminerò gli studi con buoni risultati. Infatti, so che solo con lo studio potrò lavorare dove mi piacerà.

Non ho fretta di pensare al futuro, però c’è una cosa che mi piace fare: adoro scrivere ma non so se da grande vorrei farlo. La cosa che mi riscalda il cuore è aiutare le persone. Non c’è soddisfazione maggiore di quella che provi quando sai di aver aiutato una persona a superare le proprie difficoltà. Non c’è sentimento più forte di quello che provi quando vedi una persona, dopo tanto tempo, di nuovo felice. 

Chissà, forse da grande sarò una scrittrice che cercherà di aiutare le persone ad alzarsi in piedi, a combattere per ottenere ciò che desiderano attraverso i miei libri.

 

motto SJORA BIDUGOLA                   Lana Maria Bernetič

Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Sezione Periferica di Sicciole

Insegnante: Romina Križman

COSA VORREI FARE DA GRANDE 

Da quando ero piccola fino ad oggi ho cambiato molte volte idea su cosa avrei voluto fare da grande. Tanti erano i mestieri che mi interessavano.

Uno dei primi mestieri che volevo fare era la pediatra. Il gruppo di bambini dell’asilo che frequentavo era eterogeneo. Quando crebbi un po’, capii che mi piaceva stare con i bambini più piccoli e mi dispiaceva molto se qualcuno si ammalava. Così decidetti: sarei diventata pediatra perché volevo aiutare tutti i bambini malati. Ma quando capii che se fossi diventata una pediatra avrei avuto a che fare con il sangue, fui costretta a cambiare idea. Il sangue mi fa impressione e avrei causato più male che bene. Sempre se fossi riuscita a laurearmi.

Il secondo mestiere che avrei voluto fare era la ballerina di danza classica. Avrei voluto esibirmi sui grandi palchi e danzare come una piuma. Ma poi ho capito che io non ballerei mai leggiadra come una piuma, perché la mia danza assomiglia di più a quella di un elefante. Dopo alcuni anni di danza ho capito che fare la ballerina non rientrava nei miei talenti.

Un altro mestiere che avrei voluto fare era la pianista. Sognavo di esibirmi in concerti per pianoforte. Che bello poter suonare il pianoforte e cantare! Questo era e sarà per sempre il mio sogno. Ma purtroppo ci vogliono troppe ore di esercizio. Mi hanno detto che sognare non basta.

Cosa potrei fare da grande? Ecco, potrei fare l’educatrice. Siccome mi piacciono molto i bambini, giocare con loro, legger loro le storie, cantare con loro le canzoncine, inventare balletti, recitare poesie e filastrocche... Ho due sorelle piccole e ci so fare. Ma sembra che ogni cosa non può essere perfetta. Infatti i bambini piccoli non fanno solo la pipì, con cui non ho problemi, ma anche la pupù… Ecco, anche questo mestiere non è adatto a me.

Mi piacciono i numeri. Da sempre. Essendo un’amante della matematica potrei diventare una matematica, fare nuove scoperte, trovare formule nuove. Purtroppo anche i troppi numeri mi farebbero girare la testa. È un mestiere in cui ci si muove poco…

 Un giorno pensavo seriamente a cosa potrei fare da grande. Arrivai ad alcune conclusioni: mi piace la matematica e mi piacerebbe aiutare l’umanità. Sono convinta che mi piaceranno anche la fisica e la chimica. Così ho deciso che da grande farò l’ingegnere meccanico. L’ingegneria meccanica comprende molte discipline. Come ingegnere meccanico mi piacerebbe occuparmi dell’energetica per studiare le trasformazioni e le fonti di energia. Potrei anche occuparmi della scienza delle costruzioni. Quello che veramente vorrei fare è aiutare la gente. Vorrei che l’umanità vivesse in un mondo migliore. Chissà, forse come ingegnere potrei aiutare a costruirlo, progettando o realizzando macchinari attenti all’ecologia e a un mondo migliore.

 

motto PATENTE E LIBRETTO              Matej Koljesnikov

 Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Sezione Periferica di Sicciole

Insegnante: Romina Križman

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE 

Spesso mi capita di pensare: dove mi troverò e soprattutto cosa farò tra vent’anni?

Nei primi anni della mia infanzia, mi sarebbe piaciuto avere un posto di lavoro come meccanico. Adoravo le automobili (in realtà mi piacciono molto ancora oggi) e tutti quei marchingegni nel motore m’intrigavano. Trovavo incredibile anche il modo con il quale i progettisti trovavano lo spazio per inserire ogni singola vite sotto il cofano.

Crescendo, ho trovato molto interessante il lavoro degli informatici. Pensavo di poter inventare e poi ricreare al computer giochi fantastici, strategici, di gruppo, giochi ambientati in mondi incredibili e altro. Con il tempo ho scoperto che non è cosi semplice e così veloce inventare giochi da idee venutemi per caso. Tutt’ora non scarterei l’opzione di fare l’informatico perché credo che sia un mestiere molto creativo, che mi farebbe restare sempre un po’ bambino.

Un’altra idea era quella di fare il presidente o di far parte dell’alta società ricoprendo una carica prestigiosa. Quando ho ripensato a quest’opzione ho capito che i soldi o il prestigio non mi avrebbero dato per forza la felicità, in realtà ritenevo questo lavoro abbastanza noioso e/o triste.

Negli ultimi tempi mi sono molto interessato al lavoro di architetto. Non so perché mi sia venuta in mente quest’idea, però ritengo che l’architetto sia un lavoro per il quale essere fieri (un po’ come per tutti i mestieri). Mi piacerebbe fare misurazioni accurate, trovare soluzioni a problemi strutturali, usare materiali nuovi e innovativi e riuscire a progettare una casa anche per le persone che non dispongono di tanto denaro.

Come conclusione non so il mestiere che farò da adulto, però m’impegnerò per fare in modo che sia un mestiere onesto e rispettabile

 

motto EL XIOGADOR DE TRESETE                 Etian Križman

 Classe IX Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Sezione Periferica di Sicciole

Insegnante: Romina Križman

LE TUE PROPOSTE PER CAMBIARE IL MONDO… IN MEGLIO 

Il mondo si sta evolvendo sempre di più, scoprendo e inventando cose nuove ogni giorno. Ma nonostante tutto ci stiamo comunque autodistruggendo. Nel mondo ci sono anche tantissime ingiustizie; perciò scriverò che cosa, secondo me, dovrebbe cambiare.

Innanzi tutto la fame nel mondo è un grande problema, alcune persone possono mangiare enormi quantità di cibo mentre altre a malapena trovano qualcosa da mettere sotto i denti per sopravvivere. Tutte le persone del mondo hanno diritto di mangiare una quantità di cibo a loro adeguata.

Poi c’è il problema dei ragazzi in giro per il mondo che non hanno la possibilità di andare a scuola ad imparare. Tutte le persone del mondo dovrebbero avere il diritto di andare a scuola ed avere un’istruzione adatta.

Un’altra cosa che secondo me è inutile e senza alcun senso, è la guerra. Sulla Terra dovrebbe regnare la pace, perché allora si buttano all’aria moltissimi soldi e vite umane?  E per che cosa poi? Per delle risorse che dovrebbero appartenere a tutti. (Questo problema deve venir risolto, perché sennò, tra chissà quanti anni, ci ritroveremo con il lottare tra di noi per l’acqua o il cibo.)

I soldi, la radice di tutti i mali. C’è chi ce ne ha troppi, da non sapere neanche cosa farsene, e chi che neanche li vedrà mai. Tutti dovrebbero possederne in misura sufficiente, anche chi non lavora dovrebbe riceverne almeno una piccola quantità. Così non ci sarebbe più il problema dei senzatetto. Per i ricchi invece, dovrebbe esserci un limite massimo di denaro che sia lecito possedere.

Poi c’è il problema dell’inquinamento, prodotto da fabbriche, mezzi di trasporto, varie centrali produttrici di energia elettrica e tantissime altre cose. Non solo l’inquinamento dell’aria, ma anche quello dell’acqua e della terra. Per la produzione di corrente elettrica dovremmo affidarci alle fonti rinnovabili: alle centrali solari, eoliche, idroelettriche e geotermiche. Non a quelle non rinnovabili come le centrali nucleari, il carbone e il petrolio. In questo modo non inquineremmo più, o per lo meno inquineremmo di meno.

Queste erano tutte le mie proposte. Spero che un giorno vicino, si avvereranno. E sono sicuro di non essere l’unico a pensarla in questo modo. Tutti insieme potremmo anche farcela, a cambiare il mondo… in meglio.

 

motto LA SCOGLIERA                       Alexandra Trevisan

 Classe VII Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

Insegnante: Romina Križman

SPESSO VI È PER OGNUNO UN LUOGO SPECIALE, IN GENERE DOVE SI È NATI E VI SI È TRASCORSA L’INFANZIA. QUAL È IL CANTUCCIO CHE PARLA AL “TUO” CUORE E SPIEGA PERCHÉ 

Il pensiero della mia isola mi riempie il cuore di armonia, felicità ed amore. È un giardino botanico, un posto davvero splendido con una natura aspra ma generosa ed unico da tanti punti di vista, a cui sono legata in un modo particolare! L’aspetto che mi ha sempre colpito più di qualsiasi altra cosa è la gentilezza con cui gli abitanti fanno crescere i figli. L’impegno da parte degli adulti per la maturazione graduale dei figli nel pieno rispetto della loro personalità e l’amore veniva tramandato da generazione a generazione, proprio come venivano da sempre tramandate anche tutte le altre usanze locali, come musiche con strumenti tradizionali, danze popolari, costumi, ricami, prodotti artigianali, ecc.  

Le ricette per l’utilizzo delle piante con effetto terapeutico nella cucina comportava la loro raccolta in misura parsimoniosa - l’obiettivo principale da parte della popolazione era quello di trasmettere alle nuove generazioni questi antichi saperi, per prevenire le malattie e preservare la salute e la longevità. Già gli antichi Egiziani ed Indiani apprezzavano gli effetti curativi del miele che veniva ottenuto sull’isola. Tutt’oggi il locale miele di timo, di fiori d’arancio e di fiori selvatici è altamente stimato ed il modo di vivere della popolazione indigena rappresenta l’oggetto di numerosi studi a livello mondiale.  Le condizioni atmosferiche e la posizione geografica permettono di conservare un ambiente davvero speciale. Infatti, le spiagge di sabbia finissima e le invitanti acque cristalline, rappresentano uno dei rari ecosistemi marini nel Mediterraneo che è stato scelto dalle tartarughe Caretta Caretta per la nidificazione.  

I profumi ed i colori di questo paradiso terrestre sono unici ed inconfondibili. Il basilico, l’origano, il rosmarino, la menta, l’alloro, il mirto, il ginepro, il timo, che crescono spontaneamente dovunque, riempiono l’aria con i loro gradevolissimi aromi… Le tonalità del mare variano da un intenso blu scuro dov’è più profondo, al verde-smeraldo trasparente sotto costa. Il cielo è meraviglioso, di un azzurro incredibilmente nitido. Il sole splende per la maggior parte dell’anno e l’aria dell’isola è talmente salubre ed ossigenata, da creare talvolta un effetto inebriante. Durante la notte il contrasto tra il cielo e la brillantezza delle stelle è a dir poco fiabesco! L’isola è punteggiata di olivi, mandarini, aranci, limoni, mandorle e vigne. Le colline verdeggianti in primavera si riempiono di fiori selvatici dai colori sgargianti, che sorprendono per varietà ed abbondanza. Le orchidee selvatiche rare ed endemiche fioriscono in ogni stagione dell’anno. Le montagne che superano 2000 metri lasciano spazio a magnifiche valli ed altipiani laddove crescono gli anemoni selvatici dai colori che vanno dal bianco al lilla pallido, al viola intenso, al rosa…

Mentre nell’Europa continentale le stelle di Natale ed i ficus crescono solamente nei vasi, sull’isola crescono all’esterno, raggiungendo le dimensioni di veri e propri alberi.  Anche il gipeto, uno dei più rari uccelli d’Europa risiede abitualmente nelle Montagne Bianche di quest’isola. Questo avvoltoio dai colori arancione-ruggine che ha un apertura delle ali maggiore alla larghezza di un’autovettura, ottiene il colore delle sue piume sfregandole contro le rocce calcaree, contenenti ossido di ferro. I pastori mi raccontarono che spesso porta via gli agnellini appena nati. 
Adoro osservare le greggi di pecore pascolare in piena libertà, con i pastori che le sorvegliano a distanza, seduti tranquillamente all’ombra degli olivi. Non sono certo stressati, come lo è tanta gente che vive nell’Europa continentale. La vita sull’isola ha dei ritmi sincronizzati ai cicli della natura, per cui scorre ad un passo giusto. La maggior parte della gente coltiva gli olivi. I loro tronchi sono ruvidi ed i rami talvolta attorcigliati. Questi alberi millenari possono resistere senz’acqua anche più di qualche anno ed il loro prodotto è il vero oro dell’isola. I paesaggi con le piantagioni degli olivi a perdita d’occhio, le capre in montagna e le greggi di pecore sulle colline sono di una bellezza rara. L’acqua che sgorga dalle innumerevoli sorgenti è fresca ed incredibilmente leggera, perché quasi priva di sali disciolti, da bere a garganella nelle giornate calde d’estate!

Poi, un’altra delle meraviglie è il mare! Al sud, sul Mare Libico, sempre agitato, con delle onde talvolta enormi, ma normalmente non così alte da rappresentare un pericolo; anzi è fantastico farsi cullare dalle onde, che ti massaggiano e ti rilassano! Al nord invece, sul Mare Cretese, che è poi la fine dell’Egeo, le onde sono molto più basse e l’acqua è talmente trasparente da vedere il fondo dalla costa anche a parecchi metri di profondità. Nelle serate d’estate è molto gradevole andare in qualche taverna sulla riva del mare, dove accompagnati dalle orchestrine locali, oltre a mangiare, si può assistere al sorgere della luna sul mare - uno spettacolo davvero grandioso!

Che dire dei sapori? Ah, quelli sì che sono un’altra delle meraviglie! Forti e decisi, come la gente che vi vive, ma saporiti e vari, in una combinazione di carne, pesce e verdure sapientemente dosata. Con l’acquolina in bocca mi viene in mente “paidakia”, gustosissime cotolette di agnello alla griglia; “galaktobureko” e “portokalibureko” - soffici, croccanti, squisiti dolci a base di latte, uova, burro, semolino e pasta filo, conditi anche con le scorzette aromatiche degli aranci.  Io sono nata e cresciuta su quest’isola privilegiata che è tra le più grandi del Mediterraneo. Il suo nome è Creta, culla della civiltà minoica e di antichi miti, laddove la Repubblica Serenissima ed i suoi discendenti hanno lasciato, proprio come in Istria, oltre che numerosissime opere, anche il proprio cuore, com’ è successo a tanti che vi sono sbarcati. 

Creta è un posto che non ti lascia mai indifferente perché appassiona ed è in grado di regalarti delle forti emozioni e delle dolcissime sensazioni con i suoi panorami mozzafiato, arte e storia senza tempo ed il suo lento e leggero scorrere della vita. …ed è proprio questo che fa di lei uno di quei cantucci che sussurrano al cuore di chiunque la conosca bene. Preserviamo la cultura e la tradizione dei luoghi che fanno parte della nostra storia, conservando in tal modo i cantucci del nostro cuore come una preziosa eredità per le future generazioni!

 

motto TENNIS                            Sara Romanello

Classe IX Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

Insegnante: Marina Dessardo

SPESSO VI È PER OGNUNO UN LUOGO SPECIALE, IN GENERE DOVE SI È NATI E VI SI È TRASCORSA L’INFANZIA. QUAL È IL CANTUCCIO CHE PARLA AL “TUO” CUORE E SPIEGA PERCHÉ 

Le persone si affezionano facilmente ad altre persone, luoghi, animali soprattutto se a contatto con loro si vivono momenti indimenticabili. Io, ad esempio, mi sono affezionata tantissimo a un luogo in montagna chiamato Sesto. Da piccola ci andavo ogni anno a sciare con la mia famiglia e i nostri amici, tra cui c’era la mia migliore amica. Le settimane trascorse in quel bellissimo luogo erano sempre le più belle dell’anno e passavano in un batter d’occhio. Di solito ci andavamo in gennaio e c’era sempre abbastanza neve. Dormivamo nell’albergo più vicino alle piste. La gente del luogo era davvero gentilissima. Solitamente c’erano anche altri bambini nell’albergo e noi li prendevamo in giro parlando in lingua slovena in modo che loro non capissero. Alle volte facevamo loro anche dei dispetti che venivano ricambiati. Il cibo dell’albergo era delizioso e ogni anno tornavo a casa con qualche chilo in più. Dormivamo sempre nella stessa camera, la numero centosette. Per me era come una seconda casa. Aveva tutto quello che serviva e in più una bellissima vista sulla pista da sci. L’impianto sciistico non era tanto grande e conoscevo già tutte le piste a memoria. La mia amica ed io, assieme ai nostri fratelli andavamo sempre fuori pista. Spesso il mio papà ci filmava quando saltavamo con gli sci e capitava spesso che mangiassimo un po’ di neve. Comunque abbiamo vissuto dei momenti che non dimenticherò mai. Una volta, per esempio, abbiamo accarezzato le renne, un’altra volta siamo andati con gli slittini, un’altra volta ancora abbiamo accarezzato un cavallo.

Tutti gli anni frequentavamo la scuola di sci. Era davvero bello e divertente sciare in gruppo con i maestri di sci che erano molto simpatici. Alla fine del corso c’era la gara che ci vedeva sempre primi in classifica. Inoltre, ogni anno andavamo a camminare per il paese dove c’era un negozio di giocattoli. Quella era una tappa obbligatoria e i miei genitori mi compravano sempre qualcosa di nuovo. Un anno, in paese, hanno scolpito nel ghiaccio delle statue meravigliose.

Ho davvero tanti bellissimi ricordi delle vacanze a Sesto e credo che me li porterò dentro per tutta la vita. Spero che il prossimo anno riusciremo a fare una breve vacanza in quel bellissimo luogo per rivivere tutti quegli indimenticabili momenti.

 

motto DOLCEINFANZIA               Enya Kvarantan

 Classe IX Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

Insegnante: Marina Dessardo

 SPESSO VI È PER OGNUNO UN LUOGO SPECIALE, IN GENERE DOVE SI È NATI E VI SI È TRASCORSA L’INFANZIA. QUAL È IL CANTUCCIO CHE PARLA AL “TUO” CUORE E SPIEGA PERCHÉ 

Quando ero più piccola, ogni estate, andavo a visitare le mie due cugine che abitavano vicino a Zara, sulla bellissima costa dalmata. Lì stavo con i miei nonni che però vivevano a Spalato. Trascorrevo lì due splendide settimane. Le mie cugine abitavano in una località chiamata Kožino e la loro casa si trovava nelle vicinanze di una spiaggia dove tutti andavano a fare il bagno. Durante le due settimane di vacanza mia cugina Ella ed io andavamo ogni giorno in spiaggia a fare il bagno con la nonna. Per passare il tempo raccoglievamo conchiglie e altri essere marini. Di solito andavamo in spiaggia di mattina e verso le dieci tornavamo a casa a mangiare i panini che la nonna ci preparava. Finita la merenda, si ritornava in spiaggia a fare ancora qualche tuffo o qualche gioco in mare. Poi tornavamo a casa per il pranzo che era sempre costituito da pesce e patate. Il nonno era l’esperto per la preparazione del pesce mentre la nonna preparava le patate. Dopo il pranzo dovevamo dormire per un’oretta o due, ma mia cugina ed io non dormivamo mai. Passavamo il tempo a parlare, a ridere e a giocare. Dopo il riposino pomeridiano tornavamo in spiaggia per una o due orette. Verso le sei tornavamo a casa dalla spiaggia e ci facevamo la doccia nel giardino con il tubo per annaffiare i fiori. Era uno dei momenti più divertenti della giornata. Quindi cenavamo e a volte, dopo cena, mia cugina ed io uscivamo con i suoi amici. Mi sentivo “fichissima” a uscire con loro perché tutti e tre erano tre anni più grandi di me. Di sera guardavamo un po’ la TV e poi andavamo a dormire, stanche e soddisfatte. Certe volte facevo compagnia a mia cugina mentre vendeva le sue collane fatte di conchiglie. A volte andavamo in un supermercato, a pochi passi da casa, e compravamo sempre gli stessi gelati che erano a forma di palla da calcio e si mangiavano con un cucchiaino che si trovava incorporato. Tante volte, invece, andavamo a mangiare il gelato in una gelateria dove il gelato era artigianale ed era buonissimo. Una delle cose che mi sono rimaste impresse nella mente è il fatto che prima di coricarci, dovevamo lavarci i piedi in una piccola vasca. Mi ricordo anche che mia cugina aveva delle tartarughine e giocavamo sempre con loro.

Queste erano le mie vacanze che duravano due settimane, ogni anno. Mi dispiaceva sempre tornare a casa e lasciare quei luoghi così belli e tutte le persone che mi stavano intorno. Lì ho trascorso tantissimi momenti indimenticabili della mia infanzia. Vorrei tanto poterli rivivere ma purtroppo alcune persone non ci sono più, i luoghi sono cambiati e anch’io sono cresciuta. Però, nonostante tutto, dentro di me è sempre vivo il ricordo di quei colori, quegli odori, quei sapori unici.

 

  motto  EL SALINER               Alex Smotlak

 Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Sezione Periferica di Sicciole

Insegnante: Romina Križman

SPESSO VI È PER OGNUNO UN LUOGO SPECIALE, IN GENERE DOVE SI È NATI E VI SI È TRASCORSA L’INFANZIA. QUAL È IL CANTUCCIO CHE PARLA AL “TUO” CUORE E SPIEGA PERCHÉ 

Io abito a Parezzago, su una collina dalla quale si vedono Salvore e le saline di Sicciole. Nei dintorni di casa mia ci sono molti luoghi interessanti: il fiume Dragogna, l’aereoporto, la pista ciclabile della Parenzana, le saline di Lera e quelle di Fontanigge, il canale di San Bortolo, il parco di Forma viva. Il cantuccio che però parla veramente al mio cuore è un piccolo bosco vicino a casa mia. 

Non è molto grande, ma a me un tempo sembrava un’immensa foresta. A volte, da piccolo, ci andavo con mio zio e immaginavo di essere un esploratore. Altre volte ci andavo con la mamma a raccogliere primule, viole, asparagi o qualche rametto da portare a scuola. Ora posso dire di conoscerlo abbastanza bene. So dove portano tutti i sentieri e conosco quasi tutte le sue piante. All’inizio di questo boschetto c’è anche un piccolo stagno e lì in primavera ci sono le rane.  Il boschetto è bello in qualsiasi momento: al mattino con il cinguettio degli uccelli e di sera con i colori rosso e arancione del tramonto. È bello in primavera con le viole e le gemme sugli alberi, in estate, quando ci offre un po’ d’ombra, in autunno con le foglie di scotano variopinte e in inverno con i rami delle querce ancora pieni di foglie secche.

Quando viene a trovarmi qualche mio compagno di scuola, andiamo assieme ad esplorare il mio boschetto armati di archi finti e fionde, fingendoci cacciatori. In realtà cerchiamo di non spaventare e di non ferire nessun animale. A volte qualche fagiano nascosto tra l’erba ci spaventa spiccando il volo all’improvviso. Quando sono un po’ triste, arrabbiato o stanco, vado a fare una camminata nel “mio” boschetto e mi rilasso.
Questo boschetto è proprio “un cantuccio che parla al mio cuore”.

 

 motto APRITI SESAMO                     Leonardo Močibob

Classe II Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Ines Piutti Palaziol

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Io da grande voglio fare il maestro perché mi piacerebbe insegnare a tutti quello che io ho imparato a scuola. Non sarei cattivo ma perdonerei tutti la prima volta che vengono senza compito. Porterei ogni tanto gli alunni a spasso e in gita e non darei mai tanti compiti per il doposcuola. Io sarei un maestro buono e i miei alunni sarebbero molto educati.


motto TALPA 8                          Philip Paretić

 Classe II Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Ines Piutti Palaziol

Cosa voglio fare da grande

Io da grande vorrei fare il poliziotto. Il mio ufficio avrà le mura di color grigio. Avrò tanti amici perché sarò il capo e quando succederà qualcosa dirò subito ai miei amici di intervenire. Se succederà qualcosa di brutto chiamerò un amico dell'FBI e gli chiederò di intervenire.

Quando tornerò a casa mi riposerò sul divano. Il giorno dopo avrò il giorno libero, andrò a fare una passeggiata e a visitare i miei amici. Starò da loro dieci minuti e poi tornerò a casa. Il giorno dopo tornerò al lavoro e succederà un crimine proprio grande: tantissimi ladri deruberanno quasi tutte le banche tranne una perché noi riusciremo ad intervenire. Per fortuna prenderemo quei ladri cattivi e li porteremo in prigione. Ritroveremo i soldi in una casa abbandonata e li restituiremo alle banche. Tutti i giornali parleranno di noi.

Così sarà il mio lavoro.


motto BARBARO                           Lorenzo Persel

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Cosa voglio fare da grande

Io ho sempre sognato che da grande farò il pilota di go-cart. Ho scelto questa pratica perché da piccolo mi affascinava moltissimo. Mi affascinava la velocità e la rapidità di quella macchinina, di una velocità pazzesca. Collezionavo moltissimi go-cart in miniatura, e ci giocavo tutti i giorni. Poi un’altra cosa che mi ha spinto ad affascinarmi di più a questa pratica è stata un cartone animato sui go-cart. Lo guardavo tutti i giorni e poi a un certo punto della mia vita, esattamente a 7 anni, ho smesso di guardarlo e ho cominciato a seguire le gare nella vita reale.
Dopo essermi affezionato tanto a questa pratica, cercando su Internet ho trovato una cosa magnifica, esistono dei go-cart per i più piccoli, però si potevano usare solo dai 10 anni in su e io ne avevo 8 e mezzo. Io pregavo la mamma di portarmi lo stesso, ma non c’era verso, la pregavo giorno e notte ma non voleva portarmi! Caddi in una depressione tremenda, ma dopo un po’ mi è passata. Sognavo tanto di guidare un go-cart che ogni tanto mi sedevo sul divano e facevo finta di guidarlo.
I miei genitori pensavano che da grande guidare un go-cart non mi avrebbe fruttato tanti soldi così loro cominciarono a dirmi che fare il pilota non era poi tanto bello e dicevano che fare il dottore è molto meglio o il veterinario, o ancora peggio il dentista.Io non cedetti e respinsi le loro idee perché io ho un sogno e lo realizzerò.

Gli anni passavano io ero ancora con l’idea che da grande farò il pilota di go-cart, però a quel tempo c’erano cose più belle dei go-cart per esempio le Formule 1 e la moto GP.Per un periodo m’interessavano più le Formule 1 e mi ero allontanato dai go kart, la mia stanza era piena zeppa di poster di Formule 1 e i scaffali pieni di modellini in scala ridotta di formule molto famose.
Un giorno mi ricordai della pratica più bella al mondo- i go-cart! Da quel giorno io non avevo che in testa solo loro, non pensavo ad altro. Per me i go-cart sono la cosa più bella al mondo, non vedo l’ora che diventi grande, così diventerò il più famoso pilota del mondo, interviste, fans, ed apparizioni in TV, tutto questo grazie ad una specie di macchina veloce che quando a guidi ti viene la pelle d’oca. In questa pratica però se fai un incidente, potresti farti molto male, ma a me non importa niente a ma basta solo guidare e divertirmi gareggiando contro persone di tutto il mondo.


motto BAFFO                        Nina Vorić

Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Io da grande voglio fare la cantante. Farei questo non per i soldi o per la popolarità, ma perché vorrei vedere se riesco ad arrivare ad un bel livello. Vorrei riuscire a studiare musica e cantare bene,con una bella voce e della buona musica. Vorrei farlo soprattutto perché quando canto mi diverto molto e sono felice. Quando canto mi sento libera di esprimere me stessa,poi mi sento bene perche ci siamo solo io e la musica. La musica per me è molto importante perché se voglio arrivare fino al traguardo di diventare cantante devo saperne molto anche della musica.
 Se riuscirò a diventare cantante sarò molto felice quando qualcuno ascolterà mia musica e gli piacerà molto se succederà sarò molto fiera di me stessa perché magari con la mia musica farò felice qualcuno che prima di sentire la mia canzone era triste. Sarò fiera e saprò che ce l' ho fatta,che il mio sogno si era esaudito e che inoltre mi sono impegnata molto perché per essere cantante serve molto lavoro,impegno,e ascoltare gli altri. Io il lavoro di cantante non lo vedo poi molto come lavoro perché per me il canto significa divertirsi ed essere se stesso.
Nella mia scuola da sempre la mia insegnante mi lodava e per gli spettacolini di Natale,di fine anno o per quando c'era qualche festa e noi dovevamo esibirci, l'insegnante mi metteva a cantare sul microfono,anche se io ero molto timida ma solo quando cantavo,io ero felice di essermi impegnata così che l' insegnante mi lodasse.

 

motto LORY 11                          Lorena Pincin

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Quando ero piccola desideravo fare molti mestieri da grande, come l'infermiera, la cuoca, l'insegnante. Ma alcuni mestieri che volevo fare da piccola, vorrei farli ancora, come la parrucchiera perché mi piace combinare delle acconciature, ma non sarei proprio brava a tagliare i capelli. Vorrei fare anche l’hostess perché mi piacerebbe viaggiare molto con l’aereo, vedere altre parti e imparare cose nuove sulla Terra, ma avrei anche molta paura che l’aereo cada. Vorrei tanto fare anche la pasticcera perché adoro aiutare mia mamma a fare i dolci e le torte, però ora che sono più grande e più esperta per fare i dolci e le torte, a volte li faccio da sola e qualche volta mia mamma mi aiuta a fare le cose che io non posso fare o per le quali sono troppo piccola.
Le torte, però, le facciamo assieme, soprattutto da fuori e le decorazioni, così viene più bello e sono anche sicura che un giorno riuscirò a fare una torta bella e buona proprio come quelle che fa mia mamma, anche perché e proprio lei che mi insegna a farle.
 Poi c’è anche il mio ultimo desiderio di fare la pianista siccome frequento un corso di piano ormai tre anni e mi piace molto suonare e imparare nuove canzoni e anche suonare ai concerti anche se prima del concerto sono nervosissima. A me piace molto fare nuove acconciature, suonare il piano e fare i dolci, e per questi mestieri ho già fatto un po' di pratica ma per l’hostess no e per questo credo che quello mi sarebbe il più difficile tra questi quattro ma che ci riuscirei solamente con molto impegno e voglia di fare. Siccome a giorno d’oggi difficile trovarsi il lavoro che si desidera, sarà ancora più difficile trovarselo quando dovrò lavorare io, quindi, chi sa che lavoro dovrò fare, ma se non avrò un mestiere che desidererò fare spero che potrò continuare a farlo a casa, e che potrò migliorare sempre di più. Ma più di tutto spero che diventerò una bravissima pasticciera, di aprire una pasticceria mia, di imparare moltissime nuove ricette e di imparare a fare i dolci buoni come quelli che sa fare mia mamma e anche più buoni dei suoi.

 

 motto  DINOSAURO                   Teo Sega Sumić

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Cosa vorrei fare da grande

Da piccolo ero indeciso su cosa fare,ma poi mi sono deciso.-„Farò l' astronauta!“- Mi dicevo,mentre disegnavo il mio futuro. Ma poi mi sono detto-„Non sono più tanto sicuro di voler essere un astronauta, è troppo ambizioso.“- per un tempo non sapevo su cosa soffermarmi:-„Giocoliere? Dovrei essere più abile di quel che sono. Politico? Neanche per sogno! Presentatore televisivo? C'è troppo da parlare. Dottore? Non sarei capace. Insegnante? Troppo da sapere...“-E così restai indeciso per un sacco di tempo.-„Sono ancora giovane! Non devo decidere proprio ora.“- E i giorni passavano, finché non scrissi il mio secondo libro, che tratta di dinosauri ed è da lì che partì la mia idea -„farò il paleontologo!“- Mi sono detto e così mi sono interessato al tema. Se cambierò idea ve lo scriverò e, se non sarà così, sentirete parlare di me!

 

motto VIOLA                        Sara Čalić

Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

"I nostri veci ne conta" – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia.

Mio nonno me conta che el ze nato in tempo de guerra,in una picia casa zo in Dalmazia. Per fortuna lui e la sua famiglia i ga rivà scampar e sopraviver. El me conta anca che quando el andava scola i gaveva tutti una cotola rossa a quadratini neri,una camiza bianca,certe volte quando faceva freddo anca un bolero nero.La no i gaveva quaderni e matite,ma i gaveva una picia lavagnetta con i gessi.Sulla lavagnetta i scriveva de due parti,de vanti e de drio.E tutto quel che i scriveva per le ore,quel che ghe stava,ghe stava.Quando i vegniva casa subito i doveva studiar tutto,perche' la lavagnetta ghe serviva per el giorno dopo e perche' i maestri li interogava. Se uno faceva el cattivo,tutta la classe subiva e i andava in castigo,pero' no iera sempre stesso castigo,dipendeva del maestro che i gaveva:certe volte i maestri meteva sal partera e lori con i zinoci i doveva star su per cinque minuti, o anca i ghe ontolava le man con le ortighe,o tanti altri castighi...
E tutto questo fina i quindici anni,e dopo i andava in tele scole medie, pero' a quei tempi scola i andava solo chi gaveva bei voto,cioe' cinque o quattro. Mio nonno ga studia per murador,e apparte i studi,iera la pratica. Mio nonno a pratica el costruiva casette de un tipo de piera e de cemento, la casetta doveva esser larga e lunga 2 metri giusti,perche' se i sbagliava i ciapava subito uno. E l'ultimo anno de scola, chi gaveva soldi podeva far pratica con veri mattoni e vero cemento.Quando el ga fini tutte le scole el gaveva comincia lavorar. Dopo un poco quando el iera piu' grando el ze anda viver in Istria.Qua in Istria el gaveva conosudo mia nonna e i se ga sposa.E dopo la vita ghe se andada felice e normale.

 

motto MAKI                               Marika Rovina

Classe VI Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l' infanzia.
Qual è il cantuccio che parla al "tuo" cuore e spiega perché.

Il mio posto preferito è il gardino di mia nonna. Lì c’è un albero dove poso il mio diario in santa pace o leggo un libro, con il vento che mi rinfresca. D’estate se non ho voglia di scrivere il mio diario o leggere prendo una sedia e un tavolino e gioco al computer, o diegno oppure ascolto la musica dal mio lettore MP3. Quando ho voglia chiamo mio padre o mia madre e giochiamo insieme a calcio o a pallavolo. In primavera o estate gioco con il cane di mia nonna o mi arrampico sull’ albero. Da piccola giocavo sempre con le Barbie o le bambole e facevamo un finto pic-nic, io pensavo che quel luogo fosse magico. Ecco perché il giardino di mia nonna è il mio luogo preferito.

 

motto STELLA 16                      Lara Mutapčić

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Cosa voglio fare da grande...

Io da grande vorrei fare la ballerina o qualcosa incentrato sull’arte. Io credo che per le persone timide come me l’arte sia il modo giusto per esprimersi. Ho cominciato a ballare da piccola e posso dire che diventando più grande più che un hobby pare quasi un dovere. Quando ero più piccola andavo solo ad un balletto poi dopo cinque anni ho deciso di imparare un altro tipo di danza moderna.
Diventando più grande ho capito che se e’ questo il lavoro che io faro’ un giorno devo iscrivermi alla scuola di danza classica di Capodistria per poter prendere il diploma di ballerina, certo e’un po’stressante andare qua ogni giorno da qualche parte ma che ci posso fare e’ la mia passione, e passione rimane. Per me la danza non e’ un semplice movimento, per me la danza e’ uno stato d’ animo. Quando sono triste ballare mi aiuta, e anche grazie al ballo ho conosciuto nuovi amici. Poi vorrei diventare una ballerina perché vorrei ispirare le persone che stanno in platea come le vere ballerine hanno ispirato anche me . Perché sul palco , sotto i riflettori sento che posso essere me stessa e mi dà soddisfazione sapere che le persone che sono lì per vedere me fare la cosa che mi riesce meglio, ballare.

 

motto LADY 23                           Nensy Damiani

Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l' infanzia.
Qual è il cantuccio che parla al "tuo" cuore e spiega perché.

La mia casetta sull’ albero e’ il mio luogo speciale, si trova in un boschetto vicino a casa mia . Questo e’ il mio posto preferito dove mi sento me stessa ,libera da tutti i pensieri e da tutto quello che succede fuori, vado spesso lì, specialmente quando mi sento triste e ho bisogno di stare da sola, o quando devo studiare e stare un po’ per conto mio, mi diverto spesso con il mio binocolo ad avvistare cervi che passano di là e qualche volta quando sono fortunata vedo anche qualche cinghiale. Questa casetta per me e’ u posto magico, lì do sfogo alla mia fantasia, alle mie creazioni, mi piace fare finta che sia la torre in qui sono rinchiusa e poi che arrivi il principe azzurro a salvarmi, oppure essere inseguita da belve feroci e la casetta sia la mia unica salvezza per non essere mangiata. Ma la cosa più bella e’ quando ci rimango di notte e guardo le stelle e mi sembra di essere in paradiso, sono completamente calma e rilassata. Questo e’ il mio luogo speciale che porterò sempre nel cuore.

 

motto MINNIE                         Stella Orzan

 Classe VI Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Pregi e difetti del mondo moderno

Viviamo in un tempo basato sulla tecnologia, questo e’ un pregio per l’ uomo. E’ un pregio l’automobile che tutti definiscono una cosa indispensabile. Il telefono/cellulare e’ un grandissimo pregio ma attenzione non si deve diventare dipendenti. Pensate che solo pochi anni fa non si avere neppure l’idea di poter chiacchierare vedendosi che vive dall’ altra parte del mondo con un semplice compiute o un semplice telefonino. Oggi possiamo addirittura pagare le bollette o inviare lettere con la posta elettronica. La medicina che secondo me e’ il pregio piu’ grande in assoluto e per non parlare della donazione degli organi che e’ un cosa magnifica , le malattie che pochi anni fa sembravano incurabili adesso basta bere dei farmaci e tutto passa, la medicina e’ unica.

L’ invenzione delle incubatrici oppure la luce o quella del riscaldamento e raffreddamento. Sfortunatamente ci sono anche tante cose negative. La prima è sicuramente la fame nel mondo, la fame non c’è solo in Africa come pensiamo noi, ci sono tantissimi altri posti meno conosciuti in cui soffrono la fame adulti e bambini. Per non pensare poi ai bambini che muoiono per un semplice raffreddore o per la tosse. Il petrolio, che è la fonte di tutto, l’abbiamo consumato in gran parte in pochissimo tempo. Le guerre provocano vittime innocenti. Il bullismo, che provoca altre vittime. Una grandissima cosa negativa è che non si tiene conto delle foreste, dei boschi, l’uomo vuole solamente costruire, ma nessuno capisce che fa del male al nostro pianeta.
Non roviniamo i polmoni del pianeta!

motto AC MILAN                     Timoti Lisjak

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Pregi e difetti del mondo moderno
Il mondo di oggi e' cambiato molto rispetto a quello di una volta.

Oggi nessuno da più fiducia a nessuno, ci sono guerre in tutte le parti del mondo, profughi che scappano dalle loro case in luoghi più sicuri, persone e famiglie che non hanno da mangiare e da bere. La tecnologia e' molto avanzata. Ci sono sempre più automobili e altri veicoli in giro per il mondo che come le fabbriche rilasciano smog ed inquinano l'ambiente. Ma i veicoli moderni ci aiutano a spostarci più velocemente. Il navigatore satellitare ci aiuta a non perderci in posti sconosciuti, a capire quanti chilometri e quanto tempo ci serve per arrivare da un posto al altro e tante altre cose. Dappertutto e in qualsiasi momento si puo' comunicare e vedersi con persone che si trovano da un'altra parte del mondo grazie ai videofonini, Skype ecc. I cellulari e i televisori sono sempre più intelligenti e hanno sempre più caratteristiche l'uno dell'altro rendendoci la vita sempre più comoda. Alla fine però stando sempre in casa incollati al cellulare, al computer, al televisore, si e' persa la comunicazione. Si gioca sempre meno all' aria aperta e ci si ammala più facilmente. In sempre più scuole i libri vengono sostituiti dagli ebook meno pesanti ed ingombranti ma che possono contenere molte più informazioni. In tante aziende ci sono delle macchine automatizzate e robot che facilitano e velocizzano il lavoro delle persone, ma proprio per questo motivo tante persone perdono il loro posto di lavoro perché vengono sostituite dalle macchine. Oggi i cibi li possiamo comprare comodamente al supermercato però non sono sempre freschi e alcuni sono “artificiali“ e non fanno bene alla salute.
Siamo noi bambini il futuro e noi dobbiamo fare del mondo un posto migliore. Dobbiamo già da oggi cominciare a cambiare il mondo e non aspettare domani perché per tante cose sarà tardi.


 motto MEDO                        Matea Čalić

Classe VII Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l' infanzia.
Qual è il cantuccio che parla al "tuo" cuore e spiega perché.

Un luogo speciale, un posto dove io potevo sognare,dove potevo essere libera e guardare le cose con la fantasia. Beh,questo posto era la casa dei miei nonni. Lì era come se fossi a casa mia. Ridevo,cantavo,saltavo e correvo. Un luogo veramente speciale per me, dove si poteva andare oltre ad ogni cosa,oltre ai propri limiti. Si stava molto bene ed io ero molto fortunata ad avere un posto adatto a me dove passavo le mie giornate e la mia infanzia. Quel posto era veramente magico, aveva due stanze:la camera da letto dove io,mio nonno e mia nonna dormivamo insieme come cuccioli e ci riscaldavamo lun l'altro. Lì c'era naturalmente un letto enorme,caldo e confortevole dove se saltavo arrivavo fino alle nuvole. Poi c'era anche il bagno, dove mia nonna mi lavava riempiendo la vasca di acqua calda, tanto sapone e tantissima schiuma che io soffiavo dappertutto,ma lei non si arrabbiava, anzi, rideva. E naturalmente c'era anche il soggiorno sempre lucido dove passavano i luminosi raggi di sole e dove io correvo, giocavo e dove guardavo alla tv cartoni divertentissimi. C'era anche la cucina sempre profumata (soprattutto di minestra o di verdure che io adoravo) dove io e mia nonna eravamo due cuoche professioniste, anche se io qualche volta ballavo quello che mi veniva in mente in quel momento e qualche volta le davo una mano. Mentre lei cucinava mi metteva seduta accanto a lei quando preparava qualcosa di buono ed io stavo lì a sentire quel buon odore provenire da quella grande pentola color argento. Era veramente bello stare li' ma quello che rendeva speciale quella piccola casetta era mia nonna (e mio nonno) a cui io ero molto legata, ma quella donna non era solo una nonna per me,era la mia gioia e la mia felicità a cui io dedicavo il mio tempo da bambina. Era veramente un pezzo di pane che mi faceva ridere appena vedeva una lacrima scendere dai miei lucidi occhi quando piangevo. Purtroppo ora non ci sono più, ne' mia nonna ne' mio nonno e quel piccolo e magico posto e' volato via…e' volato nel mio cuore dove rimarrà intrappolato per sempre.
 Secondo me ognuno ha un posto speciale,
basta trovarlo, senò la felicità in una persona non esisterebbe, secondo voi ho ragione?
 

motto CASTELLO                Iris Kljajić

 Classe VII Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

COSA VORREI FARE DA GRANDE...

Io da grande vorrei lavorare con gli animali, perché li adoro e vorrei creare un mondo tutto loro. Il mio progetto è quello di creare un albergo per gli animali con tutte le cose necessarie. In questo albergo ci sarebbero il ristorante, la discoteca, la palestra, la piscina, il salone di bellezza, il parrucchiere, il veterinario e un guardaroba enorme in ogni camera per ogni tipo di animale di tutte le taglie. Le camere sarebbero fatte apposta per ogni animale, con il televisore, il grande guardaroba, il letto, il terrazzo e ovviamente il bagno. Nella sala da pranzo si servirebbero cibi di alta classe, non cibo in scatola, così gli animali potrebbero mangiare da nobili. In questo hotel ci sarebbero pure le “camere-acquario” per i pesci. Queste camere sarebbero un grande acquario con all’interno una piccola stanza per l’animale. Le “mini-camere” andrebbero bene per gli animali più piccoli come i criceti, dove potrebbero correre e dormire, mangiare, mangiare la tv, ma tutto in miniatura. I cavalli starebbero nelle camere-stalla, ma non sarebbe una semplice stalla, ma una stalla lussuosa dove i cavalli potrebbero riposare e rilassarsi. Insomma questo hotel sarebbe il paradiso degli animali.
 Se questo progetto un giorno si realizzasse una parte dei soldi andrebbero alle associazioni che salvano gli animali randagi e animali che vengono maltrattati e li curano e accudiscono con molto amore. Ogni giorno si sentono notizie sugli animali maltrattati, che la maggior parte sono cani. Mi si spezza il cuore a sentire queste notizie, e non capisco come certa gente possa fare cose simili. Anch’ io ho degli animali, tre cani e sei conigli. I miei tre cani si chiamano: Zoe, Roxy e Lucky. Zoe è la madre mentre Roxy e Lucky sono i suoi figli. Poi ho sei conigli, che sarebbero la mamma, il papà, e quattro piccoli coniglietti. Voglio così tanto bene ai miei animali che ho comperato perfino il guinzaglio ai conigli e li portavo a passeggiare in un prato dove potevano mangiare l’erba. Da piccola avevo un labrador retriever, un incrocio tra golden retriever e un labrador. Era così bello e così bravo con i piccoli bambini. Ogni giorno mi accompagnava a scuola e alla fine mi veniva a prendere. Però, un brutto giorno i miei genitori lo trovarono morto davanti alla scuola, l’avevano avvelenato. I miei genitori non mi dissero che era morto, mi dissero che era andato a cercarsi una compagna e che tornerà d’inverno. Ogni giorno d’inverno stavo sul terrazzo e aspettavo che tornasse, ma non tornava...
Affinché un giorno, pochi anni fa, mi dissero che Rex era stato avvelenato. Io ci rimasi male e piansi molto. Da quel momento arrivò l’amore per gli animali. Questo progetto sarebbe molto importante per me, mi renderebbe molto felice, non solo me ma anche tutti gli animali che non possono accompagnare i loro padroni ma anche per rilassarsi e riposare. Questo progetto renderebbe omaggio al mio cane perché lo chiamerei “Hotel Rex” e renderebbe fiera me, ma anche il mio cane che per me è un membro della mia famiglia che mi guarda da lassù con i suoi occhietti dolci. Posso ancora vedere la sua immagine, e ogni volta che lo penso mi commuovo.


motto  NEVE                                Stefano Stocco

 Classe III - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Emanuela Delmonaco Sudulić

 I NOSTRI VECI NE CONTA

Due giorni fa son andado a trovar la mia bisnona e ciacolando la me ga contà come che iera la sua infanzia.

Ve la presento : la se ciama Adelma e la ga ben 93 ani. La xe tanto simpatica e sempre de bon umor, insoma una dona in gamba. La mia bisnona me ga contado che la xe nata e la ga visudo a Fasana coi genitori, tre fradei e una sorela. Suo papa` iera el postin de Fasana, in piu` ogni sera el impizasa el faro sul molo e sula diga; de matina bonora el doveva distudarli. Sua mama iera casalinga. Quela volta non se gaveva l`acqua in casa; per bever, far de magnar e per lavar la roba bisognava andar a ciorla dala spina in riva. Per lavar i nisioi se faseva la lisia con la cenere. Ela e sua mama le faseva el pan in casa e i lo portava rostir de sio Angiolin che el gaveva el forno. La mia bisnona me ga contado che la andava in scuola italiana. Sicome la mia materia preferida xe matematica, ghe go domanda` come che i faseva i conti. Save` cosa che la me ga risposto? Col palotolier! La mia bisnona se ga sposado a Fasana e indovine` come che la xe andada a Pola: in carosa. Che aventura! La mia bisnona xe unica e ghe voio tanto ben.

 

motto  NONNO                           Tina Mihailović

 Classe III - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Emanuela Delmonaco Sudulić

 I NOSTRI VECI NE CONTA

Quando mio nono iera picio el viveva a Pola. Nol saveva parlar in croato. Sua mama Maria , mia bisnona, la lo ga manda` in asilo per imparar el croato perche` in famiglia i parlava in dialeto istroveneto. Giorno dopo giorno, mio nono ga impara` solo a bestemiar in croato e el rideva come mato. Sua mama la iera sai disperada, ma pian pian el suo picio ga impara` a parlar e anche a cantar. Mio nono se ricorda anche quando el suo vicin de casa ga compra` la television, iera la prima e unica television in tutta la via. Ogni sera tuti i fioi in compagnia i vegniva de corsa a guardar el programa in bianco e nero e no de mile colori come ogi.

Nono se ricorda che el iera bel quando che el andava a scuola. Tuti iera vestidi in traversoni e zavate. Sua nona ghe cusiva le traverse cusi` el iera sempre in ordine. La fortuna piu` grande iera quando el andava a nudar coi sui amici in vale Mandracio. Saria una vale in riva de Pola e non poso creder che una volta la` se nudava. Anche se pescava perche` iera tuto piu` neto. Scoltando mio nono, me dispiasi che non son nata in quel tempo!


motto POMPIERE                   Noel Hodzić

 Classe II - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Livia Franco Pavlović

Cosa voglio fare da grande...

I vigili del fuoco spengono il fuoco e salvano la gente dagli incendi, dalle alluvioni e dai terremoti. Quando c'e' un incendio partono dalla loro stazione con grandi camion rossi e accendono le sirene. I vigili del fuoco salvano anche la gente che negli incidenti stradali rimane bloccata nelle automobili. Loro salvano anche i gattini che si arrampicano sui rami troppo alti degli alberi. I vigili del fuoco sono persone molto coraggiose, si trovano sempre in prima fila a soccorrere, salvare la vita alla gente anche a costo della propria.
Sono proprio dei veri eroi!

motto MOTOCICLETTA                                Gabriel Antonio Di Ruberti

Classe II - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Barbara Jurman

I nostri veci ne conta – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia

La mia nona se ciama Livia. De quando che la xe nata la vivi a Veruda che xe un rion distante due chilometri dal centro dela cità. Ogni tanto mia nona me conta cossa che la faseva quando la iera giovane e mi me piaxi tanto scoltala. La me dixi sempre che una volta i giovani non faseva ste monade che fa i giovani de ogi. Se andava in cita´ in bici, a pie e raramente in coriera.
La mia nona frequentava el ginasio italian che se trovava in centro e ogni giorno la andava e la tornava a casa de scuola a pie. Finide le lesioni, con le sue amiche, la andava a pasegiar su e zo per i Giardini dove se ingrumava tuta la gioventu´de Pola e dopo la andava a casa. Quando che iera bel tempo e non faseva fredo, de sera ela e i sui amici dela via i se sentava sul mureto oltre a casa sua e i ciacolava cossa che i gaveva fato quel giorno.
A Veruda piu´bel de tuto iera de estate quando tuta la mularia andava insieme al bagno a Valsaline. Quela volta al mar andava pochisima gente e non ghe iera tanti turisti.
La mia nona piu´ de tuto ghe piaseva quando de domenica i andava tuti insieme a pie fino a Fischerchite perche´la´iera la batana de Marino e se andava remando tuti insieme a Scoio dei Frati che se trova de fronte a Verudela. La´i restava tuto el giorno a far el bagno, a ciapar sol, i magnava e i scoltava a tuto volume la musica dal mangiadischi che gavava portado la Giordana. De sera i tornava a casa stanchi morti.
Ogni sabato la nona andava con le sue amiche a Verudela, la Tilli e la Viviana, al balo. Le andava via de casa ale sete de sera e le doveva tornar non dopo la mezanote. Sicome a quel ora non ghe iera coriere, tute e tre insieme le vigniva a casa a pie oltre el Vial.
Ai tempi de mia nona iera tanto bel e mi la scolto sempre con tanta atenzion, sentando sui sui ginoci quando che la me conta tuta fiera, qualcosa de novo.



motto ANNA Elison                   Rukija Beriša

Classe II Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Marisa Chiavalon

I nostri veci ne conta -  Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia

Mio nonno, quando era piccolo, viveva in una casa fatta di mattoni e fango. Non aveva una casa grande come noi adesso! In una casa vivevano undici bambini: cinque femmine e sei maschi. Avevano due cartelle e dovevano bastare per tutti undici! Dovevano camminare 3 km per andare a scuola. Giocavano con quello che trovavano e giocavano tutti assieme. Non avevano la televisione, il computer e i telefonini come noi oggi! Non avevano una cucina vera e propria, avevano una scatola con due forchette, due cucchiai e quattro piatti. Mangiavano seduti sulla paglia e dovevano fare a turno perchè c'era posto solo per quattro. Avevano un fornello che usavano sia per cucinare che per riscaldarsi. Dormivano sulla paglia: i maschietti da una parte e le femminucce dall'altra!

 motto ITA                              Rita Kutić

Classe II Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Marisa Chiavalon

I nostri veci ne conta -  Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia 

Mia nonna mi ha raccontato come da piccola faceva „la pupa de strasa“.
Arrotolava uno straccio e faceva passare le braccia. Legava all'altezza del collo e delle gambe. Con la matita chimica disegnava la faccia. Poi alla bambola faceva i capelli con la lana. Le faceva i vestiti e un comodo lettino nella scatola delle scarpe. Sul coperchio faceva una finestra con le tendine. Il lettino fungeva anche da carrozzella perchè faceva un foro, infilava uno spago e la portava a passeggio.
Lei si divertiva tantissimo e aveva molta cura della sua „pupa de strasa“!

 

motto LEOPARDO                       Giulio Borghetti

Classe II Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Marisa Chiavalon

I nostri veci ne conta - Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia

La nonna mi racconta tante storie vere. Adesso ve ne racconto due.

Nel cortile di mia nonna, quando era bambina, c'erano tanti animali: galline, oche, anatre, tacchini, gatti e il cane Fido. La nonna portava i tacchini a pascolare alla Madonna Traversa, perchè lì c'erano molte cavalette. Per arrivarci bisognava attraversare la ferrovia e un giorno mia nonna andò e passò il treno che investì tre tacchini. Quando tornò a casa suo papà la sgridò e lei pianse!

La seconda storia è più allegra ed è accaduta tanto tempo fa quando la nonna Marina era piccola e a Dignano si raccoglievano le more per venderle. Con i secchi andavano per i sentieri di campagna verso Guran, Sian, Monte Mulini, San Simon e i Carsi. C'erano tante more nere e succose. Poi le portavano a vendere dove ora c'è l'oleificio. Con i soldi ricavati la mia nonna e sua sorella hanno comperato i libri, i quaderni e tutto quello che serviva a loro per la scuola!

 motto TEO 2008                      Tedi Jurman

 Classe II Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Marisa Chiavalon

I nostri veci ne conta

 Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia

Io, con mio nonno passo un sacco di tempo. Mio nonno è una persona paziente, mi ha raccontato e mi racconta tante cose del passato, di quando era piccolo, giovane... come dice lui „che bei tempi!“ Il nonno cantava fin da ragazzino nel coro del Circolo, gli piaceva e gli piace ancora oggi cantare, ballava nel folclore con il quale ha viaggiato tanto. Mi racconta che ballava la Forlana, la Villotta, la Monferrina accompagnati tutti dal „leron“ che è uno strumento musicale simile al violoncello. Quando si trovavano al Circolo, si ricorda ancora, c'era tanta allegria, scherzavano, cantavano e dopo le prove si andava sempre a bere il caffè o due decimi di vino. Il nonno ricorda con tanto affetto una persona che dice lui, era sempre allegra come tanti „bumbari“, aveva una voce forte e potente e gli piaceva tanto scherzare. Era famoso per la sua bella voce e gli sembra di sentirlo ancora mentre canta „Sto Carneval che se marideremo, le bote del bon vin le spineremo...“ Il nonno, ma pure la mia insegnante, mi hanno imparato le canzoni e i balli del nostro folclore che a me piace tanto. Una volta, come dice lui, le persone si fermavano a chiacchierare, sorridevano, cantavano, erano più allegre! Lui ha tanti bei ricordi di allora, della sua terra, della sua gente. Mentre mi racconta, si ferma un attimo, prende la sua chitarra ed inizia ad insegnarmi un'altra delle sue canzoni.

Sono fortunato ad avere mio nonno!

motto SOGNI DI UN FUTURO    Nikka Kertelj

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

Insegnante: Roberto Nacinovich

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE

Da grande vorrei fare la biologa percheho sempre la necessità di andare in natura. La natura è ricca di vita, animali, piante,tanti tipi di alberi, montagne ecc. La mia stagione preferita e`l´inverno. Mi piace giocare sulla neve. Spesso ci vado anche con gli amici, e allora insieme facciamo il pupazzo di neve. D´autunno spesso gioco con le salamandre che trovo nel bosco. Le salamandre sono una specie di lucertole ma hanno il colore diverso della pelle. L´autunno ci porta anche tanti bei frutti sani con molte vitamine. La primavera e`piena di fiori ,di aria fresca e con molti frutti. Le mie preferite sono le ciliegie che possiamo raccogliere sugli alberi da frutto. D´estate fa caldo e così si può andare al mare. Quando io prendo la mia maschera da sub nel mare posso ammirare molte alghe, conchiglie, meduse, tanti tipi di pesci ecc. Io da grande vorrei essere anche una nuotatrice.
Mi alleno a triathlon nella piscina a Cantrida durante la settimana.
L`allenatore mi dice che sono brava e spesso vinco le gare. Ad ogni allenamento nuotiamo due chilometri, così ci prepariamo per le gare durante l´anno. Mi piace nuotare perché  mi rilassa dagli impegni scolastici e tutte le materie. Incontro sempre molti amici che sono della mia età  All´allenamento vado tre volte alla settimana: martedì, giovedi`e sabato. Suono anche il flauto, questo è il mio strumento preferito, perché ha dei suoni speciali. Ho partecipato anche al concorso e ho conquistato il terzo posto. Io vorrei togliermi delle soddisfazioni in tutte queste attività ma le scelte le farò da grande.


Sogni di un futuro

motto PARRUCCA                    Erika Vižintin

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”  Sezione Periferica di Bassania

Insegnante: Loretta Giraldi Penco

"I nostri veci ne conta" – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia. 

Il mio nonno da piccolo giocava, ma sopprattutto doveva lavorare e meno studiare. In quell`epoca non c`erano televisioni, radio, computer, videogiochi ecc.

Gli adulti per far divertire i bambini raccontavano le storie e costruivano giocattoli semplici in legno.

Invece la mia nonna si divertiva a giocare con i suoi fratelli a mosca cieca, a nascondino nella campagna. Quando la nonna tornava a casa dalla scuola aiutava la mamma a fare qualche faccenda di casa. I compiti li faceva alla sera. La nonna aiutava anche il papà nella vigna. In tempo di guerra il mio bisnonno ( Ivan) fu catturato e fatto prigioniero dai Tedeschi. Fu portato a Udine in Italia e poi fu portato in Germania e lì era costretto a lavorare nelle cucine. Dopo un bombardamento riuscì a scappare via, camminando e nascondendosi riuscì dopo tre mesi a tornare a casa.
 In tutto era stato sette anni via da casa e dalla famiglia.

 
motto ALBERO                       Elian Conti

 Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Sezione Periferica di Bassania

Insegnante: Loretta Giraldi Penco

"I nostri veci ne conta" – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia. 

La barca a vapore 

Il mio nonno Ferucio, quando era piu'piccolo di me, ha costruito una piccola barca a vapore per giocare. Prima ha costruito lo scafo in legno, poi ha preso una lattina che era un contenitore per lucidare le scarpe, e sopra il coperchio ha fatto un piccolo buco con un chiodo. Nel buchino ha fatto passare un tubetto di stagno e lo ha fatto passare per la poppa. La lattina stava al centro della barca riempita di acqua, e sotto ha messo una candela. Quando accendeva la candela, l' acqua della lattina iniziava a bollire,e il vapore che usciva dal tubetto spingeva in avanti la barca. 

Mio nonno Ferucio era sempre ingegnoso, e sempre costruiva da solo molte cose.

 

motto CHARLIE                                   Nathaniel Modrušan

Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Arlene Kauzlarić Ocovich

I NOSTRI VECI NE CONTA

Mia nona la me ga contà che quando la iera picia, sua mama la cusinava la marmelata però no la voleva mai magnarla, alora la portava de zia Ema, e la la spalmava sul pan e la magnava pensando che iera un altra. A scola la andava vestida con un grembiulin e durante la ricreazion la andava giogar con le amiche nel cortil dela scola a ciaparse, a nascondin, con la bala, ecc.
Quando iera vacanza la andava con sua mama e papà de nona Rosa che la gaveva una picia fatoria con conigli, gali, galine, cani e gati. Iera un galo che quando el vedeva suo papà lo atacava saltandoghe adoso. Mia nona la me ga racontado che un ano durante le vacanze estive la iera in campegio in Bulgaria e iera un signor che vendeva gelati in paline e le pesava, e per lori iera una roba strana.

 

motto NAVE                                   Oscar Radolović

Classe II - b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Barbara Jurman

I nostri veci ne conta - Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia                                      

Mia nonna me conta de quando che la iera piccola, la ricorda, dato che non  iera automobili, che se giogava in strada con la mularia della contrada o nel cortile de casa. Se giogava alla tria, le bele statuine, le manete, a mosca cieca. Una volta cresuda  la  xe´andada  a scuola, dopo de scuola, ma dipendeva se se andava a scuola de mattina o de pomeriggio, se andava a passeggiar  per i giardini, el corso, dixi mia nonna. La se passeggiava su e zo´. La me conta che el ballo iera al Circolo dalle 17,00 alle 19,00 o 20,00, ma ela la ze´andada poco a balla´. Alla domenica la uzava andar al mattino alla messa e poi dipendi se faceva qualche passeggiata con i genitori. Mia nonna della gioventu´non la ga´tanti ricordi, la me ga´contado che i sui genitori iera tanto severi, e se in qualche occasion i dixeva  ˝no˝ non se discuteva e restava  ˝no˝.  Altro che adesso che podemo far quasi tutto.La abitava in periferia, la iera lontan dalla citta´e allora iera tutto piu´difficile perche´non iera miga tutti si´auti de adesso.

Mi me piazi scoltar la mia nonna quando la me conta dei giorni della sua gioventu´.

 

motto  CARAMELLA                 Eni Dussich

 Classe III Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

Insegnante: Cristina Springer

                          I nostri veci i ne conta

Me conta mio nono, che in Disembre ogni ano torno el tredişe par Santa Lucia, co' iera la luna bona, a Buie se copava el porco. Abitudine iera che in quel steso şorno duta una contrada copi el porco, parvia anca de poderse 'iutar un col`altro. Ogni famea, şa de matina, la preparava do bale de paia şo in contrada e una granda tola par poder dopo lavorar meio torno el porco e invese in cusina sul spacher doveva eser xa pronto un caglieron pien de acqua sbrovente. Na volta tirà fora el porco dela stala col`aiuto dei vişini, che i ghe tigniva le gambe fin che lu el sigava come 'na cratura, se lo copava infisandolo co' la baioneta soto la gola e la parona de casa co' un fià de sal in t'una tecia pronta a ciapar el sangue, misiandolo senpre in t'un cola mescola par farlo quanto prima giasar parvia che nol vadi insieme. Finì de ciapar el sange nò iera altro che, in metà contrada, darghe al porco una brustolada cola paja parvia de bruşarghe i pei, tirandoghe via anca le onge e dopo gaverlo scovà par ben de la senere se lo puşava sula tola dove con acqua şbrovente e con dei cortei ben guadi el vigniva lavà e netà par ben.

Na volta finì sto lavor se lo ingansava par le gambe de drio su do gansi e se lo picava sula feriada dela casa. Subito dopo ghe se taiava via la testa metendolo picar de parte parvia che la se scoli e drioman dopo ghe se verşeva 'l davanti par tirar fora i budei con duta la fritura. La fritura la vegniva anca ela mesa de parte e invese i budei i vigniva portà subito via dale done che bisognava netarli ancora caldi, parvia de gaverli neti co' se farà le luganighe. El porco el restava vanti inpicà con do cane infilsade sula pansa par tignirlo quanto più verto, parvia che 'l se scoli quanto meo e cusì el restava fin dopo pranso. Int'el fratempo la parona la serviva in tola ai omi la polenta nera fata col sangue e fritura con visin un bon goto de vin. 'Na volta magnà, riposà e anca un fià ciacolà, se tornava denovo lavorar torno el porco parché jera rivà l'ora de dividerlo in do meşane. Drioman coi dei se cioleva la misura del lardo e se andava da vişini a vişini o de porco a porco chi vedarà qual che ga el lardo più groso par saver anca cusì qual che xe el meo porco e quala xe la mea parona de la contrada. Le due meşane le vigniva portade in cànova par via che le se rafredi e sali duta la note.

El şorno dopo tornava indrio l`omo par tirar fora de`ste do meşane le spalete, i parsuti i omboli, le pansete i osocoli e le pese de lardo. Le brişiole che iera duti i altri tochi de carne se li meteva in t'una grande mastela che pur vanti la se scoli ancora, che le servirà dopo par far el paston par far le luganighe, invese in t'un grando cason de legno vegniva mesi dentro prima de duto i parsuti ben salai col sal groso, subito de sora le spalete, drioman le pansete i osocoli, i omboli e coverto par ultimo con duti i osi e se li lasava cusì par un sinque şorni, che el sal rivi tirar fora ancora duto el sanguinaso, par dopo pronti meterli sugar in sofita. El şorno dopo dute quele brişiole in mastele e con noi duti torno 'na tola le vigniva tajade a pici tochetini par rivar dopo far el paston. 'Sto paston 'na volta fato el vigniva slargà su 'na tola dove che se lo consava con pevare, sal e vin boii con aio e rosmarin e pian cusì se cominsiava inpinir i budei che anca lori su una lunga cana i andava in sofita par sugarse spetando cusì che le luganighe sia pronte. Ma del porco no se butava via gnente parché anca con duti quei ritai e grasi se faseva el struto. Cusì in cavo de duto podemo dir che torno el porco iera scuaşi una bona setimana de lavor e festa.

 

motto EKI                                    Alexia Ravalico

 Classe V Scuola Elementare Italiana Cittanova

Insegnante: Anastasia Puzzer Milićević

I nostri veci ne conta

Jera una volta un topolin che el se ciamava Gigio, el viveva in tel bosco e la vizin jera una casa. La jera una vecia signora che la gaveva tanto formajo e ai topolini, se sa ghe piasi el formajo., cusi un giorno el xe andado a rubarghe del frigo.
La vecia non la saveva chi ghe ruba el suo oro giallo e allora una sera la xe andada a sconderse, la ga visto e la ga ziga: ˝AAAAHHH ti ti son allora, ti ti me rubi el formajo!˝ El sorzo gaveva tanta, ma tanta paura, ma quela che non ti rivi mover le gambe. Duro e impalado el scoltava la vecia che la ghe diseva: ˝Ma ti picio sorzeto, ti me podevi domandar e mi te davo un toco de formajo ogni giorno!˝

Cusi ogni giorno el topo el vegniva a ciorse un tochetin e lui e la vecia i xe diventadi amici, non per la pelle, ma per el formajo.

 

motto GIAVOLIN                        Karin Đurđević

Classe VI Scuola Elementare Italiana Cittanova

Insegnante: Anastasia Puzzer Milićević


I NOSTRI VECI NE CONTA

Mio nonno se ciama Felice e sempre, ma veramente sempre el ze felice! Lui me conta sempre tante storie de quando el iera picio o delle leggende! E oggi ve contarò una bellisima storia che lui me ga contà!

Iera una volta un picio bambin che el gaveva 5 anni. Ma lui voleva lavorar e cusì el andava per case zercar lavor. Nissun non lo voleva cior perché el iera picio e tutti ghe diseva „Va ciuciar latte!“ Ma un signior lo ga ciolto e ghe ga dito che el vadi cior legni in bosco per far fogo. Lui xe andà, però quando el ze tornà del Signor, el Signor ga restà stupì perché lui invece de cior un pochi de legni del bosco, el ga netà tutto el bosco e non xe restà neanche un albero. El Signor ga mandà el picio in bosco per ingrumar sparuzi. El paron ghe ga dito ai cacciatori che i ghe sbari al bambin con i bulini, però quei che non fa sai mal! El bambin invece de sentir el dolor, lui pensva che xe mosche! El signior ghe ga dà ancora un lavor, quel de andar scavar un buzo e tirar tutte le piere fora. Lui xe andà e come el scavava el campanil ghe ga cascà in testa e lui diseva: ''Che bel capelin che go! Vado subito del mio paron mostrarghe.“ Quando ghe ga mostrà al paron el suo capelin, al paron ghe xe vegnù mal!

El giorno dopo, quando el xe vegnù cior la paghetta, la moglie la ga verto la porta e la ghe ga dito che el vadi su del lui! Quando el se vegnù su, el paron non voleva che lo trovi perché el gaveva paura che ghe farà mal! Cusì el bambin ga ciapà el sopranome de „Giavolin“

 

motto PAPERINO 1,2,3                 Linda Baissero

 Classe VIII Scuola Elementare Italiana Cittanova

Insegnante: Anastasia Puzzer Milićević

I NOSTRI VECI CONTA

Era una nebbiosa sera d' autunno quando io e i miei amici decidemmo di riunirci a casa mia per vedere un paio di fil dell'orrore. Le bevande e gli spuntini erano pronti, rimaneva da accendere la tv. Monica fece per premere il pulsante quando le luci del soggiorno e del resto della casa si spensero. Per un momento ci fu il buio più totale, ma subito dopo vedemmo una luce fioca avanzare verso di noi. Lo scricchiolio del pavimento ci fece pensare al peggio… ma poi una voce conosciuta ci rassicurò : „ Ve servi qualche candela?“. Era il mio nonno Romano, per fortuna. All'unissono femmo un sospiro di sollievo, dopodichè ci diede un paio di candele già accese. „ Non gavè miga ciapà paura?“ ci chiese „ Questo non xe niente… ai mii tempi se credeva de tuto dai strighi ai spiriti maligni. Per esempio el „kaznik“ jera quei nati con la coda e co i naseva la levatrice doveva zigar ala finestra tre volte „ Xe nato el kaznik!“ così la ghe tirava via el poter per far maledizioni. Sti kazniki jera combatudi dai „ nati con la camiza“ che i poteva eliminar le stregarie e combateva i strighi. E con la „macka mora“ , mamma mia… i dizeva che jera uno spirito, una vecia che la podeva rimpiciolirse e pasar per i buzi dele seradure e che la vegniva de note e la ciuciava le tete delle persone, anche se la gavema una predilizion per i omini. La jera picia , picia ma co la se pozava sul peto la se ingrandiva e col suo pezo la sofigava le per5sone che no le podeva respirar e dormir . Ogni paese gaveva una vecia che i pensava che xer la macka mora e quando i la vedeva, povera i ghe zigava de tuto. Inoltro sto spirito jera sai puntiglioso. La gente davanti le camere i meteva una scova de paja e la macka mora doveva contartuti i fili de paja dela scova prima de3 poder entrar, jera più forte de ela. Cusi pasava tuta la note e non la entava perchè col giorno no la podeva più rimpiciolirse. In realtà cari mii, la storia dela macka mora no jera altro che ste persone stanche de lavorar in campo che de note non le rivava respirar e gnanke dormir. Ma anche i kazniki jera fioi che naseva con un tochetin de pele sul de drio e i nati con la camiza i naseva con la secondina o placenta ancora adoso“.

Eravamo tutti intorno a lui ad ascoltarlo. „ ma nonno, che paura voi a vivere con la paura di questi mostri. Noi sappiamo che è tutto finto, come nei film, ma voi ci credevate veramente!“. „ E si. Te digo mi che i ghe lasava anche la pele dala paura. Leteralmente! Giovanin, un mulo de Kovri, un paese vizin el tornava dal balo e pasando vizin el cimitero el ga visto due corni vizin el muro. „ I strighi!!“ el ga pensà e via lui el scampa però con sti corni che ghe coreva drio. E el coreva lui fin a casa, su per i scalini e el strigo vanti drio de lui in sua casa. Corendo el ga cascà par tera: morto dala paura. La matina dopo i lo ga trovà davanti al balador morto e vizin de lui la sua cavra che la jera scampada e la jera andada magnar l'edera che creseva sul muro del zimitero.“

„ Aiuto! Poveri voi a quei tempi. Ma bisogna esser anche un po' sturletti per crederci…“ disse Marco.

„ Più che sturli, spauridi caro mio. A quei tempi non gaveimo né telefonini inteligenti, né tv, né computer da dove podeimo saver che ste storie no xe vere. Però adeso me go modernizà anca mi un poco…“ Tira fuori il suo smartphone e con estrema pazienza mise „ la mula de Parenzo".
Non ci restava altro che cantarla insieme per concludere una serata all'insegna dell'orrore; storie di strighi e spiriti del mio caro nono.

 

motto LETU                                        Letizia Turcinovich

Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Doris Ritossa

Cosa farò da grande
Io sono ancora piccola per decidere cosa fare da grande, ma comunque tutti possono sognare “ad occhi aperti“. Ho tanti progetti nella vita e dopo un
po’
pensandoci bene ho deciso di fare l'architetta come mio papà. Mio papà mi dice che l'architettura è molto impegnativa, ma anche divertente. Ho tanti progetti di case perché mi piace disegnare nel tempo libero. I miei genitori sono d’ accordo sulla mia decisione. Da grande vorrei però fare anche tante cose nel mio tempo libero: praticare equitazione e fare dolci per me e la mia famiglia.
In ogni caso, sono ancora piccola e ho tanto tempo per decidere

 

motto SKISKI                               Dorotea Gorski

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Doris Ritossa

COSA VOGLIO FARE DA GRANDE
Sono ancora indecisa riguardo il mestiere che farò da grande. Mia mamma vuole che faccia la modella ma a me l'idea non è che piaccia tanto. Io vorrei fare il chirurgo, la patologa, la scienziata che cerca rimedi alle malattie rare o forse anche la pasticcera.
Sinceramente non so neanch'io perché voglio fare il chirurgo, forse perché mi interessa il corpo umano, la patologa perché a volte qualcuno muore e non se ne sa la causa. Io voglio scoprire qual è la ragione che ha causato la morte... Vorrei fare la scienziata che cerca rimedi alle malattie rare e gravi perché voglio aiutare tutte le persone che sono intrappolate tra dolori e sofferenze, trovare una via d'uscita per creare un mondo dove dolori, sofferenze, rischi di morte non esistono ma dove esiste solo l'amore, la felicità, la serenità perché tutte le persone devono avere diritto ad una vita bella e serena.
Infine vorrei fare anche la pasticcera perché penso di essere molto creativa e brava con i dolci.
Insomma, da grande voglio fare tanti mestieri ma ora è ancora presto per pensare a queste cose, in fondo ho solo undici anni e frequento la quinta classe. Fino ai diciotto ce ne vuole di tempo... intanto mi diverto e penso a giocare finché posso!

 

motto  ZOOLOGA                                 Živa Kutnar Jeričević

Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Doris Ritossa

DA GRANDE FARÒ
Da grande vorrei fare tante cose. Per ora sono ancora indecisa tra l’essere attrice o studiare zoologia oppure come hobby addestrare i cani. Tutte queste cose mi piacciono tanto. Vorrei fare l’attrice perché quando guardo i film d’avventura o in generale quelli molto interessanti, con delle attrici che recitano molto bene, resto sempre a bocca aperta.
Studiare zoologia è la mia seconda scelta perché mi piacciono tanto gli animali e mi piace andare anche in giro per il mondo. Tutte queste cose puoi farle con questo tipo di lavoro.
In fine, vorrei addestrare i cani, perché già lo fa mia sorella , e mi piace un sacco!
Mia mamma dice che io sarei portata per fare la modella, ma a me questo lavoro non piace tanto, perché lo puoi fare per poco tempo e ho sentito dire che dà poche soddisfazioni.
Ma... in fondo ho ancora tantissimo tempo per decidere che cosa farò da grande.

 

motto AMOCANTARE               Eni Del Cont

Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Doris Ritossa

LE MIE PROPOSTE PER CAMBIARE IL MONDO... IN MEGLIO
Il mondo futuro dei film

Sono solo una bambina, ma vorrei cambiare il mondo. Vorrei cambiare il mondo in meglio affinché tutti gli abitanti della Terra imparino a riciclare per poter un giorno andare in spiaggia senza lamentarsi e dire: „Che sporco!“.
Vorrei che non ci siano più guerre e che gli uomini non siano più costretti a scappare dalle loro case, e che ci sia pace. Sarebbe bello vedere finalmente una
colomba bianca con un ramoscello d'ulivo nel becco, dopo tutte queste guerre!
Oggigiorno noi inquiniamo sempre di più, perché
costruiamo tante fabbriche ed automobili che rovinano l'ambiente. Usiamo l'acqua potabile per delle cose
superflue e se non iniziamo a risparmiare l'acqua, tra qualche millennio non avremo più di che dissetarci.
In un futuro prossimo non mangeremo più, ma berremo pillole che ci daranno tutta l'energia che ci servirà e staremo tutto il giorno al computer e sui
telefonini, e non ci vedremo più di persona, ma solo attraverso uno schermo. E quando qualcuno della nostra famiglia morirà, noi neanche lo sapremo.
Al posto di partorire, le mamme andranno in un ospedale e diranno: „Datemi un bebè con i capelli castani e gli occhi verdi“, e i dottori lo faranno così.
Queste cose le so perché le ho viste in vari film che parlano del futuro.
Sinceramente queste previsioni riguardo il futuro mi hanno spaventata perché non vorrei che vada a finire in questo modo. Secondo me sarebbe bello se tra
qualche millennio il mondo fosse ancora bello come adesso, con tante piante ed animali.
L'unico modo per evitare tutti questi disastri è stare attenti e prenderci cura del mondo in cui viviamo!

 

motto ROCK                              Chiara Rocco

Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Doris Ritossa

LE MIE PROPOSTE PER CAMBIARE IL MONDO... IN MEGLIO

Non ci penso molto spesso a cosa potrei fare per migliorare il mondo ma sono sicura che uno dei problemi più grandi del mondo sia l’ingordigia e la cattiveria dell’uomo.
Una delle cose più sconvolgenti delle quali si parla al telegiornale è la morte. Non ho mai capito il senso della guerra e credo che nessuno lo capirà mai
realmente. E' inaccettabile come la gente possa rimanere così indifferente davanti a scene del genere. La guerra porta solo morte e miseria. Posso capire quando succedeva in passato, quando la gente non aveva la fortuna di essere istruita e perciò non sapeva come usare il potere della parola per risolvere i problemi, ma se succede nel ventunesimo secolo non lo si può accettare!
Riflettendo sul mondo che mi circonda un altro mio parere e' che il mondo in cui vivo sia molto falso e carente di accettazione. Molti non accettano varie cose e non hanno un proprio pensiero. Non sono troppo informata, ma sono sicura che la gente ormai non abbia un’idea propria delle cose, ma semplicemente si unisce alla massa e dimentica uno dei propri diritti principali, cioè esprimere la propria opinione.
Credo che molta gente di oggi abbia troppi pregiudizi. Colui che giudica si dovrebbe chiedere se lui avrebbe
potuto fare di meglio e poi giudicare il lavoro
degli altri...Perciò
credo che un po' meno di giudizi negativi farebbero meglio al mondo, perché tutti sanno parlare male ma pochi sanno trovare il lato positivo di ogni cosa.
Però
sulla cima della mia piramide delle cose bruttissime di questo mondo ci sta purtroppo la parola „tempo“ . Perché  a tutti „di regola“ manca più tempo, il
tempo di fermarsi e
osservare il mondo attorno a loro e il tempo di riflettere su di esso. Io personalmente noto che la gente è costantemente in movimento,
passano da un lavoro all’altro,
i genitori non hanno tempo per i figli e i figli non hanno tempo per i genitori. Se andiamo avanti di questo passo smetteremo
di dormire e di goderci la vita. Le
cose piu' affascinanti sono state scoperte quando la gente aveva tempo di osservare, di pensare e riflettere.
Io credo che quest’ ultimo sia il problema piu
grande perche se una persona non ha tempo per se stessa e per gli altri, prima o poi impazzisce.
Io vedo nella gente che mi circonda che nessuno ha tempo. Il
loro passo è veloce e frenetico, tutti corrono continuamente da qualche parte....
credo che rallentando
un po' i tempi della vita odierna il mondo potrebbe essere molto più sereno. Spero che un giorno l’uomo potrà accorgersi di questi piccoli ma significanti problemi che molto spesso vengono tralasciati. Noi tutti solo ci illudiamo di vivere in un mondo perfetto ma se ci impegnassimo
veramente, un mondo migliore non sarebbe poi un traguardo così lontano.
 

motto SENSANOME                   Lara Kercan

 Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

Insegnante: Luciano Sugar

"I nostri veci ne conta" Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia.

Mio nonno
Spesso mi sento dire che la nostra generazione è molto fortunata perché viviamo nell'abbondanza e non ci mancano certo le comodità. Pensandoci bene è proprio come dice Jovanotti „Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno, sono fortunato perché non c'è niente che ho bisogno. “ Quando sento queste parole, mi ricordo i racconti di mio nonno, quando al pranzo della domenica o per le festività noi nipoti un po' schizzinosi non volevamo mangiare questo o quello e poi lui ci raccontava di cosa voglia dire aver fame. Perché mio nonno, generazione del '46, come diceva lui, nato nel dopoguerra, ottavo figlio di un povero pescatore, ha spesso sofferto la fame. Suo padre Andrea aveva una piccola rete con la quale andava a pescare e la mamma Maria andava a piedi fino a Villa di Rovigno a vendere il pesce o a scambiarlo per patate, verdura o altro.
Quindi, i piatti non erano sempre pieni, si mangiava si, ma poco.
Lui ed i fratelli sono cresciuti, come tanti a quel tempo, di amore e a polenta preparata nel calderone. In famiglia si mangiava polenta con le menole più scarse, con polpettine di pesce „Sensanome“. Anche il brodetto veniva fatto con il pesce più
scarso, perché quello migliore andava venduto. Loro la carne non la mangiavano, se c'erano i soldi per comprarla, l'unico a mangiarla era il papà che lavorava. „Oggi mangiano prima i piccoli, ma una volta non era cosi,“ mi diceva ogni volta che sentiva lamentele sul piatto vuoto.
Il nonno ci raccontava che lui amava la minestra di orzo, ceci (pisciol) e lenticchie (lente) e soprattutto gli gnocchi che però si preparavano solo nei giorni di festa, come i dolci
rappresentati dalle „ frittole“ o da „maccheroni dolci“.
Sorrido quando nel piatto a pranzo vedo gli gnocchi, perché il nonno una volta raccontò a noi nipoti una strana storia, che non so se sia vera o no, anche se le prozie dicono di si.
Lui ricordava un pranzo di Natale dove la mamma aveva preparato gli gnocchi in sugo con la carne per tutti. Lui e le sorelle più piccole mangiavano felici essendo una delle rare volte in cui mangiavano carne anche loro e ogni tanto la sorella più vecchia Palmira, miagolava. Loro non ci davano molta importanza e si godevano il pranzo.
Nei giorni successivi però si accorsero che mancava da un po' il gatto che girava per casa e che le sorelle di mio nonno avevano adottato e chiamato „Fiocheto“. Così capirono che, non avendo soldi per altro, il papà aveva accoppato il gatto e se l'erano mangiato in sugo con gli gnocchi il giorno di Natale. Lo trovo divertente ma anche molto triste, se penso che, per sfamare la propria famiglia un uomo ha dovuto ammazzare il gatto delle figlie. In fondo parliamo di solo 65 anni fa, non di secoli fa. Se si pensa come e quanto le cose siano cambiate sembra incredibile.
Da questi e da tanti altri racconti sulla difficile vita di mio nonno da bambino, le privazioni che ha vissuto, il fatto che per aiutare in famiglia andò a lavorare a soli 11 anni, capisco perché ci teneva tanto ai pranzi della domenica e alle feste con la tavola imbandita di ogni delizia e tutto in gran abbondanza. Credo volesse in qualche modo recuperare e offrire alle figlie e a noi nipoti quello che a lui da bambino era mancato.
Ora che il nonno non è più con noi, per rendergli onore, ci riuniamo spesso tutti a pranzo la domenica e alle feste a casa di mia nonna. Mangiamo tutti assieme ricordando i suoi racconti e aneddoti, ma soprattutto l'affetto e la generosità di un omone dalla pelle scura e ruvida battuta dal vento e dalla salsedine, dalle mani crespe e indurite dal lavoro, ma con un cuore grande dedito al bene delle figlie e d
ei suoi quattro nipoti.

 

 motto MERAVIGLIA                        Alice Zenko Perica

Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l'infanzia. Qual è il cantuccio che parla al "tuo cuore“ e spiega perché.

Il cantuccio del mio cuore

L'infanzia è il periodo in cui si vive la più totale armonia. In questo arco di tempo puoi giocare e fare tante altre cose che quando si è più grandi non si possono più fare. Tutti noi abbiamo un posticino, un cantuccio che ci ricorda qualcosa di quando eravamo più piccoli. Il mio luogo speciale che richiama alla memoria tutta la mia infanzia è la casa di mio nonno. Quando sono lì, sento sempre un meraviglioso profumo: il suo. Tutto ciò che mi circonda, mi ricorda di quando ero piccola e ci venivo a giocare e stare con lui.
La casa del nonno è come una villa, solo molto più piccola. Prima di entrare c'è un cancello a forma di cuori di colore bianco e rosso che mi fa rivivere tutto il tempo e la fatica che il mio nonno ed io impiegavamo a verniciarlo. Poi c'è un grandissimo giardino in cui tanto tempo fa tenevo tre tartarughe. Un giorno però non le trovai più e il nonno mi disse che dovevano fare un viaggio. Mi ricordo che piansi tanto, ma dopo tante carezze affettuose del nonno mi passò. La cosa che mi era sempre piaciuta di più è la terrazza con la splendida vista al mare e alla "nostra" spiaggia. Come se non bastasse, vedo ancor oggi il nonno che faceva il pesce alla griglia sotto il sole più forte… E io che lo guardavo impaziente e gridavo ogni tanto: "Ive, quanto ancora? Ho fame da morire!" Il nonno era l'unico che chiamavo per nome; chissà perché. Amavo andare con lui nella nostra spiaggia "privata" perché non c'era nessuno tranne noi due. Adesso, che quella spiaggia non c'è più, è tutta distrutta, mi ricordo quando per la prima volta ho nuotato senza i braccioli, quando abbiamo mangiato chili e chili d'anguria, abbiamo fatto il bagno notturno...

Adesso mio nonno non c'è più e il mio luogo speciale è in vendita. Ma quella casa, quel posto rimarrà sempre nostro. Sono rimasti lì tutti i ricordi, ma quelli più belli li custodisco nel mio cuore.
 

motto MESSI 10                       Nereo Šoić

 Classe VI Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 Le tue proposte per cambiare il mondo… in meglio

Un mondo migliore

Prima di tutto vorrei presentarmi. Sono un ragazzo di dodici anni. Io nel mio piccolo mi rendo conto che non posso contribuire molto a cambiare il mondo, però cercherò di esporre alcuni miei punti di vista che forse tutta la società renderebbe più umana, tollerante e consapevole. In primo luogo si dovrebbero adoperare di più le buone maniere e il dialogo. Penso che la maleducazione sia come un veleno contagioso. Siamo testimoni ogni giorno sia tra noi ragazzi che tra gli adulti che ci sia un forte desiderio di sopraffare l'altro senza pensare alle conseguenze. Ritengo che il rispetto e le buone maniere ti permettono di dire e fare qualsiasi cosa basta aspettare il momento giusto, il luogo e adoperare espressioni giuste.
In secondo luogo noi ragazzi siamo soprassediati da uno spirito di aggressione. Sia sui videogiochi, nei film e quello che più mi preoccupa sono le guerre nel mondo. Tutto questo mi rende triste, perché la gente deve lasciare la propria terra per cercare una dimora più o meno sicura, un' occupazione e i figli un'istruzione, tanto utile e necessaria per tutti. Essere profughi ci si sente soppressi, malinconici e più delle volte aggressivi.
Vorrei che non ci fosse più tanto prestigio e rivalità nel mondo ma che tutti i popoli potessero collaborare, confrontarsi e contribuire a una vita più tranquilla e serena. Come dice un detto: “ L'unione fa la forza“.
Vorrei che gli adulti ci ascoltassero e dialogassero senza essere subito respinti. Io sono consapevole che dobbiamo ancora molto apprendere dalla vita e dalla società. La vita frenetica che si vive oggi solo con i cellulari, i messaggi, i tablet non ci rende felici perché non siamo a contatto diretto con l'interlocutore.
Penso che così si perde lo spirito della quotidianità e dell'esporre le nostre motivazioni e gli affetti.
Penso che dobbiamo essere disposti al compromesso per venire incontro alle esigenze altrui.
L'obiettivo, dunque, non dev'essere avere la meglio sulla controparte, ma risolvere bene il conflitto; fare in modo cioè che i diritti e le esigenze di tutti vengano, almeno in parte, soddisfatte. Vorrei che il risultato di qualsiasi dibattito fosse un compromesso.
Infine vorrei che l'umanità non fosse concentrata solo su un obiettivo, quello di essere i più potenti, ma di mantenere un atteggiamento più naturale possibile. Penso che ciò eliminerebbe il rischio di far pensare che non comprendiamo o siamo indifferenti.
Io nel mio piccolo ho cercato di esporre quello che io cercherei di fare. Ritengo se ognuno avesse un po' più di tolleranza, dignità e dialogo ci sarebbe più complicità tra gli esseri umani.
La vita umana è breve e cerchiamo di renderla migliore non solo con la valorizzazione delle cose materiali ma con l'affetto e comprensione uno nei confronti degli altri iniziando da noi ragazzi. Le cose materiali passano e non hanno un'anima invece un colloquio sano e costruttivo ci rende più forti e consapevoli di quello che stiamo facendo.

 

                                                                                           motto SEAN@ARES              Luka Bukša  

 Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

Traccia 1: "I nostri veci ne conta" – Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia.

 Una Pasqua fiumana 

In casa nostra si dà molta importanza alle tradizioni, merito di mia nonna  alla quale usi e costumi fiumani sono stati trasmessi da sua nonna. Le feste in casa di mia nonna servono pure per riandare ai vecchi tempi di quando nonna era bambina e la tavola era imbandita di leccornie appunto in occasione delle festività. Quest’anno abbiamo festeggiato la Pasqua a marzo con un tempo non proprio dei migliori e la nonna ha ricordato che invece ai suoi tempi in quest’occasione si indossavano i vestiti con le maniche corte. A me la Pasqua piace moltissimo non solo perché la tavola è riccamente imbandita ma soprattutto perché è ricca di colori. Per Pasqua in casa di mia nonna si fanno merenda e pranzo luculliani. Nonna racconta spesso di come si festeggiava ai suoi tempi e cerca di rispettare tutte le consuetudini. A merenda si mangiano uova sode e scalogno, prosciutto crudo e cotto con il cren, insaccati vari e cipolline, il tutto accompagnato da una fetta di odorosa “pinza” e da un “siser” per noi bambini. Il pranzo è a base di agnello. Tutte queste prelibatezze hanno una loro storia e grazie a mia nonna la tradizione in casa nostra si tramanda da generazione in generazione e lei non manca mai di raccomandarmi che, una volta adulto e sposato non dimentichi di mantenere vivi usi e costumi fiumani e li faccia rispettare da mia moglie e dai miei bambini.

Le uova di Pasqua sono allegramente colorate: nel cestino al centro della tavola fanno bella mostra tante uova sode che la nonna ha colorato con le bucce di cipolla e sono diventate marroni, con l’aqua della rapa rossa e di conseguenza sono rosse oppure verdi quelle bollite nell’acqua della bietola. Tutti accorgimenti naturali che non possono far male a nessuno. Le uova sembrano ricoperte di pizzo perché la nonna le decora con le foglioline di prezzemolo e quando sono cotte toglie le foglioline e lucida le uova con una morbida pezza imbevuta d’olio. Un antico detto fiumano assicura che per Pasqua puoi fare una scorpacciata esagerata di uova e prosciutto e che non ne risentirai le conseguenze ma probabilmente ciò valeva per i tempi in cui uova e prosciutto erano un lusso.

La merenda di Pasqua è una gioiosa tradizione, molto sentita a Fiume anche se, dice mia nonna, la festa è stata sfacciatamente commercializzata e si riferisce alle uova di cioccolato e alla colomba che “sono dei tempi recenti”.  La mattina della Domenica di Pasqua le donne vanno a messa e portano a benedire una parte delle delizie che offriranno a merenda perché è molto importante che ogni commensale  assaggi un uovo sodo e una fetta di “pinza” e scalogno benedetti. Una volta quando esistevano le cucine economiche a legna  che a Fiume si chiamavano “sparghet”, era consuetudine raccogliere la buccia dell’uovo e le briciole della “pinza” benedetta e farle bruciare perché il fumo raggiunga il cielo.  A Fiume questo antico uso non si è perso del tutto e infatti un’amica di mia nonna provvede a far benedire uova, “pinza” e scalogno e ci porta pure un rametto di ulivo che ha fatto benedire in chiesa la Domenica delle Palme. Io non mangio lo scalogno né le cipolline, sono troppo forti, però mangio a sazietà il prosciutto crudo accompagnandolo con il “siser” che la nonna non fa mai mancare a mia sorella e a me. Il “siser” è una morbida treccia dolce intrecciata intorno ad un uovo sodo e assomiglia a un bambolotto. Ma è squisito, zuccheroso e fragrante, un dolce caratteristico che si mangia solamente a Pasqua. Anche la “pinza” è un dolce pasquale, molto buona, tipica proprio di Fiume. Assomiglia a una pagnotta rotonda fatta di farina e molte uova così che si presenta bella gialla, dolce e profumata. Questi dolci li mangiamo solo a Pasqua: nonna rispetta molto le tradizioni e le stagioni. In casa sua si mangiano verdura e frutta rigorosamente di stagione e ogni ricorrenza ha i suoi dolci e la specifica preparazione della carne o del pesce.    

Se il pranzo pasquale è a base di agnello, il Venerdì Santo, giorno di magro si consumava brodo “brustolà, verze in tecia e baccalà” mentre oggi si va al ristorante a mangiare il pesce. C’erano stati anni in cui il baccalà era introvabile a Fiume e allora la nonna di mia nonna lo procurava dai marittimi. In tempi più recenti ma per me sempre lontani lo andavano a comprare a Trieste. Il pranzo di Pasqua è ugualmente importante ma non tanto quanto la merenda. Da nonna la tavola è un tripudio di cose buone: antipasti di tutte le specie, un  primo che può essere un profumato brodo oppure verdure gratinate e poi agnello in forno con patatine novelle. Nonna dice che il miglior agnello è quello di Cherso ma lei per anni ha preparato arrosto di agnello proveniente dall’isola di Pago. Gli agnelli delle isole del Quarnero hanno la carne profumata, dolce e tenera perchè le pecore pascolano all’aperto  cibandosi di erbe aromatiche, officinali, che danno alla carne un particolare sapore.

Il pranzo di Pasqua si conclude con la rottura dell’uovo di cioccolato alla ricerca della sorpresa che contiene. Quando ero più piccolo facevo fatica ad arrivare alla fine del pranzo perché non vedevo l’ora di rompere l’uovo e vedere la sorpresa che conteneva. Erano sempre cosine simpatiche, giocattolini, minuscoli puzzle, ecc. che  ancora oggi conservo.

 

                          motto CAVALIERE SENZA MACCHIA E SENZA PAURA             Amadej Prelc

 Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

Insegnante: Pia Ernestini

 Pregi e difetti del mondo moderno

Il mondo moderno è come una medaglia a due facce: ad ogni aspetto positivo ne corrisponde uno negativo. I pregi e i difetti del mondo moderno sono diversi. L’urbanizzazione ha semplificato l’esistenza e la quotidianità degli esseri umani però abbiamo perso il contatto con la natura che invece avevano i nostri nonni o bisnonni quando vivevano nei loro villaggi in campagna. Tutto è iniziato nel XIX secolo quando l’industria è nata in Europa e si è diffusa nel resto mondo. La gente di campagna si trasferiva nelle città per trovare un lavoro fisso. L’Europa è stata il centro nevralgico dell’industrializzazione. Oggi le industrie europee si trasferiscono in Cina e nel sud dell’Asia alla ricerca di forza lavoro a basso costo. Il difetto dell’industria è che rilascia nell’aria sostanze nocive che surriscaldano il clima e mettono a rischio la salute.
Negli ultimi decenni la medicina e l’industria farmaceutica hanno scoperto le cause e cure per molte malattie. Noi Europei possiamo ritenerci contenti perché abbiamo buoni ospedali, case della sanità e ambulatori privati che possono aiutarci a prevenire e a curare le malattie. Ma non in tutte le parti del mondo possiamo trovare questi servizi perché si trovano soprattutto nei paesi più sviluppati e ricchi. Questi sono di qualità inferiore e sono poco presenti nelle aree più povere dell’Africa, dell’America Latina, del mondo islamico e nelle zone di guerra. Il problema principale la mancanza di igiene che provoca una rapida diffusione delle malattie. Se ci fosse un’ igiene migliore e più ospedali le morti sarebbero minori e di conseguenza ci sarebbero più persone ed esse farebbero qualcosa per migliorare il proprio stato. Nei prossimi decenni sarà indispensabile creare e diffondere nuovi farmaci perché i batteri stanno diventando sempre resistenti ai medicinali. Nei prossimi decenni dovremo essere attenti perché il virus può mutare e trasformare un mal di testa in un’epidemia mondiale.
Il mondo è diventato più piccolo grazie all’invenzione di Internet. Trovi velocemente informazioni per svolgere le relazioni e i compiti per la scuola, resti in contatto con i tuoi amici e sei connesso con tutto il mondo. Anche Internet ha i suoi lati negativi: puoi diventare dipendente dai dispositivi che si collegano alla rete e conseguente asociale perché inizi ad isolarti dal resto del mondo reale, qualche hacker può rubare la tua identità e spendere i tuoi soldi.

In conclusione, direi che dobbiamo diminuire gli effetti negativi cercando di valorizzare la positività del mondo moderno in modo da distribuirla a tutta la popolazione.


motto RICCARDO CUOR DI LEONE            Matija Penca

 Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

Insegnante: Pia Ernestini

I NOSTRI VECI NE CONTA

Le storie dell’infanzia, trascorse tra Valetta e Pirano, della mia bisnonna mi coinvolgono sempre. Vi racconterò una storia. Tutto succedeva circa ottanta anni fa. La mia bisnonna viveva a Valetta con suo fratello e sua sorella. Ogni giorno andavano a scuola percorrendo una strada molto lunga, piena di sassi e di terra. Doveva camminare a piedi nudi. Come ogni giorno la mamma li svegliava molto presto, quando il sole ancora non era sorto. La mia bis nonna, allora ragazzina, si vestiva con vestiti vecchi e usati anche giorni prima, prendeva un sacchetto con un pezzo di pane dentro e si dirigeva verso la valle. Aveva i piedi nudi, per non rovinare le uniche scarpe che aveva. La strada fino alla scuola era così lunga che spesso si distraeva. Si arrampicava sugli alberi, andava a bere acqua dalle sorgenti, incontrava gente e chiacchierava a lungo con gli animali che incontrava. Ma le scarpe dalle mani non le toglieva. Le teneva strette strette, perché erano le uniche che aveva. Pensava sempre: “Chissà se mai riceverò scarpe nuove?” Ma intanto le ore del cammino si allungavano. Quando arrivava a scuola, indossava le scarpe e entrava in classe. La maestra la guardava molto sorpresa e stupita, perché la lezione era quasi finita.
Purtroppo come spesso succedeva, aveva perso tutta la lezione e doveva rimanere a scuola in castigo. A lei non era chiaro perché veniva castigata. La colpa non era mai la sua. Al tramonto tutta triste ritornava a casa, ma sempre a piedi nudi e con le scarpe in braccio. Quando faceva tardi a scuola, l’insegnante era molto arrabbiato. A quei tempi quando si faceva qualcosa che non andava bene durante la lezione gli insegnanti potevano metterti in castigo e ti punivano. Per esempio dovevi andare a prendere un bastone e con quello il maestro cominciava a battertelo sulle tue mani. Una delle punizioni più gravi era quella quando l’insegnante spargeva il sale per terra e dovevi inginocchiarti sopra di esso. Alla mia bisnonna era successa questa punizione un paio di volte. Quando finiva il castigo, tornava al posto e continuava a seguire la lezione. Le storie che mi raccontava la mia bisnonna erano le migliori. Adesso le sue storie non le posso più ascoltare perché è venuta a mancare. Le sue storie le ricorderò per sempre.

 

motto CANTANTE                       Gea Gojković

Classe II - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Livia Franco Pavlović

Cosa voglio fare da grande... 

Da grande voglio fare la cantante perché mi piace cantare. La mamma mi dice sempre che ho una bellissima voce. Quando sarò una cantante, canterò tante canzoni e avrò tanti ammiratori. Farò tanti concerti. Il mio gruppo si chiamerà “Siamo nati per cantare”. Voglio diventare famosa e comparire sulle prime pagine dei giornali e in televisione. Scriverò canzoni che parleranno d’amore e d’amicizia.

Penso proprio che sono nata per cantare!


motto ARCHITETTO                              Riccardo Poldrugovac

Classe II - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Livia Franco Pavlović

Cosa voglio fare da grande... 

Io, da grande, voglio fare l'architetto per poter realizzare tutte le mie idee. Mi piacerebbe disegnare tante belle case con dei grandissimi giardini. Vorrei anche rinnovare case vecchie e arredarle. Nella mia città costruirei strade moderne così la gente non perderebbe tanto tempo nel traffico. Farei anche un progetto per costruire una casa-parcheggio di almeno tre piani per risolvere il problema del parcheggio in centro città.

Se un giorno diventerò architetto, di sicuro costruirò un grande parco giochi per i bambini.

 

motto FIUMANA                         Alessia Marot

 Classe V Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

Insegnante: Sara Vrbaški

Le mie proposte per migliorare il mondo...in meglio

Per migliorare il mondo c'è prima di tutto bisogno di fermare le guerre, perché le guerre indeboliscono le persone. Distruggono città e stati. Milioni di persone muoiono ogni giorno. Nei momenti di pace, bisognerebbe far firmare a tutti i politici un documento: ognuno di loro dovrebbe scrivere cosa farà quell’anno e se poi non manterrà le promesse, perderà subito il potere. Così il mondo sarebbe un posto migliore.
Il mondo non sarebbe lo stesso senza alberi, piante e animali. Per questo ogni città dovrebbe avere un progetto per salvaguardare e conservare la natura e le sue bellezze. Ci dovrebbero essere tanti parchi per bambini e anche per cani. Nelle città molto grandi e lontane dalla natura si potrebbero fare grandi parchi dove tutte le famiglie andrebbero in gita.
In ogni città dovrebbero esserci dei contenitori speciali per le piante che vengono tagliate dall’orto. Così ogni abitante che ne avesse bisogno potrebbe ricevere del concime per le proprie piante. Con tanto verde intorno e con la pace il mondo sembrerebbe un posto fantastico.
Le persone che abitano nei grattacieli e nei condomini stendono i panni fuori dalla finestra e questo non è né bello da vedere né tantomeno pratico, perché spesso sotto alle loro finestre c’è la strada. Per questo motivo in ogni grattacielo o condominio dovrebbe esserci un cortile interno.
Per le persone benestanti a questo punto il mondo sarebbe perfetto, ma per i senzatetto no. Per questo motivo ogni persona benestante dovrebbe dare un contributo ad aiutare i poveri senzatetto. Si dovrebbero organizzare incontri tra alunni di scuole diverse. Le scuole farebbero insieme dei laboratori riguardo al loro territorio, i bambini si divertirebbero e imparerebbero tante cose gli uni dagli altri. Dopo lo sviluppo di questi laboratori gli alunni meritevoli, volendo, potrebbero cambiare classe trasferendosi in un’altra scuola per un breve periodo di tempo per conoscere in questo modo amici nuovi, vedere come funzionano le altre scuole ecc. Ai pensionati non bisogna diminuire la pensione, loro vivono soltanto di questo e ne hanno bisogno. Ai giovani che appena cominciano a lavorare la paga dovrebbe essere maggiore rispetto a quella degli altri perché devono comprare una casa e far crescere i bambini.
Le persone dovrebbero andare in pensione intorno ai 55 anni, mentre si è ancora sani e pieni di energia. Questo piacerebbe tanto ai nipoti che si potrebbero divertire insieme ai nonni tutti i giorni della settimana. E sarebbe molto più facile per i genitori che di solito lavorano tanto. Le mamme non dovrebbero cucinare ogni giorno. Quando i genitori vengono a casa potrebbero soltanto giocare con i bambini e aiutarli con lo studio.
Con queste proposte, il mondo sarebbe perfetto. Comunque, dobbiamo essere felici di quello che abbiamo. Accontentiamoci dell’amore che ci circonda, apprezziamo i nostri genitori che ci dedicano tutto il tempo a loro disposizione. Cerchiamo di essere gentili con gli altri, aiutiamo chi ne ha bisogno e rispettiamoci. Così ognuno di noi può contribuire a migliorare il mondo.

 

motto FARMACISTA                 Nour Kilani

 Classe V Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

Insegnante: Sara Vrbaški

DA GRANDE VORREI FARE...

Ciao, mi chiamo N e frequento la quinta classe della scuola elementare. Non so ancora con certezza che cosa vorrei fare da grande, perciò inizio con presentarvi i lavori dei miei familiari. Mia mamma lavora in farmacia e vende molti farmaci al giorno, invece mio papà è un commerciante di legno che ha molti amici colleghi di lavoro. Mio nonno è un medico, invece mia nonna è una giornalista del famoso quotidiano „La Voce del popolo“.
Quando avevo appena compiuto sette anni ho cominciato a pensare ai lavori che potrei fare. Pensavo che fare la dottoressa fosse un lavoro semplicissimo, invece grazie a mio nonno ho capito che non era proprio così. Quando visitavo i nonni il mio giocattolo preferito era lo stetoscopio perché ascoltavo sempre il battito del cuore di mia nonna. Quando avevo otto anni non ero proprio sicura del lavoro che avrei voluto fare, ma la mamma mi diceva che innanzitutto bisogna sudare per ricevere bei voti a scuola, e che appena dopo potrò scegliere il lavoro adeguato. In quel periodo stavo solo pensando ai voti e allo studio. Avevo compiuto nove anni e stavo già pianificando il mio futuro. I primi giorni dopo il mio nono compleanno erano abbastanza difficili, perché con il croato e con la maestra di croato non andavo proprio d'accordo e neanche la lingua croata mi piaceva, però appena dopo ho capito che aveva ragione. L'anno scolastico è passato bene e ho finito la terza classe con l'ottimo, grazie anche all'aiuto di mia mamma. Appena compiuti i dieci anni volevo fare la farmacista perché questo è il lavoro della mia mamma. Per farmi un' idea di come effettivamente fosse questo lavoro, mettevo sempre tre tavolini in orizzontale e sopra di essi molte scatolette vuote di farmaci che la mamma portava dal suo lavoro. Noi, a casa nostra, abbiamo un armadietto in cui stanno tutti i farmaci. Lo chiamiamo „Farmacia“. Ogni volta che facevo la mia „Mini Farmacia“, tiravo fuori tutti le medicine, ma quando bisognava rimetterle dentro...Ha! Ha! Ha! Ero sempre furba e chiedevo a mio fratello di farlo, promettendogli qualcosa in cambio.

Adesso ho undici anni e dei voti che definirei „decenti“. Fare la farmacista non sarebbe una cattiva idea...

 

motto QUINTA                                 Luciana Levanić

 Classe VIII Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

Insegnante: Sara Vrbaški

LE MIE PROPOSTE PER CAMBIARE IL MONDO....IN MEGLIO!

Per dire la verità, oggi tutti noi abbiamo il desiderio di diventare eroi o eroine per cambiare il mondo in meglio. Anche se non vogliamo essere sinceri con noi stessi, tutti noi vogliamo essere ricordati. Per l’essere umano è normale aver paura che, quando l’ultimo sospiro trova la via d’uscita dal nostro corpo, esiste la possibilità di essere dimenticati. Non dobbiamo però mai dimenticarci delle persone per le quali la nostra esistenza era speciale. Da queste persone non saremo mai dimenticati, perché – anche se è piccola – una parte di noi resterà sempre con loro. Non dobbiamo credere che la nostra esistenza dipenda solamente dal diventare grandi per essere ricordati da tutti. Il nostro sorriso non può fermare le guerre...

Il mondo cambierà in meglio appena quando i suoi abitanti smetteranno di voler essere sempre più grandi. Dobbiamo fermarci per un secondo, pensare a cosa potremmo fare per cambiare noi stessi, per poter cambiare il mondo delle persone a noi care. Se oggi chiediamo a qualsiasi persona cosa vorrebbe fare per cambiare il nostro mondo, è molto probabile che ogni secondo individuo risponda che per cambiare il mondo del quale facciamo parte si dovrebbe essere ricchi, oppure un presidente o perlomeno un re. Purtroppo sono poche le persone che sono arrivate alla conclusione che il mondo non appartiene a noi. Noi apparteniamo al mondo. Nessuno può essere più grande del mondo stesso. L’umanità può solo smettere di essere ignorante e provare ad aprire i propri occhi.
Per cambiare il mondo si dovrebbe prima sbirciare nelle teste di alcune persone, forse anche inserirci un cervello.

Sentiamo sempre parlare di come si dovrebbe smettere con l’inquinamento del nostro pianeta, di come non si dovrebbe sprecare l’acqua invano, perché ci sono i bambini dell’Africa che non ne hanno nemmeno una goccia. Le persone sentono queste informazioni ogni giorno, perché ormai non possiamo evitarle. Se tutti però desiderano cambiare il mondo, non sarebbe forse più giusto risolvere prima i problemi che ci circondano da anni? Volendo cambiare il mondo qualcuno manderebbe l’acqua che basterebbe per evitare molte disidratazioni e di conseguenza morti degli abitanti dell’Africa. Non entra in gioco la tua “ricchezza” inesistente, perché se decidi di donare cibo a chi non ne ha, sarai ricordato da questa persona, vivrai nei suoi ricordi. Per essa sarai un eroe. Uno che ha cambiato il suo mondo...in meglio!

 

motto STELLA 2                              Antonella Drandić

Classe III Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Romana Paretić

COSA FARÒ DA GRANDE... 

Io da grande vorrei fare la cantante perché penso di avere una bella voce.
Mi piacerebbe scrivere e cantare molte canzoni e diventare molto famosa.
Vorrei avere una casa grande con la piscina dove vivrei con mio marito e i miei tre bambini.
Mi piacerebbe viaggiare per tutto il mondo e visitare cosi' città e paesi bellissimi e interessanti.
Vorrei andare in Canada a trovare i miei nonni e gli zii.

 

motto ZOMBI                             Dorian Macan

 Classe III Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Romana Paretić

COSA FARÒ DA GRANDE... 

Da grande voglio fare il calciatore e andare a giocare per il mondo, in tante squadre. Voglio giocare poi definitivamente nel Barcellona, ma per giocare lì devo prima far pratica nel club calcistico del mio paese. Essendo un calciatore,  avrò tanti soldi e così mi comprerò una casa grandissima con una piscina enorme, un'automobile tipo Ferrari e una grande moto con la quale andrò al mare e in campagna.

 

motto ORSO                        Deni Piutti

 Classe III Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Romana Paretić

COSA FARÒ DA GRANDE... 

Quando io sarò grande vivrò a Barcellona in una bellissima casa con un grande prato e la piscina. Lavorerò nella mia farmacia. Gli affari andranno molto bene e così avrò molti soldi.Quando andrò a lavorare prenderò con me mio figlio che mi guarderà e così imparerà il mestiere. Nel tempo libero giocherò a calcio e voglio che mia moglie e mio figlio  vengano a fare il tifo per me.
Voglio viaggiare per tutto il mondo con la mia famiglia e voglio pure fare tante passeggiate per la città assieme a mio figlio.

 

motto SQUALO                      Evan Paljuh

Classe III Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Romana Paretić

COSA FARÒ DA GRANDE... 

Da grande voglio fare il calciatore. Voglio sposarmi, avere un figlio e comprarmi una bella moto.Andrò spesso in palestra perchè voglio essere un palestrato. Farò pure molti chilometri in bicicletta. Voglio comprarmi una casetta al mare e un camper per poter viaggiare. Voglio andare a Barcellona a vedere una partita di calcio.
Io da grande farò di tutto.


motto LUNA 2                               Trinity Pancheri

 Classe IV Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle

Insegnante: Romana Paretić

COSA FARÒ DA GRANDE... 

Da grande voglio fare la veterinaria, la dottoressa e la parrucchiera.La veterinaria perché mi piacciono tanto gli animali e anche perchè mi sono morti già tre cani e penso che gli animali abbiano il diritto di essere curati e di essere felici. Voglio fare la dottoressa perché mio nonno ha avuto un ictus e credo lui stia male, anche se non lo fa vedere. Vorrei poter aiutare tutte le persone malate e mi piacerebbe trovare la cura per tutte le malattie. La parrucchiera la voglio fare perchè mi piace creare pettinature nuove e me ne sono fatta una anch'io da sola, senza che papà e nonna se ne accorgano.

Ma vi devo confessare una cosa; a me pice molto cantare e da grande vorrei fare la cantante ma certe „ amiche“ mi hanno detto che canto male e che se un giorno salirò su  un palco, tutti si metteranno a ridere. È per questo che adesso mi vergogno a cantare davanti a tutti e non solo quando sono da sola ma pure in un coro.


motto  HARRY POTTER               Gaia Stojšić

 Classe III - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

Insegnante: Loredana Franjul

Cosa voglio fare da grande ...

Mi chiamo Gaia, ho nove anni e frequento la terza classe. Mi piace tanto fare ginnastica ritmica perché mi rilassa e mi libera dai brutti pensieri.
A scuola partecipo al gruppo di filodrammatica e sono iscritta al coro delle classi inferiori.
Non ho le idee molto chiare ancora perché ho cambiato molte volte pensiero: da piccola volevo fare la veterinaria, poi e' venuto il momento della parrucchiera, poi dell' estetista, della ballerina, poi della maestra ...
Adesso, se ci penso, vorrei fare la cantante o la scrittrice. Mi piacerebbe comporre e cantare le mie canzoni. Guardando tanti show alla TV non dovrebbe essere difficile parteciparvi perché, a volte, alcuni cantanti, stonano proprio come me quando cerco di inventarmi filastrocche in rima e poi tento di metterle in musica.
Ma, considerando che la mia materia preferita e' la lingua italiana, forse ho più probabilità di diventare una scrittrice. Amo scrivere poesie in rima, compiti e devo dire che l' insegnante mi loda sempre e mi dice che sono molto creativa,che ho sempre le idee chiare, innovative ed originali. Sarebbe bello avere una casetta in natura, in collina con qualche ruscello vicino, gli uccellini che mi cinguettino attorno e che mi sveglino al mattino. In tutta tranquillità potrei scrivere filastrocche, storielle, romanzi per bambini con personaggi ridicoli,bizzarri,curiosi, strani e un po' imbranati che facciano divertire chi li legge. Non ci vuole tanto a scrivere: carta, matita , gomma,un po' di ispirazione e fantasia e il gioco e' fatto! Magari dicono che non si guadagni tanto e che sono rari quelli che riescono a sfondare e a vendere tanti libri.
Forse e' difficile vivere solo scrivendo, dovrei trovarmi un lavoro „part-time“ che non mi occupi troppo e che mi lasci un po' di tempo per dedicarmi ai miei scritti. Sarà difficile, ma io sono convinta che sia molto importante fare un lavoro che ti piaccia perché allora sei più in pace con te stessa, sei più serena disponibile e collaborativa verso quelli che ti circondano. La vita ti sembra più bella e più semplice se ti dedichi a quello che ami fare.

Quando parlo di questi miei progetti per il futuro la mamma mi guarda e sorridendo mi dice:“ Chissà quante volte cambierai idea! Hai tempo, sei piccola, a diciott'anni la penserai diversamente, sono sicura!“

Probabilmente la mamma ha ragione ma di una cosa sono piu' che convinta che sceglierò una professione che non abbia tanto da fare con la matematica, perché e' una materia che proprio non mi va.

Anche se mi impegno e faccio tanti, ma tanti esercizi, qualche errore lo faccio e il voto si abbassa. Dicono che sono un po' sbadata e che non sto attenta al procedimento, ma io ce la metto davvero tutta! Eppure mi sfuggono o qualche numero, o qualche dato o addirittura ricopio il segno sbagliato!
Pazienza, vuol dire che non sono proprio portata e quindi qua le mie idee sono molto chiare: nessun lavoro che sia legato a numeri, tabelline, divisioni e problemi con incognite perché proprio non fa per me.

 

motto HELLO KITTY                           Denise Jurman

Classe VI Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché.

Sto sfogliando un album di vecchie fotografie, eccomi qua bambina a quattro anni nel giardino dei nonni. Mi riaffiorano ricordi bellissimi della mia infanzia. Sento ancora la cantilena che la nonna mi ripeteva prima di addormentarmi: “Questa xe la storia de sior Intento che la dura tanto tempo, ti vol che te la digo, ti vol che te la conto?” “Sii!” E la nonna continuava “No se dixi sì, perché questa xe la storia de sior Intento che la dura tanto tempo …” e così andava all’infinito finché non mi addormentavo.
Sento ancora l’odore del “morer” di mio nonno; il nonno mi raccontava storie della sua infanzia ed io affascinata lo ascoltavo a bocca aperta. Sembrava tutto così bello e facile, ero circondata da tanto amore e tante attenzioni. I miei nonni mi hanno insegnato tante cose con tanta pazienza e serenità.
Ricordo quella volta, quando ho rotto alla nonna un bellissimo posacenere di cristallo, presi tanta paura; la nonna si girò di scatto, il nonno la guardò e disse: “Meno mal, jera ora che el se rompi, tanto qua de noi no fuma nisun!” Girai lo sguardo verso il nonno che mi guardava sorridente e sereno, pensai: “Grazie per avermi salvato!” Sorrise pure la nonna, io presi tanta paura e poi finì tutto con un abbraccio. Questo è un episodio che non scorderò mai e rimarrà per sempre nel mio cuore.
Mi ricordo quando mio nonno suonava la chitarra e noi cantavamo ”La mula de Parenso!, “Ciola, ciola Bepi” e tante altre. La nonna ci preparava “el strudel de pomi” oppure “el strudel de formajo”. In primavera il giardino dei nonni era pieno di viole, mio nonno ed io le raccoglievamo per la nonna. Mi divertivo con i cugini a giocare con l’erba e la terra attorno al lavandino che si trovava in giardino. Sento ancora le urla della nonna perché sporcavamo tutto.
Tutte queste cose messe assieme mi fanno pensare ad un luogo speciale, al mio luogo speciale, al cantuccio che parla al mio cuore, ma soprattutto a due persone speciali come lo sono i miei nonni. Speciali perché con loro ho fatto passeggiate mentre mi raccontavano vari aneddoti del loro amato paese, Dignano; speciale perché mi hanno sempre accontentato in tutto, curato e coccolato quando serviva. Ma soprattutto perché loro mi hanno insegnato i veri valori della tradizione e della cultura del passato e poi perché con loro ancora adesso sto bene.


motto IL GAGLIARDO                        Lorenzo Privrat

 Classe VII Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché.

Il mio posto speciale, in cui sono racchiuse le mie origini e le mie radici, è la casa di mia nonna. Lì ci sono molti oggetti antichi, che ricordano la vita delle persone che ci abitavano una volta. Tra le quattro mura della casa di mia nonna è racchiuso tutta la storia della mia famiglia: dal primo membro a me. L’angolo della casa dei miei nonni che mi sta più a cuore è la “lisiera”. Si chiama così perché una volta le donne facevano la “lisia” (lavaggio dei panni). Questo posto per me è fonte di ispirazione ed estro. Nella “lisiera” c’è “el fogoler” dove un tempo si cucinavano e ci si riscaldava. Attorno ci sono, in bella mostra, vari oggetti antichi di cui la nonna è molto gelosa. Dai racconti della nonna dei tempi passati, di quando lei era bambina, ho capito che la vita era molto diversa. Non c’era la TV e la tecnologia di oggi e i membri della famiglia si raccoglievano attorno al fuoco, di sera, i vecchi raccontavano le storie ai bambini e si parlava.
La nonna mi dice sempre: “Quanti bei ricordi, quante ridade che se fasevimo mia mama e noi tre sorele. Qualche volta non savevimo gnanca perché ridemo”.
Oltre alla lisiera c’è anche la stalla dove il nonno ha ancora molti “ordegni” che si usavano una volta per lavorare la campagna. Ora non si usano più e a me piace ascoltare il nonno quando mi spiega il loro uso. C’è un oggetto che mi affascina particolarmente e sta solitario in un cantuccio della stalla: è il vecchio carro che se potesse parlare chissà quante storie mi potrebbe raccontare.

Il nonno mi racconta che con il carro andavano anche a Fasana e a Peroi per “lavar el gran in mar”. Si andava anche al mare con il carro.

Oggi sarebbe una cosa proprio ridicola e unica vedere arrivare qualcuno al mare con il carro trainato dagli asini; mi immagino la scena…
Sulle travi della stalla ci sono diversi nidi di rondini. Ora sono vuote, ma presto torneranno le rondini e io sono felice perché potrò osservarle quando ripareranno i loro nidi portando nel becco pagliuzze e rametti secchi e voleranno dentro e fuori instancabili. Mi piace trascorrere il mio tempo libero in questo posto che mi parla del passato quando tutto era diverso, la vita e le abitudini. Vivendo in un mondo colmo di tecnologia a volte c’è bisogno di fermarsi un attimo, di respirare, di riposare e pensare ai veri valori della vita.

Mi piace il mio posto speciale perché si respira l’aria e l’odore del passato.

 

motto BLACK GIRL                          Lara Radolović

Classe VII Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché.

Il posto speciale e perfetto per me è un piccolo parco un po’ isolato, ai margini della mia città. Visto che il parco si trova dall’altro lato della città non ci vado spesso. Il parco è veramente molto piccolo. Quando mi trovo lì, tutto diventa speciale: arrivo, mi siedo su una panchina e inizio il breve viaggio nella mia piccola testolina. Pensare è l’unica cosa che faccio. Penso alla mia vita, a quanto mi sento felice, anche se molti credono che io sia triste. Come risolvere i miei problemi è la domanda che mi pongo più spesso. Anche se devo dire la verità, non ho molti problemi, ma quelli che ho li risolvo sempre in questo modo, perché in quel parco trovo sempre la soluzione a tutto. Quando finisco il “mio viaggio” e risolvo i miei problemi respiro profondamente… Si faccio un grosso sospiro poi guardo gli alberi, le foglie, ascolto il rumore delle macchine, in lontananza, che passano e respiro l’aria pulita, perché quando arrivo in quel mi sembra di smettere di respirare e ho la sensazione di addentrarmi in un nuovo mondo. Quando sto seduta sulla mia panchina mi sento come se fossi al centro della Terra. Mi sento “abbracciata” dal mondo che mi circonda, come se la Terra stesse cercando un modo per farmi sentire tutto il suo affetto. Appena mi siedo sulla panchina ho una strana sensazione: sento la voce delle persone a cui voglio bene che mi parlano della loro vita e io a mia volta parlo a loro della mia. Quella panchina sembra essere infinita. Tutte le persone a cui voglio bene sono attorno a me … questo è un sogno… irrealizzabile. Non posso andare nel parco senza pensare a quanto la mia vita sia bella, anche se ho alcuni desideri che non sono ancora stati realizzati. Uno di questi è riuscire ad avere voti migliori, ma ogni volta che provo a studiare di più… non ci riesco.

Tornando al mio posto speciale, non saprei spiegare perché è un posto così speciale. Molti potrebbero pensare che sia una cosa senza senso paragonare un parco disperso nel nulla a un posto speciale. Però io sono così, sono un po’ diversa, adoro stare in posti abbandonati e isolati, come il “mio parco disperso nel nulla”.
Non saprei spiegare perché, ma quando mi siedo su quella panchina e sento il vento accarezzarmi il viso, mi sembra di scomparire nel nulla e mi sento … libera!

Anche se può sembrare strano il “mio” posto speciale è quel piccolo parco e per me resterà sempre il mio angolo di paradiso.

 

motto MARICA                                       Maria Antonia Ćosić

 Classe VI Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché.

Io ho trascorso la maggior parte della mia infanzia all’asilo, ma non vi parlerò delle mie esperienze là, ma invece di come trascorrevo le mie giornate all’aperto nel mio giardino. Un cantuccio particolare che risveglia in me molti ricordi è l’Ulivo. Io lo chiamo così da quando l’ho visto per la prima volta. Questo albero ha il tronco ruvido, la cima piena di foglie di colore verdastro e i rami che sembrano toccare il cielo. Sembra un vecchietto: è tutto gobbo e sa raccontare storie meravigliose. Mi ricorda molto mio nonno Lorenzo. Io e lui trascorrevamo molto tempo assieme sotto l’Ulivo nelle giornate soleggiate. Quando io scendevo per le scale, lui mi sentiva arrivare, faceva due tre fischietti e andavamo dal nostro amico Ulivo. Ci raccontavamo storie, cosa avevamo fatto nelle ore che non eravamo assieme e lui mi raccontava le sue “monade” che faceva da piccolo.
Una storia che mi ricordo e che lui, da studente, non studiava regolarmente, ma quando doveva avere qualche verifica stava sveglio tutta la notte per studiare. Io credo di essere la sua copia perché anch’io faccio le stesse cose. L’Ulivo è ancora oggi, dopo la morte di mio nonno, il mio cantuccio preferito. Mi siedo sotto di esso e leggo in pace. Esso è anche una fonte d’ispirazione per me. Nei giorni soleggiati o quando devo scrivere una poesia, mi piace guardarlo dalla finestra. Mi fa sentire il canto di un uccellino e quando il sole scalda più forte, lo vedo sorridere e salutarmi con le sue mani grigie, mentre quando il tempo non è bello lo vedo triste, senza vita, annoiato. Mi da mille idee per scrivere poesie oppure racconti. Quando voglio stare da sola vado dall’Ulivo, gli dico tutti i miei problemi e lui mi consola, mi da un abbraccio invisibile che solo lui ed io possiamo sentire e così non mi sento più giù e posso continuare la giornata.

Credo che questo sia il cantuccio che parla al mio cuore, che mi ricorda mio nonno perché noi eravamo molto legati, un luogo molto speciale, che solo lui ed io conoscevamo.

motto STELLINA 2                        Anatea Cossara

 Classe VI Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché.

Il cantuccio preferito, dove sono custoditi i miei ricordi più belli è la mia cameretta. La mia cameretta era ed è ancora oggi il mio mondo, il mio piccolo scrigno di emozioni, paure e segreti. In essa mi sento come una principessa, sicura e felice. Da bambina passavo ore e ore giocando con le mie bambole e non mi stancavo mai. Ad ognuna davo un nome e mi divertivo a vestirle con dei bei vestitini dai colori vivaci. Quando sono diventata più grande la nonna mi confezionava dei vestiti nuovi per le mie bambole e poi ha insegnato a cucire anche a me. Mi divertivo a fare i vestiti alle bambole nella mia cameretta, seduta sul grande tappeto, felice di poter fare tutto da sola.
La mia cameretta ha i mobili di color bianco, le pareti sono di colore verde e rosa e sotto la finestra c’è un bel prato con i fiori di tutti i colori che ravviva la stanza. In un angolo c’è la scrivania, dove faccio i compiti, scrivo nel diario i miei segreti, leggo e gioco al computer. Sopra la scrivania ci sono due mensole: sulla prima tengo i libri di scuola e sulla seconda ci sono i miei ricordi: l’album di fotografie e la scatola dei ricordi dove conservo tutti i regalini ricevuti che mi ricordano i momenti più belli della mia infanzia. Su una parete c’è un grande scafale dove ci sono tutti i miei pupazzi, le mie bambole a cui sono più affezionata: i ricordi di quando ero piccolina. Su un altro scafale ci sono i miei fumetti e i libri ricevuti in regalo che mi fanno compagnia quando sono triste o mi annoio. Nella mia cameretta mi sento molto sicura e forte, non ho paura di niente e mi piace starci perché sono circondata da tanti bei ricordi e guardandoli mi sento felice e amata.
 

motto LA GIORNALISTA                  Myriam Scabozzi

Classe VII Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Cosa voglio fare da grande

Non ho mai avuto le idee chiare su cosa volessi fare da grande. A scuola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande ero sempre incerta e quando riuscivo a trovare qualcosa che avrei potuto fare c’era sempre qualcosa che non mi convinceva. Anche se adoravo e adoro ballare non ho mai pensato a intraprendere una carriera nel mondo della danza. A scuola ho sempre avuto voglia di imparare e anche avuto abbastanza familiarità con l’italiano. Mi hanno da sempre affascinato le persone che informano gli altri dei fatti accaduti e che dicono ciò che pensano. Mi piace scrivere e leggo molto, quindi penso che il lavoro più adatto a me sia quello del giornalista. Sono ambiziosa nei confronti dei miei progetti futuri. Voglio arrivare a diventare un giornalista professionista. Voglio informare le persone e farle ragionare su tematiche importanti per il pianeta. Vorrei vedere più affondo i problemi del mondo e cercare di migliorare la Terra anche al di fuori del mondo del lavoro aiutando i più bisognosi. E’ importante che le persone sappiano che cosa accade alle loro spalle per poter migliorare questa realtà.
Anche se alcune volta fare il giornalista può essere pericoloso non mi arrenderò nel realizzare questo sogno. Sono convinta che questo è il lavoro giusto per me.

motto ANONIMUS                            Chiara Moscarda

 Classe VII Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

Insegnante: Manuela Verk

Cosa voglio fare da grande

Mi chiamo Chiara e ho tredici anni. Ho un carattere molto vivace e non riesco a stare ferma. A scuola mi va bene, ho molti amici che conosco da più di sette anni. La mia classe è perfetta e non la cambierei per niente al mondo. Voglio passare molto tempo con loro perché ci resta ancora un anno, non è tanto. Non vorrei che ci separassimo e che ognuno vada per la sua strada, ma vorrei che continuasse questa nostra amicizia sincera. Questa è una delle ragioni per la quale non vorrei andare alla scuola media, mentre la seconda ragione è la nostra capoclasse, che è giusto un po’ severa, ma ridiamo sempre quando siamo con lei. Direi che la scuola è la mia seconda casa. La mia vera casa si trova a Stignano. Qui vivo con mia sorella maggiore Paulina e i miei genitori. Io e mia sorella litighiamo spesso. Lei dato che è più grande di me dice che non mi vuole bene, ma io lo so che non è così perché ci sono stati molti di quei momenti dove abbiamo parlato e riso insieme come due matte. Voglio molto bene a lei e ai miei genitori che sanno sempre qual è la cosa migliore per noi due. Certo, nessuno è perfetto, soprattutto non in questa fase dove noi adolescenti ci arrabbiamo per niente e dopo ci pentiamo di averlo fatto. C’è ancora un membro che fa parte della nostra famiglia: il mio coniglio Romeo. Lo amo da morire. Ci siamo conosciuti quando ero in prima classe elementare, l’ho ricevuto per il mio settimo compleanno.
Quello che vorrei far da grande lo so già da molto tempo. Prima avevo delle assurde idee, come fare la veterinaria, ma la decisione giusta l’ho presa quando ho capito che cosa mi piace veramente fare e vorrei continuare a farlo ancora per molto tempo. Da grande vorrei fare l’insegnante di fisarmonica come mia nonna. Ritengo che questa attività sia molto importante perché una brava insegnante deve riuscire a trasmettere ai suoi alunni le emozioni che prova quando suona. La fisarmonica è la mia migliore amica perché con lei passo la maggior parte delle giornate. Dicono che tutti i musicisti hanno un cuore grande, e questo lo posso confermare. A scuola di musica ho molti amici cari. Ho molti amici, ma anche tanti premi. Ogni anno partecipo a uno o più concorsi di fisarmonica e finora ho sempre ottenuto ottimi risultati. Per tutto questo devo ringraziare la mia professoressa di fisarmonica, che stimo moltissimo. Oltre ad essere bravissima, ha anche un carattere tosto e lotta per la giustizia. Per questo lei è un ottimo esempio per me e per gli altri suoi alunni. Spero un giorno di diventare come lei e poter trasmettere ai miei alunni tutto ciò che lei ha trasmesso a me.



motto  DRAGI ’01                     Dragana Stojović

 Classe IX - b Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro
Insegnante: Jadranka Ostojić
 

Pregi e difetti del mondo moderno

Oggi tutto gira intorno alla tecnologia. Mi sembra che scompare lentamente il tempo in cui le persone si giocano, si divertono, scherzano...
Il mondo moderno di oggi ha molte virtù. Grazie a Internet siamo informati di tutto quello che succede nel mondo. Grazie al cellulare possiamo comunicare con persone che sono dall'altra parte del mondo. Oggi ci sono molte macchine e apparecchi che svolgono diversi compiti al posto di persone. Così la nostra vita diventa più facile. Possiamo leggere anhe i libri su internet.
Questo mondo moderno ha anche molti difetti. Le persone spendono meno tempo fuori, con amici, e sempre di più nella casa, navigando in Internet. I bambini non corrono più con guance rosse, ma giocano ai videogiochi e guardano i telefilm. Per sempre più grande influenza dei videogiochi i bambini diventano più agressivi e prendono in giro gli altri bambini. C'è anche il pericolo per la salute: se si usa il computer per troppo tempo si può rovinare la vista.

Io questo mondo moderno non lo cambierei, vorrei solo tornare scherzo e divertimento nelle nostre vite. Dobbiamo rilassarci e ridere di più.



motto MERSI ’01                           Mersiha Zverotić

Classe IX - b Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro
Insegnante: Jadranka Ostojić
 

Spesso vi è per ognuno un luogo speciale, in genere dove si è nati e vi si è trascorsa l’infanzia. Qual è il cantuccio che parla al “tuo” cuore e spiega perché


Ogni bambino ha il diritto dell’ infanzia felice, tutti hanno il diritto dei giorni colorati con i sorrisi spensierati. La mia infanzia era proprio così, bella e piena delle cose che mi rendevano incredibilmente felice.
Tutta la mia infanzia è legata a mia nonna e alla sua casa nel borgo. Adoravo giocare nel grande cortile, correre con il bastone nella mano immaginando di essere la fata. Quel cortile era anche il posto dove vivevo le vite di tutti i personaggi delle fiabe della nonna. Lei non mi rimprovevava neanche quando calpestavo i suoi fiori o quando ho rotto la ciotola con la farina.
Adesso ho quattordici anni e non passo più tempo con mia nonna e la mia infanzia è piena degli altri momenti importanti. Ma per lei sono ancora una bambina che gioca nel cortile e che ha bisogno del suo amore.
I giorni passano presto, diventerò grande e la mia infanzia smetterà, ma so che lo ricorderò sempre. Anche mia nonna. Sono i primi capitoli del libro che si chiama vita e sono orgogliosa della loro bellezza e innocenza.


                                                                                  motto ANIMA DOLCE              Martina Garbin

Classe IX Scuola Elementare “Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro
Insegnante: Milena Radović

Cosa voglio fare da grande

Ultimamente, molte persone mi chiedono che cosa voglio fare da grande ma io non ho ancora un'idea chiara.
Vorrei fare un bel lavoro che mi piace e che sceglierò solo io. Da quando ero una ragazzina, solo pensavo che cosa posso fare da grande. Sempre mi sono chiesta come è avere il lavoro e fare quello che ti piace. Una delle mie prime idee era essere architetto. Questo lavoro mi piaceva molto ma dopo un po` volevo essere veterinario. Anche oggi amo molto gli animali. Cambiavano così i miei interessi per vari mestieri e vagavano dai lavori intellettuali a quei fisici. Era solo importante se mi piaceva in quel momento. Ma ultimamente,il lavoro che mi piace è stilista. Amo molto la moda e penso che con questo lavoro posso avere il successo. Immagino gli abiti che ho disegnato, li vedo nei negozi del mondo. Sarebbe bellissimo vedere nelle strade di Italia, Francia, Croazia e molti altri paesi ,le donne che portano le gonne o i vestiti che ho disegnato. Leggere le riviste e vedere il mio nome ,vedere alla copertina il modello che porta il mio vestito .Sarebbe come un sogno agli occhi aperti.
So che è difficile realizzare il sogno e diventare famoso, ma con la volontà e lo sforzo,tutto è possibile. I sogni possono diventare la nostra realtà.

Senza dubbio il tempo mi ha dimostrato che non bisogna mai smettere di sognare.È solo la questione di trovare la strada giusta e seguirla fino in fondo.

 

motto KANI@LETE                Teodora Nikolić

 Classe IX - 1 Scuola Elementare “Narodni Heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Tatjana Daković

 Cosa voglio fare da grande

Quasi ogni giorno la gente prende le decisioni importanti. Anch’io sono arrivata al momento quando dovrei prendere una decisione che riguarda il mio futuro. Infatti, ho 14 anni, e mi trovo al primo incrocio della vita, quando dovrei scegliere la scuola superiore.
Sono consapevole che da questa scelta dipende anche la mia futura scelta della professione.
E io vorrei diventare dottoressa, più precisamente cardiochirurga. Ѐ una professione che mi affascina proprio perché studia il cuore, l’organo più importante del corpo
umano. Da quando ero piccola mi piaceva guardare le serie sui medici che facevano diverse operazioni, ma mi attiravano di più attenzione le operazioni sul cuore. In quei momenti sentivo ogni battito sia del cuore del paziente sia del dottore. Mi impressionava la precisione con cui i dottori dovevano lavorare. E dalla loro precisione dipendeva la vita di qualcuno.
Che questa sia una professione umana, non bisogna ripetere.
Ognuno di noi si ѐ trovato nella situazione in cui ha aiutato qualcuno. E tutti conosciamo la sensazione di soddisfazione che ci inondava dopo. Immaginiamo solo come si sente un medico dopo aver fatto un’ operazione di successo.
La cardiochirurgia sarà per me più di una professione. Sarà il tempo che dedicherò alle persone che ne hanno bisogno e con la mia conoscenza e le mie abilit
à le aiuterò ad avere la cosa più importante, cioè la vita di qualità. Anche se la chirurgia da sempre in certo senso riservata per i maschi, spero di avere successo in questo lavoro e di vincere i pregiudizi stabiliti. Il mio scopo ѐ di diventare un’ottima chirurga!


                                                                       motto LJUBITELJŽIVOTINJA01                    Jelena Popović

 Classe IX - 1 Scuola Elementare “Narodni Heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Tatjana Daković

 

Cosa voglio fare da grande 

       Tutti i bambini, quando sono ancora piccoli, sognano cosa fare da grandi. Io ho quindici anni e ho continuato a dire che diventerò una dottoressa da quando avevo cinque anni. Quando ero veramente piccola, avevo paura dei dottori e dei loro abiti bianchi. Ma ora la paura è passata. Mi piace guadarli aiutare la gente. Ricordo quando  mia nonna era malata. La visitavo ogni giorno. I dottori parlavano delle sue condizioni e della guarigione con i miei genitori. In quel momento ho capito quanto importante è quel lavoro per le persone malate. Ero molto spaventata, temevo per la vita di mia nonna, non volevo che mi lasciasse e pensavo a come aiutarla. Le ho promesso che diventerò dottoressa e che la curerò quando ne avrà bisogno. Da quel momento il mio amore per quel lavoro ha cominciato a crescere. Mi piace aiutare la gente. Per questo voglio diventare una dottoressa, voglio diventare una neurologa (per curare i problemi del sistema nervoso). Non so perché, ma mi immaginavo da  sempre come una neurologa. Forse perché il cervello e`l’ organo più importante del sistema nervoso, ma nessuno e` ancora riuscito a esplorarlo, vorrei farlo io.
 Voglio anche inventare medicine per le malattie incurabili, salvare le vite umane in questo modo, dare speranza alle persone che  hanno perso la speranza, si sono arrese e forse hanno smesso di lottare per la propria vita .
Davanti a me e` un lungo cammino, ma io il mio obiettivo lo so. Sarò la persona responsabile e paziente, consapevole della propria responsabilità per la vita delle altre persone e faro` di tutto per rendere queste persone felici.

 


motto ARES                      Tea Vitković

 Classe V - b Scuola Elementare “Vidikovac” Pola
Osnovna Škola “Vidikovac” Pula
Insegnante: Andreina Palaziol

„I nostri veci ne conta“-Storia e tradizioni della mia terra nei racconti di famiglia

Mia nonna mi racconta:
- Devi sapere che quando io avevo la tua età non c' erano la televisione, il computer, il telefonino e perciò neanche i cartoni animati e pochi giocattoli. Solo qualche famiglia aveva la radio. Ti chiederai che cosa facevamo?
Si giocava per le contrade con giochi inventati da noi o dai nostri genitori. Io amavo tanto correre e arrampicarmi sugli alberi. Si giocava a nascondino, alla „tria“ e si saltava la corda. Non mi piaceva giocare alle „manette“ con cinque sassolini rotondi. Uno si gettava in aria e dovevi raccogliere gli altri che erano per terra. I maschi giocavano a pallone con una palla fatta di stracci o alla guerra con bastoni o fucili fatti di legno. D' inverno, quando faceva freddo, la mamma mi raccontava le favole o me le leggeva dai libri.
Spesso cantava e io con lei.
Eravamo un po' come voi, amici che a volte bisticciavano, ma sempre pronti ad aiutarci e a dividere quello che avevamo. A differenza di voi, quando il sole tramontava, bisognava tornare a casa.
 


motto BALTO                      Korina Čuturilo

 Classe V - b Scuola Elementare “Vidikovac” Pola
Osnovna Škola “Vidikovac” Pula
Insegnante: Andreina Palaziol
 

Cosa voglio fare da grande…

Da grande voglio fare la veterinaria o la ballerina.
Vorrei essere una veterinaria perché amo tanto gli animali e voglio aiutarli. Loro ci rendono felici e ci amano. È vero quando si dice che il cane è il miglior amico dell' uomo. Io ho un cane di nome Balto e mi aiuta a non essere triste.
Vorrei anche essere una ballerina. Frequento un corso di danza da quando avevo tre anni ed ho imparato tante cose. Quando danzo in me ci sono molte emozioni e mi sento la musica dentro. Secondo me, la danza è lo sport più difficile al mondo ma io l' amo.
Sogno di diventare una ballerina.
Tutti hanno dei sogni e devono fare di tutto per realizzarli.


                                                                                            motto GIUSEPPE                     Ivan Šarić

 Classe IV - a Scuola Elementare Dignano – Sezione croata
Osnovna Škola Vodnjan – Hrvatsko odjeljenje
Insegnante: Cristina Demarin

Cosa voglio fare da grande

Un giorno vorrei essere un professore di fisarmonica, un direttore d'orchestra e un compositore. Suonerei nei teatri più famosi del mondo con la mia orchestra e lavorerei nei Conservatori. Scriverei agli alunni le canzoni che loro suonerebbero.
Vorrei anche essere membro di una giuria di concorsi musicali. Viaggerei per tutto il mondo per scoprire i bambini che hanno talento e li incoraggerei a seguire i miei passi.
Pubblicherei le mie canzoni e venderei molti miei album.
In realtà un giorno vorrei diventare famoso, che il mio nome e cognome sia conosciuto nel mondo.
Vorrei che i bambini in futuro sappiano che io sono stato una persona importante nella storia della musica.

 

motto CALCIO                              Lorenzo Chiavalon

Classe IV - b Scuola Elementare Dignano – Sezione croata
Osnovna Škola Vodnjan – Hrvatsko odjeljenje
Insegnante: Cristina Demarin

Cosa voglio fare da grande

Da grande voglio fare l'archeologo. Il motivo perché voglio fare l'archeologo è perché mi affascinano le scoperte che fanno, e perché viaggiano in tutte le parti del mondo. Voglio fare l'archeologo anche perché quando scoprono qualcosa quella scoperta la portano nei grandi laboratori. Un giorno ho guardato un documentario e ho visto che hanno scoperto una nuova piramide in Egitto.
Alla televisione ho anche visto che hanno scoperto una nave dei Vichinghi a Pola. Hanno trovato pure Nesazio, una città romana a Medolino.
E c'è ancora un motivo perché voglio fare l'archeologo: perché questo mi rende felice e ispirato.