RAGAZZI PREMIATI 2017

www.mlhistria.it

www.adriaticounisce.it

 

15° Concorso Letterario Internazionale
MAILING LIST HISTRIA 2017

Sezione A

Temi premiati

 

ML HISTRIA – Elementari – Lavori individuali  – Categoria “ a “, sottocategoria “ 1 “:

 1° PREMIO

motto ALLEGRA 2      Chiara Bonassin   -  

Classe V  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
                                                       Insegnante: Manuela Verk

Emotivamente coinvolgente è il ricordo del nonno della nostra Allegra nelle sue caratteristiche  peculiari, nel suo starle accanto dopo il lavoro faticoso nei campi. Un nonno sempre vicino e protettivo nei confronti di una nipote che tanto ancora lo ama e non lo dimenticherà mai. Struggente.

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE

NONNO

            Nonno, mi ricordo ancora della tua voce serena e stanca,

delle tue parole incoraggianti,

delle tue mani rovinate a causa del tuo lavoro faticoso in campagna,

del tuo abbraccio stretto e sicuro,

delle tue guance rosse accarezzate dal vento,

delle tue dita lunghe che mi tenevano la mano,

del tuo cappellino blu che portavi sempre,

del tuo posto preferito quando sedevi sul divano,

delle tue scarpe di campagna ancora sporche di fango,

della tua barba corta che mi pungeva il viso quando mi baciavi la guancia,

del tuo sorriso che mi rassicurava sempre,

delle tue braccia che mi portavano quando ero piccola,

della tua risata che sentivo quando raccontavo una barzelletta,

dei giochi sul giornale che facevamo sempre di domenica,

dei dispetti che mi facevi baciandomi nell’orecchio,

di come mi aiutavi a scrivere i compiti,

di come ti ammiravo perché lavoravi così tanto e non ti lamentavi mai,

di come mi raccontavi i fatti accaduti di quand’eri giovane,

di come dormivo vicino a te e facevo sogni bellissimi,

di come mi aiutavi ad arrampicarmi sugli olivi,

delle piccole carote che prendevamo nell’orto,

di come annaffiavi le verdure e io mi bagnavo tutta,

di come mi nascondevo e tu facevi finta di non sapere dove ero,

di come mettevo le tue camicie addosso e facevo finta di essere te,

di come ogni primo sabato del mese andavamo alla fiera e tu mi compravi le caramelle.

Nonno mi ricordo benissimo del tuo sguardo felice e dolce,

e dei tuoi occhi pieni d’amore e pronti ad aiutare tutti,

ma un giorno d’agosto ho capito che non li rivedrò mai più.

 

2°  PREMIO

 motto HERMIONE         Nea Ipša  

  Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                                       Insegnante: Maura Runco

Un bel racconto in dialetto che ci narra una delle tante storie delle forti donne istriane che superano ogni difficoltà offrendo un esempio di vita che giunge sino alla nostra piccola Hermione che non potrà non seguire la strada ben tracciata dalla nonna.

I NOSTRI NONI I NE CONTA

Mia nona Rozana la se la quarta de cinque fradei, nata el 28 genaio 1958 in un picio paesin vicin Citanova che se ciama Stanzia Roselo. El paese gaveva un per de case fate in piera istriana, le strade in iarina gaveva raso pien de graia e dograzia che ognitanto vegniva i stradini netar le cunete se no saria sta graia partuto. Iera poche stale con bestie parché le famiglie che viveva le iera piutosto  povere, mancava anca l' acqua che se andava cior Citanova con i cari. Sua mama però non gavendo ne caro ne manzi ge tocava andar fina Antenal coi seci e portarli indrio sula testa pieni de acqua. No mancava però un picia ceseta dove che se faceva mesa una volta al ano, in primavera per Santa Rosalia quando le zanestre iera in fior. I fioi ingrumava piene borse de sti bei fiori giali e li spagliava per la strada dove pasava el prete. Dopo la mesa iera usanza che el prete vadi a pranzo ogni ano de un altra famiglia,quel giorno si che iera festa, ma no per mia nona che la gaveva el papà comunista e nol voleva nianca sentir de gaver el prete in casa. Lo steso mia nona e i sui fradei se stai tuti batezadi anca se in sconton. I gioghi de quei pochi de fioi quela volta iera ciapar rane e pice tartaruge in laco dove se imbeverava i animai, giogar le sconte e la fefa, saltar la corda e corerse drio per el paese pasando cusi el tempo.Scola se andava con una vecia coriera che ingrumava tuti i fioi dei paesi vicini. Mia nona la andava in scuola croata anca se no la saveva dir nianca una parola in croato e per questo ge iera sai dura però dopo tre ani sua mama la ga manda in scuola taliana dove ge iera più facile. Però no ste pensar che iera tuto rose e fiori in casa de mia nona no mancava barufe parché suo papà gavendo pasa la guera beveva speso e se criava con sua mama vanti de ela e i sui fradei. Dopo ani de lota prima se scampada de casa la mia bisnona e dopo due mesi co la ga trova una vecia casa a Citanova la se tornada ciorse i fioi. I stava tuti insieme in una camera parché le altre le iera ocupade de altra gente. La mama de mia nona la se ga sempre tromenta facendo tanti lavori perfin la serviva famiglie de dotori e maestri, ma lo steso soldi iera pochi.  Mia nona però iera sempre ben vestida parché sua mama gavendo le man de oro ge cusiva de tuto con quei quatro strazi che ge dava i altri. No bastava mai parché lo steso capitava speso che a mia nona ghe tocava andar domandarghe ala segretaria dela scuola i quaderni. La se vergognava sai parché in clase le sue amiche gaveva de tuto e de più. El bel in tuta stà tristeza iera l'amor che mia nona sentiva per sua mama. El colpo più duro per ela ze sta quando la ge  ze vegnuda mancar. Mia nona gaveva solo quindici ani, e ancora ogi la se ricorda tuta la soferenza de quel momento. La ga sentì la mancanza de sua mama ogni giorno dela sua vita. Anche se la gaveva i fradei più grandi e ghe ga tocà tornar Stanzia Roselo de suo papà col fradel più picio visto che lori i stava per farse una famiglia. No iera fazile parché suo papà in sto tempo se gaveva fato un altra famiglia e ghe se nato un altro fio. La moglie de suo papà ga dimostra subito de eser una madregna de quele cative cusì che la soferenza no la finiva mai. Tra parole brute e momenti teribili pasadi in quela casa mia nona ga deciso de andar via, parché za a sedici ani la lavorava no gavendo la posibilità de andar vanti scuola. De subito la ga ciolto con se suo fradel più picio che la madregna no lo maltrati. Finalmente iera un fia de pase anca se per un curto periodo la ga dovu mantegnir el fradel. La ga lavora sai, con tanta fadiga la se andada vanti fina i sui ventiun ani,qundo la se ga sposa e se nata sua fia, mia mama.In quel momento la ga dismentiga tute le robe brute che ge ga toca. L'unica sodisfazion per mia nona iera gaver mia mama, perché anca el suo matrimonio  pian  cominciava andar mal, fina che no se sta più posibile soportar. Pasadi un per de ani la ga divorziado, ma no per questo la se ga buta zo. La vita la ga fata diventar forte e relevar la fia sola no ge se sta pesante. Col pasar del tempo anche  mia nona iera finalmente felice. Vederse creser la fia contenta e con tanti valori. Una volta che mia mama se ga sposà per mia nona se rivade le sue gioie più grande mi e mia sorela. E tuto l'amor che ge ga manca a ela la ne da ogni giorno a noi.

                          

 3°  PREMIO

motto BORGO        Philip Paretić  

  Classe III   Comunità degli Italiani di Valle
Insegnante: Miriana Pauletić

Esprimendosi in perfetto dialetto vallese, il candidato ci conduce per mano a scoprire insieme ai suoi nonni una meraviglia nascosta ai più: con dovizia di particolari e spirito arguto narra la storia della chiesa sul   "fonxo de saso". Complimenti al candidato e doppi complimenti ai nonni che in tal modo gli insegnano a conservare i beni culturali e a preservare le tradizioni!


GIRANDO PER L’ISTRIA O LA DALMAZIA PUOI INCONTRARE TANTE ANTICHE COSTRUZIONI COME CASTELLI,CHIESE MA ANCHE SEMPLICI VERE DI POZZO,PIETRE CONFINARIE,SIMBOLI CHE PARLANO DI UN TEMPO LONTANO.CE N’E’ QUALCUNO CHE TI HA PARTICOLARMENTE INTERESSATO O INCURIOSITO O SE SI’ QUALE?

LA CHIESA DI SAN PIETRO A VALLE—LA JEIXA DE SAN PIERO A VALE

TEMA IN PDF BORGO 2017


ML HISTRIA – Elementari – Lavori di gruppo – Categoria “ a “, sottocategoria “ 2 “:

 

1° PREMIO  

motto AMICI DI SCUOLA      

   Matilde Banko, Elisa Beltrame, Paolo Klun Demarin,          
                             Tia Čalić, Matea Čelić, Andrea Đurišić, Mateo Vito Elbl, Anastasiya Frolova, Tara Hubanić, Nadezdha Lavrenteva, Lucija Marković,
                    Roman Mohorović, Ema Ostović, Adriano Pamić, Paola Percan, Etien Peršić,   Filip Peršić, Filippo Porić, Antonio Poropat, Fran Rajić,
Lisa Stankovi
ć  Lukas Šajina, Jan Selman, Alex Zamolo, Erik Zorica   
Classe I - a
Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
Insegnante: Rosanna Biasiol Babić
                                              
È scientificamente provato che il bambino plurilingue sviluppa maggior flessibilità mentale  e grandi capacità multitasking. Che dire dunque di questa classe che impara in tante lingue? Nella compresenza e nello studio di più culture questi bambini arricchiscono e crescono nel rispetto reciproco creando i presupposti per un futuro migliore!

TEMA IN PDF AMICI DI SCUOLA 2017

 

2°  PREMIO

motto MAN NELA MAN 

  Mattia Aiassa, Ivano Baressi, Ania Capolicchio,   Katia Cossara, Vito Jakovljević, Nikolas Jevtić,   
Nora Karaman, Giorgia Marsetič, Ilenia Ostović  
      
                      
Classe II                  
Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
Insegnante: Fabiana Lajić

E'  un libro in carta pergamena grossa come i libri di una volta. Le foto illustrano un lavoro pieno di foto e disegni dedicati ai mobili e alle cose belle di una volta, vi  appare un mondo antico di gozzaniana memoria preservato dalla polvere e dal solaio. Bravi i nonni e i nipoti che lo hanno cercato insieme.

TEMA IN PDF MAN NELA MAN 2017

 

3° PREMIO

   motto SUPERNONNI  

  Elison Rukija Beriša, Daniel Bilić, Giulio Borghetti,                 
                                        Noel Damiani, Tedi Jurman, Rita Kutić, Fabian Tomaš

Classe III Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
Insegnante: Marisa Chiavalon

In una ricerca ben curata  i giovani dignanesi ci presentano una enorme quantità di soprannomi usati nel loro paese da sempre. Da Momolo a Spagnol, da Colombin a Buranelo le caratteristiche più originali sono riuscite a individuare persone dal cognome simile nei secoli. Lavoro molto interessante.

TEMA IN PDF SUPERNONNI 2017

 

ML HISTRIA – Medie Superiori – Lavori individuali o di gruppo – Categoria “ b “:

 

1° PREMIO

   motto MUSICA        Karla Sorčić  

   Classe I – a  Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Emili Marion Merle

In una prosa impeccabile, molto ben articolata e che trasmette grande pathos, si ripercorre la storia di una famiglia italiana nell’immediato dopo guerra in Istria: la confisca dei beni, l’uccisione proditoria di due giovani, la struggente nostalgia di chi è stato obbligato, pena la vita, a fuggire dalla propria terra, ma anche il tenace attaccamento per le proprie radici che ha fatto rimanere alcuni. Nonostante ciò, il nonno lascia alla nipote un messaggio di amore con il quale “anche la tristezza e la disperazione sono più facili da sopportare”. Andrebbe letto, e commentato, in tutte le scuole.

I nostri nonni ci raccontano

 Mi ricordo bene quel giorno … era un giorno come gli altri. Era estate, ero appena tornata dal mare. Mio nonno stava seduto sotto al grande albero del nostro giardino a bere il caffè appena preparato da mia nonna. Non avevo niente di intelligente da fare così decisi di recarmi nella vecchia casa dove vivevano i miei bisnonni, forse anche trisavoli a curiosare un po’. Mi piace molto cercare oggetti vecchi, vecchie cartoline, album e scoprire a chi appartenevano, quella volta però ero cosciente che non ci avrei trovato nulla di nuovo  siccome vi ero andata mille volte, e non era sbucato niente di interessante tranne una moneta, del tempo di Francesco Giuseppe.

Di nascosto rubai la chiave dell’appartamento, in una scatola di mio padre e mi diressi verso l’ingresso di quel posto dall’odore di centinaia di ricordi. Girai la chiave nella serratura e ci entrai.     C’era così tanta polvere che faticavo a respirare senza tossire. C’era quel odore di vecchio … non so se avete presente, quell’odore che ti fa incuriosire e ti fa venir voglia di cercare. Così mi ritrovai a rovistare tra gli scaffali, pieni di libri impolverati, bicchieri, stoviglie. Aprii un paio di cassonetti, di armadi … ma niente di che. Camminai su e giù, a sinistra e a destra per tutto l’appartamento e devo dire che se qualcosa si vuole trovare prima o poi quella cosa la si trova.

Sinceramente non stavo cercando niente di preciso. Ad un certo punto entrai in una camera da letto e decisi di dare un’occhiata sotto al letto. A prima vista sembrava che anche lì sotto non ci fosse nulla, quando però presi il cellulare e accesi il flash intravidi qualcosa di molto interessante. Un piccolo scrigno. Allungai la mano e facendo attenzione lo tirai fuori. Fortunatamente non aveva il lucchetto.  Lo aprii e vi scorsi un mucchio di lettere di carta ingiallita; alcune avevano anche delle macchie di caffè ai bordi. Era scritto in Italiano e apparivano dei nomi che non avevo mai sentito nominare nella mia famiglia prima di quel momento. Natale, Bruno, Regina, Livio, Giovanni, Lucia, Nadalin. Ma chi era questa gente? Nelle lettere parlavano di cose comuni e non vi era niente di strano. Le lettere scritte da Giovanni erano sempre indirizzate a Regina come anche le lettere di Lucia. Giovanni scriveva da Catania, mentre Lucia da Trieste. Le date ricorrevano al dopoguerra. In una di queste lettere stava scritto “Regina, non puoi nemmeno immaginare quanto desideri  tornare a casa, ma non posso, lo  sai”. Ma a questo punto  non collegavo più i fatti e  mi imbattei in un'altra lettera, ma ben presto capii che si trattava di un testamento, sempre da parte di Giovanni che lasciava tutto il suo patrimonio a Regina, come diceva lui, per quando i tempi saranno migliori. A quel punto ero davvero confusa. Lasciai a terra lo scrigno e andai verso la libreria. Devo ammettere che c’erano molte più cose interessanti di quanto all’inizio avevo creduto che ci fossero. Il libro che mi attirò l’attenzione era davvero grosso, rivestito in pelle. Strano che prima non l’avessi notato. Lo tirai giù. Era davvero pesante. Lo aprii. Non era un libro … era un album enorme. C’erano tante fotografie vecchie almeno un secolo. C’erano uomini seri dai baffi in stile Charlie Chaplin, donne con abiti lunghi fino a terra e con cappellini che sembravano costosi, in testa, girai la pagina. C’era un bambino piccolo. Sotto alla fotografia scriveva Natale. Poi c’era un ragazzo in uniforme, con una spada che pendeva dalla cintura, c’era scritto Giovanni. Andai avanti e trovai la foto di quelle tre donne dagli abiti lunghi con tre uomini e due bambini con i loro giocattoli. Girai ancora qualche pagina e una foto mi colpì molto più delle altre. Un uomo seduto nel nostro giardino, proprio dove oggi stava seduto mio nonno … ci avrei giurato che fosse lui, ma anche quest’uomo era vecchio e per quanto ne so ora le foto sono a colori.

Presi lo scrigno e l’album e con fretta e furia uscii dall’appartamento lasciando la porta del tutto aperta, infondo arieggiare non fa male a nessuno. Mi precipitai da mio nonno che tutto tranquillo ora leggeva il giornale allontanandolo siccome non vede niente da vicino e cercando di leggere anche senza gli occhiali nuovi che poco tempo fa aveva comprato. - Nonno! – lo chiamai salutandolo. -Ciao, cosa stai portando? – mi chiese vedendomi con tutte quelle cose tra le mani. -Siediti – mi disse.

-Lo sai, nonno, ho frugato nell’appartamento dei tuoi genitori e nonni e … insomma lasciamo stare...ho trovato questo scrigno e questo album … ti dice qualcosa? – sembravo un carabiniere che gli stava facendo il terzo grado. – Fammelo vedere … - gli porsi lo scrigno e l’album. – Queste lettere le ha scritte mia nonna e questo  era un album di due famiglie, tutti nostri antenati. – era molto strano, stava in silenzio e sembrava pensieroso …

-Nonno … che ti prende? – gli chiesi.

- Niente … è solo che … - teneva tra le mani le lettere e ad un tratto tirò fuori il testamento. – è solo che questo testamento … - sembrava stracolmo di pensieri. Leggeva e rileggeva le lettere una dopo l’altra. – Nonno … chi è questa gente? –

Silenzio

-Te lo racconterò se ci tieni così tanto … - e così mio nonno iniziò il racconto.

 – La tua famiglia è di origini italiane te l’hanno detto prima? I tuoi antenati erano persone che frequentavano le scuole in italiano come te e in famiglia lo parlavano ogni giorno, proprio come noi stiamo facendo ora. Molto tempo fa, a Orsera esisteva una famiglia italiana … il loro cognome era Tessaris. Erano una famiglia di gran lavoratori e col passar del tempo  e di generazioni,  la famiglia diventava sempre più grande e sempre più ricca. Lavoravano la terra, producevano il vino, come facciamo io e tuo padre oggi, ma possedevano anche molte ville, terre, boschi, ristoranti, bar, un mulino e non ci crederai ma perfino due isole. Mi ricordo che i miei nonni mi raccontavano di come la mia nonna Regina, quando era giovane, ogni giorno camminava per le strade di Orsera e andava nei loro bar, ristoranti e negozi a ritirare il guadagno. I soldi li teneva nel grembiule e li portava al mulino dove c’era suo padre che a fine giornata pagava i loro lavoratori. Il tempo passava e dopo la seconda guerra mondiale il regime presente in Istria non era più quello italiano. Ma la gente all’inizio non ci faceva troppo caso, almeno fino a quando il fratello di Regina, Giovanni,  che era a capo della famiglia in quel periodo, non ricevette un piccolo pezzo di carta dove scriveva in stampatello che, siccome era italiano doveva lasciare la Iugoslavia nell’arco di 24 ore e che altrimenti lo avrebbero condannato come traditore della patria e lo avrebbero ucciso assieme al resto della famiglia.

Giovanni era estremamente legato alla sua città, ai ricordi che lo legavano alla casa sulla collina vicino al mare dove sua madre diceva che aveva camminato per la prima volta. Era legato ai boschi dove andava a cavalcare ogni giorno con il suo cavallo nero. Il solo pensiero di lasciare la sua terra magica lo faceva star talmente male. Giovanni aveva un nodo alla gola, e faticava a trattenere le lacrime. Si era trovato costretto a lasciare tutto quello per il quale la sua famiglia aveva lavorato per generazioni intere, doveva lasciare i posti dove era cresciuto, dove aveva giocato con le sue due sorelle Lucia e Regina. E poi, Giovanni, non sapeva nemmeno dove andare, tutto c iò che possedeva era qui … in Istria,era in preda alla disperazione.

Non voleva andarsene, perciò decise che per quella notte lui, sua moglie e suo figlio si sarebbero nascosti nel campo dietro casa dove tenevano molte coppe di fieno. Disse ai vicini che non voleva scappare e che così si sarebbe nascosto nelle coppe di fieno per un po’ di tempo.

Questo forse, fu il suo più grande errore.

I vicini, essendo venuti a conoscenza di quello che Giovanni avrebbe fatto, hanno subito avvertito i soldati delle forze dell’ordine, tradendo così l’amicizia di Giovanni. Prima che facesse sera, mentre il sole stava tramontando, i tre si nascosero in queste montagnette di fieno. Il figlio di Giovanni aveva solo diciotto anni quel giorno quando dei soldati arrivarono sul loro campo di grano dove si nascondevano, pieni di paura.  Sapevano dove cercare ma il punto era che le coppe di fieno era tantissime. I soldati purtroppo non si dettero per vinti. Giovanni raccontò che iniziarono a trafiggere le coppe una per una con le baionette che avevano sui fucili. Quando li vide uscì dal proprio nascondiglio e cercò di andare verso quello del figlio … In quel momento però davanti ai suoi occhi gli si presentò una scena terribile. Una scena che un padre non dovrebbe mai vedere. Un soldato spinse la sua baionetta in una coppa. Aveva trafitto il corpo di qualcuno perché rifece l’azione più volte e quando tirò fuori la baionetta, Giovanni la vide dipinta del rosso del sangue del figlio... Ad un tratto si sentì  sprofondare … tutto il mondo gli cadde addosso. Sentì che sua moglie era vicino a lui e allora capì che l’unica rimasta da fare era almeno di salvare la moglie. La fece uscire dalla cantina e poi si diressero verso il porto, cauti a non far rumore. Presero la loro piccola barca e salparono verso l’Italia.

Durante tutto il viaggio, sua moglie Maria piangeva e malediceva il soldato che le aveva portato via il figlio, mentre Giovanni cercava di trattenere il dolore, perciò stava in silenzio e remava. Non avevano più niente che li legasse alla loro casa. Avevano perso le loro terre, la loro casa … il loro figlio!

Arrivati in Italia Giovanni si trasferì a Catania, dove rimase a vivere fino alla morte. –

 Mio nonno aveva smesso di parlare. Si vedeva che era triste … sembrava come se ci fosse ancora qualcosa che mi volesse raccontare. Teneva i pugni chiusi e lo sguardo basso.

-C’è ancora una storia che si stava svolgendo quasi allo contemporaneamente alla storia di Giovanni … ed è la storia di mio padre. Anche lui era italiano solo che lui viveva proprio qui, passava il tempo proprio in questo giardino ed era figlio di Regina, la sorella di Giovanni. Mio padre ,Livio, aveva un fratello minore che si chiamava Bruno. Andavano sempre molto d’accordo e mi ricordo che ogni volta che si parlava di lui, mio padre piangeva in silenzio e si chiedeva sempre il perché.

Bruno era un ragazzo di diciassette anni, e andava d’accordo con tutti in paese. Era il tipico festaiolo e non faceva mai differenze tra i partiti diversi e aiutava quelli che poteva e quelli che avevano bisogno d’aiuto. Un giorno come gli altri, Bruno andò dai suoi amici che facevano parte dei partigiani a portare la merenda. A nessuno di loro interessava la politica e con una fisarmonica e quattro accordi si divertivano un sacco. Purtroppo a certa gente del villaggio questa cosa non piaceva affatto, perciò il giorno dopo, al mattino presto, dei soldati italiani vennero a bussare alla porta di casa dove viveva la famiglia Sorčić.

Dissero a Regina di chiamare suo figlio e di farlo venire con loro. Siccome erano italiani come d'altronde lo era anche lei e tutta la sua famiglia incluso Bruno, Regina non vedeva nessun motivo per il quale non avrebbe dovuto lasciar andare con loro suo figlio. Fece quello che i soldati le avevano chiesto e li salutò quando Bruno scese le scale e se ne andò con loro. Camminarono per un paio di minuti nella fitta nebbia che c’era e arrivarono dall’altra parte del villaggio. Lì c’erano altre undici persone tutte allineate e in ginocchio.

Il giorno dopo la gente del paese ritrovò dodici corpi senza vita tra i quali anche quello di Bruno.

Dopo questo episodio, alla mia famiglia successe la stessa cosa che successe ai Tessaris. Perdemmo quasi tutto. Tutto quello che con grande fatica avevamo costruito lo avevano ricevuto gli operai che lavoravano da noi. Ci ritrovammo senza il patrimonio che da generazioni si trovava nella nostra famiglia. –

-E questo testamento? – Chiesi.

- Questo testamento è stato scritto da Giovanni e dice che lascia a Regina tutti i suoi possedimenti in Istria. Dopo la sua morte mio padre ha cercato di riavere le terre, la casa di sua madre … ma niente. Tutto fu invano. Mi ricordo di un episodio particolare, di quando avevo circa trent’anni, mio padre mi portò ad Orsera e mi fece vedere tutto quello che i nostri antenati avevano creato. Era abbastanza calmo fino a quando non mi portò fuori città dove c’era una collina vicino al mare sulla quale c’era una casa bellissima. Mi disse che quella era la casa dove viveva sua madre. Voleva andarci per forza e voleva passeggiare dove una volta senza paura camminava sua madre che era deceduta poco tempo fa. Lui era stato sempre molto legato a lei e ora voleva dirle addio camminando per Orsera e su e giù per quella collina. Ci avviammo verso l’entrata. Sull’entrata c’era scritto “Park skulpture Džamonja” bussammo alla porta e ad aprirci fu un signore di mezz’età. Mio padre gli spiegò il perché del nostro arrivo e gli spiegò che quella era la casa dove sua madre era vissuta. Lo scultore Džamonja ci cacciò fuori definendoci traditori della patria e ci chiuse la porta in faccia. Mio padre prima stette in silenzio ma poi si accasciò sui gradini e immerse la testa fra le mani … iniziò a piangere. Era inconsolabile. Piangeva, piangeva e piangeva. Era stato cacciato praticamente da casa sua. Non voleva andarsene … voleva riprovare a bussare, voleva solamente entrare per un’ultima volta in quel posto dove aveva passato tanti momenti felici insieme alla sua famiglia. Ma questo non gli fu mai concesso. Quando morì lasciò a me il suo testamento più quello di Giovanni e mi disse: “Franco, non è importante la terra … non è nemmeno importante la ricchezza … ti lascio questo perché tu non possa mai dimenticare da dove vieni ovunque tu sia, perché tu non possa mai dimenticare tutte le cose belle e brutte che la tua famiglia ha dovuto passare e perché un giorno la verità esca fuori e che sia fatta giustizia per l’accaduto”. E ora io dico a te Karla … l’unica cosa importante è l’amore. Siamo rimasti qui nonostante tutto grazie all’amore verso la nostra terra magica ma soprattutto verso la famiglia. L’amore è  l’unica cosa che conta. Quando c’è l’amore allora anche le disgrazie più grandi si superano, allora anche la tristezza e la disperazione sono più facili da sopportare. E ricorda che questo era successo alla nostra famiglia … ma c’erano ancora moltissime altre che hanno subito la  stessa sorte. Moltissimi che non ritornarono mai più. Moltissimi che morirono nei campi di concentramento solamente perché si sentivano appartenere ad un altro stato. Moltissimi che persero famiglie intere, moltissimi che persero tutto, moltissimi che arrivarono persino a odiare-.

È questo quello che mio nonno quel giorno d’estate mi raccontò.

Ho deciso di scrivere di questo avvenimento perché come  ha detto mio nonno, di famiglie come la nostra  ce ne sono moltissime. È difficile comprendere oggi la ragione che costringe qualcuno a far del male alle persone costringendole a lasciare il proprio luogo di nascita e arrivare addirittura a uccidere per rubare ciò che le persone con grandi sacrifici e con l’onestà hanno ottenuto. Non capisco l’odio anche perché io voglio vivere in un mondo migliore. Credo comunque che a questo punto importante sia ricordare per non dimenticare per non correre il rischio di ripetere e gli  stessi errori.

2° PREMIO

  motto CH3COOH        Alessandro Bose 

  Classe IV – Liceo   Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” Buie
                                                             Insegnante: Fiorella Biasiol

Il grande insegnamento di vita incarnato dal nonno induce il giovane autore a riflettere sul dramma  dell'esodo da Umago, dello sradicamento, della lacerazione delle famiglie, ugualmente dolorosa per chi se  n' è andato e per chi è rimasto lottando per i propri diritti. La nostalgia e la sofferenza degli altri fa maturare nel nipote la  consapevolezza delle proprie radici italiane, rivendicate e delineate con profonda sensibilità.

I nostri nonni ci raccontano

 Ho la grande fortuna di vivere nella stessa casa in cui vivono i nonni, i genitori di mia madre che posso ritenere i miei “secondi” genitori: quando mi serve un consiglio, quando devo fare il nodo alla cravatta o mi serve un passaggio al rientro dalla discoteca ecco correre in mio soccorso nonno Bruno che, siccome dorme poche ore a notte, non ha alcun problema ad essere sveglio alle quattro del mattino.

Con il nonno ho un bellissimo rapporto, a lui piace chiacchierare mentre a me piace stare ad ascoltarlo; ad entrambi piace trascorrere il tempo con gli amici, siamo amanti della buona cucina e la nonna sa accontentarci con un buon piatto di pastasciutta o con arrosti favolosi che noi, da veri carnivori, apprezziamo molto.

Ci piace anche giocare a briscola e tresette. Spesso partecipo ai tornei organizzati dalle Comunità degli Italiani con il mio amico Matteo e durante uno di questi siamo anche riusciti a battere mio nonno ed il suo amico. Non vi racconto quanto ne abbiamo riso! Insomma, sono davvero orgoglioso di mio nonno che guarda il mondo in modo positivo e non si arrende mai…proprio un grande insegnamento di vita.

Mio nonno si rattrista solamente quando vede alla televisione le migliaia di profughi che arrivano in Europa per sfuggire alla guerra.

“Caro Alessandro, le guere xe la roba più bruta che esisti, le porta solo morte, distrusion e miseria…me ricordo Umago dopo la II Guerra Mondiale…e sopratuto me ricordo del periodo del grande esodo, intiere famiglie divise, iera chi andava e chi restava…sempre meno umaghesi e sempre più gente straniera.

I miei amici xe andadi a star a Varese e i ga soferto de morir perché a Umago i viveva vicin ala diga e pena che i verziva le finestre ghe entrava in casa una bavisela de mar…ogni estate quando i tornava qua a pasar le ferie, i partiva con le lagrime. Xe poco cosa dir, quando te tai le radise te patisi e non te ga più un punto fiso su cui contar“.

“Nono, ti te son restado a Umago, te podevi andar a nudar e pescar nel tuo mar, perὸ te mancava i tuoi amici e tanti parenti che xe andadi via. Nisun pol gaver tuto.”

“Proprio cusì, nisun pol gaver tuto e certe volte bisogna sceglier quel che te fa sofrir de meno, mi via de Umago non gavesi podù viver e anche se son diventado parte de una minoranza linguistica che devi lotar sempre per i propri diriti, son contento de eser restà.”

 Sì, mio nonno è rimasto nel suo paese natio e non ha mai rinnegato la sua identità culturale e linguistica, neanche nei momenti più difficili quando dichiararsi italiano e mandare i figli in una scuola italiana era una scelta difficile e con tante incognite. Mi rattrista molto sentire la storia delle tante persone esiliate, delle masserizie abbandonate nei magazzini, delle mucche fatte salire sui camion e soprattutto delle persone anziane che andavano incontro ad un futuro incerto dopo aver vissuto una vita di lavoro e sacrifici nel proprio paese.

Mi rattrista anche la storia delle persone rimaste che, non sapendo la lingua croata, si sono sentite spesso offese e maltrattate, perché sappiamo bene quanto il saper comunicare sia importante in tutti i campi della vita, soprattutto per difendersi e far valere i propri diritti.

Un periodo storico davvero difficile per tutti gli istriani, un periodo fatto di tanti tasselli che messi assieme delineano la nostra storia, ci fanno comprendere le nostre origini, ci aiutano a capire meglio tutti i popoli che devono fuggire dalla propria terra per svariati motivi, sempre con tanta sofferenza e nostalgia.

I racconti di mio nonno mi hanno aiutato a capire e ad essere consapevole. Ovunque andrò, nel cammino della vita, non potrò mai scordare la mia città e le mie origini, il mio dialetto e i saggi insegnamenti: “Alessandro, ricordite che se te fasi del ben anche ti te te sentirà ben e guarda de far sempre el meio che te pol per eser in paxe con te steso e con el mondo intiero”.

Sembrano frasi fatte, ma quando sai che la persona che le pronuncia ha fatto di queste il proprio principio di vita, allora le ascolti con il cuore e sai che sono già parte del tuo essere. L’immagine del sorriso di mio nonno quando, con una pacca sulla spalla, mi incoraggia a darmi da fare è il sostegno più importante, è ciò di cui ho bisogno per affrontare i piccoli e i grandi problemi della vita.

Sono certo che mi sarà sempre accanto come una delle cose più preziose, con la sua voce tonante che da bambino mi metteva quasi paura e che adesso mi esorta “Date de far, la vita xe fata per impegnarse e lavorar…”

 3°  PREMIO

motto ARCA                     Nia Sciucca 

Classe III – m - Ginnasio Scientifico – Matematico   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

La candidata ha saputo esprimere con equilibrio e consapevolezza l'autentico amore per le sue radici fiumane. Tutto il patrimonio culturale tramandatole la rende capace di vivere appieno la sua identità. Fluida e puntuale l'esposizione che la sostiene nel recupero di tradizioni, favole, usanze.

Il pensatore Epicuro diceva „chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi“. Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell' uomo

Le radici sono le sole fondamenta di una pianta, esse hanno il compito di aiutarla a crescere, a svilupparsi, le danno sostegno e protezione quando ne ha più bisogno. Se ci pensate bene la storia, il passato, il patrimonio culturale nella vita dell’ uomo funzionano nello stesso modo.  Ora mi spiego meglio. Nell’istante in cui veniamo al mondo noi siamo già qualcuno: siamo i figli dei nostri genitori, i nipoti dei nostri nonni, apparteniamo ad una patria, siamo croati, italiani, fiumani. Il nostro passato è già stato scritto, è indelebile e si pone come base dalla quale poi matureranno il nostro carattere, il modo di riflettere e in fine l’intero futuro. Quanto più cresciamo tanto più iniziamo a renderci conto dell’importanza delle nostre radici e diventiamo consapevoli che anche se cerchiamo di fuggire, se ci allontaniamo non riusciremo mai a spezzarle perché sono troppo profonde e robuste. Queste nostre fondamenta fanno sì che non ci sentiamo mai soli per il semplice motivo che ci collegano ad un grande numero di persone con le quali condividiamo il passato, la lingua, la cultura e anche il presente.  Allontanarsi dalle radici significherebbe spezzare una parte essenziale della nostra esistenza, sarebbe come separare il fusto di una pianta dalla radice e poi aspettarsi che continui a crescere. Gran parte di noi giovani ha sicuramente fantasticato di come sarebbe stata la nostra vita se vivessimo in un altro paese.  Io in realtà mi chiedo come avrei fatto senza la mia città. A Fiume mi sveglio ogni mattino con la consapevolezza di trovarmi a soli due passi dal mare limpido, pulito ed azzurro, uscire poi dal portone di  casa e trovarti la bora che mi rinfresca il viso o ancora meglio la pioggia che me lo bagna. Non so come avrei trascorso le estati se non tuffandomi nel nostro mare impeccabile e prendendo sole sulle coste delle nostre spettacolose isole, oppure ammirando il paesaggio pittoresco dell’Istria. Come sarebbe stato senza mia nonna che, non appena mi sono bucata le orecchie mi ha infilato nei buchi i tipici moretti per avere l’aspetto di una giovane, vera e autentica fiumana. Come avrei fatto senza il carnevale di Fiume cosi vivo e colorato, con il Corso zeppo di maschere variopinte, frittole calde, odorose e coriandoli di mille colori diversi sparsi per le famigerate piastrelle del Corso. E poi ci sono le storie che i nonni ci raccontano riguardo la nostra patria che rafforzano le nostre radici e alimentano in noi l’interesse e il rispetto per il passato del nostro popolo.

Mio nonno dice che sono una vera e propria fiumana, una “patoca”, perché le mie radici si diramano fino ad arrivare ai popoli che nel passato hanno scritto la storia di Fiume cioè italiani, croati e ungheresi. Per non parlare delle canzoni che si esibiscono ai raduni familiari e che ci sono rimaste nella mente sin da quando le abbiamo sentite da piccoli grazie al loro ritmo unico e orecchiabile e alle loro parole che in pratica ci hanno dato le prime lezioni di storia riguardo la nostra terra. Sto parlando di canzoni come Le mule de Fiume le peta l’ociada oppure come La mula de parenzo….Non dimentichiamoci delle leggende che sono la parte magica, mistica e oscura delle nostre fondamenta. Mi riferisco alla Carolina di Fiume, al drago di Tersatto e agli splendidi e brillanti tesori che Napoleone pare abbia presumibilmente nascosto nel cuore della città vecchia.  San Vito il protettore della nostra città ci regala protezione e porta festa e allegria nei giorni in cui lo veneriamo. Dalle radici germogliano poi anche le lingue con le quali ci esprimiamo. Grazie al fatto che il nostro paese ha un passato così ricco, molte persone da noi possono vantarsi di saper parlare benissimo ben due lingue, per non parlare poi dei dialetti a partire da quello istriano per arrivare poi fino a quello fiumano. Quando si parla di storia del nostro paese si parla di occupazioni, esodo, guerra, sofferenza e perdite ma anche di coraggio, forza e resistenza. Le radici sono state marcate non solo da quelli rimasti in patria ma anche da quelli che sono stati costretti ad andarsene, stabilendo poi casa in Italia, donando così al nostro popolo un’italianità preziosa che viene conservata e tramandata da generazione a generazione. Sicuramente quelli che sono dovuti partire sono ancor sempre legati alla loro patria, legati con il loro passato, i loro pensieri e i loro cuori Se facciamo fatica a rammentare il nostro passato basta osservare gli splendidi monumenti che la storia ha costruito per noi. Passeggiare per la città e soffermarsi un attimo sulle aquile bicipiti che pongono dimora in cima alla Torre, oppure fare un giro per la città vecchia le cui mura ci fanno rievocare il passato o meglio ancora fare due passi per il porto sentendosi orgogliosi per la sua fama e grandezza conosciute anche all’estero. Perché una pianta maturi e dia i fiori la terra in cui si stabiliscono le radici deve essere adatta. Quale terra sarebbe più adatta che quella rossa dell’Istria circondata da ulivi e rocce carsiche oppure il terreno ricoperto di sassi perfettamente modellati della nostra bellissima costa per far nascere un individuo pronto a sbocciare in un  magnifico fiore e a dare i frutti?

Come una pianta cresce, matura, da i frutti e i fiori, marcisce così anche noi abbiamo i nostri alti e bassi ma le radici sono sempre qui a darci supporto. Possiamo sempre contare sulle nostre radici, esse sono stabili, certe, ben definite e perciò ci proteggono dal futuro così misterioso e labile.

Concorso Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo 2017
Sezione B
Temi premiati

DALMAZIA in CROAZIA – Elementari individuali o di gruppo e Superiori individuali  o di gruppo Categoria a

1° PREMIO

  motto MARESOLE       Marta Serapiglia   

Classe III   Comunità degli Italiani di Zara
                                                          Insegnante: Ivana Radović

Nei disegni  e nella poesia di Marta appare una città stupenda, quella Zara che mantiene le caratteristiche di sempre con il cielo e il mare protagonisti agli occhi sognanti del narratore. Una città sempre viva.

 

2° PREMIO

  motto COM’E’ BELLA  LA MIA CITTA’                      

  Lola Kolega, Ivano Parić, Mia Cikota, Tonka Vukoša,  Mirta Zubč, Tia Mustać, Roko Bažant
                                        Classe II Comunità degli Italiani di Zara     
                                                        Insegnante: Ivana Radović
                                                         

Un gruppo di amici si è unito per decantare le bellezze di Zara con tanti cuoricini e immagini di sempre: dal caratteristico lastricato di pietra all'incantevole panorama notturno. Zara appare nel suo splendore e tutto è bello e gradevolissimo.

 3° PREMIO

  motto MATEA               Matea Saganić   

Classe I   Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo
                                                          Insegnante: Ileana Brč

In un delizioso italiano dialettale (mancano le doppie alla veneta) Matea ricorda come il nonno ai suoi tempi andava a -uselare- cioè a catturare uccellini in campagna con l'utilizzo del richiamo in gabbia.  Un divertimento ormai in disuso, ma che un tempo era molto diffuso in tutto il Veneto oltre che in Dalmazia.

El mio nono me conta

Quando era ragazzo mio nonno andava in campagna  a prendere i ucellini. Quello si chiamara „ uselare“. Si andava alla mattina molto presto, con se portava ucellini nelle piccole gabbie per il richiamo.I ucelli che passavano si calavano sull' alberetto sul quale erano messibastoncini pieni di colla. Quela colla si chiamava vischio.Allora li prendevano e li mettevano in gabbie piu grandi e li portavano a casa.Cosi quello un modo di divertimento per loro


DALMAZIA in MONTENEGRO – Elementari individuali o di gruppo – Categoria “ b “ :


   NON ASSEGNATO

 2° PREMIO

  motto TINA777             Tina Truš  

Classe VIII - a   Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro
                                                      Insegnante: Jadranka Marković

Un simpatico racconto quello sul pro-pro zio che, a fine '800, si reca in Italia per lavorare come aiuto cuoco. Lì fa innamorare di sé una bella italiana facendole credere d'essere un grande nobile montenegrino in incognito. Convinta a seguirlo ad Antivari, la povera ragazza, invece dell'immaginata "magione nobiliare" si trova davanti un vecchio casolare, per cui la delusione è... grande! Ma alla nostra fanciulla basta una giornata per riprendere il sorriso e vivere poi tutta la vita con il suo intraprendente montenegrino. Per cui la morale è: meglio un buon uomo oggi che un nobile domani.

I nostri noni ne conta - i nostri nonni ci raccontano

Vi racconto una storia molto importante per me. È una delle tante  storie delle famiglie antivaresi , ma tutte belle e speciali.

Qualche anno fa mio nonno, ancora sorridente e di buona salute, mi ha raccontato una storia di un suo pro-prozio Paolo. Paolo era un giovane avventuroso che amava viaggiare. Un giorno ha deciso di partire per l’Italia. Correva l’anno 1890. e Paolo era pieno di voglia di vivere. Ha cominciato a lavorare come aiuto cuoco in una famiglia benestante. Era un uomo orgoglioso e non voleva presentarsi come un povero servo. Diceva a tutti che gli piaceva lavorare, che questo era un suo passatempo e che lui era un nobile montenegrino. Ogni tanto vedeva una ragazza che usciva dal portone del palazzo in carrozza. Incantato dalla sua bellezza, Paolo si è innamorato della ragazza. Deciso di realizzare un altro sogno, l’ha fatta innamorare. Col tempo, il loro amore è diventato così forte che hanno deciso di sposarsi. La ragazza non vedeva l’ora di venire nel paese sconosciuto e di cominciare la vita nuova nelle terre grandi e ricchi del suo amore. Paolo le parlava anche della sua famiglia potente. Un giorno hanno lasciato l’Italia. Mentre la nave gli portava lentamente verso il porto antivarese, lei chiedeva a Paolo quando avrebbe visto il suo palazzo. ‘’Aspetta ancora un po’, lo vedrai’’, rispondeva sempre Paolo. Quando sono scesi dalla nave, Paolo ha detto alla sua sposa che tutto quello che vedeva era il suo. Camminavano a lungo  per il sentiero di pietra verso Stari Bar. Quando sono arrivati davanti ad un vecchio casolare, Paolo ha detto: ‘’ Ecco il mio palazzo! ‘’

Chissà come si sentiva la povera ragazza. I suoi sentimenti e pensieri  giacciono da tanto tempo sepolti nelle pietre dure della mia città. Li posso solo immaginare nel vento che si alza sopra Antivari Vecchia. Mio nonno mi diceva che ‘’l’italiana’’, come la chiamavano tutti, non diceva una parola per una giornata intera. Nonostante tutto, una volta uscita dalla cameretta, la ragazza ha detto a Paolo che sarebbe rimasta con lui. È diventata pianista ed insegnava il pianoforte ai bambini nobili. Anche oggi la ricordano come una donna con le maniere e come una persona brava.

Raccontata per la prima volta, questa storia mi sembrava strana. Una ragazza accetta un’altra vita e le bugie senza arrabbiarsi. Ma poi ho capito. A lei non importava la richezza, i palazzo, le carozze. lIl tesoro più importante per lei era l’amore. Per questo la storia di Ada e Paolo è importante anche per me. È una lezione di vita.

 

   NON ASSEGNATO

 

DALMAZIA in MONTENEGRO – Medie Superiori individuali o di gruppo – Categoria “ c “ :

 

1°PREMIO

 motto CARTOLINA              Ana Maria Marinović  

  Classe I - 2    Liceo Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Valerija Jokić

Una tenera e incompiuta storia d'amore, rimasta sospesa nel tempo, viene riportata alla luce dopo cento anni da una pronipote colma di sensibilità. L' antenata Antonia e il bell' ufficiale italiano rivivono nel ricordo di una sedicenne e nella nostra commozione.

“Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi”

Sono rimasta colpita da questo pensiero di Epicuro.Mi è sembrato così contraddittorio,come questo periodo della mia vita.Ho quasi sedici anni il che farebbe pensare ad aver poco da ricordare,è probabilmente vero,ma sono del pensiero che non necessariamente sono gli anni trascorsi,quelli che contano,quanto l'apertura mentale,ma ancor di più la capacità e la voglia di avere un cuore aperto e sentire le pulsazioni di quello del mondo.Infondo,è quello che ci emoziona,che ci ''colpisce al cuore'',quello che resta nel tempo,indistruttibile,e non necessariamente devono essere cose e avvenimenti dalle dimensioni collossali...
Così è capitato che io sia diventata la custodie,ereditiera,di una collezione di cartoline dagli anni venti,con motivi di luoghi,disegni,dei tramonti,degli innamorati...che mi divertiva guardare di tanto in tanto,ne ho più di cento,posti in una scatola,con una fotografia ingiallita in mezzo.Ma quello è ciò che chiunque noterebbe e apprezerebbe ,specialmente un appassionato collezionista di cartoline datate da un secolo.
Ma per me,dalla foto color seppia,che a volte oggi ai fotografi piace,per quell'effetto anticato,che però quì è autentico,mi guardano occhi vivi di una copppia di giovani.
Si eredita delle famiglie,cugini,nonni,zie,catenine d'oro,anelli.Io ancora non ne ho,invece ho una cosa bellissima per me.La storia d'amore di una parente vicina,scritta su quelle cartoline.Una storia d'amore su cui riflettere oggi nei tempi dei telefonini.Lei,la mia parente,era Antonia,dal viso delicato,sguardo dolce e sorridente,occhi neri e capelli a caschetto di moda negli anni venti.Lui,accanto a lei,nella foto,bel ragazzo,alto e fiero,in uniforme da ufficiale che ne esalta il fascino.Coppia di innamorati di altri tempi.La mamma di lei,non è  ha mai voluto sapere di quel ragazzo,che piaceva a sua figlia,ma il cui destino era nel esercito militare.Lei stessa era sposata con un marito che per tale carriera,spesso doveva traslocare con la famiglia e ciò non era vita facile.
Lui,Germano,di origine Italliana,sarà forse stato,per quel cuore italiano,,che non si è mai rassegnato,dovendo spostarsi spesso lungo la costa Dalmata.Ha sempre,quasi ogni giorno,scritto un pensiero su quella cartolina che poi mandava e arrivava a lei.La sua Antonia,o ''Tonci'' come fa di deminutivo nel nostro dialetto gli rispondeva.''Quando ho tue notizie,non ho bisogno del pane'',scriveva lui,dietro una cartolina dell'immagine di un tramonto...Anni e anni di corrispondenza e di colpo,non si hanno più sue notizie.
Lei non si è mai voluta sposare,visse una lunga vita,ricordata da tutti come una vera signora,di quelle di una volta.
Mi fa riflettere,cosa fosse Antonia per Germano.Lei era la sua salute quando era ammalato,il suo coraggio nella tempesta in mare,le confidava tutto di se,anche le sue paure.Una connessione loro era rimasta anche se rare le possibilità di vedersi,per colpa di varie circostanze non in loro favore.Lei tanto,lo sapeva dentro di se che era lui l'amore della sua vita.Il ricordo di lui è rimasto per lei vivo e presente,accompagnandole per tutta la vita.A distanza di cento anni leggo i pensieri scritti tra due belle persone.
''Sono proprio maleducato,pensa,non ho ringraziato la Madonna per tutte le sofferenze che devo patire,pregala tu di perdonarmi e di covertirmi...Mentre a te chiedo,sono tuo per sempre?''
-Germano
Dalla fotografia mi guardano,mi sorridono,con i loro pensieri entrano nel cuore,misteriosamente,ispirandomi.

 

2° PREMIO

   motto UNA CATTARINA           Dejana Parović  

  Classe II  Liceo Cattaro/Kotor, Montenegro
Insegnante: Slavica Stupić

"Ogni pietra, come una nota, compie la melodia del nostro passato". Con queste parole si conclude una appassionata descrizione della città di Cattaro, dalla quale emergono le antiche e molteplici radici della città e la necessità di custodirle con sollecitudine quali testimoni della tradizione e cultura di un popolo.

Il tema:

Vedersi circondati da opere d' arte di cui è ricca la tua terra,gratifica lo sguardo,colma l' animo di gioia profonda,arricchisce la mente di un' esperienza insieme storica e culturale di fronte all' iconoclastia di chi invece distrugge le testimonianze artistiche del passato qual è la tua reazione.
 

     Come ha detto Renzo Piano:''Una città non è disegnata ,semplicemente si fa da sola.Basta ascoltarla,perchè la città   è il riflesso di tante storie.'' Davvero in ogni paese ci sono opere d' arte ,monumenti storici ,palazzi antichi,chiese...che ci ricordano il passato,che riscaldono la nostra anima,attirano lo sguardo e riempiono il cuore.Loro sono testimoni della tradizione ,storia e cultura di un popolo.
           La  ricchezza di una città non sono hotel di lusso,grattacieli,centri commerciali , perchè li si possono vedere ovunque si vada.Nella mia città,Kotor,conosciuta come Cattaro(il nome che risale al tempo dei Greci e Romani) ci sono molte chiese ,palazzi,piazze e viuzze medievali.Cattaro è una città antica,che esiste da tanto tempo.Gli Illiri, i Greci, i Romani, i Veneziani e tanti altri popoli ci hanno lasciato le loro impronte.È anche apprezzata perchè ha il porto e al passato molti marinai ci venivano e portavano qualcosa di nuovo.Quando entro nella città vecchia di Cattaro ,che è circondata dalle mura ,non so che cosa ammirare di più.Secondo me, le migliori opere sono la Cattedrale di San Trifone,poi la Chiesa di San Nicola,Chiesa di San Luca,Chiesa della Madonna della Salute.Questi edifici dimostrano diversità religiosa.Mi affascinano anche palazzi come:Palazzo Pima,Bizanti,Drago,Gregorina,Beskuća,Buća...e tanti altri che rappresentano una storia  ricca dipinta pre sempre.Vicino a Cattaro , c'è un bellisimo posto di nome Risan ,dove ci sono mosaici romani e una casa di quell' epoca.Cattaro,per la sua particolarità e tradizione  è sotto la protezione di UNESCO.Il terremoto che ha colpito questa zona nel 1979 non ha distrutto questo grande tesoro.
           Ogni pietra ,come una nota ,compone la melodia del nostro passato.Quando guardiamo queste opere d' arte ,esse ci avvertono che non dobbiamo distrugere quello che neppure i secoli sono risuciti a fare,perchè distrugendo la storia noi perdiamo l'anima.  

 3° PREMIO

  motto JECKA17         Jelena Popović  

Classe II – 3 Liceo “Niko Rolović” Antivari/Bar, Montenegro 
Insegnante: Jelena Ostojić Komnenović

L'autrice esprime, in alcuni significativi paragrafi, l'amore per l'Italia suggerito dai racconti e dalle vicende familiari. "Impressionata dalla nostra storia" elenca i personaggi italiani che più di altri hanno toccato la sua sensibilità di adolescente.

"I nostri nonni ne conta - i nostri nonni ci raccontano" - storie e memorie del vostro passato familiare

 I miei nonni mi raccontavano spesso del mio paese, della mia famiglia. Sono soprattutto le storie dell'amore. L' amore per un' altra persona, per il paese, per la scienza, per l'arte…Mi dicevano  anche che Italia e Montenegro avevano molti collegamenti. Così ho saputo che la mia famiglia è collegata con Italia.

            Mio nonno aveva abitato ad Assisi, la città piena di storia e bellezze. Lì aveva conosciuto un'italiana. Mi raccontava spesso della sua bellezza. Avevano  avuto la loro grande storia d’amore, ma lui era dovuto ritornare ad Antivari. Erano stati disperati, ma lui  la ricordava sempre con il sorriso. Anche se non mi ha rivelato mai il suo nome ho capito che il loro era un amore vero, un amore come quelli di cui leggiamo nei grandi romanzi classici.

            Ma non tutte le storie d'amore sono tristi. Forse la storia più famosa del mio paese è l'amore tra la nostra principessa Elena e il re Vittorio Emanuele. Tutti sanno dell' incontro a Venezia quando la vita dei due giovani  è cambiata per sempre. I miei nonni mi parlavano di queste due persone umanitari, i loro lavori e la loro importanza per la gente. L’amore tra due persone era il ponte che ha unito i due paesi per sempre.

Per me era interessante anche la storia del collegamento radio tra città Antivari e quella di Bari. Era il primo nei Balcani. L'ha effettuato lo scienziato Guglielmo Marconi.

Sono impressionata della nostra storia. Attraverso i racconti dai nostri nonni ho amato l’Italia, le sue città, i monumenti, la poesia, l’Italia delle opere d’arte, della cucina, della musica, l'Italia di Dante, Botticelli, Fellini, Leonardo, Petrarca, Verdi…

 

Premi Speciali

PREMIO “ASS.NE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO” :

motto MERLI DE GRAJA   

  Fabiana Ferlin, Roberto Hrelja, Lara Jakominić,  Chiara Leonardelli, Etan Perković, Paola Vasić

                                                Classe III    Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Sezione Periferica di Gallesano
                                                Insegnante: Alda Piccinelli Cetina

Un bellissimo lavoro questo che ci porta a conoscere i nostri amici alberi in natura ma anche quello che simboleggiano e quello che possono diventare nelle abili mani dell'uomo: armaroni, scagneti, careghe... insomma davvero complimenti!  Bravi fioi e bravi maestri.

TEMA IN PDF MERLI DE GRAJA 2017

PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO” :

Elementari:

motto SCALMANATI              

Erik Baćac, Lara Brussich, Ljubov Brendeleva,  Khadi M’ Bassene, Nikolas Dabić, Virna Đurić,                   
                                       Lara Domić Djaković, Nina Lazarić, Juri Lazarić, Ema Labinjan,  Eli Labinjan, Saša Kuzmanović, Simon Kovač, Noemi Grbin, 
                                       Gabriel Antonio Di Ruberti, Mallena Hajdarević, Vito Gergorić Oscar Radolović, Edwin Matika, Elvir Šehić, Stefan Sladaković,
                                       Mario Udovičić, Manuel Zaharija                                                                                                                  
Classe III - b
Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
Insegnante: Barbara Jurman

TEMA IN PDF SCALMANATI 2017

                                              Come facevano una volta senza pc, tablet, smartphone e social network?? Bella domanda e ancor meglio la risposta dei nonni che tirano fuori foto dei loro tempi e tanti ricordi. Il risultato è un bel lavoro di gruppo che non possiamo non premiare. 

Superiori:

motto LA PICIA DEI NONI              Elen Zukon Kolić 

   Classe IV – Liceo Generale  Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola
                                                        Insegnante: Annamaria Lizzul

In questo racconto, la candidata intraprende un viaggio attraverso l' infanzia dei nonni che la guidano attraverso i loro ricordi dei giochi d' infanzia, della vita in famiglia, dei giorni passati sui banchi di scuola e di un' infanzia serena scandita dalla costante presenza e compagnia di genitori, parenti ed amici. Anche se sono passati pochi anni, e' inevitabile riscontrare enormi differenze tra l' infanzia di oggi e quella di ieri (dei nonni). La multimedialità ha inciso profondamente la nostra quotidianità e si sta impadronendo del nostro tempo libero, e giustamente, questo paragone porta la candidata a riflettere su quali potranno essere le storie che i giovani di oggi, che passano le giornate incollati a schermi, racconteranno ai loro nipoti? L' uso del dialetto enfatizza la genuinità del racconto, rendendolo più suggestivo e mettendo ancora più in risalto la partecipazione a questo "problema".

I nostri noni ne conta – I nostri nonni ci raccontano 

Uno de sti giorni nona e nono i me ga domandado cosa xe de tanto interesante in sti „afari cinesi“, meo conosudi come celulari, che tuti i se li porta sempre drio e i par persi se no i li ga con se, indipendentemente se fioi, giovani, grandi o chi altro. Lori, oviamente, no i gaveva sta roba nè de giovani nè de conseguenza nanche no i sa usar sti „ordegni“, ma nanche no ghe interesa. Ghe go spiegà che sti telefoni in principio i serviva per comunicar, ma ogi i xe più un tipo de pasatempo per tuti perchè se trova aplicasioni varie adeguade a ognidun. I dixi che se ghe servi ciamar qualchedun, i ga el telefono in casa che xe più semplice, e se ghe capita de gaver dimenticà qualcosa co i xe fora, alora i usa la scheda telefonica su qualche telefono publico e i ciama a casa. Però i ga ragion co i dixi che lori sta roba no ghe serviva e che no ghe servi, che mia mama xe anche cresuda senza sti „atresi“ e nanche mi no gavevo sto „marchingegno“ de picia. A lori ghe dispiaxi che i vedi sempre più fioi con ste robe in giro e sempre meno fioi con giogatoli (veri!) adati a lori.

Naturalmente, el tempo pasa e sempre più xe ste diferense tra generasioni. No intendo fra quela mia e quela dei mii genitori o dei mii noni. Me riferiso ai mii coetanei e ai fioi che xe ancora ale elementari. No xe nanche diexe ani de diferensa fra de noi, però se pol tirar un paralelo su come i mii noni perdeva tempo a diexe ani, come lo perdevimo noi e come lo perdi i fioi de adeso.

I fioi de ogi se li vedi quasi sempre con sti telefonini sai più „evoludi“ - cari e moderni del mio - per esempio, speso fin tropo intacadi a sti schermi, senza acorgerse se fora xe bel tempo o piovi. E, se invese i xe pupuci, e no i xe compagnadi per manina de mama o de papà o de qualchedun, quasi, quasi i finisi soto qualche auto o i sbati in qualcosa, visto che no i se acorsi de un bel niente dela realtà!

Noi ierimo una generasion che per pasatempo ale elementari (dopo eser tornadi a casa de scola e gaver fato tuti i compiti) come masimo de tecnologia se giogava le carte o a flipper sul computer perchè de pici no ierimo bravi con Internet; el ne iera tropo lento. Semo cresudi con la famosa „Nokia 3310“ che ghe cioghevimo a mama e papaci per giogar con quela famosa bisa che no la se doveva morsigar la coda (e poso dir che i mii ga tentà de darghe ai mii noni sto telefonin per quando che no i xe a casa, ma per due ultraotanteni xe anche questo „fisica nucleare“!). No gavevimo celulari nostri e nanche no i ne serviva, e se sì, ghe domandavimo a qualche grande che ne lo impresti. Preferivimo però el tempo libero pasarlo giogando per la strada del nostro quartier o inventando gioghi che ingrumava più mularia.

Nono e nona sempre i se ricorda dei indiavoladi „Omo no rabiarte“ che i me lasava vinser perchè no piansesi, o dele briscole che mai la fine che imparasi a giogar sensa inventar nove regole. Quante triestine xe finide drio l'armadio o soto 'l divano dopo che perdevo! E tuti i „pupoloti“ che se guardava ale cinque e un quarto su Rai Due! Per no parlar dele parole crociate, i rebus e gioghi vari che nono e mi risolvevimo nela „Settimana enigmistica“, tasandoghe l'anima a nona quando no savevimo qualche parola. E sì, per mi quei iera bei tempi, ma tremendi per chi che doveva star tento de mi!

Ma ancora più bei tempi (almeno se ti gavevi la fortuna de non sentir tropo le conseguenze de la Prima Guera Mondiale e veder el principio de la Seconda) iera secondo i mii noni quei co' lori i iera fioi e giovani. I dixi che iera momenti duri, ma che proprio per questo i fioi iera ancora più creativi e i saveva meo divertirse co i gaveva tempo libero, invese che noi de adeso che nanche no savemo valorisar quel che gavemo e ne se ofri!

Nono me conta speso che fin che el pascolava le pegore e le vache, el se cioleva con se i libri de scola e l'imparava le poesie a memoria, po dopo coi sui compagni de scola i se confrontava chi sa più versi. El me ricorda che nel suo paese no iera tanta mularia po a scola iera tuti i fioi de tute le età in una unica clase. Una dele poesie, o meo i primi versi, che me son imparada anche mi grasie ale storie de nono, xe una che recitava una picia che se ciamava Giovanina e la cominciava cusì: „Stellucce, stelline che state vicine di casa al Signore…“. Avanti no so perchè nanche nono no se ricorda, visto che se trata de più de otanta ani fa! Tra l'altro lui parla speso de un picio che gaveva imparà una poesia de Carducci, però no 'l saveva pronunciarla come che 'l doveva, cusì che el ripeteva sempre „Tra collì, prati e monti“, al posto de „Tra colli, prati e monti“ e ogni volta el meteva sto acento là dove no 'l andava, anche se la maestra lo coregeva più volte. Ogi forsi par strano, ma alora anche ste filastroche e scioglilingua iera meo che no far niente. Opur ricordarse una monada per tuta la vita e riderghe sora ancora ogi: nono no se dimenticherà mai de quela volta che a una interogasion el ga dito che l'oso del ginocio se ciama girandola invese de rotula, savendo che se trata de qualcosa che se rodola, che se gira, che e tuta la compania in clase se sbregava de rider. E po, iera del tuto normal veder fioi coi xinoci tuti macadi, che i pareva carte geografiche! No iera niente de più divertente che rampigarse sui alberi, rubarghe le sariese o i persighi ai vicini e scampar a gambe levade oltra muri e ramade che no ti ciapi le bastonade del paron o a casa la tirada de rece o lignade sul popoci, dixi nono! Se qualchedun gaveva strase in più, no i le butava via, i ghe le dava ai fioi che se fasi una bala per poter giogar in strada, dove, otanta ani fa, i menava solo i cari coi manxi. Altro no iera in paese, e no iera nanche tropi pericoli, oltra che la bala vadi ne l'orto de qualchedun che de matina se ga alsà sul pie sbaglià e no 'l te la tornava più… Nono ghe piaseva divertirse con le s'cinche davanti la scola quando se podeva, o fin che i ansiani pasava 'l tempo in ombra a tirar le boce. Se, invese, sta indiavolada mularia de paese voleva imitar i veci imbriagoni, alora i giogava la mora e „Un, do, tre, quatro,…cinque, sie, sete, oto,… nove, mora!“ rimbombava in tuta la piasa! Al tramonto se sentiva le siore ciamar i fioi che i torni a casa e i vadi dormir perchè iera ormai tardi per far casin fora e se se doveva sveiar bonora de matina per aiutar in campagna o andar a scola.

Nona invese iera più calma de picia e la dixi che ghe piaseva de più saltar la corda con le sue amiche, ingrumar fiori per po far coroncine o, una a l'altra, petinadure e drese. Anche lore le se perdeva con poesiole e gioghi de parole, però anche sconderse o ciaparse iera una dele opsioni. Speso le se la spasava anche con le pupe fate de strase, o giogando le bele statuine.

Mi nanche no savevo che esistesi el „piche-pache“ che se giogava con cinque sasolini: se li butava in aria, se li lasava cascar per tera e dopo se grampava quel più lontan o più scomodo de alsar e se lo butava in aria. E fin che 'l iera in aria, se tentava de ingrumar uno de quei per tera e ciapar quel che iera in aria prima che el finisi per tera. E cusì fin che no se finiva tuti i sasolini. Se quel in aria cascava per tera prima che se ciogheva uno de quei per tera, alora se perdeva e el giogo partiva de novo de principio o iera el turno de qualchedun altro. Vinseva chi rivava ingrumar tuti quatro sti saseti prima che el quinto caschi per tera.

L'altro giogo che nona me nomina iera la tria, che in principio no 'l me iera ciaro: se disegnava col geso per tera uno drio l'altro diese quadrati, qualchedun singolo e altri dopi. Se buta la pea cominciando dal numero uno e se fa el salto sula casela e se la tira su la pea senza cascar, e cusì con tute le altre, fin che se vinsi.

Insoma, nè nona nè nono no i gaveva tempo per anoiarse, perchè se no, ela la ghe aiutava a sua mama o a nona in cusina a far el pranso per tuta la famea, e lui, invese, dava una man in campagna o con le armente.

I mii noni i xe convinti, e mi no ghe dago torto, che anche se speso iera dificile, i ga avudo una infansia e una gioventù bela e spensierada, pasada molto meo de quela de noi giovani e fioi de ogi, che, purtropo, butemo via i nostri ani più bei intacadi a dei schermi che solo i ne da l'impresion de eser contenti, alontanandone dala realtà. E per sfortuna, se va vanti cusì, se perderemo del tuto e una volta grandi con i fioi, e dopo anche noi veci, circondadi de nipotini, cosa ghe conteremo a lori? Gaveremo situasioni ridicole de tramandarghe quando i ne domanderà che ghe contemo una storia dela nostra infansia? Gaveremo ricordi che ne farà vegnir le lagrime sui oci? Poderemo impararghe gioghi che no i ga mai nanche sentido, ma noi sì?

Spero tanto che se renderemo conto in tempo e che poderemo asicurarghe anche noi a lori una bela infansia, come quela rica de amor, divertimento e spensieratesa che i nostri noni ne ga regalà a noi fin che i ne tendeva, co i nostri genitori iera sul lavoro. Son convinta che nei gioghi dove che tuti xe coinvolti, el divertimento xe sicuro più grande che strucar tasti; se rinforsa le amicisie e se tramanda ricordi. In più, notandome su i quaderni le curiosità che me dixi i mii noni, spero che riverò no perder sto gioielin dela nostra storia de famiglia e che questi usi, abitudini e gioghi andarà tramandadi avanti, perchè saria pecà che tuto sto ben de Dio sparisi per sempre.

PREMIO SPECIALE “ISTRIA-EUROPA” :

motto PRAGA           Tereza Rozalie Dohnalova

Classe IV – Liceo Generale  Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

Una praghese a Rovigno che scrive in italiano: ma non è una sradicata, anzi, rappresenta con serenità le ultime generazioni di ragazzi europei. Una cittadina europea, dunque, che ama il luogo dove la storia l'ha sospinta, che si è inserita in una nuova patria e che ne condivide tutto, anche la lingua delle minoranze italofone. Lei, a suo modo, dà voce nuova all'esilio.

Le mie radici

Spesso le persone che mi hanno conosciuta anche per un lungo periodo ma solo per nome, quando scoprono il mio cognome e capiscono che provengo dalla Reppublica Ceca, si stupiscono ed esclamano: "Veramente? Non l'avrei detto!"

Sono nata a Praga, però da tutta la vita vivo in Croazia, precisamente a Rovigno. I miei genitori, ambedue di origine ceca, sono stati inviati negli anni '90 come missionari della chiesa protestante di Praga in Jugoslavia, nella quale imperversava la guerra. Assieme ad altri giovani hanno viaggiati per l'odierna Croazia, assistendo agli orrori di quel terribile conflitto. Hanno visto la Slavonia distrutta dai bombardamenti, hanno visto vilaggi quasi completamente rasi al suolo, hanno visto delle persone senza un braccio o senza una gamba che bevevano tranquillamente il caffè davanti alle case in rovina, sono fuggiti da Osijek il giorno prima che essa fosse bombardata, hanno incontrato centinaia di vedove, orfani e persone che hanno perso la casa o la famiglia. Tutto ciò ha fatto si che la maggior parte dei giovani cechi ben presto ha perso l'entusiasmo religioso ed è ritornata frettolosamente nella propria patria che era ormai una Reppublica capitalista e stabile.

I fatti spaventosi e le testimonianze paurose hanno avuto però un effetto su mia mamma e il mio papà. Il forte sentimento di compassione e d'amore verso il popolo croato li ha spinti a stabilirsi dopo la guerra a Rovigno per lavorare in un orfanotrofio come volontari. Finalmente dal 1996 si sono trasferiti definitivamente a Rovigno, dove mio padre è diventato un pastore della chiesa evangelica protestante.

Sembrerebbe che questa storia non mi riguardi siccome non ho vissuto la guerra nel periodo dell'integrazione nella società croata, che invece hanno dovuto affrontare i miei genitori. Ma in una piccola città dove tutti si conoscono i miei genitori sono stati costretti per anni a portare il marchio di stranieri, di diversi, di coloro che non parlano bene la lingua, che non conoscono gli usi e le abitudini, che non sono cattolici.

Ci sono voluti anni perché la gente smettesse di distanziarsi e non cercasse delle ragioni nascoste a causa delle quali la mia famiglia viveva a Rovigno. Ancora oggi però alcuni hanno un approccio scettico, siccome il marchio di stranieri non si cancella facilmente dalla mente delle persone. Perfino io, nonostante abbia trascorso tutta la mia vita a Rovigno e parli come i nativi, rimango pur sempre una straniera, almeno a metà, perché ho un nome ceco e i miei genitori sono cechi.

Devo ammettere che spesso mi dispiace di non avere delle persone con le quali parlare la mia lingua materna, di dover studiare letterati e poeti che non siano cechi, e a volte mi sento imbarazzata se non riesco ad esprimermi bene, poiché ragiono in ceco. Spesso la gente mi chiede come mai non mi trasferisca nella mia patria, con la quale condivido la storia, la cultura, la lingua e le origini. La risposta è che nonostante tutto Rovigno è diventata la mia seconda patria. Sono legata profondamente alla mia città non solo per via dei ricordi dell'infanzia che ho trascorso interamente qui ma soprattutto per via di ciò che i miei genitori hanno sacificato per l'amore nei confronti di questa terra e di questi genti.

Se mi dimenticassi che i miei genitori hanno rischiato la vita e hanno abbandonato la loro patria per vivere qui, questo posto probabilmente mi significherebbe poco. La memoria del passato è quello che mi lega alla mia seconda patria. Il ricordo del motivo per cui mi trovo qui, fa si che pur non essendo croata o italiana mi senta di condividere il passato di questa terra. Quello che riguarda la Croazia riguarda anche me: è sempre stato cosi e sempre lo sarà.

 PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO” :

Elementari:

motto EL MULO FIUMAN           Lucas Skerbec  

   Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume
                                                          Insegnante: Roberto Nacinovich

El mulo fiuman va a passeggio per la sua città raccontando man mano quello che incontra in modo gradevole e piacevolissimo, per caso farà l'accompagnatore turistico, da  grande? In ogni caso Fiume appare in tutta la sua bellezza attuale.

Quant'è bella la mia città

In primavera quando la mattina percorro la via Kapitanovo di Cosala per andare a scuola, osservo gli alberi fioriti, i colori variopinti che si alternano in varie tonalità, mentre i piacevoli e teneri profumi dei fiori mi accompagnano fino a scuola. In lontananza invece vedo il campanile della chiesa di Cosala, che s'innalza sottile tra le case circostanti, come un elegante monumento, sottile ma elegante. Dopo qualche minuto di cammino, alla fine della strada, tra le piccole case, appare la scuola "Belvedere", come una vecchia signora, che nel passato era bella e vegeta, ma con il passare del tempo è spuntata qualche ruga e ha perso la propria bellezza, mantenedo però il proprio fascino e l'orgoglio.

Scendendo dalla collina di Cosala verso il centro città, percorrendo la scalinata del Calvario, appare un panorama stupendo: le isole di Verglia e di Cherso chiudono il Golfo del Quarnero, mentre ad ovest il Monte Maggiore appare come un padrone che fa da sentinella alla città.

Dopo una decina di minuti si ariva alla cattedrale di San Vito e un attimo dopo siamo sul Corso, la zona pedonale principale e il cuore pulsante della città di Fiume, con dei bellissimi palazzi su entrambi i lati. Sono importanti il Palazzo Modello, la Torre civica, la sede del Comune. Passando sotto alla Torre civica e Piazza Kobler (una volta Piazza delle Erbe) si arriva fino al famoso Arco Romano e al Principium, quali testimonianze di Fiume come insediamento dell'antico Impero romano e della presenza della civiltà romana in queste terre.

Continuando la mia passeggiata, allontanandomi dal Corso in direzione del mare, arriviamo al Molo Longo, una diga lunga un miglio, che oltre a proteggere le navi del porto dalle intemperie del mare e dalle onde, rappresenta una magnifica passeggiata che piace molto ai fiumani. A differenza dei prati di Cosala, ove prevale il profumo dei fiori e il colore verde, sul Molo longo troviamo l'odore salmastro, ed una brezza d'aria fresca che accarezza tutti i passanti.

Così come a Fiume troviamo un grande contrasto tra il verde delle colline e il blu del mare, esiste pure un confronto di culture, di lingue e di popoli che vivono in queste terre. Nel corso della storia, Fiume fu sempre abitata da popoli che parlavano lingue differenti ed erano di cultura differenti. Come lo dicevano i miei genitori e i miei nonni, tutte queste differenze di popoli e di culture fecero diventare Fiume uno dei centri principali industriali e culturali della regione, città aperta a tutti e tollerante nel rispetto dei popoli e culture differenti.

Fiume è la più bella città del mondo! A Fiume non ci sono solo i palazzi, le strade e i beni culturali, qui vivono pure i miei migliori amici, i miei compagni di classe, i genitori e i parenti che per me sono importanti. Fiume avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.
                        

 Superiori:

motto MEMORIA             Gabriella Baković

  Classe III – m - Ginnasio Scientifico – Matematico    Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Gabriella esalta la memoria perché solo avendo memoria del passato si può comprendere il futuro.           Ella   racconta la  storia dei suoi rapporti con la lingua italiana in una città  attualmente in Croazia ma che ai tempi  era  italiana. Conclude di avere un marcia in più rispetto a coloro che sono chiusi nel proprio piccolo mondo, avendo i tanti ricordi   di famiglia. Lavoro estremamente interessante.

Il pensatore Epicuro diceva „chi non ricorda il passato è vecchio già oggi.“Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo

La memoria è importante nella vita dell'uomo, anzi la crea. Essa provoca sentimenti, ricordi, affetti. Noi viviamo nel presente e ci proiettiamo nel futuro, abbiamo le nostre visioni, desideri e speranze che ci fanno andare avanti.

Il passato ci porta al nostro presente e determina il futuro. La personalità assimila il mondo che la circonda, gli avvenimenti, le cose e si mette in rapporto ad essi, li interpreta. L'uomo è unico e irripetibile perché le sue esperienze sono  tali.

Si nasce in seno ad una famiglia che secondo Madre Teresa è alla base di tutto. Essa è l'origine dell'amore, il sentimento che riempie la vita di bontà e generosità, facendoci andare avanti, superare le difficoltà. I miei ricordi più belli sono quelli legati alla famiglia. È il tempo trascorso giocando con i miei fratelli e l'amore materno che mi ha riempito di felicità e mi ha dato la possibilità di realizzarmi quale persona completa.

Ci sono, purtroppo, persone che non hanno la fortuna di avere dei genitori e dei fratelli. Queste persone portano un grande vuoto interiore, spesso sono vittime di traumi, di brutti ricordi che per loro diventano un grande peso.

Provengono da una famiglia mista di madrelingua italiana da parte materna. Vivo con la mamma e le prime parole che ho appreso sono state in italiano. A casa, con la mamma, i fratelli e con la nonna parlo il dialetto istro-veneto. La lingua italiana e il dialetto sono state il legame mai reciso con la storia di queste terre.

Ho frequentato l'asilo italiano Topolino dove ho imparato a socializzare in lingua italiana. All'età di sette anni mi iscrissi, come logica conseguenza alla scuola elementare Gelsi, nella quale è andato a crearsi un contatto più profondo con l'italiano, imparando le regole grammaticali, leggendo vari testi, storie e facendo gite in Italia. La scuola media in lingua italiana è stata una prosecuzione naturale. Mi è stato reso possibile cosὶ di conoscere le figure della cultura italiana quelle di Dante e Boccaccio, la storia e, durante ogni gita, ho potuto ammirare quant'è bella l'Italia e quanto il suo paesaggio sia costruito e lavorato, come conserva l'impronta dell'agire umano. I campi coltivati che corrono lungo le autostrade come pure gli stupendi monumenti culturali di cui l'Italia è piena testimoniano di una cultura ed educazione al lavoro secolari.

Sono contenta di parlare l'italiano, conoscere più lingue è una fortuna, un'occasione per la vita, ci fa sentire cittadini del mondo. Grazie a queste esperienze mi pare di non avere tanti pregiudizi nei confronti delle altre persone di nazionalità e culture diverse. Attraverso le scuole in lingua italiana, frequentando la Comunità degli Italiani e leggendo „La Voce del Popolo“ ho appreso la storia della mia città e terra natia.

Tutte le persone hanno la propria storia, i propri sentimenti che hanno origine nell'infanzia, legata ad un luogo e ad un focolare domestico. Il ricordo della casa natia, delle prime cose che abbiamo incontrato durante le nostre esplorazioni a carponi ci accompagnano poi per il resto della vita. Penso che soltanto conoscendo le proprie radici si possa essere aperti nei confronti delle altre persone e pensare al futuro, avere lo spirito sempre giovane nel tentativo di costruire una società civile, che deve basarsi sul rispetto reciproco e l'interesse per il prossimo.    

PREMIO SPECIALE “FAMIGLIA UMAGHESE” :

motto VIOLETTA-CLASH ROYAL     

Matteo Anić, Angela Benčić, Carla Bernardis,  Ea Maria Cerovac, Martin Codiglia Vidach, Brando Damiani, 
  Ramona De Andrea Ladišić, Arlen Fakin, Rebecca Huzjak,  Robert Kodilja, Mari Krajcer, Rocco Lakošeljac, Lea Laković,
Ema Marin, Ivano Markovec, Antonela Nrecaj, Arsen Rotar,  Veronika Kristina Penco, Ariana Šoštarić, Noah Tomašić Tomazin,
  Nicoletta Visintin, Sara Želimorski, Marco Žu
žić
Classe III  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                Insegnante: Ilenija Anić

Lavoro complesso e corale, i ragazzi dicono infatti "abbiamo realizzato varie ricerche e racconti viaggiando lungo tutta l’ Istria"; alcune visite sono state teoriche ma altre effettive e i ragazzi, con l'aiuto dei nonni, hanno imparato ad amare tutta l' Istria. Bella anche la poesiola laudativa dei nonni. Si vede l'amore che c'è tra nonno e nipote.

TUTTO IL TEMA IN PDF VIOLETTA - CLASH ROYAL 2017

PREMIO SPECIALE “FAMÌA RUVIGNISA” :

Vengono assegnati i seguenti premi:

Elementari:

motto MARE                         Valentina Morožin  

   Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno
 Insegnante: Luciano Sugar

La ricerca del posto fisso come nel film di Checco Zalone, o la ricerca del sogno, ovvero la realizzazione delle proprie inclinazioni artistiche? Valentina non ha dubbi e noi… speriamo che se la cavi.

Cosa voglio fare da grande…
-E tu, Checco, che cosa vuoi fare da grande?
-Io voglio fare il posto fisso!
È con queste battute che ha inizio l’ultimo film di Checco Zalone, che tratta la problematica del lavoro. Dopo averlo visto mi sono posta anch’io la domanda: E tu, Valentina, che cosa vuoi fare da grande? A differenza di Checco, io non ho la minima intenzione di lavorare in un ufficio comunale e di mettere timbri tutto il giorno, perché penso che ognuno debba cercare di realizzare sé stesso e la propria indole. Io non sono certo una “tipa” da posto fisso, anche se, come diceva Checco, il posto fisso è “sacro”, io voglio realizzare i miei sogni ed essere utile. Credo, che la scelta del futuro lavoro sia una delle più importanti, che quindi, richieda molto tempo e dedizione. Personalmente non voglio finire a fare una mansione che mi pesa; voglio alzarmi la mattina e dire: ”Finalmente si va a lavorare!”. Vivo in una cittadina affacciata sul mare, dove il lavoro per eccellenza è quello del pescatore, ma a malincuore devo scartare quest’opzione, dato che sono una ragazza. Vorrei riuscire ad unire una mia grande passione al mio futuro impiego, cioè vorrei fare la fotografa. Non voglio diventare la solita fotografa da matrimonio o da battesimo, dove ci sono un milone di bambini che corrono come fossero delle mosche senza testa e la madre della sposa isterica che comanda tutti a bacchetta. Voglio trarre un vantaggio dalla mia arte e riuscire a vedere posti sempre nuovi; non sto parlando solo di posti esclusivi, ma anche di terre povere, dove le persone vivono nella misieria, riuscendo a sensibilizzare i paesi più benestanti ad aiutare quelli che ne hanno davvero bisogno. Il motivo per il quale amo così tanto questa forma d’arte è un po’ strano. Ho paura del fatto che un giorno avrò 80 anni e non ricorderò di come mi vestivo male a 14 anni, di com’ero a 15 anni e di come passavo le mie serate estive a 17 anni. Ho paura di dimenticare le viuzze affacciate al mare della mia bella Rovigno, e di come passavo interi pomeriggi a disegnare le bellezze della mia città in primavera. Ho paura di dimenticare i miei amici (quelli che se ne sono andati e quelli che sono ancora al mio fianco) e le avventure passate assieme a loro; gli occhi del mio animale domestico; il sorriso di mia madre... Come ha detto Ed Sheeran nella sua canzone “Photograph” : “We keep this love in a photograph, we made these memories for ourselves where our eyes are never closing ; our hearts were never broken and time’s forever frozen” cioè “Custodiamo questo amore in una fotografia, abbiamo creato questi ricordi per noi stessi, dove i nostri occhi non sono mai chiusi, i nostri cuori non sono mai spezzati ed il tempo è sempre congelato”.
Le fotografie e i ricordi sono tutto quello che mi resteranno un giorno, voglio riuscire a cogliere più attimi possibili e trattenerli in una fotografia. Amo il fatto di poter fermare il tempo; premi il tastino e tac, hai l’infinito catturato in una foto…per sempre.

motto TRASTO                      

Gaia Banko, Maria Elena Dobrović, Valentina Morožin,                                      
                          Mattea Pernat, Laura Popović, Leon Puglisi, Chiara Rocco, 
                                      Giovanni Battista Uggeri Michelini

                                      Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno
                                      Insegnante: Luciano Sugar


Un bel lavoro di gruppo in dialetto sulle barche tradizionali di Rovigno, spero che la chiusa “E non finimo qua…” si avveri, li aspettiamo al varco il prossimo anno col seguito. Per ora bravi così.

TUTTO IL TEMA IN PDF TRASTO 2017

Superiori:

motto MELI 2948            Melissa Bobicchio

Classe III – Tecnico Fisioterapista Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

Le radici fonde di Rovigno s’innestano nel suo elaborato con saggezza e sincerità e fa davvero piacere constatarne la maturità e la bravura stilistica.

Il pensatore Epicuro diceva "Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi". Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo

Sin da quando l'uomo ha ottenuto la capacità di pensare e di conseguenza quella di ricordare, il suo mondo e la sua esistenza sono cambiate: non solo progrediva con il proprio sapere e le sue capacità diventavano sempre più affini, ma divenne capace di tramandare tutti gli avvenimenti, le proprie esperienze e perfino la storia della sua intera vita alle generazioni future.
Benché oggigiorno la memoria viene solo ritenuta una cosa secondaria e poco importante e gli uomini si interessano sempre meno alla preservazione di tali ricordi, trovo che sia proprio la memoria ciò che rende ognuno di noi unico.
Tento di immaginare un mondo nel quale la principale filosofia di vita sia il "carpe diem", ovvero che tutti gli esseri umani, dopo aver, appunto, colto l'attimo, cancellassero o restassero senza i ricordi appena vissuti, e onestamente, la trovo una cosa non troppo bella. Eppure anche in tutto ciò ci sono dei lati positivi: le persone non soffrirebbero più per via di ricordi dolorosi, avrebbero ogni giorno una nuova possibilità di cambiare qualcosa nella propria vita, di fare nuove esperienze, di conoscere nuove persone o semplicmente di essere migliori. Nonostante tutto ciò, però, la vita non avrebbe più senso perché non ci sarebbe più quella nostra immagine neppure quell' "io" del passato su cui basarsi per poter cambiare, o semplicemente per potersi godere quel "nuovo inizio".
Ma torniamo al presente...
Mi ricordo che già dalla tenera età adoravo ascoltare i racconti dei miei nonni riguardanti la loro infanzia: erano sempre avvincenti, interessanti e ogni sera, al termine della narrazione, mi sentivo sempre più serena e felice; felice di aver conosciuto un'altra parte delle mie radici, e ancora oggi sentendoli mi portano indietro nel tempo e mi rendono nuovamente bambina. Oggi però, mi capita di passeggiare per la riva oppure per qualche parco e sentire sempre meno bambini e ragazzi parlare e raccontarsi fiabe o storie create appositamente per loro dai genitori, nonni e parenti, come invece era mia abitudine qunad'ero piccolina, e sento quasi quasi anche un velo di vergogna nella loro voce quando temi del genere vengono toccati, e l'unica sensazione che mi pervade in quei momenti è un'immensa tristezza con un pizzico di rabbia. Rabbia perché non penso che il comportamento dei ragazzi d'oggi nei confronti dei propri parenti sia giusto e anche perché piuttosto che aiutare i propri nonni, ad esempio a rimanere giovani grazie proprio a questi ricordi, spesso e volentieri li ignorano e basta. Tristezza invece, perché vedo che sempre più memorie vengono dimenticate, i bambini non si godono la loro infanzia e sempre meno persone hanno la possibilità di tramandare le proprie storie, quindi in un certo senso di mantere anche la propria gioventù ancora presente. Magari questi concetti sembreranno strani e stupidi, ma non riesco proprio ad immaginare la mia città senza quella magia creata da queste persone, persone che con un cuore puro, nonostante le difficoltà, hanno mantenuto le proprie tradizioni, usi e costumi, ma che adesso sono costrette a guardare la vita passare dinanzi agl'occhi con nessuno accanto a cui diffondere e con cui condividere quel sapere e quelle fantastiche avventure che fino ad allora hanno vissuto.
Rirengo che la storia sia molto importante e che bisogna conoscerla, ma mai e poi mai una storia o il ricordo di un luogo lontano,
saranno come quella della propria città. Soprattutto se la città in questione è Rovigno. A prima vista può sembrare solo una minuscola cittadina turistica, calma, non troppo movimentata e a volte anche abbandonata, ma basta entrare nel suo cuore per capire quant'è speciale e unica nel suo genere. Unica con le sue contrade e piazzette nelle quali, come mi raccontava mio nonno, le donne si riunivano per svolgere i lavori quotidiani come il bucato, il ricamo ecc., e allo stesso tempo facevano nascere le "arie da contrada", cioé canzoni tipicamente usate in quelle occasioni. Un'altra cosa che ancora oggi faccio, è quella di passeggiare con mio nonno per la riva facendomi raccontare le storie di tutte quelle piccole batane legate al molo; ognuna particolare a modo suo, come un vero e proprio tesoro che però è disponibile a tutti quelli che vogliono guardare con gli occhi e sentire e vedere con il cuore. Spesso in questi momenti una piccola lacrima solitaria scende lungo la guancia e mi accorgo che ho ancora molto da scoprire ed ascoltare.
Il tempo però, si sa, scorre veloce e l'unico modo per mantenersi vivi e giovani è quello di custodire i propri ricordi e le proprie radici, come se fossero il nostro tesoro più grande, in quel nostro impenetrabile scrigno chiamato cuore, vivendo ogni giorno come se fosse l'ultimo, ma non dimenticando chi siamo e da dove veniamo, perché come ho già detto, sono solo i ricordi a renderci unici e speciali e sono prorio loro quelli che anche, nonostante la vecchiaia, ci faranno tornare indietro nel tempo tramite i bei vecchi ricordi e in quel momento saremo tornati belli e giovani come un tempo, indipendentemente dall'età che il nostro corpo dimostra, perché come disse Epicuro "Chi non ricorda il passato è vecchio già oggi" e non posso che essere d'accordo, dato che la nostra personale fonte di giovinezza si trova proprio nei nostri ricordi.


motto BELLA 2001                      Lara Kercan

Classe I – Tecnico Fisioterapista  Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

Un bell’esempio di mantenimento delle proprie doppie o dovrei dire quadruple radici: italiane e croate ma anche istro-venete e ciacave con la ciliegina del mantenimento del rovignese che ne è la quintessenza: BRAVA!

LA CONTINUITÀ COL NOSTRO PASSATO FAMILIARE E STORICO È RINSALDATA DAL DIALETTO, COME DICHIARA ANCHE IL POETA ZARATINO RAFFAELE CECCONI NELLA POESIA “ LA SCIARPA”: “ …XE COME UNA SCIARPA MORBIDA/ EL XE PROPRIO COME UN SCIALE/ E PIÙ CHE T’ INVECI/ PIÙ TE LO TIEN STRETO/ PER SCALDARTE I OSSI E L’ ANIMA.// PENSO A ‘STO DIALETO/ CHE XE COME LA PELE TACADA AL CORPO/ QUALCOSA CHE RESPIRA CON TI/ E CON TI MORE.” RICONOSCI IL VALORE DI QUESTO MEZZO ESPRESSIVO NELL’ ESPERIENZA TUA E DELLA TUA FAMIGLIA.

Spesso sento dire „Più lingue conosci più vali“ e sono convinta che oggi più che mai sia veramente così. Oggi che il mondo intero è a portata di mouse e basta un clic per comunicare con chiunque dall'altra parte del mondo le lingue sono sempre più importanti per potersi integrare o ottenere informazioni in tempo reale.
Da questo punto di vista io sono molto fortunata, parto avvantaggiata perché sono nata bilingue , ho due lingue materne: l'italiano, lingua di mia mamma, e il croato, lingua di mio papà.
Sovente mi trovo a pensare che se penso in italiano allora sono di madre lingua italiana, ma parlo anche il croato, lingua dell'ambiente, che troppo spesso non sento veramente mio.
Sono bravissima anche in inglese, lingua che studio dalla prima elementare ma che perfeziono ogni giorno con la musica e i testi delle canzoni dei miei cantanti preferiti, con i film in tv e i video che seguo sui canali youtube. Si, credo davvero di potermi definire poliglotta.
Pensandoci un po', se il modo di dire di cui parlo è valido, io valgo ancora di più. Si, perché parlo e comunico in dialetto istroveneto con tutta la mia famiglia di parte materna, parlo in dialetto ciacavo con i nonni paterni, originari di Villa di Rovigno, anche se non lo sento mio e non sono molto brava come con l'istroveneto.
Ma ho un valore ancora più grande che è la conoscenza del dialetto rovignese, quello che era parlato da mio nonno materno, rovignese puro, pescatore e uomo legato alle origini e alla sua città fino al midollo. È appunto per onorare la sua memoria che alle elementari ho voluto iscrivermi al gruppo del dialetto rovignese, portato avanti dall'Insegnante Vlado Benussi. Ho imparato le basi del dialetto rovignese e molte parole. Ho scritto poesie e recitato in rovignese, il che mi è piaciuto molto.
Sono orgogliosa delle mie origini e orgogliosa di conoscere il dialetto che fu di mio nonno, ma anche di conoscere, scrivere e parlare l'istroveneto. Ho vinto molti concorsi con le mie poesie in dialetto e mi sento a mio agio nel parlarlo. Non mi vergogno di parlarlo né mi sento meno importante, anzi!
Ritengo che il dialetto sia una parte fondamentale di noi e di me. Definisce chi siamo veramente, ci rende diversi ma più ricchi. Molti miei coetanei non lo capiscono e tendono a parlare sempre più spesso in croato per adeguarsi all'ambiente. A volte sento deridere i ragazzi che vengono dai villaggi intorno a Rovigno che parlano in "ciacavo".
Molto spesso l'importanza dei dialetti e delle origini si capisce solo crescendo, da adulti, come dice il poeta Raffaele Cecconi nella sua poesia gli si da sempre piu importanza con l'età.
Si, sono convinta che in questo mondo che ci vuole poliglotti ma tutti uguali, conoscere e parlare, vivere un dialetto sia un valore in più, una ricchezza che ci permette di sapere chi siamo e da dove veniamo.
Mi son rovignese, parlo l'istroveneto con mia mama, mio fradel, mia sia, mia nona, le mie cugine e con tante amiche. Penso in dialeto, me rabio in dialeto e vivo in dialeto.
Son rovignese e sto dialeto xe una parte de mi, che non me laserà mai e che spero andarà avanti con i miei fioi, quando ghe parlerò de mi, dela mia città e de mio nono, che ga impiantà dentro de mi tanti dolci ricordi e tanto amor per el suo mar , le barche e per la mia Rovigno.

motto PESCI                Alessio Giuricin  -

Classe II – Liceo Generale  Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

In pesca con il nonno s’instaura una strana atmosfera, visto che in barca si sta zitti, ma poi il nonno spezza il silenzio con il ricordo di una tempesta da paura... bella da immaginare ma non da vivere come giustamente osserva il nostro giovine autore.

Oûna pascada cun ma nuòno

Sera. Sono in barca con mio nonno. Guardo il cielo e vedo i colori più belli del giorno; quell’arancione che si mischia col blu della notte, formando così il tramonto. Il mare è calmo e, mentre la barca va avanti lentamente, lo osservo e vedo riflessa la luna, “el guoso”. Vedo la cabina tutta ammaccata, vedo la ringhiera che, a causa della salsedine, perde il suo nero tenebre; vedo “i rimi”, vedo “el meòo mariner”, vedo “l’uliga” e poi… vedo lui, con il suo pizzetto bianco, il cappello da marinaio, gli occhi stanchi e stretti e le mani grinzose.

Arrivati a “San Giuvanni”, gettiamo l’ancora, lui mi dà un pezzo di “reìmino” e io butto direttamente “la manòivula” in acqua e quando ha finito cnche lui si mette a pescare. Poi, silenzio.

Io con un po’di imbarazzo mi giro e lo vedo serio e zitto, visto che in mare non si parla, sto zitto anch’io. Ad un certo punto lui si gira e mi sussura: “Chi ti ie peìcio?”, e io gli dico: “Gninte a ma òi strano sta seìto doûto el tempo”, “In mar ga vol sta seìti parchi sa no i pisi scampa via”; “Nuòno, i par piasir, ti ma conti oûna stuòria?”, “Va ben, dai. I ta conto la stuòria da quando ca meì e tu pare i òiendi a pascà e oûna tromba mareìna na uò squaʃi òbraòa. Meì i giro in gabeìna parchi gira broùto tenpo. Tu pare gira da prua ʃuta i bucapuòrti ca el stiva vidi feìso li ride. A oùn sierto mumento i iè veìsto da luntan, drio da nui, oùna tromba marina. La gira granda, la vigniva vierso da nui, ti vadivi cume ca ʃbuliva l’acqua, i pisi ca gira in casieta sulla barca duto ʃbuliva e mei i nu pudivo cridi. Tu pare cu i uòci spalancadi da pagura el vardiva el stiva sito e cucio. I pansivo dentro da mei … doùpo duòti sti ani da pascà i nu ie mai visto una ruòba couseì, e i ma dumandivo … chi ti faghi Cesco? Chi ti faghi?... El sil gira greiʃo un culur couseì paʃanto chi ti sintivi suli spale el piʃantun. I ma vuardivo inturno e i nu vadivo altro ca mar, fuschia, umidità, vento e puoi a gira lu quil murie ca stiva vidi duto cun qui uoci da pagura… e mei i pansivo dentro da mei… dievo fini priesto sto infierno e duopo i turnaremo a casa nu sta vi pagura peicio mieio… anche sa li paruole nu li sa fasiva santi i nuostri uoci e li nuostre uciade li diʃiva douto. El sil gira grigio e a un sierto mumento ie visto in fondo in mistro un po’ da loûò , a sa vadiva el sul… dai picio ara ca finiso e anche i nuostri uoci i sa iluminiva senpro da piun.

A nu gira pasa tanto tempo, ma sti giʃe minuti ʃi stadi i piun longhi da duta la mieia vita da pascadur e piun da duto parchi cun mi a gira ma fio, l’unico mas’cio. Pasa duto a ʃi riva el sul e tu pare pian pian ʃi vignu fora da ʃuta i bucapuorti e mei dala gabina i sa vemo vardà e i vemo suspirà, i ie ingranà la marcia e via vierso casa… anche sa sensa pisi e cun el guso sbatu i turnemo a casa sani e salvi”.

“Mamma mia, nuono, ca pagura!”. “Si nu ʃi sta biel ma basta cuntasela, cusi diʃo i vieci! Adiesso paruò ga vol sta siti, sa no qua ancui i ʃemo a casa sensa una scama….”. Ridendo mio nonno si girò verso il mare e io cercavo di immaginare la scena appena descrittami da lui, ma era impossibile… beh! forse a volte è meglio poter immaginare determinate cose perché significa che non le abbiamo vissute sulla nostra pelle… comunque la vita del pescatore è affascinate e travolgente ma sicuramente anche pericolosa……

 

motto ARUPINUM            Teo Apollonio  

Classe II – Liceo Generale   Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

Un giovine atleta che ricorda le vecchie glorie della Rovigno a cominciare dal pentatleta olimpico Silvano Abbà, oltre ai canottieri del Circolo Arupinum che si son fatti onore in tante competizioni. La sua speranza, non tanto nascosta, di essere lui il prossimo campione, e allora… Voga picio, voga!

 "Quasi ogni cittadina istriana, fiumana o dalmata ha il suo personaggio illustre. Parlate di quello che più vi piace o di qualcuno che non è citato ma che per voi è significativo.

 Sono le sei e sto aspettando il mio allenatore che mi venga a prendere per andare a remare.

Sono circa le sei e venti, mi ritrovo in barca nel singolo. Appena esco dal porto un pò più lontano dalla penisola rovignese mi sento libero, perché ci siamo io e il mare. Ma quando mi trovo vicino all’isola di Bagnole cambiano però le situazioni. Qui c’è molto più "traffico" per via dei pescatori che alzano le reti e poi ci sono i gabbiani che con i loro versi disturbano la quiete del giorno che si sta svegliando poco a poco. Giro la barca verso la città per ritornare indietro dopo aver fatto i miei cinque chilometri di voga tutti d’un fiato. Non sento più la brezza del mattino ma solo il mio fiato che diventa sempre più rumoroso. Delle gocce di sudore mi scendono negli occhi dalla fronte madida. Mi fermo un attimo per asciugarmi e bere, ma appena lascio i remi i calli si fanno sentire. Comincio a pensare perché tanta fatica? Se fossi rimasto a casa a studiare? Tra un’ora e mezza avrò un’interrogazione di latino e tutti quei compiti non fatti...

Mi giro per calcolare la distanza fino al club. Un indescrivibile profumo di salsedine mi assale e ricordo altra gente...

Quanta fatica, privazioni avrà dovuto sopportare il giovane Silvano Abbà? Anche Silvano prima di ottenere il bronzo alle olimpiadi nel 1936 a Berlino frequentava lo stesso mio edificio scolastico e si perdeva negli stessi meandri dei corridoi, delle aule e delle materie scolastiche. Chi gli avrà insegnato latino? La mia stessa prof.? Mah, tutto è possibile. Se l’edificio è lo stesso i nomi sono cambiati, da Regio Istituto tecnico a Scuola media superiore italiana. Silvano era orfano di padre, io il mio "papi" me lo abbraccio ogni giorno, per fortuna. La mia mamma è maestra come la sua. Da grande mi occuperò di qualche cosa legata allo sport, Silvano ha frequentato l’Accademia Militare di Modena ottenendo il grado di sottotenente di Cavalleria. Si è perfezionato alla scuola di Pinarolo, poi a Roma. Io, dove completerò i miei studi? A Zagabria o forse a Trieste. Faccio canottaggio perché mi piace, ma riuscirò a primeggiare come Silvano? Sebbene nel 1936 non esisteva ancora in Italia Fondazione olimpica, i risultati sportivi ottenti da Silvano a Milano l’anno prima gli valsero la convocazione alle olimpiadi del 1936, a quelle per intenderci di Jessi Owens e in una disciplina faticosissima: il pentathlon moderno.

Figo, il pentathlon! Ha una storia singolare. Nell’antica Grecia c’era quello antico e si dice che fosse stato istituito dal leggendario Giasone, il mitico condottiero degli Argonauti e per cercare il Velo d’oro, pare siano giunti anche nella mia terra. Gli atleti del pentathlon nell’antichità erano considerati atleti completi e si misuravano nella corsa, nel salto in lungo, nel lancio del disco, del giavelotto e nella lotta. De Coubertin dopo aver ripristinato i giochi olimpici nel 1896 propose una versione moderna del pentathlon comprendente: l’equitazione, la scherma, il tiro a segno, il nuoto e la corsa campestre. Il pentathlon moderno debuttò alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, ai primi posti si piazzarono gli svedesi, l’unico "straniero", giunto quinto fu l’americano George Patton, che diventerà il celebre generale d’acciaio della seconda guerra mondiale.

Il punto di forza di Silvano era l’equitazione, gara in cui eccelse anche il 2-VIII-1936 sul campo di Truppenubungsplatz con uno splendido netto e con il tempo record di 9' 02'' 5 in cui percorse i 4000 m. del tracciato ippico. Nella scherma fu XV, X nel tiro a segno, XIV nel nuoto, XXIV nella corsa campestre. Così il mio concittadino a 25 anni fu il primo atleta italiano nal pentathlon a conquistarsi una medaglia di bronzo olimpico. Mi è piaciuto tantissimo vedere una sua foto durante la premiazione mentre eseguiva il saluto militare anziché, come d’uso all’epoca fra gli atleti, nella Berlino hitleriana, il saluto fascista. E proprio a causa degli eventi politici, dopo il 1936 si salteranno ben due Olimpiadi.

Legato alle olimpiadi del 1936 e a quelle del 1948, nel primo dopoguerra, è il nome di un altro rovignese, almeno per nascita, visto che a soli otto anni lasciò la mia città per Trieste, è il velista Luigi de Manincor, che fu cinto a Berlino con l'oro e a Londra nel 1948 sull'Ausonia ottenne il V posto.

Ma Silvano Abbà, morì purtroppo all’età di 31 anni durante la carica di Isbuscenskij nella steppa del Don, assieme ad altri 32 cavalleggeri italiani.

Dal 4-XI-1999 le sue ossa riposano finalmente in patria. È bello che nel camposanto di Rovigno ci siano due lapidi commemorative per i nostri olimpionici, però sono un pò triste se penso che città quali Roma, Trieste, Civitanova Marche abbiano strade, piazze, concorsi ippici dedicati a Silvano, ma la sua città natale?

.... e poi ci sono atleti che hanno vogato proprio come me. Il mio club di casnottaggio è stato fondato nel 1907, le prime barche erano il quatro e il due con timoniere e il singolo, allora erano fatte di legno. L’equipaggio del due con timoniere di B. Fagarazzi, G. Sandri e il timoniere M. Vianelli nel 1921 a Pallanza ha ottenuto il primo grande risultato vincendo il campionato nazionale italiano. Fagarazzi, Sandri e Vianelli sono stati sicuramente i primi ma non gli unici canottieri dell’Arupinum.

Il nonno di un mio amico mi racconta spesso di quando lui era giovane, dei suoi tempi, del suo equipaggio e di quanto loro erano forti. Spesso andavano vogando da Rovigno a Parenzo e viceversa.Così nel 1957 furono sia campioni della Croazia che dell’allora Jugoslavia. L’equipaggio era composto da Viktor Okmaca, Giovanni Martinčić, Ivan-Giovanni Kresina (il nonno del mio amico), Giovanni Rocco e il timoniere Mario Marich. Quelli erano ragazzi che non sapevano perdere. Però nel 1958 due membri dell'equipaggio tra i quali il nonno del mio amico dovettero andare al servizio militare e al loro posto arrivarono altri due giovani che più deboli, comunque vinsero il campionato nazionale a Zara. Per andare agli europei di Bled erano troppo giovani, però avevano lasciato tante buone impressioni che sebbene non parteciparono agli europei furono comunque sulla copertina dell'evento.

Lo sciabordio dell'acqua mi riporta alla realtà, ci sono dei delfini che nuotano attorno a me, è un branco di cinque esemplari, curiosi e giocherelloni... beh, il nonno del mio amico è un mito, è un ex campione di canottaggio, ci sostiene, ci segue in tutte le regate anche in quelle più lontane. Dice che non è importante il risultato ma che uno sportivo deve dare sempre onestamente il meglio di se stesso. Parla della grinta e dell'impegno, dell'onestà e della cattiveria. Mi piace ascoltarlo e sentire le sue storie di regate e di epoche passate: "sai, a Belgrado sull' Ada Ciganlija nessun canottiere conosceva il nome del nostro club, eppure abbiamo portato a casa la vittoria".

Basta, il sole comincia ad alzarsi e il mare mi sussura che devo andare a scuola. Riprendo a vogare. Oh, se mi vedessero adesso il nonno del mio amico, Silvano, Luigi e tutti gli sportivi che non ho nominato, sicuramente mi inciterebbero gridando:

"Voga picio, voga!"

 

PREMIO SPECIALE “REGIONE ISTRIANA” -
Scuole con lingua d’insegnamento italiana situate nel territorio della Regione Istriana - Categoria “a“

SPECIJALNA NAGRADA “ISTARSKA ŽUPANIJA” –
Škole s nastavom na talijanskom jeziku, na području Istarske županije -   Kategorija “a“

Elementari – Lavori individuali:

 motto BIRBA   Tara Sladaković  

   Classe V  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

Pola è descritta con amore e cura dalla ragazzina che rivive i tempi andati dall'epoca dei dinosauri di Scoglio Olivi ad oggi, passando per i tempi dell'antica Roma e con attenzione alle diversità determinate dalle stagioni. Pola ne esce celebrata nei suoi monumenti ma soprattutto nei suoi fiori e nei suoi ulivi. Bel lavoro.

Tara opisuje Pulu s puno ljubavi, počevši od doba Uljanikovih dinosaura do danas, prelazeći kroz vremena antičkog Rima vodeći računa o raznolikostima koje donose godišnja doba. Pulu slavi u njenim spomenicima a posebice u cvijeću i maslinama. Lijep rad.

TUTTO IL TEMA IN PDF BIRBA 2017

Elementari – Lavori di gruppo:

motto RICORDI   
Emanuel Capolicchio, Alessandro Gregorović, Manuel Peršić, Erika Pustijanac, Alba Rukonić, Eni Viković
Classe IV Scuola Elementare Italiana   “Giuseppina Martinuzzi”    Sezione Periferica di Gallesano
Insegnante: Anna Giugno Modrušan

Il gruppo di amici gallesanesi presenta un lavoro pulito e tecnicamente ben impostato sul tema dei ricordi dei nonni, tema che continua ad arricchire le nostre conoscenze sulla vita degli italiani in terra divenuta straniera e non più ospitale. Lavoro molto interessante.

Grupa galižanskih prijatelja predstavlja čisto i tehnički dobro koncipirano djelo sastavljeno na temu sjećanja djedova i baka. To je tema koja nastavlja bogatiti naše spoznaje o životu Talijana u jednoj zemlji koja je postala strana i negostoljubiva. Vrlo zanimljiv rad.

TUTTO IL TEMA IN PDF RICORDI 2017

Superiori – Lavori individuali:

motto SERENA                 Gaia Poretti

Classe II – Liceo   Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Maria Sciolis

A partire dall' incipit, che proietta sullo sfondo della Storia la vicenda di una famiglia, la giovane autrice, consapevole e partecipe, sviluppa la narrazione contemporaneamente sul binario dei grandi tragici eventi del secolo breve e su quello della memoria familiare che la nonna le ha affidato. E le angosce della terra martoriata che è stata l' Istria di quegli anni, dal nazifascismo,     all' orrore delle foibe, all'occupazione, al corale dolore dell' esodo, alla dignità con cui esso è stato affrontato, rendono questa famiglia un paradigma della nostra storia e insieme fanno dell'autrice una lirica portavoce della sofferenza dei suoi cari.

Od samog početka u kojem se povijesno prikazuju doživljaji jedne obitelji, mlada autorica, koja svjesno sudjeluje u svemu, pripovijeda vodeći se velikim tragičnim događajima kratkog stoljeća i o onima iz obiteljskih sjećanja koje joj je baka prenijela. Govori i o tjeskobama jedne napaćene zemlje kakva je bila Istra onih godina, nacifašizmu, strahotama jama, okupaciji, zajedničkoj boli uzrokovanoj egzodusom, dignitetu kojim mu se pristupalo zbog kojeg je ova obitelj postala jedna paradigma naše povijesti gdje je autorica lirska glasnogovornica patnje kroz koju prolaze njeni najmiliji.

Mia nona me conta

Era il 21 settembre del 1939, il giorno in cui scoppiò la seconda guerra mondiale. Quello stesso giorno a Rovigno in una vecchia casa, che a quel tempo non era neppure tanto vecchia, nacque mia nonna Mariuccia.

Mia nonna mi racconta che quando era piccola viveva nel palazzo della sua famiglia costruito da suo nonno agli inizi del 1900. In quella casa a tre piani ci viveva la famiglia degli Scurlini. Ogni piano corrispondeva ad una generazione. C’erano i nonni, i cugini e la famiglia di mia nonna.

Papà Antonio era un marinaio, anzi, un capitano di una barca da trasporto di materiali. Spesso per lavoro stava fuori casa anche per più di un anno e quando tornava, se poteva, le portava sempre qualche regalo. Come quella volta che le portò un pallone di gomma, giocattolo molto raro da trovare dato che, essendo in un periodo di guerra, c’erano limitazioni in tutto e i negozi erano quasi sempre vuoti.

Il suo papà, mi racconta, cercava di accontentarla a tutti i costi. Un anno infatti, per San Nicolò mia nonna chiese una bici, oggetto praticamente impossibile da trovare nei negozi, quindi il suo papà per farla felice, essendo anche un bravo carpentiere, le costruì un monopattino in legno, che poi diventò l’attrazione principale di tutta la contrada.

Sua mamma invece era una tabacchina e quando finiva di lavorare doveva svolgere faccende qui è là per casa o per il paese, quindi spesso le affidava il suo fratellino più piccolo.

I nonni erano contadini e quando era stagione andavano tutti insieme in campagna per la vendemmia.

Purtroppo, in campagna ci si andava anche per nascondersi dai bombardamenti. Spesso la notte veniva svegliata dalla mamma e, in un batter d’occhio, ancora assonnata correva insieme alla sua famiglia, ai cugini e ai vicini di casa verso le campagne; se non nelle campagne si rifugiavano nelle lisiere, dove da finestrelle minuscole si vedevano passare le caviglie dei militari tedeschi che marciavano tutti all’unisono per le contrade di Rovigno in cerca dei partigiani.

Essendo piccola, mia nonna non capiva bene quello che stava succedendo. Non capiva perché alcune volte si doveva nascondere dagli uomini in divisa mentre altre doveva accoglierli come se fossero degli eroi. Questa sua confusione era sicuramente dovuta anche a causa dei suoi genitori che non le spiegavano quasi nulla per paura che lei ingenuamente lo ripetesse in giro per poi venir trovata e buttata nelle foibe come avveniva a chi era accusato d’essere antifascista o per chi semplicemente parlava troppo.

Un giorno mentre stava andando dalla nonna insieme a sua mamma, in città c’era un gran trambusto. Non capiva cosa stava succedendo. In un punto dopo il ponte c’erano dei poliziotti che dirigevano la gente verso la piazza. Anche se per arrivare dalla nonna dovevano prendere un’altra strada, furono costrette a passare comunque per la piazza principale, dove su una sottospecie di palco si trovavano due uomini impiccati o appesi, probabilmente morti. Quella era un’altra fine che potevi fare se venivi preso dai fascisti.

Durante la sua infanzia, molte volte sentì storie di persone scomparse nel nulla durante la notte, o di altre che per fuggire scappavano dai tetti dato che le porte erano sorvegliate dai fascisti determinati ad arrestarli.

Come molti, anche la famiglia di mia nonna scappò. Terminata la votazione dove si sceglieva se si voleva rimanere italiano o diventare jugoslavo, i genitori di mia nonna persero il lavoro perché votarono per rimanere italiani e dopo aver aspettato per ben due anni tutti i documenti necessari riuscirono ad andare via. Partirono una mattina del 1949, allora, mia nonna aveva circa 9 anni e mezzo. Con un treno arrivarono a Canfanaro, da lì ne presero un altro diretti a Trieste e infine arrivarono a Servigliano, in provincia di Ancona dove furono ospitati in un silos, che era un palazzo dove stavano tutti i profughi istriani. Dopo alcuni mesi durante i quali suo padre cercava di trovare un lavoro, ma con scarsi risultati, si trasferirono a Genova in un vecchio magazzino sulla strada. Abitarono lì per circa due anni prima di trasferirsi in un appartamento vero e proprio. La vita a Genova non fu di certo facile, si dovettero adattare a diversi disagi contando, in più, che non erano ben accolti dai genovesi che li reputavano degli immigrati che rubavano il lavoro e il cibo alla gente di lì.

Certamente quello che le mancava di più era la sua nonna, che non era potuta partire con loro poiché non possedeva tutti i documenti necessari, ma anche tutti gli amici e i conoscenti che non erano scappati ma erano rimasti a Rovigno.

Queste sono solo alcune delle tante storie che mi racconta e che appartengono al passato della mia città.

Superiori - Lavori di gruppo:
NON ASSEGNATO

PREMIO SPECIALE “REGIONE ISTRIANA” -
Scuole con lingua d’insegnamento croata situate nel territorio della Regione Istriana - Categoria “ b “

POSEBNA NAGRADA “ISTARSKA ŽUPANIJA” –
Škole s nastavom na hrvatskom jeziku, na području Istarske županije –
Kategorija “ b “

Elementari - Lavori individuali:

motto AMICIZIA       Matea Benčić  

  Classe VIII Scuola Elementare "Vazmoslav Gržalja" Pinguente
Insegnante: Snježana Lovrinić

“La città deve avere un'anima e l’anima di ogni città sono i suoi abitanti e le loro tradizioni” sostiene l’autrice, e proprio con l’anima descrive la sua città, esalta le sue bellezze, ne narra le tradizioni e ci rende partecipi del suo orgoglio di vivere a Pinguente!

Grad mora imati dušu a dušu svakog grada čine njegovi stanovnici i tradicije tvrdi autorica koja upravo svesrdno opisuje grad, ističe njegovu ljepotu, tradicije i dijeli s nama svoj osjećaj ponosa što živi u Buzetu!

Che bella la mia città

            Sarebbe bello creare una propria città e avere la possibilità di creare il cibo, le case, la natura, i mezzi di trasporto, il clima, ma nonostante tutto la città deve avere un'anima. L'anima di ogni città sono i suoi abitanti e le loro tradizioni.

            Io vivo a Pinguente, una cittadina situata nel nord dell'Istria e non la cambierei per nessun'altra città al mondo. È una città molto piccola ma ha un fascino particolare. Ogni anno festeggiamo la festa della Subotina all'antica, un giorno in cui ritorniamo nel passato di cent'anni. Si possono vedere i modi di fare, gli abiti, i gioielli, le macchine, il cibo, i mestieri  e le botteghe di una volta. Questa festa si celebra nel borgo antico di Pinguente. Gli abitanti diventano i personaggi di un tempo  lontano e passeggiano per la città. Questa festa attira molti turisti che vogliono viaggiare nel tempo.

            Pinguente è anche soprannominata La città del tartufo. Questo fungo sotterraneo cresce nel cuore dell'Istria, nei boschi vicino a Pinguente, grazie ad un clima favorevole. Perciò la pasta col tartufo e la frittata sono le specialità di questa regione. Non è raro che camminando per la città si possa sentire il suo odore inconfondibile.

Questa terra oltre al tartufo offre altre ricchezze, come i miti e le leggende. Una di queste è legata al nome di Pinguente che in croato si dice Buzet. In un tempo lontano c'è stata un'epidemia di colera alla quale sono sopravissuti solo un bambino e sua nonna. Hanno trovato rifugio in una nicchia sotto le mura della città. Col passare del tempo in questo luogo desolato si sono insediate le popolazioni dall'est. Quando erano andati a prendere dell'acqua si sono imbattuti nel ragazzo che era scalzo. Non potevano comunicare e lo chiamarono  appunto "scalzo" che nella loro lingua si diceva bus. La parola bus era diventata buz e così la città fu chiamata Buzet.

            Nei pressi di Pinguente si trova Colmo, la più piccola città al mondo. La leggenda narra che quando i giganti costruivano le città più grandi nella valle del fiume Quieto, col resto delle pietre hanno costruito Colmo. All'interno delle mura si trovano due piccole vie, la chiesa dell'Assunzione di Maria e la chiesa di S. Geronimo.

            Vicino a Pinguente si trova anche il Castello di Pietrapelosa. Ormai solo rovine in cima ad una rupe di 119 metri. Le pietre rimaste sono ricoperte di muschio che assomigliano a delle pietre pelose. Alcuni abitanti dicono di aver trovato qui delle monete d'oro. Molti hanno cercato di trovare il tesoro di Pietrapelosa, ma senza risultati.

            Uno dei simboli più conosciuti di Pinguente è l'orecchino di Pinguente. È fatto di bronzo e risale al settimo secolo. Si possono comprare magliette con la sua immagine o delle copie dell'orecchino in argento.

            Per me Pinguente è la più bella città del mondo. Coltiviamo le tradizioni come fossero oro, la tranquillità di questo posto ci racconta la sua storia. Gli abitanti di questo posto sono gentili e disponibili. Se un giorno chiederete ad un abitante delle informazioni su Pinguente, sarete sorpresi con quanta passione ognuno di noi parla della nostra città. Vorrete viverci subito.

Elementari – Lavori di gruppo:

motto SIMPATIA                        

StefaniBlašković, MarkoBrgić,  MateoDivković, EnejFerizaj,
MihaelJukić Črep, IlariaJuršić,   AnaMariaKrešić, MarinKutić, ErikMiloš,
Matijas
Mošnja, IlhanMuslić, ToniPekica, LanaPinzan,  
Zane
Salihović, LanaŠarić, HanaVrtačić      

  Classe IIIb Scuola Elementare Dignano  Sezione croata  
Insegnanti: Paola Delton, Vesna Jaklin Pantić       

      Gli splendidi disegnini degli alunni di Dignano ci portano in giro per la città istriana con una visita minuto per minuto che parte dalla scuola facendoci attraversare calli, piazze, chiese, campi e casite per riportarci sui banchi di scuola alle 10 e un quarto e dalle facce dei piccoli alunni direi che è l'ora della "marenda"... manca solo la campanella e il libera tutti.                   

Prekrasni crteži vodnjanskih učenika vode nas po tom istarskom gradu jednim obilaskom koji kreće minutu za minutom od škole ulicama, trgovima, crkvama, poljima i kažunima da bi nas vratio u 10 i petnaest u školske klupe, a po izrazima lica malih učenika reklo bi se da je vrijeme „marende“… nedostaje samo zvuk zvona i svi slobodni.

 Superiori –  Lavori individuali:

motto L’ARCA DI NOE’    Elis Sari  

   Classe III – c Scuola Media Superiore di Economia Pola
Insegnante: Silvana Čulić

Ci rincuora il fatto, che una giovane studentessa della Pola di oggi, apprezzi e studi la musica e le parole delle canzoni / poesie di Sergio Endrigo, indubbiamente uno dei più illustri personaggi di Pola. Il cantautore ha vissuto personalmente la tragedia dell' esodo e da adulto ha voluto esprimere in musica il suo grande amore per la terra d' origine. Constatiamo dallo scritto dell' autrice, che la bellezza delle canzoni di Endrigo è arrivata al cuore di tanti giovani di Pola e dell' Istria, dell' Italia e della Croazia e che, come la sua Arca di Noè, "dove arriverà, ancora non si sa".

Ohrabruje nas činjenica da jedna mlada studentica u današnjoj Puli cijeni i proučava muziku i riječi pjesama/poezija Sergia Endriga, nedvojbeno jednog od najuvaženijih pulskih osoba. Kantautor je osobno proživio tragediju egzodusa i kao odrastao htio je muzikom izraziti veliku ljubav prema svojoj zemlji. Iz pisanja autorice konstatiramo da je ljepota Endrigovih pjesama doprla do srca mnogih mladih ljudi u Puli i Istri, Italiji i Hrvatskoj te da kao njegova Noina arka "još se ne zna gdje će stići".

TUTTO IL TEMA IN PDF L'ARCA DI NOE' 2017

Superiori - lavori di gruppo
NON ASSEGNATO

PREMIO SPECIALE “UNIONE ITALIANA”

Elementari:

motto CLUB DELLE SCRITTRICI                    Lea Kodarin, Lea Bruči                                                             
                                               

Classe VI - a  Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria
                                                                Insegnante: Lorena Chirissi

Le nostre amiche "Lea" si raccontano in un bel lavoro a cui dedicano anche due  carinissime poesie che dimostrano la voglia di parlare e scrivere in italiano. Lavoro molto gradevole. Speriamo che tutti i loro sogni si avverino.

TUTTO IL TEMA IN PDF CLUB DELLE SCRITTRICI 2017

Superiori:

motto ROCAL 2001           Carlo Žužić

Classe I – Tecnico Fisioterapista   Scuola Media Superiore Italiana Rovigno
Insegnante: Patrizia Malusà Morožin

Attraverso il racconto della vita della nonna, in un dialetto vivace e scorrevole, si descrive l’amara realtà del dopoguerra in Istria, in particolare a Pola: l’esodo della maggioranza dei polesani ed i pochi rimasti, tra cui la famiglia della nonna; la vita “difficile e povera”; la repentina chiusura delle scuole italiane con la croatizzazione dei cognomi. Ma le tragedie del passato sono bilanciate da una serena accettazione del presente.

I nostri nonoi ne conta
Mia nona se ciama Lia e la xe  nata a Pola nel 1946. A Pola la ga fato le scuole italiane e nel 1967 la xe vegnuda far la maestra a Tore e dopo a Parenzo, dove che la vivi ancora deso.
Quando la xe nata a Pola iera i Americani.  Quela volta dopo la guera, a Pola ga comincià l'esodo dei italiani. La magioranza dei polesani partiva per l'Italia, ma mia nona con i genitori e la sorela iera uni dei pochi restadi. Tuti i sui parenti iera andadi via. La vita iera dificile e povera. I doveva andar a far la fila in botega per comprar le robe con le tesere. La se ricorda che tante volte i la mandava  a spetar la fila e che anche se la iera picia no la lasava nisun pasar vanti de ela. Nel '53 co la xe andada in prima clase a Pola iera più scuole. Nel '56 iera restada solo una scuola italiana perchè la magiorparte dei fioi che gaveva cognomi che podeva vegnir croatizadi i li ga obligadi a andar in scuola croata.
La disi che i fioi quela volta se giogava in strada perchè no iera trafico. Ela la se giogava in parco de la marina che ghe iera la vicin. I gioghi che i faseva de più iera  „i quatro cantoni“, „la tria“ , „lovice“ , „nascondin“ e i saltava la corda. I se divertiva con poco.
A venti anni  la xe andada far la maestra a scuola e dopo la ga lavorado in asilo fin la pension.
Deso che la ga tempo de matina la se trova con le amiche a bever el cafè e ciacolar, passegiar, far la spesa, e altre robe tipiche dei pensionati.

PREMIO SPECIALE “UNIVERSITA’ POPOLARE DI TRIESTE”

Elementari:

motto FISARMONICA          Paolo Biloslavo  

  Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                                               Insegnante: Maura Runco                              

Il nostro Paolo descrive - il piccolo Paradiso terrestre Castagna - poeticamente, nei suoi pascoli verde smeraldo e nei suoi campi d'oro. Un paesino travagliato nella seconda guerra mondiale, ma ancora adesso mantenuto vivo dai pochi abitanti rimasti. E' il mito del mondo bucolico, lontano dall'asfalto e dai fumi delle fabbriche.

Quant'è bella la mia città

 Castagna (Kostanjica) sorge su una collina, è un paese molto piccolo e comprende poco più di venti abitanti. Quando alla mattina mi sveglio ed apro la finestra della mia camera guardando il cielo impido, celeste e infinito penso quant'è bella la mia città: con i campi d'oro, i pascoli verde smeraldo, con le piccole casette che solo a guardarle mi vengono le lacrime agli occhi di quanto siano belle. Nella mia città c'è un'aria leggera, pulita e fresca perché non è ancora arrivata l'aria soffoccata prodotta dalle fabbriche e dall'asfalto. A volte mio nonno mi racconta com'era Castagna quando lui era giovane: anche se con poche case, aveva cinquecento abitanti, due negoyi, due bande musicali, una macelleria e la scuola nella quale anche mio padre frequentò le elementari. Castagna è un posto tranquillo dove non si sente nient'altro che il suono melodioso degli uccelli e degli animali che la popolano. Ci si conosce tutti: siamo come una piccola famiglia. Castagna è anche una meta turistica grazie agli agriturismi e alle tenute che ci sono. Si vive circondati da viti e olivi, io la definisco un paradiso terrestre!

Castagna risale ai tempi dei romani, mentre la chiesa parrocchiale San Pietro e Paolo è costruita in stile gotico. Castagna, come ho citato sopra, aveva cinquecento abitanti che durante la metà del XX secolo ha riscontrato un decadimento dovuto all'esodo della popolazione istriana, dopo la Seconda guerra mondiale. Gli abitanti di Castagna sono per l'ottanta percento di lingua italiana,a causa del dominio della Repubblica di Venezia, e per il venti percento di lingua croata. Il lato negativo della città è che non abbiamo collegamenti con altri paesi e città.

Tutti i paesi e le città hanno i loro pregi i loro difetti, però nessun luogo potrà mai cambiare il mio paese perché io qui ho tutta la vita ed il mio cuore.

Superiori:

motto TIGRE 16                   Petra Gruden 

  Classe III – m - Ginnasio Scientifico – Matematico   Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Nella volontà di recupero memoriale, la giovane autrice risale l' albero genealogico della famiglia per mettere in luce le radici, tema a lei caro, con cui identifica pienamente il suo breve passato di adolescente. Piccola saga familiare, amata e presente, come lo è Fiume, la città natale, cantata con lirico sguardo.

Il pensatore Epicuro diceva „chi non ricorda il passato è vecchio già oggi.“Rifletti come la memoria sia importante nella vita dell'uomo

Uno degli elementi più salienti per definire una persona, sono senza dubbio, le sue origini. Il luogo dove è nato, dove è cresciuto e dove ha formato la propria personalità ed identità, lascia sempre un timbro indelebile nel suo carattere e specialmente nel suo modo di valutare gli avvenimenti e le cose che lo circondano. Non a caso si parla di mentalità comune di abitanti di una stessa città o regione, o di interi gruppi etnici con le stesse radici. Quello che li collega sono di solito la lingua e la cultura che sono molto importanti per la formazione di ogni singola identità come pure per l’identità di interi popoli.

 Sono, infatti, le radici, quelle che ci tengono eternamente legati al luogo di povenienza. Queste radici possono essere pure e uniformi, come direbbe il poeta fiumano Egidio Milinovich : ”Del zepo mio xe longhe le radise,/ el sangue che ghe score puro e bon,/ el fondo del Quarnero ve lo dise/ che non lo smove neanche un gran ziclon...”1, ma possono anche avere diverse diramazioni, più o meno estese, che in fondo le arricchiscono e rinforzano con nuovi elementi.

Questo secondo, è il caso del mio cognome, ovvero della mia famiglia. Una famiglia numerosa, con un enorme albero genealogico, dalla radice salda e fissa nel luogo di provenienza, però ugualmente non priva di certe diramazioni ribelli che tendono a vagare lontano e che grazie a mio nonno, sono felicemente ritornate alla mentalità del luogo di origine.

La storia sembra complicata, ma in effetti non lo è se si prendono in considerazione i momenti storici di questa nostra regione e gli spostamenti delle popolazioni dovuti alle due guerre mondiali, a migrazioni economiche,  alla formazione  di nuovi stati e specialmente ai dolorosi esodi che hanno strappato con la forza dalle proprie origini migliaia di nostri concittadini e connazionali,  costringendoli ad abbandonare le proprie case in cerca di nuove radici che non potranno mai sostituire quelle di origine. In effetti, queste persone tuttora vivono con il cuore ed il pensiero legati a quelle origini che rimarranno per sempre parte della loro personalità di fiumani ed istriani.

Il nostro ceppo famigliare è da secoli ancorato profondamente nel Carso alle spalle di Trieste. Là tuttora vivono molti miei cugini e parenti. La radice è stata stabile e immutata fino al momento in cui il mio bisnonno, giovane dentista intraprendente, non è partito verso l’Est, prima per lavoro e poi, essendosi innamorato e sposato con la mia fatale bisnonna di origine cecoslovacca, per rimanervi per sempre. Vivendo là, non poteva certo nascondere le proprie origini, in quanto era rimasto per sempre quel triestino allegro e  “pien de morbin” che, appena apriva la bocca, si capiva subito che veniva dall’ Italia. Fedele alle sue radici, ha insegnato ai suoi dodici bambini a ricordar sempre da dove provenivano, raccontando loro storie ed aneddoti della sua gioventù.

Uno dei figli, mio nonno, appena diciannovenne, ha scelto Fiume come città dove intraprendere gli studi universitari. Qui è venuto portando con sè indietro una parte di quella diramazione  ribelle delle radici famigliari che suo padre aveva trascinato tanto lontano.

Qui è venuto e qui ha formato la propria famiglia intrecciando le proprie radici con quelle della famglia di mia nonna. Una famiglia di fiumani provenienti dall’Istria, con radici ormai stabili a Fiume. E otteniamo così l’intreccio che riguarda direttamente me, una diramazione che partendo da Trieste e girovagando un po’, includendo l’Istria, arriva finalmente a Fiume e qui si ferma ponendo le solide basi anche per la famiglia di mio padre, che viene ulteriormente arricchita dall’elemento croato di mia madre.

Ed eccomi qua, a Fiume, la mia città, ricca di bei palazzi, chiese e reperti storici che testimoniano la secolare presenza dell’Italia e specialmente delle sua cultura, abitudini, usanze e lingua. Mi sento profondamente fiumana, sia come identità e mentalità, sia come cultura e anche come parlata. Il nostro prezioso dialetto fiumano, tanto simile a quello triestino del mio bisnonno, lo porto nel sangue e resterà sempre parte di me. Nonostante ciò, mi sento in certo modo legata anche alla mia famiglia allargata, quella del bisnonno dentista,  che ha l’abitudine di incontrarsi al completo, circa ogni due anni nel luogo di origine, praticamente nell’ormai antica casa di famiglia dei miei trisavoli. Questo vincolo di parentela che i miei zii vorrebbero tramandare anche a noi giovani, ci tiene costantemente legati e ciò si sente specialmente quando ci troviamo tutti insieme all’origine delle nostre radici comuni. Ci sono giovani cugini, provenienti dalle più svariate parti del mondo che capiscono a malapena la nostra lingua, però nonostante ciò, proviamo tutti quel sentimento di unità e complicità che caratterizza una famiglia. È come se queste radici invisibili, ci tenessero fortemente uniti tramite l’amore per il suolo natio ed i suoi abitanti, ovvero, il prossimo che ci circonda.

Le radici sono veramente un legame possente...                                     

1Egidio Milinovich,”La mia contrada” , ”Variazioni fiumane”, editore: Biblioteca istriana,1984

PREMIO SPECIALE “COMITATO PROVINCIALE di GORIZIA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA e DALMAZIA”

motto UNO PER TUTTI TUTTI PER UNO        

  Classe I: Ivan Jurjević, Nicol Biondić, Ivan Božić, Tino Miškulin, Dino Kljajić
                       Classe II: Beatrix Antonia Brajković, Dejan Denić,                       
Ilary Cindrić, Natali Blaškovic, Giovanni Brajko
                            Classe III: Damjan Blaškovic, Chrysel Eterea Marušić, Antonio Labinjan,                     
Lana Kljajić, Aron Paoletić, Nino Miškulin, Manuel Vidonis  
Classe IV: Sandi Božić, Maximilian Alexander Brajković


Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Sezione Periferica di Momiano
                                              Insegnanti: Serena Kljajić, Branka Marušić Budimir    

I piccolini di Momiano hanno raccolto e commentato proverbi antichi in dialetto. Un lavoro importante e delizioso. Ottimi i disegni e la partecipazione corale. Ben fatto.

TUTTO IL TEMA IN PDF UNO PER TUTTI TUTTI PER UNO 2017

PREMIO SPECIALE “SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI”, COMITATO DI GORIZIA

Elementari

motto LUPETTI   

      Classe I:  Sebastian Drandić, Noemi Palaziol,  Sasha Paljuh, Loris Popovic'
Classe II: Petra Barbieri, Denise Bissi Licul, Nola Butković,  Noam Karapandža, Teo Zonta
     Classe III: Philip Paretić, Leonardo Močibob
Classe IV: Deni Piutti, Antonella Drandić, Evan Paljuh, Dorian Macan


 Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle
                                                   Insegnanti: Alessandra Civitico Božić, Romana Paretić

I lupetti di Valle sono andati dai nonni a farsi raccontare le storie del passato e si son resi conto che una volta non c'erano le comodità di oggi ma c'era invece tanta voglia di divertirsi in compagnia e ce lo raccontano nel loro vivace dialetto. Piacevole.

TUTTO IL TEMA IN PDF LUPETTI 2017

Superiori

motto FAST        Astrid Popić  

  Classe IV – a – Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume
Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

L'autrice traccia una commovente descrizione del suo rapporto con i nonni, che l'hanno cresciuta insieme ai genitori. Dalle sue parole traspare un grande amore reciproco "che 'ntender no la può chi no la prova" (Dante). Con la dolorosa perdita prima del nonno e poi della nonna, la ragazza trova proprio nel loro ricordo la forza di andare avanti e dare il meglio di sé nella vita, perché nessun insegnamento è più grande del bene ricevuto.

storie e memorie del vostro passato familiare-

 Ricordo il tempo in cui avevo otto anni. Trascorrevo tutti i pomeriggi nella casa dei nonni perché i miei genitori lavoravano molto. Passavamo insieme molto tempo e vedevo i loro occhi illuminarsi di gioia ogni volta che correvo verso di loro e mi gettavo al loro collo. Ogni giorno nonno mi veniva a prendere quando la scuola finiva e la nonna mi aspettava a casa con la merenda sul tavolo ed erano sempre pronti a chiedermi cosa avevo fatto quel giorno a scuola. Ero una bambina molto vivace e mi divertivo a dilungarmi sui miei racconti; il più delle volte inventavo storie incredibili e ascoltandomi, i nonni, si trattenevano dalle risate. Trascorrevamo tutti i pomeriggi a parlare, a colorare, a rincorrerci per il giardino e man mano che crescevo, mi insegnavano a giocare a carte e ogni volta mi lasciavano vincere per non farmi restare male. Quando alla sera veniva buio, aiutavo la nonna in cucina e ricordo che mi faceva sempre pelare le patate quando invece io aspiravo a lavori più importanti! Nonno preparava la tavola, sempre apparecchiando per tre, e ogni volta dimenticava il pane in dispensa. Per evitare una brutta arrabbiatura di nonna, correvo subito a prenderlo senza farmi notare e il nonno, per ringraziarmi, mi regalava sempre una caramella passandomela sotto al tavolo. Dopo aver cenato arrivava mamma e mi portava a casa. Certo, ero contenta di tornare ma ogni volta piangevo perché non volevo lasciare i miei nonni da soli. Ogni giorno tornavo a casa loro piena di cose da raccontare e loro erano sempre pronti ad ascoltarmi.

Con il tempo io crescevo e loro invecchiavano. Iniziai a stringere le vere prime amicizie e la maggior parte del tempo la passavo in giro tralasciando il mio rapporto con loro. Li vedevo davvero poco ma ogni volta cercavo sempre di raccontare più cose possibili come se avessi voluto farmi perdonare i miei periodi di assenza e notavo che continuavano ad ascoltarmi sempre molto attenti. Quando mi accorgevo che erano particolarmente tristi, ricordavo a voce alta, descrivendo qualche mio malanno del passato che li faceva sempre tanto ridere. -Mi ricordavo sempre che a ogni compleanno, la nonna preparava un’enorme torta e il nonno mentre si accendeva una sigaretta era sempre pronto ad accendere anche le candeline. Mamma spegneva le luci e io soffiavo con tutta l’aria che avevo nei polmoni mentre provavo a immaginare cosa ci fosse dentro a tutti quei regali posti in bell’ordine sul divano.-

Loro iniziavano a sorridere e mentre continuavo a raccontare i miei ricordi, forse a volte offuscati, sorridevano sempre di più fino a farsi scendere le lacrime dalla commozione. Il nonno teneva sempre un fazzoletto nel taschino del gilèt e ogni volta lo usava per asciugare le lacrime della nonna che diventavano sempre più amare per la malinconia. Non volevo mai superare il confine che c’è tra emozione e malinconia, ma quando ci riuscivo iniziavo a scusarmi con entrambi e loro mi dicevano di stare tranquilla. “E’ normale, siamo vecchi” mi ripetevano e allora continuavo a cercare nella mia mente, sperando di trovare qualche ricordo che li facesse sorridere di nuovo.

Il tempo trascorreva e quasi ogni venerdì pomeriggio passavo da loro almeno per un saluto.

Arrivò l’estate del 2014 quando mio nonno si ammalò. Dopo pochi mesi salì in cielo e vidi mia nonna crollare. Tornai a frequentare casa di nonna più volte alla settimana per non farla sentire sola. Mi resi conto che in tutto quel tempo di assenza avevo commesso uno degli errori più grandi della mia vita: non avevo passato abbastanza tempo con le persone che mi avevano cresciuto quando mamma e papà non c’erano. Ho iniziato a uscire di meno, ad aiutare i miei genitori e a passare molto più tempo a casa con la mia seconda mamma. A volte la accompagnavo a fare la spesa per cercare di toglierle dalla mente la mancanza di mio nonno ma mi accorgevo che iniziava a parlare sempre meno e quando apriva bocca, pronunciava discorsi disconnessi e i suoi occhi sembravano sempre vuoti. L’assenza di nonno si faceva sentire e nonna si faceva sempre più debole. A Natale di quel maledetto 2014, nonna mi regalò uno dei fazzoletti del nonno. Fu il regalo più bello del mondo. Ogni volta che mi sentivo sola, arrabbiata o non riuscivo in ciò che volevo, stringevo in mano quel fazzoletto bianco e mi facevo coraggio. Feci lo stesso anche un anno dopo, quando anche nonna se ne andò a causa della solitudine. Inzuppai per bene quel fazzoletto bianco di lacrime e rimasi ore e ore davanti alla tomba di famiglia. Per me, da quel momento, fu un periodo non troppo felice e ogni giorno la tristezza aumentava finchè lo stesso ricordo che mi faceva stare male divenne il motivo che mi fece risollevare e mi diede la forza per andare avanti. Come se un ricordo negativo mi fosse da motivazione per dare il meglio di me e rendere felici il nonno e la nonna. Ogni tanto però mi ripetevo di continuo di aver sbagliato moltissimo per le mie scelte e alcune volte mi addormentavo con un nodo alla gola. A volte ancora oggi ci penso, e mi prometto sempre che non abbandonerò mai più nessuno a cui voglio veramente bene.

Spesso penso a tutto quello che i miei nonni fecero per me e a tutto quello che mi insegnarono; senza nulla togliere ai miei genitori, le persone che mi hanno davvero cresciuto sono stati proprio i miei nonni.

Mi hanno insegnato che nella vita ci sono cose molto più importanti delle uscite con gli amici, ci sono amicizie che non saranno mai simili al rapporto che avevo con loro. Alcuni sentimenti potranno forse avvicinarsi al bene che volevo ai miei nonni ma sono certa che nessuna cosa al mondo potrà mai essere paragonata al bene che mi volevano loro. 

 PREMIO SPECIALE “IMPRINTING DELL’ISTRIA”

motto STATUA               

Classe VII: Stella Orzan, Luca Vigini, Matteo Saina, Rocco Smoković
  Classe VIII: Raul Barnabà, Carlos Šepić, Paolo Biloslavo, Iris Kljajić,
                                                 Andrea Jurešić, Kevin Simonme Visintin

Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie
                              Insegnanti: Arlene Kauzlarić Ocovich, Ketty Visintin, Dean Brhan 

“Nel 1497 il possidente terriero di Buie Paolo Racizza di Leonardo si reca a Venezia per acquistare la statua lignea della Madonna col bambino” e la storia di questa statua viene raccontata in un testo teatrale in dialetto che ne illustra le varie fasi. Lavoro complesso e coinvolgente. Molto gradevole.

TUTTO IL TEMA IN PDF STATUA 2017

A insindacabile giudizio della giuria, si è ritenuto di dover dare un riconoscimento agli elaborati seguenti per aver lodevolmente partecipato al concorso.

PREMI GIURIA Mailing List Histria

motto PUTEL    Rocco Zuliani  

  Classe VII Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola
                                                     Insegnante: Paolo Pozzi         

El mio paese

 Fra tanti bei paesi

che l'Istria ga sul so tabel,

Isola ʃe el piu bel

de duto el litoral.

 A ʃe come na' perla

drento de na conchilia,

a ʃe na' meravilia

cussi original.

 Con fabriche e cantieri

con pesca e agricoltura,

la vita ʃe sicura

nissun disocupa'.

 E quando ven la sera

le barche va ala pesca;

oh Isola fiabesca

regina mia del mar.

Isola mia te son la stela,

de duta l'Istria el piu bel fior;

el tuo dialeto ʃe un splendor:

par noi Isolani te son l'amor.

motto PALLA NERA           Dante Manolo Drožina   

  Classe V  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano
                                                     Insegnante: Gloria Frlič

QUANT’E’ BELLA LA MIA CITTA’


Mi chiamo Dante. Vivo a Portorose, una bellissima cittadina della   costa adriatica. Un tempo nella zona venivano coltivate moltissime rose da cui deriva il nome Porto delle rose, oggi Portorose.  Il borgo è collocato in Slovenia tra il confine Italiano e quello Croato. La nostra è una zona particolare. Viene definita bilingue. Vuol dire che parliamo sia lo sloveno che l’italiano. Portorose è una località del comune di Pirano. Contiamo solo 3.000 abitanti. 

Dalla fine del XIX secolo la cittadina è diventata un conosciutissimo centro balneare e termale, e dall’inizio del Novecento è diventata una delle spiagge più conosciute del litorale adriatico. 

  Nel centro si trova il Palace Hotel, uno dei più importanti hotel d’epoca.  Fu costruito all'epoca della monarchia austro-ungarica.

  Portorose è ancora oggi la destinazione balneare più frequentata della costa slovena. Nel periodo invernale, la cittadina non è tanto vivace. I turisti sono pochi ma comunque rimane sempre qualcosa da fare. Soprattutto per quanto riguarda le attività sportive. Per esempio puoi tranquillamente praticare la vela anche in pieno inverno o giocare a tennis all’aria aperta.  Nel periodo invernale rimane sempre molto frequentato il turismo termale. Le terme del Palace sono veramente belle.

 Verso il confine con la Croazia si estendono in una baia naturale, le saline di Sicciole. La produzione del sale è praticata ancora oggi. Qui viene raccolto il famosissimo “afioreto”. Il “fior” del sale che troviamo sulle migliori tavole del mondo.

Ora vorrei raccontavi un po’ di storia…

  La storia del posto è molto ricca.  Soprattutto quella della vicina Pirano.  

  La storia della città è connessa con i primi insediamenti degli illiri già in epoca preistorica. In seguito la zona venne abitata da tribù celtiche. Nel 178 a.C. venne conquistata dai romani. Poi nel VII secolo faceva parte dell'Impero bizantino. Seguì la volta della Repubblica di Venezia.   Durante il periodo del governo veneziano i Piranesi si dimostrarono leali al governo veneziano così divennero detentori di speciali privilegi verso la Repubblica. Questi privilegi favorirono una vera esplosione economica e commerciale. 

  In piazza Tartini, nel centro di Pirano abbiamo ancora oggi una delle più belle case veneziane, costruite in quel periodo.

  La piazza principale è dedicata al famoso musicista Giuseppe Tartini, nato proprio a Pirano. Giuseppe Tartini è il cittadino più famoso della storia di Pirano.  

  Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797 il territorio passò sotto il controllo del impero Austriaco.  Subito dopo, per un breve periodo fece parte dell'Impero Francese. Seguì la volta del controllo da parte del Regno d'Italia. Poi la guerra e nel 1954 divenne parte della Jugoslavia. E dal 1991 la zona è diventata territorio della Slovenia. 

  Come potete vedere, il mio paese nel corso della storia ha subito parecchi influssi da parte di diverse civiltà e culture. Ognuna di esse ha lasciato un’impronta e tutte sono vive ancora oggi. Mi sento molto fiero e felice quando incontro persone nuove che mi chiedono da dove vengo.  

motto IL MONDO DEI SOGNI    

Classe II: Tin Čotar, Roni Mandić   
   Classe III: Agata Galant, Borna Lakoseljac, Vanessa Stranić, Lana Udovičić
Classe IV: Gabrijel Blažić

Comunità degli Italiani di Pisino
                                                           Insegnante: Antonija Šestan

PREMI SIMPATIA PER I BAMBINI DELLA PRIMA CLASSE  

Ai bambini della
Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
Insegnante: Moira Bartolić

- Massimo Pozzecco con il motto: MINEKRAFT La mia città ha tante giostre e il parco. Mi piace andare a scuola e mi piace il nuovo asilo colorato.

- Melody Rabak Vukić con il motto: REGAL ACADEMY La mia città si chiama Umago. La mia città ha un bellissimo parco e mi piace andare nella pizzeria a mangiare la pizza. La mia città ha una bellissima scuola colorata. La mia città ha un nuovo asilo. La mia città ha il molo dove mi piace passeggiare con il mio cane Artick.

- Lara Grando Buzečan con il motto: WINKS La mia città ha tante cose antiche come i palazzi e la chiesa. La mia città mi piace perché ha tante cose belle come la scuola, che è molto grande e colorata. Mi piace tantissimo il nuovo asilo perché ha un grande parco giochi. Mi piace Umago perché ha la piscina e anche il parco.

- Erik Krajcar con il motto: POKEMON-GIOCO La mia città è molto bella. La mia scuola è di  tanti colori. Il parco è bello. Nella piazza ci sono tante persone. Nella mia città ci sono tante fabbriche molto grandi. C'è la posta, la chiesa ed hanno aperto un nuovo asilo. La mia città Umago è famosa per il tennis. A Umago ci sono tanti negozi. C'è il mare e tante barche. C'è un laghetto con i pesci. C'è il sindaco.

- Leonarda Bučan con il motto: CAVALLI La mia città è molto bella. La mia città si chiama Umago. Mi piace molto la scuola in città. Mi piace il parco. La mia città è molto colorata. Mi piace la piazza. La mia città ha una grande chiesa. Mi piace il nuovo asilo e la posta. La mia città ha tante bellissime barche. La mia città è molto grande ed ha tante cose: la scuola, il nuovo asilo, la chiesa, le case. Io vivo in città. In città ci sono tante macchine e le strade. In città vive tanta gente.

- Niko Maljuna con il motto: PAW PATROL a mia città mi piace molto. Al parco mi piace giocare con il mio amico Lukas. Mi piace andare a scuola. La mia scuola è colorata. Mi piace guardare il mare. Nella mia città c'è la chiesa, la scuola, c'è la fabbrica e l'ufficio postale. C'è il nuovo asilo colorato. Nella mia città c'è il parco, c'è la piazza con la frutta e la verdura, ci sono i colori dappertutto.

- Jakob Dumičić con il motto: POKEMON-CARTE La mia città si chiama Umago ed è molto bella. A me piace andare a scuola e al parco. Mi piace andare in città con mamma e papà. Mi piace il nuovo asilo.

- Helena Vidaković con il motto: BEIB La mia città si chiama Umago. A me piace andare a scuola, mi piace anche andare al parco e mi piace passeggiare con mamma e papà e con il mio cane Rio. Mi piace anche il nuovo asilo perché è colorato.

- Erik Manigrasso Jakincon il motto: MAIKEL La mia città si chiama Umago. È molto bella ma mi piace anche la mia casa. La mia città ha la scuola e tante altre cose come il parco, la posta e così via. La mia città è in Croazia. La mia città è grande ed ha un nuovo asilo. La mia città è famosa per il tennis. La mia città ha il mare.

- Nea Jercog con il motto: PRINCIPESSA La mia città si chiama Umago. Nella mia città c'è la posta e anche la chiesa. La mia scuola è tutta colorata e circondata da tanti alberi. C'è anche il mare con i pesci. Vorrei che ci fosse lo zoo con gli animali. A me piace la mia città.

- Lukas Močibob con il motto: POLI La mia città si chiama Umago. La mia città ha una bellissima scuola e tanti parchi. La piazza ha tanti banchi pieni di frutta. Il nuovo asilo è molto colorato.

- Leni De Andrea Ladišić con il motto: VIOLETTA Mi piace andare a scuola e mi piace andare al parco con Melody. Mi piace andare in pizzeria e mangiare la pizza. Mi piace giocare con le mie sorelle e con il mio cane.

 

 Ai bambini della
Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei
Sezione Periferica di Bassania
Insegnante: Loretta Giraldi Penco

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE

- Erin Paradinović con il motto MARGHERITA      

Il passatempo a me più divertente è andare con la mamma fino in riva al mare con il monopattino.Mi ricordo di una giornata bellissima che ho trascorso insieme alla mia mamma: arrivate in riva al mare ci siamo messe a raccogliere le conchiglie, lanciavamo le pietre in mare e al tramonto, ci siamo fatte delle fotografie, perché a me il tramonto piace tanto.Mentre lanciavamo le pietre in mare, ho trovato una conchiglia di tutti i colori e una pietra a forma di cuore; tornando a casa ho raccolto pure un mazzetto di fiori viola e il tutto ho portato alla mia nonna che era veramente contenta. Insieme abbiamo mangiato dell'uvetta secca e poi abbiamo mangiato la pizza con i funghi che ha preparato  mia nonna.

  - Alex Denić con il motto PALLONE 

 Nel tempo libero mi piace andare a fare i giri sul mio skateboard, o con la mia bici e anche con il monopattino. Vado fino in riva al mare  il più delle volte insieme alla mia nonna e insieme ci divertiamo a raccogliere le conchiglie, a fare castelli di sabbia o altre forme e altri giochi con la sabbia. Dopo stanchi ritorniamo a casa e mentre mi riposo un po' guardando la TV, la nonna mi prepara qualche cosa di buono da mangiare e da bere.

- Deborah Šorgocon il motto: FIORE 4

 Io ho una sorellina più piccola e le voglio molto bene. A me piace tanto andare fuori e giocare a tanti giochi insieme a leI e soprattutto a nascondino. Mia sorella qualche volta non mi trova e sa arrabbiarsi. Qualche volta si arrende e non vuole più cercarmi e così esco e riesce a trovarmi ed è tutta felice.A mia sorella piace andare a passeggiare e così ci facciamo delle passeggiate insieme alla mia mamma. Le piace tanto mangiare i cioccolatini ma non le piacciono molto la pizza e le lasagne.

 - Eni Štokovac con il motto: PALESTRA

IN RIVA AL MARE
Non vedo l'ora che arrivino le vacanze estive perché mi piace tanto andare al mare e fare i tuffi e i giochi in mare insieme alla mia sorellia Elin. Ci piace tanto giocare con la palla di Peppa Pig. Mi diverto tanto anche a nuotare nel mare e a schizzarci con la mamma Kristina.Quando papà finisce di lavorare allora viene al bagno anche lui e giochiamo tutti insieme a papà.Poi lui gioca insieme alla mia sorellina finchè io e mia mamma ci riposiamo un po'. Finito il riposino vado a giocare nel mare con la mia mamma.Mi piace tanto andare al mare a nuotare e a giocare insieme alla mia famiglia.

- Lucas Bajok con il motto: CALCIO

 Mi piace tanto  fare dei giri in bici insieme ai miei genitori. Un giorno abbiamo fatto un bel giro in bicicletta con mamma e papà. Ci siamo stancati abbastanza e allora abbiamo deciso di fermarci dalla nonna a riposare per cinque minuti. Abbiamo preso le forze bevendo un buon succo di frutta e poi abbiamo proseguito il nostro giro fino la riva di Salvore.Scesi dalle nostre biciclette abbiamo giocato un po' tutti tre insieme, ci siamo rotolati per l'erba e abbiamo lanciato le pietre in mare. Dopo un po' siamo andati a casa.

Ai bambini della
Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”
Sezione Periferica di Verteneglio
Insegnante: Sabina Žužić

UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE CON QUELLO CHE VUOI, CON I TUOI INTERESSI, CON I TUOI PASSATEMPI, CON LE TUE AMICIZIE

Mael Cadenaro con il motto: MAMMA

Il mio giocattolo preferito è un cane di color rosa. Si chiama SKY. Si porta sulle spalle perché è uno zaino. Me lo ha comperato la mamma. Lo porto quando vado in bici. Dentro ci metto i giocattoli.

- Iris Basiakcon il motto: DISEGNO

I miei giocattoli preferiti sono due dinosauri di nome Rex e Trici. Me li ha comprati il mio papà perché a me piacciono i dinosauri. Faccio finta che combattano e quando la mamma ascolta la musica faccio finta che ballino assieme. Rex ha la sua famiglia: papà mamma e due fratelli più piccoli di essa. Sono carnivori perché sono dei tirannosauri. Anche Trici ha la sua famiglia: papà, mamma, tre fratelli e una sorella grande come essa. Sono degli erbivori perché sono dei triceratopi.

- Kristina Nović con il motto: CUORE

Il mio giocattolo preferito è una bambola. Ha i capelli lunghi e marroni e un fiocco rosa sulla testa. Ha un vestito rosa e le scarpe blu. La lavo, I'asciugo e la vesto. Le voglio bene.

- Lea Sain con il motto: FIORE

Il mio giocattolo preferito è la bambola Eni. Ha gli occhi azztxri e delle strisce per capelli. Ha una bella tuta bianca con davanti disegnato un gufo. Quando gioco le metto il ciuccio e un cappellino. E la mia bambola preferita perché I'ho ricevuta per il mio primo compleanno. Le voglio tanto bene.

Ai bambini che hanno svolto l’elaborato con motto DELFINI PICCOLINI   

       Andrea Banco, Antony Patrik Fabretto Pastrovicchio, Stefany Jurcan, Elena Lupieri, Marika Omanović
Erik Pastrovicchio Lukić, Noel Penava, Daniel Racan Vukmirović,
Carol Stojanović, Emma Stojanović, Nika Tonić, Toni Vitasović

Classe I  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
Insegnante: Cristina Gambaletta Anjoš

TUTTO IL TEMA IN PDF DELFINI PICCOLINI

 

Ai bambini che hanno svolto l’elaborato con motto PICCOLI-GRANDI AMICI 

Classe I - a   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago
                                                    Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

LE MIE AMICIZIE      

Tadei Jacin Il mio amico Nik

Il mio amico si chiama Nik. Nik ha sette anni e vive a Umago. Nik ha un aspetto magrolino ed il suo comportamento e' gentile. Ci piace quando giochiamo a calcio e ci conosciamo dall'asilo ''Bambi'', cioe' da sette anni. Nik frequenta la scuola croata, ha i capelli corti e biondi. Si veste sportivo e gli piace vincere sempre. Nik e' vivace ed e' tifoso del Barcellona.             TADEI


Ameli Cerovac Le mie amiche


La mia amica e' anche mia cugina e si chiama Tea.  Lei ha una sorella Ema, ma Tea e' molto piu' brava ed e' piu' piccolina. Tea e' anche piu' bella e noi due andiamo molto piu' d'accordo. Tea vive a Zagabria e balla nella sua scuola. Ha gli occhi azzurri, sorride sempre ed e' molto brava a scuola.  AMELI


Vanesa Andročec La mia amica

La mia amica si chiama Nika ed ha undici anni. Lei e' magra e si veste sportiva. Nika vive a Umago ed e' molto brava a scuola. E' grande e lo sport che pratica e' la pallavolo. Nika ha gli occhi azzurri, i capelli lunghi e biondi ed e' molto timida.        VANESA

             
 Roko Štokovac Il mio amico Marko

Il mio amico Marko e' simpatico. Gli piace lo sport, soprattutto la  corsa e la ginnastica. Marko ha sette anni e frenquenta la mia stessa classe, la prima a. Vive a Barboi, vicino ad Umago. Marko e' magrolino ed ha i capelli scuri. La sua sorellina si chiama Nesa e come animale domestico hanno un geco leopardino. Ci conosciamo dall'asilo.           ROKO

Lara Brdar .La mia amica Vanesa

La mia amica si chiama Vanesa , ha sette anni e vive ad Umago. Frequentiamo la stessa classe e giochiamo assieme a pallamano. Vanesa e' bravissima e molto simpatica, sorride sempre. Mi piace andare in spiaggia insieme a Vanesa e alle nostre famiglie.    LARA

Christian Mesaroš La mia amica

La mia amica si chiama Mei, ha sette anni e andiamo nella stessa classe. Mei e' molto bella e brava, mi aiuta sempre.     CHRISTIAN

 Anja Mikulčić Ilić La mia amica Franka

La mia migliore amica e' Franka. Vive a Umago, ha sette anni ed ha una sorella maggiore. I suoi capelli sono lunghi e scuri. Veste spesso le gonne e giochiamo spesso assieme. Non frequentiamo la stessa scuola  pero' pratichiamo tutte e duel a ginnastica al pomeriggio.     ANJA

Ruben Rafael Soša I miei amici

I miei amici sono Tadei e Roko. Al mio amico Tadei piace tanto il calcio, e' tifoso della Juventus. A Roko invece piacciono i videogiochi. Tutti e due hanno sette anni e li ho conosciuti all'asilo. Adesso siamo in prima a e continuiamo ad essere amici  anche a scuola. Ci piace andare in bagno durante gli intervalli per chiacchierare.     RUBEN

Stella Romić Hercig La mia amica Vanesa

Vanesa vive a Umago ed ha sette anni. Lei e' alta e sportiva e indossa sempre abiti sportivi e scarpe da ginnastica. Vanesa e' molto buona e gioca sempre con me. I suoi capelli sono castani e gli occhi verdi. Vanesa ha un cane di nome Kira ed un gatto di nome Gricko. La mia amica e' brava e molto creativa. Ha un fratellino di tre anni che si chiama Nathan.       STELLA

 Sara Bek La mia amica

Si chiama Sara e vive a Boscaria. Sara e' magrolina ed ha un bel aspetto. Si veste sportiva e trascorriamo i pomeriggi a giocare nel nostro paese.     SARA

Lea Pozzecco Il mio amico

Il mio compagno di giochi si chiama Marko. Mi piace quando giochiamo a calcio durante il riposo. Marko e' molto vivace, e' magro ed ha sette anni. Frequentiamo la stessa classe. Lui vive a Barboi, un paesino vicino ad Umago. E' piccolino, sportivo ed ha gli occhi castani. I suoi capelli sono scuri. Gli piacciono molto gli animali ed ha un geco leopardino che e' una speci edi lucertola che tiene a casa come animale da compagnia.        LEA

Katarina RadešLa mia migliore amica

Si chiama Stella, ha sette anni, e' bassa e magra. Frequentiamo la stessa classe e vive a Umago. Stella ha i capelli biondi ed e' molto sportiva. Ci siamo conosciute all'asilo.    KATARINA

Marko Mataija Valh Il mio amico

Il mio migliore amico si chiama Marko come me, ha otto anni e vive a Verteneglio. A Marko piacciono le macchinine  e i videogiochi. I suoi occhi sono marroni e i capelli castani. E' alto e magro ed anche molto vivace. Spesso andiamo in spiaggia assieme e frequentiamo la ginnastica.    MARKO

Lucija Vidoševi La mia amica

Si chiama Miriam, ha undici anni e vive a Villania, nel paese di mia nonna. Miriam e' alta, indossa sempre gli jeans, ha gli occhi azzurri e i capelli biondi.E' sempre felice ed allegra.Ci piace giocare a carte e raccogliere i i fiori. Miriam frequenta la quinta ed ha una sorella grande che si chiama Mirna. Ci siamo conosciute da piccole e tutte e due facciamo molto sport.     LUCIJA

Mei Marin La mia migliore amica

Si chiama Vanesa, ha sette anni e vive a Umago. Ha un fratellino di tre anni. Vanesa e' magra, ha i capelli castani e corti e porta la frangia. Frequentiamo la stessa classe ma ci conosciamo gia' dall'asilo.   Mi piace soprattutto quando giochiamo con la palla.     MEI

Ai bambini che hanno svolto l’elaborato con motto: PINOCCHIO              

Roko Mlinar, Ivana Vicencinović, Eliana Vicencinović,   Nika Pekić, Bruna Krpina, Marta Krpina,Stella Glavan, Matija Majić

                                    Scuola Italiana dell’Infanzia “Pinocchio” di Zara                                 
Insegnanti: Ivana Longin, Snježana Šuša,  Maja Tolić Perišić, Lucija Matešić Grancarić