SEZIONE ALTRI TEMI PARTECIPANTI

 

 

SCUOLE ELEMENTARI

-LAVORI INDIVIDUALI -

 

 

motto storie e leggende  

Dino Andreani  

 

classe IV b

                                                                           Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

Storie e leggende del mio paese 

Io vivo ad Altura, un paese lontano da Pola dieci chilometri.

Di storie e leggende del mio paese ce ne sono molte,ma le più interessanti sono la "Leggenda delle streghe della brina" e la "Storia della bora". Queste due storie me le ha raccontate il papà e a lui le ha narrate la nonna quand'era ancora piccolo.

La "Leggenda delle streghe della brina" mi fa anche un po' paura perché racconta che una volta all'anno, quando soffia un vento forte e quando cala la notte, le streghe di tutto il mondo si radunano in una campagna vicino al paese. Indossano vestiti lunghi e neri adornati con pietre che luccicano nella notte. Ballano e volano per tutta la notte .Le danze terminano un minuto prima del sorgere del sole. I diamanti si staccano dai vestiti e,cadendo sull'erba,si trasformano in brina.

Anche la "Storia della bora" e' molto interessante. La bora e' stata portata ad Altura dagli antenati che sono venuti dalla Dalmazia. Quando la bora soffiò per la prima volta, un vecchio la maledì e bestemmiò perché gli aveva portato via dal tetto la paglia.

Un giorno,mentre era seduto vicino al "fogoler", sentì nuovamente la bora che soffiava e ululava. Arrabbiato, bestemmiò e la maledì. Ad un tratto dal camino si calò una ragazza. Era tutta spettinata, insanguinata ed aveva i vestiti strappati. Il vecchio si spaventò molto. La ragazza gli disse che più lui bestemmiava e malediva la bora, più lei sbatteva contro tutto quello che le si trovava davanti. L'ululato che sentiva era il suo pianto perché si faceva male e soffriva. Il vecchio si fece il segno della croce e cominciò a chiamare aiuto. La ragazza, arrabbiata, prese la brace dal "fogoler" e la gettò sul tetto di paglia che si incendiò. Le fiamme si estesero anche sui tetti delle altre case che bruciarono. La ragazza scomparve nel mare di Porto Badò, alzò grandi onde e affondò le barche.

Da allora gli abitanti di Altura non bestemmiano più per paura che la bora non distrugga di nuovo il paese.

 

 

 

 

 

                   motto Pasqua a casa mia

                       Serena Delcaro

 

                             classe IV b

       Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

 

 

          LA PASQUA DI UNA VOLTA

 

La Pasqua e' una grande festa religiosa che ricorda la risurrezione di Gesu' Cristo. Viene festeggiata in tutto il mondo di fede cristiana.

Mia nonna mi ha raccontato come si festeggiava una volta la Pasqua a Gallesano.

Da mercoledì prima di Pasqua non si suonavano più le campane perché iniziava la passione di Cristo. Al posto delle campane si suonavano le "grile", girando per il paese.

La "grila" e' uno strumento di legno con un ingranaggio sul quale batte un'asticella mentre la si fa ruotare tenendola per una manopola. Fa un rumore assordante.

In chiesa,durante la funzione,al posto delle campanelle si usavano dei bastoni di legno chiamati "steche" che si battevano sulle scale o sulle porte. Questo fatto veniva chiamato "batiscur".

Il giovedì si iniziavano a fare le pinze. La famiglia di mia nonna ne faceva da sei a otto. Venivano impastate in casa con grande cura e si lasciavano lievitare tutta la notte. Il mattino seguente le donne le portavano al forno del paese per arrostirle. Le portavano in testa su una tavola e sopra vi mettevano una coperta. Il fornaio,prima di metterle nel grande forno a legna,le ungeva con le uova sbattute e faceva un taglio a forma di croce su ognuna. Ci volevano da due a tre ore per arrostirle. Per le bambine si facevano le titole che erano a forma di treccia e avevano l'uovo dentro.

Il venerdì Santo si teneva la processione. I fedeli facevano il giro del paese tutti assieme pregando e cantando. La processione iniziava al calar del sole. Su tutte le finestre delle case si accendevano i lumini.

Il sabato,la messa si teneva a mezzanotte. Durante la funzione si accendeva il cero,c'era la benedizione dell'acqua,dei fedeli,e del cibo:pane,uova e carne che si sarebbero consumati il giorno dopo in famiglia.

La domenica di Pasqua,dopo la grande messa delle undici,ci si ritrovava in piazza per la chiacchierata. I ragazzi si divertivano al tiro all'uovo. Mettevano un uovo sodo in un angolo e poi, ad uno ad uno ,vi lanciavano con forza una moneta contro nel tentativo di centrarlo. Colui che riusciva a conficcare per primo la moneta nell'uovo se lo prendeva e lo mangiava. Le ragazzine,invece, andavano a passeggio.

Il lunedì dell'Angelo si andava in pellegrinaggio a Pola, alla chiesa della Madonna della Salute in Siana. Il tragitto si faceva a piedi, perché quella volta non c'erano le automobili e si camminava circa dieci chilometri lungo i sentieri dei boschi. Dopo la messa si faceva merenda. Si mangiavano le pinze e le uova seduti sulle panchine attorno alla chiesa e poi si ritornava nuovamente a casa a piedi.

Queste erano le tradizioni di una volta durante il periodo di Pasqua .Gran parte di esse sono tutt'ora vive perché tramandate da generazione in generazione. Per questo motivo a Gallesano siamo orgogliosi di questo fatto.

 

 

 

 

 

 

                                       motto storie                           

                            Laura Šverko

                                      classe IV b

           Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

 

Una storia d'oro

 

Questa che vi racconterò e' una storia vera accaduta nell'anno 1956 e me l'ha narrata la nonna.

Il mio bisnonno portava ogni giorno il suo gregge al pascolo vicino ai resti di una vecchia fattoria che era stata distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Tra i sassi rimasti c'era uno piu' grande degli altri e molto particolare perché aveva la forma di una capra. Su questo sasso il mio bisnonno vi stava sempre seduto mentre le pecore brucavano l'erba.

Un giorno,egli vide venire verso di lui due signori che tenevano in mano alcune mappe e dei vecchi documenti. Essi gli dissero che erano i proprietari di quel vecchio rudere che furono costretti ad abbandonare durante la guerra. Vi erano ritornati per cercare un sasso a forma di capra dove,prima di lasciare la fattoria,avevano nascosto i loro beni:le monete d'oro ed un pupazzo di legno. Quando lo ritrovarono,lo presero e lo fecero a pezzi. Dentro c'era veramente  quello che avevano nascosto. I due signori presero i loro tesori, ringraziarono il bisnonno, gli diedero una moneta d'oro e se ne andarono.

La sera,quando ritorno' a casa, egli racconto' il fatto alla sua famiglia pero' nessuno gli credette. Il mattino seguente tutti andarono con il bisnonno a vedere se c'era ancora quel sasso a forma di capra e rimasero dispiaciuti quando si accorsero che non c'era più. 

 

 

                  motto coccinella                

Sara Bonassin

 

classe V b

                                                                                Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

L'uomo e la religione

La leggenda che riporto qui sotto è legata ad Erpelle ( Hrpelje), cittadina della Slovenia, nella quale ha vissuto mia nonna. Il Santo Patrono di Erpelle è Sant'Antonio ( Sv. Anton)

Gli abitanti della « Grotta di  Rodik »

 Un tempo erano i genitori a scegliere la sposa o lo sposo per i loro figli. Però successe che due giovani, Iacopo e Rosalia, si innamorarono. Il padre di Iacopo disse al figlio: «Se ti sposi con Rosalia puoi liberamente andartene da casa.» Lo stesso dissero i genitori  a Rosalia.

Iacopo ignorando il volere dei genitori portò Rosalia all'altare e la sposò. Alcuni parenti dei giovani sposi li avrebbero aiutati ma non volendo contraddire la volontà dei loro genitori non lo fecero.  Così gli sposi furono costretti a cercarsi un luogo dove poter vivere. L'unico luogo che conoscevano e dove avrebbero potuto vivere era la « Grotta di Rodik ». Era difficile adattarsi a  vivere in quella grotta ma il loro amore era immenso e li aiutò a superare tutte le difficoltà.

La grotta aveva alcune crepe dalle quali  filtrava l'acqua. Per impedire all' acqua di  entrare usarono il muschio, mentre per dormire si servirono della paglia e delle  foglie secche. Iacopo aveva tanta buona  volontà e si cercò subito qualche lavoro nei paesi vicini per guadagnare qualche danaro per poter acquistare il necessario per vivere. Il denaro era purtroppo sempre poco. Rosalia  a sua volta raccoglieva  tutto ciò che era commestibile e che lei conosceva: noccioline, fragole, radicchio di campagna, corniolo e more.

  Nel paese erano tanti i curiosi che volevano sapere come i giovani sposi riuscissero a vivere nella grotta. Sapevano che Iacopo e Rosalia, contro la volontà' dei genitori avevano scelto di vivere in quelle difficili condizioni e perciò pensavano che era il loro grande amore ad aiutarli a superare tutte le difficolta'.

La curiosità del padre di Iacopo era forte e lo porto' nei pressi della grotta ad osservare come viveva il figlio. Capi' che 1' amore dei giovani doveva essere qualcosa di speciale per poter sopravvivere in quelle condizioni. Noto' che Rosalia era in attesa di un bambino. Mando' al diavolo le vecchie usanze, i pettegoli e tutto il paese e decise che  doveva essere 1' amore a trionfare.

Entrò nella grotta, prese per mano Rosalia, la porto' a casa sua e ordino' alla moglie di uccidere la più grossa gallina che  possedevano. Alla sera il padre ritornò alla grotta e aspetto' il figlio per condurlo a casa.      Nei primi giorni non andava tutto liscio ma nel giorno in cui nacque la nipotina nella casa fu la felicità a regnare.

 

  

                                                         motto Nala

Paola Giorgi

 

classe III a

                                     Scuola elementare Italiana

                                  “Giuseppina Martinuzzi“  Pola

 

La mia scuola, cosa significa per me

 

Ciao! Mi son Paola,go nove ani e son una dele tante che ogni matina ghe vien mal co papa' me sveia (mama mia xe xa sul lavoro do ore, no so come che la ghe la fa a alzarse cussi bonora....xe dura la pagnota!). Xe bonora e una mia PROPOSTA xe: perche' no comincia la scola ale 9h!!!! Cosa gavemo fato noi pici de mal che xa de fioi ne toca sta' dura vita!?! Scrivene almeno el „radni staž“- xe in polesan -ormai se parla tuto un misioto, (chi capisi capisi) vol dir „ani de lavoro o servizio“ per come che i dizi „mi pare e mare“ per una pension de fame!!!

Beh tornemo al punto...mi volesi ancora un poco dormir!!! L' anima me dormi e devo ancora sorbirme el „ brontolon“ de mi pare...e su movite, prontite, lavite, magna, petenite, cosa ti speti, ancora non ti son pronta, ti fara' tardi....Che barba, che noia!!!dizeva una sula television.Ma la gaveva anche razon!  Za go ancora sono, za sto' qua' che brontola' che no capiso cosa che devo far prima se lavarme o magnar o petinarme? E dopo i dixi che ne xe facile a noi fioi!!!

Dismenticavo che go anche la cagna che me roziga le spighete e che la vol le cocole.

Po' dizeme voi se se riva far tuto sta' roba in 20 minuti!!!Che barba, che noia!

Coro a scola tuta afanada, ma meno mal che l' orologio colegado col „caro“ campanel xe 5 minuti in drio. Me salva la vita!! Save tuti come che ze?!? Andavi anche voi a scola. So che quela volta  dovevi star siti e boni, no fiatava gnanche una mosca, no se parlava de „stress“ delle maestre, no se parlava sui mobitel e tanto meno no se parlava de „ ragazzi dell' era del compiuter' intelligenti si' ma troppo vivaci, non si puo' lavorar con loro!!! E perche' noi podemo soportar tute le maestre co ghe gira le ....e ops!!! la luna.

Che no parlemo po' dei „programmi adattati ai bambini dell' epoca dei compiuter“ piu' approffonditi e elaborati. Orca!!! Iera meo  quei dell'eta' dela pietra o dei „figli dei fiori“. Noi za in terza fasemo i conti de quei dela otava. Me sa che anderemo tuti sula Luna.Tuti scienziati!!!

E sto' „hnoss“ o come diavolo el se ciama, lo conose voi?Si, i dixi novo standard pedagogico! Tanto i parla, ma nesun lo conosi! Mah!

Me par che no dovesi far piu' lezion al sabato o de domenica che dovesi riposarme giogarme ricaricarme le baterie per la setimana!!Ma cosa ve par a Voi grandi che solo Voi se stressadi (che bela parola moderna), ma fasemo un poco cambio: Po vedemo!

Anche noi za cusi' pici gavemo e tanto de far, pensar, studiar, el „compagno collega“ ciacolon spion rompi, le mule vanitosete e spavalde i muli burloni e certi simpaticoni e le maestre che no le ga sempre la giornata „giusta“ e la luna per traverso!!!

Scola, doposcola....studia ,leggi, ripeti ,ascolta, impara - no corer no saltar no zigar no ciacolar no rider no risponder no copiar no...............

Ma vole' che ve digo el mio picio segreto: a mi me piaxi tanto tanto andar a scola!

Go una maestra de oro (sul serio, no ve conto buzie- pianzero' tanto co la perdero'),

E go fortuna che me va'. Go tanti bei voti perche' go una maestra che ze un tesoro e mi go' la fortuna che no cori che studio, me ricordi tuto basta che stago atenta in clase.

Son picia no devo dir brute parole ( anche se ge ne' sento tante dei grandi), ma come che i dixi per adeso go sai c...o! Speremo che la me vadi ben fino ala pension!!!

Pero' una roba volesi dirve. Ma ze mai posibile che no pode' pensar voi grandi un poco piu' per noi pici.?Ieri fioi anche voi....ve gave dimentica'??? Volesimo anche giogarse un poco de piu'.  Xe mai posibile che ste' scole benedete no' podesi gaver un bel posto dove giogarse, con tanti bei gioghi sicuri e controlai? Un bel pra' dove co xe bele giornade corer e giogarse col balon? Sentarse co' la coverta per tera e far anche lezion? No ne' cori a noi l' aria condizionata, ma una bela scampagnata, una bela ciacolada e una bela careza.

Po' saria bel che, come che i mostra in television in quei film americani, che i ze tuti soridenti e contenti de andar a scola. I bala, i canta, i se gioga, i ga clasi de disegno, musica, tecnica, i armadieti personali che no cori strasinar 100 chili de libri; bele e grandi palestre, tanti sport e attivita' all' aperto!!!

Uauuu... se saria cusi' de noi...corendo vegno a scola.....

Mah, me sa ke ste robe se le vedi solo in cine!

 

 

 

 

 

                    motto gabbiano

             Ena Zimolo

 

                         classe VI b

    Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

 L’uomo e la religione

L area sulla quale sorge la città di Rovigno in epoca preistorica era certamente abitata, com' è confermato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, quali pietre levigate, ceramiche ed oggetti in bronzo, impiegati dagli antichi abitanti preistorici, i Veneti e gli Histri. I resti d' epoca romana sono rari; eppure, otto iscrizioni ed i resti d' alcune costruzioni architettoniche ci dicono che Rovigno doveva essere abitata anche in epoca romana, sebbene quel tempo non coincidesse con l'epoca del suo massimo splendore. Rovigno acquistò maggiore importanza tra il 200 ed il 400.

Per capire meglio perché una chiesa così grande e maestosa sia stata innalzata proprio a Rovigno,  bisogna chiarire chi era Sant' Eufemia e perchè è diventata protettrice della città. 

 All' epoca dell' imperatore Diocleziano, molti cristiani erano stati perseguitati, incarcerati o uccisi; tra loro c' era anche una giovane ragazza di nome Eufemia, che proveniva da una città dell' Asia Minore, Calcedona.  Eufemia è nata nel 290, in una nobile famiglia patrizia.

A soli 15 anni era stata catturata dall' esercito di Diocleziano,  e dato che non voleva rinunciare alla religione cristiana, era stata torturata in vari modi, e particolarmente sulla ruota. Vedendo che la ragazza rimaneva fedele a Cristo, Diocleziano l'  aveva buttata tra i leoni, che l' avevano uccisa ma non avevano divorato il suo corpo. Non si  hanno molte notizie sulla vita di questa santa, ma è certo che è morta il 16 Marzo 304.  Il corpo della martire è stato conservato dai cristiani di Calcedona fino all' anno 620. quando la città fu occupata dai Persiani. I! sarcofago con il corpo di Sant'Eufemia è stato trasferito allora a Costantinopoli, e situato nella maestosa chiesa innalzata in suo onore dall' imperatore Costantino. Nell' anno 800 vengono al potere gli Iconoclasti (vietano il culto  delle immagini), e allora i Cristiani nascondono la reliquia di Sant'  Eufemia.

Cos' è successo dopo, è difficile a dire, ma la storia narra che dopo una forte tempesta, all' alba del 13 Luglio dell' anno 800, sulle coste di Rovigno sia arrivato  un grande sarcofago di marmo. Molti abitanti di Rovigno cercavano invano di portare il sarcofago alla chiesa  di San Giorgio, ma tutto inutilmente. Solo un bambino,  su     intercessione di Sant' Eufemia, era riuscito con le sue due mucche  a portare il sarcofago sulla collina.     L' arrivo de! sarcofago a Rovigno era considerato dagli abitanti un  vero e proprio miracolo, e così iniziano a onorarla come loro protettrice.

Continuerei però con qualche aggiunta sulla chiesa in genere, che,  costruita all'inizio del XVIII secolo, è  l'edificio più imponente che     domina tutto il nucleo storico- Nella metà del secolo scorso ha   subito degli interventi con la costruzione della nuova facciata  principale in stile barocco-veneziano.  Il campanile di Sant' Eufemia, alto una sessantina di metri,  termina alla sua sommità con la statua bronzea della Santa che il vento fa girare sul proprio asse.

 Non sono di Rovigno, ma per questa opportunità ho scelto la storia della Santa protettrice di Rovigno perchè non posso credere che una ragazza così giovane, di solo quindici anni, torturata in vari modi e sapendo che dovrà subire delle conseguenze, non voleva rinunciare alla religione cristiana. Anche oggi purtroppo delle ingiustizie simili sono presenti in tutto il mondo, e con il passare degli anni, riguardo a questo, è cambiato ben poco, specialmente nei paesi poveri.

  Il 16 Settembre è il giorno di Sant' Eufemia, e a Rovigno arrivano turisti da tutte le parti;  viene organizzata una grande festa, il cui programma si svolge sulla piazza principale, e per tradizione si     mangia carne di pecora con crauti e le frittelle, dolciumi tipici  istriani.

 

 

motto bimba

Elena Mušković

 

classe VII a

                                                                      Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi“ Pola

 

Rovistando tra vecchie scartoffie riposte in una scatola di scarpe ricoperta di polvere, mi era capitata tra le mani una fotografia in bianco e nero, un po' sgualcita e ingiallita. Su questa immagine notai una trentina di ragazzine, tutte composte, con il grembiulino nero e il colletto bianco e inamidato, come piccoli pinguini, una fila sedute in basso, una seconda fila sedute su una panchetta più alta e la terza fila in piedi. Erano state fotografate, chissà quanto tempo prima, davanti alla fontana di Piazza Dante Alighieri. Fissai la fotografia per molto tempo. Quelle bambine erano davvero  tutte uguali e senza stile! Senza ombra di dubbio poco trendy. Così diverse da noi. Cominciai a pensare a come era fatta la scuola di un tempo, alle regole che si dovevano rispettare, alle materie che  si insegnavano,a come erano le maestre... Decisi di fare qualche ricerca, perché si sa, la curiosità è femmina.  Trovai dei diari che risalivano al gennaio del  1947 i quali riportavano note dolorose riguardanti 1' abbandono delle nostre terre da parte di molte persone della nostra città che lasciavano le proprie case, gli amici, i compagni di scuola con la morte nel cuore. 

Di note del genere ne ho trovate tante ed era forse per questo che, parlando di quei tempi, alla mia bisnonna venivano spesso le lacrime agli occhi. La mia testa era piena di quesiti. Mi posi ancora una domanda: com'è la mia scuola? Non avevo mai riflettuto su questa cosa, ma  pensandoci meglio...   Da piccola, prima  di iniziare quest'avventura,la scuola me 1' immaginavo  come una grande casa  dove ci sono tante mamme che controllano ogni  passo che  fai,  ti  aiutano  a  rialzarti se cadi, ti fanno tanti piccoli regali, si preoccupano se non mangi a sufficienza e  ti raccontano le fiabe.Già in prima classe ho capito che la mia scuola non era solo questo, ma un luogo di incontro di tanti bambini  diversi che a volte venivano derisi da alcuni compagni  per un italiano strampalato che a fatica masticavano, che credevano in  cose diverse e che avevano usanze diverse. L insegnante si  arrabbiava tanto se ci prendevamo in giro per  le nostre diversità e,  piano piano,  abbiamo  imparato a conoscere noi  stessi per poi conoscere  e rispettare gli altri. 

La mia  scuola porta il nome di Giuseppina Martinuzzi,  poetessa  e  insegnante che , sebbene  sia vissuta più di un secolo e mezzo fa, ha  contribuito a rendere noti i  problemi riguardanti la lotta per la dignità umana e la parità dei diritti delle genti istriane. Temi sempre attuali  che,  anche noi alunni delle elementari, nel nostro piccolo, ci troviamo ad affrontare quotidianamente. La mia scuola: un edificio in cemento armato e ampie vetrate, che fino a pochi anni fa spiccava come  un corvo bianco tra malandati edifici e gioielli architettonici, non solo per il suo aspetto, ma anche per lo spirito  di convivenza e la forma mentis che da sempre contribuisce a creare in coloro che lo frequentano. 

 

motto Emy

Noemi Pamić

 

classe VIII

                                                                     Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

La mia scuola ed io, cosa significa per me

Tutto é iniziato nel 2000, quando sono entrata per la prima volta nella mia “seconda casa“.

Ero terrorizzata all' idea di dover stare ore e ore via da casa, senza mamma, papà, fratello, nonni, nonne, che mi stiano accanto e che si prendano cura di me. Però, allo stesso tempo, ero contentissima di poter conoscere amici e insegnanti nuovi, e di poter imparare tante cose interessanti di cui non avevo mai sentito parlare.

Mi piaceva tornare a casa, telefonare alla nonna e raccontarle tutto quello che mi era successo, cosa avevo imparato, chi avevo visto, ecc. e poi mi mettevo a sedere, tiravo fuori dalla borsa libri e quaderni e scrivevo i compiti.

Pensavo che non mi stuferò mai di andare a scuola, ma dopo qualche mese, mi sono accorta che quello che pensavo era sbagliato. Ho cominciato ad annoiarmi a fare tutto il giorno le stesse cose e non mi piaceva quando chiedevo a mio fratello se voleva giocare un po' con me  e lui mi rispondeva sempre: „No, Noemi, non posso adesso, devo studiare!“ e sapevo che anch'io dovrò studiare  sempre più e non avrò più tempo per niente altro che per la scuola.

Adesso che ci penso un po' di più, tutto lo studio è servito a qualcosa, ho imparato tante cose nuove, tanti termini, tante date, insomma tantissime cose... e mi piace alla sera guardare “Il milionario“ e confrontarmi con i concorrenti, è assurdo lo so, ma mi diverto lo stesso.

Sono trascorsi parecchi anni, di preciso otto anni e non mi dispiace neanche un po' di averli trascorsi così, tra i banchi di scuola, perché pensandoci bene, se non fossi andata a scuola, dove sarei anata? Sarei rimasta a casa ad annoiarmi e chi sa cosa avrei fatto, forse sarei morta dalla noia (scherzo!).

Quindi, concludendo, voglio dire a tutti quelli che pensano che la scuola è una noia, o cose simili, che non è così, la scuola è una nostra “seconda casa“, quella che ci ha insegnato il significato della vita!

 

 

 

                                                       motto nuvola

Simone Gilli

 

classe VI

                              Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

Libero come una nuvola, a merenda, corro per dietro al pallone avanti, indietro, senza mai fermarmi! Mi presento: sono Simone Gilli la „nuvola“ più veloce in classe. La nuvola per me è un fenomeno naturale molto veloce, con un pizzico di amore e di cuore coraggioso nel solcare il cielo infinito.

La mia classe è molto bella, anche se qualche volta è un po' disordinata. Mi piace molto ascoltare gli insegnanti (stare attento in classe), ma studiare di meno. La mia scuola è molto grande e bellissima. Quando la guardo sento un intenso calore nel profondo del mio cuore, perché la scuola è una grande ricchezza per me e spero anche per tutti gli altri ragazzi.

Vorrei che tutti i bambini del mondo, avessero le scuole, perché in Africa, non ci sono molte scuole, per questo motivo la più grande ricchezza di tutto il mondo, per me, è proprio la scuola.

Se non avessi la scuola accanto a me, il mio futuro non sarebbe tanto ampio „di materia grigia“ ma „disordinato e restrittivo“.

Per me l'intelligenza, il non disturbare in classe ed essere felice di quello che si ha è una grande ricchezza, però certi alunni non lo vogliono capire. Insomma, è la più bella cosa della vita!

Ti senti libero, con gioia da vendere!!! La scuola è una ricchezza infinita!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

motto delfino

Matteo Sošić

 

classe VI

Scuola Elementare italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

Ciao! Io sono Matteo. Frequento la sesta classe della scuola ˝Bernardo Benussi˝. Ho tanti amici con i quali mi diverto.

La mia scuola si trova a Rovigno vicino alla sede della Polizia. La mia scuola è costruita in un modo originale, ricoperta con mattoni molto rossi. La mia aula non è troppo grande. Ha una lavagna bianca, vent'un banchi gialli, un lavandino, uno specchio, quattro armadi, ha tanti pannelli pieni di ricerche, disegni e tante altre informazioni utili ed un computer. Il mio compagno di banco è Luca, dietro di me ci sono Antonio Bonassin e Simone. Invece davanti a me ci sono Antonio Benussi e Marco. La mia scuola è in generale abbastanza grande, solo che non è molto affollata, perché è una scuola italiana in Croazia e così la maggior parte dei bambini va nelle scuole croate (così la penso io).

La cucina è grande ed ha tanti tavoli. All'entrata c'è una piccola guardiola per l'alunno di servizio. La scuola ha tre piani. Dappertutto ci sono tanti quadri, muri colorati da tanti disegni e vetrine piene di capolavori fatti dagli alunni.

La scuola ha tante aule. Ci sono tanti insegnanti pieni d'energia e voglia d'insegnare. Nella mia scuola ci sono sempre nuove avventure. Si studiano tanti contenuti nuovi, importanti e utili.

Qua mi diverto con i miei amici e gioco con loro durante i riposi, per merenda, per le ore libere e certe volte dopo le lezioni. Facciamo tanti giochi, ci divertiamo e scherziamo. Il gioco più bello e coinvolgente è il calcio. Abbiamo anche due bei campi dove poter allenarci. Giocando a calcio ci immaginiamo di essere famosi e di correre nei campi importanti tipo stadio delle Alpi a Torino. Per me questa è la miglior scuola che io possa immaginare perché mi sono adattato bene qui, ho tutti i miei compagni e poi perché non so come sia nelle altre scuole, ma qui è sicuramente più bello, per me!

 

motto uomo 5

Mauro Burić

 

classe VIII

                                                                              Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

Io sono un ragazzo di quattordici anni e sto vivendo gli ultimi giorni della scuola elementare per poi arrivare alla scuola media. Sono molto felice ed ansioso perché inizierà una nuova avventura per me, piena di emozioni e di addii dove dovrò impegnarmi molto di più, studiando e ascoltando, per raggiungere il mio sogno.

            Il mio primo giorno di scuola non lo dimenticherò mai perché qui ho conosciuto i miei compagni di classe con i quali ho trascorso momenti di gioia, ma anche di addii. Frequento la scuola elementare Bernardo Benussi di Rovigno, per me questa scuola è stata come una grande famiglia dove ho trascorso gran parte del mio tempo ed è proprio questa scuola che mi ha fatto crescere e capire molte cose che mi serviranno nella vita.

 Questa è una scuola ben organizzata dove i rapporti con gli insegnanti sono veri e sinceri. Sin dal primo giorno ho avuto un buon rapporto con la scuola e con gli insegnanti, perciò ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini, ma soprattutto quelli che mi hanno fatto capire cosa significa studiare. Ho capito che studiando si impara quindi cercherò di dare il meglio per realizzare il mio progetto.

In questi otto anni i miei genitori e gli insegnanti mi hanno aiutato molto, di classe in classe. Sono fiero di aver avuto questi insegnanti perché penso che non tutti hanno la fortuna di avere vicino persone così in gamba. Per me, adesso, è difficile   intraprendere   l'indirizzo adatto perché se si sbaglia non si può ritornare indietro.

    Il tempo passa e non mi rendo conto che sto per iniziare un'avventura molto importante che mi

servirà nella vita ed io mi chiedo ora, riuscirò a scegliere l'indirizzo adatto a me? Riuscirò a superare questa importante avventura?

              Spero che i miei genitori e gli insegnanti mi diano dei consigli giusti.

I miei compagni di classe mi hanno aiutato nelle situazioni più difficili e mi hanno fatto capire che non bisogna mollare mai. Proseguo il mio nuovo percorso verso una scuola nella quale spero di migliorare e di andare avanti nel modo più giusto come sto facendo ora.

            Concludo qui con questa mia luga riflessione, sono orgoglioso di aver frequentato

questa scuola arrivando soddisfatto fino all'ottava classe e adesso voglio raggiungere il mio traguardo. Auguro a tutti i ragazzi una vita giusta con molti impegni e ricca di desideri che spero si avverino nel prossimo futuro.

            Grazie di cuore a tutti! 

 

 

 

                   motto Kika

           Cristina Žilović

              classe VIII

   Scuola Elementare italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

 

Per la mia scuola ci sono tante parole da dire. INIZIAMO!

Mi ha fatto conoscere tanti amici, mi ha insegnato tante nuove parole, materie, giochi…

Ci sono degli insegnanti che mi hanno aiutato nel bene e nel male. Quando si va a qualche gara sportiva sempre si ricevono medaglie, coppe o eleogi; tutto questo merito va all'insegnante di ginnastica Gianni Ottochian che ci ha insegnato tanto.

Tutti gli insegnanti ci hanno insegnato molto. In guesti otto anni abbiamo studiato, lavorato, giocato, scherzato e altro ancora, però sempre assieme.

Voglio ringraziare la mia maestra Miriana Pauletić che mi ha insegnato dalla prima alla quarta classe, è sempre stata d'aiuto non solo a me ma a tutti e anche la nostra capoclasse Nelly Šterbić che mi ha insegnato dalla quinta all'ottava.

Mi ricordo quel mattino quando la nostra scuola di Valle si è bruciata: da una parte mi faceva pena e paura e dall'altra ero contenta. He!!! He!!!

La vecchia scuola era veramente da restaurare perché aveva molti impianti vecchi, che stavano per cadere anche se li avevano riparati diverse volte. L'hanno ricostruita e adesso è grandiosa e ha grandissime aule ed una palestra bellissima. Mi ricordo che quando eravamo in prima e seconda classe la palestra era buia e fredda, lì facevamo le nostre piccole gare: a chi arriverà primo fino al muro, io arrivavo sempre prima.

Ora la nostra scuola di Valle è molto più grande. Entrando nella scuola c'è un lungo corridoio dove sono esposti gli uccelli imbalsamati, al termine c'è la mensa. Più avanti c'è l'entrata dell'asilo. Da una parte l'asilo croato e dall'altra parte italiano con tanti bambini. Quando si arriva con le scale al primo piano ci sono le aule per i ragazzi della scuola italiana e croata, ci sono i bagni per i ragazzi e separati quelli per le ragazze. Salendo ancora più su, al secondo piano, c'è la grande biblioteca nuova ricca di libri per ragazzi. Giù per le scale, invece, si entra nella grandissima palestra dove si praticano pure gli allenamenti dei club sportivi. La nuova palestra ha un piano dove si pratica il «fitness» e c'è pure la sauna.

Mi ricordo che per i riposi giocavamo a ''monopoly'' e mai finivamo la partita. Tutto è passato velocemente. Purtroppo ho presto finito l'ottava classe, però mi ricorderò sempre dei bei momenti trascorsi assieme ai miei compagni, insegnanti, operatori…

Voglio ricordare che io sono di Valle e ogni giorno devo viaggare con l'autobus quindici o venti minuti, perché a Valle non ci sono le classi dalla quinta all'ottava. È un vero peccato, perché io mi stanco così!!! Ogni giorno devo svegliarmi un'ora prima per prendere l'autobus! In futuro vedremo se gli insegnanti mi aiuteranno come in questa scuola, se troverò degli amici più bravi che in questa scuola, lo scopriremo più tardi.

La scuola di Rovigno è molto grande. C'è pure la mensa dove noi ragazzi facciamo merenda e pranzo. In questa scuola ci sono moltissime aule perché c'é l'insegnamento per i ragazzi dalla prima all'ottava classe. Al primo piano c'e' la direzione. Entrando c'è la sala degli insegnanti, più a destra ci sono: il direttore, la psicologa e la segretaria. Sono contenta di aver trascorso e finito otto anni in queste due scuole. Ah sì! Scusate ho dimenticato di dire come si chiama la mia scuola: '' Bernardo Benussi''.

Ringrazio di tutto, tutti, quelli che mi hanno aiutato. Un saluto… 

 

motto Matiuso

Mateo Lleshdedaj

 

classe VIII

                                                                           Scuola Elementare italiana “Bernardo Benussi” Rovigno 

 

Quando ero piccolo non pensavo che andrò in una scuola italiana, ma in quella croata perché là andavano anche i miei fratelli. Ho cominciato a frequentare l'asilo italiano. Era molto bello perchè imparavo una nuova lingua e ho trovato tanti nuovi amici.

All'inizio frequentare la scuola elementare mi era abbastanza difficile perché non sapevo tanto bene l'italiano, ma l'ho imparato piano, piano parlandolo con i miei amici in classe. Avevo una brava capoclasse di nome Susanna che ci aiutava molto e che mi spiegava le cose che io non capivo. Con la mia brava capoclasse ho frequentato quattro anni di scuola. Quando l'ultimo giorno di scuola dovevo lasciare il mio banco, la mia classe e anche la mia brava maestra ero molto triste, tutto il giorno non me ne andava bene una, ma sapevo che dovevo farcela. Le vacanze erano belle e lunghe.  

Ritornato a scuola mi sentivo più grande e pensavo che io e la mia classe non avremmo più avuto un'insegnante come l'avevamo avuta tutti i quattro anni che frequentavo questa scuola. Non pensavo bene però, perché la nostra nuova capoclasse da quel giorno fino ad oggi: l'insegnante Nelly è stata ed è un'ottima capoclasse e molto brava, perché sa anche ridere e scherzare con noi, ma quando si lavora, con lei, allora si lavora veramente.

Con lei, in sesta, siamo andati in montagna, in „colonia“, dieci giorni e mi sono divertito molto, ma penso che si siano divertiti veramente tutti.

La mia scuola, per me, è la migliore scuola di tutte le scuole che esistano, la mia mamma sapeva bene dove portarmi a scuola e ha scelto la migliore!

Adesso sono in ottava classe, ancora qualche mese e dovrò lasciare questa scuola ed andare in quella superiore. Mi mancherà la mia scuola elementare e anche i miei amici, gli insegnanti e anche la mia bravissima capoclasse!

 

 

 

motto Leonard

Leonard Vorfi

 

classe IV

Scuola Elementare italiana Cittanova

 

Per me la scuola è bella, ma qualche volta anche un po’ noiosa. Mi piace andare a scuola perchè imparo tante cose e siccome vado in quarta so fare tanti calcoli anche difficili. Nella mia scuola ci sono le lezioni, si mangia, si fa riposo e si gioca ma è bello anche quando ci sono gli spettacoli e arrivano i maghi a farci divertire.

Quando le lezioni finiscono c’è il doposcuola che mi piace perchè c’è una insegnante che ci aiuta a fare i compiti e poi ci lascia giocare con il computer o uscire nel campo di calcio. A scuola ho incontrato tanti amici e mi trovo bene. Dopo la scuola andiamo a fare qualche attività, io vado a giocare a calcio perchè mi piace tanto e sono anche bravo.

A scuola imparo e mi diverto però vorrei avere meno compiti da fare e più tempo libero. Mi piacerebbe avere una classe più numerosa perchè siamo pochi, solo tre. Con più compagni di classe sarebbe più bello. Mi piacerebbe avere più spesso il budino al cioccolato per merenda e giocare a calcio per l’ora di ginnastica. La scuola per me significa tanto.

  

 

 

motto Ivana

Ivana Pilat

 

classe IV

Scuola Elementare Italiana Cittanova

 

 

La mia città: “ Cittanova “

 

La mia città si chiama Cittanova ed è una bellissima città. Una volta era un’isola, ora ha la forma di una penisola. La mia città si affaccia al Mare Adriatico e ha una bellissima vista sul mare aperto. Ci sono diverse chiesette ma la più grande è la Chiesa di San Pelagio. Questa chiesa è molto grande e sul campanile ha la statua di San Pelagio. San Pelagio è il protettore della nostra città e molti secoli fa ha combattuto per mantenere la fede nella nostra città che era minacciata da nemici che volevano conquistarla. 

Qui a Cittanova sono rimaste le mura antiche che circondavano la città e la difendevano. Oggi vicino a queste mura sono state costruite case e altri edifici, le mura hanno tanta storia e sono molte belle. Vicino alle mura c’è il mare, anche la chiesa si trova vicino al mare e ha un bel parco con le panchine e gli uccellini che cinguettano. Il mare è molto importante per noi perchè tanti uomini vanno a pescare. E non dimentichiamoci del piccolo faro che ha quella luce che di notte brilla ai pescatori e gli indica la strada per tornare al porto. Prima c’erano pochi abitanti perchè c’era la guerra e, molti anni fa c’erano le malattie.

Vicino al centro della città c’è il vecchio cimitero e la Chiesa di Santa Agata, lì riposano i nostri antenati morti tanto tempo fa. Ci sono alti cipressi, nel cimitero regna una pace di paradiso e gli uccellini cantano.  

Nella mia città ci sono spazi verdi e uccelli che volano. Sopra il mare si vedono tanti gabbiani e il mare che brilla al sole è un panorama da vedere.

 

                           motto Erika                              

Erika Pilat

 classe IV

Scuola Elementare italiana Cittanova

 

Passeggiando per Cittanova

 

La mia città si chiama Cittanova e si affaccia sul Mare Adriatico. E’ un piccolo centro che ha una parte vecchia e si allarga con le nuove costruzioni. Le case del vecchio centro sono quasi tutte ristrutturate e si vedono le pietre come erano costruite tanti anni fa. Al centro c’è una grande piazza con la banca e la casa del sindaco. Nella piazza l’edificio più bello è la Chiesa di San Pelagio con accanto il suo campanile e l’orologio. Il campanile assomiglia al campanile di Venezia. Vicino alla chiesa c’è un bellissimo parco e, se si scende verso il mare si arriva al porto. Ci sono molte barche, vecchie e nuove perchè tanta gente va a pescare per lavorare.  

Tutto attorno alla città ci sono le mura, sono molto antiche e, nel passato, servivano per proteggere la piccola città dai nemici, anche quelli che venivano dal mare per fare i padroni e portare solo le loro abitudini. San Pelagio è il Santo Patrono della città, cioè colui che proteggeva la città e difendeva la chiesa, per questo motivo è stato torturato. Tanti secoli fa c’erano malattie che non si curavano e guerre che facevano morire tanta gente, ma per fortuna alcune persone hanno sempre

cercato di difendere la propria città per farla arrivare così bella fino a noi. 

Nelle parti più antiche della città si sono trovati resti antichi che oggi si trovano nei musei per essere guardati e conservati. Le mura sono un grande patrimonio e fanno da bella cornice tra il mare blu e il piccolo centro della mia città.

 

 

 

 

 

                                      motto cavallo

                   Carla Ćupić

 

                                    classe III

              Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

 

                         LA MIA SCUOLA

 

Ciao!! Io sono Carla e frequento la 3° classe della scuola elementare Gelsi. La scuola è

sistemata in via Vukovarska 27, a Fiume. La mia scuola è un edificio moderno, costruito

in ferro e vetro, alta 5 piani. La grande porta di vetro si apre automaticamente quando

mi avvicino e mi fa entrare in un grande corridoio con una fontana al centro. Attraverso la cupola trasparente entra il sole e illumina tutto il corridoio. Fino al 5° piano,

dove si trova la cucina con la sala da pranzo, si può arrivare con 2 ascensori panoramici tutti di vetro. Il cibo lo distribuiscono i “ ROBOT “. Al 4° piano si trova la 4° classe e la 3°. La 3° classe la frequentano 17 alunni. Su ogni banco in aula si trova un computer. Invece della lavagna si trova un grande schermo al PLASMA. Dalle finestre si vede il porto con le navi. La palestra e la piscina si trovano al pianoterra. Ecco come io immagino la scuola nel futuro. 

 

                 motto Kaka      

 

          Alen Hujić

 

                        classe III

         Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

 

Ciao, io sono Alen. Frequento la III A e sono un alunno della scuola Gelsi. Oggi vi racconterò che  cosa significa per me la scuola. Voi pensate che questa scuola è come tutte? E no, vi state sbagliando, questa scuola è una scuola speciale. Nella mia classe c’è una bravissima maestra che si chiama Iva Kenda. Lei organizza tante gite. Ogni anno andiamo a Stara Sušica. Lì ci divertiamo molto. Giochiamo a calcio e così avanti. Quando arriva il giorno di ritornare a casa siamo un po’ tristi ma anche a scuola ci divertiamo molto. Le mie materie preferite sono: italiano, matematica e ginnastica. Italiano mi piace perchè impariamo dove si mettono i punti, i punti e virgola e così avanti; matematica perchè impariamo a calcolare e ginnastica perchè giochiamo molto. Quando è l’ora di merenda usciamo fuori ma anche dopo il pranzo usciamo fuori ma prima dobbiamo mangiare tutto.

Questo venerdì faremo lo spettacolo “ Il gatto con gli stivali” e anche questo ha organizzato la maestra. Adesso avete capito che abbiamo la migliore maestra del mondo? Ma dobbiamo metterci d’accordo di studiare perchè senza lo studio non si può imparare niente.E adesso vi dico che mi piace questa scuola, perchè è divertente e stupenda. 

 

 

  

           motto Voldemort              

Cristian Jardas

 

classe III

                                                                                      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La mia scuola si chiama “Gelsi “. Si trova in via Vukovarska. Quando la guardo sembra una vecchia  casa, però quando ci entro è una vera scuola. La mia scuola ha 3 piani e in ogni piano ci sono molte aule. La mia aula si trova al terzo piano. Al pianoterra si trova la cucina dove pranziamo e la palestra dove facciamo ginnastica.

Quando c’è merenda andiamo in cortile a giocare. In cortile ci sono, molti alberi, un parco, un campo di calcio.  In questa scuola ci sono molte maestre. Una di queste maestre è la nostra e si chiama Iva Kenda. Lei è molto buona e simpatica.

Io vorrei che vicino alla scuola costruiscano la piscina per la nostra scuola. A me la scuola piace perchè ho conosciuto molti amici.

 

 

 

                                motto albero                                

               Miriam Herceg

 

classe III

                                                 Scuola Elementare italiana “Gelsi” Fiume

 

La scuola per me è la mia seconda casa. Siamo come una grande famiglia in cui la maestra fa da mamma e noi alunni siamo fratelli. Impariamo tante cose nuove, ci abituiamo a vivere con gli altri e a diventare grandi. Qualche volta litighiamo ma dura poco perchè facciamo pace e tutto ritorna come prima. Mi piace molto andare a scuola perchè ogni giorno è diverso dall’altro e quando siamo in vacanza non vedo l’ora di tornare in classe. Per me la scuola è molto importante e mi dispiace che i bambini poveri del mondo non possono andare a scuola e studiare come noi.

 

 

                                motto gelsi                                 

Mia Šepić

 

classe III

                                                                                      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

Ciao, io sono ............ e frequento la scuola Gelsi, che si trova in via Vukovarska 27. Mi piace andare a scuola. Le mie migliori materie sono ginnastica e italiano. Mi piace la maestra Iva Kenda, ed è la migliore maestra del mondo. La scuola è vecchia e grande. La nostra aula è al terzo piano. E’ una grande aula, è colorata di verde e blu. I banchi sono sistemati a forma di lettera “ u “.

Siedo vicino a Giulio e Andro. Durante l’ora di ginnastica mi piace correre. Mi piace anche fare gli esercizi. Quando andiamo a merenda mi piace mangiare hot-dog. Mi piace giocare in parco a ladri e poliziotti con i maschi. Io sono la poliziotta.  A me piace andare in parco e dondolarmi con le altre ragazze. Per pranzo non mi piace mangiare pesce. Mi piace mangiare purè e pollo. Vorrei avere un nuovo orologio per la classe. Per me la scuola è un posto prezioso. Io amo la mia scuola.

 

 

                                                        motto gatto                                 

Eni Sadovnik

 

classe IV

                                     Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

Per me la scuola significa studio e impegno. A scuola posso diventare più brava. A scuola mi diverto e ho incontrato gli amici veri. Le mie materie preferite sono il francese, il disegno e l’informatica. Ma non mi piace natura. La scuola per me è la seconda casa. Di italiano mi piace solo scrivere. Di inglese non mi piace scrivere la verifica, mi piace imparare cose nuove. Gli insegnanti migliori sono il maestro di francese e la maestra Lea. Per me la scuola Gelsi è la migliore.

Gli amici della scuola mi capiscono sempre. Per questo motivo resterò nella scuola Gelsi.

 

 

                            motto Nicky                              

Nicole Racané

 

classe IV

                                                                                        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La scuola per me è la seconda casa. In prima abbiamo imparato a leggere e a scrivere. In seconda mi ricordo delle tabelline, della prima verifica di inglese. Della seconda mi ricordo quando facevamo ginnastica con la maestra Smelli. In terza abbiamo fatto le prime verifiche delle tabelline e tutto è cominciato ad essere più difficile. In quarta facciamo ogni settimana una verifica di natura e un piccolo dettato di croato. A scuola impariamo tante cose interessanti, sopratutto di natura. La mia scuola per me significa un luogo dove posso esprimere le mie idee. Nella mia scuola ho tanti amici e dei buonissimi maestri. In quinta vorrei che tutto sia più facile, vorrei poter scegliere quello che dobbiamo fare. Vorrei anche poter scegliere da mangiare.

La mia scuola mi piace tantissimo e spero che sarà così anche nelle classi superiori dove saranno tanti maestri e tutto sarà più difficile. Spero che la capoclasse sarà calma e buona e che noi ci calmeremo come classe.

 

                               motto Marco                                

Marko Jelić

 

classe IV

Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

Per me la mia scuola è uno stress, come ricordare i nomi comprare le cose, che io spesso dimentico.Ma se guardiamo la parte buona, ci sono le gite e i bei voti.

Invece se guardiamola parte “ difficile “ ci sono i temi da fare, i dettati, imparare le coniugazioni, le esclamazioni e così via. Noi veniamo a scuola ogni giorno dalle otto e ci restiamo fino alle due e mezza. Per me la scuola significa amicizia. Qui la maestra mi educa. Anche se la mamma mi dicesse di non andare a scuola io ci andrei, perchè lì ci sono i miei amici. Ma se la mamma mi dicesse di non andare a scuola e io fossi solo non ci andrei.

 La mia scuola per me è bellissima.

 

 

motto Debi

Debora Grdinić

 

classe IV

                                                                                         Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

Per me la scuola significa divertimento e amicizia, ma anche duro lavoro ed impegno. Dato che sono ancora nelle inferiori non so’ cosa mi aspetta nelle superiori. Ma penso che le insegnanti sono un po’ troppo severe con gli alunni.. Però, alla mia classe serve un po’ di calma, perchè siamo un tantino vivaci. Non so’ cosa succederà con noi, se ci calmeremo o peggioreremo. Vorrei che restassimo in questa classe, però non è possibile e mi dispiace per questo.

Tutte le materie di sicuro saranno più difficili e complicate e ci saranno diversi insegnanti per ogni materia. Ci saranno verifiche e temi da fare ogni ora. Poveri noi!

A proposito delle materia, ginnastica ci stancherà moltissimo. Vorrei avere più attrezzi in palestra e che siano nuovi. La mia materia migliore è italiano, invece la peggiore è matematica. A scuola bisogna andarci, anche se non è sempre facile, però è un periodo della nostra vita che non dimenticheremo mai.

 

 

                            motto Ivan                               

Ivan Čulina

 

classe IV

                                                                                        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La scuola per me è come una seconda casa. La scuola mi piace perchè imparo nuove cose e perchè gioco con i miei amici. La scuola non mi piace quando abbiamo le verifiche e quando riceviamo brutti voti.La scuola per me significa impegno, ma anche divertimento.Io vorrei che la scuola finisca all’una, per tornare a casa prima. Vorrei che ci fossero gli insegnanti molto buoni e sereni. Vorrei che la merenda duri dalle nove fino alle undici e la seconda dalle undici e mezza fino a mezzogiorno e mezzo. Vorrei che la scuola fosse così, ma va bene anche se resta com’è ora. 

 

 

                                      motto Ari                                      

Arian Mršulja

 

classe IV

                                                                                           Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La scuola è la mia seconda casa. La scuola per me significa studio. A scuola sono dalle otto alle due e mezza.

Mi piace andare a scuola, e devo andarci, se no, la mamma mi sgrida e la maestra mi da l’ora ingiustificata. Vorrei che ci sia più riposo, meno natura e meno verifiche. La mia scuola è grande e larga, quindi mi piace. Mi piace anche perchè c’è un grande campo di calcio e vicino c’è un parco. Per quanto riguarda le materie, vorrei che già nella prima classe si studino geografia e storia. A me piace tanto il mondo. Vorrei studiare la Croazia e l’Europa di più.

Questa scuola ha tanti bambini e tante classi. All’ultimo piano c’è la classe più grande. A me piace fare informatica, matematica e ginnastica. Di disegno e di natura non sono tanto bravo. Di solito ricevo bei voti. Ma capita anche di ricevere brutti voti. Mi piace andare a scuola,  perchè qui trovo tanti amici.

 

 

                                 motto Gigia                                 

Elena Barbieri

 

classe V

                                                                                        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La scuola per me significa tre cose: studio, ricordi e amicizia.

Per noi alunni studio vuoi dire lavoro. Non penso che in molti amino farlo e, addirittura, c'è' chi e' allergico alla sola parola. Io la collego ad altre due: compiti e verifiche... A dir la verità non e' poi cosi' faticoso, sono io che dovrei essere meno pigra.  Spesso, mentre studio, mi trovo a pensare ad alcuni momenti passati nelle classi inferiori. Tutto sembrava più' facile e divertente. Ricordo ancora con affetto la mia maestra, il primo giorno di scuola, i  corridoi che non avevano mai fine (oggi sono  più' piccoli!), le lettere dell'alfabeto appese sopra i muri. Che bei ricordi! Ogni volta che ne parlo con i miei compagni ci mettiamo a ridere e ognuno racconta qualche aneddoto. Talvolta ci perdiamo nei ricordi anche durante le ore di lezione, quando alcune insegnanti ci permettono di farlo.

Sentendoci, sorridono anche loro.  Devo dire che la mia e' una classe molto bella, siamo tutti amici e ci vogliamo bene. Durante le merende ci divertiamo un sacco: giochiamo a palla quando non ci vedono, parliamo, ci diciamo le risposte dei compiti...hi,hi,hi! Mi sembra di conoscerli da sempre.  Anche se a volte sono triste per qualche brutto voto, o delusa per qualche litigio, o annoiata per qualche lezione poco interessante, andare a scuola per me e' veramente importante. Grazie a quello che imparo ogni giorno mi sento più' sicura di me e sento che tutto quello che vivo a scuola mi aiuterà a diventare una persona migliore.

 

 

                    motto Namir, il filosofo

              Marin Župarić

 

                               classe VI

           Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

Da scuola pensavo che a scuola si divertissero e giocassero.

Quando ci sono arrivato però, ho capito che non era proprio così. Anzi, era una cosa completamente diversa!

 “Mamma, non voglio andare più a scuola!” – Era la frase che ripetevo più spesso già dopo la seconda settimana che la frequentavo. Presto ho capito che la scuola non era un gioco, ma poteva diventarlo. Dipendeva solo da me.

Oggi sono in sesta classe e vivo la scuola con serenità. A differenza di quei primi momenti di terrore, mi piace andarci e divertirmi con i miei amici, nonché imparare tante cose di cui non ho mai sentito parlare. Non mi annoio mai.

Spesso mi trovo a pensare al mondo degli adulti; li sento parlare di tutti i problemi della vita quotidiana e lamentarsi delle difficoltà che vi incontrano. Tutto sembra così complicato... Perciò cerco di vivere la mia vita scolastica con la giusta spensieratezza e convincere i miei coetanei di quanto sia utile e bello andare a scuola. Pensino solamente all’educazione che ci viene trasmessa, per non parlare del sapere...

Ciò di cui ho paura è che quando avremo vent’anni non ci vedremo più. Anche se la mia classe è un po’ particolare e a volte non sembra troppo “ normale “ è una brava classe e sono sicuro che, col tempo, cambieremo.

Io vorrei diventare informatico, ma non si sa mai. Anche mio padre, nonostante abbia finito la scuola di medicina, lavora da vent’anni nella sua ditta che si occupa di produzione e vendita di porte e finestre in alluminio. La vita è strana e dobbiamo cercare di dare il meglio di noi stessi.

 A parte i voti, la scuola per me non rappresenta alcun problema. La vivo come un luogo in cui cercare e trovare sicurezza, serenità e sapere.

 

 

 

 

 

motto la July

Julianna De Silva Azevedo

 

classe VI

                                         Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

Avevo sei anni quando sono entrata per fa prima volta nella mia scuola. Ero piccolina e in prima classe le cose erano molto più facili; avevamo solo una maestra per tutte le lezioni.  Allora mi piaceva andarci alle otto di mattina, entrare in classe, appoggiare la cartella e sedermi vicino agii amici.

Terminata la quarta classe elementare e' cambiato tutto; nuove insegnanti, un nuovo alunno Robert) e nuove materie come la geografia, la storia e una matematica sempre più difficile. Tutto e' più stressante e difficile.

A volte mi fermo a  pensare su come passi velocemente il tempo... La scuola non e' cambiata molto. E noi? Mi  piace la mia scuola. Io provengo dal Brasile e so che un giorno dovrò lasciarla per ritornare nel mio paese. Sin d'ora mi rendo conto che mi mancherà. Avrò  nostalgia dei miei amici e della mia classe non proprio “modello”, come pure di alcuni insegnanti. A pensarci bene avrò  nostalgia un po' di tutto perchè  è lì che ho imparato tante cose, è lì che ho riso quanto pianto, ma e'soprattutto lì che ho trovato veramente tanto affetto

 

 

                       motto Filipetto                             

Armano Filipović

 

classe VI

                                                                                           Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Ogni mattina, mentre aspetto il pullman, penso —"Perchè devo andare a scuola?  - Dopo un pò arriva l’autobus. Vi entro e lungo il tragitto continua a martellarmi  in testa la stessa domanda.  Giunto a scuola però, appena vedo i miei amici, mi sento felice. 

Aspettiamo gli insegnanti parlando e scherzando e, quando arrivano, corriamo tutti ai nostri posti e prendiamo libri e quaderni.. A dir la verità, durante qualche lezione sento un pò di noia e non vedo l'ora che finisca (penso anche i miei compagni). Ma presto squilla il campanello  e salutiamo la maestra. Ci aspettano i tanto desiderati cinque minuti di riposo durante i quali parliamo, giochiamo.. 

Uff, risuona il campanello. Inizia la seconda ora. Cerco di resistere anche perchè dopo c'è la grande merenda. E' il momento che preferisco, durante il quale giochiamo a calcio, a pallamano o ad acchiappino; alcuni vanno in negozio, altri si preparano per la terza, ora.

Insomma, la giornata si  fa più vivace. Così, ora  dopo ora, finiscono le lezioni. Con i miei amici, restiamo un pò a  giocare nel cortile vicino o andiamo fino alla stazione degli autobus dove ricordiamo gli aneddoti della giornata. Poi ci  salutiamo e andiamo a casa.

 

 

                              motto il conte                                

Ugo Gruden

 

classe VI

                                                                                        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

  La scuola per me è ideale così com’è. Più o meno va tutto bene. Non mi piacciono le anteprime, ma che ci posso fare. A dir la verità, dal primo giorno di scuola, abbiamo vissuto molti cambiamenti. Ad esempio, in prima classe avevamo una maestra molto buona che, dopo un pò si è ammalata e non  è rientrata per tutto il secondo semestre. Al suo posto è venuto un maestro crudele che ci maltrattava con i dettati. In seconda classe è arrivata un'altra maestra, Maria, severa ma affettuosa. Quando si arrabbiava con qualcuno o gli dava un ceffone o lo tirava per le orecchie.

In terza classe è tornata la buona maestrina detta prima, completamente trasformata. Ci insegnava musica e cultura fisica. Ora era cattiva e ci offendeva con parolacce. In quarta la maestra Maria ci ha insegnato tante cose e, durante la gita a Tarvisio, ci terrorizzava la notte con i bigodini in testa.In quinta classe abbiamo ricevuto la miglior capoclasse che ci sia. Ciò che mi dispiace è che, all'inizio della sesta, se ne siano andate delle brave insegnanti e sono venute certe che non mi sono simpatiche. La sesta? Più unica che rara. Vi succede di tutto e di più, ma a me piace lo stesso.

 

                           motto il ribelle                               

Stefano Luketić

 

classe VII

                                                                                          Scuola Elementare italiana“Gelsi” Fiume

 

La scuola per me è una tortura. Non mi piace perchè devo scrivere i compiti ogni giorno, alzarmi alle sei e trenta del mattino per arrivarci in tempo e non posso dormire. Per non parlare di quando, tutto  insonnolito, arrivo in classe e vedo i miei compagni scrivere come forsennati il compito dimenticato a casa..

Mi viene un colpo e, quando cominciano a chiedermi  se ho scritto quello o fatto quell'altro so già che la giornata è iniziata male. Che  lo voglia o no devo anch'io in tutta fretta tirare fuori libri e quaderni e cercare di risolvere  qualcosa prima dell'entrata dell'insegnante. Naturalmente quasi sempre incontro delle difficoltà e ho bisogno di rivolgermi ai  miei compagni per qualche aiuto. Non tutti però sono disponibili e lì mi rendo conto di quanto sia importante  contare soprattutto su se stessi.

Ad un certo punto, proprio nel bel mezzo dello "scopiazzamento", qualcuno inizia a gridare – PRESTO!PRESTO! Mettete via, arriva la maestra ed è nervosa!  Allora, tutti impauriti, con il cuore che batte a mille  all'ora, spostiamo i quaderni dal banco, con la speranza che  l'insegnante non ci scopra. Lei, appena entrata, comincia a gridare. Si sfoga perchè qualche altra classe l'ha fatta arrabbiare e interroga metà di noi. Noi  siamo spesso impreparati e molti ricevono  un brutto voto.  CHE STRESS!

A mio avviso le lezioni dovrebbero iniziare alle nove e trenta e concludersi all'una di pomeriggio, non dovremmo avere tanti  compiti domestici e i maestri che hanno problemi con le altre classi non dovrebbero rivolgere la loro rabbia su di noi. Penso che  così tutti andrebbero a  scuola con maggior  serenità.

Ad essere sincero,  a scuola non tutto  è negativo.  Ciò che mi piace sono i miei amici, che spesso mi tirano su. Infatti c'è sempre  qualcuno  (il più delle volte Alessio) che butta lì qualche battuta divertente alla quale se ne collegano  altre, come pure una serie di scherzi e  prese in giro. Tutti  ridono e sono allegri. In quei

momenti sono veramente felice di esserci.

 

 

                        motto micina          

             Mia Hodak

 

                           classe VII

             Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

  La scuola per me e' un dovere. Mi piace andarci, ma non studiare. Devo dire pero' che a scuola impariamo tante cose, il che ci fa diventare persone responsabili e mature.

Mia nonna mi racconta spesso di quando lei andava a scuola. Erano tutti amici e molto bravi nello studio. Quando non scrivevano i compiti venivano puniti con un colpo di righello sulle mani! A sentirla parlare mi rendo conto di quanto i tempi siano cambiati e di quanto oggi siamo davvero fortunati... In Africa molti bambini non hanno possibilità di frequentare una scuola. Noi invece, nonostante manchino ancora tante cose, abbiamo forse anche troppo.  Innanzitutto riceviamo una buona preparazione per il nostro futuro: cantiamo, impariamo le lingue, la storia, la geografia... E' chiaro che noi, per consolidare ciò che ci viene insegnato, dobbiamo studiare. Ed e' questa la parte più noiosa e difficile. Non mi piace farlo, ma mi rendo conto che e' importante e cerco di darmi da fare.

La parte più bella e' invece il momento in cui possiamo stare con gli amici, grandi e piccoli e poter incontrare tanti insegnanti che ci aiutano quando abbiamo dei problemi. Infatti a scuola parliamo molto, scherziamo e, anche se forse siamo già un po' grandicelli, talvolta giochiamo.

In effetti, alla fin fine la scuola non e' tanto male. Mi rattrista solamente il pensiero che tra un anno dovrò lasciarla. 

 

 

                             motto Dessy                                  

Jana Dessardo

 

classe VIII

                                                                                           Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

L’estate prima di andare a scuola ero molto emozionata. Avevo preparato tutto ed ero prontissima. Non vedevo l’ora che iniziasse.

Ricordo che la mattina del primo giorno di scuola stavo seduta sul mio lettino e aspettando la mamma rosicchiavo nervosamente le unghie delle mani. 

Difficile dimenticare il vestitino azzurro che indossavo, il quale rendeva quell’occasione ancora più speciale. Anche il tragitto verso l’edificio della scuola mi sembrava lungo e importante. Arrivata davanti allo stesso notai subito il cortile pieno di bambini che festosamente correvano su e giù. Sul muro, vicino alla porta d’entrata, scriveva “ Scuola elementare Gelsi “. Lessi quella scritta e capii subito si trattava del nome della mia scuola. Ad un tratto squillò il campanello e uscì la maestra che, con voce forte e sicura, gridò – “ Classe prima A, in fila!. Noi corremmo verso quella porta che oggi conosco a memoria e ci mettemmo uno dietro all’altro.  

La maestra ci fece fare il giro della scuola. Era bellissima, piena di cartelloni colorati e con un intenso odore di vernice fresca che pervadeva l’aria. Quel giorno non lo dimenticherò mai. Ci affezionammo alla maestra sin da subito e ben presto siamo diventati una classe molto unita.  Giocavamo sempre insieme, ci aiutavamo nello studio... Il passaggio alle classi superiori è stato un po’ difficile: gli insegnanti erano tanti, eravamo i più piccoli e tutto era così strano. Dovevamo studiare di più, alzarci presto la mattina per le anteprime, affrontare i primi problemi da adolescenti. 

Ciò che mi piace è che mai non abbiamo smesso di aiutarci a vicenda. Oggi siamo in ottava. Ripensando a tutta la nostra carriera scolastica mi rendo conto di quante cose la scuola ci abbia insegnato e di quanto ci abbia aiutati a crescere e maturare. Quante risate, quanti pianti, delusioni, gioie, amicizie, simpatie, situazioni importanti e banali,discorsi indimenticabili, lezioni illuminanti. Insomma quanta vita passata a scuola! 

Fra qualche mese lasceremo le elementari. Non sarà facile passare alle medie senza le stesse persone accanto. Sono tanti i pensieri e le emozioni ma ciò che desidero di più è ringraziare tutti i miei compagni e tutti gli insegnanti che mi hanno accompagnato in questa grande avventura, dandomi veramente tanto.

 

               motto la nostalgica                   

Klara Poljak

 

classe VIII

                                                                                          Scuola elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

 Nella mia scuola ho passato quasi tutta la mia infanzia. Con la mia classe siamo stati per sette anni in un aula molto piccola, che veniva sempre verniciata con colori caldi e vivaci per cui era molto accogliente. Lì ne abbiamo combinate di tutti i colori. I ragazzi giocavano a pallone e facevano wrestling, mentre noi ragazze preparavamo sempre delle coreografie di balli con al centro “ ponti “ ormai famosi fatti da Stella e da me. 

Ripensandoci mi sorprendo di come siano rimaste tutte intere! Quest’anno siamo in ottava e ci hanno dato una classe enorme. La scuola per me significa molto. E’ bello poterci entrare e considerarla una seconda casa, stare con gli amici, imparare cose importanti per la vita. Anche se talvolta pensiamo sia tutto noioso e una perdita di tempo, in effetti sin da piccoli la scuola ci ha insegnato ad essere solidali e a rispettarci a vicenda. Così nonostante vari litigi e competizioni fra noi, il divertimento non manca. 

In questi otto anni siamo cambiati moltissimo, sia fisicamente che psicologicamente. Ci siamo maturati, ma non abbiamo perso il senso dello stare bene insieme. Questa è una delle cose che mi mancherà di più. 

Ultimamente mi viene spesso in mente una frase detta da mio padre – I tempi della scuola sono i più belli! Oggi a un passo dal traguardo, comincio a capirla e credere che veramente sia così. Quanto più mi sento “ adulta “ tanto più crescono le mie responsabilità e tutti si aspettano che mi comporti di conseguenza. Va bene così, ma il periodo spensierato trascorso nella scuola “ Gelsi “ non lo dimenticherò mai. Le risate spontanee e i miei compagni d’avventura rimarranno per sempre nel mio cuore.

 

                                          motto l’interista                    

                          Ivan Močinić

 

                                              classe VIII

                        Scuola Elementare italiana “Gelsi” Fiume

A volte, frequentare la scuola “ Gelsi “ è stata proprio dura. Siccome ora sono in ottava e si avvicina la fine dell’anno scolastico cercherò di dare il massimo, affinchè il saluto con questo edificio mi rimanga in un bel ricordo.

Posso dire qualsiasi cosa, ma questa scuola, in tutti gli otto anni, mi ha dato tanto. Qui ho imparato molto, sono diventato un ragazzo maturo e ho vissuto delle esperienze che spero mi seguiranno per tutta la vita. 

A dire il vero, in questo momento, quando mi trovo molto vicino alla vetta, penso di aver affrontato bene questa montagna chiamata SCUOLA ELEMENTARE. Da bambino infatti la vedevo così: mi sembrava un grattacielo! I primi quattro anni però l’ho vissuta quasi come un gioco. Lo stesso si è fatto più duro con l’inizio della quinta classe e l’approccio con le nuove materie e insegnanti. 

Con il passare degli anni la scuola è diventata un edificio normale come pure il serio impegno quotidiano nello studio. Volgendo lo sguardo al passato devo dire che in essa ho vissuto tanti momenti importanti. Ricordo con piacere la sorpresa provata ogni volta quando gli insegnanti organizzavano varie gite e gare come le colonie alla fine della sesta classe, l’escursione in Toscana all’inizio dell’ottava, le tantissime gare di calcio e atletica che ci hanno regalato emozioni davvero particolari. La nostra classe, molto unita, le ha apprezzate tutte. Probabilmente sono state proprio quelle esperienze a legarci ancora di più. Un gruppo così è difficile separare.

Un giorno, da “ grandi “ , spero di rivederci tutti qui, nella nostra scuola che, tra episodi a volte difficili e a volte meravigliosi, ci ha aperto le porte verso il futuro, indicandoci come affrontarlo al meglio.

 

 

                    motto la streghetta                   

Sabrina Baričević

 

classe VII

Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La scuola per me significa tante cose. Mi sento felice quando al mattino vado a scuola. Lì mi aspettano i miei amici e i miei insegnanti. Ogni giorno non vedo l’ora di rivederli. I miei insegnanti sono buoni e mi insegnano tanto. A me piace imparare cose nuove. qualche volta però non ho molto voglia di andarci perchè è troppo impegnativo o mi attendono situazioni difficili, controlli e interrogazioni. Ma anche questo fa parte dell’insegnamento. Quando salgo la strada che porta da casa mia verso la scuola mi sento sempre emozionata. Entro dal cancello di ferro battuto e scendo le scale fino al grande cortile. Lì ci sono tutti i miei amici che mi accolgono col sorriso. Ci mettiamo vicino al muretto, sotto i grandi ippocastani e chiacchieriamo in attesa che suoni il campanello. Poi entriamo a scuola. L’edificio è un bellissimo palazzo stile secessione, costruito nel 1900, con tante ampie finestre, corridoi lustri e pieni di sole, piante nonchè i nostri lavori e ricerche appesi ai muri. Le aule non sono tanto grandi ma sono tutte personalizzate e verniciate di colori diversi. 

La mia scuola, per me, è come una famiglia. Mi sento protetta e sicura. Forse è così perchè so tante cose che la riguardano. So che una volta era una scuola maschile. Anche mio nonno la frequentava e mi ha raccontato tante cose di quel periodo. Io però faccio fatica a vederlo come un ragazzino, uno scolaro. 

Ho avuto anche modo di vedere i vecchi registri che si trovano nell’archivio della scuola. Sono dei libroni grandi dalle pagine ingiallite, scritti con l’inchiostro nero e con calligrafia elegante. Vi si possono leggere tanti nomi che non si usano più. Essi sono testimoni di un’epoca che ha fatto parte della nostra scuola. 

Mia sorella invece mi racconta spesso di com’era la scuola quando ci andava lei. Quando i suoi amici vengono a casa nostra riportano tante storie inverosimili che succedevano in classe e scoppiano in risate. Così, quando al mattino vedo quel grande e antico edificio mi sembra una mia vecchia amica che mi attende con un tenero sorriso. 

La scuola mi piace anche perchè ho modo di parlare e studiare in italiano, la mia lingua madre, nella quale posso esprimermi. A casa parliamo il dialetto fiumano, ma a scuola ho modo di imparare la lingua in modo corretto. Essa ci insegna non solo quello che ci serve per il futuro, ma anche le storie del passato, della nostra identità e del nostro paese. 

Impariamo la lingua, leggiamo racconti, poesie, letture guidate. Cantiamo, disegniamo, festeggiamo le nostre tradizioni; si organizzano spettacoli, feste, gite. Visitiamo tanti paesi vicini. Studiamo anche altre lingue, come pure il croato che si parla nella nostra città. Questo è sicuramente un bene perchè così si conoscono anche le abitudini degli altri, si impara a rispettarli e a comunicare. So che Fiume, la mia città, è sempre stata multietnica e multiculturale. 

Sarei molto triste se, come purtroppo molti bambini sfortunati, non potessi andare a scuola e imparare tutto quello che mi servirà nel futuro. Mi dispiace tanto per loro e vorrei poterli aiutare.

Fra poco più di un anno anch’io dovrò lasciare la mia scuola per iscrivermi alle medie. Il solo pensiero mi rattrista per cui cerco di assaporare tutto della mia bella scuola, così colorata e piena di amici. Lei sarà sempre lì, alta, maestosa, con le finestre grandi e il vocio di altri scolari birichini. Anche se non sarò più un’alunna, come per tanti prima, resterà sempre nel mio cuore.

 

 

motto toro 95

Elmi Bernardis -

classe VI

Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

San Pellegrino, patrono di Umago

Voglio raccontare una bellissima storia del patrono della parrocchia della Città di Umago. Ascoltando i miei nonni mi sono molto interessata a San Pellegrino e voglio raccontare qualcosa su di lui. Per la prima volta la nonna mi raccontava di quando era piccola, andava con il suo papà ( il mio bisnonno ) in barca a pescare verso Rosazzo.Un giorno durante la grande secca vide l’orma del piede di S. Pellegrino. Già lì mi sono interessata molto e ho voluto approfondire l’argomento per soddisfare la mia curiosità. Per prima cosa bisogna spiegare cos’è un “patrono”.

L’esperto dice:

In senso liturgico, santo che, per tradizione o elezione, è venerato con culto particolare dal clero o dal popolo.” In altre parole è un santo a cui gli abitanti di un luogo vogliono bene.

Dove possiamo trovare il nostro patrono? Sicuramente nel Duomo della nostra Città.
 

IL DUOMO

Il duomo di Umago è dedicato all'Assunzione in Cielo di Maria e a S. Pellegrino. La storia della parrocchia ha inizio nel 929,

data della sua prima menzione. In origine nel luogo dove sorgeva il Duomo c'era una chiesa più piccola disposta ad est - ovest. L'edificio originario è menzionato per la prima volta nel '300. Nel 1651, in seguito a un fortissimo temporale, la chiesa fu gravemente danneggiata e nel secolo successivo essa venne definitivamente demolita. Fu allora deciso di costruire l'odierno Duomo di Umago. Del progetto venne incaricato l'architetto Filippo Dongetti, mentre la costruzione fu affidata ai tecnici umaghesi Aurelio Alessandri e Antonio Centenari. La chiesa fu costruita nel 1757 è consacrata nel 1760. La facciata si presenta incompleta, poiché non è stata ultimata la parte superiore. È interessante notare sul retro della chiesa, a destra dell'abside, la parte di una sfera. Molti sostengono che si tratta di una palla di cannone conficcatasi nel muro e risalente all'attacco della Città da parte degli inglesi nel 1810. Il campanile, molto più antico venne costruito nel '400 e restaurato nel 1691. È alto 33 m.

Il leone di S. Marco che vi si vede è del tardo XV secolo ed in origine era posto sul municipio in piazza.

Prima di diventare patrono della nostra Città, San Pellegrino è stato «beatificato», è diventato in altre parole un santo.

Ma che cos'è un santo?

I libri scrivono:Persona che in vita praticò in grado eroico tutte le virtù ed è pertanto ammessa dopo la morte all'eterna beatitudine in cielo.”

VITA DI SAN PELLEGRINO

 

S. Pellegrino giunse a Umago da Aquilea per diffondere ľ annuncio evangelico.

Ľ orma del piede di S. Pellegrino è rimasta a testimonianza del suo passaggio e della sua opera di evangelizzazione che ha dato origine alla Chiesa di Umago, generosa e ospitale nei suoi confronti.

Condannato a morte fu decapitato e martirizzato con un colpo di spada durante il periodo di Diocleziano nei pressi di Punta Rosazzo il 23 maggio del 303 ( secondo altri nel 290). Egli fu sepolto nel luogo dove più tardi venne eretta una chiesa in suo onore. Da allora il Santo è divenuto patrono di Umago, e la sua festa ricorre il 23 maggio. Il primo documento sulla chiesetta risale già al 1106. Dopo fu ricostruita nel 1401. Ľ ultimo restauro risale al 1982. All’interno c’è un altare con l’immagine del santo e un Crocefisso in legno. Sono contenta di aver approfondito la mia conoscenza sul santo patrono della mia Città e di aver imparato qualcosa in più. Consiglio a tutti di visitare la Città di Umago e le sue chiesette, non solo quella del santo patrono ma anche le altre, perché sono tante, ognuna con la sua storia, diversa e particolare.

 

 

 

 motto raggio del sole

Jelena Dujović

classe VII – 2

Scuola elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

1.Santi patroni,storie e leggende legate al nostro paese,tramandateci dai nostri antenati.

PETAR I PETROVIĆ NJEGOŠ

Uno dei più rispettosi e più importanti santi del mio paese è Petar I Petrovic’ Njegoš

Petar I ha fatto tanto per mio paese, Montenegro. Lui è nato nel 1748 a Njegši, ha avuto tre fratelli. E’ diventato il monaco nel 1760.Petar I non era solo il capo spirituale anche un grande condottiero.Le piu grande battaglie che sono condote in Montenegro sui Martinići e Krusi lui ha capitanato. Ha fatto molti miracoli,come per esempio tutto quello che ha detto è realizzato. Ha riconciliato le tribù che sono state in discordia. Ha lasciato una grande eredità culturale. Molte chiese, ad anche i suoi messaggi sono tradotti in molte lingue mondiali. Come diceva il nostro premio Nobel Ivo Andric’ . Di apostolo Petar nella epistolare letteratura non c’è niente come i messaggi di Petar I:

Petar I Petrović Njegoš è stato sapiente,con grande forza,pensatore politico,interpido guerriero anche monaco con grande spirito cristiano,lui è stato l’oggetto di stima di tutta la nazione. E’ morto il 30.ottobre 1830. Questo giorno si celebra e si rispetta St.Petar Cetinjski.

Petar I Petrović Njegoš,St.Petar Cetinjski ha aiutato tutta la gente nel nostro paese,l'ha difendito con schioppo e con la penna. Pero' il popolo ha saputo ripagarsi con rispetto eterno e conservare la memoria al nostro piu' famoso santo, ad uomo illustre,al protettore dei tutti montenegrini.

 

motto Kefi

Stefan Ivković

classe VII – 3

Scuola elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro
 

                                                                                        I santi patroni,storie e leggende,legate al nostro paese, tramandateci dai nostri antenati

 

,,La citta’ che non ha nè le sue leggende, nè la sua storia,“-si diceva una volta.Cattaro ha tre leggende diverse della sua nascita. La leggenda piu’ interessante per me e’ quando sono arrivati ,,uomini per mare“ in Pestingrad,per costruire una citta’. La fata greca Alkima(Forte),che abitava nella grotta di Pestingrad chiamata Vilnica,ha detto di non farlo,perchè lì non c’e’ ne l’acqua ne sale.

,,La riva del mare sara’ la casa nostra, perche’ senza il mare non c’e’ la vita per voi“.Loro hanno ascoltato la fata e hanno costruito la citta’ Cattaro.

Nella roccia dell’ enorme cima,sopra la citta’ Cattaro,si trova difficilmente raggiungibile la grotta Vilnica,dove vive la fata, della parte sud della cima, si trova il ponte fatto con le pietre. Sono la porta di fata ,sotto la qume passano le aquile di Lovćen.Vicino loro,o dentro di loro,nell’orario preciso,si puo’ vedere la falce della luna,che assomiglia della barca d’oro.

Si dice nel popolo:

,,Ogni tanto si può vedere la fata seduta nella entrata della Porta che pettinava i suoi capelli della seta di color oro , per fare le trecce lunghissime. Possono vederla soltanto i suoi cari ,i poeti e amanti della natura. Qui lei aspettava l’arrivo della sua barca d’oro, che si fermava vicino la Porta, per fare il giro sul mare“.

Questa leggenda vive ancora oggi nel nostro popolo.

 

motto queen

Nikoleta Franović

classe VII – 1

Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

    I Santi patroni, storie e leggende…
Fasinada-una manifestazione tradizionale
Bocca di Cattaro e` una inesauribile tesoro manifestazioni  e di usanze popolari. Di sicuro la più bella e` ,,Fasinada,, : un` antica usanza di Bocche di Cattaro in onore della Madonna dello Scorpelo e dell` isola artificiale dove I riconoscenti marittimi hanno costruito il tempio in onore della Madonna.
       La legenda narra che i pescatori di Perast , sulle rocce  dove oggi si trova l’isola, hanno trovato l’immagine sacra della Madonna con Christo.(la quale oggi si trova all’altare maggiore)e hanno deciso in quell’ onore che con affondamento dei sassi e delle carcasse delle navi di costruire un` isola con una chiesetta sopra. Di allora esiste una promessa non scritta dei marittimi di Perast di radunarsi prima del ,,viaggio,, affondare dei sassi come la base del tempio della loro protettrice, probabilmente per questo motivo oggi esiste ,,Fasinada,,.
      Questa manifestazione tradizionale ha preso il nome da una parola italiana ,,fascia,, che significa ,,corcone,, e cosi ha preso il nome perchè le barche vanno in cordone con i sassi. Nelle barche ci sono il parroco ,gli uomini eredi dei famosi navigatori e rispettata gente della citta da Perast. Mentre le donne gli salutano dalla costa.       Ogni anno il 22.luglio al tramonto del Sole ci vanno verso l`isola per eseguire l’obbligo dei loro antenati e di buttare i sassi intorno l’isola.
      La chiesa d`oggi e` stata fondata  nel 1630. e uno dei più importanti monumenti storico-culturali di Bocca di Cattaro.  Sulla fronte della chiesa c’e` Il portale con la statua della Madonna e di Cristo.      Nel 1976. Antonio Capelano (dalla Genova) ha costruito l`altare di marmo su richiesta di municipio di Perast sul quale si trova famosa Madonna dello Scorpelo, dal famoso artista nel fine XV secolo, Lovro Dobricevic.
      Sulla richiesta del famoso cittadino Andrija Zmajevic l`interno della chiesa e` dipinto dal rappresentante della scuola veneziana, Tripo Kokolja.
      Le pareti sono dipinte con sessantotto immagini sulle mura con le sene della vita della Madonna, e la morte della Madonna. Nel soffitto si trovano le immagini le quali dimostrano il simbolo di marineria.
      Sulle mura laterali si trovano numerose piastrine dei navigatori quando gli stessi andavano al mare e credevano che la Santa Madonna gli proteggesse. Nella chiesa c’e` anche la numerosa collezione dei esponenti archeologici. La citta di Perast, e anche conosciuta per una speciale manifestazione  che si chiama ,,Regata,,.
       Con sua tradizione e bellezza la citta di Perast ogni anno attira migliaia di turisti che vengono dal tutto il mondo.


 

motto San Martino 2

Agata Vajentić

classe V

Corso di Lingua Italiana Comunità degli Italiani di  Lussinpiccolo

Le chiese di Lussinpiccolo
 

A Lussinpiccolo ci sono tante chiese e cappellete. La più vecchia si trova nella valle di San Martino, costruita nel 1460 e porta il nome del Santo. Li si trova anche il cimitero dove riposano tanti capitani Lussignani.

Passeggiando più in su troviamo la chiesa parrocchiale della Natività della Madonna costruita nel 1696. Vicino alla chiesa c’è il campanile dove per le grandi feste suonano il campanone a mano. Attorno alla chiesa si trova il grande piazzale fatto a quadri bianchi e neri come la scacchiera.

Passeggiando per la bella valle di Cigale arriviamo alla chiesetta della Madonna Annunziata costruita nel 1858 dai marittimi lussignani. Questa chiesetta è la più cara per tutti i lussignani, specialmente ai marittimi i quali prima di partire per lunghi viaggi si fermavano per pregare la Vergine e per dare l’ultimo saluto alla famiglia. Sulle pareti della chiesetta ci sono molti quadri che mostrano le navi in pericolo e che i marinai offrivano per ringraziare la Madonna. Ancora oggi quando passano le navi davanti all’Annunziata e si sente il saluto delle sirene, vuol dire che il capitano è di Lussino.

È noto che gli abitanti di Lussino da lungo tempo si dedicano alla navigazione. I marinai, forti credenti, nutrivano nel cuore un particolare sentimento per San Nicola. La chiesa dedicata a questo santo, costruita nel 1857, si trova verso il cantiere di Lussinpiccolo. A noi bambini piace andare in questa chiesa, soprattutto alla Santa messa per la festa di San Nicolò.Nel centro di Lussinpiccolo si possono visitare tre chiesette: San Antonio, San Giuseppe e la chiesetta del Sacro Cuore di Gesù.Andando verso Lussingrande troviamo la chiesetta della Madonna Addolorata.

Sul monte Calvario abbiamo la Via Crucis, una delle più belle dei nostri dintorni. Ci sono 13 cappelle con i quadri della Via Crucis e la quattordicesima è la chiesetta della Santa Croce. Nel tempo di quaresima ogni domenica si fa la Via Crucis con le preghiere e i canti, come pur il venerdì Santo.

Tutte queste belle chiese e chiesette rinnovate potete visitarle quando venite nel nostro bel Lussino.