11° CONCORSO Mailing List Histria 2013

 

ALTRI TEMI PARTECIPANTI
ELEMENTARI - LAVORI INDIVIDUALI

 

 

- Traccia 1: " I nostri veci ne conta" " I nostri nonni ci raccontano "

- Traccia 2: “ Dalla finestra della mia camera  vedo…“  

 - Traccia 3: " Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccolo piccolo e…"

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Motto ANGRYBIRDS                   Caterina Napoletano   -   Classe IV

                                                   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                   Insegnante: Maura Miloš

 

DALLA FINESTRA DI CASA MIA VEDO...

Ogni mattina quando mi sveglio mi affaccio alla finestra e vedo: un prato verde che brilla sotto il sole, bagnato di rugiada e cosparso di fiori dai mille colori che sbocciano timidi sotto i primi raggi di sole.

Gli uccelli con il loro cinguettio saltellano spensierati da un cespuglio all’ altro. Qualche gattino silenzioso si vuole intrufolare nel giardino per poter scroccare una colazione.

In lontananza s’intravvede un piccolo fiumiciattolo al quale un bambi si sta abbeverando. All’orizzonte uno gnomo sta giocando con un coniglietto. La rana sul sasso guarda imbambolata gli splendidi colori delle ali di una farfalla. Dietro tutto questo vedo nel cielo azzurro salire un fantastico arcobaleno che sembra si un ponte colorato tra casa mia e la scuola. Ma quanto e bella la veduta della mia finestra.

 

 

Motto ROBOT                              Noa Bartolić   -   Classe IV

                                                   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                   Insegnante: Maura Miloš

 

DALLA MIA FINESTRA VEDO...


Ogni giorno quando mi alzo apro la finestra e vedo : dei folletti verdi , piccoli , divertenti che giocano con me.Pero vedo anche un grandissimo mare con le barche .Io le vedo piccole perche sono lontano,pero sono grandi .Il cielo grande blu con tante nuvole a forma di animale ,cose e faccie strane .Quando apro la mia finestra mi immagino un mondo fatato, colorato ,sereno pieno di pace.In realta vedo il giardino,gli alberi e altre cose che mi circondano.Questa e il mio mondo e anche se non e perfetto o come lo immagino ,e la mia vita.Circondata da cio che amo.

 

 

 

 

Motto MARINE 5                          Renee Angela Saliov   -   Classe IV

                                                   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                   Insegnante: Maura Miloš
 

Dalla mia finestra vedo .  .  .
 

Svegliandomi la mattina mi sono alzata e ho guardato alla finestra.

Ho sentito ridere i bambini che giocavano allegramente quando ho guardato meglio ho visto la bellissima neve che scendeva dal cielo io non ci credevo ma era la verita’!Io ero molto felice ed  ero appoggiata alla finestra e guardavo ore ed ore la neve candida e bianca scendere lentamente.La neve c’era dappertutto i tetti erano tutti bianchi anche gli alberi. Quando mi sono svegliata c’erano gia’ tanti pupazzi di neve che i bambini avevano fatto. Brillava tutto di una luce bellissima.Io mi sentivo molto agitata era molto bella questa sensazione perche’ la neve non era caduta da anni nella mia citta’.Ho aperto la finestra e l’aria fredda e’ entrata nella stanza si e’ sentito l’odore della neve bellissima.

 

 

 

Motto GOCCIA                             Ela Ester Zorić   -   Classe IV

                                                    Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                    Insegnante: Maura Miloš
 

La finestra della mia camera

  

Dalla mia finestra vedo ogni giorno molte cose. Alcune si ripetono alcune no. Abito in punta nella via dell’Adriatico. La  via e lunga. Un giorno guardavo fuoridalla finestra, pensando a come vorrei uscire fuor. Ma avevo la febbre e non potevo. C’éra un po di vento  una luce  strana che si accendeva e si spegneva. Spalancai gli occhi per vedere meglio e non ci potevo credere. Dalla luce saltarono cinque foletti. Parlavano tra di loro e io potevo sentire cosa dicevano,capivo che parlavano di me. Volevano portarmi a fare una gita,io ci andai  volentieri. Ho visto dei fiori di bellissimi colori, il mare con tanti pesci carini. Ho isto montagne verdi e piene di neve bianca. Potevo volare e toccare tutto il mondo. I folletti mi mostravano cosi tante belle cose che non avevo visto mai. Ero cosi contenta e non volevo che loro sparissero mai. Ad un punto senti la voce della mia mamma che diceva guarda nevicha. Ero contenta che c’éra la neve ma ero anche un po triste, perche il mio sogno era finito.

 

 

Motto TULIPANO                          Michelle Mrau   -   Classe IV 

                                                    Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                    Insegnante: Maura Miloš


Dalla finestra della mia camera vedo…
 

Dalla finestra della mia camera vedo un bosco incantato con una casina di un mio amico folletto che si chiama Romo. Lo fissavo da un po’ di tempo volevo scoprire cosa faceva. Due ore dopo ho capito cosa faceva, si preparava per l’inverno stava prendendo degli alberi e tronchi per scaldarsi. E poi vidi che mi ha visto, mi sono subito accucciata però poi mi sono ricordata che lui sa volare così sono corsa fino al letto e mi sono buttata sotto di lui! Romo arrivò alla mia finestra; io sono stata immobile per tre secondi poi vidi che era andato via e andai a mangiare con la fam. Raccontai la storia ai miei genitori, loro non ci credevano.

 

 

 

Motto ANGELO                            Ilaria Brozić   -   Classe IV

                                                    Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                    Insegnante: Maura Miloš

 

 

Dalla finestra della  camera  mia vedo
 

Un giorno mi sono svegliata e mi sono affacciata alla mia finestra.Ho visto un pinguino che veniva dal Polo Nord, mi sono  presto vestita e sono corsa  giù. Ho

fatto un domanda  al  pinguino mi porti al Polo Nord? Il pinguino mi rispose di si!

Mi ha portato per tutto il Polo Nord ho visto:gli amici del pinguino,ho visto Babbo Natale e i folletti.Poi quando siamo tornati siamo andati a  Albona, Rovigno e a Dignano.

Dopo sono tornata a casa il pinguino e' tornato al Polo Nord io mi sono mesa a dormire.

Il secondo giorno ho raccontato a scuola, tutti erano rimasti stupiti.

 

 

 

Motto KARIN221                           Ines Sirotić   -   Classe IV

                                                     Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                     Insegnante: Maura Miloš

 

Dalla finestra della mia camera vedo...
 

E' sabato. Mi sveglio sbadigliando. I raggi di sole giocando entrano nella mia camera. Mi alzo prendendo l'orsacchiotto, guardo dalla finestra; vedo il sole sorgere. E gia' mattina. Gli uccellini volano allegramente per il cielo, salutando con ciungetii il giorno, mentre le dolci margherite aprono lentamente i petali delicati. Vedo il mio gattino correre spensierosamente sul prato, lui si che si sente libero. Le farfalle colorate sbattono le ali in modo incantevole, leggere come l'acqua svolazzano nel mio giardino. La rugiada rimasta sull' erba splende sotto i raggi del sole, le cocinelle la bevono, e' molto rinfrescante.Infine, mi appoggio sul davanzale della finestra, e una leggera brezza mi sfiora il viso facendo svolazzare i miei cappelli...

 

 

 

Motto MARGHERITA                  Pashmina Marianna Pellizzer   -   Classe VII

                                                     Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                     Insegnante: Ambretta Medelin

 

DALLA MIA FINESTRA VEDO ...

 

 La mattina, quando mi affaccio alla finestra della mia camera osservo lo splendido mare della mia città, Rovigno. Quando il sole splende, l'acqua assume un colore azzurro e brilla come se ci fossero dei piccoli diamanti sparsi su tutta la suoperficie.

Vedo gli uccelli che si posano sugli alberi dell'isola di Santa Caterina. Spesso vedo le barche e i bagnanti che si crogiolano al sole e sguazzano in questo nostro meraviglioso mare. C'è anche una chiesetta molto vecchia che è aperta solo d'estate, per i turisti interessati.

La via sotto la mia finestra è molto stretta, con tutte le case appiccicate una all'altra. D'estate c'è molta gente che passeggia, invece d'inverno la strada è completamente deserta.

Quando guardo fuori dalla mia finestra mi sento molto felice perchè so di vivere in una città splendida, con un panorama magnifico e una natura lussureggiante tutto intorno.

 

 

Motto  NONNINA                              Andrea Blažević   -   Classe VII

                                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                      Insegnante: Ambretta Medelin

 

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO ...

 

Mia nonna mi ha raccontato una storia della sua gioventù. Una volta non c'erano automobili, trattori, camion ed altri veicoli, per cui la maggior parte dei lavori venivano svolti impiegando bestiame quali buoi, muli e somari.

Mia nonna era ancora molto giovane però aveva un compito molto imporante: doveva portare la mucca dei genitori a un contadino che intendeva comprarla, ma abitava abbastanza lontano. Per arrivare ai suoi possedimenti si doveva attraversare un ponte molto alto. Quando la mucca si accorse di essere in alto, si spaventò e non volle più proseguire. Mia nonna provò a spingerla in tutti i modi, ma non riuscì a spostarla neanche di un centimetro. Proprio in quel momento vide poco lontano due uomini che parlavano, si avvicinò e chiese aiuto. I due accettarono e si misero uno a spingere la mucca uno da dietro e l'altro a tirarla davanti. Alla fine riuscirono a spostare con grande fatica la bestia impaurita.

Mia nonna si presentò e li ringraziò per la gentilezza e anche loro si presentarono.

Sorpresa! Uno di loro era proprio il contadino che aveva intenzione di comperare la mucca. Infatti, la comprò e se la portò a casa, risparmiando a mia nonna tutta la strada rimasta da fare.

 

Motto IL PANDA CICCIONE         Laura Verdnik   -   Classe VII

                                                       Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                       Insegnante: Ambretta Medelin

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA PICCOLA E...

  

Un giorno mettevo in ordine la mia stanza e ho trovato di tutto e di più, ma quello che mi ha sorpreso maggiormente è stato l'aver ritrovato un piccolo polipo a pois gialli che avevo ricevuto da piccola in un uovo di Pasqua regalatomi dai miei genitori e che pensavo di aver perso. Profumava ancora di cioccolato. Era un profumo delizioso che mi ha riportato  ai momenti più belli della mia infanzia; mi sono ricordata della mia felicità nel ricevere quel regalo e nello scoprire che dentro c'era un giocattolo. Quel giorno ero molto felice e con tutta la famiglia ho festeggiato la Pasqua in un'atmosfera di gioia e tanto amore.

 

 

Motto MINNIE MOUSE                   Ena Mehanović   -   Classe VI

                                                    Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                        Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

Ho trovato un giocattolo di quando ero piccola…

 

Un giorno mio fratello Adrian, che ha quattro anni, stava giocando. Io invece ero al computer, quando, ad un tratto, sentii la voce di un bebè che mi invitava ad andare a giocare. Mi girai di scatto e vidi il bambolotto “Cicciobello”. Mio fratello gli aveva tolto il ciuccio e di conseguenza il bambolotto aveva cominciato a parlare. Le sue parole mi riportarono nella più tenera infanzia e di preciso nel momento in cui stavo giocando con un’amica di nome Carla. Noi due siamo nate a un giorno di distanza e siccome anche le nostre mamme erano amiche, ci conoscevamo da sempre.  La bambola era sua. La invidiavo perché anch’ io avrei voluto averne una uguale: era speciale, diversa dalle altre, aveva il visetto morbido, soffice come se fosse vero.

Passarono degli anni e ci iscrivemmo alla prima classe. Noi due eravamo ancor sempre delle ottime amiche.

Una sera, era circa la fine del primo semestre, venni a sapere che Carla, la mia amica di sempre, non c’era più. Non ci potevo credere. Cominciai a piangere e lo faccio anche adesso mentre sto scrivendo. Fu una serata terribile. Carla era stata uccisa assieme a tutta la sua famiglia. Non saprei spiegare con esattezza le sensazioni che stavo provando in quel momento: ero arrabbiata con tutto e tutti, con il mondo intero, ma soprattutto ero infinitamente triste. Mi chiedevo perché fosse successa una cosa del genere: era la prima volta che incontravo la morte. In un’unica serata io e i miei famigliari avevamo perso i più cari amici che avevamo. Per la prima volta vidi i miei genitori piangere. Fino a quel momento ero vissuta nella convinzione che gli adulti non piangessero. Ero troppo piccola e non potevo concepire e accettare una separazione definitiva. I genitori mi consolavano dicendomi che lei assieme alla sua famiglia dormiva in braccio agli angeli.

I giorni passavano bui e tristi. Poi, un giorno ci siamo incontrati con la zia di Carla, che conoscevamo da prima. Fu lei che mi regalò “Cicciobello” come ricordo della mia amica. Non avrei mai immaginato che in cambio di un’amica avrei avuto una bambola. Volevo che Dio mi restituisse l’amica e si riprendesse la bambola. Finalmente la possedevo. Quella bambola che da anni sognavo di avere e che ormai non mi rendeva più felice.

Ma forse un giorno noi due ci incontreremo di nuovo. Alcune volte mi fa visita nei sogni. Carla avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e in questa maniera continuerà a vivere.

 

 

Motto GAGHI                                  Gaia Sirotić   -   Classe VI

                                                     Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                        Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

 I nostri veci ne conta

 

Me trovavo nela camereta de mia nona che se ciama Graziella. No savevo cosa far e cusì ghe go domandado che la me conti una storiela che la me fasi un poco divertir.

Voi dovè saver che mia nona xe una nona che ghe piasi tante robe: cusir, disegnar, far robe de ceramica, guardar la television fin tardi e ghe piasi tanto le bestie.

Deso la ga un bastardin de nome Nera e un gato, Flo. Anche se mio nono brontola, ela tante volte la li lasa in casa, perché i ghe fa compagnia. Ma deso tornemo ala storia che la me vol contar. La se senta vicin la stua e la comincia…

Tanti anni fa, quando jero giovane come ti, vivevo a Fiume in Corso. Là no jera tera, erba, orti, ma solo asfalto, no jera gnanche bestie, solo una mia vicina gaveva un usel. Mi ogni volta che podevo ghe disevo a mia mama che volesi una bestiolina e ela la me diseva “sì sì…”. E mi spetavo, spetavo… Poco tempo dopo, mia mama, la jera andada a trovar i sui genitori in un paesin vicin Umago. La sì che jera bestie: gali, galine, gati e anche porchi. Dopo pochi giorni la xe tornada con una scatola e dentro jera una picia galina bianca. Che bela che la jera. La xe diventada subito la “mia galina Bianca”. Jero tanto contenta, ogni giorno la portavo a pascolar in un parco vicin casa mia. No jera tanto vicin, ma mi ghe metevo un spago intorno al colo e ela la vigniva con mi, la me jera come un can, anche più brava. Per rivar al parco dovevo pasar per el corso e speso la gente me guardava in modo strano, ma mi non me interesava, jero molto fiera dela mia Bianca.

Questo ga durado pochi mesi. Un giorno in parco la go disligada, ela se ga meso a corer e la se ga perso. La go serca fin de sera, ma la xe sparida, come se qualchedun la gavesi ciolta. Son vignuda a casa e piansevo, mia mama jera anche triste perché la ghe voleva ben. Mio papà Paolo invese me gaveva dito che xe normale che la xe scampada, perché le galine xe fate per viver in campagna e non in cità.

Dopo un poco de tempo i me ga regalà un gato grigio e a lui non lo go porta mai fora de casa.

Quando mia nona me ga finì de contar sta storia, go pensa che la jera veramente triste quando che la ga perso la sua Bianca. Cusì, anche se xe za de sai tempo che ghe domando ai mii che i me cioghi un can, no son più tanto sicura se lo vojo o no. E se lo perdo? 

 

 

Motto FLORA WINX                       Carla Ivančić   -   Classe VI

                                                     Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                         Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

  

Ho trovato un giocattolo di quando ero piccola piccola...

 

GIOCARE, uno dei verbi più belli della mia vita.

Già da piccola piccola mio papà mi portava con sé allo stadio a vedere le partite di calcio. Ero molto interessata a quel gioco, tanto da giocarlo anche nel cortile con i miei cuginetti tutti maschi. In quel periodo ero l'unica femmina in famiglia. Ero una bambina differente nel senso che non giocavo con bambole o Barbie ma avevo un unico grande amore: il pallone. I bimbi in strada mi davano sempre dei nomi dei calciatori. A me, ‘sta cosa, non dava fastidio. Non per vantarmi, ma non ero male. Di goal ne davo tanti e così avevo tutta la loro simpatia dalla mia parte. La mia unica compagna era Roberta, alla quale il calcio non interessava, però a volte giocava con me. Insomma, un paio di anni fa io ero il classico maschiaccio che però si addormentava con i suoi peluche.
 

Di solito mia sorella ha sempre bisogno del mio aiuto. Perde sempre le cose e poi piange finché non le trova, però con il caos della sua stanza non le trova mai. E cerca sempre il mio aiuto. Io, per non averla tra i piedi a lungo, le do una mano a trovare cio'di cui ha bisogno. Un giorno si e' messa in testa di voler giocare con un cammello che salticchia e come al solito non lo poteva trovare nella montagna di giocattoli che c'era nella nostra “quinta stanza", una stanza alla quale noi due abbiamo dato questo nome per non so quale motivo. Non ero proprio di buon umore e non volevo aiutarla, però mia mamma mi costrinse e allora mi sono detta: „dai su Carla fa questo sforzo, aiutala e finiamo la storia...". Dopo una mezz'oretta abbiamo trovato il cammello, mia sorella aveva smesso di frignare e tutto d'un tratto le sue labbra si sono trasformate in un sorriso dolce. Stavo per uscire dalla quinta stanza" quando nell'angolo vicino alla finestra socchiusa ho visto il mio vecchio pallone bucato che se ne stava in mezzo ai lego di mia sorella. L’ho preso e ho iniziato a buttarlo in aria e prenderlo, buttarlo in aria e prenderlo, buttarlo... Davanti agli occhi sono iniziate a scorrermi delle immagini della mia felicità nel momento in cui mio papà mi aveva regalato quel pallone di cuoio, il vero pallone di calcio con le stelline e la scritta „Champions League", del mio primo gol segnato, dei miei cugini che mi prendevano in giro come corro da femmina, del momento quando sono caduta e mi sono „rotta" le ginocchia e poi la mia delusione quando il mio pallone si e' bucato improvvisamente. Mi ricordo come era luccicante, brillante, bello quando l’ho ricevuto per regalo. Era pieno di emozione ed eleganza per me. Non vedevo l'ora di uscire di casa per presentarlo ai miei amici.

Mi ricordo come sono uscita dì casa quel giorno. Orgogliosissima con il mio pallone tra i piedi. Quel giorno giocammo senza riposarci nemmeno un attimo.

 Il pallone brillava nell'erba verde e fresca. Noi correvamo nel prato e gridavamo entusiasti di poter dribblare un pallone nuovo. Ci sentivamo dei campioni. Non avevamo uno schema tattico, avevamo soltanto la nostra fantasia e la voglia di correre nello spazio aperto, avevamo la libertà di una decina dì bambini che non conoscono regole anzi le cambiano di minuto in minuto. Scambiavamo i ruoli, nessuno voleva essere portiere perché tutti volevano fare goal. Se qualcuno ci era antipatico non gli passavamo la palla, ma se si vinceva, eravamo tutti contenti. Non ci importava del numero dei giocatori: giocavamo pari e pari, pari e dispari. L’importante era giocare. Importante era litigare per i rigori: alcuni esistenti e per altri no. Per quelli che vincevano la partita era già alla fine, mentre per gli altri mancavano ancora quei cinque minuti. A volte la nostra partita aveva tre tempi, inventavamo i supplementari oppure le vincite ai rigori. Non c'erano mai gli arbitri e quindi spesso bisticciavamo, si inventavano i calci liberi e delle punizioni. A volte qualcuno si faceva male sul serio, a volte ci predavamo a parole, a volte scattava la rissa ma alla fine andavamo a casa stanchi e contenti. Da quando era arrivati il mio pallone il calcio lo avevano iniziato a giocare anche altre bambine del posto che ancora non conoscevo, non facevano parte del nostro gruppo. Molte amicizie sono nate e cresciute con il mio pallone. Quando alla sera rientravo a casa mi curavo di esso. Lo lavavo con uno straccio umido e lo mettevo in fondo al mio letto che si „riposasse” . Prima di addormentarmi lo guardavo a lungo. Non potevo dormire dall'emozione e per l’attesa dell'arrivo del mattino per uscire a giocare. Non dimenticherò mai la faccia del mio amico Raul che si allenava tutti i giorni ed era un ottimo calciatore, nel momento in cui ho segnato un gol da professionista alla sua squadra. Non so chi mi avesse passato la palla, ma ho dribblato Raul, ho corso per un po' e mi sono trovata davanti alla rete bucata dove c'era il loro portiere. Ho dato un calcio forte alla palla e ho fatto gol. I maschi e Raul erano arrabbiatissimi, mentre la mia squadra, nella quale c'era anche Roberta, festeggiava.
 

Ah, che bei ricordi che continuano a vivere e a splendere per sempre pulsando con il tempo che passa. Il mio pallone di calcio pian pianino mi ha visto crescere. Ha vissuto con me la mia fase da maschietto. E' rimasto sempre il mio migliore amico. Sì, è invecchiato però e stupendo anche così. Mi fa ricordare i giorni trascorsi sul muretto di pietra vicino a casa mia quando Roberta ed io iniziavamo a parlare dei nostri segreti. E con noi c'era il mio pallone. Non giocavo più a calcio, però lo portavo spesso con me. Era il mio portafortuna, il mio amico muto che sapeva tutte le mie storie.

Mi sento un po' colpevole di averlo dimenticato in quell’angolo oscuro della „quinta stanza". Ho deciso: lo riprendo con me, il suo posto è nella mia stanza vicino agli smalti per le unghie e alle spazzole per i capelli!

 

Motto HAMER                                 Paolo Grgić   -   Classe VI

                                                     Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                         Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

 Dalla mia finestra vedo….

 

Io dalla mia finestra vedo un panorama bellissimo, composto da un mare azzurro nel quale si perdono gli ultimi raggi di sole, ma so che all'infuori di questa finestra c'e un mondo che noi non vediamo, fatto di guerre, fame e molte altre tragiche cose.

Immaginiamoci il mondo senza guerre,  fame , dolori, immaginiamoci l'Iraq con dei bambini che giocano a pallone.A che cosa servono le guerre?

Sto cercando la risposta a questa domanda da sempre, ma non riesco a trovarla.

Il mondo al giorno d'oggi non è piu normale, gli stati impongono sempre piu tasse e, quando le persone si ribellano per strada, cercando di far valere i propri diritti, vengono picchiate ed arrestate.

Le guerra è una delle cose piu terribili  potute capitare all'umanità, uccidere per imporsi,   devono finire al piÙ presto, perché altrimenti saranno le guerre a finire noi.

Ma le guerre non sono il solo problema, anche la corruzione dello stato,  la differenza tra neri e bianchi, uomini e donne,  i politici che sono pieni di soldi e non danno niente alla popolazione che ne ha veramente bisogno.Ci sono molti bambini che si sentono soli e differenti da tutti perché i loro compagni si possono permettere magliette firmate e loro devono portare pantaloni cuciti a mano dalla loro madRI.È brutto vedere le persone per  strada che ti chiedono dei soldi e dicono che ne faranno buon uso e infine si comprano alcool e droghe.O persone che cercano tra i rifiuti le bottiglie di plastica per potersi comprare un pezzo di pane.

 I politici dicono che non hanno soldi e cosi inventano nuove tasse, sempre più alte.Ma perché non non usano un po' la loro testa: si potrebbe  vivere bene con il turismo, avendo molti monumenti storici, patrimoni naturali, oltre ad un mare meraviglioso.Purtroppo loro non se ne accorgono.

Io farei qualcosa per rimettere a posto le cose, ma sono ancora piccolo e non ce la faccio. Ma se continuera cosi, quando diventerò adulto tenterò di fare il possibile per rimediare a questa opera di corruzione e razzismo.

Eccomi qua, affacciato alla mia finestra prima di dormire, pensando a  tutto questo  e riflettendo su cosa ci prepara l'indomani, ancora guerre, oppure pace e tranquillita?

 

 

Motto TONO ALTO                         Noemi Tomić   -   Classe VI - a

                                                     Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                         Insegnante: Susanna Svitich

 

 HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO PICCOLO E..
 

 Ho ritrovato un orsacchiotto di peluche. Mi sembrava del tutto normale ma a guardarlo meglio notai che gli mancava l'occhio destro ed al suo posto c'era un bottone pendente e nero. Siccome era sabato e mia madre aveva la giornata libera, le chiesi delucidazioni. Sorrise e iniziò dicendo che ricevetti l'orsacchiotto in occasione del mio primo compleanno. Aggiunse che gli ero molto affezionata e che gli avevo staccato un occhio, ma solo per divertimento.

. Mi raccontò inoltre che ogni volta che qualcuno lo prendeva in mano, digrignavo i denti, come un mastino. Una volta, quando eravamo a passeggiare, gettai l'orsetto in una
pozzanghera e il papà dovette infilarci la mano perche io strillavo e piangevo.

Mentre la mamma raccontava questi episodi della mia prima infanzia, mi accorsi di un altro dettaglio stonato: aveva una delle zampe anteriori ricucite ma cosi bene,
che si faticava a capirlo. Le chiesi il perché e lei iniziò a ridere. E allora raccontò che quando festeggiai il mio quarto compleanno, un ragazzino prese l'orsacchiotto e cominciò a girarlo in aria come fosse uno spago. Quando me ne resi conto, gli saltai addosso e acchiappai l'orso per la zampa, ma siccome ero un po' goffa riuscii si ad acchiappare la zampa, però purtroppo fu l'unica cosa che presi.
Caddi e mi rialzai orgogliosa, credendo di avere il giocattolo in mano, ma quando abbassai lo sguardo capii che avevo in mano solo una "parte" dell'orso. Per lo stupore e la
delusione lasciai cadere la zampa e iniziai ad urlare e a piangere. Il racconto di mia madre terminò con una risata ma anche con una goccia che si era posata sulla mia mano: una lacrima. La lacrima della mamma, felice perché aveva vissuto di nuovo le emozioni di una volta, quando ancora un semplice orsetto di peluche rappresentava tutta la mia prima infanzia.

 

 

Motto PIGRECO                              Virna Stepanov   -   Classe VI - a

                                                      Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                         Insegnante: Susanna Svitich

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

Dalla finestra della mia camera vedo un parco con tanti alberi che ora sembrano tristi, in quanto non hanno le loro chiome ed anche ci sono piccoli cespugli sempreverdi. C'è però
tanta felicità nel mio parco: uccellini che svolazzano attorno ai rami sottili, quasi a gara, cagnolini che si rincorrono e cercano di afferrare le palline colorate che i loro padroncini
gettano tra l'erba. Dietro al parco c'è la strada molto trafficata e i cui rumori mi disturbano soprattutto quando studio o faccio i compiti.

Oltrepassata la strada si trovano delle campagne coltivate, anche se non vedo troppo spesso coloro che se ne occupano, ma in compenso vedo tanti gatti randagi.

Le campagne sono circondate da un muricciolo, scarabocchiato da graffiti, ma ad abbellire il tutto c'è un mandorlo che quando fiorisce mi riempie gli occhi di rosa.
All'interno dei campi ci sono due case diroccate e mi stupisco che non siano ancora crollate.
Il guardiano di queste campagne è un cane tutto nero con una macchia bianca in mezzo alla fronte: controlla i movimenti di chiunque si avvicini, e non è mai successo che abbia morso qualcuno, anche perché gli abitanti del mio quartiere gli portano giornalmente da mangiare.
Quand'ero più piccola mi divertivo assai di più a stare alla finestra e ad osservare l'ambiente...ora la scuola occupa gran parte del mio tempo, ma ogni tanto mi affaccio
ancora, soprattutto in primavera ed in autunno per assaporare i cambiamenti di stagione.

 

 

Motto BUD SPENCER                      Nicolas Sodomaco   -   Classe II

                                                          Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                          Insegnante: Gabriella Grbeša

 

 I nostri nonni ci raccontano

 

Mio nonno  da piccolo era molto birichino, le combinava di tutti i colori. Spesso mi racconta le sue avventure.Da  bambino viveva in campagna, aveva un cortile molto grande con mucche, pecore e galline. Un giorno, quando aveva la mia età doveva andare ad un funerale. Prima di andare via di casa è andato in cortile a vedere  la sua gallina preferita che covava le uova. Quanda la gallina si era  alzata per  andare a bere lui si è seduto sulle uova per vedere  se erano calde, però era troppo pesante e le uova si sono rotte. Il suo bel vestito elegante così  si è tutto sporcato e la mammma lo ha sgridato. Un altro giorno aveva il compito di portare le mucche al pascolo. Lasciò le mucche sul prato a pascolare e lui andò a giocare a calcio con gli amici, Quando si ricordò delle mucche era ormai sera. Corse al pascolo ma le mucche non c' erano. Tornò a casa per dire al padre che le mucche erano sparite. Il papà lo sgridò e gli disse che per  fortuna le mucche erano ritiornate a casa da sole.

 

Motto 36 – PUKI                                       Aleksandar Petrov   -   Classe II 

                                                          Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                          Insegnante: Gabriella Grbeša

 

Dalla finestra della mia camera  vedo...
 

Dalla finestra della mia cameretta vedo il cimitero,i fiori sulle tombe e i giardini e gli orti vicini.

Vedo il  campo fiorito vicino al cimitero dove i bambini giocano.

Dalla finestra della mia camera vedo la strada con le automobili che passano veloci lasciando tanto fumo,vedo il parco e le case dei vicini.

Dalla mia finestra vedo gli amici che mi aspettano per andare a giocare. Quando è bel tempo vedo i cani e le farfalle. Vedo il tramonto del sole e di notte vedo le stelle e la luna.

Quando fa brutto tempo vedo il cielo grigio e la pioggia che cade battendo sui vetri della finestra.

La cosa più bella che vedo sempre dalla mia finestra è il mare, bello e azzurro quando è bel tempo, grigio e schiumoso quando soffia il vento e cade la pioggia.

 

 

Motto DAN                                       Ryan Grassi   -   Classe II

                                                         Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                         Insegnante: Gabriella Grbeša

 

 DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

Dalla finestra della mia camera vedo le luci della strada. Vedo poche auto e tanti passanti.

Vedo l'edificio vicino e tante automobili ferme nel parcheggio. Oggi il cielo è nuvoloso e non vedo le stelle però quando fa bel tempo vedo tutte le stelle e la luna.

Dalla finestra della mia camera vedo l' orto dove mia nonna ha fatto crescere le verdure.

In lontananza vedo il parco giochi dove mi piace giocare con gli amici.

Quando il tempo è bello, dalla mia finestra vedo il sole, tondo, giallo e grande e i suoi raggi lunghi e sottili, che mi scaldano e mi fanno sentire felice.

 

 

 Motto ELVI SMILE                            Elvedina Hodžić   -   Classe II

                                                          Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                          Insegnante: Gabriella Grbeša

 

 DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...
 

Io abito in città vecchia , vicino al mare. Dalla finestra della mia camera vedo le palme, le automobili, il mare, le case, i bambini che giocano nella via, i gatti, i cani e i gabbiani che si tuffano in mare per prendere i pesciolini.

Dalla mia finestra vedo gli uccellini che volano. Mi piace osservare gli uccelini mentre volono soprattutto se sono tanti. Quando soffia il vento  vedo il mare in movimento con le onde alte, alte che battono sui muri delle case e coprono le barche.

Ogni giorno dalla mia finestra vedo i bambini giocare però non mi piace sentire le parolacce che dicono, mi disturbano e allora chiudo la finestra e tiro le tende.

 

Motto PSP                                         Thomas Rota   -   Classe II

                                                           Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                           Sezione Periferica di Bassania

                                                           Insegnante: Loretta Giraldi Penco

 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Davanti a me vedo un'altalena che, con questo venticello, dondola.

Dalla finestra vedo un cespuglio con dei rami lunghi dove di solito si fermano degli uccellini a cinguettare. A sinistra del cespuglio c'è una taverna dove facciamo delle feste.

 

 

Motto NINTENDO                              Alex Radin   -   Classe II

                                                           Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                           Sezione Periferica di Bassania

                                                           Insegnante: Loretta Giraldi Penco


Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla finestra della mia camera vedo degli ulivi con delle foglioline quasi grigie e penso, a quest'autunno, quando sopra di essi matureranno le olive ed io le raccoglierò.

Un po' più lontano c'è una barca molto vecchia che dondola sul mare ed è di colore rosa.

Vedo pure una casa in costruzione e vedo, di sera, come il faro illumina il buio.

Mi diverto a guardare come i miei cani giocano e, nel boschetto vicino, nel silenzio volano tanti fagiani e le mie galline come beccano l'erba.

 

Motto CALCIO                                    Lucio Laganis   -   Classe II

                                                            Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                            Sezione Periferica di Bassania

                                                            Insegnante: Loretta Giraldi Penco


Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla mia finestra vedo i gabbiani che volano e vorrei volare con loro.

Vedo i resti del castello di Sipar e mi immagino le persone che vivevano lì.

Sul mare le barche legate al molo, che dondolano. Adoro ascoltare il rumore del mare.

Vedo come fioriscono i fiori, gli alberi e i cespugli.

C'è una casa bianca, però dentro non vi abita nessuno.

 

Motto FIORE                                       Giulia Brosolo   -   Classe II

                                                            Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                            Sezione Periferica di Bassania

                                                            Insegnante: Loretta Giraldi Penco


Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla finestra della mia camera vedo la casa dove abitano la mia nonna e il mio nonno. Davanti la casa dei miei nonni, c'è un giardino pieno di fiori primaverili: le violette, i bucaneve, le primule, i narcisi e le pratoline.

Ci sono anche degli alberi dove mi piace arrampicarmi durante le giornate di bel sole.

Quando apro le finestre sento il cinguettio delgi uccellini: il merlo, il passero, il pettirosso. Sui fili della luce si mettono in fila tante rondinelle.

 

 

Motto CONIGLIO                                  Kevin Breščić   -   Classe II

                                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                              Sezione Periferica di Bassania

                                                              Insegnante: Loretta Giraldi Penco
 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla finestra della mia camera vedo un boschetto, un mandorlo in fiore, un enorme castagno, i miei cagnoloni Schooby e Bethowen.

Vedo anche un bellissimo muretto in pietra e tanti cespugli verdi, i monti di sabbia dove gioco con mia sorella, un grande prato dove amo correre, rotolare e fare le capovolte; sparsi sul prato ci sono i nostri palloni.

In alto un cielo nuvoloso. I campi coltivati.

Quello che preferisco guardare dalla mia finestra quando non posso uscire, sono i miei due cagnoloni come giocano e si divertono.

 

 

Motto DELFINA                                    Joan Marfan   -   Classe II

                                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                              Sezione Periferica di Bassania

                                                              Insegnante: Loretta Giraldi Penco

 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Quando guardo dalla finestra della mia camera vedo il faro che di notte fa luce.

La finestra della mia camera si trova sul retro della casa e così riesco a vedere anche la casa della mia bisnonna. Tra la sua casa e la mia, c'è un uliveto e un frutteto e in lontananza riesco a vedere la stalla delle mucche.

Mi piace guardare quando sbocciano i fiori e le violette tra l'erba verde intorno all'uliveto.

Di fronte la mia finestra c'è un muretto e dietro ad esso sono piantate delle grandi piante di lavanda che d'estate profumano.

 

 

Motto FISHERMAN                   Daniel Samoilov   -   Classe VI

                                                   Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                   Sezione di Sicciole

                                                   Insegnante: Lara Sorgo

 

HO RITROVATO UN GIOCATOLO DI QUANDO ERO PICCOLO PICCOLO E...

 

Era una giornata come le altre. Dalla finestra sentivo gli uccelli che cantavano, i fiori erano già tutti sbocciati e io avevo deciso di restare a casa e riordinare camera mia. Mentre stavo mettendo a sposto, trovai una vechia scatola che però mi pareva di averla già vista: nera la mia scatola di soldatini di piombo.

Quando ero piccolo mi piaceva collezionarli, facevo scambi con i miei amici. Giocavamo sempre con loro, come matti. Avevo iniziato a collezionarli quando avevo sei anni, dopo che mio papà era ritornato da un viaggio di lavoro e mi aveva portato cinque soldatini di piombo. Io ero così felice che decisi di iniziare a collezionarli.  Ogni volta che  mio papà andava via per lavoro, gli chiedevo se me ne poteva comprare alcuni.

Crescendo li collezionavo sempre di meno, fino a quando li avevo messi in una scatola e dimenticati per sempre. Fino ad oggi che li avevo ritrovati quasi per caso. Così decisi di salvarli e custodirli in un armadietto per non dimenticare la mia infanzia.

 

Motto MARVEL                          Alex Lovrečič   -   Classe IX

                                                   Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                   Sezione di Sicciole

                                                   Insegnante: Lara Sorgo


I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO...

 

Una sera d'inverno, davanti al camino, ho chiesto a mia nonno cosa faceva alla mia età.

Lui mi ha risposto: "Tante cose che oggi sarebbero difficili da immaginare per dei ragazzi della tua età".

La prima storia che mi ha raccontato era quella della vendita di dolci. Lui andava a comprare i dolci in negozio e poi andava a rivenderli ad un maggior prezzo, in spiaggia o al bordo della strada per gli automobilisti. Così, guadagnava qualcosa per arrivare a fine giornata, perché era orfano di padre e la sua famiglia era povera.

Nel mezzo del discorso, è arrivata mia nonna e ha cominciato a raccontare di come lei si doveva alzare alle cinque per portare a pascolare le capre sul monte vicino. Durante il fine settimana andava da Piemonte in Istria fino a Trieste per vendere un po’ di frutta e verdure e anche altro che non mi ricordo. Così potevano mangiare almeno un po’ di pane.

Un' altra storia che mi ha affascinato e divertito, è di nuovo di mia nonna. Dato che a quei tempi c’era poco zucchero, lei andava dai vicini a fare visita per prenderne almeno un pochino. Oltre allo zucchero mancavano tante altre cose: il miele e il pepe ad esempio, perfino le magliette o le scarpe.

Ho deciso di raccontarvi questi tre annedoti perché mi sono sembrati i più interessanti, ma anche perché mentre me li raccontavano io facevo domande come: "Perché andavi a piedi fino a Trieste se c’era la macchina?", "Perché non avevi lo zucchero se c’era in negozio?".

E loro mi rispondevano ad ogni domanda: "Non c’era".

 

 

Motto VEGLIA                            Lorna Vukojević   -   Classe III - a

                                                    Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                    Insegnante: Laura Voncina

 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla  finestra della mia camera vedo in lontananza il Monte Maggiore e dall'altra parte il ponte di Veglia. Davanti vedo il mare e l'isola di Cherso. Più vicino si vede una strada non tanto affollata; si vedono anche tante case, molte piante, gli alberi ed i grattacieli molto alti. Inoltre riesco a vedere molte vie della citta' e anche tanti negozi di tutti i tipi. Mi piace piu' di tutto guardare il mare profondo e le spiagge lontane  che appena si vedono.  La vista dalla finestra della mia camera mi piace tanto ed e' perfetta cosi!

 

 

  Motto OLIVER                             Elena Kenda   -   Classe III - a

                                                    Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                    Insegnante: Laura Voncina

Dalla finestra della mia camera vedo..

 

La finestra della mia camera e' girata verso il sud cioe' verso il mare. Dalla finestra vedo tante cose: il mio albero di fichi che ogni anno ci offre i suoi bellissimi doni; vedo il mio giardinetto con una vite che in autunno e' pieno d'uva. Quando alzo un po' lo sguardo vedo una lunga strada sulla quale passano raramente le macchine. C'e' anche un boschetto di pini profumati. Un po' piu' a sinistra si trovano un paio di comdomini con le facciate bianche. Subito oltre c'e' un piccolo negozietto di alimentari.  Poi quando guardo davanti vedo l'isola di Veglia, di Cherso e il Monte Maggiore.  La cosa piu' bella che vedo e' sicuramente il tramonto dietro al Monte Maggiore che crea nel cielo dei bellissimi colori variopinti.

 

                                 

Motto KITTY                                Virna Vozila   -   Classe III - a

                                                     Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                     Insegnante: Laura Voncina

 

Dalla finestra della mia camera vedo..


La mia finestra e' quadrata ed e' incorniciata da tende bianche  come la neve usate ancora dalla mia bisnonna. Dalla mia finestra vedo in lontananza le isole di Veglia e Cherso. A destra vedo le cittadine di Volosca, Abbazia eLaurana. Piu' in altro si trova Apriano, Castua e dietro c'e' il Monte Maggiore . A sinistra vedo la facciata della casa accanto. Qua e la' vedo le navi del cantiere navale „Tre Maggio“ e alcune barche dei pescatori. Quando guardo di notte dalla mia finestra vedo il cielo pieno di stelle e il mare e' illuminato da loro. Mi piace quello che vedo soprattutto il mare e la natura che lo circonda.

 

 

Motto WINX                                  Michela Koraca   -   Classe III - a

                                                      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                      Insegnante: Laura Voncina

 

 Dalla finestra della mia camera vedo..

           

Dalla finestra della mia camera osservo tutto quello che si possa desiderare. A sinistra vedo la chiesa di San Antonio che e' molto ampia, bella e grande. Vedo il nostro mare Adriatico limpido, profondo e penso subito all'estate. Di notte sembra che il mare brilli assieme alle stelle e alla luna. Inoltre vedo case di tutti i tipi dalle piu' moderne alle piu' vecchie e rovinate. In basso a sinistra c'e' un parcheggio nero come il carbone . C'e' un passaggio ferroviario  ed e' molto pericoloso anche se raramente ci sono gli incidenti con le persone e gli altri treni.  A destra c'e una strada dove passano tutti i tipi di veicoli che fanno tantissimo rumore e passano velocemente.
 Davanti vedo il Monte Maggiore e durante l'estate c'e un bellissimo tramonto che mi fa sentire subito felice. Piu' lontano ci sono le isole di Cherso e Veglia che sembrano due montagne. In basso c'e' un parco dove vado a giocare ogni fine settimana e mi diverto molto perche' incontro tanti nuovi amici.  Inoltre vedo il nostro orto pieno di rose rosse, rosa, bianche e gialle con alcuni alberi d'ulivo ed e' cosi' bello che mi sembra di essere in un giardino incantato. L'unica cosa che non mi piace vedere e' quando, durante i mesi estivi, arrivano sotto casa alcuni bambini minorenni  che rovinano e sporcano tutt'intorno e poi il guardiano di casa deve pulire tutto. A parte questo non vorrei cambiare niente. Dalla mia finestra si vedono tante cose belle!!

 

 

Motto LEGO                                  Fran Mamula   -   Classe III - a

                                                      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                      Insegnante: Laura Voncina

 

TEMA: Dalla finestra della mia camera vedo..

 

Dalla finestra della mia camera vedo una casa marrone e altissima che sembra un grattacielo. A destra vedo una via e li' ci sono due case, una e' piccolissima e l'altra e' grandissima. A sinistra vedo la casa del mio amico e dietro alla casa c'e' un bosco. Dietro al bosco ci sono le colline e sulle colline ci sono i „buncher  militari“ costruiti tanti anni fa. Inoltre subito sotto c'e' l'orto di casa con alcuni meli. Mi piace guardare la mia nonna e gli amici di papa' come lavorano nell'orto e ogni tanto mi lasciano mangiare l'uva dalla pergola.

 

 

Motto STAR                                   Din Begović   -   Classe III - a

                                                       Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                       Insegnante: Laura Voncina

 

Dalla finestra della mia camera vedo..

 

Dalla finestra della mia camera vedo tantissime macchine  di tutte le varieta': piccole, grandi, veloci, lente..C'e anche un parcheggio grandissimo con tanti posti per le macchine ma c'e' anche uno spazio per giocare a calcio! A destra vedo gli alberi sempreverdi e un orto ricoperto da fiori variopinti.  A sinistra c'e' una stradina con i sassolini , un piccolo campo sportivo, tante case sparpagliate e alcuni grattacieli. Attorno alle case spesso gioco a nascondino e acchiappino con gli amici. Tutto sommato mi piace quello che vedo dalla mia finestra.

 

Motto ANGEL1                            Crystal Tolj   -   Classe VI

                                                     Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                     Insegnante: Elisa Piuca

 

 

I nostri veci ne conta" " I nostri nonni ci raccontano

 

Quando mia nonna era piccola viveva a " Kmeti" e per andare a scuola doveva andarci a piedi. Mi raccontava anche che a scuola era obbligatorio scrivere con la mano destra, però mia nonna per sfortuna era mancina, così l'insegnante faceva di tutto per farla scrivere con la mano destra persino le legava la mano sinistra dietro lo schienale della sedia cossiché era costretta a scivere con la mano destra.

Mia nonna mi racconta dei tipici giochi che facevano che sono di gran lunga diversi dai giorni nostri. I giochi erano: nascondino, acchiapparella, "ščinke", arrampicamento sugli alberi ed altri.

Il gioco più giocato dalle femmine era quello con le bambole di pezza. Prima di giocare però si doveva fabbricarne una. L'occorrente  era: un po' di stoffa, sabbia e filo. A quei tempi la tecnologia scarseggiava  e di negozi non c'era neanche l'ombra (a parte nelle grandi città).

Quado venivano parenti o amici da Trieste a trovare mia nonna e la sua famiglia (e questo succedeva per le festività o per certe occasioni) portavano prodotti ed oggetti che in Istra non si trovavano tanto facilmente, perciò mia nonna era di una gioia immensa quando venivano a fargli visita.

Tra i tempi di quando mia nonna era piccola e i tempi d'oggi c'è un'enorme differenza e posso dire che quegli anni erano molto difficili pero' si stava molto di più in famiglia e tutti erano uniti.

 

 

Motto GAR5                                  Corinna Žužić   -   Classe V

                                                       Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                       Insegnante: Elisa Piuca

 

Dalla finestra della mia camera vedo...

 

Dalla finestra della mia camera vedo un prato verde esteso fino all'orizzonte con delle farfalle colorate che volano da fiore a fiore. Vedo il cielo azzurro e le nuvole di tutte le forme. Una nuvola piccola sembra una bambina, un'altra ancora sembra che voli con il suo fascino sorprendente. Dalla mia finestra vedo anche gli uccelli di tutti i tipi, mi sembrano molto belli. Guarda, adesso vedo un bambino che gioca con il cagnolino. Vedo in lontananza il mare e i pesciolini che saltano di qua e di là. I pescolini sono piccolini a anche molto carini. Dalla finestra vedo gli alberi verdi e tra i rami c'è qualche nido, guarda, un passero si sta posando su un ramo, che fortuna che possa vedere queste cose belle.

 Sta calando la notte e pian piano vedo le stelle, vedo la luna e, mi immagino di sentire una melodia tranquilla per godermi questa atmosfera bellissima.

Dalla finestra della mia camera vedo molte cose. Vorrei vedere tutto il mondo perché io lo so che il mondo è bellissimo

 

 

Motto  CAPELLILUNGHI                    Aurora Lunardi   -   Classe V

                                                           Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                           Insegnante: Elisa Piuca

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO

 

Io ho una bellissima finestra. Si affaccia su un prato fiorito di margherite bianche. Ai bordi del prato ci sono tanti fiorni fioriti dai colori sgargianti e variopinti.

Alla sinistra della mia finestra un po' più distante c'è un bosco di querce dalla chioma maestosa. In primavera quando gli alberi si vestono di verde assomigliano a dei giganti secolari. Lì trovano rifugio gli uccelli per nidificare. A maggio quando le uova si schiudono si sentono varie melodie che sembra un concerto di grandi orchestre dai suoni tutti differenti.

Mentre alla mia destra si trova il mare. Lui è sempre in movimento anche quando sembra che dorma. Spesso sono ancorate delle barche, mentre in lontananza si vedono passare i giganti del mare. Però niente è più bello quando d'estate la gigante palla rosso fuoco si tuffa nel mare. All'improvviso si verifica un'esplosione di colore tra cielo e mare. Spesso mi trovo a pensare che la mia finestra  è proprio unica, quasi fosse un quadro dipinto da un grande pittore. Ed è proprio così, perché nulla è paragonato allo spettacolo che ci offre la natura.

 

Motto TITANIC8                                  Leonardo Favretto   -   Classe VIII

                                                            Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                             Insegnante: Elisa Piuca

 

Dalla finestra della mia camera  vedo...

 

Dalla finestra della mia camera vedo in mondo in continuo cambiamento, un mondo diverso, un mondo anomalo, nulla è più lo stesso.

Vedo gente a raccogliere le immondizie dalla spazzatura, forse per venderle o guadagnarne qualcosa o forse è solo per il semplice fatto di mancanza di cibo e bisogna sfamarsi in qualche modo. Loro, come tutti noi, vivono in questo mondo crudele ed ingiusto ma secondo me, sono loro i migliori perché nonostante tutta la loro sofferenza e malinconia non si fanno mai abbattere per nulla al mondo. Sono loro i migliori perché pur essendo tutti sporchi e mal conciati quando li vedo hanno sempre un gran sorriso sulle labbra  sapendo di fare il lavoro più brutto al mondo. Poi ci sono molti altri tipi di persone: come quelle sempre di fretta, quelle tutte scocciate, quelle pasticcione, quelle felici ed ancora altri tipi. Ma credetemi, forse è anche meglio così; che la gente sia tutta divera perché se no, sarebbe tutto noioso e monotono. Per lo più siamo tutti noi, "persone diverse" la speranza per un domani migliore.

Fuori dalla mia finestra non vedo più niente oltre a case ed edifici che sono sempre in grande crescita.

Al giorno d'oggi noi tutti viviamo in un mondo di inconsapevolezze, incertezze e in un mondo con molte nuove sorprese che ci aiutano a vivere e a crescere. Questo è una delle poche ragioni per cui ognuno di noi deve vivere e godersi la propria vita nel miglior modo possibile perché nessuno sa quando a tutto ciò potrebbe arrivare una fine. Per finire  voglio solo ancora dire che non vedo l'ora che l'esterno della mia finestra cambi e che tutto ciò finisca. Non vedo l'ora di vivere in un mondo più sereno e sicuro!

 

  

Motto GATTINO2                                 Salvatore Napoletano   -   Classe VI

                                                             Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                              Insegnante: Elisa Piuca

 

I nostri veci ne conta" " I nostri nonni ci raccontano

 

Mia nonna racconta che quando lei era piccola e si avvicinava la Pasqua era un avvenimento meraviglioso. Si pensava già a che tempo farà.

Era per lei molto importante  perché per andare quel giorno alla Santa Messa veniva tolto il giubbotto e venivano indossate scarpe bianche e dei calzoncini bianchi, possibilmente con dei ricami oppure con i  buchi come fossero fatte con l'uncinetto.

Tempo prima in famiglia si faceva la raccolta delle uova perché ne servivano molte. Venivano fatte molte pinze che si cuocevano fuori nel forno a legna.

Per i bambini si facevano le colombe (dolce tipico di quel tempo). Servivano anche molte uova sode che venivano dipinte con le bucce delle cipolle, perchè a quei tempi non esistevano le varie pitture usate al giorno d'oggi.

Nel pomeriggio i bambini giocavano un gioco chiamato "Spizzar l'ovo", che consisteva nel centrare l'uovo con un soldino dalla distanza di due o tre metri. Chi ci riusciva ne poteva ricevere una bella scorta.

Alla fine della giornata dopo tutte le belle cose fatte si faceva una bella cena in famiglia.

Si mangiavano varie cose e alla fine però si mangiava la colomba dopo essere stata tenuta tutto il pomeriggio in un sacchettino.

Per mia nonna era sempre una giornata bella e indimenticabile 

 

 

Motto BIONDINA                                  Ketrin Kušće   -   Classe VI

                                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                              Insegnante: Elisa Piuca

 

 I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

 

La mia nonna si chiama Maria. Lei ha sessantadue anni. Ogni sera mi racconta cosa faceva lei da piccola.

Alla mattina si alzava molto presto per prendere l'autobus e andare a scuola. Nello zaino aveva solo tre libri. Scriveva con la matita e con l'inchiostro.

Ogni sera mia nonna e i suio amici andavano in un boschetto dove c'era uno stagno con le rane e i pesciolini rossi e loro si divertivano ad acchiapparli. I giochi che mia nonna e i suoi amici giocavano erano: nascondino, trilia, salto con la corda, biglie ed altri. Quasi ogni sera andavano in quel boschetto ad acchiappare le cicale. A mia nonna piaceva tanto quel suono. Lei doveva trascorrere del tempo zappando in campagna. Questa è una delle tante storie  che mi racconta la nonna ogni sera. Invece mio nonno si chiama Rikardo ed ha sessantadue anni. Lui a volte mi racconta la sua vita di quando era piccolo. A me è piaciuta una in particolare e adesso ve la racconto: a mio nonno piaceva molto costruire delle fionde e un giono per sbaglio colpì l'insegnante in testa. Finì in un brutto castigo e cioè doveva stare tutto il giorno in ginocchio sul sale.

Per andare a scuola mio nonno doveva camminare quattro chilometri. Lui sciveva con la matita e l'inchiostro. Aveva solo due libri molto grossi. Durante l'ora di matematica doveva portare l'occorrente il quale era composto da: fagioli, dieci bacchettine e piccoli semi. Ogni giorno doveva portare una vasetto di terra per piantare alberi e fiori per la scuola. Mio nonno con i suoi amici giocava a nascondino, dava la caccia agli uccelli con le fonde e altro.

Queste sono delle storie che i miei nonni mi raccontano. Mi piace molto ascoltare le avventure di mia nonna e di mio nonno. Sono molto contenta che posso ascoltare cosa si faceva tanto tempo fa.

 

 Motto FAST AND FURIOS                   Riccardo Favretto   -   Classe VI

                                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                              Insegnante: Elisa Piuca

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

Dalla finestra della mia camera vedo il mio quartiere. Io vivo nella periferia di Umago, vicino al cimitero. Quindi dalla mia finestra vedo gli ultimi palazzi della città, la strada che porta a Cittanova e in lontananza si vedono le colline di Buie.

Dalla finestra della mia camera si intravede uno spiazzo dove si fanno le corse con le automobili e anche le gare acrobatiche di moto. Purtroppo le gare si svolgono solo una volta all'anno per una settimana e questo mi dispiace perché è una cosa eccitante, pericolosa e che mi piace molto. Sono già andato a vedere queste gare per tre anni di seguito e mi sono divertito molto.

Mi piace vedere le macchine,  sentire il rombo del motore e annusare la benzina nell'aria.  Più di tutto mi piacciono le acrobazie delle moto. È tutto così bello che lo vorrei fare anch'io ma non credo che mia mamma sarebbe d'accordo. Vivo in questo quartiere da quasi tre anni e mi trovo molto bene. Mi piace soprattutto in questa stagione perché il sole che sorge ed entra direttamente dalla mia finestra mi sveglia. È molto bello vedere l'alba che rischiara la campagna.

 

 

Motto OCCHI AZZURRI                        Gaia Vežnaver   -   Classe VI

                                                               Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                               Insegnante: Elisa Piuca
 

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

 

Mi ricordo che l'altro giorno mio nonno mi raccontava di quando era piccolo. Lui viveva a Milano e sua mamma (cioè mia bisnonna) aveva un panificio e il nonno, dopo le elementari, andava alle scuole serali così aveva tutto il giorno libero per aiutarla.

Mi ha raccontato che la sveglia era alle sei e lui si riaddormentava sempre mentre sua mamma usciva senza accorgersene. Ma quando arrivava al lavoro si accorgeva che lui non c'era per questo mandava il primo cliente  che vedeva a svegliarlo. Appena mio nonno sentiva il campanello si alzava, si preparava e correva a più non posso sapendo che arrivato al panificio avrebbe sentito una bella "ramanzina".

Dopo la ramanzina preparava il cesto e faceva le consegne a domicilio. Lì a Milano i palazzi sono molto alti e a mio nonno a volte capitava di fare una consegna al quinto o sesto piano. Ma visto che ai fattorini no era permesso prendere l'ascensore lui strisciava fino all'ascensore senza farsi vedere dal portinaio.

Però quando riscendeva già sapeva che il portinaio lo avrebbe aspettato davanti all'ascensore, così appena  si aprivano le porte lui cominciava a correre e cercava di schivarlo e dietro di lui il portinaio gli urlava " se te ciapì" (in milanese).

Raccontava anche che le strade di Milano sono a "pavè" (cioè piene di pietre) e lui (furbo) con la sua bicicletta andava sui binari del treno e tutta la gente (che lo conosceva) gli diceva "quel lì l'è matt" (sempre in milanese).

Bene, questa era la vita di mio nonno, però mi ricordo che anche mia nonna mi raccontava qualcosa. Lei aveva una vita completamente diversa dal mio nonno. Viveva in campagna con i suoi nonni. Ogni mattina suo nonno la portava a scuola seduta sulla canna della bicicletta. Lei con una migliore amica giocava vicino a un fossato, facevano finta  che gli alberi fossero le loro case. Quando era inverno il fossato si congelava e loro ci scivolavano sopra. Ma quando il ghiaccio si rompeva si bagnavano tutte. Immagino fossero stati dei bei ricordi.

Spero anch'io quando sarò vecchia di poter raccontare ai miei nipoti o figli i miei ricordi

 

 

Motto KITTY32                                     Katty Cociancich   -   Classe VIII

                                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                              Insegnante: Elisa Piuca

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO

Dalla finestra della mia camera vedo milioni di cose. Di solito quando la apro ed esco sul balcone per prendere un po' d'aria mi sembra di vedere un fotomontaggio. Esco spesso sul balcone soprattutto la notte per ammirare le stelle; ogni cosa è buia e strana ed è l'effetto della notte che la rende così bella. Sul balcone ci rimarrei sempre se non ci fossero le stagioni. D'inverno stare sul mio balcone è bellissimo ma a causa del freddo ci sto solo un'ora. Il fruscio del vento e gli alberi senza vita mi implicano tristezza.

Mentre in primavera ci rimango per due ore e ascolto il cinguettio degli uccelli, il rumore della pioggia mi implica pensieri riguardanti la bellezza della natura. D'estate esco sul balcone quasi sempre , soprattutto durante la notte con quell'aria così calda e con il rumore del mare nelle orecchie che mi fa chiudere gli occhi ed immergermi nei miei pensieri, riapro gli occhi e guardo le stelle, cerco di creare costellazioni. È davvero rilassante. È talmente bello che non riesco a pensare ad altro. In autunno è ancora più bello. Con tutti quei colori attorno ti sembra di vivere in un sogno: l'umidità della pioggia mi da un tale senso di libertà che mi aiuta a pensare  e a vedere tutto in un modo diverso. Non so perché ma io amo quel balcone ed é per questo che quando non riesco a credere in me stessa esco, chiudo gli occhi e penso, dopo due secondi li riapro e in quel momento mi rendo conto che ogni cosa cambia.

Ecco cosa io vedo ed è stata la natura a crearlo e mai e poi mai svanirà

 

 

Motto ENDERMAN                                   Alessio Sponza   -   Classe IV

                                                   Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                  Insegnante: Giuliana Malusà

 

 I NOSTRI VECI NE CONTA

 

 

 

 

 

Nona Etta me conta che el pan se impastava a casa e dopo se portava in forno.Se faseva tre o quatro pani che i bastava per una setimana.Rovigno gaveva tanti forni ma la nona andava al "Forneto" che se trovava vicin la Carera.

 

Non iera nè caramele nè ciocolate. I dolci de casa iera quei semplici: le fritole e croline. A mia nona ghe piaseva el suchero che se lasava squaiar sul fogo e dopo che se rafredava se spacava a tochi. Iera ciamade le “sidele“.

 

La nona gaveva una pupa de strasa " la poupa da bieco" e el letin iera la scatola dele scarpe. La gaveva, e la ga ancora una picia cariola fata da suo papà .

 

I giogava tanto in campagna.

 

 

 

 

Motto SARA                                             Laura Popović   -   Classe IV

                                                  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                  Insegnante: Giuliana Malusà

 

I NOSTRI VECI NE CONTA

 

     

Nonno Bruno de picio

 

Quando mio nonno Bruno el iera picio, el se giogava in contrada con i suoi amici.

I gioghi che lori i faseva i iera fora all' aperto. Uno dei gioghi più' conosudo iera “BALENA SCONDI“. Uno se meteva con el viso verso el muro e el cominciava a contar, intanto i altri fioi i se scondeva dove che i rivava.Quando quel che contava el finiva de contar el cominciava a cercar i fioi nascosti e cusi i giogava finche' i se trovava tuti.

El secondo giogo jera “GUARDIA E LADRI“. I fioi se divideva in due squadre, uni iera le guardie e i altri iera i ladri. Allora le guardie doveva ciapar i ladri e portarli in prigion.
Un altro giogo iera le “SCINCHE“. I faseva un buzo per terra e poi i se alontanava dal buzo e i doveva tirar le scinche in tol buzo, chi rivava vinseva le scinche dei altri..

El giogo preferido dei fioi iera el “EL BOSOLO“, alora i disegnava un quadrato diviso in quatro per tera, poi i doveva butar i soldi de moneda in questi quadrati, chi rivava butar in uno dei quadrati ingannava tutti i soldi, chi butava sulla riga perdeva tutto.

Altri gioghi de quel tempo iera i “PIRATI CON LE SPADE“, dove i se le dava de santa ragion fino a che le spade non le sciopava, chi gaveva la fortuna che la spada ghe resti intiera el vinseva.

Oltre a sciocarse con le spade i se tirava drio i sasi e questo giogo iera ciamado “GUERA COI SASI “, se qualche picio rivava a casa con la testa spacada iera meo che noi ghe disi niente ai propri genitori, perche' se no el se le ciapava anche a casa.

Oggi ai tempi vostri non ze posibilita' de farse tanto mal...dato che voi signì una generasion che gioga solo al computer!     

 

 

 

Motto 3524                                                  Chiara Rocco   -   Classe IV

                                                    Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                  Insegnante: Giuliana Malusà

 

 I nostri veci ne conta

 



Picia mia, ti devi saver che, quando ierimo noi pici non esisteva la luce in casa, non esisteva la television, el computer, i videogioghi, i telefoni come gavè voi ogi.

 

 Noi giogavimo con robe semplici; le pupe de straza, che la mama ne faseva se la gaveva tempo, se giogava in strada con le bale, più de tuti se giogava in natura con i amici o in campagna quando i grandi lavorava i campi.

 

Qualche volta se giogava soli, quando se portava a pascolar l’armenta Bruna. Ai nostri tempi i fioi gaveva i compiti de portar a termine: far le facende de casa, lavar i piati, cusir, far maia con i feri, cusinar e lavar la roba.

 

Però anche i nostri tempi iera bei e se divertivimo tanto.

 

 

  

Motto 1118                                                    Maxim Perhat   -   Classe IV

                                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                      Insegnante: Giuliana Malusà

 

" I NOSTRI VECI NE CONTA "

 

 

Mia nona me racontava che una volta non iera la television, pochi gaveva la radio e per divertirse dopopranso se andava a giogar con la tombola dela signora Micela in magazin. La signora Micela la gaveva un grande tavolin con tanti fasioi per segnar i numeri estrati dal maso. Pero' non se usava dir i numeri come noi li conosemo, ma in un altro modo cusì el numero uno iera Re Pipino, el due iera la Signorina, el quatro la carega e cusì via fino al novanta che iera el Vecio.

Prima de cominciar el giogo ognun dava el soldin e cusì chi vinseva ingrumava i soldi della vincita. Mia nona quando la iera picia la giogava al pisuco, con la corda, el sercio, con le scinche. Per giogar el pisuco l'andava a rubarghe ai pescadori el piombo dele redi poi el lo bateva fin fin fasendolo diventar un disco, per farlo cascar meo dentro i quadratini del pisuco.
Quando i veci non giogava ala tombola i iera sentadi fora la porta, chi cusiva,chi faseva uncineto, poi compariva qualche canto rovignese. Infati mia nona se ricorda che se sentiva

sempre cantar nele contrade, non come adeso che siemo tuti in casa, non se parla con nesun e se qualche dun se meti a cantar ... i li ciapa per mati o imbriagoni .. !

 

 

 

 

 

 

 

 

                    

 

Motto PRINCIPESSA                                     Eleny Marcella Cerin   -   Classe IV

                                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                        Insegnante: Giuliana Malusà

 

" I NOSTRI VECI NE CONTA "

 

Sono le 14:00, a suono di sirena molte tabacchine escono e molte entrano nella famosa Fabbrica Tabacchi.

 

Le batane sono legate a] molo e i pescatori stanno preparando le barche e le reti per l'uscita prima del tramonto. Vicino alla fabbrica si trovava il Torchio o dove i contadini di Rovigno e di Villa di Rovigno, portavano a macinare le olive a bordo di carri trainati dagli asini o dai buoi.

 

Passando per la Carrera, negli ,,spaci" , i contadini vendevano il proprio vino. Una volta c'era molto più pesce e nel periodo dei ,,pioni" se ne potevano vedere della vere e proprie montagne .

 

 

 

 

 

 

 Motto 00701                                                    Antonio Buršić   -   Classe IV

                                                       Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                        Insegnante: Giuliana Malusà

 

" I NOSTRI VECI NE CONTA"

Quando mi iero picia non iera tanti dolci e fruta, la mia mama faseva el pan e i dolci in casa. El dolce che me ricordo de piu' ze la "·trecia de Pasqua".

La fruta se magnava quela de stagion, non gavevimo ne arance, ne banane, ne kiwi.

E anche nel vestir ierimo poveri. Gavevo solo un vestito, che lavavo e stiravo ogni tre giorni. Non iera la television, ne radio ... e dove iera el computer!!!

Giogavimo molto fora in natura.

 

 

Motto UNITED STATES  MILITARY MARIN

 

                                                               Andrej Peharda   -   Classe IV

                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                         Insegnante: Giuliana Malusà

"I NOSTRI VECI NE CONTA "

Mia nona la se ciama Jadranka e la gà 58 anni. La xe nata a Rovigno nel 1955 e la sua infansia iera bastansa movimentada. La viveva in una casa con un bel cortil grande, con tuto intorno tante campagne cusi che no ghe mancava el divertimento. A mia nona ghe piaseva sai giogar con tochi de legno (miga che iera tuti sti giogatoli de ogi).
Nel 1963 a Rovigno gaveva nevicà, proprio tanto, ma quela volta non iera in giro sci e slite. La gaveva una sedia, de quele che 'se insera, e la slitava tuto el santo giorno per le via de la Gioventu' fina a Squero. Quando mio nono gà visto che mia nona iera sai felice el xe andà in magasin a farghe una slita vera de legno, de una vecia porta grigia, e allora sì che el vero divertimento podeva cominciar! Non cori miga dir quanto mia nona iera contenta con sta roba! Sta sua felicità pero' non podeva durar sai perche' almeno ogni tanto la doveva anche magnar. A mia nona non ghe piaseva magnar, ma sua mare non la lasava andar a giogar se prima non la finiva de magnà. Furba che la iera mia nona, la gà pensado subito come far. Soto de la finestra in corte iera ligado el can dei vicini, sto can gaveva una bela padela svoda e mia nona la gaveva ben pensà de darghe de magna a sto povero can.

Tuto andava ben finchè sua mare la gà becada. Sighi e urli e anche qualche scupeloto, pero' solo se suo pare non iera in casa. . Perchè guai a chi la tocava se lui li vedeva!

Come che la vedeva arivà in casa su pare, subito la scampava fora a giogar. Mia nona la gaveva anche una bicicleta grigia, con le gome bianche, (pareria che sto grigio iera de moda quela volta) insoma la gaveva sta bicicleta, ma mia nona non saveva menarla. La gà presto pensà come far..  .Insoma in qualche modo la gà riva a imparar, ma la andava solo drita e quando iera de girar niente de grave solo che la finiva in graia, in te le cane dentro l'orto dei vicini.. Presto, presto la se alsava e via ela de novo! Per ela sto qua iera sai bel modo de divertirse anche perchè no la voleva darghe la bici a suo fradel. Ghe piaseva tropo vederlo corer e far el spion con sua mare, piansendo come una tatina visiada.
Insoma saria qua sai de scriver, perchè mia nona la ghe ne gà combinà una più de Bertoldo, ma me coreria sai tempo e posto.  El resto ve lo conterò un’altra volta.

 

 

   Motto SPIKE                                                    Mattea Pernat  -   Classe IV

                                                      Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                         Insegnante:  Giuliana Malusà

 

" I NOSTRI VECI NE CONTA "

In famiglia de mia nona iera quatro sorele e un fradel che i viveva con la marna e el papà. I viveva a Carmedo. Non i gaveva i giogatoli, ma i giogava con i sasolini, nespule e pigne. A scuola i giogava a ,,granicar"( quattro fuochi). Le femine le indosava sempre le cotole e non le podeva portar le braghe. De matina prima de andar a scuola se

beveva el cafelate con sope de pan. A scuola se indosava un uniforme nera. Dala prima ala quarta i andava a scuola a Carmedo e dala quinta se andava a Valle,

pero' a piedi per sete chilometri ogni giorno con piove e con sol.

Quando i tornava a casa i magnava el pranso, quasi sempre minestra e dopo i andava a pascolar le armente e anche a ingrumar erba per i porchi. De sera i magnava qualche patata o polenta, poi i se lavava in un cadin, dopo i dormiva tuti insieme in un leto. Non i gaveva ne television e neanche radio ma neanche corente eletrica e i leti iera imbotidi con le foie dele panocie.

Quando mia nona iera diventada piu' grande la andava al balo, sempre a piedi fin Savincenti e là, la gà conosudo un bel ragaso del qual la se gà anche inamorà.

Quel bel putel el xe vegnudo a Carmedo con la bicicleta ,,Bianchi" e la nona xe andada via con lui, ... quel bel putel adeso xe mio nono.

 

 

Motto FORTEVAL                     Valerija Fortuna   -   Classe VI

                                       Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                   Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…


Un giorno dalla finestra della mia camera vidi una signora che piantava una piantina un po' strana. Era di colore blu con dei piccoli fiori verdi. All'inizio pensai che fosse solo una pianta tropicale, ma poi vidi che, con il passare dei giorni, la pianta diventava sempre più grande. Presa dalla curiosità, andai a sbirciare da vicino. Assomigliava a un albero e aveva dei frutti rosa. Siccome erano molto invitanti, ne raccolsi uno e me lo mangiai. Il giorno dopo, quando mi svegliai, mi accorsi di essere diventata una specie di mostro. Ero tutta rosa ed ero piccolissima. Perciò andai dalla vecchia signora per chiederle cosa dovevo fare per ritornare normale. Lei mi disse che dovevo attraversare il bosco incantato e che nel lago maledetto avrei trovato una strega che mi avrebbe dato la medicina per guarire. Io mi misi subito in cammino. Giunta nei pressi del bosco, vidi una fata che mi diede il benvenuto. Proseguii e vidi un gruppo di fate volare sopra di me. Il paesaggio era splendido: c'erano tanti fiori colorati, tante farfalle e altri animali molto carini. Intanto si era fatto buio ed io dovevo trovare un luogo dove dormire e ripararmi, visto che pioveva. Vidi una casetta e bussai alla porta. Uscì una fata che mi accolse gentilmente, mi offrì un riparo per la notte e mi diede anche da mangiare. Diventammo subito amiche e il mattino dopo la ringraziai calorosamente e continuai la mia ricerca.

Finalmente superai il bosco incantato a mi ritrovai davanti al lago maledetto. Mi si presentò una strega che mi chiese che cosa volessi da lei. Le raccontai la mia storia e lei mi invitò a seguirla. Mi disse che dovevo ritornare nel bosco incantato e trovare la regina delle fate che mi avrebbe potuto aiutare. Trovata la regina delle fate, le raccontai la mia storia e lei mi spiegò che la strega mi aveva ingannata perché l'unico modo per ritornare normale era di ucciderla. Tutta sconsolata le chiesi: » Come posso ucciderla???« Lei mi rispose: «Se la vuoi sconfiggere, devi trovare la lancia magica e colpirla al cuore.« Io le chiesi dove potevo trovare la lancia e lei mi disse che si trovava nella casa dell'orco. Ero ormai stanca di camminare e speravo tanto che la casa dell'orco non si trovasse troppo lontano. Lei mi disse di andare verso est ed io m’incamminai. Dopo aver camminato un po', giunsi proprio davanti alla casa dell'orco. Gli chiesi se mi dava la lancia ma lui mi disse che prima dovevo superare tre prove. La prima consisteva nel ritrovare la moglie dell'orco, la seconda nel cucinare un buon pasto per l'orco e la terza nel combattere contro di lui. Superai tutte e tre le prove e presi la lancia. Me ne tornai dalla strega e la uccisi. Finalmente diventai normale e ritornai a casa. Erano passati tre anni e mia madre non mi riconobbe subito. Andai dalla vecchia signora, dove era iniziata la mia avventura, ma scoprii che era morta e capii che era lei la strega che avevo dovuto uccidere. Che cosa terribile: la »medicina« per diventare normale l'avevo avuta davanti alla finestra della mia camera!

 

 

Motto SALE MARINO                  Deizy Memić   -   Classe VII

                                        Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                     Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

I NOSTRI VECI NE CONTA


Nona Nerina la me ga contà che co la gaveva 14 ani la ga scominsià a lavorar in fabrica »Arrigoni« a Isola.
» Per mi iera un grando problema perché no savevo parlar in italian tanto ben. Quela volta savevimo tuti parlar solo in dialeto. Gavevo una zia che la me ga iutà sai. Iero tropo picia per far quel lavor: netar pese. In sete de lori dovevimo netar i sardoni e le sardele. Mi gavevo le man picie e dovevo lavorar svelto per far la norma come i altri. No rivavo sempre a far e alora mia zia, che la iera più svelte, la me iutava e cusì, con l'andar del tempo, son diventada sempre più brava. El capo me ga dado un premio e mi iero sai contenta.Dopo, questo lavor el me andava sai svelto e qualche volta ghe insegnavo a lavorar anche ai novi vegnudi.


Dopo un per de ani son andada a lavorar in magasin. Qua selgevimo le scatole de pese, quale iera piene e quale iera svode, per meterle in casseta e spedirle. Sicome che in magasin el lavor iera più pesante e sul giro d'aria, me go malà sui polmoni e go dovudo lasar el lavor e andar a curarme in ospedal. Quela volta, chi se malava de polmoni iera destinado a morir perché no iera medisine per curarse. Alora me go fato 5 ani de ospedal, dentro e fora. Mi gavevo fortuna perché iero forte de costitusion e me la go cavada, ben o mal. Però dopo dovevo star sai tenta a no rafredarme e a no ciapar fredo e bever 24 pirole, che le stava in una man.
Iera tempi duri perché tante volte no iera cosa magnar e no iera gnanca soldi per comprar quel che serviva.. Questo iera subito dopo la guera, nei ani tra el 1949 - 1950.Go comincià star mejo e per viver dovevo lavorar in campagna, anche per iutar la fameja. Me ricordo che andavo in campagna col caro e col mus. Con mio papà metevimo sai pomodori, cogumeri, suche e de tuto altro. Bisognava seminar, trapiantar, impiantar, sapar, bagnar de matina e sera.
Cusì, con tanta volontà, forsa e testardagine son sopravisuda fina che me go sposà, formando una nova fameja. Oggi go i nipoti che visio e ghe vojo ben e volesi che no i provi mai quela vita ghe go fato mi. 

                                                                                                                               

Motto LUGHERA                          Tina Zigante   -   Classe VII                                                

                                        Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                      Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

I NOSTRI VECI NE CONTA

Nona Uci la me conta che quando la iera picia, i gaveva in orto una vecia figara. Quando che iera la stagion dei fighi, de note veniva i putei che rubava qualche figo, dato che quela volta se podeva rubar solo de magnar. Cusì che nona Eta, per scasar via 'sta mularia, la se ga pensà de farghe ciapar paura. E una note, che 'sti putei i xe vegnudi, nona Eta, furba, la ga ciolto vecie straze e la se ga vestì de fantasma. 'Sta mularia grumava i fighi e ela, pian pianin, andandoghe visin, la ghe ga dito: «Quando ierimo vivi anche noi magnavimo 'sti fighi, adeso che semo morti pasegiemo per 'sti orti." E quando i ladri i ga sentido parlar el fantasma, i ga meso le gambe in spala e i xe scampadi zo per le corone come leveri.

Mi ritengo fortunata di avere dei nonni che mi sanno trasmettere tanti bei ricordi. Spero che anch'io un giorno avrò tanti ricordi da raccontare ai miei nipoti. 

 

 

Motto GABBIANO LIBERO                       Tiara Stergulc   -   Classe VII

                                         Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                    Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…

È così semplice e comune, è quasi un'abitudine guardare dalla finestra della casa. Ma comunque, guardare dalla finestra mi provoca un sacco di emozioni. Quando guardo il nostro mare, mi sembra di vedere tutti i mari del mondo, anche se dalla mia finestra vedo solo una piccola parte del golfo di Pirano. Ma il nostro mare è collegato a tutti i mari del mondo. E la mia storia racconta la vita e la gente che vive lungo la costa, che desidera tanto navigare per i mari del mondo. Poi ritorna stanca a casa e, tranquilla, osserva il mare dalla finestra della propria amata casa. So di essere troppo giovane per capire tutto da sola, ma per fortuna ho un papà che ha vissuto tutto ciò e me lo ha raccontato nei freddi inverni, seduti accanto al caminetto. Dai suoi racconti ho capito che, anche lui, guardando il mare azzurro e immenso dalla finestra, ha sentito l'irresistibile desiderio di andare a vedere dove finisce.

 

Mio padre è stato un marinaio e ha solcato quasi tutti i mari del mondo. Ha visto tantissime cose belle e brutte, ha vissuto sul mare una vita molto interessante, ma è sempre ritornato, con piacere, a casa sua. Quando, oggi, guarda il mare dalla finestra, lo fa in silenzio e senza provare nostalgia. Infatti, dai suoi racconti ho capito che non ha più il desiderio di partire, anche se ha lasciato sul mare gran parte della sua gioventù. Afferma di essere molto felice e contento a casa sua. Molte volte dice che vivere in riva al mare è la cosa più bella al mondo e che siamo proprio fortunati ad abitare in un paese affacciato sul mare. Ma io sono ancora giovane, curiosa e desiderosa di vivere nuove avventure. Così, quando guardo il mare dalla finestra della mia camera, nascono in me mille desideri e domande: dove finisce questo mare? Com'è sull'altra sponda di questo mare? Desidero viaggiare e, a volte, non capisco mio padre che, seduto nella sua comoda poltrona, mi dice che la felicità sta nell'avere una famiglia e nel guardare da lontano questo nostro bellissimo mare. Ma forse lui lo può dire perché, guardandolo, si ricorda di ciò che ha visto ed ha vissuto. E pago di ciò si rimette sulla sua comoda poltrona e, con il sorriso sulle labbra, si addormenta come un corridore stanco, giunto al traguardo.
Non sono forse anch'io un corridore, che aspetta di intraprendere la sua corsa, per poi ritornare un giorno, guardare, con un sorriso, il mare dalla finestra e pensare:» Basta viaggiare, la mia casa è il più bel posto del mondo! «

 

 

Motto WAS UP                                         Alin Smolinski Bassanese   -   Classe VII                       

                                        Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                  Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

 DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…


La finestra della mia camera è speciale, soprattutto durante le notti d'estate. Speciale, perché quando nella mia camera fa caldo, la apro e a quel punto vi entra la magia. Guardo il cielo scuro e vedo milioni di stelle grandi e piccole, alcune brillano più delle altre. E queste stelle sono bellissime, la loro bellezza è infinita. Le guardo e sembrano ballerine luccicanti che mi invitano a ballare con loro. Poi arriva lei, la madre dello splendore: la Luna! Maestosa come sempre. Mi metto seduta sulla finestra e osservo l'immenso splendore che la notte mi offre e, piano, piano, vengo trascinata a danzare con le stelle. Mi prendono per mano e volo attraverso il cielo, danzo con loro per tutta la notte. È stupefacente! Visto da vicino, il loro splendore è più bello di qualsiasi diamante.

 

Ad un tratto sento qualcuno che mi chiama da lontano. È una voce conosciuta: quella della mia bisnonna. Sono emozionatissima e scoppio a piangere dalla gioia. Ci abbracciamo forte e parliamo a lungo. Ho mille domande da farle ma il tempo scorre veloce. Ad un certo punto lei mi dice che devo andare ed io mi metto a piangere e le dico: » Non lasciarmi!« Lei mi dice dolcemente: » Stella mia, anche se non sono con te, ti seguo dall'alto, ricordatelo sempre!«
Tutto ad un tratto mi ritrovo nel letto a guardare le stelle nel cielo. Una è molto più brillante delle altre e sento una voce che mi sussurra: «Ricordati, ti voglio bene e te ne vorrò per sempre «. Ora capisco la magia della notte mi ha messo in contatto con la mia bisnonna. Gli occhi sono pieni di lacrime, li chiudo e mi addormento.

 

 

Motto ALBATRO                                       Karin Amina Sahir   -   Classe VIII

                                        Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                  Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

HO TROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA PICCOLA E...


Wow, questo si che è stato un salto nel passato! Tutto cominciò con un giorno di noia. Non sapevo proprio cosa fare, quindi decisi di andare a R    riesplorare la mia vecchia soffitta.
La prima cosa che notai, è che è passato tantissimo tempo dall’ultima esplorazione, perché da piccola toccavo appena il soffitto con le mani, invece adesso devo piegarmi a metà per riuscire a camminare. La seconda cosa fu la finestrella sul soffitto. Una piccola finestra circondata da ragnatele, la prova tangibile di come nessuno andava mai lì da tempo... Mi rattristai un po’ vedendo quanto ero cresciuta. Nell’ultima visita lassù, dovevo mettermi in punta di piedi per vedere il paesaggio oltre la finestra, ma riuscivo a vedere ben poco. Solamente i tetti delle case e l’ospedale sulla collina in lontananza.
Dopo pochi minuti di esplorazione trovai qualcosa... Un mucchio di vecchi giocattoli in uno scatolone nell’angolino buio. Fui sommersa dai ricordi.
C’era un vecchio orologio di ceramica a forma di mongolfiera. Ricordo che quando rimanevo a casa ammalata, da bambina, mi annoiavo tanto, quindi ogni volta giravo la lancetta piccola sul quattro e quella grande sul dodici, cosicché mamma tornasse subito dal lavoro e giocasse con me.
In fondo allo scatolone trovai dei giocattolini di legno: ferrovie, trenini, veicoli vari, pini e persone. Amavo, e amo tuttora, quei giocattoli. Le ferrovie si costruiscono a forma d’otto e in mezzo ai suoi buchi si costruisce una città, con le casette, i tetti, la chiesa, gli omini e gli alberi. E all’incrocio dei due cerchietti dell’otto c’è un tunnel, dove passano i veicoli.
È una cosa davvero divertente con cui giocare, a qualunque età.
Giocavo spesso con le bamboline, soprattutto quelle di ceramica, e mi divertivo a pettinarle e farle parlare tra loro. Infatti, trovai una bambolina di ceramica semplicemente stupenda. Aveva un lungo vestitino bordeaux e pizzi bianchi, un capellino dello stesso colore e dei bellissimi corti riccioli dorati che le ricadevano sulle spalle. Non le avevo mai dato un nome.
Crescendo, diventai molto più simile ai maschi, anche se suppongo che avevo ancora la mia grazia femminile. Di fatto trovai anche un bambolotto di gomma assai mal ridotto. Quella era la vittima del mio gioco preferito, “Torturiamo le bambole”.
Mi ricordo soprattutto di un momento molto divertente: avevo portato il bambolotto a scuola per condividere la divertente tortura con gli amici. Presi il bambolotto, corsi in cima alle scale della vecchia scuola, mi sporsi dal muretto e gettai con tutte le mie forze il giocattolo contro il cemento sottostante. All’atterraggio c’era un’amica che lo recuperava ed esaminava i danni. La bambola aveva qualche dito mancante, strappato a morsi, e le dita rimanenti colorate con un enorme pennarello indelebile blu.
In quei momenti ero nella fase: “Non gioco più con le bambole a bere il tè. Al massimo le rompo!”. Questa fase permane tuttora.
In soffitta trovai anche tantissime Bratz e Barbie che vorrei buttare via o donare agli altri bambini. C’era la Barbie che da piccola provai a mangiare, perché odorava di cocco, c’era la Bratz pelata che avevo rasato cercando di fare la parrucchiera, la BarbieSenzaTesta, vittima del mio giochetto preferito... Insomma, tanta roba.
Trovai la cosa più bella di tutte, la cosa che mi ha fatto appassionare alla scienza: il mio kit di osservazione delle stelle, dell’allevamento d’insetti, lumache o simili e dell’osservazione al microscopio.
Ricordo di aver allevato per lungo tempo una lumaca, ma alla fine, ovviamente non ce l’ha fatta. Però la allevai davvero con cura: le diedi foglie di lattuga regolarmente e tutto quello di cui avesse bisogno, tranne la libertà.
Nel kit per l’osservazione al microscopio c’erano delle pinze, vetrini portaoggetti vuoti e vetrini con dei campioncini già pronti. Mi divertivo un sacco ad andare in giardino a cercare formiche, foglie, radici ecc., per poi metterli sui vetrini e osservarli al microscopio.
Poi di notte mettevo spesso un tavolino sul balcone, montavo il treppiedi con il telescopio e osservavo la luna e di giorno guardavo gli alberi muoversi con il vento.
Penso che questi ricordi non si cancelleranno mai dalla mia memoria e non butterò mai via quei giocattoli. Anzi, li tramanderò ai miei figli, ai miei nipoti, pro-nipoti e così via...

 

 

Motto MERLO DE GRAJA                        Sandro Romanello   -   Classe VIII

                                         Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                   Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

I NOSTRI VECI NE CONTA
 
De picio, quando me anoiavo, stavo mal o non podevo dormir, me fasevo sempre contar storiele da papà e da nona. Diferentemente dei altri putei, ai quali le proprie mame ghe contava storiele de principi e regine, a mi i me contava del me bisnono e dele sue tante aventure.
La storia che me xe restada più in testa xe quela dei fantasmi.
Quando el me bisnono iera più xovine, el conoseva uno che’l dixeva sempre che lu no ga paura de niente e che i fantasmi lu li magna per sena. Dato che no ghe credeva nisun, Rudi (come tuti ciamava el me bisnono) e i sui amici i gaveva deciso de farghe un scherzo. Ogni sera el andava in betola e el tornava verso la mezanote. Un giorno, prima che el partisi, tanti amici, tra i quai Rudi, ghe contava che quela note iera maledeta e che i fantasmi girava torzolon. Dopo gaver dito che no’l ga paura, el xe andà.
Poco prima de mezanote, Rudi e i sui amici se ga sconto in parte dela strada, che “el coragioso” cioleva ogni note per tornar casa. Con lori i ga ciolto coverte e nisioi, tuti bianchi. Dopo la mezanote, “el coragioso” tornava a casa tuto imbriago, e quando eli era bastansa vicin, tuti i amici xe saltadi fora del nascondilio, coverti dai nisioi, e i ga cominciado a corerghe drio zigando: “Uuuuh! Semo i spiriti Uuuuh!” Quando sto qua li ga visti, el se ga meso a corer come un mato! E sti altri i ghe coreva drio… Iera come in un teatro!

Co el xe tornado casa, i iera tuti là, che lo spetava. Lu se ga meso contar de quanta paura el ga ‘vudo e come el xe scanpà. In fine tuti i ga ridudo fina le lagrime e i ghe ripeteva: “No te gavevi dito che no ti ga paura de niente?! Fifon!”

 Nisun no ghe ga mai dito la verità, ma pararia che el xe viniudo a saver del scherzo de cui xe sta’ vitima.
 

 

Motto MUSTACIO                                      Teo Ruzzier   -   Classe IX

                                         Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                    Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

 

I NOSTRI VECI NE CONTA…

Mio nono me ga contà che quando su’ pare lavorava in saline, su’ mare faseva de maniar e a lu’ ghe tocava portarghe de maniar e bever. La meteva el maniar in una zaina de venchi e la bevanda in una fiasca de vetro coverta col venco, cusì restava più fresca in te le calde xornade de luio.
Un bel zorno su’ pare ghe ga fato un picio gavero, cusì che ghe podeva iutar a far i muci de sal. Dopo gaver menà el sal in canova con le cariole con la roda de lenio, i se butava in Fiume Grando per rinfrescarse.
Co mio nono iera ancora muleto, el se trovava dopo de pranso coi amici e i faseva i tufi, e chi no saveva nudar, nudava coi crepini (saría le suche xvode).
Durante le ferie, per San Bortolo, duti i muli i iera contenti: savè perché? Perché una volta no iera come deso, che esisti milioni de gelaterie e boteghini: i xovinoti i pena spetava de poder comprar una baleta de gelato durante la fiera!
Mio nono Guerino, che el ga setanta ani, el me dixi sempre che la xoventù che xe deso la xe rovinada da duta questa tecnologia. Una volta per i fine setimana bisognava xveiarse alle cinque per andar in campagna, no miga come deso, che de sabato se dormi fina mexogiorno!

 

  

Motto GIRASOLE                                       Anna Frlič   -   Classe IX

                                        Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                    Insegnanti: Marina Dessardo - Romina Križman

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…


A me piace molto osservare fuori dalla finestra, però lo posso fare solamente in estate, quando fa caldo e posso finalmente tenere le persiane e le lastre spalancate. D’estate non mi serve nemmeno accendere la luce per illuminare la mia stanza, perché i raggi e la luce del sole penetrano direttamente all’interno, mi illuminano tutta la stanza e mi rallegrano la giornata.
Se infilo la testa fuori dalla finestra e mi affaccio al davanzale, riesco a sentire il profumo dei garofani, dei gelsomini e delle fresie che tengo sul davanzale. Il loro profumo così forte riesce ad invadere tutta la mia stanza e gran parte della piazza in cui abito. Nella piazza ci sono molte automobili che si parcheggiano producendo un odore sgradevole, ma dal davanzale arriva il buonissimo profumo dei miei fiori, che è così forte da riuscire a coprire quell’odoraccio di città.
Se volgo lo sguardo a sinistra, scorgo un piccolo pezzo del porto con le barche attraccate in un ordine che mi piace tanto. È bello da vedere, perché le barche sono diverse le une dalle altre. La mia preferita è quella di mio papà, in bella vista, e anche se è semplice e piccola, mi piace perché mi lega a tanti ricordi e da essa ho imparato a tuffarmi in mare.
A sinistra non vedo solamente il porto, ma riesco a cogliere anche l’orizzonte e i pescatori che si allontanano con le proprie barche verso il mare più profondo. L’orizzonte è bello soprattutto al tramonto, perché veste il cielo e il mare di colori caldi e romantici.
Quando sento garrire le rondinelle, punto lo sguardo verso l’alto e riesco a vederle volare in alto libere nel cielo azzurro e portare da mangiare ai loro pulcini nei nidi che si trovano nella grondaia della casa di fronte. Durante la primavera, mentre le rondini si costruiscono i nidi per deporci le uova e covarle, mi piace buttare all’aria, fuori dalla finestra, le piume che perdono i miei pappagalli domestici oppure i nodi dei miei capelli incastrati nella spazzola e mi diverte un sacco vederle mentre li prendono al volo e li sistemano nei propri nidi.
Sono fiera di me stessa quando faccio così, perché quelle che a me sembrano immondizie da buttare nella spazzatura, per qualcun altro sono utili e ne fanno buon uso.

 

 

Motto YOGI                                                 Ioana Gabriela Buzoiu   -   Classe IX

                                                    Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                     Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri nonni ci raccontano      
                                        
I miei nonni si chiamano Paula e Alessio e mi mancano tantissimo.  Ogni volta che andavo in visita da loro mi raccontavano come era la vita ai loro tempi. Mi hanno raccontato che quando erano piccoli non avevano tutte le cose che abbiamo noi al giorno d’oggi. Ad esempio Paula mia nonna giocava con bambole di pezza oppure si divertiva tantissimo a cucire tovaglie, fazzoletti oppure a ricamare. Nonno Alessio invece giocava con le macchinine, con i soldatini di plastica, con trenini oppure staccavano un ramo dell’albero e faceva finta che fosse una pistola. Noi al giorno d’oggi abbiamo moltissimi giochi tecnologici che hanno sostituito quelli dei miei nonni.
I miei nonni mi hanno raccontato che la scuola all’epoca era molto più difficile e che gli insegnanti erano molto più severi. Venivano bastonati oppure dovevano stare inginocchiati sul sale se disturbavano durante le lezioni. Nonostante questi castighi, i miei nonni si divertivano andare a scuola perché a casa dovevano aiutare i genitori e non avevano tanto temo per divertirsi e per giocare. A scuola invece durante la ricreazione potevano parlare e scherzare con i compagni di classe. La mia nonnina a soli 10 anni sapeva già cucinare e cucire. Siccome all’epoca le lavatrici se le potevano permettere solo le famiglie ricche, mia nonna lavava tutti i vestiti a mano e mi diceva che le si formavano i cali sulle mani perché doveva strofinare molti panni e questi le facevano tanto male.  Nonno Alessio invece andava a tagliare la legna per il fuoco e aiutava il papà a riparare gli oggetti rotti. Poi quando era più grande ha frequentato la scuola militare perché era obbligatoria.
Insomma, tutti trovavano il tempo per fare ciò che desideravano. La festa di Natale era la festa preferita dai miei nonni perché si festeggiava con tutta la famiglia, con i vicini di casa, con gli amici e con i parenti. Mi raccontavano che divertivano molto e che in quella giornata dimenticavano tutte le difficoltà della vita. I racconti dei miei nonni mi hanno insegnato a non dare nulla per scontato e soprattutto che le difficoltà della vita vanno affrontate con tenacia e caparbietà perché il sereno ritorna sempre se le persone care restano unite.
 

Motto TWINKY WINKY                                 Nika Počeko   -   Classe VIII

                                                     Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                      Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri nonni ci raccontano
 
Mio nonno si chiamava Anton e mi raccontava tante storie. Mi raccontava che quando aveva 20 anni è dovuto andare in guerra. Durante il conflitto era stato catturato e fu rinchiuso in una casa dove lo maltrattavano. Di notte faceva la guardia ad un tunnel dove al cui interno erano nascoste delle armi. Con se avevano dei cani e la guardia cambiava ogni 12 ore. Mio nonno aveva molta paura perché era buio e in qualsiasi momento qualche soldato nemico avrebbe potuto sparargli. Quando ebbe finito il suo turno di guardia, il capo lo andò a prendere nel bosco e lo porto in carcere dove fu rinchiuso per molto tempo. La gente soffriva ed avevano fame. Un giorno si liberò e un soldato sloveno scoprendo che mio nonno era sloveno e lo lasciò libero. Lo portarono con l'auto dell'ambulanza in territorio sloveno. La vicenda si è svolta in Croazia. Se quel giorno non lo avessero liberato, questa storia non l’avrei sentita dalla voce di mio nonno perché probabilmente sarebbe morto.
Quando ritornò a casa andò subito a lavarsi perché dove si trovava prima non c'era acqua ed erano tutti sporchi. Era felice di essere ritornato a casa. Mio nonno mi ha confessato che l’esperienza della guerra è stata traumatica ma che però grazie a questa esperienza ha imparato a difendersi in ogni situazione. Poi si sposò con Stellina, mia nonna e dall’unione nacquero 6 figli: Marino, Nevio, Sandro, Valter e due gemelle Laura e Daniela. Adesso tutti questi figli, uno di loro è mio papa, hanno dei figli a loro volta. Io invece vivo dalla nonna. I miei nonni vivevano in una casa. Mio nonno lavorava in campagna e mia nonna faceva i lavori domestici. Trent’anni fa a causa di un inondazione hanno perso tutto e mio nonno ha dovuto buttare via tutti i mobili della casa e restarono senza niente. Hanno dovuto ripulire tutta la casa ricoperta dal fango. Alla fine sono riusciti a comprare tutto il necessario per ricominciare a vivere nella stessa casa.
Mio nonno ha avuto una bella vita, piena di soddisfazioni e felicità. Un paio di mesi fa è morto però mia nonna è ancora viva ed è amata da tanti nipoti. Ci sarebbero ancora tante storie da raccontare però non me le ha raccontate tutte. Anche se mio nonno è morto mi ricorderò per sempre i momenti in cui mi raccontava le sue storie. Non le dimenticherò mai.

 

Motto TRENT 111                                         Mark Feder   -   Classe VI

                                                      Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                      Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

I NOSTRI VECI NE CONTA…
 
 I nostri veci ne conta de tutto e de più. I conta de la guerra, come che iera stada inventada la macchina a vapor …
I mii nonni i me contava come iera la vita quando che i iera pici lori, cosa che i faseva, come che iera a scola e come che i guadagnava i soldi per comprarse de bever e de magnar.
Mio nonno me ga contà come el ga perso la man. Un suo cugin gaveva trovà in sofitta una bomba pensando che iera un zogatolo. La la ga portada in strada dove che i iera con altri amisi. Lui la la ga ciolta in man per veder cosa che iera. Per curiosità el ga impizzà un forminante e lo ga messo intel buso e el zogatolo xe scopià portandoghe via la man sinistra. I altri amici xe restadi feridi dalle schegge della bomba. Suo zio xe corso fora e lo ga trovà coverto de sangue. Prima lo ga portà in farmacia e de là in ospedal. I dottori i ga visto che no i podeva far gnente e siccome che nel 1943 Isola iera ocupada dai Tedeschi, i militari italiani i lo ga portà a Trieste dove che i lo ga operado. El zogava anche a calcio e el iera el mulo più svelto de tutti. E se gavè qualche dubio, sì el xe propio lui, Gustin. No passava partida che no 'l dava qualche gol. E a mia nona povera ghe tocava lavar le divise de tutti i zogadori. Purtroppo mia nonna xe morta tre anni fa e non go tanti ricordi de cosa che me la contava quando che la iera ancora viva. La nonna la viveva in una famiglia povera con due fradei e altre due sorelle. I caminava con i zocoli senza calze e le rubava i ovi dale galine dei altri. I mii noni xe i noni più boni al mondo perchė i xe sempre felici e alegri e i me fa rider ogni giorno.

 

 

Motto TOFFO7                                             Jan Toffolutti   -   Classe VI

                                                       Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                      Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...
 
 Dalla finestra della mia camera vedo una palma gigantesca che mi sembra non finisca mai di salire verso le nuvole, che in questi giorni si fanno sempre più fitte. Questa palma non fiorisce mai. Rimane sempre senza frutti, sola soletta. Alle radici di questa palma gigante si trovano tante piante e tanti fiori. In mezzo a tutte queste piante c'è anche una specie di pergola che, al posto della tenda, è coperta dei rami di un kiwi molto vecchio. Parallela alla mia finestra c'è una strada che non finisce mai: dicono che tutti quelli che abbiano cercato di trovare la fine della strada non siano mai più tornati indietro. Dalla mia finestra vedo un mare cristallino che va quasi quasi a bagnare la strada infinita. Fuori dalla mia finestra è tutto pacifico: gli uccellini cantano, sbocciano i fiori: è tutto perfetto!
Peccato che poi mi sono svegliato: purtroppo era tutto un sogno!

 

 

Motto TIN TIN                                              Valentina Carpenetti   -   Classe VIII

                                                        Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                      Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri veci ne conta
 
Mio nono Dullio xe molto bravo de contarme le storie. Ogni volta che vado a trovarlo me sento sul divan e scolto con piazer tuto quel che el me conta. El periodo che el ricorda meio xe co el iera giovane. El me ga anche contado che la vita quela volta non iera facile, perche' non iera niente de cosa gavemo tuto noi ogi. Mio nono Duilio me ga anche dito che quela volta non i gaveva tuti i tipi de bonboni che gavemo noi. Mia bisnona che iera sua mare ghe fazeva i bonboni con el zuchero squaià e con le mandorle amare che se trovava nei osi dei persighi e la ghe dava ogni giorno un tocheto. El me contado come lui giogava con i sui amisi. El me ga dito che lui e Silvo, che iera el suo amico, i giogava a calcio con la bala fata de straza.

Dopo mio nono el xe veniu grande el xe anda a far el militar per un ano e dopo xe anda a navigar in giro per el mondo. Mio nono me ga dito che el ga fato 29 volte la linea intorno al mondo, con diverse barche. El ga visto l'India e l’Africa. Quel che ghe xe rimasto impreso in India iera le vache che le girava da sole per la strada. Mio nono me ripeti che son fortunada de veder mio pare sempra a casa, perche' mio pare Edi vedeva mio nono poche volte all' ano perchè el iera sempre in mar. Mio pare invese el restava a casa con mia zia Maria Luisa e mia nona Angelika.
Mio nono me ga anche raconta che per el suo compleano, mio pare Edi e mia mare Luciana ghe ga compra un canarin gialo. Mio nono Duilio diseva che iera una femina perche' non cantava niente. El canarin se ciamava Gigi. Quando mi son nata, che son veniuda a casa ancora dentro el borson dove se meti i pici, sto canarin ga incomincià a cantar che nianche non lo podeva fermar. Allora mio nono me lo ga regala. Quando mia mare ghe diseva a Gigi che el devi star zito perche' mi dormivo lui fazeva la bala e se meteva a dormir con mi.

Mio nono me raconta le storie da quando iero picia e sempre me interesa tuto quel che riguarda la sua vita e tuto quel che el fa, sia quando el iera giovane che da pensionado.

 

 

Motto SENORITA                                         Nea Čendak   -   Classe VIII

                                                         Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                       Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri nonni ci raccontano
 
Mia nonna mi racconta spesso la sua vita soprattutto quando vado a trovarla. Le storie che le piacciono raccontare sono quelle di quando era giovane. Lei sa molto bene parlare in dialetto. Da ragazzina giocava con le sue amiche a palla ma anche giocava a calcio con i maschi. Lei frequentava la scuola per cuochi perché le piaceva cucinare. Ancora oggi mi prepara piatti buonissimi quando vado a trovarla. Il suo piatto preferito sono gli gnocchi. A mia nonna piacciono tanto gli animali. Lei va sempre in giro per Sicciole con me e con il mio cane. Da piccola aveva trovato 4 gatti e gli dava da mangiare. Alla fine aveva deciso di tenerli con sé. Quando era giovane usciva sempre con le amiche a bere un caffè e andavano al mare. Mia nonna mi racconta che quando usciva con le amiche era sempre molto felice e grazie a queste uscite che lei conobbe colui che sarebbe diventato mio nonno.
Io voglio molto bene alla mia nonna.

 

 

Motto RENESME                                           Elisa Bianchini   -   Classe IX

                                                           Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                        Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…
 
 Durante i giorni piovosi o quando sono di malumore, mi capita spesso di sedermi pensierosa accanto alla finestra.
Una sera feci lo stesso: andai alla finestra e mi misi a sedere sul davanzale. Potei scorgere il crepuscolo all'orizzonte e rimasi per un po’ di tempo ad osservarlo come era mia abitudine. Quella sera aveva dei colori sfumati che sfumavano dall'azzurro al rosso e infine al rosa, una meraviglia che non avevo mai visto prima. Poi, quando sparì, ritornai al presente. Andai a prendere un libro, l'ultimo che avevo preso in biblioteca. Fin dal primo istante in cui lo avevo visto ero impaziente di cominciare a leggerlo. Mi rimisi sul davanzale e cominciai a leggere le prime pagine. Subito la lettura mi catturò. Intanto le ore passavano ma io ero immersa nella lettura e non mi accorsi che erano già le quattro del mattino. Andai in fretta a farmi la doccia e, mentre andavo alla finestra per chiudere le persiane, udii un urlo. Mi fermai di scatto e aspettai. Scorsi una ragazza correre per la via, inseguita da un uomo. L'uomo la prese per il braccio e la girò bruscamente. Cominciarono a litigare e lui le diede una sberla tanto forte da farla cadere a terra. Mi nascosi dietro le persiane per ascoltare di che cosa stessero discutendo, ma non riuscii a capire. L'uomo le diede un altro colpo e il viso della ragazza si coprì subito di sangue. Potevo sentirmi lo stomaco stringere. Dopo un po' l'uomo se ne andò e mi sentii più sollevata. Chiesi alla ragazza se stesse bene ma era troppo sconvolta per rispondere. Poi anche lei se ne andò barcollando per la via. Non dormii quella notte: pensavo continuamente al fatto accaduto e mi sentivo un po’ in colpa perché non avevo potuto far nulla.


Nei giorni seguenti continuai a guardare fuori dalla finestra. Vidi gente povera, ricca, giovane, vecchia, di tutti i generi, che passava per la via, ignara del mondo che la circonda. Ogni sera notai una famiglia recarsi ai bidoni della spazzatura per trovarvi qualche avanzo di cibo o qualcosa di utile. Dato che proprio accanto a casa mia c'è la Croce Rossa, ogni giorno posso vedere una fila di gente povera che aspetta il pacco contenente gli alimenti e alcuni vestiti usati.


Oltre alla povertà però c'è anche ricchezza, gente che veste di lusso, a cui non manca niente e che vive la propria vita felicemente. Spesso vedo giovani che non rispettano l'ambiente, gettano rifiuti ancora utilizzabili, rubano, fumano e sono violenti. Il mondo è pieno di ingiustizie. Ci sono persone che si accontentano di poco, e sono proprio quelle che meriterebbero tanto. Invece certe persone più hanno e più pretendono, non apprezzano le cose e non sanno che altri darebbero di tutto per essere nelle loro condizioni. Ci sono persone al mondo che non hanno cibo, acqua, un tetto sopra la testa, e invece altre che non sanno dove andare a gettare i propri soldi. Il mondo non è affatto equilibrato, tra la gente c'è un legame freddo, non c'è rispetto, nemmeno per i più anziani, quelli che lo meriterebbero di più.
Ognuno dovrebbe aiutare il prossimo. Anche solo un gesto, un minimo gesto di altruismo è indispensabile per far si che le persone siano più buone. Si può imparare ad essere altruisti, ma non tutti ne hanno la volontà.
 

 

 Motto PANE E MOSTARDA                          Lorenzo Moscarda   -   Classe IX

                                                            Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                         Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri nonni ci raccontano
 
La mia nonna paterna ha una storia singolare che mi racconta sempre quando ci troviamo a Pola. La mia bisnonna era nata a Dignano, mentre il mio bisnonno a Fasana. Lui, di professione, era palombaro e agli inizi del 1920 la famiglia si trasferì per lavoro in Romania. Il mio bisnonno doveva scandagliare i fondali del Danubio alla ricerca delle navi affondate per rendere il fiume navigabile.

Mia nonna è nata, quindi, nella località di Giurgiu in Romania, ed era quartogenita. Ancora oggi, a 85 anni, i ricordi della sua giovinezza sono ben vivi. Lei mi racconta molti episodi interessanti dei tempi della scuola e di quando cantava in chiesa. Era solista ed intonava sempre l’” Ave Maria” e mi dice che quando ritornò dopo la guerra a Pola, rinunciò con grande dispiacere a frequentare la chiesa per cantare.

La vita in Romania, anche se i tempi erano difficili, era semplice. La gente si dedicava all’agricoltura ed era molto cordiale. I prodotti erano genuini e ogni giorno passava l’uomo che portava il burro, quello che portava lo yogurt, e mia nonna correva incontro ai fornitori.

Gli Inverni erano sempre rigidi e nevosi e quando si formava il ghiaccio tutti i giovani del posto andavano a pattinare. A scuola erano molto frequenti i saggi ginnici dove lei si distingueva.
Dopo la guerra la famiglia rientrò a Pola e mia nonna incontrò mio nonno. Anche la sua è una storia interessante. La sua famiglia era umile e a quei tempi c’era molta povertà. In piena guerra, quindicenne, divenne corriere dei partigiani, e restò nelle loro file fino alla fine del conflitto. Dopo la guerra, lavorò come operaio al cantiere di Pola.
Anche i miei nonni materni sono originari dei dintorni di Pola. Mia nonna proveniva da una famiglia contadina di 15 fratelli. Siccome la famiglia era numerosa lei doveva aiutare in casa. Avevano molti animali domestici e a lei spettava pascolare le mucche.

La passione del mio nonno era il calcio. Faceva parte dell’allora gloriosa squadra del “Grion” che partecipava al campionato italiano. Giocava da mediano davanti alla difesa ed era soprannominato “Mastino” perché non faceva passare gli avversari.


Questa in breve è la storia dei miei nonni, ricca di vicissitudini come questi territori.

 

Motto LUNA FROST                                      Alessia Steffè   -   Classe VII

                                                              Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                         Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…


Dalla finestra della mia camera vedo cose reali e cose che mi immagino. Di giorno guardo il sole splendente che riscalda la mia campagna e la fa illuminare, vedo le mie capre che pascolano nel verde rigoglioso dell’erba, sento e vedo gli uccelli che cantano con le loro note melodiose, vedo il frutto della natura nel boschetto accanto alla mia casa e vedo il paesino che mi sta di fronte. Al calar della sera vedo il tramonto che colora il mio golfo di colori caldi e vivaci; pian piano il sole se ne va e la luna prende il suo posto nel cielo che dall’azzurro del giorno si colora di un blu notte.

Una notte mi ero già coricata da qualche ora, ma nel mezzo della notte mi alzai e tornai a guardare il cielo. Il cielo era nero e avevo paura. Però, come se fosse stato per magia, qualcosa spostò le nuvole e la luna dopo un po’ divenne rotonda, grande e luminosa: allora mi sentii sicura. Mentre fissavo la Luna sentivo la mia mente liberarsi, quando vidi un ragazzo che passò davanti alla Luna. Dietro di lui un slitta con le renne e una fata con le ali graziose. Fu come se quel ragazzo che era passato davanti alla Luna avesse portato via le nuvole e avesse fatto comparire la neve nella mia stanza. Il solito gufo, come un orologio svizzero, cantava la mezzanotte. Restai ancora qualche minuto alla finestra, finchè per la stanchezza tornai nel mio letto. Al mio risveglio mi sembrò che quello che era accaduto quella notte fosse stato solo un sogno, anche se in realtà era veramente accaduto. Mi alzai e andai alla finestra per vedere se c’era qualcosa di nuovo  nel paesaggio, quando mi accorsi che c’era ancora della neve sul mio davanzale. La tolsi e, proprio in quel momento, cadde un ciondolo, lo stesso ciondolo che avevo perso il giorno del mio compleanno. Fui felice di averlo ritrovato e sapevo chi me lo aveva portato: lo stesso ragazzo che la notte prima avevo visto volare attraversando la Luna, seguito dalla slitta e dalla fata.
Non avrei più dimenticato quella notte e la mattina successiva, ma soprattutto non avrei mai dimenticato quel ragazzo, quella fata e quella slitta di Babbo Natale.
 

 

Motto IL LAGO DEI CIGNI                           Marco Bohinec   -   Classe IX

                                                             Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                        Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…
 
Ogni giorno, guardando dalla finestra, vedo dei ragazzi divertirsi. Vedo dei sorrisi accecanti sui loro visi mentre giocano a pallone. Per capire cosa c’è oltre la mia finestra non serve osservare, basta ascoltare attentamente. Il rumore dei gabbiani, le onde che si frangono sulle rocce sono rumori bellissimi. C’è gente che non nota queste meraviglie perché, troppo occupata a lavorare, non apprezza cosa c’è davanti alla propria finestra.


Un giorno di sole, mentre scrivevo il tema d’italiano, mi sono messo a guardare oltre la mia finestra. Sinceramente non pensavo di vedere nulla, però c’era molta gente per le strade che sfruttava un momento di sole di quel lungo e rigido inverno. C’erano bambini che giocavano da una parte e mamme che chiacchieravano dall’altra: sembrava tutto perfetto. Come al solito, tutte le cose belle finiscono. Infatti, mentre i bambini davanti alla mia finestra giocavano, iniziò a piovere a catinelle. Io chiusi subito la finestra per non bagnarmi e tornai a scrivere il mio tema. Però, dopo pochi istanti, ho sentito le risate di ragazzi che erano rimasti a giocare nonostante la pioggia. Non serviva guardarli per capire che si divertivano. Sinceramente volevo anch’io giocare con loro ma, per sfortuna, non avevo tempo perché dovevo scrivere. Dopo aver abbozzato un paio di idee, tornai a guardare oltre la mia finestra. Ormai non pioveva più: vedevo alberi piegati dal vento e pozzanghere d’acqua grandi come piscine, vedevo foglie volare per aria trasportate dal vento e atterrare dolcemente a terra. Non c’era più niente d’interessante dalla mia finestra e, nel momento in cui mi voltai, vidi una forte luce rossa dietro di me. Guardavo stupito le sagome degli oggetti appoggiati sul davanzale della finestra che prendevano vita sul muro della camera, diventando sempre più grandi. Giratomi, notai un sole mai visto, con colori che non ho mai immaginato potesse assumere: un sole giallo, arancione, rosa e rosso, un sole che splendeva lungo la costa oltre il mare.


Guardando oltre la mia finestra non pensavo di vedere Isola, una città che splende al sole con tanti bambini che giocano a pallone tra loro. Questo mi fa ricordare ancora che ho un tema di italiano da finire. Per non perdere la concentrazione credo proprio che chiuderò la mia finestra.

 

 

Motto  EYBENMAN99                                     David Roj   -   Classe VIII

                                                              Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                          Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri nonni ci raccontano
 
Mio nonno si chiama Radovan, è nato a Spalato ed ha 75 anni. Aveva 7 fratelli. Quando vado a trovarlo a casa sua mi racconta le avventure che ha vissuto da piccolo nonché tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare. Mi parla in lingua slovena e croata. Da piccolo, quando aveva 7 anni, durante la seconda guerra mondiale doveva essere molto furbo perché il pericolo era sempre in agguato. Infatti, poteva essere ucciso oppure restare senza cibo per molti giorni. La mancanza di cibo e la fame lo costrinsero a rubare per sopravvivere.

 Quando vivevano a Spalato, la città era stata occupata dall’esercito italiano e i soldati controllavano e perlustravano ogni luogo. Sui muri della città erano stati affissi manifesti con l’immagine di Mussolini. Mio nonno era contrario al regime fascista e quando vide l’immagine di Mussolini attaccata sul muro prese un gesso nero e disegnò una grandissima x sopra il volto del dittatore fascista. Il suo scopo era quello di far innervosire i soldati italiani che perlustravano la zona. Aveva rischiato molto. Nelle vicinanza c’era un soldato che quando vide la foto deturpata si innervosì moltissimo ed era deciso a cercare la persona che aveva compiuto quell’atto e anche ad ucciderla. Siccome mio nonno era furbo, la prima cosa che fece fu quella di lavarsi le mani per togliere ogni residuo di gesso che potesse accusarlo di quel gesto. Ben presto mio nonno e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare la città per trasferirsi in Egitto perché li non c’era la guerra. In Egitto rimase finché non finì la seconda guerra mondiale. Mio nonno si divertiva soprattutto quando giocavano a calcio sulla sabbia. Quando finì la seconda guerra mondiale ritornò a Spalato.

Dopo un po’ di tempo decise di andare a vivere in Slovenia. Voleva vivere in una città vicino al mare probabilmente perché il mare gli avrebbe ricordato la sua terra natale. Si trasferì a Isola d’Istria dove trovò moglie. Sua moglie si chiamava Maria. Dalla loro unione nacquero due figlie e si chiamarono Jasna e Helija. Vivevano nella parte vecchia di Isola, vicino al mare così quasi ogni giorno potevano farsi una nuotata in mare. In seguito si trasferirono a Livade, un quartiere residenziale di Isola. Purtroppo mia nonna morì giovane. Mi ricorderò sempre quando mi raccontava che da bambino aveva tanta fame ed era sempre senza le scarpe. Abitava con i suoi sette fratelli da sua zia che a sua volta aveva 8 figli. Suo padre doveva andare in guerra e quindi la povera zia doveva arrangiarsi per sfamare tante bocche. A casa della zia non avevano i letti per tutti i bambini e così lui e i suoi fratelli dormivano per terra. Soffriva tanto il freddo invernale perché doveva  lavarsi nel mare gelato e non avendo il sapone usava i sassi del mare per lavarsi. Gli succedevano tante cose belle ma anche crudeli. Una volta aveva ricevuto un pezzo di pane ed era molto felice. Mentre lo stava mostrando ai suoi fratelli, un uccello gli trappò il cibo dalle mani e glielo porto via. Il ricordo della fame è indelebile nella sua memoria e ancora oggi quando mangia non butta via mai niente.
 

 

Motto BREAKER                                            Andrea Chokin   -   Classe VII

                                                               Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                          Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO…
 
Riccardo cresceva fragile e malaticcio. Era come se i microbi si fossero affezionati a lui: non gli davano il tempo di uscire di casa che gli saltavano sul collo: ″Ciao Riccardo! Dove sei sparito? Ci sei mancato molto. Dai veloce, andiamo a casa tua. Là c'è sempre corrente d`aria oppure si soffoca come in un bagno turco. Andiamo! Andiamo! Stai già cominciando a starnutire. Hei, cos'e'? Ti hanno immobilizzato? Che fai ancora qua? ″
E Riccardo andava. Con il raffreddore, con la bronchite, con il mal di gola. E così, per due settimane, l'unico posto in cui stava era il letto. Si nutriva di medicine e beveva latte caldo con miele. E quando, dopo due settimane, i suoi migliori amici batteri andavano via, gli dicevano: ″Non ti preoccupare. Torneremo. Segui i nostri consigli: corri sulle pozzanghere, quando sei sudato bevi bibite fredde, mangia con le mani sporche! ″
Riccardo non faceva nulla di questo, ma dopo qualche giorno finiva di nuovo a letto.
″Che figlio abbiamo?″ esclamò un giorno suo papà. ″Ho trovato un dottore che fa guarire tutti: animali, umani, non umani, alieni. Adesso lo chiamo″.
Quando venne il dottore, Riccardo era felice, allegro e in ottima forma. Era così muscoloso che chi lo guardava avrebbe avuto voglia di fare la ginnastica.
Appena il dottore entrò nella sua camera, esclamò: ″Dov'è il nostro ammalato? Perchè non gioca a calcio, a pallacanestro o a basket? ″. ″Ha la febbre a 38. ″ disse con tono inquieto la mamma.
Allora cominciò il controllo: il naso, la bocca, le orecchie, gli occhi. Poi il dottore estrasse un martellino e iniziò a colpire le ginocchia di Riccardo. Alla fine rimise tutte le cose a posto e disse: ″Non ho riscontrato nulla di grave. A proposito, Riccardo frequenta degli amici? ″. ″Pochi, ″ rispose la mamma ″hanno paura di ammalarsi″. ″Cattivi amici. ″ sentenziò il dottore ″Ai nostri tempi non avevano paura di ammalarsi″. ″Ai nostri tempi″ intervenne il papà ″le medicine non costavano cosi tanto″. Il dottore sorrise. Secondo lui Riccardo aveva solamente bisogno di un vero amico.
Dopo essere guarito, Riccardo trovò il suo vecchio giocattolo preferito: un pappagallo molto buffo con la cresta verde. Così cominciò a ricordare i bei momenti passati con lui da piccolo e da quel giorno non si ammalò mai più.

 

 

Motto BALTO                                                  Lorenzo Siljan   -   Classe VIII

                                                                Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                           Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

I nostri veci ne conta
 
Un giorno mio nono me ga conta una storia de quando el iera giovine. Quando el iera giovine mio nono el viveva a Pola. Pola non iera una granda citta' a quei tempi però mio nono el iera contento de star la.
Le storie de mio nono che me xe rimaste più imprese nella mente xe quelle dei sui viaggi. Mio nono el xe andà in giro per el mondo. Quando una volta iero ammalado, el me ga contado de quela vota co el xe andado a New York. Me ga dito che el iera sulle Torri gemelle, el ga visto la Statua della libertà e tante altre robe bele. La storiela più divertende del suo giro a New York xe quando i xe finidi nel Bronx. I gaveva sbagliado strada e i xe finidi nelle strade piu ericolose dela città. La i ga gavù un pochetin de problemi ma grazie a una poliziota i xe uscidi fora. Questa iera la storia contada de mio nono.

 

  

 Motto ARIPOSA                                               Arianna Posega   -   Classe IX

                                                                 Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                                                           Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA E…
 
Un giorno, mentre riordinavo la mia camera, tra le scatole negli armadi ne ho trovata una diversa da tutte le altre, di un colore sbiadito. Era evidente che non era stata aperta già da molto tempo. Su un piccolo foglietto c`era scritto “GIOCATTOLI” in lettere maiuscole. La scrittura era quella di un bambino: la mia scrittura di quando ero piccola.
Così mi sono seduta per terra e ho aperto la scatola. Una nuvola di polvere mi e` passata davanti e mi ha fatto starnutire. In un sacchetto di plastica si poteva intravedere una decina di peluche della mia infanzia, ma solo uno ha catturato la mia attenzione: il mio peluche preferito si trovava proprio davanti a me. Era una bambola di stoffa che aveva costruito la mia nonna. Non aveva un nome, o almeno io non me lo ricordavo. Comunque, nel momento in cui l`ho presa di nuovo in mano, dopo tanti anni sono riemersi nella mia mente tanti ricordi.

Anche se da bambina avevo molte bambole con vari vestiti, con capelli lunghi e corti, preferivo sempre quella, forse perché era diversa dalle altre. La portavo sempre con me in giro per la casa, ovunque andavo. Non mi importava se i suoi vestiti fossero fatti di stracci e se le avessi disegnato io gli occhi: per me rimaneva sempre la mia preferita.
Ero ancora seduta per terra e, dopo aver ricordato tutti i particolari della bambola, mi è venuta in mente l`immagine di quando la nonna me l`aveva creata.

Allora sono andata da lei e abbiamo iniziato a parlare. La nonna da sempre ama raccontarmi storie vere che le sono successe in passato e così ha cominciato a parlare di quando era giovane. Ad un certo punto io le ho chiesto con cosa giocassero i bambini di una volta, quando non c`erano tutti i giocattoli che esistono oggi.

Allora lei mi ha raccontato a cosa giocasse da bambina e poi mi ha chiesto se volevo vedere qual`era il suo giocattolo preferito. Io ho annuito e lei è andata a prendere un paio di vecchi stracci e ha iniziato a intrecciarli in uno strano modo. Io la guardavo con occhi curiosi, impaziente di vedere quale sarebbe stato il risultato finale. Quando ha finito mi ha messo in mano una bambolina multicolore con due occhi disegnati a mano. Mi piaceva tantissimo. Posso ancora ricordarmi quei momenti di felicità, anche se sono accaduti tanto tempo fa.

Credo che nella vita le cose più semplici sono le più significative e rimangono sempre nei nostri cuori.



Motto FROSTY                        Etian Križman  -   Classe VI

                                                   Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                   Sezione di Sicciole

                                                   Insegnante: Lara Sorgo

 

HO TROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO PICCOLO E...

 

Ieri mettevo a posto la mia camera, quando trovai la mia vecchia macchinina con la cui giocavo sempre da piccolo. Quanti bei ricordi... mi veniva quasi da piangere.

Mi ricordo il giorno in cui la ricevetti: me la regalò mia nonna quando tornò da Barcellona. Io ci giocavo come matto, ero felicissimo. Però un giorno la macchinina mi cadde di mano e un attimo dopo stava per terra. Quando la raccolsi, vidi che si era rotta una delle quattro ruote, perciò la chiusi in una scatola. A quanto pare, mio fratello la tirò fuori per giocarci, ma quando vide la ruota mancante, la buttò in mezzo agli altri giocattoli. Prima di quel sfortunato incidente, mentre giocavo con la mia macchinina, immaginavo di guidarla, di schivare esplosioni e di scampare sempre alla morte. Un giorno immaginavo persino che la macchinina fosse mia figlia, le davo da mangiare la colazione, il pranzo e la cena. Giocavo a calcio con lei, disegnavo con lei... Qualche volta anche ballavo! Mi dispiace davvero molto che si sia rotta la ruota... Chissà cosa avrei potuto ancora inventarmi, se quel giorno non avrei dovuto mettere a posto i miei giocattoli. Chissà se questa macchinina è ancora in produzione, perché ne comprerei un'altra.

 

 

Motto RICCIOLINA                              Giada Verk   -   Classe VI

                                                               Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

                                                               Insegnante: Manuela Verk

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...
 
            Il mio paese si chiama Gallesano, è un piccolo borgo della bassa Istria. Le strade sono asfaltate e molto strette. Ha molte case colorate con ognuna il proprio giardino davanti.  Al centro del paese c'è la piazza. La piazza è piccolina. Nel mezzo c'è un ulivo, che prima era ammalato, ma ora non lo è più. La piazza è circondata da case vecchie dalla facciata rovinata dal tempo. A me piace la piazza perchè posso giocare con gli amici senza nessun pericolo.
 Il mio paese ha una bellissima Comunità, „Armando Capolicchio “. Le pareti esterne sono di colore verde. Davanti c'è un grande giardino con pochi fiori. Sul lato destro c'è uno stupendo estivo piastrellato in cotto arancione, dove sono sistemate le poltrone del bar e dove d'estate si svolgono le varie serate danzanti all'aperto e dove tutti gli anni viene organizzata l'ormai consueta degustazione gastronomica di cibi tradizionali, alla quale si possono gustare i piatti tipici come „la polenta con le cioche“, „i maccheroni con el gal“, il prosciutto e formaggio e ricotta, senza dimenticare „le frittole“ e i „grostoli“, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino.  All'interno, invece, ci sono tante sale per le diverse attività. A me piace soprattutto la sala grande dove si svolgono gli spettacoli.
 Gallesano ha anche una bellissima scuola: sezione periferica della scuola elementare „Giuseppina Martinuzzi “di Pola. La scuola è frequentata solo da alunni dalla prima alla quarta classe ed è divisa in due sezioni: la sezione italiana e quella croata. Ha una biblioteca piuttosto piccola, la mensa, il doposcuola e una piccola, ma attrezzatissima palestra.  Nel mio paese ci sono tante chiesette antiche, la cChiesa di San Giusto del XII-XIII secolo, la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa dell'Immacolata Concezione chiamata Madonna della Concetta del VI-VII secolo, la Chiesa di Sant'Antonio, ma quella nelle quale si svolge la messa è la Chiesa di San Rocco, patrono di Gallesano.
 Il mio paese ha una lunghissima tradizione che viene tramandata da generazione in generazione. Il folclore, accompagnato dalle „pive “e „il simbolo “, strumenti molto antichi, ha un costume tradizionale antichissimo. Quello femminile ha una sottoveste bianca con la gonna in damasco nero, pesante, lunga fino al pavimento, una camicia bianca con i polsi ornati di merletti, sopra la camicia viene indossato un gilè di damasco nero con le maniche legate da un nastro. Sulle spalle, viene messo un fazzoletto bianco, ricamato e appuntato da una spilla e al collo una collana d'oro. La pettinatura è particolare e ben curata. I capelli vengono intrecciati e poi raccolti in uno „chignon “sulla nuca e quindi vengono sistemati gli ornamenti lavorati in filigrana d'argento.
A me piace il mio paese, anche se è piccolino, ma ha tante cose belle ed è molto suggestivo.
 

Motto ORSACCHIOTTA                       Petra Ganić   -   Classe VI

                                                                Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

                                                                Insegnante: Manuela Verk

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO, PICCOLO E ...

L'altro giorno cercando tra le cose vecchie che avevo riposto in uno scatolone, ho ritrovato un giocattolo di quand'ero piccola e mi sono affiorati bellissimi ricordi. Mi sono ricordata che quel giocattolo, un bellissimo "peluche" me l'hanno regalato i miei zii per il mio sesto compleanno. È a forma di orso e con lui ho dormito fino ai dieci anni, dopo
di chè l'ho messo in una scatola. Questo "peluche" si chiama Lopi. Lopi mi piaceva molto come giocattolo. Lui è molto grande, la sua pelliccia bianca come la neve brillava, indossa un pigiama azzurro. Ha due piccoli occhi celesti come il cielo. Al collo gli avevo messo un piccola collana blu e nera che mi era stata regalata da mia cugina e io l'ho messa a Lopi. Gli sta molto bene!
Mi ricordo quel giorno di quando mi ero accorta che gli si era strappata una gamba. Mi sentivo triste, perchè pensavo che verrà buttato nell'immondizia.
Ma per fortuna, mia mamma ha risolto tutto, ha cucito la gamba e Lopi era come nuovo. Nei momenti tristi prendevo Lopi e lo abbracciavo tanto forte che l'avrei
quasi potuto uccidere se fosse stato vero. Per me Lopi era il mio migliore amico immaginario. Quando venivo da scuola e dovevo fare i compiti lo prendevo e lo mettevo accanto a me che mi faccia compagnia. Con lui spesso giocavo "alla scuola". Io ero l'insegnante di matematica e lui l'alunno, io scrivevo gli esercizi e lui doveva risolverli, poi, se non stava attento a quello che dicevo gli mettevo subito una nota, ma Lopi naturalmente mi ascoltava sempre e per questo motivo non c'erano problemi.
D'inverno, quando io andavo assieme ai miei genitori sulla neve, non lasciavo mai Lopi a casa da solo, ma lo prendevo con me.
Avevo tanti peluche, uno si chiamava Loli, uno Flopi, uno Lachi, uno Poli, ma quello preferito era Lopi. Da quando ho compiuto dieci anni non gioco più con Lopi. Sono stati dei
bellissimi, stupendi e dolcissimi ricordi. Non l'ho più rimesso nella scatola dov'era prima, ma in camera mia, su una piccola poltrona marrone.
Gli ho messo due paia di occhiali da sole e un libro in mano, che ogni due secondi cade, così il mio "peluche" sembra ancora più buffo. Ho anche abbellito la poltrona, così Lopi è felice di poter avere tante cose con cui giocare. Ora quando vado a letto lo guardo e gli dico: BUONA NOTTE LOPI!

                                 

 

Motto GIOCHI PREZIOSI                            Gabriella Baković   -   Classe VII - a

                                                                       Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                       Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 

Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccolo piccolo e...

 

               Non c’è niente di più bello per un bambino che ricevere in dono un giocattolo.

Un giocattolo ti permette di usare la fantasia, di immaginare cose molto piacevoli e inventarti un mondo tutto nuovo e divertente.

Un giorno rovistando per l'armadio trovai una bambola di stoffa di nome Pia Maria.

Guardandola mi vennero in mente tanti ricordi di quando ero piccola.

Non potevo stare senza di lei. La vestivo e le facevo delle pettinature. Quando andavo da qualche parte era lei che stava al mio fianco. Di pomeriggio, all'ora di pranzo, Pia "pranzava con me " e invece di sera stavamo assieme a dormire.

Pia ha un elegante vestito rosso con fiori bianchi e un colletto bianco. Ha anche un cappellino rosso che le dona tanto. È vestita come una dama. I suoi capelli sono biondi e lunghi. Ha una faccia pallida con occhi azzurri come il cielo.

Con Pia si parlava " l'inglese ".  Ora è ancora lì nella mia stanza, sempre dolce, fedele, morbida e calda. È il legame con la mia infanzia.

 Mi ricordo degli scherzi e giochi assieme ai miei fratelli. Avevamo anche altre bambole, non così simpatiche e che perciò andavano punite. Bertoldo con un occhio semichiuso e suo figlio Cacasenno, erano dei veri e propri zoticoni, disprezzati da noi e da Pia perché brutti e di gomma. Un giorno la mamma fece pulizia dei nostri giocattoli e Cacasenno sparì per puro caso. Noi pensavamo che fosse stato rapito, ma più di tanto non ce ne curammo. Bertoldo continuò la sua solita esistenza, ma in una profonda depressione, tanto che Pia chiese il divorzio.  Arrivarono altri pupazzi: Spongebobe e Patrick, animali dell'acquario di Pia, come pure la cagnetta Lea. Quest'ultima doveva sostituire il cane promessoci dalla mamma. Io ero felice che San Nicolò si fosse ricordato di me ed ero diventata ottima amica della cagnetta Lea, trascurando un po' Pia. Patrick e Spongebobe erano pure delle presenze simpatiche e rassicuranti prima di corricarmi la sera. Infatti, dopo i cartoni animati li mettevo a dormire, rimboccando le loro coperte.

               Col tempo tutti loro sono un pò invecchiati, ma Pia rimarrà sempre la mia giovane dama di pezza e Spongebobe e Patrick, sul sofà accanto a lei, i pagliacci della casa.

 

 
Motto LA ROSA BIANCA                             Sara Belas   -   Classe VI - a

                                                                        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                        Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 

Dalla finestra della mia camera vedo...

 

            Dalla finestra della mia camera vedo un muro alto alto di color grigiastro con tante macchie bianche formate da sassi.

Alcuni sassi sfoggiano delle scritte divertenti  fatte da ragazzi innamorati. Due alberi sempreverdi si sono, per fortuna,   messi a difendere il muro come anche tutti quei ricordi e momenti di pazzie giovanili.

Ai piedi degli alberi si trova una stradina formata da rocce vecchie che tra qualche anno non riusciranno più a subire i salti e i passi della gente che ogni giorno va al lavoro.

Accanto alla stradina si trova un prato pieno di fiori che pazientemente aspettano di sbocciare e di alberelli appena cresciuti che ogni secondo giorno vengono bagnati ovvero annaffiati dalla pioggia che cade. Alle volte mi dispiace un pò per quel povero pratino dove ogni giorno vengono a giocare e a scavare i cani di tutte le razze. Per fortuna, ci si recano, per trascorrere ore spensierate,  anche bambini e giovani di diverse età, ma allora il prato sembra fiorito e variopinto  anche quando non lo è.

La mia via può sembrare una via qualsiasi però non  lo è perché qui, ogni giorno, si stringono nuove amicizie, succedono nuovi innamoramenti, si scambiano i primi baci e naturalmente, si inventano di continuo nuovi giochi e divertimenti.

           La mia via non è conosciuta a molti, ma a me rimarrà sempre ben impressa nella memoria e nel cuore perché in questa via sono nata e forse ci trascorrerò tutta la mia vita.

 

 

 Motto BARBIE                                                Alba Bukša   -   Classe VII - a

                                                                          Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                          Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

I NOSTRI VECI NE CONTA

 

Mia nonna era ed è tutt'ora una grande professionista. Non è quindi la nonna di "Cappuccetto rosso" e aimè, purtroppo, non fa le torte di mele tutti i fine settimana. Però, fa tante altre cose interessanti nella vita. Non parla molto di se stessa, ma ogni tanto le scappa di raccontarmi delle "leggende metropolitane" che la vedono protagonista. Visto che siamo ancora in Quaresima vi racconto cosa ha combinato mia nonna un anno a Carnevale e ve lo racconto nel mio dialetto.

La mia nona me ga contà che quando ela era picia a Fiume non se doveva andar in giro mascaradi per Carneval.

I nostri però se gaveva sempre mascarà e in quei ani i lo faceva de scondon. Per mascararse la mia nona andava da la signorina Lori che era sarta a domandarghe scampoli de seta e perline. La sua bona vicina Mimi invece ghe faceva la bauta e la ghe dava til, merleti e strass per aghindarse. Qualche volta da la Mimi la doveva petocar fino alle lagrime perché era una che la se faceva pregar prima de darte qualche cosa anche se la gaveva la casa piena de strafanici.

Un ano la mia nona gaveva gavù un bel vestito celeste de Nova Yorke (come dise la mia nona quando che la parla in dialeto) lungo fin ai calcagni. La sembrava una fatina. Co sto vestito iera arivada anche una borsetina de seta con molte perline, giusto bona per Carneval. Ela e la sua amica Isa le se gaveva mascarà per ben e quando gaveva fato scuro le xe andà a mostrarse per le case dei vicini che per usanza i ghe dava da le mascarete qualche soldin o qualche naranza.

Le gaveva un dieci ani. Non ti vol veder che così bele che le era le ga pensà de far un giro in Corso che era molto lontan de casa, dimenticando che non le se doveva far veder mascarade. Non ghe xe suceso niente, ma de ritorno el diavolo le ga tentà de pasar a mostrarse da la nona de la Isa. La nona de la Isa ghe ga fato fritole e la ghe ga dado un oveto.

Quando che le xe tornà a casa era già tardi e tuto el rion le cercava e la mia nona ga ciapà una sc’iafaza anche se, povera, la mostrava tuta contenta el oveto che la gaveva ciapà.

Gaverè capì che la era però un poco peverina e inamorada de se stesa, la mia nona.  Go anche trovado una sua pagela de la setima dove in un “vero” italian scriveva:” La ragazzina è molto vivace e traffica in fotoromanzi." Non me par alora tanto strano che la sia andada fino in Corso per farse veder!

Ho voluto raccontarvi questa storia di mia nonna in dialetto perché io il dialetto l'ho imparato prima dell'italiano. Mia nonna dice che il dialetto ci arricchisce e chi conosce il dialetto non fa fatica ad imparare l'italiano. Io sono sempre un po' bastian contrario, però questa volta, devo proprio dare ragione a mia nonna.

 

 

 Motto LUPO ALBERTO                                  Matteo Kenda   -   Classe VI - a

                                                                    Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                           Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 

Forse, chissà, dicono.....Lo yeti e il mistero dell' Alasca

 

             Era una notte fredda e buia, su una delle più alte montagne dell' Alasca.

Il signor Mc Kendy e  suo figlio maggiore John camminavano lentamente sulla neve  candida e morbida facendo attenzione di non far rumore. Erano attrezzati di una torcia elettrica e una mazza da ''baseball''. Seguivano orme gigantesche, già da ore. Seguivano uno yeti. Lo yeti, o come già si chiamava quell' essere, ultimamente causava tanti guai ai cittadini di Bethel ,mangiando le loro pecore e capre. Il signor Mc Kendy, essendo il sindaco della città, decise di seguire lo yeti e di gelarlo.

- Dove si sarà cacciato quell' essere?!- esclamò John. In quell' istante lo vide entrare in una grotta. Tutti  e due emozionati ed agitati sussurrarono –Eccolo, è lui! Seguiamolo e finiamo questo lavoraccio, così possiamo tornarci a casa tranquilli! Si avvicinarono lentamente alla grotta, ben nascosta. Entrarono con il respiro affannato dall' ansia e dalla curiosità. Al centro della caverna videro un fuoco debole. Lo yeti stava seduto in un angolo della caverna e mangiava avidamente un pezzo di carne fresca. A John scivolò la torcia di mano. Si sentì un tonfo. Lo yeti saltò in piedi lasciando il pezzo di carne  e si avventò contro John colpendolo forte alla nuca. John perse i sensi. Poi morse il signor Mc Kendy per il braccio. Quando i due ripresero i sensi si ritrovarono con le braccia legate.

Lo yeti si alzò in piedi e iniziò a urlare furioso: – Perche' voi non lasciare yeti in pace? Perché? Yeti vive vita bella finché  uomo non è venuto!

Il signor Mc Kendy disse: – Ma tu ci mangi le capre e le pecore! I miei cittadini sono arrabbiati seriamente e chiedono giustizia!

Poi lo yeti agitandosi battè un pugno per terra ed esclamò: – Voi tagliate gli alberi  della mia foresta ! Gli animali scappano o muoiono! Yeti niente da mangiare!

Allora il signor McKendy si fermò a pensare e gli venne in mente che lo yeti aveva ragione. Ogni essere vivente ha bisogno del proprio spazio da vivere e del nutrimento in quantità sufficiente per sopravvivere. Capì  all' istante quanto era importante salvaguardare i boschi e non distruggerli. L' uomo, troppo spesso, guarda solo il profitto materiale e non gliene importa niente delle conseguenze tragiche per l' ambiente, che questo suo atteggiamento potrebbe provocare.

Il signor Mc Kendy capì che lo yeti non voleva fare del male a nessuno ma cercava solo di sopravvivere.

-Ad ogni cosa esiste un rimedio!- disse il signor McKendy e tirò fuori dalla tasca il suo cellulare. Chiamò immediatamente il tenente Markins: - Pronto!? Tenente Markins, fermi subito la costruzione del centro commerciale!!! Questo è un ordine!!!

                    Così, lo yeti lasciò le pecore e le capre dei cittadini e se ne tornò nelle sue montagne mentre il signor Mc Kendy diventò l' eroe nazionale.

Venne ricordato come uno dei più importanti sindaci della città di Bethel perché liberò la città dallo yeti ma anche perché ricordò alla gente che la natura e le sue leggi sono in perfetto equilibrio e devono essere sempre protetti e rispettati.

 

 

Motto ART – EP 5                                                 Petra Vidak   -   Classe V - a

                                                                            Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                            Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

"Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccolo piccolo e......"

 

 Circa un anno fa, mentre mettevo a posto la mia stanza, sotto il letto ho ritrovato il mio vecchio giocattolo, il coniglietto Pupi.

         Era tutto sporco, pieno di polvere e perfino gli mancava un occhio.

Da quando ero piccola, piccola era un bel coniglietto grigio di peluche, morbido, morbido con due grandi occhioni neri che in realtà erano due bottoncini.

         Mi ricordo ancora come mi divertivo a giocare con il mio Pupi. Il nostro gioco preferito era giocare a nascondino. Naturalmente io stessa lo nascondevo e poi facevo finta di non saper dov'era. La mattina mi svegliavo con lui e la sera mi addormentavo accanto a lui. Che dire... eravamo inseparabili.

         Una mattina, ricordo, andando all'asilo con i genitori, misi Pupi fuori dal finestrino della macchina.  Naturalmente è volato via. Cadde in una pozzanghera, era tutto sporco, bagnato e fradicio.

Decisi di lavarlo da sola, nel bidè. Ero molto orgogliosa di aver fatto tutto da sola senza l'aiuto della mamma.  Però, esiste sempre un però, non ho chiuso il rubinetto del bidè. Potete immaginare che disastro ho combinato!

Chissà da quanto tempo stava sotto il letto. Ero contenta di averlo ritrovato, ma siccome ora non sono più piccola e non gioco con i giocattoli di peluche, ho deciso di regalarlo al mio fratellino che ha un anno.

         Quando il mio fratellino ha visto Pupi era molto contento. Si divertiva a buttarlo in aria come se fosse una palla e gli tirava le grandi orecchie. Ma poi dopo qualche giorno, si stufò di Pupi e gli tirò via un orecchio.

Ero triste, ma non potevo certo arrabbiarmi con un bambino così piccolo  e soprattutto  non con mio fratello.

In fin dei conti, Pupi era vecchiotto e malandatuccio, ma mi ricorderò sempre di Pupi, il mio caro Pupi.

 

                                                                                                                                           

 Motto VELA                                       Dominik Rabak Vukić   -   Classe III

                                                             Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                             Insegnante: Ilenija Anić

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

Dalla finestra della mia camera vedo la fantasia, il cielo blu, vedo il potere immenso e la magia. Quando apro quella finestra, sembra che sono in un mio mondo in un mondo creato da me, sogno che dentro ci sono tutti i miei amici, e che tutti giochiamo felici. Vedo la fantasia piu' grande la piu' grande di tutte Il cielo blu come il mare e io comincio a ballare, vedo le rondini e tanti altri uccelli.  Pero' quando la finestra si chiude arriva un incubo cosi' grande che quelle cose che vedo diventano nere.

Apro di nuovo la finestra arriva una luce immensa che rischiarira' tutto il paese poi la felicita' e' dappertutto.

 

 

Motto HANA MONTANA                     Linda Villanovich   -   Classe III

                                                               Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                               Insegnante: Ilenija Anić

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

E' una bellissima giornata di sole, apro la finestra della mia camera e vedo in lontananza il mare di colore azzurro, la citta' di Umago con i suoi paesi attorno, i campi un po' verdi e un po' marroni, le macchine che vanno per la nuova strada, vedo il bosco con gli alberi spogli e alcuni alberi in fiore. Vedo delle case di diverso colore e molto grandi, dei capannoni e delle case rotte, ci sono delle pecore che pascolano in campagna e due asini. Queste sono le bellissime cose che vedo dalla finestra della mia camera ma solo se c'e' una bella giornata.

 

Motto CALCIO 2                                Erik Kozlović   -   Classe III

                                                             Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                             Insegnante: Ilenija Anić

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…

 

Aprendo la finestra di camera mia vedo tutto un mondo e da li vedo: montagne innevate, il mare con il suo blu splendente, se mi sporgo un pò di più vedo l'Italia. Però vedo anche molte discariche illegali. Io sono piccolo ma voi siete grandi e se mi potreste aiutare a fermare l'inquinamento dell'ambiente il mondo sarebbe più bello e pulito, e la visuale della mia finestra sarà più pulita e i colori più luminescenti.

 

Motto GATTA                                      Marianna Zugan   -   Classe III

                                                               Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                               Insegnante: Ilenija Anić

 

HO  RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO PICCOLO E…

 

Ho ritrovato il giocattolo di quando ero piccola piccola e pensavo che gioia sarebbe stata se avesse iniziato a camminare, ma non è possibile mi ripetevo. Quando l'ho abbracciata ha iniziato a parlare! Ho lanciato un grido spaventoso, dopo un pò ho notato che era fatta per parlare. Ma lo stesso c'era qualcosa di strano in lei ma non capivo cosa. L'osservavo, l'osservavo e ancora niente. Era un pelusch di una regina orsa polare, sono riornata dopo il pranzo nella camera dove l'avevo lasciata. Ma certo! – dissi. È la magia della gioia d'aver ritrovato il mio giocattolo. Tutta felice l'ho abbracciata di nuovo.

Veramente non l'ho abbracciata solo per la felicità ma anche per ascoltare la bella vocina della regina orsa polare.

 

 

Motto COCCINELLA                          Mateja Šašić   -   Classe VII

                                                             Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                                             Insegnante: Roberto Nacinovich

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Ogni giorno mi affaccio alla finestra de lla mia camera diverse volte.

E' davvero un piacere guardare e osservare perché ho la fortuna di poter godere di uno splendido panorama. Sbircio dalla finestra perché sento dei rumori e sono curiosa di

scoprire la loro provenienza, oppure voglio vedere le persone in strada mentre io sono nella mia camera a studiare, leggere o ascoltare la musica. Dalla mia finestra si vede una vasta distesa di alberi che fiancheggiano una via poco trafficata. Si vedono anche case nascoste da alberi dalle svariate chiome e colori, pini e abeti sempreverdi, aguzze palme e folte querce. Dietro le loro chiome si scorgono i tetti delle case poco lontane.

La cosa più sorprendente e' la vista del Monte Maggiore, le isole di Veglia e Cherso e il nostro mare Adriatico.

Al mattino si possono sentire le campane della chiesa che annunciano I' inizio della messa ed il melodioso canto degli uccellini che mi svegliano.

 

 
 
 Motto EHLT                                        Tara Asis Berisa   -   Classe V

                                                              Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                                              Insegnante Roberto Nacinovich

 

Ho trovato un giocattolo di quando ero piccolo piccolo…

 

Quando ho trovato un giocattolo dimenticato da molto tempo ho provato una grande commozione ed ero felice. Questo giocattolo mi ha fatto ritornare nei ricordi legati alla mia infanzia. Dentro di me provavo vari sentimenti: felicità, tristezza e rabbia. Tanti anni fa avevo un cane, era ancora un cucciolo e non era ancora stato addestrato.

Mentre giocavo con il mio orsacchiotto il cane ha addentato il giocattolo strappandolo. Mi sono arrabbiata, ho preso l’orsacchiotto e l’ho consegnato alla mamma che immediatamente è andata a ricucirlo. Con il mio orsacchiotto io ci parlavo, piangevo, ridevo, mi confidavo come se fosse un essere vivente.

Un giorno ho deciso di andare a vedere una partita di pallavolo. Ho incontrato la mia migliore amica e sono andata a salutarla (lasciando il mio giocattolo sulla panchina). Quando sono tornata il mio orsacchiotto non c’era più. Sono andata a chiedere se qualcuno l’avesse visto, nessuno sapeva nulla. Ho pianto alcuni giorni finché “sorpresa”! Mia mamma è rientrata a casa con il giocattolo. Ero felice, non sapevo cosa dire. La mamma mi ha raccontato l’avventura del mio orsacchiotto. Da quel giorno me lo tengo sempre accanto nella camera e ancora oggi mi siedo vicino a lui e mi racconta ancora la sua avventura e tante altre storie. Così ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccola piccola e ancora oggi lo porto nel cuore.

 

 Motto LUNA                                           Edea Kosanović Marin   -   Classe VII

                                                             Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                                             Insegnante Roberto Nacinovich

 

 Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Quando ritorno a casa, dopo le lezioni guardo fuori dalla mia finestra. Vedo tante cose: gli uccelli che volano, gli alberi, il nascondiglio segreto dove mi trovo con gli amici a discutere e a inventare nuovi giochi…Davanti alla mia finestra si trova il giardino del vicino di casa che ha un cane di nome Mili.
Se il tempo è bello Mili scorazza per il giardino e quando mi vede alla finestra è allegra e scodinzola. Abbaia quando vede i gatti, rovescia i vasi e mangia il cibo di un altro cane che si trova nelle vicinanze. Non riesco a trattenermi dalle risate. Da un’altra finestra vedo Abbazia, il Monte Maggiore e alcune case delle vie più avanti.
Durante l’inverno quando guardo fuori dalla finestra mi assale la malinconia perché il tempo è brutto, tutto è silenzioso, gli alberi sono spogli e non si sentono le voci dei bambini…
Questo è il mio piccolo mondo e alle volte mi faccio trasportare dalla fantasia, immaginando viaggi e paesi lontani.
 

 

 Motto SOLE                                 Enrico Cappellari   -   Classe III

                                                    Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”

                                                    Sezione Periferica di Verteneglio

                                                    Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

 

I nostri nonni ci raccontano


I miei nonni mi raccontano la fiaba di Cappuccetto Rosso. Quando finisce la fiaba io sono molto contento perché mi piace e allora li abbraccio molto forte. Mi piace ascoltare, la fiaba però finisce presto. Io vorrei che me ne raccontassero ancora una, ma non hanno tempo. La nonna deve preparare la cena e poi deve dare da mangiare a otto gatti. Vado a giocare e poi ritorno a casa a fare i compiti.

       

                   

Motto PRIMULA                          Stella Orzan   -   Classe III

                                                    Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”

                                                    Sezione Periferica di Verteneglio

                                                    Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

Dalla finestra della mia camera vedo il sole che splende, le persone che vanno a fare la spesa al supermercato. Al mattino mi sveglio molto presto e adoro guardare l’alba.
In lontananza vedo il museo. La mia camera si trova molto in alto e vedo quasi tutti i tetti delle case. Quando piove i tetti diventano di colore rosso scuro. D’estate guardo i miei fiori e li annaffio. Quando piove vado sul terrazzo e osservo la pioggia. Io adoro la natura e mi piace avere dei fiori sul mio terrazzo. Ho le primule, l'orchidea, la palma e i cactus. Io adoro guardare il mio paese dalla finestra della mia camera.
 

 

Motto PUTARINSKI                 Erik Putar   -   Classe VII

                                                   Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                   Sezione di Sicciole

                                                   Insegnante: Lara Sorgo

 

HO TROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO PICCOLO E...

  

Un giorno, tornando da scuola, trovai sotto il letto una macchinina. Era uno dei miei giocattoli preferiti. Aveva un colore rosso intenso, con una riga bianca che andava da una all'altra parte.

Guardandola più attentamente mi ricordai di come ci giocavo e come mi divertivo. Costruivo piste da corsa e la parte più bella era che mio papà mi aiutava con la costruzione. Giocavamo per ore, senza nessuna sosta.

All'ora di pranzo mia mamma ci chiamava e io mi portavo dietro il giocattolo, ma lei mi diceva che a tavola non si deve giocare e così me lo prendeva.

Una volta, al ritorno da una vacanza, non trovavo più la mia macchinina. Piangevo e piangevo, pensavo di averla dimenticata in albergo.

Ero molto triste, ma dopo la trovai nel bagagliaio. Ero di nuovo il bambino più felice del mondo!

 

 

 

Motto MONTENEGRINA         Dajana Grandis   -   Classe VIII - 3

                             Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                   Insegnante: Slavica Stupić

 

Ho ritrovato un giocattolo ero piccolo

 

Due mesi fa ho trovato un giocattolo, di quando ero piccola, era un orsacchiotto chiamato Misko, che ho ricevuto per il mio quinto compleanno dalla mamma e dal papà. Era molto bello e l'ho avuto fino a 8 anni e poi i miei genitori hanno portato tutti i giocattoli di peluche nella cantina. Mi piaceva di più il mio orsacchiotto, di tutti i miei peluche. Quando ho visto l'orsacchiotto, mi sono ricordata come giocavo quando avevo 5 anni. E'venuto da me come un amico lo vestivo, gli facevo la doccia. Era il mio migliore amico. Non lo dimenticherò mai. Misko rimarrà per sempre nel mio cuore e pensieri e quando lo vedo mi ricordo come era bella la mia infanzia.

 

 

Motto BAMBINA99                  Ksenija Maslovar -   Classe VIII - 3

                             Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                   Insegnante: Slavica Stupić

 

Dalla mia finestra vedo
Guardo fuori dalla finestra e vedo fiocchi di neve che brillano alla luce dei lampioni. Rami nudi nell' abito bianco come le spose. La terra coperta di coltre bianca. Tutto è bianco, i tetti delle case hanno cappucci bianchi. Gli alberi verdi nel parco nelle loro pellicce bianche. La gente va a piedi sulla coltre bianca e con sulle facce un lieve sorriso. Come se la neve fosse in grado di risvegliare in loro la loro infanzia già persa. E meraviglioso vista dalla mia finestra che mi sono dimenticata che ero nella mia casa caldo. Mi sono trovato in un mondo irreale dove tutto è così ingenuo e infantile.

 

 

Motto  BAMBINA:)                    Jovana Kascelan -   Classe VIII - 3

                             Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                   Insegnante: Slavica Stupić

 

Della mia finestra vedo...

 

La vista dalla mia finestra si presenta come una bella cartolina con motivi primaverili.

Apro gli occhi e mi trovo in una stanza piena di luce. I caldi raggi del sole cadono direttamente sul mio viso. Mi alzo, guardo fuori dalla finestra e trovo una giornata piena di luce, di calore, bambini giocosi ... Rimango a lungo a guardare una bambina che sta giocando con il suo orsacchiotto giallo. Guardo a sinistra trascinano lo sguardo grida felici di un gruppo di ragazzi che stanno giocando a calcio.
Improvvisamente davanti a me vola una piccola farfalla gialla. Mi metto a ridere. Quando guardo di nuovo, vedo cose che non ho potuto prima: prati verdi pieni di colori, fiori selvatici, farfalle che si volano di fiore in fiore, api diligenti, il canto degli uccelli ...Una leggera brezza soffia tra i capelli e porta un odore dolce, mi è conosciuta da qualche parte, è l'odore della primavera, la sensazione è un segno della fine dell'inverno e l'inizio dell'estate.

E 'così meraviglioso vista dalla mia finestra che ho momentaneamente dimenticato che sono nella mia camera. Era come se mi trovassi in un quadro rinascimentale.

 

 

Motto ORIGAMI98                    Teodora Grandis   -   Classe VIII - 3

                             Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                   Insegnante: Slavica Stupić

 

Dalla mia finestra

Mia finestra offre una splendida vista della baia di Cattaro. Guardando Cattaro con un po' di fantasia possiamo immaginare vecchio porto e barche a vela. Cattaro è pieno di leggende e belle storie.
Quando apro la finestra, vedo palazzo di Tre sorelle che mi ricorda di una storia di amore, bella ma triste. Tre sorelle erano innamorate di un marinaio. Quando  lui andato sul mare, tutte tre hanno fatto promesse di aspettare e sposare solo lui. Ma lui non è tornato,e loro aspettano per tutta la vita. Cosi passavano lunghi giorni,mesi,anni. Come  morivano,chiudevano le finestre con le pietre,uno per uno.
Se mi guardo a lontano ,vedo due isolette,due gioielli di nostra baia,e mi chiedo se sono più belli all' alba o tramonto. Mi sembra che sono più belli sulla luce di luna quando le stelle cadono sul mare. Dalla mia finestra si vedono storie romantiche.

 

 

Motto ŽAKLINA ‘99                               Žaklina Pecović   -   Classe VIII - a

                                                     Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                 Insegnante: Jadranka Ostojić

 

Dalla finestra della mia camera vedo…
 

  Spesso mi siedo vicino alla finestra e osservo il quartiere. Glia adulti di solito non hanno mai tempo, corrono sempre da qualche parte. Ma oggi non e' così.

   E' domenica. Tutti i bambini e le persone anziane godono una bellissima giornata di primavera. Mia madre e' in giardino. Beve il caffè con mia zia. Vicino alla casa c'e' sua figlia, sta giocando e le sta chiamando ogni tanto. La mia sorellina e' sul terrazzo e sta coccolando un gatto. Un gruppo dei ragazzi sta giocando calcio sul prato. Due ragazzi si stanno litigando. Una bambina e' da sola sotto un albero. Anche lei sembra occupata. Solo io mi sto annoiando. Non ho voglia di uscire. Preferisco restare qui e osservare dalla finestra cosa sta succedendo.

    Ecco la mia cugina. Va a scuola. Si fermerà sicuramente davanti alla pasticceria. C'e' anche la signora Milena. Va a trovare i suoi nipotini. Ancora una volta Marco passa con il suo cane. E mio padre e' appena tornato dal lavoro.

   Diventa buio presto. Marco torna con il suo cane. Non mi piace la notte. Di notte non c'e' niente di interessante da vedere dalla mia finestra. Solo le stelle, le piccoli luci lontane e silenzio...

Il giorno e' diverso. Posso guardare la gente senza che nessuno se ne accorga. Ma la cosa che mi piace di più e' che io scelgo come sarebbe la vita. Immagino e scelgo io cosa fa quel signore, dove va signora Milena e se il cane di Marco e' contento con il suo padrone.  Dalla mia finestra vedo solo quello che voglio.

 

 

 Motto  KRISTINA MNE                            Kristina Lukolić   -   Classe IX - b

                                                     Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                  Insegnante: Jadranka Ostojić

 

Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccola piccola e...

 

            Un giorno mi sono svegliata molto presto. Ho dato un'occhiata al cielo che mi salutava dalla finestra. Era nuvoloso, scuro e non tanto allegro. Mi sono vestita e sono andata al supermercato. Non era lontano dalla mia casa, perciò non avevo preso l'ombrello. Ad un tratto e' cominciato a piovere a catinelle. Sono tornata a casa correndo. Faceva freddo e soffiava anche il vento. Non c'era nulla da fare. Volevo guardare qualche film, ma non c'era niente d'interessante alla tivu'. Perciò non ero di buon umore.

       Più tardi ho deciso di pulire la mia camera. Dietro del letto c'era una scatola grande. Non mi ricordavo cosa potrebbe essere stato dentro. La scatola non era aperta. Pareva vuoto, ma quando l'avevo aperto, ho trovato un mio giocattolo. Era una civetta marrone, non molto bella, tutta coperta dalle strisce bianche. Non tanto grande e bello, era ancora prezioso per me. Era un regalo per il mio compleanno. Un regalo ad una bambina di sei anni. Tanti ricordi, tante persone vivono in quel giocattolo, ci respirano ancora, anche se sembrano scomparse da quello che chiamiamo la realtà.

 

 

Motto DELICATEZZA                                Mia Chersin   -   Classe II

                                                          Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                          Sezione Periferica di Sissano

                                                          Insegnante: Barbara Brussich Markulinčić

 

„Dalla finestra della mia camera vedo“

 

 La mia camera ha una finestra .Quando sono arrabbiata e quando voglio  stare in pace  mi ci affaccio e guardo il bosco.Vedo farfalline e rondini che giocano .Durante il giorno  vedo i piccoli   bimbi  che    fanno di tutti nel giardino dell'asilo.  Ora vedo la magia primaverile .I fiori ,tantissima erba. I  gatti randagi  , gli uomini che lavorano  nei vigneti  . I giardini   profumati e  la   chiesa   nella nostra piazza piena di sole.

 

 

Motto PICCOLINO                                      Gabriel Tagliaferro   -   Classe II

                                                          Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                          Sezione Periferica di Sissano

                                                          Insegnante: Barbara Brussich Markulinčić

 

Dalla finestra della mia camera vedo…

 

 Dalla mia camera vedo un bellissimo mare azzurro ma anche  dei bellissimi boschi.I campi di verze  , di cavolfiore e cosi' via , pero'   vedo anche  tante case  e palazzi...e il cielo blu. Quando si avvicina la  sera   il cielo e'  rosso come una fiamma. E'  una  cosa bellissima!

Beh, insomma , dalla mia  cameretta vedo quasi tutto il mio paese!  Ora ci sono anche le rondini che sfrecciano nel cielo.

 

 

 

Motto CALCIATORE                                   Paolo Dobran   -   Classe III

                                                          Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                          Sezione Periferica di Sissano

                                                          Insegnante: Barbara Brussich Markulinčić
 

„Ho  ritrovato  un giocattolo di quando  ero piccolo“
 

 Quando ero piccolino  avevo un piccolo topolino Jerry  di peluche  come quello del cartone „ Tom e Jerry“.  Con questo giocattolo io andavo   a dormire  e ci giocavo  ogni giorno   finche' non entrai  nella squadra di calcio e  non ebbi piu' tempo  di giocare con lui.

Un giorno lo smarri'  e non lo rividi piu'. Rimasi triste. Passsarono  molti giorni . Poi  pero', mio fratello lo trovo'  ed io saltai di gioia nel rivedere Jerry. Dal quel giorno promisi a me stesso  che non lo avrei perso mai piu'   pero' non   e' andata  cosi'   perche'  lo smarri' di nuovo. Dopo   alcuni anni , quando mia mamma e mio fratello andarono a pulire l'appartamento per i turisti, mi dissero che avevano trovato dei  vecchi giocattoli tutti sporchi e quando senti' cio' pensai subito al  mio piccolo  peluche Jerry.  Purtroppo non l'ho  trovato  ma penso che  sia in cantina . Mia mamma non ci vuole andare perche' ci sono i pipistrelli ed ha molta  paura  di loro.

 

Motto SPUKY BU                                        Matteo Buždon   -   Classe III

                                                          Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                          Sezione Periferica di Sissano

                                                          Insegnante: Barbara Brussich Markulinčić

 

„ Ho  ritrovato  un   gocattolo di  quando  ero piccolo  „
 

 Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccolo e adesso vi racconto com'e' andata. Era un'estate  calda. C'erano quaranta gradi Celsius.Avevo un piccolo cavallino di legno  e con lui giocai  tutta l'estate.Una sera di settembre  lo dimenticai  fuori  e non lo ritrovai piu'. Non so' esattamente come, ma dopo cinque anni ,scavai la terra in giardino e ritrovai il mio cavallino di legno  che era rimasto sepolto cosi' a lungo. Che  cosa strana !  ._,_._
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Motto FUNNY                                             Fani Kinkela
                                              Classe V Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume                                                                            
                                                                    Insegnante: Sara Vrbaski

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

 Dalla finestra della mia camera vedo il mare scintillare di giorno e le barche brillare di notte. Vedo gli uomini correre o camminare, parlare o cantare. Vedo le case, tutte con le finestre aperte e i fiori sul davanzale. Di notte vedo milioni di luci in città. Vedo le isole tutte verdi. Vedo i fiori che la mia mamma mette sulla finestra. Sono sempre rossi, d’inverno e d’estate. Ci sono palme, cespugli e alberi dappertutto. Di tutti i tipi e colori. C’è un parco tutto verde. Di notte è pieno di luci. Dalla finestra vedo gli hotel con le loro insegne luminose e brillanti. D’estate ci sono tante persone che vanno in spiaggia, con borse, asciugamani e occhiali da sole. Tutti abbronzati o rossi, come dei granchi...

 

 

Motto IL MARE                                      Ana Vujović   -   Classe V

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

  

La mia casa si trova in un villaggio sotto il Monte Maggiore. È abbastanza grande e in essa si trova anche la mia cameretta con una piccola finestra che dà sul giardino. È molto luminosa perché dalla finestra entra molta luce. I rami di un kiwi mi impediscono di vedere tutto, ma il mare lo vedo comunque, e questo è quello che per me è fondamentale.

Confesso di avere delle strane abitudini: al mattino – quando lo spettacolo offerto dalla finestra è particolarmente bello – mi piace guardare fuori e ancor di più mi piace ascoltare il canto degli uccellini; di sera invece – prima di andare a dormire – apro la finestra per vedere le luci e le stelle che brillano e i pescherecci che stanno lasciando la riva per le loro pescate notturne.

Sono proprio contenta di vivere a contatto con la natura e il verde. Le finestre delle case in centro non offrono una vista così. Al massimo si può vedere la finestra del vicino di fronte oppure la strada. La finestra di camera mia invece posso chiamarla “finestra del mare”.

 

Motto RAGAZZA 2                             Claudia Ujcić   -   Classe VII

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

 Sono due le finestre della mia camera. Quella a sinistra non mi fa proprio sognare: se mi affaccio, vedo soltanto le case adiacenti alla mia (case private costruite tra gli anni ’40 e ’60 del secolo scorso). Se invece mi sposto più a destra, ecco che appare la grande gru del cantiere navale “3 maggio”, il mare del golfo quarnerino e l’isola di Veglia. Avrete già capito che casa mia si trova a Cantrida, nella zona che un tempo era conosciuta con il nome di Borgomarina.

Nelle calde serate estive mi ritrovo spesso a guardare dalla finestra le navi che lentamente lasciano il nostro porto, illuminate e accompagnate dalle stelle. Devo dire che preferisco le imbarcazioni più piccole, quelle che portano i turisti a fare qualche escursione sulle isole vicine oppure in Istria. Guardarle mi rende allegra, perché le loro risate e la musica che rimbomba mentre passano fanno sentire in vacanza pure me!

Spesso nelle giornate fresche e piovose guardo con ammirazione il mare, le grandi onde che si scagliano potenti sulle rocce e i piccoli pescherecci che cercano un rifugio prima del temporale.

Spero proprio di non cambiare camera e tantomeno casa. Sarebbe un peccato perdersi questo spettacolo quotidiano il cui biglietto non ha prezzo.  

 

 

Motto  SELTZ SODA                           Ivi Maria Dragicević   -   Classe VII

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

 

Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccola e…
 

 Si avvicinano le feste pasquali e così ho deciso di mettere in ordine la mia stanza. In un angolo dell' armadio ho scoperto una grande scatola con i miei giocattolo preferiti e così ho ritrovato Layla.

Quando avevo quattro anni guardavo molti cartoni animati. Uno dei miei preferiti era „Barbie nel lago dei cigni“. L'avevo visto talmente tante volte che conoscevo tutto il testo a memoria.

Per il mio compleanno ho ricevuto in regalo Layla. Layla era l'unicorno parlante di Barbie. Mi ricordo come fosse stato ieri quanto ero felice per questo regalo. Layla era bellissima, morbida, color glicine, con una lunga criniera luccicante. Quando le schiacciavo la zampetta sinistra si metteva a parlare e a ridere.

La tenevo sempre con me. La criniera e la coda di Layla erano così folte e lunghe che potevo farle le trecce. Stavo con lei tutto il giorno e la portavo da tutte le parti. Dormiva con me. Ritrovarla mi ha fatto ritornare a quei bei giorni spensierati.

Mi sono emozionata nel rivedere il mio giocattolo più caro, e ho deciso che non mi dividerò mai da Layla perché lei mi fa pensare alla mia infanzia.

 

 

Motto LU                                            Lara Kinkela   -   Classe V

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA E...

  

     Era un giorno come tutti gli altri. Avevamo deciso di mettere in ordine la soffitta, piena zeppa di cose che non ci servono più ma che ci dispiace buttare via.

Siamo saliti e ci siamo ritrovati in un caos: dai vecchi mobili che non usiamo più fino ai giocattoli di quando ero piccola.

Dopo ore di lavoro, ormai sfinita, mi sono ritrovata ad aprire l’ultimo scatolone sul quale c’era scritto il mio nome. Ho gridato: “Tedy!” e i miei genitori si sono spaventati e mi hanno guardata come se mi chiedessero “ma sei impazzita?”. Loro l’hanno riconosciuto subito, ma voi non sapete che Tedy era il mio orsacchiotto preferito col quale mi addormentavo ogni sera. Me l’avevano regalato i miei nonni. È marrone, i suoi occhi sono verdi scuri. L’ho subito preso tra le braccia e il mio viaggio nei ricordi era iniziato: quante volte siamo stati in spiaggia, noi due...nuotavamo, prendevamo il sole. E poi spesso andavamo a fare la spesa insieme e lui mi aiutava a portare la mia cioccolata preferita. Ed io ero bravissima a lavargli i “capelli” mentre stavamo in vasca a farci il bagnetto.

In quel momento ho capito che il posto di Tedy non era nello scatolone in soffitta bensì in camera mia, sul mio letto. Così ora dorme nuovamente con me, ma c’è un’unica differenza: a scuola non me lo porto dietro come facevo quando andavo all’asilo. Tedy aspetta pazientemente che io torni da scuola, per raccontargli la mia giornata...

 

 

Motto MIFI                                          Miriam Liberti Cerbone   -   Classe V

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA E...

  

Un giorno, mentre mettevo in ordine i miei giocattoli in soffitta, ne ho trovato uno a me molto caro: l’orsacchiotto verde chiaro che – se gli schiacci la gamba – inizia a cantare. Da piccola dormivo sempre con lui e lui mi svegliava puntualmente perché io, nel sonno, continuavo a schiacciare quel pulsante e la musica partiva! Per questo motivo un giorno avevo deciso di non dormire più con lui.

Quando l’ho ritrovato, me lo sono riportata in camera e la mia mamma mi ha detto di regalarlo a qualcuno, piuttosto che buttarlo via. Buttarlo via??? Ma non ci pensavo nemmeno! Quello era l’orsacchiotto al quale ero particolarmente affezionata, quello che mi portavo dietro ovunque andassi.

Pochi giorno dopo sono andata a casa di una bambina, un’amica di famiglia, che aveva tanti giocattoli ma un orsacchiotto proprio no. Era triste per questo motivo e chiedeva in continuazione alla mamma di comprargliene uno. Quando mi sono resa conto quanto grande fosse il suo desiderio, ho deciso che le avrei regalato il mio orsacchiotto-sveglia. Le ho promesso che gliel’avrei portato la prossima volta che sarei venuta a casa sua.

Ho fatto di tutto per tornarci quanto prima. Anche oggi, quando ci vado, la trovo sempre a giocare con il mio orsacchiotto. Sono molto contenta di averla fatta felice.

                              

Motto RAGAZZA                               Tamara Popić   -   Classe VII

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLA E...

 

 Ora sono cresciuta. Non gioco più con i giocattoli da bambina. Come mai allora la mia camera ne risulta ancora abbastanza piena? Gli scaffali sono colmi di figurine di cavalli che erano da sempre i miei animali preferiti, perciò me li tengo vicini vicini, ma tutto il resto?

 Qualche mese fa la mia famiglia ha cambiato casa e mi sono ritrovata a dover fare i conti con tutti quegli scatoloni pieni di roba. Ed ecco che a un certo punto mi ritrovo faccia a faccia con Simba: il leoncino di peluche del cartone animato “Il re leone”. Mi ricordo benissimo il momento in cui l’ho ricevuto: era il mio quinto compleanno. Il mio papà me l’aveva portato dall’America e da allora non l’ho più lasciato. Dormivo con lui, mangiavo con lui, giocavo con lui per giorni interi afferrandolo sempre per la coda che ora – per questo motivo – era sciupata. Simba poteva anche ruggire, e molte volte in asilo finiva per svegliare tutti i miei amichetti che facevano il pisolino. Oggi, se lo sento, mi fa pensare più al verso di una rana se non al ruggito di un leone!

Ora Simba vive nuovamente in camera mia. Sta seduto sul tavolino vicino al mio letto e fa compagnia a Lino, un altro trovatello smarrito con gli anni.

Che fine faranno? Non lo so. Se non altro, li custodirò nei miei ricordi.  

 

 

Motto FELICITÀ                                 Alma Selmanovski   -   Classe VIII - 1

                                             Scuola Elementare “Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                                          Insegnante: Sanja Radović

 

HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DI QUANDO ERO PICCOLO, PICCOLO E...

 

           Io credo che ogni bambino nel mondo abbia un giocattolo preferito. Alcuni il loro giocattolo curano anche quando diventano adulti e lo danno ai suoi figli, alcuni lo perdono, lo dimenticano e non si ricordano che nemmeno lo avevano.

         Vi racconterò la mia storia. Un giorno ero a casa, mi annoiavo e non sapevo che fare. In un momento mi è venuto in mente di andare in cantina e guardare le vecchie cose. Così ho fatto. Quando sono entrata non era così interessante come lo immaginavo, non ero mai entrata prima in una cantina perché avevo paura dei topi. C`erano tante scatole piene di polvere, ho aperto la prima e c` erano delle vasi tutte di terracotta, l`ho chiusa subito perché non avevo niente da vedere. Ho aperto la seconda e quando ho visto non ci potevo credere, erano i miei vecchi giocattoli, l`ho presa e sono andata a casa e ho cominciato a cercare i giocattoli con cui giocavo di più. Ho visto un giocattolo che non conoscevo e ho chiesto la mamma di chi era quel giocattolo. Lei mi ha risposto che quello era il mio primo giocattolo, cioè quando sono nata mia nonna mi ha comprato quel orsacchiotto. Lo amavo tantissimo e non lo toglievo mai dalle mani e se qualcuno me lo prendeva io mi mettevo a piangere. La mai mamma si chiedeva sempre perché amavo così tanto quel giocattolo. Ma io penso che la risposta sia perché mia nonna me l` ha regalato con amore e che mi legavano le emozioni a quel giocattolo.

         Perciò io penso che ogni persona nel mondo che ha un giocattolo preferito debba curarlo, perché tranne le foto e altre cose anche un giocattolo può essere un bel ricordo.

 

 

Motto TITTY                                       Tihana Sabulić   -   Classe V

                                                             Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                             Insegnante: Sara Vrbaski

 

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 

 Io vivo nel rione di Zamet, abbastanza vicino al centro della mia città. Ogni giorno dalla finestra vedo migliaia di macchine che fanno tanto rumore. Ci sono abituata perché vivo qui da ormai undici anni. Se giro lo sguardo dall’altra parte, vedo anche il bellissimo Mare Adriatico e il nostro Quarnero.

Intorno alla mia casa c’è un grande giardino con tanti fiori e tanti alberi, un tavolo dove possiamo mangiare quando il tempo è bello e una cucina estiva dove il mio papà prepara dei pranzi da leccarsi i baffi.

L’albero di ciliegio mi fa compagnia tutti i giorni, sia quando sto in giardino sia quando sono in camera mia e lo guardo dalla finestra, da quando mi sveglio fino a quando vado a dormire. Lui rende più bello ogni mio giorno, indipendentemente dal fatto se c’è il sole, se il cielo è coperto o se piove.

La mia finestra è una finestra magica, è la mia finestra sul mondo. Non ci ho pensato spesso prima, ma adesso mi rendo conto che ci sono tante cose da osservare e vedere; è un cantuccio di natura intatta in città. Fuori dal tempo.

 

 

Motto BAMBOLA                              Anastasija Ilić   -   Classe IX – 1

                                             Scuola Elementare “Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                    Insegnante: Milena Radović

 

          HO RITROVATO UN GIOCATTOLO DA QUANDO ERO PICCOLO,PICCOLO E...
 

         Nadia.

         Così si chiamava la mia bambola preferita. Unica bambola che mi occupava l`attenzione. Non posso dire che era proprio la bambola, era la mia migliore amica. La portavo sempre con me. Credo che Nadia sappi tutti i miei problemi le mie preoccupazioni, e che mi dava le risposte sulle mie domande. Eravamo inseparabili. Andavamo dappertutto: nel parco, al toboga, a fare le passeggiate per la città, a mangiare il gelato e andare in campagna da mia nonna. Facevamo amicizia come vere coetanee. Però presto sono andata a scuola a Nadia non era benvenuta. Dovevo studiare e fare i compiti e anche andare a scuola di musica. Così Nadia è rimasta sullo scaffale e io la tenevo sempre di meno nelle mani. Sul suo volto e i vestiti sempre di più cadeva la polvere che mia madre a volte puliva.

         Oggi dopo dieci anni, l` ho trovata, in una scatola di cartone nel soffitto. Mi sono ricordata di quel periodo innocente della mia vita quando Nadia era la mia migliore amica e in quel momento mi sono chiesta come potevo essere così felice senza i miei amici di scuola, senza computer e facebook? Nadia era sufficiente. Ma oggi ho deciso che Nadia sarà di nuovo parte della mia vita. L`ho spolverata e l`ho spruzzata con il mio profumo preferito e l`ho messa di nuovo sulla mia scrivania.

       Voglio che Nadia sia anche adesso quando sono cresciuta, il testimone di tutti i miei sorrisi, come quando io ero piccola.

 

Motto  MATITA                                   Bozidar Asanin   -   Classe IX – 3

                                             Scuola Elementare “Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                             Insegnante: Milena Radović

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...         

 

          Vi devo dire sinceramente che io dalla finestra della mia camera non vedo niente ma solo perché adesso sta piovendo. È così scuro e rumoroso che non sento né propri pensieri. Ecco, non piove più, adesso preparatevi per uno spettacolo.

           Se guardaste dalla mia finestra forse vedreste solo il verde (i boschi, i campi, gli alberi, qualche casa). Ma invece se guardaste bene, vedreste che il bosco non è il bosco, già un comune di esseri. Non vedreste il prato, ma vedreste diversi rettili e insetti così che avreste sensazione che foste uno di loro. Poi, invece delle case, vedreste molti bambini che giocano con i loro cani. Quando non ci sarebbe il rumore delle altre cose sentireste anche il rovescio del fiume.

          Gli alberi si sollevano uno dopo l`altro, si vedono centinaia delle cime e avete sensazione come se foste sulla nave, in mezzo all`oceano e si vedono solo le onde che seguono una dopo l` altra. Questo albero vi ipnotizza se lo guardate a lungo. Come se qualcuno facesse ipnosi su di voi. Nei dintorni si riflette la montagna.  Una volta ero là, non credereste che meraviglie ci sono. Quando sono di mal’umore, spesso vado là, mi rilasso, mi ripieno di energia.

         È bene che vi descrivo questo proprio adesso perché è primavera, tutto fiorisce e magari se fosse autunno vedreste solo giallo e marrone con migliaia di rami e sentireste solo il rovescio del fiume. Intanto adesso si sente il cinguettio di uccelli. Vorrei che foste presenti e poter sentire questo canto e di non dover goderlo da solo.

        Dalla mia finestra si può vedere una pianta, cioè un fiore che cresce solo al mare. Parlo delle magnolie. Ogni mattina quando mi sveglio la prima cosa che vedo sono le magnolie.

        Ecco, queste sono le cose che si possono vedere dalla mia finestra, certamente se non piove e se guardate meglio. Qualcuno sta bussando alla porta, chiunque sia gli mostro il mio essere. Sono sotto stress...

 

Motto SLIM SHADY                            Đorđe Perović   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

Ho trovato un giocattolo da quando ero piccolo, piccolo e....


          Un altro giorno come gli altri. La noia attorno di me e dentro di me. Lo sguardo vuoto passa per le pareti e gli scaffali su di esse. Non c’è niente che mi possa sorprendere, tutto è sempre lo stesso.
          Su uno degli scaffali con i giocattoli, ho visto il piccolo cowboy Vudy, il carattere del cartone animato “Toystory “e mi sono venuti alcuni ricordi in mente. Mi sono ricordato dell’infanzia e degli anni passati con il mio migliore amico. Ovunque andavo, lui era con me. Facevamo tutto insieme, giocavamo, parlavamo, tutti i miei segreti, grandi segreti di un ragazzino li sapeva solo lui, e solo lui aveva pazienza di ascoltarli. In un momento ho capito che le lacrime scendevano sul mio viso e sparivano nel grande sorriso. Mi mancano tutti questi giorni, ma nello stesso tempo, sono i più belli ricordi della mia vita che mi portano sempre a sorridere. Quando ho rimesso il giocattolo al suo posto, ero felice e assomigliavo di nuovo a quel bambino spensierato di un tempo.
          I giocattoli e altri piccoli ricordi sono la migliore “macchina temporale” che vi aiuta a tornare indietro, nel passato, nell’infanzia, nel mondo di gioia e allegria.

 

 

Motto MIKI                                           Bojana Bećir   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Dalla finestra della mia camera vedo
 

          Io vivo in un piccolo villaggio vicino alla città di Cattaro, e come ogni piccolo paese anche questo mio ha le sue caratteristiche speciali.
          All’intorno della mia casa non ci sono grandi edifici, strade, supermercati, infinite file dei turisti che vengono d’estate, solo il verde infinito, la serenità e la pace. Proprio queste sono le cose che lo fanno diverso dagli altri paesetti. Di mattina, quando il sole sorge sulle cime delle montagne e fa un’occhiata tra le mie persiane, ho l’impressione che la flash di una camera splende sul mio viso e mentre mi sdraio pigramente nel letto, mi rendo conto che poca gente ha l’opportunità di godere quello che ho io ogni giorno. Quando apro la finestra sento il cinguettio degli uccellini che, nascosti tra i rami degli alberi, salutano l’alba e vedo il mio giardino nel quale giocano i colori degli alberi verdi e i fiori rossi e bianchi, come le ragazze giovani vestite di gonne lunghe con le corone di farfalle e api. In lontananza vedo il blu del mare splendente in cui si riflette, come nel grande specchio, il cielo sereno senza una nuvola. Solo qualche striscia pallida dell’aereo appena passato che porta i suoi passeggeri fino alla loro destinazione.
          Guardando tutto questo penso come piccole cose possono renderci felici e come la gente non sa godere la vita. Non sa conoscere i segni che la natura ci manda ogni giorno e che dovremmo accettare e custodire. Forse lo saprebbe meglio se avesse una tale vista dalla finestra come io... 

 

 

Motto GIOVANE12                              Anja Mačić   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Dalla finestra della mia camera vedo...
 

          Un altro giorno passa lentamente. Pieno sia di tristezza o di felicità, ogni mio giorno finisce nello stesso modo alla finestra in fondo alla mia camera. Mi chiedo sempre di più se questa è diventata solo una delle mie abitudini o forse qualcosa di più significativo.

          Come ogni giorno è diverso dall’altro, così l’immagine dalla finestra della mia camera è sempre diversa. L’unica cosa che rimane sempre la stessa è una piccola strada senza automobili e traffico, il fico e il cielo infinito. Ora si sta facendo la notte e solo le stelle ornano la scura coperta del cielo sopra la mia testa. La luna, a volte nascosta dietro le nuvole, stanotte sbircia timidamente con gli occhi pieni di sogno. Poco a poco mise la sua mano sulla finestra e osserva la scena in silenzio. In un momento, vedo un uomo camminare in fretta, verso il suo fine. Mi chiedo come può non fermarsi, neanche per il momento, e ammirare tutta questa bellezza. E’ possibile non vedere la straordinaria scenata della Luna assonnata? E il fico, con le sue foglie verdi e grigie, come se raccontasse un storia antica con il tremore del vento e come sempre, mi pongo la stessa domanda-chi l’ha messa qui? Poi un’altra domanda, e ancora un’altra e i miei pensieri volano fuori dalla finestra, nella neve bianchissima. Molte domande e poche risposte, ma la vita è lunga e ci saranno ancora altre finestre dalle quali guarderò e cercherò spiegazioni.

 

 

Motto ARIETE AMICHEVOLE             Martina Mjesečević   -   Classe IX - 3

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

 

 I nostri nonni ci raccontano

           Io adoro i miei nonni. Loro sono delle persone molto interessanti con tanta conoscenza delle cose legate al nostro passato e il passato della nostra città. Ricordo come, per augurarmi buona notte quando dormivo da loro, mi raccontavano le storie incredibili e magiche della nostra bellissima città.

           Una volta quando ero molto triste mio nonno si è seduto accanto a me e ha cominciato una delle sue storie che a me sembrava una vera avventura. Ho velocemente dimenticato la causa della mia tristezza e lo ascoltavo con attenzione. –“Nelle montagne che ci circondano esiste una grotta. Quella grotta e’ infatti, il posto dal quale è stata fatta la nostra città. Tanti decenni fa il re Stefano voleva costruire la città sopra di là, in montagna. Un giorno, mentre lavoravano, ai muratori si è apparsa una fata che ha detto a Stefano di non costruire la città in montagna e che deve trasferire tutto giù, vicino al mare. La fata ha anche promesso di aiutargli. Il re, dopo aver pensato un po’, ha deciso di fare come gli aveva consigliato la fata ed ha costruito la città prorpio sulle coste del mare. Una volta finita la costruzione, lui ha detto al suo popolo che tutto era la sua idea e che ha fatto tutto da solo. La fata si è arrabbiata ed ha avvelenato tutti i suoi ospiti che sono venuti a cena, e anche tutte le sorgenti dell’acqua dolce nella città. Avendo capito cosa ha fatto, il re la pregava di perdonarlo e di non punirlo. La fata ha deciso di dargli un’altra opportunità e così ha pulito tutte le acque, tranne un fiume che oggi si trova dietro la porta meridionale. Anche oggi, d’estate, l’acqua di questo fiume diventa salata e non si può bere.” – “Ma perché la fata non ha pulito anche questo fiume? – ho domandato io. “Così voleva assicurarsi che la gente se lo fosse ricordato per sempre e che tutti capiscono che non può rimanere senza punizione quello che fa male agli altri. “

          Finita la storia, il nonno mi ha coperto, mi ha baciato e se n’è andato dalla camera, poco a poco io mi sprofondavo nel mondo dei sogni in cui la fata aspettava che io le ponessi ancora alcune domande. I nonni hanno sempre qualcosa di interessante da dirci e da farci imparare dalla loro propria vita. Per questo sono le persone inevitabili nella crescita dei bambini.

 

 

Motto RAGAZZINA 1379                     Ema Kotorac   -   Classe IX - 2

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović
 

I nostri nonni ci raccontano

           Fin da piccola sentivo spesso mio nonno parlare con i suoi amici quando ci vengono a giocare a carte insieme, e mi piaceva ascoltare le storie della loro gioventù. Spesso succedeva che qualcuno facesse un commento, usando le espressioni tipiche per questo paese o i nomi delle persone, che, una volta hanno fatto qualcosa di importante per la nostra città. Dopo questi incontri, mi mettevo ad annoiare il nonno a raccontarmi alcune di quelle storie e lui lo faceva volentieri.

          Siccome io vivo nella parte della città che si chiama Dobrota (vuol dire bontà in italiano) ero particolarmente interessata all’origine di quel nome. Così un giorno, il nonno me l’ha raccontata.

          Due passeggeri che hanno viaggiato per tutto il mondo, sono arrivati fino a un mare profondo. Com’erano già stanchi morti, dopo quel viaggio lungo, si sono seduti su una roccia per riposarsi un po’. Uno di loro si è spostato un po’ a destra e ha visto una lastra con qualcosa scritto su di essa. Il segno diceva: “Misura dieci metri, fai un buco e fermati.” Avendolo letto, si sono chiesti cosa significava quello. In un momento hanno pensato che potessero misurare questi dieci metri con la lastra, e l’hanno fatto. Al posto giusto hanno cominciato a fare il buco in terra e dopo un po’ hanno trovato un cofanetto. Mentre cercavano di aprirlo, il cofanetto si è aperto da solo, lasciandoli a bocca aperta. In fondo al cofanetto c’era scritto in lettere d’oro “Questa a la bontà di tutti”. Erano totalmente confusi e non sapevano cosa fare. Restare qui o andare avanti. Alla fine hanno deciso di stare ancora un po’ lì, perché quel messaggio li ha intrigati. Hanno fatto una casina di legno e sono andati a dormire. Durante la notte è successo qualcosa di strano. E’ apparsa la luce dal cofanetto e quando ci hanno guardato, hanno visto un nuovo messaggio. “Desidera tutto che vuoi prima di andare a dormire”. Essendo tutti e due poveri, hanno desiderato di avere belle case con belle donne dentro. Quando si sono svegliati di mattina, sono rimasti senza fiato. Davanti a loro c’erano due bellissimi castelli con due donne meravigliose sulle finestre. Si sono trasferiti subito nelle loro nuove case e hanno continuato a vivere felicemente. Da quel momento loro due facevano la stessa cosa ogni notte prima di andare a dormire, loro desideravano avere ancora una bella casa, la quale avrebbero trovato la mattina dopo. Così è diventato tutto il paese di Dobrota.

          Stanca, ma contenta, pensavo come anche oggi belle palazze e case antiche nella mia città sono propri gioielli i quali ammirano i turisti quando ci vengono ma anche la gente che vive qui.

 

Motto ALEX 6969                                 Aleksandra Terek   -   Classe IX - 2

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

 I nostri nonni ci raccontano

          Lo so che sono anziani e che il loro stile di vita è diverso dal nostro, ma secondo me, le storie che possono raccontarci i nonni sono molto interessanti. E’ vero, non sappiamo mai se sono vere o no, ma questo non è importante. Una volta quando mio nonno è venuto a trovarci, abbiamo cominciato a parlare degli extraterrestri. Alla TV davano il film “E.T.” e questo ci ha ispirati.

          “Hanno degli occhi piccoli e neri” raccontava mio nonno “hanno della pelle verde che fa le stelle riflettersi in essa”. Io, di solito, cominciavo a ridere dicendo che queste cose non esistessero. Qualche volta, mia sorella e io, discutevamo di quello che ci ha raccontato il nonno, ma lei sempre sosteneva che gli extraterrestri non esistevano e se fosse diverso, anche Leonardo Da Vinci l’avrebbe scoperto tanti secoli fa. Visto che quella notte ci pensavo tanto, ho deciso di andare dal nonno il giorno seguente e di chiedergli di raccontarmi tutta la storia affinché potessi sapere la verità.

          Il nonno, l’ho trovato nel giardino dove annaffiava i fiori. Quando gli ho detto perché sono venuta, ha messo posto tutto e ci siamo seduti sulla panchina sotto un vecchio melo.” Quando io ero della tua età, neanch’io non credevo negli extraterrestri” ha cominciato a raccontare il vecchietto “L’ho guardato con dubbio, ma lui mi ha sorriso e ha continuato. “Non siamo così diversi te e io. Neanch’io ci crederei ce non ci fosse per quel giorno” “Quale giorno?” – ho chiesto io. “Era il 19.giugno 1949. I miei amici ed io andavamo in bici, e all’improvviso, qualcosa ha brillato sul cielo. Era una luce fortissima, strana. Sembrava che qualcosa stesse cadendo dal cielo molto veloce, lasciando dietro di sè tanto fumo. Noi eravamo curiosi di vedere cosa era questo e ci siamo recati a vedere dove è caduto. Arrivati al punto, non abbiamo trovato niente, solo una vecchia macchina che non funzionava di più. Mi sono voltato un po’ e ho visto strane gocce per terra. A qualche passo da me ci stava, sdraiato per terra, una creatura strana. Quando mi sono avvicinato ho visto che era una donna, strana, con i capelli di colore verde e viola, ma si vedeva che era la donna. Mi ha guardato direttamente negli occhi e i suoi occhi erano neri come il carbone e brillavano con un splendore strano, quasi magico. Sembrava che fosse ferita, ma nonostante questo ho sentito una strana sensazione, e una forte mal di testa. Ho capito che è riuscita ad entrare nel mio cervello, perché senza dire una parola, ha cominciato a comunicare con me. Mi ha detto che veniva dal Saturno e che, qualche tempo fa, alcuni mostri gialli hanno attaccato il suo pianeta e che il suo popolo l’ha mandata a cercare l’aiuto, ma i nemici hanno attaccato la sua nave. Così sì è trovata qui.”

          Io ero stupita da questa storia e lui ha continuato: “L’ho aiutata. L’ho portata a casa, di nascosto, perché sapevo che i miei genitori sarebbero stati spaventati. Da lei ho saputo che ci esisteva la vita in tutto l’universo e che i cittadini di ogni pianeta avevano caratteristiche speciali. Per esempio quelli da Saturno potevano leggere i pensieri altrui, quelli dal Pluto erano velocissimi...e noi, dalla Terra avevamo il cervello già sviluppato, mi ha detto così. Il giorno seguente ci siamo salutati e lei, avendo preso dalla sua tasca una scatolina in cui aveva il polvere lucente, me l’ha data come il ricordo. Purtroppo, durante gli anni io ho perso quella scatola, ma spero che tu mi creda”, ha detto il nonno sbirciandomi l’occhio.

          Adesso ne sono sicura che in un posto lontano esiste la vita e che non siamo soli nell’universo, però, ci deve essere una buona ragione perché viviamo lontano, senza sapere della loro esistenza.

 

 

Motto DOKI                                          Doris Vujković   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                               Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Dalla finestra della mia camera vedo
 

          Chiudo gli occhi e godo l’accarezzare del vento sul mio viso che fa andare via tutti i miei incubi infantili. Mi sveglio...

         Il vento, non l’ho mai capito, lo stesso come la pioggia nella mia città. Non li ho mai voluti capire perché non mi piacciono, mi deprimono. Per fortuna, oggi non piove, è stata una bella giornata e adesso il sole scende, si ritira dietro le cime della montagna e il crepuscolo vince il nostro giardino. I colori si cambiano e il profumo diventa più intenso. Mi sento malinconica e vado a chiudere la finestra, ma in quel momento vedo qualcosa che non ho ma visto prima. Il rosso del sole che tramonta si versa sul nostro giardino facendolo quasi immaginario. Come se fossi in un altro mondo, dove tutto è diverso e più intenso. Il cinguettio degli uccelli suona come la canzone bellissima, sento le colombe tubare come due amanti e il vento sussurra tra i rami e le foglie degli alberi. Non voglio distaccarmi dalla finestra, rimango stupita dalla scenata con il cuore pieno, capisco come piccole cose possono essere belle e come possiamo trovare la gioia intorno a sè. In questo momento dimentico tutti i miei problemi, non voglio ricordarmi le cose che mi fanno nervosa o arrabbiata. Voglio essere qui, ora, voglio sognare e non svegliarmi mai...
         Purtroppo, il tempo passa e viene l’ora per andare a dormire’aria fresca che occupa il giardino dopo che il sole se ne è andato mi dice che devo chiudere la finestra e che domani è la nuova giornata. Con un sospiro lungo ritorno alla realtà e dico buonanotte al mondo del miao giardino e ai miei amici immaginari, poso la testa sul cuscino e capisco di diventare impaziente di salutare la nuova giornata, quando il sole mi viene ad accarezzare il viso e i capelli di nuovo.

 

Motto DIXI                                                 Dijana Terek   -   Classe IX - 2

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Dalla finestra della mia camera vedo

 

         Dopo il lungo inverno, finalmente è arrivata una bella giornata, il sole sta brillando di nuovo. La giornata è serena e il cielo blu come il colore della nostra squadra di pallanuoto” Primorac”.

         Ho aperto le finestre e ho guardato direttamente nel nido di una rondine appena arrivata. Mi ha fatto sorridere perché le rondini significano la primavera, ma quello che ha attirato la mia attenzione era un albero. Non so di che albero si tratta, so solo che era qui fin da tanto, in estate e in inverno, nei giorni piovosi e quelli del sole, anche sotto la neve, aspettava pazientemente che si sciogliesse quel cappotto pesante della regina invernale. Le sue foglie tremano e sussurrano le storie infiniti. Vedo l’erba che cresce, timidamente, tra i fiori di mia madre e sento l’allegria della primavera. Nell’angolo vedo anche le viole le quali ho piantato proprio io. Non devo dimenticare le margherite che assomigliano ai diamanti, facendo un’occhiata alla gente che passa sotto mia casa, sorridendo ai primi segni della primavera.

          Mi sento allegra e vorrei dividere questo sentimento con gli altri. Vorrei dire a tutto il mondo quanto sono impaziente di dire benvenuta alla primavera e tutte le sue bellezze, con il cuore pieno di irrequietudine dolce.

 

 Motto BICA 98                                          Željana Čamdžić   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

Dalla finestra della mia camera vedo

 

         E’ la serata dell’inverno tardo, e si fa la notte. Io sto guardando dalla finestra che da al giardino di mia nonna. Tutto è stranamente silenzioso, non si sente niente. Sui rami della salice il rete della neve e gli abeti verdi sembrano avere le coperte bianche. Comincia a soffiare e sento le foglie che il vento porta dappertutto. I primi fiochi della neve scendono lentamente dal cielo, giocando allegramente nell’aria. Se continua così, domani mattina tutto sarà bianco come nella favola. La vecchia caldaia nella mia camera ripiene lo spazio con il calore e mi sento sicura nel mio piccolo regno. I fiochi si sciolgono sulla finestra lasciando le tracce che diventano strane figure. All’improvviso mi è venuta in mente l’idea di uscire e cacciare quelle ballerine bianche, sentirle la freddezza sul mio palmo caldo, ma il suono del vento e il cielo oscurato mi hanno rassicurato. Ho deciso di mettermi a letto con un buon libro e di cerco di addormentarmi il prima possibile. E’ bella questa notte in bianco e nero, ma io sono impaziente di svegliarmi di mattina e di andare fuori, all’incontro con la neve e con la bianchezza della natura.

 

 

Motto SOGNATRICE                                Milica Deletić   -   Classe IX - 3

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Dalla finestra della mia camera vedo

 

         Un giorno mentre stavo seduta nella mia camera a studiare, ho guardato dalla finestra. La giornata era piena di sole. La mia città bagnata nella luce. Ho lasciato i pensieri vagabondare e ho cominciato a pensare al futuro, il mio proprio e quello della mia città.

          Le strade sono pulite e tutto è in ordine. Ci sono tantissimi yacht nel porto, pieni di turisti provenienti da tutte le parti del mondo. Si possono sentire diverse lingue. I cittadini sono sorridenti e felici. Cercano di aiutare la città con il loro lavoro e contribuire al suo sviluppo. Tutti sanno come presentare le bellezze della città, ma anche come conservarle. Nel mio sogno io sono una guida turistica. Mostro ai turisti l’antica cattedrale. Le vecchie chiese e la piazze monumentali. Sono orgogliosa di tutto questo, così pulito e bello. Li porto al parco con prato verde, grandi alberi che lo proteggono dal sole e fiori di tutti i coloro che lasciano i loro odori. I bambini giocano spensierati, gridano dalla gioia. Tutto è bello e tutti sono contenti.

         Qualcuno ha bussato alla porta e io mi sono ripresa dalle mie immaginazioni. Triste, ho guardato dalla finestra e ho capito che l’immagine è sempre la stessa, e che manca molto finché la mia città diventi perfetta, forse,un giorno, chissà...la speranza è quello che ci resta.

 

 
Motto  VLADAN13                                     Vladan Gvozdenović   -   Classe IX - 2

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

 

I nostri nonni ci raccontano

 

         In una fredda notte d’inverno mio nonno è venuto a casa nostra e quella notte è restato a dormire. Noi due avevamo l’usanza prima di dormire, lui mi sempre raccontava qualche storia interessante. Però, quella notte, cominciava a raccontarmi alcune storie, ma io le ho già sentite tutte. Alla fine, non avendo più scelta, ha deciso di raccontarmi la storia dell’origine di Dobrota, un piccolo villaggio accanto alla città di Cattaro.
Così, mentre mi preparavo per andare a letto lui ha iniziato la storia: “Due marinai hanno navigato per il mondo per lungo tempo e alla fine hanno raggiunto un posto lontano nel cuore delle montagne alte. Si sono fermati qui e mentre riposavano su una spiaggia hanno visto una lastra di pietra con l’iscrizione – Misura dieci lunghezze, scava e fermati! - Non essendo sicuri cosa dovevano fare, hanno preso quella lastra e con essa hanno misurato dieci lunghezze e a quel posto hanno cominciato a scavare il buco.
 Dopo qualche tempo hanno trovato una scatola in cui c’era scritto, in lettere d’oro – Questa è bontà di tutti. Dopo tanta riflessione hanno deciso di stare per qualche tempo in questo posto perché questa iscrizione gli era interessante. Quando sono andati a dormire quella notte, è successo qualcosa di strano. In un momento la scatola si è illuminata e quando ci hanno guardato dentro hanno visto che l’iscrizione era cambiata. Le lettere d’oro dicevano -Desidera qualunque cosa vuoi.
Essendo lontano dal loro paese e senza soldi, hanno desiderato di avere due belle case con le mogli dentro. La mattina seguente, quando si sono svegliati, hanno capito che davanti a loro stavano due bellissimi palazzi di pietra con due donne alle finestre. Da questa notte, ogni volta, prima di dormire avevano lo stesso desiderio – una grande casa in pietra. Così spuntavano bellissimi palazzi lungo la costa del mare ed è nato il villaggio di Dobrota.”

         Sprofondandomi nel sonno, l’ho sentito sussurrare:” Abbastanza per stanotte” ed è uscito chiudendo la porta della mia camera.

 

 

Motto RTS                                                 Vasilije Lazović   -   Classe IX - 3

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

Dalla finestra della mia camera vedo

                        Ieri era una brutta giornata. Non sono andato a scuola, perché avevo mal di denti, e così sono restato a casa, solo. Mi sono alzato alle sette e pensavo cosa fare...sono andato alla finestra della mia camera e ho guardato fuori. Il cielo era nuvoloso, e le nuvole grigie ci volavano come grandi aquiloni. Non c’era il sole, e tirava il vento. Sembrava l’inverno anche se la primavera è già cominciata. La gente camminava velocemente per la strada. Andavano al lavoro o a scuola, chissà. Ognuno guardava stretto davanti a se, profondo nei suoi pensieri. Negli alberi c’erano gli uccelli, li potevo sentire. Cantavano, provando a rompere il grigio e il buio dell’atmosfera. Un gatto stava sotto l’albero e cercava di acchiappare uno di loro, forse era affamato o voleva solo divertirsi.

          Dopo mezz’ora, ho visto anche alcuni dei miei amici che correvano per la strada. Avevano fretta perché erano in ritardo per scuola. Li ho chiamati e loro mi hanno salutato. Con un sospiro mi sono allontanato dalla finestra e ho deciso di tornare a letto. Il dente mi faceva male e non avevo voglia di niente. Forse domani sarà meglio..

 

 

Motto  LA BAMBOLA 5                             Dejana Đukić   -   Classe IX - 3

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Ho trovato un giocatolo da quando ero piccola, piccola e così....

 

     Un giorno aiutavo mio padre che cercava di mettere in ordine la nostra cantina. Un lavoraccio, a dire la verità. Sembrava come se in quella stanza tutta la famiglia avrebbe messo tutto quello che non gli serviva in un momento o non sapevano cosa fare con queste cose e non volevano solo buttarle. Mentre cercavo di pulire un angolo per poter muovermi più libero, ho visto una scatola semi chiusa, l’ho aperta a vedere cosa c’era e gridò dalla gioia. Indietro era la mia vecchia bambola Sindi. Era tutta coperta di polvere ma quello non mi dava fastidio, l’ho pulita subito. Sotto il grigio che spariva splendevano gli occhietti blu e i capelli biondi. Anche il vestito rosa con i fiori era ancora qui, veramente il rosa è diventata un po'...hmmm sporco, e le scarpe nere avevano qualche buco. Mi sembra che un piccolo topo l’abbia presa per la sua amica...o forse solo aveva tanta fame e pensava che la mia povera Sindi fosse gustosa. Mi sono seduta su una sedia libera e, guardando quella bambola, sono ritornata al passato.

     L’ho presa dalla nonna per il mio compleanno. Mi ricordo come aprivo la scatola con il foglio rosa, impazientemente, e quando l’ho presa per la prima volta sapevo che quello diventasse un giocattolo speciale. Non era solo la bambola, era la mia amica. Non potevo addormentarmi senza di lei. La portavo con se quando andavo con la mamma al parco, e facevo i piccoli vestiti per lei. Sentivo un legame così forte con questa bambola che, un giorno, questo ha cominciato a dare sui nervi ai miei genitori. Mi dicevano che non ero più così piccola, e che la bambola era invecchiata e sporca.

 

 Non volevo nemmeno sentire queste parole. Nessuno sapeva che nel frattempo, quella bambola è diventata il legame con mia nonna che è morta e che così non sentivo la sua mancanza. Però, un giorno è sparita. La cercavo dappertutto, piangevo, ero disperata, ma non l’ho trovata più. Dopo qualche tempo, atre cose mi hanno occupato la mente, anche se nessun giocattolo mai poteva riprendere il suo posto. Io sono cresciuta e i giocattoli non mi interessavano di più.

     Adesso capisco che la mia Sindi non è sparita quel giorno, ma che i miei genitori l’hanno presa per nasconderla da me. Sento un po’ di rabbia per questo ma provo anche considerazione, perché dal punto di vista di oggi, io so che quella era una buona decisione. La vita continua e deve continuare anche dopo la morte delle persone care e non si può vivere nei ricordi. Con o senza la bambola, io non ho mai dimenticato mia nonna...E il giocattolo, lo prendo con me adesso e lo porto nella mia camera ad aspettare che un giorno lo do a mia figlia e che le racconto perché questa è una bambola speciale, più preziosa di tutte le altre.

 

 

  Motto 8888                                                 Luka Grgurević   -   Classe IX - 1

                                                      Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                    Insegnante: Tatjana Stijepović

 

Ho trovato un giocattolo da quando ero piccolo, piccolo

 

          Questo weekend l’ho passato dai miei nonni. Poiché fuori pioveva, sono andato in cantina a trovare qualcosa per divertirmi. Se nient’altro, aiuterò mio nonno a fare un po’ di ordine laggiù. Quando sono entrato, la prima cosa che ho visto era una grande scatola che stava nel centro della stanza. Curioso, l’ho aperta. Dentro c’erano tanti giocattoli da un tempo quando ero piccolo. Mi hanno riportato indietro, nell’infanzia, ed ero molto contento di trovare, prima di tutto una piccola scimmia di felpa che il nonno mi aveva portato dall’Italia quando avevo solo tre anni. La scimmia era di tutti i colori, e dentro c’erano i palloncini che mi piacevano tanto, perché, mentre giocavo, essi acciottolavano. La scimmia non era un giocattolo qualsiasi, era un vero amico. La portavo sempre con me.

Quando ero triste o arrabbiato, mi ritiravo in un angolo e giocando con lei, subito dimenticavo del tutto. Spesso anche, nei miei giochi, io ero un veterinario e lei il mio malato paziente. La curavo e dondolavo come se fosse un vero animale .Di notte, dormivamo nello stesso letto. Per lei mia nonna ha fatto un cuscinetto e così noi due, stanchi dal gioco, ci addormentavamo e viaggiavamo nel mondo dei sogni.

          E’ strano come un giocattolo, una cosa senza vero valore puà essere così importante e aver tale influenza sulla vita. In un solo momento, quella scimmia mi ha fatto tornare nei giorni spensierati, mentre ancora non andavo a scuola e non avevo tanti impegni. Ho deciso di portarla a casa con me e di metterla nella mia camera, perché è un vero ricordo del più bel periodo della mia vita.