Concorso Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo 2011

Sezione B

Temi premiati

 

DALMAZIA in CROAZIA  Scuole Elementari

  

1° PREMIO     

 

    Mauro Ćupić, Sara Ćoza, Lana Vukić

 

 

                                                           Classe I  -Classe II  - Classe III  - Corso di Lingua Italiana  Comunità degli Italiani Zara

                                                                                                insegnante Melita Nenadic'
 

Motivazione: i ragazzini delle prime classi delle elementari di Zara ci presentano in alcuni disegni coloratissimi il loro amore per la natura che, vista come una solare fornitrice di servizi all'uomo, raccomandano di rispettare ed amare. E' un consiglio che  accettiamo ed estendiamo a tutti.

Rispetto e amore per la natura

 

 

 


 

2° PREMIO

 

 Agata Vajentić  

 

  Classe VIII  Corso di Lingua Italiana  Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

 Insegnante Mirta Širola 
 

 Motivazione: è vero, anche Agata ha da raccontare una storia, seppur breve, che fonde gli affetti familiari con lo spirito di appartenenza di un intero paese, trasmettendoci il senso della comunità, della religiosità popolare e soprattutto della tenerezza di una nipotina per un antenato lontano nel tempo, ma vicino al suo cuore.

 

Sfogliando l’album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch’io ho una storia da raccontare
 
Il nonno Gabriele 
Questa è la storia dio mio nonno Gabriele, che me la ha raccontato la mia mamma.
Nonno Gabriele è nato come l’ottavo figlio della mia bisnonna Agata, alla quale devo il mio nome, e del mio bisnonno Domenico, che faceva il muratore. Quando la bisnonna Agata attendeva mio nonno è successa una grave disgrazia. Il bisnonno Domenico era caduto dal tetto di una casa dove lavorava. Purtroppo era molto grave, perché aveva perso i sensi per diversi giorni. Quando si è saputo di questo, il parroco del paese ha deciso di fare il triduo di preghiere a San Gabriele, al quale aveva partecipato molta gente del luogo.

Alla fine nonno Domenico ha riaperto gli occhi e piano piano ha cominciato a migliorare. Proprio il giorno che si festeggiava San Gabriele la bisnonna Agata diede alla luce un figlio, mio nonno, e gli diede il nome del
santo, Gabriele.
Il bisnonno Domenico si era ripreso bene e mio nonno Gabriele è cresciuto sano, mai malato, e solo oggi a ottanta anni gli vengono i primi dolori della vecchiaia.
Dopo che ho sentito questa storia, credo proprio che San Gabriele sia l’angelo custode di mio nonno Gabriele

 


   

3° PREMIO

 

  Petar Pitalo, Vana Vukman, Toni Vukman

 

motto un modello

                                                                                                    

Corso di Lingua italiana Centro di Ricerche Culturali Dalmate Spalato

                                                                                                                                                      

                                                                                                   Insegnante Mara Agostini
 

Motivazione: il nonno risulta essere un bel modello per Vana, Toni e Petar che parlano del proprio rispettivo nonno con affetto ed ammirazione, descrivendone lo stile di vita non semplice e patriarcale ma attivo e inserito nel mondo moderno. Gradevole.

 

I NOSTRI NONNI: UN MODELLO PER NOI!

 

Quando la maestra ci ha detto di questo concorso, noi abbiamo deciso di scrivere dei nostri nonni, perché loro per noi rappresentano un modello.

Io mi chiamo Vana, ho due nonni e voglio bene a tutti e due. Ho deciso di parlare del padre della mia mamma, perché lui ha influenzato la mia vita sportiva. Purtroppo lui non è più vivo, ma io ricordo molto bene i nostri momenti insieme. Lui lavorava nelle piscine ed era in contatto con lo sport tutta la vita. Mi ha convinta a prendere lo sport come uno stile di vita. Mi raccontava dei suoi viaggi e delle sue molte medaglie. Lui è stato un grande sostegno per me e quando ho dei dubbi penso a lui, che mi ha insegnato ad essere tenace.

L'altro mio nonno si chiama Karlo e di lui vi parlerà mio fratello Toni.

Mio nonno Karlo è una grande autorità e vi spiegherò perché. Lui sa sempre tutto: se qualcuno gli chiede di parlare di politica lui ne sa più di tutti e lo stesso vale per la storia, lo sport e gli altri argomenti. Noi stiamo  sempre insieme durante l'estate, o Orebić, dove i miei nonni hanno una cas. Mio nonno si occupa di tutto: coltiva le piante nel  suo grande giatrdino e si occupa di tutta la casa. Mi piace quando andiamo a pescare con la nostra barca e aspettiamo che i pesci abbocchino. Poi nonno prepara il fuoco dove noi facciamo il pesce arrosto! Mio nonno adora la barca a vela e per questo sport ha molte coppe. Qualche volta andiamo a visitare le isole vicino a Orebić in barca. Lui mi aiuta sempre quando ho un problema, ma sa anche essee severo.

Io sono Petar e mi chiamo come mio nonno, ma il suo soprannome è Čiko. Lui vive in un appartamento sotto al mio e ogni giorno cucina per tutta la famiglia, perché lui è in pensione. Prima lavorava al cantiere navale: disegnava le navi. Ha viaggiato molto e ha visto tutto il mondo. Gli piace pescare e va a pesca ogni giorno, per questo a casa abbiamo molto pesce. Nonna non gli permette più di metterlo nel congelatore! Lui mi aiuta con la matematica e la fisica.

Noi vogliamo bene ai nostri nonni e li ammiriamo tanto per le tante cose che hanno fatto nella loro vita. 


 

DALMAZIA in CROAZIA – Scuole Medie Superiori

 

1° PREMIO NON ASSEGNATO 

  

2° PREMIO

 

Atina Koljevina  

 

motto tracce d'italianità

 

                                                                                  Corso di Lingua Italiana  Comunità degli Italiani Lussinpiccolo      

      

                                                                                                                                                                  Insegnante Mirta Širola 

 

   Motivazione:un tema fresco con qualche piccolo errore che però si fa perdonare per la consapevolezza profonda della sua giovane autrice per le radici lussignane col loro retaggio veneto-italiano visto come un patrimonio da valorizzare e di cui andare giustamente fieri. 

 

L'italianità' a Lussino  

 

Nella mia isola, l' isola di Lussino, ci sono varie tracce di italianità, visibili e udibili. Precisamente, l' influenza si presenta nella nostra lingua: nel dialetto istro-veneto parlato dagli abitanti, che non é significativamente differente dalla lingua italiana. Ma l'influenza si manifesta anche nei nomi dei posti, delle ville, case e palazzi, monti, strade, valli ed anche nei nomi di cose comuni, come pasti, animali eccetera. Per esempio, la mia isola, come quasi tutte le isole dalmate, ha due nomi, quello croato e quello italiano. 
         Per prima cosa, occorre spiegare perche l' influenza della italianità è cosi forte. La causa più grande di esso è il dominio veneziano sulla costa orientale dell' Adriatico, il quale durò per tantissimi anni. Infatti, alcuni monumenti originano proprio a quel periodo, come  la Torre a Lussingrande e la chiesa parrocchiale a Lussingrande dove si trovano delle opere d'arte, tutte e due ancora oggi sono in funzione e sono delle grandi attrazioni turistiche.

Per molti secoli la lingua ufficiale nel mio territorio era la lingua italiana, pure quando esso era sotto il dominio del Impero austro-ungarico. Infine, una notabile influenza italiana nella storia risale al periodo tra le due guerre mondiali, quando l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni firmarono il trattato di Rapallo. Il trattato, firmato il 12 novembre 1920 fu un accordo che risolse la questione adriatica“.

Il confine tra i due paesi fu delimitato: l'Italia acquistò i territori di Fiume e Dalmazia, inclusa l'isola di Lussino. Essa era sotto l'occupazione fino alla capitolazione italiana nel 1943. Durante l'occupazione i locali erano sottoposti ad una italianizzazione intensa, che comprendeva il dovere di parlare la lingua italiana, l'obbligazione per i bambini di frequentare scuole italiane. Tra di loro c'erano anche i miei nonni. Occorre ricordare anche i Cesotti, ovvero gli abitanti di Chioggia che si sono trasferiti nelle isole di Cherso e Lussino, ed ancora oggi a Lussingrande vivono delle persone nate qui, di madre e padre Cesoti.  Proprio quest' anno la città di Chioggia e la città di Lussinpiccolo provvederanno al gemellaggio tra esse, per unire in questa maniera le due città „ le due realtà che si trovano dirimpetto sulle sponde opposte del mar Adriatico“.
         Dopo la liberazione, i paesani continuarono a parlare nella lingua italiana e così la trasmisero alle future generazioni. In questa maniera anch'io venni in conoscenza della lingua italiana. I miei genitori, nonni, zii, vicini, insomma tutte le persone che mi circondavano parlavano il dialetto istro-veneto. Mi ricordo i tempi quando in piazza la folla parlava solo in dialetto. Le tracce di italianità le incontravo proprio ad ogni passo. I nomi dei monti, spiagge e boschi, pure i nomi di case, ville ed altre proprietà erano italiani. La italianizzazione ebbe un ruolo importante anche nel nominare dei pasti, vestiti ed usi popolari e tradizionali, per i quali neanche oggigiorno esistono dei prestiti croati. 
         L'Italia ebbe un tale impatto sulla cultura dei locali che nacque la necessità d'una istituzione che sarebbe un punto di incontro dei locali che, avendo assunto la lingua e la cultura italiana, si sentivano e dichiaravano in parte o pienamente italiani. Infatti, nel 1990 fu fondata la Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo che oggi conta ben più di 500 membri. Dalla sua fondazione ad oggi, le sue attività sono aumentate. Ovvero, oltre alla funzione di promuovere i diritti della minoranza e quella di preservare la cultura italiana, la mia comunità ha anche la funzione educazionale. Propriamente, essa organizza corsi di lingua italiana per i bambini. Inoltre, in seguito al grande interesse dei locali, la comunità aprirà un asilo italiano. Tutte le sue attività hanno avuto un ruolo grande nel senso di comunità dei locali e proprio grazie ad essa sono nati vari amori ed amicizie.
         Ma purtroppo, le tracce di italianità nel mio territorio diminuiscono e sono ogni giorno sempre più difficili da trovare. Ci sono diverse ragioni per questa situazione, ma il tale cambiamento è principalmente dovuto al grande numero di membri di minoranze, ossia di albanesi, bosniaci e serbi, come pure di abitanti delle altre parti della Croazia che negli ultimi decenni  si sono trasferiti nei miei territori in tale numero che, oserei dire, che i veri Lussignani sono arrivati ad essere in minoranza.

         In base alla indicata  situazione, la lingua, il dialetto e la cultura italiana hanno perso importanza tra gli abitanti della mia isola d'oggi. Come esempio prenderei i miei amici, che mi deridono se qualche volta mi „scappa“ una frase italiana, e che non possono trattenere le lacrime dal ridere sentendomi parlare con la nonna in dialetto. La stessa situazione hanno subito altri giovani locali che, per paura di essere derisi, hanno dovuto reprimere in se la loro vera origine. Trovo che sia davvero assurdo  sentire un senso di colpa o vergogna al posto dell' orgoglio per la propria appartenenza. E' un fatto grave che gli abitanti mettono la storia della loro isola da parte, perche essa e la sua realtà, ed é necessario che i giovani  si rendano conto della sua importanza e che cominciano a provare per lei un senso di onore ed amore.

Ci dobbiamo svegliare e cominciare ad agire per non permettere che la tradizione venga dimenticata in ordine di preservarla per le future generazioni.


 

 

3°  PREMIO NON ASSEGNATO