Concorso Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo 2013

Sezione B

Temi premiati

DALMAZIA in CROAZIA – Elementari – Lavori individuali – Categoria “ a “ :

 

1° PREMIO

 

motto  NIKOLA                         Nikola Jerolimić  

   Classe VIII     Comunità degli Italiani Lussinpiccolo                                                                   

                                             Insegnante: Mirta Širola

Motivazione: Simpatica carrellata di ricordi di nonni e nonne. Scritti in un godibilissimo dialetto lussignan e corredato da simpatiche foto in cui l’unione nonno-nipote si vede anche nella fattiva collaborazione alla costruzione dei giochi di una volta, sempre in grado però, di divertire e di far rivivere in noi vecchietti vecchi ricordi.

                                            I nostri veci ne conta 

Son nato a Lussin in tempo moderno strapien de video gioghi, tv e computer, pero` vivendo in una famiglia meta` Lussignana e meta` Sanpierina, ogni tanto sento le storie de una volta. Un paio de queste condivido con voi.


racconto di mia nonna:     
DE SABATO SE ANDAVA A SAN MARTIN    

Andemo per la campagna o per la cesa? Iera la domanda che ogni sabato me fazeva la zia Chetti prima de andar a San Martin, portarghe i fiori freschi ai nostri defunti. Mi putela che iero me piaseva de più la strada de campagna e cosi` partivimo verso el cimitero. Una borsa con el verde e i fiori e l' altra con i pomi per la merenda. Zagazignine al tempo iera la campagna che passavimo. Me ricordo della stradeta che portava fin el Buoicich e l' altra un poco più avanti che a forma de serpentina se calava fino el cimitero. El più grande divertimento iera arrivar fin el "bancheto de sasso" dove se sentavimo per riposar e dove magnavimo i nostri pomi. Oggi el "bancheto" non xe più, pero` la volonta de Dio xe immensa e el ga volu` che  propio la` ti va viver con tua mamma e papa` e che ogni giorno aprendo le finestre della camera ti pol veder el mar de Boicich e propio soto casa tua, da qualche parte, stava el "bancheto” che purtropo non xe piu. De ritorno fazzevimo l’altra strada, quela che passa davanti el Duomo, e se iera l’ora de messa ne fermavimo in cesa. La zia per farme star bona, la tirava fora della borsa la scudela con el budin, la me sentava vicin del confessionario e mi tutta contenta, magnando el tempo passava prima e a ela la lassavo pregar in paxe.   

racconto di mia mamma:   
LE NOSTRE GALINE MORIVA DE VECIAIA  

Vicin della casa, come tante famiglie lussignane gavevimo la copunera con le galine.
Un giorno come tanti altri, soto dela finestra de camera che guardava in cortivo subito sovra la cusina, e la cusina come in tutte le famiglia xe el logo dove xe sempre confusion e sempre qualcosa succede. El via-vai de soto me disturbava mentre cercavo de studiar inutilmente. Sentivo tuo nonno che cerca la manera, la zia che prepara la pignata “alo andemo mazzar sta galina che zopica” iera le parole che go senti prima che dinovo torna el silenzio e la pase. Pensavo, povera galina ghe xe i ultimi minuti de vita, e la xe la prima dopo tanti anni che i ga deciso de taiarghe la testa. La pase non ga dura` a lungo, la zia e el nonno xe tornadi davanti la cusina, soto la mia finestra e li sento “ ma povera picola, non gaver paura non te femo gnente solo te cavemo sto anel che te se ga impiglia sul piede”. Vado in finesta veder sta scena, la zia che tien la galina  carezzando ghe la testa el nonno che cerca le tanaie per cavarghe sto fero, me go messo rider divertida “ah anche questa morira de veciaia” e coxi xe stado, la ga vissu` altro non so quanto tempo senza dar  de anni un ovo fresco fino che  una drio del altra non xe morta in profonda veciaia.

racconto del mio nonno:   
LA CAPRA MURIZZA

Una volta a Lussin tanti gaveva la capra. La nostra iera tutta binaca e la se ciamava Murizza.  Tante volte me tocava a mi portarla pascolar pero` non me lagnavo tropo perche` iera una bona ocasion per trovarse coi muli e girar per le campagne. Cosi un bel giorno andemo mi e i mii amici portar le nostre capre a pascolar, le gavemo lassade al solito posto e noi via a giogar. El tempo xe passado tropo presto e quando iera l’ora de tornar a casa vado in cerca dela capra e non la trovo e ciamo, ciamo “Murizza, Murizza”, ma gnente, la Murizza non xe. Cosa fazzo adesso, come torno a casa, chi ghe se presenta davanti ai oci della mamma?  Ingrumo un bel brinze e via verso casa pensando cosa ghe diro` alla mamma. Prima de arrivar a casa me metto pianser  che non trovo la capra, che qualche dun me la ga rubado. La mamma prima me ascoltava e dopo la me ga da una bona slavazzada perche` la capra xe tornada sola a casa  alla solita ora, prima de mi.

raccondo del mio nonno:

LE NOVE SCARPE ROTE          
Coi amici gavemo fato el careto (cariola) con le baliniere e via noi a divertirse. Non esisteva rato (discesa) a Lussin che non gavemo passa`:  Strada nova, Strada vecia, Cigale, Prico..... una volta semo finidi anche in mar. Gavevo i zenoci sempre roti. Una domenica dopo messa invece de andar subito a casa iero tentado de far un gireto con el novo careto e un giro tira l’altro e dopo tanti tomboli e frenade con i piedi, le scarpe nove, comprade de poco, me se ga aperto. Prima de tornar a casa go prova` saldarle in qualche modo, pero` non iera niente da far. Apena son arriva` a casa la mamma subito ga visto el dano e le go sentide ma anche ciapade per ben.           

 

Qualche anno fa el mio nonno me ga fatto el mio primo careto per andar alla Balinierada che se fa a Lussin in tempo del Carneval, ve mando le fotografie                   

 

                   


2°   NON ASSEGNATO

3°   NON ASSEGNATO

 

DALMAZIA in MONTENEGRO – Elementari – Lavori individuali – Categoria “ b “ :
 

1°   PREMIO

 

motto FASANO                         Gianluca Lamberto Pelonzi  

   Classe IX
  Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                               Insegnante: Tatjana Daković

Motivazione: Una montaliana visione dalla finestra in momenti diversi, con stati d'animo opposti che rendono a volte cupa a volte allegra la veduta. “Immagini che cambiano, immagini belle, brutte, allegre, tristi... Cambiano sempre, ogni giorno” e con le immagini cambia, crescendo, anche Gianluca, autore del testo. Splendide le descrizioni.

  Dalla finestra della mia camera vedo...

       Dalla finestra della mia camera vedo un pezzettino del cielo azzurro e un ramo verde che mi saluta. Tutto in me si sta svegliando e gioisce per la bellezza della natura e per la bellissima giornata primaverile. Nell’aria si sente il sapore del mare e il profumo delle palme, il canto degli uccelli. Vedo bellissimi colori che cambiano in fretta .

        Il sorriso viene da solo e rimane a lungo, niente e nessuno lo puo` cacciare via o farlo sparire. I miei occhi sono pieni di luce.Sono pieno di forza e di buon umore.

       Dalla finestra della mia camera vedo un pezzettino del cielo annuvolato e un ramo nero, un ramo secco che sporge solitario e triste. Le gocce della pioggia scivolano sulla finestra e mi sembrano le lacrime che piano, piano cadono dal viso. Per un momento si fermano sul bordo della finestra e poi cadono a terra, come quando la lacrima si ferma sul mento prima di finire chissa` dove. Mi sembra di sentire una vecchia canzone di parole molto tristi,  piena di malinconia.

     Le mie gambe le sento piene di piombo, il mio petto pieno di ansia che si riempie e sembra di esplodere in ogni momento per versare fuori l’amarezza e il dolore. Questo non sono io, e` un’altra persona dentro di me, piena di tristezza e malinconia.

       Dalla finestra della mia camera vedo un pezzettino del cielo pieno di stelle e la luna splendente che sorride. Sono felice e posso andare ovunque sulle ali di fantasia.

        Posso salire in alto e prendere le stelle per metterle in una scatola per lasciarle vicino al cuscino delle persone a me care. Vorrei metterle proprio li` per farle brillare e far vedere a tutti le loro bellissime luci. Potrei fare qualsiasi cosa con le mani piene di stelle brillanti.

     Dalla finestra della mia camera vedo immagini che cambiano, immagini belle, brutte, allegre, tristi... Cambiano sempre, ogni giorno e con loro cambio anch’io.

 

 

2° PREMIO   

 

motto KA 28091998                                                                                                  Egzona Krasnići  

   Classe IX - 1 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

  Insegnante: Tatjana Stijepović

Motivazione: Dalla sua finestra, forse proprio perché quasi sempre chiusa, la nostra piccola autrice riesce a vedere sia l’umanità che scorre che le bellezze della propria città e a far scorrere la fantasia le poche volte che viene aperta. Brava e sensibile.

  Dalla finestra della mia camera vedo

      Non so nemmeno perché ma la finestra della mia camera è quasi sempre chiusa.Forse perché abito al primo piano e così, tenendola chiusa, impedisco alla gente che passa di guardare indietro e di entrare nel mio piccolo mondo nascosto.Ma, quando la apro c’è tanto da vedere...

     La città in cui vivo è davvero belllissima. Si trova sui bordi di una baia splendida,talmente come quelle di favole, la città anticha che nasconde tante storie e segreti.Anche se conosco bene ogni suo sasso, ogni postino, essa sembra sempre nuova e sempre più bella. Nonostante tutto questo, non è la bellezza ne splendore della città quello che vedo quando apro la finestra. In qualche modo, tutto sparisce è resta solo l’immagine della vita umana, piena di difficoltà e rancori. La gente corre, in fretta, i bambini gridono, alcuni di loro piangono. Spesso penso, se solo potessi fermarli, farli guardare intorno a se, farli godere la bellezza che li circonda. Mentre i miei pensieri volano nell’aria sento il suono di una nave. Mi viene in mente un’altra domanda. E’ possibile che i turisti che vengono nella nostrà città, la apprezzino più di noi?Che loro vedono la sua bellezza, i suoi valori, i quali ammirano appena pongono il piede sulla terra? O forse questo succede ovunque, forse quelli che vivono in un posto non hanno ne tempo ne voglia di vedere e capire quello che hanno?

    Il mio sguardo si ferma su una nuvoletta che scivola pigramente per il cielo.Almeno essa non è in fretta.In quel momento capisco che dalla mia finestra posso vedere tutta la città, come se fosse qui, sul palmo dela mia mano, nello stesso modo in cui sto guardando questa nuvola. Un timido sorriso apparisce sul mio viso quando capisco che quella città è unica, e che ha il fascino speciale proprio per quella gente che corre per le strade, per i bambini che piangono e per la finestra chiusa della mia camera..E’ il posto dove vivo, dove sto crescendo, dove è nato il mio primo amore..è la mia vita.

 

3°   PREMIO

 

motto 105411                                                                                                                    Daniela Zifra  

                                                                                   Classe IX – 3 Scuola Elementare “ Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                                                                                                Insegnante: Milena Radović

Motivazione: Originale e ben scritto, questo tema analizza attraverso gli occhi della nostra piccola autrice i volti, le espressioni, le gioie e i dolori di ignari passanti colti nei loro momenti di gioia, di tristezza, gioco e piccoli litigi con sensibilità componendo un quadro personale di viva umanità.

                       DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO ...

 

          È sabato.Mi sono alzata dal letto,ho preparato la colazione e mi sono seduta accanto alla finestra. Siccome sono solo le 7, non ci sono molti passanti.Mi godo la veduta. Il mare limpido e azzurro è illuminato dal sole al mattino presto, poi c`è un bellissimo parco che sembra continuare a raccogliere energia per regalarla ai bambini durante la giornata...

         Sono già le otto. Ormai ci sono i fiumi di persone in strada.Non fanno altro che gettare gli sguardi intorno.Solamente i bambini nel parco giocano spensierati.Questa gente si distingue per l`aspetto fisico.Guardando queste persone negli occhi, possiamo vedere la loro anima. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell`anima,ed io ci sono d`accordo. Negli occhi si vede la tristezza, la felicità, le ansie..Ah, il mio sguardo si rivolge verso una signora anziana ma meravigliosa.Si dice che nell`anima si può rimanere giovani per sempre, e lei ne è un vero esempio.A dispetto della sua apparenza colpita dalla vecchiaia, nei suoi occhi si legge la felicità.Accanto a lei sta passando un`altra signora. È molto graziosa, ma i suoi occhi... sono proprio gli occhi che la tradiscono. Ci si legge la tristezza, le preoccupazioni,chissà perché.Può darsi che il mondo le sembri crudele,il che è vero, ma nonostante ciò dobbiamo guardare il lato positivo.

         Finalmente vedo una coppia innamorata.Negli occhi dei due si legge che l`amore fiorisce tra loro. Osservano i bambini nel parco,l`uomo accarezza gentilmente la donna sulla pancia,braciandola dolcemente. Proprio in quel momento quella signora graziosa gli passa davanti fissandogli con uno sguardo tenebroso.Ma cosa le è preso? Io, dalla mia finestra, sono riuscita a sentire quel loro amore, e lei invece, gli è passata davanti indifferentemente. Non mi sorprendono più la tristezza e l` ansia che trovo nei suoi occhi.

         Rivolgo lo sguardo verso un gruppo dei bambini. Nel mezzo di loro c`è un ragazzino che al giudizio degli altri probabilmente non è considerato abbastanza bello. Lo prendono in giro. Lo umiliano, e lui continua a sorridere. Mi sembra che io non abbia mai visto nella mia vita un sorriso così bello. Sarei superficiale se dicessi che lui è un bruttino, perché quel sorriso l` ho scolpito nella mente. Guardando nei suoi occhi ho notato la tristezza che gli altri ragazzi non l`hanno vista: il suo sorriso lui lo usava come l`arma.

Il mio interesse per lui si è esaurito ed io ho rivolto gli occhi verso il parco pieno di bambini.Ognuno di loro giocava spensierato. Se si cadeva, dopo una lacrima versata si rialzava e sempre con gli stessi sorrisi si continuava a salire sul toboga.Adesso mi rendo conto che da tutta questa gente solo i bambini potevano dare il riposo ai miei occhi. Loro brillano.

         Se invitassi qualcun`altro a sedersi alla mia finestra e gettare un` occhiata intorno, mi chiedo se vedrebbe lo stesso.Forse se ne accorgerebbe solamente di quella gente con gli sguardi vuoti e non vedrebbe  l`anima di un uomo.

          Forse anche per Lei, sì, proprio Lei, la veduta dalla finestra della mia camera non sarebbe altro che una veduta ordinaria sul mare, sulla via e sul parco, con passanti e bambini ordinari. Però io guardo ancora con gli occhi di una bambina e ne vedo molto di più.

 

  DALMAZIA in CROAZIA – Medie Superiori – Lavori individuali – Categoria “ c “ :
 

1° PREMIO 

 

motto PENSO POSITIVO                                                         Andrea Botica, Ivan Androja, Tomislav Harapin

                        Classe IV – a Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” Spalato

                                             Insegnante: Jelena Boban

Motivazione: Analisi ponderata e seria sulle nuove realtà del mondo dell'informazione. Gli autori vantano un'espressione chiara, fluida e ben strutturata.

  „Un'occhiata alle News, una al giornale e ci sono sempre le solite notizie.. tu cosa metteresti in prima pagina?“


I giornali sono uno dei media più popolari. Nel passato i giornali erano portatori fondamentali di notizie nuove, mentre al presente la popolarità dei giornali decresce. I lettori tipici dei giornali sono in sostanza i pensionati, mentre i giovani trovano le notizie sui portali internet. Per quel che riguarda le edizioni cartacee, tra i giovani sono più popolari le diverse riviste di moda, di macchine e vari giornali per adolescenti.

Ogni persona che almeno una volta nella vita ha tenuto in mano un giornale sa che i giornali hanno un odore specifico che ti entra sotto la pelle. Inoltre, i giornali sono pratici e si possono portare ovunque; molte persone preferiscono una sensazione di carta sotto le dita e li amano proprio per questo. I giornali, poi, sono comprensibili e le notizie essenziali sono messe in evidenza dai titoli.

Per quanto riguarda i contenuti, si può dire che le notizie sono sempre le stesse, anche se si tratta di un controsenso perchè la parola notizia per definizione significa „qualcosa di nuovo“. Quello che di solito troviamo sulle prime pagine sono le notizie di politica, economia, cronaca nera e sport. Tutte queste (tranne per quanto riguarda lo sport) sono molto spesso notizie negative e ultimamente si parla sempre e solo di crisi economica. E come se le redazioni credessero che solo brutte notizie fanno vendere i giornali e attirano l'attenzione dei lettori. L'unica alternativa sono i giornali di gossip che di solito hanno articoli di bassissima qualità. Tutto questo è un vero peccato perchè le notizie negative non sono costruttive e portare esempi di situazioni positive forse potrebbe dare un impulso alla società di migliorare. Si da poco spazio anche alle notizie di cultura, che dovrebbero essere maggiormente messe in evidenza.

Tutto questo è importante perchè la lettura dei giornali sviluppa la capacità di espressione nelle persone e quelli che leggono i giornali di solito sono molto eloquenti. La cosa positiva è anche una potenziale diversità di contenuti (non sempre sfruttata): nei giornali è possibile trovare molte cose diverse, dalle ricette ai consigli per abbellire il giardino.

Un altro problema è che i giornali cartacei tendono ad essere troppo costosi. Nell'attuale era della tecnologia e di Internet, quando l'accesso alle notizie è praticamente libero poichè in Internet si trova tutto, diventa assurdo mettere dei costi per arrivare all'informazione.

Per quanto riguarda il giornalismo croato, la sua qualità è più che discutibile. Le notizie importanti vengono sostituite con le informazioni sulla vita di alcune persone, di solito chiunque di importante ci sia, e i giornalisti molto spesso non sono qualificati per svolgere il lavoro che fanno.

Dal punto di vista dell'ambiente, la produzione dei giornali cartacei ha costi elevati, si usa molta carta e quindi si distruggono molti alberi e molto spesso le persone non sono consapevoli dell'importanza del riciclo.

Parlando di giornali italiani, noi li conosciamo soprattutto attraverso la lettura di articoli in classe. A nostro parere i giornalisti italiani sono più competenti di quelli croati, ma gli articoli sono scritti in modo molto tecnico e quindi non sono molto comprensibili. Il contesto e i riferimenti storici sono raramente descritti ed approfonditi, mancano spiegazioni, background, informazioni. Il risultato è che per un lettore qualunque un giornale italiano è molto difficile da leggere senza contesto.

 In conclusione, i giornali e i portali internet hanno diversi aspetti sia poitivi che negativi. Alcune persone preferiscno la velocità di accesso alle informazioni, mentre gli altri preferiscono la tradizione e l’odore della carta da giornale. Alla fine tutto dipende da quello che una persona preferisce.__._,_.

___

2°   NON ASSEGNATO       
3°   NON ASSEGNATO

DALMAZIA in MONTENEGRO – Medie Superiori – Lavori individuali – Categoria “ d “ :

 

1°  PREMIO

 

motto  MOJITO                                                                                                                Ivan Brkanović     

 Classe III   Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                    Insegnante: Slavica Stupić

Motivazione: I nonni raccontano al nipote del tremendo terremoto del 15 aprile 1979, che causò più di 100 vittime ed ingenti danni in tutto il Montenegro. La rapida ricostruzione di Cattaro e delle altre città montenegrine avvenne in un clima di fratellanza ed altruismo, cui parteciparono attivamente i nonni protagonisti del tema. Primo premio meritatissimo per lo svolgimento, in modo appropriato e coinvolgente, di un tema che tratta un episodio della storia montenegrina particolarmente sentito e vivamente descritto.

  I nostri nonni ci raccontano 

            Visito sempre volentieri i miei nonni e ascolto con attenzione i loro racconti del passato. In un modo interessante e dettagliattamente loro mi hanno fatto conoscere il passato della nostra famiglia, della città e del Montenegro.

            Siccome negli ultimi tempi ci sono spesso delle scosse del suolo, del nostro territorio a causa di piccoli terremoti, loro si sono ricordati, e a me hanno raccontato, del terremoto disastroso che ha colpito il Montenegro nel 1979.

            Dicono che quel 15 aprile, al mattino, una spontaneità infuriata ha portato via con sé gran parte del Montenegro. La forza della natura davanti a cui l'uomo è ancora impotente, ha colpito insidiosamente e inaspettatamente. Come da una mano di ferro, la più bella costa europea è stata strappata. Un terremoto di gran intensità e potenza ha abbattuto e demolito le antiche città e ha distrutto quello che non si può compensare – più di 100 vite improvvisamente interrotte e 600 feriti, e il tetto per 100 000 persone è diventato il cielo.

            Solo 10 secondi della furia della terra erano abbastaza per distruggere la maggior parte di quello che la mano umana abilmente ed assiduamente costruiva da anni. Sono stati distrutti anche oggetti d'antiquariato che hanno resistito al passare del tempo.

            Con la tristezza nello sguardo con interruzioni i miei nonni parlavano, aggiungendosi tra loro. Si sono ricordati degli amici uccisi sotto le macerie... Davanti agli occhi la città di Cattaro distrutta, le mura, il vecchio orologio... Conseguenze immerse...

            E poi si sono mossi, perché anche quel mattino, nonostante il dolore la gente né piangeva né disperava. Non c'era tempo per le lacrime. Come anche innumerevoli volte fino ad allora la nostra gente ha dimostrato la forza dello spirito e l'ampiezza del cuore.

            Era necessario risarcire i danni causati  dal terremoto. Da tutta l'ex Jugoslavia veniva la gente ad aiutare, ad alleggerire quanto possibile le difficoltà. La disgrazia che ha colpito il Montenegro era sentita dagli altri come propria e tutti volevano aiutare.

            Colpito dal disastro il territorio è diventato un grande luogo di costruzione. Con il lavoro continuo di giorno e di notte, con dedicazione ed altruisticamente i giovani e gli anziani, gli uomini e le donne hanno dato una mano ovunque era difficile ed occorreva, rimboccandosi le maniche. Il periodo dopo il terremoto è l'esempio della persistenza umana, della dedizione e della vittoria dell'uomo sulla natura.

            Come se avessero dimenticato che io ci fossi lì, i miei nonni nei pensieri se ne sono andati nel 1979. Anche loro hanno lavorato molto, facendo parte del rinnuovo della città distrutta. Uno di loro anche oggi porta una cicatrice da quel luogo di costruzione.

            La vita ha frettolosamente ripreso il proprio corso. Sui terreni di gioco è ritornata la palla, nelle case nuove e riparate la canzone, sono costruiti nuovi alberghi, scuole, porti, ristrutturate le chiese e le moschee...

            I nonni sono tornati nella realtà. ''Giovanni, per oggi basta con le storie e i ricordi del passato. Domani è il 15 aprile, vienici a racconate come l'hai passato.'' 

 

      2° PREMIO

  motto LACRIMA                                                                                                             Vedrana Nikolić  

Classe III – g1 Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                      Insegnante: Tamara Božinović

Motivazione: …”l’uomo, gettato come una briciola in questo mondo non potrà mai sapere la verità esatta.” Nel tema svolto, l’autore sa cogliere  le delusioni del protagonista pirandelliano, sintetizzando con un linguaggio agile e scorrevole il dramma esistenziale del Fu Mattia Pascal.

                          Ho letto un libro che ha lasciato un profondo segno in me

 

    “Beate le marionette, su cui le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi! Non perplessità angosciose, né ritegni, né intoppi, né ombre, né pietà; nulla! E possono attendere bravamente e prender gusto alla loro commedia e amare e tener se stesse in considerazione e in pregio, senza soffrir mai vertigini o capogiri, poiché per la loro statura e per le loro azioni quel cielo è un tetto proporzionato.”

L’uomo isolato che stenta a capire la sua posizione nel mondo, l’uomo che , non essendo una marionetta ma un essere vivente, deve trovare il modo di relazionarsi e di stare bene con se stesso e gli altri. Questo è Mattia Pascal, il protagonista del romanzo “Il fu Matti Pascal” di Luigi Pirandello.

Il premio Nobel italiano è riuscito a coinvolgermi in un modo impressionante nella storia di Mattia, una persona scontenta di tutto , con pochi soldi in tasca, costretto a vivere con una moglie che disprezza e una routine che lo morde da dentro. Penso che ognuno di noi si sia trovato almeno una volta nella vita in situazione di dire: ”Voglio cambiare, voglio andarmene ,dare una svolta alla mia vita” . Ed è proprio quello che accade a Mattia che decide di fuggire e di costruirsi una nuova vita.

Un colpo di fortuna , un nesso di casualità, gli diede  la possibilità di cambiamento.

Il gioco d’azzardo, il vizio del protagonista , come ogni tanto succede, premia le sue vittime. Mattia vince  una grande somma di denaro e prova a costruire qualcosa, qualsiasi cosa che non lo faccia tornare nella miseria. Intanto nel suo villaggio tutti, moglie inclusa lo danno per scomparso e nei giornali per casualità Mattia viene informato che ormai tutti parlano della sua morte.

Tutti che lo danno per morto, tutti che ormai lo ritengono inesistente…E lui decide proprio questo: cambiare la sua identità! Si trasferisce a Roma, si inventa un nuovo nome, Adriano Meis e inizia a crearsi un mondo tutto nuovo. E’ possibile farlo? E’ possibile seppellire cio’ che eri, anche se cio’ che eri lo detestavi? Basta la buona volontà per cambiare qualcosa che forse da qualche parte è scritto nel tuo destino?

Sono tutte le domande che uno si pone mentre legge questo capolavoro. Intanto il nostro personaggio non vuole rinunciare al cambiamento di identità già iniziato. Si prende una stanza in affitto, nella casa di signor Palneari e perde la testa per la sua figlia, Adriana. Ma un uomo senza una carta d’identità ,senza alcuna prova della sua effettiva esistenza nel mondo viene in ogni senso espulso dal mondo stesso. Mattia, o meglio, Adriano, vorrebbe anche sposarsi, trovare un po’ di amore che non ha mai ricevuto da nessuno … E invece si rendo conto che lui non può essere considerato null’altro che una finzione ,un ‘invenzione della fantasia e basta. Continuare a coltivare una finzione pian piano crea la sua rovina, la sua nuova identità tanto ambita si poggia sulle gambe sempre più deboli. E nemmeno il suo passato può dargli pace, essendo l’unica soluzione ammettere la sua bugia. Non potendo fare questo, Mattia torna nel suo paese, volendo liberarsi della falsa identità di Adriano.

Ma le persone che non sono  state amate, vengono presto dimenticate. Nemmeno Mattia è un ‘ eccezione. Presto scopre che la sua moglie si è risposata, che ha un ‘altro uomo e una figlia. Quindi nulla gli rimane ,la vecchia identità ,come anche la nuova che lui voleva crearsi si sono scontrate ed entrambe gli hanno fatto del male.

A Mattia non rimaneva altro che ritirarsi e tornare alla biblioteca al suo lavoro e scrivere…scrivere anche la sua triste storia. Alla fine del romanzo è logico farsi la domanda se Mattia poteva rimanere nel paese suo, senza i viaggi a Roma, senza le invenzioni di un altro nome…Ma sul senso della vita, sulle  domande essenziali dell’ esistenza ,l’uomo, gettato come una briciola in questo mondo non potrà mai sapere la verità esatta. Sara sempre in conflitto un po’ con se stesso, un po’ con gli altri, cambiando solamente la maschera.

  3°  PREMIO

 

motto 010196                                                                                                               Stefana Franović  

  Classe III – 2 Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                      Insegnante: Slavica Stupić

Motivazione: Tema svolto con cristallina semplicità. Nell’’immediatezza del racconto vengono ben esternate le emozioni che, pur essendo calibrate, esprimono maturità d’animo. Le ferite e le fatiche dei nonni sono concepite infatti come un insegnamento da cui attingere saggezza.

   I nosti nonni ci raccontano

Il mio nonno è un uomo basso, simpatico, con i capelli bianchi, e gli occhi profondi e castani. Guardando le sue mani callose mi ricordo sempre della sua vita difficile. È sempre allegro, felice, sempre pronto a parlare, a darmi un consiglio e capirmi come il miglior amico. Spesso mi parla della sua infanzia a Dobrota, a tempi di guerra, quando la spesa si faceva sulle barche, che portavano i venditori, mentre le donne aspettavano sulle spiagge per comprare le cose necessarie, di cui
avevano bisogno.
Lui era uno di quattro figli. Non si ricorda di suo padre. Sua madre era cieca, peró molto coraggiosa e una donna saggia. Lei riusciva a sfamare i suoi bambini, lavorando come lavandaia. Lei lavava i lenzuoli, asciugamani e canovacci dei signori di Dobrota. Orgogliosa e dignitosa non si arrendeva. È andata avanti sempre educando i suoi figli di essere persone buone. Mio nonno è cresciuto affamato e scalzo, cercando di aiutare sua madre, di studiare, benché spesso non avesse un quaderno, e doveva scrivere su un cartoncino. I giocattoli li ha fatti da solo, e il suo preferito giocattolo era la palla fatta di stracci. Anche se povera la sua famiglia era ricca di armonia, amore e rispetto.
La mia favorita è la storia della sua nave Acruvium. Con quella nave trasportava la sabbia. È stato un lavoro difficile però il nonno lo faceva sedici ore al giorno, sopportando le bore e le tempeste. Salpava alle quattro di mattina per trasportare più sabbia. Però una notte, lo ha attaccato suo nemico peggiore, la fatica. Si è addormentato al timone e ha sognato che ha fatto arenare la nave. Quando ha aperto gli occhi ha visto che la nave era veramente andata in secco, e insieme con la nave i suoi sogni, speranze e progetti per il futuro. Questo non lo ha impedito di andare avanti. Molto presto ha continuato con la sua vita, lasciando la tristezza e delusione. Ha continuato a lavorare e ha avuto successo nella vita.
Ora, quando non deve più lavorare, mio nonno si alza ancora la mattina e lavora. Ci insegna dei valori della vita, pazienza e perseveranza. Ci trasmette la sua esperienza e dalla sua vita impariamo
quando dura puó essere la vita, e dipende da noi se riusciremo a combatterla.