MAILING LIST HISTRIA 2014

ASSOCIAZIONE DALMATI ITALIANI NEL MONDO 2014

 

DALMAZIA in CROAZIA – Elementari – Categoria “ a “ :

 1°   NON ASSEGNATO

2°   NON ASSEGNATO

3°   NON ASSEGNATO
 

DALMAZIA in MONTENEGRO – Elementari – Categoria “ b “ :
 

 1°PREMIO

motto JELENA02                       Jelena Popović  

   Classe VII - 1 Scuola Elementare “ Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                Insegnante: Jadranka Ostojić

   Motivazione: Un elaborato pieno di speranza e d'amore, dedicato ad amori storici tra celebrati principi medievali e alla regina d'Italia Elena del Montenegro che con la sua presenza testimonia il rapporto di grande simpatia che lega le due terre separate solo dall'Adriatico.

 Storie d'amore o di dolore della mia terra, vicende in cui un sentimento non esclude l'altro

 Il mio paese ha avuto una storia molto turbulente. C'erano tante guerre e combattimenti. C'erano tanti conflitti con gli altri paesi della penisola. Questi sono i dolori del mio paese, le ferite visibili ancora e difficili da guarire. Ma ogni tempesta ha lasciato una storia d'amore, come la prova e il simbolo della vita.

  La storia di Vladimir e Kosara ( Teodora) ha segnato la mia città. L'amore tra queste due persone è nata quando almeno aspettata. Padre di Kosara era Samulio, il re di Macedonia. Kosara ha incontrato il principe Vladimir, catturato da suo padre, e si è subito innamorata. È andata da padre gli ha detto che che voleva sposare Vladimir e non voleva nessun altro. Così il padre ha deciso di lasciare Vladimir e di dargli il permesso di sposare sua figlia. Questa storia mostra la forza d'amore di un padre e l'amore di una donna per un uomo. Registrata negli scritti storici di Antivari, questa storia rappresenta anche il collegamento di due paesi, Montenegro e Macedonia.

    Il mio paese è anche il testimone di un altro amore, quello che collega Italia e Montenegro per sempre. Era un matrimonio concordato, ma si è sviluppato in un amore più grande, più umano, l'amore della nostra principessa Elena per il popolo italiano.

   Sarebbe possibile di convocare il passato pensando all'amore,  non alle cose brutte? Proviamoci!

  2° PREMIO

motto  232323                               Matija Marinović  

   Classe IX Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                  Insegnante: Gordana Franović

 Motivazione: Importante e significativo è l’amore per la propria terra trasmesso dai ricordi dei nonni al nostro “232323”; Ricordi che questi si ripromette di non scordare mai, di condividere e di scambiare con gli altri, consapevole sempre che “ricordare” significa proprio “tornare indietro con il cuore”.

 '' I nostri nonni ci raccontano ''

....''Ma cosa avranno  'ste rocce, 'sto posto che ci legano così? ...'' , è la frase che sento da mia nonna Anna... Io le chiedo di prepararmi un panino, e non le rispondo a quela domanda, ma tanto, so la risposta. Non è solo la bellezza della nostra terra... E non sono ''solo rocce''... sono i racconti dei nostri antenati, le nostre origini che ci rendono indissolubili con tutto ciò che ci circonda.

...E quate ne ho sentite! Mio nonno Joško è un libro aperto di racconti mai scritti... Ci mancherebbe che non fosse pure amante di storia... E poi che appunto la storia non fosse la mia materia preferita a scuola. Ma le storie che preferisco sono quelle che insegnano a sorridere.

La fame, la Guerra del '42!  Nulla di divertente penserete voi! Io invece ci ridacchio giá,  perchè l'ho sentita tante di quelle volte. A quell' epoca, mio nonno era solo un ragazzino.  Quate cose mancavano alle famiglie,e quanto fosse difficile è un bene che io non sappia e non provi mai,e cosa vogliamo che sia la crisi di adesso e non provi mai,e cosa vogliamo che sia la  crisi di adesso in confronto! Supermercati? Non c'erano neanche,botteghini-vuoti! L'occupazione. Diffidenza.

L'esercito italiano,lo sapeva,l'esercito fatto di ''persone-soldati'',che era venuto,primi di tutto,dalle proprie famiglie,tra quellè nostre,e voleva tendere una mano,offrendo quello che era necessario per resistere-il cibo.

Fù  così,per bisogno,che il bisnonno Nico,si mise da parte l΄orgoglio e andò come un padre,a chiedere di portare qualcosa a casa.... Però lui non andò a mani vuote.. Un litro di grappa, fatta in casa,per quella mano tesa che diede mezzo sacco pieno di riso! Un sorriso, un grazie,per festeggiare un gesto umano,quello della condivisione del buono che si ha dentro,con scambi materiali da fuori. La famiglia,con quel riso tirò avanti per tre prossime settimane. Il nonno tuttora a tavola ci ricorda sempre il sapore che aveva!

-...''Mmmm,buono come prosciutto!''

-Ma come? -Gli sorrido io... e sorride lui....

Indistruttibile mio nonno... e gran goloso a tavola,come me! Sappiamo apprezzare-il buono! Il riso che causa sorriso! L'ospitalitá del nonno, è conosciuta da tante,infinite persone che si sono fermate a pranzo o cena...per condividere quel buono che si ha,dentro e fuori... E ci si racconta e vive così.

 Un sapore dolce invece ha,la storia della nonna Anna. In quei tempi difficili si ricorda sua zia Vinca,bella,giovane ragazza,che come tante del resto,si faceva bella per uscire di casa e magari fare due passi lungo mare.  Però.... non senza... un dettaglio per lei... ben,sotto la maglietta metteva un bel -cuscino! Eh,si,perchè... si sussurrava fra ragazze che debole diventava un cuore italiano alla vista di una neo-mamma. E intenerito così, giá altre volte aveva offerto,tirando fuori dalla tasca, un pò di buon cioccolato! Quasi come un bacio! Un innocente scherzetto giovanile,che infondo,era causato dalla necessitá del-buono! E un sentimentale cuore di un soldato italiano,magari pur conoscendo la veritá, si lasciava dolcemento ingannare... dagli occhi sorridenti di una bella ragazza... E rinnunciava così alla sua porzione giornaliera,del cioccolato,rimanendo in cambio,dal cuore pieno di una strana dolce emozione.

...E quanti racconti ancora ci sarebbero,forse quanti i chicchi di riso  di quel sacco pieno per mettá!  ... O forse era pieno del tutto,perchè l'altra mettá aveva quell'invisibile buono dentro,che non si tocca... Quasi magico,che forse,in parte,trasmettono queste mie parole...

E si potrebbe viaggiare di più,tra storie di antenati,tra secoli e secoli, che hanno sorvolato le ali magiche del leone di San Marco, che posatosi,ha   lasciato la sua immagine bene impressa sulle rocce...

 ....''Ma cosa avranno  'ste rocce, 'sto posto che ci legano così? ...''

...Tanto di quel buono condiviso e scambiato,che non si scorda,vi risponderei io...  perchè me l'hanno raccontato i nonni...

 
3° PREMIO

motto DOLORE                             Doris Kordić  

 Classe IX Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                   Insegnante: Gordana Franović

   Motivazione: La storia ci porta all’occupazione francese della Dalmazia Veneta, ovvero nella cittadina montenegrina di Perasto, e vede il soldato francese Ante Slovic innamorarsi della bella perastina, Katica Kalfic. A contrastare l’amore dei due giovani c’è però la guerra con la sua cieca violenza che causerà la morte della sua bella proprio per mano dei suoi commilitoni.

La disperazione e il rimorso spingeranno Ante a spogliarsi della divisa francese per diventare fratello Frane nell’Isola di San Giorgio ove la sua Katica venne sepolta così che l’amore vince sull’oblio del tempo facendo sì che la storia dei due infelici amanti resti indelebile nel cuore dei perastini e di tutti noi.

     

''  Storie d' amore e di dolore della mia terra, vicende in cui un sentimento non esclude l' altro ''        

 C’è una baia bellissima sulla costa Adriatica dal nome Bocche di Cattaro. In questa baia sta dormendo, come la bella addormentata, una città di marinai e legende, la città costruita dalle pietre bianche, la città di Perast. Sopra la città si alzano le mura della fortrezza antica, abbandonata da tanto tempo, e davanti ad essa, come due perle scintillanti, l’isola della Madonna di Scoglio e l’isola di San Giorgio. Ci vi porterà in barca ogni cittadino di Perast, raccontandovi nel frattempo la storia del giovane soldato francese e una bella ragazza di questa città, la storia dei due giovani legati nell’amore, separati dalla vita e poi uniti per sempre nella morte. La gente di queste parti li chiama Romeo e Giulietta di Perast.

      La storia comincia nel 1813, durante l’occupazione francese delle Bocche di Cattaro. Un’unità di artiglieria era situata all’isola di San Giorgio, insieme al giovane ufficiale Ante Slovic, il cui padre veniva da Dalmazia, e la cui madre era francese. Nonostante la Guerra, lui, incantato dale bellezze della piccola città, spesso camminava per le sue strade. Come era giovane e pieno di vita, pensava anche all’amore. In fondo della sua anima, sentiva il nonsenso della Guerra e della morte. Un giorno, mentre gli ultimi raggi del sole  accarezzavano Perast, ha visto una bellissima ragazza. Quando i loro occhi si sono incontrati, lui sapeva che quello era amore a prima vista e per sempre, che lei era la ragazza dei suoi sogni. Non è passato tanto prima che le ha detto che le voleva bene, e lei ha accettato il suo amore, anche se un po’ timida all’inizio. La ragazza si chiamava Katica Kalfic. Non era facile pensare all’amore in questi tempi di odio e incomprensione. Ma, come sempre, l’amore è più forte dell’odio, essa non conosce confini, tempo, guerre… è sempre più divina. Katica e Ante credevano nel loro amore, guardavano con speranza al future e al vivere insieme..Non sapevano che una cosa terribile capitasse in qualche giorno…

     Gli abitanti di Perast hanno ribellato l’occupazione e hanno fatto arrabbiare I francesi, il cui commandante ha ordinato il cannoneggiamento di Perast, dall’isola di San Giorgio. E fare questo, lo doveva proprio Ante Slovic. Non potendo scegliere, con grande tristezza e preoccupazione doveva ubbidire il commandante. Si sentiva infelice, perché nel frattempo ha cresciuto il suo amore per Katica, per Perast e per I suoi cittadini..Solo un tiro bastava che i cittadini decidono di rinunciare. Il giovane ufficiale, allegro, pensando che tutto era finito  si è recato a Perast a unirsi con il suo amore. Correva saltando le scale e immaginando il loro incontro. Però, nessuno l’aspettava davanti alla casa di Katica. Ci fu un silenzio inquietante. Ante ha alzato gli occhi per vedere la fortrezza distrutta, sotto la quale era la casa di Katica. Sentì qualcosa di pesante nel fondo della sua anima…Le finestre erano chiuse ,e come si avvicinava alla casa, il suo cammino diventava sempre più pesante…Sul letto stava Katica, non muovendosi…gli hanno detto che è morta nel cannoneggiamento.

     In quel momento tutto si è sprofondato, è sparito tutto il mondo, tutti I suoi sogni! Tutto è cambiato, per sempre, quello che voleva…L’amarezza della vita gli mordeva il cuore, però  esso non voleva rinunciare, non voleva smettere di voler bene..

     Secondo una vecchia usanza, il giorno seguente I cittadini hanno portato il corpo di Katica, con le loro barche all’isola di San Giorgio, dove era il loro cimitero. Ante ha deciso, quello stesso giorno,  di lasciare l’esercito e restare per sempre con il suo amore. Ha deciso di diventare fratello Frane e di vivere su quella piccolo isola per poter fare guardia sopra Katica. Era il suo unico abitante, l’unico che curava il cimitero e la tomba di Katica. Di notte guardava le stele, desiderando morire il più presto possibile, per poter trovare la pace della sua anima. Le sue preghiere erano sempre le stesse.

     I francesi se ne sono andati dall’isola presto dopo questo, poi ci sono venuti gli inglesi che mostravano tanto rispetto per fratello Frane, gli anche portavano da mangiare. Gli anni passavano e I cittadini si sono abituati a Frane che veniva a Perast con la sua barca. Sapeva  canottare molto bene e conosceva bene il mare e le sue correnti . A volte trasportava la gente da Perast all’ isola. Nonostante tutto, spendeva la maggioranza del suo tempo all’isola. Ha impiantato due cipressi , accendeva le candelle ogni giorno e portava I fiori sulla tomba di Katica. Con il tempo si invecchiava, ma il suo amore resisteva a tutto, era forte come sempre, e le ferrite non si potevano curare. Pregava ogni giorno per salvazione delle anime di Katica e gli altri cittadini. Una notte, la luce della candellina non si poteva veder sull’isola. Alcuni cittadini si sono recati alla casa di Frane e l’hanno trovato morto, sdraiato per la tomba di Katica. Hanno deciso di soddisfare il suo desiderio  e l’hanno sepolto accanto al suo amore. Non c’è nessun segno sul lapide, perché in questo periodi solo I lapidi dei nobili erano segnati. Ma, c’è qualcos’altro che è rimasto dietro di loro – la storia del loro amore infinito!

     Così l’amore dei due giovani ha vinto tutto, anche il tempo passato, ed è rimasto segnato nelle canzoni e raccontato nello spettacolo teatrale di Stevan Koprivica “ D minor delle Bocche” . Nel suo testo, la eroina Katarina (che è infatti Katica della storia) dice :”La Guerra è il period dell’odio, non dell’amore. Noi abbiamo bisogno dell’odio, pensiamo che è sublime e per l’amore diciamo che è un sentimento basso, sporco e che porta alla gente solo la miseria. Io prendo quel peccato dell’amore e non gli rinuncio mai!”

     E io vi ho raccontato la storia di Romeo e Giulietta di Perast!


DALMAZIA in CROAZIA – Medie Superiori – Categoria “ c “  

1° PREMIO 

                            motto NONNI IMMAGINARI                      Petrana Caktaš, Marija Čorić, Ena Kegalj

                                          Classe III - a  Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” Spalato

                                                              Insegnante: Jelena Boban

       Motivazione: Senza offendere nessuno, il lavoro offre un quadro molto grazioso e ben descritto della vita personale dei nonni e della società spalatina di una volta, senza nostalgia ma con affetto per tradizioni che non si vogliono perdere.

"I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"

Spesso oggi, specialmente quando si parla con i nonni, si sente la nostalgia dei tempi passati. Questo è dovuto forse alla difficile vita quotidiana ma anche ai cambiamenti nello stile di vita. In passato si viveva una vita più tranquilla, si stava più insieme, le famiglie si facevano visita, festeggiavano le date importanti insieme, e stavano bene. Oggi, il ritmo di vita è frenetico, non si ha più tempo di fare nulla insieme. Comunque, rimangono i bei ricordi del passato.

Mia nonna ricorda sempre le diverse tradizioni vissute nella sua giovinezza. Ricorda con molto affetto il primo incontro con mio nonno. Era tanto tempo fa, ma in quel tempo, i ragazzi erano più rispettosi delle donne, mentre le ragazze erano più timide, e più femminili. Tutta la società funzionava in una maniera diversa, i bambini rispettavano molto di più i loro genitori e gli anziani, e restavano bambini molto più a lungo. Non dovevano crescere così presto come oggi, e preoccuparsi della vita e di economia della famiglia. Nel passato, i giovani non possedevano tante cose materiali, tanti oggetti quanti oggi, ma erano molto più contenti e più soddisfatti. In tali circostante si sono conosciuti i miei nonni.

Era l'estate dell'anno 1950. Era finita la guerra e tutto il paese era distrutto. Tutti in qualche maniera cercavano di ricostruirlo. Il nonno faceva il marinaio ed era appena tornato da un lungo viaggio. La nonna lavorava in casa, perchè veniva da una famiglia dei contadini, che coltivavano la terra. Avevano un oliveto, producevano l'olio e il vino e lo vendevano al mercato. Un giorno il nonno è venuto al mercato, ha visto la nonna e si è innamorato subito. Qualche mese si sono sposati. Il loro viaggio di nozze era molto romantico, in barca. Loro due, come Roko e Cicibela, hanno preso la barca e hanno visitato le belle isole nelle acque di Spalato. La nonna, con tanta gioia, ricorda il primo pesce che hanno pescato, ricorda le belle giornate piene di sole, il mare limpido e azzurro, le belle notti e il cielo pieno di stelle. Di sera andavano a ballare le danze tradizionali e vestivano gli abiti tipici dalmati. Tutti questi costumi sono rimasti vivi ad oggi. La tradizione è sopravvissuta, quella dalmata che parte ancora dal Diocleziano e oggi diventa europea. Ogni regione ha i propri costumi, le proprie danze e i propri canti. Ogni canto è un racconto e allo stesso tempo un ricordo del passato. Ancora oggi abbiamo gruppi popolari, detti „klape“, che cantano a cappella. Oggi di solito attraggono molti turisti perché si mettono a cantare nelle piazze della città. Noi siamo una piccola regione che offre ospitalità e amore. Noi offriamo la tradizione. E' proprio per questo siamo tutti come una grande famiglia. Siamo molto più cordiali e gentili rispetto alle grandi città mondiali. La vita si vive di giorno e di notte. La vita è sana e sicura. Il turista non deve avere paura di essere aggredito di notte. La gente è calorosa, non è fredda e riservata come in alcuni paesi del nord. I turisti in Dalmazia possono vedere moltissimi monumenti e moltissime opere d'arte. Tutta la nostra città è un'opera d'arte! Il palazzo di Diocleziano vive una vita ininterrotta da 1700 anni. E' l'unico palazzo al mondo che non ha mai smesso di vivere, anche dopo il periodo di Diocleziano.

Ed è proprio quello che non vuole dimenticare mia nonna. Non vuole dimenticare la tradizione, i bei tempi del passato, le bellezze del passato che abbiamo ereditao e che dobbiamo lasciare ai nostri figli. Dobbiamo cercare di conservare le nostre abitudini e i vecchi costumi e non dobbiamo creare nuovi modelli di vita cercando di rendere la vita più moderna.    

 

2° PREMIO  

                                             motto ISTRUZIONE NECESSARIA                     Petra Jadrić  

  Classe III - a Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” Spalato

                                                                          Insegnante: Jelena Boban

Motivazione: La studentessa ha affrontato temi importanti e complessi, come quelli dell’alfabetizzazione e delle discrasie nello sviluppo e nella ricchezza tra i popoli, con proprietà di linguaggio e vivacità intellettuale. La speranza è che l’istruzione, necessaria, come da “motto” dell’elaborato possa contribuire ad appianare sempre più velocemente queste difformità.

"Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo"

Viviamo in un mondo molto strano. Sembra di vivere in una copia assurda di Matrix dove i cellulari sono più intelligenti della maggioranza della popolazione e dove la risata dei bambini è sostituita dal suono delle loro tastiere. Viviamo in un tempo dove la mente umana ha spostato il limite dell’impossibile nel tentativo di rendere la vita più facile e con questo ha dimostrato perché l’uomo è in cima alla catena alimentare. Ma, mentre una parte del genere umano è progredita, l’altra parte è rimasta al punto di partenza. Bisogna, però, riconoscere che l’evoluzione del genere umano ha portato l’uomo moderno anche alla solitudine.

Così, mentre alcuni hanno un ventaglio di possibilità illimitato e vivono una vita protetta, per gli altri ogni nuovo giorno sembra essere quasi un lusso. E così, mentre ad alcuni in questo nostro villaggio globale non vengono riconosciuti neanche i diritti umani di base, la maggior parte delle persone sceglie di vivere con una benda sugli occhi per non vedere cosa succede nel mondo. Ma, a volte, la benda sugli occhi non regge e siamo costretti ad aprire gli occhi, come ad esempio il 9 ottobre 2012. Questa data resterà nella storia mondiale come il giorno in cui si è svolto l’attacco contro Malala Yousafzai, una ragazza che fino a quel giorno non era altro che una semplice adolescente e scrittrice di un blog. Dopo quell’evento Malala è diventata il simbolo della battaglia per i diritti delle donne.

In quella difficile giornata i talebani hanno cercato di far tacere Malala solo perché voleva l’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna e, soprattutto, la stessa possibilità di accedere all’istruzione scolastica. Ma fortunatamente questo tentativo è fallito, con l’unico risultato di accendere un fuoco ideologico che dilaga in tutto il mondo. Non si può ignorare il fatto che nel mondo moderno ci sono 774 milioni di analfabeti, di cui la metà sono donne. E in questo stesso mondo ogni quarto d’ora una donna viene maltrattata e ogni ora una donna muore a causa di maltrattamenti. Quelli che usano violenza alle donne di solito hanno una mentalità chiusa e solo l’istruzione può cambiare le cose.
Una volta a Malala è stato chiesto come mai un’organizzazione tanto potente come quella dei talebani ha paura di una donna con un libro. Malala ha risposto che semplicemente non sanno cosa c’è scritto dentro e che un insegnante, uno studente con un semplice pezzo di carta e una penna possono cambiare il mondo.

La singola persona da sola non può fare molto. Se la maggioranza delle persone decidesse di vivere in un proprio limbo personale, fatto di consumismo e comodità, e se decidesse di reagire ai casi come quello di Malala solo con lo shock e senza agire, la realtà sarebbe un luogo triste. Ma, fortunatamente, esistono sempre delle persone che ci ispirano e ci fanno vedere nuove vie. Proprio per questo bisogna tenere gli occhi ben aperti, per poterli riconoscere e beneficiare della loro saggia influenza.


3° PREMIO NON ASSEGNATO
 

 DALMAZIA in MONTENEGRO – Medie Superiori – Categoria “ d “ :

 
1° PREMIO

                 motto LACRIMA                               Vedrana Nikolić  

 Classe IV – g1 Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                       Insegnante: Tamara Božinović

   Motivazione: La studentessa nell’elaborato ha dimostrato innanzitutto una padronanza eccellente della lingua italiana. Oltre a questo dato non secondario, il contenuto del tema è davvero apprezzabile; in esso traspare la voglia di apprendere vista non come un fine, ma come un mezzo per migliorare la propria condizione. Questa “voglia” potrebbe portarla, come la sorella, anche lontano da casa. Sacrificio che però viene valutato sopportabile se lo scopo che ci si è prefisso con forza può essere raggiunto. 

   "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo". E' il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

         Studiare, oggi? Ha senso? Ne vale la pena? E’ una perdita di tempo? E’ un lusso troppo grande in questi tempi di crisi? Sono tante le domande che mi passano per la testa ora che ho diciotto anni e che la mia avventura al liceo sta per finire. Intorno a me vedo tanti laureati che si lamentano , che dicono che il lavoro non si trova e che andare all’università non ha senso . Ma allora mi chiedo: “ Bisogna rassegnarsi o lottare? “

        Io scelgo di lottare. Scelgo di continuare il mio percorso di studi anche se so che non sarà facile. Sarà pieno di alti e bassi , sarà costoso e stressante. Ma meglio anche così che dire subito: “Basta, io all’università non ci vado.”

        Seguirò l’esempio di mia sorella. Lei, cinque anni fa si è trovata ad un incrocio importantissimo della sua vita: realizzare il suo sogno e andare a studiare in Italia oppure rinunciare a quest’idea e rimanere a casa? Noi tutti questi soldi per mandarla a studiare all’estero non li avevamo, però lei non si è persa d’animo. Ha cercato informazioni sui siti internet, ha chiamato tanti numeri e ha bussato su mille porte. Senza avere una risposta positiva . Ma sapete cosa? Prima o poi c’è una porta che si intravvede nella nostra vita. Sta a noi avere il coraggio di avvicinarsi ed aprirla. La mail dell’ambasciata le è arrivata quando stava quasi perdendo le speranze e nella mail riassumendo c’era scritto: “ La borsa di studio c’è.” E’ passato qualche anno da allora ma mi ricordo ancora la sua gioia per quella borsa di studio. Meritata, guadagnata con tutti i concorsi che ha fatto, con tutti i voti alti che ha avuto dalle elementari in poi, con tutti i premi dei concorsi letterari, con i primi posti nelle competizioni scolastiche e nazionali che è riuscita a vincere. Qualcuno prima o poi l’ ha saputo apprezzare.

      E’ partita per l’ Italia, ha studiato sodo come sempre e si è laureata in corso. Io c’ero alla sua seduta di laurea ed ero molto orgogliosa. In quel momento ho pensato: “Anch’io voglio fare così.” In questi giorni mi stava parlando che le occasioni per qualche lavoretto ci sono già. Non forse un lavoro da direttrice di un‘azienda come sognano molti che quando si laureano pensano che la poltrona spetti subito a loro ( e credetemi, ce ne sono tanti che la pensano in quel modo) . Un lavoro decisamente “meno importante” , ma è sempre un buon inizio, poi non è detto che l’impegno non verrà premiato.

     Se ho imparato qualcosa da lei è che nella vita bisogna procedere a piccoli passi ma con grande tenacia. Sia che questo riguardi il raggiungimento di un diritto allo studio, sia per qualsiasi altra cosa in questo mondo che spesso è crudele ma a volte ci riserva delle belle sorprese.

  2° PREMIO  

    motto IL PESCATORE                      Miljan Krivokapić  

   Classe III Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                       Insegnante: Slavica Stupić

   Motivazione: Emerge il profondo amore per la propria terra, le Bocche di Cattaro, espresso con toni veramente poetici. La musica di una canzone con il suo dialetto rimandano alla " vita della gente di mare" e nello stesso tempo presentano con commovente immediatezza la incomparabile bellezza della costa montenegrina.

Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda;  quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella  contemplazione del paesaggio che ti circonda?

 Sono le sei della mattina. Mi sono svegliato presto stamattina. Esco sulla terazza per respirare un po’ d’aria fresca. La brezza accarezza il mio viso; il sole lentamente sorge da dietro le montagne. Sento il cinguettio degli uccelli. ‘’Comincia la primavera”, mi passa per la testa. Rido.

 Guardo i pescatori sulla costa, e sento ancor quei uccellini, come se cantassero:

“Umbri se muri muri de maine,

dunde ne vegni duve l’e’ chaine..”

 (“Ombri di face face di marinai,

da dove venite dov’e’ che andate..”)

 Le Boche di Cattaro, dove ci vivo, hanno una bellezza autentica, misteriosa, quasi selvaggia. E perciò, descrivendole, mi piace usare la canzone che parla della vita della gente di mare, come erano I miei antenati. Ed e’ anche una canzone scritta in dialetto, difficile da capire per quelli che non sono dal posto dove si usa la tal lingua. La musica di questa canzone e’ bellissima, piace ad ognuno chi la senta, l’ammira, però non la può capire. Lo stesso succede agli stranieri che vengono nella mia città.

Sono stupiti dalla bellezza che trovano quando ci vengono, però non la possono capire fino al fondo. Ed io, sapendo la storia ricca del mio posto, conoscendo la sua ogni pietra; avendo l’idea di ogni casa che racconta la propria legenda; io sono in grado non solo di ammirare quella bellezza; ma anche di sentir parte della stessa, di rispettarla ed amarla. Io posso comprendere  ‘la canzone scritta in dialetto’ perche la vivo ogni giorno.

 L’uso del dialetto esprime la genuinità della canzone, la radica in un certo territorio, in certi usi e costumi che altrimenti andrebbero descritti, ma che non avrebbero lo stesso sapore se “raccontati”.

 Questa canzone e’ come la mia città - pura meraviglia! Poesia anche senza conoscere il significato  delle parole. La musicalità delle espressioni ed i suoni vibranti degli strumenti fanno piacere moltissimo la canzone. E poi, l’aria dolce, il suono delle onde, la natura con una bellezza selvaggia, fanno il mio posto il più bel posto del mondo per me.

…gli uccellini finiscono la loro canzone:

‘’Bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä’’

 (‘’Padrone della corda marcia d’acqua e di sale

che ci legà e ci porta in una mulattiera di mare’’)

Mi commuovo ogni volta quando la sento. Chi conosce le Bocche, la sua anima , i suoi tetti , i suoi odori, capirà.

 3° PREMIO

   motto QUADRIFOGLIO                     Jelena Ljubojević  

   Classe II Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                        Insegnante: Tamara Božinović

   Motivazione: Suggestiva, convinta e convincente apologia del potere della parola e dell’importanza dello studio, che riconosce i meriti di chi trasmette il sapere e dimostra la maturità di chi ne ha saputo fare tesoro, offrendo una prova espressiva di pregevole livello.

Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo

 Alla gente è stata data la ragione, con motivo.

Siamo così piccoli rispetto al nostro pianeta, eppure  riusciamo a fermare le fiumi, rallentare la rotazione del pianeta, costruire  grattacieli e piramidi. Allo stesso modo, distruggiamo le foreste, inquiniamo il mare, sterminiamo le specie. (Noi) uccidiamo a vicenda.

Non ragioniamo bene, ma a tutti è data questa possibilità, con la ragione.

L' uomo dai suoi primi passi ,dalle sue prime parole, ha la potenza di cambiare il mondo intorno a se. Da lui dipende se si cammina nella direzione giusta, da lui dipende se si usano le parole giuste.

Su quest`uomo, con il passar del tempo, avranno influenza  sua madre e suo padre con il loro amore ,gli amici con i pregiudizi e rifiuti, e la società con la sua immoralità, o forse moralità. Parole, parole sono le cose che fanno l'uomo così com'è. Le parole sono quelle che spostano le persone in una guerra per la libertà o la guerra per la schiavitù.

Bisogna solo imparare ad usarli  , e cosi avremo la miglior arma e tutti diventeranno invidiosi.

Le parole muovono le masse umani come nient'altro perché loro restano sospese in aria e dopo averle pronunciate viaggiano tra la gente . Le parole sono vive. Il mio paese, nei momenti  difficili della sua storia, è riuscito a sopravvivere grazie ai presidenti che hanno saputo scegliere le  parole giuste. Loro conoscevano  la loro potenza, la loro forza.

Un bambino con le sue parole può attirare l'attenzione di grandi dimensioni, proprio perché è piccolo. Lui può parlare liberamente dei desideri , può dire quello che pensa e sente , perché sarà perdonato se questi desideri sono irrazionali, e gli sarà perdonato se i suoi pensieri e sentimenti sono confusi. Quando un bambino indica(accenna) la verità, le sue parole fanno male  perché agli adulti non piace essere corretti , soprattutto dai bambini. Quando i bambini parlano, tutti diventano silenziosi, forse per rispetto, un po' per amore o per ragioni d`ordine. Ma alla fine tutti sentono , perché non possono ignorare la verità. I bambini sono limiti, i bambini mettono i limiti che gli adulti non possono attraversare.

Se un bambino vuole essere un maestro di vita a qualcuno, se vuole dire le parole necessarie , parole di verità , deve passare  varie scuole.

E che cosa sapremmo  nella vita se gli insegnanti  nella prima classe, non ci avessero  messo  la penna nella mano? Ci parlavano, sbattevano con le mani, sbattevano il registro di classe sul tavolo. Ci imparavano a scrivere e pensare, ci mostravano il mondo di libro che apre una finestra verso l'ignoto. Noi siamo stati la creta nelle loro mani, e loro ci hanno formato. I genitori ci hanno dato gli occhi, e insegnanti ce li  hanno aperto. Chi e che cosa  saremmo diventati  se non ci  fossero  questi insegnanti? La civiltà non sopravvivrebbe , il mondo non esisterebbe come lo è oggi.

Gli insegnanti, hanno un compito molto difficile ma importante - a modellare le future generazioni , di mostrargli il valore delle parole e pensieri , scritte o parlate.

Ci hanno presentato  i libri,  gli amici che portano la bellezza e la potenza del tempo e degli eventi che descrivono. I libri ci costruiscono, e portano nella nostra vita qualcosa di nuovo , per rafforzare il nostro atteggiamento , per portare la marea di infiniti pensieri.

Ed è per questo che io e tutti  noi, prendiamo la penna per scrivere le parole che sono nel nostro cuore, che premono la nostra anima e la nostra mente. Queste sono le parole che scorrono e trasportano il pensiero umano , dandolo il  valore infinito.

E  perfino il punto con cui finirò il mio pensiero ha il potere e il valore , è la mia arma.