Concorso Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo 2009

Sezione B

 

Temi premiati 

 

 

DALMAZIA in CROAZIA – Elementari – Lavori individuali – Categoria “ a “ : 

 

 

1°  PREMIO

 

motto LA SOFFITTA DI MIA NONNA                                 Gabriel Vlakančić  

 

                                                                                                              Classe  VIII 

                                                                                                   Corso di Lingua Italiana

                                                                                            Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

 

Motivazione: delizioso questo ritratto di una cornice trovata in soffitta che genera ricordi di tempi andati e che stimola i proprietari a ritrovare oggetti antichi e riutilizzarli al meglio. E' vero le cose antiche non sono anticaglie ma oggetti pieni di potenzialità propositive . Mai trascurarle

 

“In una soffitta scopri oggetti che incominciano a raccontarti la loro storia” 

 

LA SOFFITTA DI MIA NONNA  

 

        Quando ero piccolo mi piaceva andare in soffitta di mia nonna e guardavo con grande interesse tutte quelle cose antiche. Ero specialmente interessato alle cose che appartenevano ai miei bisnonni. In quel soffitto si poteva trovare di tutto: lampadari, cornici, statuette, vasi, fotografie... Sembrava aspettassero che qualcuno li rispolveri dal passato. Quelle cose così belle, interessanti, a momenti mi sembrava che volevano raccontarmi la loro storia. Immaginavo come sono venute in casa, se erano dei regali, dei souvenir... Vedendo una bella cornice dorata mi chiesi cosa incorniciava. Forse un ritratto, un dipinto? Così i miei pensieri cominciavano a volare e mi sembrò come se la cornice incominciasse a parlarmi... “Sai, ero proprio una bella cornice. Il quadro che portavo risplendeva ancor di più con la sua bellezza. Stavo in un bel posto e mi sembrava sempre di essere al centro dell’attenzione. Poi, col tempo il quadro ha perso i suoi colori, io non ero più di moda e mi hanno portata qui sopra come tanti altri miei “compagni di soffitto”. Sono proprio triste e stufa di stare qui al buio!”. All' improvviso mi sono svegliato dal mio sogno ad occhi aperti e correndo giù dal soffitto chiesi alla mamma perché non si adoperano più le vecchie cose. Dissi: “Sono ancora belle, hanno la loro storia, appartenevano alla nostra famiglia e non meritano di essere dimenticate!” La mamma rispose che l’idea era buona e insieme abbiamo incominciato a rovistare nel passato. Aprendo cassapanche, bauli e scaffali ho trovato un bellissimo vaso con dei bei disegni di antichi romani, la mamma ha trovato una statuetta di metallo e tante fotografie degli antenati d famiglia. Così, le foto hanno trovato posto nell’album di famiglia, pulito e restaurato il vaso si trova al centro del tavolo e la piccola statuetta é un bellissimo sopramobile. E poi la famosa cornice! Abbiamo incorniciato un bel dipinto della mia cittá,  Lussinpiccolo. E veramente ora risplende ancor di più la sua bellezza! Con questo, e con la storia “raccontata” dalla mia cornice, voglio dirvi che molte cose antiche possono trovare il loro posto anche nel presente.

 

 

2°  e  3°  NON ASSEGNATO 

 

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DALMAZIA in MONTENEGRO – Elementari – Lavori individuali – Categoria “ b “ :

 

 

1°PREMIO

 

  motto IL RAGAZZINO                                                               Gracija Janković  

 

  Classe  VII – 4   

                                                                               Scuola Elementare “Njegoš“  Cattaro/Kotor

 

Motivazione: l’autore esprime curiosità, amore per la propria città e la natura che la circonda,   ed interpreta in modo originale l’assunto del tema,   l’oggetto ritrovato nella soffitta diventa una sorta di ‘filo rosso’ per mezzo del quale anche il lettore si appassiona alla storia di Cattaro, alcuni episodi della quale sono evocati con immediatezza

 

                In una soffitta scopri oggetti che incominciano a raccontarti la loro storia                    

 

         Ogni giorno quando mi sveglio la prima cosa che vedo dalla mia finestra sono le vecchie muraglia della mia città,bagnate dal sole,nascondendo dentro di se molte storie dei tempi passati. Spesso resto così un’ora intera pensando di come i cittadini di Cattaro in questi tempi vecchi e duri,durante la guerra sono riusciti a costruire le mura così grosse e forti,mentre in ogni momento,dietro il promontorio poteva arrivare la nave del nemico,con la bandiera turca,armata con decine di cannoni.

         Questi pensieri mi venivano in mente anche di più perché qualche mese prima ho trovato un oggetto interessante in un vecchio armadio distrutto. Quel giorno ho aperto l’armadio, non potendo più dalla curiosità, inconsapevole che lì si trovava un a vecchia pistola di ferro. Nel primo momento mi sono impaurito un po’, non sapendo di chi era e se funzionava ancora. Ad un tratto ho immaginato me stesso come cado,morendo,dalla pistola. Ma presto ho capito che non mi trovavo in mezzo ad un film, ma alla mia soffitta e che questa pistola non sarebbe qui se fosse pericolosa. Incoraggiato,ho deciso di prenderla e nasconderla nel giardino. Ho fatto un buco dietro le rose della nonna e quando volevo metterla giù ho sentito le voci. Mi sono guardato intorno ma non c' era nessuno. Ho abbassato lo sguardo e ho capito che le voci venivano dal tubo della pistola.. Sorpreso, la tenevo nelle mie mani. Fra un po’ le voci sono diventate chiare e le parole che solo io ho potuto sentire e capire, hanno cominciato a legarsi in una storia. Ho chiuso gli occhi,mi sono seduto su un sasso e ho cominciato ad ascoltare questo bellissimo racconto storico. Ascoltavo delle battaglie in cui la portavano. Le battaglie nelle quali i nostri antenati cercavano di difendere la città dai Turchi. Dei tempi duri nei quali si viveva difficilmente e quando tutti volevano prendere questa bellezza per se. Ma egli seguiva fiduciosamente i suoi Cattarini e gli era un fedele amico. Alla fine mi ha raccontato come mai è finita in quest’armadio.Dopo una grande battaglia i Cattarini hanno messo alcune pistole che usavano da tanto in quest’armadio, scambiandole con le nuove, più utili. E’un miracolo, ma solo questa una ci è restata fino ad oggi. Dopo un paio di ore passate con la pistola ho deciso di dirle addio. Con tanta attenzione,l’ho messa nel foro e l' ho coperta con la terra.

         Forse in un centinaio di anni,un ragazzo,curioso come me, troverà la pistola e se crederà abbastanza, usando tutta la sua immaginazione, sentirà anche lui questa storia interessante. Fin d’allora questa cosetta resterà sepolta nel nostro giardino, tenendo per se il segreto che io ho scoperto. Spero solo che alla mamma o qualche altra donna della famiglia non verrà in mente l’idea di vangare il giardino per metterci nuovi fiori..

 

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2°PREMIO

 

  motto AMICO MONTENEGRINO                                                Vasilije Adžić

  

  Classe  VII   

                                                                      Scuola Elementare “Narodni Heroj Savo Ilić“ Cattaro/Kotor

 

Motivazione: l’autore espone con grazia , autenticità e sentimenti genuini il desiderio di amicizia tra ‘ragazzi’ che abitano sulle due sponde dell’Adriatico

 

“Se potessi esprimere tre desideri”

 

Carissimo signor portalettere,

Ti scrivo dal Montenegro, dalla bellissima Cattaro, sulla costa del mare. Ho tredici anni, faccio lo scolaro della scuola elementare „Narodni heroj Savo Ilic“. So che tu porti la posta fino ai villaggi e città remoti e che conosci tanti miei coetanei. Ti pregherei di farmi tre desideri.

       Il mio primo desiderio è quello di conoscere un ragazzo d’Italia che ama suonare la chitarra proprio come me. Noi, insieme, potremmo suonare tutte le note che rallegrano tutti i bambini tristi del mondo, una musica che sarebbe un inno della libertà è i diritti dei bambini.

      Il mio secondo desiderio è quello di conoscere una bambina Slovena che vive sulla costa del mare, una costa come mia. Ci scriveremmo tantissime lettere con i quali insegneremmo ai nostri coetanei come conservare la natura, il mare pulito e la vita che c’è dentro i mari, gli oceani.

      Il mio terzo desiderio sarebbe quello di conoscere un ragazzo di Croazia che va pazzo  per la pallacanestro, un altra mia passione. Ci faremmo una brava squadra con la quale viaggeremmo attraverso il Montenegro, Croazia, Slovenia, Italia, con la quale costituiremmo i ponti di amicizia, felicità e solidarietà.

     Ti ringrazio tanto carissimo signor portalettere perché mi aiuterai a conoscere tutti i ragazzi che sono collegati con il mare Adriatico. So che anche tu hai il desiderio che questo mondo diventi più bello e più felice. Porta questi tre desideri e io aspetterò con felicità la soddisfazione di questi tre bei desideri.

      Il tuo amico.

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3°PREMIO

 

  motto LA NIPOTE                                                                    Milica Radunović  

 

  Classe  VII – 3

                                                                                     Scuola Elementare “Njegoš“ Cattaro/Kotor

 

Motivazione: l’autrice tratteggia con garbo emozioni e nostalgia, ricostruendo con tratti brevi, ma significativi, un tempo ormai passato.

 

      In soffitta scopri oggetti antichi che incominciano a raccontarti la loro storia..

 

    Non mi ricordo l’ultima volta che sono stata nella soffitta della casa di mia nonna, ma non mi scorderò mai la nostra prima visita a questo posto magico. Ci siamo messi d’accordo di passare un weekend là, per liberare tutto lo spazio per mettere cose nuove. La polvere e il buio. Non sapevamo da dove iniziare. Ogni scatola portava con se una storia. I libri vecchi per i quali la nonna dice che non saranno mai le cose vecchie e che bisogna sempre avere spazio per loro. La scatola con gli accessori di ceramica. Là sì che si trovavano belle cose. I due uccellini con i becchi attaccati,alcune piccole scatole decorate con le varie immagini, il cuore di vetro, tutta la famiglia dei gatti siamesi, alcune cornici delle foto…La nonna le tocca ricordando degli amici che le hanno portato dai viaggi vari. La grande valigia piena di polvere. Era bruttina e strana:mi viene in mente quanto era scomodo portarla. Sicuramente,dentro di quella valigia non c’erano mai le cose che pesano più della valigia stessa. La nonna l’ha aperta con fatica. Lo sistema della apertura era complicato e arrugginito. Il grande foglio bianco dice che quello è l’odore della cosa che ammazza le terme,perché gli piace la lana. Mi sono chiesta di che lana sta parlando, ma poi sono uscite due coperte grandi, ruvide e colorate. Si è seduta sulla valigia toccando le coperte con carezza. ho sentito la tristezza nella sua voce. Ho smesso di curiosare tra le scatole e mi sono avvicinata per sentirla perché parlava sussurrando. Stava parlando dei vecchi tempi e della gente cara del passato e sorrideva con tristezza.”Piccola mia, quando ero giovane io,c’erano tempi diversi, ma anche la gente e le abitudini.” diceva mia nonna.”Quando eravamo ragazze giovani, dopo il lavoro finito andavamo una dall’altra con i nostri lavori artigianali. Ci siamo impegnate sempre di avere qualcosa di nuovo e strano. Era una sorta di competizione tra di noi, fare le cose più complicate e più colorate. Tessevamo,lavoravamo all’uncinetto e cucivamo.”

    La guardavo e mi sembrava più giovane di quello che era. Sembrava toccata da un’onda di energia e giovinezza. La nonna era completamente incosciente di quanto ero sorpresa io, e continuava a parlare.”Il materiale per il lavoro trovavamo da sole:o compravamo la lana, o ce la portavano i fratelli che tornavano dalle grandi scuole e dalle grandi città o usavamo cose vecchie che tagliavamo nelle tracce e dopo le cucivamo in vari modi. Figlia mia,quello era la soddisfazione,e stare in compagnia era così bello e speciale. Sapevamo tutto una dell’altra. A volte non vedevamo l’ora che viene la sera e che ci incontravamo. Non parlavamo mai di se stesse. Capitava che una di noi ha ricevuto un bel libro e ce lo leggeva mentre noi lavoravamo. Che soddisfazione!”la sua voce ha tremato”dopo ognuna di noi pian piano se ne è andata dal paese, dalla bella vita che avevamo là. Alcune per il matrimonio e il desiderio di sposarsi, altre per curiosità di scoprire le grandi città. Non erano tutte felici. Però... vedi.,ci sono rimaste le cose,come queste coperte,che ricordano di quei tempi.”E se ne è scappata una lacrima. La nonna si è alzata sempre con quest’aria di giovinezza. Ha sbattuto le coperte,che da quel momento mi sembravano bellissime. Le ha messe nella valigia,sempre con carezza, le ha coperte con il foglio e le ha accarezzate un’altra volta.”Le regalo a te a tua sorella. Queste non sono solo le coperte  uguali, sono magiche,perché quando le ho finite ho espresso un desiderio di regalarle alle mie nipoti. Spero che nelle vostre case ci sia sempre un posto per loro,anche nella soffitta! ” :Mi ha sorriso e mi ha abbracciata. Non ho detto niente, mi dispiaceva, però ho promesso a me stessa che queste non saranno mai le cose da buttare via. Forse un giorno le regalerò io alle mie nipoti.

 

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DALMAZIA in CROAZIA – Medie Superiori – Lavori individuali – Categoria “ a “ : 

 

 

1° PREMIO

 

 motto IL CHITARRISTA                                                               Mirko Marušić 

 

 Classe  IV  Liceo Artistico

    Comunità degli Italiani Zara

 

Motivazione: l'autore del tema, appassionato chitarrista, ama talmente la musica da trasmetterci il suo entusiasmo. Con esempi appropriati e stile scorrevole, illustra l'importanza della musica nelle sue sfaccettature e molteplici espressioni.

 

ASCOLTANDO UN BRANO DI MUSICA


Chiunque, in qualsiasi momento della giornata, ha sempre l'occasione di ascoltare un brano di musica, che sia per volontà, per casualità, per far passare del tempo libero, per suonare con la propria band. È impossibile non entrarci in contatto: si sente alla radio, in televisione, nei bar, sul proprio computer. Nell’ascoltare ognuno commette una selezione, e a proprio piacimento sceglie un tipo di musica che può essere rock, pop, classic, rap, punk, metal, hard core: ogni tipo trasmette diverse sensazioni; è ovvia, per esempio, la differenza tra la musica rock e quella classica: la prima ha come strumento base la chitarra elettrica e si presenta nella sua vivacità, nella sua rumorosità creando una bella energia interiore; la seconda è completamente opposta, è accompagnata da numerosi strumenti, trasmette tante emozioni, melodie e tranquillità.
In ogni modo la musica, come è noto, ha origini antichissime: andando indietro nel tempo la possiamo vedere come accompagnatrice di riti religiosi, come tecnica per trasmettere poesie (arte trobatorica ), come ispiratrice di danze, per poi arrivare ai giorni nostri e assumere ruolo di svago, divertimento, distrazione ed energia. Possiamo dedurre, quindi, che la musica non è solo un nostro affare, non è tipica del XXI secolo, ma ha avuto importanti risvolti a partire dai tempi antichi: gli uomini primitivi potevano cantare e danzare per invocare qualche divinità della natura, ascoltavano e producevano musica propria; i Romani adoravano vedere di fronte ai loro occhi una ballerina danzare a ritmo di una musica soave, dolce ai loro orecchi; nel Medioevo erano tipici i banchetti, le feste nelle regge, che non erano efficaci se non accompagnate da una melodia in sottofondo; nel nostro secolo forse c’è stato il boom dei concerti, dei gruppi musicali e in molti hanno iniziato ad amare l’ascolto della musica, a renderlo fattore quotidiano. Oggi come oggi la musica ha un ruolo didattico per chi la suona e canta; diventa un modo per stare con gli amici quando si tratta di un concerto o di un pomeriggio passato in compagnia, uno sfogo o distrazione quando non si è di buon umore.
Certo, chi ha più esperienza con la musica è chi la suona: solo con uno strumento si può entrare in contatto con tutte le sue componenti, diventando parte di essa. È appunto chi suona la propria musica colui che ha più orecchio nell’ascoltarla, che sa riprodurla dopo averla sentita, che sa riconoscere le sue note, che riesce ad entrare in contatto con essa: egli riesce a mettere in atto quel rapporto ascolto-riproduzione. Spesso riuscire a risuonare un brano musicale diventa uno scopo per il musicista, è così che allena la sua musicalità, apporta modifiche, toglie e inserisce note a proprio piacimento, velocizza o rallenta i ritmi, accompagna la sua nuova base con un testo personale. Il musicista non ha solo la passione per l’ascolto e la riproduzione ma fa della musica anche una fonte di guadagno: spesso, soprattutto i giovani, che hanno appena ricevuto in regalo uno strumento, hanno l’abitudine di suonare varie ore a ritmi costanti fino a raggiungere livelli desiderati e c’è chi si accontenta dei risultati raggiunti, delle capacità acquisite fermandosi a quei livelli, abbastanza per le proprie aspettative; e chi, non contento dei risultati, va avanti, apprende sempre di più, continua a suonare e sperare che con i propri livelli potrà ottenere la celebrità.
Per un musicista è un traguardo importante riuscire a formare un proprio gruppo musicale: inizialmente c’è l’imitazione e quindi si cerca di ricreare la band ideale, stessi componenti, stesso stile ma nuove tecniche e nuova voce; pian piano si mostrano le dotalità, tramite le nuove composizioni, si raggiunge l’autonomia e si diventa una band che non ha più niente a che vedere con quella che inizialmente si imitava. Imitare una band ideale vuol dire anche trarre inspirazione dai loro brani: la loro musica è quella che preferisci, il loro ritmo è quello che vorresti riprodurre, quindi sulla loro base crei la tua musica.
L’ascolto della musica varia a seconda delle situazioni: abbiamo detto come ogni brano può suscitare emozioni diverse a seconda del ritmo e dell’uso degli strumenti. L’ascoltatore può scegliere due tipi di musiche: quelle con un proprio testo e quelle prive. Nel primo caso l’ascoltatore ha la possibilità di ricavare dalle parole un messaggio e quindi immergersi nel profondo della canzone; nel secondo caso la musica ha il ruolo di portatrice di energia, allegria e movimento (per esempio la musica da discoteca).
Dunque la musica è ritmo, è compagnia, è arte; è praticamente impossibile non entrarci in contatto perché pur non sentendola siamo noi a canticchiarla per strada, sotto la doccia, la sera con gli amici. Nessun arte potrebbe esistere senza musica: come immaginare una ballerina danzare senza una canzone-melodia in sottofondo, uno strumento attivo senza una canzone, una giornata noiosa senza un po’ di allegria musicale. Ecco che l’ascoltare diventa una necessità: c’è sempre un brano di musica che può migliorare la giornata, delle parole che possono trasmettere una speranza, un ritmo che può entrare nell’anima e far danzare per la gioia. Che mondo sarebbe senza musica? Nessuno può immaginarlo. Che dire poi di colui che la musica la vive tutti i giorni suonandola nel suo strumento musicale: può essere una chitarra, il violino, il pianoforte; in ogni caso quando si suona, la musica diventa un’opera, parte dell’anima perché è ovvio che nessuno potrebbe mai riprodurre quello che hai composto, nessuno potrebbe mai metterci la stessa grinta, la stessa emozione.
Ascoltare un brano di musica vuol dire far riemergere tutti i propri pensieri, far galleggiare tutti i bei ricordi, rievocare tutti i momenti belli della vita: è come una corsa giornaliera, vai avanti, corri senza fermarti, ti stanchi ma sai di per certo che quel che ti sta dietro non è perso, che quelle parole che stai ascoltando tengono vivo quello che è ormai passato, e preparano l’anima per quello che dovrà venire.
 

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  2°PREMIO

 

motto SI PUO’ DARE DI PIU’                                                         Đenis Čepulo 

 

 Classe  II

                                                                                                      Corso di Lingua Italiana.

Comunità degli Italiani Lussinpiccolo 

 

                         Motivazione: il giovane autore lussignano, ben conscio della fortuna di vivere in quella splendida isola, si preoccupa delle ripercussioni della crisi economia in modo propositivo: tutti dobbiamo fare di più e non aspettare la manna dal cielo

 

La crisi economica mondiale: speranze e preoccupazioni per il tuo futuro nella tua terra 

        Vivo a Lussino, una bellissima isola dell’Adriatico, precisamente a Lussinpiccolo. Lussino è una bella isola dove il mare è chiaro e pulito, dove ci sono delle piccole cittadine e dei piccoli villaggi, e tutta l´isola è circondata da bellissime baie. Naturalmente, Lussino è un’isola ospitata da tanti turisti durante l´estate e un po’ meno d´inverno. Purtroppo, come in tutto il mondo, anche qui è arrivata la crisi economica e tutti parlano solo di questo, come i politici, così anche la gente “normale”, ed io non posso evitare di sentire questi discorsi. La gente qui è preoccupata perché, causa la crisi, non sanno cosa aspettarsi di quest’estate quando dovrebbero arrivare i turisti e portare dei soldi. E come sento e vedo, il turismo è una delle cose più importanti per l´economia della nostra isola e del nostro paese. Pero, la crisi nel nostro paese credo esista e duri da anni, e ora potrebbe solo peggiorare la cosa. I nostri politici non fanno un gran che per risolvere questa grave situazione. Stanno seduti mentre la gente non ha lavoro, non ha da mangiare. Lo so che loro non possono cambiare tutto, ma qualcosa si può fare. Forse se si interessassero un po’ di più per il popolo e un po’ meno per le loro posizioni? Sì, mi preoccupa la mia esistenza, se avrò lavoro dopo aver finito la scuola, se potrò aiutare i miei familiari, ma spero che fino ad allora si troverà una soluzione. Però, mi preoccupa ancor di più questo che vedo oggi, tutte quelle persone povere che non hanno per mangiare e dormono per strada, i bambini che vivono in povertà e che si accontentano di poco, senza cellulari di ultima moda, come nel mio paese così in tutto il mondo. E mi domando, io cosa posso fare? Vorrei poter cambiare queste cose, ma non posso. Però, ci sono delle piccole cose che tutti noi possiamo fare, dando delle cose che a noi non servono più o delle piccole donazioni, non servono grandi cifre, perché anche se c´è la crisi qualcosa si può dare. Perché, se non ci aiutiamo fra noi gente “normale e piccola” e aspettiamo che i politici fanno qualcosa non vedo nessuna soluzione. Fanno bene anche le piccole cose e ricordate una canzone dice “Si può dare di più, senza essere eroi...!”

 

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3° PREMIO

 

 motto LUCA ERA GAY                                                               Atina Koljevina  

 

 Classe II

                                                                                                        Corso di Lingua Italiana

                                                                                               Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

 

Motivazione: l'autrice del tema prende spunto dalla canzone che ha infiammato il recente Festival di Sanremo, per difendere, in modo puntuale e convincente, la libertà di espressione del cantante Povia

 

Ascoltando un brano di musica     

  

Guardando il Festival di Sanremo e sentendo la canzone di Povia “Luca era gay”, che per me è una bellissima canzone che meritava di vincere il festival, mi sono incuriosita di come è nata e di come Povia ha deciso di fare proprio questa canzone. Senza dubbio, “Luca era gay” ha marchiato il Festival di Sanremo 2009. Povia ha colpito, stupito, incuriosito, commosso e diviso tutta l'Italia. Possiamo definirlo uno scandalo vero e proprio.

Le gay  comunità  italiane, ovvero  l'Arcigay, il 'LGTB, il Gaynet e altre si sono sentite attaccate dal suo testo. Anche la Chiesa si è intromessa siccome supporta la guarigione di ciò. Povia mette in dubbio la teoria che omosessuali si nasce causando innumerevoli proteste. Le associazioni, sentendosi provocate, manifestavano pure in favore della chiusura del festival.

IL titolo della canzone, presentato già il dicembre dell'anno scorso, ha causato una valanga di reazioni, conflitti e polemiche.

Luca, avendo un padre assente e indeciso, e una madre morbosa e possessiva, scettica sul matrimonio e sulle ragazze, cresce senza l'appoggio necessario e corretto. Dopo la loro separazione, prova un vuoto assoluto, che tenta di riempire con l’amore di un uomo. All'inizio era innamorato, ma col passare del tempo il vuoto torna, più grande di prima.  Un grande numero di uomini passa nella sua vita, ma nessuno gli riesce a dare l'affetto tanto desiderato. Dopo diversi anni incontra una donna, e analizzando il proprio passato per la prima volta dà significato alla sua storia, dà una risposta ai suoi numerosi dilemmi basati sulla sua identità. Luca cambia intimamente, Luca diventa eterosessuale. Nega di essere stato malato, e nega anche di essere guarito. Non cercava l'aiuto professionale, voleva comprendere da solo la sua persona.

Come già detto l'attuale canzone mi ha colpito, emozionato e fatto venire i brividi. E' molto sincera, serena, semplicemente bellissima, un vero successo.

Inoltre è molto profonda, intensa e soprattutto orecchiabile. Ha tutte le caratteristiche necessarie di un'autentica opera artistica.

Ritengo Povia un uomo coraggioso per aver affrontato una tematica cosi importante, pericolosa e attuale, che ha osato presentare sull' esigente palco dell'Ariston. Ha esplorato la psicologia umana e riflesso i dubbi dell'animo proprio. Sostenendo che il cattivo clima familiare e la delusione stessa portano all'omosessualità, e dando la possibilità di un profondo cambiamento dell’orientazione sessuale, Povia viene proclamato omofobo, razzista e pure fascista.

Non ritengo la canzone una discriminazione o una allusione a malattia, ma solo una storia come tante. La storia di Luca non è l'unica, molti sono riusciti a „uscirne“. Per alcuni l'omosessualità era solo una fase, ma per molti un modo di essere e di vivere, di esistere. 

L'uomo con la sua intelligenza dovrebbe capire questa magnifica canzone e non reagire aggressivamente, ma comprendere questa canzone come un messaggio vero e proprio, basato sulla vita reale e capire che l'amore e la liberta non possono essere a senso unico, bensì reciproco.

In Italia, come in altri paesi del mondo, ci dovrebbe essere la liberta di pensare e ragionare, e Povia non fa che esprimerlo, comunicando emozioni e invitandoci a riflettere. La canzone di Povia ha moralmente vinto il Festival, anche se non ha trionfato.

Ma l'omosessualità è una realtà che esisteva e continuerà ad esistere e sicuramente non sarà una canzone a cambiare il modo di pensare della gente.

 

 

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DALMAZIA in MONTENEGRO – Medie Superiori – Lavori individuali – Categoria “ b “ :

 

 

 

1° PREMIO 

 

motto MARTINA                                                                            Martina Nikolić 

 

 Classe  IV – 1  Liceo

                                                                                 Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat

 

Motivazione: quanto è delicato il sentire di Martina! Per noi, grandi, la crisi significa recessione,instabilità, preoccupazione; per Martina è consapevolezza di una restrizione economica, ma di più, la costrizione di un sogno! Quello di non poter studiare, sebbene meritevole, in una Università italiana, quello di non poter assecondare il suo desiderio di laurearsi in un paese che non è il suo, ma che lei un po’ suo, ha sempre sentito… Si augura comunque di non mollare. Brava Martina, non mollare mai. 

 

                      La crisi economica mondiale: speranze e preoccupazioni per il tuo futuro nella tua terra 

           

" Io sto pensando di andare in Italia a studiare, visto che parli bene l'italiano dovresti pensare anche tu ad iscriverti a qualche università lì."

            Così mi risponde un'amica dopo averle chiesto che cosa farà dopo aver finito il liceo (cioé fra qualche mese) . Beh, facile per lei fare dei progetti, facile per lei dire che per "il suo gusto˝ andrebbero bene le città come Firenze e Roma, facile per lei che , nonostante ci sia la crisi, un bel po' di soldi da parte ce li ha. Sì, credo proprio che se la caverà...

            Purtroppo, non sono sicura che tutti riusciranno a cavarsela, anzi, è molto probabile che la maggior parte della gente ne soffrirà e come. Basta guardare intorno: vedi che la ditta di tua madre sta per fallire e che hanno intenzione di licenziare quelli che ci hanno lavorato per 20 anni. Vedi che nemmeno tuo padre abbia lo stipendio che oltrepassa i 350 euro al mese, vedi che a fine mese si arriva difficilmente. E poi ti accorgi che a settembre arriva l’iscrizione all’università, un passo molto importante per il tuo futuro, una strada da scegliere...

            L’anno scorso,quando ancora l’università non era così ˝vicina˝ e quando la crisi non c’era io la strada per il mio futuro l’avevo già nella testa. La strada mi portava in Italia perché quello era ed è ancora il mio desiderio. Ero ottimista, a quel tempo il nostro paese poteva contare su investimenti che venivano dall’estero, tutti speravano di ottenere qualcosa, speravano che la qualità della vita sarebbe migliorata. Ma adesso ti rendi conto che i soldi non ci sono, accendi la tivù e dicono che il peggio deve ancora arrivare. L’unica cosa che hai è un’incertezza enorme per il giorno di domani.

            Intanto il tempo passa, è già arrivato marzo e cominci a capire che la strada per l’Italia la inseguirà qualcun’altro. Qualcun’altro andrà a studiare lì, anche se sai che tu lo meriti di più, anche se i risultati che hai ottenuto con la conoscenza della lingua italiana sono molti e sono al tuo favore... Purtroppo, al tuo sfavore hai la crisi economica che ti fa sentire impotente, con le mani legate. E allora ti chiedi: ˝Mi devo rassegnare e rimanere qui in questo anno che doveva essere l’anno della svolta, l’anno dell’inizio della vita in un paese che non è mio, ma che io un po’ mio l’ho sempre sentito. (E questo non si spiega facilmente)? Non è detto che li troverei la mia felicità, ma vorrei provare. Sì, perché ora mi piacerebbe andare oltre i confini.

            Pare però che il mio prossimo futuro lo dovrò costruire qui, nel mio paese che amo moltissimo ma che in questo momento non può darmi tutto quello che vorrei. Intanto auguro a tutti quelli che questa crisi lascerà senza molti danni di realizzare quello che vogliono, a quell’amica auguro con tutto il cuore di iscriversi all’università in Italia e soprattutto le auguro di essere consapevole di quanto sia fortunata di poter scegliere in questi tempi difficili. A me auguro di non mollare mai, di non permettere che la crisi mi rovini i sogni per il mio futuro. Voglio sperare che il mio impegno un giorno verrà premiato.

            Sì, perché io la mia strada non la dimentico, solo la abbandono per un po’ perché non ho scelta. Appena sarà possibile io la intraprenderò. Lo spero...

 

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  2° PREMIO

 

 motto ANAGASTUM                                                                     Maša Šakotić 

 

  Classe  I – 1

    Ginnasio Cattaro/Kotor

 

prof. Slavica Stupic'

 

Motivazione: scrive una ragazza un po’ disincantata, provata dalle difficoltà della vita; difficoltà che, però, hanno rinforzato i suoi valori. E allora cosa evince da questa crisi economica in atto? Un invito a riflettere su  questo ostacolo che contribuisce a far crescere e maturare indirizzando verso un futuro migliore. Lo svolgimento, peraltro ben impiantato e corretto, trasferisce piacevolmente a chi legge più che le preoccupazioni , tanta, tanta speranza.

"La crisi economica mondiale: speranze e preoccupazioni per il tuo futuro nella tua terra"        

"Crisi" è la parola che ha segnato la mia nascita e la mia adolescenza (l'embargo economico durante la guerra nei Balcani): i bombardamenti delle repubbliche della ex Jugoslavia hanno colorato l'inizio del mio percorso scolastico... e per un momento, quando ho pensato che, finalmente tutte le disgrazie erano passate, che sia io che il mio Montenegro eravamo cresciuti, io frequentavo già il ginnasio ed il Montenegro era divenuto un Paese indipendente che si affacciava alle porte dell'Europa con passo deciso, arrivava la crisi economica globale!

Fortunatamente siamo rimasti fuori dalla sanguinosa guerra nazionalistica e siamo fieri del fatto che da sempre nel Montenegro hanno vissuto insieme montenegrini, serbi, croati, albanesi, musulmani e, indipendentemente dalla nazionalità e dalla religione, abbiamo offerto a tutti i profughi dalla ex Jugoslavia un posto in cui vivere.

Alla luce di questi tempi difficili, quando il Montenegro ed io vivevamo modestamente, senza alcun lusso, coltivando i valori spirituali e non quelli materiali, ecco cosa penso della crisi economica: sarà un altro ostacolo da superare che però ci farà crescere e maturare, una nuova esperienza da cui potremo trarre un insegnamento e un invito alla mia generazione a riflettere attentamente su cosa fare "da grandi".

Negli anni passati, poteva accadere di essere privi delle cose di prima necessità: detersivi, cioccolata, luce.... oppure il denaro necessario. Abbiamo imparato ad apprezzare quello che nei Paesi economicamente più sviluppati si è perso di vista, che "è più importante con chi mangi di quello che mangi", che sono più importanti i nostri amici della marca delle automobili che guidano, che la famiglia e gli amici sono un vero valore e che i soldi si guadagnano lavorando sodo ed onestamente.

Non auguro un'esperienza simile a quella vissuta dal popolo dei Balcani, tuttavia anche questa crisi, come la guerra passata, avrà due risvolti, quello negativo e quello buono che ci farà diventare più forti.

Sono fiduciosa che il mio Paese saprà sfruttare le proprie potenzialità e le proprie bellezze naturali e sono certa che, nel mio piccolo, riuscirò a trovare il mio posto al sole del mio bellissimo Paese… la crisi economica e come risolverla la lascio nelle mani degli esperti.

 

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3°PREMIO

 

  motto LA SPERANZA                                                            Marija Bacanović 

 

  Classe I

Ginnasio Cattaro/Kotor

 

Motivazione: dopo un piccolo excursus storico che  tocca le altre recessioni , lo svolgimento , come si legge anche dal motto “la speranza”, rimuove le preoccupazioni e pone l’accento sui giovani come speranza del futuro ed allora al monito di “ prendere la sorte di pace e prosperità nelle proprie mani”, auspica che questa crisi economica finisca quanto prima! Il contenuto mirato e ben espresso è nel suo insieme corretto. 

 

 

Ovunque vada , qualsiasi giornale legga o programma televisivo guardi tutti parlano di paura e sono preoccupati per la crisi mondiale. Dicono che gli anni trenta del secolo scorso siano stati orribili, che la crisi di quei giorni ha fatto restare senza lavoro, casa e in miseria tante persone. La povertà ha causato grande insoddisfazione e ha contribuito alla nascita del fascismo che ha causato la seconda guerra mondiale.

Oggigiorno le persone di tutto il mondo vanno ai seminari , conferenze , dove imparano ciò che successe ottanta anni fa , ricevendo lezioni di comportamento e venendo esortati a non lasciarsi andare a comportamenti razzisti nei confronti delle persone provenienti da altri paesi. Dal comunismo e capitalismo si devono trarre degli insegnamenti per creare un futuro migliore. Dal mio punto di vista , la ricchezza di un paese e’ costituita da giovani educati e attenti alle novità , ma consapevoli degli svantaggi e vantaggi di ogni situazione.. Nella Bibbia c’è scritto:”Voi siete il seme che Dio ha creato per terra,voi siete il futuro”. Penso che oggi non si faccia abbastanza attenzione ai giovani,e ogni persona razionale sa che il futuro di un Paese dipende da loro. Purtroppo,il mondo trema di fronte all’orribile crisi economica della quale sentiamo parlare ogni giorno,ma credo che il lavoro dei giovani,il loro impegno,la loro tolleranza,generosità e amore, guarirà questo  mondo materialistico,credo che  loro sono capaci di prevenire i problemi,la guerra e di dare a tutti la speranza di un futuro migliore.

    Tutto ha un inizio e  una fine , e  sono sicura che questa crisi economica non possa durare per sempre; perciò lancio un appello a tutti i giovani e dico loro che il futuro dipende da noi. Diciamo si alla  pace e prosperità e no della guerra e infelicità. Solo una grande speranza,un desiderio immenso e cuori puri ci possono rendere abbastanza forti per lottare e superare questi momenti difficili e di assicurare le condizioni migliori alle future generazioni.