11° CONCORSO MAILING LIST HISTRIA 2013

 

  – Elementari – Lavori di gruppo  –
 

- Traccia 1: “ I nostri veci ne conta” “ I nostri nonni ci raccontano “

- Traccia 2:  La gita scolastica che ti ha insegnato di più 

- Traccia 3: " Forse, chissà, dicono… Ufo, marziani, folletti, Yeti e quant’altro "

 

 

Motto SNADE 10                                         Iris Bolšec, Leon Ghira, Korana Hamer, Thomas Mišković,                                                                

                                                   Kiara Maurović, Lavinia Jelena Terzić, Andrea Sponza,       

                                                   Chiara Sponza, Leonhard Tanković, Simone Žufić

                                                   Classe III

                                                   Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                   Insegnante: Giuliana Malusà

 
ESCURSIONE DIDATTICA ALLA VALLE DI MONCALVO   ( il tema in pdf)

 

 

                                                                

Motto GALILEO IV               Anthony Andreašić, Chiara Anić, Noa Bartolić, Daniel Bek,

                                              Ilaria Brozić, René Coslovich, Matias Matijašić,

                                              Michelle Mrau, Caterina Napoletano, Renee Angela Saliov,

                                              Ines Sirotić, Eric Valentić, Darren Vuk, Ela Ester Zorić                                                      

                                              Classe IV

                                              Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                               Insegnante: Maura Miloš

 

IN GIRO PER L'ISTRIA   (il tema in pdf)
 

 

Motto  LE DIVINE                             Fides Božac, Ellen Vidc

                                                         Classe V- a               

                                                  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                          Insegnante: Susanna Svitich

                                                          

LA GITA SCOLASTICA CHE TI HA INSEGNATODI PIU'


Alla fine della quarta classe elementare siamo andati in gita nel Gorski Kotar, una regione
montuosa situata a est di Fiume.
Quando siamo arrivati, eravamo emozionantissimi e non vedevamo l'ora di entrare nelle
nostre stanze. Eravamo soprattutto curiosi di sapere con chi avremmo diviso le nostre camere.
La nostra capoclasse decise di mettere insieme ragazzi che già si conoscevano molto bene. A noi era stata assegnata la 106 da dividere con altre tre bambine con le quali ci conoscevamo fin dalla scuola materna. Nella stanza di fronte alla nostra c'erano tre bambini della prima classe della scuola elementare di Dignano. Dopo cinque minuti abbiamo sentito un pianto!
Siamo uscite subito a vedere cosa fosse successo.. .un bambino dei tre era caduto dal letto a castello ed aveva sbattuto la testa sul letto accanto. Accorse l'insegnante e vedendo il sangue decise di portarlo all'ospedale che si trovava a chilometri di distanza, a Fiume. Rientrarono all'albergo dopo circa cinque ore. Il bambino aveva la testa fasciata e la faccia rigata dalle lacrime. Questa esperienza ci ha insegnato che non bisogna fare baccano nelle stanze ed ascoltare i consigli delle nostre insegnanti. Ed è quello che noi faremo, appena la nostra scuola ci organizzerà un'altra gita!

 

 

Motto NUTELLA GIRLS             Hana Susman, Sara Veznaver         

                                                    Classe VI

                                                    Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                    Sezione di Sicciole

                                                    Insegnante: Lara Sorgo

 

FORSE, CHISSÀ, DICONO... UFO, MARZIANI, FOLLETTI, YETI E QUANT'ALTRO SCOMPAIONO UNO DOPO L'ALTRO
 

C'era una volta in Francia, un bellissimo castello, che però era avvolto nel buio e nel mistero, abitato da una famiglia molto ricca e avida che faceva di tutto per impossessarsi del Mondo. Erano in cinque, i due genitori e i loro tre figli. Un giorno mentre la famiglia a tavolino progettava la conquista di un'isola nel Pacifico, nel cortile del loro castello atterrò un gigantesco ufo luccicante. La famiglia si spaventò e si nascosero nel loro rifugio sotterraneo. Non capivano cosa stava succedendo. Dalla navicella scese un alieno che iniziò a girare per il castello. Essendo molto furbo e dotato di poteri sovranaturali, li trovò, allunò due delle sue numerose mani e rapì il figlio primogenito e lo portò via con sé. La famiglia era disperata perché rivoleva indietro il loro figlio. Progettarono allora di andare nello spazio, ma l'impresa era molto difficile da portare a termine. Mentre stavano preparando il loro viaggio, ritornò l'alieno e portà via anche il padre. La mamma e i due figli rimasti, per la paura che il marziano ritornasse, decisero di abbandonare la loro dimora. Fuggirono in Spagna, nella città di Barcellona, qui trovarono un appartamento e ricominciarono una nuova vita. I ragazzi iniziarono a frequentare la scuola elementare e la madre, abbandonate le sue vesti da castellana, trovò lavoro come impiegata in un ufficio postale statale. Niente era rimasto della loro precedente e ricca esistenza. Un giorno all'improvviso, ritornò sulla Terra il padre. Del primogenito invece non c'era alcuna traccia. Il padre tornò al castello, ma non vi trovò nessuno, provò quindi a chiamare al cellulare la moglie, ma non rispose. Così con il passare degli anni, persa ormai la speranza di ritrovare i suoi cari, il padre si creò una nuova famiglia. Il primogenito invece era rimasto a vivere su Marte, perché nel frattempo diventò amico degli alieni. Chissà, forse un giorno sarebbe  ritornato sulla Terra a far visita agli umani che un tempo erano stati la sua famiglia.

 

Motto C17 E C18                          Filip Alessio, Alex Emerik Lukin

                                                      Classe V

                                                      Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                      Insegnante: Elisa Piuca

                                                     

Forse, chissà, dicono… Ufo, marziani, folletti, Yeti e quant’altro.

 

Un bel giorno, giocando a calcio, ho visto qualcosa di strano volare nel cielo. Luccicava dietro le nuvole come una stella. Chiamai subito il mio amico che venga a vedere, quando quella cosa volante ad un tratto smise di volare e cadde in mezzo al bosco.

Incuriositi siamo andati a vedere cosa fosse. Quando siamo arrivati sul luogo dell'incidente abbiamo visto un ufo in fiamme. Dentro ad esso c'era qualcuno a qualcosa che faceva dei rumori strani. Ad un tratto sentimmo un suono che sembrava uno sciame d'api. Avevamo paura, ma la curiosità era più grande!

Entrammo dentro l'ufo per scoprire cos'era. Come prima cosa abbiamo visto qualcosa di verde che sembrava un braccio che aveva tre dita. Avvicinandoci la paura divenne più grande ma anche la curiosità.

Vedemmo una testa verde, grande con in mezzo un occhio gigantesco.

In cima alla testa c'erano due antenne. Le fiamme si avvicinavano a lui e il mio amico ed io dovemmo sbrigarci a tirarlo fuori da lì.

Esso ci ringraziò in una lingua diversa dalla nostra e non sapendo come diventammo amici. Andammo tutti a casa ed io lo nascosi nella piccola casetta che avevo dietro casa mia . Il giorno dopo gli insegnai qualche parola ini italiano mentre il mio amico riparava l'ufo. Gli serviva un mese per ripararlo e in quel mese ho insegnato all'alieno molte cose: giocare la Play Station 2 e 3, giocare a calcio, parlare l'italiano ecc. L'ultimo giorno prima della partenza di Lupuc (il nome dell'alieno) verso il suo pianeta che si chiamava Ciuciu, io andai a comprare la benzina per l'ufo che però non era benzina normale ma Coca cola. Abbiamo messo la Coca cola nel motore dell'ufo e Lupuc partì verso Ciuciu. L'anno seguente ritornò da noi e ci portò un regalo, che era una torta fatta da sua nonna. Restò a parlare con noi  a lungo. Alla fine della chiacchierata, uscendo fuori da casa vedemmo i gentori di Lupuc che ci ringraziarono per aver salvato il loro figlio.

 

Motto SIBUNA                    Gaia Banko, Valentina Morosin   

                                            Classe IV

                                            Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                            Insegnante: Giuliana Malusà

 

I NOSTRI VECI NE CONTA

 

Mio nono me ga contado de quando el iera picio, el gaveva due ani, quando el xe restado senza suo papà. Ancora ogi el ga un ricordo bruto dela sua infanzia senza la figura paterna. Suo papà xe morto durante el rastrellamento nel 1943. Lo ga masado i Tedeschi. Mio nono me ga contado che quando i Tedeschi bombardava Rovigno, sua mama lo cioleva in brase e lo portava in ciesa. La ciesa iera un posto sacro e non la se podeva colpir. Quando pasava el pericolo e i finiva i bombardamenti, la sirena cominciava a sonar e lori podeva tornar a casa. Finché lori se rifugiava in ciesa, el papà de mio nono iera in città, nell’esercito dei partigiani del bataglion “Pino Budicin”. I lo gà masado là del ricovero “Domenico Pergolis”. Mio nono gà pasado un’infansia molto triste. Tuti i suoi amici i gaveva tuti e due i genitori, mentre lui el iera solo con la mama. Tuto el peso dela famiglia xe cascado sora de sua mama fino a quando lui non xe diventado grande e xe diventado lui el vero e proprio ometo de casa Malusà.

 

 

Motto GLI IMPAREGGIABILI      Ivan Asić, Mark Buić, Ania Biritteri, Gaia Giorgia Cerlon,             

                                                       Gloria Jung, Paulina Moscarda, Tatjana Ilievski,

                                                       Eric Ostoni, Ian Vuković, Marina Dubinina

                                                       Classe V

                                                       Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

                                                       Insegnante: Manuela Verk

                                                      

FORSE, CHISSÀ, DICONO ... UFO, MARZIANI, YETI E QUANT' ALTRO “


                In una giornata tranquilla e piuttosto calda d'inverno dove i raggi del sole risplendevano facendo scintillare i pendii innevati del Monte Maggiore due Yeti giocavano ad acchiappino. Tra un salto, una corsetta e quattro ruzzoloni si divertivano spensierati, ma in quanto, come tutti gli Yeti, sono molto grossi hanno provocato una slavina che ha interrotto i loro giochi spensierati e li ha trasportati fino ad Abbazia. Fino ad allora nessuno aveva mai visto uno Yeti e per questo tutti gli abitanti scapparono terrorizzati alla loro vista.
Una volta arrivati ad Abbazia hanno visto il mare e se ne sono subito innamorati.

Abbazia è una cittadina piccola, raccolta attorno alle sue splendide e meravigliose ville ottocentesche, dove poter accoccolarsi per qualche tempo in gradevoli giardini in fiore a guardare il verde che ti circonda e l'azzurro del mare che si apre davanti ai tuoi occhi.

Ad Abbazia hanno passeggiato lungo la spiaggia, ma poi hanno deciso di seguire un sentiero lungo i boschi e camminando camminando si sono insinuati tra i radure e valli fino ad arrivare a Pisino.

Pisino è una cittadina, immersa nel carso dinarico che tra il 1420 e il 1536 apparteneva alla Repubblica di Venezia. Più tardi venne ceduta agli Asburgo, i quali la vendettero ai modenesi Montecuccoli: risale proprio a questo periodo il castello omonimo intorno al quale si sviluppò la cittadina. La fortezza, ristrutturata nel XIX secolo, è stata allestita a museo al termine della Prima guerra mondiale.
Agli Yeti la Foiba è piaciuta subito; aveva un non so che di affascinante, uno spettacolo che li attirava in modo particolare e incuriositi hanno voluto scendere per vedere cosa c'era sotto.

«Chi si appoggia al parapetto di quello spiazzo, vede un precipizio ampio e profondo, le cui impervie pareti, tappezzate di fogliame intricato, scendono a picco. Nessuna sporgenza in quella muraglia. Non un gradino per salire o per discendere. Non una cengia per sostare. Nessun punto d'appoggio. Soltanto scanalature, qua e là, lisce, logorate, poco profonde che fendono le rocce. In una parola, un abisso che attira, che affascina e che non restituirebbe nulla di quanto vi si facesse piombare. (...) Quell'abisso è detto nel paese Foiba, e serve da serbatoio al soverchio delle acque del torrente. Questo torrente non ha altro sfogo se non una caverna, che si è formata a poco a poco fra le rocce, e nella quale esso precipita con furia indescrivibile. Dove va il corso d'acqua che passa sotto la città? Chi può dirlo? Ove ricompare? Anche questo è un mistero. Di quella caverna, o piuttosto di quel canale che solca lo schisto e l'argilla, non si conosce né la lunghezza, né l'altezza, né la direzione. Forse le acque urtano in tumulto contro innumerevoli spigoli contro la foresta di piloni, che sostengono la fortezza e la città intera. Arditi esploratori, quando il livello delle acque, né troppo alto né troppo basso, consentì loro d'avventuratisi con una leggera imbarcazione, tentarono di discendere il torrente attraversando quella tetra apertura, ma le vòlte ad un certo punto si abbassano e costituiscono un ostacolo insuperabile. Ecco perché non si sa nulla di quel corso d'acqua sotterraneo. Forse s'inabissa in qualche «perdita» sotto il livello dell'Adriatico. »
(Giulio Verne, "Mathias Sandorf", 1885)

Mentre scendevano lungo la parete sono scivolati ritrovandosi nella Pazinčica. A quel punto si sono spaventati in quanto si sono ritrovati immersi nell'acqua e non sapendo nuotare hanno cominciato ad agitarsi sempre più fino ad ingurgitare acqua. La corrente della Pazinčica li ha trasportati fino al Canal di Leme.

Nel Canal di Leme un tuono forte interruppe il canto degli uccelli. Cominciò a soffiare un vento forte che faceva sbattere le onde contro le rocce fino a ricoprire il mare di una schiuma bianco-latte. Sotto la superficie del mare si intravedeva passare lunghe strisce verde-chiaro. Ad un tratto uscirono delle creature simili a serpenti, lunghi circa quindici metri, avevano il corpo ricoperto di squame e la testa senza orecchie con due occhi grandi e gialli che osservavano tutt'attorno. La loro bocca era enorme con due fili di denti aguzzi e taglienti come lame di coltello: erano le Idre.

Cominciavano ad esplorare il Canale: entravano in grotte e insenature cercando un posto dove stabilirsi.
Il Canale di Leme è uno dei paesaggi più belli in Istria che si estende per circa 10 km di lunghezza con ripide scogliere su entrambi i lati. Il Canale di Leme è nato pochi milioni di anni fa, durante il Miocene. A quel tempo, in quella zona, scorreva un fiume, ma poi il mare è emerso ed ha superato il livello del fiume. Quando ha smesso di piovere il fiume si è prosciugato e l'estuario è diventato un canale.

Su una scogliera della baia del Canale di Leme trovarono un nascondiglio, la grotta chiamata "Grotta di Romualdo", un sito speleologico interessante. All'interno della caverna sono state trovate anche delle decorazioni. La caverna ha una piacevole temperatura di 14-17 gradi, dove vi abita una grande colonia di pipistrelli. Si fermarono là per riposare un po' nel loro nuovo habitat.

La Grotta di Romualdo non è l'unica grotta sulla scogliera della baia, c'è anche un'altra grotta, la grotta dei Pirati che può essere vista solo dal mare. Si ritiene che lì si nascondevano i pirati.
Il fondo marino, così come il paesaggio del Canale di Leme, oggi sono una riserva naturale protetta.
Gli Yeti, per loro fortuna, hanno trovato le Idre che li hanno aiutati e salvati.
Sulla schiena delle Idre hanno viaggiato lungo la costa frastagliata, piena di golfi e insenature fino ad arrivare a Rovigno.

Una vera perla ed un vero rifugio per chiunque, anche per gli Yeti: il mare, il centro raccolto e di vago sapore medievale, il porticciolo che potremmo definire a misura d'uomo. Rimasti incantati da tutto questo splendore e lasciatisi rapire da queste atmosfere: dai vicoli traboccanti di odore di pesce, di marinai affaccendati che si inerpicano velocemente, piuttosto che con passo lento e trionfante, per le piccole erte del paese. Per poi, arrivare sulla sommità di questa immaginaria conchiglia sulla quale è adagiata la città, sommità che è completamente occupata dalla sagoma, non già immensa, ma di sicuro grande per quel posto, della chiesa principale: la chiesa di Santa Eufemia.

Dei pescatori che erano nei paraggi videro gli Yeti. All'inizio furono spaventati, ma poi fecero amicizia con loro distribuendogli un po' di pesce. Videro da subito che non volevano far del male e li invitarono a pescare assieme a loro.

Gli Yeti non erano interessati alla pesca e perciò i pescatori decisero di portarli a fare un giro fino a Brioni. Agli Yeti piacque subito l'isola e andarono ad esplorarla.

L'arcipelago di Brioni è una comunione tra bellezze naturali e patrimonio storico-culturale.
Brioni è un raggruppamento di isole sulla costa occidentale d’Istria, la cui parte più bella nel 1983 fu dichiarata Parco Nazionale. Le isole distano da Pola soltanto 6km e sono divise dalla terraferma con il canale di Fasana da dove ogni giorno parte la nave. Le isole di Brioni sono composte da due più grandi isole – Brioni Maggiore e Minore, e altre tredici isole della costa frastagliata, abitate fino alla preistoria. Le isole sono conosciute per un clima buono e una vegetazione esuberante, mentre sull’area del Parco Nazionale sono state piantate piante tropicali che formano dei viali alberati, parchi e giardini pubblici dove hanno potuto ammirare l'ulivo ultramillennario.
Lo zoo di Brioni è all’aperto e gli animali passeggiano liberi per l’isola. Mentre visitavano lo zoo all'aperto notarono un pappagallo variopinto che ripeteva tutto ciò che parlavano, videro cigni, gnu, giraffe e tante altre specie di animali. Esiste anche il parco safari, dove diedero da mangiare ai cervi e ai caprioli. Infine si tuffarono nell'acqua limpida e cristallina per giocare con i delfini che li trasportarono fino a Fasana.
Fasana, è un piccolo porto di pescatori affacciato al canale di Fasana e protetto dal mare aperto dall'arcipelago delle isole Brioni.

Il paese è situato sulla strada regionale tra Dignano e Pola. Il paesaggio è pianeggiante e dominato da boschi di pini marittimi, mentre nell'interno s'intravedono le prime dolci ondulazioni coltivate ad ulivi e vigneti.
È un paese di origine romana che portò il nome latino Vasianum e poi  Phasiana, per via della presenza in epoca romana di manifatture di ceramiche e terrecotte come tegole, vasi ed anfore.
Per questo motivo il simbolo del paese è proprio un'anfora.

Gli Yeti dopo aver visitato Fasana si incamminarono lungo i boschi di ulivi e arrivarono fino a Dignano.
La tradizione vuole che l’attuale Dignano sia il risultato dell’unione di sette ville, facenti parte dell’agro colonico di Pola. È nota ancora in epoca romana come Praedium Athenianum e successivamente come Vicus Attinianum o Adinianum.
L’antica Attinianum era ristretta entro i limiti dell’odierna Piazza del Popolo. Al centro della piazza si ergeva il castello. Il luogo era irregolare nella forma ed aveva tre porte che permettevano l’accesso al castello ed alla piazza: una si apriva verso le Mercerie, un’altra portava alla Contrada del Forno Grande e la terza era posta sul punto di unione delle contrade Portarol e Duomo.

Nel 1808 per ingrandire la piazza l’antico castello venne demolito e con le sue pietre vennero selciate le vie circostanti.
La città ha conservato il suo particolare aspetto medioevale con campielli e strette calli incuneate nelle case.
Di particolare interesse è il grandissimo Duomo di Dignano con il suo altissimo campanile, intitolato a San Biagio, ed è la più grande chiesa di tutta l'Istria. Al suo interno una collezione di reliquie e "i corpi santi" a volte miracolosamente conservate di alcuni santi fra i quali San Sebastiano e Santa Barbara. Il corpo di Santa Nicolosa, morta a Venezia nel 1512, è considerato la reliquia meglio conservata d'Europa.

A Dignano si sono trovati benissimo e hanno deciso di dimorare proprio in questa stupenda cittadina. Hanno avuto dei figli che ora frequentano la nostra scuola e frequentano proprio la quinta classe assieme a noi.
Sono dei bravissimi compagni di classe, hanno imparato molto velocemente la nosra lingua e giocano volentieri con noi.
 

 

Motto TAURA                                   Laura Alessio, Tara Štokovac

                                                            Classe III

                                                            Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                            Insegnante: Ilenija Anić

                                                           

LA GITA SCOLASTICA CHE MI HA INSEGNATO DI PIU' (il tema in pdf)

 

 

 

Motto CUORICINI                               Maja Dželajlija, Emma Tomić Pejić

                                                              Classe V - a

                                                              Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                              Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

                                                              

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO 
 

                        Un giorno, mentre la mia amichetta del cuore ed io guardavamo la TV, ci è venuta accanto mia nonna. "Fuori c’è il sole ", ci ha detto, " e perché state rinchiuse in camera? Quando io ero piccola, alla vostra età, non esisteva che me ne stessi in casa, specialmente se fuori c’era il sole. Certo che a quei tempi non esistevano tutte queste cose elettroniche..."

                E così, mia nonna ha cominciato a raccontarci della sua infanzia. Da bambina aveva tanti amici, figli dei vicini che abitavano nella sua via. Tra i giochi più divertenti dei bambini era arrampicarsi sugli alberi, giocare a nascondino o raccontarsi delle storie. Ci ha anche detto che si divertivano un sacco, forse più di noi oggi. A queste parole, noi due, ci siamo guardate e anche un po’ arrabbiate, ma dentro di noi abbiamo sentito un po’ di gelosia. Abbiamo pensato di gettare il guanto di sfida con la nonna. La nonna ha continuato con la sua storia. Ha precisato che nel periodo della sua infanzia e più tardi giovinezza gli amici si visitavano e si guardavano negli occhi, si stringevano la mano per salutarsi, si ritrovavano per il solo gusto di stare in compagnia e chiacchieravano.  E non c’era internet, né "facebook", né "twitter"... insomma tutte queste famose reti sociali che ti fanno avere centinaia di amici che però, quando hai bisogno di un abbraccio.... dove sono? "Online"?  Con questi puoi avviare una corrispondenza, ma che amici sono se non ci parli, se non hai mai giocato con loro, se non conosci i loro genitori, la loro casa? Sinceramente detto, un po’ di ragione ne aveva la mia nonnina, e ci sono venuti in mente anche i diversi pericoli della rete; come contattare "amici" che possono essere delle persone molto pericolose. Certo, esistono tantissimi giochi elettronici divertenti e anche educativi, ma noi due siamo d’accordo che non si possono paragonare a un gioco in giardino con degli amici veri. Un po’ di tempo al computer e poi dei bei giochi all’aria aperta con gli amici e soprattutto ritrovare il gusto di giocare i giochi dei nostri nonni che in realtà ci fanno divertire anche oggi. In questa lunga, ma divertente e istruttiva storia, la mia amichetta ed io abbiamo concluso che noi bambini dei giorni d’oggi giochiamo in un modo spesso pericoloso ed esagerato, proprio perché viviamo in un’era tecnologica molto sviluppata e che continua a svilupparsi di giorno in giorno e che senz’altro porta molte cose positive a tutta la società, ma anche no. Siamo sicure però che non dobbiamo lasciarci influenzare. È vero, non possiamo fermare il tempo, ma possiamo cercare di conciliare tecnologia e vita reale, conoscenti virtuali e amicizie vere, meno giochetti al computer e tantissimi giochi alla luce del sole!

 

Motto BIANCHI E NERI          Serena Coronica, Kevin Deklić, Maj Bisaki, Michelle Rotar,                 

                                                   Lara Manzin, Erika Trento, Alex Ćetojević

                                                   Classe III

                                                   Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                    Insegnante: Ilenija Anić

 

I NONNI CI RACCONTANO ( il tema in pdf)

 

 

Motto ET                               Emma Juretić, Hanna Karajković

                                                Classe V - a

                                                Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                               

Forse, chissà, dicono..Ufo, marziani, folletti, Yeti e quant' altro

Noi crediamo nell' esistenza degli alieni. Non è possibile che nell'universo non ci siano altre forme di vita intelligente.

Noi li immaginiamo come degli esseri verdi con gli occhi grandi e lunghi tentacoli. Se noi sulla Terra guidiamo le macchine, loro certamente avranno le navicelle spaziali.

Io (Emma) li immagino più' intelligenti di noi perché', come abbiamo già' detto, hanno le navicelle spaziali per esplorare mondi lontani.

Certamente avranno il sistema di teletrasporto come nella serie " Starwars" o "Star trek". Mentre io, (Hanna) credo che la loro civiltà' non sia così avanzata, perché' la nostra tecnologia ha avuto notevoli progressi.

L'intelligenza umana e personaggi come Steve Jobs hanno contribuito a migliorare la qualità' della nostra vita.

Se pensiamo agli Iphone,Ipad,Ipod... La storia dell’umanità' ha prodotto geni quali Leonardo da Vinci, Nicola Tesla, Thomas Edison,ecc.

Sono convinta che la nostra civiltà' non avrà l’occasione di confrontarsi con un’altra civiltà' aliena perché' le distanze nell'universo sono enormi.

Ancora oggi non abbiamo delle prove che dimostrano l'esistenza di incontri ravvicinati con gli alieni.

 

  

Motto PANE E NUTELLA     Paola Butorac, Lisa Mihelec

                                                Classe V - a

                                                Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                                Insegnante: Roberto Nacinovich   

                                                 

   LA GITA SCOLASTICA CHE TI HA INSEGNATO DI PIU'

La nostra piccola scuola ha un grande cuore e per questo organizza delle gite. I nostri insegnanti vogliono che impariamo divertendoci e questo e'possibile soprattutto andando insieme in gita. Tra queste, quella che ci ha impressionato di più e' stata la gita scolastica a Stara Susica dove abbiamo trascorso tre giorni. Quando siamo arrivati la prima cosa che ci ha stupito era la bellissima natura che circondava il castello in cui alloggiavamo: tante querce, pini, betulle e una moltitudine di uccelli che cinguettavano sui rami.
Nel castello tutto era antico e costruito in legno. Le ragazze avevano la propria camera e i ragazzi pure. Il primo giorno ci siamo accomodati nelle camere. Le animatrici ci hanno mostrato tutto il castello: era incantevole! C'era perfino una volpe bianca impagliata alla finestra! Ma il periodo più divertente era durante la notte perché' si andava in "discoteca": una discoteca per modo di dire perché' in verità era nient'altro che una stanza un po' più grande delle altre con una palla scintillante invece del lampadario! Il secondo giorno era ancora più interessante: siamo andati nel bosco, noi due eravamo impaurite, avevamo l'impressione che sarebbe sbucato un orso da qualche parte. Poco dopo il cacciatore ci ha mostrato come si spara dal fucile. Lo stesso giorno siamo andati in una fattoria. C'erano dei cani e delle mucche grandi.
 Il terzo (e purtroppo anche l'ultimo) giorno tutti eravamo tristi, volevamo rimanere lì ancora tre mesi, ma era giunto il momento d' andare a casa.  Ricorderemo a lungo questa gita magnifica che ci ha insegnato tante cose e che stando in compagnia s'impara tutto più facilmente. 

 

 

Motto MOSCHETTIERE                           Classe VII:   Metka Mihalič

                                                                    Classe IX Valentina Stres 

                                                                                                        Classe I Ginnasio: Janja Marzi                                             

                                                               Comunità degli Italiani Crevatini

                                                        Insegnante: Maria Pia Casagrande

                                                       

LA GITA SCOLASTICA CHE CI HA INTERESSATO DI PIÙ'
 
La gita a Trieste
 
Salve siamo noi, le tre moschettiere del gruppo letterario della CI. Di gite scolastiche ne abbiamo fatte tante e tutte più o meno sono state interessanti. Ma vorremmo raccontare un'escursione studio divertimento fatta con la nostra Maria Pia che ha voluto premiarci per il nostro impegno e dedizione alla Comunità.
Sotto Natale ha pensato di portarci tutti a Trieste a visitare i tradizionali mercatini. Secondo noi forse era poco così abbiamo proposto un itinerario culturale per la città. Dopo essere arrivati a Trieste ci siamo fermati in piazza Unità per ammirarla in tutta la sua bellezza: è l'unica città d'Europa che si affaccia sul mare, nella piazza fanno bella mostra di se' il palazzo della Prefettura, il caffè degli Specchi, il palazzo della" Cheba" ovvero il palazzo dove ha sede il Comune, proseguendo siamo passati davanti al teatro Verdi che esternamente assomiglia molto alla Scala di Milano, siamo venuti così a conoscenza che il palcoscenico del teatro dà le spalle al mare e che ha così una delle migliori acustiche teatrali al mondo.
Faceva freddo così siamo entrati in uno dei caffè storici di Trieste il Tommaseo dedicato al grande Sebenzano e luogo di ritrovo di letterati, scrittori e sede di incontri culturali. Ci siamo riscaldati con un'ottima cioccolata calda prima di proseguire. Siamo rimasti affascinati dai busti in rilievo, specchi di cristallo e tavolini d'epoca che adornavano il Caffè.
Usciti, siamo andati a visitare la chiesa di S. Nicolò dei Greci. La chiesa risale al XVIII secolo, la facciata neoclassica è sormontata da due campanili. L'interno è abbellito da stupendi lampadari di argento, icone appese alle pareti; all'ingresso sulla destra c'è un leggio dove è appoggiata un'icona che raffigura la Madonna che i fedeli baciano, accano su un piedistallo c'è un grande portacandele, alcune erano accese, sono candele particolari fatte a mano con pura cera d'api. Il culto si svolge in lingua greca, e a differenza di quello cattolico i fedeli stanno seduti su panche di legno finemente lavorate che circondano i lati della chiesa. Quando c'è il rito domenicale e la chiesa è colma tanti rimangono in piedi è un momento che mentre il Pope prega i fedeli hanno modo di socializzare. Il rito dura tanto ma non è necessario rimanere dall'inizio alla fine.

Poco più avanti si trova la chiesa di S. Spiridione luogo di culto dei serbo ortodossi. In stile neo bizantino fu costruita nella seconda metà del XIX secolo su una chiesa preesistente del XVIII secolo che era stata edificata dai greci residenti già a Trieste e venduta ai serbi che nel frattempo si erano insediati. Questo luogo è molto più semplice della chiesa greca pur avendo alle pareti dei meravigliosi affreschi; molto interessante il portacandele: a differenza di quello greco, questo è composto da due vasche che si sovrappongono e contengono sabbia che ha la funzione di reggere le candele di cera d'api come quelle greche. Nella vasca inferiore ardono le candele per i morti e quella superiore per i vivi.
 Abbiamo proseguito verso la chiesa di S. Antonio Nuovo, è la più nuova delle tre, la più spaziosa, però ci è sembrata molto buia e spoglia. Ora sappiamo che entrando sulla destra accanto alla seconda colonna Maria Pia ha ricevuto la cresima dal Vescovo Monsignor Antonio Santin, tanti, tanti anni fa. Questa chiesa nel 1953 fu per un breve periodo sconsacrata quando i carri armati dei militari Alleati entrarono sparando per sedare una dimostrazione a motivi politici
 A Trieste ci sono altri luoghi di culto che non abbiamo fatto in tempo a visitare e ci proponiamo di farlo un'altra volta. A questo punto i mercatini e la merce esposta non erano più così interessanti, per riscaldarci siamo entrati in una pizzeria per rifocillarci. Siamo stati così bravi che sia i pizzaioli che gli avventori venivano a sbirciare per vedere queste brave creature che mangiavano senza far chiasso.
 

 

 

Motto BALLERINE                       Ajda Dujc, Sara Gec, Romina Mihalič, Karen Taurisano

                                                        Classe V

                                                        Comunità degli Italiani Crevatini

                                                        Insegnante: Maria Pia Casagrande

                         

 

I NONNI CI RACCONTANO (il tema il pdf)