CONCORSO ASSOCIAZIONE DEI DALMATI ITALIANI NEL MONDO 2006

SEZIONE B

 

                              TEMA PER LE SCUOLE ELEMENTARI, LAVORI INDIVIDUALI:

                                     “Curiosando tra i fornelli de casa…ricette, segreti e prelibatezze”

 

                                           Dalmazia in Croazia – Elementari – Lavori individuali – Categoria “a”:

 

 

1° PREMIO

 

DEMIS KOLJEVINA

 

Motto: Arca di Noè

 

Classe V

 

Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

 

 

 

 

 

 

Motivazione: "E’ un tema che spicca per l’originalità. Il racconto non inizia tra i fornelli di casa, bensì in barca. Tutta la famiglia partecipa alla pesca delle conchiglie e poi alla preparazione della cena. E’ un rito che si ripete, reso prezioso dall’abilità del padre nell’individuare sul fondo del mare le conchiglie e da piccolo segreto culinario della mamma."

 

 

Nei bei giorni d'estate a me e a alla mia famiglia piace andare con la nostra barca a fare il bagno in una spiaggia che non si può raggiungere in automobile. La spiaggia si chiama "Ultima valle".
Papà ed io ci tuffiamo in mare in cerca di conchiglie chiamate "arca di Noè".

Si chiamano così perché hanno la forma di una barca. Vivono attaccate al fondale marino. Non si trovano facilmente perché sono ricoperte d'alghe.
Il mio papa' è molto bravo a trovarle, mentre io sto ancora imparando.
Quando torniamo a casa cominciano i preparativi per la cena. Per prima cosa io e papa' puliamo le conchiglie dalle alghe e poi la mamma le cuoce in acqua dolce. Quando sono pronte papa' e io tagliamo la carne delle conchiglie in piccoli pezzetti. Molta gente mangia le arche di Noè crude con
il succo di limone, ma la mia mamma ha una ricetta speciale. Per cucinarle in questo modo serve tempo e pazienza. Lei ci scoprirà il segreto ma col nostro aiuto... Io taglio la cipolla, l'aglio, il prezzemolo e i pomodori a piccoli pezzetti. La mamma mette in un tegame un po' d'olio d'oliva e poi
aggiunge la cipolla tagliata e l'aglio. Quando la cipolla è ben rosolata aggiunge le conchiglie, il prezzemolo e i pomodori tagliati a piccoli quadretti. Ogni tanto aggiunge un po' d'acqua, mescolando. Non serve mettere il sale perché le conchiglie sono già salate. Spruzza tutto col vino
bianco - Malvasia istriana. Poi aggiunge il pan grattato. Quando le conchiglie diventano morbide versa il riso e mescola tutto insieme fino a che il riso è cotto al dente. Poi ci serve la cena. Il cibo è come sempre squisito. E così ogni volta quando andiamo con la barca in gita, tutta la famiglia partecipa alla preparazione di questo piatto e anche a mangiare questo buon risotto!

 


 

 

2° PREMIO

 

ATINA KOLJEVINA

 

Motto: Fusi

 

Classe V

 

Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

 

Motivazione: in questo tema viene rievocata la magia degli antichi strumenti da cucina e delle ricette tramandate, che consentono ancora oggi di gustare cibi saporiti, sani e naturali.Viene, inoltre, posta l’attenzione sui gesti rituali, ripetuti con perizia, che soddisfano anche l’occhio del convitato, perché, come dice la giovane autrice: “Cos’è un “fuso” corto e senza buco?”

 

 

La mia nonna è una bravissima cuoca. Fin da piccola cucinava e sapeva i segreti del mestiere. A me piacciono da sempre le sue prelibatezze, perché fatte come si faceva una volta ed hanno un gusto sano e naturale. Quando la nonna cucina i suoi "segreti" mi chiama e cuciniamo insieme. Qualche volta, mentre cucina, mi basta ammirarla. E' bellissimo imparare le ricette che si tramandano per generazioni. Oggi la nonna prepara uno dei miei piatti preferiti; i "fusi" con il ragù di vitello. I "fusi" sono un tipo di pasta tipica delle nostre isole e dell'Istria. Ecco come si fa.

Si impasta un po'di farina, un uovo e qualche cucchiaio d'olio d'oliva con l'acqua calda. Naturalmente con le mani che sono più morbide degli apparecchi elettronici. Quando l'impasto diventa duro la nonna ne prende un pezzo e lo modella finché prende una forma lunga. Poi
lo taglia in piccoli quadretti. Adesso viene il bello: la nonna prende un vecchio strumento. Ma davvero vecchio, questo strumento risale ai tempi della bisnonna. E' fatto da un grande ago che alla fine ha due parti di legno; uno è mobile, uno no. La nonna mette tra le ginocchia le parti di legno, prende un quadretto d'impasto, Io passa sull'ago, lo strofina e poi Io toglie. Come per magia il quadretto di pasta si trasforma in un lungo sottile "fuso" col buco! Questa magia si ripete finché non si finisce l'impasto. Ci provo anch'io, ma senza risultati. Cos'è un "fuso" corto e senza buco?
Quando ha finito di modellarli, la nonna li mette a cuocere in una pentola con l'acqua per venti minuti. In quel tempo prepara il ragù di vitello.
Penso che tutti conoscete questa ricetta, ma comunque ve la spiego, ma no, non io, ve la spiega la nonna. Si scalda l'olio d'oliva con cipolla tritata, si aggiungono pezzi di carne di vitello, un cucchiaio di purè di pomodoro, uno spicchio d'aglio, prezzemolo, basilico e acqua. Si cuoce tutto insieme.
Intanto io apparecchio la tavola per me e la nonna. Ad un tratto sento un ottimo profumo. Ma cos'è? La nonna esce dalla cucina portando due piatti pieni di "fusi" col ragù. Sembra buonissimo. Quando posa sul tavolo il mio piatto e aggiunge un pò di parmigiano grattugiato, mi metto a mangiare.
Mmm... E' buonissimo! I "fusi" hanno un tale sapore che pulisco tutto il piatto. Anche quello della nonna. Ma sì, tutta la pentola. La nonna ride e mi avverte che non è rimasto niente per la mia famiglia.

Uuups! Cosa diranno la mamma, il papà e il fratello? Anche loro sono ghiotti di " fusi"!
Però questo per me non è un problema. Adesso che ho imparato a farli, li preparerò io stessa.

Così il segreto del cucinare i " fusi ", che si tramanda per generazioni, non si dimenticherà.

 

 

 

3° PREMIO

 

GABRIEL VLAKANČIĆ

 

Motto: Son Goloso

 

Classe V

 

Comunità degli italiani Lussinpiccolo

 

 

 

 

 

 

 

 

“Son goloso” è decisamente un tema ricco di buon umore. L’autore confessa i suoi peccati di gola con ironia ed arriva a farci credere che la ricetta delle “frittole lussignane” non può che essere raccontata in “lussignan”, quasi perdesse parte del sapore se fosse detta in altro idioma.

 

 

Io sono molto curioso quando la mamma lavora in cucina attorno ai fornelli dove sento buoni odori quando lei prepara cibi prelibati, specialmente nelle ricorrenze delle feste e compleanni.

Alla mia mamma piace cucinare le ricette tradizionali del nostro paese: per Natale le frittole, per carnevale i crapfen ed i galani, per la Santa Pasqua le pinze, come pure i ravioli, maccheroni fatti in casa, gnocchi di patate, calamari, baccalà...

 I segreti della cucina la mia mamma li ha imparati dalla nonna e bisnonna. Ma la ricetta che a me diverte di più sono le frittole lussignane ed io vi racconto adesso come si fanno, ma in dialetto lussignan.
Alora, xe tempo de Nadal e la mama e la nona fa le fritole e le me ciama:
"Vien Gabriel che gavemo bisogno de ti!" La nona ga messo scaldar l'acqua e la mama ga messo in terina la farina e el zuchero. L'acqua xe boiente e la nona la buta in terina. E così se comincia misiar la farina, el zuchero e l'acqua. Questo xe un impasto duro e bisogna tenir la terina che se no la svola pertera. Mi e la nona tegnimo questa terina e la mama misia, misia e misia. Dopo se mete i gusti: cannella, uveta, pinoi, nose, acquavita, scorza de limon... Eco qua! L'impasto xe pronto per friser e così con l'aiuto de due cuciari se buta le fritole in oio boiente. Dopo, quando le xe pronte se mete sovra el zuchero. Ogni tanto, quando la mama e la nona non guarda, rubo una e la magno, ma quando le se acorge eco che le ziga: "Gabriel, aspeta che le se iaza, te farà mal la panza!"
Ecco, queste sono le nostre frittole che a me piacciono tanto, tanto, tanto!

 


 "Anna Maria Saganić, Presidente della Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo, presenta una delle sue specialità: il castello di croccante.

A Lussino, ma anche nei paesi del circondario, il croccante era il dolce tipico dei matrimoni.

Da circa 15 anni, ovvero da quando si è ripresa la tradizione, viene usato anche - in forma ridotta - per le Cresime e le Comunioni.

Ci piace segnalare che, in quel di Lussino, la ricetta era andata perduta ed è stata recuperata grazie all’aiuto di un’esule lussignana che ogni anno torna al paese e che ne ha conservato i segreti.

E’ questo un bel esempio di come esuli e rimasti - fuori da forme ufficiali - mantengono i loro rapporti, la loro comunanza, i loro affetti."

 

 



La foto è del TZG Mali Lošinj (Turisticka zajednica grada Malog Lošinja).