TEMI PREMIATI

 SCUOLE ELEMENTARI - LAVORI INDIVIDUALI

1° PREMIO

motto  ZACCHIGNI                                                            Paolo Zacchigna  
  

                                                                    Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                      Insegnante: Cristina Sodomaco

 Dalla dimensione spaziale, il mare che lambisce le coste dell' Istria, tratteggiato fugacemente attraverso immagini, suoni, sensazioni familiari, alla dimensione temporale, la rievocazione di uno scenario di dolore e di lacerazione, su cui si proietta la tragedia dell' esodo di un intero popolo. Il presente si fa storia, il paesaggio, sottolineato dallo stile spezzato, affannato, dolente, si fa paesaggio d' anima.   

Ascolto le pietre, il mare, gli alberi che mi circondano... quali storie mi sussurrano? 

Sono seduto su uno scoglio. Guardo il mare. Il grido di un gabbiano, un alito di vento sul viso, sono le uniche cose che sento. Il mare così calmo sembra morto. Invece è vivo, a volte gentile, alleato, a volte nemico, traditore di chi solca le sue acque, di quante tragedie è stato testimone!

Quante navi, pescherecci hanno navigato per le sue acque, di quante speranze e sogni è stato testimone. Dal sciabordio delle sue onde odo gli echi di parole lontane, arrivano da altri tempi, tempi passati, quando su queste rive non c’erano il chiasso e le risate dei turisti, ma l’incertezza di tanta gente che non sapeva cosa riservasse loro il futuro.

Quanti destini ha accompagnato questo mare, quanto dolore sulle sue rive, cuori straziati di profughi costretti a solcare queste acque. Navi cariche di uomini, donne e bambini aggrappati alle loro valige, valige nelle quali c’era tutta la loro vita.

Occhi rivolti un’ultima volta verso quegli scogli, quella terra rossa che forse non vedranno più, nelle narici l’odore salmastro a loro tanto caro.

Un ultimo sguardo alla terra dove sono le loro radici e dove rimarranno, qualsiasi cosa riservi loro la vita, e intanto guardano all’orizzonte con la mente rivolta al futuro, un sospiro, una preghiera e la speranza di poter un giorno ritornare a casa.

 2° PREMIO

 

 motto  VETRO 1806                                              Viktorija Štefan  

 Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

Insegnante: (spedito dallo studente) 

Lo svolgimento, ben formulato, esprime un animo delicato che si pone interrogazioni riguardo la vita e ne coglie l'essenza  più profonda. Testo poetico e affascinante, coinvolge il lettore che viene immerso  nella bellezza del creato e ne trae intima soddisfazione.

Ascoltare le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano... quali storie vi sussurano?

Mentre scrivo queste righe guardo fuori dalla finestra della mia camera a Veglia. Lo sguardo si ferma su una quercia ormai spoglia: sulla cima c'è un grosso nido abbandonato. Prendo un maglione ed esco. Chiudo la porta che fa uno strano rumore. Per un attimo mi è sembrato di sentire intorno a me un sussurro.
A volte non ci penso, a volte invece fingo di non pensarci, ma quei sussurri erano lì, pronti ad accogliermi, a confortarmi, a farmi sentire meno sola. È bello assaporare quel piacere di sentirsi protetti, perché quando questo sentimento manca ci sentiamo insicuri.

Alzo lo sguardo e come se quella quercia e gli alberi fossero i miei interlocutori butto giù delle domande: "Cos'è la felicità? Comprare un nuovo vestito? È il colore dei fiori primaverili? È passeggiare al tramonto con la persona amata?" - Direi che la felicità e nascosta dappertutto, basta scovarla...e all'improvviso qualcosa risplende. Guardo di nuovo i rami. Il sole li stava rendendo ancora più belli e luminosi. Ecco come uno trova il sorriso e il buon umore senza troppa fatica. Sto cercando la spensieratezza. L'importante è che la ruota della fortuna si rimetta a girare, no?

Potrei giurare che gli alberi si fossero mossi in un modo assertivo. Un sorriso leggero ha sfiorato le mie labbra. Ho abbottonato meglio il maglione e ho fatto altri passi avanti. Guardo le pietre. Le osservo più da vicino. Tutte queste pietre levigate, rovesciate, scheggiate, incantevoli e affascinanti mi fanno riflettere. Ho sviluppato una certa inclinazione inconscia per la natura. Mi chiedo se bisogna rifletterci sopra?
Come tutti, qualche volta ho bisogno di cose belle, di qualcosa di diverso dalla solita normalità, sempre la stessa, quindi noiosa. La quotidianità si impadronisce della vita tanto che si corre il rischio di perdere di vista ogni senso della realtà. Spesso la delusione e il rifiuto diventano impossibili da sopportare. "Se sparisce tutto, sono loro quelle che rimangono?" - mi chiedo.

Prendo una pietra tra le dita. E come se fra le mani avessi qualcosa di magico. Come se potessi desiderare quello che voglio. E di nuovo quel strano sussurro insinua che bisogna usare solo la fantasia e si materializzeranno i miei desideri.
Afferro altre pietre con decisione e dolcezza. Sembrano dei bocconcini golosi di amore, passione e felicità circondati da un'atmosfera magica, complice e intima. Mi rendo conto che c'è un vastissimo universo che cambia forma intorno a me, che con il suo movimento mi rallegra. Evviva le cose semplici che non si fanno mai, perché non abbiamo tempo o perché ci sentiamo stupidi a farle!

Provo un freddo ai piedi. Abbasso lo sguardo e mi sorprendo che le onde hanno raggiunto le mie scarpe bagnandole. Sorrido ma non mi arrabio. Guardo e ascolto. Non mi capitava da tempo di avere questa chiarezza, questa capacità di dire sì o no con sicurezza e senza ripensamenti. La natura, così geniale e sublime, sembra darci la forza di scegliere con grande calma e certezza. Il tempo sembra essersi fermato e io, sola e immersa nella saggezza del cielo, valuto a lungo certe idee prima di farle decollare. È veramente bello.
Il mare addormentato si sta svegliando e le mie scarpe sono sempre più umide. La vita è un mare in movimento. Bisogna conservare le emozioni che proviamo e mantenere le promesse che facciamo. Non è sempre facile perché le acque movimentate ci portano spesso in ambienti nuovi dove conosciamo nuove persone e progetti diversi. Alla fine svanisce tutto come svaniscono le onde tra le mie dita e le pietre che ci circondano.

Faccio qualche passo indietro e mi siedo. Mi piace assaporare a poco a poco l'atmosfera del luogo. Il cielo diventa irregolarmente nuvoloso. Cerco di trovare uno spicchio di sole. Non voglio andarmene. Non ancora. Chiudo gli occhi e provo una stanchezza mai provata fino a quel momento. Mi viene voglia di mangiare qualcosa. Noto che queste ore sono la più straordinaria occasione per un'autentica rivoluzione interiore. Trascorrendole in natura mi sembra che il cielo suggerisca di ascoltare il cuore; di non essere insoddisfatti perché abbiamo tutto quello che ci serve per essere felici. A meno che non vogliamo la luna, non ci sono motivi per essere di malumore.
Mi piacerebbe tanto regalarmi due o tre giorni di questa squisita pigrizia e serenità. La natura che mi circonda e che mi coinvolge è piena di frammenti di vita vissuta, di viaggi, di conversazioni, di passioni e di bellezza. Tutti questi dettagli me li trovo nascosti da un velato sorriso il quale mi porta poi a viaggiare in altri mondi di pura dolcezza.

Cominciava a farsi notte ed ho deciso di ritornare. Ho preso le mie cose e camminando lentamente con lo sguardo salutavo le pietre, i rami, il mare e la natura stessa. Questo meraviglioso sussurrare della natura che ci comunica con assoluta semplicità, con l'indifferenza del mondo e con l'evidenza del quotidiano mi ha mandato un messaggio chiaro e forte; un invito a guardarmi dentro per raggiungere la felicità e realizzare i miei desideri.
Ho guardato. Ho ascoltato. Ho avuto un dialogo silenzioso ma inesaur
ibile cercando e trovando qualcosa di nascosto dentro di me. Per vivere in armonia e serenità dobbiamo comunicare con la natura per sperimentare le gioie e il fascino di stare da soli immersi nei propri pensieri.

 3° PREMIO

   motto ERREWAY                                             Ellen Zukon Kolić  

Classe VII - b   Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                           Insegnante: Susanna Svitich

 Anche qui parlano le pietre, il mare, ma soprattutto gli alberi. E la storia del vecchio albero di ulivo e del bambino che lo piantò è sintomatica di tutto un popolo che è cresciuto all’ombra dell’ulivo secolare da lui piantato con amore e poi, costretto dagli eventi o per cercar fortuna, va per il mondo solo per ritrovarne al ritorno il ceppo tagliato. Una storia di fantasia ma con un fondo di triste verità.

Ascoltate le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano... quali storie vi sussurrano?

 Mi stavo trovando in una spiaggia, circondata da sassolini e mare da una parte, e da alberi e rocce dall'altra. Il mare mi accarezzava le guance. Le onde del mare bagnavano i ciottoli. Sembrava quasi una dolce melodia, molto orecchiabile. La spiaggia era deserta e mi sdraiai sui sassolini. Osservavo il mare, poi credo di essermi addormentata... come se la mia anima si fosse divisa dal mio corpo e andata in giro sottoforma di vento.

Un venticello lieve, estivo, allegro. Andavo in giro... Il mare mi parlava, parlava con una voce forte e chiara, ma allo stesso tempo delicata: raccontava come un tempo qui nelle vicinanze c'era una fonte di acqua dolce, e che le donne venivano qui a prendere l'acqua e fare il bucato, mentre i giovani venivano a farsi il bagno dopo una faticosa giornata di lavoro in campagna. Mi sembrava di rivivere tutto ciò' che il mare mi parlava sbattendo contro i bianchi ciottoli della spiaggia infinita...

Poi mi diressi verso gli alberi. Muovevo delicatamente le chiome degli alberi i quali mi raccontavano storie infinite. La più' interessante fu quella che raccontava dell'Albero-monumento: si trattava di un vecchio ceppo di olivo, l'albero più' vecchio del bosco. Un tempo era il più' bello di tutti e i suoi frutti davano il miglior e più' saporito olio d'oliva di tutti. Lo piantò un bambino sul luogo dove seppellì' il proprio cagnolino, che affogò cercando di salvare il bambino dalle onde del mare. In segno di ringraziamento il bambino piantò l'albero, in modo che il cane non venisse mai dimenticato. Il bambino veniva a prendersi cura dell'alberello ogni giorno. Gli raccontava dei fatti accaduti durante la giornata. Ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. L'albero vide crescere il bambino, diventare un ragazzo, e il bambino vide a sua volta l'alberello crescere, fino a che le sue fronde non si unirono al cielo. Un giorno il ragazzo non si presentò: era partito per le Americhe, verso il Nuovo Mondo in cerca di felicità. L'albero si ammalò dalla disperazione. Dopo tanti anni lo dovettero tagliare.

Un giorno tomo' il ragazzo, ma era cambiato: vecchio, una lunga barba bianca copriva le sue guance rugose e stanche. Non trovò l'albero, ma solo il ceppo. Contò gli anelli sull'albero tagliato e si rese conto di quanto tempo era stato via di casa e che la felicità l'aveva già' qui... La storia mi commosse e credo di aver pure pianto. Non mi sembrava vero il tutto, lo in sintonia con la natura, così bello, e allo stesso tempo impossibile.

Fino a quel momento credevo che il mare, le pietre e gli alberi non potessero parlare, ma mi stavo sbagliando. Ognuno ha qualcosa di cui si possa vantare, essere fiero, pure la natura e il mondo che ci circonda.

Alla fine mi sono svegliata, avevo gli occhi bagnati dalle lacrime, ma stranamente non ero in spiaggia, ma bensì' nel mio letto e mi resi conto che si era trattato solo di un sogno. Un bellissimo sogno durato sfortunatamente troppo poco.

Restava però un mistero: che ci faceva un ciottolo accanto al mio cuscino? E il ciottolo cominciò a sussurarmi...

 

 

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