3° PREMIO  PARI MERITO

                             

                                         

 

Tina Eler, Tim Bratusa, Janja Marzi, Adriana Zrnic, Nastja Stok, Betsabea Vernik, Sebastijan Marzi  

 

motto Burisi

                                                                                                                                       

 Classe VII – VIII

    Gruppo storico-etnografico della Comunità degli Italiani di Crevatini.  

 

mentore Maria Pia Casagrande

 

Motivazione: il gruppo ha percorso le vie dei villaggi dei dintorni alla ricerca delle cose perdute e della civiltà antica. I ragazzi hanno girato alla ricerca di tracce dei castellieri ma anche delle case rurali di cui hanno fotografato gli arredi tipici di lavoro e di uso quotidiano , arredi che ora non fanno più parte della vita cosiddetta civile ma che suscitano grande tenerezza e nostalgia in chi li vede. Curioso!

 

 

“Visita a un museo “

Itinerario museale: Costabona, Padena,Carcase, San Pietro della Mata

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Che cosa significa la parola museo ?

La parola deriva dal greco antico mouseion, luogo sacro alle Muse, figlie di Zeus protettrici delle arti e delle scienze.

In età ellenistica si chiamava Museo l’edificio consacrato alle Muse che ospitava anche libri e opere d’arte. 

 

 

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Il funzionamento

 

1.     Quando è aperto?

2.    Ci sono regole da rispettare?

3.    Si paga l’entrata?

4.    tutti possono visitarlo?

5.    Chi frequenta di più il museo?

6.    Vengono tanti bambini?

7.    Chi fa funzionare il museo?

8.     A chi appartiene?

 

Domande d’uopo per chi visita un museo 

 

INTRODUZIONE

 

Il titolo del concorso, al nostro gruppo di lavoro è parso alquanto interessante. Per le nostre esperienze acquisite nel corso dei nostri incontri,sappiamo che visitare un museo è facile, si entra si paga il biglietto e la guida ci conduce attraverso un percorso preparato a farci conoscere testimonianze materiali dell’uomo e degli ambienti in cui ha vissuto.

Questa volta oltre che conoscere il volto delle stanze in cui sono esposti reperti al fine di conservare la memoria , abbiamo voluto aggiungere qualcos’altro:un percorso museale anche all’aperto. Dopo aver valutato attentamente il lavoro che ci aspettava abbiamo scelto un territorio dell’ Istria settentrionale posto su speroni a strapiombo su torrenti dai quali l’occhio spazia verso il mare. In questi luoghi sorgono dei piccoli borghi nati sulle fondamenta degli antichi castellieri, che son0 autentici musei all’aperto, ogni casa, ogni finestra, ogni angolo, ci raccontano di noi, del nostro passato e delle nostre tradizioni. 

 

I CASTELLIERI

 

Abbiamo principiato il nostro percorso camminando lungo le vecchie strade romane che si rinvengono sulle sommità dei colli,resti di cinte murarie, al cui interno il terriccio è nerastro, quasi terra da orti. In tempi passati durante gli scavi archeologici ,vi sono stati rinvenuti oggetti:stoviglie di cotto, proiettili di cotto grossi quasi come noci, idoli di metallo. Questi siti servivano da abitazione e da punto di osservazione. Gli abitanti si chiamavano castri coli.

Perché il nome castellieri? Nel 19° secolo, durante gli scavi archeologici si pensò che quei ruderi a forma circolare fossero castelli medievali distrutti da guerre o incendi.

La circonferenza di questi abitati aveva una lunghezza di circa due Km.

La vita dentro la cerchia muraria ricorda l’età della pietra quando per usi quotidiani si adoperavano utensili ricavati dalle pietre scheggiate, frecce appuntite,punte di lancia, asce di pietra.

I resti dei castellieri che si trovano nella nostra regione  appartengono all’età del ferro. Gli abitanti dei castellieri di questo periodo erano conosciuti come i primi commercianti della storia.

 

                                                                     Tina  Eler classe VIII

 

LE CASE

 

Gli insediamenti erano sempre posizionati sulle alture, dovevano dominare le valli circostanti. Le case erano costruite in pietra, la base era circolare il tetto di paglia. Erano protetti da una cinta muraria per arginare eventuali attacchi nemici. Se il castelliere si trovava in una buona posizione e se i suoi abitanti erano buoni difensori la vittoria sul nemico era assicurata.

 

All’esterno della cinta muraria, protetti da un’altra cinta, si trovavano dentro i loro staii: pecore, capre…che a loro volta  erano protetti da una treza cinta ben custodita da ottimi guerrieri che avevano il compito di proteggere tutto l’abitato.

Durante gli attacchi del nemico la vita era molto dura. Una buona posizione e un’ottima difesa contribuivano alla vittoria sui nemici. La tecnica usata per la difesa consisteva nel lancio di pietre, frecce, lancie ed ogni possibile corpo contundente.

                                                                 

 

Tim Bratusa classe VII 

 

 

COSTABONA- KOSTABONA

 

 

 

Principiamo il nostro percorso da Costabona, borgo sorto come quasi tutti i borghi istriani sui resti di un castelliere. Non entriamo nel paese ci limitiamo ad osservare la chiesa dei SS. Cosma e Damiano. L’edificio è stato edificato nel 1446, ristrutturato nel XVII sec. E’stato costruito completamente in pietra arenaria azzurra con blocchi squadrati manualmente in maniera totalmente simile. Se si pensa che allora non esistevano macchinari adatti possiamo solo ammirare il lavoro certosino degli scalpellini. Il portale della chiesa e la porta laterale sono di pietra bianca calcare dell’Istria.

Nel  1901 è stata fatta un’ulteriore ristrutturazione con l’apertura di una porta nell’abside.

 

 

 

ere.JPGMariana Zrnic classe VIII

 

 

                                 PADENA

 

 

 

 

 

 

 

La chiesa di S.Biagio

Questa chiesa risalente al sec. ha il campanile davanti all’entrata principale per dar modo ai fedeli di ripararsi dopo la funzione  dalle eventuali intemperie e di far così quattro chiacchiere. Il culto in questa chiesa che fa capo alla parrocchia di Carcase-Krkavce,avviene due volte all’anno: il 3 febbraio giorno del Santo Patrono e il giorno dell’Ascensione( della Sensa). In quei giorni l’altare è addobbato con garofani che per tradizione, mai caduta in disuso, si comprano solamente a Trieste. Durante l’anno i fedeli si occupano che l’altare abbia fiori sempre freschi che provengono dai loro giardini.

All’interno della chiesa sopra l’altare spicca il quadro di S.Biagio illuminato da un lampadario che secondo fonti non confermate è stato donato da associazioni di esuli sparse negli Stati Uniti.

 

 

 

A destra della navata sopra un altare fa mostra di sé una bellissima statua di Madonna con bambino,sopra le loro teste sono state posate due corone d’oro: durante la seconda guerra mondiale un parroco in pensione per evitare che i tedeschi razziassero l’oro degli abitanti dei borghi  raccolse tutto e lo nascose in chiesa, i fedeli per ringraziarlo gli proposero di fondere tutto e di fare due corone da mettere alle statue, sperando di avere protezione per tutti gli uomini che erano in guerra. le braccia della Madonna sono ornate di ex voto: gioielli, medaglie,bracciali portati dai fedeli per grazie ricevute.

 

Sotto l’altare della Madonna c’è un sepolcro del Cristo. Appeso a una parete fa bella vista di sé un’ antica tela da poco restaurata. Un falegname che ha sposato una donna del luogo ha intagliato la cornice con legno d’Istria: la quercia.

 

Janja Marzi classe VII

 

 

 

CARCASE-KRKAVCE

 

 

Dal poggio di S.Michele lungo una discesa in forte pendenza si arriva al borgo di Carcase. Il villaggio sorge su uno sperone a strapiombo sul torrente sottovilla che ha la sua sorgente sul Monte Fernedo. Le caop8p.JPGse sono costruite sulla viva roccia, con le fondamenta a vista. In fondo alla discesa dove termina la strada girando a sinistra ci si trova in una piazzetta lastricata con pietra bianca calcarea resa lucida dalle tante ginocchia che vi hanno sostato in preghiera davanti alla chiesa di S.Pietro.

Carcase era un grande villaggio la cui parrocchia abbracciava i borghi vicini:S.Pietro della Mata, Padena, villanova di Pirano.

Nella chiesa di S.Pietro,si può ammirare un’acquasantiera ricavata da un unico blocco di marmo, e nella bacinella è stata scolpita la testa della Medusa, lo stemma di Capodistria. Nel piedistallo c’è un’apertura a forma di cuore rovesciato che contiene l’acquasanta per i piccini, per segnarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In fondo al lato destro della chiesa,sorge il campanile; in origine qui si trovava l’entrata della chiesa originale forse dedicata a S.Anna. su un lato si può vedere il sarcofago del parroco nativo di Servola –TS-che si premurò di ampliare la chiesa e resse le sorti della parrocchia per 64 anni 10 mesi e 4 giorni. Poco più in là c’è anche il sarcofago della sua Perpetua                                                                     Nastja Stok

 

 

 

 

La Casa di Tonina

 

La casa rurale è un monumento unico nel suo genere per la conservazione di tutto ciò che rappresenta l’Istria. È costruita in pietra arenaria azzurra, mentre le cornici delle finestre e della porta sono realizzate in pietra calcarea. Il soffitto  ha una copertura di travi in quercia. Al pian terreno si trovano le sale espositive del frantoio, con mezzi che risalgono al XV secolo.

Al primo piano ci sono solamente due stanze che riproducono fedelmente  l’arredo della cucina e della camera da letto di un determinato periodo storico.

All’esterno della casa si trova una delle ultime “cavade” .

Betsabea Vernik VIII classe

 

 

 

PICT0367.JPGLa cavada

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Particolari della cucina e della camera


CREDENZA                                              FOGOLER

                                                                          

 ARMER E ARMERON                          

 

Bancheto del acqua 

                                                      Leto con bucal

 

 

       

 

                                                                                      

 

                                                                                                                        

    Doppi servizi

 

Sorgenti, abbeveratoi e lavatoi

 

 

 

 

 

ATTREZZI

 

    CALDIERA

                            

                                       CAVECI

 

 

            LUMIN     

                                         

                                          

 

MACINA

                                                                                piera del oio

  

 

                                                                                                    

 

 

                                                                                                       

 

 

 

                                                 CAVECIO