MEDIE SUPERIORI – LAVORI DI GRUPPO – CATEGORIA  2 –

 

Nei pressi di casa tua c'è un sito archeologico, un edificio antico in stato di abbandono, una struttura dell'edilizia povera, una attività peculiare che tu ritieni debba essere valorizzata. Prepara una o più schede dei siti individuati e, se credi opportuno, aggiungi le tue proposte per migliorarne la fruibilità.

 

 

                           1° PREMIO

 

                                            Vanna Brkarić, Alberto Giudici, Lina Kodela Pacenti, Silvia Marinović,

                                Stefano Slipčević, Tajana Stanković

 

                        Motto: Identità del nostro passato

 

                    Classe II  Liceo Generale –

              Scuola Media Superiore „  Dante Alighieri “  Pola

 

Motivazione: il castelliere di Moncodogno presso Rovigno viene descritto nei suoi particolari con

metodo scientifico e grande accuratezza, rivelando un serio lavoro di ricerca e preparazione nel

 gruppo. Encomiabile

 

 

 

              

                    GRADINA MONKODONIA

Trovollo assiso nella prima entrata

D'un ampio e bello ed altamente estrutto

Recinto a un colle solitario in cima.

Il fabbricava Euméo con pietre tolte

Da una cava propinqua e...

D'un'irta siepe ricingealo, e folto

Di bruna, che spezzò, quercia scorzata

Pali frequenti vi piantava intorno.

Dodici v'eran dentro una appo l'altra

Comode stalle, che cinquanta a sera

Mandrie feconde ricevean ciascuna.

E presso lor, quando volgea la notte,

Quattro cani giacean pari a leoni.

 

Odissea XIV v. 7 

Abbiamo scelto di fare una ricerca sull'età preistorica dell'Istria che riguarda i castellieri perché tale periodo storico è poco conosciuto e trascurato anche a causa della  magnificenza del periodo romano.   Gli studiosi non sono in grado di definire con precisione in quale periodo dell'età del bronzo si afferma in Istria la cultura dei castellieri, però si è quasi certi non sia autoctona. Per affermare qualcosa con più precisione bisognerebbe sapere esattamente chi ha costruito e abitato originariamente i castellieri. A proposito esistono numerose teorie, alcune abbandonate, altre avrebbero bisogno di ulteriori accertamenti per poter essere accettate.

Il termine castelliere deriva dal latino castellum. I castellieri sono presenti in Istria in grande numero; infatti si stima siano oltre cinquecento.I castellieri sono costituiti da tre elementi essenziali: cinta, ripiano, abitazioni. Non possono essere considerati città, ma villaggi fortificati. Accanto (raramente dentro) al castelliere, c'è la necropoli che, nella fase più antica, è del tipo ad inumazione che in seguito si è trasformato in tipo ad inumazione e cremazione. Per la ceramica caratteristiche sono le anse angolari ad espansione triangolare o semicircolare dell'attacco superiore, le anse a gola, le anse di presa forata o impervia a espansioni aliformi laterali, le anse gemine a linguetta, le anse a maniglia, i piatti tripodi, i vasi ingubbiati decorati da solchi circolari concentrici disposti intorno a una bugna o ad una impressione concoide e i vasetti globulari a labbra sporgenti e fondo piatto.

                                                             Cartina dell'Istria

 

                                                          Sito di Moncodogno

 

                          

 

   Il castelliere di Moncodogno 

I castellieri erano abitati strategicamente ben protetti e circondati da sistemi di mura alte e costruite con grandi blocchi di pietra nella tecnica dei muri a secco. Il castelliere di Moncodogno si trovava nei pressi di Rovigno. La superficie relativamente piccola era limitata a nord dalle sponde del Canale di Lemme,mentre a sud   si estendeva un altipiano ondulato.Il castelliere si trovava su un altopiano circondato da terreni fertili che si estendevano ancora per 2,5 km   fino a raggiungere   il mare. Il colle sul quale era situato si trovava a 81m sopra il livello del mare. Aveva la forma di un'elisse irregolare. Ha avuto origine a  metà dell'età del bronzo. Moncodogno e' un castelliere che, anche se tra i piu' noti, e' troppo poco conosciuto, studiato e pubblicizzato.  E' stato scoperto nel 1953 da B. Baćić e B. Marušić, ed e' stato studiato per la prima volta negli anni 1953-1955. Dal 1997 sono in corso ricerche multidisciplinari e internazionali. L' insediamento era circondato da tre mura concentriche con almeno 2 entrate. Il numero di abitanti non era inferiore a 1000. Vivevano in comunità ben organizzate costituite da piccoli gruppi familiari. Abitavano in case dagli spazi recintati.  Nel punto più alto dell'abitato si trovava l'acropoli ai cui piedi si estendeva la parte alta della città seguita, più in basso, dalla parte inferiore della città. Piu' le famiglie erano prestigiose, piu' in alto abitavano (acropoli); nel resto della citta' si trovavano le varie botteghe degli artigiani.

Stile e grandezza delle case variavano, ma erano tutte divise da passaggi e viuzze. Ogni abitazione aveva un focolare attorno al quale si riunivano la famiglia e gli ospiti. Inoltre e' noto che i vari vasi e gli altri recipienti che venivano usati venivano prodotti sia dagli artigiani di Moncodogno che del resto dell' Istria. Alcuni vasi provenivano da localita' lontanissime: ed è proprio in questa parte dell'Istria che è stato trovato il primo vaso di origine micenea dell' era del bronzo. L' esperienza

 e l' abile mano dell' abitante di Moncodogno hanno creato recipienti di varie forme con anse e decorazioni. L'insediamento era abitato dal 1800 al 1200 cca. Ci sono molte supposizioni sulla scomparsa del castelliere. Forse i nuovi popoli che stavano arrivando facevano paura, o forse gli abitanti sono stati colpiti da qualche catastrofe naturale. I suoi abitanti infatti hanno abbandonato il castelliere lasciando le case piene di recipienti e macine. Una cosa è certa: lì la vita non è più ripresa.

 

    

Gli scavi coordinati dal professor Boris Baćić sono iniziati nel 1953 e vi hanno

partecipato  Rudolf Berce, restauratore del Museo nazionale di Lubiana e Tatjana

Botić, studentessa di archeologia di Zagabria.

Durante il primo scavo e’ stata trovata una tomba mentre durante il secondo e’ stato

 scoperto uno scandaglio.

Il III scavo ha portato alla luce l’ ingresso a Sud-Ovest, ulteriormente studiato

nel corso del IV scavo.

Grazie al V scavo si è  scoperto l’ ingresso Nord-Ovest, mentre l’ultimo,

 il VI,  ha permesso di risalire alla Casa I, al focolare I e alla fornace per ceramica.

Gli scavi sono stati portati a termine nel 1955.

 

                                                                                                          L' acropoli

 Abitata dal ceto piu' alto, era circondata da mura massicce, larghe piu' di tre metri, mentre l' intera area era ricoperta da grandi edifici in legno e pietra. Era divisa

 da vie strette e tortuose.

 

·        La citta' bassa

 Al contrario delle case dell' acropoli, le case della citta' bassa erano molto piu' semplici ed erano costruite a piu' livelli. Tutte avevano un focolare collocato al piano inferiore in modo da riscaldare tutta la casa.

 

·        Le mura di difesa della citta'

 Erano lunghe quasi un chilometro, larghe 3 m e alte al minimo 3 m. Erano costruite

a secco con blocchi di pietra spezzettata sul posto. C'erano anche - ma solo all'entrata

 in città - dei bastioni a due facce, una interna ed una esterna, e racchiudevano un terrapieno.

All' abitato si accedeva attraverso dei varchi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La citta' aveva due ingressi: quello occidentale e quello settentrionale. L' ingresso occidentale era rivolto verso il mare e fungeva da ingresso principale.

Consisteva in una massiccia costruzione che impressionava i visitatori e scoraggiava gli aggressori. Al contrario, l' ingresso settentrionale era solo uno stretto corridoio a zig-zag. Non lontano si trovava una grotta profonda 50m. Si presume costituisse un abisso per le offerte alle divinita' sotterranee.

 

I reperti ritrovati permettono di determinare l' eta' dell' abitato, che

risale circa  al bronzo antico.

      Sotto le mura dell' acropoli sono stati scoperti frammenti

      di vasi micenei. Da cio' si puo' concludere che l' abitato

      aveva frequenti contatti con i naviganti micenei.

     Inoltre, sono stati ritrovati anche piatti tripodi (simili a quelli cretesi),

      frammenti di vasi di ceramica lavorati con maestria, asce bronzee e

      „idoli a forma di pane“. Questi ultimi vengono detti cosi' per la loro

      forma particolare e stanno a testimoniare che Moncodogno aveva sviluppato traffici con l' Italia, la Slovacchia e il basso Danubio.

     Vari resti di attrezzi in bronzo indicano che la citta' doveva avere una fonderia per il bronzo, che si trovava probabilmente nel quartiere artigianale.

 

·       Case d'abitazione

          Le case erano separate da un piccolo corridoio, il cosiddetto interspazio. L' area su cui si trovavano le case era cinta da mura.

Le case erano divise in due vani mediante un muro a secco trasversale. Il muro settentrionale delle case era addossato alle mura di difesa.

I pavimenti erano costituiti da roccia viva, mentre i muri e i tetti potevano essere costruiti con pietre, in legno, oppure con pietre e legno combinati.

·       Casa 1

         La così detta casa 1 è stata esplorata nel maggio dell'anno 1954 anche se era stata scoperta un paio di anni prima. Le fondamenta della casa avevano una

forma quasi rettangolare (circa 7 m di lunghezza e 3.50 m di larghezza). A causa della mancanza di reperti, possiamo dire poco a proposito  dell'altezza dei muri.

 La casa era divisa in due spazi e i muri consistevano in una fila di pietre. Il focolare si trovava nel vano più grande della casa.

·       Casa 2

         La casa 2 era parallela alla casa 1. Sfortunatamente non esistono dati riguardanti il periodo in cui la casa è stata esplorata. Le sue dimensioni sono all'incirca identiche  a  quelle della casa 1, ma i suoi muri, non si sa perché, vengono quasi a mancare. Il muro settentrionale è stato costruito con pietre carsiche come quello meridionale largo circa 0.5 m.

·       L’ arte del vasaio

 Anche se l'Istria gode di grandi depositi d'argilla, dalle parti di Moncodogno vi si trovano alcuni minori.L'argilla  veniva portata al castelliere dove iniziava la fase d'impastazione per conferire alla miscela maggiore plasticità e uniformità. Si ottenevano buoni risultati o battendo l'argilla con magli di legno o calpestandola con     i piedi. Dopo questa prima fase, si cercava di cambiare la composizione dell'argilla seguendo due metodi   possibili. Il primo consisteva nel filtrare l'argilla per renderla più pastosa. Il secondo, invece, consisteva nell'aggiunta di uno sgrassante.

 

 

                                         I vasi di ceramica erano realizzati senza l'aiuto della ruota da vasaio

 

 

 

La forma veniva semplicemente ricavata dal pezzo di argilla  o disponendo in un certo ordine le sottili lamine. I vasi venivano poi cotti nelle apposite fornaci

che si trovavano accanto alle case. Lo sviluppo dell’ arte del vasaio ha favorito l’evolversi delle fornaci che da semplici buchi rotondi scavati nel terreno si

sono trasformati nel tempo in scomparti per la cottura separati dagli scomparti dove si accendeva il fuoco. Di solito i due spazi venivano divisi da una lastra

di ceramica perforata. Con il perfezionamento delle tecniche di cottura, anche l'arte vasaria ha raggiunto un livello di qualita’ molto piu’ alto. Si potevano

quindi produrre  recipienti dalle pareti robuste, e tazze dalle pareti sottili come il guscio di un  uovo ma sempre della stessa qualita'.

 

·       Forno con graticola

     Il forno con graticola si trovava a ridosso del muro occidentale della casa e

delle mura di difesa del ripiano. Era composto da una piastra fittile forata, a otto

file di cinque o sei fori circolari. Molto probabilmente serviva per la cottura della

ceramica.

     Le forme di recipienti piu' frequenti erano vasi, scodelle, boccali, tazzine,

ma si sono scoperte anche altre forme quali piatti, vassoi, tripodi e colatoi.

Il vasellame si e' conservato in frammenti di maggiore o minore dimensione.

Nel castelliere di Moncodogno sono confluiti gli elementi del bronzo antico

che si sono amalgamati con un nuovo stile di vita instauratosi dopo l' ondata

di migrazioni indoeuropee della Pianura Pannonica attraverso la Lika ed il Velebit.

     L' orlo rappresenta la testa della bocca del recipiente ed ha carattere funzionale. Sui recipienti di fattura rozza e su quelli di fattura fine prevalgono le bocche

con l' orlo svasato. Sono molto interessanti gli orli a corona che costituiscono al contempo anche un delicato problema di datazione.

     I recipienti in ceramica avevano nella gran parte dei casi i fondi piatti con la superficie d' appoggio «a tacco». Sono interessanti gli esemplari con il fondo

 decorato  sui quali tutta la superficie del fondo del recipiente era decorata con fasci di linee incise e scanalature, e anche con cerchietti impressi. I fondi decorati

 rappresentavano  la caratteristica della ceramica della media eta' del bronzo nei castellieri e nei siti ubicati nelle grotte dell' Istria e del Carso, ma anche delle

tazzine della media eta' del bronzo della Pianura Padana.

     Le anse costituivano uno degli elementi di maggior rilievo della ceramica del castelliere. Oltre ad avere un carattere funzionale avevano anche funzione

decorativa. Tra gli esemplari del castelliere, le piu' numerose erano le anse triangolari, il cui uso si protrae fino all' eta' del ferro in Istria e in un' area geografica

 ancora piu' ampia. L' ansa triangolare espansa a piastra fece la sua comparsa nei siti istriani molto presto.

Le anse linguiformi semplici e quelle con una scanalatura al centro costituivano la forma di ansa preferita. Si trovavano per la maggior parte dei casi nella parte

superiore dei recipienti. Sono state classificate tra i piu' antichi tipi di anse dei castellieri dell' Istria, del Carso triestino e del territorio del Velebit. In Istria erano

ancora in uso nei primi secoli dell'età del ferro. Tra i frammenti di ceramica di fattura rozza era interessante la forma della cosidetta ansa ad «X».

     I frammenti decorati rappresentavano un elemento inestimabile della ceramica, elemento che ha impresso il proprio segno allo spazio e al tempo in generale.

 Sul vasellame in ceramica si alternavano decorazioni in rilievo, decorazioni eseguite con  incisione o con scanalature. Il modo di decorare la ceramica durante l' eta'

del bronzo si è manifestata anche nelle superfici lisce e levigate dei recipienti con la lavorazione dei quali il vasaio voleva essere quanto piu' possibile in sintonia con

la lucentezza del nuovo materiale, il bronzo.

 

·       Focolari

 

     Nelle case di Moncodogno  è stato ritrovato un grande numero di focolari. Si e' formulata l' ipotesi che gli ammucchiamenti di ceramica e di resti di ossa animali stessero ad indicare il luogo in cui venivano preparati i pasti. Forse questo era il vano centrale dove si raccoglievano i membri delle comunita'. Nella casa c' erano due focolari: il primo era situato al di fuori delle case, il secondo era sistemato nel posto dove si trovava il forno per la ceramica. Nella zona centrale di un' altra casa erano stati costruiti tre focolari, ed un altro ancora e' stato registrato accanto al lato interno, quello piu' lungo, della casa.

     I tripodi rappresentavano un genere singolare della produzione fittile e sono stati ritrovati in quasi ogni castelliere. Si trattava di una specie di piatto in ceramica,

di forma rotonda, con tre piedi triangolari che potevano essere decorati oppure forati. Erano prodotti in ceramica di fattura rozza. Se si considerano i bordi rialzati

della loro superficie, si potrebbe supporre che venissero usati per la preparazione di una specie di pane oppure della polenta. Tutto fa pensare che fossero

 largamente usati come parte integrante dell' inventario di ogni focolare dei castellieri.

     Riscaldatori

     Nelle case sono stati ritrovati dei mucchi piu' o meno grandi di ciottoli sui quali ci sono evidenti tracce di bruciato. La presenza di ciottoli calcarei rotondi sta ad

indicare che questi venivano usati come riscaldatori che venivano messi sul fuoco e poi immersi  in pentole in cui si trovava l' acqua oppure il latte allo scopo di

riscaldare piu' velocemente il liquido.

 

·       Attivita' economiche

 Oltre all' attivita' del procacciarsi il cibo e della caccia, la popolazione del castelliere di Moncodogno lavorava la terra (coltivava il grano ed una specie d' orzo) e si dedicava all' allevamento di animali domestici (bovini dalle corna corte,  capre e suini).

   Il castelliere di Moncodogno era circondato da fertili campagne di terra rossa che hanno avuto origine dagli ammassamenti calcarei del triassico, giurassico e cretaceo. La grande quantita' di macine di pietra scoperte dentro le dimore del castelliere sono una prova inconfutabile che testimonia l' attivita' agricola. Fuori dalle mura cittadine sono stati trovati i resti delle antiche "villae rusticae".

  L' allevamento - accanto all'agricoltura - non ha tardato a svilupparsi ed e' ancora questione aperta se abbia avuto anche un ruolo maggiore nel popolamento di questo territorio. Con l'esame accurato della vita delle popolazioni sui territori del Velebit, della Lika, della Dalmazia occidentale e della Bukovica sono state condotte delle ricerche scientifico-etnologiche. La transumanza e' considerata un' antica tradizione presente lungo tutte le importanti catene montuose europee: Pirenei, Appennini, Carpazi, Caucaso, Balcani... Le mandrie si spostavano dai pendii del Velebit e della Lika verso le cime delle montagne dove l' aria era  piu' fresca e umida e, di conseguenza, l' erba era piu' abbondante e gustosa. D' inverno scendevano dalla Bukovica sulle coste dove gli inverni rigidi erano rari. Tutta l' Istria, al contrario dell'avaro massiccio roccioso dinarico, ha un clima piu' mite e un paesaggio piu' percorribile.Si ritiene che le mandrie di proprietà degli abitanti delle "gradine" di Moncodogno , non si allontanassero molto dal loro circondario. Pascoli ed erba fresca potevano venir trovati senza andare sui pendii della Ciciaria.

La transumanza preistorica, registrata nella regione del Glasničko  (nel periodo di passaggio dall' antica eta' a quella media del bronzo) e nella Lika si e' manifestata maggiormente nell' Istria orientale e nell'albonese dove il terreno era molto piu' povero e le risorse d'acque erano insufficienti. I  soggiorni temporanei delle popolazioni con mandrie nelle caverne della Ciciaria si sono protratti fino al Neolitico.

L' analisi della fauna a S-E  della regione alpina nel periodo della cosiddetta ˝cultura dei castellieri ˝ ha dimostrato che si è rivelato predominante il numero di animali domestici rispetto alla selvaggina. Il rapporto percentuale fra gli animali domestici va a favore del bestiame piccolo (pecore e capre). E' stato stabilito che la fauna marina , che primeggiava negli strati neolitici, ha ceduto il posto agli animali domestici che nell' eta' del bronzo predominavano. Risultati molto indicativi e interessanti effettuati nella Zona  A indicano che il rapporto tra animali domestici e selvaggina era del 98,6% a favore di quelli domestici. Risultati simili sono stati ottenuti anche  con l' analisi delle ossa ritrovate nella Grotta dei Ciclami.

Tra i resti di ossa, ritrovati nelle gradine di Elleri, e' stata rilevata una presenza piu' massiccia di suini e bovini, a differenza delle altre gradine dove sono state riscontrate prevalentemente ossa ovine.

E' interessante notare il fatto che attraverso l' analisi delle ossa degli animali provenienti dalla localita' di Braida Roggia vicino a Pozzuoli del Friuli , non sono state trovate ossa di animali selvatici. Questa e' un' ulteriore conferma della predominanza dell' allevamento sulla caccia nell' età recente  e antica del bronzo come pure

agli inizi dell' eta' del ferro. Sulla produzione di lana e sullo sfruttamento delle piante per la tessitura si possono fare solo supposizioni.

     Tra i resti della fauna sono stati rinvenuti degli oggetti ricavati da ossa e da corna di mammiferi. La maggior parte degli oggetti era costituita da punteruoli ricavati molto spesso dai frammenti delle ossa lunghe e avevano una forma fusiforme e l'estremità appuntita o leggermente arrotondata. I fusaiuoli venivano ricavati dalla testa del femore sul quale veniva praticato un foro. Potevano essere usati come galleggianti per le reti da pesca, come fusaiuoli per i fusi, come bottoni o come pendagli.     Le spatole, i lisciatoi e gli scalpelli rappresentavano una parte del ricco inventario osseo restituito dalle case del castelliere e cio' potrebbe stare ad indicare anche l'eventuale presenza di una qualche officina locale oppure di un centro per la produzione della ceramica e per la lavorazione delle pelli.

    Sull' alimentazione della popolazione dell' epoca si sa molto poco. Nell'alimentazione a base di carne il primo posto era occupato dalla carne di animali domestici e precisamente di capra e di pecora, ma sono stati rinvenuti anche resti di ossa bovine e suine. Per quanto riguarda la selvaggina si consumavano carni di cervo e di lepre. Un elemento interessante e' costituito da resti di stambecco, specie presente esclusivamente nei territori montani.  Nell' alimentazione della popolazione non mancavano pesci, ma neanche  molluschi e frutti di mare. Le indagini piu' recenti hanno rilevato residui di viti, avena, piselli e fagioli.

     Le macine erano costituite da grosse mole di pietra di maggiore e di minore dimensione sovrapposte.  Le mole inferiori erano larghe e quelle superiori piu' piccole, macinelli, erano usate per polverizzare i cereali. La macinatura dei cereali rappresentava un lavoro quotidiano per gli abitanti del castelliere. Le macine forse erano servite come basi per rompere e frantumare i gusci di certi frutti.  Il procacciare il cibo, la caccia e la pesca hanno avuto un ruolo importante per l' alimentazione degli abitanti di Moncodogno. Da ricordare che i boschi della macchia mediterranea erano ricchi di frutti nutrienti.

Oggigiorno le "gradine" di Moncodogno sono distanti dal mare 2,5km.Gli abitanti delle gradine potevano visitare le accessibili baie di Polari o Veštar che sono ben protette (grazie ai numerosi isolotti) dalle raffiche di vento provenienti da sud.Il mare e la costa erano fonte inesauribile di cibo.

     Gli utensili e le armi fatti di pietra sono stati usati dall' uomo fin dalla sua prima comparsa sulla Terra, ma senza dubbio i pugnali, le lance, le asce in bronzo lo rendevano molto piu' sicuro. Una novita' era costituita anche dalla lancia fogliforme. La scoperta di una matrice di pietra in una casa del castelliere indica che lì era esistita un' officina per la fusione degli oggetti.      Nella comunita' cominciavano a distinguersi gli artigiani ed i commercianti e si riscontravano i primi esempi di arricchimento privato.

    La musica accompagnava il moto apparente del sole dall' alba al tramonto, fino a tarda sera ed alla notte. Il risveglio della natura, il bestiame che andava al pascolo, l' accensione del fuoco, il lavoro nel bosco, nei campi ed intorno alla casa, erano scanditi dai suoni della natura e delle attivita' quotidiane presenti dentro ed intorno all' abitato e nel loro insieme riflettevano il pulsare della vita delle persone che all' epoca abitavano il castelliere di Moncodogno.

 Consigli di migliorie per la valorizzazione del castelliere

 Attualmente l'area di Moncodogno ha bisogno di un grosso miglioramento poiché è completamente abbandonata al suo degrado a causa delle intemperie che rovinano il sito. Bisognerebbe valorizzarla e tenerla in maggiore considerazione attuando un processo di salvaguardia con la creazione di un parco archeologico e recintandone il perimetro, e, possibilmente, con la costruzione di un museo nel quale custodire tutti  i reperti ritrovati e anche tutti quelli che ancora si possono trovare dato che solo il 5% del castelliere è stato scavato ed esplorato. Un'equipe di archeologi esperti dovrebbe lavorare molto minuziosamente per riportare alla luce i molti oggetti preistorici che il tempo ha sepolto. Uno o più guardiani dovrebbero costantemente vigilare e custodire il perimetro per evitare furti o trafugamenti di oggetti rari e di valore inestimabile che rappresentano un periodo importantissimo della preistoria della regione Istria.

Grazie ad una adeguata pubblicità i turisti verrebbero a conoscere questo sito e verrebbero a visitarlo molto volentieri poiché la preistoria ha un fascino intramontabile che cattura molto l'attenzione e la curiosità di persone di tutte le età. Le guide dovrebbero illustrare ai visitatori la vita che si conduceva, le attività che si svolgevano e gli utensili che si utilizzavano in quel periodo.  Sarebbe questa un'esperienza che lascerebbe il segno e sicuramente, per alcuni, anche da rifare. Guide ben preparate e coinvolgenti potrebbero portare le comitive e i visitatori a fare un giro per il sito e trasformare così la visita in un indimenticabile viaggio nel tempo.

Moncodogno ha un potenziale incredibile che è purtroppo minimamente sfruttato e quindi se queste nostre proposte verrebbero messe in atto, i turisti e tutte le altre persone interessate a scoprire la preistoria istriana vi troverebbero un percorso alternativo alla storia romana che è ormai ben conosciuta.

 

Bibliografia

·        Klara Buršić-Matijašić, “Moncodogno- La riscoperta del castelliere”, Museo archeologico dell'Istria-Pola,1998

·        Carlo Marchesetti, “I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia”, Edizioni “Italo Svevo” Trieste

·        Klara Buršić- Matijašić: «La topografia dei castellieri 100 anni dopo» , Editreg SRL, Trieste 2005

·        Istarska enciklopedia, Leksikografski zavod Miroslav Krleža, Zagreb