Maria Luisa Botteri ha donato alla Comunità degli Italiani di Capodistria un pannello fotografico sulla Cappella  di S. Giacomo di Vicovaro nella parte adornata con sculture da

Domenico da Capodistria.

Il Tempietto di San Giacomo di Vicovaro venne eretto per la famiglia Orsini da

Domenico da Capodistria morto a Vicovaro  e completato da Giovanni Dalmata

L'ottagonale Cappella  è la più bella testimonianza del passato splendore di Vicovaro ( cittadina a 40 km da Roma ) ed è considerata uno dei più significativi esempi architettonici e scultorei del periodo di transizione (sec. XV) che questa zona presenti.

Il pannello è stato realizzato dalla valente fotografa Maria Adelaide Stortiglione

 

 


 

 

        “Ergodicità debole”

Cos’è questo termine che assomiglia ad una parolaccia?

 

        E’ un teorema noto a sociologi e demografi che sta ad indicare lo sviluppo minimo demografico affinché possa avverarsi le condizioni per la sopravvivenza di un gruppo etnico inserito in un contesto culturale e sociologico loro estraneo: afferma che lo sviluppo di una società etnica per sopravvivere ha bisogno di non disperdere le sue forze (culturali, economiche, numeriche, ecc) e di rimanere circoscritta in modo completo nel suo insediamento storico.

 

        Sembrerebbe che questo paradigma venga in parte confermato, ahimè, dalla realtà dell’oggi che vede questa minoranza divisa a “pelle di leopardo” nel territorio e poco o nulla interconnesse tra loro.

        Ma è proprio questo il caso della Comunità nazionale italiana dell’Istria e di Fiume?

        Gli amici della Mailing List Histria non la pensano così come dimostrano le loro diverse iniziative che da anni prendono a favore dei fratelli d’oltreconfine.

 

        Una di queste è il Concorso letterario, che ha raggiunto oramai l’ottavo anno di vita e che è motivo d’incontro e dialogo sia tra gli alunni sia tra gli insegnanti di scuole diverse sparse da Capodistria fino alle Bocche di Cattaro. E naturalmente incontro con gli amici italiani che traggono da questo evento gioia, soddisfazione e stimolo a continuare, a promuovere e a sollecitare questi figli d’Istria, Fiume e Dalmazia a coltivare le loro tradizioni di cultura e di civiltà latina.

 

        Diverse, inoltre, sono le iniziative della Nazione Madre affinché questa fiammella di cultura italiana continui a vibrare in quei territori che l’ha vista per secoli protagonista, mentre non molto in verità è il sostegno dato dalle Nazioni cui loro sono, e questo va sottolineato, cittadini rispettosi.

 

        Vedere sempre un “bicchiere mezzo pieno”, dunque e, nonostante tutto, da sorseggiare con speranza ed ottimismo.

 

                   Olinto Mileta Mattiuz  Premio Tanzella 2009 nel settore "Indagini e studi statistici" per il lavoro intitolato "Le genti di Pola. Indagine demografica sulla storia di una citta"
 


 

I confini che scompaiono

 

 

Il terzo millennio rappresenta per le terre adriatiche l’inizio di un nuovo periodo, schiude una dimensione che fa ben sperare e che si manifesta dopo una sorta di “età di mezzo”, contraddistinta dalle divisioni, dalle diffidenze reciproche e dall’incomunicabilità. Sulle nostre coste, non dimentichiamolo, terminava la cortina di ferro, che dal Baltico a Trieste tagliava in due il continente europeo. Tale spaccatura ebbe ripercussioni su ogni aspetto della vita; le ben note vicende del secondo dopoguerra sono la testimonianza tangibile di una lacerazione nonché di una cesura avvenuta tra le popolazioni di una regione sino a qual momento comunicante. Certo, vi erano stati dissapori e scontri tra le varie anime del territorio, a quel punto, però, delle barriere furono innalzate e avrebbero caratterizzato nettamente la realtà dell’una e dell’altra parte, che in non pochi aspetti era diametralmente opposta. Nel caso che più direttamente ci riguarda quell’insieme di situazioni e di drammi portò alla scissione della componente italiana di quelle contrade, trasformandola nella comunità degli esuli e dei rimasti. Per lungo tempo le due parti di un popolo non si sono incontrate, non si sono parlate, e durante l’epoca della Jugoslavia era inoltre tassativamente vietato avere qualsiasi rapporto istituzionale. Le associazioni della diaspora erano viste come l’incarnazione del “male”, erano bollate di irredentismo e di nazionalismo – e implicitamente di fascismo –, in realtà era un alibi per evitare di affrontare i nodi della storia recente, di riconoscere determinati sbagli e far in modo che talune questioni non venissero a galla.

 

Negli ultimi due decenni, però, il mondo ha conosciuto dei cambiamenti radicali. La caduta di quel Muro – simbolo di divisione per antonomasia – è crollato ed ha trascinato dietro di sé anche i regimi comunisti. Nell’Europa centrale e orientale sbocciarono non poche speranze, per quelle popolazioni fu una primavera e l’inizio di un processo nuovo. La transizione però non fu indolore. La dissoluzione dell’impero sovietico accese una serie di conflitti dal mar Nero al Caspio, dal Baltico al Caucaso. La Repubblica federativa di Jugoslavia venne meno e fu toccata dai movimenti indipendentisti che la decomposero. Una serie di violenti e cruenti guerre civili accompagnarono la sua agonia. Per un decennio quelle terre dell’Europa sud-orientale furono travagliate e attraversate dalla violenza, dal fuoco della distruzione e si concluse solo con l’intervento della Nato nella crisi del Kosovo. La lunga esperienza delle guerre jugoslave chiusero, in qualche modo, il Novecento.

 

Il nuovo secolo riservava non poche sorprese. L’allargamento dell’Unione europea a est e l’abbattimento dei confini fu senz’altro un avvenimento storico di non poco conto.   Coloro che guardano a quei fatti da lontano non sempre colgono la loro portata ed il loro significato intrinseco. Ed è una cosa alquanto comprensibile, certe aspettative, talune speranze e anche le illusioni appartengono solo a coloro che hanno vissuto quel confine e quindi compresero più di tutti la “rivoluzione” che quell’avvenimento rappresentava. La cesura delle cittadine istriane da Trieste rappresentò un trauma non indifferente; nonostante i limiti, i controlli e la paura che le guardie di confine incutevano, la città giuliana continuava ad essere un punto di riferimento, specialmente per l’acquisto dei beni di prima necessità che poi transitavano dall’“altra parte” eludendo i controlli doganali. Ebbene, quando nel maggio del 2004 le barriere doganali scomparvero, per la popolazione del territorio si aperse veramente una stagione nuova. Il fatto di acquistare e di transitare liberamente senza più rispondere a quel laconico “Cos’ha da dichiarare?” rappresenta una sorta di riscatto. Possiamo parlare di una vera e propria liberazione, e non è assolutamente un’affermazione retorica. Per coloro che dovettero in tante occasioni cozzare contro coloro che stabilivano di loro arbitrio se un capo d’abbigliamento o due borse in più della spesa potevano varcare la frontiera, o per quanti che con 50 o 100 mila lire in tasca si recavano a Trieste per fare qualche piccolo acquisto (all’epoca si poteva avere nel portafoglio una certa somma di valuta estera solo se accompagnata da un certificato bancario che attestava il cambio avvenuto), è chiaro che la scomparsa dei controlli ha segnato effettivamente la fine di un’epoca. La successiva sparizione anche del controllo da parte della polizia (21 dicembre 2007) ha definitivamente cancellato una frontiera che per oltre mezzo secolo aveva diviso. Sebbene, quel confine fosse definito “il più aperto d’Europa” – slogan confacente alla propaganda jugoslava –, in realtà soleva distinguere, controllare, contenere. D’altra parte il confine è sinonimo di barriera.

 

Per un periodo era difficile addirittura portare in Istria determinati libri in lingua italiana a causa del loro contenuto “eretico” e guai al mondo lasciare in bella vista “Il Piccolo” perché significava come minimo il sequestro del giornale triestino e incappare in situazioni a dir poco fastidiose. Al giorno d’oggi tutto questo appartiene ormai solo alla storia, anche se a quella appena trascorsa, le giovani generazioni non immaginano nemmeno cosa avesse rappresentato quella linea confinaria, “el bloco” come si soleva definire il confine di Stato medesimo. Le sofferenze che quella linea divisoria ha prodotto sulla pelle delle popolazioni locali non possono essere fatte proprie dai più giovani, perché sono nati molto dopo, per fortuna. Chi è oggi adolescente conosce solo il processo che ha portato all’eliminazione della frontiera e oggi si sposta tranquillamente per il vecchio continente (faceva un certo effetto, qualche anno fa, transitare dall’Austria in Italia e viceversa senza fermarsi per i controlli).

 

Il confine sul Dragogna, invece, per molti aspetti oggi è solo una formalità – il contenzioso tra Slovenia e Croazia è un’altra faccenda – anche se, non scordiamolo, esso, comunque, rappresenta il limite meridionale dell’Unione europea e quindi per forza di cose determinate procedure devono esistere. La prossima entrata di Zagabria nella famiglia europea cancellerà anche quella divisione e per la penisola istriana inizierà a soffiare un nuovo vento. Sì perché il suo venir meno comporta un cambiamento, o meglio un risveglio che possiamo paragonare alla ripresa primaverile dopo il sonno invernale. È successo anche nei territori tra l’Italia e la Slovenia. Chi osserva la quotidianità non può ignorarlo. Siamo testimoni di una metamorfosi, di qualcosa che per certi spetti ha un sapore inedito. Un “rilassamento”, dovuto proprio ai controlli che non ci sono più, ha portato ad una certa vivacità, ha dato nuova linfa all’economia regionale: si può comperare come e quanto si vuole senza tema dell’incognita su come fare per oltrepassare il confine. I tempi nuovi però hanno introdotto anche delle novità in senso inverso. Con la modernizzazione della Slovenia, la liberalizzazione del mercato e la presenza di capitali stranieri, l’offerta è cresciuta esponenzialmente, i centri commerciali – i “monumenti” del nostro tempo – sono sorti dappertutto e in gran numero, e stanno attirando anche la clientela “triestina”. È sufficiente osservare le targhe automobilistiche per rendersi conto di tale fenomeno. Per Trieste sono finiti gli “anni d’oro” corrispondenti ai decenni in cui frotte di acquirenti provenienti da tutta la Jugoslavia si riversavano nella città di San Giusto. La dissoluzione di quello stato si è riflessa negativamente anche lungo le rive dell’Adriatico settentrionale. Oggi il capoluogo giuliano, dopo un periodo iniziale di quasi “smarrimento”, deve ritagliarsi un ruolo in questo nuovo pezzo d’Europa che si sta ricomponendo, proprio come lo aveva svolto nel corso della sua importante storia.

 

La rilassatezza fa bene a tutti, le nuove infrastrutture permettono poi gli spostamenti, e, dato che le colonne al confine sono solo un ricordo, in mezz’ora o poco più da Trieste si arriva in una località del Capodistriano. Ecco allora che prendere un caffè o recarsi semplicemente in un cinema triestino per assistere alla proiezione di un film sta diventando sempre più “normale”.

 

L’apertura rappresentata dai tempi nuovi, però, non dovrebbe essere improntata solo ed esclusivamente sull’economia, vi dev’essere posto anche per la cultura e per i rapporti umani; solo in questo modo si potrà arrivare ad una fusione del territorio in cui vi sia spazio per le peculiarità. E poi dobbiamo parlare anche del rispetto per la storia, naturalmente il passato non deve rappresentare un freno e pregiudicare l’avvicinamento delle genti, specialmente dei giovani. Il rispetto e il rifiuto delle mistificazioni può diventare patrimonio comune solo se vi è conoscenza, collaborazione, stima e desiderio di ascoltare l’altro. Dopo le tempeste del secolo scorso che si sono abbattute sulle nostre terre è giunto, finalmente, il tempo di ricomporre i cocci di un vaso andato in frantumi. Un ricongiungimento è quanto mai auspicabile, ma deve essere sincero, l’ipocrisia va, invece, messa al bando. Le difficoltà, purtroppo, ci sono e persistono, è innegabile. Forse la cosa migliore è lavorare con i giovanissimi, con chi non è oberato con il passato, con coloro che non possono e non devono portarsi dietro i fardelli di alcun tipo. A loro bisogna trasmettere l’identità di chi siamo – come popolo di questa terra –, far conoscere il ricco retaggio storico-culturale, nutrirli con il dialetto – forte elemento identitario – e forse si eviterà che una presenza scompaia e da quelle coste e quella terra che l’hanno generata.

 

L’iniziativa della Mailing List Histria è un piccolo contributo in questa direzione – e di anno in anno le sorprese non mancano –, quanto emerge dal concorso è un chiaro segnale che non tutto è scomparso. Le radici, abbarbicate come quelle degli olivi nel terreno, sono ancora presenti, in alcuni casi si devono solo riscoprire, però non sono morte, nonostante tutto e tutti. E così di edizione in edizione i ragazzi e le ragazze dell’Adriatico orientale si presentano con i loro scritti in cui emergono storia, leggende, tradizioni, pensieri, vernacoli, sapori e ricordi, anche da laddove la presenza italiana è stata più colpita e penalizzata. È un piccolo contributo, abbiamo detto, la saggezza popolare però ci insegna che “ogni goccia bagna”, perciò non possiamo fare altro che plaudire a questo concorso e all’uscita del volume che raccoglie i componimenti dei nostri ragazzi, sempre in uno spirito d’apertura e di collaborazione teso a superare gli antichi steccati.

 

                               Kristjan Knez   presidente della Società di studi storici e geografici, Pirano             

           

 

 

 

***********************************

 

Ci sono stati numerosi interventi durante l'annuale raduno della Mailing List Histria che si è tenuto nel pomeriggio.

 

L'argomento trattato è stato:

 

 "Memoria condivisa: una possibilità o un'utopia? "

 

    Prendendo la parola Lino Vivoda, direttore del periodico Istria Europa e sostenitore del concorso della MLH con il premio  per il tema che di più si avvicina agli ideali europeistici del giornale, ricorda i primi passi del riavvicinamento esuli-rimasti rallegrandosi dei progressi fatti in questi anni in merito al problema. Infatti quando egli era Sindaco del Libero Comune di Pola in esilio diede il via nella sede del Circolo degli Italiani di Pola con la presidente Olga Milotti, al ripristino dei rapporti tra gli italiani dell’Istria in tempi ancora molto difficili.       

 

    Si rallegra poi per il fatto che da Trieste a Capodistria si sia potuti venire oggi senza più sbarre confinarie tra Italia e Slovenia, dal momento che siamo tutti in Europa. Segno del mutare dei tempi, ma anche grande soddisfazione per chi come il suo giornale auspica l’Istria in Europa, senza più confini tra Istriani.

 

    Attende quindi ora che anche la Croazia entri nella comune casa europea in modo che sparisca anche il confine sul Dragonja.

 

    Infine si complimenta con i docenti delle scuole istriane e dalmate (ma anche montenegrine) che hanno assistito e spronato i loro alunni a partecipare al concorso della MLH, avendo notato la soddisfazione dei premiati.

 

    Una larga partecipazione che vede premiati gli intenti della MLH per aiutare la diffusione della cultura e della lingua italiana.

 

    Una grande soddisfazione per Axel, Gianclaudio, Marialuisa, Walter, e Mariarita, ma anche molti altri.

 

    Lino Vivoda, direttore del periodico Istria Europa

 


 

 

    La recente istituzione in Italia del Giorno del Ricordo, in occasione dell'anniversario del Trattato di Pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, con cui venne sancita la cessione della sovranità alla Jugoslavia delle province di Pola, di Fiume e di Zara e di gran parte di quelle di Gorizia e di Trieste, ha fatto tornare alla ribalta dell'opinione pubblica nazionale alcune pagine poco conosciute della storia italiana del Novecento.

    La Venezia Giulia e la Dalmazia, terre di confine e di incontro tra popoli e culture diverse, sono state il palcoscenico di notevoli eventi storici che hanno modificato a più riprese l'immagine e l'essenza di questi territori con diversi spostamenti delle linee di confine che hanno provocato traumi e lacerazioni in parte delle popolazioni qui residenti. Non sarebbe giusto però ridurre la storia di queste regioni ai soli periodi e momenti di scontro e di tensione, perché l'insieme delle relazioni umane e sociali ha prodotto anche lunghi periodi di convivenza e di collaborazione tra le diverse etnie presenti nell'area interessata.

 

    Il recupero della memoria del passato che da anni la Mailing List Histria (M.L.H.) cerca di perseguire, anche con il meritorio concorso letterario dedicato agli allievi delle Scuole Elementari e Medie con lingua d'insegnamento italiana presenti nelle attuali repubbliche di Slovenia, Croazia e Montenegro, ha dichiaratamente lo scopo di conservare e diffondere la storia e la cultura delle regioni che si affacciano sull'Adriatico orientale.

 

    Tale azione culturale può inevitabilmente essere oggetto di discussione tra chi ritenga che sia possibile lavorare per favorire una memoria condivisa su argomenti storici anche laceranti, come quelli che avvennero nella Venezia Giulia e in Dalmazia durante il secolo scorso, e chi invece ritenga utopistica tale possibilità.

 

    E' opinione di chi scrive che l'obiettivo di una memoria condivisa non sia in realtà né realizzabile né importante: chi ha vissuto periodi storici densi di avvenimenti drammatici difficilmente è disposto a condividere le proprie passioni e le proprie scelte con chi ha seguito percorsi differenti e spesso pure le generazioni più giovani tendono a porsi davanti a tali eventi in base ai propri convincimenti personali preesistenti piuttosto che ad una serena disamina delle varie posizioni. Sarebbe allora preferibile ricercare, piuttosto che una memoria condivisa, una memoria comparata e rispettata, in cui fossero almeno esposte, conosciute e riconosciute le diverse prospettive in cui gli uomini e le donne dell'epoca operarono e fecero le proprie scelte.

 

    In tale ottica anche la pubblicazione delle testimonianze orali, degli scritti privati e dei racconti di famiglia, può in un qualche modo contribuire alla conoscenza del tempo passato, pur nei ben noti limiti di tali fonti, molto spesso non del tutto oggettive.

    I testi scritti a posteriori e le testimonianze raccolte a distanza di molti anni dai fatti narrati risentono infatti dello scorrere del tempo e degli inevitabili condizionamenti apportati dagli avvenimenti successivi.

 

    Ciò nonostante, tali fonti, pur nella loro brevità e nella semplicità degli episodi descritti, possono rappresentare uno strumento utile almeno in parte per comprendere meglio il clima in cui si svolsero le ben più ampie vicende di un popolo diviso dai grandi eventi del Novecento. 

 

                                                                   Guido Rumici,

 insegnante ricercatore di Storia ed Economia regionale, cultore di Diritto dell'Unione Europea e di Organizzazione Internazionale nell'Università di GenovaPremio Carbonetti nel 1998 con  " L'Istria cinquant'anni dopo il grande esodo " ; Premio Tanzella nel 2001 con " La scuola Italiana in Istria " e nel 2006 con " Infoibati ".

Tra i suoi ultimi lavori: " Un paese nella bufera: Pedena 1943/1948 " lavoro dedicato al periodo dell'occupazione tedesca e del dopoguerra  in una località dell'Istria interna e  " Storie di deportazione "  testimonianze di persone sopravvissute alle carceri jugoslave.

 

 


 

 

Gli italiani di Dalmazia salutano gli amici della ML Histria 

 

Porto il saluto e il ringraziamento dei dalmati italiani dispersi nel mondo agli amici della ML Histria che hanno il merito di trasmettere via internet una puntuale rassegna stampa che informa di quanto accade in Adriatico. Chi non la legge non solo ignora, ma non è in grado di comprendere e di parlare di quanto oggi avviene a Trieste, in Istria e in Dalmazia. Axel Famiglini ha il merito di guidare questo gruppo di amici che promuove questo simpatico Concorso letterario per giovani concorrenti. Amici che non si sono fatti conquistare dall’idea di costituirsi in associazione, scegliendo di mantenere l’autonomia rispetto ai mondi che rappresentano gli italiani da ogni parte del nostro confine.

 

Interverrò su due argomenti, il primo è il tema proposto da Axel per l’odierno Raduno di Capodistria 2009 "Memoria condivisa: una possibilità o un'utopia ?" . Memoria condivisa ? Difficile da realizzare tra chi in Italia ed altrove ha creduto nel comunismo come valore ed altri che hanno combattuto tutto ciò che il comunismo rappresenta. Vi è tuttavia una verità che tra gli storici, ma anche tra gli esuli ed i rimasti, si continua a non comprendere. Responsabili della tragedia dell’esodo non sono comunismo e fascismo, ma il nazionalismo che ebbe origine ben prima che il fascismo producesse i suoi danni. Meglio di altri, i dalmati sapevano di vivere in una terra plurietnica, di rappresentare una minoranza, qualificata, ma minoranza e sapevano che li si voleva cacciare dalla loro terra di origine. Lo sapevamo dalla metà dell’800 quando, complice l’Imperial Regio Governo austriaco, il primo esodo degli italiani dalla Dalmazia ebbe luogo in un clima di forti violenze. Né l’osannata Europa, con la suo ombrello di speranze e di illusioni, sembra annullare gli attuali nazionalismi più ottusi.

 

Esprimo inoltre una speranza; come oggi vengono premiati i giovani e bravi studenti sloveni, croati e montenegrini della minoranza italiana che studiano nelle scuole dove si insegna anche in italiano, così vorrei che domani potesse iniziare a Zara anche l’insegnamento dell’italiano. E’ di questi giorni la notizia che non si svolgeranno nell’anno scolastico 2009-2010 i corsi di italiano all’asilo “Sunce” di Zadar, così come richiesti dall’Unione Italiana. “Non vogliamo essere accusati di italianizzare i nostri bambini” dichiara la solerte direttrice, dimenticando che la cultura di una minoranza è universalmente riconosciuta in Europa e nel mondo libero e democratico come un arricchimento anche per la maggioranza. Concetto che dovrebbe essere ben noto e condiviso dalla classe dirigente di quella Croazia che chiede di entrare in Europa.  

 

Intervento di Giorgio Varisco - Associazione Dalmati Italiani nel Mondo


 

Dal libro Memoria e identità di Monika Bertok - Edizioni Il Trillo, Pirano 2005

 

Per una memoria condivisa fra esuli e rimasti 

Risale all'autunno del 1991 il primo incontro ufficiale fra l'Unìone Italiana e le associazioni degli esuli. L'incontro riconciliatore di Venezia, come verrà battezzato più tardi, apre la strada ad una serie di collaborazioni fra le due parti. Avvenuti sotto l'egida dall'allora Presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga, i colloqui hanno luogo a soli tre mesi di distanza della proclamazione dell'indipendenza della Slovenia e della  Croazia.

"A questa prima ricomposizione morale, segue il 12 ottobre del 1991, quella operativa di Cittanova, con la firma della Dichiarazione d'intenti tra le due parti e l'approvazione di un programma comune che  prevede varie iniziative. Tra queste sono degne di rilievo le proposte che  contemplano la valorizzazione dei personaggi illustri della storia e delle feste  patronali, la conservazione dei beni culturali, dei monumenti, dei cimiteri,  ecc..(1 )

Nella "Dichiarazione d'intenti sui contenuti e le prospettive di collaborazione" si legge che l'obiettivo fondamentale fra le due componenti è l'avvio di iniziative concrete per la conservazione e la valorizzazione delle testimonianze della cultura e della civiltà italiane, così come nella presenza viva di tale cultura in Istria, a Fiume e in Dalmazia. Gli indirizzi fondamentali» di tale collaborazione - si legge ancora - "sono diretti a realizzare la ricomposizione storica, umana, culturale e civile della componente italiana  dell'area istro-quarnerina e dalmatica". ( 2 )

 A porre la firma in calce alla ] dichiarazione sono il presidente dell'assemblea dell'Unione Italiana, Antonio  Borme, il presidente della giunta esecutiva dell'UI, Maurizio Tremul e il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli, Paolo Sardos Albertini. "Diversi di questi proponimenti contenuti nella Dichiarazione vengono addirittura anticipati, o sviluppati poi da singole Comunità degli Italiani in collaborazione con le rispettive associazioni locali degli esuli". ( 3 )

Proprio le feste patronali sono l'esempio più lucido di questi primi tentativi di dialogo che però non decollano molto facilmente. A Pirano per San Giorgio, a Capodistria per le festa della Semedella e a Isola per San Mauro, esuli e rimasti propongono, nei primi anni, programmi diversi che convergono solo in alcuni punti.

Nell'aprile del 1995 a Pola si svolge il primo Congresso Mondiale degli Istriani organizzato dalla Regione Istriana (Croazia) con l'intento di riavvicinare le varie componenti originarie della penisola.

 

Si susseguono in questi anni le visite dei presidenti della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro. Resterà impressa nella memoria di tutti quella di Carlo Azeglio Ciampi, che arriva in Croazia nell'ottobre del 2001 con tappe nella capitale Zagabria, e poi a Fiume, a Pola e ad Umago per incontrare la minoranza italiana. L'avvenimento sarà ricordato soprattutto perché Ciampi compie la visita assieme al presidente croato, Stjepan Mesic. Tra la folla, in un sventolio di bandiere italiane e croate, la gente grida "evviva i nostri due presidenti". È un'incontro emozionante soprattutto per i rimasti e una nuova occasione di incontro fra andati e rimasti. ( 4 )

Non si concretizza però la proposta del deputato italiano al parlamento croato, Furio Radin, che aveva chiesto che i due presidenti rendano omaggio ai morti di una foiba.

In un messaggio inviato al Quirinale, alla vigilia della visita, Guido Brazzoduro, presidente della Federazione delle associazioni degli esuli scrive: "Non vogliamo che nell'incontro vengano sottolineate o celebrate le rievocazioni che possono dividere le due etnie, italiana e croata; e di quella italiana la parte dei rimasti e quella degli esuli. Desideriamo invece che, dandosi reciprocamente atto di quanto ognuna delle parti ha dovuto patire e subire in oltre mezzo secolo, si possa incoraggiare e rafforzare lo spirito e la volontà per quanto ci deve unire in una logica di crescita culturale ed economica e di apertura ad uno spirito europeo, in noi già consolidato e nei nostri vicini in progressiva crescita, per vederli al più presto nell'Unione".

Il giorno dell'inaugurazione della nuova sede della Comunità degli Italiani di Pola, rivolgendosi ai due Capi di Stato, Brazzoduro afferma: "è la prima volta, dopo 55 anni che i due gruppi dell'etnia italiana si sono divisi, che viviamo questo momento formale con l'incontro ufficiale di fronte a voi. Desideriamo che questa occasione serva a darci reciprocamente atto di quanto ognuna delle parti abbia dovuto patire e subire per le scelte spontanee e obbligate fatte nel dopoguerra".

Il presidente dell'Unione Italiana, Maurizio Tremul parla di viaggio ' storico e afferma: "La Comunità Nazionale Italiana autoctona, ridotta a esigua minoranza dopo l'espulsione forzata in massa della maggior parte dei nostri connazionali quale prodotto della stolta contrapposizione di opposti nazionalismi che hanno segnato il secolo appena trascorso, condannata ad un'assimilazione che l'ha portata sull'orlo della scomparsa, ha saputo tenacemente resistere al totalitarismo real-socialista jugoslavo e all'iniziale oblio della Nazione Madre, coltivando gelosamente la propria appartenenza fino ad avviare, più di dieci anni fa, un qualificante processo di rinascita nel perseguimento di alcuni obiettivi fondanti: ridare dignità alla CNI, emanciparla e renderla autonoma, dare contenuti e significato alla convivenza in una terra indulgente e generosa. Il risveglio della CNI ha coinciso con la dissoluzione violenta della Jugoslavia, con la nascita delle nuove statualità democratiche, con la divisione di una collettività che ha sempre posto le basi della sua esistenza su un concetto di sviluppo unitario".43

Due anni prima, nel 1999, esuli e rimasti, avevano cercato aiuto anche presso il presidente della Camera, Luciano Violante, cogliendo nella sua funzione politica una volontà di ricomposizione delle memorie divise. Violante accoglie la richiesta di ricevere una delegazione comune della Federazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati e dell'Unione Italiana, "la cui difficile azione - afferma - seguiamo attivamente, allo scopo di poter approfondire le possibilità di intervento da parte del Parlamento". Le due delegazioni vengono ricevute anche dalla commissione esteri alla Camera e dal vicepresidente, Carlo Giovanardi, che qualche anno più tardi, nella sua carica di ministro per i rapporti con il parlamento seguirà attentamente le sorti dei due gruppi. In questi incontri vengono tracciate alcune prime direttrici per far conoscere ai media e all'opinione pubblica la storia del confine orientale e il problema riguardante gli espropri dei beni. Trova posto anche la tutela del patrimonio artistico e storico della regione istro-quarnerina-dalmata, ivi compresa la tutela degli archivi anagrafici, delle epigrafi e delle tombe appartenenti a famiglie italiane.

La caduta del comunismo e la fine della divisione del mondo in due blocchi contrapposti avvicina il mondo della diaspora istriana alla minoranza italiana. La ricomposizione stenta a decollare e formalmente la condivisione del passato non avviene neanche in occasione della giornata della memoria, celebrata per la prima volta a Roma il IO febbraio del 2003, ( 5 ) su iniziativa della Federazione delle associazioni degli esuli e alla presenza di alti esponenti del governo guidato da Silvio Berlusconi. Presenziano alla cerimonia il vice premier Gianfranco Fini, il ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, il ministro per le telecomunicazioni, Maurizio Gasparri, ma anche esponenti  dell'opposizione,  come  quello  della Margherita, Willer Bordon.

 Il IO febbraio ricorda la firma del Trattato di pace di Parigi del 1947 che aveva assegnato alla Jugoslavia le province di Pola, Fiume e Zara, nonché di parte di quella di Trieste e Gorizia. Il governo italiano ringrazia gli esuli per l'alto valore della loro testimonianza di italianità e chiede "scusa per il mezzo secolo di silenzio sulla storia del confine orientale, considerata scomoda". Prendendosi l'impegno di far diventare questa data una ricorrenza ufficiale, Fini non dimentica la CNI e afferma: "... abbiamo un dovere che è quello di tendere una mano alla minoranza italiana che vive al di là della frontiera, abbiamo il dovere di unire i popoli d'Europa nel nome di quei valori che sono i valori della fratellanza". (6)

Alla cerimonia è stato invitato anche il presidente dell'Unione Italiana, Maurizio Tremul. Questi ha rilevato come gli esuli abbiano mostrato " una grandissima dignità. Tutta la cerimonia si è tenuta con grande compostezza, senso di responsabilità e commozione - ha rilevato Tremul ai microfoni di Radio Capodistria. Questo dimostra, ha detto, che è possibile ricordare quel terribile dramma che ha diviso uno stesso popolo senza strumentalizzazioni di parte. E' importante che le nuove generazioni e la storiografia italiana, ma anche quella croata e slovena approfondiscano questo periodo. La mia presenza qui, oggi, ha continuato, sta a dimostrare che c'è un percorso che ci rivedrà finalmente insieme senza più barriere non appena i nostri territori faranno parte dell'Unione Europea. Il primo maggio del 2004 l'Unione Europea si è allargata a dieci nuovi paesi del centro est, tra i quali c'è pure la Slovenia.

Monika Bertok giornalista della Tv Capodistria


[1] Luciano Giuricin, Storia della Comunità Italiana, delle sue organizzazioni e istituzioni, in La Comunità rimasta, cit., p. 93

[2] Dichiarazione di intenti sui contenuti e le prospettive di collaborazione, Archivio Unione Italiana Capodistria

[3] Luciano Giuricin, Storia della Comunità Italiana, delle sue organizzazioni e istituzioni, in La Comunità rimasta, cit., p. 93

[4] II presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi invita gli studenti delle scuole medie-superiori a fargli visita al Quirinale in occasione del loro viaggio di maturità a Roma (è una delle iniziative realizzate dall'Unione Italiana e dall'Università Popolare di Trieste con i mezzi del Governo italiano). Giovani di tutta l'Istria e Fiume vengono ricevuti nel salone dei Corazzieri del Quirinale nel marzo del 2002.

[5] La Giornata del Ricordo verrà ufficialmente approvata dal parlamento nel marzo del 2004.

[6] L'intervento del vicepresidente del consiglio è stato proposto in due diverse trasmissioni su Radio Capodistria: Dimensione Minoranza dell'll febbraio e Domenica ore 11 del 16 febbraio 2003.

 

 



 

 Da  " La Voce della   Famia Ruvignisa"  maggio-giugno 2009

 

                                                                                          Iniziative in Istria


                                                                     A Capodistria l’annuale Raduno della Mailing List Histria

Il Raduno della Mailing List Histria


            Domenica 31 maggio si è svolto a Capodistria il IX raduno della “Mailing List Histria”, un forum dedicato all’Istria. fondato nel 2001 da Axel Famiglini, un giovane di origine rovignese che vive in Romagna. Ancora una volta alcuni dei frequentatori di questo spazio internet cui danno vita appassionati di ogni età hanno scelto di ritrovarsi nella terra di origine, dando vita ad un concorso letterario dedicato agli alunni
delle scuole italiane oggi in territorio sloveno e croato. L’iniziativa si propone di stimolare l’uso della lingua italiana tra i più giovani
appartenenti alla minoranza italiana in Istria, a Fiume ed in Dalmazia.


Dopo l’edizione del 2008, che si svolse nella Comunità degli Italiani di Palazzo Modello a Fiume, quest’anno l’evento si è svolto in
una realtà più piccola, ovvero presso la Comunità Santorio Santorio di Capodistria. Nel periodo precedente erano giunte alla Mailing List
Histria circa 150 domande di partecipazione, che si contendevano 15 premi divisi per categorie, accompagnate da altrettanti componimenti.
Da segnalare clic la scuola elementare “Bernardo Benussi” di Rovigno si è distinta con il terzo posto del giovane studente Manuel Rabar e con
il secondo posto nei lavori di gruppo; il primo, con il racconto “Pescatore”, ha riproposto l’eterno binomio tra pascaduri e sapaduri, che in passato ed in parte ancora oggi si vive a Rovigno; il secondo, con il racconto “Cantastorie ruvignisi”, attraverso uno scambi di battute in dialetto tra rovignesi, ripercorre l’episodio dell’arrivo in città dell’arca di Santa Eufemia. Un premio per il terzo posto è andato anche a Monica Bravar, della scuola media superiore italiana di Rovigno. Altri premi sono andati ad alunni delle scuole elementari “Giuseppina Martinuzzi” di Pola”. “Vincenzo de Castro” di Pirano, “Galileo Galilei” di Umago, nonché delle scuole superiori “Leonardo da Vinci” di Buie e “Dante Alighieri” di Pola.

 

L’iniziativa scelta ormai da vari anni dalla Mailing List Histria, oltre ad essere decisamente originale nel panorama dell’associazionismo degli esuli come nelle comunità dei “rimasti”, è decisamente apprezzabile in quanto dedicata a bambini e ragazzi molto giovani, che rappresentano il futuro della presenza italiana nella regione. Chi scrive apprezza in particolare la volontà di incentivare l’uso della “lingua di Dante” nell’ambiente scolastico della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, fatto tutt’altro che scontato. E’ infatti risaputo che molto spesso nelle scuole italiane d’oltre confine l’italiano non è molto parlato. Molti istituti infatti, anche per ovviare alla carenza di nuovi iscritti e scongiurare la cancellazione di sezioni, già ridotte all’osso, permettono l’iscrizione ad alunni che non hanno molto a che vedere con la nazionalità italiana e che si iscrivono evidentemente per imparare una lingua in più, oppure per altri vantaggi di cui godono le scuole italiane. Nelle classi miste, anche a detta di vari insegnanti, per vergogna, o per semplice omologazione alla lingua nazionale anche gli italiani finiscono per parlare in sloveno. o croato a seconda della zona, nelle ore di ricreazione o nei rapporti di amicizia tra gli stessi scolari fuori dalla scuola. Essere critici verso questo stato di cose non vuol dire essere biechi nazionalisti, ma semplicemente prendere atto che se non si parla italiano nelle scuole italiane, sarà difficile che la nostra lingua. seppur minoritaria, continuerà ad essere parlata in futuro per le strade, le calli e le piazzette delle cittadine istriane. Lo stesso vale per i vari dialetti, che purtroppo rischiano di scomparire dalla penisola istriana.


            Eventi come quelli organizzati ogni anno dalla Mailing List Histria possono concretamente stimolare molti alunni italiani ad innamorarsi della lingua dei loro padri, a studiarla, approfondirla, imparare ad usarla anche a livello letterario, addirittura artistico, identificandola come un tratto caratteristico della loro identità, della loro appartenenza nazionale.


            Dopo le premiazioni ed il pranzo in compagnia. la giornata è proseguita nel pomeriggio con la presentazione del nuovo libro di Guido Rumici ed Olinto Mileta Mattiuz “ Chiudere il Cerchio - Memorie giuliano dalmate”. I due studiosi, già noti per vari lavori storici e demografici riguardanti l’Istria. Fiume e la Dalmazia, hanno raccolto numerose testimonianze riferite a vari eventi e diversi periodi storici. dalla prima guerra mondiale ed in particolare l’esperienza della deportazione nei campi di prigionia austriaci, alle foibe ed all’esodo durante e dopo il secondo conflitto mondiale, passando anche attraverso le testimonianze di vita nel ventennio fascista. A seguire si è svolto il programmato dibattito sul tema “Memoria condivisa: una possibilità o un’utopia?”. Su tale argomento sono intervenuti, coordinati dal responsabile della ML Histria Famiglini, la prof.ssa Maria Luisa Botteri, Giorgio Varisco, presidente dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, Lino Vivoda, direttore del periodico “Istria Europa”. Gabriele Bosazzi, a nome dell’Associazione Culturale Cristian Pertan. Rodolfo Ziberna dell’ANVGD, il rovignese Gianclaudio de Angelini in rappresentanza della Società di Studi Fiumani, un rappresentante di Coordinamento adriatico, oltre a Maurizio Tremul, dell’Unione Italiana ed ai responsabili di alcune Comunità italiane di Pirano, Capodistria ed Isola.
 

La maggior parte degli interventi ha evidenziato i molti problemi e gli ostacoli che attualmente si registrano nel processo di analisi della storia contemporanea del confine orientale italiano, oggi cosiddetto “territorio di insediamento storico della minoranza italiana”. Ne è emerso un quadro piuttosto pessimista in merito alla reale possibilità di apprezzare. in tempi brevi, una condivisione della storia da parte delle tre nazioni
coinvolte, con il reciproco riconoscimento dei torti subiti dalle varie parti. Appare fin troppo evidente, da recenti fatti e dichiarazioni, che i rappresentanti di Slovenia e Croazia non sono affatto inclini ad ammettere i crimini del comunismo titino, in particolare quelli con compiuti a danno degli Italiani.

 

Al di là di questa considerazione, molti dei partecipanti al dibattito hanno convenuto sul fatto che sia necessario abbinare il recupero della memoria alla conservazione della cultura e della lingua italiana nell’Adriatico orientale. La raccolta e lo studio di documenti e testimonianze della nostra storia può e deve dare più forza ed orgoglio a coloro che oggi cercano di alimentare la presenza italiana in Istria, smentendo altresì chi vorrebbe far credere che questa sia soltanto un retaggio di una presunta occupazione fascista.
La manifestazione si è conclusa con una serie di brindisi collettivi nel bar della comunità, in un clima di grande allegria, al canto di canzoni istriane e triestine.

 

La Mailing List Histria è ormai una bella e consolidata realtà, che unisce istriani di ogni età, esuli, figli e nipoti di esuli, esponenti ed
associazioni dei cosiddetti rimasti. Si tratta in questo caso di persone che vivono quasi tutte lontane tra loro e lontane dall’Istria, ma che utilizzano le opportunità offerte dalla rete internet per sentirsi più vicini alla loro terra d’origine, soprattutto per divulgarne la storia e la cultura, per preservarne le tradizioni e la lingua.