2 PREMIO

 

Marko Bahtak, Roberta Banko, Mauro Bortoletto, Petra Glavina, Andrea Mertini

 

    Matteo Moscarda, Bojan Nišević, Stefano Revelante, Sara Stemberger,

 

                             Paola Šoltić,   Elena Vian, Silvia Zeljko

 

                     Motto: Koala

 

                       Classe I Liceo Generale 

                         Scuola Superiore Italiana “ Dante Alighieri Pola

 

                                   Motivazione:  il sito archeologico di Dragonera sud posto di fronte alle isole Brioni

                                           viene visitato, studiato, misurato, interpretato da una brillante classe

                                   attiva e impegnata. Ottimo lavoro.

 

Il sito archeologico di Dragonera sud

 

 

 

 

 

                                  L'Istria sulla Tabula Peuntingeriana

                                   Da: Lago L. «Imago mundi et Italiae»

 

 

 

 

 

 

 

 

Le strade sono tracciate in rosso, con dei segmenti uniti tra di loro da brevi angoli o gomiti, vicino ai quali compaiono i nomi delle località toccate: ogni segmento indica, perciò, una frazione dell`intero percorso. Le distanze sono indicate in miglia, con numeri romani.

 Da Aquileia si diramavano i diversi percorsi stradali: per Concordia, per il Norico, per la Pannonia, per l`Istria e per la Dalmazia

 

INQUADRAMENTO STORICO

 

La conquista romana dell`Istria

 

Dalla seconda metà del III secolo a.C., con il rafforzamento di Roma, si estese la sua zona d`influenza: i commercianti romani allargarono i loro traffici su gran parte del Mediterraneo. Entrarono in contatto anche con le popolazioni che abitavano sul territorio dell’Adriatico orientale.

Nel II secolo a.C. iniziarono le guerre tra Romani e Histri, popolazione pre-romana, che si era insediata in Istria (parte occidentale, centrale e meridionale) nel corso delle migrazioni indoeuropee nell'età del bronzo.Le cause degli scontri vanno ricercate sia nell'espansionismo romano, sia nei frequenti attacchi pirateschi delle navi degli Histri alle imbarcazioni greche e romane nell'alto Adriatico. In seguito a diversi conflitti i Romani sconfissero gli Histri nel 177 a.C. distruggendo la loro città principaleNesazio (oggi località archeologica nei pressi di Pola), allora importante castelliere, città fortificata e capitale degli Histri) dopo averla circondata ed aver

deviato il corso del fiume che le scorreva acccanto. Tale data viene solitamente considerata dagli storici come data d'inizio della dominazione romana in Istria [1].

Con le restanti popolazioni illiriche i Romani continuarono a combattere per tanti anni ancora.

 

L'amministrazione

Con la conquista romana il nome Illirico [2] si estese anche alle zone dell`interno:

 mentre la costa era ormai dominata, l`interno era ancora poco stabile e tranquillo.

Solo con Ottaviano la costa orientale ed i Balcani occidentali vennero inseriti nel sistema

delle province romane.

L`Istria non venne inserita nel territorio provinciale ma venne unita al territorio romano

come parte della «Decima regio Italiae Venetiae et Histria» [3].

In tal modo quasi tutta la penisola istriana veniva inclusa nell'Italia di allora

come regione a sé stante, non subordinata ma soltanto congiunta alla Venetia.

Trieste amministrava il territorio tra i fiumi Timavo e Quieto, Parenzo quello

compreso tra il Quieto e il Canal di Leme; da qui a sud si estendeva il territorio di Pola.

 

La romanizzazione

 

Ancor prima della conquista romana, nelle colonie elleniche e nei territori illirici si erano trasferiti molti Romani ed Italici, in particolare commercianti. In seguito alla conquista vennero fondate le colonie, abitate da cittadini romani o da veterani di guerra.

Oltre a Pietas Julia (Pola) e Salona (sito archeologico presso Spalato), divennero colonie romane anche: Parentium (Parenzo), Iader (Zara), Narona (Vid presso Metković), Tergeste (Trieste). Oltre alle colonie, c`erano città di rango inferiore, i municipia, abitate da popolazione locale, in gran parte di estrazione aristocratica, sulla quale Roma poggiava il suo potere. Alcuni municipia vennero innalzati a rango di colonia.

L` aristocrazia locale, in particolare nelle zone costiere, che entrò in contatto con la cultura greco-romana molto presto, dopo un` iniziale resistenza cominciò ad accettare lo stile di vita e la cultura romana. Nelle zone dell` interno la romanizzazione si svolse molto più lentamente e con maggiore difficoltà.

 

Economia: agricoltura, artigianato, commercio

 

I Romani portarono la prosperità nella regione. Lo testimoniano tanti resti architettonici, specialmente a Trieste, Parenzo e Pola.

Accanto alla già prospera agricoltura (compresa pesca e allevamento), i cui prodotti principali vino, olio, ostriche, lana, venivano spediti direttamente alle regioni settentrionali e ai porti mediterranei, si sviluppò anche l'artigianato:

-          isole presso Rovigno: produzione di colori dalla cocciniglia

-          vicinanze di Pola: lanifici

-          pressi di Fasana: fabbrica di laterizi4

-          Cervera, nei pressi di Parenzo: produzione di anfore per gli imperatori

Il commercio contribuì alla rapida romanizzazione della popolazione. In Istria i traffici commerciali trcciarono due arterie principali. La prima, cosiddetta via Gemina, andava da Aquileia e Trieste verso e lungo la costa dalmata. La seconda, la via Flavia, andava da Trieste fino a Pola. Le due arterie si congiungevano a Castua. In genere le strade trasversali collegavano le città istriane con la via Flavia.

 

SCHEDA DELLA LOCALITÀ

 

Nome della località: Dragonera sud

 

Perchè abbiamo scelto questa località?

 

Nell'area di Dragonera (toponimo), che si estende lungo la costa istriana occidentale tra Peroi e Barbariga, di fronte all'arcipelago delle isole Brioni, nel territorio della Città di Dignano, sono stati recentemente portati alla luce due siti archeologici: uno meridionale (si tratta di una villa rustica di epoca romana, di cui ci occuperemo) e uno più settentrionale. La storia e la situazione attuale di questo sito ci hanno incuriosito, perchè pochissimi tra noi ne avevano sentito parlare. Andando sul posto e osservando le cose più da vicino, conoscendo le vicissitudini della località e cercando di immaginare come poteva essere stata un tempo, come poteva essere stato il vivere all'interno di questa villa, ne abbiamo ottenuto un'immagine più precisa, conoscendo un tassello in più della storia del nostro territorio e di noi stessi. Essendo il sito stato portato alla luce solo di recente ed essendo sotto la tutela del Museo archeologico istriano di Pola, che si è occupato degli scavi e della sua salvaguardia, non c'è ancora una bibliografia in merito, tranne un articolo apparso su un giornale locale.

 

Nel nostro piccolo, abbiamo cercato di svolgere una ricerca sul campo e ci siamo muniti di macchina fotografica, carta penna, metri e tanto interesse.

«Quella domenica, quando abbiamo visitato Dragonera, il vento soffiava forte e per tutta la mattinata abbiamo goduto del clima tipico della nostra regione. Mare, sole, bora.

Onestamente io non ero mai stata in quel luogo né ne avevo sentito parlare. Quando ne ho parlato ai miei amici, che non frequentano la mia scuola, sono rimasti stupiti e sorpresi. Pure loro, come me, non conoscevano la località. Giunti all'inizio della strada sterrata che dalla via principale porta alla spiaggia e al sito archeologico, ho notato che non c 'era nessuno a vigilare. Arrivati sul posto ci siamo divisi i compiti; abbiamo effettuato  tutte le

misurazioni necessarie, abbiamo discusso, imparato e approfondito le nostre conoscenze. La giornata è stata molto bella.» (Elena)

 

Senza la pretesa di aver fatto un lavoro scientifico, speriamo di aver dato un contributo a far conoscere un po' di più la storia dell'Istria, o almeno, di aver suscitato l'interesse e la curiosità. Ci auguriamo che gli scavi e gli studi sul sito possano venir completati quanto prima e soprattutto protetti ed aperti al pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Breve storia del sito

 

La località meridionale di Dragonera è molto meglio conservata di quella settentrionale per il fatto che si trova in una posizione leggermente più elevata rispetto al mare. Fino ad oggi sono stati studiati i resti di un antico complesso rurale a base quadrata con quattro ali che racchiudevano il cortile centrale. Le entrate si trovavano a occidente e a oriente. Da qui si accedeva direttamente al suddetto cortile e, quindi, a tutto il complesso.

 

La villa era suddivisa in una parte residenziale e in una parte economica, che ospitava l’oleificio. L’ ala sud del complesso, che si estendeva lungo la costa, era quella residenziale. Era costituita da quattro file di stanze, collegate da stretti corridoi trasversali e un¢abside rappresentativa al centro. I pavimenti erano diversi; fatti da una base di malta ricoperta di mosaici, lastre di marmo o semplici grossi cubi di pietra o ceramica, dipendentemente dall'uso della stanza. In base a quest' ultimo aspetto  differivano i mosaici, per la grandezza e la lavorazione delle tessere come pure per la scelta dei motivi. I corridoi erano ricoperti da mosaici meno elaborati, bianchi e grigi; le altre stanze avevano dei pavimenti decorati con motivi geometrici, vegetali o animali.

L’ala occidentale della villa ospitava un mulino, due frantoi e un focolare. La stanza più piccola, scolpita nella roccia, serviva per la posa della macina del frantoio. C¢era inoltre un ampio magazzino con una grande vasca di pietra per la decantazione.

L¢ala est conteneva una serie di stanze di uso economico: stanze con i frantoi e le vasche per la decantazione [5], magazzini e spazi per la lavorazione del grano o attività simili, una cucina con un forno chiuso e un focolare aperto.

L¢ala nord, la più distante dal mare, aveva un serbatoio d¢acqua coperto,  circondato da tutte le parti da vani comunicanti e diverse stanze più modeste che fungevano da magazzini o altro.

Nell’ angolo a nord del complesso c¢era la bottega del fabbro. Aveva un forno esterno, costruito separatamente, per fondere il ferro. La parte bassa  e lo spazio della bottega si sono conservati molto bene.

Nelle vicinanze del serbatoio sono stati ritrovati due complessi di bagni separati (uno nell’ala ovest, l¢altro nell’ala est). Il bagno occidentale è meglio conservato ed è costituito da una serie di stanze collegate tra loro, dotate di un sistema di tubature di scolo e di una doppia pavimentazione. Accanto al focolare  si trova la stanza con il pavimento doppio, di cui rimane solo il pavimento inferiore intonacato e le colonnine murate di forma irregolare, che sorreggevano il pavimento superiore. Tra le colonne passava l’aria calda, che riscaldava gli ambienti. Faceva parte del complesso del bagno anche un gabinetto al quale si accedeva attraverso un corridoio stretto. L¢ altro bagno, nell¢ala orientale, che era più grande, è in stato di rovina; di tutto il complesso rimangono solo tracce di pavimenti e le parti basse delle stanze scavate nella roccia. Questo complesso residenziale fu sempre abitato tra il I e il VII secolo, anche se è noto il nome di una sola persona che ci abitava: Perelia Grata. Era la padrona del podere, moglie di un funzionario importante di Pola (I sec. d.C.).

Si è scoperto che l´ edificio veniva usato come residenza, ma anche come oleificio. Si producevano ortaggi e frutta, si allevavano animali domestici, il tutto veniva completato dai prodotti della pesca. Nel corso dei secoli l´ edificio venne spesso ricostruito ma nel VII sec. venne pian piano abbandonato in seguito ad un incendio che lo distrusse in parte. Tutte le cose di valore, comunque, vennero portate via prima dell' incendio.

È un podere molto importante poiché risale all' epoca della migrazione dei popoli. In questo luogo si fondono molte culture, viene definito ˝…un edificio romano, un edificio del primo cristianesimo, un edificio ostrogoto, un edificio bizantino…˝ [i][6] che non deve essere lasciato alla mercè della natura e dell'uomo.

 

Situazione attuale

 

Il sito archeologico di Dragonera sud è stato scoperto pochi anni fa ed  è sotto la tutela del Museo Archeologico di Pola, che ne sta valutando l'importanza e lo sta studiando  7]. Pur essendo in un luogo molto visibile, frequentato soprattutto d`estate, è tuttora poco conosciuto. Si tratta di un «museo a cielo aperto», non ancora aperto al pubblico.

 

Il sito si trova in riva al mare, a ridosso della spiaggia ( distanza minima: 8 m; distanza massina 21 m.)

 

 

 

Le mura esterne (lato est). Il loro spessore varia: 42-95 cm.Perimetro: l'area riportata alla luce ha una forma quadrangolare. La parete verso il mare, ad ovest, misura 80,20 m; il lato sud 63,85 m; il lato nord  63,85m; il lato est 83m.

Le mura esterne sul lato nord hanno uno spessore che varia  dai 20 ai 44 cm, mentre quello delle mura del lato sud varia dai 34 ai 70 cm. 

Le mura esterne del lato ovest hanno uno spessore di 47 cm. Ed un’altezza che varia dai 110 ai 125 cm.

 Le mura divisorie delle stanze sul lato ovest (verso il mare) hanno uno spessore di 44 cm; mentre le mura della seconda fila di stanze sono molto più  spesse (dai 52 ai 64 cm).

              Di fronte al sito le isole Brioni.

 

 

 

 

 

Altri particolari che hanno stimolato la nostra curiosità: si tratta probabilmente di un supporto per una macina, dato che nella villa si produceva e conservava l'olio. Sicuramente la villa rustica era circondata da immensi e produttivi oliveti, di cui, non è rimasta nessuna traccia.

 

Trascrizione  dell'epigrafe

 

AED IIVIR IIVIR QUINQ

 PRAEF FABRUM SIBI ET

 PERLLIAE GRATAE VXORI

TISTAMINTO FIERI IVSSI

 

Abbiamo cercato di tradurla:

“ Il magistrato, una casa…

al comandante del genio, a sé e

…alla moglie amata per testamento

 ha dato ordine di costruire “

 

e, quindi, azzardiamo un'ipotesi sul suo significato: «Il magistrato, per testamento, ha dato ordine al comandante del genio di costruire la casa per sè e per la moglie amata.»

 Tale possibile traduzione verrebbe confermata dal fatto che nel I sec. d. C. la villa fu  sicuramente l'abitazione di un importante membro dell'amministrazione urbana.

                       

Il sito si trova in riva al mare a ridosso della spiaggia, ad una distanza di 280m (selciato) dalla strada principale (Barbariga-Peroi).Da qui, andando verso destra, si arriva alla località di Peroi (3 km di distanza). Da Peroi si possono raggiungere le località di Dignano (5 km) o Fasana (3 km da Peroi, 6 km dal sito). Proseguendo ancora verso sud, seguendo la strada principale, si arriva a Pola (12 km dal sito).

Le nostre proposte di miglioria del luogo

 

 

« Per far conoscere i resti della villa romana di Dragonera bisognerebbe per

prima cosa apporre dei cartelli per l estrade che indichino il percorso per arrivarci…

.successivamente si potrebbe realizzare una pagina web. Ma per fare tutto ciò bisogna

innanzitutto conservarla, proteggerla dal mare e dal vandalismo. Gli archeologi

 dovrebbero avere la possibilità di continuare e ampliare le loro ricerche; occorre

 quindi che ci sia anche l'interesse e l'intervento, culturale e soprattutto finanziario,

delle istituzioni pubbliche e statali.» (Roberta)

 

«Si possono fare molte cose per migliorare il sito archeologico di Dragonera.

Occorrono dei finanziamenti per pubblicizzare il luogo. Attraverso la promozione

potremmo stimolare la gente a contribuire finanziariamente affinché si possa

recuperare il sito e proteggerlo dalla possibile erosione del mare. « (Petra)

 

«Occorre far conoscere il sito, perché pochissime persone (compresa la gente del luogo)

 conoscono questo posto.

La miglior cosa da fare sarebbe quella di restaurare il sito e recintarlo,

proteggerlo, perché ora chiunque vi può accedere, nonostante l'avviso (vi è rimasto un frammento) del divieto d'accesso.

 

Si potrebbe inserirlo negli itinerari turistici, visto che si trova nei pressi di Barbariga e Peroi, località molto frequentate d'estate dai turisti.» (Matteo)

 

«…soltanto il mare potrebbe erodere le fondamenta. Non ci sono evidenti segni di vandalismo…il posto è abbastanza isolato. In quest'aspetto sono racchiuse la sua fortuna (nessuno lo potrà danneggiare) e la sua sfortuna (pochi ne hanno sentito parlare).

Occorrerebbe recintarlo e far sì che ci sia costantemente la presenza di un custode.» (Silvia)

 

 

« Si potrebbero organizzare delle manifestazioni culturali all'aperto (rappresentazioni teatrali ade s.), d'estate, per rivitalizzare il luogo e non deturparlo con attività che magari non tengano sufficiente conto dell'alto valore storico del sito.» (Stefano)

 

«Secondo me, come prima cosa, bisognerebbe far capire alla gente quale patrimonio culturale, archeologico e storico possiede e specificare che si tratta di una ricchezza comune…

…sarebbe bello se ci fosse un ufficio turistico, delle guide sul posto, delle escursioni per conoscere meglio i resti romani…

Secondo me ne trarrebbero vantaggio sia lo stato sia la gente locale, ma soprattutto i resti della villa romana, che finalmente sarebbero protetti.» (Elena)

 

 

 [1] Un terzo delle terre divenne proprietà dello stato, per cui si potrebbe dire che i Romani misero in atto la prima riorma agraria in Istria.

 [2] Il territorio dell'Adriatico orientale costituirà inizialmente la provincia dell'Illirico, che verrà in seguito suddivisa in Pannonia e Dalmazia.

 [3] Già ai tempi di Cesare il confine dell`Italia romana venne spostato sul fiume Timavo. L'imperatore Augusto lo fece traslare ulteriormente sul fiume Arsia .

I Romani conquistarono successivamente anche il territorio a est dell'Arsia, abiatato dai Liburni, ma il territorio tra l'Arsia e Tersatto venne annesso all'Italia soltanto attorno al 167 d.C. Più tardi, verso la fine del V secolo, il confine tornò lungo il fiume Arsia.

 [4] Era probabilmente la succursale del mattonificio lombardo di Vercelli.

 [5] Vale a dire per la separazione dell'olio d'oliva dall'acqua.

 [6] Starec A. Due perle

 [7] È di prossima pubblicazione un volume di carattere scientifico e storico concernenete il sito e gli scavi archeologici sull'area in questione.

 

 Bibliografia

 Starec A., «Due perle», in «Attinianum», n.1, marzo 2005

 Alberi D., «Istria. Storia, arte, cultura», Lint, Trieste, 1997

 Lago L., Imago mundi et Italiae», II vol., La Mongolfiera, Trieste, 1992