PRESENTAZIONE

 

Il gruppo etnografico della scuola elementare Pier Paolo Vergerio il Vecchio è formato da un gruppo di sette alunni che frequentano la terza, la quarta e la quinta classe, guidato dall'insegnante Nicoletta Casagrande, che nei ritagli di tempo libero lasciati dallo svolgimento dei compiti, si dedica alle ricerche delle tradizioni dei luoghi di provenienza dei loro nonni e genitori.  Quello che segue è un piccolo assaggio di tutte le ricerche svolte nel corso dell'anno.   

 

Motto LAVORO CAPODISTRIA    

 

lavoro cumulativo   III – IV – V  classe

 

                 Scuola Elementare Italiana  “ Pier Paolo Vergerio il Vecchio ”            

   Capodistria

   

 

 Classe III°: Manuel Cernaz, Chiara Cimador, Rene Masalin

 

    classe IV °: Clarissa Emeršič, Chiara Vianello

 

     classe V : Serena Buremi, Erik Scheriani

 

insegnante mentore : Nicoletta Casagrande

 

Motivazione: Ricerca cumulativa pregevole arricchita da un ottimo corredo iconografico. Un attestato di stima per l'ottimo livello raggiunto dai discenti supportati da un ottimo corpo insegnante.  

 

                                                                                                           ALL'OMBRA DEI CAMPANILI

 

 

             Una sera parlando con mio nonno di come era la vita tanti anni fa, mi era stato detto che la nostra famiglia si trova a Crevatini da più di due secoli. I miei avi si occupavano di agricoltura, coltivando le terre di cui erano proprietari. I prodotti agricoli che producevano venivano venduti a Muggia o a Trieste. Pochi erano allora i contatti con Capodistria. Ci si andava una o due volte l'anno. Si andava per fare compere, visitare alcuni amici e ci si andava anche in occasione dei festeggiamenti di San Nazario, patrono di Capodistria. La vita dei contadini seguiva strettamente i ritmi della natura. Il lavoro era duro, però la gente trovava il modo di svagarsi, per dimenticare almeno per qualche ora le difficoltà della vita. In quel periodo da maggio a settembre si organizzavano le sagre e queste si svolgevano con regolarità sui monti di Muggia.  Le sagre venivano organizzate all'aperto: si scherzava, si ballava, c'era chi preparava dei piatti prelibati e non mancava mai un buon bicchiere di vino. Molto spesso, specialmente tra i più giovani, per vari motivi scoppiavano delle risse e la festa per qualcuno finiva a bastonate... Per i contadini era importante seguire le fiere, per pter vendere o comperare i prodotti agricoli. Mio nonno mi ha raccontato che spesso si andava a Montona, si partiva con il carro quando era ancora notte, si arrivava al mattino, si cercava di fare tutto al più presto e si ritornava poi a casa.

Riguardo alle feste religiose va detto che la mia famiglia seguiva le messe nella chiesa di Santa Brigida o nel Duomo di Muggia. Quest'ultimo è stato dedicato ai Santi Giovanni e Paolo, i quali sono anche i patroni della città. Mio nonno ancora si ricorda che il 26 giugno si faceva la processione e i Santi venivano portati a spalla per tutta la città. Questo era un momento di grande festa specialmente per i bambini ai quali i genitori comperavano caramelle e dolci. Tra tutte le feste religiose, oltre al Santo Natale e alla Pasqua, da tutti gli abitanti dei monti di Muggia, risultava molto importante la festa che avveniva il 15 agosto e l'8 settembre nella Basilica dell'Assunta a Muggia Vecchia. Una costruzione risalente al  XII secolo. In questi momenti ci si riuniva tutti intorno alla chiesa, c'erano le processioni e sulle bancarelle che venivano allestite si trovava un po' di tutto per far felici sia i grandi che i più piccini. Mio nonno ha raccontato ancora che il tutto durò fino al 1954, anno in cui parte dei Monti di Muggia passò sotto l'amministrazione Jugoslava e anche la nostra vita cambiò.

                                                                                 Erik Scheriani - Classe V

 

I RICORDI DI NONNA PALMIRA

 

Santo patrono di Capodistria è San nazario, forse primo vescovo della città. Lo festeggiavano allora come oggi il 19 giugno. Giorni prima si andava a raccogliere la lavanda per adornare il Duomo e le vie interessate della processione che partiva da piazza della Muda. Per l'occasione veniva allestito un mercatino in piazza della Muda, dove c'erano tante bancarelle, si vendevano dolci fatti in casa e caramelle. Tutta la piazza era addobbata con nastri colorati e c'era una banda che suonava musica tipica capodistriana. Giorni prima venivano preparati dalle donne crostoli e buzzolai.   

 

CROSTOLI: 30 gr. di farina, 30 gr. di burro, 2 uova intere, 1 cucchiaino di lievito, 1 pizzico di sale, 3 cucchiai di grappa.

 

      Separare gli albumi dai tuorli e montarli a neve. Impastare  farina, tuorli, burro, lievito, sale e grappa.

 Incorporare per ultimi gli albumi montati a neve. Avvolgere l'impasto in una pellicola e lasciarlo riposare in

 frigorifero, per un'ora circa. Con il  il matterello stendere la pasta in una sfoglia sottile, e con la rotella

dentata tagliare la sfoglia, usando la fantasia per creare le forme desiderate.  

. Friggere in abbondante olio caldissimo. Quando diventano dorati sgocciolare su carta assorbente e

servire con una spolverata di zucchero al velo.                                                      Clarissa Emeršić - Classe IV

 

 

 

                                     LA FESTA DELLA MADONNA DI SEMEDELLA

 

 

 Una delle feste più belle della mia città è quella della Madonna di Semedella. Ogni anno, nella seconda domenica di Pasqua, tanti capodistriani si ritrovano sul sagrato della chiesetta costruita per ringraziare la Madonna dopo la terribile peste del 1631.

Il santuario venne costruito proprio in quel luogo perchè lì c'era uno dei cimiteri dove venivano sepolte le vittime. Allora i capodistriani promisero alla Madonna di recarsi in pellegrinaggio al santuario ogni anno. E questa tradizione si è mantenuta ancora oggi. Mio nonno mi ha raccontato che dopo la guerra qualcuno voleva demolire la chiesa per allargare un'autorimessa. Ma per fortuna la chiesetta di Semedella è ancora lì, con i suoi quadri, il suo bell'altare, e la tomba dell'ultimo vescovo di Capodistria, Bonifacio Da Ponte. Dopo la sua morte infatti la nostra Diocesi venne unita a quella di Trieste.

Io alla festa ci vado quasi sempre, col nonno o con papà che sono molto felici perchè incontrano sempre tanti amici. Ma sono felice anch'io perchè mi porto a casa i buzzolai.

 

SAN NAZARIO

 

 Il patrono di Capodistria è San Nazario. La leggenda vuole che il nostro Santo sia stato il primo vescovo di Capodistria nel sesto secolo. Si narra che sia arrivato sull'isola camminando sull'acqua. Le sue ossa furono rubate dai genovesi che più tardi le restituirono. E oggi i resti di San Nazario si trovano dietro all'altare del Duomo. La festa del nostro patrono ricorre il 19 giugno. Che cosa succedeva in questa giornata? Me l'ha raccontato un sacerdote molto simpatico nato a Capodistria che si chiama don Giovanni Gasperutti.

 

        Padre, come veniva festeggiato San Nazario?

 

Era una giornata particolare perchè dovete sapere che San Nazario non era solo il patrono di Capodistria, ma era il vescovo di un'intera Diocesi. Per cui in quella giornata affluiva a Capodistria gente da tutti i paesi circostanti, anche da Isola e Pirano. Per cui la città si riempiva di gente che festeggiava questo santo invocando la sua protezione. Si addobbavano le finestre con drappi colorati, con tappeti e varie cose preziose che la gente esponeva al passaggio del busto.

 

        Mio nonno ricorda che perfino l'odore era particolare quel giorno ...

 

Sembrava che tutta Capodistria fosse invasa da un profumo particolare, questa lavanda che noi chiamiamo lavanda di San Nazario.

Un profumo che penetra dentro, come se si volesse in qualche modo aspirare lo spirito di questo santo per donare anche a noi la

capacità di imitarlo in quel che di bene abbia fatto.

 

Ho visto delle foto che si faceva una processione. Mi racconti.

 

Era un percorso assai faticoso. Il 19 giugno il sole picchia forte. La via

tenuta dalla processione era quella che secondo la tradizione fu compiu-

ta da San Nazario nel suo primo ingresso in città. Dopo aver fatto il giro

della città, il busto di San Nazario rientrava in chiesa dove il vescovo

apriva l'arca delle ossa benedette. Quindi ognuno ritornava a casa.

Era molto bello.

 

        Speriamo che questa processione si faccia di nuovo!

 

Certo San Nazario non è il simbolo di qualcosa che passa. Se è stato il patrono dei capodistriani ieri, lo è anche oggi e lo sarà anche domani.

 

 

CURIOSITA' CAPODISTRIANE

 

Il selciato in piazza

Il selciato in piazza è circondato da una riga bianca, sempre di pietra. Si dice che una volta solo i nobili potessero attraversare il centro della piazza. Gli altri dovevano passare fuori dalla riga bianca.

 

I rioni

Sul lato di una casa, proprio vicino alla nostra scuola, c'è una testa di pietra. Pare che una volta ce n'erano molte e pare che segnassero il confine tra un rione e l'altro. Capodistria aveva una decina di questi rioni, a ognuno dei quali corrispondeva una porta cittadina: San Pieri, San Tomaso, Ognissanti, Ponte, Porta Major, Brassiol, Porto, Zubenaga, Porta Isolana e Bossedraga. Oggi questi nomi si possono leggere ormai solo nei libri. Si continua ad usare solo i nomi di Porta isolana e Bossedraga, ma sarebbe bello riscoprire anche gli altri.

 

I Carmini

Fino a pochi anni fa, sopra la porta dell'antico battistero ( la Madonna dei Carmini ) erano conficcati dei chiodi arrugginiti. Nonno mi ha spiegato a cosa servivano: una volta gli agricoltori vi appendevano i primi grappoli d'uva che nascevano d'estate. Era un rito per chiedere alla Madonna un buon raccolto.

 

Il termometro 

Santorio Santorio ( 1561- 1636 ) è stato uno dei medici più noti del suo tempo. Amico di Galileo Galilei, Santorio ( che oggi dà il nome alla nostra Comunità degli Italiani ) inventò molti attrezzi e costruì uno dei primi termometri.

 

Nobili

Capodistria aveva tante famiglie nobili. La più nota era quella dei Gravisi nel cui palazzo c'è oggi la Scuola di musica. Gli abitanti delle altre cittadine usavano dire:

" Co nassi un capodistrian, nassi un conte. "

 

Koper

In sloveno, Capodistria si dice Koper. Secondo gli studiosi tale nome deriva da Capris, che era il nome di questo luogo ai tempi dei romani.

 

L'isola

Capodistria è nata su uno scoglio quando alcuni abitanti vi si rifugiarono per difendersi meglio dai nemici. Poi l'isola venne collegata alla terraferma con due strade: la prima partiva dalla porta di Muda, la seconda è quella che oggi si chiama Strada di Semedella. Le acque intorno alla  città diventarono sempre più basse. Poi si  fecero le saline e, dai oggi , dai domani...l'isola non c'è più.

 

Internet

La nostra scuola si chiama " Pier Paolo Vergerio il Vecchio ". Per farla conoscere meglio, gli alunni più grandi di noi hanno fatto anche un sito internet. L'indirizzo è

www.o-vergerio.kp.edu.si

 

 

Dopo la processione, la gente si raccoglieva nelle piazze, dove sulle bancarelle vendevano dolci tipici e frutta di stagione. I bambini raccontavano filastrocche e conte. Eccone una:

 

Pugni, pugneti,

gali, galeti,

cossa xe drento?

Pan e formento

Cossa xe fora?

Pan e sevola

Chi t'a dado?

El mio paron

Per che rason?

Per che de sì.

 

Per San Giorgio un piatto tipico erano i " capusi garbi ", cotti con abbondanza di carne suina ( in genere cotechini o pancetta). si tratta di un piatto di semplice preparazione: basta cuocere i crauti in acqua assieme al pesto, fatto con lardo ed aglio. Poi, a metà cottura, si aggiunge la carne di maiale. Servire il tutto ben caldo, con la carne ricoperta dai capusi.

 

Ecco una leggenda legata al Santo: nel XVI secolo il Duomo era molto mal ridotto e San Giorgio apparve ad un bambino dicendogli di andare dal podestà di Pirano a dirgli di far aggiustare la chiesa. Il podestà non credette al bambino e non fece niente. Allora San Giorgio per punirlo lo fece diventare cieco e fece sparire il bambino. A quel punto il podestà capì che aveva commesso un errore e fece restaurare il Duomo. San Giorgio allora gli ridiede la vista e fece riapparire il bambino. Ancora oggi a Pirano esiste un quadro del Tintoretto che ricorda tale fatto misterioso.

                                                                                         Chiara Vianello - classe IV


         

 

      

 


          

                 Manuel Cernaz - classe III

 

 

 

LA FESTA DI SAN GIORGIO - PATRONO DI PIRANO

 

    

Il Santo Patrono di Pirano è San Giorgio. Narra la leggenda che durante una terribile mareggiata, San Giorgio sia apparso ad un pescatore annunciandogli che Pirano sarebbe stata risparmiata. Da quel giorno San Giorgio fu scelto come patrono della città.

San Giorgio si festeggia il 24 aprile, anche se sui calendari San Giorgio è ricordato il giorno 23. Il 25 aprile, infatti, si festeggia San Marco, patrono di Venezia, città alla quale Pirano era devota. I piranesi volevano così, spostando i festeggiamenti per San Giorgio e unendoli a quelli per San Marco, dare maggior lustro al loro patrono.

In occasione della festa si pulivano le strade, mentre le donne ripulivano le case e lucidavano le maniglie di porte e finestre. Le cucine erano tirate a lucido. Alle finestre, poi, erano esposte tovaglie bianche ricamate.

    Si vendevano piccoli oggetti, ci si preparava per andare al lavoro nelle saline e per la processione. La sera le famiglie partivano per le saline di Sicciole, dove sarebbero rimaste tutta l'estate. Ci si portava dietro tutto il necessario, dai vestiti agli oggetti di cucina. Per quasi quattro mesi avrebbero vissuto nelle tipiche case dei salinari, all'interno delle saline. Alcune di queste case sono visibili ancora oggi. La manifestazione principale era la processione per le vie. La statua d'argento del santo, opera dei maestri cesellatori veneziani, era portata a spalle dal Duomo sino all'edicola con San Giorgio che uccide il drago, passando per tutte le vie principali.   Oggi l'originale del dipinto è conservato al comune. Le processioni sono terminate nel 1954.

 

 

                          PROCESSIONI DI IERI A PIRANO

 

 

 

La prima processione dell'anno cadeva il Venerdì Santo, a cui seguiva il 24 aprile quella del Patrono.

I preparativi per le Processioni cominciavano alcuni giorni prima della festa con la pulizia delle contrade, dei portoni, degli infissi. I legni venivano riverniciati, o passati con " l'olio de lin " per eliminare ogni granello di polvere; le inferriate e i " speceti dei portoni "( a Trieste si chiamano " cucherle ")  ridipinti con vernice nera e i vetri resi lucenti con " spirito, foi de giornal e tanto oio de comio ". Le facciate delle case erano abbellite con lenzuola ricamate e le finestre adornate da piante e candele, come se ogni casa fosse un altare.

Nel giorno della processione le croci, le statue, i " selostri " e i fanali erano portati dagli uomini paludati nelle tuniche con i colori delle antiche confraternite. A che la processione avanzasse con regolarità, dei ragazzi si curavano che i portatori tenessero il passo con il corteo, usando un linguaggio che potrebbe sembrare pagano, ma voleva essere quasi un " codice":  "  Pian avanti col Cristo, che la Madonna xe ancora in " casa del diavolo " a indicare che la statua era ancora lontana e che bisognava quindi rallentare.

 

LE SCUOLE: ogni scuola o confraternita aveva il proprio crocefisso, i suoi torceri, il suo stendardo e la statua  processionale del Santo, anche il colore del saio era diverso tra scuola e scuola. Ogni scuola curò sempre meglio la sua immagine, affidando la costruzione degli attrezzi professionali ad artisti esperti. Le confraternite importanti sono quelle del SS. Sacramento, la scuola della Madonna della Salute, la Madonna del Carmine, e così via. Turchino è il colore che contraddistingue la scuola di San Giorgio, patrono della città.

 

 

L' ordine prevede, prima il Crocifisso, fiancheggiato da quattro fanali, segue lo stendardo, viene quindi il gruppo dei portatori della statua. Il caposcuola anziano o camerato dirige i suoi uomini.

 

 

LA DOMENICA DELLE PALME

 

 La domenica mattina, prima della " Messa Grande " il sacerdote benediva i rami d'ulivo. Quindi la processione usciva dalla porta laterale della chiesa e girava sulla " grisa " per raggiungere il portone principale, che era chiuso.

Allora , il prete con l'asta della croce batteva alla porta chiedendo di far entrare il Principe della Pace; la porta si apriva e la processione si avviava all'altare maggiore per l'inizio della messa.

I fedeli portavano nelle loro case i rami benedetti, da conservare religiosamente; venivano appesi ai quadri sacri e le foglie secche sarebbero state gettate nel fuoco durante i temporali per tenere lontano i fulmini.

 

 

                         Serena Buremi - classe V

 

 

 

 

SAN SERVOLO A BUIE

 

 I miei nonni paterni si chiamano Anna e Romano. Sono nati a Buie d'Istria oltre 70 anni fa e sono vissuti a Buie per oltre 40 anni. Ora abitano a Umago. Il Santo Patrono del paese natio dei miei nonni, cioè Buie si chiama San Servolo. Il Santo Patrono si festeggia il giorno 24 maggio. La cerimonia dei festeggiamenti coinvolgeva quasi l'intera popolazione del paese. L'aria di festa si respirava sin dalle prime ore del mattino e venivano scandite dai rintocchi delle campane, sia del Duomo, sia della Chiesa della Beata Vergine. Alle 11 una grande folla si raccoglieva nella piazza del Duomo per assistere alla Santa Messa e prepararsi alla Processione. Questa si snodava per le vie e le piazze principali  di Buie. Le vie interessate dal passaggio del corteo erano adorne di fiori, mentre i balconi delle case erano abbelliti da lenzuola e tovaglie finemente ricamate.

Lungo il tragitto del corteo venivano allestiti degli altari che servivano ai fedeli per pregare e al tempo stesso avevano lo scopo di permettere ai portatori dei vari stendardi, ceri, lanterne e la statua del Santo Patrono di riposarsi. Al termine della processione che aveva luogo nel Duomo la gente si salutava e tutti facevano ritorno alle proprie case, dove erano attesi dal pranzo. Pasto solitamente povero per i più, consisteva in un " primo " a base di brodo di carne di manzo, e un " secondo " di patate arroste e la carne lessa del brodo. Le donne già il giorno prima preparavano dei dolci, ciambelle ( buzzolai ) e pinze che venivano consumati solitamente dopo i pasti soprattutto dai bambini. Bambini che con le mamme poi frequentavano con curiosità le bancarelle allestite nella piazza e nella via principale. I chioschi attiravano la gente con la merce più disparata, giocattoli, indumenti, stoviglie, dolciumi ed altro. Gli uomini invece si radunavano nelle cantine per chiacchierare ed assaporare qualche buon bicchiere di moscato. Al calar del sole si ritrovavano in osteria per fare qualche partita di carte, tressette e briscola o scopa, oppure a giocare alle bocce.

 

       RICETTA DEI MIEI NONNI: SIA PER LE CIAMBELLE, SIA PER LE PINZE

 

Ingredienti: Farina 00 gr.1500, lievito gr.80, margarina gr. 250, zucchero gr. 400, due uova intere e sei tuorli, vaniglia e scorza di limone grattugiata.

Preparazione: deporre la farina sul tavolo a forma centrica ( come un vulcano ) quindi con un buco nel centro. Precedentemente sciogliere il lievito nell'acqua tiepida e aggiungervi un cucchiaio di zucchero. Separatamente sbattere le uova ed i tuorli con lo zucchero. Versare l'amalgama nel " vulcano " e mescolare il tutto fino a raggiungere un impasto uniforme, aggiungendo di tanto in tanto il lievito sciolto nell'acqua tiepida, latte e margarina. Quando l'impasto è stato ben amalgamato, lo dividiamo in più parti uguali ( dando loro la forma desiderata ) e lo lasciamo lievitare per 4 - 5 ore. Dopo di che lo mettiamo in forno caldo a 200  gradi per circa 40 - 50 minuti.

                                                                                                     Chiara Cimadori - classe III

 

A VILLA DEL NEVOSO ( ILIRSKA BISTRIKA )...

 

 

 

A Villa del Nevoso la festa del Santo Patrono è molto sentita e viene festeggiata il 29 giugno. I santi sono due: Pietro e Paolo. Lo stesso avviene per il paese vicino, Topolza.

Per l'occasione vengono preparate varie specialità. La differenza fra i due paesi è che a Villa del Nevoso i festeggiamenti durano tre giorni: venerdì, sabato e domenica. E' un'occasione importante nella quale si ritrovano parenti e amici.

 

 

 

 

... E A TOPOLZA ( TOPOLCA )

 

E' un paese a due chilometri da Villa del Nevoso. Dopo aver partecipato alla festa patronale dei SS. Pietro e Paolo, la prima domenica di agosto gli abitanti di questo paese festeggiano Santo Stefano; più che una festa religiosa  è una " sagra ", festa di paese. Ogni casa prepara un tavolo con le più belle tovaglie dove si mettono varie specialità culinarie della stagione e dove non deve assolutamente mancare la " potizza ".

La notte tra sabato e domenica viene rallegrata da gruppi musicali che suonano fino alle prime luci dell'alba.

 

                      

                                                                                                                     Rene Masalin - classe III