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PRESENTAZIONE DEL GRUPPO ETNOGRAFICO DELLA COMUNITA' DEGLI ITALIANI DI CREVATINI

Il gruppo è formato da bambini che frequentano la scuola elementare Pier Paolo Vergerio il Vecchio  di Capodistria, sezione periferica di Crevatini. Nonostante il lavoro scolastico sia impegnativo non disdegnano di svolgere ricerche che riguardano il luogo dove sono nati e vivono, e il luogo dove sono nati i loro nonni. Il gruppo è esiguo ma il loro lavoro è costruttivo. Si sentono molto compresi nel ruolo di ricercatori. Queste pagine sono solo un piccolo assaggio dell'antologia che hanno preparato e che vorrebbero veder pubblicata in un prossimo futuro. Questi ragazzi sono un esempio positivo di amore per lo studio e la ricerca, e per me è motivo di orgoglio vedere che apprezzano le piccole cose che forse qualcuno vorrebbe che venissero dimenticate.

Maria Pia Casagrande

Presidente e mentore della Comunità degli Italiani di Crevatini

 

 

 

 

      LAVORO CREVATINI    

 

 lavoro cumulativo  III – IV – V – VI – VII classe 

 

                                                                                              Comunità degli Italiani di Crevatini

 

Sebastijan Marzi - III classe

 Marko Stojmirović - IV classe  

Lara Eler - V classe

 Rok Jerman - V classe

 Rok Marzi - VI classe

Jure Tica -  VI classe

 Diana Sellibara - VII classe

 

                                                         Arrigo Debelli

 

 

   

 

IL SANTO PATRONO DEI MONTI DI CAPODISTRIA (GASON)

 

Dai ricordi di nonna Bruna.

 

 Le feste religiose e non, a Gason sono sempre state rispettate.

 La festa più grande  in assoluto a Gason era quella religiosa  dedicata ai  Santi Giovanni e  Paolo. Era una  ricorrenza molto  sentita e ancora oggi alcuni tra i più anziani la celebrano.

 Ricordo i  festeggiamenti  di quando ero ancora bambina:  il  mattino del giorno di festa alle 11.00 si partecipava alla Messa  solenne, alla quale per tutti era punto d'onore la presenza se  non altro per far vedere i vestiti nuovi. Nel corso della Messa si  procedeva in processione per le vie principali del paese con il Santo Patrono posto su un altarino  e portato dai giovani a

 spalla. Seguivano le giovani che portavano coroncine di fiori e candele accese. Alle finestre delle case venivano esposte delle tovaglie ricamate a mano finemente, tovaglie che di solito si  usavano solo per i battesimi, le comunioni, le cresime e i matrimoni.

Finita la funzione religiosa ci si radunava davanti alla chiesa dove, posti su delle bancarelle, facevano bella mostra di sé per essere assaggiati dolci  che in precedenza avevano preparato le nostre mamme. Ci si riuniva per il pranzo alle due del pomeriggio; le famiglie avevano modo così di ritrovarsi:  venivano anche le mie sorelle già maritate.

 Nel pomeriggio incominciavano altri festeggiamenti per le vie del paese con balli e canti. Il ballo serale si teneva all' aperto  data la bella stagione. La sala era circondata da bancarelle con  sopra varie prelibatezze gastronomiche così ognuno aveva modo  di servirsi. I bambini giocavano a rincorrersi tra le gambe degli adulti.

 Ancora oggi  ne conservo un piacevole ricordo e vorrei che le mie nipoti potessero fare questa esperienza

                                                         Lara Eler – classe V

 

A NATALE

 

LA Vigilia di Natale non si mangiava La carne ma si preparavano piatti a base di pesce, La pasta con le acciughe, le passere con le verze, la polenta  con il brodo e con  il baccalà. Il  giorno di Natale si consumavano, invece, piatti  a base di carne e in  particolare modo, arrosti: tacchino, cappone, maiale, stinco di vitello ecc. I dolci tipici erano: le fritole, la potizza, la torta  marmorizzata, lo strudel e la crostata con la marmellata di susine.

 

Nella cucina c'era un buon  odore di quercia bruciata. Sullo 'spacher' rovente si mettevano le mele con dello zucchero che pian pian faceva gonfiare la buccia. L'aroma di vaniglia usciva  dall'impasto delle fritole, preparato dalla nonna. L'impasto era  giallo, molle,  macchiato  qua e là da pinoli bianchi e uva possa marrone. L'albero di Notale, rigorosamente  di ginepro, era  posto in un angolo della  cucina e ai suoi piedi si metteva il muschio, il cui odore si mescolava agli altri  della cucina.

 Gli  addobbi  natalizi erano molto semplici.  Sull'albero di Natale si appendevano le candeline di cera, le noci e le mandorle avvolte nella carta. La napa era addobbata con carta crep.

 Una settimana prima di Natale si puliva la casa da cima a fondo.

 Oltre alle solite pulizie domestiche quotidiane si lavavano le tende e con la spazzola si pulivano le scale...  Alla  vigilia  di Natale si cucinava  il baccalà in bianco e in rosso  con la polenta,  il brodetto e le passere, le sogliole fritte, si preparavano anche  i dolci: le fritole e il Kuglov (dolce di forma rotonda con un foro al centro).  Il baccalà si  mantecava con un  pastello; era  poi  messo in ammollo nell'acqua per ventiquattro ore. L'acqua veniva sostituita e si faceva bollire il baccalà, finché non diventava tenero. Successivamente con un cucchiaio di legno, al baccalà si aggiungeva  anche sale, pepe e olio d'oliva secondo i gusti.

Preparare la tavola era molto importante. Sul tavolo si metteva una tovaglia bianca ricamata a mano con i tovaglioli. In mezzo al tavolo invece si posava un piatto pieno di noci, mandorle, mele e fichi secchi. I principali simboli del Natale erano: l’albero decorato, il presepe e un ramo di agrifoglio al centro del tavolo. Alla vigilia di Natale non si mangiava la carne ma solo pesce come le passere, le sogliole fritte e il baccalà “ in bianco o rosso “.

                                    Gruppo etnografico della CI di Crevatini

 

 

BOSTE - BORŠT

 

Il borgo si trova a 353 m sul livello del mare. Case vecchie e abbandonate rispecchiano una vita passata operosamente. Nel centro del paese si trova la chiesetta dedicata a San Rocco, edificata a ricordo delle passate pestilenze. La tradizione vuole che in questo luogo sia nato S. Nazario patrono di Capodistria e primo vescovo della città. Il borgo è circondato da una florida campagna seppure un po' lasciata in abbandono; è una zona buona per la caccia di lepri e caprioli.

 

 Il Santo Patrono del paese dove sono nati i miei nonni materni è San Rocco, si festeggia il 16 agosto, il giorno dopo l'Assunta, quindi in pratica è una festa che continua. Come ogni festa richiedeva molta partecipazione da parte delle nonne per preparare la casa e i cibi da servire per il pranzo.

Era consuetudine ammazzare la gallina più grassa del pollaio per preparare un buon brodo; seguiva la pasta fatta in casa - fusi - o un risotto utilizzando la carne della gallina dalla quale si otteneva un ottimo sugo, il contorno, data la stagione, prevedeva di solito verdura fresca.

 

 

RICETTA DEGLI " STRUCOLI " SALATO DOLCI:

per la pasta: 750 gr. di farina, 50 gr. di lievito, 2 cucchiai di zucchero, 2 uova, un pizzico di sale, 4 dl di latte

per il ripieno: 40 dag di uvetta sultanina, 4 uova, 50 gr. di pancetta,40 gr.di parmigiano, una spolveratina di pepe

 

Preparazione: si prepara la pasta mescolando tutti gli ingredienti richiesti. Si fa lievitare dopo di che si divide l'impasto in quattro parti, da ognuna si ricava una sfoglia rotonda che viene spennellata con l'uovo sbattuto in precedenza, si spolvera con un po' di pepe, si aggiunge la pancetta soffritta con il buon olio d'oliva, l'uva sultanina e il parmigiano.

Ogni sfoglia viene arrotolata e rifatta lievitare. Alla fine il tutto viene fatto cuocere a vapore. ( attenzione che l'acqua del vapore deve essere salata). Quando gli " strucoli " sono freddi si tagliano a fette come il salame.

                                   Marko Stojmirovic' - classe IV

 

SAN RUFFO PATRONO DI LOPAR ( LOPARO )

 

Il toponimo Lopar deriva forse da lupo. Il paese si trova su un poggio alla destra del Dragogna, a circa 300 m  sul livello del mare.

La chiesa è dedicata a S.Ruffo,le cui reliquie furono rinvenute e trasportate a Momiano e viene ricordato ogni anno il 3 agosto.

Per ricordare questo santo le cose ogni anno si fanno in grande.

Nel  corso  della  settimana  che precede  la festa, le donne ripuliscono la casa, preparano dolci, invitano  parenti. A  turno puliscono la chiesa e provvedono agli addobbi, La domenica tutti si incontrano alla messa. All'uscita della chiesa, a messa finita, i paesani e anche quelli venuti da fuori si riuniscono sul sagrato dove sostano i carri e non, banchetti come qualcuno potrebbe dire, con i cibi preparati in precedenza: tra  tutti spiccano il prosciutto e la potizza.

Da notare che per festeggiare al meglio, le donne preparano i piatti tipici della cucina del  luogo, che rispecchia  la  cucina istriana  dove nonostante  la stagione, oltre alla potizza  non devono mancare i crostoli.

Finito di mangiare arriva  la banda che comincia a suonare e invita tutti ad una processione per il paese, arrivati nella piazza centrale, ci si dà alla pazza gioia ballando.

                                                  Rok Jerman - classe V

 

FESTE PAESANE SUI MONTI DI MUGGIA

 

 La penisola muggesana è lambita da tre lati dal mare,innumerevoli casette, come perle sparse per i declivi, sono raccolte in piccole borgate e piccoli raggruppamenti di case rurali. Questa penisola di terra marno arenacea, ben tenuta, è particolarmente ricca di vigneti e oliveti. E' divisa in due dal confine di Stato, confine che non impedisce di tener vive le tradizioni locali che vengono tramandate dai pochi autoctoni rimasti. E' attraverso le loro memorie che possiamo immaginare un mondo allegro e non inquinato dalla civiltà moderna. Abbiamo intervistato alcune signore, che con arguzia, hanno descritto le manifestazioni che si svolgevano quando loro erano molto giovani.
I santi Patroni si festeggiavano il 26 giugno ma non avevano molto interesse sul nostro Monte abitato da operai e contadini che preferivano divertirsi con le sagre paesane. Queste ultime
si svolgevano all' aperto nella bella stagione. Ogni borgata aveva la sua che non doveva mai coincidere con quella delle altre. Il mese di maggio e precisamente la prima domenica aveva luogo la sagra a Sonnici, nello spiazzo dietro all' osteria di 'Norma postiera", e sì perchè sui Monti di Muggia funzionava anche un ufficio postale.

Seguiva la prima domenica di giugno, a Crevatini,davanti all' osteria di " Rampignaz " sopranome di una delle più importanti famiglie del paese.

 La prima domenica di luglio la sagra aveva luogo a Rosici in ara, uno spiazzo di terra battuta
che di solito fungeva da passaggio e che per !' occasione veniva recintato con frasche: a Ovest su un muretto veniva preparato un podio dove i suonatori prendevano posto e davano fiato alle trombe, i giovani e meno giovani davano inizio alle danze. Ogni tanto i suonatori si "dissetavano " con qualche bicchiere di buon Refosco.

Via via che le danze si facevano più frenetiche la polvere si alzava da terra e alcuni addetti al controllo della festa provvedevano a spruzzare acqua onde evitare che si alzasse troppa polvere. Le giovani che venivano al ballo non possedevano allora scarpe belle come quelle di oggi, in pelle, ma scarpe fatte in casa con pezze di stoffa bianca, la suola fatta col sacco cucito, il tutto a mano. Si può dunque immaginare come diventavano le scarpe a metà serata. E allora non c'erano lavatrici per pulire a dovere lo sporco!

La prima domenica di agosto la sagra si teneva a S.Barbara e l'ultima sagra era quella di Scoffie,  la prima domenica di settembre dietro la casa della famiglia Spagnoletto, famiglia molto abbiente in quel di Scoffie. Poi fino a Natale poco si faceva e per divertirsi si doveva attendere il carnevale.

Questi dati mi sono stati forniti dalle nostre " nonne " Elda Crevatin. Silva Novello e Fabiola Prassel. Sono loro grato per la disponibilità che hanno dimostrato nel fornirmi i dati per questa breve ricerca.

                                                                       Jure Tica   -  classe VI

 

     

I MI PATRONI

 

Mi son fortunada perche' go do (2)patroni; uno de parte de mama, che xe San Saba e uno de parte de papa', che xe San Servolo. I mi noni materni xe de Castelvenere, dove se festegia el patron del paese (San Saba) el 5 de disenbre.

      A Castelvenere, el 5 de disenbre, quando vegniva festegia' el santo protetor S. Saba, se se preparava anche  per la  nascita  de Gesù'.

In questo periodo de Avento, la festa iera del tuto religioso, cosi' che, se anche i ziovani gavesi preferi' balar, questo non se podeva.

 

 

      A Castelvenere ghe iera altre do (2) feste; una iera

l’ otava che se festegiava 8 giorni dopo Pasqua, l' altra invese iera la Sagra che se festegiava la seconda domenica de otobre.

Per questi festegiamenti se se preparava per tempo;  se  ritocava le piture in casa, se preparava el vestiario e cosi' via (sarti e caligheri i lavorava de zorno e de note e i se faseva una fortuna con ste feste)

Finalmente el zorno tanto brama' rivava.

Tanta zente faseva anche chilometri per rivar; i più' richi in bicicleta i altri a pie. Tuti iera tirai a festa.

 

 

Le comare (che a Castelvenere  se  ciama "babe") gaveva la bona ocasion per sparlasar fra de lore e per criticar le mule vestide più' ala moda.Finida la mesa, se andava a pransar e dopo a balar all'  aperto sul grande tavolaso de legno, la pista de balo.La banda de paese iera i "Bitles" de quel periodo. Per i fioi ghe iera la giostra e tanti altri gioghi e divertimenti. Ghe iera anche tanti dolsi.

I mi noni paterni, che xe morti, i iera de Buie, dove xe la festa del patron (5an Servolo) el 24 de maio.Al tempo dei mi noni, el giorno de S. Servolo iera un giorno de gran festa paesana che la scominsiava con la procesion.Se partiva (de solito) dela cesa del Domo, col prete, la statua (con la reliquia de S. Servolo) e con tuti i paesani drio. Se portava el santo in procesion su e zo per le contrade fin a le Porte (che xe una piasa con la cesa dela Madona).

Dopo la procesion se andava vanti co la mesa.

De solito el giorno de S. Servolo ghe iera tanta de quela zente, che i più' i scoltava la mesa (per modo de dir) fora de cesa. A  mesa finida, i se trovava tuti fora, davanti la cesa, dove vegniva mese le careghe (sedie) per i veci e  per el paroco  e vegniva parechiade le tole (tavoli) con dolsi, qualche pasereta (bibite) e vin. 

Mio papà che el disi de sentirse sempre buiese) el me conta, che la festività' de San  Servolo in maio e quela dell’ Asunsion dela Beata Vergine Maria el quindise (15) de agosto (la Madona Granda, xe le due festività'  ale quale i buiesi ghe tien de più'.

 

A  Buie ghe xe un deto:  che se  i buiesi noi se  trova (incontra) ai funerai, i se trova de sicuro per queste do (2) santivita'. 

Ai sui tempi (quando i italiani dela parte de qua i iera dismentigai e le loro idee e discorsi iera roba de "borsa nera"), San Servolo iera una festa de gheto dove la procesion no iera permesa.

 

Anche lori, dopo la mesa, i se trovava tutti fora davanti la cesa. Quei che non se gaveva visto de tempo se saludava e i se abrasava e a poco a poco se formava i primi grumasi e più tardi i bosoli ( 2, 3, 4 - 6 persone in circolo , de solito separai) sia de ziovani che de ansiani. 

Iera la zoia de incontrarse ...paesani che iera restai ( pochi ) e paesani che iera tornai, magari per un giorno. Se rideva, se scherzava, se ricordava, se parlava de chi che ghe iera e de chi che non ghe iera più.Per un giorno se viveva de nostalgia e de ricordi.

Questo iera ieri... ogi tante robe xe cambiade e xe cambià anche questo giorno de festa che el xe diventà forsi più vario, forsi più rico de eventi, ma sai meno intimo.

Ghe xe tropa zente estranea che no porta nostalgia nè ricordi ma che forsi guarda de più a un domani dove quei fronsoli forsi i xe fora posto.

                                                      Diana Sellibara  -   Classe VII

 

LA CANZONE DEI SANTI

 

Questa nenia veniva cantata da gruppi di bambini la sera del 31 ottobre. Con qualsiasi tempo uscivano e andavano di casa in casa a racimolare qualche soldino o qualcosa da mangiare. Per poter procedere al buio, uno di loro reggeva un moccolo di candela o un fanale di quelli usati per le barche da pesca. Quest'usanza è ancora in auge a Muggia e dintorni.

 

Siam venuti cari amici

questa sera a ritrovarvi

è una sera per augurarvi

per noi altri tutti quanti.

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

Questa sera xe una sera

che i fanciulli va cantando

con un torso de candela:

" La me daghi la minela ".

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

Siora mia benedetta

la se meti una man sul petto

e quel altra in scarsela

la me daghi la minela.

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

Benedeti ' sti piedini

Che vien zo per 'sti scalini

e ne porta pomi e susini

per noi altri tuti quanti.

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

Se in 'sta casa xe una sposa

Pregaremo el signor Idio

Che el ghe mandi una fresca rosa

Ogni ano un mas'cio e un fio.

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

(Primo finale a regali ottenuti)

 

E cussì ve ringraziemo

casa nobile e cortesia

un altro anno ritorneremo

se ve piasi Gesù e Maria.

 

Lode in cielo per tutti i Santi!

 

(Secondo finale a regali rifiutati)

 

Tanti ciodi xe su'sta porta

tanti diavoli che i ve porti!!!

( e si fugge via!)

 

                                                    Arrigo Debelli

 

LA PARROCCHIA DI PIEVE DI LEUPA - LEVPA

 

 Di questa parrocchia fanno parte numerosi piccoli paesi. La chiesa parrocchiale è dedicata a Santo Stefano; nel paese c'è un' altra chiesa più piccola: la chiesa dei pellegrini dedicata alla
Madonna della Neve.
Si deve premettere che in ogni paese c'è una chiesa e che il giorno di Santo Stefano in ognuna ci si raccoglie in preghiera per un' ora.
La Madonna della Neve viene ricordata invece ogni anno da tutti il 5 di agosto e in quel giorno si va in pellegrinaggio a Levpa. Questa giornata forse è più sentita di quella del Santo Patrono e nonostante le vicissitudini di queste terre, la tradizione è rimasta immutata fino ai giorni nostri.
Al tempo dei miei nonni si festeggiava così...
L' avvenimento si preparava con grande anticipo, non meno di una settimana prima. Si provvedeva alle pulizie a fondo della casa, della stalla e degli animali. Ogni cosa doveva essere perfettamente pulita.
Le massaie preparavano gli ingredienti da cucinare per i! dì di festa. Si usava preparare sopratutto dolci. Potizze, crostoli ( frappe ), pane dolce, "struccoli "...
Per i giovani era un' occasione per sfoggiare i vestiti nuovi per andare a messa. Alla messa del mattino, che era particolarmente solenne, si univano anche i parenti che venivano da fuori per
questa speciale occasione.
Sul sagrato della chiesa venivano allestite delle bancarelle, abbellite con fiori e addobbi vari sulle quali facevano bella mostra di sé i dolci preparati dalle donne dei villaggi circostanti. Ai ragazzi venivano offerte bevande analcoliche.
Il pranzo era il momento in cui tutta !a famiglia si ritrovava,venivano serviti brodo di manzo con te tagliatelle fatte in casa, pollo o gallo arrosto con contorno di patate al tegame (patate in
tecia ), insalata fresca dell' orto e potizza. Dopo pranzato la gente si riuniva davanti all'osteria dove in precedenza si erano radunati i componenti della banda del paese che invitavano tutti a divertirsi. C'erano tutti: giovani e meno giovani, incominciavano i giochi, ci si arrampicava sull'albero della cuccagna, si gareggiava con i salti nel sacco, nel salto in lungo...si concludeva con la corsa degli asini ( la corsa coi musi).

Grande era il divertimento, l'allegria e la spensieratezza. Non mancava né da mangiare né da bere.

In allegria cantando e ballando alcuni facevano notte fonda, altri arrivavano all'alba.

                                            Rok Marzi - classe VI

 

RICETTA PER LA POTIZZA DEL DI' DI FESTA

 

Ingredienti: 800 gr. di farina bianca, 160 gr. gr. di burro, 1/4 di l di latte, 4 uova, 40 gr. di lievito di birra, 100 gr. di zucchero, sale, scorza di limone grattugiata.

 

Per il ripieno: 60 dag di gherigli di noci, 6 uova, cannella, rum, zucchero vanigliato, scorza di limone grattugiata, uvetta passa, 200 gr, di zucchero.

 

Mescolare il lievito con un po' di farina, zucchero e latte. Lasciare che la pasta lieviti. Dopo di ciò mescolare il rimanente della farina e lasciare lievitare per un'ora. Rimpastare e spianare una sfoglia dove si metterà il ripieno preparato in precedenza. Lasciar riposare ancora per 10 minuti e poi mettere in forno a 150 - 200 gradi per 45 minuti.

               Ricetta della nonna di Sebastijan Marzi - classe III