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motto CIOCOCCINO                                                 Giovanni Rendola  

                                                         Classe I d  Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

 "Che significato ha per te il 150° anniversario dell’Unità d’Italia"   

Italia, una mela centocinquantenne

L’ Italia oggigiorno è uno stato ancora un po’ instabile politicamente, ma dire che l’ Italia compie centocinquant’ anni è come dire che una mela è diventata matura. Una mela che ha superato guerre, carestia, crisi economica, immigrazione, malattie… Ma adesso è più rossa che mai. Una mela che fa parte del grande albero dell’ Unione Europea da quasi cinquantanove anni e questo ha influito molto il corso della sua storia, qui c’è anche la Croazia, che è ancora un piccolo germoglio prossimo a sbocciare. Sono passati centocinquant’ anni da quel 17 marzo 1861 data della fondazione di uno stato che ancora oggi è conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza e la sua unicità. Uno stato che io elogio e rispetto. Sapete io non mi intendo molto di politica, ma riconosco l’ importanza che ha avuto l’ onorevole Camillo Benso, detto Conte di Cavour, che ammiro e rispetto molto. Egli ha avuto una importanza decisiva nell’ unificazione del Regno d’ Italia, è stato sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, ed inoltre anche Presidente del Consiglio, purtroppo solo per poco tempo. Che dire invece di Giuseppe Garibaldi, l’ eroe dei due mondi, egli ha combattuto e ha versato sangue e lacrime insieme ai suoi soldati per rendere l’ Italia indipendente, una cosa per cui merita essere ricordato.

Ma questo evento è di rilevante importanza anche per l’ Istria e i suoi abitanti, essendone stata parte dell’ Italia per un certo tempo e perché qui, dopo parecchi anni, si continua a parlare e a insegnare la lingua e la cultura italiana. Praticamente, l’ Italia è stata così ( come si direbbe in Toscana, perché sono nato lì ) “bischera” da farsela portare via. Ma comunque, questa è una ragione in più per festeggiare l’ unità d’ Italia anche qui.

Un giorno mi sono domandato, come si sia sentito Vittorio Emanuele II, il primo re d’ Italia, quando gli fu data questa alta carica. Lui prima era ( per quanto ne so io ) il re della Sardegna, e pare che per i sardi di quel tempo fosse un buon re. Mio nonno mi saprebbe raccontare tantissime cose su di lui, perché mio nonno è il miglior libro di storia che si possa desiderare, anzi potrebbe essere così vecchio da averlo conosciuto di persona! Ha ha!   

Magari qualche storico potrebbe ipotizzare che quello che Vittorio Emanuele II ha pensato quando gli è stata data questa carica potrebbe essere stato – dopo una vita di conflitti passati a combattere e a sostenere il popolo sardo, è un grande onore ricevere il titolo di re d’ Italia -, ma secondo me quello che probabilmente lui pensò fu – Yes! Il Parlamento mi ha eletto sovrano dell’ Italia!!! Adesso potrò estendere i miei domini e portare pace e ordine a questo nuovo popolo -. Questa è solo un ipotesi, non potremo mai sapere quello che veramente pensò quel giorno…

E’ vero che “da un grande potere, derivano grandi responsabilità”, ma in Italia oggi c’ è più “potere” che “responsabilità” e questo ha aggravato  molto la situazione politica e economica di questo paese. Ma è vero anche il motto “non arrendersi mai” ed è questo quello che bisogna fare, imparare dagli errori  commessi  in passato per poter migliorare in futuro.

L’ Italia potrà migliorare solo quando tutti  saranno d’ accordo che c’ è bisogno di un cambiamento radicale, con queste parole non voglio commentare la situazione politica italiana, voglio solo dire che il fatto che l’ Italia compi centocinquant’ anni vuol dire anche questo.

Chissà, magari, un giorno le generazioni future studieranno la storia odierna. E spero che un giorno siano fieri di com’ è stata, com’ è, e come sarà questa grande mela.


motto MAREVERDE                                                        Eufemia Barzelatto      

                                                         Classe III Liceo Scientifico – Matematico Scuola Media Superiore Italiana Rovigno  

                                                                                                                                         Insegnante: Patrizia Malusà Morožin 

TRACCE DI ITALIANITÀ NEL TERRITORIO IN CUI VIVI

Da quando l'uomo iniziò ad essere cosciente delle proprie capacità, sia di quella intellettiva che di quella fisica, iniziarono le battaglie per il dominio le quali poi si trasformarono in vere e proprie guerre, sanguinose e crudeli, senza provare per l’altro nessuna pietà. Di conseguenza si svilupparono anche il razzismo ed il nazionalismo, generati da modi di pensare e pareri, secondo me, sbagliatissimi, che portarono con sé vari scontri tra i cittadini o gli abitanti di uno stesso territorio.

Purtroppo, ancora oggi ci possiamo imbattere in situazioni simili, e per farlo non c’è il bisogno di andare molto lontano dal mio luogo natio.

Io vivo a Rovigno. Sono figlia di un padre nato e cresciuto qui e di una madre originaria dell'isola di Brazza, ma anche lei nata e cresciuta in questo magnifico posto. Posso, quindi affermare con fierezza di essere una vera rovignese. La cosa che invece non posso fare é dire che sia facile appartenere ad una minoranza, soprattutto se gli individui appartenenti alla maggioranza non hanno ben chiaro il significato delle parole ''multietnico'' e, soprattutto, ''tolleranza''.

L'Istria é sempre stata una terra “di mezzo”, buttata di qua e di là come un premio voluto da tutti, ma sacrificato con estrema facilità per raggiungere qualche altro scopo. Questo territorio, in un periodo relativamente breve, passò sotto il dominio di diversi popoli come gli Istri, i Romani, la Repubblica di Venezia, l'Impero francese con Napoleone, seguito dall'Impero austro-ungarico e da quello italiano. Ognuno di questi ha portato con sé nuovi elementi culturali, come il leone di San Marco, costruito dai Veneziani in tutte le città conquistate, o vari archi, scuole, ospedali, ognuno con caratteristiche architettoniche uniche. Oltre all'architettura, vennero influenzate anche le tradizione, la cultura e la lingua.

Oggi, l'Istria è una regione bilingue, dove viene parlata sia la lingua italiana sia quella croata. Viaggiando in macchina possiamo notare che tutti i segnali stradali sono scritti in ambedue le lingue. Ci sono varie istituzioni esclusivamente italiane, come le scuole elementari, medie e gli asili, ma per strada raramente sentirete una frase detta in italiano. Spesso mi è capitato di vedere dei genitori che, pur avendo dei figli che frequentano scuole o asili italiani, non rivolgono a questi una singola parola in questa lingua. Questo è solo uno dei motivi per i quali questa bellissima lingua si è ridotta a tracce. Questo è un fatto triste, non solo perché un'intera cultura sta lentamente scomparendo, ma anche perché molte famiglie stanno dimenticando le proprie origini.

Per fortuna, però a preoccuparsi del mantenimento di questa minoranza ci sono le varie comunità, le quali, aiutate anche dalle scuole e soprattutto dall'Unione degli italiani, promuovono continuamente questa lingua con varie manifestazioni culturali, viaggi, conferenze… Non si tratta di un lavoro facile. Tutto può sicuramente aiutare il giovane a mantenere viva la propria italianità, ma senza il contributo dei genitori si può fare ben poco. Questi, infatti, dovrebbero fargli capire che non ci si deve vergognare del fatto di essere appartenenti di una minoranza, al contrario. Essere in grado di parlare due lingue e non avere ostacoli simili nella società è una grande ricchezza.
 
Appartenere ad una minoranza non é facile, non lo é mai stato, e probabilmente non lo sarà mai. Ci sarà sempre qualcuno pronto a lanciare un'offesa per farci sentire estranei a casa nostra. Proprio per questo motivo gli appartenenti a questi gruppi dovrebbero tenersi sempre uniti, lottando per mantenere la propria posizione, ma senza formare barriere culturali. Dovrebbero aprire le porte anche ad altre etnie, osservando queste per poi sapere come migliorare a fare dei passi avanti. Tutto questo può sembrare egoistico, ma purtroppo è questo l'unico modo per ''sopravvivere'' in questa società, piena di infiniti scontri in cui ci deve essere sempre un perdente ed un vincitore.
Inoltre, ci terrei ad aggiungere che queste comunità dovrebbe investire sempre sui giovani, facendo il massimo per proteggere i loro diritti, garantendo un futuro migliore a loro e, di conseguenza, anche alla lingua italiana, perché il futuro del mondo siamo proprio noi, i giovani italiani rimasti a casa nostra, in Istria!
 

motto  NIMBY                                                               Niko Pomasan

                                                         Classe II m  Ginnasio Scientifico - Matematico Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                                                                            Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Non nel mio giardino...parlate del conflitto tra pubblica utilità e interesse personale 

 

Nella lingua oramai sempre meno shakespeariana è stato da poco coniato il neologismo ''NIMBY'', che risulta essere l'acronimo di una frase fatta usata di larga manica negli Stati Uniti, e cioè con maggior precisione: not in my back yard. Estorcendo questa locuzione dal proprio contesto linguistico iniziale, e introducendola in quello della lingua dantesca, ne fuoriesce un'altra con il significato di ''non nel mio cortile'': un modo come un altro per disfarsi di qualsiasi avvenimento, cosa o persona che si manifesti nelle nostre vicinanze e al quale noi vogliamo venga impartita la minor importanza possibile, e nel caso in cui ciò fosse possibile, non impartivene alcuna. Ma la cosa di cui meravigliarsi è non il solo fatto che qualcuno abbia per primo coniato e utilizzato tale frase stereotipata, ma il movente che lo ha spinto a non voler avere a che fare con un ben determinato evento. Ed ecco la parte interessante: esiste un perché ad ogni atto concepito dalla mente umana conseguentemente ad un ragionamento che ne risulta essere una previsione semi-certa. Detto ciò, se questa previsione trascinde nella possibilità di essere tanto probabile quanto scomoda, il suddetto pensatore avrà un conglomerato abnorme di motivi più che plausibili (al meno per quanto riguardo il suo beneficio) per far sì che tale previsione non si riveli essere prima una premonizione, e poi una catastrofica rappresentazione drammatico-teatrale. Ed ecco stabilita la natura di ciò che viene definito interesse personale; la pubblica utilità, al contrario, da vita a un sistema autosufficiente che dovrebbe giovare a tutti in egual modo, mantenendo appunto una stessa soglia di importanza e privacy al suo interno; la classica, nonché fiabesca, utopia alla quale tutti sembrano credere, a meno che non finisca per ledere il loro fine ultimo, altrimenti noto come interesse personale. Ecco svelato il mistero del conflitto di interessi: quando una persona in grado di piegare usi, costumi e leggi a proprio piacimento sostituisce il ''piacimento'' con ''favore'', distorcendo il sottile equilibrio creatosi posizionando tutti a un unico livello.

A mio modesto parere, l'utilizzo del caso Ruby materializzatosi recentemente ad Arcore è altamente inutile come esempio di ipocrisia e conflitto di interessi, perché che che se ne dica, non sta a noi delineare le colpe di un funzionario dello stato italiano, e tanto meno quelle di una semi-parente di un ex dittatore egiziano. Parola alla giurisdizione italiana.

Sarebbe invece il caso di illuminare la mente di chiunque si accosti a un simile scontro tra colossi in ambito di politica con un esempio del tutto nuovo e, nel caso ciò si dimostri utile a uno scopo supremo, del tutto inventato, lasciandolo/a esente da possibli pregiudizi creatisi in merito a voci di corridoio. Prendiamo il caso di un qualsiasi rappresentante delle forze dell'ordine, un'autorità: prendiamo, per il fine di fare un esempio, la figura del poliziotto comune. Ma di un comune poliziotto che si trova coinvolto all'interno di un caso che vede un membro della sua famiglia invischiato in attività illecite. Il suo interesse personale sarebbe quello di evitare che il membro delle sua stirpe sanguigna venga punito per associazione a delinquere, mentre l'interesse pubblico, ovvero ciò che farebbe comodo a un eventuale passante che non ha niente a che fare con i dubbi del poliziotto, sarebbe di rinchiudere un possibile criminale prima che lo diventi veramente. Ed ecco il dubbio del poliziotto si palesa come conflitto di interessi, soprattutto nel momento in cui egli decide di prendere una decisione non estranea alle due alternative possibili.

Ecco che cos'è un conflitto di interesse, ed ecco perché, onde possibile, dovremmo evitare di portarci in simili situazioni.


 motto CIGNO                                                                       Ana Šverko

                                                         Classe II a  Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                                                                  Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Che significato ha per te il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
 

             Il 17 marzo 2011 è sicuramente un giorno importantissimo per tutti gli italiani.

Sono passati 150 anni dalla stessa data del 1861 quando Vittorio Emanuele II venne nominato Re d'Italia "per grazia di Dio e volontà della nazione".

Nel corso della storia l'Italia ha molte difficoltà nell'unificarsi. Esiste sempre una tendenza nel raggiungere questo obiettivo, però è ostacolata da alcuni fattori che ne impediscono il compimento (la suddivisione in tanti piccoli comuni, il timore del papato di perdere la sua autonomia con la formazione di uno stato unitario, le invasioni di stranieri).

Appena con l'invasione delle truppe napoleoniche e poi con guerra austro-napoletana si delinea un forte sentimento nazionale. Comicia il cosiddetto Risorgimento il cui fine è di formare uno stato unito e raggiungere l'indipendenza della nazione italiana.  Si forma anche l'associazione patriotica segreta, la "Carboneria" alla quale poi segue la "Giovine Italia".

Il primo tentativo di liberazione, la guerra contro gli austriaci, non ha successo. Appena nel 1859 con la seconda guerra d'indipendenza e la spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, l'obiettivo viene raggiunto e nel 1861 a Torino viene proclamato il Regno d'Italia. Il Risorgimento vede come protagonisti Giuseppe Garibaldi (generale e condottiero), Giuseppe Mazzini (politico e filosofo), Vittorio Emanuele II (il primo re d'Italia) e Camillo Benso, conte di Cavour (primo presidente del Consiglio, con la proclamazione del Regno d’Italia) che vengono considerati "i padri della Patria".

Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo1) (da Ai giovani d’Italia) dice il patriota Mazzini perché per avere una patria bisogna essere liberi e uniti.

Nel 1861 questo avviene ed è appunto per questo motivo che l'anniversario dell’Unità d’Italia provoca un sentimento d'orgoglio nel cuore degli italiani.

Infatti, questo sentimento è anche presente "fisicamente" quando si visitano le città italiane. Per esempio, durante quest'anno, nella gita che ho fatto con la mia classe a Venezia ho visto tantissime bandiere italiane sulle finestre degli edifici. Quasi ogni casa ne aveva una.

Per me il 150° anniversario dell’Unità d’Italia è importante siccome vivo in una comunità italiana in Croazia. Penso che per ogni nazione ai fini di un ulteriore sviluppo dello stato, siano estremamente rilevante l' unità e l'indipendenza. A questo contribuisce sicuramente il fatto che il popolo è libero, non è sotto l'influenza degli stranieri che (seppure, a volte buoni padroni) non possono o non vogliono capire le esigenze della nazione.

L'unità ha rafforzato l'Italia e con essa anche le regioni, le città che prima erano poco sviluppate progrediscono.  La compattezza dello stato ha inoltre portato lo sviluppo in altri campi,  come,  per esempio, nella musica. In tal senso la maggiore espressione musicale in Italia, si è manifestata con compositori come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. C'è anche l'affermazione delle grandi industrie come la FIAT.

Penso, però che i miei sentimenti non sono completamente uguali a quelli delle persone che vivono in Italia. Io non ho avuto l'occasione di partecipare "direttamente" alla celebrazione di questo anniversario, ma solo attraverso la televisione vengo a contatto con le celebrazioni e perciò credo che le mie emozioni siano diverse dalla popolazione che vive in Italia.

Per ogni italiano è sicuramente importante la patria. Una patria indipendente e unita. 

Fonti:

1)http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_Mazzini


motto LOLA                                                                                 Ivana Baraba

                                                          Classe II a  Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                                                                Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

TRACCE  DI  ITALIANITÀ  NEL TERRITORIO  IN  CUI  VIVI

 

Fiume, cuore e simbolo dell’Europa del XX secolo, fu una città particolare, multietnica, di confine, fu spesso soggetto di molti romanzi. Così Osvaldo Ramous, fiumano per eccellenza, nel suo capolavoro “Il cavallo di cartapesta” abbraccia un complesso periodo storico: la Fiume ungherese, italiana, jugoslava, croata e racconta eventi che travolgono la città. Infatti, scrisse: “Nel corso della sua vita non ancor proprio lunghissima, Roberto ha avuto cinque cittadinanze, senza chiederne alcuna.” [1]

Fiume appartenne all’Italia dal 1924 al 1945, ma la città ha sempre avuto la maggioranza della popolazione di etnia italiana, seguita dalla minoranza croata ed ungherese. Nel 1949 agli abitanti venne negato il diritto all’autodeterminazione e fu concesso loro solo di optare fra i due stati. Si calcola che non meno dell’80% dei cittadini in tali condizioni scelsero la via dell’esodo in Italia. [2]   

 Oggi Fiume appartiene alla Repubblica di Croazia e conta 167.000 abitanti di cui circa 4.000 appartengono ufficialmente alla minoranza italiana, l’unico gruppo nazionale al quale gli Statuti della Città di Fiume e della Contea litoraneo - montana riconoscono lo status dell'autoctonia.

Le testimonianze dell'italianità della città di Fiume residuano oggi in diversi rami culturali. La Comunità degli Italiani di Fiume, creata nell’immediato dopoguerra il 2 giugno del 1946, supera i 7.000 iscritti e ha sede nell'antico Palazzo Modello dove si trova pure la sede dell’Unione Italiana, la massima organizzazione della comunità nazionale italiana di Croazia e Slovenia.  La comunità opera per l’affermazione, la diffusione e la promozione della cultura, della lingua, della storia e delle tradizioni del gruppo nazionale italiano della città. Attualmente gli italiani rappresentano quasi il 5% della popolazione totale della città. [3]

A Fiume ha sede pure la casa editrice EDIT proprietaria del quotidiano in lingua italiana “La Voce del Popolo”, del quindicinale Panorama e del periodico per ragazzi "Arcobaleno". L'EDIT pubblica, inoltre, libri di testo destinati alle scuole italiane di Croazia e Slovenia e libri (quasi esclusivamente scritti in lingua italiana o nelle versioni locali del dialetto veneto) di autori italiani residenti in Croazia e Slovenia. Esistono un asilo nido, giardini d’infanzia dove fin da piccoli si impara la lingua italiana e poi ci sono anche quattro scuole elementari ed una scuola media superiore italiana. Presto verrà inaugurato pure un corso di italianistica presso la Facoltà di Lettere e filosofia completando così il ciclo d’istruzione in lingua italiana. A Fiume nel 1945, quando è stata istituita Radio Fiume, il primo messaggio che gli ascoltatori hanno potuto sentire è stato ‘Ovdje Radio Rijeka –Qui Radio Fiume’. Ed è così ancor’oggi. Da allora, infatti, l’italiano è stato sempre presente nei programmi dell’emittente radiofonica (oggi facente parte della Radiotelevisione croata) nell’ambito della quale opera una redazione italiana che trasmette dal lunedì al sabato tre notiziari e un giornale radio, spazi informativi molto seguiti dagli appartenenti alla minoranza italiana in quanto in essi vengono trattati temi che riguardano il mondo comunitario, ma anche dalla maggioranza ossia da coloro che l’italiano non lo conoscono tanto bene.  In seno al Teatro “Ivan Zajc” invece opera il Dramma Italiano, la compagnia di prosa che mette in scena vari spettacoli che sono seguiti con molta attenzione e interesse anche dal popolo di maggioranza.  


 motto BUREK                                                                      Sven Turkalj

                                                          Classe I m  Ginnasio Scientifico - Matematico Scuola Media Superiore Italiana Fiume  
 
                                                                                                                                            Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Non nel mio giardino....conflitto tra pubblica utilità e interesse personale 

 
Il mondo, da sempre, si divideva in uomini che lavoravano per il bene pubblico, cioè per migliorare il nostro modo di vivere, e in quelli che guardavano l’interesse personale, senza badare alle conseguenze che porta questo modo di pensare e agire.

Oggi è in notevole aumento il numero di persone che pensano solo al proprio bene. Se chiedessi alla gente l’opinione personale, ognuno mi direbbe la medesima cosa. Riconoscerebbe in questa tipologia di persone la categoria dei politici.

Questa affermazione, secondo me, non è del tutto sbagliata, per il fatto che queste persone si trovano ovunque: nelle fabbriche, negli uffici, nelle facoltà, nelle scuole... E’ un grave problema:  i politici ci sono anche nelle scuole!

Mi pongo ora una domanda: “Se i professori guardano l’ interesse personale senza badare agli alunni, come saranno questi alunni fra una ventina d’anni? Basta seguire alla TV quanti i problemi riguardanti la corruzione si riscontrano in alcune  facoltà ed è subito chiaro quale sia il problema. Ciò è dovuto al fatto che la coscienza di moltissime persone è pari a zero. Volte solamente al guadagno, che vogliono ottenere ad ogni costo, persino illegalmente, non badano tanto al fatto che le loro azioni danneggiano sempre di più la vita pubblica, cioè tutti noi.

Citerò un esempio molto attuale che riguarda la politica nell’ Africa del nord. I presidenti degli stati del Nord Africa si sono arricchiti sfruttando la loro posizione, e così hanno fatto del male a milioni di persone. Queste, infine, si sono ribellate. Il risultato di tutto ciò sono gli scontri crudeli che molte volte finiscono anche con morti. Tutto ciò soltanto perché alcune (NdA -l’ accento va su alcune!) persone hanno cercato di arricchirsi in modo illecito e scorretto. Al solo pensiero che queste cose orrende che avvengono ora in Africa possano capitare un giorno anche qui da noi, mi vengono i brividi: ma il fatto triste è che questo sia possibile.

Offro ancora un esempio che però danneggia più indirettamente la società: sono numerosi i casi quando nelle facoltà gli studenti pagano ai professori per superare gli esami.

Suppongo che i professori in oggetto probabilmente ragionano nel seguente modo: “Lascio superare l’ esame a questo studente e riceverò una grande somma di denaro-tanto nessuno non lo saprà. Dunque ciò non può far male a nessuno.” Supponiamo che lo studente poi finisca la facoltà. Sì,  l’ha finita, ma con l’ aiuto dei soldi in luogo del sapere. Il laureato di cui si parla un giorno inizia a lavorare senza aver il sapere e le competenze necessarie per svolgere il lavoro come si deve. Supponiamo che questo studente abbia finito la facoltà d’ ingegneria, e inizi a lavorare sulla costruzione dei veicoli: essendo privo di sapere necessario, è probabile che commetta un piccolo errore nella costruzione, e questo errore poi causa un incidente stradale con conseguenze fatali. Tutto ciò soltanto perché un professore, invece di meritare lo stipendio mensile lavorando e aiutando gli studenti, preferisce guadagnarlo in modo illecito. Certo, non mi riferisco fortunatamente a tutti i professori, anche perché, per ora, la maggioranza degli stessi è onesta.

Sta di fatto che, comunque, il numero di persone oneste diminuisce di giorno in giorno, perché questo ciclo si trasmette ed espande. Se per ipotesi, si nasce in una famiglia composta da genitori privi di coscienza, che pongono il proprio interesse al primo posto, è lecito supporre che i rispettivi figli nella maggior parte dei casi assumano le loro caratteristiche, comportandosi di conseguenza. Così, il numero di persone prive di coscienza aumenta di giorno in giorno.

Tuffiamoci per un attimo nella storia. E’ avvenuto più di mezzo secolo fa, ma è uno dei più orrendi crimini della storia dell’ umanità: è il caso di Adolf Hitler. Soltanto a causa del suo odio personale verso gli Ebrei ed altri popoli e quindi  solo per l’ interesse di UN UNICO INDIVIDUO, sono morti milioni e milioni di persone innocenti.

Oggi sono rari i casi di persone che, mentre agiscono, valutano se le loro azioni siano utili per la vita pubblica. Parto da me stesso: dovendo scegliere se fare una cosa utile per me o per gli altri, nel mio egoismo, molte volte preferisco fare ciò che è utile per il mio interesse personale.

Infine posso dire che non so se sia possibile affrontare questo problema, che ormai è andato troppo lontano, ed è presente ovunque. So soltanto che se nel mondo ci fossero più persone con un briciolo di coscienza, molte cose orrende non accadrebbero né sarebbero accadute .

Purtroppo, la differenza tra l’ interesse personale e la pubblica utilità è ormai troppo evidente, ma per fermarla possiamo partire dal proverbio che tutto sia possibile, soltanto dobbiamo desiderarlo. E nel desiderare , sarà utile ricordare di non fare agli altri ciò che non desideri venga fatto a te stesso. 


motto VOLARE                                                                         Martina Sanković

                                                          Classe IV Ginnasio Scientifico - Matematico Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                                                                                                  Insegnante: Emili Marion Merle

“Che significato ha per te il 150° anniversario dell’ Unità d’ Italia”

“Fratelli d’  Italia/ L’ Italia s’è desta/ dell’ elmo di Scipio/ S’è cinta la testa. /Dov’è la vittoria? / Le porga la chioma, / Ché schiava di Roma / Iddio la creò.

Stingiam’ ci a coorte /  Siam pronti alla morte./Siam pronti alla morte, / l’ Italia chiamò.”

Un ragazzo di vent’ anni, la notte prima di andare in guerra, compone questi versi. Capisce che si sta sacrificando per la propria terra, e capisce quanto questa significhi per lui. Il giorno dopo muore in battaglia, e di lui resta questa canzone, degna di divenire l’ inno di una nuova nazione.

Raccontando questi fatti al Festival di Sanremo del 2011, Roberto Benigni è riuscito ad incendiare gli animi di molti italiani. Ha fatto riscoprire il sentimento che caratterizzò l’ unificazione d’ Italia: l’ amore verso la patria. L’ amore verso una lingua comune, una cultura comune, una società in cui ci sentiamo amati e protetti. Nei giorni successivi all’ interpretazione televisiva, nella nostra scuola molte persone canticchiavano l’ inno di Mameli. Era questo il segno che Benigni era a tutti gli effetti riuscito nel suo intento.

            Devo ammettere che finora non guardavo con troppa familiarità l’ amore di un uomo verso la sua patria. Essendo nata al confine tra cultura italiana e croata, non ho potuto definire con precisione quale fosse realmente la  mia terra. Da un lato c’è il territorio a cui sono legata, oggi parte della Repubblica di Croazia. Si tratta dei luoghi in cui ho vissuto per tutta la mia vita, luoghi a cui sono affezionata da una sensazione casalinga dell’ “aria di casa mia”. Dall’ altro lato c’è la questione della cultura e della lingua, per cui mi sono sempre ritenuta italiana. Parlare in italiano, ascoltare musica italiana, guardare la Rai, Canale 5, ecc. sono tutte azioni che fanno ‘vivere all’ italiana’. Purtroppo da questa divergenza deriva la mia estraneità ad un preciso amore patriotico.

Però, nel momento in cui Benigni si è fermato davanti alle telecamere, con lo sfondo scuro alle spalle trapunto di luci a indicare le stelle e, senza accompagnamento musicale, ha cantato con quella passione l’ inno italiano, ebbi il piacere di provare quell’ emozione.

Quest’anno è particolare. L’Italia celebra il 150° anniversario dell’unificazione nazionale. Si organizzano mostre, concerti, settimane di cultura, dibattiti. Si festeggia ovunque ci sia un italiano, perché l’Italia non è soltanto un paese delimitato da confini, l’Italia ha i suoi italiani sparsi un po’ in tutto il mondo. E tra questi ci siamo pure noi, che da lontano la seguiamo, sentiamo, osserviamo, e ne andiamo orgogliosi. Fieri di ciò che oggi essa è e di ciò che in passato ha dato all’umanità intera.

 Il 150° anniversario dell’ unità italiana secondo me è un’ occasione per ricordare quanti ‘grandi’ della cultura siano vissuti proprio in questo periodo e quanti ancora hanno sognato l’Italia. Nel campo scientifico Rita Levi Montalcini, vincitrice del Nobel conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Nel campo della letteratura Svevo, Pirandello eredi di una tradizione secolare che ha offerto al mondo testi di Dante, Petrarca, Ariosto, Machiavelli, Leopardi, Manzoni, Foscolo. Anche nel settore musicale di talenti non ne mancano, basti pensare ai mitici Pavarotti, Caruso e Boccelli, eredi dei grandi Verdi, Puccini, Rossini, Vivaldi. Tutti personaggi questi, che hanno ottenuto nella loro formazione il calore di uno stato unito o che hanno fatto della loro arte uno strumento dell’ unione futura.

Ciò che però riesce a legare una nazione, secondo me, è principalmente la musica. Un crogiolo di sentimenti, musica e parole. E l’italiano di musica ne sa qualcosa.

Anche quando le parole non sono forse chiare a tutti (ad es. quando appartengono ai vari dialetti, come il napoletano di D’Alessio), la musica riesce a rendersi universale e trasmettere il sentire dell’umanità. Proprio per questo, il talento di Pavarotti non era riconosciuto soltanto nei confini del suo paese natio, ma anche nel resto d’ Europa e in America. La musica riesce ad entrare nell’ animo umano e fargli capire di essere più vicino agli altri uomini di quanto pensi.

Secondo me il campo che ci può mostrare l’ anima di uno stato è proprio la musica. Questa comprende e coinvolge tutti gli strati che compongono una nazione: la musica popolare, per le larghe masse, quella alternativa per i giovani (rock, pop), quella classica dei grandi intenditori... Attraverso le canzoni possiamo vedere com’ è la situazione in uno stato. E anche se l’ Italia è stata formata con un sentimento così forte, più tardi non sono mancate le digressioni.

Infatti qualche anno fa Marco Masini ha scritto una canzone in cui denunciava la corruzione politica ed esprimeva la pressione che sentiva in un ambiente così.

“E’ un paese l’ Italia dove un muro divide a metà, la ricchezza più assurda, dalla solita m****, coppie gay dalle coppie normali. E’ un paese l’ Italia, che rimane fra i pali…Come Zoff.”

 

Nonostante questo scontento, però, il cantante sottolineava in conclusione la nostalgia per il passato  auspicandone il ritorno:

“Ma è un paese l’ Italia che si tuffa nel mare, è una vecchia canzone d’ amore, che dobbiamo tornare a cantare (…) Nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore di un’Italia che aspetta la sua storia d’amore.”

 

Ma negli anni della cristallizzazione della nuova Europa, si ergeva oltre i confini dello stato il canto di Cotugno ad esprimere l’ orgoglio degli italiani

“Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano... Lasciatemi cantare una canzone piano piano. Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero. Sono italiano, italiano vero.”

 

In effetti è stato proprio lo sport, altro elemento che supera i confini, a manifestare il maggiore senso di appartenenza. E, davanti alle conquiste del calcio, tuonava nei vari continenti  l’ orgoglio dei campioni del mondo italiani:

Adesso ridacci la nostra Gioconda, perché siamo noi i campioni del mondo...E’ nostra,è nostra, vogliam la Gioconda... Ale oo, Materazzi ha fatto gol!”.

 

E la canzone, che ha accompagnato l’uomo nel suo cammino civile, è stata di conforto agli italiani in momenti difficili, quando dovevano staccarsi dalle proprie case con la melodia di

Vola, colomba bianca vola, dimmelo tu se tornerai, dimmi, che non sarai più sola...

 

È riuscita a vincere i confini del mondo e volare a tutti gli italiani condivisa nella sua bellezza anche dai non italiani per portare messaggi e sentimenti profondi

“Credo che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu... poi d’improvviso venivo dal vento rapito e incominciavo a volare nel cielo infinito...Volare, oh oh, cantare, .... nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù

E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù una musica dolce suonava soltanto per me . .Volare, oh oh, cantare, .... nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù “

 

 E quest’anno, da cantante in erba, a conclusione della IV volendo regalare alla mia classe durante la cerimonia del Ballo di Maturità, un’interpretazione personale della canzone Volare, ho provato il medesimo brivido offertomi da Benigni e ho provato i sentimenti intensi nel vedere i miei compagni abbracciati in semicerchio ad accompagnarmi... cantando in coro.

 

Cantando la musica che  mi accompagnerà per tutta la vita ... e sarà la musica di tutta l’Italia, di tutti gli italiani, Volare

Ma tutti i sogni nell’ alba svaniscono perché, quando tramonta la luna li porta con sé...Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli, che sono blu come un cielo trapunto di stelle...Volare.”


motto  PILLOW                                                                    Paolo Kercan

                                                          Classe II Liceo Scientifico – Matematico Scuola Media Superiore Italiana Rovigno  

                                                                                                                                                           Insegnante: Maria Sciolis

Tracce di italianità nel territorio in cui vivo

 L'Istria è un fazzoletto di terra rossa che sventola tra culture diverse.  Rovigno, la mia città, non è da meno,  è ricca di storia e monumenti che ricordano il suo passato sotto Venezia prima, e sotto l'Italia dopo.

Passeggiando per il centro storico fa più volte capolino dai monumenti il leone di San Marco, e lo scorgiamo sulla torre dell'orologio o sugli stemmi che decorano le mura,  sugli archi o sui  palazzi secolari.

L'italianità  si sente ancor più visitando il lapidario dietro il cimitero cittadino,  dove sono allineate le vecchie pietre tombali che riportano nomi quali: Amoroso,  Belussi,  Biondo, Bazzarini,  Costantini ecc.

Certo questi sono tutti segni del passato, ma l'italianità  anche oggi si sente e si vive a Rovigno. Se si passeggia per riva, si sente il chiacchiericcio dei pescatori che parlano tra loro in rovignese mentre stivano o puliscono le reti, anche se sempre meno correttamente.  Dallo „spaccio“ esce l'ecco della mora giapponese: „oun, dui, siete, mora...“. 

Mi fa sorridere sentire il mio prozio Luciano parlare in croato, perché all'età di ottant'anni non l'ha ancora imparato e mi si stringe il cuore sentirlo parlare  in dialetto rovignese, quello vero,  come faceva mio nonno e che io da lui non ho mai imparato,  ed ora è troppo tardi.

Ma a pensarci bene, un segno di vera italianità siamo noi, che parliamo ancora a casa in dialetto istroveneto, frequentiamo la scuola italiana, abbiamo difficoltà a scuola con il croato perché  pensiamo in italiano, e ci sentiamo diversi, non veri italiani ma neanche croati, un misto di due culture un punto d'incontro.

Questa italianità che tanto piace a quei turisti italiani pocco acculturati che vengono d'estate e si stupiscono della nostra conoscenza della lingua, che diventa parte dell'offerta turistica di Rovigno quando il coro della Marco Garbin canta in città, ma che va ben oltre se ci si vive dentro.

Ecco, penso sia proprio questa l'italianità che si può vivere e sentire a Rovigno e che va ben oltre le diciture bilingui delle vie o delle istituzioni.  Siamo noi, i nostri genitori, i nostri nonni, gli insegnanti, le scuole, la comunità, noi eredi delle tradizioni e della cultura italiana che sviluppiamo giorno per giorno cambiandola, come la lingua che parliamo, nata da Dante e Petrarca ma reinventata da noi e arricchita con gli slang „un po' croati un po' italiani“.


motto  COGLI L’ATTIMO                                                           Matea Roknić

                                                         Classe I Liceo Scientifico – Matematico Scuola Media Superiore Italiana Fiume

"Non nel mio giardino… parlate del conflitto tra pubblica utilità e interesse personale" 

È la primavera…Sto guardando oltre la finestra… Il mio giardino è pieno di fiori vari che con i propri colori e con le loro differenze portano l’allegria nel mio cuore…La vita del fiore; la vita dell’uomo; la vita in generale è così valida e così bella…

Mi è sembrato che sotto l’effetto del sole primaverile il giardino assomoglia molto all’infanzia di ognuno di noi; pieno di gioia, amore, insicurezza e molti altri sentimenti che si sono sviluppati spontaneamente e liberamente nel nostro cuore…

I miei amici ed io siamo allegri, soddisfatti e grati del nostro presente e della società nella quale viviamo ; che ci ha permesso di coltivare il  giardino dell’ infanzia ricco di libertà, prosperità ed felicità…

Ogni giorno decine di milioni di bambini soffrono a causa delle guerre degli adulti. Alcuni vengono esiliati, alcuni vittime civili dei borbardamenti. Nella Croazia c’era la Guerra jugoslava di recente (20 anni fa) e  tante città erano state distrutte… Oggi stiamo vivendo in pace e con rispetto ci ricordiamo di tante persone che hanno perso la loro vita e di molte tristezze che gli occhi dei piccoli bambini erano costretti di guardare…

Nel mondo le guerre si continuano e nei giornali possiamo vedere e leggere di giorno in giorno delle terribili consequenze… Anche i bambini dei paesi in pace non riescono a sottrarsi ad un altro bombardamento- quello mediatico; le immagini dalle guerre  lasciano i segni indimenticabili nella mente dei piccoli…

Spesso mancano le parole; spesso i bei giardini dell’infanzia vengono distrutti. Durante tutta la storia incontriamo le testimonianze che sono in grado di confermarci le aggressioni le quali l’uomo spesso sceglie per risolvere i propri problemi…

Di seguito ,voglio presentare il mio punto di vista riguardante alle guerre per mezzo della letteratura dei giovani autori che ci hanno narrato delle vicende belliche che hanno irrimediabilmene distrutto tutti i giardini spensierati e variopinti della loro infanzia.

Ho letto tre libri molto diversi, e allo stesso momento molto simili. Le loro parole hanno lasciato grande impressione su di me...

Durante la Seconda Guerra Mondiale, da parte di una giovane ragazza Anna Frank, viene scritta  una testimonianza sincera e realistica: Il diario di Anna Frank. Il libro ci racconta la vita di bambina ebraicha tra i 13 ed i 15 anni, nel periodo dal 1942 al 1944. La bambina descrive la sua vita in un’Alloggio Segreto in Olanda.Il diario è la sua fedele amica Kitty, perché Anna cresce in solitudine e paura causate dalle terribili occasioni che la guerra porta nei suoi ochii. Le ultime pagine del diario sono molto toccanti dato che Anna scrive della guerra con ottimismo del suo giovane spirito e parla del ritorno a scuola… Poco tempo dopoAnna muore nel campo di concentramento.

Il papà di Anna ha pubblicato il diario per apellere alla gente di non dimenticare che la guerra ha distrutto quasi tutte le cose belle e valide nel cuore giovane pieno di gioia verso vita…

Un altro libro che mi ha lasciato una grande impressione è Il sentiero dei nidi di ragno. Questo romanzo di Italo Calvino è quasi l’unico romanzo nella tradizione letteraria italiana. Nel libro troviamo il Neorealismo che non fu soltanto una scuola formatasi dopo la fine dalla Seconda Guerra Mondiale…

“…fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, ma una moltiplice scoperta delle diverse Italie…”¹

Il libro è nato anonimamente dal clima d’un epca e racconta gli anni della lotta silenziosa, della morte, della paura e anche del disinganno.

Dal punto di vista  del giovane Pin l’autore ci descrive le proprie

memorie, l’immagini dell’infanzia, la guerra e le proprie espirienze; nel buio della guerra il bambino era perso tra il mondo infantile e quello adulto…

 

¹ Italo Calvino-“ Il sentiero dei nidi di ragno”; Arnoldo Mondadori editore S.p.a.,

Milano 2010,Cronologia pp. XXVIII-LV 

 Lui trova un posto segreto dove può essere bambino, trova il suo regno, il fossato, il posto magico- il sentiero dove I ragni fanno I nidi…In realtà i ragni non fanno i nidi e Pin aveva il suo fossato dove si rifugiava da tutti i problemi, dalle vicende belliche e dove poteva essere spensierato nei propri desideri e sogni  come un vero, piccolo bambino…

Le esperienze e le memorie illuminano la nostra vita come le lucciole alla fine del romanzo…

Alla fine, voglio nominare il libro Diario di Zlata ;di una bambina e scrittrice bosniaca: Zlata Filipović .

La bambina è la figlia di una famiglia munsulmana. Il suo libro parla della città di Sarajevo nel periodo tra 1991 e 1993; nel periodo delle Guerre jugoslave.

Nel diario nominato Mimmy, la bambina di 11 anni scrive tutto ciò che succedeva durante l’Assedio di Sarajevo. La storia di Zlata assomiglia ad Anna Frank, perché la bambina vive nelle condizioni  simili; nei giorni della guerra che ruba la sua infanzia, la scuola, gli amici, i giochi, le care persone della sua vita… Una domanda che Zlata non riesce a risolvere è: "Io amavo la mia infanzia e ora una terribile guerra mi sta portando via tutto. Perché? " Per gli adolescenti è impossibile trovare una risposta a questo: neanch'io riesco a capire il perché...

Zlata e la sua famiglia hanno sopravvissuto la guerra. Laureandosi all’Università di Oxford ( nel 2001) Zlata ha deciso di vivere a Dublino dove vive anche oggi …

Questi libri e queste testimonianze dobbiamo rispettare e memorizzare le loro esperienze che ci permettono di cambiare il futuro in modo migliore.

I bambini non possono capire le parole e le azioni dei politici …

Tanti bambini non capiscono le cause delle guerre e oggi quando possiamo vivere nella nuova Europa tutti insieme con i nostri colori diversi; del cuore, della cultura, delle fedi… Voglio dire che spero che tutti noi, sia piccoli che grandi,  viviamo cercando di rendere il futuro migliore rispetto a quello che era nel passato; pieno d’amore, prosperità e libertà… Il nostro giardino deve essere colmo di bellissimi fiori di varie specie che crescono nell’armonia.

Alla fine del mio racconto, con l’idea e le parole assomiglianti ad una preghiera per tutti i bambini del mondo, voglio dire no! …No alla guerra; non nel mio giardino dell’infanzia; non nel nostro giardino sotto il sole che ci accarezza con i raggi pieni d’amore e ci promette un mondo spensierato, pacifico e pieno di gioia.  

            Il diario di Anna Frank… Anna Frank è una ragazza tedesca di origine ebrea, nata a Francoforte nel 1929, che, prima di morire a soli 16 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen, ci insegna il valore della bontà nonostante il mondo disumano in cui si trova a vivere…

 Italo Calvino -suo primo romanzo neorealista Il sentiero  dei nidi di ragno (1947)…La storia di Pin, bambino sbandato, passato, come per caso, dai giochi violenti dell'infanzia alla dura realtà della guerra partigiana.  

Il diario di Zlata Autore: Zlata Filipovic ...Il libro è il diario di una ragazza .La guerra in Jugoslavia è vista attraverso gli occhi di bambina, che a 11 anni si vede spezzare e strappare l'adolescenza a causa di una lunga e sanguinosa guerra...


SCUOLE MEDIE SUPERIORI - LAVORI DI GRUPPO

motto VIVA LA VIDA                                 Nora Markezić,  Stephanie Mikatović

                                                 Classe II Ginnasio Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” Buie

                                                                                                                                                     Insegnante: Larisa Degobbis

                                Fin dalla preistoria è stato il primo mezzo di comunicazione tra gli uomini: guardo il mio mare e penso...

Sicuramente ognuno di noi, osservando l’immensa coperta blu che abbraccia e scalda la nostra penisola, ha pensato al patrimonio naturale che il nostro mare rappresenta e ha capito quante ricchezze e meraviglie esso ha nelle sue acque.

Beh, sapete una cosa? Anch’io l’ho pensato. Anche nella mia di testa giovane e immatura sono apparse tutte queste belle immagini

Ma la volete sapere un’altra cosa? Quando dopo un po’ iniziano  a frullarvi per la testa tutte le belle idee da poter mettere su carta, in un certo momento si accende quella lampadina che ti fa vedere tutto molto più chiaro. Perciò ricomincio il mio discorso:  “Guardo il mio mare e penso...che sporco!”. Pensateci bene, a tutte le volte che arrivate in spiaggia e non trovate un posto vicino alla riva perché tutt’attorno ci sono degli ammassi, o persino delle piccole discariche di immondizia che il mare risputa dalle sue acque; oppure vi ricordate delle belle nuotatine trascorse a scostare con le braccia gli iceberg di immondizia galleggiante? Io credo di sì.

Se queste scene vi facevano ribrezzo, allora perché non porvi fine? Perché non salvaguardare di più la nostra costa e il mare per non ritrovarci nelle stesse situazioni ogni volta che andiamo in spiaggia? Però la gente è strana,sapete? Perché tutti, ma tutti almeno una volta nella vita hanno pensato a come salvaguardare la natura. Però non è cambiato mai niente, perché oltre ad essere stupida, la mente umana è pigra e non riesce a dare uno spunto per iniziare qualcosa. La gente nella propria testa infatti pensa: “ Per quale motivo dovrei raccogliere le immondizie da terra se non sono stato io a gettarle?” , oppure: “Perché dovrei ripulire dietro di me i rifiuti che ho lasciato se nessun altro lo fa?”, o ancora:” Lascio tutto qua per terra, tanto poi si degrada.”

Pensateci, tutto questo non è pietoso? Lascio a voi deciderlo.

Perchè non salvaguardiamo il nostro mare che ha accompagnato i nostri antenati attraverso scambi di merci, guerre, viaggi e avventure? Oppure li ha aiutati a soppravvivere attraverso i secoli? E al giorno d’oggi? Non facciamo altro che prendere troppo da esso e cosa gli diamo in cambio? Spazzatura e sostanze nocive che non fanno altro che distruggere e sterminare l’ambiente marino con tutti i suoi abitanti.

Adesso mi immagino le espressioni scolpite sulle facce di quelli che ci hanno preceduto, nel veder quello che stiamo facendo al loro luogo più caro; che hanno usato e sfruttato le risorse che il mare offriva a loro, ma senza esagerazione e soprattutto lo hanno trattato con gratitudine e devozione per tutto quello che ha fatto per loro.

Ma tutti noi potremmo fare qualcosa, perchè anche se non ci sembra importante al momento, ogni piccola cosa pùò allungare la vita al nostro mare. E se tutti noi ci sporcassimo le mani per alzare un rifiuto e portarcelo della spiaggia al cassonetto, questa situazione si allevierebbe.

Inoltre, la natura ha anche il potere di ribellarsi e può essere infinitamente devastante. A testimoniarlo, infatti, sono le varie calamità che si sono scaraventate contro l’uomo e che stanno diventando sempre più frequenti.

Come dicevano nell’Umanesimo: “l’uomo è l’artefice del proprio destino” e credo non lo dicessero invano, perché un significato dovrà pur avere.

Sta a voi deciderlo!