Concorso Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo 2015

Sezione B

 

Temi premiati

 

DALMAZIA in CROAZIA – Elementari – Categoria “ a “ :

 

1° PREMIO   KASI                                       Karla Saganić    
                                          Classe II
Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

                                                      Insegnante: Ileana Brčić
 

Motivazione: L’alunno rivela sensibilità e notevoli capacita di analisi e di sintesi. E' auspicabile che in futuro riesca a curare in modo altrettanto lodevole la lingua italiana, ricordando che frequenta appena la seconda classe elementare.

 

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

Il mio nonno Bruno e nato a Lussin.
Erano due fratelli. Lui era il piu grande. I tempi erano difficili, ma lui era come bambino anche felice. A casa si parlava in dialetto italiano che saria il dialetto lussignan. La scuola era in lingua Croata e cosi lui sa parlar in croato e italiano. Quando erano le vacanze estive lui andava in porto a pescare dalla riva. Prendeva piccoli pesciolini: spareti, glavoci, saragi, bambuie e altri.

Quando era la stagione delle olive, in mese de novembre, andava a raccoglier le olive. Le piante delle olive erano in Val d' argento, oggi la se trova el Campeggio Čikat.
Dopo se andava a masinar le olive. El mulino era nella baia di San Martin. Erano molto contenti perche l' olio era molto buono.

La mia nonna Maria - Maruci e nata in un piccolo paese che si chiama Ustrine in isola di Cherso. A scuola andava a Neresine. A casa non aveva molta possibilita di giocare. Doveva aiutare ai lavori domestici. Dopo la scuola andava in campagna portar el pranzo al papa e ai fratelli che lavoravano. Avevano propi prodotti per mangiare. I prodotti erano buoni e naturali. Facevano anche il vino.
Ecco cosi hanno passato l' infanzia i miei nonni. Da quando si sono sposati vivono qui a Lussin. Io gli voglio molto, molto bene.

 

2° PREMIO   MANI                                        Manuel Cavedoni   
                                                Classe III
Comunità degli Italiani Lussinpiccolo

                                                         Insegnante: Ileana Brčić

 

Motivazione: Un ragazzino di oggi con poche parole fa capire come è cambiato il mondo nell’Adriatico orientale. Al tempo di suo nonno in casa si parlava lussignano e a scuola italiano, per cui la parola “ manera” del dialetto viene corretta a scuola dalla maestra con scure. Allora torna a casa e alla mamma chiede perché "in italian se ciama scure la manera e noi ghe  dixemo scuri ale finestre..."  Invece oggi il bambino parla lussignan col nonno e a scuola la maestra parla croato. Così va il mondo.

 

IL NONNO E LA SCUOLA

Andando a scuola italiana nel 1953., quando ero in seconda classe, la maestra signora Noyes, ci ha dato il compito: tagliare la legna! Io ho scritto quello che ho sentito a casa dal papà e dei nonni che per tagliare la legna si prende una manera e si taglia la legna. Ero molto fiero di quel compito perche ho scritto pittorescamente, dettagliato e speravo proprio di ottenere qualche lode invece quando la maestra aveva corretto il compito mi chiamò, e mi disse: ¨ Caro ragazzo non si dice manera ma bensì scure! ¨

E cosi invece di ottenere la lode, ho ottenuto una lezione. Quando arrivai a casa subito corsi dalla mamma e gli dissi:¨Mamma, mamma, la manera in lingua italiana lo sai che si dice scure?
Ma allora come si chiamano le scure delle finestre?
E mia mamma quella volta mi disse: "Caro fio mio, in nostro dialeto lusignano scure se dise manera! I scuri delle finestre però, se ciama scuri perche i fa scuro!
E cosi quel giorno ho imparato cosa xe i scuri e cosa xe la manera. Sono diventato un ragazzino che di mattina a scuola imparava italiano, e dopo pranzo a casa parlava lussignano!
Quelo era al 1953!

Oggi invece al 2015. io, Manuel, nipote di quel nonno Edi, di mattina a scuola parlo croato e dopo pranzo a casa con mio nonno lussignano!
Cosi la nostra vita va avanti con tante interessanti storie di una volta che mi racconta mio nonno ogni giorno...in lusignano pero!

 

3° PREMIO  FARFALLA                               Dora Sučić    
                                           Classe VII Scuola Elementare “Kraljica Jelena” Salona/Solin

                                                         Insegnante: Anet Plenković Račić

Motivazione: "Con linguaggio corretto ed immediato viene espressa la contentezza di veder realizzati contemporaneamente due grandi desideri: esercitare l'italiano e andare in vacanza sulla neve. La ragazza scrive un tema conciso ma compiuto, che ben illustra le sue aspirazioni."

 

Un avvenimento importante

 Io ho due amori, il nuoto e l'italiano. Il mio primo amore è il nuoto che pratico da sei anni.

Vivo per gli allenamenti, i lunghi viaggi in autobus, per le gare e le medaglie... Godo ogni volta quando salto in piscina. Qualche volta è difficile ma ne vale la pena. Giá da quattro anni, a scuola studio l'italiano e finalmente il mio sogno di andare in Italia si è realizzato. Ora vi racconto come. Ho avuto la possibilità di andare nelle Alpi a prepararmi per la gara di nuoto con il mio club. Siamo andati a Maso Corto, una località sportiva. Senza pensarci molto ho deciso di accettare quest'opportunità. I miei genitori erano d'accordo con me. Sono molto grata a loro perché mi hanno comprato tutto per la neve e mi hanno pagato il viaggio.
Siamo partiti presto e dopo un lungo viaggio siamo arrivati nelle Alpi. Appena arrivati siamo rimasti incantati dalla bellezza bianca della neve e dalla bellissima natura. Nei prossimi giorni ci alzavamo prestissimo per mangiare qualcosa prima dell'allenamento. Non è stato troppo faticoso perchè ne ero già abituata. Il nostro tempo libero era dedicato alla neve. Non sapevo sciare e avevo paura. Le mie amiche ed io abbiamo comprato le slitte a forma di un piatto. Era molto divertente a fare le discese! Una volta sono caduta sul ghiaccio e mi sono fatta male alla schiena, ma mi sentivo felice lo stesso. Le mie compagne ed io ci divertivamo a fare il pupazzo di neve, e a tirare le palle di neve.

Ero particolarmente contenta perchè potevo parlare un po'con gli italiani e traducevo alle amiche le frasi semplici al ristorante ed alla reception. Ho assaggiato tanti piatti italiani ed ho mangiato le più buone lasagne del mondo. Dopo una settimana di continua allegria e felicità siamo dovuti tornare a casa. Alla fine del viaggio eravamo tutti tristi e silenziosi. Questo viaggio è un avvenimento molto importante per me perché ho fatto degli ottimi preparativi per la gara, ho potuto esercitare l'italiano e mi sono divertita un mondo. Ora mi manca la neve e spero di andarci l'anno prossimo.

 

DALMAZIA in MONTENEGRO – Elementari – Categoria “ b “ :

 

 

 PREMIO  FIOCCHI 01                              Anja Aprcović  
                   Classe IX
 Scuola Elementare “Narodni Heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                        Insegnante: Tatjana Daković
 

Motivazione: "L'elaborato, fluido nell'insieme, rivela sensibilità, maturità, buona immaginazione e capacità di orientamento spazio-temporale. Buono sia per la forma sia per il contenuto."

 
                                                         Una fotografia in un cassetto

Anche se certi  ricordi svaniscono con il passare del tempo, i ricordi sono una parte importante della nostra essenza, del nostro essere. I ricordi sono le chiavi del nostro futuro e del nostro passato.Hanno creato di noi quello che siamo. Ti possono portare nei luoghi diversi, luoghi nascosti  nel profondo della nostra mente . Ti possono far piangere  o ridere. A volte basta solo una foto per farti ricordare un momento lontano, quasi dimenticato.

Cammino lungo i corridoi bui della casa dei miei nonni. Il sussurro dei miei passi interrompe il silenzio freddo.Tranquillamente, come una brezza, entro in una piccola stanza. Ci sono molti libri sparsi ovunque, i mobili vecchi ,non usati da chissa` quanto tempo, i giocattoli abbandonati ... e  c’e` un vecchio cassetto. Cosa c’e` dentro? Apro il cassetto e trovo una foto coperta da polvere. Quanti ricordi in una foto congelati nel tempo! Dalla foto mi sorride mio nonno.Nella sua divisa militare saluta due amici. E` una fotografia di guerra, quando gli uomini conducevano una vita dura. Adesso i ricordi su di loro nella mia mente cominciano ad essere piu` chiari.  Davanti ai miei occhi si e` creato uno spettacolo orribile, le immagini cambiano una dopo l’altra. Le persone, la cui anima e` chiusa in catene, gli occhi pieni di lacrime, rosse dal pianto. Ma tengono la testa alta. Oltre agli uomini, ci sono anche le donne e i bambini. Piangono, non per se` stessi,  ma per  i loro cari. 

La  scena successiva: la guerra! Le persone che lottano per la liberta`.Poche persone sopravivono, ma loro non si sono arresi. Hanno promesso di combattere fino alla morte.Sono dispostio a dare l’anima per la liberta`. Vogliono difendere quello che gli e` piu` caro anche se questo significa perdere la vita. Li sentivo gridare:“ Alzatevi, non arrendetevi, noi combattiamo per la liberta`!
Il mio pensiero e` interrotto dalla melodia del vento.La storia che mi ha raccontato questa foto rimarra` per sempre nella mia mente. Questa foto non e` solo un pezzo di carta, e` un ricordo speciale che custodiro` nel mio cuore per sempre.

   

2° PREMIO   DUSAN                                   Dušan Vukčević  
                    Classe VII
Scuola Elementare “ Blažo Jokov Orlandić” Antivari/Bar, Montenegro

                                                           Insegnante: Alma Lukolić

 

 Motivazione: Si può pensare con nostalgia al tempo passato anche se si è ancora ragazzi? L’autore di questo tema, pur se solo dodicenne, ritorna con dolcezza alla sua infanzia e, tramite una fotografia è in grado di riprovare emozioni che già ritiene lontane: i profumi di un prato in fiore, il cinguettio degli uccelli, che con grazia e leggerezza, se pur con qualche imperfezione lessicale, racconta al lettore facendoglieli quasi percepire

                                                     "Una fotografia in un cassetto”

 Ieri mentre mi annoiavo il mio sguardo accidentalmente si fermò sulla scrivania. Ho visto un cassetto con le fotografie che non avevo aperto per anni. Indietro c’era un sacco delle foto, un sacco dei ricordi.

Prima ho perso una  vecchia foto, coperta di polvere, appena visibile. Ho soffiato e ad un tratto come se avessi  tolto le tende e lasciato la libertà e la natura di entrare nella casa. Guardavo una foto in natura, con le piante e uccelli, e nel centro io. Ero piccolo,credo che avevo cinque anni. In quel momento,dopo  un lungo periodo di tempo, mi scade una lacrima. Mi sono ricordato dei giorni dell’infanzia,quando non sapevo nemmeno cosa stavo succedendo intorno a me,quando godevo il gioco in natura,nell'aria fresca.Ero spensierato e circondato dall'amore dei genitori e la famiglia.

Oggi, a dodici anni ho l’amore e support o  dei genitori e la famiglia ma non ho questa tranquillità dall'immagine. Ora,al contrario, ogni giorno vivo sovraccaricato con gli obblighi scolastici e a volte voglio solo fermare il tempo, per riposare. Voglio sedermi di nuovo su un prato in fiore,ascoltando il cinguettio degli uccelli e godendo dei profumi della natura.

Tutti questi pensieri mi vengono aggiornati guardando questa immagine. Questa foto ha svegliato in me le sensazioni che non sapevo esistevano. Quindi non sottovalutate mai la potenza emotiva di una vecchia fotografia dal cassetto.

 

 

3° PREMIO  RICKI                                      Nađa Jovanović  
                     Classe VII
 Scuola Elementare “ Blažo Jokov Orlandić” Antivari/Bar, Montenegro

                                                      Insegnante: Alma Lukolić

  

Motivazione: Una buona esposizione del ricordo che una fotografia può suscitare: il primo cane che non c’è più. La ragazza esprime con nostalgia il forte sentimento che ancora la lega all’animale dagli occhi azzurri e pieni di allegria che ogni mattina la salutava al suo risveglio.  

                                                   “Una fotografia in un cassetto”

 Ogni persona ha soltanto un vero amico nella vita e io l’ho già avuto una. Il suo nome era  Ricki,dico era perché non è più vivo.  Ogni volta quando apro il cassetto e vedo la sua foto mi dispiace  che sia morto. Ricki era il mio primo cane. Era grande,bello,con la pelliccia fulva e corta e con gli occhi azzurri pieni d’amore e allegria mi facevano ridere e sentirsi così felice. Adesso quando guardo la sua foto coperta di polvere mi sento così vuota e triste. Quell’amico leale,divertente,infantile e innocente non è più qui per salutarmi ogni mattina quando mi sveglio,per farmi compagnia e giocare con me.

Non è felice aprire quel cassetto  e guardare quella foto, è ancora molto difficile pensare a lui,ricordare tutto e capire che non lo vedrò mai più. Così non apro spesso quel cassetto. Ogni tanto quella vecchia fotografia del migliore amico può avere un profondo sentimento. Mi sforzo di dimenticarla  mentre tempo passa e la copre il polvere.

 

 

DALMAZIA in CROAZIA – Medie Superiori – Categoria “ c “ :

 

 

1° PREMIO ESTATE                                          Marija Čorić  
                             Classe IV – a  Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” Spalato

                                                               Insegnante: Elena Vian

 

Motivazione: In una cornice narrativa in cui l’autrice riflette sull’importanza della continuità del passato e della memoria, nonna Lucia racconta la propria infanzia trascorsa in un piccolo villaggio dei dintorni di Spalato. Vita modesta, condivisa da tutta la famiglia, oggi parte della coscienza e del modo di essere e di vivere delle nuove generazioni.

                      “I nostri noni ne conta – i nostri nonni ci raccontano” - storie e memorie del vostro passato familiare.

Una cosa è certa, non siamo in grado di fuggire dal nostro passato. Il passato rimane sempre parte di noi, così come le esperienze dei nostri avi vengono in qualche modo assimilate dalla nostra coscienza e si riflettono sulla nostra realtà e sul nostro modo di essere e di vivere. Abbiamo costruito il nostro futuro sui valori, le tradizioni ed il patrimonio culturale dei nostri nonni. Oggi pochissimi ragazzi parlano o si confidano con i propri nonni, malgrado conservino e raccontino storie appassionanti ed interessanti sulle loro vite e quelle dei nostri genitori. Grazie a queste storie siamo in grado di apprendere e risvegliare parti del passato, siano esse belle o brutte. D'altra parte, perché ricordare solo le guerre, le uccisione e le ruberie, quando abbiamo anche momenti molto belli da rivivere? Ecco perché io e mia nonna Lucia abbiamo deciso di trasferire su questa pagina un bel ricordo che lei, dopo 65 anni, racconta ancora con gioia. Mia nonna è nata in un piccolo villaggio vicino a Spalato: Žrnovnica.
Anche se può sembrare irrilevante, al tempo dell'imperatore Diocleziano, questo misero paesino, era la zona di caccia migliore, mentre nel passato un pò più vicino a noi, segnava il confine con la
Repubblica di Poljica.  A quel tempo, i miei genitori ed io, abitavamo in una vecchia casa di pietra, proprietà dei miei antenati da lunghi duecento anni. Molte generazioni della mia famiglia sono passate attraverso quelle mura. È simbolo sia di un passato remoto e lontanto, che di un passato più recente e vicino a noi, rappresenta, nonché, in modo esemplare, il nostro albero genealogico.
I genitori di mia nonna erano dei semplici ed umili contadini, e, lavorando faticosamente la terra rocciosa ed arida dalmata, mantenevano la propria famiglia. I miei bisnonni si curavano del bestiame e degli animali domestici che possedevano, come la gran parte delle famiglie di quel periodo. Il mio trisavolo è dovuto andare in America a causa della prima guerra mondiale, lasciando la sua famiglia completamente sola. Il mio bisnonno, dovette, dunque, come ogni figlio maschio, sostenere la propria famiglia. In compagnia dei suoi due fratelli minori i giorni dell'infanzia passarono rapidamente. Forse oggi sembra impossibile immaginare la vita senza l'elettricità, l'acqua o il telefono, ma i miei avi hanno vissuto sprovvisti dei lussi della tecnologia moderna. Privi di tutte queste cose trascorrevano il tempo insieme e si trasmettevano di generazione in generazione le storie familiari.
 In un tempo ormai remoto e lontano, in casa tutti avevano un loro compito specifico. Mia nonna, ad esempio, doveva aiutare in casa, e soprattutto in cucina. I maschi della famiglia lavoravano il campo mentre le donne portavano gli abiti a lavare al fiume, portavano  a casa l'acqua e poi preparavano il pranzo. Si svegliavano alle 5 del mattino e andavano a letto alle 6 del pomeriggio. Questo modesto modo di vivere dei nostri nonni e bisnonni è rimasto a far parte del nostro folclore. Mia nonna Lucia ricorderà sempre le tante storie che ascoltava al focolare, storie che hanno rappresentato una parte importante della sua infanzia e della sua vita.
Al giorno d'oggi le persone desiderano dei vestiti nuovi, delle grandi case, un automobile costosa ed una vita lussuosa, ma, alla fine, niente di tutto ciò non è importante. Ci rendono realmente felici i giorni che spendiamo con i nostri cari, quegli attimi che restano nella mente ed entrano nel cuore e ci scaldano l'anima. Peccato che, nella maggior parte dei casi, ci rendiamo troppo tardi  conto che la vera felicità sta nelle piccole cose. 

 

  

2° PREMIO  PRIMAVERA              Petrana Caktaš, Klara Ivanišević, Ena Kegalj

                                               Classe IV – a   Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” Spalato

                                                              Insegnante: Elena Vian

                                                            

Motivazione: Mentre lo sguardo spazia nella città-gioiello di Spalato, ritrovando le tracce dell’illustre passato romano e veneziano, la ricerca storica individua e rivendica la vitale presenza della cultura italiana, di cui questi studenti si riconoscono convintamente eredi.

Il mondo della Serenissima in Dalmazia: tracce, ricordi e monumenti

  Le città e le isole della Dalmazia sono tipicamente romane, se prendiamo ad esempio la loro cultura, la loro civiltà, e le loro usanze. Da notare che, un tempo, in quei territori, era profonda e sentita la vita spirituale. Dalla Dalmazia, intensamente cristiana, emersero uomini storicamente memorabili: San Girolamo (330-420); San Marino (301); i Papi Caio (283-296) e Giovanni IV (640-642).
Già nel secolo III secolo,  la Dalmazia dette a Roma quattro Imperatori: Claudio II (268), Aureliano (270), Probo (267-282) e Diocleziano (284-305). Da notare che la Spalato romana è, appunto, rappresentata dallo sfarzoso palazzo dell'imperatore Diocleziano, fatto costruire nel 295-304 d.C.

Nei secoli IV e V, i confini vengono invasi dai barbari, e malgrado le conquiste e le dominazioni straniere ed il saccheggio, la romanità dalmata sopravvive intatta e pura.  Anche la lingua, la civiltà, gli usi ed i costumi, rimasero e si conservarono pienamente latini. La massa slava, spinta e trascinata dagli Avari nella penisola Balcanica, si presenta tra il VII e l'inizio del IX secolo come un insieme informe e indistinto, senza lineamenti etnici precisi né fisionomia politica.
Si susseguono quattro lunghi secoli di dominio della Repubblica di Venezia, che ha lasciato in eredità una ricca architettura. L'influenza italiana (latina, dalmatoromanza, veneta) persiste nei secoli grazie agli scambi commerciali; forte è l'influsso del mondo veneziano, che comporterà il graduale passaggio dalla lingua dalmatica romanza, derivata direttamente dal latino, al veneto, divenuto una vera e propria lingua franca nel Mar Mediterraneo orientale.

Prendiamo ora ad esempio la nostra bellissima città di Spalato, la più grande e la più importante città della Dalmazia, capoluogo della Contea spalatino-dalmata. Sono numerosi I monumenti dell'epoca romana e delle epoche successive giunti intatti fino ai giorni nostri: il Palazzo di Diocleziano, il peristilio, la porta Aurea, numerosi palazzi nobiliari rinascimentali e palazzi pubblici costruiti in stile veneto, la Chiesa di San Doimo, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa ed il monastero di San Domenico.

Sono legate alla città di Spalato molte persone famose: Tommaso Arcidiacono (XIII sec., storico), Marco Marulo (XV sec., poeta ed umanista), Francesco de'Suppè Demelli (XIX sec., compositore), Francesco Lanza di Casalanza (XIX sec., medico, filosofo, podestà), Antonio Bajamonti (XIX sec., l'ultimo podestà italiano di Spalato), ecc…

Nel XV e XVI secolo, Spalato era centro della nascente letteratura croata con Marco Marulo. Fino al periodo austriaco la situazione linguistica di Spalato, così come di molte altre città dalmate, fu assai complessa, dividendosi per nazionalità e per classi sociali. L'italiano era la ingua della cultura, nonché lingua ufficiale, utilizzato dall'aristocrazia e dalla più ricca ed influente borghesia, mentre la piccola borghesia e gli artigiani si esprimevano prevalentemente in lingua veneta. La popolazione croata era invece sostanzialmente bilingue, utilizzando il croato - nella variante ciakava ikava, fortemente venetizzato per oltre la metà del lessico - nell'ambito familiare e del piccolo commercio, e il veneto (o l'italiano, a seconda del grado di istruzione) come lingua franca di comunicazione. Secondo l'ultimo podestà italiano di Spalato - Antonio Bajamonti - l'italiano era capito da tutta la popolazione della città. Con la Prima guerra mondiale, Spalato entrò a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che nel 1929 divenne Regno di Jugoslavia. In seguito a ciò, le istituzioni scolastiche italiane vennero ridotte, ma la comunità italiana riuscì a sopravvivere.

Verso la fine della Seconda guerra mondiale, i croati di Spalato furono sostanzialmente favorevoli al movimento partigiano di Josip Broz Tito. Il 10 settembre, mentre Zara veniva presidiata dai tedeschi, a Spalato entravano i partigiani.

Attualmente Spalato fa parte della Croazia indipendente. Negli ultimi anni la città sta godendo di un periodo di notevole espansione economica, legato anche al ingresso della Croazia nella Unione Europea. In città, nonostante tutte le vicende storiche, è sopravvissuta una radicata minoranza autoctona italiana che dai primi anni novanta, si è costituita ufficialmente nella Comunità degli Italiani. Anche il nostro liceo, Leonardo da Vinci, cerca di tutelare e valorizzare la cultura ed il patrimonio latino, veneto e italiano del nostro territorio.

 3°   NON ASSEGNATO

  

DALMAZIA in MONTENEGRO – Medie Superiori – Categoria “ d “ :

 

1° PREMIO RAGAZZE MONTENEGRINE                 Milica Scepanović, Jovana Gagović

                                            Classe III Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                                       Insegnante: Tamara Božinović

    
  Motivazione: "Interessante descrizione delle chiese e dei monumenti di Cattaro, tra i quali spicca il leone di Venezia, simbolo di buon governo e scolpito anche su mura e cimeli nelle città vicine:  si ricorda l'importanza di questi luoghi di memorie e di leggende, in quanto rappresentano l'eredità culturale veneziana offerta alle nuove generazioni affinchè non perdano il ricordo del buon governo della Serenissima. 
  

 

"Il mondo della Serenissima nella vostra terra quante tracce, ricordi e monumenti ha lasciato?
 

Il periodo del potere veneziano è durato dal 1420 fino al rovinio della Repubblica  nel 1797. Ci sono molte  tracce della cultura veneziana . È l’eredità  culturale che adesso appartine al Montenegro e che si deve conservare con la stima.

Durante questo  periodo  si sviluppava  la navigazione . La gente che navigava portava con se la sua cultura e questo ha lasciato le tracce  alla cultura e all’architettura montenegrina, il che era molto presente a Cattaro, la città più bella di Bocche di Cattaro. Le mura di Cattaro sono un bell’ esempio e rappresentano l’unica fortificazione in questo territorio in cui c’è  il rilievo con i leoni che appartengono al patrimonio veneziano. Sono il simbolo della giustizia universale, il buon governo della Repubblica veneziana. Poco fa è stato restaurato il leone alla entrata della città. Gli  esempi della cultura veneziana  sono bellissimi palazzi molto antichi che si trovano a Cattaro, Perast,  Prcanj,Risan. Molto famoso è  il palazzo Pima e Grgurina a Cattaro, il palazzo Beskuca e Verona a Prcanj, il palazzo della fratellanza Verona e ancora due palazzi che si trovano vicino. C ‘ e anche il palazzo Milosevic a Dobrota. I palazzi sono stati costruiti dalla pietra di Korcula.  L’ architettura delle chiese nelle Bocche di Cattaro è un`altra cosa molto importante. Una chiesa  dedicata  alla Nascita della Vergine,costruita dal 1789 dal 1909, è  proggetto dell’ archittetto veneziano Bernandino Maccaruzzi . Tranne la cultura archittetonica sono molto importanti  le  storie che ci descrivono e parlano di questo periodo . Un giovane  ufficiale  Ante Slovic, un croato di Cres,  è venuto all’ isola Sveti Djordje ( San Giorgio). Non ha pensato che gli avrebbe successo un  grande amore con il fine infelice che gli ha fatto molto celebre e indimenticabile. Tutti confrontano la leggenda con la storia d’amore di Romeo e Giullietta e molti turisti vengono a visitare l’ isola dove si crede che riposino in pace i due giovani che l’ amore ha unito, la vita ha separato e la morte ha riunito. Il giovane ufficiale ha passeggiato  e ha incontrato una bellissima donna , Katica Kalfic. Lui l’ ha guardata e lei ha cacciato lo sguardo  d‘amore ed ha risposto allo sguardo nella stessa maniera. Sono diventati una coppia inseparabile  per sempre.

Il palazzo delle tre sorelle (villa trium sororum) si trova a Prcanj vicino alla costa. È stata  la casa estiva della famiglia Buca .È il piu antico edificio dello stile gotico che è rimasto integro .Il palazzo è costruito da tre parti uguali ma con i tetti separati,perciò  ha ottenuto il suo nome. Le tre sorelle vivevano in questa casa ed erano innamorate  tutte e tre dello stesso  ragazzo che era marinaio. Aspettavano il suo arrivo, guardando dalle loro finestre. Quando la prima sorella ha morto , le altre hanno chiuso la sua finestra. Dopo la morte della seconda sorella , la terza ha fatto la stessa cosa con la sua finestra. Morta la terza sorella, nessuno ha potuto chiudere la sua.

Il funerale della  ultima bandiera veneziana è avvenuto il 23 settembre 1797. Il capitano Josip Viskovic con la gente  che piangeva ha sepolto la bandiera durante l’atto triste. Dalla fortificazione Sveti kriz e dai navi al mare si sentivano i cannoni. La bandiera è stata portata  all’ isola ed è stata data ad  un abate ed è posata ad un grande altare.Oggi non c`è purtroppo nessuna sua traccia.

Il periodo della Republica veneziana ha lasciato le tracce indimenticabili e i monumenti  raccontano le storie alle nuove generazioni che non   devono dimenticarle  mai.

 

2° PREMIO GIANLUCA                                Gianluca Pelonzi  
                                            
Classe II Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                          Insegnante: Slavica Stupić

Motivazione: Descrizione quasi romantica della personalità di Diocleziano, del quale si immagina il grande amore per la bellezza della natura e dei luoghi incontaminati che lo hanno visto ragazzo. Interessante riflessione su come si possa raggiungere il successo senza dimenticare le proprie radici.

Nella presta mattinata la pioggerellina copriva la piccola valle che lui guardava dalla collina.E’ qui che,il giorno precedente saliva sulle rigide montagne,sugli alberi,spaventava gli uccelli  e rubave le loro uova..
Era un bambino strano e testardo.Lui,Diocleziano,prese il nome dall´eroe greco che si era sacrificato per salvare il proprio amico. Pero’, lui stesso non aveva amici.Dietro i suoi occhi azzurri e profondi si nascondeva la tristezza e la solitudine. Non amava parlare,sembrava che gia’ allora la sua testa nascondeva i profondi pensieri e preoccupazioni.Sembrava che gia’ allora,l’ impero e i territori nuovi erano fissati nel suo glorioso futuro.
Si vergognava un po’ della sua origine..Non era orgoglioso di suo padre, che era un semplice contadino, ne’ di sua madre di poca apparenza.E’ per questo che scelse la vita da soldato.Era l´unica proffessione che gli offriva la  speranza  di realizzare i propri sogni..
Amava il paese dove era nato. Tale bellezza e la pace non le trovo’ da nessuna parte nel mondo,eppure le cerco’. La valle circondata con le rocce gli sembro’ un posto per vivere cosi’ sicuro e protetto.I due bellissimi fiumi davano tante possibilita’ e lui ne era incantato e spesso  ci andava a nuotare.L´acqua era gelida, ma rinforzava ancora di piu’ la sua voglia e il suo carattere.Spesso passeggiava fino al lago che si trovava nelle vicinanze.Passava ore e ore guardando i cerchi  che si creavano sull´ acqua quando ci buttava i sassolini,chissa’ come immaginava e sognava il suo futuro...
Adorava guardare come i primi raggi di sole venivano dall’ est cacciando la nebbia, facendo risplendere la valle che luccidava come se fosse coperta dai brillantini.Respirava quell´aria fresca che li feriva le narici e sognava un mondo lontano e sconosciuto.
Le vie del destino lo portarono lontano nella proffessione da militare dove fece grande progresso fino a diventare generale e grazie alle proprie capacita’ divento’ Imperatore romano nel 284.Da quell´anno in poi lo chiamavano Gaio Aurelio Valerio Diocleziano.Non dimentico’ mai la sua valle dove ha fondato la citta Doclea.Una citta’ ben organizzata e fornita di una completa infrastruttura comunale e con  l’acquedotto che in quei tempi dimostravano l’importanza della citta’.
La cittadina si ingrandiva velocemente .Era ovvio che ere costruita da qualcuno che conosceva i pregi della configurazione rispettando anche i bellissimi doni della natura che la circondava.Doclea ebbe ottimi rapporti commerciali  con  la Dalmazia,con la parte dell´ Impero Bizantino,piu’ tardi anche con la Grecia e la Macedonia facendo Doclea  sempre piu importante.
Molte storie dei grandi personaggi e delle loro grandi opere iniziano come questa.Il successo si raggiunge solamente con il grande  impegno e il desiderio.La  caratteristica dei grandi personaggi e’ di non dimenticare le proprie radici e di tornare sempre sulle stesse. Doclea esiste anche oggi,a soli quattro chilometri dalla capitale montenegrina Podgorica e sfida le epoche e i pericoli come una volta lo faceva Diocleziano.

3°   NON ASSEGNATO