12° CONCORSO MAILING LIST Histria  CONCORSO 2014

  • Superiori – Lavori individuali – Categoria “ b “, sottocategoria “ 1 “

  • ALTRI TEMI PARTECIPANTI

     - Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"

    - Traccia 2: "Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda; quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella contemplazione del paesaggio che ti circonda?" -

    - Traccia 3: "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

     

    motto IRON MAN                                                                 Stefan Šverko

                                                 Classe I – m –Liceo Scientifico – Matematico
    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano

     

         Ieri mi sono ricordato di mio nonno e di tutte quelle storie che mi ha raccontato in quei bellissimi anni che abbiamo trascorso insieme. Mi considero molto fortunato perché ho avuto l' opportunità di conoscere molto bene i miei nonni vivendo con loro non solo nella stessa casa, ma anche nello stesso appartamento. Alcuni non hanno avuto mai l'opportunità di parlare tanto con i propri nonni e di sentire indimenticabili racconti, alcuni dei quali  resteranno impressi nella mia mente per sempre.

        Da piccolo dormivo con loro nella stessa stanza. Il nonno mi raccontava della sua infanzia, della Seconda guerra mondiale e di tutte le città che ha visitato mentre lavorava come camionsita. Mi piaceva anzitutto ascoltare tutto quello che riguardava le "avventure accadute sulla strada" (siccome da piccolo adoravo le macchine e i camion), ma oggi mi ricordo soprattutto della sua vita da bambino. Era una vita difficile. Mio nonno non ha mai conosciuto suo padre che era partito per le Americhe prima della sua nascita. Viveva in condizioni che noi oggi consideriamo pessime, in un villaggio sui monti della Cicceria. Portava le mucche al pascolo e trascorreva con loro giorni e giorni nel bosco dormendo con il suo cugino Toni sotto il cosiddetto “kažun“che hanno costruito da soli. Mi ricordo ancora dello sguardo pieno di gioia che aveva mio nonno mentre raccontava ed erano proprio i „suoi“ racconti che mi hanno fatto capire che pur non avendo molto si può essere felici. Quando il nonno era occupato, era la nonna che si prendeva cura di me e mi divertiva. Era piacevole ascoltarla leggere. I miei libri preferiti erano: Il piccolo re“, “Il Capitano Barbarossa“ e “I pirati e il televisore“. Il mio libro preferito è stato sempre „Anna è furiosa“ perché  sembrava riferirsi a mia sorella e per questo lo trovavo molto comico. Anche la nonna però sapeva parlarmi spesso della sua vita. Mi piaceva particolarmente un racconto; quello in cui mi narrava come aveva conosciuto mio nonno. Lei aveva 20 anni, mentre il mio nonno ne aveva 25. Si sono conosciuti durante una festa organizzata dal sindicato dei lavoratori. Mio nonno si era innamorato immediatamente, era un vero colpo di fulmine. L’ha invitata ad un ballo però lei ha rifiutato l'invito. Dopo alcuni giorni si sono rivisti in città. La mia nonna voleva parlargli ma lui offeso non ha voluto sentire quello che lei voleva dirgli. Dopo alcuni mesi si sono rivisti di nuovo ad Abbazia ad un altro ballo e da allora non si sono separati mai più.

         La mia nonna dopo la morte di mio nonno si è ammalata di Alzheimer. Oggi lei ricorda pochissime cose della sua vita, però anche se ammalata ci parla ancora del giorno in cui ha conosciuto mio nonno. Anche se sono triste perché mio nonno non c'è più e perché mia nonna non è più la persona di prima sono contento di aver conosciuto due persone straordinarie i cui racconti e le cui vite resteranno sempre nel mio cuore.

     

    motto LIAM PAYNE                                                             Mia Vukušić

     Classe I – a – Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano

    Ricordo bene i giorni della mia infanzia, quelle giornate invernali nelle quali si trascorrevano le serate a casa, al caldo. Ricordo anche che avano una piccola tradizione col nonno: ci sedevamo insieme accanto al camino, in quel modo trascorrevamo insieme delle serate magnifiche. Lui mi raccontava sempre le storie della sua infanzia. A quell' età, non mi rendevo conto dell'importanza dei suoi racconti, ma lo stesso, stavo ad ascoltarli attentamente. Mio nonno era una persona fantastica, sentivo che mi voleva bene e che voleva in qualche modo,trasmettere a me il suo sapere. Solo adesso mi rendo conto che il nonno non narrava soltanto i fatti, ma includeva anche i suoi sentimenti e le sue sensazioni. Mi era stata concessa l'opportunità di sentire davvero il calore dell'ambiente e degli avvenimenti che lui descriveva. Mi piaceva soprattutto l'idea del nonno che raccontava i fatti dal suo punto di vista.

    Ascoltando i suoi racconti ho scoperto cose davvero interessanti, un mondo diffente da quello in cui noi viviamo oggi. Forse da un punto di vista, era anche un mondo migliore, pieno di felicità, onestà, rispetto per la famiglia e le persone che ti stavano vicino. Il nonno mi raccontava che la vita era molto più semplice, le piccole cose davano felicità ai bambini i quali non avevano tanto quanto noi oggi, ma erano contenti con le cose che avevano. Il nonno da piccolo viveva con la famiglia in un villaggio, avevano  una casa molto piccola posta su una collina fatta da poche stanze, con pavimenti di legno. Alcune famiglie nel suo villaggio non si potevano permettere economicamente un pavimento, così in casa, camminavano sulla terra. Certe case erano così piccole che in una stanza dormivano più persone. Siccome le case erano abbastanza piccole, era così pratico riscaldarle. L'unica fonte d'acqua erano i pozzi, nei quali le donne andavano a prendere l'acqua ogni mattina. I servizi erano situati fuori dalle case. Il nonno mi diceva anche che la sua casa possedeva un giardino molto grande, nel quale lui ha trascorso molto tempo nella sua infanzia. Siccome non aveva fratelli, giocava a pallone con il padre o invitava altri amici. Gli uomini a quel tempo, lavoravano la terra e trascorrevano nei campi quasi tutto il giorno. Il compito delle donne era invece di badare ai figli e alla casa. Era tradizione anche che il pranzo fosse fatto dalle donne e portato con una cesta agli uomini, i quali lavoravano la terra. Il pranzo doveva essere portato alle ore 12:00 in punto, dopo si mangiava all'ombra di un albero. I bambini, andavano a scuola, pure abbastanza piccola e modesta. Le classi erano miste e molto numerose. Per ogni classe c'era un solo maestro. Gli insegnanti erano più severi rispetto a quelli di oggi e davano punizioni che oggi non si darebbero più. Essi richiedevano estrema disciplina e rispetto. Se i bambini non mostravano disciplina, era permesso ai professori picchiarli sulle mani. Invece dell'attuale zaino, si usavano delle cartelle fatte di cartone, di legno o di pezza. In classe si scriveva con la piuma che veniva immersa nell'inchiostro. All'inizio delle lezioni si faceva il controllo della pulizia delle mani del collo e delle orecchie. Era obbligo indossare un grembiule nero, con il colletto bianco. La scuole erano molto diverse da quelle di oggi. Il nonno mi raccontava anche che allora la maggioranza delle persone non possedeva automobili e così, l'unico mezzo di trasporto era la bicicletta. Il nonno possedeva una bicicletta grigia, la amava molto, finché un giorno non è caduto da essa e la bicicletta si è scontrata con un albero e andando completamente a pezzi. Ho scoperto anche che i genitori erano molto severi, specialmente quando si trattava di lasciare i ragazzi fuori a divertirsi: a nessun ragazzo era concesso di restare fuori dopo il tramonto. Uno dei principali divertimenti per i giovani era lo stare fuori, correre sui prati, e stare tutti in compagnia Si divertivano anche durante le nozze, che rappresentavano momenti di grandi feste. Lì, ai giovani, si concedeva l'opportunità di stringere nuove amicizie, ballare e cantare. La famiglia di mio nonno, cioé la mia famiglia, provava una profonda fede. Si andava in chiesa quasi ogni giorno ed c'era l'obbligo ad andarci di domenica. Siccome non c'era una tecnologia avanzata, alle famiglie piaceva ascoltare la radio insieme. Il nonno mi ha raccontrato anche un periodo infelice della sua vita, era quello della morte di suo padre. Lui è morto quando mio nonno era ancora piccolo, ma non così piccolo da scordarselo. Alla fine della Seconda guerra mondiale i tedeschi gli hanno sparato alle spalle, e questa morte ha lasciato un grade vuoto nel cuore di mio nonno.

    Noi oggi viviamo in un mondo molto differente,forse i nostri nonni non avevano tanto, ma vievevano con le cose che avevano, ed erano comunque molto felici. Credo che noi oggi dovremmo essere grati per le cose che abbiamo. Se ci concentriamo solamente sulle cose che non abbiamo, non avremo mai abbastanza.

    Io ero molto affezionata a mio nonno, ed ero davvero sconvolta con la sua scomparsa, ma sono grata per quel tempo che mi è stato concesso di trascorrere con lui perché in questo modo ho potuto scoprire e capire una realtà a me lontana.


    motto FORMICA                                                                  Petra Duhović

    Classe I – a – Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO 

    Già da amavo ascoltare le storie che mi raccontavano i nonni. Forse può sembrare strano ma a quei tempi adoravo molto di più le narrazioni storiche che quelle inventate come favole e fiabe piene di principi o di lupi parlanti.

           Mio nonno, Duje, usava spesso raccontarmi avvenimenti vissuti da lui e dalla sua famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale. Vi chiederete come possano raccontarsi degli avvenimenti così brutali, pieni d'emozioni miste a dei bambini piccoli ed innocui. Beh, possono, almeno mio nonno, le rare volte che parlava della Seconda guerra mondiale, cercava di tirare il lato positivo ovunque fosse possibile. Adesso, quando sono un po' più grande e speriamo più matura riesco ad intendere meglio ciò di cui parlava e capisco le metafore che si nascondevano dietro a quelle parole semplici. Ci sono tantissime memorie che mio nonno rievocava raccontandomele ma quella che ora mi stravolge al massimo è sicuramente il modo in cui si viveva in quel periodo: siccome vivevano su un'isola che era occuppata dai tedeschi c'era una specie di „ pace “: nessuno litigava e nessuno osava opporsi al loro potere. Ogni tanto le persone sparivano: o cercavano di scappare o venivano imprigionate e uccise nella caserma. Molte persone erano uccise perché appartenevano al partito dei partigiani o ppure a quello dei cetnici. Se si trattava di generali o comandanti, loro venivano risparmiati per un eventuale scambio di generali, militari o gente locale di partiti opposti. Il terrore e la suspense era sempre nell'aria. Soltanto una parola sbagliata e ti toglievano la vita o ti incarceravano. In quel periodo era meglio stare zitti e non parlare della situazione politica. Mio nonno non mi parlava esplicitamente di questi fatti ma, di come lui, siccome in quel periodo era un bambino, lo stesso giocava con i suoi amici nelle strade nonostante il terrore che portava la guerra. Giocavano a pallone, se questo non veniva confiscato dai soldati tedeschi, e con le spade anche se esse non erano spade plastiche (queste nessuno poteva procurarle perché erano troppo costose). La povertà c'era ovunque e poche erano le persone che potevano procurarsi del cibo, quindi proprio nessuno poteva procurarsi giocattoli. I bambini quella volta avevano un' immaginazione vasta e producevano da soli dei giocattoli: le spade erano bastoni semplici che trovavano in strada e gli aeroplanini erano di carta. Le ragazzine avevano le bambole fatte di lana e tutti erano contenti di ciò che avevano e tutelavano i loro gioccattoli come se fossero il tesoro più grande di tutto il mondo. È una cosa bellissima sapere come le persone erano grate per quello che avevano. Oggi, invece, i bambini piangono soltanto perché non hanno un iPad o iPhone.

    La vita era difficile allora, ma le persone si rendevano felici con piccole azioni. Un mazzo di fiori per la moglie la rendeva felice per tutta la settimana, altroché gioielli, diamanti o perle. Dalle sue storie sono venuta a sapere anche che tanti fatti erano stati ignorati affinché tante persone importanti non venissero incarcerate. C'erano numerosi delitti e crimini che non venivano processati. Nella casa di mio nonno sono venuti dei generali tedeschi che hanno bruciato tutte le loro cose, tutte, rubando le cose preziose. Questo mi ha fatto riflettere molto. Mi sono chiesta: se noi oggi provassimo una guerra, succederebbero delle cose simili? Ma perché non si riflette sui fatti e sulla situazione e non si cerca di trovare una soluzione senza conflitti, parlando, come ci hanno insegnato già negli asili?

    Purtroppo le persone si comportano come delle pecore di un gregge, dove va una, vanno tutte. Bisogna essere diversi ed avere sempre un parere proprio, non bisogna lasciarsi influenzare. Anche nelle situzioni di guerra, però, ci possono essere delle persone positive. Mio nonno e la sua famiglia erano incarcerati in un campo di concentramento sull'isola di Molat. Non era un campo di concentramento come era quello di Auschwitz, dove la massa di persone veniva uccisa e arsa, ma era uno di quelli dove le persone lavoravano tantissimo e venivano sfamate. Per fortuna c'era un generele fascista italiano che era in rapporti amichevoli con la nostra famiglia, e li ha aiutati a scappare. Bisogna prenderlo come un esempio da seguire: pur trovandosi in una situazione a rischio ha seguito il suo cuore e ha fatto quello che secondo lui era giusto. Le persone ormai non riflettono più ma tendono a seguire la massa. È una cosa orribile, perché questo mondo pieno di conflitti statali poi rimane alla gioventù che è piena d'ambizioni e vorrebbe fare qualcosa di più ed avere rapporti amichevoli con tutti.

    Le guerre che c'erano erano inutili, non si è ottenuto niente di positivo. Le guerre sono conflitti in cui nessuno vince, ci sono numerose perdite di individui c'è sangue sparso dappertutto. Spero che le nuove generazioni capiscano che con le guerre soffriamo tutti.

                Le storie che mi raccontava mio nonno non le dimenticherò mai perché non sono solo ricordi rari che mi legano a lui, ma sono anche una parte della storia che spesso viene dimenticata. Queste storie devono essere raccontate per far capire a tutti che la pace non si può, e non sarà mai, raggiunta con la guerra.


    motto GELATO                                                                   Veronica Vrhovnik

     Classe I – a – Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano 

    Quando ero piccola la nonna, spesso, mi raccontava della sua infanzia. Mi piacevano tantissimo le storie della sua gioventù e non vedevo l' ora che la nonna venisse a casa nostra e mi raccontasse una delle sue tante storie. Spesso mi raccontava dove usciva con le sue amiche e mi raccontava i vari modi in cui trascorrevano le giornate. Adoravo le sue storie perché il modo di divertirsi di allora messo a confronto con quello di adesso è molto diverso. Alcune cose sono rimaste uguali, alcune sono molto simili però la maggior parte delle usanze che mi raccontava la nonna le avevo sentite per la prima volta. Una delle cose che mi affascinava di più, era il fatto che a quei tempi non esistevano né strade né macchine. Mi ricordo che durante questo racconto mi ero immaginata come sarebbe bello, se fosse ancora così, uscire con i miei amici in bici senza dover avere paura delle automobili. I tempi diversi portano anche paure diverse. Noi oggi abbiamo paura che ci venga incontro una macchina invece la mia nonna aveva paura dei lupi e degli orsi che vivevano nel bosco vicino alla sua casa. Per me è molto difficile immaginarlo però penso che la vita a quei tempi era molto più serena, molto più lenta e rilassata.

    Quello che vorrei dire è che mi piacciono molto di più i modi di giocare che aveva la mia nonna tanti anni fa. Anch' io volevo uscire da casa e correre per le strade non asfaltate, guidare la bici senza la paura delle macchine, correre a piedi scalzi senza averli sporchi di smog dopo aver fatto una passeggiata, volevo andare a raccogliere delle fragole o degli asparagi e poterli mangiare senza la paura dell'inquinamento causato dall'uomo. Anche oggi, quando mi lamento del  fatto che quando pianifico un'uscita con gli amici i nostri piani cambiano ogni minuto e c' è sempre qualcuno che rinuncia all'ultimo minuto, la nonna sa dirmi che loro non avevano mai questi problemi perché in assenza di svariati mezzi di comunicazione a portata di mano (che permettono un alto grado di flessibilità nel cambiamento dei piani) i piani fatti una volta rimanevano fissi.

    Quello che mi è piaciuto di più dei vari racconti è il fatto che la nonna e i suoi coetanei avevano un' infanzia, divertente, avventurosa e per niente noiosa, senza la tecnologia moderna come la tv o il computer. Sapevano divertirsi senza tutto quello che noi abbiamo oggi. Un'altra cosa che per me era interessante e non l' ho potuta capire all'inizio, era il fatto che la nonna sapeva sempre dove poteva trovare gli amici senza chiamarli sul telefonino o mandare messaggi su Facebook. Mi piacevano anche i racconti delle cose con le quali giocavano. Per esempio la corda per saltare della mia nonna  non era la tipica corda che io usavo quando ero piccola o quella che viene usata dai bambini di oggi, era una specie di pianta speciale. Sapevano giusto che tipo di pianta era e quando la trovavano tagliavano un pezzo, questa era la loro corda per saltare.

    Ci sono però dei giochi strani che giocavano per esempio: quando per pranzo la mia bisnonna faceva l' agnello, prendevano un osso speciale e lo buttavano come un dado le cui superfici ''speciali'' e ben distinguibili corrispondevano ognuna a un personaggio: re, uomo e asino. Il ''dado'' veniva lanciato 3 volte, la prima determinava se la persona era un re, un asino o uomo comune (come già detto). Il secondo lancio indicava chi avrebbe incontrato il personaggio, e la terza cosa diceva a colui che incontrava. Non si trattava di un gioco vero e proprio ma era uno passatempo durante e dopo il pranzo.

    Quando ero piccola trascorrevo molto tempo fuori giocando con i miei amici però, crescendo, alcuni giochi sono diventati, monotoni e noiosi e piano a piano rimanevamo senza idee e iniziavamo ad annoiarci . La nonna, invece, mi raccontava che ai suoi tempi era difficile per loro annoiarsi. Spesso mi diceva che mi annoio facilmente e non riusciva a capire il mio modo di pensare.

    Posso dire che tante cose sono cambiate da quando io ero piccola e non posso neanche immaginarmi quante cose sono cambiate negli ultimi cinquanta anni. Nella mia via c' è ancora una generazione di ragazzine che esce fuori a giocare però vedo che il loro modo è diverso da quello della mia generazione. Io con gli amici non giocavo con le bambole e non ci preoccupavamo se ci sporcheremo o rovineremo i vestiti come fanno loro. Ci sono sempre meno bambini che giocano in giardino e sempre più quelli che restano a casa a giocare sui computer. Ma tutto ciò non è così solo a causa della tecnologia, la tecnologia è solo una delle cause.

    Ascoltando i racconti della nonna, paragonandoli e pensandoci su, ho capito tante cose.

    I tempi di oggi e quelli di cinquanta anni fa sono molto diversi.  Cinquanta anni fa non c'erano macchine e non c'era la tecnologia per questo i bambini potevano giocare all'aperto e siccome nelle case non c'era elettricità i bambini vi si annoiavano ed erano quasi costretti ad uscire fuori a giocare. Ai tempi di oggi, questo posso dirlo per esperienza personale, nelle vie con molte case e grattaceli ci sono molte persone anziane alle quali danno fastidio i rumori provenienti da fuori cioè: le urla dei bambini, le risate, il rumore dei palloni e dei vari altri qiochi ecc.. La maggioranza dei bambini ai giorni di oggi non ha spazi dove giocare perché le case sono spesso fatte sulle strade con molto traffico e i genitori  hanno paura di lasciarli uscire.

     

    motto LUCERTOLA                                                           Alen Hujic

    Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano 

    ''Hai fame,caro mio? Questo sarebbe la prima domanda da parte della mia nonna dopo avermi reso la guancia rossa dai suoi baci,quando ero piccolo. Ricordo che la risposta era sempre „no“ ed ancora oggi lo è perchè non vorrei che faccia un pranzo solo per me. Ma il mio parere non conta mai perchè sul tavolo c'è sempre di tutto e in più anche la torta che mangiavo anche quando non potevo aprir più bocca. La torta più deliziosa. Ma adesso basta sulla cucina di mia nonna. Lei è la persona migliore che io conosca e sta sempre al mio fianco. Purtoppo vive a Zara e non la posso vedere quando mi pare. Mi manca tanto durante l'anno. La vedo solo quando ci sono delle vacanze  perchè solo allora i miei genitori possono  andare assieme a me a Zara. Lei è una persona calma che detesta le liti e le offese. Quando ero piccolo non sopportavo le separazioni ovvero quando era tempo di ritornare  a Fiume. A Zara non avevo degli amici, ma non ero tanto triste perchè ero contento con le storie che mi raccontava ogni giorno, storie che mi riempivano la mente di domande e pensieri. Una delle parti più belle di una giornata era l'andare verso la spiaggia e divertirsi con lei ma specialmente al ritorno a casa durante il tramonta. Forse oggi mi sembra strano ma quando mi teneva per mano mi sentivo protetto seppure a volte provassi un gran desiderio di correre per strada, saltare, prendere con le mani un grillo o tirare un sasso il più lontano che potevo. Adesso mi fa ridere ricordare quanto a volte mi arrabbiavo per quella forte stretta di mano, ma grazie alla sua attenzione oggi sono ancora vivo e sano.

    Quando stavo per iscrivermi alla prima classe elementare ero tanto curioso che lei mi faceva scrivere ogni giorno cinque volte ogni lettera dell'alfabeto. Così mi ha aiutato molto a non fare una brutta figura. Il tempo passava  e io crescevo iniziavo ad avere tanti amici,volevo divertirmi con loro e cominciavo a chiamare sempre di meno la mia cara nonna. Devo ammetterlo a volte era  la mamma a ricordarmi di doverla chiamare ed è questo che mi rende triste oggi. Perchè è stata lei la persona che ha fatto di tutto per  la mia salute, per rendermi felice, per farmi divertire, per farmi dimenticare tutto quello di cui avevo paura e per farmi credere in me stesso. Mi mancano le storie che mi raccontava quando era piccolo e adesso davvero potrei scrivere un libro su tutto quello che mi ha insegnato. Una persona straordinaria! Ancor oggi vive a Zara e la vedo solo durante le vacanze.

    Mentre scrivevo questo tema sorridevo perchè mi sono ricordato di tutti i momenti belli e brutti che abbiamo passato assieme  ma mi sentivo triste pure, perchè questo fa ormai parte del passato. Comunque sia, presto arriveranno le vacanze e sarò di nuovo con lei e ascolterò tutte le storie che mi rendono felice. Questo tema lo dedico a lei.

     
    motto FARFALLINA                                                            Ana Šoda

    Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano 

    Oggigiorno viviamo un tempo libero, in cui  l'unica cosa alla quale dobbiamo fare attenzione è la scuola. Quando mio nonno era giovane, per lui non era così; all'età di diciannove anni doveva andare a fare il servizio militare per due anni. Nei due anni che ha trascorso sulla nave ha attraversato tutta la costa e ha vissuto cose belle e quelle meno belle, che tenta sempre di raccontarmi… Adesso, io vi racconterò la mia storia preferita. Mio nonno non ha fatto mai del male, ma questa storia è un'eccezione.

    Durante i primi mesi di servizio militare, quando non era proprio abituato ancora a quel regime, gli è successo quello che non dovrebbe succedere mai a nessuno: gli è stato assegnato un comandante che non lo lasciava dormire mai e non gli dava neanche da mangiare ciò che lui voleva. A mio nonno, che davvero ama dormire e ancora di più mangiare, questo creava diversi problemi. Questo comandante veniva quotidianamente, per due volte al giorno, a svegliare lui e tutti gli altri commilitoni: una volta attorno alla mezzanotte, per vedere se tutto è a posto, e poi attorno alle cinque del mattino per svegliare tutti. Quello che a mio nonno andava di più ai nervi non era che li svegliasse, ma il modo nel quale li svegliava: entrava nella camera e accendeva la luce gridando. Questo ovviamente non bastava. Infatti dopo, durante il pranzo, non permetteva loro di prendere tutto ciò che era buono o dolce. Se c'è una cosa che mio nonno ama più di mia nonna, questi sono i dolci. Dopo qualche settimana di incredibile tortura, mio nonno ha capito che deve fare qualcosa, o altrimenti resterà senza i suoi dolci e il suo sonno per i prossimi due anni. Dopo aver pensato bene, ha trovato un piano che era innocuo ed innocente, anche se adesso non pare proprio tale. Siccome il comandante accendeva sempre la luce, ha deciso di mettere un pezzo di carta dentro la lampada e così ha causato un corto circuito che ha procurato una piccola scossa al comandante. Voglio far notare  che a quel tempo l'elettricità aveva soltanto 110W e con quella forza non poteva fare davvero male al comandante. Dopo questo incidente, il comandante non li svegliò mai più accendendo la luce, e tutti erano felici... per sempre.

    Vi chiederete certamente perché questa è la mia storia preferita? Ci sono due ragioni: la prima è che questa storia mi fa davvero sempre ridere. Non importa se l'ho sentita già cento volte prima, riderò se la sento nuovamente. La seconda ragione è che mi piace il fatto che mio nonno (anche facendo il servizio militare) sia riuscito a trovare qualche ragione per ridere. Oggigiorno, con tutte le cose che abbiamo, non siamo felici. Vogliamo sempre di più, anche se abbiamo tutto quello che possiamo avere. Mio nonno era felice, e lo è ancor oggi, quando mangia qualche dolce che la nonna gli ha fatto. Da piccolo era felice se riusciva a cogliere le ciliegie prima di tutti nel villaggio, ed è rimasto questo tipo di persona fino al giorno d'oggi. Ed è questa la persona alla quale io voglio tanto bene!

     

    motto COCCINELLA                                                     Ambrozina Ružić

     Classe I – a – Ginnasio Generale

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano

                Sfortunatamente, tutti i miei nonni sono morti. Due mesi fa, dopo una breve malattia, la mia nonna è deceduta a Zagabria.

    La visitavo spesso, e ogni estate un breve periodo di tempo lo trascorrevamo in Slovenia. Queste estati erano piene di canzoni e di felicità. Nei lunghi giorni estivi la mia nonna ci raccontava le sue storie giovanili. La vita nel vilaggio, la sua difficile infanzia. Nella vecchia scuola alla fine del vilaggio andava a piedi. Avevano soltanto un maestro che era molto severo. Era sufficiente un piccolo sbaglio perché lui prendesse la mano del colpevole e la colpisse con un bastone. Ogni bambino che riceveva il colpo e che poi guardava negli occhi il maestro rimaneva stordito. La mia nonna andava a scuola durante la guerra, e tutte le lezioni erano in ungherese. Studiare era difficile, però la lingua ungherese che aveva imparato a scuola l’ha aiutata molto nella vita.  Ogni primavera andava con sua nonna a lavorare sui campi. Una volta aveva dimenticato il compito e voleva giustificarsi  però al maestro non interessavano le giustificazioni. Era molto triste quando il maestro voleva la sua mano per darle un colpo, e dalla sua faccia cadevano le lacrime dal dolore e dalla vergogna. Sapeva che anche a casa la avrebbero puntia perché il padre approvava la severità del maestro. Soltanto una volta la mia nonna aveva dato la sua mano per una punizione. Per me e mia sorella era interessante sentire la storia dei professori severi e del loro bastone, e volevamo sempre che ce la raccontasse nuovamente.

    La mia nonna studiava per essere un'organista e i suoi studi erano difficili e faticosi, però i concerti la  rendevano felice perché sapeva che non si era impegnata invano.La storia del concerto natalizio l’abbiamo sentita molte volte perché volevamo sempre che ce la ripetesse. La chiesa era piena di persone e tutti con soddisfazione aspettavano che inizi il concerto. Il concerto era iniziato e mia nonna aveva suonato con felicità e con un cuore pieno di gioia. Si era dimenticata di tutta la gente nella chiesa, e semplicemente suonava.Improvvisamente capì che non stava suonando una canzone natalizia. Guardò attorno a se stessa e si rese conto che nessuno aveva capito che lei stava suonando un’altra canzone. Alla fine suonò la famosa canzone „Astro del ciel“, e tutta la chiesa si mise a cantare assieme a lei. Il concerto era stato un vero successo, con un unico sbaglio del quale nessuno si era accorto.

    Mia nonna mi raccontava pure delle storie di suo marito, cioè del nonno che non ho conosciuto mai. Queste storie erano storie delle giornate scolastiche del nonno. Era successo in quarta... Nel suo compito, il mio nonno aveva scritto che nella stalla c’era una mucca che si chiamava Tűkröš. Dopo questo compito, il suo maestro gli chiedeva che cosa faceva Tűkröš. Il nonno non sapeva perché il professore chiedesse cose simili e lo infastidiva quando i suoi colleghi si mettevano a ridere (anche se, forse al maestro piaceva il nome). Nonno si era lamentato a casa, e suo zio gli aveva detto:“Quando il maestro un’altra volta ti chiede cosa fa Tűkröš, digli che legge il giornale“. A quel punto il nonno era ansioso e non vedeva l'ora che il maestro gli chiedesse che cosa faceva la mucca. Quando finalmente glielo chiese, mio nonno con coraggio disse:“Legge il giornale“. Tutta la classe, a quel punto, in silenzio attese la risposta del maestro. Il nonno pensava che il maesto  avrebbe richiesto la mano per inferirgli un colpo. Il mastro però sorrise e disse:“Piccolo, tu avrai successo nella vita“.

    La nonna nel corso della sua vita ha svolto molti lavori umanitari, e durante la guerra in Croazia era la presidente dell’organizzazione umanitaria Agape a Zagabria. Ricordo che mi raccontava (indicandomi le foto dei rifugiati davanti alla sua casa) delle loro attese e del bisogno d'aiuto. Una delle più belle storie, o meglio quella che mi piace ricordare, riguardava l'arrivo nel porto fiumano di una nave con aiuti umanitari. Si trattava di un dono prezioso del governo olandese. Un contingente del valore di  due milioni di Euro. Mia madre e mia nonna vennero a Fiume per ritirarlo. Qui mia madre  incontrò mio padre, ed è stato un amore a prima vista.

    Con mia nonna una volta sono stata in una chiesa, e per dire la verità non mi aspettavo niente di speciale, però avvenne che, nell'entrare mi sorpresi di quante persone la volevano abbracciare e ringraziare per tutto ciò che aveva fatto. Mi sentivo molto orgogliosa di stare vicino una persona così buona, che pensa prima agli altri e appena dopo a se stessa.

    Per un certo periodo di tempo io ero molto interessata ai fiori. Un giorno, prima di andare a dormire, sul tavolo dove pranzavamo, vidi un libro-erbario. Lo aprii e notai molte viole del pensiero di tanti colori. Ero così felice che neanche mi sono accorta che dietro a me stava sorridente mia nonna.  La ringraziai subito con un grande abbraccio. Una volta, volevo andare a conoscere Zagabria meglio, e nessuno tranne la nonna, era disponibile ad accompagnarmi. Lei era invece tanto felice nel farmi da guida! Quello era uno dei giorni più belli della mia vita, trascorsi con lei a Zagabria. La mia nonna non c’è più, però lei e le sue storie rimarranno per sempre nella mia memoria e nel mio cuore.                                  

    motto ETTORE                                                                   Christian Jardas

     Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni parlano 

    Si sa che i nostri nonni ce li ricordiamo specialmente quando non ci sono più e, allora, rimpiangiamo di non averli abbracciati e baciati abbastanza. La loro saggezza però non la dimentichiamo mai. Purtroppo ho perso tutti i nonni e credo che sia stato proprio questo a farmi capire quanto fossero importanti per me. Ero molto legato a mio nonno e penso sia stato la persona che mi ha insegnato di piu su quali sono i princìpi della vita. I nonni sono persone molto speciali nella vita di ciascuno di noi. Ci insegnano ad affrontare la vita nel modo migliore, a farci riflettere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

    Ogni tanto chiedevo ai miei nonni di raccontarmi dei momenti in cui si sono sentiti veramente felici. Ascoltando i loro racconti, sembra che ogni piccolo momento della vita per loro sia stato fonte di felicità. Ricordo che mio nonno mi teneva sempre vicino a sé perché da piccolo ero un iperattivo e quindi lui era lì per „calmarmi“, diciamo così. Quindi, mi dava sempre ottimi consigli. Era come un secondo padre per me ed era anche molto saggio.Purtroppo la mia nonna paterna è deceduta quando avevo due anni e percio non ricordo molte cose sul suo conto ma tutti mi raccontano che è stata una donna eccezionale e, seppure cieca, riusciva a fare molte cose e ad occuparsi di suo marito, appunto mio nonno. Quando ero bambino mi piacevano i videogiochi e una volta ho chiesto a mio nonno se quello che facevo era una perdita di tempo. Il  nonno ha spiegato: "Un giorno ga 24 ore, giusto? Se ti vol organizar ben la tua giornata te dirò solo che esiste 8 ore per dormir , 8 ore per studiar o lavorar e 8 ore per divertirse e far tuto quel che ti vol". In effetti anche questo orario perfetto era impossibile perché la scuola durava di per sé già quasi 8 ore. Dopo qualche tempo, quando aveva capito che non c'era modo per farmi smettere di giocare, mi ha detto di limitarmi a giocare ai videogiochi un'ora soltanto al giorno. Da bambino non capivo perché lui voleva che io smetessi di giocare ai videogiochi ma adesso a piano a piano inizio a capire che cosa voleva dire con questo e provo ad autolimitarmi e a giocare soltanto per un'ora. A  parte il divertimento con i videogiochi, ogni giorno uscivo con i miei vicini di casa e lui ci chiamava sempre invitandoci a riposare un po' e bere un po' d'acqua. Dopo quel breve riposino, continuavamo a giocare.

    Un'altra cosa che il mio nonno mi ha insegnato sono le riparazioni. Ogni volta che rompevo qualche cosa, fosse pure un giocattolo, lui me lo riparava, ed io attento seguivo ogni sua mossa. Purtroppo è morto gia da tre anni ed mi manca tantissimo, ma come lui diceva la vita va avanti e „qualunque cosa succeda tu devi superarla e continuare a vivere“.

    Per me i nonni sono persone molto speciali soprattutto quelli paterni con i quali ho condiviso la casa e l'esistenza. Mi hanno insegnato pure che la vita non va sempre come speriamo. A volte ci riserva anche degli episodi spiacevoli. Se questi accadono, dobbiamo andare avanti con ottimismo e fiducia. Quando penso a loro mi ricordo sempre che non sono i soldi, i vestiti o l'essere i più forti e i migliori a fare la felicità, l’importante è avere una bella famiglia ed essere circondati da persone che ci fanno stare bene.

     

    motto MMORPG                                                               Jakov Juričić

     Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    I nostri nonni ci raccontano 

                          Il mio nonno mi racconta spesso della sua gioventù ed io adoro ascoltarlo. Quando lo ascolto mi sembra di leggere dei romanzi emozionanti. Nelle sue storie ci sono la guerra e i partigiani, giochi spensierati, viaggi lontani e grandi amicizie. Però c’è anche la povertà, la fame e l’ingiustizia. Mio nonno è nato a Fiume, dove vive tutta la sua vita. Lui è nato durante la seconda guerra mondiale. Come figlio di un antifascista ha vissuto la sua infanzia senza un padre, rinchiuso dai fascisti e poi dai nazisti. Ma non era l’unico. C’erano molti bambini con una storia simile. Però non erano infelici. Oggi, quando mi racconta come giocavano, mi viene un po’ d’invidia. Per me oggi non è immaginabile il giocare a calcio sulla strada senza automobili, l’arrampicarmi sugli alberi e il fare gite con la bicicletta. Qualche volta mi viene un gran desiderio di ritornare nel passato e provare quella vita senza automobili, computer e senza la TV. Alle persone allora non importavano  le cose materiali. Erano felici con poco.

    Quando era giovane come tanti altri Fiumani ha deciso a imbarcarsi su una nave. Era questo l’unico modo di vedere il mondo. Da marinaio ha conosciuto l’Africa, l’India, il Giappone, e tutta l’Europa. La mia storia preferita è quella sul Giappone dove ha visitato molte città: Yokohama (che adesso fa parte di Tokyo), Kyoto e altre. Mi piacciono le sue descrizioni dei ciliegie in fiore, dal fiore rosa che i giapponesi chiamano Sakura e le storie della magnifica montagna Fuji.

                          Da questi lunghi viaggi portava oggetti e cose che qui non c´erano, specialmente gomme americane, jeans e dischi. Questi dischi li portava poi nelle sale da ballo fiumane dove i giovani di quel tempo di divertivano il sabato sera. Bastava così poco, allora, per divertirsi : una sala da ballo, un buon disco e una ragazza/ragazzo.

    Vorrei poter prender nota di tutte queste sue storie per poterle raccontare un giorno ai miei figli. Perché questa è la storia di una generazione e di una città e non deve essere dimenticata.

     
    motto MOJO                                                          Ivan Bystryakov

    Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    «Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. Il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano sue parole?»

     Io penso che l’educazione sia un elemento molto importante di ogni società. Ogni bambino deve avere il diritto di frequentare la scuola ed essere educato, ma ci sono dei paesi che non permettono l’educazione e questo è un problema molto grande. Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali della persona.

    Le parole di Malala Yousafzai mi hanno fatto pensare del come l’educazione sia importante. La scuola è un percorso che ci può portare a un futuro felice, perché secondo gli antichi filosofi greci, i beni secondari e il desiderio di studio portano alla felicità.

    Lo studio è estremamente importante per lo sviluppo di ogni paese. Ogni stato deve lavorare sulla qualità dell’educazione e fare di tutto affinché le scuole siano più accessibili a ciascuno. La società d’oggi si basa sul sapere dei nostri antenati, per questo noi dobbiamo continuare a sviluppare lo studio e la cultura, perché senza il sapere degli antenati non sarebbe possibile lo sviluppo tecnologico e culturale. L'evoluzione della cultura e della società umana sono strettamente legate al processo dell’educazione e della trasmissione del sapere. Durante la società preletteraria le tradizioni e il sapere si tramandavano oralmente e tutto si basava sulla memorizzazione. Con l’invenzione della scrittura il sapere è diventato più accessibile e più facile a trasmettere.

     Nelson Mandela ha detto: “La mia più grande ambizione è che ogni bambino in Africa vada a scuola perché listruzione è la porta dingresso alla libertà, alla democrazia e allo sviluppo[1]. Io sono del tutto d’accordo con Mandela e penso che ognuno debba andare a scuola. Nella seconda metà del secolo scorso, la Russia aiutava agli stati d’Africa offrendo borse studio nelle facoltà di molte università russe. Questa era un’idea giiusta e buona. Consentiva ad ogni ragazzo che lo voleva, a partecipare allo studio.

    In quasi tutte le costituzioni moderne degli stati, scrive che ogni persona ha il diritto dello studio, ma alcuni stati non hanno la possibilità di istruire. Io penso che gli stati molto sviluppati debbano aiutare quelli in via di sviluppo con dei programmi di scambio od offrendo  borse studio. La scuola ha il dovere di preparare ogni singolo individuo ad adattarsi alle esigenze comuni.

    A mio parere il diritto allo studio non devono averlo solo i bambini, ma anche le persone adulte che per qualche motivo non hanno potuto frequentare la scuola o l’università. Per concludere, ogni persona deve avere sempre il diritto allo studio, e non deve esistere nessun governo che lo impedisca.

     

    motto QUESADILLA                                                       Romina Marković

     Classe I – a – Ginnasio Generale

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    “Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo.” È il messaggio di Malala Yousafza, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano sue parole?

    Nel mondo odierno, globalizzato e modernizzato, le possibilità di studio sono sempre più ampie, e le opportunità aumentano costantemente rispetto al passato. Il livello di educazione sta andando verso il meglio, le nuove tecniche permettono di esplorare campi completamente nuovi e le distanze si stanno riducendo. In tutta questa dinamica stiamo però dimenticando sempre di più quei valori che non sono direttamente legati al progresso ma che sono di vitale importanza per lo sviluppo della nostra personalità, cioè i valori artistici e spirituali.

    Partirei però riflettendo sulle parole della ragazza Malala, che portano un messaggio importante: secondo lei, le armi più potenti non sono né il potere, né il prestigio, né la ricchezza bensì il libro, la penna, l' insegnante: in altre parole - il sapere. Il sapere è uno strumento che può aprirci nuove vie, nuovi punti di vista, che può influire sulle nostre concezioni e variare il modo in cui vediamo il mondo. Esso allarga le nostre possibilità e ci rende consapevoli delle nostre capacità, con esso possiamo oltrepassare qualsiasi ostacolo anche se qualche volta non ne siamo consci. Al contrario, uno che è privo di sapere non è altro che una marionetta manipolata dagli altri: la gente  così è convinta di conoscere il mondo e le persone, appunto perché non si rende conto dei propri limiti e delle proprie reali capacità, ma sono proprio loro ad essere i più vulnerabili e i più controllabili. 
    Per provare queste constatazioni basta voltare qualche pagina di storia, e osservare ad esempio il capitolo sul fascismo in Italia, oppure quello sul nazismo in Germania. In entrambi i casi, si tratta di movimenti estremi che sono però riusciti ad avere un dominio completo sulle masse. La falsa propaganda, i discorsi dolci dei dittatori pieni di grandi promesse, hanno risvegliato nelle masse  un rispetto enorme. Ma è stata appunto l'ignoranza a trasformare le persone in marionette senza personalità che si sono lasciate trascinare dalla gente che ha saputo approfittarsene. Le conseguenze erano atroci: razzismi, confini, maltrattamenti, massacri e sterminii di milioni e milioni di persone, sia di soldati che di semplici civili. Mi chiedo: 'Perché?  Perché non impariamo mai niente dalla storia?’

    E di nuovo torniamo alla chiave di tutto che è il sapere. Un valore che è insostituibile e indispensabile se vogliamo essere qualcosa e qualcuno su questo mondo. Il paradosso in tutto ciò è il fatto che, specialmente da giovani, non sappiamo apprezzare abbastanza le possibilità che abbiamo e gli insegnamenti che sono a nostra disposizione. Prendiamo tutto alla leggera e non siamo neanche consci di quanto in realtà possiamo contribuire allo sviluppo della nostra civiltà, di quanto possiamo fare per tingere il mondo di colori più vivaci. Sto pensando a quei bambini che non avranno mai le opportunità di andare a scuola, di fare amicizie, di socializzare: per loro, anche un pezzettino di pane è un dono preziosissimo. Se loro avessero le possibilità che noi abbiamo, saprebbero apprezzarle molto di più.

    Mi rendo conto che io sono ancora una giovane senza molta conoscenza che non ha ancora assaggiato il vero gusto della vita, ma quello che ho capito è che il nostro piccolo mondo è modellato esclusivamente da noi e dal nostro sapere. Quelli che invece rifiutano di imparare, credendo di essere sapienti al massimo, non si rendono conto del fatto che quello che sanno è niente rispetto a quello che devono ancora imparare. La grandezza dell' uomo sta nell' accettare di poter imparare sempre nuove cose, di poter arricchire le conoscenze e di poter allargare i propri punti di vista (''So di non sapere'' diceva Socrate). Un vero intellettuale è una persona calibrata e bilanciata senza pregiudizi, con concetti ben elaborati, ma la sua qualità più importante sta nel rendersi conto che ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Un altro invece, che non vuole imparare, resterà rinchiuso per sempre nel carcere della propria ignoranza. Il problema è che queste persone possono essere molto pericolose, e possono influire negativamente sugli onesti e i sapienti, e allora si crea un vero problema che si incontra spesso e volentieri nella società e soprattutto nel mondo della politica.

    Il sapere è un bene eccezionale, un tesoro che va curato e arricchito, che si accumula già dalla prima infanzia e ti insegue fino alla morte. È  una fonte che non si consuma mai e se si usa bene può creare miracoli. Il nido principale dove viene raccolto il sapere sono i libri, che sono un bene particolare. Scrivere un libro significa condividere i propri pensieri, le emozioni e le conoscenze con gli altri che avranno la possibilità di imparare qualcosa e riflettere su questi argomenti. E un uomo che riflette è un uomo che cambia, che matura, che progredisce. Senza i libri, senza le penne, senza il logos (parola) possiamo soltanto fingere di essere ricchi ma questa ricchezza è puramente superficiale – è l' anima che conta.   


    motto PANDA                                                           Dharma Dana Grubišić

    Classe I – a – Ginnasio Generale

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    „Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma piu potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo“. È il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?“

     Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno.“, sono le parole di Malala. Malala Yousafzai è una bambina semplice che può imbracciare solo una penna  e pochi libri per protestare contro una legge che dice alle donne di coprirsi e stare ferme. Continua a scrivere per tre anni e racconta la guerra vista dai piccoli, la natura distrutta dalle bombe, la proibizione di uscire per strada, la nostalgia per le feste di paese e le passeggiate tranquille. La sua storia è iniziata solo dal desiderio di andare a scuola, di aver una educazione. Tutto questo succede nella valle di Swat, in Pakistan. Dove i talebani cercano di mostrare come il mondo dovrebbe essere secondo la volontà di un Dio oscuro e violento.

    Ecco cosa Malala ha risposto a questa domanda: „Da dove viene questa passione per l'educazione?“

    „Noi siamo esseri umani e questo è la parte della nosta esistenza umana, non capiamo l'importanza di qualcosa finché non ci è tolto dalle nostre mani. Quando in Pakistan ci era proibito di andare a scuola, allora ho capito che l'educazione è molto importante e che è il potere per le donne, e per questo i terroristi hanno paura dell'educazione. Non vogliono che le donne hanno l'eduzaione perché sarebbero più potenti.“

    E proprio per questo Malala diventa la meta per i talebani. La aspettano lungo la strada che riporta gli alunni a casa, villaggio dopo villaggio, alla fine delle lezioni. A soli 15 anni il 9 ottobre 2012, viene colpita alla testa e alla spalla da un proiettile sparato da un talebano mentre sta salendo a bordo dello scuolabus per l'accusa di „diffondere idee occidentali“.
    Nonostante le gravi ferite ha sopravvisuto l'atentao, ma guesta tragedia non le ha fatto paura. Infatti ha solo rafforzato il suo desiderio di difendere il diritto allo studio delle donne pachistane e l'ha spinto a scrivere il libro „Io sono Malala“.

    Oggi ho sentito questa storia per la prima volta e mia ha fattto riffletere del quanto non apprezziamo le cose che abbiamo e quanto siamo fortunati a differenza di alcuni. Ogni mattina quando ci alziamo per andare a scuola invece di lamentarci dovremmo essere riconoscenti. Questa ragazza e la sua storia sono davvero affascinanti. La ammiro per il suo coraggio. Deve avere un grande coraggio per opporsi a una forza minacciosa come dei talebani. Prima e dopo l'atentato Malala ha sempre lo stesso obiettivo e se i proiettili non le impediscono di andare avanti con le sue idee, niente non la può fermare.

    „Pensavano che i proiettili ci farebbero tacere, ma hanno falito. E allora dal questo silenzio sono nate migliaia di voci“, dice Malala.

     

    motto PANTERA NERA                                                  Alana Martinović

    Classe I – a – Ginnasio Generale

    Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. E’ il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?

     Le parole sono la nostra miniera d’oro, una fonte di inesauribile magia. Sono onnipotenti, capaci di applicare sia un dolore profondo, sia una gioia indescrivibile. Ma se leghiamo le parole con il sapere, che cosa riceviamo? Mi trovo spesso persa nei miei pensieri, e una delle domande che mi pongo è infatti:” Ma perché devo sapere tutto questo? Non credo sia poi così importante”. E dopo una saggia piccola voce mi dice:” Sì, lo devi sapere. Sapere è potere”. Sono questi i momenti quando riesco a capire l’importanza dello studio e lo apprezzo per quanto deve essere apprezzato. Forse quando sarò più anziana riuscirò a esaltare il fenomeno del sapere interamente... Ma purtroppo adesso sono ancora giovane, troppo inconsapevole del mondo e della vita al punto di non sentirmi, qualche volta, degna di esso. Vorrei sapere, conoscere, imparare; ma serve tempo. Anni e anni di libri, di culture, di parole... E’ tutto un complesso di fattori che influenzano il carattere di un individuo e il suo sapere che diventa sempre più ampio. A patto che, naturalmente, lo stesso individuo non permetta che qualcuno ostacoli il suo cammino. Penso che tra le peggiori cose del mondo, legate al sapere, siano l’ingratitudine di quelli ai quali è offerta la sapienza e l’impossibilità di acquistarla per quelli che non ne hanno la possibilità. Ci sono innumerevoli casi di persone che avevano tante opportunità di essere educate, e altrettanti storie di persone che pur essendo intelligenti risultano indigenti per un sapere che non possono avere né acquisire. Quelli che possono avere il sapere non lo vogliono e invece quelli che non lo possono avere lo desiderano. E’ ingiusto, triste e terribile.

    Quando pensiamo quanto si sia evoluta la razza umana negli anni, non è altretanto naturale pensare che tutti dovrebbero avere il diritto alla conoscenza? Forse, se nel mondo ci fosse una percentuale più bassa di non educati, la vita sarebbe migliore. Sento dappertutto la gente che dice:” Viviamo in un brutto periodo”. Magari, se la gente usasse il proprio intelletto e il proprio  sapere,  capirebbe che il tempo in cui viviamo non è poi tanto buio. No, non ho esperienza e ... sì, sono giovane e devo ancora provare la vera vita, ma quello che ho capito in questi pochi anni della mia esistenza è che il mondo è appunto cio che facciamo di esso. Il sapere è potere, e quelli che lo possiedono sono ricchi. E siccome ci sono pochi che riconoscono la sua forza e i suoi poteri, la sapienza diventa un’arma.

    Oggidì ci sono tantissimi che credono di sapere tutto e, accecati dalla loro credenza falsa, non vedono che la maggior parte di quello che sanno ha dall’altra parte della bilancia un’altrettanta quantità di cose di cui ignorano l’esistenza. I veri intellettuali non si pavoneggiano, anzi, usano saggiamente il loro sapere. I loro pensieri e le loro idee sono raffinati e ben ponderati, e una persona educata e bene istruita è bilanciata; non è piena si sé, ma allo stesso tempo apprezza il suo essere e riconosce i suoi pregi e i difetti. Riesce a differenziare e prende quelle opportunità dalle quali può approffitare, avanzando sempre più  nell’arte del vivere. Essenzialmente, una persona istruita e sapiente diventa maestro della propria sorte. Quelli attorno a essa potranno essere sottomessi, perché il sapere ha anche una parte scura, come tutte le cose; va perfettamente d’accordo con la manipolazione. Infatti, la maggioranza della popolazione è una preda facile, specialmente per uno che sa i vari modi di usarla. Uno che ha questa tendenza di sfruttare le possibilità con tutti i mezzi possibili e che è sapiente, può facilmente fare quello che vuole. Sono pochi quelli che non sono influenzati da menti grandi e questi pochi individui sono, nella maggior parte dei casi, anche loro sapienti. Si può capire un grande se si è grande.

    Vivo credendo che per formare una relazione, sia amorosa che di amicizia, sia necessario un ingrediente cardinale: la comprensione. La comprensione è più forte degli opposti che si attraggono. Se si trovano due persone simili, due individui capaci, intelligenti e saggi, chi li ferma? Non ci sono limiti.

    Si evince, dunque, che il sapere è indispensabile e dovrebbe essere applicato in ogni campo e momento della nostra vita. E’ importantissimo! Se la razza umana capisse soltanto l’incredibile complessità del sapere e lo iniziasse a usare veramente, il mondo diventerebbe un posto più bello. Non possiamo sapere che cosa ci riservi il destino, ma una cosa è certa: senza sapere non c’è futuro.

     

     

    motto CIACHI                                                               Elena Čakarević

                                                Classe I – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

    Insegnante: Annamaria Lizzul

    I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

    Qualche giorno fa è venuta a trovarmi mia nonna dall' Italia, e, dato che eravamo da sole, ne ho approfittato per chiederle della sua infanzia e della scuola ai suoi tempi. Era entusiasta della domanda e si è messa subito a ricordare quei giorni perché per lei sono indimenticabili. Ha frequentato la scuola elementare a Pola e molte cose sono ancora oggi rimaste uguali, come, per esempio l'età con la quale si iniziava ad andare in prima classe: sette anni. Il primo impatto con la scuola è stato molto interessante ma anche doloroso, infatti, il terzo giorno di lezione è stata morsa ad una gamba dal cane del bidello, che era anche il custode della scuola.

    La nonna era brava e diligente e prendeva sempre dei bei voti e anche allora gli scolari venivano valutati con i voti da uno a cinque. I banchi erano di legno, con il piano inclinato e avevano un foro che serviva per metterci il calamaio, una boccetta di vetro all' interno della quale veniva versato l'inchiostro nero, poco alla volta, però, per non sprecarlo! E non era mica facile scrivere con il pennino anche perché i maestri richiedevano precisione e ordine; infatti in pagella veniva valutata anche la "bella calligrafia". Gli scolari erano vestiti tutti allo stesso modo, in divisa: grembiule nero con colletto bianco di pizzo. Avevano solo una maestra fino alla quarta classe , mentre in quinta c'era una maestra per ogni materia. In classe erano trenta alunni tra maschi e femmine e si rivolgevano all' insegnante con il "tu". La maestra era, naturalmente, severa. Qualche volta metteva i bambini in castigo dietro la lavagna ma, in caso di "marachelle" li mandava a casa con una nota e potevano rientrare solo se accompagnati dai genitori. Durante le lezioni stavano tutti in silenzio e attenti: nessuno si muoveva dal proprio banco senza il permesso, e nessuno si azzardava a disturbare. Per quanto riguarda le materie di studio, si faceva molta matematica e l' unica ora di svago era educazione fisica.

    Alla fine della piacevole ed emozionante chiacchierata sia io che la nonna eravamo soddisfatte, lei della sua memoria di ferro, io delle mie scoperte. Avevo ancora mille domande da porle e la nonna si è ripromessa di rispondere alle mie curiosità la prossima volta che ci saremmo viste... sperando che fino ad allora lei non dimentichi qualcosa.

     
     
    motto LUCE                                                              Laura Šverko

                                         Classe II – Liceo Generale Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

    Insegnante: Annamaria Lizzul

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. È il messaggio di MalalaYousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?            Mi chiedo: „A che punto siamo arrivati se per un gruppo di terroristi talebani il peggior nemico è una ragazza?“  
    Nella valle di Swat, in Pakistan, una ragazza, MalalaYousafzai, è stata quasi uccisa perché si batteva, e vuole continuare a farlo, per i diritti di 61 milioni di bambini che non possono andare a scuola e che, ancora oggi, non hanno il diritto fondamentale di ricevere l' educazione e l' istruzione di cui hanno bisogno per conoscere il mondo.         
                Ad impedirglielo sono gli estremisti che in alcuni paesi, purtroppo, ancora arretrati, hanno paura di tutti coloro che sanno scrivere e leggere, ma soprattutto delle donne, consapevoli che il sapere è l'arma più potente di un individuo, un' arma molto più forte dei loro fucili, perché consci che una donna istruita potrebbe anche arrivare al potere e cambiare quel modo arcaico di vita. Malala è un' eroina sedicenne che parla a nome di tante donne che sono incapaci di reagire a tutte le ingiustizie che subiscono ogni giorno. Siamo nel XXl secolo e penso sia giunta l'ora che qualcuno si svegli e capisca che c'è bisogno di andare avanti e non di regredire. E chi porterà avanti questo mondo, se non noi giovani? E come ci riusciremo, se non avremo  un' istruzione adeguata? Un bambino con un libro e una penna può fare molto, può risultare fondamentale nel cambiamento del mondo. Perché negargli, allora, qualcosa di così importante? Perché limitare il suo desiderio di conoscere? Lui ha bisogno di crescere, e non solo fisicamente, ma come persona; ha bisogno di imparare per poi fare le scelte giuste nella vita; per avere una propria opinione e per vivere libero. Non riesco a capire come la mentalità di tanti uomini sia rimasta sempre la stessa; è inammissibile che,  persone che hanno il potere di cambiare qualcosa, non lo facciano. Malala, invece, ha capito che era arrivato il momento di reagire; lei è uno splendido e semplice esempio di persona dal cuore grande, un' adolescente che ha avuto il coraggio di ribellarsi alla forza delle armi per far capire al mondo intero che ci sono donne che vorrebbero chiedere aiuto, ma non e' possibile farlo perché impedite da mani più forti delle loro. Negare a un bambino di conoscere il mondo, di apprendere cose nuove, di essere in gardo di avere una propria opinione, significa togliergli il respiro, tarpargli le ali.

    Al giorno d' oggi noi adolescenti ci lamentiamo spesso per il fatto di dover andare a scuola, e non ci rendiamo conto quanto l' istruzione sia indispensabile. Non ci preoccupiamo del fatto che al mondo ci siano ancora milioni di bambini che non sanno leggere e scrivere, anzi sbottiamo: „Beati loro, almeno non devono studiare!“. In realtà non siamo coscienti né di quello che affermiamo, né di quanto questa considerazione sia terribile, perché non siamo a conoscenza di moltissime storie simili a quella di Malala perché, se lo fossimo, allora ci renderemmo conto di quanto siamo fortunati perché qualcuno ha provveduto alla nostra istruzione. Una persona istruita può sentirsi libera di viaggiare per il mondo, e cosa c'è di più bello e di più soddisfacente al mondo della libertà che ci permette di guardare oltre all' orizzonte, di fantasticare.
    Malala ha iniziato a lottare per i diritti delle donne e dei bambini già tre anni fa dimostrando di avere il coraggio e la forza di un leone. Il suo atteggiamento deciso mi porta a sperare che lei continuerà a combattere e riuscirà ad ottenere quello che spetta di diritto a lei,  a tutte le altre donne, a tutti i bambini. Spero un giorno giustizia sia fatta una volta per tutte, e quindi mi schiero dalla parte di Malala, sostengo la sua battaglia e sottoscrivo con convinzione il suo pensiero:
    „Non uccideranno mai i miei sogni; pensavano che quel proiettile ci avrebbe fatto tacere per sempre, ma hanno fallito.“     
                                                               

    motto MIKI                                                                     Miriam Herceg

     Classe I – m – Liceo Scientifico – Matematico Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. È il messaggio di Malala Yousafzay, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?

     Malala è una sedicenne pakistana che combatte per i diritti di studio di tutti i giovani del mondo. Durante un percorso verso scuola, l’autobus su cui viaggiava era pieno di giovani ragazze, ed è stato assalito da terroristi la cui mentalità non accetta il fatto che la donna possa essere istruita. Malala è stata colpita da una pallottola in modo molto grave. Però è sopravvissuta. Invece di abbattersi è diventata – se possibile – ancora più coraggiosa, ed ha perfino scritto un libro intitolato ‘‘I am Malala’’.

    È da un po' di tempo che seguo la sua storia e sono rimasta impressionata dal suo coraggio. Poche persone riuscirebbero a combattere così arduamente come fa lei. Malala è una ragazza molto intelligente, che non ha paura di esprimere la sua opinione, e mi ritrovo ad invidiarla perché vorrei essere come lei. Vorrei saper esprimere i miei pensieri come fa lei, sapendo le conseguenze che causerebbero, ma sperando di cambiare qualcosa. Molte persone dicono che Malala Yousafzay sia soltanto una ragazzina troppo giovane per poter esprimere la propria opinione. Dicono che non sappia quel che dice, che sia troppo immatura per parlare di cose così serie, davanti a tutto il mondo, poi! Per non parlare di quelli che si lamentano dicendo che non sia coerente. Che sia un’ipocrita perché afferma di battersi per educare i ragazzi, mentre lei vive comodamente in una casa in una zona molto bella, e che lei, assieme ai suoi fratelli, frequenta una scuola privata. Vociferano che su quel ‘famoso’ bus dove è avvenuto un attacco terroristico e le hanno sparato, non ci sia stata solo lei; ma che di nessun altro si parla. Sono dell’opinione che non abbiano ragione e che Malala sia l’unica ragazza che ha avuto la forza di rialzarsi, dicendo che quel proiettile l’ha resa soltanto più decisa.

    È cosa nota che i libri ci portano non soltanto all’istruzione e alla conoscenza di innumerevoli materie, ma sin dall’infanzia ci portano a sognare e a sviluppare i nostri caratteri, pensieri, fino a cambiare i nostri stati sociali. Qualsiasi autore, sia esso giovane e inesperto oppure affermato scrittore dotato di inventiva e padronanza della lingua, ci porta a riflessioni sui testi di cui magari nemmeno ci rendiamo conto, ma ci fanno riflettere con coerenza su temi che forse non affronteremmo mai. Mi piace leggere e prendo in esame temi di questo genere molto volentieri. Credo che i libri mi facciano uno strano effetto. Ogni volta che ne leggo uno, una parte del libro entra a far parte della mia personalità, perché vengo a conoscenza di cose nuove, trovo le risposte alle domande che magari mi sono posta per anni. La cosa che però mi affascina di più dei libri è che non sai mai come siano all’interno. A casa ho una collezione molto vasta di volumi di tutti i tipi e generi. Quando vado in una libreria, però, non so mai che cosa scegliere perché dal riassunto non è che si capisca molto. Di solito, comunque, posso ritenermi una ragazza fortunata perché, a parte pochi casi, ogni libro che io abbia mai comprato si è rivelato un’opera d’arte. Quando ero in quinta classe, mi è venuta voglia di scriverne uno. Ho cominciato e ho scritto abbastanza. Alla fine, tuttavia, ci ho rinunciato. Ahimè, mi ero accorta di non sapere le regole della scrittura. Non avevo descritto abbastanza i paesaggi, i personaggi. Non sono ancora abbastanza brava e intelligente, ma spero che magari un giorno sarò in grado di scriverne uno. È il mio sogno, questo. Per adesso mi limito a leggere i libri degli altri. Chissà se poi qualcuno leggerà le mie parole con tanta ammirazione come faccio io con i libri di autori che adoro.

    Malala è una ragazza davvero notevole che, anche dopo un evento così terribile, continua a lottare per l'istruzione e trovo che sia un atteggiamento incredibile e molto coraggioso. Ammiro il modo in cui Malala parla della sua casa in Valle di Swat, quanto amore provi per il suo paese, e di come rimanga umile. Malala Yousafzai è una tale ispirazione e modello di coraggio che la sua storia dovrebbe essere ascoltata in tutto il mondo. Vorrei ancora dire che il Pakistan è una terra così lontana dal nostro mondo e dal nostro modo di pensare, per cui se non ci fosse stata questa ragazza, oggi probabilmente non avrei avuto modo di riflettere sulla mentalità e sui modi di vivere di un popolo di cui conoscevo soltanto il nome.

     

    motto LA PICIA MULA FIUMANA                                     Nika Skerbec

    Classe III Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Emili Marion Merle

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E’ il messaggio di  Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quale riflessione ti associano le sue parole

               Noi ragazzi d’Europa, in un certo senso, siamo quasi privilegiati di vivere in una parte del mondo, dove l’istruzione dei ragazzi, dei giovani e delle donne, già da parecchio tempo rappresenta una norma usuale di vita. Infatti, sono pochi i ragazzi che non frequentano la scuola elementare e la grande discriminazione tra uomo e donna, nel lavoro e nella vita sociale presente nei tempi passati, è quasi scomparsa. I ragazzi europei hanno tantissimi diritti e sono ben tutelati dalla società. Solo per dare dei semplici esempi: i ragazzi non possono lavorare nelle ditte prima di aver compiuto i 15 anni, fino a quando dura la loro istruzione obbligatoria, godono di tutele specifiche in caso di molestie nelle famiglie, non possono essere processati ne giudicati, hanno il diritto di associarsi  ed esprimere le loro idee presso le organizzazioni politiche. Le donne altrettanto, negli ultimi decenni hanno equiparato i loro diritti e a pari merito, insieme agli uomini sono bravi capi di stato, intellettuali, imprenditrici e così via.  Non in tutto il mondo purtroppo i diritti delle donne e degli uomini sono equiparati e ancora in molti paesi i bambini non hanno alcuna tutela e non hanno il diritto all’istruzione.  

              Nei paesi del terzo mondo la situazione per le donne e i bambini non sono per niente soddisfacenti. La povertà, i costumi e la religione hanno fatto sì, che i bambini e le donne siano cittadini di secondo grado, senza diritti e pienamente discriminati. In molti paesi del mondo, sono pochi i bambini che frequentano le scuole elementari, costretti dai genitori e dai loro padroni a lavorare nei campi e nelle fabbriche, senza possibilità di godersi un’infanzia tranquilla e serena. E’ stata questa la vita di Malala Yousafzai, una bambina pakistana, che nel corso del regime talibano, come pure alle altre bambine, era vietato di frequentare la scuola. Malala però ha osato dire di no allo stesso regime, a tutte le discriminazioni e alle umiliazioni subite, rivolgendosi pubblicamente al mondo intero, battendosi per i diritti dell’istruzione dei bambini. Per tale motivo è stata nominata per il premio per la pace internazionale per bambini, dal noto attivista sudafricano Desmond Tutu. Non tutti erano però soddisfatti delle idee che la giovane Malala propagava, per cui la stessa, a dodici anni subì un violento attentato di arma da fuoco e solo per fortuna riuscì a salvarsi la vita. L'attentato scatenò una effusione nazionale e internazionale di sostegno, e la piccola Malala divenne un eroina e tutt’oggi continua a propagare le idee di libertà di istruzione dei bambini. Non possono non essere ricordati il suo discorso di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni unite, per l’accesso libero all’istruzione di tutti i bambini del mondo, e le sue due nomine per il premio Nobel per la pace. Altrettanto una rivista di fama mondiale, l’ha proclamata una tra le 100 persone più influenti del mondo. 

              Conoscendo la storia e la vita di Malala, il paese nel quale ha vissuto la propria infanzia e quanto ha subito,  è comprensibile il messaggio di Malala “Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. Malala non solo è stata l’autore di questo messaggio, bensì l’ha vissuto e lo sta vivendo ancora, applicandolo a tutti i livelli. Malala è in questo momento la principale e la più famosa attivista, è un simbolo nel campo della lotta dei bambini all’istruzione. Dopo l’apparizione della piccola Malala nulla rimarrà lo stesso. Il mondo ormai, irrevocabilmente è stato messo a conoscenza dei problemi dell’istruzione dei bambini nel terzo mondo e come una lava che esce dalle viscere del vulcano, le soluzioni e i cambiamenti procederanno lenti ma irruenti e decisi, senza alcuna possibilità di retromarcia. 

              Il messaggio di Malala però ha una dimensione molto più forte: è un invito a tutti i bambini del mondo di diventare loro stessi Malala e di battersi per i diritti di tutti i bambini all’istruzione, contro la discriminazione e per una migliore vita. Non tutto però finisce qui. Il messaggio di Malala a mio parere, ha un significato ancora più importante, oserei dire universale e globale, perché si rivolge pure a tutti gli indifesi, a tutti i discriminati, ai deboli e ai sottomessi, invitandoli di parlare e di scrivere in merito alle ingiustizie subite, dei propri problemi, di battersi per i propri diritti. Solo  così il nostro pianeta diventerà un vero focolaio caldo, una piacevole casa per tutti gli umani, senza discriminazioni e ingiustizie di alcun genere.

                                                                                   

    motto EDUCAZIONE                                                    Petra Grdaković

     Classe III - m Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Emili Marion Merle

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E’ il messaggio di  Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quale riflessione ti associano le sue parole

     L'educazione è tutto

           Una delle più giovani promotrici del diritto all'educazione dei bambini e dei diritti delle donne è Malala Yousafzai. Il suo paese natio è il Pakistan. È un paese in cui regna ancora il terrorismo e in cui non sono riconosciuti molti diritti, e tra questi, come dice anche Malala, si trova anche il diritto all'istruzione primaria dei bambini del Pakistan.     Per noi che viviamo in una società molto diversa da quella dei paesi asiatici è difficile immaginare di trovarci nella situazione di paesi quali il Pakistan, l' India, la Siria... Con ciò intendo dire che per noi, o almeno per me, il pensiero di vivere circondati dal terrore e dall'ingiustizia fino al punto di non avere più neanche la possibilità di istruirci, è molto inquietante. Noi non possiamo capire ciò che provano quei bambini a cui è stato tolto ogni diritto perché noi stessi non abbiamo mai provato le conseguenze di una cosa simile sulla propria pelle. Perciò dobbiamo impegnarci in modo da poter almeno sfiorare quel sentimento orrendo che occupa gli animi di quella povera gente. Malala è una ragazza che non ha avuto paura di parlare apertamente al mondo intero, nonostante le minacce dei talebani le venissero incontro. Lei stessa ha detto che sono in molti quelli che pensano come lei, però hanno troppa paura.

          L'uomo riesce a comprendere l'importanza della parola quando gli è stato imposto di tacere, l'importanza della libertà quando questa gli è stata tolta e l'importanza dell'educazione quando non può più averla.  È per questo che un ragazzo qualsiasi della nostra società non capisce quanto sia importante per lui il fatto di poter andare a scuola. Per lui è solo un obbligo che compie senza alcun entusiasmo. D'altro canto, un ragazzo pakistano darebbe ogni cosa solo per poter educarsi proprio perché quella è una cosa che non gli è più permessa. Un ragazzo tale conosce le conseguenze della mancanza dell'istruzione. Si rende conto che tutti i suoi sogni che riguardano la carriera sono stati distrutti e seppelliti. Ce ne sono molti di ragazzi del genere in quel paese. Anche Malala aveva un sogno, quello di diventare medico, però quando le scuole sono state chiuse per le ragazze ogni sua speranza è svanita. Ma come è svanita, così è anche rinata perché Malala è stata insistente e non si è lasciata travolgere dal pessimismo. La scuola e gli insegnanti non danno solo lezioni di storia, matematica, biologia, ecc., ma tramandano agli alunni anche importanti lezioni di vita insegnandogli a comportarsi in società, a tollerare gli altri e indicandogli quali sono i veri valori nella vita. A scuola i ragazzi imparano ad esprimersi e si formano una prima idea sulla società. Senza l'educazione niente di tutto ciò avverrebbe e le persone sarebbero ignoranti e quindi facili da manipolare. In Pakistan è stato proibito alle ragazze di andare a scuola perché i talebani non volevano che le donne avessero il potere di capire ciò che stava realmente accadendo.

           Le persone ignoranti sono vulnerabili e spesso non ne sono nemmeno coscienti. Per farvi capire meglio vorrei farvi un esempio in cui ciascuno cha ha viaggiato almeno una volta in un altro paese si riconoscerà. Quando una persona si trova in un paese straniero di cui non ne parla la lingua e di cui non conosce né la gente né i luoghi allora ella è come un bambina che passeggia da sola nel buio per le strade della città.  È facile perdersi ed è ancora più facile divenire “preda” della gente che conosce bene il luogo. L'educazione è importante perché ci rende più forti e meno ingenui. Nessuno di noi vuole diventare “preda” e perciò dobbiamo cercare di promuovere l'istruzione in tutte le parti del mondo. Tutti hanno il diritto di sapere. Diamogli allora le scuole e i libri!

     

    motto ARWENELL                                                        Anastasia Marčelja

    Classe III - a Scuola Media Superiore Italiana Fiume

    Insegnante: Emili Marion Merle

    “Prendete  i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna ed un libro possono cambiare il mondo. ”

    Dal sapere vien l'avere 

    In questo immenso mondo esistono persone le quali non hanno mai avuto la possibilità di far sentire la propria voce o di realizzare i tanto voluti sogni. In questo mondo chiamato Terra abitano i cosiddetti esseri viventi 'razionali' che tendono alla felicità e all’ autorealizzazione. Questi due concetti sono condizionati da noi stessi, e soltanto noi possiamo raggiungerli grazie al proprio desiderio e alla propria sapienza. Purtroppo ci sono persone che non hanno la possibilità di istruzione ma ci sono anche quelle che lo vietano alle persone le quali vogliono essere educate. Ciò successe alla giovane ragazza Malala Yousafzai, residente del Pakistan. Essa fu forzata a smettere di frequentare la propria scuola e perciò con tutto il suo coraggio si oppose al terrorista il quale lo vietò irrazionalmente. Malala continuò e tutt'ora continua a opporsi, essendo pure in pericolo di vita, perché vuole la libertà di frequentare la scuola insieme a tutte le ragazze della sua città nativa.  Dai suoi discorsi proviene il citato del titolo: “Prendete  i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna ed un libro possono cambiare il mondo. ”
    Io, essendo un’alunna, capisco e sostengo completamente tutti i suoi tentativi perché l’educazione, descritta nel citato come libri e penne, ci porta nel mondo dove abbiamo tante porte aperte che a nostro volere possiamo scegliere in quale entrare e quale destino intrometterci.
    L'istruzione è indispensabile per trasmettere alla persona le capacità, le conoscienze e le competenze di poter dare il massimo delle prorie potenzialità per realizzare i sogni voluti. Ognuno ha i propri sogni, certi sono semplici e altri complessi, certi sono facilmente realizzabili e altri invece pargono impossibili. Ma secondo me, nessun sogno è irrealizzabile- soltanto sogni non realizzati. Le cause di ciò è parzialmente della scarsa educazione, avvolte per motivi di pigrizia
    oppure della nostra sbagliata scelta in quale porta entrare.      
    Ogni persona lotta nella propria vita per vivere meglio e per autorealizzarsi, raggiungere i propri sogni ed essere felici, e ciò consiste in pratica nell’essere soddisfatto di se stessi e per poter soddisfare le proprie potenzialità. Tutto questo non è possibile senza un certo sapere, una conoscenza e un obiettivo. L’educazione dunque serve a tutti, dobbiamo apprendere ciò che ci viene insegnato dai nostri insegnanti o tutori e genitori e se ci interessano delle cose di più allora approfondire le nostre conoscenze. Solo allora possiamo scegliere la nostra strada da proseguire e creare ciò che vogliamo nella propria vita attraverso il sapere, come dice un proverbio: “Dal sapere vien l’avere”. Le persone tendono all’ignoranza senza la sapienza, e invece le persone che si istruiscono sempre di più iniziano a capire che sanno meno che  pesavano che sarebbe un’ignoranza intesa come consapevolezza del proprio non sapere, che è fondamentale per lo sviluppo del nostro desiderio di conoscere.

    Con la curiosità e con il sapere si possono fare ‘miracoli’. Si possono realizzare cose che una volta erano soltanto una piccola idea non esistente nel mondo reale, come anche si può volendo cambiare e distruggere. Ad esempio, se soltanto più persone fossero razionali a capire che bisogna cambiare per il bene di se stessi e dei nostri prossimi e smettere con l’inquinamento immenso e con la distruzione della natura e dell’ambiente in cui viviamo; O se soltanto le persone usassero il proprio sapere nelle parole e vari contratti per non creare guerre e diminuire la popolazione causando tante conseguenze terrificanti e perdite traumatiche. Nascerebbe un mondo chiaro e razionale se gli uomini si servissero della propria mente per migliorare il mondo aiutando uno l’altro e non distruggendo. La fame di conoscenza, il sapere acquisito e l’amore in tutte le sue forme, questi sono i valori che secondo me, valgono per cambiare le ingiustizie del mondo. I valori elencati sono guidati in direzione che vogliamo, influenzati da prima dall’educazione e poi dai nostri sogni.

     

    motto  MEDITERRANEO                                                 Valentina Stres

    Classe I Comunità degli Italiani Crevatini

    Insegnante: Maria Pia Casagrande

    INOSTR IVECI NE CONTA

            La Grande Guerra 

    Tra il 1914 e il 1918, l'Europa fu il palcoscenico della Prima guerra mondiale. 

    La prima guerra mondiale è scoppiata a causa dell'attentato di Sarajevo. Non è chiaro però perché i vari Stati si schierarono gli uni contro gli altri. La guerra fu uno scontro tra blocchi guidati da due potenze aspiranti all'impero: da una parte l'Inghilterra che era imperiale da secoli e dall'altra un Paese emergente come la Germania.  

    Fu una guerra di massa perché mobilitò un grandissimo numero di cittadini. Le cifre sono enormi: 65 milioni di combattenti, quasi 9 milioni di caduti e 6 milioni di mutilati; senza contare i milioni di vittime civili. Fu di massa anche per ciò che avvenne lontano dal fronte: ci furono bombardamenti aerei sulle città.  

    Non c'erano solo giovani operai che in fabbrica imparavano a lottare, ma anche donne di casa che si trovavano a fare la fila per il pane e avevano la brutta sorpresa che esso era finito. Così scoppiarono dei moti con le donne protagoniste: dimostrazioni di malcontento per la carenza di pane,ma anche per reclamare sussidi, licenze e pace. 

    Oggi, purtroppo, i veterani della Grande Guerra sono tutti defunti ma abbiamo ancora delle testimonianze. Queste sono state tramandate nel corso delle generazioni o sono state riportate con carta e penna dai soldati che scrivevano alle famiglie lontane. Era dura e non si poteva prevedere quando gli avversari avrebbero iniziato a sparare o quando avrebbero ricevuto un attacco a gas. Per quest'ultimo non avevano le maschere, perciò si coprivano la bocca e il naso con foglie imbevute di olio.

    Per consolarsi e farsi coraggio cantavano a squarciagola. Per esempio, per coprire il frastuono dei combattimenti, contavano una canzone dove il ritornello imitava il colpo d'arma da fuoco e il suo eco nella valle.

    Non sempre era guerra. Capitò infatti che durate le lunghe pause della guerra, gli opposti, separati solamente da qualche metro di fango e da pile di cadaveri insepolti, si scambiassero qualche sigaretta, pezzetti di cioccolata o bigliettini con messaggi di solidarietà. Questo di solito succedeva durante la festività, soprattutto a Natale. Successe infatti che austriaci e italiani uscissero allo scoperto per stringersi la mano e farsi gli auguri. Nel 1917 ci fu una tregua che durò fino a tre settimane, prima di essere stata scoperta . Il 25 maggio del 1918 fu diffusa una circolare che imponeva la più dura repressione- fino alla morte- dei gesti di avvicinamento.

     

    motto FLAUTO98                                                            Ksenija Racković  

       Classe I - 1 Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                       Insegnante: Slavica Stupić

    Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

    La violenza è un problema universale, diffuso a ogni latitudine geografica e culturale. La violenza sulle donne e sui bambini sono le sue forme peggiori. Non tutti abbiamo la forza di opporsi, ma ci sono sempre le persone come Malala Jusufzay che ha avuto il coraggio di dire no, che non aveva piu voglia di sopportare le umiliazioni alle quali lei e le sue coetanee erano sottoposte quotidianamente.
    Quando Adam e Eva hanno mangiato la mela e quando infine sono diventati consapevoli che non moriranno se la mangiano, Dio li ha maledetti; loro e tutti i loro figli e i discenti. I maschi devono lavorare e le donne devono sopportare il dolore piu grande quando portoniscono dei figli e soppratutto devono obbedire ai maschi. Ma, adesso siamo nel 21. secolo e molte cose sono cambiate e cambiano ogni giorno.
    La giovane pakistana Malala ha deciso di dire di ''no'' agli talibani che hanno occupato la parte del paese dove lei abita. I talibani non consentono alle bambine di andare a scuola e alle donne di vuotare. Quando aveva 11 anni ha iniziato a scrivere un blog sotto il pseudonimo ''Bi-Bi-Ci''. Nel suo blog all'inizio descriveva l'infierro dove abitava. In questo modo pian piano ha attrato l'attenzione del mondo occidentale.
    La sua lotta non era sempre di successo. La sua vita era in pericolo. Un giorno, un talibano si è avvicinato al gruppo di ragazze ed ha chiesto chi fosse Malala. Una delle ragazze gliel'ha indicata, e l'uomo l'ha sparata, la prima volta alla testa e la prossima al collo.
    Malala ha sopravvissuto questo e dopo ha scritto un libro- ''Io sono Malala''. Questo libro era vietato in Pakistano. Il libro racconta la sua vita e dice che ''non dobbiamo avere delle cos costose, dobbiamo avere il libro''. Lei anche parla dei valori inapprezzabili che abbiamo sempre, anche quando non dobbiamo niente.
    Malala era nominata per il premio Nobel di pace, ha cittadinanza canadese, ha visto Elisabetta II ed ha parlato nel Parlamento europeo. Forbs dice che lei è una di 100 gente piu influenti nel mondo.
    Gli umani passano, ma le cose che fanno in questa vita si ricordano e raccontano. Le ragazze pakistane sempre parleranno di Malala, perche dal 2016 tutte di loro andranno a scuola. Per questo, l'industria e il turismo di Pakistano come paese migliorera,
    ''Cerchiamo di essere realistici, pretendiamo l'impossibile''. Grazie alle persone che facevano di buono ieri, noi potremo seguire domani.
    Le parole sono forti, poderose, grandi, perenni. Le parole sono l'inizio dell'infinita. Nel caso di Malala esse sono l'inizio della liberta, della vita nuova, più bella.
    ''Potente fiamma arriva dopo una piccola scintilla''-dice Dante. Il tempo nuovo per Malala e le altre ragazze pakistane è arrivato.
    Malala, grazie per averci insegnato a credere, a combattere. Ogni giorno ci impari ad amare, persistere, rispettare.
    Oggi sappiamo quello che abbiamo non deve essere toccabile e che i sogni non sono niente più che la realtà in anticipo.

     

    motto SOGNO                                                                 Djordje Vujosević  

                                                               Classe II – 1 Liceo “Niko Rolović” Antivari/Bar, Montenegro 

                                                                                  Insegnante: Jelena Ostojić Komnenović

    I nostri nonni ci raccontano

    I miei più bei ricordi d’infanzia sono legati alla mia nonna paterna. Lei è stata un punto di riferimento per tutta la famiglia, una persona che radunava attorno a sé non solo i figli e i nipoti, ma anche parenti, amici e conoscenti.
    Da bambino mi piaceva tanto addormentarmi ascoltando mia nonna raccontarmi storie della sua infanzia. Nonostante la sua vita non fosse stata facile, i suoi racconti erano sempre pieni di energia positiva, di voglia di vivere.
    Nata in una famiglia numerosa, in un villaggio sul lago di Scutari, mia nonna già da bambina piccola aiutava la madre nei lavori di casa. La aiutava a fare le pulizie, a cucinare, ma andava anche a portare il grano a macinare in un altro villaggio lontano ore e ore di camminata. Nessun lavoro per lei era difficile, e lei non aveva paura di niente.
    Durante la Seconda guerra mondiale lei e sua madre finirono in un campo di concentramento in Albania, suo padre in un campo di concentramento in Italia, mentre i suoi fratelli combattevano come partigiani per la libertà del nostro paese. Gli anni della guerra furono i più difficili, ma mia nonna non perse mai la speranza che un giorno la sua famiglia si sarebbe di nuovo riunita.
    A lei piaceva tanto studiare ed era anche brava a scuola, ma non ha avuto la possibilità di realizzare questo suo sogno. Perciò ci teneva molto che i suoi figli e nipoti studiassero e fossero bravi a scuola ed era molto fiera quando lo facessimo.
    Io ammiro molto mia nonna per il coraggio che aveva, per la sua mente svelta e lo spirito combattente grazie a cui è riuscita a sopravvivere e sopportare i momenti più difficili della sua vita.
    Mia nonna non si è mai lamentata di niente. Era sempre pronta ad aiutare i suoi nipoti e a renderli felici. Voleva che studiassimo, che fossimo onesti, rispettosi e diligenti, innanzitutto voleva che non perdessimo mai l’animo e non ci scoraggiassimo neanche in situazioni peggiori.
    Vorrei tanto che mia nonna fosse ancora viva perché lei sapeva meglio consolarmi quando ero triste, e sapeva anche rallegrarsi molto per tutti i miei successi. E sono sicuro che sarebbe stata fiera a leggere queste parole dedicate a lei.

    Pensando di lei, capisco che il sogno più bello di mia nonna e di tutti i nonni è di vedere i loro nipotini crescere felici.

     

     motto MARE                                                                     Azra Mehmedović  

                                                                     Classe III – 3 Liceo “Niko Rolović” Antivari/Bar, Montenegro 

                                                                                     Insegnante: Jelena Ostojić Komnenović

     I nostri nonni ci raccontano

    ״ Quali sono i valori veri? Come li possiamo riconoscere?״- domande che sono conosciute nel tempo presente e interessano molti di noi, giovani. Ma le domande essenziali sono:״ Come trovare le risposte?A chi possiamo rivolgersi?״ Le risposte si trovano nei racconti dei nostri cari nonni.

    Quando parliamo con i nostri nonni siamo perché abbiamo molte magnifiche cose da sentire. Loro, i nostri nonni sono le persone con la grande esperienza e conoscenza in tutti i campi. Sanno dividere il bene dal male. Loro, persone sagge ci parlano dei temi diversi. Ci raccontano che il tempo è cambiato,non è come prima, nei tempi della loro infanzia. Secondo loro, oggi la gente non apprezza quello che possiede. Molti desiderano di avere le cose costose e sempre corrono per ottenere di più anche se talvolta questo non è bene. A volte sembra che le qualità vere sono perdute. Prima si sapeva per la giustizia ma oggi come se la giustizia non fosse così importante. Oggi molti sono materialisti, non vedono i valori più importanti-famiglia, religione. Nei loro pensieri sono solo soldi. Pare che i giovani d’oggi non tengano molto a rispetto, solo a derisione. Certamente, ci sono eccezioni, ma pochi. Purtroppo, è presente anche la violenza. ״Il mondo è cambiato e noi, i vostri nonni soffriamo per i tempi passati!״

    I nonni pensano così e quello che mi fa piangere sono le loro parole: A voi rimane il mondo! Fate uno sforzo per cambiarlo, migliorarlo e provate a trovare la felicità nelle cose piccole perché non potete comprendere tutto il mare con una ciotola, ma quello che prendete è anche il mare!״

     

     motto PETAR                                                                        Petar Banović  

       Classe  Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

         Insegnante: Slavica Stupić

      Una delle leggende delle Bocche di Cattaro che mi piace molto e' la leggenda di tre sorelle. La leggenda dice che una volta vivevano tre sorelle. Il loro padre era un uomo molto ricco che viveva a Cattaro. Durante l'estate loro si trasferivano in un posto piccolo che si chiama Prčanj.Una delle sorelle era fidanzata con un giovane ragazzo. Però anche altre due sorelle erano innamorate di questo ragazzo e per questo la sorella non si voleva sposare con lui. Lui era marinaio e così è andato in viaggio sul mare. Le sorelle lo aspettavano sulle finestre. Quando la prima sorella è morta le altre due hanno chiuso la sua finestra. Così quando è rimasta l'ultima sorella non c'era più nessuno che poteva chiudere la sua finestra che è rimasta per sempre aperta.

     

    motto VALEDOL                                                               Valentina Klaric'

    Classe III b Istituto Professionale Buie - Gospodarska Skola Buje

    insegnante Katarina Badurina

     „Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda; quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella contemplazione del paesaggio che ti circonda ?“


    Io non saprei descrivere la musica che circonda il mio paesaggio, però ci proverò...
    Questa musica non è una composizione, non ha ne' un titolo ne' un autore...Questa musica la formiamo tutti noi e ci circonda da giorno a giorno... Forse non sono stata troppo chiara, percio' cercherò di spiegarmi meglio...
    Non esiste cosa più bella che svegliarsi la mattina, aprire la porta di casa e ascoltare il canto degli uccelli, il sussurro del vento, il fruscio delle foglie, quelle bellissime voci anziane che gridano buon giorno, il pianto di un bambino che chiama la mamma, sentir chiamare aiuto da un vecchio per poi ritrovarti proprio li al posto giusto e al momento giusto per dargli una mano, ascoltare il battito del cuore e le voci dolci di due innamorati, oppure le sere d' estate fermarti a chiacchierare con gli anziani riempiendoli di gioia, ascoltando i loro buoni consigli sulla vita, fino a tarda notte ...Sono proprio queste le cose che mi hanno fatto crescere e diventare la persona che sono oggi.

    Nel mio paese ci sono dei musicisti bravissimi, ma credo che nemmeno loro sono in grado e all' altezza di svolgere un brano musicale meglio delle forze della natura e delle voci delle persone che ci circondano... perché la musica migliore è nei paesaggi dove le persone si vogliono bene e si aiutano a vicenda, persone che conoscono il vero valore della vita, che ti fanno crescere e apprezzare le piccole cose, che ti fanno conoscere e apprezzare tradizioni tramandate da generazioni a generazioni. Persone che parleranno, giocheranno e rideranno con te, che saranno sempre al tuo fianco nel momento del bisogno e non ti abbandoneranno mai.... persone del paese che con il tempo diventano i tuoi angeli custodi... per poi guardarti e proteggerti su dal cielo.

    Sono questi i veri valori della vita, e la musica piu bella che esiste, perché la musica è tutto intorno a noi, basta solo sapere ascoltarla ...

    motto KRANCETI                                                        Martina Kozlovic'

    Classe III b Istituto Professionale Buie - Gospodarska Skola Buje

    insegnante Katarina Badurina

      '' I nosti veci ne conta,, ovvero „I nostri nonni ci raccontano“

    E si, propio cusì. Tutto cominciava con el sfoiar del formenton. Questo ze el raconto de mio nono.

    Fia mia, al primo levar del sol me alzavo per andar segar fien. Ecco che anca Mario, Bepi e Guerino i iera za pronti, veramente Guerino come al solito ge voleva sempre spetar.

    ITALO (Nono): Bon giorno omini. Pronti per la partenza? E stasera non ste dimenticar che se trovemo de mi in cantina vicin el fogoler e la bota de vin. Se dacordo?

    MARIO: Bon giorno anca a ti. Si,si se mia Olga non la ga altro lavor per mi.

    GUERINO: Bon giorno compar! Stasera va ben perchè mia Dragica la ga alto de far. Allora ze tutto pronto el fogoler con el fogo e normalmente anche do goti de una bona malvasia. Tanto domani ze domenica.

    Bon andemo vanti con el lavor se no ne ciappa notte.

    Al calar del sol tornaimo casa. Ne spetava le armente per darghe magnar e zmonzerle. Gaveimo: Romina,Gaiarda,Viola e el manzo Bacin.

    Nona Ana invece ge dava ai porchi e dopo prontava la cena. La prontava le patate per rostir sotto la cenera. Ecco che sona el campanel (drin ,drin,drin ).

    ITALO: Oooooooo.. bonasera! Passe, passe vanti!

    MARIO E GUERINO:Bona sera. O, vara quanto formenton!

    ITALO: E sto anno ze anda ben. Ga piovudo quando serviva.

    MARIO: I nostri faceva el paion.

    GUERINO : Ma sui stramaci se dormi meio.

    ITALO: Ecco, impinimo i biceri che anca le patate le ze roste.

    MARIO: Ti te ricordi come i diseva i nostri vesi? ''Se ze patate e pan la fame non se patirà!''

    GUERINO:Si, si, patate, ma con un tocco de luganiga el profumo ze saimeio.

    ITALO: Ooo.... domani de mattina denovo se sentira' bater! Se domande per cosa? Sara' mia moglie che la fa el pesto per el minestron.

    GUERINO: Anche mia Dragica. A si Mario, go visto che ti ga comprà el trattor. Facile per voi che ierivo sempre benestanti.

    ITALO: Almeno noi altri lavoremo anche in dita. Gavaremo una pension. Ma lo stesso contadini semo e restaremo. La campagna gavemo nel cuor. Sempre ge vol sperar in un doman meio. Piu' facile dei nostri veci? Ma gave visto, ciccola- ciaccola e el monte de formenton ga sparì.

    GUERINO: Ala Italo, travasa ancora un giro che dopo andemo casa. Domani ze messa.

    ITALO: Salute! Grazie della ciaccolada. Se vedemo doman!

    Ecco fia mia. Cusì passaimo le lunghe sere. Ogni scuza la iera bona per do goti de malvasia e a volte anche una partida de mora cantada. No importava mai se ierimo fisicamente stanchi.

    Ti vedi, oggi gave quel facebook e quel tuo tubo (Youtube), e se solo due caze de lontananza... ma quando se vede?

     

    motto POTOK 26103                                                   Simona Matosovic'

                        Classe II b Liceo Linguistico Collegio di Pisino - Liceo Classico di Pisino Pazinski Kolegij - Klasicna Gimnazija Pazin

                                                                                   insegnante Sandra Slokovic'

    I nostri nonni raccontano….

    Come tutte le persone più anziane che amano parlare sempre dei „tempi che furono“, succede anche ai miei nonni i quali spesso e volentieri, usano raccontare ai loro nipoti , fatti e avvenimenti riguardanti la loro infanzia e la loro gioventù.

    I miei nonni materni sono di Gallesano, un paese nei pressi di Pola con un alto numero di abitanti che parlano ancora l'antico dialetto gallesanese conosciuto anche come „istrioto“. Proprio con loro ho l'occasione di sentire e praticare questa bella parlata, e attraverso i loro racconti, volo con la fantrasia indietro nel tempo, di circa una sessantina di anni fa, quando appunto loro erano bambini. Vengo quindi a sapere che allora si andava a scuola a piedi fino a raggiungere la cittadina di Dignano, distante circa tre chilometri. Questo avveniva sia quando pioveva, quando nevicava, con il bello o con il bruto tempo. Durante la strada che percorrevano per arrivare a scuola, loro si divertivano molto. Assieme ai loro compagni di scuoloa cantavano, ridevano, oppure si facevano degli scherzi a vicenda per far trascorrere più veloce il tempo.

    Naturalmente non avevano le cartelle piene di libri come noi oggi, ma solamente un libro, un quaderno, una matita e una penna per scrivere. Per merenda portavano con sè del pane fatto in casa con delle fette di lardo di maiale, oppure della frittata con la panna del latte con lo zucchero sopra. Spesso mia nonna si stufava di mangiare sempre le stesse cose e allora usava scambiare la merenda con gli altri e così aveva l'occasione di mangiare pane e mortadella, che naturalmente non poteva comprare, dato che non aveva soldi. In confronto ai giorni nostri, i miei nonni erano, in un certo senso molto fortunati, perché non stavano davanti alla TV o ai videogiochi, ma erano sempre all'aria aperta a giocare o a inventarsi le cose che avrebbero potuto fare tutti insieme. Sapevano sicuramente più socializzare che i ragazzi di oggi e lo dimostra il fatto che stavano ore e ore a passare il loro tempo libero con i loro numerosi amici, dopo aver aiutato in casa o dopo aver fatto i lavori nei campi. Ed è così che dopo aver aiutato i genitori a raccogliere le olive, a mietere il grano, a raccogliere l'uva, le patate o altro si ritrovava vano nei vari rioni del paese a divertirsi tutti insieme. I giochi più frequenti erano: il salto della „tria“, il salto della corda, il gioco delle mandorle o a nascondino, ad acchiapparsi e molti altri ancora, a seconda del tempo e della stagione. Quando ritornavano da scuola, i cibi che trovavano a casa erano più o meno sempre gli stessi e precisamnete il latte al mattino (eventualmente con il caffè d'orzo) e la panada, una zuppa a base di un pò d'olio e pane duro. Per pranzo e per cena c'era la minestra di fagioli o la polenta. La carne si trovava sulle loro tavole solo qualche volta di domenica e per le grandi feste come a Natale o a Pasqua, quando si mangiava l'agnello e la „pinza“ una tipica focaccia fatta con zucchero, uova e uvetta. Ai loro tempi non avevano tanti indumenti da mettere addosso ma solamente due diverse combinazioni di capi di vestiario. Non avevano sicuramente delle scarpe da ginnastica, ma delle ciabatte che venivano cucite a mano dalle mamme più abili.

    Da quando ho sentito e brevemente raccontato nel mio scritto, sono venuta alla conclusione che ai tempi quando i miei nonni erano piccoli, mancavano moltissime cose, visto che si trattava del dopoguerra il quale, purtroppo a lasciato dei brutti ricordi su chi lo ha vissuto. Quello che invece ho capito è che pur avendo pochissimo i miei nonni hanno avuto un'infanzia serena e spensierata, perché sapevano apprezzare le piccole cose della vita che li rendevano felici.


    motto ALDANI                                                              Daniela Altin

                                            Classe II c Istituto Professionale Buie - Gospodarska Skola Buje

                                                                                insegnante Katarina Badurina

     '' I nostri veci ne conta,, ovvero „I nostri nonni ci raccontano“

    Una volta iera la vita sai piu' pesante de oggi. Non iera la luce elettrica e se doperava i ferai a petrolio e le candele. Non iera neanche acqua, se gaveva le cisterne o se andava cior acqua sulle sorgenti. Le besce le andava cior acqua sui pozzi. Acqua per i ort, fiori, frutti e altro se andava cior anche sulle sorgenti.

    Non iera macchinari e tutto se lavorava con le besce. Con i manzi se arava i campi, con il carro se menava il fien, con la zaia il ludame, i musi serviva per andar cior acqua con le brente, i cavai se doperava per trasporto con la carozza oppur se andava a halopo. El fien se segava tutto con le sege a man, se resterava a man, se karigava a man sui carri e con i manzi se menava kasa per far la meda. Formento, orzo e bjava se sezulava a man, se fava i sbalci che se metteva sui musi per menar kasa e far el pernat. Dopo vegniva la trebia e se batteva el gran. Tutto el gran el se salvava in botte de legno. Le vide se inpiantava a man e se impalava con i pai e con le cane, no iera finiferi, se podava con le forbici e se ligava con i venchi, se solferava con i schizetti e foli. L'acqua se misciava co' verderame e calcina viva per schizar con le pompe sulle spalle e a man.

    La uva madura se kolleseva a man intela brenta e se potava fora in kavidagna intei coverci sul carro, se menava kasa e se portava in cantina masinar con gratto oppur la se mastrucava con le gambe intei caveri. Dopo che la uva ga boi' se travasava fora el mosto, la vinaca se torciava e salvava per far trappa.

    Se gaveva anka i olivi che faimo oio kasa, invece il gran de olivo se portava nel torcio che el masinava. Le donne le andava lavar la roba sui pozzi a man e anka se fava i savoni a kasa.

    El magnar se fava tutto kasa sul fogoler, la polenta se fava intela kagliera, invecer el pan el se rostiva sotto la crepnja. Ancha la pasta e i gnocchi se fava tutto a man kasa. Iera anke sai gente che non saveva, ne legger ne scriver.