PREMI GIURIA CONCORSO 2014

 

 

A insindacabile giudizio della giuria, si è ritenuto di dover dare un riconoscimento agli elaborati seguenti per aver lodevolmente partecipato al concorso.

 

PREMI GIURIA:
offerti dalla Regione Istriana

 

 motto VALELUB                                                                   Valentina Lubiana  
 

                                                                                  Classe II – c
Istituto Professionale Buie

                                                                                      Gospodarska Škola Buje

                                                                                                         Insegnante: Katarina Badurina


                                                    ' I nosti veci ne conta,, ovvero „I nostri nonni ci raccontano“

 „Una volta se viveva mejo!“, sento nonna squasi ogni giorno  cigar dalla cuzina.

„Ma perche'? Perche' te par che una volta se viveva meio?“ ghe domando a mia nonna.

Ghe continuo parlar...

„Per mi propio non ze mal viver cusi'come vivo mi oggidi'.  Go Internet, cusi' che me posso collegar ogni secondo con el resto del mondo, go  el telefonin e posso telefonarghe a tutti quei che voio mi, pensa che posso ciamar anca le zie in Svizzera che non ti senti mai. Go el MAX TV-... ti sa cos'che ze sta roba ? Una roba special per la television che te permetti de veder tanti canali e non solo quei tre programmi miseri de una volta! Oggi gavemo anche la macchina, cusi' che non servi piu' tre ore per andar messa a pie. Gavemo la la bottega davanti el naso e non servi che vado cior farina del visin che el sta tre chilometri via de noi... Vara che te podaria raccontar una marea de robe positive de oggi, spieghime nonna invece ti come ti pol dir che se viveva meio prima?“

„E cara mia pupa bella! Noi prima non gaveimo ste stupidagini per la testa, ti sa? Non gaveimo sto cellulare che ti ga ti sempre in man ogni benedetto secondo. Noi ne iera piu' interessante trovarse fora sui campi e parlar de tante robe. Ti savevi ti che in nostro paese nissun non gaveva la television come noi casa e  tutti i vizini i vigniva una volta la settimana per veder dei programmi. Ma per dir el vero, non la iera chissa cossa sta scatola de television... la iera bianco-nera e gaveimo solo due canali e no mille e piu' come voi giovini oggi. Dopo no ti sa cosa vardar e ti se gioghi con el telecomando come con el tuo telefonin. Invecer, tii ga ragion per el fatto delle macchine, cerca immaginarte de estate quando che se messa alle 17 .... se mori de caldo camminar sul sol. La macchina ze una delle rare bone robe che i ga inventado... Ma ti vedi ti pazza mia, sta politica de oggi prima non la iera cusi sempia, gaveimo meno soldi, meno gaveimo sun cosa spenderli e ierimo piu' allegri e contenti. Povera quela gente che la lavora ventiquattro ore al giorno per niente, poveri no i ga nemmeno la domenica santa per star in paze con la famiglia... ma ti dizi che i sa per chi i lavora? I  lavora per voi malducadi che no gave fatto niente. I ve compra una roba, e invecer de esser contenti, za pense sul cosa vole altro...e  se saria mi sul posto de sti genitori andassivo tutti a lavorar intorno la casa  e non stasivo sun sto  fejsbuk tutto el santo giorno, e si si!“

Non go riva' piu' star zitta:“ Mamma mia, ma nonna! Ti se ga proprio messo ciacular! Quando ti me parlavi go provà immaginarme  in ste situazioni e credime che  no resisteria neanche un secondo viver cusi'. Mi credo che  voi „de altri tempi“ no rivare' mai abbituarse al mondo moderno de oggi,  perche' ve piazi solo le robe de prima, ma non ze piu' quel tempo...bisogna viver la vita nova, la vita moderna!!

Nonna: „E picia mia te volesi veder ti come ti pensariai quando che ti gavara' i mii anni. Ti vignara' anca ti vecia e dopo ti capira' cosa te voleva dir tua nonna...Bom dai, divertite fin  ke ti pol, non durara' per sempre kusì sa'!.“

 

motto SPERANZA 123                                                     Mia Belci  

                                                                                    Classe II – a – Liceo Classico

                                                                        Collegio di Pisino – Liceo Classico Pisino

                                                                       Pazinski Kolegij – Klasična Gimnazija Pazin

                                                                                                    Insegnante: Sandra Sloković

"Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai,  la ragazza  simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

“Avevo paura di andare perché i talebani hanno emanato un editto che proibisce a tutte le ragazze di frequentare la scuola. Mentre tornavo a casa, ho sentito un uomo che diceva “Ti ucciderò”, ma il mio cuore batteva forte — perché devo andare a scuola domani.“ Sono queste le parole di Malala che non si arrese mai, e fiduciosa ed crede realmente che tutto possa avere un epilogo positivo.

Purtroppo  i ragazzini che vivono in zone del mondo più “Sfortunate” e lontane dai confini sono costretti a sopportare torture crudeli e dolorose soltanto perché avevano la sfortuna di nascere in posti dove   l’innocenza e la verità sono armi pulite che colpiscono i cuori più di una pallottola, dove pensieri diversi vengono soffocati, dove nessuno ha diritto di opporsi alla tradizione che essendo ostacolata e condizionata dalla cultura e sopressa da regole toppo inflessibili.

 La libertà di ribellarsi, il coraggio di reagire  ma sopratutto la voglia e la necessità di essere istruita può soltanto  essere un monito e un insegnamento che nella vita il caraggio non deve mancare, bisogna lottare  perché chi lotta può perdere, e invece  chi non lotta ha già perso. Bisogna rendersi conto che  il mondo non è così lontano come sembra dai TG, che l'ingiustizie  sono frequnti e nella maggior parte dei casi vengono sopportate dai più deboli siccome essi difficilmente troveranno la forza per combattere per i propri diritti, siccome  tutto ciò verà giustificato da persone che condividono lo stesso pensiero.

Troppi sono i punti deboli della nostra società, ma e interessante il fatto che se ne parla in ogni angolo ma i progressi sono minimi, quasi invisibili. Il mondo si sta estendendo in tutti i rami dalla comunicazione, alla tecnologia ma le base come la solidarietà sono scarse perciò come si dice „il castello senza buone fondamenta crollerà“ e da ciò si capiscie  che il nostro mondo si sta dirigendo  verso un tunnel buio e spaventoso. Un mondo crudele che non rimane mai fuori ma ti entra nella testa e nel cuore e  non si riesce ad uscirne più siccome pian piano condizionato dalla malvagità e cattiveria sei arrischiato e condizionato a diventare ciò non volevi.  „Prendete i vostri libri e le vostre penne. Sono la vostra arma più potente. Pensavano che le pallottole ci faranno tacere, però si sbagliavano“(“Let us pick up our books and pens. They are our most powerful weapons”,they thought that the bullets would silence us, but they failed”.) Sono frasi forti dette da un carattere imbattibile  che a messo a rischio  tutto  essendo  consapevole che  il dolore era temporaneo ma  il rimpianto a lungo termine.

Malala, ha vinto la sua battaglia fiera di evar realizzato il suo sogno ma anche dato la possibilità a molti ragazzini di continuare ad andare a scuola. Siccome il mondo e zeppo di persone cattiveriose e strano immagginare che fortunatemente qualche gioiello come Malala si riesce a trovare.

Dobbiamo essere vivi, vidi dentro, vivi per reagire perché avvolte bisogna premere pause,rewind,play ancora e ancora, non spegnere mai la forza interiore, continuare a registrare a mettere insimene le emozioni per riempire il vuoto che c'è dentro … e se scienderà una lacrima non avere paura …e come la lacrima di un fan che ascolta la sua conzone preferita.

Il suo coraggio e stato ripagato con moltissimi premi e riconoscimenti che l' hanno fatta diventare un eroe nazionale, ma il premio  più importate per lei era sicuramnte rivedere volti felici,senza nemmeno una traccia di paura, pieni di coraggio attraversare la strada per andare a scuola perché erano consapevoli che adesso sono liberi, liberi di respirare, liberi di vivere . Ma in fondo di ogni cuore esistono   cicatrici rimmarginate le quali si chiedono cosa succederà in futuro? E chi lo sa… Cambia tutto socievelovemente.

 

PREMI GIURIA:
offerti dal CDM – Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata

 

Elementari, Lavori individuali:

 

motto ASTERIX                                                                  Matija Penca  

                                                           Classe VI Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

                                                        Insegnante: Giorgio Dudine

LE SCARPE DE ME BISNONA 

Vado assai volte a trovar me bisnona Giovanina e, con ela, me trovo sempre intrigà nei sui ricordi che la me conta. Xe storie de quando che la iera picia, storie vissude fra Valeta e Piran. Valeta, indove che me bisnona viveva col fradel e la sorela, se trova fra Strugnan e Portorose. Anca ela, come duti i fioi dela sua età, ogni giorno la doveva andar a scola a Piran. Come che se pol capir la strada iera assai longa, perché la doveva farla duta a pìe. E le strade no iera miga asfaltade come adesso. Ansi, le iera piene de piere e de tera. Sua mama de matina la sveiava assai presto, prima che el sol se fassi veder. Alora me nona se vestiva con quele poche robe che la gaveva a disposission, duto roba vecia e consumada.

Dopo ver ciolto un scartosseto preparà de sua mama con dentro un toco de pan, la andava xo in vale. Per no rovinar le sole scarpe che la veva, la le tegniva in man e la caminava discalsa.

La strada per rivar a scola la iera cussì longa che per strada la sercava anca de divertirse. La se rampegava sui alberi, per strada la incontrava tanta gente e la se fermava a far la ciacolada con dute le bestie che ghe passava vissin. Fassendo dute ste robe però no la molava mai de man le sue scarpe. La le tegniva strente per no perderle, perché iera l'unico pèr che la veva. E cussì che la caminava la pensava sempre:"Chissà se un giorno podarò ciapar un per de scarpe nove?"

Ma intanto passava el tempo e la scola iera ancora lontana. Ma eco che finalmente la riva a Piran davanti la scola. Alora la se meti le scarpe e la va in classe. La maestra la varda col muso duro, perché oramai le lessioni iera finide, perché me nona gaveva perso tropo tempo per strada. Purtropo capitava più volte che la picia Giovanina la rivava a scola quando che le lessioni iera finide, cussì che dopo la doveva restar in castigo. Ma me nona, povareta, no la capiva el perché de sto castigo. Ela no gaveva un orologio e, quando che el siel iera coi nuvoli, no la podeva veder gnanca el sol. E cusì per ela le ore se fermava e per questo no la se sentiva mai in colpa. E cussì, a l'imbrunir, co le scarpe soto el brasso e i pìe discalsi, duta triste la tornava a casa.

 

motto BAZINGA                                                               Marko Čačić  

                                                    Classe VII  Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                               Insegnante: Sara Vrbaški

 

Se avessi una bacchetta magica,

tutto il mondo sarebbe differente.

La felicità sarebbe più presente,

e la gente meno lunatica.

Nessuno sarebbe né triste né arrabbiato,

tutto sarebbe perfetto.

Il sole splenderebbe tutto il giorno,

la gioia volerebbe intorno.

Se avessi la bacchetta magica,

la vita non sarebbe tragica

e nemmeno dolorosa.

Sarebbe invece serena e gioiosa.

Con la magia cambierei tutto,

la guerra nemmeno esisterebbe.

Ma tutto questo rimane fantasia

come la mia bacchetta dotata di magia.

 

 

 

motto IAKIN                                                                               Lara Kinkela  

                                                             Classe VI Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                  Insegnante: Sara Vrbaški

 

Se avessi la bacchetta magica 

Se avessi la bacchetta magica

tante cose potrei fare;

sicuramente tutto il mondo

io potrei migliorare.

A casa mia cambierei il giardino,

lo farei diventare divino.

A casa tua

forse non ti piace la cucina?

Niente problemi:

con un movimento te la faccio più carina.

Laggiù, in città,

tutte le case scure e rovinate,

le farei diventare vivaci e colorate.

I bambini soli e abbandonati,

grazie alla mia bacchetta,

dai genitori verrebbero accompagnati.

La fame, il dolore e la cattiveria

non esisterebbero più;

diventerebbero sazietà, felicità e virtù.

Alla fine,

la mia bacchetta la userei

per felici anche te e me.

 

 

motto MARMAR                                                                    Marko Martinolić  

                                                               Classe VI Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                   Insegnante: Sara Vrbaški

I miei nonni mi raccontano

 
Spesso i miei nonni

mi raccontano del passato

quando tutto era meno organizzato,

e quando ogni ufficio collocamento

era meno affollato.

La nonna mi racconta

che aveva un gatto

per lei proprio adatto;

ma il gatto morì

e così il suo racconto finì.

Invece il nonno mi racconta

che prima non viveva a Fiume,

e che quando era piccolo

non mangiava tanto dolciume.

Un giorno insieme

sono andati a Parigi,

e lì hanno conosciuto

un certo Luigi.

Qui la mia poesia finisce

ma nessun ricordo mai sparisce.

 

 

motto BARBIE                                                                          Alba Bukša  

                                                                     Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                                                 Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

MIA NONNA AI TEMPI DEL LICEO 

Mia nonna mi racconta episodi della sua infanzia come fossero storie lette sui libri e mi sembrano proprio tali perché sono ricordi di un mondo ormai scomparso. Le storie della sua infanzia sono così coinvolgenti e ne parla con tanta nostalgica lucidità e profondo affetto che mi piace ascoltarle. Dato che io adesso ho pressappoco l’età di mia nonna quando frequentava il liceo mi piace in particolare stare a sentire le “perle” di mia nonna sulla vita dei giovani negli anni Sessanta per poi compararle con le mie avventure quotidiane. 

Mi sembra assurdo che mia nonna non sia andata mai in centro da sola fino a quando non ha preso a frequentare il Liceo di Fiume. A settembre farò anch’io il mio ingresso nella prima classe della Scuola Media Superiore Italiana che è l’ex liceo di mia nonna e fin d’ora mi ha raccomandato di non passare mai sotto al lampadario dell’atrio perché porta “pegola” e potrei essere interrogata a sorpresa. All’epoca di mia nonna andare al liceo significava mettere le prime calze velate, calzare scarpe con un po’ di tacco, truccarsi leggermente e portare i libri sotto braccio invece che nella cartella. In quanto però alla libertà di movimento, era tutt’altra cosa. Nelle ore in cui non era a scuola continuava a essere controllata e accompagnata in tutti i suoi spostamenti. Le restrizioni si allentavano leggermente all’inizio della quarta classe del liceo.

Con particolare struggimento, mia nonna mi racconta delle sue uscite ai balli pomeridiani al Circolo Italiano di Cultura con l’orchestrina dei suoi compagni di classe, i fratelli Squarcia e agli spettacoli del Dramma Italiano. In quelle occasioni ad accompagnarla spesso erano alcune liceali più grandi che abitavano nel suo stesso rione. Lei, timida liceale di prima classe in trepida attesa sul portone di casa molto prima dell’ora convenuta, le aspettava perché la “prelevassero” per accompagnarla agli spettacoli del Dramma Italiano cui non mancava mai, ma ai quali la mia bisnonna, essendo lei piccola e abitando nel rione di Stranga, che allora era lontano dal centro, non permetteva che andasse da sola. Le amiche più grandi finalmente arrivavano: belle, eleganti e sorridenti; Livia, Daria, Mariella, Claudia, signorine di quarta liceo e la nonna, si avviava con loro in allegria “in città”, come si diceva all’epoca.

A quell’epoca non esisteva ancora un servizio d’autobus e la strada fino a scuola la si faceva a piedi cosicché anche i ritardi di fine lezione erano giustificati. Dietro a quei ritardi c’erano le infinite sedute con le amiche ai tavolini dei bar bianchi a spettegolare dietro una tazza di dolcissima crema al latte o a “vedere chi altri c’era e farsi vedere”. Quegli anni la nonna li definisce allegri e spensierati, fatti di sogni sui fotoromanzi e marachelle a non finire. Come quella volta che la sua compagna di classe Caterina aveva fatto due orribili buchi nelle suole delle scarpe nuove ballando scatenata il rock and roll sull’asfalto del campo di pallacanestro “Nafta”; le amiche avevano dovuto fare una  colletta perché le portasse a risuolare all’insaputa dei genitori.

Una volta arrivata finalmente in quarta classe del liceo le hanno permesso di frequentare il primo disco club della città e addirittura della Croazia, il mitico “Husar”. Riusciva a fare un paio di balli e quindi via; alle ore 20 doveva tornarsene a casa ed era una corsa a perdifiato per rientrare in tempo.

Tanta spensieratezza nei ricordi eppure, dice la nonna, non erano anni facili. A scuola non avevano libri di testo e i professori, tutti bravissimi e di grande cultura, sopperivano alle carenze dettando agli allievi tutte le lezioni. Erano severissimi e pretendevano moltissimo dai ragazzi.

Come detto sopra, erano gli anni Sessanta del secolo scorso e si risentiva delle difficoltà del dopoguerra. Ad esempio, era difficile esser vestiti bene. Anche se si volevano comperare le cose, c’era scarsità di prodotti. La nonna era privilegiata in quanto aveva la mamma sarta che sapeva trasformare un vecchio abito giunto in pacco dall’America o uno scampolo di tessuto portato dai parenti dell’Italia in un elegante vestitino nuovo da esibire alla prima occasione: un’uscita a teatro, una recita o il solo  pavoneggiarsi con le amiche.

Mia nonna ricorda che quando la sua mamma le cuciva un vestito o una camicetta e restava senza filo oppure non aveva i bottoncini adatti, ricorreva alla signorina Lori, sua vicina di casa. La signorina Lori non era giovane ma non era sposata ed era una sarta provetta che nel dopoguerra aveva smesso di fare la “signorina di buona famiglia” e aveva cominciato a lavorare in casa. Era minuta e bella come una bambola, calzava scarpette piccolissime dall’alto tacco ed era straordinariamente simpatica e soprattutto molto buona. Accoglieva le clienti in un salottino nel colore dell’oro con un grande specchio a muro dove la nonna adorava specchiarsi. La signorina Lori era di statura così bassa che per prendere le misure a una cliente alta oppure impuntarle una manica doveva montare su uno “scagneto” che teneva a portata di mano. Nelle sue numerosissime scatole e scatolette la signorina Lori custodiva un piccolo tesoro di fili, bottoni, bottoncini, nastri, pizzi e paillettes. Di questi lustrini la nonna andava matta. La signorina Lori che era una persona estremamente buona e generosa non mancava mai di aiutare la mia bisnonna a risolvere qualche problema di cucito. Un’altra fonte d’aiuto nei momenti di difficoltà era la vicina Mimi, anche lei un’arzilla signorina che, sebbene non avesse bisogno di lavorare, amava cucire e alle volte cedeva alla mamma di mia nonna qualche metro di pizzo, un nastro oppure un bottoncino, ma non con la generosità della signorina Lori. Bisogna considerare, dice oggi la nonna, cha passamanerie, fili e bottoni provenivano dagli acquisti anteguerra e chi li possedeva se ne privava malvolentieri perché non si sapeva quando il mercato ne sarebbe stato nuovamente provvisto. Grazie a questi nastrini e bottoncini in più mia nonna aveva sempre la minigonna più bella e l’abitino fatto su misura, pronti da indossare per il prossimo giro di rock and roll in discoteca.

 Il mondo incantato dell’infanzia e della giovinezza di mia nonna non esiste più. Per me è difficile immergermi completamente in quel mondo privo di aggeggi multimediali, cellulari e McDonald’s, senza sms e messaggi Facebook. Faccio fatica solo ad immaginarlo e non riesco ad immedesimarmi, eppure quando mia nonna scava nei suoi ricordi e me li racconta io mi raffiguro mia nonna come una personcina solare e soddisfatta della vita che guarda senza paura al futuro. E infatti pure oggi a mia nonna l’ottimismo non manca. Ma una volta raggiunta l’età di mia nonna, con tutta questa abbondanza che mi circonda, con questa mancanza di misura, riuscirò a rimanere una persona ottimista? Questa mi sembra una bella scommessa con me stessa e che, pensandoci bene, cercherò di vincere.

 

 motto EL PICIO                                                               Gabriel Tagliaferro  

                                                           Classe III Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                                                                               Sezione Periferica di Sissano

                                                                                                           Insegnante: Barbara Markulinčić

Se gaveria la bacheta magica faria tante magie.
Faria aparir un  lupo e me giogheria con lui ogni giorno  'pena che finiso la scuola.
Faria aparir anche tante susche e pataconi cusi' me podaria comprar un toco de tera
 dove tegnir el can e farme una bela casa sul'albero.
Al mio caro amico Matej ghe faria un campo de calcio solo per lui
e  un balon firmado de un calciator profesionista.
Tornemo al can de prima; ghe faria aparir un bosco drio la casa 
e al posto de le pigne
, sui alberi faria creser tante bale per giogar
e ghe le buteria  per tuto cusi' che ghe tochi corer come mato.

 

  motto TIGRE                                                                            Stella Orzan  

                                                                Classe IV Scuola Elementare Italiana “ Edmondo De Amicis”

                                                                                                             Sezione Periferica di Verteneglio

                                                                                                              Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

 

SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA 

Se avessi uno bacchetta magica andrei in America a vedere la Statua della

Libertà, ma lo stato dove mi piacerebbe andare di più è la Svizzera dove abitano

mio zia e mio zio. Mi piacerebbe imparare a pattinare e sciare perché in

Svizzera ci sono molte montagne altissime. 5e avessi la bacchetta magica vorrei

che per un mese cadesse moltissima neve, il traffico rimarrebbe bloccato e così

andrei con lo slittino per le vie del paese. Mi piace tonto giocare a palle di neve.

Di notte andrei a fare molte passeggiate, di giorno farei pupazzi di neve.

Modellerei la neve e disegnerei gli animali. Farei chiudere tutte le scuole, i

negozi, le fabbriche per un mese intero. Nelle vicinanze del bosco andrei a

portare da mangiare agli animali.

 

motto LEONESSA                                                                     Krista Noelle Rajko  

                                                                        Classe III  Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

                                                                                                                             Insegnante: Fabiana Lajić

 

motto leonessa.pdf tema : se avessi la bacchetta magica

 

 

 Elementari, Lavori di gruppo:

 

motto SETTE NANI                             Manuel Peršić, Alba Rukonić, Alessandro Gregorović,

                                          Emanuel Capolicchio, Valentina Patrun, Eni Vukovič, Erika Pustijanac
 

                                                              Classe I Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”

                                                                                             Sezione Periferica di Gallesano

                                                                                      Insegnante: Anna Giugno Modrušan

 

MOTTO SETTE NANI 2014.pdf    tema: "Oh Galesan!

                                                         

 

motto OIO DE OLIVA FA BEN E NE RIVIVA   

              Emily Alessio Kocmanić, Carlotta Coronica, Moira Đurđević,  Elison Jakac,
Gemma Lakošeljac Preden, 
Oscar Fattor Hlaj,
 Lara Ivošević, Stella Jugovac, Marko Modrić, Nicole Visković,

                                              Lana Ščulac, Lana Gaborov, Luna Krpan, Ema Krajcer
 

                                                         Classe I Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                  Insegnante: Maura Miloš

 

A ROMA IL COLOSSEO O SAN PIETRO, MA NEL MIO POSTO NATIO...L'OLIO DI OLIVA

Siamo i bambini della prima classe, ecco quello che abbiamo scoperto parlando dell' olio d'oliva. A casa con i nostri genitori ne abbiamo parlato e loro ci hanno spiegato la sua importanza. E’ stato interessante far fare a loro il compito per casa e in breve qua sotto riportiamo il loro compito

Papà Roberto:L'0lio di oliva è un olio molto pregiato. Si usa prevalentemente in cucina, però viene usato anche come medicina. Oggi la gente si può permettere l'olio d'oliva molto di più che in passato. In passato era molto costoso e veniva usato cautamente, come medicina. Oggi viene usato molto in cucina anche perché' è molto sano e in quantità giuste fa bene alla salute.

Mamma Vedrana: l'olio di oliva lo riceviamo dalle olive. Si usa nell' alimentazione perché' è o molto sano ,ma si usa anche nella cura del corpo attraverso creme o da solo per massaggi e cura dei capelli. Ci serve e si fa bene ad usarlo tutti i giorni per crescere sani e più belli.

Mamma di Lara: l'0lio di oliva si usa da tanto tempo sia in cucina, sia per la bellezza. A casa dei miei genitori(nonni di Lara) ci sono le cosiddette PILE IN PIETRA dove una volta si teneva l'olio. Noi lo usavamo da sempre in cucina e crudo.

A NOI PIACE MOLTO L'OLIO DI OLIVA ,CI PIACE RACCOGLIERE LE OLIVE E' DAVVERO UN DIVERTIMENTO E UN PASSATEMPO. Abbiamo solo 6 alberi in giardino dai nonni. Quando Lara andava all' asilo abbiamo raccolto le olive e il giorno dopo con le maestre sono andati in oleificio a vedere come si fa l'olio di oliva e poi hanno ricevuto una bottiglietta di questo tesoro tanto prezioso.

Mamma Michela e Kristijan: l'olio di oliva si ricava dalla polpa delle olive. Si usa tanto in cucina per i vari condimenti, per insalate e cibi vari. Viene usato per fabbricare anche i cosmetici. L’olio di oliva è un olio puro e molto sano.

Mamma Nensi: l' olio di oliva e' il solo olio vegetale che dalla spremitura del frutto può essere consumato così come ce lo dona la Natura. Viene utilizzato soprattutto per insaporire vari alimenti. Pensate un po' viene usato anche per la produzione del sapone.


La mamma di Carlotta: Noi abbiamo molti alberi di olivi e produciamo il nostro olio. In cucina usiamo solamente olio d'oliva. In famiglia siamo in quattro e consumiamo più di 50 litri d'olio d' oliva all'anno.

Le mamme Sabina, Irenka, Lisa, Michela ci hanno scritto dove usano l' olio d'oliva:
Verdure crude e cotte
Nei sughi
Sul pesce
Nel pane
Sulla pasta nelle minestre
Sul formaggio
Sull'arrosto
Sulla pizza
Sulle patate in forno
Sul baccalà
Sulla carne per la grigliata
Nelle polpette

Sulle uova
Sui calamai fritti
Sulla carne alla parigina
Nella frittata
E nei vari dolci: frittelle, crostoli, creps... tanti altri

Mamma Roberta: L’olio di oliva una volta si usava per tutto perché' non esisteva l'olio di semi. Era l' unico condimento assieme al grasso suino-strutto. Si usava per conservare gli alimenti , per condire e per cucinare. Si conservavano anche le olive sott'olio, anche le melanzane, i carciofi. Si friggevano i pesci e con l' olio fritto si condiva la polenta. Si usava come MEDICINALE perché' sbattuto con l'acqua diventa cremoso e cura bruciature e ferite aperte. Nella cosmesi le nostre nonne lo usavano per nutrire la pelle ei capelli. Lo usavano come medicinale anche al mattino a digiuno per purificare l'organismo. Oggigiorno si cerca di ritornare ai vecchi valori di questo prodotto benefico, che già gli antichi romani e prima ancora gli Dei lo consideravano molto prezioso. L' olio di oliva fritto EL SFRITULIN o EL FRITULIN veniva usato nella pesca nei mesi freddi di febbraio: spruzzando con uno straccio o con un pennello l'olio d'oliva fritto sul mare per un po' di tempo il vento non formava quelle piccole onde che non permettevano di veder il fondo con la lume. In questo modo il mare si placava e con la fiocina si pescava.

 

          

motto GALILEO                         Anna Mesaroš, Francesco Lakošeljac, Ines Juričić Polunić,

                                                             Lara Villanovich, Maxim Filippov, Nicola Paljuh,

                                                                Novak Milošević, Rafael Sinožić, Gabriel Tolj
 

                                                        Classe II Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                    Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

 

C'era una volta l'olio d'oliva 2014.pdf

                                                        

 

motto LEGGENDE                          Michelle Rotar, Manuela Benvegnù, Mia Radešić,

                                             Maj Bisaki, Lara Manzin, Laura Alessio, Marianna Zugan,   

                                                         Kevin Deklić, Gabriel Nadal, Dominik Rabak Vukić,

                                                         Linda Villanovich, Serena Coronica, Alex Ćetojević,  

                                                         Erik Kozlović, Edoardo Gjini

                                                       Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago               

                                                                                                    Insegnante: Ilenija Anić

 

           

   LEGGENDE 2014 I NOSTRI NONNI RACCONTANO.pdf

                                             

 

  

motto CAPELLI LUNGHI E PORTIERE         
                                                                                   Laura Burolo
, Karin Klabot

                                                         Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                          Insegnante: Elisa Piuca

Parlate delle vostre migliori vacanze: reali o immaginarie

L'estate scorsa, la mia migliore amica ed io abbiamo partecipato ad un concorso culinario  nel quale ci siamo divertite. Anche se non ce l'aspettavamo, abbiamo vinto un viaggio per tre persone, però non sapevamo dove. Il viaggio doveva essere a sorpresa. Il problema era che non eravamo maggiorenni e quindi doveva venire con noi un adulto. Quasi sicure che ci saremmo divertite di più senza i genitori, abbiamo portato con noi un'amica. La mattina della partenza ci siamo trovati tutti all'aeroporto dove era venuta una signora che ci accompagnò nell'aereo e ci indicò i nostri posti. Era le prima volta che volavo, quindi un'esperienza in più. Ero curiosa e felicissima. Mi immaginavo tutte le cose che forse faremo , da quelle brutte a quelle divertenti, pericolose e strane. Dopo quasi tre ore di viaggio siamo atterrati. Osservavo e non credevo ai miei occhi, era quasi un deserto. Ci lasciarono in mezzo al nulla dicendoci due frasi.   

1)           I serpenti  verdi sono velenosi

2)           Non fidatevi mai di chi non conoscete

Non c'era neanche un segnale, il che significava che non potevamo comunicare con gli altri. Non avevamo altra scelta che proseguire e sperare che tutto vada per il meglio. Il sole splendeva nel cielo e un leggero vento mi passava tra i capelli. La ragazza più maggiorenne si chiamava Chloe, lei qualche anno prima ha partecipato ad un concorso di sopravvivenza. Era l'unica speranza che ci rimaneva. Con alcuni vestiti ci siamo costruite una tenda nella quale abbiamo passato la notte. Cercavamo di pensare positivo, sperare che tutto alla fine andrà bene. La mattina seguente ci incamminammo. Dopo ore e ore ancora niente, ci sdraiammo per terra  per riposare quando d'un tratto dei ragni ci circondarono, cominciarono ad arrampicarsi sopra di noi e morsero la mia migliore amica, si chiamava Lana. Ho preso il mio profumo e gliel'ho spruzzato sperando che gli desse fastidio. Più tardi, arrampicandomi su una collina, sono scivolata e mi sono slogata una caviglia. E continuavano a succederci cose brutte. Eravamo preoccupate, tristi. Non sapevamo perché tutto questo doveva succedere proprio a noi. Era ingiusto! Cinque giorni dopo, arrivammo in un piccolo villaggio, mangiammo, bevemmo, facemmo la doccia e ringraziammo Dio di essere vive dopo tutto quello ci è successo. La sera seguente, a cena, ci raggiunse la signora che ci aveva accompagnato nell'aereo. Eravamo furiose e cominciammo a minacciarla. Lei era tranquillissima, come se si stesse divertendo. Ci comunicò che durante tutti questi giorni hanno filmato le nostre avventure e che avevano l'intenzione di girare un film. All'inizio eravamo arrabbiate e non volevamo darle ascolto ma poi ripensandoci capimmo che nonostante il pericolo ci siamo divertite. „Se non facciamo delle stupidaggini quando siamo giovani, non avremmo di cosa ridere quando saremmo vecchi“

   
BIONDA E OCCHI BLU                      Larissa Rota
, Marianna Benčić

                                             Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                         Insegnante: Elisa Piuca

LE MIE MIGLIORI VACANZE 

L'altr'anno io e Louise siamo andate in vacanza a Londerswitsz. Louise e' la mia migliore amica da quando andavamo all'asilo . Lei e' una persona molto speciale per me perché quando sono triste riesce sempre a farmi sorridere e mi da' dei consigli che funzionano sempre. Erano tre mesi che stavamo pianificando dove e quando andremo. Navigando in rete ho trovato Londerswitsz. Londerswitsz e' un paese vicino al mare ,in mezzo alla natura ed e' li' che io e Louise abbiamo deciso di fare campeggio.''Margaret hai preso l'asciugamano ,il pettine ,la roba di ricambio? Non dimenticare di prendere lo spray antizanzare ,altrimenti ti mangeranno viva...''

''Si mamma non ti preoccupare ho preso di tutto e di piu' ''

''Bene tesoro ...Non fare stupidaggini mi raccomando e comportati bene,e se ti...

''Mamma ,mam-ma non ti preoccupare ti manderò un messaggino ogni sera così non sarai in pensiero per me,e comunque starò via solo questo weekend così vuoi che sia ...''

''Hai ragione ...Comunque non dimenticare di mandarmi qualche messaggio...''

''Va bene mamma devo andare adesso ci sentiamo...''

Mamma era molto protettiva nei miei confronti forse perchéero l'unica persona cara che aveva. Papà e' morto tre anni fa in un incidente stradale . Federick ,il padre di Louise mise le mie valigie nell'auto. Louise  ed io ci sedemmo sul sedile posteriore e cominciammo ad immaginare cosa avremmo fatto. Arrivati li' cominciammo a montare la tenda, poiché io e Louise non sapevamo come si fa, Federick ci disse di andare a prendere della legna. Quando tornammo alla sera la tenda era montata e così accendemmo il fuoco e cominciammo a mangiare marshmallow quando sentimmo improvvisamente un rumore. Così decidemmo di andare a dormire. La mattina seguente il sole ci svegliò. Io e Louise stavamo giocando  a pallavolo mentre Rosalie (mamma di Louise) stava sparecchiando la tavola e Federick stava ancora dormendo. All'improvviso sentimmo di  nuovo quel rumore. Così decidemmo di seguire quel rumore il quale ci portò davanti ad una caverna. Entrammo dentro camminando una attaccata all'altra. D'un tratto vedemmo una luce abbagliante la quale più ci avvicinavamo più essa aumentava. Spalancai la bocca all'improvviso come per mangiare qualcuno, non potevo credere ai miei occhi: diamanti, gioielli, coppe, anelli, corone, rubini, smeraldi....tutto, tutto brillava così tanto, pensavo di essere la gazza ladra. Cominciammo a correre a tutta velocità fino alla tenda e raccontammo tutto per filo e per segno. I genitori di Louise decisero che la cosa migliore era chiamare la polizia. Tesero una trappola ai ladri e così li presero. Io „presi in prestito“ un anello dorato con un piccolo diamante e lo regalai alla mamma. Per ringraziarci la polizia ci diede qualche gioiello per ricordarci del mistero che abbiamo risolto. Quella era la più bella gita della mia vita. Qualche settimana dopo a scuola  mi chiesero: „Margaret e tu cosa vuoi fare da grande“?
„La detective“.

  

motto INVECE DI LITIGARE…  PROVA A COLLABORARE!       
                                   Lana Maria Bernetič, Matej Koljesnikov, Thomas Marijanovič, Alex Smotlak  
                                        
Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”

                                                                                                            Sezione di Sicciole

                                                                                                          Insegnante: Katja Dellore

Parlate delle vostre migliori vacanze: reali o immaginarie“ 

Vacanze movimentate 

La quarta B passava le giornate a giocare e a bisticciare. Un giorno la maestra   propose di partecipare ad un concorso letterario internazionale.  Contenti della bella idea i quattro amici scrissero una storia che aveva per protagonista un  cavernicolo moderno.  La maestra spedì la storia a Trieste.

Dopo un mese arrivò a scuola una lettera importante da Trieste. L'insegnante, con molta curiosità ma anche con un po' di paura, aprì la lettera e lesse la comunicazione: »Gentili alunni della IV B siamo lieti di comunicarvi che avete vinto il concorso letterario internazionale!!!« I quattro compagni saltarono come pazzi per la classe. Visto che la premiazione si sarebbe tenuta a Trieste decisero di trovarsi tutti lì. Durante la premiazione la classe venne chiamata sul palco e la presidente della giuria consegnò una busta alla maestra. Tornati a casa, si fermarono in pasticceria per bersi una bibita calda. Decisero di aprire la busta e… sorpresa! C'erano quattro biglietti  per un viaggio a piacere. Così i quattro amici decisero di riunirsi il weekend seguente per discutere delle vacanze.

Tutti desideravano andare in posti diversi: Thomas in Transilvania per conoscere il Conte Vlad III in arte Dracula, Lana in  Africa per aiutare i bambini poveri, Matej a Postumia per vedere la famosissima mostra medioevale d'armi e Alex nella giungla per esplorarla e trovare il tesoro abbandonato del capitano Occhio Losco. Nacque una lite e i quattro amici non riuscirono a decidere dove trascorrere le proprie vacanze. Ad un certo punto, ricordando le parole della maestra....«Per risolvere un conflitto bisogna trovare un compromesso!« decisero di rispettare le idee di tutti e quindi di visitare tutti i paesi proposti.

Segnarono sulla carta geografica del planisfero il loro percorso.

Decisero che la prima tappa sarebbe stata Postumia. Il giorno seguente presero i loro zainetti e partirono con il treno verso Postumia. Arrivati al castello, la guida li stava già aspettando con un video noiosissimo sul Medioevo. I quattro amici disinteressati dal video e dalla guida stessa decisero di esplorare il castello da soli. Lana si diresse verso i vestiti, Matej verso le armi, Thomas verso le monete e Alex alle stanze del castello.

La guida offesa, per esser stata definita noiosa decise di fare degli scherzi per vendicarsi. A Lana prestò un vestito pieno di pulci e dal prurito  saltava dappertutto e si grattava come una scimmia.

A Thomas vendette una moneta antica, molto rara, ma appena la prese in mano si sciolse perché era di cioccolato.

Ad Alex lasciò a terra una dentiera a molla ma lui non se ne accorse. La dentiera gli rosicchiò tutte le dita dei piedi.

Quatta, quatta, la guida, vestita da cavaliere, si avvicinò di soppiatto a Matej con una spada gigantesca. Matej si spaventò e scappò.

Dopo tutti questi scherzetti i quattro amici decisero di proseguire il loro viaggio.

Da Postumia presero il treno per recarsi in Romania, ovvero in Transilvania, per conoscere il conte Vlad III.

Arrivati in Transilvania, cercarono subito il castello del conte. Dopo lunghe ore di cammino giunsero al castello. Bussarono, ma nessuno si fece vivo. Decisero di entrare. Una volta entrati nel castello videro molte cose brutte: asce, teschi, armi, pelli di animali, animali imbalsamati, ecc...

I quattro compagni erano veramente  spaventati. Ad un certo punto Lana e Thomas scomparvero misteriosamente. Dopo pochi munti ricomparvero completamente trasformati. Erano diventati dei vampiri. Matej e Alex dalla paura scapparrono, uscirono dal castello a gambe levate e corsero senza voltarsi per oltre 1 km. Si rifugiarano in una vecchia casa. Nella casa c'erano Lana e Thomas che si misero a ridere rivelando loro che si trattava semplicemente di uno scherzo. Alex e Matej, un po' arrabbiati, si misero a ridere anche loro, accettando lo scherzo.

A quel punto decisero di dirigersi in Africa prima per esplorare la giungla e poi per aiutare i bambini meno fortunati.

Arrivati in Africa, si addentrarono nella foresta. A quel punto, Alex tirò fuori una mappa del tesoro, consegnatali da un vecchio amico che di professione faceva l'esploratore. Alex propose subito di cercare il tesoro. C'erano alberi, palme e liane dappertutto. C'era anche un grande albero uguale a quello disegnato sulla mappa segreta. Dietro all'albero c'era una collina. I quattro amici decisero di salire sulla collina. In cima trovarono un biglietto con su scritto :“Scavate qui!“.

Iniziarono a scavare e dopo poche ore trovarono una cassa di legno piena di monete d'oro. Divisero le monete in quattro parti uguali e si recarono al paese più vicino.

Quando arrivarono al villaggio videro tanti bambini, che lavoravano lavorare come grandi. Non giocavano come loro, non sorridevano, erano magri ed infelici. Documentarono tutto. Fecero delle foto e scrissero un diario per poter raccontare tutto una volta tornati in Slovenia. Vedendo tutti quei bambini poveri i 4 amici decidettero di donare le monete d'oro  alle famiglie africane.

Quando giunse l'ora di partire si accorsero che non c'erano più i bigletti e nemmeno i soldi. Thomas, Matej, Lana e Alex camminarono per cercare qualche soluzione. Thomas trovò un cristallo pregiato e lo vendettero a un commerciante e così tornarono a casa.  Tornati a casa montarono un filmato della loro esperienza e raccontarono il loro viaggio. Mandarono un DVD anche in Africa. Rimasero ancora dei soldi e ognuno ebbe il diritto di spenderli come voleva: Alex si comprò un poni, Matej un PC portatile, Lana un vestito originale della nuova stagione di Disegual  e  Thomas un cavallo nero al quale diede il nome Rainbow Dash.

I quattro amici erano felicissimi. I bambini dell'Africa mandarono loro una cartolina nella quale  li ringraziavano per la donazione e per l'aiuto.

   

motto BRIVIDO                              Classe I: Selina Toffoletti

                                                        Classe II: Miriel Toffoletti

                                                      Classe III: Lorenzo Orlandini                                                                   

                                                        Classe IV: Beatrice Mellone

                                                        Classe V: Chiara Lepore, Elisa De Marchi

                                                        Comunità degli Italiani Crevatini

                                                         Mentore Nicoletta Casagrande
 

                Tema: I nostri veci ne conta  mailing 2014.pdf

                                                       

 

motto MORE DE SPIN                                 Classe VI: Romina Mihalič, Ajda Dujc, Alex Auber

                                                                       Classe VIII: Metka  Mihalič    

                                                         Comunità degli Italiani Crevatini

                                                                               Mentore Maria Pia Casagrande
 

                Tema: A Roma il Colosseo... da noi MORE DE SPIN 2014_NEW.pdf

 

 

   motto GHIANDA                              Sara Gec, Karen Taurino

                                                                            Classe VI

                                                        Comunità degli Italiani Crevatini

                                                        Mentore Maria Pia Casagrande

       Tema: A Roma il Colosseo ... da noi  GHIANDA 2014_NEW.pdf

 

                                                       

 

motto PERLÙCO                                        

Classe I: Eligio Boccali Ayrton, Sandi Božić, Alexander Brajković Maximilian, Filip Ištoković

                           Classe II: Leo Božić Sparagna, Gordana Denić,  Alex Flego, Enea Topani

                                             Classe III: Martina Biloslavo, Jessica Štokovac

                                             Classe IV: Martina Matijašić, Paola Sertič, Dominik Savić

                                                        Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”

                                                        Sezione Periferica di  Momiano

                                                        Insegnanti: Marino Dussich, Serena Kljajić, Morena Disiot Dussich
 

          I STÈMI DE BÙIE .pdf

                      stemi.pdf

 

                                                    

 

motto FRAJLEMNE                                    Tamara Ljesar, Lea Bujković, Lena Uzelac

                                                Classe: IX Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                            Insegnante: Gordana Franović

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

     Tutto è cominciato in un giorno pieno di sole, quando siamo arrivate a casa di Tamara per scrivere la composizione sul tema ''Amo La Mia Città''. Poichè era difficile scegliere il racconto adeguato, abbiamo chiesto al suo nonno, Gojko, di aiutarci, e allora lui ha iniziato a raccontare le avventure della sua vita.

     La sua storia è iniziata a Njeguši, villaggio montanaro, non lontano da Kotor. Da piccolo ha dovuto lavorare sodo per assicurarsi  il futuro onesto. Era molto impegnato; doveva badare ai fratelli, custodire il bestiame, preparare la merce per la vendita ed inoltre andare a scuola e studiare. Malgrado tutto, era molto felice perchè aveva la sua libertà, le sue radure, il suo cielo, la fantasia ed i suoi pensieri che questo villaggio gli ha regalato. Ma, d'un tratto, come se la sua infanzia  si fosse fermata. Un giorno i suoi genitori gli hanno detto che, per una vita migliore, dovevano transferirsi a Kotor. Kotor era considerata come una città di pietra, di racconti di marinai e di pescatori. Tutto questo per lui era un nuovo capitolo della sua vita alla quale non era ancora pronto. Doveva affrontare la situazione da solo; abbandonare la sua infanzia, sua nonna e suo nonno e tutte quelle belle cose e momenti vissuti.

     Dopo un certo tempo lui si è adattato alla vita in Kotor ed ha capito che le cose non erano cosi nere. Lì ha finito la scuola media e si è identificato tanto con la nuova vita che ha deciso di scegliere la professione marittima.

     Sulla nave, durante ogni visita ai paesi lontani, ha capito che Kotor è davvero una città unica. Ricordava i suoi primi passi per la città, le sue piazze e piazzette, ogni angolo, balconi, chiese, vie e case.Tutto ciò evocava la sua nostalgia e nella sua testa aveva un' idea chiara; aveva capito quanto amava Kotor e quanto quella città era importante per lui. La prima salita sulle mura, che per lui rappresentavano il limite tra il cielo e la terra, tra il suo villaggio e questa città litorale, aveva un significato speciale, come anche la salita fino alla fortezza di S. Giovanni, che protegge la città.

     Quando è ritornato a Kotor dopo la navigazione, gli si è presentato l' angelo ed accanto alla porta della città ha visto la nonna di Tamara, Hilda, che gli sembrava come una fantasma e in quel momento ha pensato di aver mal di mare. No, questo non era mal di mare, questo era la donna di cui si era innamorato e la quale poi ha sposato. Con lei ha passato parecchio, anche il terremoto catastrofico che ha colpito Kotor nell' anno 1979. Gojko era tanto triste quando ha visto la città distrutta, l' orologio della città fermato come anche i suoi pensieri. Nel frattempo lui ha superato tutto questo quando ha visto gli occhi di sua figlia Sanja, e dopo quelli di Iva. Gojko ha superato tutto più facilmente perchè era preso dall' amore e dai pensieri per il suo villaggio nativo, andava a vederlo più che mai con le sue bambine per mostrar loro questo villaggio e per conoscerlo.

     Quando ha finito il suo racconto, ha detto:

''Care bambine, spero di avervi aiutato con questo mio racconto e di avervi mostrato e dimostrato quanto dovete amare la vostra città, quanto siete felici di vivere in questa città ricca di cultura. Ma, nonostante tutto, non dimenticate chi siete, di chi portate il vostro cognome e la vostra origine!''

     Infatti, Gojko ci ha spiegato proprio questo ed ora sappiamo quanto dobbiamo amare e rispettare la nostra città, e non dimenticare mai la nostra origine, perchè essa è come una fragilie gemma, se dimenticate ad innaffiarla appassirá! Lui ci ha dato l' esempio come questo racconto e mille altri racconti non devono essere dimenticati, che dobbiamo tenere cura della nostra storia proteggerla dall' oblio, bisogna raccontare e raccontare, trasmettere questi racconti da una generazione all' altra perchè i nostri discendenti, come lo sapevamo i nostri antenati, sappiano chi sono, che cosa sono e perchè vivono!

           Superiori:

 

motto GIRASOLE                                        Kris Dassena   -   Classe III  
                                      Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

                                                         Mentore Giorgio Dudine

 

Tema: i nonni raccontano

 I PEDOCI DE 'NA VOLTA


Me nona la 'veva sempre sta strana mania de ingrumar duto quel che ghe vigniva soto man. "No se sa mai!" la ga sempre dito. "Un sorno podaria servir". No so gnanca come che la ga podù ingrumar tanta roba nela sua vita. Un futìo de mercansia! Tanto che la sua casa la xe diventada un magasin.

2014-03-12 17.57.43.jpgUn sorno che iero de ela, la stava sercando serte fotografie e la sbisigava de qua e de là duta nervosa, parché no la le trovava. Soto man ghe capitava de duto meno che le fotografie che la sercava. E fra le tante robe inutili che ghe passava soto i oci e fra le man, la ga trovà un petene per i pedoci, quel che vigniva ciamà el petene fisso e che iera la disperassion de duti i fioi de 'na volta.Vardandolo la ga fato un bel soriso, la lo ga ciolto in man, la se ga sentà su la carega e la ga scominsià a contarme la storia de quel petene.
"Picia mia, ti gnanca no ti sà quante che ghe ne go dovù pasar con tuo pap
à e i tui sii. Iera tre fioi indiavololadi che no vedeva l’ora de 'ndar in vacansa in Abriga, per star in campagna. Là i siogava duto el santo sorno fora e i tornava a casa solo par magnar. Un sorno to papà xe tornà con le man fra i cavei e a se gratava come un mato la sua povera testa. No podeva esser altro che quei maladeti pedoci! E subito go ciamà nono che 'l vadi a cior el petrolio e mi son corsa a seercar  'na strassa."

"Speta nona,  go capi ben? Petrolio? Miga volevi darghe fogo ai cavei de papà, spero... ha..ha..ha..."

2014-03-12 17.51.33.jpg"Ma cos' te parli? Sesanta ani fa miga iera i shampoo anti-pedoci come 'desso. Una volta se onseva i cavei col petrolio che se doperava per la lume. Po se involtissava la testa con una strassa o un sugaman vecio e se 'ndava a dormir. La matina dopo, quando che i pedoci i se gaveva fato un bel bagno int'el petrolio e i iera oramai duti morti, se doperava el petine fisso, che 'l xe fato de osso de animai. Con quel se li tirava via dei cavei. E no solo lori, ma vigniva via anca i ovi de ste bestiasse, quele che ghe disevimo gendine. Che no te conto come che spussava far sto lavor, roba de no creder. El tuo povero papà, quando che a doveva soportar ste torture, el iera picio e no 'l andava gnancora a scola, anema mia. Finì duto sto lavor me tocava lavarghe la testa col savon. Ma no sta miga creder che sto savon iera come quel de ogi, sa. Ah no, bela mia… una volta el savon vigniva fato col grasso de porco!"

"E lo fasevi soli, a casa?"

"Se capissi, benedeta creatura! In una granda caldiera se scaldava el scarto de la crodega e ghe se sontava senera, soda caustica e talco, par darghe un poco de profumo e sconder l’odor de soda. E duta sta roba, dopo che te la 'vevi  missiada per ben, ti la svodavi int'una casseta de legno e ti lassavi là fina che sto savon diventava duro. Quando che 'l iera pronto se lo taiava a tochetini. Lo usaimo no solo per lavarse el corpo e le man, ma anca per far la lissia. Te dirò ancora che quando che un ciapava i pedoci, bisognava lavar duto: linsioi e vestiti. E 'lora no restava altro che far la lissia. Se piegava per ben la roba de lavar e se la meteva bel una sora l’altra nela mastela. A sto ponto ti coversevi la mastela con una strassa e ti metevi sora la senera. Per ultimo ti butavi l'aqua de boio sora la strassa e ti coversevi la mastela co la tola de lavar, che resti duto bel in calto. La biancaria iera pronta quando che la iera neta e bianca come la neve."

"Nona, deso che no te servi più sto petene, ti lo pol anca butar via, no. O te speti che i tui bisnipoti ciapi i pedoci?"

"Cara, gnente se buta via. Dute ste robe le xe piene de storie, de ricordi. Qua drento xe la mia giovinessa, la mia fameia, la mia vita. Le me sta tanto a cuor che no podaria mai butar via gnente. E quando che son qua in meso a duta sta roba, che per ti pol anca esesr strafanici, per mi xe un tornar indrio coi ani e riviver i mii bei momenti de quel tempo che no tornarà mai più."


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

motto PICCOLE MA GRANDI  STORIE                    

                                                                       Nina Macuka   -   Classe III – a

                                                               Scuola Media Superiore di Economia Pola

                                                                           Ekonomska Škola Pula                                                                

                                                                            Insegnante: Silvana Čulić

I nostri nonni ci raccontano

Ciao, sono una ragazza moderna e in questo tema vi racconterò una storia che mi ha raccontato mia nonna. La storia tratta il modo di vivere nel periodo quando non c'era la tecnologia di oggi.

Mia nonna è nata nel 1945 ( per me tanti anni fa ). Ogni volta che ci sediamo assieme nel cortile, mi racconta sempre la solita storia di come ha vissuto prima. Aveva una famiglia di sei membri che erano impegnati nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame, soprattutto bovini. Tutti hanno imparato sin dalla più tenera età come mantenere le mucche. Erano poveri perché il contributo dell'agricoltura era piccolo. Aveva due fratelli maggiori che avevano lavorato nel campo militare, ma non avevano ricevuto grandi benefici. Cucinavano quello che veniva coltivato nell'orto e per la maggior parte della settimana mangiavano minestre, solo la domenica si mangiava sugo con quattro pezzi di carne che erano destinati solo ai bambini.

Quando andava a scuola indossava una giacca del fratello al quale era piccola pure portava la sua borsa fatta di stoffa che lei e la madre avevano cucito a mano. Benché aveva poco denaro, la madre cuciva e dei suoi vecchi abiti faceva vestiti per andare a scuola, così sembrava che ogni lunedì andasse a scuola con un abito nuovo. Per merenda mangiava strutto spalmato sul pane con un po'di zucchero. Il pane si faceva una o due volte alla settimana, se lo mangiava il secondo giorno in quanto altrimenti sarebbe mangiato tutto lo stesso giorno. Non c'erano soldi pertanto si doveva risparmiare su tutto. Non c'era la televisione quindi dopo una lunga giornata di lavoro tutta la famiglia si riuniva seduta in cucina e i bambini ascoltavano le storie dei vecchi.

La storia più interessante è quella di come facevano il bagno che era collettivo: prima di tutto si doveva portare l'acqua dal pozzo che si trovava nel cortile poi veniva riscaldata e trasferita in una mastella. Si comprava il sapone quel che era più economico che in seguito serviva anche per il bucato ciò che nel mondo di oggi sarebbe molto difficile da immaginare con tutti i tipi di lavatrici e detersivi che sono in commercio.

In passato si spedivano le lettere e si aspettavano giorni e settimane per ricevere la risposta mentre oggi si ottiene il messaggio grazie ai telefoni, cellulari ed e-mail in pochi minuti. Ogni tanto mia nonna si arrabbia perché noi ragazzi siamo sempre con i cellulari in mano e dice che non sappiamo fare nient'altro che guardare la televisione, il compiuter, il telefonino e se un solo giorno dovessimo vivere i suoi tempi da giovane non sapremo come comportarci senza i nostri accessori. Il rispetto che si aveva verso gli anziani non può essere paragonato con il comportamento della gioventù di oggi.Mia nonna dice che è tutto colpa della tecnologia che rovina i giovani. Nonostante tutto ha avuto un'infanzia felice che non la cambierebbe per nulla e nessuno perché ha imparato molte cose che utilizza anche oggi nella vita quotidiana. Noi giovani di oggi forse diremo che è un po'all'antica, ma mi piace sempre stare con lei ad ascoltare le sue storielle da quando era ragazzina che lei racconta con tanto amore ed entusiasmo. Subito diventa calma e gli occhi  si fanno più sorridenti e felici come se diventasse di nuovo bambina.
Ecco poche storielle di una bambina raccontate per voi dalla mia piccola ma Grande nonna Milka.

 

motto PENSIERO                       Ani Čudina   -   Classe I – a – Ginnasio Generale

                                                       Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                         Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

 

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

Certe volte ho l’impressione che i miei nonni siano prigionieri del passato. Parlando di prigionia non mi riferisco a una cella ma a una prigione universale, dove il mondo stesso viene visto come una serie interrotta d’immagini, riflessioni e pensieri del passato. In questo caso il passato sarebbe il periodo tra i sessanta e i settanta anni fa. C’era ancora la guerra e i bambini erano miseri assieme alle loro famiglie che cercavano lavoro da per tutto per portare il pane a tavola. Ogni volta che non ho voglia di andare a scuola oppure non mi va un pasto preparato dalla mamma, il nonno decide di ricordarmi come dovvrei apprezzare quello che ho perché durante la guerra loro non potevano scegliere il cibo o l’istituzione dove saranno educati, potevano essere felici e contenti di venir “educati” ed avere diritto all’istruzione. Loro dividevano un pezzo di pane in sette parti per sette giorni della settimana. Mi pento ogni volta che inizio un tema di questo tipo perché allora mi devo subire una predica di almeno mezz’oretta durante la quale mi annoio perché sono troppo giovane per capirla. Vivo in un’età moderna e non ho bisogno di sapere ogni dettaglio della vita difficile di allora. Certo, mi interessa, però ogni volta quando parliamo mi sento male. Il malessere mi passa comunque presto perché so che si tratta del passato. Ci sono altre storie dei nonni che, pur essendo del
passato, mi piacciono.
Da sempre i nonni mi raccontano storie di Fiume e dell’Italia, cosi’ ho deciso di visitare con la famiglia un paio di questi luoghi per avvicinarmi alla storia. Una delle più belle gite che abbiamo fatto tutti assieme era quella a Pescasseroli dove abbiamo visitato il più importante edificio civile: il Palazzo Sipar. Abbiamo passeggiato per il Parco Nazionale d’Abruzzo ed abbiamo scattato delle bellissime foto accanto alle Rovine della Fortezza a Sipar. La ragione per la quale abbiamo visitato questi luoghi è dovuta alla leggenda raccontataci dal nonno, quella di Rosamunda, una ragazza benestante, figlia del Signore di Sipar, uomo rispettoso e ricco. Rosamunda si era innamorata di un pastorello che purtroppo era povero e non aveva nessun diritto di sposarla. Il padre chiuse la figlia in camera per nasconderla dal ragazzo. Rosamunda si ammalò e l’unica cosa che poteva salvarla, secondo la leggenda, era il bacio dell’ innamorato. Il padre di Rosamunda disse che per poter stare insieme a lei il pastorello avrebbe dovuto trovare due tessere di uguale colore e forma del mosaico di Sipar. Il pastorello fu aiutato dalle fate dell'amore e trovò ben quattro pezzi uguali. E così dopo aver visto i mosaici il Signore di Sipar diede il permesso ai due di sposarsi. E' una storia belissima che ho sempre ascoltato con piacere e grande interesse.
Anche se ero piccola questa gita è una delle più belle memorie che porterò per sempre con me. Spero di visitare il Palazzo ancora una volta siccome il mio fratellino non è ancora riuscito a sentire la storiella perché troppo piccolo per capirla. Capiterà prima o poi il giorno in cui il nonno racconterà la leggenda al fratellino e questo giorno spero di esser presente per sentirla ancora una volta.
E come sempre riderò da morire perché il nonno ha una maniera di raccontare veramente ridicola.


 

motto LA CAPRETTA                    Astrid Popić   -   Classe I – a – Ginnasio Generale

                                                         Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                         Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

 

I nostri nonni ci raccontano

L’Istria è una terra affascinante, ma non si svela al primo incontro. Nonostante, sin da subito, si possa osservare la sua evidente bellezza, l’amore nasce nel momento in cui se ne coglie l’anima. Tra i tanti gioielli da scoprire vi è Trstenik, antico villaggio di pastori della Cicciaria, situato tra due colline, nei pressi di Pinguente ma, soprattutto, paese natio di mia nonna. Raccontato spesso da lei con gli occhi lucidi e parole spezzate e sussurrate, nell’immaginazione di noi nipoti ha rappresentato sempre un posto surreale, magico, dalle atmosfere quasi fiabesche.
Sin da piccola ho desiderato visitarlo e comprenderne il fascino tanto decantato dalla mia amata nonna. Infatti, mentre ci narrava della sua infanzia, delle corse sfrenate sui prati bagnati di rugiada assieme ai suoi animali, del buttarsi in mezzo al fieno caldo e profumato di sole e campagna, non potevo fare a meno di chiudere gli occhi e vivere quelle storie come se fossi stata lì, ubriacando i miei sensi di mille sapori, colori e odori...In quei momenti, il suo mondo diventava mio, le sue emozioni mi travolgevano e la nostalgia mi pervadeva il cuore. Sentivo chiaramente le risate e le urla dei bambini che giocavano, m’inebriavo dell’odore del pane appena cotto che conquistava le piccole vie del borgo, come pure del profumo delle mele e dei fichi, servite a fine pasto. Rivedevo la capretta nera, che abitualmente saltellava attorno alle gonne di mia nonna, sentivo il cane abbaiare e il concerto delle campane della vicina chiesetta di Santa Lucia, in cima al paese. Nei racconti della nonna c’era presente qualcosa di malinconico e antico, qualcosa di sfuggente ma fortemente presente. Per me era poesia pura.
Io diventavo mia nonna da piccola. Lei era cosciente di non aver la possibilità di ritornare nel suo paese siccome si è sposata per il nonno, grande fiumano. Però, sempre voleva che Tamara e io vedessimo Trstenik, perché in questo modo abbiamo opportunità di vedere grandi valori della città, il grande cimitero, importante eccome per la gente che viveva lì, la vecchia fontana posta nel centro del villaggio.
Alcuni anni fa ho visitato Trstenik. La maggior parte delle case erano diroccate e chiuse, dei duecento abitanti di una volta ne sono rimasti quattro; un vecchio per strada ha ricordato, ma senza toni patetici, che un tempo c' erano un’osteria, l’officina del fabbro, la bottega del calzolaio e del fornaio... Per un istante sono ridiventata mia nonna e sentivo la mia capretta belare. Poi ho riaperto gli occhi e, come lei, mi sono lasciata cullare dalla malinconia.

 

 

motto FLORIS                                       Loris Flego   -   Classe II – c

                                                                Istituto Professionale Buie

                                                                 Gospodarska Škola Buje

                                                           Insegnante: Katarina Badurina
 

I nostri veci ne conta,, ovvero „I nostri nonni ci raccontano“

Mia nona Lucila la ga 70 e pasa anni, ge piazi criticar sempre el mio modo de far le robe, el mio sempre „faremo“ e dopo che la ga visto che son sempre che sbisigo per sto telefonin la ga deciso de contarme come che iera nei tempi sui… „Nei dintorni de Levade verso Portole ze tanti vilaggi, che oggi ze quasi tutti abbandonadi. Una volta qua viveva tanta gente che lavorava i campi, le vide, i olivi. Cresceva tutta la qualità di frutti, tante qualità de fighi, ma più de tutto ge ne iera de uva. La stagion delle vendemie iera la più bella dell'anno: uva bianca e nera piu parte malvasia, teran, refosco e muscato. Quasi ogni vilaggio el gaveva el torcio per far l'oio. In autunno se ingrumava i olivi, la gente la cantava sulle piante, contenti per la bona raccolta.

Tutto quel che cresceva sui campi ge voleva portar casa e le strade le iera brute e tutte in monte. Uno dei piu grandi meriti per l'aiuto dell' omo iera el mus, sia per l'uva, per i olivi e i legni, e anche per tutto quel che ghe occorreva. Più de tutto, questo animal se doperava per menar a casa l'acqua netta de bever. L' acqua dei sorgenti iera per imbeverar i animai, lavar la roba, bagnar i orti e tutto il resto. Le case, i balidori, le scole, tutto de piera in casa iera e el fogoler iera per scaldarse e cusinar. Sul fogo iera pien de fiori. Sora la testa i rapi de uva. Tutti i vilaggi pieni de gioventù.

 Andar dei nonni pareva andar in paradiso. Giente bona e le nonne che con poco le saveva far boni magnari e tutto iera naturale ingrumado in campagna. El formento e el formenton se menava in mulin col mus. Se metteva in sacco e se lasava che i mazina. Quando che iera pronti se andava denovo col mus menar casa. Iera tre mulini in bosco sul fiume. Anche in veci tempi la gente andava in ricerca de tartufi. Le nonne ingrumava e sugava figi e le faceva pan de figo: piccoli rotondi panetti come specialità de quei tempi. I vilaggi dove passavo per andar in campagna portar el pranzo con la burica a mio papà ze Mavretici, Bazijaki,Zubini,Šalici,Mikolotici,Brusti e Facini.

Ancora oggi go vivo el ricordo del torcio de Zubini dove portaimo i olivi per far el oio. Anca la iera de grande aiuto el mus. El tirava tutto torno la roda de piera che mazinava i olivi. Per questo lavor i doveva meterghe sui oci una benda nera che nol vedi, perche' nol gavesi podu andar tanto tempo in stesso verso. Questa bestia bona e ubbidiente iera de grande aiuto ai contadini per tutto dove no podeva andar i manzi col carro. Oggi sun tutti questi monti no ze piu' neanche uno, le case svode e piu' parte crollade. In un vilaggio ze due famiglie, e nell'altro solo una persona. I nonni de parte paterna e della mamma iera de Basiachi, Salici, Micolotici e Fachini. Ogni giorno guardo verso su perche' me iera tanto bel andar dei mii nonni. Son nata e vivo a Levade e con grande piacer lasso questo racconto a ti mio sin e a tutti i giovini che non i ga mai vivù in questo mondo. E se qualchedun ti disi che ti son un mus, sii contento, perchè el iera la nostra mano destra.

Brava mia nonna Lučila Vlahović nata Zanko, son proprio fiero de gaverla fatta contenta con questo racconto... Viva e mus ! Viva i nostri nonni!
 

 motto L’ISTRIA                               Massimiliano Bevitori   -   Classe V  

                                           Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

                                                           Insegnante: Giorgio Dudine

I NONNI RACCONTANO

IO, PESCATORE ISTRIANO 

Sono nato in un piccolo paese istriano, vicino al mare, tantissimi anni fa. Sono trascorsi più di ottant'anni, ma mi sembrano un fardello di secoli. Sto seduto su uno scoglio e il mio sguardo incontra un vecchio peschereccio arruginito, che a fatica tira le sue malandate reti. Sopra di lui uno stormo di gabbiani stridenti attira la mia attenzione. Con le loro bellissime e candide ali solcano i cieli, si tuffano in mare, afferrano un pesce…

 E la mia mente comincia a divagare e una marea di ricordi mi sommerge... e ritorno bambino. Con gli amici corro scalzo sulla battigia. Poi ci fermiamo per buttare i sassi in acqua, quelli piatti, per gareggiare a chi li fa saltare più lontano a mo' di ranocchia. Mi vedo giocare per le viuzze del mio paese con una palla di stracci. Vedo le mamme sedute davanti casa, sullo sgabello di legno, che noi chiamavamo "scagneto", a fare la maglia, mentre i vecchi ricucivano le reti…

 Ricordo quando con mio padre andai a pescare e presi un minuscolo pesce, che a me sembrava enorme (grandissimo cosi ß-----à!). Quando per la prima volta con gli amici andammo a nuotare a mezzanotte, il buio ci avvolse e ci si orientava solo con le risate. Ricordo anche quando con mio nonno andai con la sua barca e mentre lui remava io tenevo la mano in mare. In quel momento ho provato una forte sensazione di libertà, così profonda che mi sembrava di sentire il mare scorrere dentro di me.

La memoria vacilla un po' ma il ricordo rimane indelebile di quando, ragazzo inesperto, seduto su un moletto di travi marce e traballanti, un po' tremante per l'emozione, cinsi per la prima volta le spalle alla mia ragazza. Ancora oggi, quando le cingo le spalle, le mie mani tremano, ma ora di vecchiaia.

 Mi risveglio dai miei ricordi e una rugiada mista a salsedine mi ricopre. Guardo l'orizzonte.

Il sole va a dormire, non c'è più il peschereccio e i gabbiani si sono appollaiati sugli scogli.

 Un moto di nostalgia mi assale ripensando a quei giorni che furono e non ci sono più. Mi avvio a casa con le mie gambe vecchie e un po' arrugginite come quel peschereccio. Lì mi aspetta la mia compagna, che spero di poter abbracciare ancora per tanti anni, con le mie braccia tremanti.

 

motto TRINACRIA                                        Martina Scalia   -   Classe II  

                                                                  Comunità degli Italiani Crevatini

                                                                   Mentore Maria Pia Casagrande

 

 

                         TRINACRIA 2014.pdf

  

PREMI GIURIA:
offerti dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

 

Elementari:

 

motto MARTINA02                                      Martina Lekočević   -   Classe VII – b

                                                    Scuola Elementare “ Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                      Insegnante: Jadranka Ostojić

Se avessi la bacchetta magica...

    Non è la prima volta che io penso  a tutte le cose che  farei se avessi una bacchetta magica. Un colpo di bacchetta mi portava di solito un mucchio di cioccolatini, i vestiti più belli a mia madre e una macchina nuova ( forse anche due) e una barca grande a mio padre, per andare a pesca quando vuole. L'estate e le vacanze eterne a noi bambini. La mia casa si spostava dalla collina, scendeva al di sotto, un po' più basso e più vicino a scuola, in modo che io arrivi a lezione in due minuti.

   Le cose sono cambiate quest'anno. Io sono cambiata. Anche la mia bacchetta magica. Vedo tante ingiustizie, incidenti, guerre, malattie, il dolore...

   Grazie alla mia bacchetta magica non ci sarebbe nessun povero e affamato. Tutte le lacrime e tutte le menzogne sparirebbero. Anche il sole e la luna sarebbero più felici, non avranno più paura del buio. Non ci sarebbero i bambini sfortunati  e  gli anziani sfortunati e abbandonati. Sarebbe un vero paradiso, perché io credo che tutti meritano il paradiso.

    E per quanto riguarda il mio vecchio desiderio, ho capito che tutto quello di cui ho bisogno ce l'ho già. Ho abbastanza caramelle, mio padre ha una macchina e mia madre ha abbastanza vestiti. Amo la mia collina che si chiama Brbot e la mia casa in cima. È il posto più bello del mondo.

  Lascerei solo la che la mia bacchetta crea un albero davanti alla mia casa che, ogni tanto, produrrebbe un po' di cioccolatini.

 

Superiori:

 

motto MONTENEGRO 47                           Gianluca Pelonzi   -   Classe I - 2

                                                                    Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                       Insegnante: Slavica Stupić

    I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

                   Il mio nonno?Non l`ho conosciuto. Se ne e' andato da questo mondo,molto prima che io nascessi. E ancora c`e l`ho con lui per questo fatto. Ricordo solo mia nonna, la mia nonna adorata, sempre presente, che giocava con me e mi proteggeva dagli insulti e che mi raccontava sempre le favole.

                  Ricordo, una volta, una fotografia sul como' nel soggiorno che mi ha tirato attenzione. Sulla foto c`era mia nonna, molto piu giovane, a fianco di un uomo con un sguardo incredibilmente tenero, con le sopracciglia nere, con I capelli neri e con il sorriso sulle labbra. Ho chiesto chi era quell` uomo. Mia nonna mi ha guardato in silenzio e dopo qualche secondo mi ha risposto con la voce molto bassa.``Questo e il tuo nonno Nicola``.La sua voce tremava e aveva le lacrime negli occhi. Ero molto piccolo per capire qualsiasi cosa, e ho iniziato con mille domande. Dove si trova, perche non veniva mai a trovarci, perche non lo conoscevo, chiedevo. Ha ripetuto con la voce bassa,``siediti a fianco a me,t i spiego tutto``.Ha iniziato a raccontare piano, per continuare sempre piu vivace..Era nato  nel 1930 a Kosovo in un paese piccolino di nome Decane. L`infanzia l`ha passata in miseria come tanti altri bambini, piu affamato che sazio, piu scalzo che con le scarpe. E cresciuto in fretta nel 1941 quando e iniziata la seconda querra mondiale. Con tutta la sua famiglia scappa dagli albanesi e si trova sulle coste Montenegrine come un profugo. La cosa piu interessante in questa storia per me era il fatto che il Montenegro fosse occupato dai soldati italiani nel periodo dal 1941 fino al 1943. Da undicenne si era molto avvicinato ai soldati creando un rapporto molto amichevole. I soldati gli davano da mangiare qualcosa da indossare, le coperte e tante altre cose molto utili. E lui in cambio li lucidava gli stivali ogni tanto. Amavano questo ragazzino dagli occhi profondi, dallo sguardo intelligente e pieno di voglia d`imparare e vivere. Forse gli ricordava i loro figli, le loro famiglie che stavano lontane dall`altra parte del mare, i tempi prima di quella brutta guerra. Ha imparato anche la lingua ialiana cosi poteva comunicare con loro.

                  Penso spesso a questa storia, a questo destino che ha fatto muovere  mio nonno dal paese nativo al Montenegro per farlo conoscere a questi soldati. Chissa, forse ha sopravvissuto la guerra proprio grazie a questo gruppo di soldati e forse lo stesso destino ha voluto che nascessi proprio io da un padre italiano 50 anni dopo come nipote di quest`uomo di nome Nicola, che non ho mai conosciuto. E proprio strano e molto commovente nello stesso tempo. Ma,e' la vita che scrive le storie piu belle.

                   La nonna ci racconta ancora oggi spesso le storie dei loro tempi. Ci sono tante storie interessanti e grazie a questi racconti sono riuscito a conoscerlo almeno un po. Sono dispiaciuto che non abbiamo avuto l`occasione di passare un po di tempo insieme, di fargli imparare l`italiano bene.Oggi posso solo dire che sono molto orgoglioso di essere  nipote di un uomo cosi buono e onesto.

 

motto SANJA                                             Sanja Matković   -   Classe III – g1

                                            Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                        Insegnante: Tamara Božinović

"Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

 Riflettendoci sulla vita spesso ci chiediamo: "Perché?"  Perché permettiamo che l'ingiustizia e il male distruggano la coscienza umana? Perché li permettiamo di prendere cose bene, e portare cose male? La risposta sta nell'ignoranza . L'ignoranza è uno dei problemi più grandi del presente.

La soluzione di questo problema sta in noi stessi, nella nostra testa, nostra potenza. Dobbiamo dirigerci a qualche nuova conoscenza, all' apprendimento, ad aumentare la potenza che ci porta alla perfezione. Ed è questa potenza che si nasconde in ognuno di noi, da un bambino chi è appena nato nel questo mondo a un vecchio che lascia questo mondo. Ci vuole solo la volontà. A volte è sufficiente chiuderci nella stanza, prendere un libro e scrivere. Scrivere di tutto. Di noi stessi, della nostra vita, delle altre persone, dell'amore, della gioia e tristezza, dei tutti problemi che abbiamo. La carta può sopostare tutto, dicono molti. La carta serve ad un bambino a dimostrare la sua immaginazione, allo studente ad imparare qualcosa, ad un artista per dipingere, ad un scrittore per scrivere... Anche molti terapisti raccomandano di transferrire le nostre preoccupazioni e pensieri sulla carta. In questo modo ci possiamo liberare di nostre preoccupazioni.

Noi siamo guerrieri, la carta e la penna sono le nostre armi. Quando abbiamo la carta e la penna, noi ci sentiamo come i vincitori. Bisogna uscire davanti al mondo e dire a tutti di nostri pensieri, tutti questi concetti e tutto questo dolore. E questo può fare ognuno, ognuno chi vuole. Quindi, anche un bambino. E' necessario avere la volontà. Quando abbiamo queste due cose, tutto è piu facile. E' più facile superare le nostre preoccupazioni, dire i nostri pensieri, esprimere i nostri sentimenti. E così il mondo sarebbe cambiato, le persone sarebbero più libere, più felici, potterebbero apprezzare i veri valori della vita. E tutto questo può essere realizzato con l'aiuto di conoscenza, con l'aiuto d'un uomo che con la sua conoscenza può cambiare il mondo e renderlo migliore. Se ogni uomo cercerà di usare le sue opportunità e diritti nel miglior modo possibile, il mondo sarebbe diretto verso un modo molto migliore e più felice.

Quindi sia necessario che tutti i bambini, tutti i giovani e tutti i vecchi prendano i libri e le penne e inizino a scrivere la sua storia di vita che potrebbe avere un impatto positivo soprattutto su noi stessi, e anche sul mondo.