PREMI SPECIALE DELLA GIURIA CONCORSO 2013 :


offerti dall’Associazione “Coordinamento Adriatico”

 

motto SIMPATIA                                                                                                                   Gaia Paljuh  

                                      Classe V  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi”

                                           Sezione Periferica di Valle – Sezione del doposcuola

                                           Insegnante: Alessandra Civitico

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

Mi appoggio alla fredda cornice della finestra. Gli occhi si fermano incantati e vedono delle rose, sono rose molto belle, con quel colore rosso rubino che non puo' scapparti dalla vista. Degli alberi mezzi spogli con dei nidi sui rami, la solitudine ha ormai raggiunto anche loro. Dei prati verdi con rami e cartacce, ma nessun fiore, nessun colore, niente felicità.  Il mio sguardo si ferma su una foglia, che agile, si fa trasportare da una leggera brezza di vento. Ad un tratto ecco un raggio di sole, sembra la salvezza. La luce che sembra rompere il forte scudo delle nuvole grigie e un sorriso di una bambina e' come se dicesse: Primavera, primavera ti abbiamo tanto aspettato e io lo sapevo che saresti arrivata. Un sospiro e un sorriso allegro e poi mi lascio alla vista delle splendide meraviglie della graziosa primavera che pian pianino si sta risvegliando, tra le mura della mia bella ed antica Valle.    Mura alte e un campanile che regna maestoso. Case vecchie e campagne verdi dove il contadino coltiva la sua terra fiero. Questa è la mia Valle che ammiro stupita.

 

motto LORD PIG                                                                                                    Giovanni Battista Uggeri Michelini  

  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                             Insegnante: Romana Lordanić

  "I NOSTRI VECI NE CONTA "

La mia nona paterna e' nata a Rovigno in "cità viecia, a San Tuman soto el campanil de Sant' Ufiemia". Dal suo appartamento al terzo piano si vedevano  le barche e il mare blu di Valdibora. La nonna ha vissuto un'infanzia felice in quella contrada, anche se c'era la guerra e la vita non era facile. Gli abitanti erano pescatori, contadini e operai. Era gente semplice, buona ed onesta. Molte donne erano casalinghe e si occupavano dei figli e della casa. Erano brave cuoche e con poco riuscivano a preparare degli ottimi pasti : il risotto con le "gransevole" o con il nero di seppia, la polenta con i "pioni", le sardelle in "savur" ,i pesci fritti con la polenta, il minestrone di verdura,"risi e bisi', "pasta e fasoi", ecc. In alcune occasioni portavano in tavola anche i dolci: a Natale le "fritole" ,a Carnevale i ''fiochi" e a Pasqua le pinse,ecc.
I bambini trascorrevano molto tempo all' aperto, giocavano in contrada, sul piazzale davanti al Duomo, sotto i pini a Monte e andavano a fare il bagno  in Cugulera dove l'acqua era bassa e la spiaggia era coperta di ciottoli. Giocavano a palla a "Balenascondi", a "Pisuco", a ,,Mosca cieca" ,a ,,Guardia e ladri", con le
bilie, con le bambole, ecc.
D'estate le famiglie usavano andare in gita con la barca, facevano il bagno, pranzavano, cenavano e con il fresco con le batane tornavano in porto. Nell' aria c'erano canti e suoni di chitarra e di mandolino.
Un brutto giorno tutte queste cose belle sparirono, la guerra si fece sentire anche a Rovigno. La vita divento' difficile, comincio' a mancare il cibo, i negozi erano vuoti, non c'era piu' niente da comperare. La citta' fu occupata dai nazisti, furono uccise delle persone, altre furono portate nei campi di concentramento.
Molti rovignesi andarono a combattere con i partigiani per la libertà.Quando finì la guerra molti rovignesi se ne andarono da Rovigno abbandonando tutto quello che avevano. Le case si svuotarono "San Tuman' rimase senza i suoi abitanti e la nonna senza amici.



motto ORSO BRUNO                                                                                                            Leo Bogdanović Vlah  

 Classe VII  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                             Insegnante: Ambretta Medelin

  DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

 È scesa la notte, il cielo è coperto da grossi tetri nuvoloni che nascondono le stelle. Dalla mia finestra vedo l'albero spoglio situato nel giardino dei miei vicini; assume un'aria sinistra, inquietante, quasi irreale. Da uno dei rami nudi pende sventolando una specie di straccio che prima era probabilmente un palloncino a forma di Dora, l'esploratrice. Più in là ci sono dei cespugli che sembrano cresciuti per caso; dal giardino strano, quasi dal nulla sembrano essere spuntate due palme che assomigliano a due bastoni con dei chiodi enormi. Non c'entra un fico secco quel furgoncino bianco parcheggiato là, dietro all'albero i cui rami si protendono come braccia alla ricerca dei raggi di una luna che non c'è.
Lungo la via vedo i lampioni alti, in fila come soldati allineati, sull'attenti. La strada è deserta, non c'è vita, sembra morta. Non si sente nemmeno un cane abbaiare. Ogni tanto passa qualcuno per poi sparire nel nulla, a lunghissimi intervalli. Le case occhieggiano silenziose con le loro finestre illuminate nella notte nera. Il silenzio è assordante. In lontananza si staglia la pineta oscura, di un nero intenso.
Guardo l'orologio, sono le undici passate, è stata una dura giornata. È ora di infilarsi sotto le coperte. Domani mattina, quando mi sveglierò guarderò fuori dalla finestra e vedrò un altro mondo, tutto assumerà una luce diversa.

 

 motto IL KIMONO D’ORO                                                                                                     Kim Vižintin  

 Classe IX Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                              Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

  DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO…

 Abito nello stesso appartamento da quando sono nata e la mia camera è sempre stata mia. E’ una stanza luminosa, grazie alla finestra enorme che parte dal basso di una parete e raggiunge quasi il soffitto.
Abitando a Isola dovrei avere una vista stupenda: il mare che ogni sera durante il tramonto si tinge di rosso e prende lo stesso colore del cielo e le case vecchie divise da vie strette.

Io però non vedo tutto questo, vedo soltanto un comune parco giochi. E’ sempre stato lì. Da piccola andavo spesso a giocarci, ma allora era molto diverso da com’è oggi: non aveva la recinzione, il terreno non era coperto da sassolini ma da erba verde che in estate diventava marrone e secca perché nessuno l’annaffiava e le altalene erano fatte da vecchi copertoni. Non era il massimo della bellezza, ma a me piaceva. Il mio gioco preferito era di ferro, a forma di locomotiva, e ci si poteva arrampicare.

Dalla finestra della mia camera vedo la stradina che circonda il parco. E’ là che ho imparato ad andare sui pattini a rotelle. Avevo quattro o cinque anni, non lo so di preciso, ma ricordo che per me non è stata un’impresa facile restare in piedi per più di trenta secondi. La strada di cemento era piena di crepe a causa degli alberi, o meglio delle loro radici, e io cadevo di continuo. Per fortuna c’era mio fratello ad aiutarmi a rimettermi in piedi e poi a mostrarmi come dovevo fare per non cadere.

Alcuni anni fa il campo giochi è stato restaurato e, per un paio di mesi, non è stato possibile usarlo. Hanno costruito giochi del tutto diversi e fatti di legno. Ero in terza classe quando lo hanno inaugurato e, dopo l’apertura, sono subito andata a giocarci. Un giorno mi stavo arrampicando su una scala fatta di corde per raggiungere una delle nuove casette, ma sfortunatamente sono scivolata e caduta, rompendomi la clavicola. Così ho dovuto rimanere a casa per due settimane ed è stato terribile. Dopo la mia guarigione non volevo più avvicinarmi al parco, il che era difficile, anzi impossibile dato che abitavo a  qualche metro di distanza. Col tempo, per fortuna, la paura mi è passata.
Oggi, ogni volta che mi affaccio alla finestra, quando il tempo è bello vedo bambini che giocano, proprio come facevo io. D’estate, quando non vado a scuola, spesso vengo svegliata dalle loro risate e dalle loro grida. In quei momenti vorrei abitare su un’isola deserta e silenziosa, non vicino  ad un parco giochi, ma poi mi rendo conto che una volta ero anch’io una bambina rumorosa che svegliava i vicini con le sue risate.

Se qualcun altro guardasse dalla mia finestra probabilmente non vedrebbe tutto quello che vedo io. Vedrebbe solo uno scivolo, alcune casette protette da una recinzione blu e degli alberi che fanno ombra sulle panchine, dove i genitori chiacchierano mentre i figli giocano.

Io vedo molto di più. Vedo me da piccola sui pattini o in bicicletta, vedo me cadere dalla casetta, vedo me che gioco con i miei amici… Insomma, vedo i miei ricordi, belli o brutti che siano.

 

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motto STELLA                                                                                                                        Marika Rovina  

  Classe III  Scuola Elementare Italiana “ Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di Verteneglio 

                                               Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

Dalla finestra della mia camera vedo…

Vedo il mare azzurro, molte case e le vie. Quando piove le vie sono allagate. In primavera vedo gli uccellini, farfalle e molte persone che passeggiano. D'estate dalla mia finestra vedo il cielo azzurro, il mare calmo e il sole che scotta. Da piccola ho ricevuto un regalo in peluche e gli sono salita sopra. Ho visto la pioggia, molte automobili e molti alberi. Sotto alla mia finestra c'è un giardino con cespugli verdi e in autunno diventano tutti gialli e rossi. Dietro ai cespugli c'è un muretto basso con dentro delle pietre e fiori di molti colori. Vedo un cane piccolo e pelato che passeggia con il suo padrone.


motto  FUTURO CARDIOLOGO                                                                                          Marko Drandić  

 Classe IV - a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                     Insegnante: Loredana Franjul

  I nostri nonni ci raccontano

 La mia nonna si chiama Antonietta e vive con noi a Bagnole,un paesino vicino a Pola, conosciuto per le sue bellissime spiagge e per il suo porticciolo. Lei ha trascorso la sua infanzia  in una bella palazzina in centro di Pola. Era la figlia maggiore, aveva ancora due fratelli minori Mario e Sergio. Fin da piccola aiutava la sua mamma Maria nelle faccende domestiche, mentre i maschietti se la „squagliavano“  e andavano a giocare al  pallone.

Il mio bisnonno Armando,faceva il fornaio nel panificio di Pola. Quindi la famiglia di mia nonna aveva ogni giorno pane fresco di tutti i tipi e dolci tradizionali .

Durante la settimana, la bisnonna cucinava pietanze semplici, genuini e naturali come  minestra,pasta e patate,polenta, verdura,mentre la domenica si preparavano i  brodetti di pesce, qualche buon sugo e arrosto di gallina  con la pasta fatta in casa, i famosi „fusi“ o le tagliatelle alla casalinga.Non  doveva mancare il dolce: la putizza, o il preznic o solamente le frittole,fatte al momento dalla cuoca perfetta della casa, la bisnonna Maria. Lei cucinava con gusto specialmente ,quando veniva lodata e ,vedeva i piatti vuoti e ben ripuliti. Ogni domenica ,dopo il pranzo si vestivano e, tutti eleganti,andavano a passeggiare per il centro citta' o lunga la riva del porto di Pola.

La mia nonna ricorda con immenso piacere le scampagnate che si facevano per Pasqua nel bosco di Siana. Un bosco bellissimo, folto e maestoso che si trova in periferia della mia citta' e che ,anche oggi, e' meta di passeggiate e giochi in natura per adulti e bambini.

La bisnonna Maria cominciava  a cucinare gia' alle sei di mattina. Con pazienza e amore ,preparava squisite pietanze e poi ,con tanti fagotti, ci si incamminava in bosco Siana. Verso mezzogiorno si cominciava a pranzare sul prato con le altre famiglie polesane.  Si stendeva una bella tovaglia e ci si accomodava, tutti attorno, formando un grande cerchio. C' era di tutto: prosciutto cotto con uova sode, scalogni, agnello arrosto e vino per gli adulti. I giovani bevevano“ la passeretta“, che era un' aranciata rossa molto frizzante. Tutti aspettavano con impazienza la pinza di nonno Armando e i bimbi le famose „titole“. Erano  a forma di treccia,  a tre cordoni fatte dello stesso impasto delle pinze  con in mezzo l' uovo sodo, colorato di rosso. I bambini giocavano a nascondino,a campana, ai quattro cantoni e al gioco delle uova nascoste.

Le donne parlavano di cucina o  spettegolavano, mentre gli uomini giocavano a scopa, a briscola o a tressette.Era una giornata all' insegna dell' allegria,i maschi ricordavano episodi vissuti durante il servizio militare e non mancavano  dettagli divertenti e sonore risate.  Si tornava a casa verso sera, stanchi, ma felici. Di solito, rimaneva tanto di quel cibo  che si mangiava fino a meta' settimana. Non si buttava via niente, anzi si riutilizzava ogni cosa.  Parlando di queste particolari  giornate della sua infanzia, la mia nonna Antonietta si emoziona, la voce si fa roca e, con un tanta nostalgia, per i bei tempi passati, qualche lacrimuccia scorre sotto i suoi occhialoni. Io faccio finta di non vedere, ma le chiedo spesso di raccontarmi di quando era bambina perche' so che, sotto sotto, le fa piacere. Mi affascinano le sue storie e le sue vicende vissute raccontate nei minimi dettagli e il  suo viso radioso  quando le chiedo :“ Nonna, mi racconti qualcosa di quand'eri piccola come me ?“  Allora mi siedo accanto a lei e gioisco come se leggessi un bel libro. 

 

motto ROCKY                                                                                                                          Chiara Anić  

Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                            Insegnante: Maura Miloš

Dalla mia finestra vedo

 Sogno. Sto sognando. Questa mattina mi sono svegliata e ho guardato dalla finestra Ho visto:il mare bello e limpido,il sole che brillava, ad un tratto un folletto piccolo piccolo mi e' apparso davanti e mi diceva di venire giu'.
Parlava l'italiano.
Mi sono vestita e sono scesa in giardino. Lui ha detto che mi portera' per tutta l'Istria. Mi ha portato a Parenzo nella basilica, mi ha fatto vedere delle cose che non ho mai visto. Mi ha portato lungo le valli dei fiumi, su e giu' per le colline, ho visto dei posti bellissimi, pero' la piu' interessante era la citta' di Pola. Sapete perche'? Perche' mi ha portato nell' Arena, era bellissimo, non ero mai stata dentro, mi sembrava di esser tornata all' epoca dei romani. Mi sono svegliata e ho capito che era tutto un sogno sono andata subito alla finestra e c'era il sole che brillava, il mare limpido e anche se non c'era il folletto ad aspettarmi ho visto la mia bellissima Istria, che vedo ogni giorno dalla finestra della mia stanza e che portero' sempre nel mio cuore.

 

motto L’IMMAGINAZIONE  E’ LA MIA VITA                                                                       Erika Bernardis    

Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                    Insegnante: Elisa Piuca

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO

Dalla finestra della mia camera vedo...vedo i campi di grano, tanti boschetti i contadini che lavorano, galline, cani, gatti, oche, bambini che giocano, un laghetto bellissimo. Dentro il laghetto ci sono i pesciolini rossi, nessuno sa come siano arrivati lì dentro ma i miei nonni dicono che c'è li hanno messi i miei antenati.  Vedo una casetta di pietre che si sta sgretolando, tutti dicono che lì dentro ci vivesse una strega malvagia e chi ci passasse davanti veniva trasformato in pietra per poi venir usato come decorazione per il giardino. I miei occhi vedono tutto un altro mondo. I boschi sono come casette verdi e quando il vento le sfiora sembra che parlino. I gatti quando miagolano sembrano  dei cori di una chiesa.

Quando i cani abbaiano sembra che parlino tra di loro e allora io mi immagino che cosa si dicano. I bambini che giocano fanno le gare e mi sembra di essere alle olimpiadi. Il laghetto del quale vi parlavo prima me lo immagino tutto colorato. Attorno a lui c'è una fanciulla sperduta che dopo un po' di tempo incontra il suo vero amore, un principe azzurro che con il suo cavallo bianco  arriva e la porta via. I pesci li vedo come dei delfini innamorati che saltano tutto il giorno. La casa in pietra me la immagino gigantesca. Dentro ci abita la matrigna e Leila, una principessa costretta a fare di tutto. Non può uscire fuori dal castello. Desidera vedere il mondo esterno e scoprire tutte le cose che si è persa in questi ultmi anni.

 Un po' più lontano c'è un campo di girasoli. Tutti sanno che girano grazie al sole ma io mi immagino tutt'altra cosa. Immagino delle fatine che cominciano a fare una magia per far girare i girasoli. Quando ero piccola i miei genitori mi raccontavano tante storie fantastiche forse per questo vedo un mondo tutto colorato e fantastico.  Mi piace la vita reale ma quella che vedo fuori dalla finestra della mia camera mi piace ancora di più

 

motto CIELO                                                                                                                            Sky Spahić  

Classe V  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                              Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

I nostri nonni ci raccontano 

Una sera, quando ero da mia nonna, mi annoiavo un po' e così le chiesi di raccontarmi qualche storia. Lei decise di raccontarmi la storia della sua vita.

Mia nonna ha 82 anni, è Dalmata e viveva in un villaggio vicino a Zara che si chiama Murvica. La sua famiglia era povera, ma avevano il necessario per vivere. Mia nonna aveva tredici fratelli e sorelle, ma la maggior parte sono morti ancora quando erano molto piccoli, così che di loro tredici sono rimasti solo quattro. Avevano una piccola casetta che era formata da un'unica stanza nella quale dormivano loro quattro, la mamma e il papà. In mezzo alla stanza c'era un focolare sul quale venivano cucinati i cibi. I letti erano disposti da parte, erano fatti di paglia e avevano un pezzo di stoffa ruvida come coperta.

Mia nonna e la sua famiglia mangiavano più di tutto patate e polenta a pranzo, mentre durante il giorno mangiavano quello che trovavano fuori. A Natale i bambini ricevevano una mandorla, una mela, una pera o qualche altro frutto come regalo. Mia nonna e i suoi coetanei vestivano vestiti poveri, cuciti e ricuciti moltissime volte, delle mutande e delle calze di lana e delle scarpe di pelle (d'inverno), d'estate invece camminavano scalzi.

 Io credo che sia davvero incredibile come tutto sia cambiato  da ottant'anni fa a oggi: nessuno di noi potrebbe mai immaginarsi di essere vestito come i bambini a quel tempo, soprattutto quelli poveri. I bambini che vivevano a Murvica non andavano a scuola, perché essa era situata a Zara, che era troppo lontana per andarci a piedi o a bici: mia nonna, infatti, ha fatto soltanto la prima elementare. Invece di andare a scuola loro dovevano far la guardia alle pecore, raccogliere l'uva e fare tanti altri lavori, ma lo stesso avevano il tempo per giocare. Inventavano i giochi con quello che avevano a disposizione, per esempio la terra, il legno, i sassi… La nonna mi ha parlato di un gioco che consiste nel lanciare un sassolino in aria, prendere gli altri due o tre che sono per terra e poi velocemente riprendere il primo. La guerra iniziò quando mia nonna aveva circa 10 anni, ma a Murvica non fu disastrosa: gli aeroplani non colpirono neanche una casa. Quando diventò grande mia nonna andò a vivere a Zara. Lì faceva l’ operaia. A 38 anni s'innamorò di mio nonno e insieme andarono a vivere sull'isola di Lussino, dove lavorava in un ristorante. Lì è nata mia mamma. Mi è piaciuta molto questa storia, ma mi dispiace che mio nonno sia morto e che non abbia potuto raccontarmi anche lui la storia della sua vita.

 

 motto COLOMBA                                                                                                                   Alex Auber  

                                       Classe V elementare Comunità degli Italiani Crevatini                                                                   

                                                    Insegnante: Maria Pia Casagrande

                                                                                                                                                                         il tema anche in pdf

              

 Mio nonno Alfredo ha avuto da sempre la passione per l'ornitologia. Già da piccolo li riconosceva semplicemente dal loro canto e sapeva chiamarli imitando il loro verso.

A Pasqua preparava degli uccelli molto particolari. Secondo la tradizione istriana, creava dei galletti con i quali addobbava i rami d'ulivo da portare in chiesa alla benedizione della Domenica delle Palme. Mio nonno ha imparato a creare questi uccellini dalla sua mamma e poi lo ha trasmesso a sua figlia, mia zia Daniela. Per non perdere questa tradizione ho chiesto alla zia di spiegarmi come si fa.

Occorrente per la lavorazione: rami di fico bianco, rametti di ulivo, filo di ferro, colla, piatto con telo umido, pezzo di stoffa di colore rosso per la cresta e il becco, una penna biro nera, filo di cotone bianco.

1) Si taglia un ramo di fico da "ginocchio" e si ricavano diversi pezzetti di ramo. Infiliamo lo stecchino di ulivo dentro il ramo di fico, dall'altra parte inizierà ad uscire il latte (il midollo) che delicatamente stendiamo e appoggiamo sotto un telo umido per evitare che si asciughi troppo presto. Non riesce sempre. Dipende dal fico che non deve essere troppo asciutto.

2)Si passa ora alla lavorazione. Prendiamo tre pezzi di midollo, uno per le ali, l'altro per il corpo e il terzo tiene tutto assieme. Avvolgiamo con il filo e premiamo in corrispondenza di becco ed ali.

3) Disegniamo il becco e le ali e incolliamo la cresta. Ed ecco la nostra colomba.

Con la stessa tecnica si  possono creare anche dei fiori.

Oggi purtroppo queste usanze della tradizione istriana sono scomparse. Sono felice di aver imparato a fare qualcosa che nella mia famiglia si tramanda da generazioni e spero di tramandare un giorno questa tradizione.

 

motto LIZA                                                                                                                                Elizaveta Chernova  

Classe VI Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume

                                                 Insegnante: Roberto Nacinovich

  " Dalla finestra della mia camera  vedo...”

Una mattina nebbiosa. Io guardo dalla mia finestra e la prima cosa che vedo e’ il mare, un mare senza confini. E non si capisce, dove finisce il mare e dove inizia il cielo. I tetti delle case vicine, la macchina con la scritta “Sunka”, il gatto che corre. Chissa’ dove va con questa nebbia?

La nebbia se ne va, lenta ma sicura. Gia’ vedo i grattacieli di Cantrida, di Cozala, di... E come si chiama quella parte della citta’, infatti, sul mare, dove le case a cinque piani sembrano dei gnomi vicino ai grattacieli che stanno davanti a loro. Sicuramente gli abitanti di queste case non possono vedere il mare e le isole come me! La nebbia si ritira grazie alla nostra amica Bora, anche se e’ un po’ aggressiva. Adesso vedo anche porto ancora vuoto.Che barchettone entra nel porto! Ora devono arrivare anche le altre barche. La nebbia non c’e’ piu’,adesso vedo anche Veglia, Abbazia, il Monte Maggiore. Soltanto la sua cima ancora gioca a nascondino. Il cielo e’ tutto nuvoloso, costantemente in movimento ed e’ pesante tanto che sembra cadere. E iniziato il giorno. Tutta la citta’ si e’ risvegliata e ognuno si affretta da qualche parte. Anch’io devo andare se non voglio fare ritardo a scuola. Saluto il mare, il Monte Maggiore, le isole ed anche la mia via!

 

 motto MARCOVALDO                                                                                                           Marco Cetina  

   Classe VI Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana

                                                 Insegnante: Manuela Verk

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO... 
 
            La mia grande casa nuova, si trova in un piccolo, minuscolo, sperduto e quasi disabitato paese istriano. È situata vicino ad una strada piccola, stretta, grigia e asfaltata piena di buchi e curve. Per la stradicciola vedo passare gli abitanti giovani e anziani e ciclisti sudati ma pieni di forze.

Dalla mia finestra in alluminio verniciato di bianco, della mia spaziosa camera, vedo un bellissimo giardino colorato, fiorito, con in mezzo al verde prato falciato un enorme  e vecchio ciliegio, dai rami contorti e grossi, più alto della casa. Davanti alla finestra, in primo piano, si trova un giovane susino che è sempre pieno di frutti grossi e gustosi. In un angolo del prato c'è un lavandino fatto di cemento ricoperto di vecchie pietre con un piccolo rubinetto in ottone giallo a forma di leone.

 Dalla finestra vedo le case alte e larghe del paese dalle facciate grigie e rovinate dal tempo con le porte e le finestre in legno marrone. Vedo una larga e ampia valle circondata da alberi da frutto, ortaggi vari e da una piccola fattoria costruita in legno, piena di animali di tutte le taglie. Mi piace osservare dalla finestra quando sto seduto alla mia vecchia e tremolante scrivania,  verniciata di un verde trasparente oltre il quale si vedono le fitte nervature del legno. Mi perdo con la fantasia soprattutto quando ho da studiare o quando ascolto la mia musica preferita e mi sembra di viaggiare, volare con la mente in luoghi lontani e fantastici.

 

motto R2 D2                                                                                                                             Leila Mujanović  

 Classe VII Scuola Elementare Italiana “Dante Alighieri” Isola

                                               Insegnanti: Pia Ernestini – Paolo Pozzi

  I nostri veci ne conta
 

Me nona la xe nata a Barè, un monte sora Isola. La ga 74 anni. La ga scominsià lavorar a 15 anni,e savè parché no i la ga ciolta prima? Parché non la gaveva sinquanta chili. Sì, cusì iera a quei tempi. Mia nonna, Alberta, fin la stazion della coriera la gaveva un bel toco de strada de caminar. Ela e tante altre donne, si donne, parche´ ela la iera la più picia, la più zovina, fina alla stazione a pie le gaveva un per de vece savate. Visin alla stazion le se le cavava, le metteva in una carta e  la le scondeva fra la erba. Le se metteva quelle un poco meio e la andava a pie fin a Isolo per la strada o in coriera. Co le tornava de lavor, le se fermava là dove che la se gaveva cambià le scarpe e la meteva denovo quele malandade. Che vita, ciò.

A casa la lavorava i campi e sua mama ogni giorno, con ela la andava a Isola.  Mia nona in fabrica, sua mama con la sesta sulla testa, la ciapava el vaporeto che la portava vender a Tieste, alle done, verdura, ovi, e altre robe. Cusì con le lire che sua mama ciapava, la ghe ga fato la dote. Sì ,un picia dote, un linsiol e un 3 sugamani. Che miseria che iera, ma per fortuna, che mia nona in fabrica la iera brava e inteligente, cusì la  xe presto diventada capa de un reparto. Dopo qulache ano la ga ciapà un picio quartier a Isola e la se ga trasverì con sua mama. El papà no voleva.

A, ancora una roba. Savè come le se faseva i bocoli sui cavei? Con la carta de zornal la faseva i bigodini e i cavei la li bagnava con suchero e acqua. Altro che gel! Che vita, digo mi, ela invese la disi, che iera proprio bel. Ogni sabato se ballava in Arigoni, no come deso, che non ti ga dove andar pasar el sabato sera.
Questo xe solo una delle storie che me conta mia nona, mia nona Alberta.

 

 

motto COGLI L’ATTIMO CHE FUGGE                                                                                Alex Zigante  

 Classe III Ginnasio “Antonio Sema” Portorose, Pirano  

                                                                Insegnante: Dora Manzo

"I nostri veci ne conta"

Nona Uci la me conta.........

Quando finiso scuola non vedo l'ora de tornar casa perché mia nona xe una bravisima coga e la me pronta sempre un bel pranseto. Qualche volta, dopo pransà la me conta qualche ricordin de quando la iera picia.

Quel che me ga piazù più de tuti xe quel de mia bisnona che la ciamaimo nona Eta. Nona Uci la me conta che quando la iera picia lori i gaveva una vecia figara in orto. E quando iera la stagion dei fighi de note veniva putei che rubava qualche figo, dato che quela volta solo de magnar se podeva rubar. Cusi' che nona Età per scasar via 'sta mularia la se ga pensa' de farghe ciapar paura. E una note che sti putei xe vegnudi, nona Età furba ga ciolto vecie straze e se ga vestì de fantasma. Sta mularia grumava i fighi e ela pian pianin andandoghe visin la ghe ga dito "quando ierimo vivi anche noi magnavimo 'sti fighi, adeso che semo morti pasegiemo per sti orti." E quando I ladri ga sentì el fantasma parlar I ga meso le gambe in spalla e i xe scampadi zo per le corone come leveri.

Un' altra che saveva ben contar le storie iera la marna de mio nono che la se ciamava nona Gina. La più' bela iera quela de Lombardo e Gobo Meschin. Sti do, dato che i iera povereti, i andava fregar per le case, specie in quele dei signori. Per non farse becar dei gendarme, un cantava e un rubava. Lombardo, che faseva el pal, el cantava: "Va pian, va pian Lombardo che adeso pasa un. Lavora pur Bernardo che no ghe xe nisun." Quando el Gobo Meschin sentiva ste parole, el se infilava in tuti i buzi per sgrafiniar qualcosa. Tante volte i gendarme, i ga prova' meterli in gatabuia, ma el Gobo ghe dixeva sempre che col gobon non el pasa per nisun buzo. Quando xe sta l'esodo, Gobo Meschin xe anda' in Friul a rubar galine. E el ghele vendeva a istriani come lui.

Nona Gina la iera sai brava per contar ste storie, e la creava un' atmosfera, che i fioi che l'ascoltava i ciapava un' poca de paura. Me xe sai restà impresa la storia de la sorela de nona Gina che la xe morta de pochi mesi. Sta picia la gaveva tuti i calcagni magnadi, tanto che la mama preucupada la xe andada, come se usava quela volta, de la stroliga. La stroliga la ghe ga dito che se vien la visina a domandar sal bisogna mandarla via, sino' la picia mori. Quel giorno la mama xe andà in campagna e i fioi che no saveva ghe ga dà sal. Vero o no vero fato sta che la picia xe morta.

Dopo un buon pranzetto è sempre piacevole conversare e far qualche risata ricordando la semplicità e la genuinità di questi racconti che certamente non scorderò. Mi ritengo fortunato di avere dei nonni che hanno ancora dei ricordi così vivi che mi sanno trasmettere con entusiasmo così come sono stati trasmessi loro. Secondo me, sarebbe bello scrivere tutte queste storie per mantenerle vive anche quando loro non ci saranno più. Spero un giorno di aver anch'io l'entusiasmo 

 e la voglia di raccontare ai miei nipoti le storie che avranno lasciato un segno.

 

motto PRIMAVERA ANTICIPATA                                                                                        Sara Rahmonaj  

Classe IV  Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

                                                          Insegnante: Annamaria Lizzul

 

HO LETTO UN LIBRO CHE HA LASCIATO UN PROFONDO SEGNO IN ME

 Un libro che ha lasciato un profondo segno in me è „Lettera a un bambino mai nato“ di Oriana Fallaci. Questa storia mi ha colpita molto e mi ha fatto riflettere sul senso della vita, sulla libertà, sul diritto all'uguaglianza, sulla felicità. „Lettera a un bambino mai nato“ è il racconto di una madre che, prima ancora di andare dal medico, sa di essere incinta, e guarda nei ritagli di giornale come nel suo grembo si sviluppa una vita. Lei si trova in difficoltà con il mondo che la circonda, con un mondo nel caos. E anche lei è confusa: da un lato pensa all'aborto e alla carriera; dall'altro al desiderio di diventare madre. Il dilemma sta nel decidere se portare o meno a termine la sua gravidanza, se far vivere una nuova vita in questa società.

Nel suo monologo l'autrice pone una domanda al bambino che ha in grembo: „E se nascere non ti piacesse?“. Perché lei pone al feto questa domanda? Perché pensa che non gli piacerebbe nascere? Quali sarebbero le conseguenze negative che lo aspetterebbero dopo la nascita?  Sono quesiti molto forti con i quali la futura madre fa trapelare i dubbi, le preoccupazioni, il timore della vita che lei provava. Una serie di domande che è lecito porsi anche come lettore per poter comprendere l'insegnamento che si deve trarre da questa storia. Secondo me, il senso della vita sta nel darle un significato, nel contraddistinguerla con  un aggettivo di valore positivo. La futura madre desidera che il nascituro non sia maschio, ma femmina e che sia in grado di battersi contro le troppe umiliazioni che le donne subiscono, ma rimanendo sempre coerente e, innanzitutto, rimanendo persona. „Persona è una parola stupenda, perché non pone limiti a un uomo o a una donna“, „Le parole cuore e cervello non hanno sesso“. Una persona, dunque, che provi dei sentimenti e che ascolti la ragione.

 Ѐ una riflessione profonda che mette in luce gli aspetti negativi della società, e, sottolineo „società“ e non „mondo“, o meglio „natura“. A lei infatti piace la natura: gli alberi, la Luna, il susseguirsi delle stagioni; ma odia la suddivisione degli uomini in ceti sociali che, secondo lei, sono due:  i ricchi e i poveri.Spesso ha degli incubi, fa sogni angosciosi in cui vede che le donne che abortiscono vengono condannate per omicidio. Questo pensiero la tormenta, ha paura di essere definita „assassina“  e, secondo me, non da un tribunale ma dalla vita. Decide allora di non interrompere la gravidanza, di continuare normalmente a lavorare. Ma succede l'irrimediabile: ha un aborto spontaneo che la porterà alla morte. Durante la gravidanza accenna spesso alla Luna: "Tu sei come la mia Luna, la mia polvere di Luna… Non voglio perdere di nuovo la Luna, vederla sparire in fondo a un lavabo“. Ha toccato la polvere di Luna, e vuole impossessarsene di un po', ma questa possibilità non le è stata concessa, così come le è stato negato il bambino. Con la perdita del bambino, il cuore di questa madre prova un senso di vuoto, di abbandono, di dolore, di tristezza: la felicità le è stata preclusa. Prima di morire vuole vedere il feto che ha smesso di vivere ancora prima che lei se ne accorga. E solo dopo averlo visto, si addormenta per sempre. Questa donna sente  la voce del bambino che la chiama „mamma“, e le dice: „Tu sei fatta d'amore. Ma è sufficiente credere all'amore se non si crede alla vita? Non appena compresi che tu non credevi alla vita, che facevi uno sforzo ad abitarci e portare me ad abitarci, io mi permisi la prima e l'ultima scelta: rifiutar di nascere, negarti per la seconda volta la Luna“. Attraverso le parole del bambino l'autrice ha svelato una grande verità: non è sufficiente amare la vita, si deve credere nella vita, perchè la vita è degna di essere vissuta se la viviamo amandola, altrimenti la vita „è una condanna a morte“.
Oriana Fallaci chiude „Lettera a un bambino mai nato“ con una riflessione ottimista che io ho apprezzato moltissimo perchè sono fortemente convinta che la vita deve continuare nonostante tutto: „Tu sei morto. Ora muoio anch'io. Ma non conta. Perchè la vita non muore“.

 

Lavori di Gruppo

 

motto BILÒTO                                                                             Classe I: Enea Topani, Alex Flego, Leo Božić Sparagna, Gordana Denić,

                                                                                   Classe II: Jessica Štokovac, Martina Biloslavo,  Tomas Fermo, Teo Sumić Sega                          

                                                                                                       Classe III: Paola Sertić, Martina Matijašić, Dominik Savić

                                                                                     Classe IV: Carlos Šepić, Melissa Boccali, Antonia Pertić,   Paolo Biloslavo, Iris Kljajić       

                                                                                                       Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”  Sezione Periferica di  Momiano

                            Insegnanti: Marino Dussich, Morena Disiot Dussich
 

                                                          LA TONBOLA IN MOMIANESE TEMA IN PDF

                           

 

motto ALLOMAAR                                                                           Irene Hrelja, Pietro Leonardelli, Noemi Matošević, Erik Šimunović        

                                                                                          Classe II  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”   Sezione Periferica di Gallesano

                                                                                                                                                       Insegnante: Ida Šarić
 

                                                                                                                            AL TEMPO DEI NONNI - INTERVISTA A NONNI E BISNONNE  TEMA IN PDF

 

 

motto LE TROTTOLE                                                                                            Classe III:  Staša Galvani

                                                      Classe IV:  Liam Cernaz, Rebeka Fischer, Timotej Glavina,  Noemi Momtrone Poberaj, Cristian Ponis, Emili Pucer         

                                                                                                Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria

                                                                                                                                                   Insegnante: Nicoletta Casagrande
 

                                VIAGGIO NEL PASSATO "I NOSTRI VECI NE CONTA" TEMA IN PDF

                                                    

 

 

motto JELK                                                                     Enia Jurišević, Kevin Cadenaro, Jovana Podunavac, Lorena Vorfi

                                                 Classe IV Scuola Elementare Italiana Cittanova                                                                  

                                                 Insegnante: Paolo Lodovico Damuggia

 

                           “ Forse, chissà, dicono . . . Ufo, marziani, folletti, Yeti e quant' altro. “
 

         Come no, certo che esistono! Noi li abbiamo visti! Ogni anno, il 32 di febbraio, due giorni dopo il  Natale della costellazione di JELK, si organizza la MMLFU ( Monster Mutant Llimbo Festival of Universe ) per decretare chi sarà il campione della corporazione intergalattica dei danzatori di limbo. Questa è una tradizione che esiste ormai da milioni di anni, lo sanno tutti, eccetto noi, e che quest' anno si terrà sul nostro pianeta. Ne siamo venuti a conoscenza poco tempo fa, per caso, quando dalla finestra della nostra classe abbiamo visto scendere dall' arcobaleno mobile lo gnomo postino con un invito in mano. La busta non era per noi, ma siccome lo gnomo non ci vede di giorno ce l' ha consegnata, convinto che fossimo la famiglia Yeti. Nell' invito c' era scritto: “ +00*86uui k j k j  +00* abbracciamoci k j k j '???Đđ$$$ ∙))))))99*** “ che nella nostra lingua significa :“ Egregia famiglia Yeti, siete invitati alla consueta festa di limbo che si terrà il giorno 32 febbraio 4703 a Cittanova d' Istria sul pianeta Terra. Non scordatevi della nonna Škoda che è pluri campionessa di limbo intergalattico.“ A questo punto, siccome avevano sbagliato indirizzo e noi quello degli Yeti non lo conoscevamo, abbiamo deciso di partecipare al posto loro.“ 

        C'era un problema però, i costumi. Fortunatamente stava nevicando. Così abbiam deciso di spalmarci col miele e rotolarci nella neve fresca. Tali e quali, i costumi erano perfetti! All' entrata c' erano due piovre bigliettaie che ci perquisirono da testa a zampe per evitare che si intrufolasse qualche tipo losco come gli UMANI per esempio di cui molto si parlava ma che nessuno aveva mai visto. Giunti in sala rimanemmo esterefatti, vedemmo cose che neanche nei migliori film di fantascienza si erano mai viste. Ufo, anche Ufo-Robot, folletti, gnomi, troll, gremlin e quant' altro, tutti insieme appassionatamente pronti a battersi fino all, ultimo centimetro per aggiudicarsi il premio più ambito del cosmo. Pensate un po', il giudice era Nessy. Il mostro di Lockness annunciava i concorrenti. I giganti per ora erano in testa, l' asta era posta a 37 metri d' altezza. Andavano forte anche i budini flaccidoni; quelli che erano messi peggio erano gli gnomi nani perche non riuscivano a piegarsi bene all' indietro a causa dell' artrite dovuta all' umidità nella loro caverna. I lombrichi delle cinque terre erano stati squalificati per comportamento scorretto come pure le lumache sbavatrici. I primi perchè passavano sotto terra e le seconde perchè facevano scivolare gli altri concorrento. Al microfono si sentì :“ ...e ora è giunto il turno della famiglie YETIIII“ Un applauso degno del derbi Inter/Milan riecheggio' in tutta la sala ma . . . maledizione!     
A reggere l' asta c' erano: il Somaro Mannaro e la varsione titanica dell' orsetto Winnie che sentì l' odore del miele del nostro costume. Quando stavamo per passare sotto l' asta quell' amore di orsetto ci diede una leccata affettuosa che praticamente ci denudò. A questo punto ci fu un fuggi-fuggi generale perchè nessuno aveva mai visto dei mostri così strani, forse brutti e magari anche cattivi ma dopo poco, capendo che eravamo innocui si fermarono tutti e si avvicinarono per osservarci meglio. Nessy ci chiese chi fossimo e noi rispondemmo:“ UMANI!“  Woooowwww. Sui loro volti si dipinse lo stupore.                     

          –Ma allora non siete come tutti dicono . . . 

         –Neanche voi siete così come tanti pensano. I primi a stringerci le mani furono Mini e Maxi, che tutti conoscono e poi uno dopo l' altro anche tutti gli altri. Dopo esserci presentati a tutti e aver fatto amicizia con tutti decidemmo di andare avanti con la sfida alla quale seguì una bellissima festa. Non vi diciamo chi vinse e come finì la festa, se volete, il 32 di febbraio siete invitati anche voi, basta saper ballare il limbo. Fatecelo sapere e buona notte...

 
 

motto SHOES BOYS                                                                                                     Matteo Duniš, Daniel Veznaver            

                                                                                        Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro”   Sezione di Sicciole

                                           Insegnante: Lara Sorgo

     FORSE, CHISSÀ, DICONO… UFO, MARZIANI, FOLLETTI, YETI E QUANT’ALTRO

 AREA 51 (U.F.O., alieni)
Dicono che l’Area 51 è ancora attiva. Si sa che esiste, ma quello che succede dentro è molto segreto! Noi abbiamo qualche idea, ma di concreto non ne sappiamo tanto. L’Area 51 ha contatti con gli alieni. Alcuni sostengono che sono gli alieni a provocare tante catastrofi naturali (terremoti, inondazioni, tornado, tsunami…). Quando viene avvistato qualche U.F.O. (acronimo dall’inglese Unindentified Flying Object – oggetto volante non identificato), la gente pensa che ci stiano studiando per uccidere la razza umana. I primi essere umani a mettere piede sulla Luna sono stati Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Ma ci sorgono una serie di domande: Che cosa facevano tanto tempo nello spazio oscuro?, Erano forse in missione segreta? Hanno visto qualche alieno? Le risposte si trovano nell’Area 51, tutto il resto è solo teoria.

FANTASMI
I fantasmi sono anime trasparenti che se le guardi bene riesci a vedere la testa e il corpo. Non ci sono prove scientifiche che esistono, ma sono molte le telecamere di sorveglianza che hanno registrato movimenti strani e insoliti. Poltergeis (derivato da polter= rumoroso; geist=spirito) è il fantasma più spaventoso che la gente abbia mai visto.  Ci sono state molte apparizioni del fantasma, ma forse potrebbero essere stati altri fantasmi o qualcuno che faceva uno scherzo. Poltergeist fa degli scherzi alla gente, quelli più conosciuti sono: rompere gli oggetti in casa o di una stanza e/o spostarli. Può perseguitare per un paio di settimane o al massimo un mese. La gente, prima di riconoscere questo fenomeno, pensava ai demoni o alle streghe.

 

motto LEONARDO DA VINCI                                                                                               Antun Eržen, Stjepan Eržen

                                                 Classe VII - a Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                 Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

  I nostri nonni ci raccontano

                   Il nonno del mio amico mi ha raccontato della sua infanzia e della sua adolescenza. Ho ascoltato con attenzione i suoi racconti e le sue esperienze giovanili vissute in Istria. In quel tempo non c'erano giochi da comperare ma si giocava con ciò che si aveva. Per le bambine uno straccio vecchio poteva diventare una bellissima bambola. I ragazzi invece, con un paio di vecchi calzini e carta da giornale facevano un pallone per giocare a calcio. Alla vigilia di Natale, si friggevano le "fritole" che erano squisite e l'odore di pinoli e cannella riempiva la cucina. Poi, a mezzanotte, tutti in chiesa. C'era sicuramente molta allegria anche in particolari momenti dell' anno, durante i quali tutti abbandonavano il lavoro e si dedicavano ai festeggiamenti. Così, era pure durante il Carnevale, che i ragazzi aspettavano con grande ansia. Grandi e piccoli si travestivano con dei vestiti improvvisati. Un gruppo di persone andava per le case cantando e divertendo la gente, così essi davano alle maschere uova, vino e  ̎  luganighe  ̎ cioè le salsicce. Dopo il Carnevale seguiva la Pasqua che era la festa che si attendeva con più entusiasmo.

 La domenica di Pasqua era un giorno di grande felicità che si manifestava anche nello stare insieme con gioia, nel ritrovarsi ad esempio in famiglia o con gli amici per il pranzo. Il nonno del mio amico ha inoltre raccontato che ogni anno la festa della Pasqua cade fra il 22 marzo e il 25 aprile ed è sempre la domenica seguente il primo plenilunio di primavera.  È la festa della primavera, quindi, ma soprattutto in questo giorno si celebra la resurrezione di Cristo. Riguardo a questo giorno di festa ci sono molte tradizioni, come quella di mangiare le uova, che un tempo venivano portate a benedire per propiziare l'abbondanza. La mamma e la nonna facevano bollire le uova: i bambini dopo, cercavano di colpirle con una moneta e chi riusciva a colpirne di più riceveva tutto il bottino. La domenica si andava a messa e dopo a giocare in campagna e sulle belle distese erbose che in quel tempo non erano piene di immondizie bensì  fresche e pulite.  Il sabato, il nonno andava con suo padre e suo fratello a lavorare nei campi. Nel frattempo la mamma e la sorella svolgevano i lavori domestici. 

A quei tempi mancavano gli elettrodomestici e i negozi scarseggiavano, perciò la gente doveva procurarsi il cibo lavorando la terra, cacciando e sfruttando gli animali domestici. Per questo la sua famiglia possedeva molti animali come la mucca, la gallina e l'asino. Non c' era molta possibilità di scelta per quel che riguardava il cibo: ogni giorno trovava pronta o la minestra o la polenta. Per quanto riguardava la costruzione, le case tipiche dell' Istria erano di piccole dimensioni e costruite in pietra. Al pianterreno, oltre alla cantina c'era quasi sempre una stalla per l'asino, indispensabile mezzo di trasporto. Sul primo piano c'era la cucina che costituiva il luogo più importante della casa, dove la famiglia passava la maggior parte del tempo, soprattutto d'inverno e quando pioveva. L'ambiente veniva riscaldato dal focolare, che era fatto di mattoni e veniva usato per cucinare e riscaldare la casa. Siccome non esisteva il bagno, ci si lavava nella cucina.

Il nonno racconta:  "Anche se a quel tempo la vita era più pesante, la gente si accontentava di poco ed era felice. ̎ Si faceva la conta e s' iniziava con " mosca cieca". Dato che c'era tanto spazio, era difficile acchiappare qualcuno. Succedeva spesso di inciampare nelle radici delle piante o nei sassi e così i giocatori erano riconosciuti non dal tocco, ma dallo strillo. La vita in Istria era allegra, anche se era priva di televisioni e computer perché i ragazzi non erano seduti sul divano ma giocavano all' aria aperta. Tutto sommato, la sua vita è senza dubbio stata molto faticosa ma serena e ricca di emozioni.

  offerti dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

 

IVANA MNE                                                                                                                              Ivana Pepđonović  

  Classe IX - b Scuola Elementare “ Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                     Insegnante: Jadranka Ostojić

Dalla finestra della mia camera vedo..

           Il posto preferito della mia casa e' sicuramente la mia camera. Questa e' la stanza dove passo la maggior parte del tempo e per questo spazio mi legano tanti ricordi. Mi nascondo li' quando devo riflettere, studiare, sognare ad occhi aperti, mi rilasso con la musica, osservo il mio quartiere e godo il magnifico panorama. E' spuntata un'altra bella mattina. E' cosi' tranquillo nella mia camera. Sento i raggi del sole che penetrano dentro la stanza. Mi alzo per coprirli, nasconderli nel buoi, ma resto senza fiato dall'opera splendente che hanno creato. 

Guardo le mura della citta' storica, cosa ci racconterebbero , quante  volte le raggi hanno illuminato la pietra ed il muschio delle mura. Quante volte hanno dato benvenuto ed addio alla gente stanca, triste, ma anche a quella allegra, piena di amore e di felicita'.Quante ragazze hanno salutato questo sole, tutte come me, diverse, ma nello stesso tempo tutte uguali, tutte tormentate dalle stesse emozioni e pensieri. Deve essere molto saggio questo sole con tante storie e segreti nascosti. La vista dalla finestra e' bellissima, sembra una cartolina  con i motivi primaverili. Il giardino diventa un quadro dei colori vivaci. I fiori assomigliano ad un tappeto colorato. Una brezza leggera soffia tra i miei capelli. Mi piace questo aspetto e non voglio andarmene e lasciare tutto. Vorrei continuare a cercare, vorrei che questa deliziosa scena duri per sempre

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motto LA BELLA ADDORMENTATA                                                                                  Petra Radulović  

   Classe IX - 2  Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                         Insegnante: Tatjana Stijepović

Dalla finestra della mia camera vedo

          Sono nata nelle bellissime Bocche di Cattaro, nella città conosciuta nel mondo come il fiore delle Bocche -la bella, antica Cattaro. Quando guardo fuori dalla mia finestra, i miei occhi sono pieni del colore blu del mare le cui onde, forzate dal vento bagnalo le sue coste e dell’azzurro del cielo senza nuvole nelle mattine d’estate. Dalla nebbia di mattina nascono gabbiani un po’ disordinati,appena svegliati e quando il sole sorge sopra la città, cominciano a volare sopra il mare cercando il cibo. Bellissimi gabbiani, magnifici, ma non li amano perché sono ladroni, rubano il pesce ai pescatori.

Anche molti di noi qualche volta vorrebbero essere al posto di questi uccelli e poter volare, liberi, senza limiti. Insieme all’alba, nella baia entra una barca a vela, che emerge dalla lontananza e la scenata sembra essere una dei quadri dei famosi pittori. Non tanto dopo si sente il tuono della nave che arriva nella nostra città. La guardo così enorme e qualche volta temo che non possa passare per quella piccola entrata tra due coste.

Quando si avvicina alla riva, come Guliver nel paese dei Lillipuziani, la scenata diventa ancora più attraente. Il fiume dei turisti sorge dalle sue porte e si immerge per le stradine della mia città. Parlano in diverse lingue, ma tutti ammirano l’architettura dei vecchi edifici, lo stile conservato dal dente del tempo e dal rovino dell’atmosfera e dell’uomo. Alcuni di loro rimangono stupiti, anche spaventati dalle montagne grandi che circondano questo posto, come se qualcuno ha fatto un buco nel terreno e ha portato lì la città di Cattaro che dorme qui da anni, come la Bella addormentata e aspetta ancora il suo principe a svegliarla. Infatti, durante l’inverno, senza i turisti, la città e calma, quasi sonnolente. E’ facile capire perché l’UNESCO ha  messo questa città sotto la sua protezione. Come se cacciata nel momento, non si invecchia, non si cambia e nonostante tutto riesce a mantenere il suo fascino.

         Ecco perché mi piace cominciare la giornata con lo sguardo dalla mia finestra. E’ proprio per questo che esco dalla casa con il cuore pieno e il sorriso sulle labbra. Se venite qui, mi capirete...

 

motto UN ITALIANO VERO                                                                                                  Nikola Petrović  

  Classe IX - 3 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                         Insegnante: Tatjana Stijepović

Dalla finestra della mia camera vedo

      Io vivo a Cattaro, in una parte che si chiama Skaljari, non lontano dal centro della città. Come in tutti i piccoli paesi, le case sono molto vicino una all’altra, e la gente vive non solo la loro propria vita, ma anche quella dei vicini, cominciando dal primo mattino quando si aprono le finestre per far entrare l’aria fresca fino alla notte profonda quando con uno ‘buona notte’ tutti si ritirano nelle loro case, e dietro le finestre chiuse, si richiudono nei loro mondi.

La finestra della mia cameretta mi permette una vista bellissima sul paesaggio che mi circonda. La prima cosa su cui do l’occhiata di mattina quando i primi raggi del sole mi accarezzano sul viso, è la montagna, una volta, d’inverno, grigia e nuda, e adesso di nuovo vestita nel suo mantello verde. Quello che attira l’attenzione e che fa questa montagna in un modo speciale, sono le rocce nella forma del cuore. Tanti miei amici che non vivono qui, si ricordano sempre di quel ‘cuore’ e ci tornano a vederlo di nuovo.

Per i sentieri della montagna vedo la gente che passeggia, attratta dal sole primaverile che si è apparito timidamente dietro le vette della montagna. Vedo le muraglia della Città Vecchia e la fortezza di San Giovanni da cui sventola la bandiera rossa montenegrina. Mi sdraio pigramente nel letto, provando a rubare alla mia sveglia ancora qualche minuto..sento le voci e guardo un po’ a destra..ah,ecco i vicini della casa che stanno lavorando nei giardini..stanno commentando il tempo e si arrabbiano alla pioggia che quest’anno era davvero abbondante.  Eh, si...si vede un’altra cosa dalla mia finestra. Si vede un vecchio fico. Tanti bei ricordi sono legati a quest’albero. Quando ero piccolo, passavo lunghi pomeriggi estivi sotto i suoi rami con mio nonno, che mi raccontava le storie, e mi aiutava a salire sul fico per poter gustare i suoi dolci frutti..  All’improvviso sento un suono spiacevole..Uffa..è la sveglia. Dovrei alzarmi per andare a scuola.

Guardando dalla finestra capisco che oggi è nuvoloso,e che quello era un bel sogno..Con un sospiro chiudo la finestra e mi reco al bagno...Comincia un altro giorno...

 

motto PLANETA KOTOR 98                                                                                               Ksenija Racković  

   Classe IX  Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                     Insegnante: Tatjana Daković

  Ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccolo e ...

       L’altro ieri ho ritrovato un giocattolo di quando ero piccola e mi sono venuti in mente i ricordi vecchi, quasi dimenticati.Sono i ricordi di un topo grigio, un topo morbido, tenero e sorridente. Mi sono sorpresa quant’e` cambiato adesso! Con il tempo ha perso la sua pelliccia.Il suo sorriso e` scomparso e le scintille di felicita` che brillavano nei suoi occhi quando lo prendevo in braccio non ci sono piu`, adesso nei suoi occhi vedo solo la tristezza e la solitudine.  Mi sono ricordata di una ragazza piccola e sensibile con i capelli ricci che portava sempre con se il suo giocattolo preferito,che  non voleva staccarsi neanche per un attimo dal suo topo grigio.

Adesso non sono piu` piccola, sono cresciuta e i giocattoli non mi interessano piu`. Ma il topo grigio, come ho potuto dimenticarlo? Quando e` successo , e` difficile dirlo.  Quando ero piccola pensavo che il topo grigio sarebbe stato con me per sempre: quando mi innamoro, quando la sera esco con le amiche... , che mi avrebbe vista crescere. Ma non e` andata cosi`. L’ho scambiato prima con gli altri giocattoli e dopo con i vestiti, trucco, collane e orecchini. Ho iniziato ad andare a scuola e con il passare del tempo il topo grigio, poco a poco, svaniva nella mia mente. L’ho  messo da parte, in una camera scura della mia memoria, perche´ non mi serviva piu`.Le altre cose mi facevano felice. E il topo grigio era felice? No, non lo era, la sua migliore amica ha tradito la sua fiducia e l’ha dimenticato.

    Il topo grigio ha cambiato molti nomi, dai nomi come „Magro“ e „Miracoloso“, ai nomi veri come Luca, Giorgio, Nicola... Quel piccolo giocattolo per me era tutto il mio mondo, il mio migliore amico.Sapeva tutti i miei segreti, gli raccontavo tutto, proprio tutto, le cose che non dicevo neanche alla mia amica del cuore.    Adesso e` solo un vecchio topo grigio, chiuso in soffitta in un armadio vecchio. Quando l’ho preso in braccio dopo tanti anni, non ho visto rimproveri nei suoi occhi, ma un amore immenso che mi ha fatto capire che certi ricordi hanno un grande valore e non si possono scambiare con nessun ’altra cosa. Forse in un certo momento della nostra vita ci sembrano inutili, ma poi capiamo che fanno parte di noi , di un periodo della nostra vita che ricorderemo sempre con piacere.

 

 

 motto CEDEVITA                                                                                                                    Matija Sindik  

  Classe IX – 2   Scuola Elementare “ Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                 Insegnante: Milena Radović

DALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERA VEDO...

             Ho scelto questo titolo per due motivi: il primo è che due giorni fa ho visto il famosissimo film di Alfred Hitchcock ˝Rear window˝( la finestra sul cortile) e il tema mi ha fatto subito pensare proprio al titolo di quel film. Dopo che ho visto il film, ho pensato a quello che si vede dalla mia finestra, ma anche al fatto che da noi a Tivat dove vivo ci conosciamo tutti e tutti sanno tutto di tutti, anche senza guardare dalla finestra! Il secondo motivo è perché dalla finestra della mia camera( che è anche infatti una finestra sul cortile) si possono vedere delle cose interessanti.

           Vivo a Tivat. Tivat è una città piccola, ma vivace. Io abito nel centro e dalla finestra della mia camera si vede un cortile, un parco, un pozzo,un garage, alcune case,alcuni negozi,una banca, una pasticceria... Se si guarda bene tra due case, si vede anche il mare! Nel mio tempo libero,specialmente quando piove e quando non posso uscire fuori mi piace sedermi vicino alla finestra per un po` e guardare,ricordare,anche immaginare e sognare!

Guardo la gente che passa, che esce o entra nel parco; ne conosco alcuni,gli altri no. Alcuni sono simpatici, altri no. Alcuni di loro sono i miei amici,vicini,simpatie,insegnanti. C`è chi passa in fretta, parlano al cellulare, fumano, ma si vede che tutti sono nervosi e preoccupati. Gli anziani coni i loro nipoti per esempio, passano lentamente guardano cosa c`è, sorridono. I ragazzi che tornano a casa, corrono, ridono, parlano ad alta voce, gridano. Le signore con le borse piene di frutta, verdura,carne corrono a casa per preparare qualcosa da mangiare. I ragazzi e le ragazze corrono a trovarsi con i loro amici.

Le gatte stanno bevendo dell` acqua dal pozzo. I gatti corrono dietro le gatte e i cani cacciano sia i gatti che le gatte. Vedo la gente che entra in pasticceria per comprare un dolce, una torta o del gelato e penso subito all` estate quando fa sempre bel tempo, non c`è scuola,quando posso mangiare del gelato,andare in bicicletta o nuotare. Dalla finestra della mia camera vedo delle cose interessanti  e delle persone interessanti. Ogni tanto vedo una bella ragazza che diventa la mia nuova simpatia.

 

 motto NADJA321                                                                                                                   Nadja Samardzić   

Classe I - 2  Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                             Insegnante: Aleksandra Vuksanović
 

                    HO LETTO UN LIBRO CHE HA LASCIATO UN PROFONDO SEGNO IN ME

         Ci sono libri che ci cambiano per sempre , che toccano la nostra anima e già  con le prime pagine che assorbiamo, ci constringono a leggere, e leggiamo e dimentichiamo il mondo che ci circonda.  Ho avuto questa esperienza leggendo il libro di un famoso scrittore italiano, Federico Moccia . Il libro è titolato ‘Ho voglia di te’.   Il trama del libro è ambientato nella città eterna, Roma. ‘Ho voglia di te’ fa una estensione  del famoso film “ Io e te tre metri sopra il cielo”.  Lo Scrittore Federico Moccia nel  questo bestseller descrive  l'anima dei giovani,ci scopre una bella storia d'amore tra due giovani  Step e Gin. Step, un giovanotto ribelle che è alla ricerca del suo primo amore perduto, la bella Babi. Però per caso, inizia  una nuova storia d’amore con la bella e ribelle Gin.

Gin è una giovane ragazza, ancora inesperta, immediata, con un bello aspetto fisico che subito ha attirato l’attenzione di Step. I due giovani si incontrano in una situazione insolita , quando Gin non sapendo che di fronte a lei sta un ragazzo molto esperto e ribelle ,cerca di ingannarlo.  A Step è piaciuto il suo tentativo, il suo conflitto con un gruppo di giovani,che per sempre collegherà  questi due giovani.  Dal primo momento in cui si sono visti, tra loro comincia una fluida attrazione invisibile, quella notte gli cambierà le  vite per sempre. Step, non andava mai d’accordo con i suoi genitori, soprattutto con sua madre che per lui era la sua eroina fino  al momento quando lei inganna il suo padre. Ma, in quel momento  il conforto gli dava Gin e con lei Step si sentiva spensierato, era anche affascinato con la sua immediatezza e ingenuità.

      Leggendo questo  libro ridevo quando loro ridevano , piangevo quando loro erano tristi. La parte del libro che mi è piaciuta di più era quando Step incontra il suo vecchio amore Babi e rivive I suoi  vecchi ricordi. Quando Step non poteva resistere al suo fascino e  trascorre la notte con lei. Step allora si è reso conto che I suoi sentimenti per Babi si sono cambiati e che non sentiva più emozioni per lei. Babi non era più la ragazza che lui conosceva, non era più una ragazzina spensierata ma una donna esperta.  Si sentiva male perché ha ingannato Gin. Gin, orgogliosa e troppo innamorata non gli poteva perdonare, non riusciva a capire come il suo Step così facilmente aveva  dimenticato tutti i loro bei moment  passati insieme. Speravo che forse avrebbe cambiato l’idea  quando avrebbe visto la tristezza nei suoi occhi e un grande graffito su un muro di fronte a casa sua  ‘Ho voglia di te’.

     Il libro è davvero notevole e  lascia un segno profondo sull'anima del lettore . Leggendolo  ho conosciuto le anime dei personaggi principali Step e Babi , sentivo le loro emozioni e il  grande amore,  grazie all'autore Federico Moccia. Il Graffito su un muro di fronte a casa di Gin ‘Ho voglia di te’ fa venire  le lacrime , e a me come lettore non mi abbandonava la speranza che questi due giovani sarebbero potuti stare di nuovo insieme.

    Il  mondo è vuoto senza amore vero,  non c'è niente di più bello come  quando si ama qualcuno. La vita è una ruota che non si ferma mai, non può fermarsi  e non si deve fermare. Anche  l’amore ha le sue regole, bellissime e sempre diverse dal previsto.

 

motto QUADRIFOGLIO                                                                                                          Jelena Ljubojević  

 Classe I Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                    Insegnante: Tamara Božinović

  I nostri nonni ci raccontano

Il silenzio racconta quello che le parole non possono. È il silenzio allora, se si parla in realtà?
I miei nonni scambiano una vista di comprensione. Questa vista ha raccontato ciò che nessuno sapeva raccontare. Poi, con le forze unite, cercano un album hanno appena abbassato nello scrigno della dote della nonna. Ridono e si muovono lentamente verso la ricerca invano. Prendo l’album, e loro tornati ebbri di gioia e insieme ricominciamo la storia delle Bocche di Cattaro, come se nulla fosse accaduto.
C’é tanto da raccontare, lo so, perché la storia del quella regione è molto ricca. Ed io registrato tutto, per poter raccontare ai miei nipoti, perché ogni generazione ha ancora una pagina da raccontare.

La nostra storia è collegata con gli Illiri, Repubblica di Venezia, Austria e adesso siamo lo stato indipendente -il Montenegro. Mi raccontano ciò che gli hanno detto i loro nonni, i quali sentivano queste storie dai propri nonni. Questa è la tradizione, la parola viva che scorreva tra la gente, trasmetteva la buona notizia ma anche quella cattiva. Questo sono i Bocchesi, la gente strettamente connessa, cullati in un mondo dove le montagne e il mare si scontrano, popolo che era determinato a difendere la propria libertà ad ogni costo.
Nella nostra storia gloriosa sono intrecciati i destini di numerose colonie, prima i greci, poi gli Iliri, Romani e Bizantini. Ci hanno lasciato la storia in eredità. Nei tempi antichi Bocche era il posto favorito di tutti, la casa estiva e una residenza permanente che prendeva e ancora prende il respiro!

Durante l`esistenza del primo stato montenegrino, la Doclea, la Bocche era il suo centro. Piu tardi, faceva parte della Repubblica Veneta, che ha dato la base della cultura attuale. Le generazioni dei nostri giovani hanno viaggiato a Ragusa e da lì sono andati a grandi centri europei per continuare l’educazione. Loro hanno portato la conoscenza e la cultura da palazzo Ducale e dalle case aristocratiche. Ma il ruolo più importante nel mantenimento della pace era il rispetto dei Veneziani verso la nostra antica tradizione e il rispetto per la nostra libertà che i nostri antenati hanno valutato e nonostante tutti gli attacchi, sono riusciti a difenderla.

Con caduta della Repubblica di Venezia, è cominciato il conflitto per la Bocche. Alla fine  siamo stati conquistati dai Austro-ungarici. Bocche è diventata il posto tranquillo di nuovo. Noi non siamo una nazione che rifiuta le possibilità, e abbiamo preso tutte le opportunità che la vita ci ha offerto. Ogni uomo aveva il suo luogo e il lavoro.
I giovani diventavano marinai presto, e non avevano il tempo per imparare cos’é la vita. Sono nati in un’epoca in cui non c’era la cosa più importante dell’onore e la potenza della famiglia. Questi ragazzi portavano il seme degli alberi. Quelli semi sono stati piantati nel parco comune in Tivat, per mostrare la potenza del nostro popolo e per preservare la nostra razza. Con i suggerimenti di vari paesi vicini, Bocche ha aumentato e formato la propria cultura popolare. Questo include giochi tradizionali, canzoni e cerimonie. La cultura é emersa sotto l’influenza di una combinazione di diverse culture. Durante il periodo della schiavitù, ci sono state organizzate alcune rivolte per ottenere la liberà o riacquistare l’autorità veneziana.

 Liberata dalla Austro-Ungaria, la Bocche è diventata la parte della piccola Yugoslavia. É finalmente diventata  parte del Montenegro.A questo punto i nonni sospirano. Persa nella storia di quel popolo straordinario non ho nemmeno notato che hanno finito di raccontare. Gli chiedo cosa non va bene. E loro mi dicono che appena adesso ci siamo avvicinati con la storia  al periodo che loro hanno testimoniato. E ci sorridiamo,perché tutto ciò raccontato non era la memoria delle persone vive. Eppure lo sappiamo.
Mi parlano della Jugoslavia, dei nostri tranquilli ma forti cambiamenti e le radici forti. Mi parlano della nostra tradizione, del nostro costume nazionale d`oro. Del popolo ricco, pieno di storia, forza e coraggio.
Parlano di me.
Ed io registro tutto per poter raccontare un giorno anch'io...

 

http://geo.yahoo.com/serv?s=97490487/grpId=12409696/grpspId=559004953/msgId=9752/stime=1364683566motto SANJA                                                                                                                           Sanja Matković  

   Classe II  Scuola Media Superiore “Mladost” Teodo/Tivat, Montenegro 

                                                    Insegnante: Tamara Božinović

  "I nostri nonni ci raccontano"

"Eh, se tu avessi vissuto nei tempi nostri...", mi dicono sempre i miei nonni, specialmente quando sono triste o scontenta. Ma, come mio nonno dice, tutto va bene quando non si usa la pistola. Lui è nato il 6. aprile 1941, il giorno quando la Seconda guerra è cominciata in Montenegro. Per questo gli hanno dato il nome Ratko (RAT nella nostra lingua significa la guerra). I tempi erano duri, pieni di paura. La sua famiglia viveva in una piccola campagna, in montagna Orjen.  Suo padre lavorava tutto per alimentare la famiglia. Sua moglie, mia nonna, è nata nella stessa campagna. Anno 1944, quando lei aveva tre anni, i soldati sono entrati nella sua casa e hanno malmenato sua madre. Qualche giorno dopo, lei è morta.

 È rimasta mia nonna con sue tre sorelle, un fratello e vecchio padre che lavorava come un autista 18-19 ore per giorno. Dopo aver sentito queste storie, la mia vita mi sembra una favola. Ogni volta quando mi raccontano storie di questo tipo, piango. Mi sento triste ma nello stesso tempo anche orgogliosa. Mi sento orgogliosa perché i miei nonni sono riusciti a fare una vita dopo tutte queste disgrazie. Hanno trovato un lavoro, si sono sposati, hanno avuto dei figli e i nipoti che possono raccontare la loro storia alle nuove generazioni.

Lavori di Gruppo
 

TOM I DZERI                                                                                                                             Miljan Krivokapić, Luka Baltić                                                                 

                                              Classe II - 1  Ginnasio Cattaro/Kotor, Montenegro

                                              Insegnante: Slavica Stupić

                                                Uno sguardo alla notizia, uno sulla carta e ci sono sempre le stesse cose ... Cosa vorresti mettere sulla home page?

 Oggi l`uomo non puo vivere senza le media. Il mondo e` diventato un villaggio globale. Qualsiasi cosa accada in una parte del mondo,fra qualche secondo lo sanno tutti,includendo quelli che vivono dall` altra parte del pianeta.Crediamo che questo fenomeno posso essere la conseguenza del modo di vivere d`oggi. E' un fatto che ogni giorno si usi più la tecnologia. Non si può negare che il progresso dalla tecnologia sia una cosa buona perche ha contribuito che molte cose si fanno meglio e più veloce ed efficiente.

Però, dall`altra parte,a noi sembra che ci siano tanti gli effetti negativi  dell`uso esagerato della tecnologia. Si vive molto veloce,a volte sembra anche troppo veloce. Gli uomini sono diventati strani tra se. Non parlano, non si fanno amici. Semplicemente,non trovano il tempo per la vita sociale produttiva. Se ci serve alcuna informazione,non dobbiamo chiedere a nessuno. Accendiamo la TV,apriamo i giornali, navighiamo su internet – possiamo ottenere la stessa informazione presto e senza fatica. Non vi sembra che sia un po` plastico e monotono ricevere sempre informazioni dalla macchina? Poco a poco,siamo dimenticando come` bello parlare ed ottenere la reazione dalla persona con la quale si fa la conversazione.

E poi, alla fine, di cosa ci servono tante informazione su cosa succede nel mondo ? Non ne siamo sicuri, però  a volte ci sembra i nostri cervelli siano pieni delle informazioni inutili. E non solo inutili pero anche piene dell`energia negativa perche la maggior parte delle notizie si riferisce ai problemi di politica, della crisi economica,della povertà e miseria.
Ci piacerebbe sfruttare ciò che sentiamo e guardiamo per le media. Vorremmo sentire delle cose sulle persone comuni, le storie della vita quotidiana. Pensiamo che si dovrebbe porre più attenzione alle teme d`arte, dello sport, della scienza...

I giornalisti dovrebbero scrivere di più delle piccole cose della vita. Ad esempio, negli ultimi giorni si sta facendo un azione stupenda, stanno costruendo un asilo per gli animali nella mia città. E' un idea fantastica, però sembra che sia difficile che si realizzi fino alla fine perla mancanza dei soldi.  Secondo noi il potere delle media si dovrebbe utilizzare per sopore le azioni umane di questo tipo. Crediamo che questa sia una buona idea che esprima uno spirito positivo e solidario. Dobbiamo lavorare per diventare piu umani,dobbiamo lottare contra la moda che ci fa assomigliare ogni giorno di più ai robot.

 L`uomo non è una macchina e non puo permettere a se stesso di diventare una. Tra le altre cose, ciò che guardiamo alla TV, leggiamo  nei giornali dovrebbe farci con il criticismo e non ricevere tutto ciò che ci servono come se fosse vero. Dobbiamo svegliare la nostra coscienza! Dobbiamo essere più nobili pensare più agli altri.

Sarebbe migliore andare ogni giorno avanti come gli uomini con gli ideali come l`amore,solidarietà, speranza. Tutti insieme dobbiamo lottare per un mondo migliore in quale viviamo.
Per concludere,diciamo che sarebbe buono utilizzare le media per mandare dei  messaggi positivi e per costruire un mondo più bello in cui  vivere, per noi stessi e per quelli che rimarranno dopo.