PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

 

A insindacabile giudizio della giuria,  si è ritenuto di dover dare un riconoscimento agli elaborati seguenti  per aver lodevolmente partecipato al concorso

 

motto PRESIDENT                                                       
   Deborah Fattori    
                                                     Classe VIII Scuola Elementare Italiana Cittanova

                                                                   Insegnante Anastasia Puzzer
 

Sfogliando l'album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori

e sento che ho una storia da raccontare

 

Era una domenica mattina, andai con i miei genitori e mio fratello a trovare i nonni. Venne anche mio zio con noi e quando arrivammo vidi mia nonna con in mano un piccolo scrigno di legno vecchio. La salutai e mi sedetti accanto a lei. All'interno c'erano tantissime fotografie. Presi in mano una foto che mi incuriosì molto; c'erano tre bambini con una donna, si poteva anche intravvedere un corpo di un uomo però mancava un pezzo di foto, nel punto in cui doveva esserci la testa.

"Oh, questa e' la foto della mia famiglia. Vedi, c'e' mia madre Giulia, i miei fratelli Mario e Silvano ed io in braccio alla mamma!" disse mia nonna con una lacrima di nostalgia che le scendeva dagli occhi. "Era proprio una bellissima donna tua mamma. Però chi è questo uomo senza la testa?" chiesi io. Cambiò espressione e con gli occhi pieni di risentimento mi disse: "È quel fantastico uomo di mio padre, che tradì mia mamma con una contadina che lo aiutava in campagna, abbandonandoci da soli a casa. Un giorno, quando mia mamma stava vendemmiando con i miei fratelli, vide sull'albero mio padre che addirittura le cantava: "Ora sei rimasta sola…“ Mia madre chiese ufficialmente il divorzio dopo esser stata tradita e presa in giro. Negli anni '50 questo divorzio fu uno scandalo“.

Rimasi allibita da quello che mi raccontò mia nonna, questo però servì a farmi capire il motivo per il quale c'era quel ritaglio nella foto. Guardai le foto e vidi quanto fossero state belle tutte le persone che adesso sono oramai vecchie. Vidi una foto, era bellissima.

C'erano i miei nonni che passeggiavano mano nella mano in una vecchia via di Buie.

Erano giovanissimi, lui aveva un giubbotto di pelle nera ed in mano un fiore raccolto per mia nonna, che aveva un vestito rosso. Vidi l'amore nei loro occhi ed i loro sguardi che quella foto aveva catturato. È come se li avesse immortalati per sempre perché ancora oggi si guardano in quel modo. I loro cuori battono come allora, si guardano ed è come se non fossero mai invecchiati. Mi alzai dal divano e vidi la foto dei miei genitori appena sposati, in una cornice d'argento. Non l'avevo mai notata prima . A dir la verità neanche il papà si ricordava di averla mai vista. Era nascosta dietro la TV. Chiesi a m ia madre perché si trovasse lì.

"Oh, quella foto! Stupenda vero? Il vestito della mamma era degno di una principessa. Comunque me l'ha chiesto lei di nasconderla, visto che la volevo tenere ad ogni costo". Rise guardando la mamma che aggiunse: "Non potevamo scegliere un giorno più umido e piovoso per sposarci. Dopo la cerimonia il fotografo doveva farci il servizio fotografico, però rinunciò, visto il tempo. Il giorno dopo però, precisamente alle cinque del mattino seguente lui busso' alla nostra porta dicendo: "Vestitevi e andiamo subito a fare le foto. Riusciamo anche ad immortalare questa fantastica alba di stamane, se ci sbrighiamo!"

"Cosi' ci preparammo in cinque minuti ed andammo in riva al mare". Non capii comunque il motivo per il quale alla mamma quella foto non piacesse. La mamma continuò: "Ci siamo solo vestiti, non mi ero messa neanche un filo di trucco, sono orribile in quella foto". Capii che anche lei si faceva complessi in testa come le ragazzine. La foto era bellissima, naturale. La riguardò di nuovo dopo ventitré anni e vedendo che era davvero bella, la mise sul comodino. Bacò' mio papà.

Tornammo a casa, anche se sarei voluta restare. La mamma andò in cucina ed io mi stesi sul divano con mio padre e mio fratello. Sotto il tavolino trovammo delle lettere che erano cadute, la mamma le stava guardando prima di andare dai nonni. Erano le lettere che mio padre le scriveva mentre stava prestando il servizio militare. Ci addormentammo là, con le lettere in mano e con i ricordi ancora vivi nei loro cuori.


 

             motto SEVERA    
                                                                             Serena Vegliach     

                                             
Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                    Insegnante Marina Dessardo

 

SFOGLIANDO L’ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, I NONNI, I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH’IO HO UN STORIA DA RACCONTARE

Si, proprio così, anch’io ho una storia da raccontare. Sfogliando l’album delle  foto di famiglia, ho visto un bambino di circa undici anni, con una scimmietta in mano. Dietro alla foto c’era scritto: “Luciano 1950 “e mi sono fatta raccontare da quel bambino la sua storia.

Nel lontano 1950 , a causa  di una malattia presente già alla nascita, questo bambino di undici anni di nome Luciano era dovuto andare a Roma per farsi operare perché le cinque operazioni fatte a Trieste non erano riuscite e lui continuava a vomitare. Sua mamma avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui, pur di vederlo una volta sazio. Quando incominciava a mangiare due, tre cucchiai, il quarto già lo rimetteva. Rarissime volte mangiava di più. La mamma non voleva rinunciare a lottare insieme a lui, ogni giorno, per farlo mangiare, per trovare la cura giusta e l’ospedale giusto per lui. La sorella di suo marito, che si chiamava Rina, abitava a Roma, dove c’erano dei professori un po’ più aggiornati che a Trieste. Così la mamma decise di affrontare questo viaggio, possiamo dire della speranza. Partirono con il treno da Trieste. La strada era lunga e i soldi erano pochi, ma fortunatamente avevano un punto di appoggio a Roma.

Un professore di nome Valdoni ,che era conosciuto come un bravo dottore e un chirurgo dal cuore grande, ha visitato Luciano. Ha confermato la necessità dell’operazione per Luciano e dopo una settimana lo hanno operato all’esofago e allo stomaco. Dopo alcune ore venne il dottor Valdoni dalla mamma e le disse esattamente queste parole:” Signora, stia tranquilla, Luciano potrà mangiare le galline con tutte le piume.” Dopo quelle parole di speranza ci vollero ancora trenta giorni di ospedale per guarire le cicatrici interne. Tutto proseguiva a meraviglia e Luciano era ben voluto da tutti. Con le persone più anziane giocava a briscola e aiutava le infermiere a misurare la temperatura dei pazienti. Migliorava di giorno in giorno e, passati i trenta giorni, finalmente uscì dall’ospedale tutto contento. La zia Rina lo portava in gita da tutte le parti: a vedere il Colosseo, la Fontana di Trevi, l’Altare della Patria, i Musei vaticani, la basilica di San Pietro…e non poteva mancare il giardino zoologico, con tutti gli animali. Lì si era fotografato con la scimmietta. Sì, proprio quella foto che adesso ho tra le mani. Momenti belli e ricordi brutti, periodi di lotte continue con la malattia che fortunatamente si sono concluse bene per Luciano , che è diventato grande, si è fatto una famiglia e ha avuto due bambini, Daniela e Maurizio che è il mio papà ed io sono la nipote di Luciano , il bambino con la scimmietta.


 

motto CILIEGIA                                                                       
Nicole Banko    

                                                                                     
Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                      
Insegnante Nelly Šterbić


Sfogliando l' album di famiglia sento
che anch'io ho una storia da raccontare 

                La mia famiglia non è particolarmente numerosa: quattro nonni, i genitori, una sorella, gli zii, i cugini e naturalmente io!
           
 Non siamo in tanti, ma abbiamo un rapporto speciale e ci vogliamo tanto bene. Spesso mi capita di andare a trovare i miei nonni e di guardare, seduta sul divano in mezzo a loro, l' album delle fotografie. Mia nonna ne ha tantissimi: da quando era giovane ed ha conosciuto il nonno, quando si èsposata e suo padre l'ha accompagnata all' altare, fino a quando sono nate mia mamma e più tardi la zia.
        I nonni, in particolare mia nonna, si commuovono rivedendo i bei momenti passati, ma soppratutto rivedendo i loro genitori e mi raccontano di momenti divertenti e buffi trascorsi durante la loro infanzia. Non aver visto i miei bisnonni è un dispiacere che porterò dentro per tutta la vita. I miei genitori  erano molto legati a loro e mi piace sentirli parlare di come, ritornati dalla scuola, li attendeva in tavola un buon pranzo con il dolce o quando, dopo aver combinato un guaio, i loro nonni li difendevano con tutte le forze... un po' come fanno i miei nonni adesso con me!
        La mamma mi racconta quasi sempre dei suoi nonni paterni. La mamma di mio nonno si chiamava Maria, mente suo papà Matteo. Nonno Matteo morì quando mio nonno aveva solo due anni. Mentre camminava per le vie di Rovigno gli spararono da un carroarmato e la sua vita finì, così, di punto in bianco. Mio nonno non ha un grande ricordo di suo padre e questo mi dispiace molto. Lui è cresciuto senza un padre e si è dato da fare sin da bambino, aiutando sua madre. Suo madre era una tabacchina che amava il suo lavoro. I miei parenti mi raccontano spesso che lei cantava sempre la tradizionale canzone rovignese: “ La tabacchina˝ e mi parlano di come a lei faceva sempre male qualcosa e si lamentava in continuazione.
        A mia mamma e alla zia piace ricordarsi di quando, da piccole ,amavano andare in un paesino vicino a Canfanaro dove abitavano i loro nonni materni Kata e Anton. Lì potevano raccogliere ciliegie e susine e giocare all' aria aperta, dove la nonna era cresciuta. Andando avanti a sfogliare l'album, vedo le foto del matrimonio dei miei genitori e degli zii, di me stessa quand'ero piccola e infine di mia sorella e mia cugina. Osservando queste fotografie, ripenso a quanto tempo sia passato e quanti momenti abbiamo trascorso assieme in allegria e serenità, ma anche in tristezza e dolore come la morte dei bisnonni... perché la vita è fatta così, è fatta di cose belle, ma purtroppo anche di cose meno belle e l' album le rispecchia entrambi. Malgrado i momenti tristi, la mia vita è serena. 
         A volte parlo con i miei nonni e loro mi dicono di essere vecchi... io mi metto a ridere e non li ascolto nemmeno. Loro per me non sono vecchi, sono solo anziani, vanno in giro, si divertono e hanno la spensieratezza dei giovani e a me piacciono così! Vado spesso dai nonni materni e  ogni domenica da quelli paterni, dove pranzo, vado in bici e gioco con mio cugino e mia sorella. Tutta la famiglia è riunita e spero che anche in futuro continuerà ad essere così! Finito di sfogliare l' album delle foto, i nonni ritornano a svolgere le loro mansioni e io penso che in fondo ho anch'io, insieme a mia sorella, una storia da raccontare e ne sono molto orgogliosa.


 

                                           motto TASEL
 
                                                           Nastja Štok  
  

 Classe VI Comunità degli Italiani Crevatini

                                                                      
Insegnante: Maria Pia Casagrande

 

 

Sfogliando l’album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch’io ho una storia da raccontare"

 

Mia nonna, Franca, nasce il 7 gennaio del 1943. Alla sua nascita, qui a San Colombano, sui Monti di Muggia  imperversava la guerra. Per questo motivo conobbe suo padre appena alla fine della guerra, quando aveva già tre anni,dato che era prigioniero in Germania. Quando era piccola c’era molta povertà, tuttavia la sua famiglia aveva una fattoria e un forno a legna, dove tutte le donne del paese venivano a fare il pane e ognuna doveva preparasi il forno da sola. A Pasqua si cuocevano le pinze.

A cinque anni iniziò a frequentare l’asilo di San Colombano. Anche lì la povertà non mancava, l’acqua era razionata e per lavarsi avevano solo un “cadin” dove uno ad uno prendendo un”piatin” di acqua, si lavava le mani, senza sapone perché costava e l’asciugamano lo portavano da casa. L’acqua veniva presa al pozzo vicino alla asilo che oggi si trova allo stesso posto. Per la refezione usavano i piatti di alluminio e il riscaldamento era a legna.

 

 

La maestra Monti con i suoi alunni alla scuola di san colombano
Seduti da sinistra a destra, Loretta Bertocchi, Rita Lodetti, Arianna Strain, Dennis Crevatin.
In piedi Gianfranco Bensi, Franca Novello e Rosannavaleta”.

 A 6 anni compiuti, iniziò a frequentare la scuola, la prima elementare. Le classi erano combinate. La cosa che le è rimasta più impressa è il castigo. La punizione consisteva nell’ essere rinchiusi in un ripostiglio che si trovava nel sottoscala, dove si teneva solitamente la legna. All’interno era buio e gli alunni potevano guardare fuori solo da delle piccolissime fessure, per vedere la maestra veniva a riprenderli, perché stare lì dentro  per mezz’ora sembrava loro impossibile. Frequentò la scuola di San Colombano fino alla quarta classe, poi continuò alla scuola “De Amicis” di Muggia.  Per frequentare la quinta elementare doveva attraversare ogni giorno il confine a piedi, solo con la cartella, perché se accidentalmente si aveva qualche cosa che non faceva parte del corredo scolastico, le autorità iugoslave, i “milizioneri”, non permettevano di andare a scuola. Alla luce di questi fatti, la quinta classe l’ha conclusa a Capodistria, al glorioso ginnasio-liceo Carlo Combi, che esiste ancora oggi con i nomi di Pier Paolo Vergerio il Vecchio e Gian Rinaldo Carli. Dopo la quinta elementare, non continuò gli studi, ma andò a Muggia ad imparare il mestiere di sarta.

 


 

motto NATURALISTA                                                            
 Paolo Zacchigna  

                                             Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                           
Insegnante Cristina Sodomaco

 

Volere bene agli animali 

Noi e gli animali viviamo assieme su questo mondo e dovremmo spartirlo in modo equo per avere una vita migliore invece  c'è troppa differenza.

Noi come „animali“ più intelligenti ci siamo presi il disturbo di distruggere tutto quello che a noi sembrava inutile o ci piaceva troppo e volevamo indossarlo.

Ancora non tutti si rendono conto che anche l'insetto  che sembra il più insignificante ha una sua parte per mantenere l'ecosistema sul pianeta.

Negli ultimi anni assistiamo a un degrado nella cura degli animali.

Ci sono cani e gatti che vivono nelle famiglie nutriti con cibi particolari e vestiti con appositi cappottini perch non prendano freddo.

Si potrebbe pensare che i proprietari siano degli animalisti convinti, io invece penso di no perché un cane dovrebbe avere uno spazio aperto a sua disposizione e chi lo rinchiude in un appartamento non gli vuole bene, ma lo priva della libertà di cui ha bisogno.

Veder girare un cane che per natura vive vicino al Polo Nord in citta` con il cappottino mi rende triste. Le stesse persone poi fanno finta di non vedere in che condizione vengono tenuti i cani nei canili (tanto non sono i loro!) e allevati gli altri animali.

Io penso che gli animali non siano dei giocattoli, delle bambole da vestire e da portare a spasso per farli ammirare.

Io penso che non vadano portati fuori dal loro habitat naturale perché un iguana del Madagascar o un boa delle Amazzoni stanno bene a casa loro e da nessuna altra parte.

Voler bene agli animali significa garantire loro una vita dignitosa e adatta alle loro esigenze.

Significa non distruggere il loro habitat naturale e rispettare i loro bisogni.


 

                        motto 5121997                                                                      
                                                                                             Nevena Petrović   
       
                          
                                      
Classe VIII-2
Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro
 

                                                                       Insegnante Tanja Banjević

VOLER  BENE  AGLI  ANIMALI

 

Fin da bambino, ho sentito storie su come i cani sono i nostri migliori amici. Di questo me ne sono convinta quando ero ancora bambino e mi hanno regalato un cane. L'ho chiamato Badi. E 'stato uncane da pastore tedesco, giovane ma grande e forte. Fin dall'inizio l'abbiamo fatto   allenare. Crescendo divenne grande e più forte. I miei pensavano che fosse pericoloso per me, una bambina di cinque anni, spendere un sacco di tempo con lui, così grande. Buddy è stato in grado di farmi del male in ogni momento, di saltare su di me o mordermi, temeva mia madre ma, al contrario, mi ha sempre difeso dagli sconosciuti. Quando cadevo e mi picchiavo, piagnucolava e abbaiava per  chiedere aiuto a qualcuno. Siamo stati sempre insieme. Anche se si potrebbe pensare che fosse pericoloso, così grande e forte, era così dolce e nei suoi occhi si vedeva che era benigno. Oggi Buddy non è più vivo, ma intorno a me ci sono sempre animali, sia cani, gatti o uccelli. Sono molto felice di trascorrere del tempo con loro, godere della loro compagnia. Gli animali sono esseri molto nobili che cercano amore e l'attenzione e ci restituiscono l'affetto e fedeltà. Anche se sono consapevole che ci sono persone che non amano gli animali credo che ogni uomo debba sapere che loro sono una parte indispensabile del nostro mondo, che senza di loro non sarebbe lo stesso. Sarebbe più povero, sicuramente..


                                
          
motto 2006997                                                              

 Dejan Basorović, Filip Mirilović
                          
Classe  VIII-1 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                       
Insegnante Tanja Banjević

 

Rispetto e amore per la natura

 

Nella vita tutto quello che abbiamo è temporaneo, la gente è temporanea, le cose,eventi. L'unica cosa che ci sarà sempre con noi e ci premiera sempre con la sua bellezza è la natura. Lei è sempre lì per proteggerci, conservare e amare ...
Alla natura ci rivolgiamo  quando siamo felici o quando siamo tristi. La natura è il più bel dono che l'uomo ha ricevuto da quando esiste sulla terra. Ciò confermano  le parole dello scrittore francese
Alphonse de Lamartine
che dice: ". Anche nel suo sogno più bello l'uomo non poteva trovare una cosa  più bella della natura"
Noi pensiamo che ogni persona sia consapevole che quel dono di Dio è il posto più piacevole per vivere. Ma nessuno di noi non si preoccupa di salvare tutto questo dalla cattiva influenza della tecnologia moderna. Così oggi in tutto il mondo abbiamo un problema con l'inquinamento, il processo di scioglimento dei ghiacciai, le piogge acide e molto altro.
La natura con questo vuole avvertirci, o dirci che è molto arrabbiata perchè non manteniamo la sua cura. Gli scienziati prevedono che nei successivi 60-100 anni, tutto quello che abbiamo fatto alla natura ci tornera' come un boomerang.
Noi in questa parte vogliamo darvi alcuni consigli che riteniamo siano un bene per la rinascita dell' amicizia tra l'uomo e la natura.
In primo posto dobbiamo sottolineare che la più importante cosa è sviluppare la consapevolezza di ogni individua, cioè informare le persone delle conseguenze che ci aspettano se continuiamo con questo tipo di ritmo della vita.
Il secondo sarà quello di migliorare la campagna per il riciclaggio dei prodotti,dei rifiuti, tutti gli stati dovrebbero avere una legge ben definita per obbligare i cittadini a rispettare questa legge,se no dovranno paggare delle multe molto grandi.
E la terza possibilità, che noi consigliamo, riguarda i grandi inquinatori, come fabbriche, aerei, automobili e così via. Dovremmo influenzare la loro modernizzazione. È neccessario  costruire le fabbriche che non emettono sostanze tossiche in aria o acqua. Suggeriamo che tutte le grandi imprese dovrebbero essere chiuse fino a che non cambiano la loro tecnica.
Infine possiamo dire che la natura è molto arrabbiata, ma pensiamo che queste nostre parole l'abbiano ammorbidita un po' e che a essa la consapevolezza dei giovani su questo problema significa molto.


 

 

PREMI SPECIALI DI PARTECIPAZIONE:

 

 

motto FASANO                                                        


  Gianluca Lamberto Pelonzi  

          Classe VII Scuola Elementare “ Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                      
 
Insegnante Tatjana Daković
 

Volere bene agli animali 

       Gli animali fanno parte della natura che ci circonda.Se gli trattiamo con amore e rispetto, anche noi saremo migliori come persone.Chi non vuole bene agli animali, sono certo che non vuole bene neanche alle persone e non e` un buon amico ne una persona affidabile.

     Molti animali sono idifesi. Percio` e` terribile vedere quando qualcuno li maltratta.Lanciare i sassi contro i gatti o cani e usare le fionde contro gli uccelli, per me e` altretanto grave quanto agredire un bambino.

     Io, davvero, voglio tanto bene agli animali, specialmente ai cani, li trovo molto interessanti.Purtroppo, non condizioni adatte per tenere un cane, anche se quelle e` il mio desiderio piu` grande. L’amore e la fedelta` che l’uomo riceve dal cane sono senza limiti e senza condizioni.Il cane vi vuole bene senza nessuna richiesta, non chiedendo niente in cambio, soltanto un po’ di attenzione. Se avessi un cane, passerei molto tempo con lui. Lo porterei sempre a passeggio e giocherei sempre con lui. Lo tratterei con molta cura e non dimenticherei mai di dargli da mangiare e bere. Molte volte ho visto che le persone spesso dimenticano il proprio cane e completamente lo ignorano, e invece lui aspetta il suo padrone e quando arriva lo saluta allegramente girando la coda.

     Passare il tempo con gli animali fa bene all’uomo, fa bene anche alla sua salute.Dopo una lunga giornata di lavoro, piena di stress e problemi, la migliore cosa per calmarsi e rilassarsi e` giocare con il proprio animale, perche´ in quella relazione non c’e` altro che pure e semplice amore.


motto SAGGEZZA                                   

 
Teodora Krivokapic e Radmila Radovic

                       
Classe IX  Scuola elementare '' Branko Brinic''  Teodo/Tivat, Montenegro.
                                                                    
 insegnante
 Damir Nikolic

 

''L'attività e il lavoro dei nostri nonni''

 

        Chiedono spesso mamma e papà quello che era la vita dei loro genitori. Dalla loro storia ho imparato che le loro giornate erano molto piu impegnative e molto diverse dalle nostre attività di oggi.

La loro vita era molto più difficile, rispetto a noi che abbiamo il loro supporto. La maggior parte di noi oggi ha le condizioni per andare a scuola, quello che le generazioni dei miei nonni non potevano neanche immaginare.

Per sopravvivere, dovevano gia dalla tenera età iniziare a lavorare in condizioni molto difficili.

Mia nonna e il nonno non si potevano godere la vita perché non avevano tempo o l'opportunità per divertirsi e socializzare. La povertà ha segnato la loro vita. Mio nonno una volta mi ha raccontato come suo padre quando aveva 12 anni fu inviato in un'altra città per lavorare per poter guadagnarsi da vivere. Era ancora un ragazzo quando è diventato indipendente. Proprio dalla sua storia ho imparato ad apprezzare di più quello che ho.

E strano come la gente oggi descrive la loro vita come pesante, e non sanno quanto era difficile in passato.

L'inizio di ogni nuovo giorno per la mia nonna e il nonno fu l'inizio di una nuova lotta per il pane quotidiano. C'è una saggezza che dice: "Quando hai tutto, non si vede nulla. Guarda solo quando non hai nulla''