PREMI SIMPATIA

 

 

 

motto Gioco  

Antonella Ostojić   

 

Classe I a

Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

LA MIA SCUOLA COSA SIGNIFICA PER ME

 

LA MIA SCUOLA SI CHIAMA GELSI.MI PIACE STUDIARE, LEGGERE, GIOCARE E CANTARE.A SCUOLA MI TROVO BENE PERCHE’ HO FATTO NUOVE AMICIZIE

 

 

 

motto calcio    

 Marko Vuksanović 

Classe I

     Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

PER ME LA SCUOLA SIGNIFICA STUDIO. A SCUOLA IMPARO A SCRIVERE, LEGGERE E CALCOLARE.

 

 

 

motto Ninja 

Matteo Kenda 

 Classe I a

       Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

 Mi piace andare a scuola perchè ho molti amici e mi piace perchè studiamo tante cose interessanti.A volte è un po’ noioso ma “ in somma delle somme “ è bello andare a scuola. 

 

 

 

motto Del Piero 

Jacopo Della Rosa 

Classe III a

     Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La mia scuola si chiama “ Gelsi “ e si trova in via Vukovarska n. 27. Per me la scuola significa studiare ed imparare a fare tante cose come Italiano Matematica e Croato. Per me, che vengo da un’altra città, la scuola Gelsi è importante perchè mi ha fatto conoscere tanti nuovi amici, sia italiani che croati. Con loro mi diverto perchè lì c’è un bel campo da calcio e lì possiamo giocare durante i due intervalli e dopo le lezioni.  

La scuola significa anche fare i compiti al pomeriggio. La scuola Gelsi significa anche imparare una nuova lingua quindi una volta alla settimana faccio lezione di questa nuova lingua con un altro mio compagno italiano e mio fratello. 

Alla scuola Gelsi mi sono ambientato subito molto bene e mi ha permesso di inserirmi  facilmente in questa nuova città.

 

 

                      Motto farfalla                       

Ana Vukšić 

 Classe III a

                  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Su  una delle strade, di Fiume, molto trafficata, si è situata una piccola scuola che si chiama “ Gelsi “. Questa è la mia scuola. Dalla parte nord si sente il traffico e il rumore, e invece a sud è molto più tranquillo e si sente il canto degli uccellini che proviene da un  bellissimo parco. Il silenzio c’è, soltanto quando i bravi alunni e i maestri studiano e lavorano.  

Durante il grande riposo, il giardino e una parte del parco, sono pieni di alunni felici. E’ bellissimo essere un membro di questa felice famiglia. Mi piace perchè qui non ci sono alcune differenze tra gli alunni. Tutti siamo felici quando arrivano i piccoli della prima classe, e i grandi sono sempre pronti ad aiutarli. 

I maestri cercano di fare ogni giorno scolastico molto interessante cambiando spesso le attività, un po’ studiano, e un po’ giocando, così il tempo, fino alle ore due e trenta, passa subito.Che cosa cambierei in questa scuola?

Ho letto in un giornale che in una scuola durante i grandi riposi suona la musica. Sarebbe bello se anche nella nostra scuola durante i piccoli e i grandi riposi suonerebbe la musica e allora la nostra piccola scuola con un grande cuore sarebbe una scuola canterina.

 

 

 

motto Pelé              

Leonardo De Silva Mitchell 

Classe III a Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Buongiorno ragazzi e ragazze. qui parla Leo. Dal titolo avete già capito che devo parlare, nel mio caso della grande scuola GELSI. Spero che vi divertirete! La mia scuola, che in questo caso è la Gelsi, si trova in Vukovarska 27. La scuola non è molto grande, ma dentro ci sono grandi maestri e maestre, poi la direttrice, la contabile, la psicologa e le bidelle. Io sono un alunno della 3°. La mia maestra è la maestra Iva, è troppo buona. Con lei scherziamo, ridiamo e perfino balliamo tutti insieme, e la maestra è quella che balla di più, beato chi ha una maestra così allegra e simpatica, generosa e non seria, ma spiega le cose bene e allegramente, e diventano molto facili. La mia classe è molto bella e divertente. C’è una ragazza che mi piace particolarmente che si chiama Miriam, ed è la compagna di banco.

La Gelsi ha 3 piani e 3 bagni. Sul primo piano ci sono la 1 A, la seconda A, le classi superiori, la sala degli insegnanti, la psicologa, la direttrice, la segretaria, nel secondo piano prima B, la seconda B e la terza B.

Ora vi racconterò che cosa facciamo nelle ore libere, che sono pranzo e merenda. Prima c’è la merenda. Durante la merenda giochiamo a calcio con la mia palla. Dalla prima mi sono esplose o perse 6 palle. Se non ci lasciano la palla andiamo in parco e giochiamo agli agenti segreti e ci divertiamo di più e così anche a pranzo. Per migliorare la scuola vorrei aggiungere una rete nei due buchi che ci sono, uno nel campo e uno sopra il campo un altro piccolo campetto.

La mia materia preferita è MATEMATICA, ma con la maestra Iva diventa ogni volta più divertente. Io non so come hanno fatto a trovare delle maestre così buone. So che è stato molto trovarle perchè hanno molto talento.

Sempre alla fine dalla 1° alla 4° si va a Stara Susica. Lì puoi giocare, ballare e puoi ricevere tanti diplomi. Io ho ricevuto 7 diplomi. Io vorrei chiedere scusa a tutte le maestre dalla 1° alla 4°, perchè a Stara Susica le ho svegliate 2 volte perchè avevo tanti incubi. Io a scuola gioco molto calcio come avete già sentito. A volte gioco con i grandi, e loro dicono che gioco bene. Quando sarò più grande vorrei giocare calcio per la scuola Gelsi e fare tanti goal.

A me piace la mia scuola perchè le maestre sono molto brave e divertenti e mi piace anche perchè la scuola non è violenta ma molto calma. Spero che vi sia piaciuto il mio tema sulla scuola e spero che vi piacerà la prossima volta e quella dopo e così avanti. Vi siete divertiti? Spero di sì, perchè io mi sono molto divertito a raccontarvi cosa significa per me la mia scuola!!

 

 

Motto Sirius Black  

Matej Vukušić 

Classe III

       Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Io sono uno scolaro della III A. A quattro anni sono andato per la prima volta all’asilo Topolino, situato nel cortile della scuola elementare “ Gelsi “. La scuola si trova in via Vukovaska, a Fiume. E’ vecchia ma dentro è tutto ristrutturato. Le pareti della mia classe sono color verde-blu. La nostra capoclasse si chiama Iva Kenda. Lei mi piace perchè da lei impariamo molte cose e spesso ci fa divertire. Nel cortile c’è la casa di “ teta “ Božica. Se la palla cade sulla sua porta, sui suoi fiori o nel suo giardino le si arrabbia e ce la prende. In prima, nella cucina c’erano pochi tavoli ed ora ci sono molti. La nostra palestra è piccola ma ci sono molti attrezzi per ginnastica. Sotto il cortile scolastico c’è un parco dove i bambini vanno spesso a giocare. Nel primo semestre ci hanno detto che riceveremo banchi nuovi ma non li abbiamo ricevuto ancora. Mi piace la mia scuola perchè spesso aiutiamo i poveri e facciamo cose divertenti.

 

 

 

                                motto Ron                          

     Diego Šepić 

Classe III

            Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

 

La mia scuola è sistemata in via Vukovarska 27. Si chiama “ Gelsi “. Vicino alla scuola si trova il parco cittadino “Mlaka “. A me piace andare a scuola e studiare cose nuove. Mi piace la matematica. La mia scuola ha tre piani. La nostra aula si trova al terzo piano. E’ grande e spaziosa.

 Fuori dalla scuola ci sono campi da gioco divisi da grandi ippocastani. Quando è autunno mi piace raccogliere le castagne e giocarci.

Mi piace essere l’amico della settimana. La nostra cucina è troppo piccola e vorrei fosse più grande. Non mi piace essere alunno di turno. La mia scuola è vecchia ma io non la cambierei mai.

 

 

 

                       motto Barbie                         

Ema Trpkov

Classe III

                  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La mia scuola si trova in via Vukovarska 27. Si chiama Gelsi. E’ un po’ grande e ci sono 257 alunni. La scuola ha 12 classi ma due classi sono fuori dell’edificio scolastico. La nostra classe è grande e c’è tanto spazio. Le maestre sono buone, ma molto buone.

La nostra maestra è specialmente buona e si prende cura di noi. Il cortile è grande e ha tanti alberi. Vorrei che in cortile ci siano le altalene, lo scivolo, la giraffa.

C’è anche il campo di calcio per i ragazzi e un canestro per la pallacanestro. Mi piace la scuola e mi piace studiare perchè imparo cose nuove.

Mi piace la maestra e le voglio molto bene. Non mi piace quando la maestra non c’è perchè è molto buona e mi manca. Mi piace giocare con gli amici di classe. Quando sono ammalata appena aspetto di tornare a scuola.

 

 

                        motto Messi                         

 Andro Bukal 

 Classe III

           Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Che cosa significa la mia scuola per me?! Per me la mia scuola significa tanto perchè mi piace frequentarla, perchè imparo tante cose e anche mi diverto.

Le mie materie preferite sono ginnastica e informatica. Tutte le maestre sono buone e brave, ma la mia maestra preferita è la mia capoclasse, insegnante Iva Kenda.

L’edificio della scuola ha tre piani e molte aule. La scuola ha un cortile e un campo da gioco. Si trova nei pressi del Giardino pubblico dove crescono moltissimi alberi. Quando siamo nel parco gioco con gli amici a poliziotti e ladri. Vorrei che si costruisca una grande piscina e un vero campo da calcio. Inoltre vorrei che l’anno prossimo la scuola durasse come ora, fino le due e trenta.

Innanzitutto ho imparato tante cose nuove. La nostra scuola è piccola e per questo, noi scolari ci conosciamo tutti!!!

 

 

                        motto Totti                           

Giulio Borrelli  

Classe III

                  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Ciao io sono un alunno della scuola Gelsi della classe III . La mia maestra è tanto buona e non ci fa fare cose pesanti perchè ci vuole tanto bene e ci spiega così tanto bene che in una volta capiscono tutti i 17 alunni. Io vengo da Roma e mi dispiace aver lasciato i miei vecchi compagni, ma da quando sono arrivato in Croazia ne ho conosciuti altri nuovi. Nei due intervalli, cioè merenda e pranzo, la maestra come sempre è così buonissima che ci lascia fuori tantissimo. E devo ringraziare i miei compagni perchè mi hanno fatto la lettera dell’amico della settimana, è una lettera che tutti devono fare, ogni settimana a chi viene scelto come amico della settimana. A me mi piace tanto fare matematica, italiano, musica, ginnastica e disegno. alle  14 e mezza finisce la scuola e mi prende un amico di mamma che mi porta a casa e se ho i compiti li faccio oppure quando devo ripassare, studio. Se invece non li ho, gioco alla playstation

 

 

                motto Carmelita                 

 Dea Car

Classe IV

                  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La mia scuola per me significa.....Una noia mortale! Certe volte vorrei stare nel deserto più sabbioso d’Egitto che stare a scuola.

Molte volte gli insegnanti non mi capiscono e nemmeno gli amici, anche se mi esprimo il meglio possibile. Ma per me la scuola è come una seconda casa. Le insegnanti sono come mamme e , gli amici ... restano sempre amici. Mi piacerebbe che la scuola si rinnovasse, perchè certe porte  scricchiolano  e certe non si possono nemmeno aprire. Ma, in effetti, amo la scuola che è sempre lì ad aspettarmi a porte aperte. La scuola ci insegna molte cose, vuole farci diventare grandi e si prende cura di noi, ma noi non ce ne accorgiamo.Voglio che rimanga sempre lì perchè è una scuola......M A G I C A !!!!

 

 

      motto Moni           

Monica Marot

 Classe IV

        Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Per me la scuola significa amicizia e divertimento, ma anche studio e impegno. A scuola posso imparare tante cose nuove divertendomi con gli amici. La scuola per me è un altra casa. La materia che mi piace è disegno. Le materie che non mi piacciono sono natura e matematica.

Vorrei che la palestra fosse più grande. A me piace la nostra scuola. Mi piace anche perchè la zia Božica ha vicino alla scuola tanti bellissimi fiori, di tanti colori. Ci sono dei maestri più severi e quelli meno severi. Tutti i maestri sono buoni, ognuno a modo suo. Questa scuola è proprio speciale e magica.

 

 

 

motto Agente 11  

Loris Bardak 

Classe IV

      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La mia scuola per me è una seconda casa. Le maestre sono le seconde mamme.Ricordo che in prima avevo sempre i timbretti e non sapevo italiano. Quell’anno ridevo, chiedevo il significato delle parole e parlavo croato. In seconda abbiamo imparato le tabelline, abbiamo fatto poche gite e siamo andati a Tarvisio.

Della seconda mi ricordo che eravamo piccoli e la verifica di inglese.In terza abbiamo fatto molte gite e siamo andati a Stara Sušica. Abbiamo anche fatto le pizze in classe. Quell’anno scolastico il nostro compagno Federico è andato in Brasile. In quarta abbiamo imparato a scrivere i temi. Vorrei di nuovo andare in prima.

 

 

  

         motto Alex         

Ileana Merdžo

 Classe IV

      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

Io sono affezionata alla mia scuola. Per me è una seconda casa, anche se un po’ seccante e fastidiosa. Vado in quarta classe, e secondo me è la classe più stressante, anche perchè i temi e i concorsi piovono a catinelle. Però è anche la più bella perchè ti senti un po’ più indipendente. Tornando alla parte brutta, le materie diventano assai difficile, soprattutto natura e matematica che, secondo me, sono delle materie interessanti ma si deve essere concentrati se no non si capisce niente. In quarta si ricevono libri bellissimi, soprattutto di italiano. Si ricevono libri investigativi, dei quali non dovete perdere nemmeno un articolo determinativo.

La cosa più bella di natura è guardare l’atlante o la cartina della Croazia e trovare tante città ed isole. Le maestre più simpatiche sono: la mia capoclasse, l’insegnante di arte, cioè la maestra Čeć, la maestra di inglese Pamela, la maestra di catechismo Linić  e la maestra di croato, anche se è un po’ severa ma ci fa ridere. Quando finiscono tutte le ore devo sempre stare attenta a non dimenticare qualcosa, perchè ci sono molti compiti. A me non piace tanto andare a scuola, però quando facciamo le gite sono molto contenta. L’anno scorso a Golubiniak mi è piaciuto molto perchè abbiamo visitato delle grotte, erano piene di muschio e le rocce erano taglienti. Infatti un mio compagno si era un po’ tagliato.

Voglio molto bene alla mia scuola perchè senza di lei saremo rimasti con poca cultura.

 

 

                        motto Klary                          

  Klara Orlović

 Classe IV

            Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La scuola per me è come un’altra casa dove devi studiare, impegnarti, leggere e scrivere....La scuola per me è studio. A scuola incontro tanti amici. La mia materia preferita è informatica. La materia peggiore è matematica perchè non mi piace.La scuola per me è un maltrattamento. Qualche volta sono felice di andare a scuola. Vorrei  le classi più colorate. Vorrei anche che la nostra classe sia più spaziosa. Penso che le materie delle classi inferiori siano più facili.

In palestra vorrei che ci sia un trampolino. I miei compagni sono dei buonissimi amici.

 

 

                    motto Ementaler 2                  

Enea Dessardo

 Classe IV

               Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume 

 

La mia scuola cosa significa per me è il titolo di questo tema. Un po’ difficile a dire il vero. La scuola per me significa molte cose. Ho imparato a scrivere i temi; poesie e tante altre cose. Non esistono cose utili e cose inutili da imparare a scuola. Quindi non posso dire che è più importante fare temi, oppure che è più importante la matematica. Tutto è importante. A scuola mi diverto quando scrivo temi, ma non sono entusiasta quando devo disegnare. La scuola, tranne a insegnarci, serve pure a educarci. Ci insegna a sederci composti, alzare la mano prima di parlare e rispettare gli altri. Comunque la mia parte preferita è l’intervallo. In fondo, l’unica cosa che può “ risvegliarmi” dopo due ore di natura è una partita di calcio. Capisco che la scuola elementare è obbligatoria, ma lo stesso ringrazio la persona che ha inventato l’intervallo.

La scuola è un posto dove impari, studi, e ti prepari per una vita indipendente. In fondo, se voglio veramente diventare avvocato devo studiare molto.

 

 

                             motto Gabriel                            

Michele Lakošeljac

 Classe II 

Scuola Elementare Italiana Buie

Sezione Periferica di Verteneglio 

 

la mia scuola e’ il luogo dove trovo tutti i miei compagni e amici e dove imparo moltissime cose nuove. la materia che preferisco e’ la matematica perché mi piace fare di conto. mi piace pure l’ora di cultura fisica e sanitaria, perché mi piace giocare a pallone. A scuola si va per imparare, per poter un giorno da grandi trovare un lavoro. da grande voglio fare il meccanico.

 

  

motto Attraverso il gioco si impara

  Paolo Poldrugo

 Classe VI

Comunità degli Italiani Cherso

 

Storie e leggende legate al nostro paese, tramandateci dai nostri antenati 

LAGO DI VRANA

 

In fondo al lago di Vrana tanti anni fa si trovava un grande castello dove vivevano due sorelle.  Una sorella era cattiva e l'altra era buona e le due sorelle non andavano d' accordo.La sorella cattiva si è presa tutto il castello e tutti i soldi e  cacciò via la sorella buona.

La sorella cattiva viveva nel castello e la sorella buona viveva fuori con gli animali e durante l'inverno mentre faceva tanto freddo la sorella buona si ammalò.

La sorella cattiva viene punita per la sua cattiveria così che venne tanta pioggia e il castello venne sommerso dall' acqua. La sorella buona invece venne aiutata dagli animali, ritrovando l'amore negatogli dalla sorella negli animali. E dal quel giorno iniziò la leggenda del lago di Vrana, che non servì  a dissetare solo gli animali  ma iniziò anche a dissetare la gente del posto.

 

   

                         motto Buffon                         

 Patrick Barlessi

 Classe IV a

     Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

 

I Santi Patroni, storie e vicende legate al nostro paese, tramandateci dai nostri antenati 

    San Tommaso e' il protettore della mia città. Questo e' un santo che non credeva a niente di quello che gli veniva detto, le cose doveva vederle con i suoi occhi o toccarle con mano. Il Vangelo dice che quando Cristo resuscitò egli disse agli apostoli che avrebbe creduto solo se avesse potuto mettere la mano sul Suo petto dove c'era la ferita che gli aveva fatto la spada del soldato romano. Allora Gesù quando lo vide gli disse: -Tommaso, metti la mano sul mio petto e tocca la mia piaga. E San Tommaso toccò la piaga e si convinse che Gesù era risorto. Quando una persona non crede a nulla da noi si dice che e' un San Tommaso.
    Santa Eufemia e' la patrona di Rovigno. Il suo corpo è conservato nella chiesa che porta il suo nome, in una pesante bara di sasso. La bara viene chiamata Arca e si racconta che è giunta sulla riva di Rovigno galleggiando miracolosamente sul mare. I rovignesi venerano la loro Santa e quando si trovano in difficoltà la pregano per essere aiutati.
    San Biagio e' il protettore di Dignano e le sue spoglie sono conservate nel Duomo. Si festeggia il 3 febbraio e in quel giorno la gente va in chiesa e si bagna la gola con l'acqua santa, perchè San Biagio protegge la gola da tutti i mali.
    San Giuliano e' il protettore di Valle lì lo chiamano San Zulian. I vallesi cantano in dialetto una canzone in suo onore.

    So che San Rocco è il patrono di Gallesano ma non conosco nulla di questo santo.
    Ogni paese e ogni città ha il suo patrono e ognuno di loro ha una sua leggenda. Ci sono molti proverbi anche dialettali che riguardano i Santi e che vengono tramandati a voce di padre in figlio, io ne conosco solo qualcuno oltre a quello di San Tommaso. Per esempio, della Madonna Candelora che si festeggia il 2 di febbraio, da noi si usa dire: se la vien con piova e vento, dell'inverno semo dentro, se la vien con sol e bora, dell'inverno semo fora.
Ma il giorno dopo, dipende dal tempo che porta San Biagio. Se per la Candelora c'e' sole e bora e per San Biagio piove, vuol dire che la Candelora non ha detto il vero e che l'inverno sarà ancora lungo.
Queste erano le previsioni del tempo dei nostri antenati ma che i nostri genitori ripetono ancora.
    Vicino a Peroi c'e' una piccola chiesa i n mezzo al bosco. E' dedicata a Santa Fosca che e' quella che porta neve e gelo.
    San Nicola e' il protettore dei marinai ma e' anche quello che porta i doni ai bambini. Si festeggia il 6 di dicembre e noi lo chiamiamo San Nicolò. La mamma mi ha detto che quando lei era piccola non si usava mettere i regali per Natale sotto l'albero, ma c'era solo San Nicolò che li portava ai bambini buoni. Mia nonna la sera della vigilia di San Nicolò, quando tutti già dormivano, metteva sul tavolo una bianca tovaglia e un piatto con scritto vicino il nome di ogni figlio e alla mattina si trovavano i piatti pieni di dolci, mandarini e noci e vicino per ogni bambino un giocattolo. C'e' una canzone che dice: San Nicolò de Bari, la festa dei scolari, i scolari no vol far festa e San Nicolò ghe taja la testa!
Non so chi ha inventato queste parole ma mi sembra molto strano che gli scolari non vogliano fare festa e più terribile ancora che San Nicolò tagli le teste. Ma i detti popolari sono saggi ma certe volte strani.
    A Pola c'e' la chiesa di Sant'Antonio di Padova che il 13 giugno benedice i bambini e i gigli
perché e' il Santo che rappresenta l'innocenza. Ma esiste anche un'altro Sant'Antonio che protegge gli animali e i contadini portano le loro bestie davanti alla chiesa per farle benedire, perché questo Santo le ama teneramente tutte, così e' nato il detto: Ti son inamorà come Sant'Antonio in tel porco!
    Abbiamo anche un Santuario in Siana che e' quello della Madonna delle Grazie e dentro ci sono quadri e oggetti portati per riconoscenza alla Madonna da quelli che da Lei hanno ricevuto la grazia per qualche guarigione miracolosa o per essersi salvati da qualche pericolo. Un tempo in questa chiesa c'erano molti oggetti d'oro o di valore ma mi sembra che ora siano stati messi al sicuro in qualche altro luogo. Quadri e oggetti vengono chiamati ex voto.
    Per tutta l'Istria si trovano sparse per le strade o i viottoli di campagna delle cappellette di pietra con statue della Vergine o dei Santi e c'e' sempre qualcuno che porta un mazzetto di fiori di campo davanti a quegli altarini.
    L'Istria e' molto religiosa e praticante. Battesimi, Comunioni, matrimoni e funerali si fanno da secoli con le stesse tradizioni. Quasi tutta la nostra gente ci tiene ad avere la benedizione del prete. Come i nostri nonni hanno insegnato ai nostri genitori rispettare i sacramenti così loro hanno trasmesso a noi questi insegnamenti.

 


                        motto pecora                           

Luca Privileggio

 Classe VI

          Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno 

 

Ciao! Io sono Luca e frequento la scuola „Bernardo Benussi“ a Rovigno. La scuola è situata vicino alle sedi della polizia e dei vigili del fuoco, perciò siamo al sicuro! La cosa „strana“ è che vicino a noi, anzi di fianco c'è l' asilo che „per caso“ frequentavo! Adesso però l' asilo è in via di ricostruzione e perciò tutti quei piccoli bimbi si sono trasferiti nella nostra scuola. Il direttore purtroppo è un mio familiare, eh sì!!! Ė mio padre! Tutta la scuola pensa che sia una fortuna, ma la verità è che è una scocciatura. Ė terribile avere un genitore a scuola, devi stare sempre bravo. Però non ho proprio tanti riguardi per lui, per esempio non gli dico mai buongiorno, perché glielo dico già al mattino a casa.  La peggior cosa è che mi mette in imbarazzo quando fa alcune delle sue battute, ma basta parlare del direttore (mio padre) e parliamo della mia classe.

Io vado in sesta e la mia aula è all' ultimo piano, ovvero al terzo. Mi siedo vicino alla finestra con il mio amico Matteo e dietro ci sono Antonio Bo e Simone con cui chiacchiero e mi diverto. In classe siamo in ventuno e c' è sempre baccano. Leo è l' alunno che disturba di più, ma devo dire che qualche ora di lezione ci diverte e ci salva dalla noia, soprattutto ci fa perdere un paio di minuti. La mia materia preferita è la ginnastica perché non la considero un'ora di lezione, ma un'ora di gioco e di divertimento. Invece la peggiore è quella di geografia perché non mi piace l'insegnante.

La cosa che vorrei cambiare è il riposo della merenda perché adesso, dal secondo semestre, dobbiamo mangiare il panino a scuola, nell'atrio e appena quando lo abbiamo finito possiamo andare fuori a prendere una boccata d'aria. Che vita!!! Ma che ci posso fare!?! Solo pensare che sono fortunato anche così!

Questa non è certo la scuola che immaginavo, ma mi va bene ugualmente. Quella che sognavo era una scuola con poche ore di lezione, pochi compiti e soprattutto più tempo libero per giocare con i miei amici. Se ci penso bene, però, tutto questo lo avevo in asilo e per questo la immaginavo così, ma dovevo ben sapere o almeno supporre che sarebbe stato più difficile crescendo. Per questo motivo non vorrei cambiarla per nessun'altra al mondo perché qua ho fatto le mie conoscenze e mi ci sono abituato e poi il vero motivo è che qui mi sento come a casa mia! 

 

  

 

                            motto Lialove                            

 Lucia Ugrin

 Classe VIII

          Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno 

 

Ci fu un' epoca lontana, lontana, in cui un gruppo di alunni passò dall' asilo alla prima classe della scuola elementare. Va bene, lo ammetto, non è passato poi così tanto tempo. In fondo otto anni che sono? Quando ci ripensiamo però, ci sembra che il tempo sia davvero volato e dei ricordi e dei ricordi rimane solo una flessuosa scia di nuvole batuffolose. Quanto siamo cambiati noi tutti in questo tempo e quanto ci hanno insegnato tutte le avventure che abbiamo vissuto qui?

Forse un giorno, ripensando a questi anni gloriosi, rideremo alle solite battutacce del primo giorno di scuola, a settembre.

Quel senso di incredibile fastidio e dolore, quando la mattina abbandoniamo riluttanti le calde coperte per iniziare un nuovo giorno, sarà svanito come nebbia che si dirada dai campi. Quella morsa che ci chiude lo stomaco quando aspettiamo i risultati di un esame sarà ormai solo brina che si scioglie al tiepido sole estivo.

Il nervo che batteva forte ogni volta che un professore tirava fuori una nuova scusa per rifilarci più compiti del previsto si sarà placato e avrà trovato altre ragioni per martellarci la testa. Tutti questi fastidi, queste insicurezze, queste paure, saranno state attenuate da altrettante gioie e ricordi felici.

Quell' immensa eccitazione che ci assale prima e dopo una gita tanto attesa e quell' espressione, quasi il sole raggiante si fosse riflesso sul volto dei compagni ritrovati dopo la lunga e torrida estate, saranno parte di me.

Quello strano senso di vuoto interiore che ci prende verso la fine di luglio, come una noia malinconica ci fa capire che ci manca davvero quello strano edificio rosso chiamato scuola.

Tutte queste gioie, questi dolori, vissuti per l' ultima volta, un battito di ciglia nell' immensa sfera del tempo e per me otto anni son passati!

Mi mancheranno davvero, ci mancheranno a tutti, questi strani attimi di vita passata. In fondo, forse il tempo sta fermo e sono gli uomini che corrono!

In questo tempo ho davvero amato e allo stesso tempo odiato questo strano posto che per me significa e significherà sempre molto. In fondo, gli vogliamo tutti un po' tanto bene!

 

 

                           motto Andrea                               

Andrea Rožar

 Classe VIII 

   Scuola Elementare Italiana Cittanova

 

 La mia scuola è abbastanza piccola, specialmente per il numero di alunni che non supera la quarantina. Comunque tutto ciò non significa che non è accogliente e confortevole; la mia scuola ha come pregio in più il mare, che si vede dalle finestre e ci si arriva in un paio di secondi. Essa inoltre è attaccata-gemellata alla scuola elementare di lingua croata e a sua volta agli asili. Questo istituto avrà già ospitato circa più di due generazioni e mi potete credere che non ha perso il suo fascino, anzi, quasi ogni anno, grazie ai ragazzi della Primavera cittanovese ( per chi non lo sapesse è una manifestazione artistica annuale che già da tanti anni si svolge presso le scuole di Cittanova ) si abbellisce sempre di più, con muri sempre più variopinti.

Un altro lato della mia scuola, ( secondo me anche quello più importante) sono gli insegnanti, ovvero le persone con le quali dobbiamo passare tutta la mattinata, dal lunedì al venerdì ( apparte i giorni festivi). Non posso dire che tutti i nostri insegnanti sono comprensibili e amichevoli ( non amichevoli nel senso che al di fuori della classe non si può fare un discorso, solo “ buon giorno” o “ arrivederci “ se non neanche quello) comunque sono tutti ragionevoli e questo è già molto. Molti insegnanti con noi parlano e scherzano amichevolmente e quelli posso dire che sono quelli che credo a tutti piacciono; un paio di anni fa, inoltre, avevamo un insegnante ( purtroppo è andato in pensione) che non sembrava un professore bensì un cabarettista.

Lasciando l’argomento “ carattere insegnanti “ e passando a “ insegnamento insegnanti “, posso dire che tutti gli insegnanti sono ben preparati e molto bravi ( chi più, chi meno) a spiegarci la lezione, caratteristica molto positiva della mia scuola.

Adesso vorrei passare agli amici a scuola, credo che per gli insegnanti abbia detto tutto lo stretto necessario. Dunque come ho già detto all’inizio, la mia scuola è priva di un gran numero di ragazzi per cui posso dire che a scuola non ho più di dieci amici ( soltanto la mia classe e la settima). Un tempo ( parlo di circa tre anni fa ) eravamo di più, per cui c’erano più amici, però, con il passare degli anni scolastici siamo arrivati ad essere in quattro gatti di amici, speriamo comunque che alle superiori rivedrò tutti gli altri.

Con questo avrei terminato, penso che ho descritto tutte le cose principali della mia scuola, cercando di non esaltarla ma semplicemente di dire le sue caratteristiche, quelle di una scuola dove ho trascorso otto indimenticabili anni.

 

 

 motto Cogli l’attimo

 Matea Roknić 

 Classe VI

Scuola Elementare Italiana “Dolac” Fiume


Il vento nel castello

( la leggenda dei Frankopani-Francopani) 

Io vivo nella cittá di Kraljevica.É una cittá molto piccola....Sulla collina vi predomina il castello dei Frankopani e tutti gli abitanti (come anch'io) sono orgogliosi di esso.Il castello è una fortificazione medievale di forma rettangolare costruita nel XVII sec.Su ogni angolo è situata una torre. Nel centro c'è un grande cortile in mezzo al quale c'è un pozzo di pietra.Su di esso è scolpito lo stemma dei Zrinski e dei Frankopani.Ogni estate nel castello avvengono concerti e manifestazioni culturali.Io ci vado volentieri ,perché mi piace vedere che questo bellissimo castello vive ancor'oggi..

.Due anni fa ,c'era un concerto di un'orchestra d' archi nel castello.La sera era calda e nel cielo brillavano millioni di stelle che sembravano dei diamanti.Pensavo...-”Questo sará veramente un bellissimo concerto.I Zrinski e i Frankopani sono sicuramente orgogliosi del fatto che nel loro castello avvengono delle manifestazioni e concerti cosí eleganti e belli...“Ad un tratto tutti abbiamo incominciato ad applaudire.Gli artisti sono venuti sul palcoscenico. Si sono sistemati e la musica lieve ha incominciato a diffondersi per il cortile.Il publico era silenzioso e si sentivano soltanto i suoni che scorrevano dagli strumenti. In un momento, una rondine si è seduta su un arco e ha incominciato a cantare in onore dei Frankopani...

I miei pensieri sono volati nel passato...Vedevo una famiglia aristocratica; i Frankopani , che vivevano in questo magnifico castello.La leggenda ci narra che qui è nata la rivolta Zrinski-Frankopan.Essa parla del bano Petar Zrinski e del duca Fran Krsto Frankopan che desideravano maggiore autonomia per i Croati , ma la dinastia asburgica  voleva che i Frankopani facessero patto con i Turchi...

Questo patto non prometteva buone prospettive per i Croati.I due grandi amici erano collegati dal patriottismo...Cosí è nata la rivolta Zrinski-Frankopan nelle mura del castello.Questa rivolta è stata soffocata sul nascere,e due amici perdono la vita a Vienna...

La leggenda ci parla anche dell'amore tra Fran Krsto Frankopan e sua moglie Julija. Sappiamo che loro vivevano volontieri nel castello di Kraljevica, uno dei loro castelli in questa regione...

Prima di andare a Vienna, Fran Krsto Frankopan trascorre gli ultimi momenti di vita con la moglie Julija ,proprio in questo magnifico castello...La gente parla che sotto il castello c'è un passaggio segreto che porta fino a Gorski kotar...Nessuno mai ha potuto confermarlo...Quando la dinastia asburgica ha ucciso Fran Krsto Frankopan, Julia dovette nascondersi in questo passaggio segreto.Tutta la notte era disperata e piangeva ...

Si pensa che il giorno dopo dal Gorski kotar fosse scappata in Italia. Italia era il rifugio sicuro e amichevole per Julija.L'esercito che doveva venire per arrestarla fu bloccato da una forte bora che soffiava attorno al castello.Forse la bora era conseguenza delle parole di Julia :”Vento,caccia via i miei nemici...caccia via l'esercito asburgico e lasciami andare...“ Probabilmente questo è la ragione della forte bora che ancor'oggi molto spesso soffia in questa regione.......Questa storia ci è stata tramandata onorevolmente dai nostri antenati....Il castello mantiene i segreti storici e anche amorosi dei Frankopani...La musica leggera mi ha raccontato la leggenda e mi ha riportato nel cortile del castello ...al  concerto...La brezza ha accarezzato tutto il cortile...La rondine è volata via ...La bellissima musica , come anche la leggenda dei Frankopani è sparita nel cielo stellato ; portata dal vento...Ad un tratto mi sono passate per la mente le parole di Fran Krsto Frankopan: ”Chi muore onorevolmente , vive per sempre...“

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gruppo di ragazzi della Scuola Elementare Italiana  “Vincenzo e Diego de Castro” di Pirano

Classe V novennale

 

 

C’era una volta:scrivi una favola che abbia come protagonisti personaggi peculiari della tradizione della tua terra.

 

 

 

 

 

 

motto vela                             Vita Dobroshi  

 

PS Tom e Bob 
C'erano una volta due nani  gemelli. Si odiavano così tanto, ma così tanto che non si volevano vedere. Un giorno i due nani , Bob e Tom, andando a scuola ,
 ognuno per la sua strada, videro  comparire un enorme e mostruoso Mostro che li voleva mangiare in un sol boccone. Il Mostro li prese in mano e stava per 
portarseli alla bocca , quando uno dei due nani si inginocchiò pregandolo  di non mangiarli. Il Mostro ci pensò un po’, poi decise di portarseli nella sua casaccia. 
I nani non ci volevano stare in quella casa e cercarono di scappare. Mentre scappavano il terreno cominciò a tremare e caddero in terra tutti, mostro compreso,.
 Il Mostro cadendo  fece tremare ancora di più il terreno. Quando il terremoto cessò i nani si alzarono, mentre il  Mostro stava fermo.  I due nani constatarono che 
era morto. Erano salvi!
Si abbracciarono felici di essere vivi e tornarono a casa d’amore e d’accordo.

 

motto barchetta 1 e barchetta 2           Barbara Zlatič  

 

Il ciondolo prezioso
C’era una volta un bambino di nome Cesare. Cesare era un bambino molto diverso dagli altri bambini perché lui possedeva un oggetto magico..
Cesare durante una notte si svegliò a causa di una luce tremenda: era un ciondolo a forma di astronave arrivato da Marte, con il ciondolo c’era una lettera.
Sulla lettera il messaggio: Stai attento al ciondolo, lui ti porterà ad un tesoro. Attento Cesare, dovrai affrontare dei mostri cattivi, gli disse il capo dei marziani.
Il mattino seguente Cesare si mise in cammino in cerca del misterioso tesoro.
Trovò un leone infuriato in mezzo alla strada che gli disse che se voleva passare doveva portargli ben cinque topi belli e pasciuti.
Cesare disse di sì, il ciondolo astronave gli mostrò con la sua luce dove erano i topi. Portò i topi al leone. 
Il leone però voleva ancora che gli grattasse la schiena per farlo passare. Cesare  lo fece.
Allora finalmente passò. Quando era ormai vicino al tesoro, i coccodrilli-biscia lo fermarono e lo trascinarono in un deserto, lontano dal tesoro, anche se Cesare 
riusciva ancora a  scorgerlo. A quel punto però, Cesare s’infuriò. Con il suo ciondolo lanciò un raggio di luce e colpì i coccodrilli-biscia che si dileguarono
Andò al tesoro, lo aprì e trovò un nano con un’enorme pipa.
I marziani sapendo che Cesare aveva trovato il tesoro corsero subito sulla terra e si presero il loro tesoro, cioè il nano. 
Il mostro Bozzo è alto un metro e mezzo, è di colore verdegiallo con sei mani e una coda. Sulla testa ci sono due orecchie e un paio di corna. 
Sulla sua grande faccia ci sono quattro occhi, un naso triangolare e una strana bocca. Anche se è un mostro dall'aspetto spaventoso, è un mostro buono.
 Ha un carattere birichino, gli piace fare gli scherzi. Si nasconde nella sua tana e quando sente arrivare qualcuno è subito pronto a saltar fuori per fargli uno scherzetto.
 
 
 
 
                                                                                                                  

motto sole 1 e sole 2                          Aleksandra Pirec 

 

                                                 La pietra che cambia tutto
 
Molto tempo fa un bambino, di nome Massimiliano, rubò una pietra preziosa. 
Ecco come avvenne.
Massimiliano viveva in una piccola casetta con  sua madre. Ogni giorno giocava all’aperto
 con i suoi amici. 
Un giorno capitò che tutti i suoi amici se ne tornarono a  casa e lui non sapeva cosa fare. 
Andò nel bosco, lontano dal paese. Ad un tratto vide una casetta molto piccola, ma piena 
di gemme.  
Entrò e vide che era molto più grande di come sembrava da fuori. Sopra una sedia 
grandissima c’era una pietra preziosa, la rubò e scappò subito via. 
Si ripeteva continuamente: “Sono passati solo dieci minuti, ce la farò a tornare a casa prima che si accorgano che sono sparito”. 
Invece nel paese erano già passati sette anni. Egli tornò a casa e la mamma non lo riconobbe. Gli diceva di andare via perché non lo conosceva, 
ma egli sosteneva di essere suo figlio. Massimiliano allora si accorse che mentre teneva la pietra in mano agli abitanti del paese succedevano brutte cose: morivano,
diventavano poveri, divorziavano… Allora corse a riportare la pietra nella casetta del bosco  e quando tornò al suo paese erano davvero passati solo  dieci minuti 
e tutti gli abitanti lavoravano tranquilli 
A PROPOSITO DI MOSTRI

 Si chiama Mony. E’ un mostro gigantesco. E’ molto gentile, però le persone hanno tanta paura di lui. Mony vive in un cielo pieno di stelle, di giorno dorme.

Su una nuvola tiene la foto di quando era piccolo. Le sue amiche sono la luna e le stelle, il sole invece è suo nemico. Infatti Mony, anche se ha le ali,

non può volare di giorno perché il sole gli ustiona le sue ali delicate

 

 

motto sandolino 1 e sandolino 2       Serena Protić

   
Zenillo era un mostro veramente terrificante. Andava matto per la carne umana 
e le fragole. Il suo pensiero fisso era mangiare sempre. 
Viveva poco distante dal paese per poter arrivare quando meno te l’aspettavi e 
mangiava, mangiava… Era strano. 
A vederlo sembrava innocuo. Aveva la faccia da uomo (persino gli occhiali), 
la lingua da serpente, le orecchie da topo, la criniera, le ali, le mani da bruco,
 il collo da giraffa, il corpo da lombrico e la coda di coniglio. La sua pelle era 
un mosaico delle pelli di altri animali. Era molto fiero del suo aspetto... 
Babbo Natale
Babbo Natale era un vecchietto molto generoso. Lui e sua moglie vivevano in una 
casa bassa e lunga in Finlandia. 
Babbo Natale lavorava in una fabbrica di giocattoli assieme a tanti Elfi che lo
 aiutavano a confezionarli per i bambini di tutto il mondo.
Un giorno Babbo Natale, che era vecchio, decise di trovare una persona che lo sostituisse, affinché con la signora Natale potessero andare alle Maldive:
Gli Elfi non potevano guidare le slitte perchè erano troppo bassi e le renne non potevano andare da sole perchè non riuscivano a scendere dal camino. 
Pubblicò un annuncio ma, purtroppo non si presentò nessuno. Continuò a cercare in tutto il Mondo, ma invano. Poi gli venne un'idea. Fece visita al suo amico 
Nonno Inverno e, timidamente,gli chiese il favore. Gli spiegò tutto per bene e alla fine Nonno Inverno accettò. 
L'aveva già fatto a suo tempo e lo avrebbe rifatto volentieri.
Così Babbo Natale partì e chissà quando tornerà! Spero in tempo per il prossimo Natale. 
 

motto notte                                     Nikola Stanković 

 

Carnaboli ha le bocche sulle antenne, otto occhi e un lungo naso. Sulla schiena porta due ali di mosca, al posto delle mani i tentacoli. 
Non era cattivo, era bruttino. Viveva in una banca e cambiava i sistemi d' allarme. I banchieri non lo vedevano perchè era trasparente....

 

motto Alicetta 1 e Alicetta 2             Alissa Markežič 

 

Furto nell’Hotel di cioccolata 
C’era una volta un Hotel di cioccolata in mezzo ad un bosco. L’Hotel era proprio tutto di cioccolato perfino i computer.
 Facevano entrare nell’Hotel soltanto le persone di cui si fidavano. Dentro c’era una statua. 
La statua rappresentava la persona che aveva costruito l’Hotel di cioccolata. Un giorno  arrivarono alcune persone  chiedendo il permesso di entrare nell’Hotel.
 I proprietari li fecero entrare però non avrebbero dovuto farlo  perché… erano ladri. I ladri trafugarono subito la statua e corsero via. 
Nel loro rifugio, i ladri, avevano i loro nani schiavi. I ladri ordinarono di portare la statua al sole. I nani erano però molto dispiaciuti perché sapevano che si sarebbe 
sciolta. I ladri allora li minacciarono e dissero che se non avessero fatto come avevano ordinato li avrebbero rinchiusi in una caverna e li avrebbero lasciati senza 
mangiare e bere. I nani, sentita la  minaccia,  corsero subito a portare la statua al sole. Ma appena arrivati proprio sotto il sole, si  presentò un uomo alto e forte 
che promise di  sconfiggere i ladri e salvare la statua.
L’eroe  prese la statua e la riportò all’Hotel di cioccolata, tornò al rifugio dei ladri e, dato che era forte, li sconfisse con grande facilità e salvò i nani dalla schiavitù.
Il pianeta dei bimbi frettolosi
 
C’era una volta un Paese chiamato Frettoloso. Nel paese Frettoloso vivevano bambini che avevano sempre tanta fretta. 
Le casette erano piccole e confortevoli. Di mattina i bambini si svegliavano, si vestivano e in fretta e furia uscivano di casa a prendere l’autobus per andare a scuola. 
Arrivavano sempre puntuali e qualche volta anche un’ora prima. Se a scuola litigavano, la maestra, in fretta li separava. Scoprirono presto che anche la preside era 
pazzamente frettolosa.
                                                                                                                           

 

 

motto spugna                                     Sabrina Curavić 

  

E’ un mostro molto mostruoso ma dentro è molto, ma molto gentile. 
Ha una casa grande e dove vive con  sua moglie.
 Il mostro è di colore azzurro, la moglie invece è gialla  il bambino verde chiaro . 
Il mostro si chiama Mito, la moglie Alira e il piccolo mostro Lucca. 
La casa della famiglia mostruosa è un gran bel palazzo multicolor. 
Sono molto ricchi, la famiglia mostruosa era ed è sempre felice. 
 
 
 
 
 
 
 motto pescatore 1 e pescatore 2         Paola Horbunova 
 
Il mio mostro immaginario 
Il mio mostro immaginario si chiama Incro. Sulla testa ha due corna di colore marrone, gli occhi rossi a forma di mandorla e i denti extra appuntiti, 
come la punta della spada. Sul collo porta un collare con il suo nome.. Vive nel giardino di  una casa abbandonata. La casa ha una porta con il vetro rotto, 
due finestre, una piccola, una grande, quella più grande ha anche il vetro rotto. Il giardino è tutto verde, c’è il prato. 
Incro è molto vivace. Di mattina fa dieci giri di corsa attorno alla casa e, quando è arrabbiato fa delle splendide eruzioni di fuoco contro il muro. 
Il muro perciò è quasi tutto nero e affumicato. E’ molto intelligente. Incro sa la storia di questo mondo, sa parlare molte lingue, sa i nomi dei pianeti.
 Ha un carattere stupido però. Quando c’è il tramonto, ad esempio, si arrabbia. Incro è molto bello, e lui lo sa.

 

Il pianeta dei bambini sciatori 
In questo enorme spazio infinito esiste il pianeta Neve su cui vivono solamente bambini. 
Amano molto sciare e per questo motivo dedicano tutto il loro tempo a questa attività. 
Le case del pianeta sono molto a punta per far scivolare tutta la neve che ci cade. Davanti alle case c’è perciò sempre tanta neve.
 Nelle scuole i maestri sono bambini molto intelligenti. La matematica si fa sciando in fila indiana.
Le mamme non esistono e ogni bambino ha la propria casa. Sciano all’infinito e non diventano mai adulti.
 
 
 
 
 
  motto mare                                 Serena Vegliach 
                                                                                                                                       
I bambini pittori
C’era una volta un pianeta di nome Errotip. Il pianeta Errotip era di mille vivaci colori: le case erano arancione, gialle e rosse,
 i fiori di tutte le sfumature di azzurro, le strade verdi. Perfino i bambini erano colorati di un giallo fosforescente, così le mamme potevano vederli anche di notte. 
I bambini erano dei professionisti nella pittura e dipingevano magnifici quadri. 
Sul pianeta Errotip i bambini non andavano a scuola perché impiegavano il proprio tempo a disegnare e pitturare. 
 

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motto destino                                           Milena Vujović, Jelena Mačić, Dragana Mačić,

 

Classe VII – 1

                                                                    Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

  

                                           “Le tre sorelle” 

Di sicuro avete sentito molte favole :famose,romantiche,tragiche, storiche però scommettiamo,che  non avete sentito la storia delle tre sorelle. Abbiamo ragione ?

Allora te la racconteremo noi… 

        Sul Palazzo gotico “Le tre sorelle” si e’ diffusa una storia romantica...Nera,Bianca e Rosa erano da una famiglia rinomata.

Nera era la maggiore delle tre sorelle. Era  come  una notte  oscura in quale ci aspetta qualcosa emozionante, di nascondere, notte in quale lampeggerà  la  fulmine e si cambierà tutto.

 Bianca era un sognatore e scriveva la poesia di nascosto, Era come una bianca vela  assetata della avventura.

Rosa era la sorella minore. Lei era il sognatore come Bianca. Era come una rosa ..una rosa  non sbocciata.

Una notte e’ entrato un straniero nella loro casa. Lui ha portato l’odio tra le tre sorelle e per sempre ha cambiato le loro vita. Tutte le tre sorelle si sono innamorate nel straniero. Lui si chiamava Jerco,era un navigante giovane. Invece,il cuore di Jerco apparteneva solo a una delle sorelle, a Rosa.

 Rosa, nel pieno splendore della sua bellezza appassionava Jerco. Nessuna di loro non voleva rinunciare del suo amore. Però alla sventura delle sorelle Jerco doveva salpare,il desiderio per il mare lo tirava. La notte quando Jerco è andato c’era un temporale terribile. Lui ha avuto naufragio e non hanno sentito più niente di lui.

Tre sorelle lo aspettavano ma lui non veniva. Morivano una dopo l’altra per l’amore perso e le sorelle rimaste muravano la finestra dopo la morte di una di loro.

La finestra dell’ultima rimase aperta perché non c’era nessuno chi potesse murarla.   La finestra di Rosa e’ rimasta aperta come il simbolo dell’amore verso Jerco.

  Di tutto sono rimasti solo i muri freddi e nei momenti sembra che le finestre si apriranno  e che la storia tragica continuerà… 

       Sembra che nel questo caso il detto non e’ giusto:   “Col tempo e con la paglia maturano le nespole . . .

 

 

motto amore

Danica Bojanić, Snezana Simun, Andjela Bošković, Kristina Bijelić 

                                                                                                     

Classe VII – 4    

         Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro 

 

C’era una volta un uomo che viveva con sua moglie e i figli in una piccola città nelle Bocche di Cattaro,a Stoliv. In quella epoca,l’unica via dell’uscita e salvezza,non soltanto per Stoliv,ma anche per tutte le città era il mare. Così, lui,come molti altri ha deciso di cominciare a navigare. Lui e` andato in viaggio. Quando era alla partenza,ha promesso a sua moglie che ritornerà a casa quando guadagnerà abbastanza soldi e che allora la loro vita cambierà.

    Navigava per molto,molto tempo. Scriveva le lettere a sua moglie,ma tutto quello era inutile, perché lei era sola,stava sola con i figli e gli sentiva la mancanza. Una mattina sul mercato a Stoliv si è sentita la voce che il capitano e i suoi uomini stavano per ritornare. Hanno girato per tutto il mondo e il loro viaggio è durato alcuni anni. Nonostante abbia scritto tantissime lettere a sua moglie, lei non ne ha ricevute nessuna, però tutto il tempo lei sapeva, sentiva che erano vivi e che un giorno sarebbero ritornati a casa. La gente della città e le mogli dei navigatori li aspettavano impazienti. Quel giorno è diventato il più bello nella loro vita .Le mogli aspettavano alla riva,dove le navi si approdano e venivano legate. La moglie del capitano è diventata una donna di rispetto a Stoliv. Il sole era al tramonto e il mare era di colore blu, e il capitano con i suoi uomini si è avvicinato alla costa .Quando è sceso dalla nave vestito in costume popolare tradizionale, ha portato il fiore dall’Oriente, dal Giappone. Ha regalato quel fiore rosa, bellissimo e pomposo a sua moglie, e con questo gesto romantico le ha dimostrato che né la distanza né il tempo non potevano fare niente,che non si sono allontanati e che l’amava ancora, con lo stesso fuoco come quando si sono incontrati per la prima volta. Così, hanno vissuto felici e innamorati fino all’ultimo giorno della loro vita. Quel fiore di camelia fiorisce e cresce bene a Stoliv ancora oggi. Anche oggi si festeggia il giorno di camelia

 

 

motto numero 1        

   

 Barbara Delać, Katarina Knežević, Valentina Penda, Bojana Mračević

 

Classe VII – 2

                  Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro 

 

C’era una volta:scrivi una favola che abbia come protagonisti personaggi peculiari della tradizione della tua terra.

 

Uno dei piú importante persone della mia vitá sono la mia nonna e il mio nonno. Tutti I Natali io e le mie sorelle andavamo con la nostra famiglia in montagna da loro. Dopo la festa Natalizia, quando tutti andavano a dormire,la nostra nonna veniva da noi sul letto é cominciava a raccontare molto belle storie. Una delle più interessanti storie, da qui mi ricordo ancora allora,era la storia del ragazzo Todoro.

Lui era un buon ragazzo , però sfortunato lui ha avuto un triste destino. Ha lavorato in una fattoria dal re Victor Garibaldi.Todoro non ha mai saputo niente dei suoi genitori. Fin da ragazzo,lui era innamorata della principessa Katarina, la figlia del re Victor. Lei ha allevato gli stessi sentimenti per lui,ma questo amore non era possibile. Al ventesimo compleanno di Katarina, il re ha deciso a trovare un marito per la sua figlia. Alla festa sono invitati il re,e la regina del vicino stato. Todoro ha saputo che non ci riuscirà a diventare suo marito, ma pure ha provato con la maschera a conquistare la principessa e il re. La concorrenza era molto forte, però Todoro era pure il più buono di tutti, l’abito non fa il monaco. Il re ha ordinato che gli levano la maschera,e che lo potano via nel carcere. La regina del vicino stato,ha avuto un stramo sentimento,quando ha vista il medaglione intorno  il collo di Todoro. Lei ha capito,che lui era il suo figlio ,che e stato rapito da bambino .Accanto alle lacrime da gioca, é corsa nel suo abbraccio e gli ha dettá : “Figlio mio!Finalmente ti ho trovato!” La fortuna non avrà la fine, il re era felice perché sua famiglia si può sposare con Todoro.

Con questa novità le due state sono unite. Questa storia ha avuta la fine fortunata. Dopo questa storia della nostra nonna,noi come sempre dormivamo dolcemente,e tutti volevamo essere come la principessa Katarina.

 

 

motto amiche                    Iva Kernec, Nađa Mirković

 

         Classe VII – 3 

        Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

 

L’ acqua miracolosa

    Tanti anni fa, nella antica città di Cattaro che a quel tempo è stata la culla dei marinai e la città degli artigiani viveva un re che aveva un figlio unico. Il figlio era molto malato e soffriva da una malattia sconosciuta e di cui nessuno soffriva. Il re era molto sfortunato. Non esisteva un rimedio per lui, la morte gli suonava alla porta. Il re ha sentito che dall’ altra parte dalla montagna, vicino a Cattaro, vive un farmacista che era noto per le medicine che faceva da solo, dalle erbe e radici che trovava sulla montagna. Il re ha deciso di fargli una visita. Tra la gente si parlava che quel farmacista era il pio bravo nell’ ambiente ma nessuno gli sapeva il nome perché era un uomo un pò strano e viveva da solo. Quando il farmacista ha sentito la disgrazia del re subito ha cominciato a preparare la miracolosa medicina per suo figlio. Ha chiesto al re di portagli la incantevole acqua dal sorgente del cattarino fiume “Škurda“ e la foglia d` alloro che si poteva trovare solo a Perast. Come qualsiasi padre, il re farebbe del tutto solo di vedere suo figlio sano, e percio ha portato al farmacista tutto che gli serviva. Il farmacista ha fatto un miracoloso rimedio, ma ha detto al re che il rimedio deve stare dieci giorni nella fresca vortice acqua del sorgente “Gurdić“ perche solo così avrebbe effetto. Il re l`ha ascoltato. Dopo dieci giorni ha tirato fuori dal sorgente la medicina. Il figlio, appena ha bevuto il miracoloso liquido, subitto si e` alzato dall letto, sano come un pesce.

    Quando il re ha visto suo figlio così sano è andato dal farmacista per dargli tutto cio` che desidera, ma il farmacista era un uomo modesto, e non voleva il tesoro del re, solo aveva un desiderio... Desiderava che sua figlia Milica diventasse la moglie di Filip, il figlio del re. Cosi e` accaduto.

    Si sono sposati e vivevano felici tutta la vita. 

 

 

 

 

  

 

 

motto le cinque ragazze

 

Žarklina Iković, Nataša Knežević, Teodora  Baldić, Vladana Krivokapić, Aleksandra Djorić

 

                                                                                                               Classe VIII – 2

                                                                          Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

 

LA CANZONE DELLA CAMPANA AFFONDATA

 

Esiste un piccolo posto nel retroterra di Bocche di Cattaro, e si chiama Rose .

Rose ha una piccola leggenda, piccola però molto interessante.

Essa dice:

 Quando a Rose aprite la finestra a casa entrano strani suoni dal mare. Queste sono le onde che colpiscono le rocchie e viaggiano fino alla vecchia città Romana. La sera  dal pelago arrivano altre misteriose melodie, che derivano dei campani affondati. Tutto è cambiato durante  i secoli,  però  questo suono non si cambia .Molto tempo   fa quando non si scriveva ancora i pirati con le loro navi veloci hanno attaccato la Rose. L’ hanno derubata e hanno portato via le campane pesanti dal campanile della chiesa. Le campane con il suo scampanio radunavano la gente, li chiamavano all’ allarme e li hanno avvertito delle feste. I suoni si sono azzittiti quel giorno quando i pirati   le hanno portate via, le donne , i bambini stavano piangendo , e la maledizione dell’uomo più anziano di Rose risuonava. Lui ha voluto nella sua moccola che i pirati si affondassero insieme alle campane. La nave dei pirati con la preda si è mossa dal promontorio Ostro. La nave era stracarica perché le campane erano pesanti. Quando i pirati sono usciti al mare aperto ha cominciato a tirare un vento forte. La  nave si muoveva con  difficoltà. La guarnigione non era nella condizione buona e le vele alti si dovevano abbassare. Il vento è diventato più forte e  le campane si sono mosse. In pochi minuti tutto era distrutto. La nave con la preda e tutta la guarnigione si è trovata al fondo del mare. I pescatori raccontano che qualche volta al promontorio di Platamon nel mare , quando il tempo è bello si  possono vedere le  orma delle campane profondamente nell’acqua, e il suo scampanio si sente ancora.

  

 

 

 

 

                 motto spuntate

Marija Krivokapić, Ksenija Vuković,

 

 

                                             Classe VIII – 3

            Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

 

 

                           L’ORIGINE   DI    DOBROTA

 

 

     Noi due abitiamo a Cattaro,una vecchia città. Per questa città sono legate tante leggende,e noi vi racconteremo una di esse la quale descrive l’origine di Dobrota,una piccola località nelle vicinanze di Cattaro. Eccola..

    C’erano,una volta due amici,grandi viaggiatori che passavano il loro tempo vagabondando per il mondo. Avendo già visitato tutti i posti interessanti,sono arrivati in un posto alla costa del mare Adriatico. Erano stanchissimi dal lungo viaggio e si sono seduti su una roccia per riposarsi e rinfrescarsi un po’. Uno di loro si è mosso un po’ dalla parte e ha notato una lastra sulla quale c’era qualcosa scritto. Si sono avvicinati tutti e due e hanno guardato meglio. Il messaggio diceva: “Misura dieci lunghezze,prendi una zappa,fai il buco e ti fermi!”. Quando l’hanno letto,si sono chiesti cosa poteva significare questo. Erano confusi e sorpresi. In un momento si sono ricordati che potevano misurare dieci lunghezze di quella lastra e hanno fatto così. Quando hanno finito,hanno cominciato a scavare il buco nella terra e hanno trovato un cofanetto di legno. Hanno provato ad aprirlo,però all’improvviso,il cofanetto si è aperto da solo. Al suo fondo c’era una scritta che diceva”Questa e la bontà di tutti”.

     I due amici si sono guardati in sorpresa,non sapendo cosa fare. Non gli veniva niente in mente, però,poiché il messaggio assomigliava un voto,hanno deciso di restare in quel posto. Hanno costruito velocemente una capannuccia e sono andati a dormire. Durante la notte è successo qualcosa di strano. Dal cofanetto all’improvviso si è visto uno splendore incredibile. Si sono alzati prestissimo. Ci hanno trovato un nuovo messaggio che diceva “Desidera qualcosa prima di andare a dormire!”. Poiché erano poveri,loro due hanno desiderato una bella casa di pietra e una donna che  ci avrebbe vissuta. Non sperando troppo,sono tornati a dormire.

     Domani mattina,quando si sono svegliati,sono rimasti a bocca aperta. Davanti ai loro occhi si alzava un splendido palazzo bianco,e dalla finestra li guardava una donna bellissima. Si sono trasferiti nel palazzo e hanno cominciato una vita nuova e felice,nell’abbondanza. Da quel momento,ogni notte prima di dormire desideravano un’altra casa,che appariva prima dell’alba.

     Cosi è costruita “Dobrota”,una località vicino a Cattaro. 

 

 

 

 

motto La pasion 

Marko Janković, Jelena Parapid

                                               

Classe VIII – 4

                             Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

 

La Madonna del riso

 

         Un capitano di Perast quando ha visto l’entrata  nel golfo di Bocche di Cattaro era soddisfatto che aveva fatto un buon lavoro avendo portato li il suo carico. Pensava che il viaggio fosse finito anche se ci voleva ancora mezz'ora finché non si imbarcassero nel porto di origini. Credeva che non si potesse succedere niente di male. Il mare era piacevole e sul cielo non c’era nessuna nuvola. Il carico che portava sulla barca a vela era il riso  che il capitano pensava di vendere dopo. La compravendita era già organizzata con i mercanti locali. Nel momento quando potevano già  vedere  Perast il cielo si è coperto di nuvole e si è sollevato lo scirocco fortissimo.. Era ancora il pomeriggio ma è cominciato già a essere buio con la pioggia che si poteva vedere di solito in oceani ma mai nel golfo di Boche di Cattaro. Le spiagge e isole a Perast vi danno la possibilità di fare un manevro libero. Il capitano non poteva mostrare la sua creatività e forza nel combattimento contro questo tempaccio. A solo un centinaio di  metri dalla barca a vela da una e l'altra parte si poteva vedere la spiaggia, però a loro era troppo lontana.. Brutto tempo ha lanciato la barca sulle rocce sotto l’acqua, che l’hanno distrutta a pezzi e il capo non  poteva più controllare il volante .I naufraghi hanno chiamato l'aiuto. Queste chiamate di urgenza le hanno sentite i pescatori che si trovavano vicino. Hanno aiutato i naufraghi che si erano buttati in acqua . Presto, il tempo si è normalizzato. Quando il capitano aveva fatto un passaggio con la famiglia  vicino al posto dove è successo quello, ha detto che farà una chiesa come un ringrazio perché non c'erano dei morti in quell’incidente. Ovunque sulle spiagge  si trovavano i pacchi di riso,ce ne era anche nell’acqua,che per giorni dopo lo gettava fuori alla costa. Il Capo è stato alle promesse e ha costruito una chiesa. Ci ha messo anche la lanterna sul posto più pericoloso come il segnale per i marinai nel futuro, perché non si perdessero. Adesso davanti a Perast si trova una chiesa che  con la natura che si trova li crea un bel paesaggio per le foto. Il popolo di queste parti chiama questa chiesa la Santa Madonna del Riso perché proprio qui si è rotta in pezzi quella barca piena di riso.

 

m       motto Frigi

 

Classe I : Mateo Škrinjar, Piere Giovanni Bibalo

Classe  II : Michele Lakošeljac

 

Scuola Elementare Italiana Buie  Sezione Periferica di Verteneglio

 

C’era una volta…

C’era una volta a Verteneglio un contadino che si chiamava Ezio. Aveva tre vigneti e quattro uliveti, una stalla con nove mucche, le galline, le oche, le capre, un cavallo, i cani e un gatto.

Lavorava dalla mattina alla sera. Un giorno di primavera si sposò, la moglie si chiamava Nina.

La moglie lo aiutava nei lavori in campagna. Aveva due bellissimi figli: Edi e Filippo. I figli crescevano e aiutavano i loro genitori. La sua cantina era piena di pile di olio. Passarono gli anni, i figli diventarono adulti. Il contadino decise di donare tutti i suoi averi ai figli perché continuassero a lavorare nei campi.

I figli curavano i loro genitori ormai vecchi e ammalati. la moglie di Edi puliva la casa  a mezzogiorno portava il pranzo in campagna.

Edi e Filippo, lavorando, cantavano. Erano molto felici e si volevano bene. Volevano bene ai loro genitori perché li avevano cresciuti con amore.