PREMI SPECIALI

 

PREMIO SPECIALE

ASSOCIAZIONE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO

                                                                                                          Paolo Kercan  

 motto MUFFIN

   Classe I   Liceo Scientifico - Matematico Scuola Media Superiore Italiana Rovigno

Motivazione: questo tema, proveniente da Rovigno, è un perfetto spaccato del mondo variegato dell'Istria. Un mondo dalle molte anime che, nella mente dell'autore, diventa però "... una confusione babelica, un magazzino di diversi chip" in cui s'intrecciano  l'Istrioto e il Ciakavo, l'Italiano e il Croato... ed in cui fa capolino anche l'inglese. Una sfida per il nostro giovane autore che, ne siamo certi, riuscirà a far diventare questo mis mas una potenzialità da sfruttare e non un fardello da subire

Crescere bilingui, vantaggi e conseguenze 

  “Per bilinguismo s’intende l'uso o la capacità di parlare correntemente due lingue”, ho trovato scritto nel dizionario, però  secondo me non è così e non lo è neanche per molti miei compagni.  Essere bilingue è conoscere anche diverse culture e avere tolleranza dell’altro. Ciò avviene sicuramente qui da noi in Istria. Siamo bilingui in un ambiente bilingue. Molti di noi sono bilingui dalla nascita, è una nostra peculiarità.

C’è ci ritiene che il bilinguismo sia un dono, io lo ritengo più un problema, poiché la nostra mente e il nostro cuore sono bilingui.

 Vivo a Rovigno,   e proveniendo da una famiglia autoctona di pescatori uso l’istrioto con la mamma, con la sorella e il resto della famiglia materna quindi non una lingua ufficiale ma un dialetto. Con mio padre che proviene da una famiglia istriana di Villa di Rovigno, parlo il croato, anzi un dialetto „campagnolo“ čakavo.

 E la mia mente è un’ elastico, una confusione babelica, un magazzino di diversi chip che uso a seconda del destinatario della mia conversazione, o semplicemente li faccio andare, perché tanto gli amici o parenti essendo a loro volta bilingui capiscono comunque quello che voglio dire a prescindere dalla lingua o dal dialetto che uso

Ho sempre frequentato la scuola italiana, l'elementare prima, la media superiore ora, ma con la maggior parte degli amici parlo il croato. Però è sempre una lingua maccheronica con influenze dell’altre.

Da questa mescolanza di lingue non ce n’è una che parlo correttamente. Per esprimermi in italiano devo pensarci su parecchie volte prima di formulare una frase senza mescolare le lingue e la maggior parte delle volte trovo difficoltà ad esprimermi. Per non parlare poi di quando devo esprimermi ed esporre in croato, rischio di dire cose senza senso oppure faccio errori grammaticali, insomma non lego molto con i „padeži“ (casi), non ho un’adeguata ricchezza lessicale. Nella mia quotidianità mi viene naturale formulare frasi del tipo: “ Iero cior la ispričnica in Dom zdravlja”. Questa è la mia lingua bilingue naturale, come dicevo: nata con me.

Però tutto questo continuo alternarsi di lingue e parole a volte mi mette in imbarazzo e in alcuni casi mi isola pure dal gruppo se è formato da persone non bilingui.

Ricordo come fosse oggi di quando in quarta classe nel club di pallamano mi chiamavano „talijan“ e ciò mi faceva sentire escluso o diverso dagli altri da quelli della squadra.

 Certo, una persona bilingue non incontra solo aspetti negativi. Conoscere l'italiano, la lingua di mia madre, mi aiuterà nello studio poiché frequento una scuola con lingua d’insegnamento italiana, mi servirà per il lavoro o semplicemente in viaggio.

  Se mi impegnassi di più mi si aprirebbero alcune possibilità di lavoro come il traduttore o l'agente di viaggi, però sono possibilità che non fanno parte dei miei sogni nel cassetto.

Oltre all'Italiano e al Croato conosco pure l'Inglese, lingua globale, parlata in tutto il mondo, che potrebbe darmi una marcia in più nel campo della programmazione che mi attira molto. Ecco forse sono bilingue quando si tratta di questa terza lingua. 

Io non so ben definire se in questo momento il bilinguismo sia per me un vantaggio o fonte di confusione. Si dice che se si ha la competenza di parlare diverse lingue si vale di più come persona e in tal caso, a me,  mamma e papà hanno consentito di conoscerne due in modo attivo, la scuola me ne ha insegnata una terza e sicuramente un giorno questo potrebbe essere un vantaggio. Per ora so soltanto che devo migliorare il mio croato, lingua dell'ambiente, ed impegnarmi anche nell'italiano, lingua di mia madre e della scuola.


PREMIO SPECIALE

PERIODICO degli ESULI POLESANI EUROPEISTI “ISTRIA-EUROPA”

 Borna Zeljko  

       motto LUNA     

  Classe II a Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

Un altro confine sta per cadere: la Croazia nell'U.E. Prospettive e paure 

La Croazia sta combattendo e facendo del suo meglio per entrare nell'Unione Europea, perché secondo i politici si migliorerebbe la nostra situazione, si apporterebbero molti cambiamenti e si riceverebbero aiuti proficui dagli stati membri. Ma ricaveremo davvero solo profitto e vantaggi, o, sotto sotto, la scelta europeista comporterebbe anche dei sacrifici di cui spesso si tace?

Ci sono molti (per la maggior parte nazionalisti) che frenano l'Unione, non vogliono che la Croazia ne faccia parte perché ne evidenziano solo gli aspetti negativi, il che è sbagliato, esattamente come lo è l'esaltarne solo i lati positivi. Al mondo, niente è solo bianco o solo nero. Perciò, conviene sicuramente informarsi su tutto, e rimanere con i piedi per terra.

L'entrata nell' U.E., infatti, è auspicabile, ma non è una bacchetta magica che risolverà subito i nostri problemi. A tutt'oggi, l'Italia sta ancora adeguandosi ad alcune direttive U.E., e se non è un processo facile per uno stato così sviluppato, figuriamoci per la Croazia. Ma l'Europa s'impegna per il benessere dei suoi cittadini, ed è questa la cosa importante che non bisogna dimenticare. E, dopotutto, l'Unione fa la forza. Io sono pro Unione ma non sono accecata dalla mia scelta.

Conosco la gente del mio Paese. Ci convivo da anni. Far cambiare mentalità a gente così diversa, indirizzare tutti verso lo stesso cammino, è un' impresa difficile. Nessun popolo è composto da gente uguale, ma in Croazia le differenze sono, secondo me, ancora più evidenti. Un ragazzo di Zagabria non la penserà allo stesso modo di uno di Vukovar, ed entrambi, a loro volta, si differenzieranno molto, nella maggior parte delle cose, da un istriano. Questa è la dimostrazione di una profonda disomogeneità di vedute. Siamo uno Stato, ma neanche tanto. Perciò, per cominciare, abbiamo bisogno di fraternizzare. Dobbiamo abbracciare le novità, volere il cambiamento ed il progresso, ma anche metterli in atto! Di questo, però, non si preoccupa nessuno.

Il nostro è uno stato democratico, ma pare che alla fine pochi facciano fare alle masse quello che vogliono. Ma quest'oligarchia non può durare. Le rivoluzioni sono ormai strumento superato, le proteste non portano a niente. Ci troviamo in una situazione di stallo e tentiamo di uscirne in tutti i modi e, nel panico, forse neanche ci accorgiamo (o forse non vogliamo ammetterlo), stiamo sprofondando sempre di più. L'Unione Europea, qui, può darci una mano, e lo farebbe sicuramente. Ma noi continuiamo a guardarla con diffidenza. Il pensiero del „confine che sparisce“ spaventa i più, perché non sanno – o non credono – che l'U.E. tuteli ogni Stato, metta al primo posto la nazionalità e poi la cittadinanza europea (che comunque porta solo vantaggi), e che senza confini tutto sia piu' facile. L'omofobia, la xenofobia devono essere cancellate dalle nostre menti. Siamo un popolo che ha sofferto tanto, e sta soffrendo di nuovo, ancora, per diversi motivi. Ma dobbiamo provare ad avere fede e speranza nell'amicizia ed in un domani migliore che ci vengono offerti proprio dall' Unione. Nessuno, però, ce lo spiega; molti non pensano con la propria testa, si lasciano ipnotizzare dalla televisione e dal „sentito dire“ e fanno parte del gregge. Il gregge, però, non dovrebbe avere più connotazioni negative. È importante far parte della comunità, ma essa dev'essere cosciente di sé e dei propri diritti e doveri, non accettare passivamente le opinioni altrui ma ragionarci sopra. E si deve, infine, come ho già detto, avere fiducia. Perché siamo sì degli ammalati, però possiamo essere curati, se ce la mettiamo tutta.

La gente ha pure paura di perdere il lavoro e dell'aumento dei prezzi, ma ormai, a causa della crisi, siamo già in questa situazione. Seguendo i telegiornali raramente si sente qualche notizia positiva, e questo fatto fa cadere le persone in una specie di depressione, tanto che pensano che non riusciremo ad uscire da questo baratro. Bisognerebbe cercare di infondere un po di fiducia in loro.

C'è poi l’irrisolta questione del confine tra Croazia e Slovenia: la Slovenia vuole uno sbocco al mare, ma la Croazia non intende cederle il proprio territorio. E finché non si sblocca la questione, la Croazia non può sperare di entrare nell’U.E. Ma secondo me, la speranza si indebolisce comunque; è già passato, infatti, molto tempo da quando si era cominciato a parlare della nostra entrata nell’Unione. Ad alcuni piace scherzare dicendo che non ci entreremo mai, anche a causa della corruzione e della criminalità.  Ma molti lo pensano davvero. Insomma, sembra proprio che i cittadini non siano informati a riguardo e quanto dovrebbero esserlo, e perciò credono alla maggior parte delle cose che sentono, e che magari sono state inventate da qualcuno che voleva divertirsi e vedere in quanti gli daranno retta.

“E poi, quanto reggerà l’Unione Europea? Dopo quanto i rappresentanti degli stati membri cominceranno a volere qualcosa di più, ed ad opporsi ad ogni decisione o proposta U.E.?” Ho sentito porre anche domande di questo genere.

E siccome non mi interesso di politica e perciò ci capisco poco, non so più cosa pensare: l’Unione è un bene, un male o un bene effimero? Provo a consolarmi dicendomi che sono ancora giovane per preoccuparmi di certe cose a cui dovrebbero pensare solo i mei genitori e io invece mi dovrei divertire, finché posso. Ma non è possibile ignorarlo, in quanto ne parlano tutti; e, d’altra parte, è meglio essere informati su tutto, poiché l’ignorante soccombe, e risulta sempre perdente nel gioco chiamato vita.

Io spero nel nostro ingresso nell’Unione, e pure nella sua solidità, e lo farò fino all’ultimo; bisogna essere ottimisti e cercare sempre i lati positivi di ogni cosa, in modo da avere una vita più felice.

E anche se poi le nostre speranze non si avverano, beh, è un rischio che si può correre, no?


PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DI ALESSANDRO BORIS AMISICH

 Ivana Sissot  

 motto: IL LAMENTO EROICO  DEL CANTO DEL VENTO

   Classe IV  Ginnasio Generale  Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” Buie

Motivazione : per onorare la memoria del nostro amico musicista ci è sembrato giusto  premiare il tema che parla di Liszt, Chopin , Mozart e altri compositori da parte di una persona che li suona  e che ci racconta le sue emozioni quando si trova sul palcoscenico. Sono pensieri estemporanei di una musicista e l'elaborato risulta  molto bello anche se presenta qualche imprecisione di forma

Chiudo gli occhi e ascolto la musica di... 

Quando si da il via alla musica il mondo per un momento si ferma. Ma, paradossalmente, soltanto in quel preciso momento ci si rende conto di come vada avanti. È come un videogioco: se lo giochi in prima persona ti fai trascinare nella storia, ma se lo guardi mentre gioca qualcun'altro, noti mille particolari che normalmente ti sarebbero sfuggiti. Se metto le cuffie, faccio partire una delle mie canzoni preferite, è come se smettesi di esistere e diventassi pura energia. Esiste soltanto il mondo, che continua ad andare avanti, e la musica. Stare seduta in un angolo, da sola con la mia musica, e notare che il mondo continua ad andare avanti anche senza di me può sembrare un po' deprimente, ma invece c'è sempre qualcuno che mi sorride quando mi guardo in giro sentendomi invisibile, e li mi rendi conto che non sono affatto invisibile.

La musica è un biglietto di sola andata per il mondo della fantasia. Quando parte la musica niente mi impedisce di vagare con la mente, toccando luoghi esotici, cime nevose o addirittura le stelle. Con la musica la vita diventa un musical dove l'attore principale sono io, che con le mie scelte e le mie decisioni determino il finale.

La musica è tutto: può tirarmi su di morale o può farmi ratristire, può farmi gioire o piangere. Bisogna usarla con cautela, come i medicinali, che se usati meglio fanno stare bene. Per un attimo può farmi dimenticare i problemi, oppure crearmeli.

Come adesso. Siedo al pianoforte e cerco di imparare a suonare un valzer di Chopin. Finché la suono ad una velocità relativamente lenta, non c'è problema, ma poi mi lascio trasportare dalla melodia, gli occhi non vedono più le note, le mani continuano da sole, l'unica cosa di cui sono consapevole è il freddo dei tasti contro le dita e il suono dolce delle note. Automaticamente la velocità aumenta e aumentano i problemi. In quel momento o posso demoralizzarmi e arrendermi o posso continuare a provare e provare, e provare fino a quando non riuscirò a suonare come voglio. È una prova di fede verso la musica: se sono determinata posso fare tutto ciò che voglio, anche suonare Liszt e Mozart; se mi lascio abbattere al primo ostacolo, non ce la farò mai. Il segreto è provare ed avere moltissima pazienza. Un po' come in tutte le cose.

            Appena faccio partire „La campanella“ di Liszt, in me nascono sentimenti contrastanti: gioia, un'euforia tale che potrei sollevare una macchina con una mano, ma anche tristezza. Sono oramai undici anni che suono però non riesco ancora a suonare un brano di Liszt, il mio compositore preferito in assoluto. Questo mi butta giù di morale, ma non demordo. Continuo a suonare, ogni giorno, da Chopin a Mozart, Haydn e anche Joplin, fino a quando non sarò abbastanza brava per suonare il mio brano preferito. Una delle poche cose certe della mia vita è che se voglio posso ottenere quello che voglio. Il problema è che certe volte mi scordo di questo e mi lascio prendere dalla tristezza. Ma basta una sola canzone per far tornare la sicurezza. Però deve essere una canzone energetica, forte, una di quelle che riesce a farmi scatenare anche nei giorni più bui.

Perché è bella la musica? Perché fa dimenticare i problemi, da colore alle giornate grigie, perché è lo zucchero nel caffé, cioè addolcisce ogni cosa. Perché è come un fuoco che brucia dentro, partendo dal cuore, arrivando al cervello e al resto del corpo. Perché è più forte di ogni droga e di qualsiasi alcolico, ti fa scatenare, ti fa desiderare che il tempo non passi mai, ti da un'energia pura. La musica èla vera droga daui tutti sono dipendenti, ma di questo non dobbiamo sentirci in colpa, anzi, dobbiamo esserne ogogliosi! La musica ècome un fiume in un campo arido, dove porta la vita. Allo stesso modo, come un fiume, una semplice melodia porta nella mia mente l'ispirazione. Così come il fiume fa nascere nuovi organismi, la musica fa nascere nuove idee, a volte brillanti, a volte stupide, ma pur sempre idee.

            Perché la musica coinvolge? Perchè si trova ovunque, perchè ci riconosciamo nei testi delle canzoni, perchè fa evocare ricordi apparentemente a caso. A volte, ascoltando la pioggia e il rumore delle goccie sulle foglie posso riconoscere qualche melodia e basta questo per farmi sorridere. La musica mi coinvolge perché mi abbraccia e mi porta nella sua dimensione, dove tutto può succedere.

            Basta chiudere gli occhi per un attimo e mi porta lontano. In boschi incantati tra gli elfi e i folletti, o spiagge esotiche con la sabbia bianca e un sole splendente. Può portarmi tra guerieri leggendari, in epiche battaglie con draghi e principesse in pericolo, o in discoteche per vip con io al centro della sala e tutti gli occhi puntati su di me. Posso diventare una regina o una diva del cinema. Con la musica e un po' di fantasia tutto è possibile.

            Quando suono un pezzo, anche se sono su un palcoscenico davanti a tante persone, mi abbandono alla musica e non esiste più il palco ed il pubblico, ma soltanto io, lo strumento e un mondo nuovo. Le canzoni evocano in me immagini mai viste, tipo prati verdi accarezzati dal vento, e io mi diverto a supporre che quelle immagini siano i pensieri del compositore al momento della nascita di quel brano. Cioè i pensieri del compositore rimangono impressi nella melodia,  o nello spartito, e quando io suono quel pezzo i suoi ricordi mi pervadono. Non so se sia vero, dubito, però mi piace pensarlo. Mi fa sentire più vicino al compositore. Mi piace anche pensare che così come come un compositore lascia un pezzo di se in quel componimento, allo stesso modo anch'io lascio un pezzo di me in quell'opera. In questo modo una canzone potrebbe contenere i ricordi e i sogni di tutti quelli che hanno suonato quel brano.

            Tutto questo mi fa desiderare ardentemente di conoscere il compositore, di scoprire cosa pensava quando compose quel pezzo, perché proprio quel sol bemolle, che secondo me stona, invece di un sol naturale. Purtroppo la maggior parte dei miei compositori sono morti da molto tempo e questo mi fa pentire di vivere in questo periodo, e non un centinaio di anni prima.

            Quando ascolto un brano di Liszt, Mozart, Beethoven o di Haydn, me li immagino seduti al loro strumento impegnati a comporre quel pezzo, a mettere assieme suoni apparentemente a caso per creare una melodia che rimarrà eterna, sempre giovane. Immortale. Quando ascolto qualche gruppo contemporaneo come i Rhapsody of Fire, i Nightwish, gli Epica o i Luca Turillis' Dreamquest, gruppi che stimo molto, mi immagino il cantante e le cantanti mentre provano e provano in uno studio di registrazione, dove la loro voce verrà cristallizzata, conservata per sempre, e mi immagino i chitarristi a provare e migliorare i lori assoli, i bassisti pizzicare le corde, i batteristi a sfogare la loro energia sulla batteria e i tastieristi a cercare l'accompagnamento perfetto. Poi li vedo su di un palco davanti a centinaia di persone, che mostrano al loro pubblico con gioia il frutto del loro duro lavoro. E io immagino di essere li, davanti a loro, assieme con tanti altri fan sconosciuti, ma per un certo verso conosciuti perché tutti noi apprezziamo quella stessa musica, tutti conosciamo a memoria quei testi e tutti li acclamiamo elevandoli a nostri idoli. E poi mi immagino di essere riconosciuta da uno di loro, da quei idoli che io tanto adoro, da quelle menti che hanno partorito quei testi e quelle melodie. Chi non sogna di incontrare il proprio idolo musicale?

            Il belo delle canzoni è che nella loro melodia conservano un pezzo di un mio ricordo. Quando ascolto una canzone e faccio qualcosa di importante per me, o qualcosa di particolare, un pezzo di quel momento rimane impresso nella melodia e quando la riascolto dopo tanto tempo quel pezzo riemerge e non mi fa proprio ricordare tutto quel momento, ma soltanto un attimo, un paio di fotogrammi. Un tramonto, una foresta, un bacio, una rosa...qualsiasi cosa. E quel pezzo, seppur piccolo, riesce a farmi provare emozioni di tutta una vita, emozioni che non ricordavo di aver provato.

            Ascoltando i testi delle canzoni mi immagino le scene che raccontano: una rosa rossa che diventa nera a causa della crudeltà degli uomini, un drago che vola nell'alto dei cieli in tutto il suo splendore, una luna viola, la pioggia che cade...e mi chiedo perché hanno scelto proprio quel particolare, perché proprio viola e non rossa, o blu, perché proprio un drago e non un'acquila... Tutti questi pensieri mi spingono a conoscere tutto sul compositore per capire la sua mente, per capire cosa lo ha spinto a fare quelle scelte, se quei insulsi dettagli hanno un significato speciale per loro. Tutto questo crea una connessione tra compositore e fan, che loro sanno che esiste e da quello, spero, traggono la forza per continuare a comporre, mentre per noi fan è qualcosa di speciale, quasi mistico, che lega il nostro essere con i nostri miti.

            A causa di questo legame continuo a chiedermi cosa i compositori provano quando ricevono una critica. Cosa provano quando qualcuno critica il loro lungo lavoro. È difficile accettare una critica, ma è ancora più difficile trasformare quella critica negativa in qualcosa di positivo, come uno spunto per migliorarsi e per migliorare la propria musica. Questo differenzia sostanzialmente i musicisti „star“ dai veri artisti. Le „star“ non sopportano le critiche, giudicano i critici come „ignoranti“ e continuano per la loro strada. I veri artisti usano le critiche per migliorare. Sanno separare le critiche che nascono dall'invidia dalle vere critiche. Ed è proprio quest'ultima che li spinge ad analizzare il loro lavoro da un'altro punto di vista per capire se e dove hanno sbagliato. Me li immagino così, tutti concentrati ad ascoltare la loro musica e discutendo sulle parti sbagliate o su quelle da migliorare, quando leggo una critica.

            Ogni persona, non soltanto i musicisti, dovrebbe fare così. Tutti noi dovremmo fare tesoro delle critiche per migliorare il nostro lavoro ma prima di tutto noi stessi.

            La musica, criticata o non criticata, èqualcosa di sacro. La musica è qualcosa di universale, una lingua unica che tutti comprendono. Il mio aforisma preferito dice „un giorno anche la guerra s'inchinerà al suono di una chitarra“ e quel giorno arriverà quando tutti noi, come le centinaia di fan ad un concerto, inizieremo a pensare cosa abbiamo in comune, invece di cosa abbiamo di diverso.


PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DEL CAPITANO ANTONIO (TONCI) NEUMANN

                                                                                                   Sebastian Horvat

motto: AMICO UOMO

  Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  

 Motivazione: è stata scelta questa bella lettera ad un amico straniero  per onorare il ricordo dell' amico Tonci Neumann , scomparso da poco, dopo averci deliziato con i suoi racconti di viaggio e di memoria,  perché ci sembra il più adatto a esprimere il senso dell'avventura misto al bisogno di meditazione che animava anche il nostro esule fiumano .

SCRIVI UNA LETTERA AD UN AMICO STRANIERO IMMAGINARIO E RACCONTAGLI QUELLO CHE TI PARE

Caro amico sconosciuto,

non ti conosco, no so quale sia il tuo nome, le tue abitudini, i sogni che forse ti portano in un mondo migliore. Non ti conosco affatto eppure ti sento vicino. Sembra strano e irrazionale? Ecco, mi capita a volte di avere simili sensazioni con persone che non ho mai visto prima e invece mi sento isolato e estraneo tra i più cari amici o i compagni di classe. Loro sono spensierati, pieni di gioia, mentre chiacchierano delle ultime novità di tecnologia elettronica, dei telefonini che ti stanno sul palmo della mano, sottilissimi, leggeri, sembrano fatti di piuma e tanto potenti che ormai già da tempo hanno perso il loro ruolo primario:quello di comunicare e di farsi sentire.

Così, ti dico, capita qualche volta che in mezzo al rumore dei miei simpaticissimi compagni mi allontani, cercando le immagini di un mondo che conosco dalla televisione, dalle notizie del telegiornale legate alla fame, alle malattie, alle dittature, alle guerre, alla morte, alle tragedie. Io sono soltanto un quattordicenne comune, che non si distingue per niente dagli altri ragazzi europei e non arrivo a spiegarmi le cause di tutto ciò.

Un giorno, girando per Internet, ho trovato una poesia (devo dirti che non è che mi piacciano le poesie e neppure tutte quelle strane letture d' obbligo le quali, secondo mia mamma „sono importanti per la mia cultura generale") però dico, questa poesia girava in Internet e così l' ho letta perché l' aveva scritta un bambino africano per tutti i bambini che hanno il privilegio di essere bianchi. Mi affascinò tanto il gioco delle parole e dei colori, tramite cui, in un modo semplice e efficace attribuì i cambiamenti della colorazione del viso umano ai diversi momenti della nostra vita: il roseo del neonato, il rosso del bruciato dal sole, il blu del freddoloso, il verde dell' ammalato, il grigio della morte. L' uomo di colore invece rimane sempre nero ed è qua che sta l' assurdità della definizione della razza di colore rispetto ai bianchi e il contrasto di un mondo poco obiettivo,creato in base agli interessi della razza.

Qualche volta ti vedo sugli enormi cartelloni pubblicitari colorati della Benetton, fai parte di una cerchia di ragazzi spensierati, vivaci, vestiti bene e ben nutriti. A me piace, invece, immaginarti immerso nel tuo verde prato delle foreste, bagnato dalle piogge pulite e sane, o sotto il sole ardente, mentre scendi al fiume per fare qualche bagno. Sei un bambino curioso, impari cercando le risposte nel mondo che ti circonda, a volte crudele ed estremo, a volte piacevole e mite. Forse ti piacciono i libri, quei pochi che riesci ad avere, ti emozioni quando trovi le parole che sembrano le stesse tue parole, cerchi di memorizzarle e frequenti con grande gioia quelle lezioni improvvisate tenute all' aperto con delle tavolette in mano e con un grande stupore negli occhi.

È qui che io trovo la grande differenza tra noi due che non ha niente a che fare con il colore del viso. Questa tua curiosità io non ce l' ho, neppure il desiderio di scoprire da solo il mondo che mi circonda, non mi affascinano le fatiche, voglio raggiungere i miei obiettivi senza grandi sforzi. Voglio godere le bellezze del mondo e penso che ne abbia pieno diritto. Ho tantissimi libri a casa o nelle biblioteche, però mi interessa di più il mondo virtuale colorato e passivo dei videogiochi e di Internet. Sono un ragazzo allegro e felice, ma devo ammettere che a volte questa felicità dipende dalla quantità di cose che mi circondano e che mi permettono di sentirmi a mio agio tra i miei compagni. Mia mamma dice spesso che abbiamo perso il legame con la terra che ci nutre e che prima o poi sentiremo questo grande errore.
Spero che quella volta sarai lì, fermo ad aspettarmi e che così finalmente si realizzerà il messaggio pubblicitario che ci parla dei colori uniti.


PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO :

                 Per le scuole elementari:

                                                                                                            Alen Hujić

   motto: SUPERSTAR    

  Classe V Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume  

Motivazione: in un italiano corretto e curato,lo svolgimento mette in gioco qualcosa che compete all'universo giovanile. Il sognare di essere un personaggio diverso dalla propria persona appartiene a questa visione e risulta il frammento di quella fantasia che capovolge una giornata normale in una straordinaria, ma quello stesso specchio che aveva creato l'illusione riporta il nostro amico alla realtà che, in fin dei conti, non gli dispiace per niente , anche per la sua risata supercontagiosa.

„IO ALLO SPECCHIO, COME SONO E COME VORREI ESSERE“

        Un giorno dello scorso mese mi sono svegliato di buonumore. Sono saltato giù dal letto e, mentre lavavo i denti, mi sono guardato allo specchio e mi sono immaginato con una chitarra in mano. Ho preso una rincorsa e, come un indiavolato, mi sono lanciato sul letto ancora disfatto. Fantasticavo di essere ad un concerto rock: mi dimenavo, muovevo la chitarra in tutte le direzioni, m'inginnocchiavo, scuotevo la testa, agitavo i capelli... Ero una star!    Dopo un po' mi sono buttato giù dal letto e, saltellando con un solo piede, ho raggiunto lo specchio più grande, in mezzo al corridoio. Lì mi sono fermato e ho cominciato ad osservarmi. In casa non c'era nessuno e  regnava il silenzio. Ad un tratto, come per miracolo, i miei capelli si sono allungati. Mi sono sorpreso talmente tanto che ho fatto un balzo indietro. Quando mi sono nuovamente avvicinato allo specchio le mie gambe hanno iniziato a muoversi, come quelle di un famoso cantante. Nonostante mi sforzassi, non riuscivo ricordare il suo nome... Dopodiché, anche le mani hanno iniziato a seguire lo stesso ritmo dei piedi. Stavo ballando il moonwalking! Ma certo! Ero Michael Jackson!                     

 Mamma mia, che sensazione. Mi piaceva tanto e volevo restare così per sempre. Desideravo continuare a fare quelle fantastiche piroette, quei movimenti inimitabili... Purtroppo però, dopo poco tempo, tutto si è fermato: le mie gambe, le mie mani. Anche i capelli sono ritornati come prima. Tristissimo, sono rimasto immobile, davanti a quello specchio che mi aveva fatto sognare. Mi guardavo e cercavo delle risposte. Poi ho capito: era stata in'illusione. Così, sconsolato, sono andato in bagno per finire di lavare i denti. Durante tutto quel giorno ho ritentato più volte lo stesso esperimento, ma rimanevo sempre io, Alen.

 Ad un certo punto, guardandomi meglio, mi sono reso conto che non poteva essere diversamente: non potevo essere qualcun altro. Io sono io. E sapete cosa vi dico? Va bene così. Non saprò ballare come Michael, ma i miei occhi luccicano quando sono contento e ho una risata supercontagiosa.  Grazie specchio!

 


 

                Per le scuole superiori:

 

   Martina Sanković 

motto: LA TALIJANKA DI FIUME 

   Classe III m Scuola Media Superiore Italiana Fiume 

Motivazione: l'elaborato evidenzia, con ricchezza di immagini e stati d'animo, la ricchezza del bilinguismo e l'incomprensione di una strana umanità che ci vorrebbe dividere in compartimenti stagni e teme il confronto culturale con altre nazionalità. Molto buona la padronanza linguistica che le permette di esprimere stati d'animo complessi e sofferti 

CRESCERE BILINGUI

 CASO 1:

Persona 1: „Che scuola frequenti?“

Persona 2: „Liceo scientifico-matematico..“

Persona 1: „..Hai voglia...e con quanto passi?“

Persona 2: „Con l' ottimo...perché?“

Persona 1: „L'ottimo? ... Ah, sì, ma tu frequenti quella scuola italiana... Anch' io prenderei l' ottimo se frequentassi la vostra scuola... Dato che da voi è tutto più facile, perché siete italiani, vero?“

Persona 2: (Furore e  rabbia incredibile si accumulano, ma le parole quando servono non arrivano, e tra tutte le più fantasiose bestemmie che mi passano per la mente, non gliene dico neanche una. Meglio darsi una calmata, tanto non capirà lo stesso)

„Però, sai, NOI scriviamo anche l' esame di lingua e letteratura italiana alla maturità di stato- abbiamo una materia in più rispetto a VOI, quindi la nostra scuola non può essere più facile. Inoltre, l' esame di croato è uguale a quello che scrivete VOI.“

Persona 1: „Ma sì, sì... Tanto da voi è tutto più facile.“

Persona 2: „ ??????? !!!!!!! “ 

CASO 2:

Persona 1: „Di dove sei?“

Persona 2: „Come di dove sono? Sono di qua... Di Fiume“

Persona 1: „Sì, ma, i tuoi parenti saranno pur dovuti venire da qualche parte se parli l' italiano in Croazia...“

Persona 2: „Ecco, vedi, i miei parenti sono sempre stati qua. Non sono venuti proprio da nessunissima parte. I tuoi, piuttosto?“

Persona 1: „ No, no , i miei sono anche di qui... Quindi voi siete venuti coi fascisti?“

 CASO 3:

Persona 1: „Cantavamo la canzonetta „Ptičica na vrbi“, hai presente? „

Persona 2: „Perdonami la mia ignoranza però ,purtroppo, no, non ho presente.“

Persona 1: „Che cosa? Ma questo è cultura generale!! Come fai a non averla sentita?? Ma che cosa cantavi tu da piccola??“

Persona 2: „Cantavo 'Canta la gallina coccodé perché ha fatto l' uovo coccodé' e simili, ma ne so anche qualcuna in croato... E' solo che non le so tutte... Non che voglia fare il dottorato sulle canzoni per bambini, sai.“ (tono ancora sempre scherzoso, con una certa quiete)

Persona 1: „(...)Inoltre, mi stupisce che tu non conosca le opere di Ignjat Đurđević!  „

Persona 2: „Sì, caro, ma intanto so chi è Beccaria e nel contempo so anche che la Matica Hrvatska è stata fondata nel 1483. Quindi, non rompere e non mi dare della scema.“ (tono ormai alquanto scocciato dalla serietà dell’ amico)

Persona 1: „Io credo solo che tu vivi qui e dovresti sapere quello che succede da queste parti, mentre l' Italia lasciala agli italiani.“     

             In Italia ti chiedono che cosa ci fai in Croazia. In Croazia ti chiedono perché non 'torni' in Italia. E tu, a ripetere ogni santissima volta la stessa identica storia, a persone che non capiscono la risposta- forse perché non vogliono, forse perché non gli interessa.

E così, in Croazia ti criticano per gli sbagli grammaticali che fai nella lingua parlata e in Italia ti dicono che „ci hai l' accento slavo „ .

E' brutto cominciare a parlare di un argomento partendo subito dai lati negativi, però è proprio così che ci si sente a momenti ad essere bilingui- ci si sente persi, soli.

Sono contenta di avere un sapere bilingue, di essere legata un po' a entrambi gli stati, di avere 'due case'... Ma c'è sempre gente in giro che mi fa sentire come se non ne avessi neanche una. E' come se mi privassero di quello che percepisco e sento come 'mio'.

            Leggendo le parole dette sopra dalla 'Persona 1' si potrebbe pensare che si riferiscano sempre a una stessa persona. Ma non è così. Frasi del genere le ho (e le abbiamo) sentite da molta, troppa gente, appartente a molte differenti categorie: da stupidi a intelligenti, da egoisti ad altruisti. Quindi il problema non sta nella persona bensì nella società. Nei miei 16 anni di vita credo di non aver trovato un solo italiano o un solo croato che mi dica 'Ah sì, so di cosa stai parlando, capisco di dove sei.'. Perché la gente non sa. E fino ad un certo punto non ne ha nessuna colpa, perché nessuno glielo ha mai insegnato.

E' difficile essere privati un po' della propria identità. Da piccola non capivo neanch' io perché perlo l' italiano e vivo in Croazia e per questo motivo quando la gente me lo chiedeva dicevo di venire dall' Italia (alludendo ai parenti che vivono a Perugia e a Udine, che però, a mia insaputa, sono esuli). Crescendo mi sono interessata in questione e tra i racconti dei famigliari ed il libro di Ramous, nel quale è descritto bene 'chi siamo', ho cominciato a capire. Era un passo in avanti, però è un po' come la questione delle vie: 'perché conoscere i nomi delle vie se poi la società che ti circonda non li sa e si finisce con l' orientarsi con i nomi dei supermarket e dei caffé bar?'. Tu sai la tua storia, ma gli altri non la capiscono. Gridare, accerchiati da sordi. E urlare, non aver più voce ma tenare (e ritentare) di farsi sentire.

Se poi invece ci chiudiamo, come del resto fanno gli altri, nel proprio guscio e nell' ambiente stretto che ci circonda, essere bilingui è fantastico. Quando sai per te, e non per gli altri... E conosci due lingue, e riesci a 'pensare' sia nell' una che nell' altra, ad esprimerti in modo sciolto ad una più ampia fascia di gente. Si ha più opportunità di conoscere gente diversa, con abitudini diverse... E poi, in fin dei conti, se a qualcuno ci tieni e se instauri rapporti di vera amicizia, per l' altro miracolosamente non diventa un problema comprenderti.

La differenza sta nel fatto che questo vuole comprenderti. La mia migliore amica, che conosco già da nove anni e più, non si permette commentini cattivi sulla nazionalità né domande lagnose e stressanti. Per lei sono la 'talijanka di Fiume' (trad. libera- l'italiana di Fiume) e basta. Corresse per tutti questi anni eventuali sbagli di lingua durante le intime confidenze, per aiutare, non per criticare. E io d'altro canto corressi i suoi errori nella lingua inglese, che non amava tanto studiare.

Ed ecco un altro vantaggio dei bilingui: poter apprendere le lingue straniere con più facilità, essendo abituati ad 'imparare' in continuazione. Sì, perché insomma, in sostanza una è la lingua che parliamo a casa, che usiamo più spesso, che conosciamo meglio...Però d'altro canto c'è sempre un motivo per cui dobbiamo conoscere bene anche l'altra (ad esempio se i genitori hanno due lingue materne diverse e per parlare con i nonni bisogna esprimersi bene anche nella seconda lingua a causa del legame affettivo). Di conseguenza, si apprende in continuazione, perché parlare correttamente e fluentemente una lingua è relativamente complesso, figuriamoci parlarne due! Più lingue conosciamo, più opportunità abbiamo: sia nel campo del sapere che nel campo della socializzazione. 

            E così volo sopra le parole, sopra tutte le persone, sopra quella convinzione di avere la verità...(Povia) e spero che un giorno l'educazione, la civiltà, ma soprattutto l'amore tra le persone possa superare i dialoghi che ho riporato all'inizio. Forse i miei figli, un giorno, non dovranno più rispondere a quesiti di quel genere, forse saranno semplicemente cittadini di un mondo...migliore, figli di una buona e più giusta umanità (Eros).


PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO :

 

                                                                                                       Elena Mušković  

 motto BAMBOLA

  Classe I a Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

Motivazione: il tema presenta uno spaccato , molto ben scritto e descritto, della situazione linguistica e culturale nella Pola di oggi con richiami molto interessanti ai precedenti impersonati da nonni e bisnonni di tutte le etnie e culture che popolano la città. La concorrente sviscera a fondo la tematica del bilinguismo , chiarendo la sua posizione in proposito in modo esemplare e giudizioso. Brava!

Crescere bilingui, vantaggi e conseguenze  

Ai vantaggi e alle conseguenze del bilinguismo, sinceramente, non ci avevo mai pensato, probabilmente perché per me, come per la maggior parte  della gente di confine, è un fenomeno del tutto naturale.

Per molto tempo, da un punto di vista pedagogico, il bilinguismo è stato visto come fonte di interferenza nell´apprendimento. Oggi fortunatamente il rifiuto del bilinguismo è ormai quasi del tutto superato di fronte agli evidenti vantaggi, tra cui sembra provato un uso precoce di strategie e abilità metalinguistiche. Posso quindi dichiarare di essere felicemente bilingue, sono fiera di esserlo.

Nel mio caso si parla di bilinguismo precoce. Infatti , all´età da 1-3 anni, ho acquisito simultaneamente la parlata dialettale istroveneta italiana, quella di mia madre, e la parlata dialettale ciacava (ćakava) croata, quella di mio padre.  Alcune mie compagne  di scuola sono nate e cresciute diversamente bilingui, indipendentemente dalle località di provenienza e dai vari dialetti italiani parlati a Gallesano, Sissano, Dignano, Rovigno e via di seguito. La lingua italiana letteraria l’abbiamo imparata a scuola, la parliamo e la scriviamo a scuola e, all’occasione, con gli italiani che non conoscono il nostro dialetto.

  Certo che essere bilingui è un grande vantaggio, come d´altronde sapere tante lingue straniere. Perché dovremmo studiare le lingue morte, latino e greco, e le lingue straniere se non ci fossero grandi vantaggi nel conoscerle?  È ovvio che crescere bilingui, magari nella doppia parlata dialettale, facilita molto lo studio delle corrispondenti lingue letterarie. Il nostro bilinguismo italiano-croato o viceversa,  comprende due lingue di ceppo linguistico molto differente, per cui risulta maggiormente vantaggioso: ci facilita la comprensione e lo studio delle altre lingue di origine neolatina, come pure tutte quelle di ceppo slavo. Non c´è bisogno di sottolineare  che la conoscenza delle lingue potrebbe risultare determinante nella scelta degli studi futuri e della professione.” Più lingue sai e più vali”, così mi è stato insegnato e ci vuole poco ad essere d’accordo con il detto.

Ho sentito storie di nostri parenti e amici che non erano nati e cresciuti bilingui e che  a loro tempo si sono trovati in difficoltà a causa della non conoscenza di una lingua.

Molti anni fa, ormai oltre mezzo secolo, molti polesani parlavano solo il dialetto italiano. Quindi sia anziani  che giovani hanno dovuto affrontare problemi seri sui vari posti di lavoro e particolarmente a scuola. Bambini che non conoscevano il croato, dovevano frequentare le scuole croate. Quelli che frequentavano le elementari italiane potevano continuare gli studi  solo nelle scuole superiori croate. Molti, magari non imparando mai bene il croato,riuscirono a ultimare gli sudi, grazie alla comprensione dei professori che chiudevano tutti e due gli occhi per quanto riguarda l’espressione orale e scritta in lingua croata. Altri invece preferirono rinunciare agli studi, proprio perché impediti dall’insufficiente conoscenza del croato.         

Oggi  a Pola le persone bilingui sono molto numerose; molte sono nate e cresciute bilingui, altre sono diventate bilingui. Gli italiani hanno imparato più o meno bene il croato; i croati e le persone di altra nazionalità dell’ex Jugoslavia, arrivati a Pola, hanno imparato più o meno bene l’italiano. Questi concittadini più anziani non hanno studiato l’altra lingua a scuola, ma l’hanno appresa nella vita di ogni giorno,  al lavoro, in strada, con amici e conoscenti, tra innamorati, poi fidanzati e poi coniugi e poi... chi più ne ha, più ne metta. Bisogna tener quindi conto del fatto che lo sviluppo del linguaggio, e quindi del bilinguismo, è uno dei numerosi aspetti del processo di socializzazione attraverso il quale l´individuo diviene  membro di un dato gruppo sociale. La lingua è, infatti, una fondamentale componente dell'identità sociale e culturale dell'individuo, ed, allo stesso tempo, un indicatore dell'appartenenza ad un dato gruppo sociale in situazione di lingue in contatto. 

Mia bisnonna,  la mamma del papà di mia mamma, parla solo l’italiano e capisce solo qualche parola di croato. L’altra mia bisnonna, la mamma della mamma di mia mamma, nata e vissuta fino a qualche anno fa in una ridente cittadina del litorale croato, a qualche chilometro da Fiume,d´altronde parla solo il croato e capisce qualche parola di italiano. Ambedue hanno superato la veneranda età degli ottantacinque anni ed è interessante ascoltarle quando se le raccontano comunicando ognuna nella propria lingua materna: il dialetto istroveneto e rispettivamente il dialetto ciacavo, intercalando ogni tanto, per pura cortesia reciproca, parole estranee alla loro parlata e delle quali conoscono vagamente il significato:

            - Come va Vita? Beati i oci che La vedi.

- Dobro, dobro, me fa mal poco gambe, ali je dobro.

      - Eh, anche mi go problemi con la presion, come se dixi... imam tlak.

Tra loro comunicano in un  bilinguismo particolare: due lingue e nessuna lingua.

La mamma del nonno, fino alla metà degli anni cinquanta, quando ancora lavorava al cantiere navale, non aveva bisogno di sapere il croato, la nuova lingua, poiché l’italiano lo parlavano tutti. Poi, diventata casalinga, ha usato sempre il suo dialetto e si è fatta capire, “tambascando”, come dice lei, qualche parola di croato quando era indispensabile.

Quando vado da lei, la provoco pregandola di farmi un čaj (čaj = tè). Mi risponde inevitabilmente che in casa ha vari tipi di tè, ma nessun tipo di “ciai”, che per bere il “ciai” devo andare in qualche kafić  ( bar). Però, l'ho sentita comunque dire: „Go ciapà el rješenje˝, oppure „Me servi la uputnica del dotor˝ (ho ricevuto il decreto…ho bisogno dell'impegnativa del medico).

L’altra mia bisnonna da qualche anno vive con i miei nonni materni che parlano tra loro in italiano, ma  lei ,che sente poco e capisce ancor meno , è tagliata fuori dai loro discorsi e ogni tanto, curiosa come tutte le donne, sbotta: “Niš vas ne ruzumen, kad samo talijanski govorite.” (Non capisco niente se parlate solo in italiano). Povera nonna, se fosse cresciuta bilingue...

Mio nonno materno,invece, è diventato bilingue, completamente bilingue, se si considera l’ortografia e la grammatica croata, però, assolutamente stonato nella pronuncia di determinate voci, parole ed espressioni in lingua croata tanto che mi viene da ridere quando le  pronuncia. Lui sa di non parlare bene ed è per questo che non gli piace dover parlare in pubblico. Ha incominciato a imparare il croato a scuola, in quarta classe, quando aveva già dieci anni e  dice che prima non gli serviva perché quando era bambino e ragazzo erano i ragazzi croati, provenienti dall’interno, a imparare presto l’italiano per inserirsi nei giochi e mi fa sempre l’esempio di Edo, un bambino arrivato dalla Bosnia nel ’48 o ’49. Nel grande cortile del  condominio dove abitavano, Edo, non capendo la lingua se ne stava in disparte, seduto sul muretto ciondolando le gambe ma con l’orecchio teso per sentire e cercar di capire. Da adulto parlava meglio e più volentieri l’italiano che il croato.

Quando discorro con mio nonno devo stare attenta a non mescolare l’italiano e il croato, cosa che spesso mi viene spontanea, se penso in italiano e parlo in croato o viceversa. Quando mi capita di buttare qualche parola croata nella lingua italiana, ma anche viceversa, mi sento immancabilmente rimproverare: “Ti parli come un libro sbregà, parla o ben talian o ben crovato, ma no parlar in ‘sta maniera che no so che lingua che xe”.

Quando il nonno e la nonna si sono conosciuti, nel lontano 1963, lei, che frequentava la scuola di economia a Pola, parlava solo il croato. Poi si sono sposati e per qualche anno hanno vissuto in casa della mamma di lui, che, come ho già detto, non capiva niente di croato. Oggi parlano solo l’italiano, mia nonna lo parla molto bene e anche lei, come lui, si infastidisce se  mi capita  di  “parlar come un libro sbregà”. 

Mia mamma è nata bilingue e, naturalmente parla e pronuncia il croato molto meglio di suo padre e  l’italiano molto meglio di sua madre. Devo ammettere che parla anche meglio di me, perché non mescola assolutamente le due lingue. Però io ho un’attenuante; mio padre è bilingue solo quando e quanto è indispensabile per capire e farsi capire, ma  parla quasi esclusivamente il croato. I suoi genitori, istriani di lingua croata, sono più bilingui di lui. Se si fosse trovato nella condizione di Robert, sarebbe stato diverso.

Robert è  uno dei figli  di una famiglia dell’interno stabilitosi a Pola da oltre vent’anni, ma che, o che non lo volesse o che non ne fosse capace, non ha mai imparato una parola d’italiano.  Quando si è sposato con una nostra parente, Robert sapeva dire “Ciao” , “Sì “, “No”e “Buon giorno”. Poi ha trovato lavoro in Italia; i loro due bambini sono nati in Italia, nella città dove Robert, che oggi non dimentica mai di aggiungere la  “o” finale al suo nome,  ha trovato un buon impiego e ha imparato, non senza fatica, a parlare sia il dialetto del luogo che l’italiano letterario. Sua moglie, nata e cresciuta bilingue, si è trovata subito a proprio agio nella nuova città, ma per trovarsi meglio nella vita di ogni giorno ha dovuto imparare anche il dialetto locale. L’unico problema che li assilla è la nostalgia  e la lontananza dei genitori e del nostro mare. In casa i due cugini si sforzano a parlare tra loro e con i bambini in croato, perché vogliono fermamente che crescano bilingui cosa non  facile vivendo in un ambiente sociale che bilingue non è.

Il bilinguismo è un tesoro che non tutti apprezzano. Ci sono persone che, dopo poco tempo trascorso in altri ambienti linguistici, trascurano intenzionalmente una delle due lingue perdendone gradualmente la padronanza, come una parte del corpo che si atrofizza se non usata, o che, peggio ancora, dimenticano la lingua conosciuta meglio senza imparare bene l’altra. Non solo, ma certuni snob vogliono anche dimenticare la vera lingua materna, il dialetto, per esprimersi in lingua letteraria senza conoscerla.

Si creano allora situazioni comiche o patetiche, come  preferirei definirle.

Anni fa, mi racconta mia mamma, “un’oca vestita da gran dama” era tornata a Pola con suo figlio, dopo qualche anno trascorso in Italia. Si pavoneggiava beata in spiaggia dicendo spropositi a valanga e ad alta voce per far vedere che esisteva: “Guarda, guarda Gianpaolo, come sono bei i cucali, vedi come che svolano”. Fu la battuta che fece sbellicare dalle risa mia madre e le sue amiche e da quel momento “l´ochetta” diventò” la cucala”.  La poverina, non sapeva che i cucai polesani sono i gabbiani in italiano, né che gli uccelli italiani possono volare, ma non sanno “svolare come che svola i usei de Pola.”

Nascere e crescere bilingui in un contesto sociale bilingue è naturale, è indispensabile, è utile per gli studi e per svariate professioni, ma non è proprio facile come potrebbe sembrare. Anche se nati e cresciuti bilingui, una è comunque la lingua dominante ed è quella in cui si formula il pensiero che poi si esprime con parole della lingua d’uso in un determinato momento. Succede che a volte non venga spontanea la parola o la frase appropriata pensata in italiano e che si deve pronunciare in croato, o viceversa, ed è perciò che si devono avere basi sicure in ambedue le lingue e prestare la dovuta attenzione all’uso corretto della lingua. Non si deve cedere alla spontanea e facile tentazione di mescolare le lingue, oppure usare costrutti lessicali di una lingua quando ci si esprime nell’altra.  Non è facile, si rischia di creare un ibrido di lingua che non è nessuna lingua ed è per questo che talvolta tra noi nati e cresciuti bilingui o diventati bilingui parliamo  come  “libri sbregai”.

Nonostante tutto, il bilinguismo è senza dubbio un vantaggio, perché il bilingue precoce sviluppa nel tempo un´identità unica formata dall´integrazione di due culture strettamente correlate. Se il bilingue s'identifica positivamente con entrambi i gruppi sociali che parlano le sue lingue ed è riconosciuto membro effettivo da ognuno dei gruppi sociali, egli può essere definito non solo bilingue ma anche "biculturale" e, di questi tempi, non è cosa da poco.

Posso quindi ribadire di essere felicemente e fieramente bilingue e “biculturale”

P.S. Caspita, tutta "mi sono sudata" per scrivere questo compito. Ciao, "si "vediamo!


PREMIO SPECIALE COMUNITA’ SISSANESI RIUNITI :

 

All’intera classe abbinata II – III – IV –  Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi”  sez. perif. Sissano d’Istria

Che ha partecipato con i temi:

motto LUCE                                                            Vanessa Buždon   -   Classe II

motto BELLISSIMO                                                Roberto Busletta   -   Classe III                      

motto IL RE                                                              Karlo Milanović   -   Classe IV                    

motto DOLCE                                                          Alex Manzin   -   Classe IV  

                                                                 Insegnante mentore Barbara Markulinčić

Con l'augurio che si facciano interpreti della "Sissanesità", veicolando la Lingua Italiana nonché l'autoctono dialetto locale, contribuendo in tal modo a valorizzare l'autentica cultura istriana! Come stimolo per le famiglie compaesane a  preservare e mantenere viva la scuola, questa fondamentale Istituzione educativa di cui il nostro paese va fiero  e che tante vicende travagliate ha dovuto attraversare  nel passato, continuando ad iscrivere i propri figli per garantire  un futuro sereno alla  identità e cultura locale.

"Scrivi una lettera ad un amico immaginario e raccontagli quello che ti pare"
 

Vanessa Buždon classe II (8 anni e mezzo)

Caro amico,
io mi chiamo Vanessa e sono abbastanza alta. Ho gli occhi verdi ed i capelli lunghi e biondi. Ho otto anni e mezzo. La mia famiglia e' molto bella: ho un fratello che ha sei anni e mezzo e una sorella che ha un anno e mezzo. La mamma e' perfetta! Amo quando fa da mangiare. Anche il papà e' bravo. Lui fa il poliziotto. La nonna lavora in ospedale e il nonno e' in pensione. L'altra nonna ,quella che vive a Monte Grande,lavora a Pola mentre il nonno vende la legna che prende in bosco. Adesso ti descrivo mia sorella: si chiama Linda ,ha i capelli marroni, gli occhi blu e non e' tanto alta. Mio fratello e' biondo e ha gli occhi verdi. Si chiama Matteo.Lui e' più alto di Linda. La mamma ha i capelli biondi e lunghi e gli occhi blu. Il papa' e' senza capelli ed ha gli occhi verdi.
Mi piace quando andiamo al mare. Mi piace tanto quando andiamo insieme a Pola. Vorrei trascorrere due giorni a "Gardaland" con tutta la famiglia. Sono tanto triste se mia mamma e il papà discutono e sono felice quando andiamo tutti e cinque al mare! Ecco, caro amico, questo e' tutto. Spero che tu venga a vedere Sissano. Ciao.


Roberto Busletta classe III (9 anni e mezzo)

Caro amico, qui a Sissano c'e' un mare splendido ; ti piacerebbe visitarlo? Ci sono tante barche per andare a pescare. Ci sono tante conchiglie nel mare e c'e' una spiaggia che tutti chiamano "Cala". La strada che porta al mare non e' diritta ne' asfaltata e passa in mezzo al bosco. D'estate tutti i Sissanesi chiedono l'uno all'altro:" Ti son zi' in Cala 'n coi ?"-che vuol dire : "Sei andato in Cala oggi?".
Vicino alla spiaggia ci sono delle baracche per mettere gli utensili che servono per pescare.
C'e' un'altra strada che porta fino ad un altro bosco. Il bosco e' lunghissimo. Io e mio padre ci andiamo spesso per raccogliere i funghi,per stare insieme e per poi dai suoi margini, andare a guardare il mare. Spero che ti piacerà venire qui a Sissano da me.


Karlo Milanović classe IV ( 10 anni)

Caro amico immaginario,
vorrei raccontarti com'e' bello qui a scuola con tanti amici e un'insegnante molto buona. Facciamo tante cose belle. Ci sono anche gli alunni della sezione croata. Durante la pausa giochiamo con loro ed e' molto divertente perché sono simpatici e giocherelloni.
Vorrei che nella nostra aula ci fossero più alunni ma per ora siamo solo in quattro.
La nostra scuola e' molto bella e colorata. All'interno della nostra scuola ci sono tutte le cose che abbiamo fatto insieme. La nostra scuola ha un cortile con molti alberi. Vicino a noi ci sono i bambini dell'asilo che ogni giorno fanno un gran baccano ma qualche volta sanno essere anche buoni. E' molto bello avere così tanti amici e mi sento molto fortunato ad averli.
A me piace molto studiare, giocare ma anche scrivere. A casa mia ho la mamma e il papà. Mio papà lavora a Vicenza,in Italia.Vorrei che trovasse lavoro qui in Croazia ma per ora non e' possibile. Poi c'e' mia zia che e' molto buona come mia madre. Mia zia e' veramente premurosa e bravissima a cucinare; fa dei piatti da leccarsi i baffi ! Sono molto fortunato ad avere una famiglia così allargata e buona . Un'insegnante e degli amici gentilissimi e intelligentissimi. Caro amico ,spero che tu sia felice come me e spero che tu venga a scuola qui da noi così saremo più numerosi e faremo tante marachelle.


Alex Manzin classe IV (10 anni)

Caro amico,
io mi chiamo Alex.Ho dieci anni. Ho gli occhi neri ,porto gli occhiali e sono un po' cicciotello. Sono abbastanza alto e frequento la quarta classe.
Vivo in una casa molto grande. Ho due automobili e mia mamma, mio papà e mio fratello sono molto bravi con me. Il mio paese si chiama Sissano ed e' un po' piccolo. A Sissano c'e' l'asilo e c'e' la scuola. C'e' molto verde ; campagne e boschi.
A Sissano ci sono tante tradizioni. La più bella per me e' quella di colorare le uova e di fare le pinze per la Pasqua . A Sissano ci sono tanti boschi e c'e' un'aria purissima. Qui le persone coltivano la terra e fanno davvero un bel lavoro. A Sissano c'e' la chiesa dove bimbi e adulti vanno a pregare. C'e' anche un bel mare. Nei boschi di Sissano crescono gli asparagi e i funghi ma in stagioni diverse. Ci sono molte strade dove passano automobili e trattori.
Ho molti parenti a Dignano e a Gallesano ma io non vorrei andare via dal mio paese perché e' qui che sono nato, e qui che vivo e continuerò a farlo! Io amo il mio paese così com'e' e per me va bene così. Non permetterò a nessuno di rovinarlo perché qui c'e' molta natura e gli animali possono nutrirsi da soli.
I cibi che qui a Sissano si mangiano più di tutti sono: gli gnocchi con la carne di selvaggina e il pesce alla griglia. Mmm, cambiamo discorso perché mi viene l'acquolina in bocca...
Bene . Abbiamo finito. Sono molto contento di averti scritto questa lettera. Ciao ,caro amico immaginario!


PREMI GIURIA

Ane Lizariturry

                                                                                                motto BROKEN HEART GIRL

                                                           Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano  

Motivazione: l'analisi introspettiva tipica della crisi adolescenziale di questo tema merita la segnalazione della Giuria per il messaggio di fiducia nella vita che trasmette, nonostante i conosciuti problemi dell'età .

Io allo specchio, come sono e come vorrei essere                                                 

Un giorno mi sono svegliata e mi sono guardata allo specchio, mi sono sentita stupida, come quelle ragazze che passano giornate intere a truccarsi e a farsi belle. Io non mi sono mai sentita bella. Quella mattina però fissavo il mio riflesso completamente assorta dal mio sguardo spento e triste.    

   Era proprio il riflesso di come mi sentivo, ero vuota dentro, mi mancava la scintilla di felicità che avevo qualche mese prima. Mi sentivo triste perché a scuola mi ritrovavo sempre da sola. Vedevo le mie ex amiche scherzare tra di loro. A casa invece i miei genitori non capivano niente di me, ero sempre chiusa in camera da sola. Ad un certo punto mi sono di nuovo guardata allo specchio e questa volta mi sono concentrata sul mio aspetto fisico. Ero una ragazza magra, con dei capelli orrendi e marroni. Guardandomi avevo accennato un sorriso, sentendomi completamente sciocca. Mi tirai uno schiaffo da sola e quindi tornai al mondo reale. Presi la spazzola e cominciai a pettinarmi, guardavo ancora quella figura riflessa nello specchio. Avevo voglia di annegare. Vedevo me e pensavo alla mia vita monotona. Ormai ero convinta che la mia esistenza non avesse alcun senso. Mi chiedevo perché le mie presunte amiche fossero tutte belle e popolari invece io ero brutta e sola. La vita mi sembrava ingiusta. A scuola volevo scomparire, tanto ero cosciente che nessuno avrebbe sentito la mia mancanza. 

Certe volte mi chiedevo come sarebbe essere belle e conosciute dalla gente. Mi chiedevo persino cosa si provasse a sentirsi felici e allegri, ormai non lo ricordavo più. mi sentivo vuota come un corpo senz’ anima. Mi sentivo così infantile nel guardare quella faccia banale e vuota.   Sentivo il mondo crollarmi addosso, il mio mondo di tristezza e oscurità stava avendo il sopravvento su tutto. 

 A un certo punto distaccai, misi la mente in bianco. Cominciai a riflettere sul fatto della mia tristezza e capì che non aveva alcun senso sentirmi così triste. Allora mi resi conto che il vero senso della vita è affrontare il mondo con un sorriso. Quel momento per me fu importantissimo. Non lo dimenticherò mai. Piano piano ricominciai a sorridere e a capire che sono stata una stupida per tutto questo tempo. Sono stata stupida nel vedere il mondo tutto nero. Sono stata stupida a emarginare la gente dalla mia vita.                                     

Ora però sono felice, e soprattutto orgogliosa di aver capito che un sorriso è il regalo più grande che una persona può fare a se stessa e agli altri.


                                                                                                      Andrea Furlan

 motto VELIERO  

                                                                                       Classe IV Scuola Elementare Italiana Buie                          

 Semplice puntuale e corretto, esprime i propri pensieri senza concessioni a parole inutili e dimostra interessi adeguati alla sua età presentandoli concisamente ma chiaramente

Scrivi una lettera ad un amico straniero immaginario e raccontagli quello che ti pare”

 Caro amico lontano,

lo sai che sono un ragazzo molto vivace e allegro, comunicativo al massimo. Siccome non posso incontrarti, perché  sei troppo lontano, da casa mia ti scrivo questa lettera per raccontarti le mie cose e confidarti i miei pensieri. Inizio con la scuola. Sta per finire l’anno scolastico e ogni giorno che passa diventa sempre più impegnativo. Le verifiche sono sempre più frequenti. I programmi scolastici sono sempre più difficili e i compiti crescono come la marea. Fuori c’è il sole e vorrei andare in bicicletta. Cosa ne pensi? Chissà se i tuoi pensieri assomigliano ai miei?

Qui dove vivo io non ci sono molti bambini con cui giocare e a volte mi sento solo. Giocando coi videogiochi spazzo via la noia. Il mio gioco preferito è : “Pirati dei Caraibi. Ai confini del mondo.” Mi piacciono molto i velieri. Un paio di giorni fa mia mamma mi ha comprato un puzzle di cinquecento pezzi che rappresenta un veliero. Sono riuscito a comporne più di metà. Sarebbe bello se tu fossi qui ad aiutarmi a finirlo. In due le cose si fanno prima. Quando, alla sera, guardo il telegiornale e parlano di guerre e inquinamenti mi viene di gridare che questo non  è giusto. I grandi si incontrano in varie parti del mondo, discutono parlano e parlano, non concludono niente; e i bambini come noi muoiono di fame. Pensano soltanto ai soldi. Vorrei la pace in tutti i paesi del mondo, che tutti usassero materiali ecologici e filtri per il fumo.

Al posto del ratatareggiare delle armi dovrebbero ascoltare un po’ di musica. Sai, suono anche il pianoforte e mi fa compagnia nei momenti tristi. Ahh! Quasi mi sono dimenticato di dirti che ho letto tutti i libri di Harry Potter (non so se lo conosci). Mi piacciono molto perché il bene vince il male. È solo una fantasia ma usando la bacchetta e le parole magiche ”Trasformatun mondum” riporterei il mondo a nostro bisogno. Avrei ancora tante cose da raccontarti, caro amico mio lontano ma sono stanco e voglio andare a dormire.

Alla prossima


                                                                                                            Rian Međedović 

                 motto BABY GANG

                                                                                Classe VI Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago 

Motivazione: ci troviamo di fronte ad una vera storia di fantascienza in pillole con la cagnetta Laika ed il nostro piccolo autore a spasso nello spazio alla scoperta di nuovi mondi. Un piccolo tema per una grande fantasia che va premiata... e noi lo facciamo!

10 000 anni luce con il mio animale preferito 

Cinquantatre` anni fa, cioe` nell'anno 1957, c'era un cane femmina che doveva essere mandato nello spazio.

Il nome del cane era Laika. Laika non voleva andare nello spazio da sola, e quindi io mi offrii di andare nello spazio con lei.

Dopo neanche una settimana inizio` il countdown. Tutti iniziarono a contare: 10...9...8...7...6...5...4...3...2...1...0......, e nel momento in cui pertirono i motori della mia navicella, mi sentivo come se ventotto persone della mia stazza si fossero posate su di me.

Dopo 30/60 secondi, siamo usciti dall'orbita terrestre e andammo a farci un giro nello spazio e atterrammo su di un pianeta sconosciuto. Siccome l'avevamo scoperto io e Laika, lo chiamammo Lairan. Su questo pianeta vivevano delle strane creature simili a dinosauri e dopo un paio di giorni in cui studiammo la flora e la fauna del pianeta Lairan, abbiamo dedotto che il pianeta< era simile alla terra 250 milioni di anni fa.

Dopo siamo ritornati a casa sulla Terra e abbiamo raccontato del nostro pianeta Lairan e di tutto quello che abbimo visto e scoperto.


        Marco Tonelli      

                     motto  WAFFLE                  
 

               Classe VI Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

  Motivazione: un'avventura davvero straordinaria, costruita con buona suspense e grazie a Nero, il cane del nostro piccolo amico, col suo bel lieto fine. Cosa che di questi tempi non guasta mai.     

 

 Racconta una giornata con il tuo animale preferito

Era un sabato piovoso, ero andato in campagna con i miei genitori. Avevo la mia PSP in caso mi annoiassi. Ad un tratto il mio cane cominciò ad abbaiare, io lo calmavo accarezzandolo e parlandogli, ma il suo istinto gli diceva di abbaiare ancora più forte e  scappò nel bosco. Presi l'ombrello, un bastone ed una lampada e partii all' inseguimento. Gli gridavo di fermarsi, ma lui continuava a correre abbaiando, così non tardò a farsi notte. Avevo paura... del buio... e anche perché mi ero perso. Corsi fino ad una casetta abbandonata. Era abbastanza spaziosa ed era coperta di ragnatele e si entrava difficilmente perché il soffitto era caduto sulla porta d'entrata. Dentro c'era Nero, il mio cane! Lo avevo chiamato Nero per il colore del suo pelo come il buio della notte. Il suo manto tutto nero è spezzato con un po' di bianco sul petto.  Nero è molto veloce e ama giocare a palla, è  molto vivace e ama stare in compagnia con altri animali.

Entrai nella casa abbandonata, era tutto più che scuro, non vedevo niente, anzi mi venivano delle strane allucinazioni, mi sembrava di vedere degli scheletri ... tutto per colpa del buio pesto e della paura, sicuramente grandiosa!!! Quando mi avvicinai con la torcia vidi che erano oggetti abbandonati. In fondo alla stanza deserta c'era Nero seduto vicino ad una cagna ferita, era sdraiata per terra ansimante. Appena in quel momento capii perché Nero mi aveva portato fin là.

Presi in braccio la cagna e con Nero vicino ripartimmo . Non conoscevo la strada del ritorno, ma Nero sì, perciò lui ci ha riportati fino a casa.  Appena arrivati in salvo i miei nonni curarono il povero animale. Dopo alcuni giorni Nero era contento di rivederla in perfetta forma. Nero e la sua amichetta ora correvano insieme per la collina anch'io ero contento di averla salvata e di aver trascorso quella giornata con il mio cane straordinario.

Era stata un'avventura davvero incredibile!!!