PREMI SPECIALI

 

PREMIO ASS.NE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO

 

 

motto Il disprezzo del passato o è ignoranza o è paura

  

Lara Voler 

 

Classe VIII b  

Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro“ Pirano 

 

Motivazione: lavoro assai sentito che svolge in maniera intensa e personale un tema non certo facile; il tutto con una scrittura scorrevole che rende con piacevolezza argomenti alti ma vissuti in prima persona. Insomma non il solito compitino ma un lavoro che merita appieno di essere premiato.

 

“Passeggiando tra chiesette, tabernacoli, campanili… quanto della religione dei padri e ancora viva nelle nuove generazioni?

 

Una religione è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante i quali un gruppo umano esprime un rapporto con un ordine soprannaturale. Una religione contiene sistemi di valori e significati che investono la condizione umana, l’esistenza, l’ordine cosmico, e spesso altri aspetti della vita.

Quando eravamo piccoli ci è stato insegnato che Dio ha creato l’universo in sette giorni: nel primo creò la luce e fece il giorno e la notte, nel secondo creò il cielo, nel terzo la Terra, nel quarto il sole e la luna, nel quinto gli animali, nel sesto gli animali e l’uomo, mentre nell’ultimo giorno creò l’uomo, che fu creato dalla polvere. Adamo ed Eva furono i primi esseri umani, ma anche i primi peccatori in quanto presero la strada più “facile”, quella lineare, commettendo il peccato, e per questo motivo Dio li scacciò dal Paradiso, condannandoli ad una vita di eterna fatica.

La religione cristiana ha dominato il mondo occidentale per diversi secoli, favorendo il nostro sviluppo morale, civile e sociale, ma, a volte, commettendo anche gravi ingiustizie.

Durante il periodo dell’illuminismo iniziò ad essere messa in dubbio addirittura l’esistenza stessa di Dio. La religione sembrava lontanissima dalla realtà.

La religione cristiana è ancor oggi una delle religioni monoteiste più praticate al mondo, ma tuttavia non ricopre più quel ruolo che occupava un tempo. Infatti con il prevalere della ragione e della scienza si è perso il vero senso della religione soprattutto tra le persone che abitano in città. Oggi siamo tutti troppo occupati, abbiamo perso il senso della comunità, siamo disuniti e non ci prendiamo nemmeno la briga di conoscere i nostri vicini di casa. La gente ha dimenticato il vero senso della vita, perdendo i valori positivi della propria fede. I bambini di una volta, ma anche gli adulti, erano felicissimi la domenica. Per loro questo giorno era speciale. La mattina facevano una buona colazione, poi indossavano gli abiti più belli, quelli della domenica, e andavano tutti felici e contenti in chiesa; la domenica era un giorno di riposo, di festa in onore del Signore, mentre oggi la maggior parte delle persone la vede e la sente in modo negativo. Noi bambini pensiamo: ‘‘Uffa! Di nuovo questa noiosissima messa che non serve a niente, e poi perché dovrei credere in qualcosa che non esiste e mi fa solamente perdere del tempo. Potrei starmene benissimo a casa a giocare al computer”.

Stiamo dimenticando l’importanza di ascoltare gli altri, di essere e sentirci uniti. E’ vero che il progresso ha fatto e continua a fare passi da gigante, hanno inventato tante nuove macchine, videogiochi, play station, ma questi oggetti non possono offrirci la felicità, la gioia, l’amicizia e l’amore. Saggezza e bontà  sono qualità che non possono essere acquistate col denaro. Sta a noi compiere le scelte essenziali della nostra vita. Siamo noi quelli che dobbiamo fare il primo passo, il sentiero poi si traccia da solo: giusto o sbagliato che sia. Dovremmo prenderci del tempo, stare insieme agli altri, come insegna la buona religione; ascoltare gli anziani, che a volte sono vere e proprie enciclopedie viventi di saggezza e buon senso, e continuare sulla loro strada guardando al futuro col monito del passato, per non ricommette gli stessi errori. In fondo quello che conta è il messaggio, la “buona novella” che  la nostra Religione ci insegna. Un sentiero tracciato per il bene e nel bene, al di là dei dogmi di fede e della scienza moderna.

I valori positivi della “Parola” evangelica sono sicuramente universali e imperituri e  meritano di essere osservati e tramandati alle generazioni future.

La parola è energia e non deve essere rinchiusa nella rigidità di regole o strumenti. La parola è sacra e in modo sacro deve essere tramandata. L’uomo non ha intrecciato il tessuto della vita, ne è solamente un filo, tutto ciò che egli fa al tessuto lo fa a sé stesso.

Se smette di credere e non ha più fede, l’uomo è perso. Al posto di essere contenti con poco, che oggi non è più poco, almeno per noi occidentali, e avere delle persone che ti stanno vicino e ti aiutano nei momenti di bisogno, l’uomo preferisce fare di tutto per nuotare nei soldi. Ha smesso di guardare al cielo con la speranza di afferrare al volo le ultime stelle cadenti, preferendo di affogare nel denaro e trascurando così tutti i buoni insegnamenti e valori cristiani.

La religione era come un collante silenzioso che univa ciò che la politica separava. Quanto della religione dei nostri padri è ancora viva nelle nuove generazioni? Pochissima.

La vita e come un lungo filo, ma siamo noi quelli che abbiamo creato i nodi sopra ad esso, siamo noi quelli che abbiamo scelto la strada senza fede, rispetto..., e sta a noi decidere se vogliamo migliorare o semplicemente continuare a vivere contro natura, provocando altri nodi sempre maggiori sul lungo filo dell’esistenza umana, che un giorno, forse non troppo lontano, potrebbe ineluttabilmente spezzarsi.

 

 

PREMIO SPECIALE PERIODICO degli ESULI POLESANI EUROPEISTI

“ISTRIA-EUROPA” : 

   

 

          Consegna il premio Lino Vivoda  Direttore del periodico Istria Europa  

 

                                                                             motto fiore  

                                                                 Vita  Valenti 

 

                                                          Classe II Media Superiore                                                             

Comunità degli Italiani 

“Dante Alighieri” Isola d’Istria

 

Motivazione: basta leggere questo suo  brano per comprendere perché il premio speciale degli europeisti venga dato alla giovane  Vita di Isola “Parlando d’Europa, ci sentiamo parte di un unico gruppo di giovani persone, che come noi vivono le stesse sensazioni, le stesse emozioni, gli stessi amori, le stesse gioie e ahimé, anche gli stessi dolori. Ci sentiamo parte di un gruppo, che pur essendo molto grande, con componenti che spesso si trovano a chilometri e chilometri di distanza, vive una realtà in contesti e circostanze diverse.”

 

“L’Italia vista da oltre i confini”

 

COME VEDO LO STATO A CUI SENTO DI APPARTENERE, OLTRE UN CONFINE

 

Che cos’è un confine? Se questa domanda viene fatta a qualche persona appartenente ad una generazione più vecchiotta, il confine sarà una forte barriera che divide due popoli, due culture completamente diverse fra loro, o quasi. Invece se io, o qualche altro giovane, proviamo a rispondere a questa domanda, diremo che il confine è solo una linea, messa lì per pura burocrazia, a segnare il territorio di uno Stato, senza dare però alle persone che ci abitano, uno stretto legame di appartenenza. Potremmo dire, che per noi giovani d’oggi non esistono confini, non ci sono linee che ci separano dalle altre genti, dalle altre culture, modi ed usanze. Parlando d’Europa, ci sentiamo parte di un unico gruppo di giovani persone, che come noi vivono le stesse sensazioni, le stesse emozioni, gli stessi amori, le stesse gioie e ahimé, anche gli stessi dolori. Ci sentiamo parte di un gruppo, che pur essendo molto grande, con componenti che spesso si trovano a chilometri e chilometri di distanza, vive una realtà in contesti e circostanze diverse. Viviamo la nostra giovinezza senza dar tanto peso a ciò che ci potrebbe separare o distinguere; non conosciamo confini e ci piace essere uniti nelle nostre diversità.

Con mio grande dispiacere però, non siamo noi giovani a dettare legge, ma vi è qualcun altro e questo qualcun altro, sebbene abbia eliminato i confini fra molti Stati membri dell’Unione Europea, non fa niente affinché essi se ne vadano anche dalla mentalità delle genti. Troppi vivono ancora con un ragionamento antiquato, vedendo appunto questi confini come barriere che devono per forze dividere due “mondi” diversi. Ora, mettendomi nei loro panni... beh, sì, forse mi trovo un po’ in difficoltà. Vivo su un territorio bilingue sin dalla tenera età. Appartengo alla minoranza italiana in Slovenia. Mi sento parte di queste terre, legata a loro. Legata all’Istria. Come madre lingue, ho due lingue: l’italiano e lo sloveno. In famiglia, con mio padre parlo l’italiano, con mia madre invece lo sloveno. Sono molto legata quindi sia all’Italia che alla Slovenia. È difficile per me pensare che dovrebbe esserci un confine fra me e lo Stato al quale appartengo in egual modo come a quello in cui sono nata. Mi sono sempre sentita parte dell’Italia, forse molto più di qualcuno che ci vive. Ho sempre visto questo Stato come una quercia, una vecchia quercia forte sulla quale ci si può sempre poggiare, senza rischiare di cadere con essa.

Appartenendo alla comunità nazionale italiana in Slovenia trovo che l’attenzione e il sostegno che l’Italia rivolge alla mia minoranza ed altre, sia al dir poco lodevole. A noi giovani vengono offerte attività, progetti di ogni tipo, anche di carattere extracomunitario, permettendoci di sviluppare e di mettere in gioco le nostre migliori capacità. La cosa che però considero migliore in assoluto è la possibilità di andare a studiare in Italia. Forse, pensandoci, sì, solamente da questo punto di vista posso vedere l’Italia come un paese confinante con la Slovenia, ma soltanto per ciò che riguarda i programmi scolastici. È di fondamentale importanza per me poter prendere in considerazione una facoltà italiana in modo da poter spaziare e allargare i miei limiti di scelta, ovvero la possibilità di scelta, per una futura scuola.

L’Italia quindi, vista da una giovane come me è un Paese estremamente forte e non so perché, pensandoci, mi sento al sicuro, protetta. L’Italia ha un futuro, e io, spero, un futuro con essa.                                                                               

 

PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO

per le elementari

 

motto Snoopy

Francesca Bulian

 

Classe VIII

                                                                                        Scuola Elementare Italiana “Dolac” Fiume

 

Motivazione: le difficoltà della ristrutturazione del cortile interno della scuola ,tanto utile per sfogare le energie dei ragazzini, sono descritte con l’occhio attento della bambina che vorrebbe giocare ma che è costretta a passare tutto il suo tempo sui libri, con suo grande disappunto. La forma italiana, molto corretta, testimonia l’effettiva preparazione raggiunta da questa assennata ma anche birichina fiumanina alla quale va il premio per le elementari del Libero Comune di Fiume .

La mia scuola

            Non mi e mai piaciuto andare a scuola. Non posso dire che la mia scuola è un posto brutto e spaventoso ma non mi piace e basta. In prima elementare, appena venuta dall'asilo, dove si faceva tutto con calma, nessuno ti sgridava, ma giocavi tutto il giorno, ero spaventata da questo nuovo "ambiente" di grandi seri ai quali dovevi rivolgerti dandogli del Lei. Ero confusa e volevo soltanto tornare al vecchio ritmo rilassato di prima. Piangevo ogni giorno prima di andare a scuola, non perchè non volevo staccarmi dai genitori ma perchè avevo paura di entrare in questo nuovo ritmo di vita molto più freddo e rigido di quello a cui ero abituata fino a quel momento. Avevamo parecchi compiti e controlli, dovevo studiare un sacco ed ero sempre stanca. Comunque, col tempo ci si abitua a tutto così anch'io mi sono abituata a questo nuovo "regime" e alla fine non mi sembrava tanto terribile. Mi divertivo con gli amici, giocavamo ad acchiappino nel cortile e al doposcuola chiacchieravamo tutto il tempo invece di studiare. Dopo purtroppo le mie migliori amiche si sono trasferite in un' altra scuola, e mi mancavano tantissimo, però ho stretto nuove amicizie e la vita mi sembrò più facile.

            Quando ero in terza hanno chiuso il cortile esterno  per fare dei lavori di ricostruzione che dovevano durare uno o due "annetti" (però ancora oggi, che sono in ottava non si e riaperto il cortile!!). Dalla prima alla quarta non avevamo quasi mai ginnastica, ma avevamo moltissime ore d'italiano e di matematica e disegno forse capitava una volta al mese. Ci dicevano sempre: "Dovete studiare che l' anno prossimo farete la quinta e dovete essere pronti, dovete avere un certo sapere!".  Anche oggi, quando capita di avere 6-7 controlli in una settimana dicono la stessa cosa, che dobbiamo prepararci per il liceo. Ci siamo già abituati, tanto non possiamo fare niente.

            Anche in quinta mi sentivo spaesata, ma l'atmosfera mi piaceva di più di quella delle inferiori. C'è tanto da studiare, ma si può fare. Anche se tutti mi sembravano severi e credo che spesso esageravano con le prediche, non erano poi tanto male. Non ho mai capito perché serve gridare così tanto, noi siamo tutti bravi, non combiniamo mai niente di grave, come in molte scuole in cui si rompono lavandini, armadi , banchi..., forse siamo diventati così appunto per paura di non essere sgridati. Però quest'anno, anche se i giochi non mi interessano più, è successa una cosa magnifica per la nostra scuola: hanno ricostruito il cortile interno, riverniciandolo completamente di un bel colore giallo e rimettendolo in uso per tutti i bambini della scuola. Poi al restauro del cortile interno è seguita anche la ricostruzione e la riverniciatura della facciata esterna. Adesso la nostra scuola che è anche un vero e proprio monumento, ha riacquistato tutto il fascino che aveva appena costruita. Adesso sono molto fiera di avere una scuola così bella ed accogliente.

            Ora sono all' ultimo anno delle elementari e non vedo l' ora di andare al liceo, di conoscere molte persone nuove, di cambiare un po' ambiente, anche se si tratta soltanto di andare al piano di sopra. Credo, comunque, che dopo tutto mi mancherà la mia scuola "Dolac", la quale mi ha fatto da seconda casa per ben otto anni, dove ho stretto tutte le mie amicizie e imparato un sacco di cose sia di storia, geografia e tutte le materie scolastiche sia sulle persone.

 

PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO

per le superiori

 

 

    motto Nellie Lovett  

Monica Paleček

 

Classe IV a

                                                                                            Scuola Media Superiore Italiana Fiume

 

Motivazione: questo tema illustra chiaramente la situazione di un giovane di cultura italiana che vive  oggi a Fiume, L’autrice  afferma che “Vivere una doppia cultura è un privilegio di pochi e va custodito e protetto” e  pur essendo felice di conoscere  l’italiano e le cose dell’ Italia  ritiene di avere una marcia in più per poter vedere le cose del mondo da un’angolazione più ampia. L’Italia per lei è una seconda natura , insieme a quella di cittadina  di Fiume e quindi convive armoniosamente con una popolazione con altre abitudini e stili di vita. 

 

Voi e l'Italia: Cos'è l'Italia per me, l'importanza di conoscere l'italiano

 

Sin dalla tenera età ho sempre avuto un rapporto molto vicino alla cultura e alla lingua italiana.

Le canzoncine cantate in compagnia della nonna e l’asilo in lingua italiana sono stati i miei primi approcci; in seguito, la scuola elementare e quella media superiore, sempre in lingua italiana, mi hanno completata nella mia formazione. Recentemente inoltre, ho ottenuto la cittadinanza italiana e perciò posso dire di sentirmi ancora più vicina alla realtà italiana non rendendomi, allo stesso tempo, meno croata.

Cos'è che mi differenzia allora da una ragazza italiana a tutti gli effetti? Solamente la residenza, solo un codice postale, una via. Sono convinta che questo non basti a ostacolare l'esistenza di una cultura in qualcuno. Nel rifletterci bene, le differenze sono veramente poche: a casa parlo spesso in lingua italiana, la uso anche con alcuni amici; anche la cucina in casa nostra è simile a quella italiana, tanta pasta, olio d’oliva, formaggio ecc., i programmi televisivi più seguiti sono proprio quelli italiani, conosco le canzoni, i personaggi e le trasmissioni più popolari e sono informata su tutte le novità della penisola. Ho scoperto anche che il mio diploma di scuola media superiore ha lo stesso valore del diploma che ottiene ogni alunno italiano e con il quale ci si può poi iscrivere all’ università.

La cultura italiana e i resti che questa ha lasciato durante il dominio italiano a Fiume sono ancora presenti attorno a noi. Vivono nei palazzi, nei nomi delle vie e nei „veci fiumani“ che parlano ancora il dialetto. Esiste una Comunità degli Italiani nella quale recentemente abbiamo organizzato il nostro ballo di maturità e che è, assieme alle scuole in lingua italiana, uno dei pilastri della cultura italiana a Fiume.

È presente tuttavia una pressione che viene fatta su tutti i ragazzi che frequentano le scuole italiane all’estero, e questa pressione è quella della scelta. Nel nostro caso: sei italiano o sei croato? La situazione viene resa ancora più complicata quando i ragazzi parlano l’italiano solo a scuola, mentre a casa usano il croato. Molti considerano la costrizione di usare solo una lingua una provocazione. Limitare una persona a una cultura non la aiuta a crescere, anzi fa il contrario, lo limita e forse lo allontana anche dalla cultura in questione. Vivere una doppia cultura è un privilegio di pochi e va custodito e protetto.

Nel titolo ci si chiede „cos'è l'Italia per me“, e io non posso che rispondere che questa è una realtà, una quotidianità, uno stato a cui appartengo, ma di cui non sono residente. E l’importanza di conoscere l’italiano? Personalmente è molto importante, ma non solo perché mi sento appartenere a questa cultura, ma perché è anche una bella lingua, una lingua che vale la pena di conoscere e di studiare. Ogni lingua è utile e importante, qualunque essa sia.

 

 

             DIPLOMA DI PARTECIPAZIONE:

 

           E’ stato consegnato alle scuole che hanno inviato il maggior numero di temi:

 

 

 

   SCUOLA ELEMENTARE ITALIANA "GELSI" FIUME   con 39 temi individuali

 

 

 

 

 

 

 

SCUOLA ELEMENTARE "NJEGOŠ" CATTARO/KOTOR, MONTENEGRO con 22 temi dei quali 6 individuali più 16 di gruppo

 

SCUOLA MEDIA SUPERIORE ITALIANA FIUME con 15 temi individuali