PREMI SPECIALI

 

PREMIO ASS.NE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO :

 

 

motto MARTE                                                                     

Sara Resanovič Bevitori   

 

  Classe VIII novennale, elementare   

                                                                             Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

 

                                 Motivazione: sono veramente contento di assegnare il premio speciale dell'Associazione per la cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio a questo piccolo capolavoro scritto in un godibile dialetto istro-veneto che ha inoltre il merito di farci rivivere con abilità e vivezza di immagini un mondo intero: quello perduto dell'infanzia della madre a Fiume. Un mondo che grazie allo stretto rapporto genitore-figlio sembra ancora rivivere anche se soltanto per un breve istante... quello in cui si richiude quel bauletto e si torna alla vita di tutti i giorni ma con qualcosa in più.  

 

         “In una soffitta scopri oggetti antichi che incominciano a raccontarti la loro storia”

                                                             L’INFANSIA DE ME MAMA NELA SOFITA DE ME BISNONA

Me mama la me conta che de so nona a Fiume, in una vecia sofita, iera una vecia casapanca con dentro un vecio bauleto e dentro de sto bauleto, iera un vecio brostolin, un vecio masinin, una vecia sesola, un vecio marteleto e un vecio ciodin. Co la me parla de ste robe de colpo la sua memoria la porta là, a Fiume, in cusina de so nona. Ghe ven davanti ai oci un vecio spacher e la senti perfina el profumo del pan ‘pena sfornà. E ghe parti i ricordi…
Ghe par de veder so nona vestida in scuro con in vita ligada una traversa, anca quela scura, a fiorelini grigi e col fasoleto in testa. Me mama se ricorda de quando che la nona traficava con quel vecio brostolin. La meteva dentro i grani de cafè e con pasiensa la girava sti grani de color verde grigio. Man man che pasava el tempo, pian pianin, i se brostola e in cusina se spandeva un aroma presioso. Co la fiacheta i grani i diventava sempre più scuri fina a ciapar el caratteristico color maron intenso del cafè. A sto ponto la nona de me mama tirava fora dela dispensa el masinin. La se lo meteva fra i zenoci, la butava dentro i grani de cafè brostolai e la scominsiava a masinar.

Me mama se ricorda perfina el rumor fiaco e ritmà de ogni giro che la nona faseva col manego del masinin. Ma sto rumor ogni tanto se fermava, perché la nona tirava fora el casetin del masinin per controlar la consistenza del cafè masinà. Subito dopo la serava sto picio casetin e la tacava de novo el rito lento del misiar e con quel gesto circolar tornava anca el rumor monotono e ritmà. A lavor finì, la andava in credensa, la cioleva un baratolo de porcelana con scrito su CAFÈ e dentro la meteva sta polvere presiosa. La ghe meteva su el covercio e la sistemava el baratolo in bela vista sula credensa, una bela credensa nova color verde biso con de sora ornamenti in merleto. La bevanda preziosa veniva bevuda solo de domenica, e naturalmente solo dai grandi.
El ricordo della sesola invese porta la mente de me mama in orto de so nona. Sto ordegno vegniva adoperà de so nono per taiar l'erba e per preparar le spise, che serviva per impisar el fogo. Anca se so nono ghe stava sempre drio a l'erba, a me mama la ghe pareva sempre 'sai alta. 'Deso però la se rendi conto che invese la iera ela a eser 'sai picia.
E el marteleto col ciodin? Oh, quel iera de novo un ordegno de me bisnono. Mama me conta che con quel marteleto, so nono, a ga inciodà un mucio e meso de tole e fato tante riparasioni. Ma a iera bravo anca de crear robete col legno. Me mama se ricordarà sempre de quel bel scagneto fato de so nono. Ma a ghe giustava anca i socoleti e a governava le robe che ela, ancora picia, la rompeva o rovinava sensa voler.
Ma oramai questi xe solo ricordi. I noni de me mama no xe più de tanti ani. Xe restà solo quel vecio bauleto, in quela vecia casapanca, serà in quela vecia sofita de Fiume. Ma se me mama sera i oci, la senti ancora el s'ciochetar de quel vecio brostolin, el cricar monotono del vecio masinin e quel bon odor forte e bon de cafe 'pena brostolà e masinà.
Me mama disi che duto xe restà serà in quel bauleto lasù, in quela sofita de Fiume. Duto, insieme co la sua infansia, che no se più.

 

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PREMIO SPEC. PERIODICO degli ESULI POLESANI EUROPEISTI “ISTRIA-EUROPA” :

 

 

mottoPRIMAVERA SUPERIORI                                              Francesca Frlič  

 

 Classe  I  Ginnasio

                                                                                              Scuola Media Superiore Italiana

                                                                                             Gian Rinaldo Carli” Capodistria

 

Motivazione: a questo elaborato è stato assegnato il premio Istria - Europa perché esprime con chiarezza la tensione spirituale verso un futuro migliore in cui l’Europa e il mondo intero possano crescere in serenità e con giustizia.

 

"La crisi economica mondiale: speranze e preoccupazioni per il tuo futuro nella tua terra" 

 

Ogni giorno guardo il telegiornale ed ogni giorno ci sono notizie orribili. Guerre, fame, crisi, disoccupazione, confini… Se le cose continuano così, non ci sarà un futuro nella mia terra né per me né per nessun giovane al mondo. Ieri abbiamo fatto festa per un confine che è caduto, ora poco manca che mettano il filo spinato in mezzo ad un golfo. La storia ci insegna tanto ma sembra che nessuno stia ad ascoltarla. Quando c’è prosperità? Quando i confini cadono e l’economia dei paesi non ha confini? Oppure quando si chiudono strade, si scrivano menzogne sui giornali, si mente alla gente e la si nutre di falsi problemi per nasconderne di ben più grandi?

Secondo me le cose dovrebbero cambiare. Non possiamo aspettare che le cose vadano avanti così, noi giovani dovremmo lottare per poter vedere un mondo migliore, e serrare i pugni davanti a tutta la gente che la pensa diversamente. Bisogna lottare per chiunque sia oppresso, sfruttato, schiacciato ed umiliato. Bisogna lottare contro i falsi ideali, quelli che non portano a niente, contro il consumismo. Bisogna fare sapere a tutti che bisogna migliorare le cose. Bisogna farlo per tutti: per le persone che si conoscono come per le persone che non abbiamo mai visto e per tutti coloro che non hanno più la voce per gridare. Non ci si deve arrendere mai, non si deve perdere alcuna speranza. Bisogna lottare contro ogni ingiustizia.

Questi ideali vanno sopra ogni confine e vanno sopra ogni barriera, non conoscono le nazioni e valgono sia per le nostre zone, che per l’Europa, che per l’ Africa, l’America e il mondo intero. Le frontiere servono solamente per ammazzare la gente, far nascere l’odio e le guerre, e lo si è visto nel nostro passato e lo si vede ora in modo evidente. Siamo tutti cittadini di questo mondo. Il nostro sangue è rosso come quello di qualsiasi altro essere umano, e questo ci dovrebbe bastare per capire che in fondo apparteniamo ad ogni popolo presente su questa terra. Credo che ognuno di noi dovrebbe poter camminare lungo le strade di tutti i luoghi esistenti e sentire il mondo intero appartenergli. Ognuno di noi dovrebbe sentire, come suo, tutto ciò che accade e succede ad un’altra persona. Tutti dovrebbero rendersi conto di cosa possa fare un uomo contro un altro, fino a che punto possa riuscire a massacrarlo, a torturarlo, a distruggerlo, e che cosa provi quest’uomo quando deve chinare la testa di fronte a chi si crede superiore a lui. Noi dovremmo difendere il diritto di vivere liberi, di lavorare, di avere un’esistenza serena e dignitosa per ogni persona ed ogni popolo su questo pianeta. Ma soprattutto dovremmo renderci conto che siamo tutti uguali proprio perché così differenti tra di noi, e che nessuno può decidere chi sia meglio di chi, perché non può esserci un metro di paragone. Nella realtà non c’è uno che valga di più e non ce n’è uno che valga di meno, come vorrebbero farci credere certi mass media. Tutti ad accusare l’ “altro” di essere il cattivo per far dimenticare alla gente i problemi veri: fabbriche che chiudono, lavoro che non c’è, prezzi inspiegabilmente alle stelle, i nostri anziani che soffrono la fame, pensioni che non bastano a vivere, case con prezzi stratosferici….invece i giornali che parlano di “questo è mio e non tuo”.

Io sono contraria all’attuale sistema economico ed informativo. Sono per un mondo dove ognuno faccia ciò che può per contribuire al bene di tutti, anche al suo quindi, e riceva da tutti, ciò che gli serve. Io sono per la trasparenza, che si sappia come ciascuno guadagna i soldi che ha. Il sistema economico in cui viviamo non produce con l’obbiettivo di far star bene tutti ma produce tanto, troppo, induce al consumismo sfrenato e tante cose si buttano perché non servono. Ora siamo arrivati al punto che molti hanno fame mentre pochi accumulano ricchezze spropositate. Questa forma di economia investe solo per ricavare sempre di più. Ma è oramai evidente che così non va più avanti. L’uomo sfrutta la terra ma non potrà farlo all’infinito e qualcosa deve cambiare.

Non credo sia giusto che un piccolo gruppo di persone possieda tutto, controlli i mezzi di produzione, i mezzi di comunicazione e guidi l’opinione pubblica e dall’altra parte si trovi la grande maggioranza di persone, che praticamente non possiede quasi nulla ma si arrabbia con i propri simili per colpa di falsità inculcate dai mass media. In questo modo i pochi che controllano, possiedono, manovrano e sottomettono i tanti. Purtroppo pochi se ne rendono conto, imbambolati davanti al Grande Fratello e La fattoria. Tutti noi dovremmo capire che abbiamo degli obiettivi comuni cioè stare meglio tutti. Bisognerebbe cambiare questo sistema che non va.

Alcuni di questi ideali sono vecchi quasi come il mondo, questi problemi si sono ripetuti tantissime volte nella storia dell’umanità. L’uomo sembra dimenticare in fretta. Ma mai non si è arrivato a tanto. Oramai la terra non ce la fa più a rigenerare le sue risorse, oramai sono intere popolazioni di interi continenti che tendono a migrare alla ricerca di una vita migliore. Qualcosa non va, qualcosa si sta rompendo. Noi giovani dobbiamo aprire gli occhi e cercare di migliorare questo mondo, la nostra vita stessa. Essere il grido di giustizia e libertà, la richiesta di un posto per tutti sulla terra, senza menzogne, la speranza di un mondo migliore e continuare a vivere tra la gente e per la gente. Questa speranza va da una parte all’altra, dal vento viene trasportata, corre per ogni strada di ogni città, si spinge dai fiumi ai caldi deserti, fino alle vette che si perdono nel cielo, riecheggia nelle gole, ridiscende i corsi d’acqua, attraversa oceani. E non si ferma.

 

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PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DI ALESSANDRO BORIS AMISICH :

 

 

motto SORRISO                                                                            Nataša Prodić 

 Classe  III  Ginnasio Scientifico - Matematico

                                                                                           Scuola Media Superiore Italiana Fiume

 

Docente – dr.ssa Gianna Mazzieri Sankovic

 

Motivazione: in questo tema vengono presentate con eleganza e fantasia  le sensazioni provocate dall’ascolto di un brano di musica classica, per la precisione l’introduzione al Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns. E’ sembrato il più idoneo a ricevere il riconoscimento dato in memoria del nostro caro amico scomparso , musicista di vaglia, che ha partecipato negli anni scorsi agli incontri della Mailing List Histria.

 

Ascoltando un brano di musica

Ah, finalmente a casa! Dopo una giornata stremante a scuola tra interrogazioni e controlli posso prendermi una piccola sosta. Prendo una rincorsa e mi getto sul letto, auricolari nelle orecchie e... play. Sento le note del pianoforte e degli archi dell’Introduzione al Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare in balia delle onde sonore. Sento un ruggito in lontananza, un altro ed un altro ancora e vedo un leone che mi si avvicina marciando in modo maestoso ed elegante come un vero re. Stranamente non mi fa paura. Forse proprio per il suo aspetto reale. Voglio dire, qualcuno con una tale finezza non può voler farmi del male, no? Ad un tratto si ferma, alza lo sguardo al cielo, apre la bocca e dal profondo delle sue fauci produce un ruggito che rimbomba nell’aria e mi dà la pelle d’oca. Poi mi guarda e continua con la sua marcia reale verso di me. Lentamente mi avvicino a lui. Ormai ci ritroviamo “muso a faccia” e sento i suoi occhi penetrare a fondo in me. Lascio sprofondare le mani nella sua folta, voluminosa e soffice criniera. Ma che bel micione! Vorrei poterlo portare a casa! Ricomincia con la sua marcia ed io decido di seguirlo.
Mi porta di fronte ad un vero e proprio pollaio. Polli e galline che saltano in giro tentando, invano, di volare ma quando notano il re di fianco a me tutto quel pandemonio si blocca come se il tempo si fosse fermato. Lo fissano ed abbassano le teste. L’imponente felino fa un cenno con il capo e i pollastri ricominciano a saltare, schiamazzare e beccare il terreno in cerca di cibo. Gli getto qualche chicco di grano ed iniziano a svolazzare, uno sopra l’altro, lottando per quella manciata di cibo. Nell’aria salgono e poi scendono lievemente, come foglie cadute da un albero, penne bianche e marroni. Il leone avanza ed io gli vengo dietro.
Lasciandoci alle spalle le galline spelacchiate, ci ritroviamo davanti ad una pianura. Con una grazia e raffinatezza divine, mi vedo sfrecciare davanti degli ungulati: antilopi e gazzelle che saltellano, zebre e cavalli che corrono... è uno spettacolo ammaliante. Vorrei tanto poter cavalcare uno di questi magnifici animali. Ma guarda! Un cavallo mi si avvicina e s’inchina al cospetto del re. Io ne approfitto per salirgli in groppa. L’animale si alza e... al galoppo! Comincia a correre, correre a più non posso, correre veloce come il vento. Sento una fredda brezza che mi sussurra nelle orecchie. In questa corsa sfrenata, il nobile destriero va così rapido che mi sembra di volare. Gli altri animali continuano a sfrecciare intorno a noi come se stessero giocando ad acchiappino. Potrei proseguire così tutto il giorno ma il leone mi fa cenno che è tempo di andare avanti. Saluto quelle stupende creature e vado avanti con Sua Maestà.
Ma che carine! Tante piccole tartarughine rugose si muovono a passo lento, zampetta dopo zampetta, tutte sincronizzate. Invece quelle che se ne stanno nell’acqua sembrano fare nuoto sincronizzato. Sono affascinanti! Si meriterebbero la medaglia d’oro. Mi accosto a loro e, a differenza dei lenti passi, ritraggono la testa velocemente. Mi fissano dalla fessura del guscio e, pian pianino, fanno uscire la testolina e si lasciano accarezzare. Ma adesso basta. È tempo di andare avanti.
Wow! Enormi zanne, enormi proboscidi, enormi orecchie... enormi pachidermi trascinano le loro zampone e ad ogni passo sento la terra tremarmi sotto i piedi. Emettono dei barriti che mi fanno gelare il sangue. Anche loro s’inchinano al re della foresta e allora, per impressionare Sua Altezza Reale e me, tentano di muoversi a ritmo di valzer. E davvero mi impressionano. Non è certo qualcosa che si vede ogni giorno. Elefanti ballerini. Interessante. Dopo aver assistito al ballo ed aver applaudito, procedo con il leone.
Hop, hop. Hop, hop, hop. Hop. Ma no! Non credo ai miei occhi! Guardali come saltellano serenamente, pieni d’energia. Voglio unirmi a loro! E perché no? Lo faccio! Salta, salta, salta! Dietro ad uno, intorno ad un altro. Mitici questi canguri! Uh, sono senza fiato. Piccola pausa. Mi siedo sotto un albero e mi addormento.
Con qualche leccata e coccola, il leone mi sveglia. È tempo di andare avanti. Chissà dove mi porterà ora.
Sotto i miei occhi attoniti, piccoli pesciolini nuotano in un gigantesco acquario veloci veloci, seguiti da pesci sempre più e più grandi. I raggi luminosi si riflettono dalle loro squame colorate creando uno spettacolo di luci e colori unico al mondo. Rimango qui ad osservare questa meraviglia ipnotizzante. Mi perdo in un mondo di pesci e bollicine, di luci e colori. Mi sembra di essere all’interno di una di quelle bolle e di viaggiare tra i pesci. Oh no! La bolla è scoppiata ed io... ma che...? È soltanto il leone. Con un ruggito ha rotto l’incantesimo. Se non fosse stato per lui, chissà per quanto tempo sarei rimasta a fissare le meraviglie dell’acquario. Sarà meglio rimettersi in cammino prima che io rimanga incantata di nuovo.
Ioh-ioh. Ma chi è? Sono degli asinelli! Povere bestie! Sprofondano sotto il peso di grossi sacchi pieni di non so che. Ditemi, chi di voi è il più bravo? Ioh-ioh! Chi di voi è il più bello? Ioh-ioh! Chi di voi è il più intelligente? Ioh-ioh! Ma sì! Siete tutti carinissimi, simpaticissimi e, sebbene intelligenti, siete anche un po’ stupidini. Vi lasciate caricare addosso le bisacce, lavorate duramente e per cosa? Cosa ricevete in cambio? Povere creature, mi fate pena.
Cammino fianco a fianco con il leone attraverso un bosco. Dalle chiome degli alberi giunge alle nostre orecchie il cu-cu di un cucù. Man mano avanziamo, anche l’uccellino si sposta rimanendo nascosto ai nostri occhi.
Uscendo dal bosco entriamo in ciò che sembra un’enorme gabbia per uccelli. Tanti uccellini cinguettano e svolazzano in giro. Sempre più in alto, tutti uniti in un piccolo stormo e raggiunta una certa altezza si voltano e ritornano giù simulando l’apertura della corolla di un fiore. Mentre li osservo librarsi e volteggiare liberi nell’aria provo una gran spensieratezza e godo nel guardarli gioire nel volo.
Il leone mi accompagna in un parco dove dei giovani pianisti si esercitano alle scale preparandosi per un concerto. Per aumentare la loro stima applaudo e gli faccio dei complimenti. Ma ora andiamo avanti con il mio viaggio.
Entriamo in una caverna e... aiuto! E questi chi sono?! Ma non fanno tanta paura dopotutto. Sono simpatici. Mi invitano addirittura a giocare con loro. Ma che matti questi scheletri! Sono piuttosto vivaci per essere morti. Suonano, giocano, ballano... insomma si godono la morte. Mi piacciono.
Ed infine, il mio amico leone mi porta ad un lago e mi mostra forse la più graziosa e più amabile delle creature: il cigno. Il cigno che scivola sulla superficie lucida dell’acqua con una grazia mai vista prima. Con le zampe palmate genera sott’acqua delle piccole onde. Onde che diventano sempre più grandi e formano un treno d’onda che mi porta indietro. Rivedo gli uccellini e i canguri, gli elefanti e le tartarughe, i cavalli e i polli, e dopo aver dato un caloroso abbraccio al mio micione apro gli occhi e mi ritrovo a letto.
Che viaggio fantastico! Gli ultimi venticinque minuti sono stati veramente emozionanti e rilassanti. Giusto quello che ci voleva. Ma ora è tempo di tornare alla vita di sempre e allo studio. Cosa prendo prima? Il Luperini o il libro di sociologia? Dilemma.

 

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PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO :

 

Per le scuole elementari:

 

motto COGLI L’ATTIMO                                                               Matea Roknić 

 

  Classe VII

                                                                                         Scuola Elementare Italiana “Dolac” Fiume

 

Motivazione: l'amore per la musica e per l'arpa, lo strumento che suona da quando era piccola, è il pretesto per raccontare una bella fiaba che parla di saggezza, umiltà e virtù.

 
 Tema: "Una pagina bianca piena di.... quello che vi pare"
 
 Una pagina bianca piena di ......virtù nascoste...
 

In ognuno di noi vive una virtù nascosta nel cuore... Qualcuno la riconosce subito, e qualcuno più tardi nella vita...

 Questa virtù ci riempie il cuore con allegria e amore verso la vita...

Quando ero piccola, i genitori mi portavano spesso nel teatro. Ogni volta che entravo in quel luogo pieno di eleganza e  graziosità rimanevo senza il fiato.

La mia attenzione veniva maggiormente attirata dall' orchestra. Non capivo com'è possibile che così tanti strumenti possano  unirsi.... Insieme emettevano suoni

che io credevo possano emettere soltanto le fate... Tra gli strumenti ho notato uno ligneo che stava da solo in un angolo. Era enorme, con moltissime corde, ma molto elegante.  Il mio sguardo si fermava sempre sulla cassa acustica, che ai bordi aveva dipinti dei fiorellini, che mettevano ancora più in luce la sua eleganza.

 La donna che lo teneva appoggiato sulla spalla, come una fata, toccava delicatamente le corde .. Da questo magnifico strumento uscivano delle note che mi sembravano come delle farfalle; volare graziosamente, leggere...

Ero affascinata e quel momento magico l'ho memorizzato per sempre. Ho chiesto alla mamma piena di curiosità di che strumento  si tratti. Lei mi disse:

“Quella è l' arpa.“ Ho subito capito che voglio conoscerla meglio, provare a suonarla; questo era un amore a prima vista. Ho espresso il mio desiderio alla mamma e lei mi ha aiutato a realizzarlo. Questa virtù mi piaceva molto e il mio cuore era felice quando ho capito che potrò frequentare la scuola di musica e suonare  l'arpa.

Suonando, ho scoperto un nuovo  mondo, che mi affascinava ogni volta che mi mettevo a suonarla.  Ogni melodia portava un nuovo sentimento, accompagnato all'allegria, che era immensa nel mio cuore.

 Ero specialmente felice di conoscere altra gente e nuovi  amici che erano innamorati della stessa virtù come io... Non era importante essere il migliore, ma eravamo felici che possiamo dividere l'allegria accumulata nel cuore... Un giorno la nonna mi ha raccontato una bellissima storia della cultura cinese che parla della virtù e ho voluto condividerla  con tutti voi..

Una volta, passeggiando  per il bosco incantato di uno zar cinese, un mago ha trovato kiri, l'albero miracoloso.  Dalle radici di questo albero ha costruito una magnifica arpa che svelerà allo zar chi è il maggior regnante delle virtú  nel suo impero. Il segreto era che l'arpa era incantata  poteva suonarla solo il maggior virtuoso. Nessuno nell'impero riusciva a suonarla. Da essa provenivano soltanto dei strani, brutti suoni... Lo zar era molto triste perchè aveva capito che in tutto il mondo non c'era nessuno che davvero amava la musica, dal cuore. Un giorno, però, è venuto un uomo, chiamato Pai Ya. Egli si è avvicinato delicatamente all'arpa, con amore e con grande rispetto. Ha leggermente accarezzato le corde e ha svegliato l'anima di kiri(l'albero miracoloso) nell'arpa.  Ha svegliato i ricordi sulle stagioni, sui monti e sulle acque che scorrevano nei boschi... Svegliando tutte queste bellezze della vita e della musica, lo zar appassionato chiese a Pai Ya: “In che cosa consiste il segreto della tua virtù?“...e Pai Ya rispose: “Gli altri cantavano solo di sé, e io invece, ho lasciato all'arpa di parlare. Non so neanche adesso con certezza se suonando io sono diventato l'arpa, o l'arpa è diventata me...“ Lo zar era felice sapendo che nel mondo vivono tante virtù nascoste, che ognuno di noi deve scoprire da solo... e la vita continua grazie a queste virtù che ci fanno vivere.

 

Io mi ricordo di questa storia sempre prima di qualche concerto, oppure quando faccio qualcosa importante nella mia vita...

Alcune persone trovano la virtù nel loro cuore tramite i testi nei bellissimi libri, alcune tramite dipinti o sculture,  alcune tramite il loro lavoro nella medicina, economia,

ecc. Ho imparato che ognuno di noi deve cercare Pai Ya in se stesso e la felicità che condividiamo tra di noi...Ora sto terminando la scuola elementare di musica e grazie ai miei professori (e all'arpa, certamente) ho imparato che non è importante essere il migliore in qualcosa, ma cercare di suonare dal cuore (vivere dal cuore).

 In tutti gli aspetti della mia vita sempre cercherò di svegliare Pai Ya in me, che vive in forma di virtù in tutti noi.

Provate a trovarlo nel vostro cuore e siate felici!

 

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PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO :

 

Per le scuole medie superiori:

 

motto RASPM                                                                             Fabio Florisi 

 

  Classe III a

                                                                                        Scuola Media Superiore Italiana Fiume

 

Motivazione: la crisi che sta facendo tremare i polsi al mondo narrata sotto forma di racconto. Una luce insolita ma decisamente verosimile...chi non potrebbe essere Matteo? Un tema scritto bene e con un lieto fine che comunque non riesce a cancellare del tutto l'amaro dalla bocca

 

La crisi economica mondiale:speranze e preoccupazione per il futuro nella tua terra.

 

                Era una stupenda sera d ’agosto e Matteo stava come sempre tornando dal lavoro molto stanco e con una gran fame.Serena aveva  preparato una cena abbondante dato che il marito aveva mangiato solo un panino a pranzo.Quando Serena vide che suo marito stava per entrare in casa chiamo` Maria e Davide che in quel momento erano in salotto a guardare la televisione.I due  corsero a lavarsi le mani.Usciti dal bagno abbracciarono il padre che nel frattempo era entrato in casa.Il marito chiese alla moglie se la cena era pronta perche´ aveva una fame da lupo.Dopo aver cenato in silenzio Matteo chiamo` sua moglie in camera da letto per parlare.

Decise che doveva dirle tutta la verita` ma non voleva che i loro figli venissero a sapere della loro discussione.La moglie lo segui` in camera senza dire una parola.Dopo una discussione molto lunga Serena aveva appreso che il marito era stato licenziato a causa della situazione finanziaria catastrofica della ditta per cui lavorava.Matteo era il consulente finanziario della Trade bank che era una delle banche piu` conosciute della citta`.Il motivo del licenziamento era il fallimento della banca le cui azioni erano crollate vertiginosamente nei mesi prima.A quel punto la famiglia D’agostino si trovava nei guai perche´ Matteo guadagnava 15 000 kn al mese e Serena non lavorava a causa dei tanti impegni casalinghi.Nelle seguenti tre settimane Matteo non era ancora riuscito a trovare un lavoro perche´ la crisi finanziaria aveva causato una marea di licenziamenti e il lavoro non si trovava da nessuna parte.

La situazione peggiorava ogni giorno sempre di piu` perche´ i D’agostino dovevano pagare il mutuo per la casa e per la macchina e le banche avevano deciso di concedere a Matteo ancora solo un mese per pagare i debiti.Maria e Davide avevano capito che il padre non lavorava piu` perche´ tornava a casa molto presto e perche´la madre stava facendo di tutto per diminuire le spese familiari.Matteo era disperato e tentava in tutti i modi di trovare un impiego ma alla fine non riusci` a pagare i debiti e le banche decisero di togliergli la casa e la macchina.La famiglia D’agostino era costretta a vivere dalla madre di Serena.La casa in cui erano andati a vivere era molto piccola e i ragazzi dormivano con la nonna mentre Matteo dormiva sul divano in salotto con la moglie.La mamma di Serena aveva una pensione di 1500 kn che copriva a malapena tutte le spese di  casa e le restavano pochi soldi per comprare il cibo.Ora che i D’agostino si erano trasferiti da lei i soldi della pensione coprivano appena una settimana di spese.Dopo altre quattro settimane Matteo trovo` lavoro presso la nettezza urbana ma anche li` a causa dei numerosi tagli del personale se ne dovette andare dopo breve tempo.Alla fine decise di raccogliere bottiglie ma il numero di barboni e dei senza tetto era aumentato a tal punto che in tutta la citta` non si trovava una bottiglia di plastica.

Nel frattempo un ricco imprenditore si innamoro`di Serena che dovette cedere ai suoi corteggiamenti per il bene dei propri figli.Ella decise di lasciare Matteo e di andare a vivere con Luciano che aveva acconsentito anche al trasferimento di Maria e Davide nella propria villa.Dopo aver perso in questo modo i propri figli e l’amore della propria vita Matteo ando` a vivere in strada e per sopravvivere faceva dei piccoli lavoretti per la chiesa e per la Caritas che lo ospitava occasionalmente.Dopo due anni da barbone la situazione economica mondiale si era stabilizzata e lui trovo` lavoro presso la Mcdonalds dove lavorava part time per poche migliaia di kune al mese.Per lui era un grande passo avanti perche´ dopo essere stato lasciato dalla moglie rischio` il suicidio a causa della propria situazione materiale e perche´ quando i suoi figli lo vedevano vagabondare per strada non lo degnavano di uno sguardo.Dopo la Mcdonald egli ando` a lavorare per la Simps che era una delle agenzie mobiliari piu` conosciute del settore.

Dopo un anno divento` consulente finanziario e guadagnava  25 000 kn al mese.In seguito compro` una piccola casa nella periferia di Fiume e si risposo` con una sua collega di lavoro.Dopo quattro anni di sofferenze e lavori pesanti era finalmente riuscito a ristabilizzare la propria situazione finanziaria.Matteo non riusci` mai a dimenticare la propria famiglia anche se lo avevano lasciato nella miseria assoluta lui era contento perche´ sapeva che loro vivevano benissimo.Dopo una decina d’ anni Matteo era riuscito a gestire una propria agenzia finanziara nella quale lavorava anche la sua seconda moglie.Egli in breve tempo creo`un impero ed era diventato molto ricco.

Un giorno Serena apri` il giornale e vide la foto di Matteo in prima pagina.L’articolo si intitolava ٬٬Da barbone a riccone” e spiegava l` origine del successo di Matteo.Ella si mise a piangere e le dispiacque per suo marito che aveva egoisticamente lasciato per il proprio benessere.Guardando la sua immagine capi` che il suo primo marito non era un incapace ma che era solo una delle tante vittime che furono colpite dalla crisi finanziaria  nei primi decenni del ventunesimo secolo.

 

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PREMIO SPECIALE LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO :

 

 

motto LIBERTA’                                                                    Adriana Pavichievaz 

 

  Classe  VII b

                                                                        Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

 

Motivazione: molto sincera e libera da ipocrisie, la ragazza sente di poter vincere dopo essersi data completamente in pasto a noi e ottiene così la realizzazione di questo suo, non irrealizzabile,  terzo desiderio. Il tema è scritto bene, in modo accattivante  e di gradevole lettura 

 

Se potessi esprimere tre desideri:

 

Non so se avrò mai seriamente la possibilità di esprimere tre desideri,e ancor meno credo che quelli che esprimerò qui e in futuro si avvereranno,dato che tutti quelli che ho espresso in passato non si sono realizzati,ma per l'ennesima volta,ci voglio provare lo stesso!

 

I desideri che vorrei esprimere,anche se è brutto da dire,sono abbastanza egoistici,basati per lo più sul mio conto...anzi, basati solamente sul mio conto,cosa che vuol dire che non saranno del tipo:<<risparmiate l'acqua>>o<<aiutate i bambini dell'Africa>>. Lo so, è bruttissimo da dire,ma è la verità. Mi ricordo quando esprimevo i desideri da piccola, piena di buone intenzioni, pronta non solo a diventare una fatina-cosa tipica dei desideri delle bambine - ma anche pronta a desiderare la pace nel mondo, che la guerra finisse e anche ad aiutare i bambini senza una famiglia. Ma... i miei desideri non sono neanche del tipo<<vorrei diventare ricchissima>>oppure<<vorrei avere una casa lussuosissima vicino al mare con 3 auto appena uscite sul mercato o ancora<<vorrei essere bellissima, e far girare la testa a tutti i ragazzi che vedo>>, no, assolutamente no, i miei desideri sono tutta un'altra cosa, però altrettanto difficile da realizzare.

Il primo desiderio,sarebbe questo:vorrei riuscire a scrivere un libro(magari anche una saga) che diventi un bestseller. Lo so che per una ragazzina la cosa è alquanto improbabile, ma il motivo è questo: io assolutamente adoro i libri, e ancor di più adoro leggere. Quando un libro mi appassiona,non bado al resto delle cose che mi circondano, non mi interessa più niente, soltanto sapere come va avanti quel libro, soltanto che poi, quando entro due giorni finisco di leggerlo, mi dispiace, perchè adesso non ho più niente da leggere e penso che nessun libro sarà all'altezza del precedente(di cui sono diventata una maniaca), cosi vado subito in astinenza da libri, o se è un libro di una saga, vado subito alla ricerca del romanzo che segue. Adesso ad esempio ho appena finito di leggere il secondo libro di una saga magnifica, e sto aspettando da più di un mese che rientri il terzo volume, e sinceramente sto anche perdendo la pazienza. Comunque, credo di aver letto abbastanza libri, e di essere capace di scriverne uno, in un modo, o nell'altro. Forse non adesso, fra qualche anno, o forse non „sfonderò“subito, ma credo di potercela fare.

Per il secondo desiderio ero un po' indecisa. Ero indecisa tra diventare un' attrice o che succedesse qualcosa di molto emozionante nella mia vita, per dar un po' di tregua alla monotonia di ogni giorno. Dato che di solito sono un tipo paranoico, e tendo a pianificare troppo le cose, non so se mi farebbe comodo se sparisse la mia monotonia, per essere rimpiazzata da qualcosa di troppo emozionante e da non poter controllare (neanche venissero gli alieni!!!), cosi mi sono decisa per l'attrice! Non so se sono brava (sinceramente non mi trovo niente di speciale), ma dato che di solito me lo dicono, mi sono fatta un piccolo film nella mia testa. Ho deciso di esprimere questo desiderio nella speranza che si avveri, dato che non penso di potercela fare con le mie sole forze. Innanzitutto non credo che saprò mai abbastanza bene l'inglese da poter andare in America o in Inghilterra - dato che lì di solito si comincia la carriera - visto che non credo che qui in Croazia abbia qualche speranza, e poi ho espresso questo desiderio perchè a me piace recitare quanto leggere libri, e sono felice che tutti mi dicano che ho talento in questo campo, così posso almeno dire di essere brava in qualcosa per rimpiazzare la mia completa incapacità negli sport!

Il terzo desiderio è invece forse quello più realizzabile, ma ciò non vuol dire che si realizzerà! Vorrei vincere questo concorso! Non vorrei sembrarvi sfacciata,ma questo è il mio terzo desiderio, e mi piacerebbe molto se vincessi, sia per far accrescere la mia autostima e per farmi capire se ho le qualità per essere scrittrice, e poi anche per la mia soddisfazione personale, nel vincere finalmente qualcosa.

Lo so che probabilmente questi desideri sono irrealizzabili, soprattutto quelli di essere scrittrice o attrice,ma se mi si porgesse l'opportunità di scrivere qualcosa, la coglierei al volo ,come ho fatto qui. Ma altrettanto coglierei al volo l'opportunità di recitare in un film, certamente non adesso-io stessa non mi ritengo pronta - ma magari in un futuro non così vicino, ma spero neanche cosi lontano.

Mi auguro che almeno due di questi desideri si avverino,anche se so che sono solo temporanei, e che tra un mese già cambieranno, ma non fa niente,per adesso mi bastano questi!

 

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PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA SCUOLE SUPERIORI

 

offerto dalla Mailing List Histria

 

motto TEQUILA                                                                        Sebastian Božič  

 

Classe IV Media Superiore

                                                                          Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

 

Motivazione: la giuria ha pensato di dover dare un premio speciale a questa deliziosa presentazione di uno spaccato di vita vissuta in una famiglia istriana d’oggi , specialmente per la gradevolezza dell’espressione in dialetto, un dialetto che purtroppo tende a scomparire.

 

“Ascoltando un brano di musica” 

CANSONI PAR NO DESMENTEGAR 

Quando che go un poco de tempo libero, el più bel pasatempo par mi xe scoltar musica. Ma che se intendemo: musica rock, quela che impinisi le rece, e meterla a duto volume par gustarmela meio. Co poso me meto al computer e là mixo duto el ben de Dio che me capita soto man.

Ieri el computer no me funzionava e alora son andà de me nona, che la ga la casa tacada ala nostra, par usar el computer de me sio Alan e scoltarme la me musica preferida. Vado drento, ghe conto che el mio computer ga fato siopero e ghe digo: “Nona, vado su, sul computer de sio, par scoltar la musica che me piasi a mi.” Squasi subito drio de mi, ‘riva anca me mama par parlar co’ nona, no so de quai problemi. Un poco parché me piasi, un poco par no scoltarle, go alsà el volume al masimo. No ve digo la reasion de me nona! La ga scominsià a urlar come una danada: “Sbasa quela schifesa! Te me rompi i timpani! Sera la porta! Ciò, sturlo, cosa questa te la ciami musica? Go l’impresion che el cuor me xe cascà in scarsela, tanto che me bati drento el stomego. ‘Deso capiso parché che se dir che sta musica fa STOMEGO!!! Sera duto! Me par de star int’una fabrica co le machine che xe diventade mate. Ven qua xò che te spiego mi cosa che vol dir musica!” A sto ponto anca me mama me ciama xò, parché la sa che co a me nona ghe ciapa i sinque e la taca a sigar, no la finisi cusì presto.

Vado in cusina e vedo me nona che la sbisiga int’un casetin. Po la lo sera e la ven visin de mi e la me disi: “Ciapa qua, scolta ste do casete. Ma scoltele ben, cusì te capirà cosa che vol dir musica.” Ma invese de darmele in man, par paura che no le scolto, la meti una int’el registrator. Par dir el vero quela xe l’unica machineta che la sa far funsionar, ma me rendo conto che no xe el momento che faso comenti del genere.

Me nona no parla più e anca me mama sta sita. Se speta che ‘rivi la musica, par veder che “antiquariato” che la ga tirà fora del casetin. Intanto el registrator lasa vignir fora rumori de disturbo, che mi no son più abituà a scoltar co le nove tecnologie. Parti la musica. Xe un valser, e par mi xe xà grave. Me nona estasiada la scolta. Me mama, credo che par rispeto, la fa finta de scoltar. Mi no so come comportarme. Stago sito e xà che son, visto che el ritmo xe una lagna, me meto a scoltar le parole… “La me mama povareta, la m’ha dà un fià de dota: ‘na pignata duta rota e ‘na tola de lavar….”. Scominsiemo ben! Drento de mi me domando: ma cosa, questa xe la canson dei disgrasiai? Ma no digo gnente, tanto so che ste cansoni no le xe mai masa longhe, e speto fiducioso, ma no masa, la prosima. Gambia ritmo, ma no gambia el contenuto: “La mia mama me ga dito no sposar le mule more, le xe dute traditore, no me sposarò mai più – resto celibe”. Me faso coragio e speto che ‘rivi la tersa e me digo drento de mi, se xe ancora una compagna, go paura che s’ciopo. E puntuale la ‘riva: “El mio papà no lasa che sposo un calafà. El mio papà no lasa che sposo un disperà.….”. Ben, penso che più calmo de cusì no podevo star, ma la pasiensa ga un limite e el mio limite xe xà sorpasà, e ghe faso: “Nona, cosa te son andada in qualche museo dei disgrasiai a trovar ste cansonete cusì antiche e cusì disperade?” E go s’ciopà a rider, un poco par rabia e un poco par disperasion. Dovevo pur sfogarme, liberarme de quel che se me gaveva ingrumà in corpo scoltando sti testi. Me mama me varda e la me fa moti de star sito e serio, par no pegiorar la situation. Ma me nona, che no xe sempia, la se ga inacorto subito de ste ociade de intesa fra mi e me mama e la sbora: “Ignorante el fio e tonca la mare”. E par fortuna la se la ga ciapada con me mama. “No te se ricordi, co xe vignuda sia de Trieste e che la me ga portò ste casete con cansoni che una volta se cantava qua de noi. No le xe miga dute tristi. Ghe ne xe anca de alegre, ma par apresarle bisogna conoserle e par conoserle ghe vol scoltarle più volte. Mi co le sento me par de tornar picia. Vedo ‘torno de mi tanti visi conosui, tante persone che no vedo più de tanti ani. Xe quele persone che xe andade via de Isola e che xe spaliade pal mondo, naturalmente quele che xe ancora vive. Me ven inamente le feste de sposalizio, i batisi, le feste religiose. Quando che se iera duti insieme, quante ridate, quanta alegria e quante cantade che se faseva. Ierimo duti una granda famea e ste qua, e tante altre cansoni, serviva a ligarne ancora de più, a farne sintin come che se dir DUTI PAR UN E UN PAR DUTI. A cantar iera bravi specialmente i omi che, dopo ver bivù un pèr de biceri de quel bon, i ghe dava soto

fina che i gaveva vose. Noi pici, visin de lori, cantavimo e ciuciavimo suchero brostolà, parché caramele no ghe ne iera. A mi, questa musica me ricorda le mie radise, i mii parenti, i mii amici, insoma, la mia gente. A ste cansoni xe tacai i mii più bei ricordi, quei che no dismentegarò fina che vivo. Questa xe la musica dela nostra tera, cansoni che no devi andar dismentegade parché le apatien ala nostra cultura. Cansoni tramadade de pare in fio, cansoni vece secoli e restade sempre vive.” E po’ vardandome mi: “E ti, fra un pèr de ani, cosa te se ricordarà de sta tua musica? E co te sarà vecio, e te sentirà un toco de quei che adeso te piasi tanto, che emosioni te podarà gaver, visto che al giorno de ogi le cansoni dura al masimo do ani? Sensa tignir conto che de ciaro i testi xe in italian e ti no te sa gnanca cosa che te canti.”

Eco, parlando de sportivo, anca sta volta, la partida xe finida 3 : 0 par me nona. No poso no darghe ragion. A noi ne piasi sto TUM-TUM-TUM che te scombussola el stomego quando che se scolta sti brani moderni a volume masimo. Ma,  squasi semmpre semo soli a scoltarli, magari davanti al computer. E cosa ne vegnarà inamente fra 20-30 ani co sentiremo un de sti tochi. No go intension de ‘bandonar la mia musica preferida, ma forsi, no saria mal, se – magari in scondon de me nona par no darghela vinta – me metaria a scoltarle più volte e a imparar le cansoni sue e, co sarò più grando, se me trovarò in compagnia de altri istriani, podarò cantarle con lori e far la mia bela figura. No solo, ma po’ – almeno spero – quando che sarò vecio, anca a mi, quele feste, me restarà fra i mii ricordi più bei.

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PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA SCUOLE ELEMENTARI

 

offerto dall'Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

 

 

motto IL GRUPPETTO PERFETTO                                   

      Tony Zmikić, Ivona Mraović, Alma Manai  -  Classe  II elementare

                                                                                Karmen Zmikić  -  Classe  III  elementare

                                                                                        Dominik Martinović  -  Classe  IV  elementare

                                                                                                      

 Corso di Lingua Italiana Comunità degli Italiani Zara

 

Un collage di disegni è il risultato della creatività e dell'impegno dei piccoli bimbi di Zara.

Speriamo che il mondo ed i pianeti descritti nei loro lavoretti non bastino a contenere tutti i loro sogni.