PREMI SPECIALI

 

PREMIO “ASS.NE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO” :

 

 motto KINDER RV                              
                                          Melissa Bobicchio, Elizabeth Dobrović,  Martina Matika, Lorenza Anna Puhar

                                                        Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                                      Insegnante: Vlado Benussi                                               

 Un gustoso bozzetto in rovignese, dove la fantasia fa rivivere sotto il campanile di Santa Eufemia l’eterna storia di Romeo e Giulietta o meglio di Giulietto e Romea sbalzati improvvisamente dal loro tempo alla Rovigno dei giorni nostri. Potenza di Stargate ?? no, della fantasia dei “muriedi ruvigni∫i”.

Lavoro di gruppo    “I nonni ci raccontano”

       “L’ALLEGRA STORIA DI ROMEA E GIULIETTO A ROVIGNO”

 In una giornata di pioggia, le due nipoti di “Nono Biepo”, invitano due amiche a giocare in casa loro, mentre il nonno, legge “pacificamente” il giornale nonostante il baccano. Sul più bello che avevano preso gusto a giocare con i video-games, all’improvviso, viene a mancare la corrente elettrica. Rimaste all’oscuro, dopo cinque minuti di silenzio, pregano il nonno di raccontare loro una storia perché si annoiano ad aspettare il ritorno alla normalità.

Si avvicinano alla poltrona del nonno situata a ridosso del caminetto acceso che sprigiona un gradevole tepore, mentre la legna scoppietta piacevolmente. Il nonno interpellato, così all’improvviso, non sa che pesci pigliare… 

NONNO: Ch’i vulì ch’i va conto…La fiàbula da siur Intento?

NIPOTI:   Sì!!!!

NONNO: La fiàbula da siur Intento ca la doûra mondo tenpo e ca mai la sa dastreîga,

    i vulì ch’i va la deîga?

NIPOTI:   Sì!!!!!

NONNO: A nu sa deî mai da da seî, parchì la fiabula da siur Intento la doûra mondo

              tenpo, ca mai la sa dastreîga, i vulì ch’i va la deîga?

NIPOTI:  No!!!!!

                     NONNO: Nu sa deî mai da nuò! parchì la fiabula da siur Intento la doûra mondo tenpo

    ca mai la sa dastreîga, i vulì ch’i va la deîga?

 Dopo un po’ di ripetizioni le bambine si stufano e il nonno riflettendo ad occhi aperti, visto che aveva appena guardato la storia di Giulietta e Romeo alla TV, propone la sua versione della vicenda degli innamorati veronesi in un intreccio di lingua e dialetti:

 NONNO: E quista i la savide? La stuoria da Romea e Giulietto!

NIPOTI : Ma quale Romea e Giulietto, forsi ti volevi dir Gulietta e Romeo?

NONNO: Ma nuò, quila la sa doûti!!! I va cuntariè oûna stuoria d’amur nuva ca fineîso

    ben, e nuò in mal cume quil’altra…(il nonno si immedesima nella storia)

Immaginive el balcon ca ∫ì a Verona e du’ ∫ùvani intenti a favalà d’amur in viecio talian:

ROMEA: O Giulietto, Giulietto! Perché sei tu Giulietto?! Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome, perché è solo quello che è mio nemico…

GIULI.   : Debbo ascoltare ancora, Romea, o debbo rispondere a questo?

                 Chiamami soltanto “Amore”, ed io accetterò il nuovo battesimo!

ROMEA: Amore…Amore…Amore…mi piace sì…Amore…ti chiamerò così!!!

GIULI.   : Voglio sentir scoccare la scintilla del nostro grande amore!

ROMEA: Ora scendo, aspettami Amore!!!

NONNO: Apena fineîde li ciàcule, gila la ven ∫ù da’l balcon doûta inbrevada e cume i fulpi la sa pieta ∫ura a Giulieto, ma doûto int’oûn…oûn buoto fa tramà la tiera e el sil, oûn tramendo foûlmine sa scaragheîa su’i du’ ∫ùvani ca i sa rabalta  partiera! Intanto da la strada spunta du’ viece ruvigni∫e cu’l sial nigaro, doûte spa∫amade, cun li candile inpisade in man:                                      

NINA   :  A mare mièa! Da nùo a ∫ì ∫eî veîa la loûce!

FEMI   :  Da bon, i signemo rastade al scoûro!

NINA   :  A ∫ì sigoûro caioû oûn albaro qua rente!

 FEMI   :  Da nùo! A ma par geri ch’i signemo rastadi al scoûro par squa∫i miè∫a ura!

NINA   :  Stavuolta da bon i rastemo cume sti ani i nostri barbani, candile e pitruòlgio!

FEMI   :  Ca biel, ca rumàntico, sensa quil diavo da tarlevision!

NINA   :  Ma cume, ti deîghi senpro: Biàta quila scatula ca nda fa cunpagneîa!

FEMI   :  Ta∫i, ta∫i ca ti iè ra∫on, cumare!

NINA   :  Gi∫ù Mareîa, alura sta sira nda tuca saltà el “Grande fratello”!

FEMI   :  E la mièa “Sapùnizza”!?!?

NINA   :  Cuosa, ti faghi la leîsia?

FEMI   :  Ma nuò, cuosa ti iè capeî, a ∫ì la mièa telenovela!!!

NINA   :  A, quila in spagnolo?

FEMI   :  Ma nuò, quila in toûrco!!!

NINA   :  Senpro mèo ca Biùtiful ca i nu sa dastreîga mai da vinti ani a quista parte!

NONNO: Intanto ca li viece favaliva i du’ ∫ùvani i sa liva in peîe e alura li du’ cumare  spa∫amade li pieta oûn seîgo ragu∫, cume du’ curnace ∫barnaciù∫e.               

FEMI    :  A mare mièa, chi ∫ì sti dùi?

NINA    :  I par… du’ inbriaghi in carnaval!

FEMI    :  I ∫ì visteîdi cume i mièi bi∫ - bi∫ - bi∫nuòni!

GIULI.  :  Ma dove siamo mai capitati?

ROMEA : Chi sono codeste vegliarde?

NINA     :  Ma cume i faviela sti du’ muriedi!?

FEMI     :  A ma par chi nu ∫ì da Ruveîgno, chi ti deîghi cumare!?

ROMEA : Ma allora siamo stati sbalzati nel tempo in Istria… a Rovigno!

GIULI.   : Ora rammento che mi raccontavi di un tuo parente di codesti luoghi!

NINA     : Ti vuoi vidi ca i ∫ì pasàdi par quile “puorte del tenpo” da quila sièrie ca varda senpro i mièi nevi.

FEMI     : Seî, seî, “Starghèit” a ma par ca sa ciama! Ultra el “ponto” del tenpo!

NINA     : Ma qual PONTO, quil a rente de la “Batana” duve ch’i bivemo el capuceîno!

FEMI     : Nuò….La sierie par tarlevisiòn: “La puorta del tenpo”, ti ma uòldi!

 NINA     : Ma chi ∫ì sta ruoba, a sa magna o sa bivo?!?

FEMI     : Mai sintoû, mai veîsto? Ma vara teîo! Pioûntuosto daghe uòcio a quii dùi in mascara cume ca i sa piga…                                                                                    

NINA     : Palamaduona, i daventa vieci cume nui!

ROMEA : Non vedrò più la mia Verona…sigh!

GIULI.    : La nostra bella Arena…sigh!

ASSIEME:IL NOSTRO GRANDE AMORE!!!

NONNO: Ste du’ cumare indulseîde a la veîsta da sti du’ ∫ùvani davantadi da culpo vieci,li sa varda e li fa oûn gran sureî∫o da ricia a ricia e li ga deî:

FEMI    : Arì ca ancùi ∫ì festa, i signemo sule, vignì a ca∫a nostra, ∫à ca indreîo a nu sa pol turnà!

NINA    : I sa faremo cunpaneîa, i scultaremo i buoti da stu magico maltenpo…

FEMI    : Tanto s’ i ∫ide a Verona a va tuca mori!

NINA    : Dai, stemo doûti in cunpaneîa!!!

ROMEA: Visto, mio Giulietto, non è mai troppo tardi per trovare qualcuno che ti vuol bene!   

GIULI. : Già, stare insieme e volersi tutti bene! Evviva l’amore!!!

TUTTI   : Evviva!!!

NONNO: E cheî sa ca nu li seîo ancura insenbro a fà festa…E meî ch’i giro là, c’oûn pidiseîn i m’uò butà qua!!!

NIPOTI: Che bela storia nono, o come ti dixi ti: Che “biliteîsima” stuoria, contine un’altra!

 In quel mentre, ritorna la luce e ritornano a funzionare i videogiochi, la televisione, internet… e… l’incanto finisce. I nipoti si mettono a giocare con frenesia, il nonno li guarda un po’ deluso ma anche contento di essere stato per un momento al centro della loro attenzione, pensa u pochino poi esclama tra sé:

NONNO: Sparemo ca vago veîa da nùo la loûce!!! 

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PREMIO SPECIALE “ISTRIA-EUROPA” :

 

motto LE MEIO FALISCHE  (Le migliori scintille)                   

                   Classe IV:   Alex Auber, Sara Gec ;
Classe VII:  Nastja Stok 

        
Classe VIII: Sara Veselinovic
                                               
        Classe IX:  Janja Marzi, Ivana Veselinovic                                             

               Comunità degli Italiani Crevatini - Gruppo letterario

              Mentore: Maria Pia Casagrande
            Per la parte grafica: Nicoletta Casagrande

                                                        Questa ricerca nata dalla collaborazione dell'insegnante con gli alunni, nell'ambito del gruppo letterario, e le nonne ha dato vita ad un'opera che testimonia l'esistenza passata nella regione. Le ricche ed originali descrizioni sono corredate dalle immagini fotografiche che hanno fissato i momenti più salienti della vita di allora. Un'opera impegnativa che mette in luce la vita e le tradizioni della gente delle nostre località.

 I nonni ci raccontano….

…i nostri incontri sono sempre un regalo inatteso….

Le nostre nonne se non ci fossero, dovremmo inventarle. Sempre attente e disponibili a raccontarci episodi di vita passata a mantenere viva la nostra storia e le nostre tradizioni e soprattutto la nostra identità.

Briciole della vita di nonna Elda, nonna Fabiola, nonna Gemma.

Nonna Elda: - Sono nata in Fontanella una località vicino a Muggia, là vicino, a Chiampore, ho incominciato il mio percorso scolastico che non è stato molto lungo perché la scuola non mi piaceva, ho proseguito a Muggia, dove devo dire che mi piaceva, ma un giorno la maestra Robba per un mio errore, invece di Gottardo, il mio cognome, ho scritto Gattardo, mi ha preso a sberle ed io per paura non sono andata in classe per una settimana.

Trascorrevo le giornate a giocare a " scinche "(biglie) in gloriè un prato adiacente al castello di Muggia. Dall’alto controllavo quando il vaporetto portava alle quattro del pomeriggio, a casa gli operai del cantiere di S. Marco, da Trieste, era l’ora in cui finivano le lezioni e correvo a casa.
Un giorno la maestra incontrò la mamma e le chiese se stavo male, mamma cadde dalle nuvole e chiese spiegazioni alla maestra che le raccontò delle sberle che mi aveva dato. Da donna semplice e buona mamma disse che avevo fatto bene a non andare a scuola perché lei i suoi figli non li avrebbe mai picchiati e non mi sgridò. La maestra venne a casa nostra e mi portò una cioccolata grande mi chiese anche scusa. Così ripresi ad andare a scuola.
Allora abitavo a Muggia sopra Il Pilon una località dei Monti di Muggia. Il percorso scolastico proseguì a Scoffie perché mio papà era colono(mezzadro) e aveva trovato lavoro nel cortivo della famiglia Dandri vicino al bosco dei Maier, ma allora non essendo io portata per gli studi smisi di studiare.
Papà mi mandò ad aiutare una zia che custodiva la chiesa e il cimitero di Lazzaretto a Bertocchi, il mio compito era di suonare le campane quando era l’ora dalle cinque del mattino in poi e di tenere sempre accesi i lumini in chiesa. Ero giovane e il buio mi faceva paura, quando il mattino entravo in chiesa lasciavo sempre la porta aperta, una volta mentre stavo per accendere il lumino un colpo di vento fece sbattere la porta ed io presa dal panico scappai fuori con il lumino in mano.
La zia aveva una santola che spesso le chiedeva se non aveva paura di abitare vicino al cimitero e la zia rispondeva puntualmente di no. La santola le disse che quando sarebbe morta la sarebbe venuta a trovare. Una sera, eravamo tutti in cucina con i cugini attorno allo "spacher" una serata buia e fredda sentimmo un rumore strano, nelle camere, soprastanti, la zia andò a vedere ma non trovò nulla. Fece ritorno dabbasso e dopo un po’ il rumore, più forte ritornò a farsi sentire, pensavamo fossero le "pantigane". Non c’era alcuna traccia del loro passaggio. La zia impaurita andò a chiamare lo zio che stava giocando a carte in osteria. Noi bambini ci mettemmo attorno al "fogoler" stringendoci vicini per la gran paura. Quando gli zii tornarono, ripassarono la casa da cima a fondo ma non trovarono alcuna traccia di cose strane.

La mattina seguente vennero ad avvisarci che la santola era morta. Sarà stato un suo segno?
Lo zio era falegname e fra le tante cose costruiva casse da morto, così noi bambini non avendo all’epoca tanti giocattoli a disposizione, per giocare a nascondino usavamo le casse da morto - .

Nonna Elda e nonna Fabiola da giovani, intente a preparare "el pranzo per i omini".

Nonna Fabiola : - Sono nata in una famiglia di mezzadri. Ricordo che da piccola, quando papà ebbe il posto da fattore per l’ospizio marino, oggi ospedale ortopedico di Valdoltra, ci trasferimmo dal podere dei Dandri a Valdoltra. Ricordo il tragitto sul carro trainato dai buoi, avevo tre anni, e che uno zio regalò delle noci a noi bambini. Eravamo una famiglia felice. I giocattoli erano semplici e per lo più fatti in casa. Mamma andava a fare la spesa a Capodistria e io la pregavo di portarmi una piccola scopa, la tormentavo alla fine mio papà andò a prendere rami di ginestre preparò la spazzola e ci aggiunse un bastoncino:-Ora spazza! Tutta la corte. - Mi ordinò

                                       

                                                                      Nonna Fabiola durante l'intervista

Papà era molto bravo. Desideravo una bilancia. Con la scatola del lucido da scarpe, un bastoncino e una cordicella mi preparò una piccola bilancia. Era un padre molto affettuoso mi ha custodito sempre con amore e insegnandomi i valori della vita.

Quando avevo tredici anni, mamma si ammalò, durante le visite mediche che ne seguirono, un’iniezione fatta male la rese invalida, nessuna cura la faceva alzare dal letto. Ci dissero di andare ad una fonte d’acqua vicino a noi di attingerla e di farle degli impacchi. Secondo qualcuno era un’acqua miracolosa. Dopo un po’ la facemmo ricoverare a Monfalcone sperando che si sarebbe trovata una cura e mamma sarebbe stata quella di sempre. Quando si poteva, si andava a trovarla da Valdoltra a Monfalcone in bicicletta. Una volta a Trieste finii sulle rotaie del tram e rovinai la ruota della bicicletta, tuttavia continuai, andai avanti non volevo perdermi la visita alla mamma. Purtroppo, dopo essere ritornata a casa, qualche tempo dopo mamma ci lasciò. Ancora oggi che sono bisnonna sento la sua mancanza come se fosse successo ora.

Crebbi con mio padre, mio fratello, zii, zie, cugini. La nostra vita si svolgeva nel podere dell’ospedale ortopedico, che allora era quello che oggi è una S.p.A. Si andava alle feste di paese, i vestiti erano semplici fatti da noi, ci cucivamo le scarpe da sole "le papuze" con i resti di stoffa, anche di lenzuola, si faceva la suola con la iuta, le nostre scarpette erano sempre ricamate, "le pituravimo con la biaca per gaverle sempre nete "

Non c’era tanto da scialare così non avendo carta si andava a prendere il sale con una "strazeta".

Quando andavo a comprare le sigarette per il nonno ricevevo 10 centesimi di premio con i quali la domenica pomeriggio andavo davanti all’ospedale di Valdoltra a comperarmi il gelato dal gelataio ambulante. Erano giorni di festa. Per la vendemmia, si riuniva tutta la famiglia, noi bambini aiutavamo nel raccogliere i grappoli succosi e se qualche acino cadeva per terra il nonno ci ammoniva affettuosamente: " ingrumè ,dei grani se fa mosto" .

Essendo papà mezzadro avevamo tanti animali domestici, allevavamo fino cento maialini. Quando si macellavano, le parti carnose si portavano all’ospedale, il resto rimaneva a noi che se ce n’era tanto si vendeva ed il guadagno era assicurato.

Ricordo i bei momenti della falciatura, la festa a Pasqua su uno scalone si mettevano le valve dei mitili con dentro le candeline, la sera era tutta un’illuminazione.

In primavera avevo l’abitudine di osservare il ciliegio, la meraviglia della natura che dal suo risveglio alla sua piena maturità ci dava i colori della nostra bandiera.

Nel 1948 sposai un bel giovane alto con gli occhi azzurri ,Oreste. Era da poco finita la guerra, per macellare un vitello per il pranzo di nozze dovemmo chiedere il permesso ai vari comitati, vista la carenza di cibo.

Alle mie nozze ci furono 100 invitati. Organizzammo il trasporto in corriera, andammo prima a Capodistria in comune per le nozze civili poi a Bertocchi per il rito religioso. Sentivo molto la mancanza della mamma, così mi organizzai con il parroco che mi procurò una piccola bara bianca da tenere accanto mentre dicevo sì a Oreste, avevo la sensazione che la mamma mi fosse vicina.

      

Fabiola e Oreste il giorno delle nozze                                                            Invitati al ricevimento

Fu una bella festa come si usava da noi con portate tradizionali. Alla fine le cuoche prepararono la carne del vitello su un piatto sul quale appoggiarono anche la testa con in bocca un cespo d’insalata.

        Camise de note ani ’20 e ’50 del coredo

Combinè con le capete cuside a man

Nonna Gemma:-Sono nativa di Albona,dove ho frequentato la prima e la seconda elementare in lingua italiana. Scoppiò la guerra e per tre anni non andai a scuola. Finita, dovetti andare a scuola croata per ragioni che ormai si sanno. Ho una certa predisposizione per le lingue e così non ebbi difficoltà nell’inserirmi in una realtà croata, appresi anche la lingua russa.

  Nonna Gemma durante l'intervista

I libri che avevo a scuola italiana erano i sussidiari, tutto su un libro, eccetto il libro di lettura e quello di religione a scuola croata per ogni materia avevamo un testo.

Tempo di guerra, non si doveva buttare via niente, si cucivano i vestiti con le lenzuola e per averne più varietà si coloravano con varie tinte, i cappotti si ricavavano dalle coperte militari, riuscivano bene quelli che avevano "una strica rossa". Le scarpe erano ciabatte di velluto fatte da noi, i calzini di lana di pecora.                                                                                    Papuze cuside a man con la siola de goma

Si cucivano a mano dai fazzoletti ai regipetti.

Il papà era sorvegliante di miniera in Arsia, guadagnava decorosamente, non eravamo mai scalzi. Nel 1940 in miniera ci fu una tremenda esplosione di gas: il grisù il terribile gas silenzioso esplose forse a contatto con qualche fiamma e ci furono 185 morti. Sebbene piccola ho un vivo ricordo di quei giorni. Arsia era una zona paludosa nel 1938 fu bonificata e diventò una bella cittadina. Ricordo che giocavo e mi divertivo tanto: a zoto, alle manete, con le pupe fate de straza e anche quele de celuloide. Papà ci faceva le fionde e ci costruiva il pandolo.

La cucina era tipica istriana: fusi, ravioli, CRAFI. Questa specialità è tipica della cucina casalinga di Albona. Oggi si fa solo ancora a Lussino.

CRAFI: tipo di ravioli dolci,fatti con la pasta fatta in casa-sfoglia- il ripieno è composto da formaggio dolce, pane del giorno prima, noce moscata, zibibo, pignoi, burro, uova, zucchero. Conditi, con sugo di gallina, e con una buona spolverata di noci grattugiate. Si usava moltissimo fare minestra "coi capuzi garbi" la buonissima iota, purè di carote, patate e finocchio selvatico, condito col pesto fatto con il lardo e condito anche con l’aceto.

Maestra lei non è nonna, ma la sua nonna, certamente le ha raccontato qualcosa, se lo ricorda ancora?

Maria Pia: - I miei ricordi sono soprattutto quelli della mia bisnonna, nonna Neta, era una vecchietta all’apparenza dolcissima in realtà era un gendarme austriaco. Essendo rimasta vedova molto giovane e con una figlia a carico e una mamma anziana da custodire divenne"l’uomo" di casa, gestiva una trattoria, prendeva gli uomini a giornata per zappare i campi e li controllava pure, controllava le zolle se erano state girate bene. Era molto pratica: ricordo che a volte al mattino pensava ad alta voce: - Cossa magnemo oggi per pranzo? - Spariva per un paio d’ore e ritornava con il grembiule pieno di "ribalta vapori", quei pesciolini piccoli e saporiti che passati nella farina e fritti nell’olio di oliva erano il non plus ultra. A S.Caterina avevamo un casotto dove tenevamo gli attrezzi per riparare il caicio le reti per fare seraio.

Eravamo anche una famiglia di pescatori: parte del pesce veniva venduto all’ingrosso a Trieste il resto si usava in trattoria per i "signori" che la domenica venivano da Trieste a pranzo. Da lei ho imparato a cucinare. Quando si ammazzava il maiale era lei che dirigeva le operazioni sulla lavorazione delle varie parti e siccome del maiale non si getta via nulla utilizzava il fegato, il cuore, i reni, i polmoni per fare delle speciali polpettine per condire le minestre di orzo e per friggerle per il nonno quando si portava il pranzo al cantiere. Ricordo il forte odore che emanavano, non mi piaceva, ora vorrei risentirlo.

Quelle polpettine si chiamano MARCANDELE.

Ricetta delle marcandele:

si prende il fegato, i polmoni, il cuore,i reni del maiale si passa tutto al tritacarne, si aggiunge sale, pepe, rosmarino tanto aglio e altri odori, si formano delle polpette, le si ripongono dentro la "rete",del maiale si da una ripassata nella farina di granturco e si affumicano un po’ .Poi si pongono su una trave in cantina in modo che la bora,quando soffia le asciughi. Sono una bomba calorica, ma allora agli operai che lavoravano duro in cantiere e ai contadini che faticavano nei campi erano un cibo molto energetico. Si friggevano sempre nell’olio di oliva oppure si facevano bollire nella minestra di orzo.

Allora a Crevatini ,S.Colombano, c’era la scuola, ma non c’era il maestro e quando finalmente arrivò nonna Neta felice di poter imparare l’ABC vi andò ma il maestro vedendola le disse che era troppo grande in età di trovare il moroso la mandò via. Aveva 12 anni. Nonna era una tosta e apprese da sola leggere, scrivere e far di conto. Ricordo che quando andavo a scuola lei mi spiegava i problemi di matematica e sicuramente è stata un’ottima insegnante.  

Album fotografico… …ciò che è rimasto

                                                                     Spose d’altri tempi

          

     

Il coredo

A scuola

 

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PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA di ALESSANDRO BORIS AMISICH :

offerto dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

  motto    POLIFONIA ISTRIANA                         Christian Baković  

                                                                    Classe III - m Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                             Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

L'autore ha svolto un eccellente lavoro, raccontando anche con un  buon riferimento bibliografico, la storia di Nello Milotti conosciuto compositore istriano contemporaneo, spaziando dalla gioventù e dall'impegno come  la seconda guerra mondiale alla lunghissima carriera di professore e musicista; da lodare l'attenzione e la capacità nell'analizzare le varie sfaccettature del suo talento di compositore.

 Molti artisti giuliano-dalmati(i Laurana, Giovanni Dalmata, Francesco Trevisani, Bernardo Parentin,Luigi Dallapiccola ed altri) si sono affermati fuori dalla loro regione. Illustrare qualche personaggio esemplificativo e l' opportunità che nella loro patria
d' origine siano ricordati nei toponimi o altre iniziative.

Evviva Milotti e la leggenda istriana

Il presente saggio vuole presentare la figura poliedrica del musicista Nello Milotti, come pure la complessità e particolarità geografica, storica ed etnica della penisola istriana, riflessa e sublimata nelle soluzioni melodico-formali delle sue opere. Attraverso il registro apolitico della musica abbiamo voluto testimoniare il sì gioioso alla vita da parte di un grande artista e uomo, che ha vissuto e operato a cavallo dei due secoli a Pola, impegnandosi per una convivenza pacifica e serena di popoli diversi.

Il compositore Nello Milotti è nato l'11 novembre 1927 a Trieste, secondo figlio di Ferdinando e Maria. Il padre era falegname, suonava la fisarmonica e il mandolino, la madre era casalinga. Nel 1933 Milotti iniziò a frequentare la scuola elementare a Trieste. Già in giovane età mostrò un grande interesse per la musica, ed iniziò lo studio del mandolino con il supporto del padre. Nel 1935 la famiglia si trasferì a Pola, perché la madre del compositore aveva ereditato un negozio dalla madre che viveva a Pola. Il padre si trasferì appena nel 1937. Durante le vacanze il giovane Milotti andava a Trieste, dove nei fine settimana suonava con il padre nei ristoranti per arrotondare i guadagni familiari.

Dopo aver concluso gli studi elementari, Milotti s'iscrisse alla Scuola avviamento operai che durava due anni. Alla fine degli studi lavorò come apprendista presso un'officina dell'Arsenale (il cantiere). In quel periodo i soldati fascisti avevano arrestato il padre, portandolo nel campo di concentramento Cairo Montenotte presso Genova. Questo fu il pretesto per aderire alla gioventù antifascista dell'Arsenale; mentre portava i pezzi al montaggio distribuiva volantini.
Il 30 giugno 1944 Milotti dovette lasciare Pola perchè un "compagno" era stato arrestato. Lasciò Pola e si aggregò al Battaglione "Pino Budicin", ritornando a Pola nel 1947. Iniziò la sua attività di compositore e direttore d'orchestra con musiche a carattere impegnato. In questo periodo si iscrisse la Scuola di musica a Zagabria, classe clarinetto. Questo fu il primo approccio ad un'educazione musicale sistematica. Nel 1953 concluse gli studi e ritornò a Pola, dove venne assunto presso il ginnasio italiano e vi lavorò fino al 1961. In seguito insegnò solfeggio e clarinetto presso la Scuola media di musica "Ivan Matetić Ronjgov" a Pola. In quel periodo iscrisse gli studi di composizione presso l'Accademia di musica di Lubiana. Si laureò nel 1964 componendo la cantata "Leggenda istriana", per solisti, coro misto e orchestra.

Nel 1971 divenne direttore della Scuola media di musica "Ivan Matetić Ronjgov" a Pola. Lavorò alla Facoltà di pedagogia e dal 1977 alla Facoltà di pedagogia di Fiume. Diresse vari cori: presso la Comunità degli italiani a Pola quello maschile della SAC "Lino Mariani" al quale si aggiunse nel 1973 il coro misto, il coro della SAC "Matko Brajša-Rašan" e il coro di Pisino "Roženice". Milotti muore il 10 marzo 2011. Nel corso della ricca carriera musicale il nostro ebbe numerosi concerti in Croazia, Italia e Germania. In qualità di compositore Milotti si è cimentato in tutti i campi della musica. Partecipava regolarmente al "Festival delle Melodie dell'Istria e del Quarnero", vinse numerosi primi premi per musica corale, strumentale, scenica per bambini. Le sue opere traggono ispirazione dalla ricca tradizione italiana e croata dell'Istria.Va ricordato che il 27 dicembre 1990 gli venne conferita dal presidente della Repubblica la nomina a "Cavaliere della Repubblica italiana".
In occasione del suo ottantesimo compleanno e durante il progetto "Evviva Milotti" il Maestro ebbe a dire:" Sto bene anche dopo 60 anni di lavoro, mi sento come se avessi 16 o 17 anni e andassi a scuola. Compongo ancora e non intendo smettere, è semplicemente l'amore per ciò che si fa. Non c'è età che possa ostacolarvi- bisogna andare avanti e non fermarsi mai."*(Glas Istre del 10 Marzo 2011)
Il primo periodo creativo di Milotti si chiude nel 1964 con il compimento degli studi di composizione presso l'Accademia musicale di Lubiana ed è contraddistinto da opere di carattere sinfonico. Gli esempi più riusciti sono i poemi sinfonici „La riva“, „Storie di pescatori“, „Meditazioni serali“incluse nel poema „Le mura di Nessazio“ e la cantata „Leggenda istriana“. Conclusi gli studi, Milotti si dedicò raramente alla composizione sinfonica, ottenendo successo e riconoscimenti grazie ai suoi numerosi pezzi corali, da camera e melodie di musica leggera.

La peculiarità di dette opere si esprime sul piano armonico-melodico e testimonia il percorso verso lo stile maturo della musica colta del maestro. Questo percorso conduce da „La riva“ concepita come impressione sinfonica nello stile di Debussy sino alla „Leggenda istriana“ permeata da movimenti melodici costruiti sul modello dei canti popolari e basati sul linguaggio armonico che trova le proprie fondamenta nella scala istriana.
                                                                                                               Leggenda Istriana

La musica vocale di Nello Milotti è in primo luogo corale. Essa è stata composta per tutte le formazioni corali su testi di poeti italiani, croati e suoi nel dialetto istroveneto o ciacavo. Le composizioni sono legate a tematiche diverse, di cui molte sono legate alla II guerra mondiale e al dopoguerra, mentre un numero ancora maggiore è rappresentato dalle composizioni dedicate all'Istria, alla sua storia, al mare, ai pescatori, al paesaggio, alla quotidianità, a Pola e ad altre città e paesi. Il testo e la musica si fondono nel caratteristico linguaggio musicale dell'autore, pervaso da elementi melodico-armonici provenienti dal folclore musicale italiano e croato in Istria. Le ampie linee melodiche che di frequente vengono articolate a due voci (per terze), prevalentemente nella scala maggiore (più raramente minore), possono essere collegate ai canti tradizionali italiani in Istria, mentre le melodie che si muovono con intervalli piccoli (di seconda minore e maggiore come anche in terza minore e diminuita) e che scorrono parallelamente a due voci per terze minori e diminuite (nel rivolto per seste maggiori e aumentate) così come i movimenti finali di terza diminuita in unisono (sesta maggiore in ottava) caratterizzano il folclore croato in Istria.

Anche se in numero minore, l'opera corale di Milotti è composta anche da quelle composizioni che non sono ispirate al folclore. In esse l'autore si presenta come compositore dall'orientamento romantico-impressionista.
I canti di Fasana, elaborati per coro maschile a quattro voci, compongono la „Suite Istriana N.1“ che ha ottenuto il II premio al „Concorso d'arte e di cultura Istria nobilissima“. Sotto il titolo della composizione c'è la nota dell'autore: „Musica e parole di Val de Fasana“ la quale indica che si tratta di canti tradizionali. Nell'esempio che segue, le parti dei tenori presentano il canto che si svolge prevalentemente a due voci per terze, mentre i baritoni ed i bassi formano un semplice sostegno armonico affinché il carattere originario del canto rimanga in primo piano. Si può notare il rapporto tra il do maggiore e il la minore, quindi i cambiamenti modulatori tra le tonalità relative, frequenti nelle composizioni di Milotti.

                                                                                                                Suite Istriana


Il colorito cromatico, ossia la mutazione cromatica dell'accordo, non nel senso funzionale ma in quello coloristico, come anche i toni non appartenenti all'accordo di base che con la lunghezza della loro durata mutano la stabilità dell'accordo, sono le caratteristiche armoniche di un linguaggio musicale romantico. Tale contesto armonico è presente pure nella composizione per coro femminile a tre voci „Volo di rondini“. Nella parte introduttiva della composizione „Festa in riva al mare“ („Blagdan na moru“) invece si trovano un utilizzo più complesso dei suoni estranei all'armonia che, insieme al movimento polifonico delle parti e alla presenza degli elementi caratteristici del folclore musicale istriano, mettono in dubbio la riconoscibilità della struttura armonica di base e della sua funzione. La dissonanza, come elemento di tensione, sia nelle strutture melodiche che armoniche, è parte integrante di quasi tutte le composizioni di Milotti, in esse tuttavia non mancano altri mezzi espressivi.
                                                                                                              Blagdan na moru


Così incontriamo anche la scala per toni interi con le relative triadi eccedenti, come pure la scala cromatica con la quale nello Scherzo per coro femminile e pianoforte „Il golfo“ il compositore attraverso l'onomatopea evoca la bora. Con i pochi esempi riportati è intenzione illustrare alcuni dei procedimenti più frequenti dell'espressione musicale milottiana quale parte di uno stile riconoscibile per una specifica sonorità coloristica. Milotti crea una musica tradizionale e contemporanea al tempo stesso, e con la sua vasta invenzione compositiva un linguaggio musicale specifico e personale.

L'opus cameristico del Maestro Milotti non è molto vasto, comprende una dozzina di brani per solisti, - il pianoforte, come la „Fantasia istriana“, un omaggio al compositore Antonio Smareglia, rievocazione del Maestro istriano, già presente in diversi brani corali del Nostro per rinsaldare il legame naturale tra passato e presente. La „Primorska suita“, inizialmente composta per quintetto di fiati ed orchestra d'archi e poi ridotta dallo stesso Maestro per pianoforte, pone il solista di fronte ad un'interessante serie di quadretti e un suggestivo linguaggio di sapore prokofieviano.

Interessanti pure i due brani „istriani“ per chitarra classica, il „Concerto in modo istriano“ con i suoi movimenti:
I Moderato alla Mattinata, II Allegro moderato (Danze rustiche), III Più mosso,- che è stato eseguito in tutto il mondo, grazie ai chitarristi polesi Marinko Opalić che l'ha portato in Spagna e negli USA e Žarko Ignjatović che l'ha presentato al pubblico di Lubiana e di Berlino. Va nominato anche “Paesaggio istriano per chitarra classica” con i suoi tre divertimenti: Intrada, Danza rustica e Saltarello, pieni di preziosità e reminiscenze folcloristiche raccolte in un ideale viaggio dal nord dell’Istria, dalle falde del Monte Maggiore e dell’altopiano della Cicceria, col caratteristico “bugarenje” degli strumenti a plettro, un tremolo particolare, a sud nell’ameno e dolce paesaggio dignanese e gallesanese. La melodia a momenti passa sulla tastiera e richiede notevole perizia e temperamento nell’interpretazione.

 Il tutto è frammisto a reminiscenze folcloristiche che interessano un po’ quasi tutte le componenti etniche istriane attraverso la Danza rustica di sapore arcaico si arriva al Salterello che evoca le villotte dignanesi e la furlana gallesanese. Seguono dei frizzanti Duo, a partire dallo “Scherzo per flauto e pianoforte”, un quadretto che è il ritratto del compositore col suo spirito brillante, evocante le molteplici radici della sua istrianità. Il Maestro infatti s’immerge nella suggestiva atmosfera arcaica che lo accompagna come una costante topica, per l’uso della serie esatonale di tre toni interi alternati a tre semitoni, a partire dal “mi”, nel modo frigio, tipico della “scala”istriana. “Perle d’Ocrida” per flauto e pianoforte è uno squisito brano contraddistinto da vivacità ritmica, fatta di misure combinate 3 più 4 ottavi, tipica della musica popolare macedone. E’ un allegro composto in omaggio di una collega flautista della Scuola di musica di Pola, la prof.ssa Regina Nožica, di origine macedone-albanese, dopo che il Maestro in trasferta con un suo coro aveva visitato il Lago di Ocrida, ai confini tra Mecedonia, Grecia e Albania.

E’ un quadretto vivacissimo pieno di grazia, brio ed entusiasmo giovanile. Anche il Duo concertante per violino e pianoforte, riproposto più tardi nella versione violoncello e pianoforte, è un brano di grande liricità e fascino. In tre tempi, Moderato comodo, Adagio ma non troppo e Allegro con brio, rappresenta una romantica, appassionata sublimazione lirica d’intensi sentimenti. Il brano forse più famoso di Milotti è la “Fantasia per clarinetto e pianoforte”, un banco di prova per i clarinettisti, in due tempi, Andante-Allegretto scherzando e Allegro comodo. Va nominato infine il bel Trio per flauto, oboe e clarinetto in tre tempi, Allegro moderato, Adagio e Allegro, un rincorrersi da eco di tre strumenti che si intercciano in una sapiente combinazione timbrica. La serie di musica da camera del Maestro comprende anche le Romanze, dei veri e propri Lied, chiamate dal compositore “le mie canzoni”, composte nei primi anni Cinquanta come la lirica sognante “Campana solitaria”, eseguita in apertura di Arena International dal soprano Marianna Prizzon, triestina ma di genitori polesani, allieva del grande Pavarotti. Nel 1952 il Maestro l’aveva composta per l’amico Antonio Fanizzi, il solista, il vocalista cioè dell’Orchestrina Rio dell’allora Circolo Italiano di Cultura di Pola.

                                                                                                Anche il testo è del Maestro Milotti:

“Nel cielo pallide le stelle
tutto d’intorno s’avvolge un mistero.
Va nella notte, sull’alito del vento
D’una campana solitaria
triste un lamento.
Vola il pensier e nel mistero il cuore.
Sogna il suo bene amato
un ideale amore e un’illusion soltanto
la prova solo il cuore.
Poi tutta tace e muore
Portata dal vento
D’una campana solitaria
Triste un lamento lontano.
Lontano muor.”*


Nella vasta opera di Nello Milotti non vanno dimenticate le canzoni per l’infanzia che rappresentano un valido segmento dell’espressione musicale perché in esse si afferma quello che c’è di autoctono nell’ambiente di Milotti e nel quale egli ha intessuto le sue opere. Le peculiarità di queste canzoni per l’infanzia sono molteplici: sono semplici ed adatte all’età cui sono destinate sia per melodia sia per ritmo e contenuto; sono scritte nella combinzione della melodia mediterranea e del tono istriano. Per questo aspetto sono particolari,
perché l’aspetto autoctono di un determinato ambiente va inserito nella canzone per i bambini in modo da non rendere difficile al bambino la sua memorizzazione e l’interpretazione.

Nello Milotti ha regolarmente partecipato al festival Melodie dell’Istria e del Quarnero vincendo numerosi premi. Attraverso la fruttuosa collaborazione con vari poeti il Maestro Milotti, riprende nelle sue canzoni, i paesaggi, la vita quotidiana e la gente dell’Istria e del Quarnero. Canta la vita di tutti i giorni della gente semplice, del vino, delle canzoni e del suo diletto ambiente. Attinge l’abbondanza della sua immaginazione dalla musica popolare istriana, dalla musica italiana e da melodie mediterranee e dalmate. Le canzoni sono scritte in lingua italiana, croata, dialetto ciacavo. Il testo di alcune canzoni è scritto dallo stesso compositore.

Concludendo vorremmo citare le seguenti righe di Orietta Šverko, nota cantante di musica leggera di Pola:” Per intendere il linguaggio musicale del Maestro Nello Milotti, così immediato ed intuitivo, nonostante l’articolazione del discorso non proprio facile nè semplice, basta lasciarsi andare un momento, per farsi prendere dall’emozione, abbandonarsi all’onda dei sentimenti e...sognare ad occhi aperti. Si avverte così una piena d’emozioni che incalza con tutto il mondo interiore del compositore, col suo bagaglio artistico che trasfigura e sublima i sentimenti e la realtà circostante in pura liricità. E per quanto lo si conosca e si pensi che quanto sin qui detto abbia fatto luce sulla sua opera, ecco che emergono nuove sfaccettature, che rivelano uno stato di grazia nuovo, indispensabile per chi si accosta all’atto creativo, che gli fa comporre, ancora altre, diverse pagine appassionate in cui trasfigura la realtà in arte.”*


*“La musica da camera del compositore polese Nello Milotti“ , pag. 106, in „Sretan 80. Rođendan, maestro Milotti!“,zbornik, Katedra čakavskog sabora za glazbu, 2007 Novigrad

Bibliografia:
Sretan 80. rođendan, maestro Milotti!-zbornik, Katedra čakavsog sabora za glazbu, 2007 Novigrad

Nello Milotti, Slike Istre naše, zbirka zborova, Kućna tiskara Kulturno-prosvijetnog sabora Hrvatske, Zagreb 1987

Nello Milotti, Sunce ima dva barkuna, Istratisak, Poreč 1987

Mira Golčić, Hrvatski skladatelji za flautu i glasovir, Music play, Zagreb 2001

Krešimir Kovačević-Erika Krpan, Hrvatsko društvo skladatelja 1945.-1995., Zagreb 1995.

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PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO” :

Elementari:

 motto RIBELLE                                                                  Rea Deghenghi  

                                                            Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                       Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 Descrivere una persona cara… questo tema ha inevitabilmente prodotto tanti elaborati sulla mamma ma qui abbiamo un tema originale dedicato ad una nonna che “… piace a tutti, bambini,  vecchi, giovani, si adegua e non giudica…” figuriamoci se non piace alla nostra piccola autrice che della nonna apprezza la verve e le sue immense doti culinarie che, a questo punto, vorremmo poter apprezzare anche noi!

DESCRIVO UNA PERSONA CARA

Esiste una persona un ' unica persona su tutto questo immenso pianeta,che mi ha insegnato a vivere. Non l'ho letto su un libro,né su un giornale e non me l'ha nemmeno raccontato una di quelle persone molto intelligenti che riescono a scoprire cure per malattie mortali o qualche nuovo principio della fisica, vincendo il premio Nobel.

L'ho imparato da mia nonna,che non è affatto consapevole di quanto significhi in realtà per me,di tutti i suoi pregi e della sua grandezza e unicità. Si dice sempre che non possiamo pretendere di piacere a tutti, e ciò è una cosa verissima , siccome le diversità tra gli individui è enorme, ma mia nonna è un caso raro e prezioso. Lei piace a tutti, bambini, vecchi, giovani, si adegua e non giudica. Non le importa se qualcuno e` alto, grasso, istruito o ricco, ti amerà e accetterà esattamente come sei, senza pretendere alcun cambiamento. La falsità invece è una cosa che non sopporta affatto, in quanto è sostenitrice della sincerità e della lealtà e reputa che siano le basi di qualsiasi rapporto umano valido. Non e` una nonna tipica, una di quelle noiose che non fanno altro che commentare e disprezzare la gioventù odierna, lei e` semplice e modesta.
Amo immensamente ogni momento trascorso con lei, soprattutto quelli in cui mi racconta qualche episodio buffo e comico che ha vissuto e mi fa morire dal ridere; credo di amarla anche perché mi capisce. Mi capisce da sempre, persino adesso, nella fase in cui mi sento ribelle con idee rivoluzionarie.
Però c'e una cosa che ci ha legato molto,l a piccola cucina bianca, illuminata dalla grande finestra alla fine della stanza di forma rettangolare. Quella dove fa sempre caldo, a causa dei fornelli che lavorano continuamente, e c'è una cosa che mi ricorderà eternamente quella cucina, al primo sguardo minuscola, vecchia ed insignificante ,però per me la stanza più magica al mondo: gli odori. Che si sovrastano deliziosi,forti, pizzicanti persino dolci, zuccherini. Ce ne sono a migliaia, tutti particolari e con una propria storia da raccontare, un sentimento a cui legarli.

Questa è la cucina della mia infanzia, il posto dove ho imparato a sognare, immaginare, crescere, scoprire, ridere, il posto dove, come dice mia nonna ho imparato la cosa fondamentale che ogni vera donna deve saper fare, cucinare bene.

Per tutti i bambini i ricordi dell' infanzia sono legati ai giocattoli, al parco giochi dove si incontrano nuovi amici o ai cartoni della Disney .Per me queste cose erano insignificanti e banali, perché trascorrevo ogni istante aspettando la domenica, il giorno in cui andavo a trovare la nonna e preparavo tutte quelle deliziose ricette di cui non riuscivo nemmeno a pronunciare il nome. Perciò credo che stando in quella cucina sia diventata la persona che sono oggi, ovviamente con mille difetti ed imperfezioni, ma anche molto sensibile e premurosa. Mia nonna è una moglie e una madre affettuosa, una lavoratrice instancabile, un guerriero che non si arrende neanche davanti agli ostacoli più pesanti, che dopo ogni ferita, anche quella più profonda e dolorosa, si alza e continua la battaglia della vita con un entusiasmo e una voglia disarmanti. Ed è  proprio questo il motivo per cui nel profondo del mio cuore il desiderio maggiore è di diventare una persona come lei.

                                                                                              Medie Superiori:

 motto VIVI LA VITA CON ALLEGRIA, COERENZA E SINCERITA’                  

                                                                                     Sara Rahmonaj  

                    Classe III - c Economia, commercio e amm. Aziendale Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

                                                                                 Insegnante: Annamaria Lizzul 

Nell'elaborato viene esaminata la vita e l'attività letteraria di Mario Schiavato, autore poliedrico, mettendone in rilievo il profondo attaccamento all'Istria, la ricorrente presenza del tema dell'esodo nelle sue creazioni letterarie e l'importanza che egli assegna al ricordo dei tempi andati. 

MARIO SCHIAVATO 

        Mario Schiavato, grande ed importante dignanese d'adozione, nacque a Quinto di Treviso nel 1931. Da piccolo arrivò in Istria, precisamente a Dignano, perchè il padre, che lavorava come colono per una famiglia trevigiana benestante, aveva perso il lavoro.

         Inizialmente suo padre arrivò da solo in Istria e, appena dopo esser stato assunto come colono dalla famiglia Sansa, lo raggiunse il resto della famiglia. A Dignano, Mario non ebbe molto tempo per riuscire a capire pienamente la vita dignanese perchè, grazie all'aiuto economico delle anziane sorelle Vilio, egli iniziò gli studi sacerdotali a Parenzo. A metà della terza media, però, ritornò a Dignano dove, primo di otto figli, dovette cominciare a guadagnarsi da vivere facendo il contadino. Dopo la guerra a Rovigno frequentò alcuni corsi per apprendere il mestiere di elettricista, però, essendo in diciotto apprendisti con un solo operaio che li seguiva, non imparò molto, e quindi contemporaneamente frequentava il ginnasio serale.

In quegli anni iniziò l'esodo e vide molta gente lasciare la propria terra e andarsene. Fece questa scelta anche la famiglia Sansa che affidò al padre di Schiavato tutta la proprietà. Successivamente nel 1948 si trasferì a Fiume perchè all'EDIT cercavano giovani tipografi. Schiavato, però, fu affascinato dal lavoro della linotype perchè lo soddisfava di più e non gli creava alcuna difficoltà. Ma aveva purtroppo un grosso problema: non aveva un'abitazione e, perciò, per ben due mesi passò la notte sul divano del direttore della „Tipografia del Popolo“.

La sua più grande passione era già allora scrivere libri per l'infanzia e la sua prima opera „I ragazzi del porto“, pubblicata dall'EDIT nel 1954, ebbe un enorme successo tanto che fu il primo libro ad essere tradotto dall'italiano in macedone.

Da allora scrive racconti per bambini per „Arcobaleno“, il giornalino per ragazzi della EDIT, la nostra casa editrice. Una volta in pensione, Schiavato per aiutare una sorella proprietaria di un albergo sulle Alpi Giulie fece anche il barista. In seguito egli stesso aprì un'attività al confine tra Italia e Austria. Così con i soldi guadagnati con l'attività remunerativa riuscì a fare molti viaggi oltre Oceano (Oceania, Siria, Indonesia, Messico) e a scalare le vette più alte e famose del mondo (Ande, Gran Paradiso, Ararat - Turchia, Island Peak - Himalaya orientale).

 Bisogna dire, però, che la sua passione per l'alpinismo è nata dopo aver „conquistato“ il Monte Maggiore in Istria. Da notare che Schiavato scrisse la silloge „Zaino in spalla“ proprio dopo aver conquistato nel 1980 la vetta del Peak Lenin oggi in Kirghizistan. Una volta sceso dal monte, si commosse leggendo quanti alpinisti erano deceduti prima di arrivare in cima.

Nella sua attività di letterato Mario Schiavato si è spesso soffermato sul tema dell'esodo mettendo in rilievo il profondo attacamento e il grande amore che gli istriani provavano per le proprie radici. Avendo vissuto con queste persone, egli sa perfettamente quanto quel passo fosse  stato molto duro e doloroso. Le sue opere più importanti prendono in esame gli anni più tormentati della nostra storia. E così, ad esempio, in
“Terra rossa e masiere“ (2003) racconta le vicende storiche che abbracciano la fine della Prima guerra mondiale, la dittatura fascista, le foibe e l'esodo.
Ne „L'eredità della memoria“ (2004)  si sofferma invece sul tema della memoria, del ricordo, unico conforto per coloro che sono rimasti nelle località svuotatesi con l'esodo. Un romanzo sicuramente significativo è „Il ritorno“. È la storia di Lorenzo, esule a Torino, che sente una forte nostalgia della sua terra istriana tanto che  l' Istria diventa la protagonista assoluta delle vicende raccontate e il centro motore delle azioni.

Tra tutti gli autori della nostra CN ho scelto di presentare Mario Schiavato perchè, nonostante  la mia giovane età, provo nei suoi confronti un'enorme stima. Mi piace molto sia il modo in cui affronta le tematiche a lui care, sia gli stili diversi con i quali riesce a coinvolgere il suo pubblico costituito sia da bambini che da adulti. Il mio legame con Mario Schiavato è ormai pluriennale, infatti i primi racconti che mi sono stati letti in prima elementare erano tratti proprio da „Un girotondo di lecca lecca“ di cui ho ancora un dolce e vivissimo ricordo.

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            PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO” :

 Elementari:

 

motto SAN MARTINO                                                          Gabriella Baković  

                                                                            Classe VI Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                                                        Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 L'immagine dell'Albona veneta e della  terra d'Istria si staglia nitida in questa semplice descrizione dell'ambiente umano e naturale che presenta una tipica famiglia istriana inserita tra pietre, mare e alberi da sempre testimoni della civiltà istriana. Dalle poesiole in dialetto ai monumenti, dalle immersioni nel fondale marino alla carezza della bora tutto partecipa al quadretto d'assieme.

Ascoltate le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano...quali storie vi sussurrano?

Quando ero piccina cavalcavo la gamba di mio nonno credendo di partire per un lungo viaggio. Di solito egli canticchiava:

"Gie, gie cavalin che

Andemo a San Martin

a San Martin go un bon compagno

la non bevo se non magno."

A me, invece, sembrava di andare sul serio a San Martino, lì dove, secondo mio nonno, c'era il miglior vino rosso al mondo.

San Martino è un borgo che era la residenza estiva dei possidenti locali, i conti Lazzarini Batialla. È situato vicino ad Albona, città istriana, dove trascorro l'estate, nella casetta di mia bisnonna Giuseppina. Albona è divisa in due parti:la "cità vecia" e "pozo", la città nuova.

La parte che mi ispira di più è la città vecchia perché è antica e con tanto verde che abbellisce la città. La nostra casa è rivolta verso la pineta. Ogni volta quando mi siedo sul terrazzo vedo i "miei vecchi amici", i pini che mi raccontano quanto tempo hanno vissuto, quanti bambini, ormai nostri nonni, si sono arrampicati su di essi, quante gazze vi hanno strillato, quanti chiù hanno sorvegliato la notte e quanti passeri e scoiattoli hanno saltato per i loro rami. Alla fine della giornata mi salutano con una "buona notte" e "sogni d'oro".

Ai miei piedi si stende la baia di un azzurro intenso di Porto Albona- Rabac. Dall'altro lato ci sono i vecchi sassi istriani che ci scaldano di sera e di mattina ci rinfrescano. I sassi di questa città hanno tanto da dire. Per quanti anni, questi sassi facendo parte delle mura, della "fortezza" cioè, hanno protetto il nucleo cittadino da varie invasioni e guerre, e quante viuzze, case e stradoni hanno costituito. Il monumento che mi colpisce di più è la chiesa della nascita di Maria. È costruita interamente in pietra, sulla facciata sta di guardia il leone di San Marco e davanti c'è una scalinata di piccoli gradini, tipicamente veneta. All'interno ci sono dei bellissimi dipinti e statue che rappresentano i Santi.

In Istria c'è la ben nota terra rossa e quella bianca, più argillosa. Spesso vado a Rabac con la mamma ed i fratelli per la "corta". Mi pare allora di sentire la terra istriana parlare della gente che vi è passata e, ahimè, un pò più pauroso, delle serpi che vi hanno strisciato. Ci sono poi i gelsi odorosi con le loro more nere e bianche. Ad Albona mi sento parte di tanti secoli di storia, la "putina", la "bela moreta" della nonna Pina.

Un paio di chilometri distante dalla città c'è il mare limpido e azzurro. Adoro nuotare, prendere il sole, arrampicarmi sulle rocce, odorare il mare, venir accarezzata o colpita dal vento fresco del borino e dalla bora. Quando nuoto m'immergo e scendo verso il fondale marino. Con la maschera vedo i ricci, cozze, alghe, stelle marine e conchiglie. Fra tutta la folla subacquea preferisco le conchiglie di San Pietro. Sembrano vecchie e sagge, belle grazie alle sfumature madreperla, testimoni di spiagge e del mare pulito e non inquinato che fu.

Potrei raccontare tante altre storie sussurrate dai "miei" alberi, pietre e mare, ma le lascio scoprire ad altri...tanto io le porto nel cuore, per sempre.

                                                                                                      Medie Superiori:

motto  INFINITY                                                                         Tina Corelli  

                                                                             Classe III Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                    Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

 L'autrice dell'elaborato espone in maniera approfondita la vita e l'opera di Fulvio Tomizza, ponendo in risalto il tema dell'esodo e, soprattutto, il sentimento d'appartenenza quasi viscerale dell'autore alla terra rossa d'Istria.

                                         Molti scrittori e poeti istriani, fiumani, e dalmati hanno scritto opere incentrate sulle loro radici.
                                                                Descrivi l’ autore che meglio conosci o che più ti ha colpito.


L’ autore che scrive solo per esprimere la propria fantasia e ciò che porta dentro non sarà mai un vero scrittore; quello che invece cerca di tramandare storie veramente accadute, quello che cerca almeno in una piccola misura di descrivere ‘’ gli sbagli imperdonabili’ che la storia umana a volte compie, quello sì che è un autore degno di fama mondiale. L’ autore che in una forte misura ha influenzato il mio parere politico e una gran parte del mio sapere per quanto concerne la storia del mio paese ( secondo me, troppo trascurata in tutti i libri) è stato sicuramente Fulvio Tomizza.

Tomizza è nato nel 1935 a Materada, un piccolo villaggio nel comune di Umago. In seguito al Memorandum di Londra nel 1954, che assegnava l’ Istria alla Jugoslavia, si trasferì a Trieste, ritornata all’ Italia. Fece il suo esordio di scrittore nel 1960 con il citato Materada che attirò l’ attenzione dei maggiori critici italiani. Il consenso più vistoso gli giunse nel 1977 con La miglior vita che vinse il Premio Strega. Della sua opera teatrale vanno ricordati il dramma Vera Verk, che sul piano culturale segnò il primo avvicinamento tra Trieste e le confinanti repubbliche di Slovenia e di Croazia.
L’ opera Materada nasce nel periodo dell’ ultimo esodo istriano, nel 1954. La vittoria massima che l’ autore ottiene in quest’opera è la speciale oggettività con cui domina la materia del racconto
La guerra tutti l’ abbiamo provata, e anche la Liberazione che si portò dietro altri lutti e altre miserie...[1].

Materada può essere definita un racconto doloroso della fertile terra istriana, quel difficile destino della gente che durò per quasi 50 anni.

E pensai che quella era stata la guerra, la guerra per tutti. Ma che dopo c’era stata un’ altra guerra, riservata a noi soli, la quale aveva avuto anch’ essa i suoi morti, i suoi dolori, ed aveva avuto inizio proprio quando tutto il mondo gridava alla pace e alla liberazione; quando i partigiani erano usciti dai boschi, avevano sfilato per le vie di Buie e di Umago lanciando all’ aria i berretti, e si era istituito il nuovo regime…[2].
Anche se l’ autore sottolinea i terrori di guerra, dell’ esodo e delle foibe, descrive con molta precisione anche le usanze e i costumi di quei tempi.
Nella Miglior Vita, è invece sempre presente l’eterna questione dell’ essere italiani e/o dell’ essere slavi. Nel ventunesimo secolo, la domanda risulta facile però bisogna uscire dal contesto e capire come si sentiva la gente nel momento in cui doveva adeguarsi ad un nuovo regime totalitaristico, ad una nuova lingua e cultura. Bisogna capire quella consapevolezza che la vita contava poco e che si poteva essere uccisi oppure portati via in ogni momento della giornata, buttati nelle foibe e mai più ritrovati.
E vuoi che io resti, dopo che li ho visti entrare nelle case, rompere tutto, far scorrere il sangue, prendere a schiaffi vecchi che potevano essere loro nonni? Trascinare per I capelli ragazze ancora da sposare?[3]

Quello che Tomizza mi ha fatto capire è l’ indescrivibile grazie per il fatto di esser nata dopo e di vivere un’altra realtà, quella dei giorni d’ oggi. L’ ‘’oggi’’ ha sicuramente molti suoi problemi però non dobbiamo affrontare una guerra così grande, non dobbiamo temere per la nostra vita di giorno in giorno, non siamo costretti ad abbandonare il nostro paese.

Fulvio Tomizza in tutte le sue opere dichiara che non vuole e non può dimenticare i terrori della Grande Guerra; tra le righe risulta perfettamente chiara la sua tristezza dovuta al fatto di essere scappato dal suo paese. Racconta con malinconia i propri ricordi uniti all’ ingenuità verso un mondo che, nonostante tutto, non vuole credere tanto cattivo e malintenzionato.

Ed infine, mi pongo una domanda: che cosa abbiamo in comune Tomizza ed io? Credo che la risposta sia nell’ amore eterno per l’ Istria; per il suo mare profondo, per i suoi prati e boschi e per tutte le sue viti e gli olivi; per la tranquillità che ci offre.

Il regalo più importante che l’ Istria ci dona è la conoscenza che apparteniamo proprio lì, in quella piccola penisola così speciale e piena di spirito.


[1] Fulvio Tomizza; Materada; Bompiani Milano ; 2008; pg. 11

[2] Fulvio Tomizza; Materada; Bompiani Milano; 2008; pg. 28

[3] Fulvio Tomizza, Materada, Bompiani Milano, 2008; pg. 35

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 PREMIO SPECIALE
“ASSOCIAZIONE CULTURALE ISTRIANI-FIUMANI-DALMATI del PIEMONTE”:

 motto IL GATTO NERO           
                                     

               Manuel Bellè, Ana Lešić, Erika Paoletić, Erika Puž, Leonardo Simonich Cernogoraz, Ivan Visintin

                                                                  Classe IV Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

                                                                                          Insegnante: Katia Šterle Pincin

                                        La motivazione che ha dato origine alla ricerca è stato l'originale pretesto escogitato dall'insegnante per risvegliare la curiosità degli alunni che si sono prodigati nell'intervistare i nonni. Questi si sono prestati di buon grado a ricordare le antiche superstizioni che con tutta probabilità sono state tramandate loro dagli avi. Originale il modo di citare la frase in dialetto.Da lodare l'impegno nell’ aver svolto la ricerca e che sembra proseguirà ulteriormente.Curioso il fatto che alcune superstizioni sono in auge tutt'oggi.

 I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

- LE SUPERSTIZIONI -

  INTRODUZIONE

     Siamo 6 alunni di quarta classe e un giorno, durante una passeggiata, abbiamo incontrato un gatto nero che oltrepassava la strada. La nostra insegnante gridò: „Fermi! Non possiamo passare di qui, perché il gatto nero che oltrepassa la strada porta disgrazia“. Noi l'abbiamo guardata in maniera perplessa e le abbiamo chiesto di spiegarci meglio questa sua affermazione. Lei allora iniziò a parlare di superstizioni, credenze, malocchi... Ci disse che le superstizioni sono delle credenze che non hanno un fondamento di verità ma nacquero per dare delle spiegazioni a fatti che una volta venivano considerati „soprannaturali“.
Ci disse pure che le superstizioni vanno man mano scomparendo.                                                     
Tuto questo ci incuriosì molto, volevamo conoscere anche noi le superstizioni più frequenti nel nostro territorio. L'insegnante di conseguenza ci ha proposto di fare una ricerca e noi eravamo entusiasti all'idea. Iniziò allora il nostro lavoro da intervistatori: abbiamo intervistato i nostri nonni e bisnonni assieme alla nostra insegnante e abbiamo scoperto tante informazioni interessanti, ci siamo divertiti tantissimo e abbiamo dato il via al nostro lavoro intitolato „Raccontaci nonno le superstizioni“.

            Siete curiosi di sapere le superstizioni di una volta? Bene. Pronti..... Via....

  

        Mai pasar soto la scala puşada su 'l muro

 

 La scala è simbolo di unione tra il cielo e la terra e il cielo e passarvi sotto significa spezzare questo legame che per il popolo cristiano è sacro. La nonna ci ha detto che saprattutto le donne incinte non devono passare sotto la scala appoggiata al muro per evitare che il figlio nasca prematuro.

Ø                                     

 

Mai regalar fasoleti a nisun

Il fazzoletto è segno di lacrime e regalarlo a qualcuno significa volergli del male e volerlo far piangere. Se si riceveva il fazzoletto in regalo bisognava ricambiare con almeno un soldo.

 

                              Se te rompi el specio sete ani de dişgrasia

Lo specchio che viene rotto è segno si separazione e di frantumi e quindi porta sette anni di disgrazia.

Ø                              

            Porta mal romper la fiasca de ojo

Rompere una bottiglia di olio è considerato segno di disgrazie inaspettate in casa perché l'olio è prezioso.

                                   

                                                     Mai lasar lombrela verta in caşa                         

                      Porta sfortuna aprire l'ombrello in casa. 

 

 

 

  

 

 

 

Ø                              Mai spander 'l ojo o'l sal in tola parche porta pegola

Il sale e l'olio versati in tavola erano un pessimo presagio, specialmente il sale che è simbolo di sapienza. Se rovesci il sale bisogna prenderne un pò in mano e buttarlo dietro alle spalle per due volte.

                                

 

Mai girar el pan a la riversa in tola

Mai girare il pane al rovescio in tavola perchè il giusto ordine viene rovesciato e di conseguenza bisogna aspettarsi una lite o una malattia. Il pane inoltre viene visto come un alimento sacro perché viene associato a Dio.

 

 

 

 

Se per strada ti vedi due legni incroşai ti devi darghe la piada e disfarli

Ø                               Mai incroşar le poşade in tola

Se si vedono per strada due legni che formano il segno della croce bisogna disfarla con un calcio. Nemmeno le posate in tavola non devono formare il segno della croce per evitare disgrazie.

                                                                       Mai lasar el capel de omo su 'l leto

                                                                        Lasciare il cappello maschile sul letto porta sfortuna.

 

Ø                               El canto dela sueta porta mal

Sentire il canto della civetta di notte é segno di guai in vista e anche di morte in famiglia.

                               

 

    El gato nero che traversa la strada porta dişgrasia

Il gatto nero che attraversa la strada è segno di disgrazia. Quando si vede il gatto nero bisogna sputtare tre volte per terra, farsi il segno della croce e cambiare direzione.

La nonna Ermelinda ci ha raccontato che il giorno delle nozze di alcuni suoi conoscenti un gatto nero attraversò la strada proprio davanti la macchina degli sposi; il matrimonio non fu felice e i due si separarono poco dopo.

 

 

Ø Se una ragasa la vol spoşar el ragaso che ghe piasi la devi farghe bever el vin co la senera de un sufo dei propri cavei brusai

Una donna per sposare il ragazzo di cuiera innamorata doveva bruciare una ciocca dei suoi capelli, mescolare la cenere ottenuta al vino e far bere il tutto al suo amato.

                                   Ne de venare ne de marti no se spoşa ne se parti

Al venerdì e al martedì è sconsigliato di sposarsi e di partire per un viaggio. Inoltre è sconsiglito comprare l'abito nuziale durante questi due giorni.

    Spoşa bagnada, spoşa fortunada, ma se sufia vento sarà barufa col marì

Se il giorno delle nozze piove la sposa avrà un matrimonio felice mentre se soffia il vento ci saranno molti litigi tra i coniugi.

  La dona insinta no la devi magnar carne de porco per evitar le porselete, non la devi portar colane torno 'l colo e se la ga voia de magnar qualcosa se devi subito darghe, se no i fioi i nasi con la „voia“

La donna incinta deve evitare di mangiare carne di maiale onde prevenire che il figlio nasca con delle macchie sulla pelle dette „porselete“, non deve portare collane per evitare che il cordone ombelicale soffochi il bimbo. Inoltre, quando la donna incinta esprime il desiderio di qualche alimento deve venir soddisfatta all'istante, al contarario il figlio nascerà con la „voia“ (macchiolina sul corpo dal colore simile all'alimento desiderato).

 Ai pici fioi vestirghe sempre qualcosa a la riversa che no li ciapi la strega e ligarghe torno 'l colo un spigo de ajo che no ge vegni vermi

I bambini piccoli sono indifesi e perciò bisogna protteggerli in tutti i modi. Per difenderli dal male che possono provacare „i strighi“ bisogna farli indossare almeno un indumento al rovescio. Per evitare i parassiti dell'intestino bisogna legare uno spicchio d'aglio attorno al collo.

 Mai portar fora de caşa i fioi pena nati prima da batisarli per evitar el malocio

Non portare i neonati fuori casa prima di battezzarli per eviatare il malocchio da parte delle persone cattive e invidiose

  Per proteger i fioi dalle streghe bisogna meter le brage del pare su'l letin

Per diffendere il bambino dalle streghe, vengono posti sulla culla o sul lettino i pantaloni del padre del bambino.

  A volte ai fioi de note ghe vien in stansa la mora e li sofiga, per evitar ghe vol meter un cortel in te la seradura dela porta

I bambini ma anche gli adolescenti durante la notte possono venir disturbati da uno spirito detto „mora“ che provoca una sensazione di soffocamento. Per evitare ciò in bisogna infilare un coltello nel buco della serratura della camera in questo modo la „mora“ entrando di taglia.

  Bisogna star tenti al giorno e a chi che se incontra

Bisogna stare attenti alle persone che si incontrano per strada in determinati giorni della settimana. Venerdì e martedì vengono considerati negativi. Inoltre il 13 e  il 17 del mese sono considerati come giorni che portano sfortuna. Incontarare preti e suore in questi giorni porta male.

  Se ti mastrusi la sampa de 'l orco in bosco no ti te ricordi piu la strada per tornar caşa e ti devi meter le scarpe a la riversa

Un altro personaggio molto presente tra le superstizioni è l'orco. Se succede di calpestare l'orma dell'orco ci si dimentica la strada di ritorno verso casa. Per ricordarsi la strada bisogna indossare la scarpe al rovescio

 Per difender le bestie da 'l malocio bisogna benedir le stale per San Antonio Abate

Anche gli animali vengono colpiti dal malocchio e per prevenire ciò bisogna far benedire le stalle durante il giorno di Sant' Antonio Abate che è il protettore degli animali.

 CONCLUSIONE 

Questo lavoro di ricerca ci ha fatto conoscere tante superstizioni che non conoscevamo. Siamo contenti e soddisfatti delle nuove informazioni apprese. I nostri nonni sono felici di averci aiutato e di aver condiviso con noi le loro conoscenze legate al nostro lavoro di ricerca. Noi li ringraziamo e non vediamo l'ora di intervistarli di nuovo perché siamo curiosi di scoprire ancora altre cose nuove.

       

      

 

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PREMIO SPECIALE
“COMITATO PROVINCIALE di GORIZIA
dell’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA e DALMAZIA”:

 Elementari:

motto LAGHI 27                                                      Luca Laganis  

                                                            Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                  Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

 Delizioso quadretto familiare con papà e figlio che vanno  a pescare sul molo, uno con la togna l'altro con la canna. Il tutto espresso in un dialetto affascinante e in poesia, il che non guasta. Ricorda bene i tempi di una volta e tramanda  le tradizioni antiche delle cittadine istriane sul mare.

VADO PESCAR

 Vado pescar con mio papa',

Nianca un guato non go ciapa',

Go prova' cambiar esca,

Ma non andava ben la pesca.

Mi con la togna,

Papa' con la cana,

Semo sul molo

Za meza giornada,

Deso saria el momento

De una bona zucada.

De un trato mio papa' me dixi

''Luca, stavolta xe un grongo!''

El tira su la cana come un mato,

Fina su, el resta de stuco...

Xe un branzin,

Un bon boconcin!

Per pranzo tornemo casa,

Mia mama con la boca verta,

La ne speta soto la coverta.

''Andemo mama, scalda la tecia

che gavemo un bel pesciolin!''

Patate e blede, un poco de vin,

Eco, xe rosto el mio branzin!

Medie Superiori:

 

motto LA PICIA MULA FIUMANA                               Nika Skerbez  

                                                                        Classe I - a Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                          Insegnante: Emili Marion Merle

 La candidata, illustrando con valide argomentazioni, dimostra di aver colto l'importanza dell'appartenenza ad un determinato idioma e ad una precisa identità culturale, ereditata da un passato forse lontano ma sicuramente glorioso, vissuta quotidianamente nel presente. L'elaborato è svolto correttamente e la forma è corrispondente al contenuto ed ai sentimenti espressi. 

Per secoli la cartografia ha rappresentato il Mar Adriatico con la dicitura "Golfo di Venezia ", perché esso fu davvero  a lungo un lago veneziano. Quali monumenti, tradizioni, linguaggi del tuo territorio testimoniano questa realtà del passato e la sua continuità nel presente ? " 

     La Repubblica di Venezia nel corso della storia medioevale venne considerata una delle più importanti città del mondo che grazie alla sua potenza, ricchezza e allo spirito imprenditoriale e commerciale dei sui cittadini dominava e controllava non solo il mare Adriatico, bensì gran parte dei mari del mondo e soprattutto le varie vie commerciali marittime e  stradali d’epoca. La potenza economica della Repubblica di Venezia a livello mondiale sopratutto ebbe grande e specifica influenza sulle terre limitrofe che si riversano sulle coste del Mare Adriatico. Pertanto non e’ sorprendente il fatto che il Mar Adriatico per secoli venne considerato un lago veneziano, e la cartografia medioevale indicava il Mar Adriatico con la dicitura “Golfo di Venezia”. Infatti per quanto riguarda i golfi più grandi e importanti in tutto il mondo, il loro nome viene usualmente assegnato dalle città dominanti che si trovano sulle sponde dello stesso golfo.  

         Ritornando allo splendore medioevale della Repubblica di Venezia che in tale periodo di storia fu la capitale di questa parte del mondo, oltre alla sua ricchezza materiale dovuta a tantissimi e bellissimi palazzi, ad un architettura specifica veneziana, musei, chiese e’ importante annoverare pure lo spirito, progressivo e moderno dei cittadini veneziani, che fu lo spunto, la calamita e la patria per tantissimi poeti, narratori, architetti, artisti e scienziati che erano affluiti a Venezia e finanziati dai nobili veneziani e dalle autorità locali.  

         La ricchezza e il dominio veneziano a livello globale, logicamente ebbe pure un riscontro sui territori limitrofi istriani e dalmati, che grazie pure allo scambio commerciale con la Repubblica di Venezia portò benessere e ricchezza in Istria e Dalmazia. In tale periodo ebbe un grande e veloce sviluppo innanzitutto per le città istriane e in minor misura pure quelle dalmate,  ove si sviluppò una forte rete commerciale, artigianale e culturale. All’epoca la Repubblica di Venezia, oltre a dominare sul piano economico, dettava moda pure per quanto riguarda l’architettura. Significante ne e’ l’eleganza ogivale caratteristica degli archi trilobi del gotico veneziano. In tale senso primeggia Parenzo, simile alle più ricche città del Veneto. L’influenza medioevale veneziana però si risentì pure nella stilazione degli Statuti delle città istriane e dalmate, nella letteratura, nella moda d’epoca, nei costumi, nella cucina, nella lingua … 

         Essendo io fiumana, ritengo pure importantissimo ricordare che il nostro dialetto fiumano e’ vicinissimo a quello veneto, pertanto e’ molto interessante il fatto che nonostante siano passati tanti anni dalla fine del dominio veneto sulle sponde di tutto il Mar Adriatico, a Fiume e’ rimasto in vita un dialetto di origini venete, prova del fatto di quanta influenza ne abbia avuto la Repubblica di Venezia sulle sponde del Mar Adriatico.

          Oggigiorno che la Croazia entra in Europa, possiamo essere solo fieri di essere stati partecipi di usi, costumi e della lingua veneta, che per parecchi secoli ha rappresentato l’apice della ricchezza materiale e spirituale europea.
 

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PREMI SPECIALI DELLA GIURIA :

offerti dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

A insindacabile giudizio della giuria,  si è ritenuto di dover dare un riconoscimento agli elaborati seguenti  per aver lodevolmente partecipato al concorso

motto  L’AGRICOLTORE                                                 Matteo Buždon  

                                            Classe II Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Sezione Periferica di Sissano

                                                                               Insegnante: Barbara Brussich Markulinčić

Quando sarò grande

Quando saro' grande faro' l'agricoltore e comprero' un grande trattore.Avro'  un bosco e una casetta .Avro' una stalla e dentro ci saranno maiali e mucche cosi'  avro' tanti prosciutti e  tanto latte. Il mio maialino si chiamera' Gigi. Nel mio bosco ci sara'  un campo  dove coltivero'  tante piante  col mio trattore grigio.Nel mio campo cresceranno cipolle ,patate, carote,pomodori e peperoni.
Forse avro' la barba e i baffi .Forse in testa portero' un cappello.Forse avro' una moglie che mi dara' tanti figli.Spero  di restare a vivere sempre a Sissano   …e non mi serve nient'altro'.

 

motto BISCOTTO                                                    Paola Mušković  

                                                            Classe IV Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                    Insegnante: Rosanna Biasiol Babić

Ascoltare le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano.... quali storie vi sussurrano

Sono una grande sognatrice. Già da piccola amavo ascoltare le storie che mi raccontavano i miei genitori. Ora che sono cresciuta amo ascoltare storie più vere. Mio nonno Mario, ma anche le mie nonne, me le raccontano spesso e sono storie di vita, storie genuine di un passato che a me sembra quasi irreale. Amo allora anche fantasticare e immaginare di far parlare le onde del mare, antiche pietre, alberi secolari, i più svariati oggetti oggi in disuso. Ogni cosa può narrare la sua storia e farci conoscere cose che non ci sono più. Basta saper ascoltare.

Eccone una.

Ero ancora piccola quando entrai la prima volta nella cantina di mia nonna Vita (anzi della bisnonna). Dal grande cortile davanti alla casa guardavo quella porta sotto le scale, dalla quale mia nonna entrava e usciva ogni tanto. Avevo paura di avvicinarmi perché dentro era buio, ma ero curiosa di sapere cosa c’era dietro quella porta.

Un giorno mi feci coraggio e, aggrappata alla gonna della nonna, la seguii. Quando entrammo e accese la piccola luce rimasi di stucco. La cantina mi sembrava enorme, addirittura più grande di tutta la casa che stava sopra. Dentro faceva quasi freddo, anche se era estate e facevamo il bagno.

Il pavimento e le pareti erano di pietra, mentre il soffitto era fatto di tavoloni e grosse travi dalle quali pendevano tanti ganci di ferro coperti di ruggine. Dentro c’era di tutto: legna da ardere, tavoli, sedie, vecchi ombrelloni e sedie a sdraio, vasi e vasetti di vetro e di terracotta, insomma di tutto. In un angolo, sopra due grosse travi, vidi due enormi cose di legno scuro, coperte di polvere.

E’ stato allora che sentii quella strana sensazione. Là dentro sembrava che ogni pietra parlasse e che quelle mura racchiudessero pezzi di storia della nostra famiglia.

Era l’ambiente stesso che narrava e il racconto continuò per molto tempo. Il passato riaffiorava da ogni cosa che osservavo.

Io ascoltavo, ma non capivo molto di ciò che quelle mura oscure e che quei sassi umidi sussurravano. Ricordo solo che quelle cose di legno erano due botti, dove il nonno e suo padre facevano il vino con l’uva della loro vigna, che i ganci sulle travi servivano per appendere prosciutti, salsicce, carne affumicata e altre cose che facevano con la carne dei maiali che allevavano. La cantina ricordava tempi migliori perché nel passato era pulita, fresca e piena di tante cose buone, non serviva certo per tenere la legna e tante cianfrusaglie inutili. Tra quelle mura oltre alle botti per il vino c’erano delle

botti più piccole o barilotti dove si conservavano le sardelle salate, i crauti, le rape e altre cose da mangiare. Dal racconto riemergevano momenti particolarmente belli quando il nonno invitava gli amici in cantina per assaggiare il vino, le salsicce o le sardelle salate, cantare e passare una serata in allegria. La cantina serviva anche per stare in gioiosa compagnia e raccontarsi le storie perché in quella volta non c’era la televisione.

Ecco questo è stato il racconto di una cantina molto antica che ora non c’è più. Non ci sono più neanche le botti di legno e nemmeno la casa. Sopra è stata costruita una casa nuova, tutta pulita, per i turisti che vengono d’estate.

Oh, com’è stato suggestivo il racconto della cantina! Com’è diverso quest’ambiente oggi! Ho promesso a me stessa di tener conto delle cose del passato, di custodirle, anche se ora sono inutili, ma sono necessarie a me per farle parlare in modo da farmi conoscere ed apprezzare un mondo ormai scomparso.

motto MRVICA                                                                 Elvin Skrijelj  

                                                        Classe VII Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                                      Insegnante: Alma Lukolić

Quando sarò grande... :" progetti e fantasticherie "

  Penso molto ultimamente. La scuola elementare è quasi finita.  Ogni giorno penso cosa sarò da grande, quale scuola scegliere?  Cosa fare?  Sono molte cose che mi preoccupano.

 Vorrei un lavoro dove ci si siede e si riposa  e dove si può guadagnare molto,ma questo lavoro non esiste. Per ogni lavoro serve la scuola e ci si deve impegnare molto.  Io vorrei essere il capitano ma l’unico problema  è quello che avrei una grande responsabilità e per questo ho cambiato idea. Vorrei anche essere un giocatore di calcio, vorrei essere molto famoso, ma per questo lavoro si deve praticare.

 I miei genitori mi dicono che dovrei essere uno scrittore ma sinceramente non mi piace. Mio fratello dice che dovrei essere un pilota ma non mi piace perché ho paura di volare. Mi piacerebbe essere un camionista ,perché amo viaggiare e anche perché mi piace guidare il camion. Non avrei una grande responsabilità,non dovrei praticare molto, e non dovrei scrivere molto. Alla mia famiglia non piace la mia scelta,ma a me piace moltissimo e questo sarà il mio lavoro futuro.


motto PIETRA                                                                  
Katia Marušić  

                                                     Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

                                                                                          Insegnante: Sandro Manzin

ASCOLTATE LE PIETRE, IL MARE, GLI ALBERI CHE CI CIRCONDANO...QUALI STORIE VI SUSSURRANO?

Era sera e stavo tornando a casa dall'allenamento. Percorrevo la solita via camminando a passo veloce e ascoltando musica. Sembrava tutto come sempre. Tutt'ad un tratto però avvertii una strana sensazione allo stomaco, un brivido percorse la mia schiena e una leggera aria primaverile cominciò a muovere i miei capelli. A quel punto sentii un sussurro: “Ehi...”. Mi voltai di colpo, ma non c’era nessuno. Mi tappai le orecchie con le mani per non sentire, ma non servì a nulla perché continuai a udire la profonda e dolce voce che mi disse: “Sai, per ascoltare le storie degli altri non servono le orecchie, basta saper aprire il cuore”. Io mi sedetti sopra un muretto, chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare in un altro mondo...

Sentii di nuovo quella voce: “Piacere, io sono il Mare, ho fatto innamorare molte persone, ho fatto divertire i ragazzi d’estate. Le persone mi ammirano e sognano ad occhi aperti”. Una vocina interruppe la storia del Mare e cominciò la sua: “Mare, tu non sei gentile, ogni volta che le tue onde raggiungono la riva, qualcuna di noi se ne deve andare, i tuoi abissi la inghiottono e per lei non c’è speranza di ritorno.” A parlare era una piccola Pietra dalla voce triste e delusa. Il Mare, sentendosi colpevole diede tutta la colpa al Vento, perché senza di lui le onde non ci sarebbero. In sua difesa intervennero gli alberi i quali dissero che non avrebbero potuto far danzare le loro foglie se non ci fosse stato il Vento. Le voci delle nuvole si perdevano nell’aria, ma riuscii a capire che la loro era una vita dura. Ad ogni loro lamento un sogno di un bambino che desidera saltare da una nuvola all’altra le raggiunge e fa sì che assumano forme divertenti. Avrei ascoltato quelle storie per ore, ma purtroppo il Sole era pronto per andare a dormire e una luce rossastra lo avvolgeva come fosse stata una coperta. Quello era il segnale per tutti che era ora di mettersi a riposo.

Anche se quando aprii gli occhi non sentii più niente, nel mio cuore era rimasto qualcosa, quel qualcosa che ci rende persone migliori e ci arricchisce, quel qualcosa che rende il nostro sorriso speciale.

Tutti hanno qualcosa da raccontare, basta saper ascoltare!

 

motto RONDINE DI MARE                                               Anna Frlič  

                                            Classe VIII  Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                        Insegnante: Gloria Frlič

" Ascoltate le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano... quali storie vi sussurrano? "

 Mi sono arrabbiata con tutti! Nessuno mi capisce! Mia mamma mi sgrida e vuole che l’ aiuti a casa. Mia sorella più grande  pensa di essere chissà chi! E io sento una tristezza dentro e non so neanche il perché. Per sbollire prendo l’ asciugamano, le mie pinne e la mia maschera e vado in spiaggia. Il mare blu sicuramente laverà via i miei tristi pensieri.

In spiaggia non c’è ancora quasi nessuno. Arrivata sotto il mio pino preferito, stendo l’ asciugamano, mi tolgo i vestiti e pian pianino vado in acqua. La mattina l’ acqua è sempre più limpida e bella che al pomeriggio. Solo che è molto più fresca. Mi infilo maschera e pinne a vado ad osservare la vita sottomarina del grande scoglio bianco. Chissà com’è capitato sto gran pietrone bianco tra tutte le altre pietre grigie e marroncino? Prendo aria e vado sotto, vediamo  se c’è qualche pesciolino. Niente. Aguzzo la vista e vedo un granchiolino giallo che si nasconde tra i ciuffetti di insalata di mare. Osservo le chiocciole di mare ma dormono tutte, nessuna è ancora uscita dal guscio. Anche le patelle dormono ancora,  attaccate allo scoglio. Più in la c’è la sabbia e oltre il mare si fa scuro perché c’è una prateria marina. Tra i fili d’erba vedo due oloturie. Speravo di osservare qualche stella marina ma sembrano sparite. Ohhhh ecco due pesci neri grandi, grandissimi….ma appena mi muovo scappano velocissimi nel blu.

Galleggio ancora un po’ ad osservare i giochi dei raggi del sole che disegnano sul fondo sabbioso figure geometriche che si rincorrono. Sento un brivido di freddo e a malincuore esco a sdraiarmi un po’ sotto il sole.

Mi stendo, prendo il mio Topolino, ogni tanto guardo la corrente lontana, chissà dove andrà, tutta quest’ acqua che si muove, mi gira un po’ la testa. Chiudo gli occhi, non vedo più’ il sole giallo ma tutto diventa arancione, rosso e ancora più scuro. Le onde regolari col loro suono mi cullano.

Sento qualcuno che esce dall’ acqua vicino a me, riapro veloce gli occhi ma non c’è nessuno. Non c’è più  lo scoglio bianco che esce dall’ acqua, il mare è piatto davanti a me ma una donna bella tutta bianca coi capelli lunghi si sta spazzolando. Mi sembra famigliare ma non la conosco. Mi vede e mi fa un sorriso triste. Mi avvicino, la tocco è fredda come la roccia.

Chiedo:- ” Chi sei?”

-“La Fata dello scoglio bianco, ma io ti conosco benissimo eri piccola,  piccola quando  già ti aggrappavi a me!-

-“Perché sei così triste?”

-“Vivo nell’ acqua e attraverso l’ acqua io vedo, il mare tocca tutti i continenti, i fiumi portano la mia vista anche nelle valli, nelle foreste, fino alle sorgenti sulle montagne. Quando piove l’ acqua mi fa toccare e vedere anche dall’ alto, dalle nuvole, l’ acqua si trova anche sotto terra, forma laghi e cascate sotterranei e io vedo tutto. Vedo sento tocco quello che accade. Sai, ci sono tanti bambini che soffrono. Stanno male, hanno perso qualche persona cara. Altri muoiono di fame. Altri vengono rapiti e vengono costretti ad uccidere. Tante mamme piangono. Le loro lacrime arrivano a me ed io divento triste.”-

-“Posso fare qualcosa per alleviare il tuo dolore?-

-“ Certo, sii buona e non lamentarti per piccolezze. Godi del nostro sole, del nostro mare, della nostra brezza. Il mondo sembra così enorme ma in realtà è piccolissimo, siamo tutti parte di esso. La gioia di uno si trasmette a tutti gli altri, facciamo tutti parte della Terra. Quando vedi qualcuno che soffre sta vicino a lui, come hai fatto oggi con me”.-

-“Proverò.”-

-“Solo chi capisce il dolore degli altri può aiutarli, a volte basta un abbraccio o una parola buona. Importante è anche non essere cattivi e non fare del male a nessuno.”

Sento grida e risate, chi sarà? Qualche altro spirito? Apro gli occhi e vedo che son arrivati degli altri bambini e la Fata dello scoglio? Non c’è più. Mi alzo un po’, mi gira la testa, dov’è finita la gentile signora? Forse ho sognato? Ma no era tutto così vero. Mi avvicino al mare, lo tocco coi piedi e in un attimo mi sento collegata a tutto il mondo. Sento che sono diventata migliore, non è stato solo un sogno. Peccato non aver chiesto da dove arriva sta grande roccia bianca. Spero di rincontrare la fata, glielo chiederò. Torno a casa e sarò più gentile con tutti. La mia vita è cambiata, come se fossi diventata grande come il mio scoglio, come il mare, come i fiumi come il cielo…

 

motto I PUFFI                 

Laura Alessio, Anja Benak, Manuela Benvegnù, Maj Bisaki, Mišo Branković, Barbara Brečević, Serena Coronica,
              Alex Ćetojević, Kevin Deklić, Edoardo Gjini, Erik Kozlović, Lara Manzin, Gabriel Nadal,
Leonardo Pozzecco, Mia Radešić, Michelle Rotar, Tara Štokovac, Erika Trento, Linda Villanovich, Dominik Rabak Vukić, Marianna Zugan

                                                                Classe II Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                          Insegnante: Ilenija Anić

                                                          
Calendario 2012 - Anno bisesto anno sensa sesto
                                                                                (cliccare sul link si aprirà il calendario in pdf)

 

motto DREAM                                          
 
                      Enia Jurišević, Lorena Vorfi, Kevin Cadenaro, Jovana Padunavac

                                                                         Classe III Scuola Elementare Italiana Cittanova

                                                                           Insegnante: Paolo Lodovico Damuggia
 

     PROVA  A IMMAGINARE UNA CITTÀ IDEALE SENZA DIFETTI E INCONVENIENTI NELLA QUALE TI PIACEREBBE VIVERE.“

 Noi  viviamo a Cittanova, una bella citta', tranquilla, sul mare, molto piccola e carina ma priva di contenuti. Non ci sono cinema, non ci sono posti dove i bambini possono andare a giocare, non ci sono centri commerciali e altri luoghi di svago. Ma non ci sono nemmeno ospedali, la caserma dei pompieri o quella della polizia. Per andare dal dentista o dall' oculista bisogna andare in una citta' piu' grande e se scoppia un incendio o succede qualcosa di brutto bisogna aspettare che pompieri o polizia arrivino dalla citta' piu' vicina.

Cittanova prende vita soltanto un paio di mesi  d'estate ma questo a noi non basta. L' ideale per noi sarebbe che in futuro la citta' si ingrandisse e modernizzasse, che ci fossero uguali opportunita' per tutti senza fare differenze tra ricchi e poveri. Sarebbe bello avere tutti la casa sul mare cosi' da non avere problemi d' estate con i turisti per trovare un posto libero sulla spiaggia e avere uno yacht che ti porta a scuola e in altri bei posti. Poi, centri commerciali solo per bambini con giochi e intrattenimenti tutti gratis; gelateria-piscina dove segli il tuo gusto preferito e ti ci tuffi dentro; cinema multisala con schermo gigante e cartoni in 4D con poltrona multi funzione, massaggiante, immersa nel pop-corn. Una maxi pizzeria dove tutto sia fatto di pizza e piu' si mangia piu' si diventa belli e snelli. Un enorme grattacielo wellness-center con piscine,vasche idromassaggio, saune, solarium, centri di bellezza e sportivi con palestre e sale giochi per tutte le misure ma soprattutto GRATIS. Negozi di robot giocattolo che svolge le faccende domestiche, compresi i compiti scolastici e, perche' no, che vadano anche a scuola al posto nostro. Centri medici e ospedalieri dei piu' moderni al mondo dove tutti i pazienti si potessero sentire come a casa propria e soprattutto uscirne piu' sano di prima, dentisti che ti curassero la carie con le caramelle e niente piu' punture ma carezze, abbracci e tanto amore. Per tutti macchine ecologiche che non usino piu' la benzina come combustibile ma che sfruttino l' aria inquinata per spostarsi e dai tubi di scappamento che fuoriesca aria pulita e che siano volanti, cosi' da non dover piu' investire gli animali sulla strada. La scuola, se esistera' ancora, dovra' essere in vetro, ecologica, affacciata sul mare e niente piu' quaderni, libri pesanti, matite, pennarelli, diari ecc ma tutti con un bel I-PAD dove poter scrivere, leggere, guardare filmati e lezioni anche di professori stranieri, insomma rendere la cosa piu' pratica e divertente.

Chissà se un giorno tutto cio' sara' possibile, noi, alunni della terza classe speriamo di sì.

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motto GENERAZIONE X                          

                       Aurora Lunardi, Massimo Vuch, Lorenzo Zacchigna, Freya Fakin, Erika Bernardis, Luca Laganis

                                                         Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                           Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

I nonni raccontano

 In classe, i bambini che hanno la fortuna di avere dei nonni speciali che dedicano ancora il loro tempo a tramandare la ricca esperienza di vita che possiedono, conversano tra loro e raccontano...

 

Aurora: - La mia nonna mi racconta spesso la sua infanzia. Sono passati tanti anni da allora, pero' i suoi ricordi sono sempre vivi. Abitava in una casa fatta in pietra da nonno Lorenzo. La casa e' situata ad un passo dal mare. All'epoca non avevano ne' acqua, ne' corrente, cosi' che l'acqua se la procuravano dalla cisterna che conteneva acqua piovana. La sera, per illuminare la cucina, che ere il luogo dove si riunivano tutti, si accendeva il lume a petrolio. La famiglia era numerosa: c'erano i miei bisnonni Giuseppe ed Anna con i loro sei figli ed altri due zii e due cugini.Le mansioni dei bambini in po' piu' grandi erano quelle di aiutare gli adulti a prendere la legna, portare al pascolo i tacchini e le mucche e andare in campagna a raccogliere le patate, l'uva e le olive. Gli adulti accendevano il fuoco nel ''fogoler'', mungevano le mucche, cuocevano il pane e lavoravano nei campi.

La mia nonna e i suoi fratelli frequentavano la scuola a Babici, un villaggio allora chiamato ''Vichiuti''. Ogni mattina dovevano percorrere due chilometri a piedi, attraversando un bosco che li portava sulla strada dove incontavano altri bambini. La scuola durava sei anni e le materie che studiavano erano: italiano, croato, matematica, storia, geografia, religione e disegno.L'occorrente  che avevano a loro disposizione consisteva in due libri,due quaderni, sei colori, una matita ed un astuccio in legno. Chi era in grado di sostenere le spese economiche, poteva continuare a frequentare la scuola a Buie.

La nonna dice che avevano anche il tempo di giocare spensieratamente , ed i loro giochi preferiti erano la ''tria'', nascondino, il mikado fatto con i bastoncini di canna , il calcio con la palla fatta di stracci cuciti.-

Massimo:- I miei nonni non sono troppo vecchi per ricordare molto del passato, pero' alcuni ricordi rimangono, come ad esempio le donne che andavano alla sorgente sul mare a lavare i panni, oppure gli uomini che lavoravano la terra con aratri, buoi e micche.

Anche loro facevano il pane in casa, pero' i dolci non si mangiavano ogni giorno come oggi, ma solo nelle feste prescritte e severamente distribuiti dalla nonna.

Per fortuna, questi deliziosi dolci si mangiano ancora oggi, grazie all'esperienza che le donne tramandavano da generazione in generazione e sono: le fritole cucinate e fritte, i crostoli, il pan dolce, i buzolai e lo struccolo.-

Lorenzo: - Anche i miei nonni mi raccontano spesso i loro ricordi e quando io li ascolto, i loro occhi si inumidiscono per l'emozione.

Il nonno, dice sempre, che prima di andare a scuola pascolavano le pecore e i buoi, siccome le pecore non potevano pascolare di giorno a causa del caldo.Per concimare la terra si usavano gli escrementi degli animali domestici, perche' non esistevano i concimi chimici. Quando andavano a scuola si alzavano alle 6 del mattino e, se erano disobbedienti, il maestro li puniva dando qualche bacchettata sulle mani o facendoli inginocchiare sul sale. Quando tornavano a casa, dovevano andare a pascolare. Bisognava fare anche i compiti, ma, da soli, perche' i genitori avevano il loro bel da fare. Mio nonno, come la nonna di Aurora, portava a scuola due libri, due quaderni ed un astuccio di legno.-

Freya: - il mio nonno invece, aveva gia' otto anni quando si e' trasferito da Montona a Umago, dove i suoi genitori avevano trovato lavoro.Arrivato nella nostra magnifica cittadina, la prima volta che vide il mare disse: - vara papa', vara  che grando laco che xe qua  a Umago!- ed il padre gli rispose:- Bruno, questo non xe  un laco ma xe el mar.-

Erika: - La mia nonna ha trascorso la sua infanzia ad Umago e mi racconta sempre un episodio che le e' rimasto impresso; all'eta' di 13 anni e' venuta una delegazione a scuola per scegliere dei bambini come comparse nel film ''la lunga strada azzurra'' con un attore francese e la famosa attrice Alida Valli. Quando si e' sposata col nonno si e' trasferita a Sarbarizza dove abita tutt'ora e dove vivio pure io.-

Luca: - Io vi racconto invece una storia un po' diversa,quella  di mio nonno Roberto, che da bambino era molto birichino.

Il nonno e' nato in casa a Montenetto (Salvore) dopo la seconda guerra  mondiale, nel 1948.

All'eta' di due anni fu ricoverato  all'ospedale pediatrico Burlo di Trieste per due anni.La bisnonna Gisella, sua mamma, raccontava che si faceva spesso la strada a piedi per andare a trovarlo.

Durante il periodo dell'esodo, la famiglia del nonno fu una delle poche famiglie italiane che rimasero nel nostro paesino di Zambrattia. Le zie del nonno invece si trasferirono in Italia e Argentina. In quel periodo, purtroppo le scuole in lingua italiana sono state chiuse ( verso gli anni '50) e quindi doveva frequentare  la scuola serbo-croata. Nella classe che aveva circa trenta alunni, solo quattro bambini parlavano il croato. A scuola portavano la borsa di stoffa  con cinque quaderni, un astuccio di legno con una matita, sul banco un calamaio. Quando i bambini litigavano e si spingevano, saltavano i calamai e sporcavano i quaderni, dopo dovevano comprare un quaderno nuovo e ricopiare tutto. In prima e seconda classe, il nonno aveva una maestra di nome Ankica, che lo metteva sempre in castigo, cosi' doveva rimanere in classe perche' non sapeva la lingua. Spesso le donne andavano a fare la spesa e passavano di la', i bambini che lle vedevano dalla finestra della scuola, piangevano e chiamavano le mamme. In terza e quarta aveva il maestro Ivo che dava le sberle a quelli che portavano fionde e archi a scuola. Un giorno gicando alla guerra con le fionde hanno distrutto completamente il recinto di un contadino che aveva il campo vicino alla scuola. Il maestro li mise in fila e disse loro di portare per il giorno dopo chi una canna chi delle spine per ricostruire il recinto. Ne combinavano tanti di guai il nonno e i suoi amici. Dalla quinta all'ottava classe ha frequentato la scuola di Umago, che si trovava proprio nell'edificio dove ora e' situata la nostra scuola. Era il periodo quando arrivava l' ''aiuto dall'America'' come lo chiamava il nonno, e a scuola si mangiava formaggio di un colore giallo-arancione e dal gusto che ''sapeva di niente'', la frittata veniva fatta con l' ''ovo finto'' e neanche quella non era molto buona. Il nonno si ricorda di tutti i suoi compagni: Fulvio, Gianni, Franco, Rita, Alfredo, Adriana, Franco, Anna, Anita, Liliana... e quando mi racconta la sua vita e' molto felice.

Aurora: - Sapete cosa? Ascoltando questi racconti mi sono commossa!

Massimo: - E' vero! Pensandoci bene, i nostri nonni non avevano tutte le cose che abbiamo noi, ma parlano della loro infanzia con molta gioia e sono ricchi di esperienze che possono raccontare e tramandare a noi nipoti.

              
Luca e nonno Roberto 

 

motto POLASTRI                                 

Classe IV: Gaia Paljuh, Michele Mottica
Classe V: Matteo Di Lonardo, Antonio Macan

                                                    Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Sezione Periferica di Valle – Sezione del doposcuola

                                                                                             Insegnante: Miriana Pauletić

                                                                                             I nostri nonni ci raccontano
                                                                                                    (clicca sul titolo per il testo)

  

motto ANETA & NATASHA                   
                                                                               Aneta Katurić, Nataša Beden

                                                     Classe IX Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                             Insegnante: Tijana Marić

                                             Prova a immaginare una città ideale senza difetti e inconvenienti nella quale ti piacerebbe vivere
 
         
 Sogno e realtà. I concetti diversi, intrecciati e facilmente posti al centro di una crosta infrangibile. Fanno parte della nostra vita. A volte anche  non è sicuro di ciò che cosa è sogno e qual è la realtà. A  volte  siamo sicure che ci aspetta  un nuovo mondo diverso, migliore, il mondo creato solo per noi, il mondo in cui ogni nuovo mattino è bello e dove non esiste qualcosa impossibile. A volte ci sentiamo soli, tristi, senza potere, beh, vuoto. Poi vogliamo fuggire,scomparire. Vogliamo far scomparire tutto il male, vorremmo essere  il vento, volare, essere liberi, respirare a pieni polmoni, andare ovunque. Poi sogniamo di volare via, al  Sole da dove  si vede tutto. Pensiamo al cielo, sole, le api, le nuvole, l'amore e risate, e pensiamo che non c'è fine. Poi, ci rendiamo conto che siamo qui, non possiamo fuggire dalla propria pelle. Si può, ma solo per un attimo. In un sogno. Poi, guardiamo il cielo, le stelle, la Luna. Iniziamo a sognare la nostra città ideale. Città senza difetti.
      
        Abbiamo lasciato il cuore a scrivere solo perché sa scrivere  meglio. Ne derivano delle cose  che rendono la nostra vita più bella. Quando si chiudono gli occhi e si va da qualche parte lontana in alcune città "perfette" di provincia, fatte su misura, si gode poi.
 
         Città. Illuminata dal sole. Amore, canto degli uccelli e le risate dei bambini. Lì non c'è posto per il dolore, la sofferenza, l'odio.
        E 'una città perfetta?
       SI!
        Grattacieli strappano il cielo. Grandi palme verdi. Spiaggia di sabbia. Mare limpido. Strade grandi e spaziose. I senzatetto alloggiati. Hanno case calde. Famiglie felici. Cani randagi al sicuro, leccano i baffi dopo aver mangiato. Città senza difetti. Sono felici tutti. Una città dove non c' è posto per troppo ricchi o troppo poveri. Tutti si amano, si rispettano.

 
    La città è costituita da sette isole collegate. Una delle isole, che è il meno, il paese è caratterizzato da tipo di insediamento. Con un sacco di fattorie e capanne di legno. Poi, ricorda all'inverno russo. Della città  porta uno ski lift  alla cima della montagna, dove si può andare a sciare. Queste sono solo alcune delle possibilità.
 
     La città capitale è la più grande isola situata nel centro, si vanta con il  grande Tropikarijum come quello di Budapest. Contiene 2,5 milioni di litri di acqua salata in cui vivono pesci esotici. Dagli squali, attraverso variopinti, grandi, piccoli pesci fino a mano conosciuti cefalopodi. Oltre questo, ci sono  ancora 74 acquari più piccoli che contengono specifici pesci recentemente scoperti.
 
    Nella capitale, che è l'isola più grande, si può raggiungere in autostrada, attraverso acqua, aria o in treno. L'autostrada è al di sopra della città, incisa al fondo delle grandi montagne, le cui cime si specchiano nel mare azzurro. In città si può andare a piedi o in bicicletta. Ogni strada ha una pista ciclabile, quindi nessun problema per coloro che non amano camminare. I negozi sono quasi senza sedia per bambini (ecco quanta importanza si da al ciclismo), per il primo compleanno ogni bambino riceve in dono una bicicletta. 
 
       Dalle cime più alte, si possono vedere spiagge  con sabbia che da lontano sembra come perle sparse sotto le alte palme ramificate. Il clima sarebbe adatto per tutti i tipi di animali e piante.
 
    Tutti i bambini hanno l'educazione e libri gratuiti. Hanno il diritto di frequentare l'università dopo il quale i trovano subito il lavoro. Gli stipendi sono alti e uguali per tutti.
 
      Questo è ciò che vogliamo che noi due. La realtà e immaginazione  purtroppo non sono  stesse.
 
 

motto FRANCESCA                                  

                                                                                                  Francesca Frlič  

 Classe IV  Ginnasio “Gian Rinaldo Carli” Capodistria

                                                          "Molti artisti giuliano-dalmati (i Laurana, Giovanni Dalmata, Francesco Trevisani, Bernardo Parentin, Luigi Dallapiccola ed altri) si sono affermati fuori dalla loro regione. Illustrare qualche personaggio esemplificativo e l'opportunità che nella loro patria d'origine siano ricordati nei toponimi o altre iniziative"

Per chiunque giunga nella città di Pirano di certo non manca lo sguardo consueto verso il verde pendio che sembra delimitare il paese e spingerlo verso la riva, e verso quelle case tutte ravvicinate che formano un intreccio di labirinti che creano confusione e modellano con la loro
posizione dei scoscesi sentieri, che offrono una distintiva caratteristica a questa città. Entrando nella piazza principale, di certo noterà anche
al centro di essa, su un piedistallo delimitato da una bassa ringhiera, una figura eretta, ovvero la statua in bronzo di Giuseppe Tartini, uno dei
personaggi più illustri nati a Pirano.

La statua pare vegliare sulla piazza e se la si osserva da vicino si può avvertire la presenza di uno sguardo che, seppur immobile e fermo,
non è per niente vacuo e disattento, e tiene in una mano l'archetto e nell'altra, però dietro, il suo violino. La statua è stata inaugurata al virtuoso del violino per il suo duecentesimo anniversario di morte; inoltre la piazza porta il suo stesso nome perché gli abitanti si sono ben presto resi conto della fondamentale importanza che Tartini ha avuto nella musica italiana del diciottesimo secolo, diventando famoso anche nel contesto musicale europeo.

Alla sua inaugurazione, avvenuta nel 1896, sono giunte più di quattromila persone; la piazza era piena di gente giunta da tutta l'Istria e da diverse parti d'Italia; esistono anche alcune fotografie che testimonia l'importanza che gli abitanti di Pirano attribuiscono al violinista.

Tartini però non risiedé molto a lungo a Pirano; suo padre era fiorentino e quando giunse in questa cittadina sposò una piranese e dopo la nascita di Tartini (era il quarto figlio), la famiglia fece costruire una villa a Strugnano dove andarono a risiedere. Ricevette la sua educazione scolastica a Pirano e con molta probabilità già in tenera età ebbe le sue prime lezioni di violino. Continuò poi a studiare al Collegio dei Nobili a Capodistria, e nel frattempo continuò a dedicare la maggior parte del suo tempo alla scherma e al violino; a differenza di quanto si possa oggi immaginare, Tartini aveva il desiderio di trasferirsi a Napoli oppure a Parigi con lo solo scopo di fondare una scuola di scherma.

Si iscrisse a legge all'università di Padova, dove anche dava lezioni di violino e sposò una delle sue probabili allieve, e nello stesso anno
moriva, a Pirano, suo padre; la tragedia lo cambiò notevolmente e lo fece riflettere sul decorso della sua vita, meditò su quali scelte intraprendere e si rese ben presto conto che sarebbe stata la musica colei che lo avrebbe accompagnato lungo tutto il suo percorso futuro. In seguito alla scomparsa del padre, che lo colpì duramente, si ritirò in un convento francescano di Assisi, dove per alcuni anni non fece altro che dedicarsi al violino, al suo perfezionamento musicale, all'affinamento delle sue tecniche e al completamento della sua cultura musicale. Qualche anno dopo si decise a lasciare Assisi e tornò a Padova da sua moglie, e successivamente si spostò a Venezia, ad Ancona e poi di nuovo a Padova, alternando più volte queste città. Tartini non smise mai di acquistare fama e notorietà, che con il tempo oltrepassò i confini italiani. e venne invitato persino a Praga ed ebbe anche alcune offerte dall'Inghilterra. Suonò per l'incoronazione dell'imperatore Carlo VI, ma decise di non accettare l'invito a rimanere a Praga, anche perché gli venne assicurato che nonostante la sua assenza il posto di primo
violino sarebbe comunque rimasto suo. Si decise a tornare a Padova, dove insegnava ad allievi di nobili famiglie ma gratuitamente anche ad allievi di famiglie che non potevano permettersi il pagamento delle lezioni; alcuni studenti arrivavano da diversi paesi d'Europa e venne denominato persino "maestro delle Nazioni".

Con il passare degli anni sempre più cominciò a dedicare il suo tempo a lavori scientifici, alla pedagogia e alla filosofia perché venne colpito da una paresi alla mano destra, ovvero era impossibilitato al totale e volontario movimento della mano e smise di tenere concerti al dì fuori di
Padova. La sua scuola, le sue idee ed i suoi concetti teorici influenzarono tutta l'Europa nel decorso del Settecento. Compose prevalentemente concerti e sonate per violino; la più nota delle sonate è il Trillo del Diavolo che pare abbia sognato la notte mentre dormiva. Secondo l'aneddoto, nel sogno di Tartini il diavolo suonava con il suo violino una sonata che veniva eseguita egregiamente e dall'emozione si destò; cercò immediatamente di recuperare almeno una piccola parte della sonata che aveva udito, ma lui stesso confessò che nonostante sia la sonata più impegnativa e migliore che avesse mai scritto, essa non è assolutamente niente in confronto a quella che suonò il diavolo.

 Ancora oggi non sono state, però, pubblicate tutte le sue opere e Tartini viene dichiarato come un virtuoso del violino ed un compositore ed
insegnante eccezionale di importanza mondiale. Parlando di Tartini, si può fare riferimento anche al terzo suono, ovvero lui formulò una teoria secondo la quale suonando un bicordo sul violino o su uno strumento ad arco si può ottenere contemporaneamente un terzo suono, ma molto più grave.

Affacciata alla piazza Tartini c'è la sua casa natale, dove oggi è presente la sua stanza ricordo (che è la stanza dov'è nato) che conserva alcuni suoi oggetti di notevole importanza, come i suoi manoscritti riguardanti lavori didattici e teorici, la maschera mortuaria ed uno dei suoi violini, oltre ad alcuni ritratti dipinti successivamente e certe fotografie, ed un busto in marmo.

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                                                     PREMIO SIMPATIA :

 

… PICCOLE COSE E   TANTO AMORE …          

 Marin Barukčić, Matea Korenika, Mladen Petković, Ryan Grassi, Aleksandar Petrov,

Nicolas Sodomaco, Dorian Brečević, Alex Mrau, Ema Stkić, Alex Valentić, Renee Cossutta,

Renee De Andrea Ladišić,
 Aleksa Grujičić, Elvedina Hodž

                                                     Classe I Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                        Insegnante: Gabriella Grbeša 

Quando sarò grande...

Sarò un poliziotto e metterò tutti i ladri in prigione e sarò biker,  avrò la motocross verde.                                                                                                                                               Marin

 Farò la cameriera o la maestra. Imparerò l'italiano, la matematica, la natura, il croato, l'inglese, la musica e l'informatica a tanti bambini.                                                                                                                                               Matea

  Farò le corse con la moto e anche con i bikers a Stella Maris e Umago.                                                                                                                                                                                                                                  Mladen

  Farò il postino e porterò le buste a tutti i grandi e alla mia maestra Gabriella.                            
                                                                                                               Ryan

 Giocherò a tennis, avrò una moto e sarò un baiker e giocherò a calcio con tanti calciatori.
                                                                                                               Aleksandar

  Farò  il contadino e sarò anche pittore, pescatore, subacqueo o fattore e avrò tanti animali.

Forse sarò poliziotto o pompiere, farò tutto il possibile per aiutare gli altri.                                                                                                                                                                                                 Nicolas

 Sarò motorista con la motocross bianca e nera, farò le gare con la moto e anche il cameriere allo zoo. Scriverò libri sui comportamenti e le regole.                                                                                                                                                  Dorian

  Farò la stilista di moda e avrò cavalli che saranno intelligenti.                     
                                                                                                               Alex

  Cavalcherò un cavallo bianco, giocherò a pallavolo, avrò bambini.

Laverò i piatti e farò i dolci.                                                                Ema

  Venderò giocattoli e farò il cameriere in un grande albergo.
                                                                                                              Alex

  Farò  la maestra a scuola. Imparerò ai bambini l'italiano la matematica la natura.
                                                                                                               Renee 

 Venderò  giocattoli e farò la cameriera nel bar Buoni Amici.        Renee

  Riceverò  un'automobile e andrò in Svizzera da mia sorella.       Aleksa

 Ballerò e giocherò con gli amici. Aiuterò alla mia mamma e canterò tutti i giorni.
                                                                                                               Elvedina

 ...siamo i piccolini della I classe e da grandi vorremo delle piccole cose però tanto gioco, divertimento, affetto e amore.