PREMI SPECIALI ANNO 2014

 

 

PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DI OLGA MILOTTI:
offerto dalla Mailing List Histria

 

Onore a Olga Milotti, già Presidente della Comunità Italiana di Pola, membro fondatore della Mailing List Histria, esempio carismatico di onestà intellettuale e morale, di grande garbo e umanità, nobile anima che ha espresso una coraggiosa malinconia e nostalgia di memoria italiana nell'ambito attuale. E’ stata inestimabile testimone della verità.
 

  motto RIBON          Scuola Materna: Andrea Lakošeljac, Leo Laganis, Jordan Marfan, Leonardo Vigini

                                        Classe I: Chiara Breščić, Mattea Glišić Rota

                                        Classe II: Erika Vižintin, Elian Conti

                                        Classe III: Kevin Breščić, Giulia Brosolo, Lucio Laganis, Joan Marfan, Alex Radin                                         
                                        Classe IV: 
Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota, Luca Vigini,Timothy Lakošeljac, Samanta Radešić

                                        Classe VI: Luca Laganis

                                                                                                  Comunità degli Italiani Salvore

                                         Insegnante: Carmen Rota

Motivazione: Interessanti le informazioni raccolte dai piccoli studenti sul modo di festeggiare il Carnevale tradizionale a Salvore, alcune tradizioni sono perse ormai, ma è bene ricordarle e comprenderne l'importanza nella storia di un paese. 
Gradevolissimi i disegni e ...bone le fritole con le mele, speriamo che almeno le ricette restino a far parte del vissuto locale.

                                                       

  Tema: A CARNEVAL OGNI SCHERZO VAL 2014 RIBON.pdf

  

                                 

PREMIO “ASS.NE per la CULTURA FIUMANA, ISTRIANA e DALMATA nel LAZIO” :

 

  motto DENI 2805                                      Denise Jurman   -   Classe IV

                                                    Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana
 

                                                    Insegnante: Marisa Chiavalon     

 

  Motivazione: Un lavoro fresco e personale suggestivo e ben scritto. Si sa la cantina è un locale sempre pieno di sorprese e se lo si scopre insieme al nonno si hanno tante cose da vedere, tante cose del passato dai suggestivi nomi nel bel dialetto bumbaro e, soprattutto apprezzare la fatica fatta dai nonni per “tirar su i propri fioi.”

                                                                                  
                                                            

Tema: DENI 2805.pdf I nostri nonni ci raccontano

  

PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO” :


Elementari:

motto QUESTA XE LA STORIA DE SIOR INTENTO                 

 

Lorenzo Zanghirella, Dean Suligoj Valli,  Andrea Delmonaco, Diego Sošić, Petra Ostović,

Rebeka Jankulovski, Petra Kovačić,Tara Sladaković, Fabian Matošević, Hana Hubanić, Daniel Katačić,

Mauro Belci, Diego Belci, Nandi Gruner Bajlo, Veronica Ravarotto, Paolo Castellicchio, Marko Cukon,

Mateo Knežević, Antonio Orešković, Fabian Pamić,  Dorotea Sellan, Nora Šijan, Ervina Škornjak, Aleksandar Ćupić

                                                        Classe II - a

                                                   Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
 

                                                   Insegnante: Rosanna Biasiol Babić

                                         
Motivazione:
Una deliziosa raccolta di miti e leggende istriane con fate, dee, figlie di re e misteri ma anche olivi, vino, e sale, i prodotti che hanno reso sempre viva e amata dai suoi abitanti l'Istria. Il contributo attivo dei ragazzi di una seconda classe è ben visibile nei disegni colorati che illustrano le singole storie rendendole uniche, anche se son sempre “le solite storie del sior Intento che le dura tanto tempo e mai no le finissi, volè che ve le diga?”
 

                                         

  Tema: QUESTA XE LA STORIA DE SIOR INTENTO 2014.pdf

       

 

Medie Superiori:

 

motto DOODLE                                          Elen Zukon Kolić  -   Classe I – Liceo Generale 

                                         Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola
 

                                                        Insegnante: Annamaria Lizzul

Motivazione: In un dialetto godibilissimo, la studentessa racconta un divertente botta e risposta generazionale. Il set è la sala da pranzo, il cast è formato da lei e dai suoi nonni. La trama è davvero spassosa dall’inizio alla fine. La morale: freschezza ed esperienza se sapientemente dosate sono un cocktail gustosissimo.

 I nostri veci ne conta - Il rixoto coi sparexi

Mercoledi, 19 marzo 2014 

Caro diario, mi doveria far i compiti deso, ma no posso concentrarme. Stago pensando tuto el dopopranso a quel che me ga dito i mii noni co iero ogi de lori a pranso... Tuto ga comincià con una stupidagine che go dito fin che nona me meteva in piato ancora un caziol de rixoto coi sparexi, i primi de sto ano che go ingrumado mi. Ghe go domandà perché la me meti a mi cusì tanti sparexi che dopo a lori no ghe resterà niente.

Ma secondo ela a lori no ghe iera poco e no serviva che me preocupasi. Xe perché lori iera xa veci e i magnava meno de mi. Mi continuavo a non capir: «Ma cosa c'entra se mi son giovane e voi veci? Vara che mi me xe tropo.»

«Sicuro la credi de eser grasa! Ah, 'ste mode de ogi, no va no ben 'sta roba... Doveremo noi parlar con tua mama. Ti son cusì palida... » ga agiunto nono.

Vedevo che la roba ciapava la diresion sbagliada, ma i sui ragionamenti no podeva no farme rider: «Ma nono, cos' ti tambaschi? Mi palida? No. Mi son sempre cusì. E po perché ciamerii mia mama? Go quindici ani, miga schersi! E po no credo de eser grasa... No steme cior in giro!»

«Sì, sì, propio perché ti ga quindici ani e deso ti son una tindenger, o come diavolo se dixi, ti ga ste strambe idee per la testa! I tempi ga cambiado. No xe più come co noi ierimo giovani...»

«Oh, ma no sta esagerar. No ne iera noi tanto bel de giovani. Niente de lodarse. Sa e po...» lo go interoto perché me iera tropo bufo quel che gaveva dito nona: «Cosa nona? Teendanger? Questa xe po nova! No se dixi cusì! Se dixi teenager. Sa cos' ti ga dito ti?»

«A bo'... No go sbaglià tanto, su. Cosa podevo dir de tanto grave? No go miga bestemiado in sto inglese? Ara che mi me xe come 'l Turco ala predica.»

«Ma no nona, niente de grave, solo che al posto de dir 'adolescente' ti ti ga dito qualcosa come 'pericolo giovane'...»

«A ma bon su, ti vedi che nanche no go sbaglià tanto. Voi giovani de ogi se un fià pericolosi. Noi no fasevimo cusì paura, co ne se vedeva... Co' 'ste cadene torno el colo e su le braghe e tuti in nero che parè spasacamini...». Nona xe stada interota de nono «Oho! Sa che pericoloxi. Con le pegore che portavimo dal pascolo per el paese noi ierimo una vera banda... Uuu! Tuti gaveva paura che no ghe tiremo formaio in testa!» Nona no ga gradido la batuda: «Ma va là, magari che gavesimo avudo formaio... Iera miseria nera quela volta. Miga scherzi! No se butava 'l magnar cusì come ogi...» a 'sto punto credevo de gaver capì perché i magnava poco: «Cos' ti vol dir, nona?»

«A ti vedi, picia mia, co noi ierimo giovani iera uxansa che le meo robe de magnar ghe se daghi ai fioi, che i cresi, che i diventi grandi e forti perché tuto restava su de lori. Come anche deso, ciaro. E i altri invese magnava i avanzi. Iera grande miseria e ti no ti te pol imaginar sta roba. E ben che no! Dio guardi!» ga dito nona, e nono se ga anche ricordado de quei bruti tempi: «Eh, Elen, quela volta per pranso no se magnava rixoto coi sparexi come noi deso. Iera patate lese e minestra coi pisioi o pasta e faxoi. Iera bon, sì. Ma iera poco. E noi in famiglia ierimo in tanti. Fra cugini, genitori, zie, zii, noni e bisnoni no iera che restava tanta bobana co se la spartiva... E pensar che noi giovani ciapavimo de più e le parti meo!»

A quel punto tuto me xe diventado ciaro limpido: «Speta nono! Alora de voi iera sempre uxansa darghe de più de magnar ai fioi, giusto?»

«Sì, brava! Alora certe volte ti ne scolti, ah? Anche con 'sti fili nele rece colegadi a 'sto robot. Ma perché te interesa?» se meravigliava nono.

«Mi, nono, te go dito cento volte che questo xe 'l mio telefono, no un robot. E 'sti fili me xe le cufiete per scoltar musica... Ma xe forsi questo che gavè dito poco fa el motivo perché go mi avanti el piato più pien de risoto coi sparexi?»

Credo che nono no ga sentì l'ultima domanda, perché el se ga fermà a fisar el mio telefono e a „madonar“, come dixi nona de solito «Ma sì, se poderia dir de si'. Ti vedi, picia, el lupo perdi el pel, ma non el visio...» e nono ga continuà: «Nona vol dir che xe cambiadi i tempi, ma no anche le abitudini. No se sa mai quel che sarà domani. Pol eser, ma speremo de no, che domani sia ancora più grande disgrasia che co noi ierimo pici. Per questo noi a ti te cocolemo tanto. Ti ne son l'unica nipote e ti sa che te volemo tanto ben. Forsi xe vero che nona te ga carigado un poco tropo el piato. Ma capisila: la xe vecia e no la vedi ben...»

«Bravo, bravo! Dame sì dela vecia e orba. Ma deso ti te cuxinerà solo 'l cafè, giovanoto!» ga dito sarcasticamente nona, ma nono no ghe ga dado bado «Ti vedi picia mia, noi a ti te volemo tanto ben, volemo che ti diventi grande e forte, come papaci, per questo magna deso 'sto rixoto che dopo magnemo i dolci e mi lavo i piati al posto de nona, xa che la go ofesa...»

No so se iera a causa del lungo discorso, o a causa del bon dessert che me spetava, ma el rixoto lo go fato fora in mexo minuto e dopo 'l dolce son tornada a caxa propio piena e ragionando profondamente. Con domande e sotodomande, probabilmente anche più de quel che 'coreva (ma no fa niente), son vegnuda al sodo. Iero particolarmente sodisfada e sasia, ma pensieroxa: no iero contenta de quel che gavevo scoperto. Go capido che mi son veramente fortunada e molto amada e cocolada. Tropo probabilmente: me lamento per stupidesi e no son mai contenta. Go tropo, ma sempre voio ancora. Lori invese no i gaveva niente, ma no i se lamentava. No i iera sempre sasi, ma i iera contenti col poco che i gaveva. No i faseva storie. I stava siti e i soportava. Altro che miracoli! Niente. Beati lori! Anche se no i xe stadi propio cusì beati, vista la guera che iera, i ga pasado de fioi sicuro più robe brute che mi go pasado e paserò in tuta la mia vita... In ogni caso, li amiro veramente. Tuto quel che i me ga dito ogi savevo xa de una parte, ma de l'altra l'argomento tratado me ga verto i oci e spero che col tempo (perché se digo 'subito' so che conto frotole) sercherò de impararme a eser contenta con quel che go e a eser meno esigente. Cioè darghe più importansa a quel che conta veramente: no ale robe materiali, ma a 'l amor e a 'l afeto de chi che me xe visin. E sercar de ricambiarlo meo che deso. Anzi! St'altro mercoledi ghe domanderò che i me conti de più de quando i iera giovani lori, dei tempi cusì remoti ma  interesanti.

E... invidiabili, perché alora se dava, apunto, più importansa ale robe che conta veramente...
 

 PREMIO SPECIALE “ISTRIA-EUROPA” :

 

motto SETTE                                Chiara Kalebić  -   Classe II – Liceo Generale 

                                         Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola
 

                                                        Insegnante: Annamaria Lizzul

 

Motivazione: un bel tema, ben scritto e ben sviluppato che testimonia come la lettura, la scrittura, ovvero in una parola l’istruzione e la conoscenza siano importanti per noi umani e lo siano ancor di più in questo mondo tecnologico in cui chi rimane indietro diventa un cittadino di serie B. E’ questo il messaggio che l’autrice ci manda facendo proprio quello di Malala nella sua lotta contro chi vorrebbe lasciare il mondo nell’ignoranza.

"Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai,  la ragazza  simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

 Bastano un foglio, una penna e un pizzico di creatività e come per magia dalla nostra testa riportiamo su un semplice pezzo di carta i nostri pensieri, ragionamenti e sentimenti. Per alcuni la scrittura e la lettura sono abitudini consolidate; per certi solamente lavoro e per altri passione, dovremmo, perciò, chiederci un po’ più spesso perché allora moltissime persone sono escluse da questo mondo, del resto bellissimo, e grazie al quale possiamo creare con la nostra fantasia un mondo parallelo a quello reale, un mondo più bello dove sono scomparse definitivamente le ingiustizie, la discriminazione, la fame; un mondo dove tutti godono finalmente dei propri diritti.

Molti sono gli aspetti negativi che quotidianamente rimproveriamo alla società  e che, per esempio,riguardano le condizioni nelle quali viviamo, ma non pensiamo mai di riflettere un po’ sulle opportunità che abbiamo, sulle cose che ci sono state offerte sin dalla nostra nascita e per le quali non dimostriamo mai gratitudine: una di queste è il diritto all’istruzione. E anche se molte volte non ce ne rendiamo conto, l’istruzione rappresenta tutto per noi. Ci permette di ampliare i nostri orizzonti e di renderci coscienti del mondo nel quale viviamo, ci insegna a formare il nostro pensiero per poter, in definitiva, differenziare il bene dal male. E non solo: è anche fonte di forti emozioni, di piacere e di felicità.
Basta pensare ad un qualsiasi libro- anche a quello che ci ha fatto passare le ore più lunghe e noiose di un pomeriggio soleggiato rinchiusi nella nostra stanza- per renderci conto che ci riserva sempre un messaggio che siamo capaci di decifrare da soli  senza l’aiuto di un professore, dei genitori o dei nonni. Pensiamo poi alle persone che vorrebbero poter fare la stessa cosa: immergersi nel mondo fantastico della lettura e della scrittura, ma ne sono semplicemente escluse perché private del diritto di scrivere, leggere, sognare, imparare, viaggiare e, senza muovere un passo, diventare definitivamente persone migliori. Si parla molto negli ultimi tempi della lotta alla discriminazione e al razzismo, del diritto allo studio, temi comuni a tutti e che dovrebbero rientrare nella normalità delle cose indipendentemente dalla religione, dalla cultura o dall’ ambiente in cui si vive.

Ed invece per noi rimane, comunque, una cosa astratta immaginare la vita di queste persone e non ci rendiamo nemmeno conto che non bisogna attraversare mari e monti remoti per trovarcene a contatto. L’ analfabetismo è il primo fattore che rende triste una vita perché gli analfabeti sono destinati a diventare burattini manipolati da persone dominanti perché si sentono in imbarazzo per la loro ignoranza-fattore che li rende persone deboli, fragili e insicure. E Malala, assurta a simbolodi tenacia, di sete di conoscenza e di studio, ha dato, grazie alla sua storia sconvolgente ma reale, una scossa al mondo e ci ha fatto aprire gli occhi sulla realtà nella quale viviamo la nostra quotidianità, realtà che tentiamo di cambiare a parole, ma sono pochi quelli che dimostrano con i fatti la veridicità dei propri propositi.
Malala-originaria del Pakistan, paese in cui lo studio è ancor sempre purtroppo, prerogativa, o peggio “lusso”concesso a pochi-ha deciso, nonostante tutto, di studiare, di combattere per i propri diritti non avendo paura del mondo e dei Talebani i quali, entrando nel suo scuolabus, hanno deciso di colpire con un colpo di pistola proprio lei in quella che sarebbe dovuta essere una normalissima mattinata. E proprio grazie al suo sapere, alla sua maturità, alla sua intraprendenza che è riuscita a far conoscere la sua storia a tutto il mondo affinché non la si considerasse uno dei tanti casi irrisolti di ingiustizia, e peggio facendo finta che nulla di grave fosse successo.
 Essendo capace di scrivere, Malala ha potuto combattere contro i suoi aggressori, ed è questo il messaggio che la ragazza cerca di trasmetterci: deve essere data a tutti l’ opportunità di accedere all’istruzione, allo studio per ampliare le conoscenze ed essere curiosi nella vita. Il sapere è la nostra arma più potente perché è un bene che non si compera con i soldi e non si può neppure acquisire da un giorno all’ altro, bensì giorno dopo giorno accumulando informazioni che ci aiutano a cambiare  il nostro modo di essere e di pensare leggendo, informandoci ed impegnandoci quotidianamente. L’ aspetto bello del sapere è che non ci pone limiti, anzi, una volta destato, il desiderio di sapere e di nutrirci di cultura non si assopisce più. Si amplia sempre di più il nostro mondo, un mondo che appartiene solo a noi e che nessuno ci può togliere. Più conosciamo il mondo, più aumentano le nostre facoltà intellettive che ci permettono di pensare con la nostra testa, di opporci ai più forti, di cercare sempre di intraprendere vie nuove e innovative. Sono questi gli obbiettivi per cui bisogna combattere con tutti i mezzi per abbattere l’ignoranza, perché, coloro che tengono nelle loro mani le sorti del mondo, ci vogliono ignoranti in modo da poter decidere loro quello che è bene o male per noi, approfittando, in realtà, grandemente della nosta ingenuità per il raggiungimento dei loro sporchi scopi.
 

L’ analfabetismo e l’ignoranza vanno combattuti con forza perché ogni individuo deve avere il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e noi, giovani fortunati perché  liberi di dire e di scrivere, vogliamo e dobbiamo essere uniti nonché  collegiali nella lotta per l’ acquisizione del diritto inalienabile di poter decidere NOI di noi stessi indipendentemente dagli altri!

 

PREMIO SPECIALE ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO” :

 

Elementari:

 

motto OLLI - L’OLIVA VERDE                     Luka Bukša   -   Classe VI

                                                      Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume
 

                                                          Insegnante: Ksenija Benvin Medanić

 

Motivazione: qui abbiamo una simpatica nonna che racconta alla sua nipotina i fasti del “mitico Riviera” lo stabilimento balneare fiumano in cui i ragazzi e, soprattutto le ragazze avevano il permesso di andare a fare il bagno ben sapendo che la bagnina Toniza avrebbe tenuto d’occhio la “mularia”. Si respira la nostalgia di un tempo andato soprattutto ora che il Bagno Riviera non esiste più se non nei ricordi della nonna che ancor oggi li rivive con un brivido di gioia negli occhi.

I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO
LE MIE ESTATI AL BAGNO RIVIERA

 D’estate mia sorella ed io trascorriamo un periodo di vacanza con la nonna in un appartamento preso in affitto a Faresina (Porozine) sull’isola di Cherso. Mamma e papà ci raggiungono solo nei week end perché lavorano. Nelle lunghe, calde e profumate serate, quando non andiamo a pescare sulle rive o in bicicletta con i nostri amici, la nonna ama raccontarci delle sue estati a Fiume.

 I suoi ricordi più belli sono legati al Bagno Riviera, il bagno dei fiumani, che si trovava a Cantrida e che oggi purtroppo non esiste più. La mia nonna lo chiama il “mitico Riviera”. Quest’ultimo era un moderno stabilimento balneare con due ali di cabine dalle quali si dipartivano due scalinate che portavano al mare. La spiaggia era piccolissima, il resto era rappresentato da una grande terrazza dove stendersi al sole.

La nonna racconta: “ In bagno se andava con un sugaman soto brazo, una punta de pan con l’ovo frito o una feta de carne impanada e un pomo. Non gavevimo materasini, ne’  letini o ombreloni. Ghe ridevimo da quei che veniva de l’Italia con i primi tavolini e le sediete. Noi ne bastava sdraiarse sul cemento caldo dela teraza. Contavimo i giorni de bagno e facevimo a gara chi che ne gaveva de più e chi diventava più nero.”

         La nonna prendeva la filovia alla fermata del Giardino Pubblico. Neanche la  filovia esiste più. Aveva le monetine per la corsa sul “trolebus” e l’entrata al bagno. La signora Toniza, che era la bagnina, sistemava la “mularia” nelle cabine a destra dell’entrata. Se erano in molti apriva uno spogliatoio comune e raccomandava di non entrarvi gocciolanti d’acqua. Era molto severa. Teneva un grosso mazzo di chiavi e non apriva la cabina volentieri, al massimo una volta al giorno per prendere la merenda. L’ala delle cabine a sinistra era riservata ai fiumani adulti che venivano al bagno con le borse piene di “papriche impignide” e “patate in salata” e passavano la giornata a chiacchierare e a giocare a carte. Ai ragazzini era proibito “far confusion” da quella parte perché gli adulti volevano esser “lasadi in pace”. Anche anni dopo la chiusura del Riviera e finché era viva la signora Toniza, che aveva un piccolo appartamento nello stabilimento, un gruppo di affezionati e anziani bagnanti fiumani continuavano a frequentare il bagno e giocavano a carte tutto il giorno all’ombra delle grandi arcate. Mia nonna stessa per anni vi ritornava con le amiche almeno una volta ogni estate, ma ormai lo stabilimento era una desolazione: il suo mitico Riviera non esisteva più.

Prima di entrare al bagno Riviera c’era un bar gestito dal signor Ciurca che offriva bevande e dove venivano serviti solo gli adulti. Mia nonna ricorda gente che beveva birra e sa che alla sera si ballava sullo spiazzo del bar. Ma alla sua età la nonna aveva fretta di entrare al Riviera e non faceva attenzione a quello che circondava l’entrata.

All’entrata del bagno c’era una grande terrazza dove la “mularia” si crogiolava al sole, giocava a calcio oppure imitava gli anziani nel gioco delle carte. Erano proibiti gli schiammazzi. La nonna e le sue amiche preferivano restare appoggiate alla balaustra della scalinata destra da dove potevano seguire chi entrava e usciva dal mare. C’erano le ragazze più grandi che prendevano il sole sdraiate sulla balaustra col pericolo di cadere. La mia nonna non lo ha fatto mai, lei non era spericolata.

Lo spettacolo più interessante era guardare le esibizioni dal trampolino dei ragazzi e delle ragazze più coraggiosi. Il Riviera era frequentato da molti sportivi e noti giovani fiumani che facevano dei tuffi meravigliosi o disputavano gare di nuoto. Tra questi c’era anche Umberto Smaila, di Verona, che poi sarebbe divenuto un popolarissimo cantante. Lui trascorreva le vacanze a Fiume e si esibiva in tuffi spericolati.

Il mare del Bagno Riviera era sempre freddo a causa dei rivoli d’acqua dolce che scendono dal Monte Maggiore e sfociano in mare proprio lì. Tra questi c’è anche  una sorgente d’acqua freddissima in cui naturalmente tutti si immergevano rabbrividendo,  prima di gettarsi in mare dal trampolino. I più paurosi scendevano in mare dalle “scalete”. La spiaggetta invece era riservata alle mamme con bambini piccoli.

Il tratto di mare del Riviera era delimitato da reti di protezione e il bagnino Frane circolava sulla sua barchetta pronto a venire in aiuto a qualche nuotatore in difficoltà.  Anche lui, come la Toniza, era molto severo e attentissimo soprattutto alla “mularia”. Infatti in mezzo al mare c’era un “tavolazo”,  una enorme ruota di legno,  sulla quale ragazze e ragazzi si esibivano nelle più strane spericolatezze. Dal “tavolazo” si raggiungevano le reti e alle volte i più imprudenti le attraversavano e subito il bagnino Frane interveniva a riportare l’ordine. In quegli anni i pescecani erano frequenti nel Quarnero.

La mia bisnonna raccomandava sempre alla nonna di comportarsi bene e le diceva: “ Sta atenta a quel che ti fa perché saperò subito quel che ti gà combinà”. Con tutti i fiumani che c’erano al Riviera la nonna sapeva bene che se avesse “combinato” qualcosa di scorretto la sua mamma sarebbe stata informata e allora addio Bagno Riviera per tutta l’estate. Il castigo sarebbe stato duro!

La nonna aveva il permesso di frequentare da sola solo il Riviera perché là la sua mamma la sapeva al sicuro. Lì non c’erano pericoli. Come già detto, il bagno era frequentato in massima parte dai fiumani e i genitori erano tranquilli che non sarebbe successo niente di brutto perché avevano la massima fiducia nei bagnini.

Una volta la mia nonna e la sua compagnia invece che al Riviera avevano attraversato tutta la città per raggiungere il bagno “Gradsko” che era un grande stabilimento balneare alla foce del fiume Eneo (Rječina) dove si disputavano gare di nuoto e pallanuoto. Alla nonna era proibito andarvi. E quel giorno che aveva trasgredito, perché la curiosità di vedere come se la spassavano gli altri giovani era tanta, dalla paura di essere scoperta, era ritornata a casa prima del previsto. Nessuno però, dice la nonna oggi, ha mai scoperto questa sua marachella. 

A sentir parlare mia nonna, con gli occhi che le luccicano di gioia, sono convinto che le sue estati erano meravigliose. 

 

Medie Superiori:

 

motto WONDERLAND                                 Carla Čupić   -   Classe I – m –

                                                                 Liceo Scientifico – Matematico

                                                         Scuola Media Superiore Italiana Fiume
 

                                                         Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

Motivazione: La nonna racconta in dialetto la propria vita di bambina insieme con la sua nonna; una quotidianità fatta di piccoli gesti narrati con molta grazia, con alcuni cenni alla realtà storica: i bombardamenti su Fiume nel 45, le zie che vivono nella penisola e inviano pacchi di alimenti. Una originale ricostruzione della vita della Fiume di un tempo.

 I NOSTRI VECI NE CONTA

        Sabato pomeriggio, la nonna aveva finalmente terminato la sua famosa torta al cioccolato ed io l'ho invitata accanto a me a tavola. Volevo parlare con la nonna poiché ero curiosa di sapere qualcosa sulla provenienza del mio nome legata alla storia della nostra famiglia. La nonna aveva tentato più volte a parlarmi di sua nonna Carla dalla quale ho ereditato il nome ma purtroppo qualcuno interrompeva sempre la nostra chiacchierata. Vedendo la nonna rilassata ho deciso di farle alcune domande.

-        " Dai nonna mi racconti finalmente la storia di nonna Carla".

La nonna appena sentita la domanda è uscita dalla cucina e dopo aver rovistato l'intero armadio nella camera da letto è rientrata portando due scatole piene di vecchie foto.

-        " Be’ ti sa già che la nona Carla xe nata nel 1870 a Fiume in via dell'Acquedoto, dove la sua mama gaveva l'osteria. Dopo gaverse sposado la ga comprà casa in via Nale Prandi n. 20. Ti sa che ancora ogi quando passo vicino la sua casa me vien in mente tanti bei ricordi. Vara in questa foto semo insieme mi e la nona Carla. Qua gavevo do o tre ani e mi e la nona stemo davanti ala sua casa. Ti vedi, drio la casa, iera un bel prato e ogi xe solo gratacieli e niente verde. La nona gaveva anche una capra e mi me piaseva tanto darghe de magnar e corerghe drio.

Durante la II guera mondial, nel '45, sora Fiume volava aeroplani e la nona me ga parlà che tuta piena de paura la zigava 'plani, plani'. Gavevo anche una foto dove iero in rifugio col mio scagneto blu. Me lo gaveva fato zio Pepi co’ ero picia. Lo go ancora ogi, guarda, qua in cusina".

-        " Sì, sì, lo vedo e adesso raccontami la storia delle prugne....".

-        " Gavevo cinque ani e la nona me ga mandà col taxi de zio Rudi a vender in mercato  i susini del suo orto. In piaza me ga visto tute le vizine de casa e me ga comprado molti chili de susini e in meno de meza ora la cesta era svoda.

Te go de contar anca la storia dele naranze. La nona gaveva una fia che viveva a Genova, l'altra a Massa Marina e la terza a Venezia . Le ne mandava pachi con fruti e altra roba che non se trovava  a quel tempo a Fiume. Tute ste robe bone le tegniva sconte in un grande armer in camara da leto dove la tegniva tuta la sua roba. In fondo de sto armer la gaveva i naranzini, le naranze, i datoli e tanti ciocolatini... Sto armer era sempre ciuso a ciave che tegniva nel zizentregher. Mi ero la sua cocola e quando gaveva voia la me dava la ciave e mi ghe portavo qualche naranzin e po’ lo magnavimo insieme.

La gaveva anca una credenza de vetro che stava in saloto con tante bele pupe drento. La credenza era serada e nissun oltre che mi poteva giogar con lore".

-        "Nonna quante bellissime fotografie. Che è con te in questa foto?".

-        " Ma vara, questa xe veramente vecia! Qua gavevo intorno i diezi ani. Te go deto che el zio gaveva el taxi e el ne portava spesso in mare. Fazevimo sempre bagno in Riviera a Cantrida. La spiagia iera molto bela e el mar fredo ma neto. Sopra la spiagia era le cabine con la porte de legno. Un bagnin stava atento ai fioi, ai pici.".

-        " Nonna sei tu in questa foto? Ma come mai la nonna non era mai seduta con voi altri a tavola?"

-        " Qua son con la nona su quel prato vizin Centocelle dove andavimo ingrumnar fiori. Ala nona ghe piaseva tanto i soldatini. Ti vedi che bel mazolin de fiori go in man. Ala nona non ghe piazeva meterse a tavola. Non la go mai vista magnar con noi ma la stava sempre sentada su un sgabel e la tegniva el piato sui zinoci. La stava sempre atenta de mi. La me cucava dala finestra dela cusina fin che mi giogavo coi amizi davanti casa. La strada non era asfaltada e noi giogavimo 'zip-zop' e più volte son cascada e go spacado le calzete e sporcà el vestitin".

-        "In questa foto hai delle bellissime trecce ti stavano proprio bene. Quando  hai tagliato i capelli? Perché poi li tenevi sempre corti?".

-        "Non li go tajadi miga mi. Quando che fazevo qualcosa de mal mia madre me zucava per le dreze. Una volta la nona ga visto quando la me zucava e me le ga taià così mia madre non me poteva più zucar per i cavei."

-        "Ma chi sono tutte queste persone che circondano la nonna?".

-        " Vara come la era bela e contenta ma la era anche molto generosa e la aiutava sempre . La gaveva una casa modesta ma in andito stava un grande tavolo de marmo. Una volta al mese la gaveva la abitudine de prontar un bon pranzo per i poveri. Quando la xe morta in casa xe vegnuda tanta gente farne le condoglianze e al funeral xe vegnudi tuti quei che essa aiutava. Credime, non go mai visto a un funeral tante persone e anche tante suore che, del resto, le ghe iera amiche. Essa me ga imparà come lavar meio i vestiti, cusinar e prontar i vari impasto ma anche tante altre robe.

Adesso che penso capiso che go pasà più tempo in casa dela nona che a casa mia. Me mancava tanto quando la xe morta e con piacer te parlo de questi bei momenti che go passado con ela. Ti vedi, la vita de quei tempi a ogi xe cambiada molto. Ti sa che anca mi coi mii sessantoto ani non go cambiado gnanca una volta contrada ma go cambià governi e stati: dala Italia ala Croazia de ogi."

 La nonna ed io in silenzio abbiamo continuato a guardare le foto di famiglia mangiando la buonissima torta al cioccolato. Mi sa, comunque, che le sue storie non finiscono qui. 

 

 PREMIO SPECIALE “FAMÌA RUVIGNISA” :

 

Elementari:

 

 motto COÛCO–MALON                               Alessio Giuricin   -   Classe VII

                                       Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno
 

                                                        Insegnante: Vlado Benussi

 

 Motivazione: In questo tema traspare un notevole impegno per illustrare compiutamente, attraverso le parole del nonno e le foto del nipote, un bozzetto della Rovigno che scompare. Precisa la grafia in dialetto rovignese, significative le immagini, in un elaborato pieno di passione per la propria città

 

  tema : couco-malon.pdf 

Superiori:

 

NON ASSEGNATO

 

Vengono però assegnati 6 PREMI PARTECIPAZIONE:

 

motto DISPETTINO                                     Elena Lucrezia Ćurić   -   Classe III - b

                                            Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
 

                                                        Insegnante: Laura Lonzar Mušković

 

Motivazione: In un lavoro ben scritto l’autrice risale per i rami del suo albero genealogico per arrivare ai suoi bisnonni rovignesi. Ripercorre in particolare le vicende del bisnonno Virgilio a cui la vita di mare, con la sua bellezza e i suoi imprevisti ha dato il coraggio d’affrontare ogni avversità. 

I nostri nonni raccontano 

               Tutti noi abbiamo dei ricordi che custodiamo gelosamente in memoria oppure sugli scaffali delle nostre abitazioni. Il passato è trascorso per ognuno di noi ed è stato diverso per tutti, ma quello più interessante appartiene ai nostri nonni e ai loro antenati che avevano uno stile di vita completamente diverso da quello di oggi.

               La mamma e la nonna mi hanno raccontato il vissuto dei membri della nostra famiglia e la storia che mi ha colpito di più è quella di mio bisnonno Virgilio. Nato a Rovigno in una famiglia numerosa, ben presto fu separato da essa perché rimasto orfano. La sua mamma, di nome Maria, morì giovane sconfitta da una grave malattia lasciando cinque figli, di cui una sola era maggiorenne e capace di contribuire ai lavori e al mantenimento della famiglia. In quel periodo era presente una forte crisi economica e le persone erano costrette a lavorare duramente per guadagnarsi il pane, perciò i suoi nonni non potevano prendersi cura di lui e dei suoi fratelli.

               Dopo essersi separato forzatamente dalla famiglia, venne trasportato con un traghetto al collegio a Cherso, dove trascorse l´infanzia. Lì si occuparono della sua educazione in modo severo e conservativo. Raccontava spesso che i bambini del collegio venivano puniti anche per il minimo, banale sbaglio, castigati fisicamente, costretti a stare in ginocchio per ore senza dar loro la possibilità di replicare e a volte mandati a letto affamati.

               Il bisnonno Virgilio amava molto il mare e per questo, una volta cresciuto, si imbarcò come marinaio su una grande nave militare chiamata Lanciere, che era stata costruita dopo la Prima Guerra Mondiale e con la quale navigò per i mari di tutta Italia. Nel pomeriggio del 22 marzo 1942, mentre rientravano da Messina verso Augusta, si sviluppò un violento temporale che, nella notte seguente, fece affondare il Lanciere e molti marinai persero la vita. Mio bisnonno e un suo amico riuscirono a salvarsi. Quel signore rimase a vivere in Italia, mentre Virgilio ritonò al suo luogo natio. I due superstiti rimasero per anni in contatto per corrispondenza.

               Il bisnonno trascorse il resto della sua vita a Rovigno, dove creò la sua famiglia con la bisnonna Antonia. Entrambi dovettero faticare molto per crearsi le condizioni necessarie per una  quotidianità decente. Lui per un periodo lavorò come capomeccanico su grandi pescherecci e imbarcazioni più piccole, per poi passare alla fabbrica di tabacchi assieme alla moglie. Lì si occupavano del cartonaggio della fabbrica. Non era un lavoro facile perché le attrezzature di quel periodo non potevano certo paragonarsi a quelle odierne. A volte, per guadagnare qualcosina in più, intrecciavano e rammendavano le reti dei pescatori.

               Anche in età avanzata, il bisnonno non perse mai la passione per il mare. L´esperienza del naufragio lo ferì e gli lasciò un segno indelebile, ma gli diede anche il coraggio di affrontare le difficoltà che la vita gli presentava e imparò a lottare tenacemente per raggiungere la sua meta sopprimendo le paure.

 

 

motto ARCOBALENO           Tara Bernè, Dorotea Cerin, Martin Popović, Erika Vošten, Luka Zonta 

                                                        Classe III                                                  

                                                        Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi”

                                                        Sezione Periferica di Valle
 

                                                        Insegnante: Miriana Pauletić

 

                                                        
Motivazione:
Bellissimo tema di gruppo della III elementare della sezione di Valle della scuola “Bernardo Benussi” di Rovigno. “I nustri noni ‘n di conta” è un compendio molto ben documentato su come si viveva a Valle, in dialetto vallese, accompagnato da significative fotografie. Bravi i pici vallesi e brava la maestra Miriana.
 

 

Tema: Valle - I nustri noni 'n di conta.pdf

 


motto DRAGO                                            Timi Validžić   -   Classe VIII

                                       Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                         Insegnante: Ambretta Medelin

 

Motivazione: Certo, con la bacchetta magica di Harry Potter tutto sarebbe meglio, ma non avremmo il gusto di affrontare la vita, per cui dopo aver messo a posto le maggiori storture... è bene restituirla al legittimo proprietario.

 SE AVESSI UNA BACCHETTA MAGICA

Sarebbe bello avere una bacchetta magica anche solo per un giorno. Mi vedo lì seduto sul mio letto, quando ad un tratto mi appare Harry Potter che mi dona la bacchetta magica. Mi dice: “ Stasera tornerò a prenderla. Usala bene mi raccomando.“

La prima cosa che faccio è cambiare il mondo, fare scomparire le guerre, la povertà, la disuguaglianza, lo sfruttamento e l`ignoranza degli uomini. Faccio in modo che la scienza progredisca e si trovi la cura contro il cancro, la malattia del secolo. Troppi bambini muoiono di questa crudele malattia e non è giusto. Cerco di risolvere il problema degli anziani mandando a loro tanti regali e tante persone a far loro compagnia. Ma non solo, da animalista convinto, vieto la caccia, faccio nascere molti cuccioli delle specie a rischio. La bacchetta la uso per fare tanti soldi, non per me(forse un po’), ma per i più poveri. Costruisco tante fabbriche e negozi per dare lavoro a tutti, per fare loro guadagnare qualche cosa, per farli sentire utili. La felicità non si deve fare con i soldi degli altri, ma con la propria forza. Faccio sì che tutti i terroristi e gli assassini si pentano delle loro azioni e faccio loro capire che la vita è sacra per ogni individuo.

Si avvicina la sera e il momento quando dovrò restituire la bacchetta magica a Harry, ma approfitto di questi ultimi minuti per esaudire un unico desiderio mio e della mia famiglia.

Punto la bacchetta magica verso mio fratello Christian e lo faccio alzare dalla sua sedia a rotelle.

Ecco ora ho svolto il mio compito. Posso felicemente restituire la bacchetta magica a Harry Potter.

 

 

motto ALBERO BRUCIATO             Leo Bogdanović Vlah   -   Classe VIII

 

                                                         Insegnante: Ambretta Medelin

 

                                                                        Motivazione: Un lavoro questo, che merita, per essere riuscito ad uscire dal solito schema proposto dal tema arrivando alla conclusione che non serve la bacchetta magica perché tutti, se ci impegniamo, possiamo fare qualcosa per migliorare noi stessi e, nel nostro piccolo, il mondo che ci circonda.

 

Se avessi la bacchetta magica
Se avessi la bacchetta magica, un po' scontato come inizio.
Ma comunque... l'idea non è mica male.
Ho mille pensieri che mi frullano per la testa, sembrano un groviglio indissolubile, sogni e desideri che forse si realizzeranno in un futuro spero non così lontano; ma se l'avessi, un tocco e via, comodo no, senza fatica né imprevisti.
Forse la userei semplicemente per svolgere tutte quelle cose noiose che devo fare, ad esempio i compiti. Niente perdita di tempo, né parolacce, e un sacco di tempo libero per fare quello che mi pare e piace. Non dovrei ascoltare le urla di mia madre che ripete sempre le stesse cose quando il risultato non è quello che lei si aspettava.
Se avessi la bacchetta magica, non dovrei sprecare tempo prezioso a riordinare la mia stanza che la mia mamma definisce un porcile, (dopotutto non è così disordinata, se hai le gambe lunghe da fare passi da gigante per oltrepassare le montagne di cose che se ne stanno lì a bloccare il passaggio come il muro di Berlino, io ce la faccio!).
Magari cambierei il mondo, sono cosciente che è un cliché, ma a ripensarci è una frase profonda, con un significato che addolcisce l'anima. A ripensarci non serve la bacchetta magica, perché tutti noi possiamo fare delle piccole cose, importanti, nel nostro piccolo ma grande mondo, tutti possiamo alleviare la situazione attuale con un piccolo gesto e regalare un sorriso al prossimo.


           

motto SBIRULINO                           Dorian Macan   -   Classe I

                                           Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi”

                                                         Sezione Periferica di Valle
 

                                                         Insegnante: Miriana Pauletić

 

 Motivazione: Sbirulino di nome e di fatto. Fa solo la prima classe ma sa bene cosa vuole e non si perde in inutili fantasticherie: desidera cose concrete non solo per sé ma anche per il fratello Antonio. Ben scritto e sincero.

SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA

…… VORREI TANTI SOLDI

…… UNA CASA GRANDE

……VORREI LA BICICLETTA,QUELLA PIU' MODERNA

…….VORREI UNA GRANDE TORTA DI CINQUE PIANI

…….VORREI ANDARE IN GITA

…….VORREI IL COMPIUTER E UNA PLAY-STATION

…….VORREI UN AUTO FORMIDABILE

...VORREI UNA GRANDE PISCINA QUI A VALLE. COSI' ANCHE D'INVERNO POTREI FARE IL BAGNO

….. VORREI UNA MOTOCROSS PER ME E MIO FRATELLO ANTONIO

  E MOLTE ALTRE COSE

 

motto BARBONCINA                                   Trinity Pancheri   -   Classe II

                                         Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi”

                                                        Sezione Periferica di Valle
 

                                                         Insegnante: Miriana Pauletić

 

 Motivazione: La bambina autrice del tema dimostra sensibilità e altruismo e desidera che anche i suoi cari traggano vantaggi dalla sua bacchetta magica. Chiosa finale, l’amore per Valle, il piccolo paradiso istriano.                    

SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA

……..VORREI CHE MIO NONNO NON AVESSE PIU' L'ICTUS

……..VORREI CHE IL MIO PAPA' NON AVESSE PIU' LA MANO ROTTA

……..VORREI CHE MIO FRATELLO VENISSE DA ME CON LA MAMMA

…….. VORREI RIVEDERE ROCHI, TRICSI E ATINA

………VORREI CHE ANTONELLA FOSSE BLOOM

………VORREI CHE MIO FRATELLO AVESSE UN CANE, LUI LO DESIDERA TANTO

………VORREI DIVENTARE UNA BAMBINA DI TRE ANNI COSI' LA NONN MI CANTA LA NINNA NANNA E MI DA IL CIUCCIO

……..VORREI POTER TOCCARE LE STELLE PERCHE' SONO MERAVIGLIOSE

………VORREI ESSERE UN CAVALLO NERO E BIANCO

……..VORREI RIMANERE PER SEMPRE A VALLE

 PREMIO SPECIALE “FAMIGLIA DIGNANESE” :

 

motto I PARGOLETTI                                 Classe V: Lorenzo Privrat, Ian Čikada,

                                           Chiara Moscarda, Leonardo Piccinelli, Myriam Scabozzi

                                                         Classe VI: Paulina Moscarda

                                                         Scuola Elementare Dignano – Sezione italiana


                                                                   Insegnante: Manuela Verk

                                                                 

 Tema : I pargoletti - Dignano.pdf 


 

 

PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DI ALESSANDRO BORIS AMISICH:
offerto dall'Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo

 

 

motto PATATA                   Jelena Penko   -   Classe I – a – Ginnasio Generale

                                            Scuola Media Superiore Italiana Fiume
 

                                             Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković

 

Motivazione: Qui ci troviamo di fronte ad una ragazza dai gusti musicali poliedrici ma quando vuole descrivere la sua bella Fiume in musica ricorre alla musica classica, all’opera e, soprattutto, alla musica “indie” che è un neologismo che indica un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza e cosa di meglio può identificare la città liburnica che dell’indipendenza ha sempre fatto un suo punto di forza?

Tema: "Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda; quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella contemplazione del paesaggio che ti circonda?"

 Si sa che tutti gli adolescenti ascoltano la musica, anche qui nella bellissima città di Fiume dove il pesce, il mare, il sole e altre meraviglie riescono a rendere perfetta questa città. Spesso, come dice il titolo stesso, riesco a sentirmi in armonia con il mondo che mi circonda; spesso ascolto la musica nell’autobus e guardando fuori dal finestrino riesco a sentrimi in armonia ma soltanto con alcuni generi musicali e con certe canzoni. Sono una di quelle persone che ascoltano vari tipi di musica come pop, rock, techno, rap, reggae, e tanti altri ma secondo me nessuno di questi riesce a descrivere l’ ambiente e l’ atmosfera mediterranea di Fiume.

Anche se non credo che tanti concorderanno con la mia scelta voglio esprimere un  giudizio strettamente personale secondo cui i generi musicali con i quali potrei letteralmente descrivere la mia città sono l’indie, la musica classica e l’opera. Potrei iniziare con la musica classica perché questa e Fiume sono praticamente una cosa sola; entrambe sono belle per la loro semplicità, per la loro “anzianità” e per la loro eleganza. Questa città è piena di monumenti storici, ma ci sono anche case, edifici e chiese che sono estremamente graziosi per quanto antichi siano. Un’altra parola che rappresenta Fiume è la parola semplice. Per quanto sia piena di questi monumenti e persone è sempre stata un luogo semplice e positivo. È anche un luogo elegante appunto per le bellezze antiche che possiede. Secondo me tutto quello che è antico è anche elegante. A mio avviso sono per queste qualità che Fiume mi ricorda sia la musica classica che l’opera ma il genere il quale mi ricorda di più è quello indie. Non so perché ma ho sempre visto Fiume come un posto molto speciale e fuori dal normale, diciamo un po’ insolito, un po’ come la musica indie. Secondo me il genere indie è un genere diverso, che non tutti riescono ad apprezzare perché  non è usuale e ci sono poche persone che lo stimino per la sua bellezza e per il suo soave suono. Credo che avvenga la stessa cosa quando si parla di Fiume. Non tante persone l’ ammirano e tutti vogliono andarsene quanto prima ma credo che non riescano a vedere tutte le meraviglie che questa possiede, tutte le belle cose che altre città non possono avere.

Non c’è però una canzone particolare che mi ricordi Fiume ma non credo che sia tanto importante perché alla fin fine ognuno ha una diversa prospettiva di ogni città perché nessuno  può e non potrà mai pensare allo stesso modo degli altri. Forse non è importante se si tratta di pop, rap, hiphop, jazz o se si parla di New York, Madrid, Londra, Hong Kong o semplicemente di Fiume, l’importante è che ognuno abbia un proprio pensiero e che abbia una propria opinione armonica di quanto lo circonda.

         Per finire voglio ammettere che mi sento a mio agio e in grande armonia con il paesaggio che mi circonda. Gli altri però, riescono a sentirsi in armonia, o è solamente una prerogativa mia personale? O sono solo io che ho notato l’aumento considerevole di persone in disonnanza con quello che le circonda?

 

PREMIO SPECIALE “COMITATO PROVINCIALE di GORIZIA
dell’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA e DALMAZIA”:

 

motto CHANEL                                           Matea Linić   -   Classe III – a

                                           Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                         Insegnante: Emili Marion Merle

 

 Motivazione: Raramente il messaggio contenuto in una citazione ha tanta risonanza interiore
nell' animo di un' adolescente. E' avvenuto in questa pagina colma di espressioni ben formulate, utilizzate come inno alla parola che arricchisce, che fa crescere, che si fa strumento di cultura e sentimenti. L' autrice sente "profumo di mamma": chi la legge sente profumo di lei, della sua poesia, della sua sensibilità.

Tema:“Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo.E' il messaggio di Malala Yousafzai la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

Suona il citofono! Che ora è? Sono già le due?! E’ lei…Dvo sbrigarmi. Cosa aggiungo? Un cuore...Sì, un bel cuore, grande e rosso. Basterà? Capira? Hmm... Forse è meglio se glielo ribadisco anche a parole. – TI VOGLIO TANTO, TANTO, TANTO BENE - La parola che viene dal cuore si fa urgente, si fa spazio nella mia mente. Ora piego il foglio in due e lo infilo nella busta a minuscole roselline di un pallido rosa antico. Dietro, a lettere storte e traballanti, scrivo – PER MAMMA - . Sento bussare alla porta – sette colpettini ritmati (il nostro codice segreto), corro ad aprire. “Mamma!” – grido gioiosamente, tendendo le mie piccole braccia verso di lei. Lei entra in casa, mi sorride come solo una madre sa fare, ed accoglie tutto il mio abbraccio. Io la stringo forte e m’invaghisco di lei, del suo calore, del suo amore, di quell’inconfondibile profumo di mamma... Mi sento bene e ho voglia di farglielo sapere. Le porgo il mio disegno. Lei lo guarda con attenzione, lo legge e, ogni volta, allargando leggermente gli occhi un po’ lucidi, se lo stringe al cuore e mi ringrazia, dicendomi di amarmi. Che bellissimi momenti! Che sensazioni meravigliose! Oggi, ricordandoli, mi commuovo. Per me, quelli, erano istanti di assoluta perfezione, il trionfo dell’amore e della bellezza. E pensare che nascevano dal semplice atto del 'disegnare' con parole fino ad un attimo prima solo pensate...
Amo le parole! Quanto potere hanno! Quelle scritte e quelle dette, quelle immaginate, quelle desiderate… Parole buone contro parole cattive. Parole che cuciono ferite, parole che le aprono. Parole che offendono, parole che incoraggiano. Parole vere, parole false. Parole che si seppelliscono dentro altre parole. Parole-fiore, parole-arma. Parole per sopraffare, parole che ascoltano. Parole che mettono in campo pregiudizi, parole che vogliono comprendere. Parole che danno giudizi, parole che aprono al dialogo. Ma più di tutte amo le parole che si rispecchiano nel silenzio e nel silenzio prendono forma.
Chiudo gli occhi. Respiro profondamente. Li riapro. Il mio sguardo scorre i libri della mia libreria. Storie e parole che accompagnano la mia giovane vita da sempre. Parole non buttate al vento, parole piene che risuonano dentro di me, anche quando sono stanca e mi sembra di non credere più in nulla. I libri contengono in loro anche il silenzio, quello che dovrebbe essere dentro di noi nel momento che accogliamo la parola dell'altro, il silenzio che ci apre al pensiero, alle emozioni, alla contemplazione della vita. Quello che ci dà pace e forza. Sì, la forza dei libri e delle parole, capaci di sollevarci dal nostro stare e prenderci per mano come fossero un padre o una madre che generosamente si prendono cura di noi... La conosce molto bene anche Malala Yousafzai, la giovane studentessa pachistana diventata celebre per il suo attivismo nella lotta per la difesa dei diritti umani e per il diritto allo studio delle bambine della città di Mingora, nella valle dello Swat.
Dopo essere sopravissuta ad un attentato da parte dei talebani, Malala ha dimostrato una forza interiore e fisica stupefacente. Crede fermamente che la risposta alla violenza sia la non violenza tramandataci da Gandhi, Martin Luther King e Madre Teresa. “Usiamo le penne e i libri perché sono le nostre armi più forti. Un libro e una penna possono cambiare il mondo” – afferma con convinzione in ogni dichiarazione pubblica. Sono d’accordo. La lettura, la scrittura, la conoscenza sono armi potentissime. La lettura ci serve soprattutto per vivere. Leggere con attenzione e passione ci rende più liberi, nutre lo spirito, perfeziona l'essere umano che siamo, ci consola nei momenti di sconforto, ci libera dagli eventuali affanni della solitudine. Facendoci muovere nel tempo e nello spazio la lettura arricchisce le nostre esistenze.

La scrittura ci aiuta a sperimentare come le parole agiscono sul pensiero, solleva l’animo e la fantasia. Scrivere è fondamentale per rileggersi, per ricordare, per emozionare qualcun’altro, per raccontare qualcosa. Scrivere per se stessi. Perché le volte in cui ti viene bene ti senti soddisfatto e felice, perché ti sembra di aver portato a termine il tuo obiettivo. Scrivere per spiegare meglio quello che a volte a voce ti viene difficile dire. Scrivere per gli altri. Scrivere per trasmettere amore. Scrivere per tua madre. Scrivere per sentirsi in pace con se stessi. La conoscenza ci permette di avere gli strumenti completi per poter prendere consapevolmente le nostre decisioni, ci consente di ragionare con la nostra testa e sviluppare senso critico, di farci una nostra idea sul mondo, sulle cose, sulle persone e non subire passivamente la realtà ma cercare di plasmarla, ritagliandoci quello spicchietto di mondo in cui ci sentiamo bene.
Conoscere, leggere, scrivere, parlare sono strumenti importantissimi, con i quali, come sostiene Malala, possiamo cambiare il mondo. Ognuno di noi, nel nostro piccolo, può migliorare e rasserenare svariate situazioni, persone, istanti che, al momento possono sembrare senza via di uscita. Tutti noi, conoscendo, possiamo apportare piccoli, ma significativi cambiamenti nei nostri micromondi. Imparando possiamo insegnare e trasmettere conoscenza. Un buon insegnate può smuovere le montagne. A mio avviso egli si dovrebbe sempre proporre, al di là della materia di studio, di stimolare la passione, il desiderio, la gioia di imparare, di socializzare, di fare domande, di impegnarsi in un progetto. Dovrebbe mostrare agli alunni cosa significa giocare con la fantasia e insegnare
loro a utilizzare le parole e a sapere scrivere, anche del proprio sé, ad avere atteggiamenti gentili nei confronti delle persone, degli animali, a rispettare le differenze di genere, di razza, di religione. Un bravo insegnante dovrebbe aiutare gli allievi a diventare persone, a cercare dentro di sé le risorse per continuare in modo autonomo lungo questo percorso di formazione nella consapevolezza che non sarà mai concluso, dovrebbe sostenere e sollecitare in loro quell’amore per il sapere, quel desiderio di conoscenza che non cessa mai nel corso della vita ma diventa motore della crescita intellettuale. Un buon insegnante, prima di tutto, dovrebbe insegnare con passione e sincerità, nonché avere il coraggio di ‘gettare’ il suo cuore in pasto ai bambini. Solo così potrà istruirli e farli crescere senza paura di cercare la Bellezza e la Verità.
Che notte stellata. Che ore sono? Le due?! Di già? Devo fare in fretta…sono in ritardo. Mamma si agiterà. Le invio un sms – Mamma, ho perso la cognizione del tempo. Arrivo presto…Scusa. La risposta è immediata – Va bene tesoro.Ti aspetto Poche parole buone e un cuoricino. Capisco e mi basta.
 

 

                                                        

 PREMIO SPECIALE REGIONE ISTRIANA 
 

- Scuole con lingua d’insegnamento italiana situate nel territorio della Regione Istriana - Categoria “ a “:

SPECIJALNA NAGRADA “ISTARSKA ŽUPANIJA” – Škole s nastavom na talijanskom jeziku, na području Istarske županije - Kategorija “a“:

 Elementari - Lavori individuali:
Osnovne škole – Individualni radovi:

 

 motto FATINA                                             Nora Đurić   -   Classe VI

                                        Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola
 

                                                         Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

Nora Đurić   -   VI. razred

                                      Talijanska osnovna škola “Giuseppina Martinuzzi” Pula

            Nastavnica: Ingrid Ukmar Lakoseljac

 

Motivazione: Delizioso racconto nell’istrioto di Gallesan in cui la nonna racconta alla nipotina una storiella che, se non fosse vera, sarebbe da inventare. Siamo nel periodo in cui si partoriva ancora in casa per cui, per allontanare le piccole curiose, queste vengono mandate dalle donne indaffarate, ad aspettare il nascituro nella vicina stazione. Altri tempi in cui si potevano mandare delle bimbe da sole ad aspettare il treno e, soprattutto, queste potevano ancora credere che i neonati venissero portati al mondo nei modi più disparati, e perché no? Anche in treno…

Obrazloženje: prekrasna pripovijetka u galižanskom dijalektu u kojoj baka pripovijeda unuci priču koju, da nije istinita, trebalo bi izmisliti. Govori o vremenima je kad se još rađalo kod kuće. Kako bi se radoznalu djecu držalo podalje, žene koje su imale prepune ruke posla, slale su ih u obližnju željezničku postaju da čekaju bebin dolazak na svijet: To su bila druga vremena kad je bilo moguće slati djecu da sama čekaju vlak, a osobito, moglo se još vjerovati da djeca dolaze na svijet na najrazličitije načine pa i u vlaku …

 I VECI NE CONTA

 Me nona me conta come che jera una volta. Ela jo 70 anni ma la se ricorda del so pasà.

Un giorno mi e  ela jeremo sentade zota la terasa de casa mea e la jo scominsià a contame de quando la jera picia un soja aventura, scominsia cusì. 

Tacà casa soja a Galesan steva so sia che veva de partorì. Me nona veva sie anni e so soro nove anni e una amica in comun. Lore jera sempro asieme e le jera curiose quando nasserò sto pupo, ogni tanto le ghe domandeva a so nona che jera levatrice quando che el naserò. Despoi tanti mesi jera rivà el giorno tanto desiderà. Lore morede vedeva duto un tarambusto in casa de so sia, le femene porteva cusini, fase , cadini, acqua calda e ancora tante altre robe che serviva. Quel giorno i fioi intrigheva in casa e le vece ghe diseva „ xe in corto a xoga“ ma lore no le capiva perchè.

Poi se vegnuda xo de camera so nona levatrice la le jo ciamade e la ghe dì „ morede , ancoi vegnarò el pupo col treno dele quatro. Xe in stazion a spetà.“ Lore ingenue le zide  in stazion. Jera tanto tempo de spetà fin le quatro, cusi le se jo meso xogà con altre morede. Poi quando le jo visto che el capostazion sara le stanghe che paserò el  treno le xe corse in stazion. Pronte a vedi rivar sto pupo xo del treno. Ma quando el se jo fermà no xe vegnu nesun xo. Lore rabiade le xe tornade a casa e sulla cal jerea so nona a spetale. E la ghe domanda „ xe riva sto pupo ?  „ no non xe vegnu nesun“ le ghe rispondo. La nona furba pronta ghe domanda „ ma de che banda spetevo sto treno ?„ lore ghe rispondi „ dela banda che se fa i biglieti „ „ a povera mi con voi, ma non savè che i pupi non ven mai xo de quela banda, ma de quela verso Galisan“ vedendole triste la ghe dì „ ben ,ben pice xe su in camera che xe rivada una pupa e la se ciama Maria.“

Le se corse su per le scale, rivade in camera le jo visto sta pupa picia, un po' deluse perché no le podeva xogà con ela. Ma poi le xe tornade in corto a xogà con la pupa de strasa. Despoi un anno la camineva, lore la porteva a pasegio e le xide in cesa de San Zusto. Là ghe se vegnuda l' idea de batesala e le la jo bagnada con l' acqua santa. Poi le xe vegnude a casa cantendo, ma sula cal le speteva la sia e so nona. Vedendo Maria bagnada le ghe domanda „ ola jerevo ?“, e lore contente ghe jo dito „ la vemo batesada a San Zusto“ .

Per tre giorni so mare le jo mese in castigo e  le jo capi che Maria non jera una pupa de strasa.

Ma mia nona ancora me conta che...

Me nona xe nata a Galesan, u paes poco lonsi de Pola. Ela xe nata nell altro secolo, la jo 70 anni. Sempro la me conta de quando la jera picia e  che no la veva duto quel che xe adeso, ma la jera contenta perché a casa i veva le vache, le pegore, el porco, doi sameri un gato e un can, e tanta terra per lavorà. Le case non veva dute le comodità de' ncoi. Duto jera fora in corto.

In famea lori jera: pare, mare e sinque fioi. Per magnà no ghe mancheva gnente, ma i vestiti ghe paseva so soro quando che i ghe vegniva pici. Ela voleva sempro una pupa e so mare un giorno ghe ne jo fato una de strase vece. La jera cusì contenta che ghe pareva de ve quela de piavola.

A ela ghe piaseva xogà con le amiche in piasa, sula cal e xora le masere. El so xogo preferì ghe jera fa de magnà con la tera, acqua e jerba. Le pignate le zeva sercale nei casai la che la xento buteva via cichere, pignate e piati roti, perchè no se cateva xogatoli in botega. Poi jera altri xoghi saltà la corda, xogà la monighela, salta la tria, le manete, le bele statuine,…

Quando la xeva a scola la veva la borsa de carton maron. I libri ghe paseva so soro. La veva doi quaderni con le righe  e uno a quadreti, una matita,una goma e una pena con el penin, la fiascheta con l inchiostro e la carta sorbente se la feva qualche macia.

Le morede a scola le porteva el traverson negro col coleto bianco invesi i moredi la jacheta nera de satin. Quando jera suto la porteva le savate de tela cuside  de so mare con la siola de goma de bicicleta vecia. Invese quando pioveva la  veva le scarpe de pele de vacheta negre  e dure.

Quando la vegniva de scola la feva la lesion e poi la xeva xogà. Alla fine dela xornada la xeva a casa stanca a magnà, prontà la borsa e la speteva che vegna so nona contaghe una storia perchè non jera la television. Ela la me di sempro che sen fortunada de nasi in questo secolo perchè se cata de duto. Mi segni tanto contenta de ve una nona che me conta del so pasà e la scolti incantada insieme a me soro.
 

 Elementari - Lavori di gruppo:
Osnovne škole – Grupni radovi:

 motto L’ULIVO                                    Classe I: Chiara Breščić, Mattea Glišić Rota

                                                         Classe II: Elian Conti, Erika Vižintin

                                                         Classe III: Kevin Breščić, Lucio Laganis, Alex Radin,                     

                                                         Alex Valentić, Joan Marfan, Giulia Brosolo, Thomas Rota  
                                                        Classe IV: Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota,  

                                                         Timothy Lakošeljac, Luca Vigini

                                                         Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei”

                                                         Sezione Periferica di Bassania
 

                                                         Insegnanti: Carmen Rota, Loretta Giraldi Penco

 

  I. razred: Chiara Breščić, Mattea Glišić Rota
  II. razred: Elian Conti, Erika Vižintin

                                 III. razred: Kevin Breščić, Lucio Laganis, Alex Radin, Alex Valentić,         

                                                  Joan Marfan, Giulia Brosolo, Thomas Rota

                                 IV. razred: Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota, Timothy,      

                                                   Lakošeljac, Luca Vigini

                                                  Talijanska osnovna škola “Galileo Galilei”

                                                  Područna škola Bašanija

                                                  Nastavnice: Carmen Rota, Loretta Giraldi Penco

Motivazione:
Lavoro monumentale questo della scuola di Bassania provvisto di dvd, filmati e testi che documentano, tra l'altro, una gradevolissima recita eseguita dai bambini con le filastrocche in dialetto che ricordano l'infanzia di tutti noi, esuli e no. La parte più interessante è quella in cui i nonni costruiscono insieme con i nipoti “i gioghi de una volta fati con poche straze ma tanto bei e sani”. Uno stupendo lavoro di gruppo che ha coinvolto, scuola e famiglia. “Bravi ’sti muleti , ma anca i noni !!!!” 

 Obrazloženje: Veličanstven uradak škole iz Bašanije s DVD-om, filmovima i tekstovima koji dokumentiraju, između ostaloga jednu krasnu dječju recitaciju s raznim pjesmicama u dijalektu koje podsjećaju na djetinjstvo svih nas, iseljenika i ne. Najzanimljiviji dio je onaj u kojem djedovi i bake zajedno sa svojim unucima prikazuju nekadašnje igre koje se sastoje od par sitnica ali su baš zato lijepe i zdrave. Predivan zajednički grupni rad škola i obitelj. Svaka čast toj dječici, a i njihovim djedovima i bakama !!!! 

                                                     Gioghi e giogattoli - Bassania.pdf 

                                                                 

 

Superiori - Lavori individuali:
Srednje škole – Individualni radovi:

 

motto SFINGE                        Adamandia Sofija Koželj Pashalidi  -   Classe II – Liceo Generale

                                               Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola
 

                                                         Insegnante: Annamaria Lizzul

 Adamandia Sofija Koželj Pashalidi  -   II.razred – Opća gimnazija
       Talijanska srednja škola “Dante Alighieri” Pul
a
 Nastavnica: Annamaria Lizzul

Motivazione: "Talora occorre il sacrificio di chi non è libero per far apprezzare la libertà a chi ha la fortuna di possederla. Il messaggio di Malala è colto correttamente, seppur in termini essenziali, in questa riflessione che condivide il dolore della coetanea meno fortunata e grazie a lei comprende che il diritto alla conoscenza è anch' esso un diritto inalienabile per tutta l’umanità."

Obrazloženje:
"Ponekad je potrebna žrtva onoga tko nije slobodan, da bi onaj koji ima  tu sreću,  znao to cijeniti. Malalina poruka je shvaćena ispravno, u svojim bitnim crtama, u ovom razmišljanju koje govori o boli manje sretne vršnjakinje. Zahvaljujući toj vršnjakinji shvaća da je pravo na znanje  za cijelo čovječanstvo također nešto neotuđivo.”

 Tema: "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. È il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole."

Malala Yousafzai è una delle tante vittime sopravvissute al terrorismo nemico del diritto allo studio.
Ma cosa significa diritto allo studio? Significa sapere e il sapere ci dà potere, ci aiuta a mantenere l’ autocontrollo, ci indica la via da intraprendere, ci fortifica, ci fa capire quali sono i nostri diritti e i nostri valori.
Il sapere allarga gli orizzonti della nostra mente; ci libera dagli stereotipi e dal primitivismo che i governi dittatoriali hanno sempre sfruttato a loro favore già dall’ antichità. Per far rigare diritto un gregge, al pastore conviene sempre che le pecore- uomini sappiano quanto meno. Per questo motivo i talebani si ostinano ad emanare leggi crudeli e Malala, come tantissime altre ragazze, ne è terrorizzata. Proibendo il diritto allo studio, i talebani sviliscono al massimo il sesso femminile e Malala ne è cosciente, ha deciso, perciò, di nutrirsi di sapere perché bene intoccabile. Sostiene, perciò, che le nostre penne e i nostri libri sono la nostra arma più potente.
 Lo studio fa intimidire i nemici perché non è usurpabile. Il sapere ci rende liberi, l’ignoranza ci rende schiavi. Lo studio consolida la pace, l’ ignoranza rafforza il potere dei politici e noi, di conseguenza, diventiamo le loro misere marionette. La difesa del diritto allo studio ha fatto già molte vittime, ma ha aperto pure spiragli di speranze.
Lei ha indicato a tutti la via da perseguire e se lei dovesse venir uccisa, il suo spirito sarebbe ancora più presente perché lei ha già sconfitto i talebani che non sono più invulnerabili. Malala ha già lasciato una profonda e indelebile traccia di sé, ha dimostrato che la forza dello studio fa intimidire gli ignoranti.
Quindi:
-permetteteci di vedere e di sentire la verità;
-lasciateci volare, tutti noi siamo uccelli e abbiamo il diritto di uscire dalla gabbia;
-il cielo è di tutti e c’è posto per tutti.

 

Superiori - Lavori di gruppo:
Srednje škole – Grupni radovi:

 

 motto CARMELITA                                 Sara Perić, Mario Milotić

                                                          Classe III – Liceo Generale

                                                        Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola
 

                                                        Insegnante: Luana Moscarda Debeljuh

 

 Sara Perić, Mario Milotić, III.razred – Opća gimnazija

                 Talijanska srednja škola “Dante Alighieri” Pula

      Nastavnica: Luana Moscarda Debeljuh

                                            Motivazione: Lodevole il desiderio di tramandare - nonostante le trasformazioni della società contemporanea- le tradizioni anche da parte dei nostri giovani che, sapranno a loro volta, portare alle nuove generazioni il proprio bagaglio culturale ereditato dai loro nonni, che sono sempre preziosi scrigni di memoria. Le conoscenze sul tema trattato sono corrette, buona è la capacità di rielaborare le informazioni attraverso commenti adeguati e valutazioni personali, nonché di usare le strutture grammaticali e il sistema ortografico.          

Obrazloženje: Prisutna je želja za prenošenjem tradicija – usprkos promjenama suvremenog društva -  i kod naših mlađih koji će dalje prenositi novim generacijama vlastito znanje o kulturi naslijeđeno od njihovih djedova, a djedovi predstavljaju uvijek dragocjen izvori sjećanja. Znanje na tu temu je ispravno obrađeno, informacije su dobro obrađene putem prikladnih komentara i osobnih procjena, kao i uporaba gramatičkih konstrukcija i ortografije.

                                                       Tema: "Le tradizioni sono molto importanti ma, in questo mondo che viaggia
alla velocità della luce, quali sono per voi fondamentali e quali superate?"

" Se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo paese: tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze.”
Nel V secolo a.C. il filosofo Erodoto nella sua opera “Storie”, colse l’importanza delle tradizioni che rendono ogni posto unico e legano perciò ancora di più la persona al proprio luogo d’origine.
È importante conoscere e conservare gli usi e costumi della propria terra perché in tal modo si rendono indistruttibili i legami con il passato. Un’usanza tramandata da nonno a nipote permetterà al primo di rivivere la propria infanzia e farà ricordare al secondo, i bei momenti trascorsi col nonno. Le tradizioni quindi creano un forte legame all’interno di un nucleo familiare, di un gruppo d’amici o di un’intera popolazione: fanno vivere il passato ed è questo il motivo per il quale è molto difficile abbandonarle.
A volte l’essere troppo attaccati al passato rende impossibile uno sguardo verso il futuro. Le persone, avendo timore di ciò che un cambiamento possa portare, trovano rifugio nella certezza delle tradizioni. Quelli che hanno il coraggio di andar oltre questa paura sono coloro che danno una svolta alla storia. Tornando nel passato ci ritroveremmo in un ambiente totalmente controllato dalle verità dettate dalla Chiesa, un ambiente nel quale solamente scienziati come Galileo Galilei hanno avuto il coraggio di “infrangere le regole” e guardare avanti. Un altro esempio più recente di convinzioni che impediscono il progresso è la diseguaglianza tra i due sessi. Marie Curie, Coco Chanel, Rita Levi Montalcini: tutti nomi di donne che non si sono fermate davanti agli insegnamenti conservativi che vedevano il “sesso debole” sottoposto al volere dell’uomo ed hanno inseguito le proprie aspirazioni.
Abbiamo visto che esistono diversi tipi di tradizioni, quelle che come negli esempi sopra elaborati ostacolano le libertà e i diritti fondamentali di ogni persona e che dunque devono essere superate. Quelle che costituiscono la cultura e l’autenticità di un territorio, invece, vanno curate, apprezzate e preservate. Le peculiarità linguistiche, le tradizioni gastronomiche, le diversità musicali, gli stili di vita particolari sono dei fiori che danno origine ad un prato ameno proprio perché variopinto. Se tutti i fiori fossero uguali, non saremmo in grado di godere della loro bellezza.
In questo mondo, che va velocissimo ed è diventato grazie alla tecnologia un “piccolo paese” nel quale si conosce tutto di tutti, il processo che è sempre più marcato è la globalizzazione. La globalizzazione è l’aspetto che promuove molte tradizioni di altri paesi facendole diventare internazionali. Si pensi solamente al “fast food” che oggi è diventato simbolo di modernità culinaria ed ha preso il sopravvento sulla buona e sana cucina tradizionale. Al giorno d’oggi, sono poche le persone che hanno la voglia e soprattutto il tempo di impegnarsi ai fornelli per preparare un buon piatto genuino come la minestra di farro o ceci; si preferisce invece come alternativa un hamburger o un piatto veloce da far cuocere nel forno a microonde.
Come abbiamo già detto, esistono tradizioni che per l’effetto negativo che portano vanno abbandonate, ma l’abbandono di un’usanza non è un processo facile da accettare allo stesso modo per tutte le fasce d’età. Una persona anziana, troverà più difficile staccarsi dalle tradizioni che l’hanno accompagnata per un maggior lasso di tempo rispetto ad un giovane, che ha vissuto le stesse esperienze in modo meno intenso e per un periodo di vita più breve.
Per fortuna, certe tradizioni insensate, restrittive e nocive alla società si stanno superando con il cambio generazionale ma purtroppo, spesso, trascinano con sé anche quelle positive. Con il passare del tempo tutte le tradizioni andranno perse, e noi non possiamo impedirlo. Al loro posto nasceranno delle nuove consuetudini che saranno il riflesso del nostro tempo; è importante perciò strutturare il presente nel miglior modo possibile affinché siano soltanto le tradizioni più costruttive ad essere tramandate alle future generazioni.

 

 

PREMIO SPECIALE REGIONE ISTRIANA - Scuole con lingua d’insegnamento croata situate nel territorio della Regione Istriana - Categoria “ b :

 

 

Elementari - Lavori individuali:

 

ROVIGNO 2014                                      Nikka Brajković   -   Classe V

                                                    Osnovna Škola “Vladimira Nazora” Rovinj

                                                        Insegnante: Branka Grzunov

 

Nikka Brajković   -   Classe V
Osnovna Škola “Vladimira Nazora” Rovinj

       Nastavnica: Branka Grzunov

 Motivazione: Il bel tema, proveniente dalla scuola elementare croata di Rovigno, sta a dimostrare come le radici rovignesi siano sentite anche in quell’ambito. Pur con lievi errori di ortografia (le solite doppie che mancano), ma con una bellissima calligrafia, l’elaborato dimostra una buona padronanza della lingua italiana con cui i ricordi della Rovigno d’un tempo della nonna Violetta sono narrati con poesia e viva partecipazione.

 Obrazloženje: Ova lijepa tema koja nam dolazi iz hrvatske osnovne škole u Rovinju, dokazuje kako su i tamo prisutni rovinjski korjeni. Premda su prisutne sitne ortografske pogreške (uobičajen nedostatak duplih slova), ovaj rad, napisan prekrasnim rukopisom, odražava dobro poznavanje talijanskog jezika kojim se sjećanja none Violette o nekadašnjem Rovinju prepričavaju u poetskom tonu i sa velikim žarom.

 

 tema:      ROVIGNO 2014_NEW.pdf

 

 

Elementari - Lavori di gruppo:
Osnovne škole – Grupni radovi:

 

 motto CUORE                                        Classe VI: Dina Bartolić

                                                              Classe VII: Anamarija Guzijan  

                                                              Classe VIII: Ela Pahor

                                                     Scuola Elementare "Vazmoslav Gržalja" Pinguente
 

                                                     Insegnante: Snježana Lovrinić

                                                    

VI.razred: Dina Bartolić

          VII.razred: Anamarija Guzijan

                                                      VIII.razred: Ela Pahor

                            Osnovna Škola “Vazmoslav Gržalja” Buzet

           Nastavnica:  Snježana Lovrinić

                                                     Motivazione: Qua grazie al racconto del nonno alla sua nipotina veniamo trasportati nel nord dell’Istria al tempo dell’Istria feudale in cui il conte di Pietrapelosa aveva posto gli occhi su una bella fanciulla di Gradigne che però aveva il cuore solo per il suo “moroso”. Il conte rifiutato mette in giro delle maldicenze sull’onorabilità della fanciulla che, per convincere tutti sulla sua buona fede si getta da una rupe confidando in Santo Stefano e… oplà nasce la fonte d’acqua miracolosa e lei ritrova il suo amore… la storia non ci dice come la prese il conte... ma i due, come in ogni favola, vissero felici e contenti.

 Obrazloženje: Zahvaljujući priči koju djed priča svojoj unuci, odlazimo na sjever Istre u vrijeme feudalnog doba kad je grof Pietra Peloze ugledao lijepu djevojku iz Gradinja čije je srce međutim kucalo samo za njenog odabranika. Odbijeni grof počinje širiti tračeve o njenoj časti dok ona, kako bi sve uvjerila u svoju čednost, baca se s jedne litice vjerujući u Svetog Stjepana i… evo, ovdje je nastao izvor čudotvorne vode a ona ponovno pridobiva naklonost svog dragog … iz priče ne uspijevamo doznati kako je grof to podnio…. ali njih dvoje, kao u svakoj priči, živjeli su sretno do kraja života.

  I nostri nonni ci raccontano

Cala la sera sul paesino di Gradigne, situato nel Nord dell’Istria, tra Pinguente, Montona e Portole. Guardo fuori dalla finestra. Sembra tutto tranquillo, però in lontananza vedo delle piccole luci in movimento e sento abbaiare i cani. Mentre tutti gli altri dormono, gli abitanti di Gradigne vanno in cerca di un tesoro nascosto. La nostra terra offre tanti tesori. Il tartufo, il fungo sotterraneo che cresce nel Bosco di Montona, è uno di loro. Però, un altro tesoro sono i racconti dei nostri nonni che vengono tramandati di generazione in generazione. Questi racconti sono il tesoro più grande e lo conserviamo più a lungo di tutti gli altri.
La porta di casa si apre e sento dei passi al pianterreno. Il nonno è tornato dal bosco con un paio di tartufi in tasca. Lo capisco dall’intenso profumo che ha lasciato per tutto il corridoio. Vado a cercarlo vicino al focolare. Il nonno è molto stanco, però sono certa che troverà del tempo da dedicarmi. Avvicina le mani al fuoco e mi dice: "Vien, vien mio cuor. Sentite qua su questo scagnetto che te conto una bella storia. Anche tua mamma la se sentava qua quando la iera picia." Mi siedo sulla seggiola e mi rallegro del racconto del nonno. Dai suoi racconti scopro sempre qualcosa di nuovo sulla mia terra.
Il nonno mi dice: "Oggi go visto tanti visitatori delle Terme de Santo Stefano come i cammina vicin el bosco. I vien curarse qua e xe un vero pecca’ che non i conosci la storia de sta acqua. Ti sa ti?" "Non la so neanche mi."- gli rispondo. "Allora, te conto." Il nonno comincia a raccontare con queste parole: "Tanto tempo fa, proprio qua a Gradigne, viveva una ragazza." Nella mia testa comincia a formarsi l’immagine di una brava e onesta giovane donna. Il nonno non mi dice il suo nome, però io immagino che si chiamava Tonina.
Il nonno prosegue: "La iera bella come una rosa e più allegra del sol. La iera speciale perché la gaveva i cavei lunghi, ricci e rossi come i tui. Molti giovanotti iera innamoradi de ela, e anche il ricco conte Lorenzo de Floriani. Iera il signor del Castel de Pietrapelosa e de tutta la terra che se poteva veder dal castel. Ma ela non iera interessada de nessuno de lori. Ela la ghe voleva ben al suo vecio amico Alessandro. Lori iera conteni insieme. I portava le vacche a pascolar e a bever e dopo i se sentava sull’erba e i scoltava come el corri il fiume.

Un giorno Lorenzo de Floriani li ga visti e ti pol immaginar che non el iera contento." Immagino l’erba verde, il cielo di un azzurro stupendo e i due amici d’infanzia vicino al fiume Quieto. Loro non sanno che sono osservati da un uomo vestito in abiti lussuosi e dallo sguardo accecato dalla gelosia. Un giorno il conte Floriani è andato dal padre di Tonina per chiedere la sua mano. Il padre voleva che sua figlia scegliesse da sola, ma quando gli ha offerto dell’oro e la miglior terra del suo possedimento di Pietrapelosa, ha cambiato idea. Stava per accettare quando in casa è entrata Tonina ed ha gridato: "No, non lo farò mai! Neanche morta!" Il padre ha cercato di calmare il conte rifiutato, però lui se n’è andato bramando un piano malvagio.
Chiedo al nonno in che modo si è vendicato perché sono preoccupata per la ragazza. Il nonno sa solamente che il conte ha diffuso delle bugie così gravi che Alessandro non voleva più saperne di Tonina. Le persone giravano la testa quando l’incontravano per strada. Però lei non si è data per vinta. Ogni notte pregava Santo Stefano. Credeva che il santo la proteggeva fin dall’infanzia e al collo portava sempre il medaglione che la nonna le aveva regalato prima di morire. Sapeva che la nonna le avrebbe creduto.
Questa brutta storia è andata avanti per mesi e Tonina ha deciso di farla finita. È salita su una roccia alta 85 metri e ha sollevato il suo medaglione, sotto gli sguardi attoniti dei suoi compaesani. Tonina ha detto: "Salterò in nome di Santo Stefano. Se sopravvivo vuol dire che sono innocente, e nel punto in cui cadrò comincerà a scorrere un’acqua che curerà i malati. Se sono colpevole, morirò." Il nonno a questo punto dice: "Così la ga dito, e così la ga fatto." Prima di cadere ha affidato ancora una volta la sua sorte nelle mani del santo protettore. Dopo un paio di secondi di assoluto silenzio la gente ha cominciato ad applaudire e urlare di felicità. Tonina ha aperto gli occhi. È successo qualcosa di straordinario. Dalla terra sotto di lei è cominciata a scorrere l’acqua. La ragazza era di nuovo felice. Ad un tratto è arrivato Alessandro dicendo: "Perdonami se non ti ho creduto. Mentre ti guardavo cadere mi sono reso conto di amarti." I due si sono abbracciati e baciati per la prima volta.
Il nonno finisce la storia e mi guarda. Sono molto felice che la ragazza è sopravvissuta e che ha salvato il suo amore.
Il giorno dopo visito la chiesetta che hanno costruito nel punto dal quale è saltata Tonina. Mentre cammino intorno, un luccichio attira la mia attenzione. Mi avvicino e trovo un medaglione d’oro con l’immagine di Santo Stefano. Felice ed emozionata vado a mostrare il medaglione al nonno. Lui mi sorride e dice che questa è la prova che facendo buone azioni con il bene veniamo ripagati.
 

  Superiori - Lavori individuali:
Srednje škole –  Individualni radovi:
 

 motto DANCELOVER                            Elisa Sošić   -   Classe III – Liceo Linguistico

                                                           Scuola Media Superiore “Mate Balote” Parenzo  
                
             
                                                              Insegnante: Germide Minozzi

 

                          Elisa Sošić, III. razred – Jezična gimnazija

               Srednja Škola “Mate Balote” Poreč

       Nastavnica: Germide Minozzi
 

 Motivazione: Il tema è stato elaborato in modo originale e personale; la conoscenza dell'argomento è corretta ed approfondita. Buona è la presenza di giudizi critici motivati, nonché la padronanza degli strumenti espressivi. E' degna di lode la sincera ammissione della presa di coscienza "del senso profondo della vita" solo dopo una matura riflessione su coloro che non hanno "neanche il diritto di vivere".

 

Obrazloženje: Tema je obrađena na originalan i osoban način; poznavanje teme je dobro i detaljno. Kritički osvrti s obrazlaganjem razloga su dobri kao i korištenje sredstava izražavanja.

Za pohvalu je iskreno priznanje o poimanju “dubokog smisla života” samo nakon zrelog razmišljanja o onima koji “ni nemaju pravo na život”.

 "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"

Sono sola, niente ha pù un senso per me. Qualsiasi cosa che mi rendeva felicie di essere viva e che mi faceva vivere la mia vita perfetta a pieni polmoni ora era svanita. La mia città, le mie uscite, il sabato sera, i ragazzi, le amiche, la mia scuola, avevo perso tutto, era tutto svanito in un solo attimo. Avevo sempre pensato di avere tutto dalla vita e che niente potesse andare storto, ma mi sbagliavo.
È bastato un giorno soltanto, uno di quei giorni quando papà finalmente torna a casa dal lavoro. Lui è un generale nell'esercito ed è spesso via di casa. Sento molto la sua mancanza, e quando ci aveva detto per telefono che aveva una notizia st
repitosa da darci, speravo tanto che dicesse che sarebbe andato in pensione o perlomeno che avrebbe trovato un lavoro che lo legasse di più a noi. Le mie speranze sono state a metà esaudite, ma non certo nel modo in cui speravo io.
Tornata da scuola ero felicissima di trovare tutti a casa, ma ho visto la mamma che mi guardava con una faccia piena di tristezza. Avevo capito che era sucesso qualcosa. Abracciai papá e mi sedetti al tavolo della cucina per parlare con loro. Papà mi guardava con una faccia senza espressioni, mentre mama si limitava a guardarlo o a tenere la testa bassa, nessuno diceva niente. Stavo per chiedergli qualcosa ma mio padre disse soltanto ''Non voglio girarci molto intorno, sono stato mandato in spedizione in un campo d'addestramento in Pakistan, e tu e la mamma vi trasferite con me.'' Le ultime quattro parole mi risuonavano nella testa come l'eco in una stanza buia, in quel momento era buio tutto; la mia testa, il mio cuore, la mia anima... Non sapevo più cosa dire, cosa pensare... Avrei dovuto essere felice, complimentarmi, ringraziarlo? No, non potevo fare niente di tutto ciò, potevo semplicemente ringraziarlo di avermi rovinato la vita per sempre. Ma quando ha preso questa decisione ha pensato forse a me? Al mio desiderio di fare la scrittrice? No non ci pensava, voleva soltanto portarmi con se come un tesoro prezioso e questo forse mi aveva ferita ancora di più. Mi alzai dal tavolo senza dire nulla, andai in camera mia come un fantasma cercando di riprendermi, di non pensare a quelle parole sentite poco fa.
Ma ad un tratto le lacrime mi rigarono il viso e non feci altro che sdraiarmi sul mio letto e piangere... Piansi per tutta la sera e ogni sera sucessiva fino alla partenza. Sfortunatamente arrivò anche quel giorno. Mi riusciva difficile dire addio ai miei amici, salutando loro salutavo anche tutto il mio modo di essere e di vivere. Non sapevo esattamente cosa aspettarmi là giù, ma sapevo che non sarebbe stato tutto rose e fiori. Arrivati all'aereoporto di Carachi non notavo alcuna differenza dagli altri aereoporti e pensavo di essermi sbagliata, ma appena uscimmo dall'aereoporto capii cosa mi aspettava. Le ragazze erano quasi tutte coperte con un velo, ad alcune si vedeva il volto, ad alcune persino i capelli, mentre ad altre potevi vedere soltanto gli occhi.
Questa visione mi aveva fatto capire che per me non ci sarebbero state piu gonne corte, legins e tacchi a spillo e nemmeno il sabato sera in discoteca. Non dissi neanche una parola. Mi limitavo a guardare le persone, il loro modo di fare e di vestire. Dopo aver guidato per piu di un ora e mezza, arrivammo al campo. Quando entrammo vidi soltanto molti ragazzi come si esercitavano. Erano tutti molto seri e disciplinati, tanto che non hanno mosso un muscolo nel vedersi passare accanto un' automobile. All'interno del campo c'era anche la nostra casa. Era grande e piena di luce. La mia stanza era veramente bellissima, spaziosa e con una grande finestra che dava sul giardino. Cominciai a disfare le valigie e a conoscere la nuova casa. Sapevo che sarei andata in una scuola privata dove avrei trovato altri ragazzi che come me hanno salutato la loro vita venendo qui contro qualsiasi loro desiderio. La sera ero stanca e andai a dormire, ma non mi addormentai subito... Mi soffermai a pensare, pensavo a cosa mi attendesse domani in un luogo cosi sconosciuto e strano, a scuola e in cittá, mi sarei fatta degli amici? E così cullata dai miei pensieri mi addormentai.
La mattina mi sveglio mia madre che mi aveva anche preparato cosa vestire. Non mi lamentai molto, mi vestii e scesi a fare colazione. Mangiai delle briosce alla crema, come facevo a casa. Dopo di che uscii di casa salutando i miei; mi dissero che l'autista mi avrebbe portato a scuola. Appena arrivata a scuola vidi molti ragazzi e ragazze che chiacchieravano. Nessuno di loro mi guardava in modo strano, sembrava come se fossi in quella scuola da sempre. Entrai in classe e nemmeno lì nessuno mi rivolse la parola. Cercai di fare amicizia con alcune ragazze ma loro si limitavano a guardarmi, fare una smorfia e ignorarmi. Dopo la scuola decisi di andare a fare una passeggiata nel parco pubblico. Mi misi le cuffie e continuai a camminare; alzai gli occhi in alto e guardai il cielo azzurro. Facendo così mi imbattei in qualcuno. Cominciai subito a scusarmi e notai che avevo urtato una ragazza. Avra avuto la mia stessa età. Senza indugi le porsi la mano e mi presentai. Lei fece lo stesso, si chiamava Noor Sajjad e aveva 17 anni. Era molto bella, era bassa con dei belissimi capelli neri quasi totalmente coperti dal velo. La sua carnagione era di color marrone chiaro e i suoi occhi scurissimi erano perfettamente truccati.
 Per scusarmi dell'incidente la invitai a prendere un tè. Ci fermammo a sedere in un bar e cominciammo a chiacchierare. Io cominciai subito a raccontarle di me, piangiendomi adosso e raccontandole della mia spregievole e ingiusta vita. Lei ascoltava tutto quello che avevo da dire con un sorriso. Poi capi che stavo parlando troppo e insistetti per sentire un po' di lei. Lei sentendosi un po' in imbarazzo mi disse: '' Tu sei fortunata, dici di aver perso tutto e magari e anche così. Hai dovuto rinunciare a molte cose e alla tua vita perfetta. Ora sei triste; sei venuta qui, e ti capisco la mia terra non offre niente a quelli che come te sognano il sucesso. Ti senti sola, nessuno ti comprende davvero. Vai in una scuola che nemmeno ti piace, sei stata costretta ad andarci come sei stata costretta a venire qui. Te la prendi con la tua famiglia e con tutte le decisioni che non ti lasciano prendere, lo so... Ma credimi la tua vita è perfetta anche qui. Vai a scuola, anche se non lo vorresti vuoi, io avrei voluto andarci, ma i miei non mi hanno voluta iscrivere. Io sono una donna, non valgo niente qui, la mia vita qui non vale niente.
A nessuno importa quello che penso o quello che voglio, non si sono mai preoccupati del fatto che non sappia scrivere o leggere ne se lo volessi imparare. Ogni mattina guardavo i miei fratelli andare a scuola e volevo essere al loro posto. Preferirei spendere ore e ore studiando e leggendo che cucinando e pulendo la casa. Mi piacerebbe raccontare al mondo di me, della solitudine che provo, della discriminazione che devo subire soltanto perché sono una donna. Il mondo non sa niente del Pakistan. Sanno delle nostre guerre, della fame e della distruzione. Ma nessuno sente la nostra voce, quella di noi donne che cerchiamo di farci strada in questo stato che non ci vuole, che non ci aprezza. Aspettiamo ogni sera i nostri mariti sperando di vederli tornare sani e salvi. Anche noi abbiamo tanto da dire, e voremmo farlo, se avessmo solo come imaprare; a noi una penna e un foglio basterebbero, potremmo scrivere un libro di tristi lacrime e pensieri, di storie che verranno dimenticate, di forti ma giovani donne che perdono la vita ogni giorno solo perché sono donne. Tu ti lamenti della tua vita, ma non ne hai motivo. Vivi con la tua famiglia che ti ama, studi e sei libera di farlo ora e in futuro, sei libera di scegliere cosa vestire e quando uscire, sei libera di amare e di vivere. Tu sei libera, un' aquila che vola alto nel cielo, che ha visto molto e vedrà ancora di più. Non capisci come viviamo noi colombe in gabbia. Non ci muoviamo, siamo ferme imprigionate eternamente in un posto, a fantasticare di vedere magari un giorno qualcosa al di là di questa gabbia in cui ci troviamo; strette senza poter mai spalancare le ali e prendere il volo''.

 Detto questo continuò a fissarmi negli occhi. Mi lasciò senza parole. Lei era lì davanti a me, aveva la mia stessa etá, ma non i miei stessi diritti. Lei voleva soltanto vivere come tutti se lo meritano. Voleva imparare, scoprire cosa c'è nel mondo, studiare e conoscere. Ma tutto questo le è stato negato, e da chi o da che cosa? Dalla sua nascita, dal suo sesso e dal suo paese, dalla sua famiglia che non conosce altri modi oltre a questo. Lei vorrebbe soltanto poter vivere, senza dover pensare a come la sua vita è stata segnata ancora prima che lei cominciasse a vivere. Continuando a parlare scoprii che lei aveva un marito. Mi disse anche che lo conobbe soltanto un giorno prima del matrimonio e che ha 15 anni più di lei. Poi mi mostrò la foto di un bambino piccolo che poteva avere due anni. Era sorridente e molto sereno. Mi disse che quello era suo figlio, il piccolo Ibrahim. Mi disse anche che lo diede alla luce poco dopo che compì i 15 anni. Ci rimasi di stucco. Mi sent
ii stupida. Come potevo piangermi adosso dopo tutto questo, dopo aver parlato con questa ragazza, così forte da poter resistere a questo peso enorme che era la sua vita. Al suo confronto ero soltanto una ragazzina viziata senza alcuna consapevolezza di cosa significasse avere una vita difficile. Lei a soli 17 anni aveva già un marito, una casa ed un figlio a cui pensare. E invece io mi lamentavo, sì mi lamentavo della mia scuola e della mia ingiusta vita che in realtà era veramente perfetta. Continuammo a parlare per ore, finche lei non mi disse che si era fatto tardi e che sarebbe dovuta tornare a casa. Ci salutammo e ci dammo appuntamento per il giorno seguente allo stesso posto e alla stessa ora.

Chiamai l'autista che mi venga a prendere e continuai a pensare a Noor. C'era una frase che mi aveva detto e che mi aveva colpito molto ''Lo studio non è un diritto di tutti ma vivere sì, e per noi donne pakistane che non abbiamo nemmeno il diritto di vivere, lo studio è solo un sogno irraggiungibile''. Queste parole mi risuonavano dentro, le sentivo nella testa, nel cuore, nell'anima. Con quelle parole Noor mi aprì gli occhi. Continuai a tenermi in contatto con lei e durante i nostri incontri le insegnai a leggere e scrivere. Più tempo passavo con lei e più ero grata a mio padre per avermi portato in Pakistan. Qui la mi vita ha ottenuto un senso e ho capito cosa sono le cose veramente importanti. Qui ho trovato lo scopo della mia vita, abbandonando per sempre il lavoro di scrittrice. Ho deciso di fare l'univerisità di giornalismo in Pakistan e di far sapere alle persone di tutto il mondo la vita delle donne pakistane. Inoltre ho deciso anche di combattere per i diritti delle donne e la loro istruzione, ma non solo in Pakistan. Ci sono ancora molti paesi nei quali alle donne non è concesso, come ha detto Noor, neanche il diritto di vivere.
 

  Superiori - Lavori di gruppo:

NON ASSEGNATO 

Srednje škole – grupni radovi:

NAGRADA NIJE DODIJELJENA