3° PREMIO ex-aequo

 

motto Nuove promesse

 

 

Arian Arih, Mauro Beltrame, Lorenzo Biasiol, Fabio Forlani, Giada Forlani, Valentina Jung,

Vanessa Lajić,   Massimo Mejak, Daria Morosin,

 Gloria Vale, Alessandro Verk,

Anastasija Vučerić

 

Classe VIII

Scuola Elementare, Sezione Italiana Dignano

 

Insegnante responsabile: Manuela Verk 

 

Motivazione:lavoro che unisce le tradizioni della Dignano agricola con i suoi vigneti e oliveti ai suoi personaggi “storici”; e quale miglior raccordo che passare da un argomento all'altro parlando della Famiglia Sansa proprietaria del principale frantoio della Dignano d’anteguerra ? Si snodano poi personaggi come Pietro Marchesi, ingegno multiforme, e dalle idee “luminose”; il botanico Biasoletto per concludere con Smareglia che, anche se non bumbaro doc, è quello che ha portato il nome di Dignano nel mondo con le sue “Nozze Istriane”.

 

 

Scienza, cultura ed attualità,

qual’è il personaggio che meglio rappresenta il mio Paese

 

 

                  Sommario

 

  1. Storie, aneddotti e curiosità
  1. La famiglia Sansa
  1. Bartolomeo Baisoletto, farmacista e naturalista
  1. Marchesi, l’uomo del futuro
  1. Antonio Smareglia

 

Storie, aneddoti e curiosità 

 

            Ogni settimana,  nella nostra nuova sede  della Comunità degli  italiani, ci ritroviamo  noi „ nuove generazioni" con  quelle degli anni passati, per fare le  prove di folklore. L'altro giorno, mentre stavamo aspettando che arrivino i soliti ritardatari ci siamo messi a sedere vicino a  quattro  vecchietti che  giocavano  a briscola  attorno  ad  un tavolo,  a chiacchierare delle ingiustizie" scolastiche.In un momento di silenzio e di meditazione siamo stati attratti dal racconto dei vecchietti che raccontavano un po' della storia  della nostra Dignano.  della cultura  e  della  civiltà. Piano, piano ci siamo avvicinati, perchè ci incuriosiva il discorso. Loro non ci hanno messo molto ad accontentarci e si sono messi, con molto entusiasmo, a raccontare aneddoti, storie e anche qualche leggenda...

A Dignano c'è un  forte legame tra l'uomo e la terra come  del resto in tutta l'Istria. Anche per chi vive di un altro  lavoro, l'appezzamento di terreno è un vincolo  costante; quasi tutti si impegnano per fare da sé il proprio vino oppure l'olio  d'oliva. Lo sviluppo economico e l'imposizione dei mezzi tecnologicamente più avanzati non sono riusciti a cancellare la cultura della tradizione e l'impronta del mondo popolare contadino. Si può osservare che diverse  usanze,  riti,  credenze,  ma anche canti, aneddoti e proverbi sono ancor oggi ben diffusi e conosciuti, non  solo tra i più anziani, ma anche dalle giovani generazioni. 

 

La viticoltura e l'olivicoltura 

 

     La viticoltura e l'olivicoltura erano praticate in tutta l’Istria già nell'evo antico. Possiamo notare che alcuni degli attrezzi e in particolar modo i procedimenti di lavorazione si sono conservati fino ad oggi. Anche nei caso della vite,  oltre  alla zappatura ha bisogno della potatura e di diradare i pampini e i  tralci superflui, come anche la raccolta del frutto stesso; sono tutti lavori che devono venir effettuati esclusivamente a mano.

Per quanto riguarda le  olive sono stati abbandonati i tradizionali ,.frantoi a macine” però si continua ancora la raccolta delle olive a mano.

L'oliva si raccoglie staccando il frutto dal ramo con le mani,  quindi si ripone il frutto nel ,,sakuso “ - (sacco tenuto aperto da un arco di legno) che ì raccoglitori portano attorno  al collo. 1  frantoi e i torchi da olive erano diffusissimi in tutta l’Istria. A Dignano ce n'erano ben quattro o cinque: il più antico era situato in Via della Valle, quello più grande era in Via Merceria, un altro, nel quale ha lavorato anche mio nonno per  molti anni, era sul Pian e un quarto era dove ora c'è il campo sportivo. 

Il lavoro spesso durava da prima dell'alba fino alla sera tardi e gli operai lavoravano in due turni: di giorno ritiravano i sacchi di  olive o  consegnavano l'olio,  mentre  la  sera, si macinavano le olive. Gli addetti alla pressatura venivano  pagati con  un litro d'olio  al  giorno, mentre  al proprietario spettava la decima parte.

Le  olive venivano pressate da due grandi ruote in pietra, poi la pasta di olive veniva raccolta e messa in contenitori rotondi di corda intrecciata chiamate „sporte" che poi a sua volta venivano accatastate nel „ torcio “  - torchio. Dalla prima spremitura si ricavava l'olio extravergine, mentre dalla seconda l'olio comune,

che veniva effettuato versando dell'acqua bollente sulle “sporte" che si lasciavano sotto il torchio per qualche ora. L'olio misto all'acqua colava lentamente nella sottostante vasca di pietra, lo si lasciava riposare per qualche ora finché sul fondo non si depositava la morchia. I più grandi proprietari di frantoi erano i signori Furlanetto, i Marchesi e la famiglia Sansa. 

 

La famiglia Sansa

 

 La famiglia Sansa era una delle famiglie più ricche di Dignano.      Della famiglia Sansa facevano parte tre fratelli: Giulio, Giorgio e del terzo non ci si

ricorda il nome. Tutti e tre  erano  laureati, studiosi e colti  e  si erano sposati con delle maestre. Ognuno di loro aveva un ruolo ben definito nella famiglia. Loro erano i più grandi proprietari terrieri.  Avevano moltissimi oliveti,  vigneti e boschi e possedevano due oleifici. Le loro terre erano lavorate  da gente che veniva dal Veneto, dai  dintorni  di Dignano,  ma anche dalla stessa gente di Dignano. Questa gente che veniva da lontano per lavorare la terra erano chiamati coloni. I coloni abitavano in  una grande casa di fronte alla scuola vecchia, dove c'erano anche le stalle con molto animali. I coloni aravano le terre con tre coppie di buoi. I campi dei Sansa erano tutti ben coltivati, non c'era nemmeno un filo d'erba. Una parte dei loro oliveti era costituita da numerosi loti che venivano chiamati con un  unico nome: „Cesolina ".  Solamente  accanto alla  “ mazera”   -  muro  a secco, che racchiudeva la „Cesolina "  e  fungeva da  confine era  piantato un olivo per ogni giorno

dell'anno; per rendere l'idea dell'immensità di quell' appezzamento di terreno.

     I più grandi oliveti che la famiglia Sansa possedeva erano: la Galìa e la Rondacia, che superavano i quattro ettari di superficie ciascuno.

     Il più grande dei loro  boschi  era il così detto „Busì de Sansa “  che aveva intorno ai cinquanta ettari di superficie. La  famiglia Sansa tra le altre cose possedeva anche alcuni negozi, magazzini e ville.Tra le ville di loro proprietà c'era anche quella in cui ora c'è l'ambulatorio.

     L'ultima cosa che hanno fatto prima dell'esodo è  il sostentamento per la costruzione del  mulino di Pola „3 Gennaio". Un mulino moderno e molto lussuoso con macchinari all'avanguardia. La famiglia Sansa ha dato lavoro a molta gente. Loro trattavano bene i loro operai  e tutti erano contenti di servire e lavorare per questa famiglia e  ne parlavano bene e con rispetto. Alla fine di ogni settimana a tutti gli operai, riempivano il  recipiente della merenda di farina.

     Alla fine della guerra gli furono  confiscate tutte le terre e dovettero andarsene  in Italia. Alcuni di loro hanno chiesto di essere seppelliti nella loro Dignano. 

     

Pietro Marchesi, l'uomo che rivoluziona la vita a Dignano

 

     Stando alle parole di quei quattro vecchietti il merito più grande del Marchesi è stato quello dell'introduzione dell'illuminazione pubblica a Dignano. Lui sostenne le spese per la posa dei cavi e dei pali e dottò ogni casa di un allacciamento per una lampadina da 25W. Per  la   Dignano  dell'epoca  era  un  fatto  assolutamente  straordinario   e  soprattutto rivoluzionario. L'inaugurazione dell'illuminazione pubblica avvenne il 15 novembre 1899 in Piazza Nicolò Ferro. Oltre a ad aver introdotto l'illuminazione nelle case sostenne la rivoluzione industriale per sostituire al lavoro degli animali la forza meccanica.

     Incuriositi  dalle parole dei quattro vecchietti che avevano definito il Marchesi come l'uomo del futuro, colui che rivoluzionò la vita a Dignano, siamo andati a vedere quello che stava scritto sulla targa in Via 16 gennaio.

            Sulla targa si legge: “ Pietro Marchesi, 1862 – 1929, imprenditore, pioniere dell’elettrificazione pubblica istriana e nell’applicazione dell’energia elettrica ad oleifici, mulini, distillerie ed altri mezzi meccanici da lavoro. Pittore accademico e musicista di sensibile temperamento artistico, creò le scene teatrali per l’opera “ Nozze istriane “ di A. Smareglia. Gli serbano grata riconoscenza la Città e i cittadini di Dignano.  

 

Bartolomeo Biasoletto, naturalista e farmacista 

 

Dal mondo dell'imprenditoria ora passiamo a quello della scienza, per rendere merito anche al dott. Bartolomeo Biasoletto, farmacista e illustre botanico, nato a Dignano nel 1793 e morto a Trieste nel 1858. Biasoletto oltre ad essere il fondatore dell'Orto botanico che sostenne interamente per un trentennio, nonostante  il continuo aumentare delle  spese di  gestione, dovute  anche all'ampliamento delle coltivazioni e  all'impoverimento del terreno, dedicò la sua vita alla raccolta e allo studio delle piante e del loro uso farmacologico. Inoltre, fu attivo nella vita politica, occupandosi di rimboschimento,  agraria, salute pubblica e approvvigionamento

idrico. Dalla natia Dignano  si stabilì a Trieste nel 1815, dopo  aver completato  gli studi di  farmacia a Vienna. La farmacia, che acquistò  all'epoca  e che gestì  per tutta la vita porta ancora oggi il suo nome.

La Città di Dignano in suo merito ha inciso una targa sulla  quale possiamo leggere:

“Farmacista e chimico, illustre naturalista e botanico insigne, accademico di fama europea, fondatore dell’Orto botanico e del Gremito farmaceutico di Trieste, onorò Dignano e l’Istria. La città e i concittadini riconoscenti vogliono ricordarlo ai posteri. 

 

Antonio Smareglia 

 

Antonio Smareglia nacque a Pola il 5 maggio 1854, ma la famiglia del padre era oriunda da Dignano. Antonio fu il sesto figlio, ma tutti gli altri erano morti in tenera età.A Fiume iniziò le scuole elementari, a Capodistria fu ammesso alla terza elementare, a Pisino terminò la quarta, dopo la quale fu mandato a Gorizia alle scuole reali inferiori. Più tardi fu espulso da questa scuola per indisciplina e mandato dal padre a continuare gli studi alle reali superiori del Politecnico di Vienna. A Vienna e Graz, più che la scuola lo attrassero il Teatro dell’opera e la Sala Concerti sinfonici dove, fra l’altro, sente i “ Meistersinger “ di Wagner, il

 “ Don Giovanni “ di Mozart e la “ Quinta Sinfonia “ di Beethoven. A Graz, all’età di 16 anni ebbe le prime lezioni di pianoforte. Ala fine dell’anno scolastico ritornò da Graz a casa, senza attestati. Nel 1871 partì per Milano, ove dovette frequentare lezioni private da Franco Faccio che lo iniziò allo studio della Composizione. L’anno seguente si iscrisse al Conservatorio. Uscito dal Conservatorio dopo quattro anni di studio scrisse la sua prima opera “ Preziosa “ nel 1876. 

   Nel 1882 uscì la sua seconda opera „Bianca da Cervia “   la cui prima esecuzione ebbe luogo al Teatro della Scala di Milano e fu grande successo.  L'opera venne replicata per ventidue rappresentazioni.

     Nello stesso anno Smareglia si recò a Pola per sposare Maria Jetti Polla, che aveva la fama di „Stella dell'Istria" per la sua bellezza. Maria Jetti Polla sarà la compagna della sua vita e nel 1894 ritornò nella  sua Istria e si stabilì a Dignano con lei.  

    Scrisse a Luigi  Illica, che era già stato il suo librettista per „ Il vassallo di Szigeth “ e “ Cornill Schut “di raggiungerlo a Dignano d'Istria per stendere insieme il libretto.

     Illica e Smareglia girarono più giorni insieme per Dignano, Gallesano e dintorni. Illica fu colpito dagli  originali

costumi, dalle usanze, dalle  canzoni  e dalla  vivace  pittoresca parlata popolare. Insieme decisero di mettere in

scena

questo meraviglioso ambiente di Dignano con l'opera „Nozze istriane “, che ebbe la sua prima esecuzione  al

Teatro Verdi a Trieste nel 1895, replicata poi a Praga e a Vienna, e nel 1905 a Venezia alla Fenice, dove era

presente anche il Puccini è rimasto affascinato.

     Nelle „Nozze istriane “   il tema dell'amore  e  della gelosia è raccontato in maniera semplice introducendo gli usi

e costumi  locali, gli  stornelli istriani e una „villotta" senza mai cadere nella retorica.

     A Dignano, sul finire dell'Ottocento.  Il ricco Nicola  vorrebbe sposare Marussa, che però è innamorata di Lorenzo.

 Biagio consiglia di far sposare la figlia Marussa a Nicola, dicendogli che è  un buon partito, e decide di aiutarlo.

Marussa e Lorenzo si scambiano un pegno d'amore: la ragazza gli dona un cuoricino  d'oro, mentre lui le regala un

orecchino. Ma il padre  li sorprende e fa scappare Lorenzo.  Menigo, aiutato da Biagio, architetta un piano perverso:

  trova l'orecchino donato da Lorenzo e glielo fa restituire da Luzze,  una povera venditrice di fragole, facendo credere al ragazzo che la figlia non lo ama più.  Così

Lorenzo,  disperato,  sempre tramite  Luzze  restituisce a Marussa  il  cuoricino  d'oro.  La ragazza pensa di essere stata abbandonata e accetta di sposare Nicola. Il giorno delle nozze Luzze svela  a Marussa l'inganno ideato  da Menico. Marussa confida a Nicola di amare Lorenzo e di essere stata ingannata. Giunge anche Lorenzo,  ma Nicola non vuole rinunciare al matrimonio e uccide Lorenzo.

     Smareglia ha saputo unire le due anime esistenti in questa bella Istria, quella slava e quella italiana, ha saputo unire la loro ricchezza culturale valutandone la sua peculiarità. 

........Dopo aver ascoltato i vecchietti con attenzione ci siamo accorti che erano passate alcune ore e che oltre a noi si erano messi ad ascoltare anche tutti  gli altri membri del folklore. 

 

 

 

3° PREMIO ex-aequo

 

motto I gatti neri

 

Marija Peraš, Nera Moškov, Ivana Milaš, Ljubica Basorović

 

    Classe VIII – 1

Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

 

 

Motivazione: amore e morte, il binomio classico di tante storie qui unisce per sempre la bella Katica di Perasto all'ufficiale francese che, ligio agli ordini ricevuti, è causa involontaria della morte della sua amata. A lui rimarrà il triste destino di vegliarne per sempre la tomba e trasformarsi dal baldo ufficiale che era al penitente "frate Frane, l’unico abitante vivente del posto dove stavano solo i morti" sinchè anche lui potrà finalmente ricongiungersi per sempre alla sua amata.

 

ROMEO E  GIULIETTA  DI   PERAST..

 

     Perast,un piccolo posto vicino a Cattaro, ha una storia ricca  di tanti fatti storici e leggende d’amore che la gente ha raccontato e tramandato fino ai giorni nostri. Una delle più belle storie d’amore da queste parti è la storia di romeo e Giulietta,ma no di quelli descritti nella famosa opera di William Shakespeare, ma quella dei nostri Romeo e  Giulietta,da Perast..

     Perast,1813..

     Il tempo era duro perché tutte le Bocche di Cattaro erano occupate e sottoposte al Regno di Francia.La città era piena di soldati che spesso passeggiavano per le strade di Perast nel loro tempo libero.Uno di questi soldati si chiamava Ante Slovic.Un giorno,mentre stava camminando,ha incontrato una bella ragazza del quale si è innamorato a prima vista. I giovani si sono conosciuti e la ragazza ha corrisposto al suo amore. Facevano insieme dei progetti per il futuro e  credevano che avrebbero vissuto una vita felice quando la guerra sarebbe finita.

     Non potevano neanche immaginare che disastro e disgrazia gli succedesse un giorno..

     Un giorno la gente di Perast si è ribellata all’armata francese,volevano combattere per la loro propria libertà e il diritto di vivere senza  padroni. La reazione dei soldati francesi era  veloce e crudele. Il comandante ha ordinato ai soldati di cannoneggiare  la città dall’isola di San Giorgio dove si trovavano le armi.Ante Slovic, l’ufficiale francese ha sparato la prima salva, perché non aveva altra scelta .Era proprio questa salva che ha fatto la gente di Perast ragionare un po’ e decidere di smettere fuoco e di capitolare. Dopo questo,Ante ,tutto contento perché la guerra ha durato poco tempo,ed e finita senza conseguenze,si è recato in barca verso Perast .In fretta ha corso le scalinette per arrivare a casa di sua fidanzata. Il giovanotto,immerso nel fuoco dell’amore e passione non presentiva nessuna disgrazia.

     Quando è arrivato alla casa, la ragazza non lo aspettava. Non gli è neanche corsa nell’abbraccio. Le finestre erano chiuse e c’era un sinistro silenzio dappertutto. Ante ha cominciato a sentire paura, come se un osso gli si trovava nella gola. Sul letto,morte,stava sua carissima Katica. Gli hanno detto che è stata uccisa dalla cannonata. La gente lo guardava piangere disperatamente con vivo rimpianto,non immaginando che era proprio lui l’assassino,anche se a caso.

     Il giorno seguente,il corteo funebre con il corpo di Bella Katica ha fatto il giro per Perast,e poi,con le barche si sono recati all’isola dei morti-San Giorgio. Nella prima barca,secondo il rito,stava il sacerdote e nella seconda la cassa da morto. In una delle barche era Ante,tristissimo. La gente sentiva un vero rimprovero per lui perché tutti sapevano del loro amore.Katica è stata sepolta sul far della sera con la canzone triste delle campane.

     Questa sera il giovane ufficiale francese,Ante,ha deciso di togliersi la “maledetta”uniforme e diventare il guardiano della tomba di Katica. Ha deciso di stare all’isola dei morti fino al giorno della sua morte.E’ diventato frate Frane,l’unico abitante vivente del posto dove stavano solo i morti.

     Gli anni sono passati .Il frate si è invecchiato, però il suo amore per Katica non  è cambiato affatto. Il tempo non ha potuto curare le sue ferite. Sulla tomba di Katica c’era sempre un mazzo di fiori freschi,e di notte lui accendeva una candela,nonostante la pioggia o il vento. Avendo rispetto per gli altri morti,il frate si prendeva cura anche delle altre tombe.

     Una notte,i cittadini di Perast si sono accorti che la candela all’isola si è spenta,una cosa alla quale non erano abituati. La mattina seguente,nonostante tirava lo scirocco forte,si sono seduti nelle barche e hanno remato verso l’isola. Arrivati là,hanno visto che il frate era morto,sdraiato per terra, vicino alla tomba di Katica. Nella sua mano teneva un pezzo di carta con il suo ultimo desiderio. Era scritto:”Voglio essere sepolto accanto a lei, per starle vicino almeno nella morte.”. I cittadini hanno rispettato quest’ultimo desiderio,e d’allora, all’isola,proprio accanto al muro della chiesa,si trova la tomba senza segno. Sopra il tumulo si alzano due pini,che si legano in cima. E il posto dell’ultimo riposo eterno di Romeo e Giulietta di Perast.