ALTRI TEMI PARTECIPANTI

    TEMI SCUOLE ELEMENTARI - lavori di gruppo
 

motto GEMELLI                                                         Antonio Kaić, Ivan Kaić    

                                                      Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante: Ester Contossi

L' attività e il lavoro dei nostri nonni  

 

      Il nostro bisnonno era un bravo lavoratore, molto abile nelle riparazioni di ogni genere, tanto che poteva vantarsi di saper fare tutti i mestieri. Però il suo lavoro, per cui percepiva la paga, era quello di palombaro.

 

      Ci racconta  nostra nonna (sua figlia) che il bisnonno iniziò a lavorare molto giovane al cantiere navale „Scoglio olivi“ (Uljanik). Il mestiere di palombaro ( da non confondersi con quello del sub), a quell' epoca, era un lavoro molto complicato, di estrema responsabilità nonché pericoloso. Infatti, dopo la seconda guerra mondiale, nei fondali marini, nei pressi della nostra città, Pola, erano rimasti impigliati, tra ferri e rocce, diverse bombe inesplose, mine ma anche cadaveri di povere persone morte durante i bombardamenti. Il nostro bravo bisnonno  ha dovuto, in più occasioni, svolgere un lavoro di grande precisione per issare in superficie bombe inesplose, che poi sono state disinnescate da squadre di artificieri.

 

      Nostra nonna ci ha mostrato pure delle vecchie foto del bisnonno con tutta la sua attrezzatura e ci ha spiegato che il suo „quartier generale“ si trovava sopra una grande barca su cui erano installate delle grosse pompe, attraverso le quali gli veniva pompata l' aria dentro il suo scafandro che consisteva in una tuta in fibbra speciale che terminava con un casco di ferro pesantissimo che circondava la testa che poi veniva avvitato attorno al collo. Gli cingeva la vita una cintura particolare, formata da tasselli di piombo legati assieme e ai piedi portava degli stivali con le suole pure di piombo.

 

      Io e mio fratello ci siamo appassionati ai racconti di nostra nonna inerenti le diverse avventure vissute dal suo papà, laggiù, in fondo al mare. Siamo così venuti a sapere che un giorno, mentre lavorava a grandi profondità, a causa di un lavoro che si era dilungato più del previsto, gli era venuta a mancare l' aria e così era risalito in superficie troppo in fretta, senza rispettare i tempi di decompressione. Si era sentito molto male e stava per morire. A quei tempi, a Pola, non esisteva la camera iperbarica e con un' ambulanza apposita l' hanno dovuto trasportare a Spalato, all' ospedale militare. Per fortuna erano arrivati in tempo e lui guarì. Sua moglie, la nostra bisnonna, passò dei giorni terribili perché non si conoscevano gli effetti collaterali di questo infortunio, ma poi tutto finì bene.

 

      La bisnonna era molto orgogliosa del bisnonno, ma avrebbe preferito, in cuor suo, che lui cambiasse mestiere e facesse un lavoro meno dinamico e pericoloso e magari non legato al mare. Però non gli ha mai confidato che ogni mattina, mentre lo accompagnava alla porta con un bacio, aveva un nodo in gola e le prendeva una stretta al cuore per paura di non rivederlo tornare a casa.


 

 

motto I DUE                                                                 Matija Kos, Matteo Močnik

     Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                        Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac    

                                                  

« 2011 lo stato italiano compie 150 anni… un vecchietto pieno di acciacchi o un o un un giovincello che si fara?-           

            

               BEPI:Ti sa Poldo che l'Italia fra poco gaverà  centocinquanta anni?

               POLDO:Ma allora dovemo festegiar, se no che compleano xe?

               BEPI:So, ma come organizar sta festa,sarà milioni de persone!

               POLDO:Penso che go  un' idea,  che poderia funzionar.Allora,ciama tutti gli amici che ti pol,

               spargi la voce  pertuto. E ale torte ghe penso mi.

               BEPI:Xe un' idea meravigliosa!!! Ma  mi penso che xe meo che lasemo che la festa se  organizi sola.

               POLDO: Son d' acordo con ti, magari mandemo una letera alo stato con  la mia proposta.        

               BEPI:Senti Poldo mi penso che l' Italia sia sai bela.

                                              

POLDO:Vecia, ma bela, ti ga ragion!

BEPI:Ma Poldo, che vecia, deso  la fa pena 150 anni, deso la xe in gropa al caval.

POLDO:Ti ti dixi che la xe stabile? Ara che mi la me par un poco malada  perché i sui due fii, Nord e Sud, la vol divider  a metà e xe tanta confusion.

BEPI: Che ingrati sti due fii, ma se  non la esisteva ,lori non i iera qua a  protestar. Mi te digo Poldo che saria una disgrazia se la va a metà, perché con metá stival miga che ti pol andar nel bosco  a taiar legni.

POLDO: Mah, mi digo che la se salva!

POLDO:Ben, ghe mandemo una biglietto de auguri, te va ben cusì Bepi?

BEPI:Altro che!

POLDO: Bon alora, scrivi!

BEPI e POLDO: Cara Repubblica ' Italia , quest 'anno compi 150 anni, auguri , guarisci e impegnati a compiere non altri 150 ma almeno altri  3000!

  

                                                                                   Poldo e Bepi