ALTRI TEMI PARTECIPANTI

TEMI SCUOLE ELEMENTARI - lavori individuali
 

motto CICOGNA                                                                            Denny Rossetto 

   Classe IV Comunità degli Italiani Crevatini

                                                                                        Insegnante: Maria Pia Casagrande

Sfogliando l’album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch’io ho una storia da raccontare"

 

Mia nonna è nativa in quel di Abbazia –Fiume- dopo il diploma alla scuola per infermiere ha trovato lavoro a Decani nel comune di Capodistria presso l’ambulatorio medico. Decani è un paese di origine medievale che nel XV secolo faceva Comune. Qui ha conosciuto mio nonno si sono innamorati e si sono sposati. Hanno trovato casa a Crevatini ,è nato il mio papà, così la nonna per essere più vicino alla famiglia ha deciso di impiegarsi come bambinaia all’asilo  del paese in quanto i requisiti richiesti per svolgere questo lavoro erano soprattutto il diploma di infermiera.

 Nel frattempo ha cominciato i corsi per diventare ostetrica perché a lei piaceva molto il lavoro in ospedale. Ebbe la fortuna di potersi impiegare presso il reparto maternità dell’ospedale di Capodistria e di bambini ne ha aiutato tanti a venire alla luce, tante nostre maestre quando hanno aperto gli occhi per la prima volta hanno visto il dolce sorriso della “cicogna “ Anna Maria, le loro mamme hanno raccontato come con amore li lavava vestiva e coccolava prima di consegnarli ai genitori.

Nonna è molto curiosa del sapere, così, mentre aiutava bambini a venire al mondo studiava giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea venne impiegata come caposettore presso l’ambulatorio comunale di Capodistria dove rimase fino al pensionamento.

 

Naturalmente lo studio non è stato il solo scopo principale della sua vita, si è dedicata anche alla pittura, olio su tela ,e ha avuto modo di esporre i suoi lavori sia in Italia che in Slovenia e Croazia.

Ora che potrebbe riposarsi continua nelle sue attività: è giudice popolare presso il tribunale di Capodistria e scrive articoli sulla violenza nel mondo. Che dire nonna dovrebbe avere la giornata di 60 ore e l’anno solare di 24 mesi.

 

 

         


 

motto BRAGHETTI                                                                                 Janja Marzi  

                                                                                            Classe VIII Comunità degli Italiani Crevatini

                                                                                                                                                    Insegnante: Maria Pia Casagrande

“Sfogliando l’ album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch’ io ho una storia da raccontare”

Il nonno si chiamava Gianfranco. Era un uomo molto alto, capelli ormai già grigi e bianchi e la pancia bella, grossa. Mi voleva molto, molto bene, ma mai nella sua vita me lo ha detto, me lo ha dimostrato in mille modi: se mi serviva qualcosa senza dire niente me lo faceva avere. Era un essere burbero e voleva far sapere che era egressivo. Soffriva dentro. Io con i suoi bei ricordi apro una mia grande ferita: quanto amore che portava per me! Ecco la carta che si bagna, la mano che trema, con i ricordi più belli portati nel cuore. Ero piccola e neanche notavo la persona speciale che mi stava accanto. Aveva una vita dura, brutta. Non so niente del suo passato, solo robe “fresche”, successe non molto tempo fa. Aveva una moglie bella e carina, della quale io porto il nome: Janja. Il mio nome e croato, come lei. In italiano sarebbe Agnese. Al nonno e alla nonna nacque il primo figlio: Roberto, mio zio. Dopo un paio di anni è nato il secondo figlio: Boris, mio papà. Però la felicità se n’ è andata molto presto, portando via la mia nonna. Mio papà a soli sei anni è

 rimasto senza la mamma. Il nonno da allora ha cercato di superare la sofferenza con l’alcol. Solo vino, nient’ altro. Poi mio papà ha conosciuto Barbara, mia mamma e dopo otto anni si sono sposati. Sono nata io, un gioiello senza prezzo per mio nonno. Un tesoro solo suo, un ricordo della nonna, un fiore bello. Tutti dicevano: “ assomigli alla nonna”. Ecco il motivo del suo amore per me, ma non era solo questo il motivo. Mi si racconta che in quel periodo nonno sembrava che volasse. Era una persona molto diversa. Si ubriacava sempre per qualche nostra festa. Di conseguenza non si presentava. Per lui era troppo doloroso non avere la sua Janja e la sua bella famiglia. Aveva anche un cane nero che di nome faceva Nero. Avevo sempre paura di lui quando ero piccola. Poi la paura è scomparsa. Non tutti gli volevano bene. Non lo capivano. C’e una persona che gli voleva tanto bene. La professoressa Maria Pia. Lo proteggeva sempre se qualcuno parlava male di lui, pero il nonno com’ era non le diceva mai grazie. Perciò le vorrei dire io grazie per tutto quello che ha fatto per lui. Grazie. So che ho ritardato un po’ tanto, ma non avevo mai l’occasione di farlo.

Il nonno è morto nel 2009. Troppo presto. Gli unici ricordi che ho di lui erano i pappagalli, una foto e una macchina nera. Altro sono tutti ricordi dei momenti belli custoditi nel mio cuore. Non li darò a nessuno. Sono miei.

Era sera quando abbiamo saputo che e morto. Mio papa e mio zio sono corsi da lui, ma era troppo tardi. Anch’ io volevo andare a rivederlo, almeno ad accarezzarlo, tenerlo per mano oppure salutarlo, ma i grandi non volevano. Volevo scappare ma mi tenevano, urlavo ma nessuno non mi sentiva. Volevo andare ma non mi lasciavano. Immaginate la scena di una bambina di dieci anni che voleva andare a salutare il suo nonno, in lacrime per l’ultima volta nella sua vita. Ma non poteva, non poteva salutare il suo nonno. E non può neanche adesso. Sta aspettando la sua ultima giornata della sua vita. Dopo di che potrà entrare in paradiso, vedere il suo nonno e dirgli dopo tanto tempo: grazie,di essere stato il mio nonno il più speciale del mondo. E di nuovo la carta si bagna, la mano trema lasciando sfuggire un altro ricordo che trasmetto ad altri. Tutti dicevano che e meglio per lui, ma nessuno si e chiesto se e meglio per me! Ma non importa, intanto il tempo cura le ferite , ma mai fino infondo. Adesso lo porto sempre con me, non lo lascerò mai e aspetto il momento per dirgli: ciao!!

 


 

 

motto GHEPARDO                                             Mateo Škrinjar  

                                           Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” sez. perif. Verteneglio

                                                                                                                                                   Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

SFOGLIANDO L'ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA    VEDO I BISNONNI,  I NONNI, I MIEI GENITORI    E SENTO CHE ANCH'IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE

  

Ho sfogliato l'album delle foto di famiglia e ho visto i bisnonni, i nonni, i miei genitori e ho capito che il tempo passa e i ricordi rimangono in noi. Dopo aver visto tutte queste foto sento che anch'io ho una storia da raccontare. Vedo mia mamma a sedici anni con gli occhi azzurri. Mio padre, era un ragazzo vivace e biondo. Da piccolo io  avevo i capelli neri e invece adesso ho i capelli castani. Dalle foto ho capito che assomiglio a mia nonna Jolanda. Ho visto i miei bisnonni che si vestivano e comportavano in modo diverso. Tutte le foto sono in bianco e nero. A me piace  guardare tutte queste foto. Nelle foto ho visto che tutti i miei parenti lavoravano nei campi e avevano molti animali. Mio padre ha seguito la tradizione e anche lui fa l' agricoltore. Mio nonno e mia nonna mi raccontavano molte storie e a me piaceva ascoltarli. Mia madre e mio padre mi hanno raccontato che quand' erano piccoli avevano le pecore e le mucche. Le mucche davano  il latte e si faceva anche il formaggio. Mio nonno Giorgio mi raccontò che una volta non c' era l' acqua e la prendevano nei pozzi. Una volta non c'erano i trattori ma andavano in campagna con i buoi. Da piccolo mi piaceva guardare le partite di calcio in TV e adesso mi succede la stessa cosa .


motto KARATE                                                          Piere Giovanni Bibalo  

                                              Classe IV Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”sez. perif. Verteneglio                                                          

                                                                                                                                                   Insegnante: Fiorenza Lakošeljac

SFOGLIANDO L'ALBUM DELLE FOTO VEDO I BISNONNI, I NONNI, I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH'IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE

 

Un giorno guardando l'album delle foto di famiglia ho visto mio nonno, il mio bisnonno, mia mamma, mio padre e tanti altri familiari.Ero molto felice di vederli, volevo sentire le loro storie.

Il mio bisnonno Pietro, tanto tempo fa, era partito per la Russia. Dopo tanti anni tutti i familiari pensavano che fosse morto e allora pregavano per lui. Dopo tanti anni di lavoro, con la forza e con il coraggio tornò dalla Russia a piedi, a Baredine. Mia nonna materna si chiama Ada e vive a Tribano, una volta viveva a Fakini. Mia nonna e andata a scuola fino alla terza classe e subito dopo a lavorare in campagna. Da giovane aveva dei bei capelli neri e molto lunghi. Un giorno ad un ballo a Levade incontro il signor Gino. Si sposarono e ebbero tre figli, due femmine e un maschio.  Mia nonna Ada da giovane andava quasi ogni giorno a Trieste a vendere botti. Mio nonno Gino faceva l'agricoltore e sua moglie era una grande cuoca. Dopo circa dieci anni ando a lavorare in Feroplast, una fabbrica dove faceva la cuoca. Mia nonna ha settantatre anni e mi racconta ancora delle storie. Mio nonno Romano andava a cacciare ,ogni domenica, con il suo miglior amico.Mia nonna Zita era una grande cuoca. I miei genitori si chiamano Marinela e Maurizio. Mia madre da piccola pascolava le mucche. Quando le mucche pascolavano lei andava a casa a guardare i cartoni animati. Suo cugino Moreno era un po' biricchino e allora  combinavano sempre qualcosa. Mio papa Maurizio da piccolo giocava quasi ogni sera a  «Uno ciapa tutti».Con i suoi amici giocava in cortile con le biglie. A mio padre piace giocare a calcio e gioca in una squadra. Lui canta nel coro della parrocchia di Verteneglio. Mio papa e un grande lavoratore.

 


 

motto KIKA                                                            Federica Ravalico  

                                                                                    Classe VIII Scuola Elementare Italiana Cittanova

                                                                                                                                                    Insegnante: Anastasia Puzzer 

Sfogliando l'album delle foto di famiglia,vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che ho una storia da raccontare

 
            In un giorno come tutti gli altri sono andata a sfogliare l'album delle foto di famiglia. L'ho aperto e vi sono cadute tantissime foto sul pavimento tra cui le foto dei miei genitori.

Mia madre è nata in Bosnia e a causa della guerra è arrivata qui in Istria. Per caso è arrivata proprio a casa di mio padre. Mi hanno raccontato che è stato amore a prima vista, e che i miei nonni l'hanno aiutata. Ho trovato anche le foto del loro matrimonio, erano così giovani. Mia madre indossava un lunghissimo vestito bianco, che tra l'altro l'avevo provato anch'io. Sono passati 3 anni ed è nata una spendida bambina. Mia madre aveva solo 22 anni quando mi portò alla luce. Quando mia madre aveva 19 anni è nato mio fratello Francesco. Lui è nato con dei capelli ricci, ma adesso se ne vede uno lo taglierebbe subito. Anche se tutti pensate "una famiglia felice", vi sbagliate. Beh, lo eravamo fino a 3 anni fa. È arrivato quel brutto periodo, il periodo del divorzio tra i miei genitori. In quel periodo i miei genitori litigarono tanto e mio fratello ed io eravamo molto tristi.

Per fortuna quel periodo è passato: mio fratello è andato a vivere con mio padre e la sua nuova moglie Svjelana, io invece sono andata a vivere con  mia madre. Noi ci troviamo bene, anche se mi manca molto vivere assieme con mio padre e mia madre. :(


 motto VOLO AZZURRO                                        Maša Voler  

                                                   Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Marina Dessardo

VOLERE BENE AGLI ANIMALI

Sono una persona che ama, anzi adora gli animali. Volere bene agli animali non significa solo dire la frase “Guarda che coccolo quell’animale!” ma significa volergli bene con il cuore. Non capisco quelle persone che uccidono gli animali e poi fanno la pelliccia. Non so come la gente possa indossare tranquillamente la pelliccia di un animale. E se quella povera bestia aveva i cuccioli? Alle persone queste cose non interessano, a loro interessa solo avere la pelliccia e non avere freddo d’inverno!

E odio i cacciatori. Io penso che chi fa male agli animali o che li ammazza sia una persona con il cuore cattivo perché non rispetta tutti gli esseri viventi, anche se sono diversi. Non mi piace neanche quando qualcuno decide di avere un animale e poi, quando questo cresce o quando il padrone si stufa di curarlo, lo abbandona. Sento spesso che le persone picchiano gli animali: non capisco proprio come possano farlo! Io non farei mai una cosa del genere. Comunque adesso non posso fare molto per migliorare le cose però da grande aprirò uno zoo molto ampio nel quale quasi tutti gli animali potranno trovare uno spazio dove vivere liberi.

Purtroppo ci sono ancora troppe persone che fanno male agli animali. Il mio desiderio più grande è che loro inizino a capire che stanno facendo delle cose sbagliate.


motto BALLERINA                                                              Isabel Goja  

                                                     Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Marina Dessardo

VOLERE BENE AGLI ANIMALI

Io voglio molto bene agli animali. Per adesso non ho avuto ancora lo possibilità di adottarne uno e chiamarlo “mio”. Ma sono sempre attenta al loro mondo che mi circonda e con tenerezza osservo il loro modo di essere.

Voler bene agli animali, secondo me, significa rispettare le loro libertà, la loro natura e le loro abitudini. Noi dovremmo imparare da loro cosa significa amare davvero in modo sincero…perché , noi persone, spesso dimentichiamo come si fa! Credo che il mondo animale sia quello che ci è più vicino. Secondo me amare veramente gli animali significa anche rispettare il loro ambiente di vita. Amare gli animali, invece, non significa usarli per produrre pellicce o cose simili. Significa rispettare il loro modo di vivere ed evitare loro sofferenze inutili!! Quindi dovremmo comportarci tenendo bene a mente queste cose. Tutto ciò servirebbe alla convivenza dell’uomo con la natura e gli animali e a rispettare tutte le specie presenti su questa nostra Terra.

Da grande vorrei contribuire a far si che si rispettino di più le leggi che proteggono gli animali. Penso che l’animale sia come un vero amico che sa tutto di te e, nonostante ciò, gli piaci.


motto ANELLO                                               Sandro Romanello  

                                                Classe VI Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Marina Dessardo

SFOGLIANDO L’ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, I NONNI, I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH’IO HO UN STORIA DA RACCONTARE

 Un bel mattino di primavera, mentre ero in soffitta a cercare un disegno, mi capitò tra le mani un libro. Ben presto capii che non era un libro ma un vecchio album di foto di famiglia. Iniziai a sfogliarlo velocemente e con curiosità. Mi fermai di colpo davanti ad una foto in bianco e nero. Nella foto c’erano due uomini che non conoscevo, seduti su di un tronco. Accanto alla foto lessi un testo molto corto che diceva:” Rudi e Gino dopo l’abbattimento del rovere.”Non mi bastava, volevo saperne di più. Scesi le scale con l’album in mano e domandai alla nonna chi fossero Rudi e Gino. Mi spiegò che Rudi era l’abbreviazione di Rodolfo, suo padre e mio bisnonno e che Gino era suo marito, mio nonno. Mi disse anche che, se volevo saperne di più, dovevo andare dal papà perché lui trascorreva molto tempo con entrambi. Andai dal papà che mi raccontò moltissime storie su Rudi e Gino. Mi disse anche che il rovere era stato abbattuto perché rovinava il tetto della casa. Dalle storie ho capito che Rudi era una persona ridicola, burlona e dispettosa. Ho scoperto anche come viveva la gente in quei tempi, cosa mangiava e come si vestiva. Allora mangiavano quello che producevano a casa o che pescavano. Veniva comprato il vestito solo al fratello più vecchio, che lo passava agli altri fratelli quando gli stava piccolo. Stavano per la maggior parte del tempo in campagna a lavorare e spesso morivano giovani a causa di malattie che oggi si possono curare.

Ancora oggi, a volte sono dispiaciuto perché non ho potuto conoscere di persona questi due simpatici parenti.


motto LUPA BIANCA                                                    Ana Bitić  

                                                           Classe IV Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante     

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

 

Una volta la mia nonna è stata in Egitto, lo so perché abbiamo tante cartoline.  L’Egitto è un paese grande e lontano, in Africa.

In Egitto ha viaggiato col treno e con la barca sul Nilo. Il Nilo è il secondo grande fiume del mondo dove ci sono tante erbe ed animali acquatici.

La prima città che ha visto era il Cairo, la capitale egiziana. La guida turistica era un egiziano che raccontava la storia, i miti dei tempi antichi. Così mia nonna ha visto le piramidi, la famosa sfinge, le tombe dei faraoni, il secondo museo più grande del mondo, lo zoo con tanti animali esotici e il deserto del Sahara. Il deserto era coperto dalla sabbia gialla, rossa e marrone. La nonna era sorpresa quando ha visitato le tombe dei faraoni che sono i re e le regine del vecchio Egitto. Sul muro c’erano tanti disegni di faraoni, dei loro dei e i geroglifici. Tutto era colorato. Gli antichi egiziani avevano tanti dei non solo uno come noi. Era interessante cavalcare il cammello nel deserto, ascoltare le musica araba e mangiare il cibo tipico, uno di questi era la carne di cammello. Ma quello che le è piaciuto di più era la frutta e il pane. Dice di aver visto tante cose belle in due settimane e anche se in Egitto era inverno c’erano almeno 40 gradi C.

Tanto mi è piaciuto il suo racconto di viaggio che ho deciso: quando sarò grande andrò anch’io in Egitto!


motto TIGRE BIANCA                                          Valerija Fortuna  

                                                              Classe IV Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante     

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

 

 Quando la nonna ha tempo chiacchiera volentieri con me e mi racconta tante cose e di come era bello quando era giovane. Mi fa vedere le sue foto e anche le cartoline, quelle vecchie.

In una cartolina c’è l’immagine delle saline di Sicciole. E nonna mi racconta di suo papà, che è il mio bisnonno, che si chiamava Silvano Bonifacio. Era nato a Portorose, ma poi si trasferì a Sezza. Il suo mestiere era quello del salinaio nelle saline di Sicciole  Ai primi di marzo si iniziava a lavorare nelle saline , a mettere i fanghi nelle vasche dove si faceva il sale, a mettere le nuove bocchette, a preparare gli argini di fango dove si camminava vicino i cavedini. Chi aveva la macchina per cucire doveva preparare le vele. Quando le vasche erano pronte i salinai lasciavano entrare l’acqua dove cominciava, se c’era tanto sole e vento, a formarsi il sale. Il sale si raccoglieva con il gavero e si metteva in tanti piccoli mucchietti. Ogni salinaio riempiva le carriole con la pala e si portava il sale nelle case di  pietra delle saline. Quello era il raccolto della stagione.

Il mio bisnonno aveva due case in saline, in una viveva, aveva la cucina e la camera da letto e di sotto il magazzino per il raccolto. Vicina aveva un piccolo orticello per la verdura. L’acqua per bere e cucinare andava a prenderla alle pompe.

Quando si avvicinava ottobre i salinai ritornavano alle proprie case dai familiari.

Nonna dice che era un lavoro molto duro, che si faceva durante tutta l’estate. La mia famiglia ha sempre lavorato nelle saline, anche mio zio Sergio è impiegato nei magazzini del sale.

Dalla mia casa, sul monte di Sezza, si vedono le saline di Sicciole. A me piace tanto questo panorama. Mia nonna dice che tutto è cambiato e che le saline sono oramai abbandonate.


motto GATTO NERO                                                           Sara Romanello  

                                                            Classe IV Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante   

Sfogliando l’album delle foto di famiglia vedo i nonni…e sento che anch’io ho una storia da raccontare

 

Era un pomeriggio di domenica, faceva freddo e soffiava una forte bora. Non potevo uscire, per questo mi annoiavo. Alla televisione non c’era niente di interessante. Non sapevo proprio cosa fare allora mi decisi di salire dalla nonna, che vive al piano superiore.

La nonna era seduta sul divano e stava sfogliando un vecchio album di famiglia dove c’erano le foto della sua infanzia. Le foto erano in bianco e nero, ingiallite dal tempo e appartenevano pure ai miei bisnonni.

A nonna Edda piace sempre raccontare della sua infanzia e di come era bella Portorose tanti anni fa. In quei tempi c’erano poche case, poche famiglie ma numerose e tutti si conoscevano tra loro.

Guardando l’album mi fermai ad osservare una foto dove c’era mia nonna seduta sul carro tirato dall’asino. Così le chiesi di raccontarmi come viveva e cosa faceva quando era bambina. Allora mi raccontò una storia della sua infanzia. Tanti anni fa, quando non c’erano ancora le automobili, il carro trainato dall’asino era l’unico mezzo di trasporto di cui disponevano le famiglie.

Un giorno di sole, al mattino presto, mia nonna ed alcuni parenti partirono con il carro verso i vigneti di Sicciole, per zappare le viti. Quando arrivarono legarono l’asino sotto una grande quercia.

Faticarono e sudarono tutto il giorno tra le viti. Arrivata l’ora del ritorno videro che l’asino era sdraiato per terra e respirava a fatica. Sulla sua pelle notarono delle bolle e poco distante uno sciame di calabroni. Si resero conto che i calabroni lo avevano punto più volte e che l’asino non si sentiva troppo bene. Gli strofinarono la cipolla sulle punture e dopo un po’ l’asino si riprese, però era ancora molto debole. Lasciarono il carro in campagna e pian piano, aiutando l’asino, partirono a piedi verso casa. Vi arrivarono a notte fonda sfiniti dalla stanchezza. Misero l’asino in stalla e andarono a dormire.

Il giorno dopo l’asino stava già meglio, ma lo lasciarono riposare ancora un paio di giorni prima di andare a prendere il carro al vigneto.

Ascoltai la storia a bocca aperta, a momenti mi sembrava di stare seduta in mezzo ai parenti sul carro. La nonna mi aveva raccontato davvero una bella storia.

Di colpo si era fatto buio ed era già ora di cena. Come doveva essere bella l’infanzia di mia nonna!


motto STAR WARS                                                            Alessio De Rosario  

                                                            Classe IV Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante     

Sfogliando l’album delle foto di famiglia vedo i nonni…e sento che anch’io ho una storia da raccontare

  

Quest’inverno, quando ero durante i fine settimana dai nonni a Salvore, abbiamo sfogliato gli album delle foto di famiglia.

Ho visto le foto dei bisnonni, nonni e anche dei miei genitori. La nonna mi ha raccontato la storia della famiglia del nonno.

Era una famiglia di contadini.  Avevano le stalle e le mucche, i vitellini, i cavalli e gli agnellini. Mio nonno, quando era piccolo, allattava con il biberon un piccolo agnellino. Avevano anche le galline e i tacchini così la sua famiglia aveva uova fresche ogni giorno.

Tutti lavoravano nei campi, sia gli adulti che i bambini. In inverno si raccoglievano le olive e si aravano i campi con l’aratro trainato dal cavallo Miro.

In primavera si seminava e poi in estate si raccoglievano frutta e verdura.

Una notte d’estate c’è  stato un gran baccano in casa. Tutti corsero in stalla. Mio nonno, che aveva dieci anni, si svegliò per andare a vedere cosa succedeva. Allora vide che tutti erano indaffarati attorno alla mucca Viola. La mucca stava per avere un vitellino. Dopo due ore nacque il vitellino. Era bianco con macchie marroni chiaro. Per tutti era una festa.

Quando il vitellino iniziò a camminare lo fotografarono con la cugina di mio nonno che era venuta a trovarli da Pirano.

Adesso anche io, già da un paio di anni, aiuto i nonni a raccogliere le olive.


motto 24 SU 24                                                                                   Tina Zigante  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante     

Sfogliando l’album delle foto di famiglia vedo i nonni…e sento che anch’io ho una storia da raccontare

 

 La foto in bianco e nero, quasi sbiadita, del mio bisnonno Franc è molto vecchia. Si trova nell’album di mia nonna, che è sua figlia. Lei gli voleva molto bene e volentieri mi racconta di lui. La sua storia a volte è molto triste. Era nato a Črni Vrh sopra Idria in un piccolo paese molto povero. Finito di studiare andò ad imparare il mestiere di idraulico. Durante la pratica viveva presso una famiglia che spesso non gli dava neanche da mangiare.

Nel 1940 partì da casa per trovare lavoro, lo trovò ad Albona , in miniera. Lavorava a settecento metri sotto terra e il suo compito era quello di controllare e riparare i macchinari.

Ad Albona incontrò la ragazza che diventò la mia bisnonna, ma era il tempo della guerra e lo chiamarono tra i partigiani. Per fortuna ritornò a casa e riprese il lavoro in miniera.

Nel 1946 è nata mia nonna Maria. Un brutto giorno il bisnonno si recò al lavoro con il primo turno, terminate le sue ore se ne  andò verso casa, ma ad un tratto sentì suonare le sirene. Era successo un grave incidente e trecentoventi minatori morirono nella miniera di  Albona, erano i suoi compagni di lavoro del secondo turno.

Franc lavorò in miniera per dodici anni, ma troppi erano gli incidenti e decise di trovarsi un altro lavoro, come idraulico.

Si trasferì a Pirano con tutta la famiglia e iniziò subito a lavorare nel cantiere navale di San  Bernardino. La nonna mi diceva che lì costruivano quelle grandi barche di ferro che poi navigavano sul fiume Danubio. Erano fatte per trasportare la nafta.

Quando chiusero il cantiere andò a lavorare nella fabbrica Istrametal fino alla pensione, ma dopo soli sei mesi morì. Aveva 54 anni.

Mi hanno detto che era sempre molto allegro e che gli piaceva suonare la fisarmonica. Io suono la chitarra e mi sarebbe piaciuto suonare assieme a lui.


motto ROSA DEL DESERTO                                         Alin Smolinski Bassanese  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Vincenzo e Diego de Castro” Pirano

                                                                                                                                                    Insegnante: Nadia Zigante  

Sfogliando l’album delle foto di famiglia vedo i nonni…e sento che anch’io ho una storia da raccontare

 

 Un giorno mi annoiavo e allora mia nonna mi raccontò una serie di storie legate a vecchie fotografie della sua famiglia. Alcune ve le voglio raccontare:

“In una giornata d’estate mia nonna, suo padre e suo fratello partirono con l’automobile a Trieste. A metà strada l’automobile si fermò perché mancò la benzina, allora nonna e fratello iniziarono a spingerlo. Si stancarono molto perché nessuno li aiutò.

La seconda cosa che mi disse è che loro, quando erano piccoli,  non avevano la televisione ma giocavano fino a sera. Quando avevano il cibo scaduto lo mangiavano lo stesso perché non esisteva la scadenza.

Le loro bambole erano di carta e come brutta copia usavano fogli di carta che al cartolaio della città non servivano più. Non avevano tutti i libri colorati che ci sono oggi.

Per Natale non ricevevano regali, ma caramelle zuccherate avvolte nella carta d’argento e poi con la carta argentata facevano gli addobbi. Sull’albero di Natale appendevano pure i mandarini e ogni giorno che passava l’albero si spogliava sempre di più.

Per S. Nicolò la nonna riceveva arance o mandarini, una bacchettina colorata con il fiocco rosso invece per quelli che non erano bravi. Quasi tutti  avevano per regalo solo qualche giocattolino.

Se a scuola non erano bravi li mandavano nell’angolo dell’asino o si dovevano inginocchiare sul grano oppure prendevano frustate sulle mani.”

 

Tutte queste storie mi piacciono molto e mi fanno pensare che per tante cose siamo fortunati, ma forse ci si divertiva di più una volta.


motto AQUILA                                                                  Samuel Đurđević  

                                                                               Classe IV Scuola Elementare Italiana Cittanova

                                                                                                                                                   Insegnante: Ines Piutti  

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA...

 

Era una giornata uggiosa, mi stavo annoiando in casa e quindi decisi di salire in soffitta e scartabellare tra i vecchi scatoloni.

Cerca di qua e cerca di là trovai una borsa molto stravagante fatta di catene che all'interno di un taschino aveva una cartolina...

Apparteneva «niente popo di meno che... » al mio trisavolo.

Pensai a questa cartolina per tutto il giorno... Nel momento in cui mi coricai entrai nel mondo dei sogni e precisamente dentro alla cartolina del mio trisavolo nel periodo del Medioevo.

Il paesaggio che mi attorniava era molto naturale , c'era tantissima gente che combatteva a vicenda con delle armi molto particolari: bastoni che sulla punta avevano delle lame, catapulte enormi e pugnali di ogni tipo. Queste strane persone erano tutte vestite in calzamaglia (davvero esileranti- ho pensato fra me me e me).

Il combattimanto sembrava non finisse mai , e certo,  bisognava conquistare tanti regni!

Ero un vero osservatore, mi sembrava di essere invisibile perchè nessuno mi rivolgeva la parola.

Camminavo per delle stradine strette fatte interamente di sassi;  ad un certo punto,  il re si accorse di me e mi chiese da dove venissi. Gli raccontai tutto e quest'ultimo quando venne a sapere chi fossi  rimase sbalordito perché il mio trisavolo era proprio lui in carne ed ossa.

Gli insegnai molte cose, ero diventato un vero eroe: feci capire alle persone che non bisogna uccidersi a vicenda e che era possibile risovere i problemi discutendo pacificamente.

Mostrai loro come disinfettarsi le ferite e per questo mi ringraziarono molto in quanto erano pieni di pus e dolori atroci.

Erano tanti gli insegnamenti che avevo da dare ma all'improvviso...track eccomi ritornato alla mia vita reale...ero molto fiero di me e del mio trisavolo; mi ripromisi di andarlo atrovare spesso nel mondo dei sogni...


motto BIROCH                                            Alan Vincoletto  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” Capodistria

                                                                                                                                                    Insegnante: Nicoletta Casagrande

"Sfogliando l’album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch’io ho una storia da raccontare"

 

 

 

 

 

Mio nono, con mio papà e i altri fioi

 

 

 

Mio nono se ciamava Giuseppe Vincoletto, deto Bepi. Quando che el iera giovine el fazeva el contadin, a Bertochi e el gaveva i campi nela vale dela Bonifica, la del Monte de Sermin. Sto lavoro iera sai fadigoso, perché la tera iera pesante e el doveva far quasi tuto a man. El lavorava tuto l’anno. Gaveva anche tante bestie, per de più manzi e armenti, dopo ghe iera le vache, le galine, i cunici, i porcheti e anca i cavai. Le bestie le iera l’aiuto magior e le serviva oltre che per lavorare nei campi anche per gaver de magnar. Mio nono coltivava varie robe come i persighi, i peri, l’ua, le patate, zivola, bisi, radicio e cussi via. La roba che el coltivava la portava vender in agraria a Capodistria, col caro che de noi se ciamava “biroch”. Ve devo anca dir che mio nono menava le bestie de Venezia, più precisamente de San Stino di Livenza perché qua le bestie quapo no iera, fino a “boca de fiume” che saria l’entrata del fiume Risan. Le bestie se le menava fin qua in zatera ligade con le cadene.

Mio Nono col manzopei campi che el lavora 

  

 

 

 mio nono con mio papà

 

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motto GENIO                                                                     Manuel Rabar  

                                                            Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                   Insegnante: Nelly Šterbić

                                                                                          Che cosa significa voler bene agli animali
 
Secondo il mio parere personale la parola “voler bene agli animali“ non racchiude solamente la felicità di avere un cane o un altro essere vivente e fargli le coccole, ma racchiude ben altri significati misteriosi con i quali possiamo rispettare gli esseri viventi e accontentarli. Per esempio quando mia madre fa il bucato dopo qualche ora ha sicuramente inquinato e forse fatto morire qualche pesce, cefalopode o crostaceo nel mare. Per questo motivo a Rovigno non si pescano molte seppie come una volta. La causa per cui non c'è molto pesce sono le barche che trascinano una rete sul fondale marino e così lo rovinano mettendo in pericolo gli organismi che ci vivevano.
La cosa che mi fa innervosire è il taglio indiscriminato degli alberi perché l' uomo è avaro e vuole sempre di più, vuole costruire distruggendo boschi e foreste. Gli animali soffrono molto perché le stagioni non sono più “normali“ e così la vegetazione comincia a svegliarsi ai primi tepori e d'un tratto avviene un calo di temperatura incredibile che fa sfiorire la vegetazione e così gli animali deludendosi soffrono tantissimo. L'uomo pensa che la Terra è sua, ma lui è solamente un ospite di passaggio come tutti gli altri esseri viventi.


Io adoro gli animali perché sono loro che ci sollevano l'umore e fanno diventare l'atmosfera divertente, però l'uomo sfrutta tutto ciò e pensa di essere più potente degli animali, solamente perché loro sono esseri indifesi che non sanno da chi sono circondati. Io penso che bisogna rispettarli e non sfruttarli solo perché non si sanno difendere.
L'uomo pensa che la Terra non ha un limite di tolleranza, ma si sbaglia gravemente perché la Terra è molto ribelle e quando si sente in difficoltà si sfoga con un' ira così rabbiosa che l'uomo non la può controllare. Questa rabbia è la conferma che la natura è più potente dell' uomo.
Solo che il nostro pianeta tollera molte cose e per molto tempo, mentre l'uomo non tollera nulla e si offende subito perché si ritiene migliore di quello che è.

motto TREDICI                                                                     Toni Massarotto  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić 

Sfogliando l’album delle foto di famiglia 

 

Questo inverno una domenica piovosa mi ricordai di sfogliare l’ album della mia infanzia, aprendo le prime pagine trovai una foto che fece riaffiorare  un vecchio ricordo...

Siamo nel 2001/02, i miei genitori  siccome evadevo dalla culla mi affibbiarono il passeggino. Quel passeggino mi accompagnò nei miei primi passi .

In quegli anni ero un golosone, un giorno mentre mia mamma andò in camera da letto  io armato del mio passeggino e soprattutto del mio orsetto, riuscii a sgraffignare un limone apposta tagliato per la limonata. Mia mamma uscita dalla camera mi sentì ridere a crepapelle in salotto, venne a vedermi e scoprì con quanto gusto lo succhiavo quel limone!

Mia mamma fece la foto: io in sto passeggino con il limone, ma l’ avventura continua e non finisce qui. Un giorno sfrecciando per casa, con il mitico passeggino e l’inseparabile orsetto, una ruota sbattè sul tavolo e io mi ribaltai con tutto il passeggino. Una rotella si ruppe e io purtroppo non guidai mai più il mio super-passeggino. Sì, senza passeggino, sparì la voglia delle corse pazze e spericolate per casa.

Col passare del tempo, le numerose foto successive lo confermano, trovai un'altra passione, quella del mare: ascoltando le storie di mio papà. Al riguardo, c'è una foto in particolare che mi piace molto, quella di mio papà con quasi sei chili di «oradele».

LE FOTO SONO UN BENE PREZIOSO!!!


motto ANGELO                                                                Mauro Venier  

                                                            Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Che cosa significa per me voler bene agli animali 

 

Io non è che ho degli animali a casa, però quando vedo dei ragazzi che maltrattano gli animali che si trovano per strada, sopratutto i gatt, mi fa male il cuore e provo pena per gli animali maltrattati e anche per quei ragazzi senza sentimenti .

Un paio di anni fa, avevo un pesce rosso , il solito pesce rosso, ogni tre giorni gli lavavo l'acquario e regolarmente gli davo da mangiare, in poche parole facevo tutto quello che c'è da fare per mantenere un pesce.Un giorno il pesce era „giù di corda“, stava nell'angolino dell'acquario tutto moscio. Io pensavo che forse , in un certo senso, era stanco, ma la mattina dopo vidi ben tutt'altro. Alla sera di questo stesso giorno non era cambiato niente. Il giorno seguente alla mattina, appena svegliato accessi la luce e Rosso, il  nome del mio pesce, fece quattro giri della vasca con una velocità pazzesca e dopo pochi secondi stava già con la pancia in aria. Ero triste, non saprei come spiegare quella brutta esperienza, provai perfino a metterlo nell'acqua calda , ma non per fargli del male anzi, per riportarlo in vita perché pensavo che lo shock termico l'avrebbe riportato in vita, ma niente da fare. So come si sta se si perde un animale.

Io voglio bene agli animali perché anche loro fanno parte dei cicli della terra e servono, ci  sono utili, come ad esempio i cani di polizia, i cani pastori e quelli da caccia.

Con tutto l'amore che ho per gli animali non sono vegetariano, perché si sa bene la fine che un animale allevato deve fare, anche se purtroppo è un'orribile fine fa parte della catena allimentare. Una volta mio padre mi raccontò di come aveva visto uccidere un agnellino, disse che era stata una brutta visione.

La conclusione è che, per me, gli animali, dal più piccolo al più grande, in qualche modo, sono utili per il ciclo della natura sulla Terra, quindi siamo tutti uniti!

 


motto CAVALLO                                                                    Marco Čabran  

                Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Che cosa significa per me voler bene agli animali

Gli animali sono creature speciali più delle persone. Certe persone che odiano gli animali li tengono in cattività martorizzandoli. I cani ad esempio sono animali che capiscono tutto. Io ho due cani e tutti e due sono speciali per me, uno ha quattro mesi e non capisce le cose molto bene a confronto di Rea che ha cinque anni.  Rea è un meticcio di cocker spaniel e di un ephaniel breton. Max invece è un labrador di razza. Quando ero piccolo e non capivo molto bene le cose avevo molti animali, però adesso che prendo le cose più seriamente ho capito che è meglio avere Max e Rea e tenerli bene, con amore, che averne tanti senza sentimenti. A me piacciono tutti gli animali in particolare i cani e i cavalli.
A me non piace quando qualcuno tiene gli animali per interesse, ad esempio quando certi cacciatori tengono i cani solo per la caccia, danno loro da mangiare gli avanzi, non li fanno passeggiare mai e sono tenuti alla catena.
Gli allevatori di cani hanno molte razze con il pedigree, poi li accoppiano adeguatamente ed i cuccioli sono costosi, però quei cani non avranno l' amore che li possa soddisfare perché quelle persone tengono quei cani solo per interesse. Quei cani non sono coccolati e non hanno l' affetto che serve loro.  Ci sono dei canili dove i proprietari non hanno un cuore. Tengono i cani nei box sporchi e poi sono vergognosamente magri perché non danno loro da mangiare.
Io quando sarò grande andrò  a caccia  ed  avrò i cani adeguati a questo lavoro, però io li terrò bene, darò a loro l' affetto e l' amore che serve e li terrò nel cortile della mia casa. Chi maltratta i cani e gli altri animali è una bestia!
La mia passione amorevole per gli animali è così grande che ... ancora adesso  mi ricordo di quando avevo cinque anni e mezzo, ero ancora piccolo, allora , come anche adesso, mi piacevano e mi piacciono  ancora pazzamente gli animali, particolarmente i cani "come anche adesso" e naturalmente volevo un cane. Io volevo un cane con tutte le mie forze, ma con mia mamma niente da fare. Avevo visto su Internet un avviso che si vendevano dei cuccioli a Pisino. Dopo tanti tormenti ho convinto mia madre e mio padre a cedere per accontentarmi. Quel giorno, me lo ricordo come se fosse oggi, c'erano tanti cuccioli esposti, io non sapevo contare con precisione, perciò non sapevo quanti ce n' erano. Stavano con la madre in un grande recinto di legno in un garage dove tenevano il trattore ed altri arnesi. Guardando quei cuccioli, fra  tutti uno era apparso primo nei miei occhi.  Tutti erano belli, ma lei era la più bella; aveva quaranta giorni, era una femmina di color caffé latte, di razza labrador. Quando siamo arrivati a casa le diedi un bel nome, Luna, perché era una cagnolina bella come la Luna. Io le volevo tanto bene, la coccolavo, la stringevo, lei per me era il mio pelush vero. Io e Luna avevamo un grandissimo rapporto di amicizia e di ottima intesa.
L' ho avuta con me per quattro mesi,  dopo di che...
Ero in asilo, mia madre mi era venuta a prendere all'una e mezza e quando sono arrivato a casa come al solito,  sono andato a cercarla per giocare con lei, ma lei non c'era, l'avevano venduta. Per me quel giorno era stato un inferno, piangevo e piangevo, non so cosa avrei fatto ai miei genitori quel giorno, ma dopo con il tempo mi è passato quel gran dolore. Ancora oggi giorno però penso a lei e quando ci penso mi viene da piangere. Adesso ho capito che i miei genitori l'avevano data via perché io ero ancora troppo piccolo per prendermene cura a dovere.
Quest' estate per il mio compleanno mia madre mi chiese cosa volevo in regalo e io le ho risposto "voglio rivedere Luna". I miei genitori sapevano dove stava.
Lei adesso è molto vecchia, però dopo otto anni mi ha riconosciuto ancora. Luna si è seduta sulle mie gambe ed ha pianto finché io non l'ho accarezzata. Quel giorno non lo dimenticherò mai. Luna sarà sempre nel mio cuore, perché lei era il mio primo cane.

motto VIOLETTA                                                                          Greta Đekić 

                Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Che cosa significa per me voler bene agli animali 

Sono sempre stata affascinata dal mondo animale;la loro vita, il comportamento, l'aspetto ... degli animali mi è sempre piaciuto molto. Per questo motivo in prima classe convinsi i miei genitori a comprare un cagnolino. Il nuovo arrivato si trovò molto bene a casa nostra e noi diventammo due amici inseparabili! Con gli anni che passarono anche lui è invecchiato, non è più così agile e veloce, ma è rimasto un ottimo amico con cui passare le giornate.

Molte persone abbandonano i cani quando invecchiano o quando „si stancano“ di loro. In questo modo i cani soffrono molto, perché i cani sono animali che si affezionano al padrone e creano con lui un rapporto speciale! Certa gente non crede che gli animali hanno dei sentimenti, che sappiano ascoltare; ma loro pensano, vogliono bene alle persone care.Tutti gli animali dimostrano amore verso i loro cuccioli, la cagna che „lava“ i piccoli per esempio... tutti gli animali hanno l'istinto materno, che li fa diventare aggressivi quando i cuccioli sono in pericolo!

Gli animali hanno subito ingiustizie anche nel corso degli anni: nel Medioevo i gatti furono quasi sterminati perché secondo la gente erano ritenuti i compagni delle streghe, poi, poco tempo fa, proprio in Croazia si è visto il video di una ragazza che butta sette cuccioli di colore nero nel fiume, i piccoli si salvarono grazie ad una signora che li tirò fuori dall' acqua fredda... e poi ci sono le pellicce! Quando c'era l' uomo primitivo lui uccideva per mangiare e riscaldarsi; ma oggi si uccidono milioni di esemplari di foche (di solito ancora giovani), volpi, cani, gatti, furetti, conigli... Molte associazioni (WWF, PETA...) cercano di impedire la produzione di accessori come le pellicce, fatte di animali. Secondo me piano, piano forse ce la faranno! Ci sono sempre più persone disposte ad aiutare gli animali, a permetter loro di vivere bene; decentemente, come meritano tutti in questo mondo. Perché non bisogna mai dimenticare che gli animali, come noi, sono degli esseri viventi!!!


 motto DADO                                                                                 Damir Kovačević  

                Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                               

                                                                                                                                                   Insegnante: Nelly Šterbić

GUARDO UNA VECCHIA FOTOGRAFIA CHE MI RACCONTA

 

Un giorno tornato a casa c’era il mio papà che aspettava che venissi. Era venuto a prendermi per andare nel suo appartamento. Quando siamo arrivati e siamo andati in cucina a mangiare, ho visto una foto e ho iniziato a pensare cosa rappresentava quella fotografia, e così iniziò il mio ritorno nel passato.

La fotografia racconta di quando ero piccolo e della chitarra che mi comprò il papà. Io ero un bambino pigro, non mi piaceva ascoltare gli altri e non volevo suonare la chitarra come lui. Un giorno però, presi la chitarra in mano, quasi per gioco,ma da solo, senza imposizioni. Quando il papà entrò nella stanza rimase sorpreso e mi fece subito una foto: quella foto! Il ricordo quando presi per la prima volta la chitarra per  mia volontà. Il papà era così contento che mi comprò un’ altra chitarra, ma io non volevo suonarla. Qualche giorno dopo ritornai la chitarre al papà perché non sapevo cosa farne.

Passarono circa due anni ed io ho rivisto quella foto e mi venne subito la voglia di suonare. Così il papà mi comprò un’ancora un’altra chitarra, più grande ed io iniziai a suonare. Adesso suono addirittura col papà!

Immerso nei miei ricordi… ad un tratto sentii il papà che mi diceva:- Perché non mangi?- Ed io risposi che mi ero un po’ impensierito. Dopo aver mangiato, il papà andò a fare la doccia e io guardai tutte le mie foto che stavano dal papà. Da quel giorno ho capito che il papà mi vuole TANTO TANTO bene. RICORDATE: LE FOTO SONO UNA GRANDE MEMORIA!


 motto  DRAGO                                                                    Timi Validžić  

              Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                   Insegnante: Nelly Šterbić

VOLER BENE AGLI ANIMALI

 

Io voglio bene agli animali, sono molto interessanti  e io sono curioso di sapere che cosa mangiano, dove vivono, quanto sono veloci… Mi fa pena come certe persone crudeli possono uccidere quegli animali  che non ce ne sono tanti al mondo, come i leoni, le tigri, i panda…

Due anni fa ho aiutato un cane che vive nella mia via. Il cane si chiama Max, non so di che razza è, ma è di color marrone. Lui ha i padroni, ma io credo che loro non lo amino come io amo Lucky, il mio cane. Il povero Max non ha mai da mangiare, ogni volta quando il suo padrone Joze ritorna a casa Max è felice e fa tutto il possibile per farsi notare ed essere accarezzato, ma Joze si comporta come se non esistesse e se ne va via. Max si sdraia sulla strada anche quando passano le macchine e mi fa stare in ansia. Non potevo più guardarlo così triste e, allora, decisi io di portargli ogni giorno qualche osso. Lo accarezzavo delicatamente e adesso Max mi ama tanto. Ogni volta quando ritorno a casa, con il bus, dalla scuola lo vedo sempre dall' altra parte della strada seduto che mi aspetta ed è felice. Molto carino da parte sua!

Anch'io però ho un cane. Il suo nome è Lucky, io gli ho anche dato un soprannome: Bebić perché è così carino come un bebè. Lucky è di razza incrociata: labrador e cane da caccia. È di colore crema, bianco, nero, rosa e marrone. Sul muso ha delle macchie rosa. I suoi amici sono Max naturalmente, Riki, Bobo e adesso ha anche un migliore amico, ma non so davvero il suo nome credo che si chiami Vuky o Duky. È un canelupo.

            Giocano ogni giorno assieme alle cinque, sull' erba, davanti a casa nostra. Lucky è molto felice qui con noi. Gli ho insegnato anche dei trucchi: sedere, dare la zampa , saltare, fare il morto e rotolare.

Lucky va sempre nel mio letto e lì dorme fino alle nove; è sempre molto stanco perché corriamo e giochiamo a calcio. Lucky è il miglior cane del mondo. Attraverso lui amo tutti gli animali!!!


motto SEME                                                                          Leo Bogdanović Vlah  

              Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

VOLER BENE AGLI ANIMALI

 

Io avevo un gatto di nome Bianchino. Lo avevo chiamato così perché naturalmente, era bianco. Gli avevo dato il soprannome di Bianchino Birichino essendo un pasticcione (il gatto). Aveva peli bianchi, due occhi verdi grandi come due mele. Gli volevo un mucchio di bene anche se gli facevo i dispetti. Essendo un golosone, mangiava tanta carne e molte altre cose. Non era grasso, ma neanche magro. L’ho ricevuto un paio di giorni prima di Natale, quando andavo in prima classe. Eravamo andati dallo “zio Gianni”; dove c’era sua madre, gatta dai lunghi peli bianchi e lui stava vicino a lei, era un tenero e dolce cucciolotto. C’erano ancora degli altri cuccioli (che a prima vista mi veniva voglia di prenderli tutti) accanto alla madre, ma lui stava rannicchiato davanti al camino: si stava scaldando. Era un gatto pasticcione, gettava a terra le palline dell’albero di Natale; si arrampicava dappertutto e andava sotto il mio letto. Si rannicchiava sulla caldaia della legnaia di casa mia. È scappato e ritornato a casa un paio di volte. L’ultima volta che era scappato, ero molto, molto preoccupato. I miei genitori lo avevano portato dal veterinario. Mio padre l’aveva acchiappato dalla parte sbagliata e il gatto li ha graffiati e morsi tutti e due scappando nel bosco. Era passata già una settimana e lui ancora non si faceva vedere; un mese dopo, non era ancora tornato a casa. Mi sono rattristato… e da quel momento non l’ho visto più.

Per me avere un animale è come avere un tesoro!


motto SUM 41                                                                         Lorentz Vail Žufić  

               Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Sfogliando l'album di famiglia sento che anch'io ho una storia da raccontare 

La mia famiglia è molto grande, i suoi membri sono quasi tutti in  Croazia, ma molti vivono anche in  altri paesi. Ah, non mi sono ancora presentato; mi chiamo Lorentz Vail, per gli amici „LOLO“. È curioso il fatto del mio secondo nome, Vail èil posto in cui sono nato. Vail non si trova in Croazia, bensì in Colorado, nei grandiosi USA! Iniziamo con il come mai sono nato là. L'albumdi famiglia certamente mi aiuterà a ricordare meglio!

I miei genitori avevano due lavori: d'estate la gestione del nostro centro subacquei metre d' inverno maestri di sci. Ogni inverno per sette anni lavoravano a Vail come maestri di sci. Prima che andassero a Vail mia madre rimase incinta e cosi una volta a Vail nacqui io. Di conseguenza ho il passaporto americano.

Mia mamma è di Rovigno. Mio padre viene da Pola, ma ha parenti sparsi per tutta l'Istria. Mia nonna materna è quella che ha portato “l'italianità“. È nata a Monfalcone, ma si è trasferita qui a Rovigno per  causa della guerra. A casa mia parlo il dialetto istro-veneto invece con i miei parenti croati parlo il dialetto ciacavo. Mia nonna materna aveva una nonna di origini messicane. Purtroppo i miei nonni maschi non li ho conosciuti perché sono morti prima che io nascessi. Ho anche un cugino che vive a Fiume, pensate che è alto 2. 05 metri! Io sono sulla buona strada, per raggiungerlo! Insomma, ho parenti sparsi un po' ovunque!

Ancora non ho parlato della mia vita e dei parenti che vivono qui a Rovigno. Qui vive anche la famiglia di mio cugino Mauro, le nostre mamme sono sorelle. La sua famiglia è una famiglia di pescatori. La loro tradizione di pescatori si trasmette da padre in figlio. È la sua famiglia che porta la batana in modo tradizionale quando c'è un evento festivo. Lui praticamente conosce tutte le famiglie piu vecchie della città di Rovigno. Hanno anche un cognome tipico rovignese, cioè Venier, di soprennome «sopa». Ogni volta che ci incontriamo per una cena o per un pranzo tutti assieme loro sono sempre i più umoristici. Veramente mi piace la sua famiglia e lui spesso mi aiuta con la scuola. Mia zia, cioè la mamma di Mauro, è una donna che socializza facilmente ed è molto simpatica.

Sono veramente fiero della mia famiglia e vorrei fare una foto collettiva di tutti i miei parenti per completare al meglio il nostro grandissimo «foto album».


motto PIZZA                                                                              Patricija Ive  

                Classe VII  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Sfogliando l'album di famiglia sento che anch'io ho una storia da raccontare 

Sfogliando l' album di famiglia sento che anch'io ho una storia da raccontare... una storia tutta mia! Fin da piccola conoscevo i miei nonni, sia dalla parte materna che dalla parte paterna e per me erano delle splendide persone da ammirare. Dalla parte paterna conoscevo soltanto la nonna poiché il nonno era morto molto giovane a soltanto cinquant' anni.  L' unico ricordo che mi è rimasto di lui è una vecchia fotografia di quando era nell' esercito, nella foto è molto giovane, penso che aveva soltanto diciott' anni.

Il nonno si chiamava Romano e certamente assomigliava molto a mio padre che ha ereditato i suoi meravigliosi occhi celesti e i capelli neri. La nonna paterna si chiamava Maria ed era una brava donna, molto gentile, era un pochino goffa, ma il fatto mi piaceva molto perché così mi sembrava ancora più simpatica. La vedevo spesso perché viveva a Rovigno nella casa degli anziani, cossiché arrivava da me, a casa nostra, per Pasqua, per Natale, per il mio compleanno e per numerose altre occasioni.

Purtroppo come spesso succede la nonna si ammalò gravemente. La andai a trovare, è vero, ma ogni volta che la visitavo mi sentivo molto triste e la consolavo dicendole che tutto ritornerà come prima, ma non è sucesso così... è morta nel 2006.

Dalla parte materna fanno parte mia nonna Angela e mio nonno Mario. Mia nonna Angela era un vero angelo caduto dal cielo; era una persona bonaria, sempre felice e il suo indimenticabile sorriso era sempre impresso sulla sua faccia. Era una persona allegra e faceva rallegrare mia madre con le lasagne e gli gnocchi fatti a casa mentre a noi bambini distribuiva caramelle multicolori, cioccolata e altri dolciumi. Mia nonna Angela aveva molte virtù; era capace di aiutare chiunque si trovasse in difficoltà, oltrettutto era molto gentile e vivace ed aveva molto rispetto nei confronti degli altri e per me era sicuramente un ideale da ammirare e da seguire. Purtroppo anch'essa come nonna Maria combatteva contro la malattia d era molto coraggiosa, ma sfortunatamente ha perso la battaglia... Mio nonno Mario è ancora vivo e spesso mi racconta delle storie interessanti della seconda guerra mondiale e di come ha incontrato la nonna Angela.

Comunque io ho un fratello maggiore, ma dovevo avere ancora due fratelli: i gemelli Daniel e Dean, ma sono nati e morti il 10 dicembre del 1989. Io sono molto triste per queste tragedie alle quali la mia famiglia è sopravvissuta con molto coraggio. Dobbiamo andare avanti anche senza le persone care a cui volevamo bene. Se mai qualcuno mi dirà che non ci sono più, io non gli crederò perché loro sono ancora vivi e vivono nel mio cuore come un fuoco ardente che non si spegnerà mai. 


motto DA – ROCKER                                                                        Marco Tonelli  

                Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Sfogliando l’album di famiglia sento che anch’io ho una  storia da raccontare 

 

Aprendo un vecchio armadio in soffitta, sotto un mucchio di roba ormai da quattro soldi c’è un libro di color verde. Guardando dall’alto sembrava sottile e vuoto, ma appena preso in mano sentii il suo vero peso e appena aperto vidi il suo vero valore. Mi accomodai su un vecchio materasso, che appena mi sedetti si alzò una nuvola di polvere e tossii per un momento. Dopo di che con entusiasmo e curiosità aprii il libro verde e vidi tantissime foto di famiglia. Era un album! Le foto erano dappertutto, messe in ogni angolo, erano così belle e ben custodite. La prima pagina era dedicata a mia sorella, c’erano foto di bebè ovunque, che infatti era mia sorella in varie età.

Girai la pagina e vidi me stesso, ero così entusiasta di vedere me stesso da piccolo. Vidi una foto dove mia sorella mi rinchiudeva dietro un cancello di un vecchio cimitero di paese e lei si piegava dalle risate. Crescendo capii che era solo uno scherzo. Mi ricordo di questo momento come se fosse stato ieri.

Giravo le pagine e sulla quarta pagina c’era l’amore dei miei genitori da giovani. Girai altre pagine naturalmente guardandole tutte, sulla sesta pagina trovai i miei nonni che sarebbero i genitori di mia mamma. Vidi mio nonno in una bella uniforme da soldato, era capitano.

Sulla settima pagina incontrai anche le foto dei miei nonni  paterni che purtroppo non sono più con noi. Tutti e due morirono molto giovani lasciando mio padre e mio zio da soli  contro i mali del mondo. Ricordandomi di questo sentii un gigantesco peso allo stomaco del quale non mi potevo liberare.

Andai sull’ottava pagina e vidi i miei bisnonni, che sarebbero i genitori dei genitori di mia mamma. Non sapevo quasi niente di loro e questo mi rattristava, sapevo solo che mia nonna faceva do cognome Žufić come il mio migliore amico e che mio bisnonno era un grand’ uomo nero di capelli, fierissimo.

Più avanti c’ erano anche un paio di foto di mio zio, il fratello di mio padre.  Mio zio visse con lui un certo  periodo, poi mio padre s’innamorò di mia madre e anche mia madre di lui e formarono una famiglia. Allora mio zio andò a vivere a New York e lasciò la casa. Viene a farci visita ogni anno portandoci bellissimi e costosi regali.

Le  ultime pagine erano di nuovo dedicate a me e a mia sorella io con i miei  14 anni e lei con i suoi 20 anni. Chiusi il libro verde e mi chiesi: ’’Ma quanto velocemente passa il tempo?,,.  Mi alzai e lasciai la soffitta con il Libro Verde in mano. Camminando giù per le scale dissi a me stesso: ’’Tutto sommato, è meglio passare una vita bella anche se corta che una vita lunga e brutta,,.


motto AXL                                                                                    Rene Kopitar  

                Classe VII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

Che cosa si gnifica per me voler bene agli animali

 
            Per me voler bene agli animali vuol dire aiutarli,essere amici con loro …

            Alcune persone uccidono gli animali soltanto perché  li vedono eccitati enervosi, ma solo perché non sono abituati a vivere negli ZOO e nelle gabbie, perciò fanno confusione e saltano tutt' attorno e per questo tolgono loro la vita.

Io penso che queste persone invece di ammazzare gli animali li portassero solo in natura sarebbe tutto più felice e più bello!

Anch' io ho un cane di nome Max e lo amo moltissimo, lo aiuto, ho cura di lui, ci facciamo compagnia …

Per me sarebbe carino e importante che le presone invece di uccidere gli animali piccoli, appena nati, formassero una specie di“asilo per animali“. C'è questo tipo di asilo in America e in Australia per i coala e per i canguri.

Alcune persone in Messico prendono degli animali, come per esempio i cani, solo per arricchirsi, solo perché vogliono sempre più soldi, così gli animali devono combattere uno contro l'altro!!!

Gli animali non devono mai sentirsi abbandonati perché in quel momento loro si sentono come se fossero “l'unica razza sulla terra“! Le persone che maltrattano gli animali per divertirsi o per insensibilità dovrebbero venir punite.

Fortunatamente quasi il 90% delle persone ama gli animali ed io sono fra queste!

Non farei mai del male ad un animale perché io li adoro!


motto TRE                                                                                    Nereo Cafolla  

              Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

SFOGLIO UN ALBUM DI FOTOGRAFIE E VEDO I MIEI NONNI E BISNONNI E SO CHE HO ANCH’IO UN PASSATO DA RICORDARE

 

Il mio bisnonno Filippo Cafolla era nato a Roma ed era il più piccolo di cinque fratelli, due femmine e tre maschi, proprio come me e i miei fratelli.

Egli era un medico dell’esercito, subito dopo è diventato un comandante di battaglione nella  II guerra mondiale. Una quarantina d’anni fa diventò l’allenatore della squadra di calcio di Rovigno dopo essere stato giocatore del Perugia nel 1940. Divenne fondatore dello stadio di Rovigno mandando la squadra in serie B, vincendo addirittura l’Inter, in un’amichevole, nella sua età d’oro. Adesso ci sono molti trofei dedicati alla squadra e ai suoi giocatori. Il mio bisnonno fece da istruttore pure al mio professore di ginnastica Gianni Ottochian. Oltre per esser conosciuto come allenatore di Rovigno era anche un chirurgo specializzato in ortodontria, per questo molti cittadini lo ricordano e si sentono tante di quelle cose che ha fatto nelle sua vita che potrei scriverci un romanzo. Io purtroppo non ho visto mai il mio antenato, morto una  decina d’ anni prima che io nascessi. Ho visto solo sua moglie Teresa da noi chiamata “nonna Lina” che se n’è andata qualche mese dopo la  mia nascita nonostante tutti gli aiuti medici, poi rivelatisi inutili.

Dalla loro unione è nato mio nonno paterno, Alvaro Cafolla, che vive in una campagna vicino alla nostra, è nato nel 1944, tutti lo chiamiamo “nonno Lalo”, ma quando ci rivolgiamo direttamente a lui solo “nonno”.  È medico dentista pure lui.Ha due sorelle maggiori, Carmen e Paola e tutti e tre sono nati  durante la II guerra mondiale, nella quale anche loro padre Filippo ed i suoi fratelli Augusto e Pietro hanno combattuto e da cui sono sopravvissuti tutti e tre.

Il padre di mia mamma invece ha lavorato in polizia, era il commissario di Rovigno, era anche ispettore per gli incendi. Suo padre, mio bisnonno materno, si chiamava Milan Vlahović. In passato egli stava indagando sulle origini della sua famiglia ed è riuscito a risalire fino a quattrocento anni fa. Così, prendendo dati da un posto all’altro, analizzando il codice genetico, ha trovato tra i discendenti perfino un nobile rumeno. Ha trovato pure lo stemma di famiglia, adesso ci sono due copie a casa sua. Sua moglie Katarina è ancora viva ed ogni volta che veniamo da lei ci chiede se abbiamo voglia di mangiare e ci dà la cioccolata. Ci vuole molto bene. Invece il papà di sua moglie, cioè mia bisnonna Katarina, si chiamava Ivan però tutti lo soprannominarono “Veli Jože” per via della sua statura, era alto due metri e aveva delle mani enormi.

Quante cose si possono raccontare sui nostri avi!

            Da non dimenticare che ci sono anch’io con i miei fratelli ed un’altra parte di storia che si dovrà ancora scrivere.


motto FIORE                                                                           Laura Verdnik  

               Classe V Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno                              

                                                                                                                                                    Insegnante: Nelly Šterbić

VOLER BENE AGLI ANIMALI

 

Voler bene agli animali è una cosa molto bella che tutti possono fare. Purtroppo a certa gente non interessa rispettarli e voler loro bene. Io invece lo faccio. Anche se non ho un animale domestico mi piacciono gli animali, sia domestici che selvatici. Io non ho preferenze della specie animale, ma ho sempre voluto un coniglietto e una tartarughina . Se li avessi avuti li avrei chiamati Tuffolo e Nuvolina, mi sarei presa cura di loro e avrei voluto loro molto bene. Chissà se li riceverò in futuro per il mio compleanno. C’ è soltanto un piccolo problema: mia sorella. Lei è ancora troppo piccola. Comunque io voglio bene a tutti gli animali, anche ai cani, di cui devo ammetterlo  ho un po’ di paura che pizzica ogni tanto.

A volte gli animali possono anche essere un esempio per tutti noi perché ci vogliono bene e sono addestrati in modo speciale, come gli Husky per esempio, o i San Bernardo.

Certi uomini si comportano peggio degli animali e hanno cuore di mandare a rischio d’ estinzione un’intera specie, distruggendo loro e il loro habitat. Infine si stupiscono di tutto questo. Che strani siamo noi!!! Noi mangiamo alcuni animali e per altri usiamo i disinfestanti (Mio dio! Mi sento come una dottoressa o l’insegnante di biologia!)

La conclusione di tutto questo?!?

Io voglio bene agli animali e rispetto la natura.


 

 motto LIVADE                                                                        Andrea Savić  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

                                                                                                                                                    Insegnante: Samira Laganis

SFOGLIANDO L’ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, I NONNI, I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH’IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE

  

Le storie che sentiamo raccontare ce le racconta la nostra bisnonna Vitoria che nasce a Pigini (Livade) nel 1929. Tutte le storie iniziano sempre con lei che legge il giornale e dice: “guarda qua, me ricordo....”. Così abbiamo saputo che nell’ottobre 1964 c’è stata un’inondazione a Livade, che ha fatto molti danni, ha allagato tutto. Nei pianterreni delle case quando l’acqua si è ritirata rimase solo fango e “danno” (come dice lei). Le sorelle del bisnonno abitavano in un paesino vicino quando hanno visto tutta quell’acqua si sono spaventate e gli hanno detto di andare via che “no li porta via l’acqua”. Loro forse per coraggio o forse non sapendo cosa fare rimasero, si rimboccarono le maniche e cominciarono a pulire, buttare le cose rovinate con fatica e disperazione. Ma “dopo la pioggia viene il sereno” e così fu anche a Livade.


 

motto FIVI 47                                                                           Filip Paljuh  

                                                            Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Gabriella Grbeša

Cosa racconta una vecchia cartolina

 

Curiosando nella vetrina della nonna, ammucchiate in un angolo, ho trovato le foto di mio nonno Silvano. Subito mi sono messo a fare molte domande alla nonna. Pian piano mi rifiorivano molti ricordi, belli ma pure tristi. Il mio cuore è triste perché non c' è più, però l' amore per lui è molto grande. Le fotografie di mio nonno sono poche ma belle. Io me lo ricordo alto, forte, sorridente, buono. Lavorava nei campi e nonna mi ha raccontato che guidava un camioncino bianco. Tra le fotografie ci sono alcune di quando era a militare su qualche monte in Croazia. C'è pure una foto di mio nonno da giovane vicino alla sua automobile Buba. Non so di quale colore doveva essere l'auto perché le foto erano in bianco e nero.

Io ero piccolino e lui già vecchio quando giocava sempre con me. Quando andavamo in campagna il mio nonno mi prendeva sulle ginocchia e guidavamo il trattore.

Mi faceva sempre ridere , mi raccontava tante storielle e mi stringeva forte, forte.

Quando qualcuno mi chiede del nonno divento subito triste perché mi ricordo che non c'è più. Io sono molto contento di assomigliare a mio nonno Silvano e credo che lui sia il mio angelo custode che mi veglia ogni giorno e sempre sarà accanto a me.


motto CHIARA                                                                           Chiara Bose  

                                  Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene ai animali

Una volta passeggiavo pacifica quando ad un tratto ho visto una cosa terribile. Ho visto sopra un negozio degli uccellini che avevano il nido. Un uomo con un bastone ha buttato il nido per terra e tutti gli uccellini sono volati via, tranne un uccellino piccolo che non sapeva volare. Il piccolo uccellino è caduto a terra, io sono corsa fino a quel uccellino. Aveva una gamba rotta. L'ho portato a casa mia. Ho preso una scatola e ho fatto una piccola casetta, ho messo l'uccellino nella scatola e gli ho dato da mangiare. Il piccolo uccellino stava un po' meglio. Ho dato un nome al piccolo uccellino. Il suo nome era Coraggio perché era molto coraggioso. Coraggio stava molto meglio perché aveva da mangiare e bere. Dopo pochi giorni Coraggio diventò grande. Io e lui siamo usciti fuori e lui cominciò a volare, era la sua prima volta. Io e il piccolo uccellino siamo usciti fuori dopo due giorni e il piccolo uccellino volò via. Io ero molto contenta. Dopo un anno vidi Coraggio sulla mia finestra. Ho riconosciuto Coraggio perché quando lo curavo gli misi un braccialetto che ho fatto io, glielo misi sulla gamba che gli faceva male. Questo vuol dire volere bene ai animali.


motto LLEOLLI                                                                           Leo Jugovac  

                                                            Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

La Terra, unico (forse) pianeta abitato del nostro sistema solare, presenta una grande varietà di vegetali e animali di cui certe specie sono estinte da secoli o vanno in via d'estinzione. Gli animali e le piante risentono molto di questi cambiamenti che avvengono sul nostro pianeta.  L'inquinamento atmosferico e terrestre sta danneggiando le Terra e rovinando lo strato d'ozono che la protegge. Da quando sono state costruite città molto grandi con tante fabbriche e veicoli inquinanti la Terra ha iniziato a surriscaldarsi e quindi presto i ghiacciai inizieranno a siogliersi e il livello del mare inizierà ad alzarsi e tutto verrà sommerso dalle acque. Un modo per attuire l'inquinamento sarebbe quello di riciclare e non di gettare nella natura oggetti a cui servono anni o secoli per degradarsi.

A questo mondo esistono persone che abbandonano gli animali sul ciglio della strada o addirittura li uccidono perché non possono mantenerli o non sopportano il loro comportamento e carattere. Parlando di maltrattamenti diciamo anche che i bricconieri, gente molto sporca, ruba gli animali per soldi dal propio habitat dove loro erano abituati a vivere e li portano in altre parti del mondo o li uccidono per ricavare dai loro corpi materiali per i loro scopi. Degli esempi sarebbero le pinne di squalo o le pellicce usate per decorazione. Certi animali catturati vengono usati nei laboratori dove vengono testati sui loro corpi prodotti nuovi che poi veranno venduti nei negozi.

L'inqinamento e la costruzione di case danneggiano gli habitat degli animali  e causano mutamenti nella fisilogia psicologia degli animali.

In conclusione la più grande minaccia per la Terra è l'uomo che con le sue attivià sta rovinando la Terra. Esistono altri modi di costruire o creare oggetti senza inquinare o uccidere l'ambiente.


motto SIMO                                                                               Simona Crobu  

                                                            Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

VOLER BENE AGLI ANIMALI

Volere bene agli animali  vuol dire amarli e rispettarli, non torturarli e soprattutto significa prendersi cura di loro, dargli tutto il tuo affetto e amore. Il WWF è la piu' grande organizzazione per la salvaguardia della natura. Esso si occupa della salute e protezione degli animali. Alcune specie di animali sono a rischio di estinzione, per colpa del disboscamento, per colpa dell' inquinamento del mare, alcune persone uccidono gli animali per le loro pelli. Gli animali a rischio di estinzione sono parecchi : la tigre, il panda,  la lontra, la balena, l' oceleot, alcune specie di tartarughe ,serepenti ,rane, elefanti e rinoceronti. Se fosse possibile io aiuterei gli animali, ma purtroppo non è possibile LLL. Ora si spera che il WWF si occupi della salute degli animali e della loro salvaguardia... Se si estinguessero non potremmo vedere mai piu' questi splendidi esemplari. Una volta una ragazzina bionda,  ha preso 6 cuccioli di cane e li ha buttati nel fiume. Così anche una signora ha buttato il suo gatto nella pattumiera. Anch'io avevo un gatto di nome Miki. Era il piu' dolce gattino di tutti. Pero' purtroppo aveva l'epatite ed è morto. Io ho pianto per giorni e giorni. Io ho guardato un film, che parlava di due tigri fratelli. Alla fine del film hanno detto che prima c'erano 10.000 tigri. Oggi ci sono meno di 7.000. Io a casa ho tre animali. Un cane e due tartarughine. Si chiamano Bibi, Kiko  e Lu'. Io li amo così tanto e li amero' per sempre.


motto SANDRI                                                                         Sandra Šavron  

                                                            Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

Gli animali si devono rispettare  perché anche gli animali sono esseri  viventi. Io adoro gli animali e li rispetto. Volere bene agli animali significa non picchiarli, torturarli, abbandonarli, ecc. Ottenere la fiducia degli animali è un procedimento molto lungo perché agli animali serve tanto tempo per abituarsi. Una riccetta da praticare è somministrare loro tante coccole e dargli tanto amore, così  gli animali avranno fiducia in te. Tanti animali sono stati uccisi per la pelliccia come le tigri oppure per il tappeto uccidono  gli orsi. Alcune persone uccidono gli animali per appendere le loro teste in casa. Ci sono tante persone che curano gli animali. Tante balene sono morte per colpa del mare sporco. I delfini sono animali molto intelligenti e amichevoli per questo facilmente vengono presi dalle reti dei pescatori. Tanti animali vengono abbandonati dai padroni. Gli animali non si devono uccidere perché questo non è giusto, hanno una vita che vale quanto la nostra. Io conosco due persone che uccidevano animali protetti. Io non potrei uccidere gli animali perché io adoro gli animali e sempre ne avrò cura.   


motto ALINKO                                                                                Alen Štornoga  

                                   Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali
 

"Il surriscaldamento globale altera l'ecosistema e l'habitat di diversi animali che estinguendosi causano danni irreversibili al nostro pianeta".

 Erano queste le ultime parole che hanno trasmesso ieri sera al telegiornale. Hanno pienamente ragione pero' vorrei aggiungere  che è proprio l’uomo che causa questi danni ingenti all’ecosistema mondiale.

 L'uomo da essere carnivoro e' abituato a uccidere per sfamarsi, ma a volte, passa ben oltre il bisogno di cibo stesso. Per esempio i pescatori ( non tutti ) abusano della pesca alterando l'evoluzione e la continuazione dell'esistenza di certe speci di pesci. Questo non vale solo per i pescatori ma anche per tante, anzi tantissime altre persone che abusano degli animali.

 In Russia abusano degli animali, li uccidono par ottenere delle pellicce. Oppure in Cina che vengono  uccisi gli squali per poi sfruttare le pinne per decorazione.

 Questi sono un paio di esempi di abusi nei confronti degli animali, anche se purtroppo non sono gli unici posti dove si abusa di essi.


 motto EWE                                                                             Evelin Jakac  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Voler bene agli animali

Tante persone senza cuore maltrattano gli animali e ancor peggio, li uccidono senza un motivo valido. Rubano la pelle e le ossa per ricavarne giubotti, pellicce, scarpe, borse... e tutto questo lo fanno solo e soltanto per denaro. Le persone inquinano gli oceani e i mari senza pensare alle conseguenze. Tanti animali abbandonati a se stessi muoiono. Il ghiaccio sui poli si scioglie ogni giorno di piú e ben presto gli animali scompariranno. Ma se ci fermiamo e rifflettiamo ci rendiamo conto che al di fuori dei parenti, genitori, fratelli e sorelle ci sono gli animali che ci aiutano come possono, ci trasmettono affetto e ci amano. Ma non tutte le persone voltano le spalle ai nostri piccoli amici. Ci sono persone che li accolgono, li aiutano come possono e ricambiano l'affetto che gli animali provano per loro. Fatelo anche voi, che vi costa? Beh, sicuramente conoscete il WWF – protezione animali. Aiutiamoli a salvare gli animali. Diamo ai nostri piccoli amici una nuova casa, ed una nuva vita. Non lasciamo che a causa dell'uomo si estingano come è già successo con la tigre bianca, senza un minimo di rimpianto. Non distruggiamo il loro habitat perché la natura si ribella. Dopo aver scritto queste parole ho capito che non bisogna aver paura degli animali, ma a mio parere, bisogna aver paura dell'ignoranza umana perché è a causa di questa che l'uomo può fare di tutto e di piú.

IL MIO MESSAGGIO É: aiutiamo i nostri piccoli amici, doniamo loro una nuova vita.

Io amo gli animali, qualunque cosa succeda io non mi separerò mai da loro.


motto WALLE                                                                     Valentina Radizlović  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

Un po' di tempo fa mentre ordinavo la mia stanza trovai in un vecchio scatolone una cartolina. La cartolina me l' aveva mandata una mia cara amica con la quale oggi non ho più molto contatto. La mia amica si chiamava Ana. Noi eravamo migliori amiche, inseparabili, del cuore. Questa cartolina me l'ha mandata tre anni fa quando era a Šolta. Sopra c'era scritto: ''Tanti saluti e baci da Ana, la tua migliora amica''.  Questa cartolina mi ha fatto ricordare tutti i momenti fantastici che abbiamo trascorso assieme. Le speranze, i dispiaceri, la gioia, l'amicizia, i pianti, le risate... Quando per la prima volta avevo letto la cartolina ho provato una gioia immensa  e poco tempo fa, quando l' ho riletta dopo molto tempo, ho riprovato la  gioia di allora. Io e Ana abbiamo preso due strade diverse. Io un giorno vorrei scriverle una cartolina con su scritto: ''Eri la mia migliora amica, voglio che ritorniamo come allora, ti voglio bene.“

Spero che un giorno il mio sogno si realizzi  e  che noi ritorniamo amiche per sempre.

Quella cartolina mi rimarrá per sempre nel mio cuore !!!


motto ROČKO POČKO                                                               Roy Coronica  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

'Volere bene agli animali ''
Io ho due cani e un gatto e so cosa significhi voler bene agli animali. Io partecipo con l'insegnante Vesna a una ricerca sul volontariato, nello specifico riguardo alla Greenpace. E' un'organizzazione non pagata che aiuta gli animali come le foche, le balene, ecc... A causa dell'uomo e del suo inquinamento molte specie di animali sono a rischio di  estinzione.
La mia grande domanda e':  Se noi causassimo l'estinzione di tutti gli animali che cosa resterebbe? Resterebbe solo distruzione e morte, l'intero mondo sarebbe solo un pianeta desolato, dopo di che l'uomo si concentrerebbe solo su se stesso, facendo quindi la stessa fine degli animali. L'esistenza della vita dipende dalla catena alimentare: se certe piante/animali si estinguono molte specie rimarebbero senza cibo, morirebbero e sarebbe una catastrofe; Quindi dobbiamo darci da fare per aiutare gli animali in difficolta', ad esempio il panda che e' un animale molto a rischio, o le tigri..
Da noi si stanno estinguendo i datteri, in Italia non menzionano il problema ma da noi e' molto sentito. Qualche settimana fa sono stati arrestati dei pescatori di frodo sulla costa con un grosso carico abusivo.
Gli animali sono nostri amici, e' meglio salvarli che ucciderli perche' in questo modo potremmo causare anche la nostra estinzione. Le grandi organizzazioni come la WWF sono le piu' importanti che si occupano della loro salvaguardia, se li salviamo ci salviamo anche noi.


motto RENE’                                                                              René Bartolić  

                                                            Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Sfogliando l'album  delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare

 

Qualche giorno fa ero da solo a casa, mi ero stancato di guardare la TV e di giocare al computer; rovistando fra i cassetti avevo trovato un album di fotografie in cui c'era tutta la mia famiglia.

Sfogliando le pagine, vedevo le foto dei nonni, dei miei genitori e altri amici. Mi sono soffermato particolarmente sulla foto di mio bisnonno che c'è ancora, mi era venuto in mente di comparare la mia vita di adesso e la sua dei ” tempi passati “ . Mi ricordavo le storie che mi raccontava; ora la nostra vita è molto più facile con l'automobile, il computer, ... Il mio bisnonno doveva fare chilometri e chilometri per arrivare a scuola e prima di incamminarsi doveva portare al pascolo le mucche. Il cibo era poco o non c'era nemmeno. Si accontentava di poco; la sua prima bicicletta l'ha ricevuta a diciott' anni, quella volta avere una bici era come possedere oggi un'auto di lusso. Appena compì i diciott'anni venne mandato a fare il militare per le forze Jugoslave.

Dopo tutto questo ho capito che la nostra vita di oggi è molto più facile e anche che bisogna ascoltare sempre i nonni quando hanno qualcosa da raccontarvi.


motto NIKI                                                                                Nicholas Makovac  

                                                            Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

 Gli animali sono sempre più in pericolo d'estinzione. Ogni specie animale rischia la propria vita a causa dei cacciatori. I cacciatori uccidono molte vite ingiustamante per poi fare di loro prodotti, pelliccie, borse... Molti cacciatori vanno a caccia solo per divertimento di uccidere, certi lo fanno per mangiare la loro carne, certi per noia non avendo niente da fare, ma tutti con lo stesso risultato ottenuto, la morte degli animali. Per me è ingiusto cacciare e uccidere tante vite inutilmente, dividendo famiglie d'animali che vivevano felici, per poi arrivare loro, i cacciatori, con tanto di fucili caricati, pronti per uccidere molte specie. La caccia per gli animali è come una guerra ed una lotta per la sopravvivenza, animali contro cacciatori , uno con l'obbiettivo di uccidere, l'altro quello di vivere. La caccia per gli animali equivale alla morte. Molti cacciatori però cacciano per sport e per hobby personale, però ce ne sono di peggiori che li catturano, che vengono chiamati bracconieri. I bracconieri catturano gli animali illegalmente con ogni mezzo per poi venderli agli acquirenti, spietata gente che usano gli animali a loro piacimento. Ci sono poi bracconieri che li consegnano al circo dove li usano come fenomeni da baraccone e fanno di loro degli oggetti. Molti animali vengono catturati, ma non perché non riescono a fuggire, ma perché non hanno dove nascondersi. Molte foreste vengono distrutte per colpa delle persone che tagliano troppi alberi, persone che non segnano le regole dei cartellive appicano incendi e molti animali devono fuggire da queste catastrofi. Il numero di foreste sta diminuendo sempre  più a causa della tecnologia, creando città, case, appartamenti e perciò radendo al suolo molte foreste. Le case di animali vengono distrutte. Ma non sono solo queste le cause della distruzione dell' habitat degli animali, la più grande è l' inquinamento. L'inquinamento distrugge la natura e la causa dell'inquinamento è l'uomo. L'uomo getta dappertutto immondizie inquinando laghi, prati, foreste, mari dove alloggiano molti animali e creando così il surriscaldamento globale. Nel mare molti pesci muoiono per colpa dell'inquinamento nei mari ancor prima di esser catturati dai pescatori. L'inquinamento, la caccia, la distruzione di foreste e mari sono  tutti fattori che contribuiscono alla rovina e la morte degli animali. Per fortuna ci sono ancora organizzazioni che tentano di evitare questo e salvare gli animali,  ma io reputo che non solo loro debbano aiutare gli animali, ma tutti quanti dovrebbero farlo. Dovrebbero almeno  rispettarli perché anche gli animali hanno una vita e un anima.


motto NANA                                                                                Natalia Lakić  

                                                            Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante  Cristina Sodomaco

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

 Un giorno mettevo in ordine la mia camera. In uno sgabello ho trovato una vecchia cartolina di una cara amica d'asilo di nome Arianna Faruolo, vive in Italia, a Trieste. Su di essa c'era scritto il suo numero di cellulare, ľindirizzo e un messaggio carino scritto per me. Sono andata giù dalla nonna a mostrarle la cartolina, era felice per me. Io e la nonna abbiamo chiamato il numero che c'era scritto sopra. Abbiamo chiamato più di tre volte... La quarta abbiamo sbagliato numero, la quinta ce l'abbiamo fatta; ha risposto la mamma di Arianna però non mi ha riconosciuto e allora ho riattaccato. La sesta e ultima volta mi sono presentata alla mamma di Arianna, le ho spiegato che ho ricevuto la cartolina di sua figlia e che la cercavo. Dopo aver parlato anche con Arianna eravamo contente tutte e due di esserci sentite. Dopo quella chiamata ci sentivamo ogni giorno al cellulare e tramite Facebook. Un giorno mi ha chiamato Arianna e mi ha dato una bellissima notizia dicendomi che sarebbe venuta a Umago per fare la casa a Sarbarizza. Era estate. Andavo a Sarbarizza per aiutarli. Arianna veniva a dormire da me, andavamo assieme al mare con la sua famiglia. Era bellissimo. Quelle due settimane sono presto finite, sono ritornati in Italia. Però lo stesso ci siamo sentite al cellulare a tramite msn, ci siamo viste tramite la webcam. Siamo restate buone amiche. Anche adesso siamo restate in contatto.


 motto GOGO                                                              Goran Mikavica   

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

“VOLERE BENE AGLI ANIMALI” 

Gli animali hanno bisogno di amore come l'uomo  ma,  molte  persone, uccidono gli animali per la carne, le pellicce,… Gli animali non devono essere uccisi,  un paio di specie sono protette e certe specie si sono anche estinte. Le specie  in via di estinzione sono: le  tigri bianche, le orche , ecc. Le  orche  sono in via d’estinzione perché  ogni volta che  si danneggia una petrolifera, di orche ne muoiono  a centinaia. Le tigri bianche vengono  uccise per le carni. I datteri sono pure in via di estinzione anche se sono dei molluschi. Per salvare gli animali , dobbiamo pulire e non inquinare i mari. 

NON UCCIDERE GLI ANIMALI!


motto MEGIC@                                                                        Megi Katkić  

                                                            Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco 

Volere bene agli animali

Secondo me volere bene agli animali vuol dire prendersene cura, coccolarli e dargli tanto affetto perche´ anche se gli animali non parlano sono come noi ESSERI VIVENTI; respirano, corrono, saltano, si muovono, giocano e hanno un cuore come noi, solo che loro non possono parlare ma abbaiono.

Il 10 giugno 2010 alle ore 21:30, verso le 22:00 cca.. è venuta a  mancare il mio amico del cuore, il piu´ forte, il piu´ grande e il migliore cane del mondo. Si chiamava Rex, era un rottweiller di quasi 60 kg, cca 9 anni, ed era nero e sopra i suoi occhioni scuri aveva due macchie marroni. Quando ero triste mi consolava sempre, ogni giorno andavamo a fare delle lunghe passeggiate. Adesso non vado a passeggiare piu´. Mi manca. Da quel giorno maledetto sono trascorse 39 settimane e presto 9 mesi, che lui non c´e´ piu´. Stare con lui mi rendeva felice. Era l`unico che mi coccolava veramente. Mi ricordo tutte quelle volte che siamo andati al mare, e mi ricordo quando giocavamo e correvamo insieme. Io sono crescuta con lui. Mi manca da morire, non si meritava questo, a volte penso che vorrei stare con lui. A casa è tutto vuoto senza di lui. Quel maledetto giorno. Forse qualcuno pensava fosse pericoloso perche` era di razza rottweiller, ma invece era un grande giocherellone coccolone. Era il cane piu` forte e piu` buono di questo mondo. Dopo questo avvenimento e` tutto così vuoto. Gli volevo tanto bene, un`immensita` di bene. Pero` penso sempre a lui, penso che lui e` sempre vicino a me, anche se la sua presenza non c`e`.

Penso che tutte quelle persone che maltrattano gli animali debbano essere punite. Io farei passare loro tutto quello che loro hanno fatto a quei poveri animali.

Certe persone li coccolano finché ne hanno voglia e poi li picchiano, non danno loro da mangiare. Credo che dovrebbero provare questi maltrattamenti sulla loro pelle per capire cosa si prova.

" NON FARE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORRESTI CHE VENGA FATTO A TE!!! "


motto WATER MARINES.M.R.                                                Matteo Radin  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali 

Io voglio bene agli animali. Avevo un gatto di nome  Zorro, aveva la pellicia bianca a macchie nere. Aveva una macchia nera sopra la bocca, come un baffetto. I gatti sono molto buffi quando sono in allerta. Mi piaceva quando Zorro saltava sulle mie ginocchia e faceva le fusa. A me piacciono tutti gli animali: tigri, leoni, pantere, leopardi, ghepardi, squali, alligatori, pinguini, canguri. Mi piacciono molto le tigri bianche che purtroppo sono quasi estinte. In Croazia i datteri vengono raccolti a migliaia. Per un dattero di mare servono cento anni per raggiungere circa dieci centimetri. Vivono sulle rocce, per estrarli bisogna spaccare le rocce e così si rovina il fondale marino il che è molto grave. Il panda è un animale molto buffo ma purtroppo anch'esso in via di ESTINZIONE. Le organizzazioni che aiutano gli animali sono:WWF E GREENPEACE. Gli orsi polari che vivono ai poli sono dei giocherelloni: giocano sempre ma anche loro sono purtroppo in via di ESTINZIONE. Io spero che la situazioni migliori e che l'uomo diventi cosciente di quanto gli animali siano importanti per l'ecosistaema e iniziare così ad averne cura.


motto DJ MASK :’D                                                                  Matteo Fattor  

                                                            Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

Gli animali. Certi sono detti anche migliori amici dell'uomo. Ma l'animale è anche l'uomo stesso. Lo stesso uomo che non si rende conto del danno che fa a questi esseri. L'uomo, l'animale sociale, che si crede superiore a tutto e a tutti, dovrebbe essere il primo a fermare queste ''stragi'', il primo a difendere i suoi ''simili'' perché, in fondo, siamo tutti animali. Al mondo ci sono molti tipi di razze e specie animali, certi domestici, altri selvatici e probabilmente, altre ancora sconosciute all'uomo. Gli animali domestici, a cui tutti vogliono bene, che tutti tengono nelle proprie case sono i migliori amici dell'uomo, proprio quell'uomo che, in molti casi, lascia i propri animali sul ciglio della strada, una strada lontana da casa, dalla loro casa. Questa è, purtroppo, l'altra faccia della medaglia che tocca a moltissimi di essi, perché quando si vede un cagnolino in un negozio d'animali, non si pensa che bisognerà curarlo e allevarlo e poi, invece, come via più semplice, per l'uomo, ovviamente, l' animale viene letteralmente ''scaricato'' come un oggetto. Gli animali selvatici, di cui molto razze e specie, purtroppo, sono in via d'estinzione, visti allo zoo vengono giudicati come ''carini'', degni di ''souvenir'' in loro onore, ma che, allo stesso tempo, appena visti allo stato ''libero'', la loro libertà, che non puo' quasi più essere vista come tale, vengono attaccati, feriti, addirittura uccisi, anche quando non hanno colpa e hanno più paura loro di noi che noi di loro.  Volere bene agli animali, per me, significa volere bene a tutti gli animali, e non maltrattarli e abbandonarli, perché molti nostri ''migliori amici'' non ci abbandonerebbero.    Per me è molto triste che quando si parla di animali vengono nominati soprattutto maltrattamenti e ''brutalità''. Si potrebbe migliorare e abolire queste ingiustizie verso gli animali. Questo vorrebbe dire volere bene agli animali.  


motto  TEIA                                                                                Mattea Grbeša  

                                                             Classe VI a  Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

Volere bene agli animali non voul dire solo essere affascinati da loro, ma anche fare delle ricerche e informarsi su di essi. Se volessimo bene agli animali non ci sarebbero tante catasrofi naturali, né distruzioni ambientali, e neanche tante speci in via di estinzione. Io penso che sarebbe meglio andare in Cina a vedere i panda e ammirare il loro fascino in natura che andare nello zoo e vederli tutti stanchi e tristi. Il WWF è una delle più grandi oraganizzazioni che si occupa della salvaguardia degli animali e ambienti naturali. Un paio di giorni fa ero a visitare il sito WWF e ho trovato alcune informazioni utili per aiutarli nei loro progetti numerosi. Ma io da sola non  ho il potere di cambiare le condizioni di vita degli animali. Niente e nessuno dipende da ME, ma tutti e tutto dipendono da NOI! Io detesto le persone che per soldi farebbe di tutto e di più . Io piuttosto vorrei vivere in pace in Asia o in Africa circondata da animali tropicali, che andare a cacciare animali in via estinzione per corna, denti, pelle... Ma neanche questo non è una soluzione, se tutti andassero a vivere dove c'è il loro animale preferito sarebbe comunque in pericolo. L'unica soluzione è restare a casa e aiutare la gente del WWF. Pensate cosa potrebbe succedere se tutti gli animali si estinguessero, noi dovremmo diventare vegetariani, e non sentiremnmo più il cinguettio mattutino degli uccellini e quindi saremo tutti più tristi. Per questo aiutiami il WWF e altre oraganizzazioni che aiutano agli animali.


motto LITTLE MINNIE                                                        Lucrezia Justina Pren  

                                                             Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Sfogliando l' album delle foto di famiglia vedo i bisnonni, i nonni , i miei genitori e sento che anchi' io ho una storia da raccontare 

Tutti quei ricordi, momenti di tristezza e felicità, alti e bassi messi in un album. Ogni foto ha una storia da raccontare. Basta guardare la foto e già essa ti racconta mille storie , mille avventure vissute.

In una foto vedo mio il mio bisnonno Giuseppe, come raccontano un „gran uomo“. Nella foto si vede anche la mia bisnonna Maria e gli abitanti del villaggio. Stanno vendemmiando. I loro sguardi pieni di felicità e gioia. La foto è datata Settembre 1921. Mentre osservavo le foto, vidi un album che catturò la mia attenzione. L' album era blu con la cornice marrone. L' aprì con curiosità. C' erano foto che ritraevano il giorno piu importante della loro vita, il matrimonio di mia nonna e di mio nonno. Nelle foto si vedeva gente che ballava. La festa non era sfarzosa, ma tutti avevano partecipato con qualche dolce, con qualcosa di casareccio. Bambini che  correvano, gente con bicchieri in mano, tavoli pieni di vassoi di crostoli, prosciutto cotto, formaggio e il pane appena cotto. Infine sul tavolo con la tovaglia bianca, c' era la torta bianca con la crema rosa fatta di fragole. La torta non era né grande né piccola, ma fatta con amore. Ad un tratto, girando le pagine rovinate dell' album, una foto scivolò fuori. Una foto sconvolgente, una foto che mi fece venire i brividi. Uomini appoggiati ad un muro, un muro rovinato, un muro pieno di dolori. Uomini in divise con sguardi privi di paura, inespressivi, ma con un poco di speranza. Dalla data capì subito che si trattava della 2 guerra mondiale. Sfogliando un altro album un' altra storia mi si presentò. Tempo di musica, disco, divertimento: gli anni 80! Si vedono i miei genitori che in quel momento avevamo vent' anni. Mio papá con una acconciatura simpatica, capelli lunghi pieni di lacca. Mia madre con capelli push up. Primi amori e prime foto a colori.

Ad un tratto vedo mia madre con in braccio una bambina. Ma quella sono io! Anch' io faccio parte della storia della mia famiglia. Anch' io ho una storia da raccontare.


motto LIZI                                                                                 Lisa Longhi  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

''Cosa ci racconta una vecchia cartolina''

Un cartoncino di plastica, due righe scritte a penna, una foto, questa e' la cartolina, mille ricordi, mille emozioni. Mettendo in ordine la mia stanza trovai una busta con su scritto ''Nicole 2009-2010'', incuriosita la aprii; la sorpresa fu davvero grande! La busta conteneva delle lettere mandate dalla mia migliore amica qualche mese prima: diceva che le mancavo, che le giornate senza di me erano tristi e vuote e che mi voleva tanto bene. Insieme alla lettera c'era anche una foto: oooooh, quella foto!, mi ricordo benissimo quel giorno. Era estate ''Presto, sbrigati!'' mi disse Nicole ''Sono gia' le 15, se dobbiamo andare al mare dobbiamo muoverci!'' Quel giorno io e Niki dovevamo andare al mare con degli amici. Ci svestimmo e corremmo in acqua, ridemmo per ore e ore...Mi ricordo specialmente un episodio di quella giornata: Matteo e Erik ci avevano tirato la sabbia, buttato in acqua e fatto mille scherzi, eravamo infuriate con loro!.
La sera Nicole venne a casa mia: Aaaaaah che divertimento, la mia migliore amica e' davvero speciale, ha un carattere forte, intelligente, furba, abile, veloce,  scherzosa ma permalosa, il suo punto debole era la sensibilità, era una ragazza sensibile, che credeva nell'amicizia eterna e che non ti avrebbe mai tradito. Ora non la vedo più, mi manca le voglio un sacco di bene, sarà per sempre la mia migliore amica!


motto LEO                                                                                Leonardo Favretto  

                                                            Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Sfogliando l' album delle foto di famiglia vedo bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare 

Il mio album di famiglia è pieno zeppo di foto dei miei antenati. Mi piace guardarle e riguardarle. Ogni qualvolta ho tempo, mi metto a sedere in soggiorno con i miei famigliari e le osserviamo e ci ricordiamo dei tempi passati.

Mi ricordo della mia bisnonna paterna Giuseppina che tutti chiamavamo Pina. Lei era veramente una donna moto generosa e affettuosa ed io le volevo molto bene anche se non ho trascorso molto tempo con lei. Il mio bisnonno paterno Pietro non l' ho conosciuto, ma ho sentito che anche lui era un uomo per bene. La mia nonna paterna Mirella era una donna assai gentile, buona anche lei e affettuosa. Era anche testarda come me quindi litigavamo molto spesso. Nonostante ciò le volevo molto bene. Il mio nonno paterno Giorgio è morto dopo di lei, con lui avevo un bel rapporto da piccolo perché  è morto quando io avevo sette anni. Mi ricordo di come andavamo in bicicletta e mangiavamo i mandarini,  ma purtroppo anche lui è morto. Ho sentito molto la sua  mancanza dopo che se ne è andato. Ora sto con i miei genitori ai quali voglio molto bene e non sono come farei senza di loro. Alcune volte litighiamo, sì, ma in fondo tutti lo fanno. Nonostante i litigi e le altre cose che fa una famiglia, io gli voglio un mondo di bene. Con la mia nonna materna Maria ci sentiamo per telefono e alcune volte, ma non spesso, andiamo a visitarla nello Zagorije, anche ad essa voglio molto bene, anche se è un amore a distanza. Del mio nonno materno e dei bisnonni materni non ho sentito quasi niente, quindi non posso raccontarvi nulla. Vorrei che tutti siano in vita e rivederli di nuovo, parlare con loro ed altre belle cose.

Mi piace molto guardare le foto di famiglia per ricordarmi di tutti i bei momenti che ho trascorso con tutte le persone a cui voglio bene...


motto LAURA                                                                          Laura Burolo  

                                                            Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Sfogliando l'album delle foto di famiglia,vedo i bisnonni,i nonni,i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare

 Guardando le foto con mia nonna, volevo vedere come era mia mamma da piccola.

Tra tutte queste foto ne ho trovate alcune vecchie e ingiallite, ho chiesto informazione a mia nonna su questi personaggi che mi ispiravano.

Qui comincia la storia:

Si trattava dei miei bisnonni, di nome Giovanni e Antun. Parteciparono alla seconda guerra mondiale. Il mio bisnonno Giovanni fu fatto prigioniero e portato prima in Italia e poi in Africa, fu preso dai fascisti. È rimasto prigioniero per ben 9 anni e in tutto questo tempo la mia bisnonna Ruža non sapeva se era sopravvissuto. Chi sa come era difficile la vita per lei e suo figlio. Dopo 9 anni successe il miracolo, tornò a casa. Anche l'altro bisnonno Antun fu anche lui fatto prigioniero e portato in Germania. Lui fu più fortunato, perchė riuscì a scappare dalle mani dei fascisti. Si rifugió da una famiglia di contadini aiutandoli nei loro llavori. Appena finita la guerra tornò a casa e sapeva parlare benissimo il tedesco.

Mi dispiace molto di non averli mai comosciuti.


motto JESSI98                                                                                  Jessica Vuk  

                                                                   Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

Io voglio molto bene agli animali però l'animale che io preferisco è il pappagallo. Il pappagallo é il mio animale preferito. Ne ho uno a casa, è di colore grigio e bianco. Si chiama Ricci, ha 4 anni e canta sempre alle 8 e mezza di mattina. Gli piace andare sulla spalla e gli piace mangiare tanto. Quando lo prendo fuori dalla gabbia  deve sempre fare un giro per la casa. Gli piace molto volare e cantare. Lui è di razza Ninfa. Ha la cresta per in sù, non ha paura di nessuno, solo quando vede qualcuno che non conosce comincia a gridare. Lui è un pappagllo molto affezionato ai bambini, se qualche bambino lo stuzzica lui non gli fa niente. Lui vuole molto bene a me e a mio fratello perché gli diamo sempre da mangiare, giochiamo con lui ecc. A lui piace molto mangiare l'insalata e il cibo per i pappagalli.  Gli voglio molto bene e non lo lascerò mai.      


motto GIULY                                                                                           Giulia Braico  

   Classe V Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere bene agli animali

Io sono Giulia, una ragazza di 11 anni che vuole molto bene agli animali.

Volere bene agli animali significa: volergli bene, dargli da mangiare, portarli a passeggio, giocare.. e non bisogna: abbandonarli, picchiarli o maltrattarli. Come tanti cani rinchiusi in gabbie con ferite molto gravi, come mostrano a STRISCIA LA NOTIZIA.. Poveri quei cagnolini soli e abbandonati. Vicino a casa mia c'è un gattino, non so da dove sia venuto.  Io gli dò da mangiare e l'ho curato. Invece mia nonna Giorgina ha una cagnetta di nome Mia, che poche settimane fa ha partorito due bellissime cagnoline. Mia nonna Giorgina ha tanti cagnetti però sono miei, di mio fratello e di mio papà. Mia nonna, come me, vuole molto bene agli animali. Lei vive vicino ai boschi e ai campi di agricoltura, così quando vado da lei io, mio fratello ed i cagnetti andiamo nei campi a passeggiare e dopo un po' ci fermiamo a giocare. Mio papà tanto tempo fa', quando la sua cagna partorì, aveva regalato ad un suo amico un cagnolino, e pochi giorno dopo quando io e mio papà siamo andati a passeggiare abbiamo trovato il cagnetto solo e ferito. Lo abbiamo preso e curato. Da quella volta mio papà quando la sua cagna partorì per la seconda volta, non regalo' nessuno dei cagnetti. Perchè lui vuole bene agli animali!


 motto HOUNTARIA                                                        Emil Zakinja  

  Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Sfogliando l'album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e  sento che anch'io ho unastoria da raccontare

'' Mamma, mamma credo che stia nevicando! '' dissi incredulo. Aprì la porta di casa e spalancai la bocca in un segno di gioia quando vidi che nevicava. A quel punto mi venne in mente di chiedere alla nonna com'era al suo tempo quando nevicava. Era una cosa che mi passava molte volte per la testa, ma non mi ricordavo mai di farlo. Lei mi disse che le foto che aveva in soffitta parlavano e raccontavano mille cose in più delle parole che mi avrebbe lei detto. Mi misi lì a cercare e vidi un grosso album pieno di polvere. Sulla prima pagina c'erano le foto dei miei cari nonni da giovani. Ad un tratto un po' di polvere mi salì alle narici e starnutì. Ero caduto dalla sedia e sbattei la testa contro il muro. Avevo perso i sensi. Un istante dopo mi trovai sulla festa di nozze dei nonni. Io ero il figlio della sorella della nonna. Eravamo tutti eccitati, però faceva un freddo tale da arrivare fino alle ossa come se fosse passata una bufera di proporzioni gigantesche. Prima di tutto abbiamo fatto un pranzo con i fiochi, tutto fatto dal bisnonno. Prosciutto crudo, formaggio, vino, ecc. Potevo fare un bel bagno in tutta quella abbondanza. Beh, ne lasciai un po' anche agli altri, la mamma mi aveva detto di essere educato e gentile. Aspettavamo con ansia l' inizio della messa, tutti appollaiati davanti alla chiesa. Eravamo in cinquanta circa. Era iniziata la messa, io ero così stanco che mi veniva voglia di farmi un bel pisolino. Riuscì a resistere e venne quindi il punto più atteso. Nel momento in cui il parroco disse: '' Se qualcuno ha qualcosa da dire e obiettare, lo faccia adesso o taccia per sempre'' si senti un suono, un rumore provenire da fuori. Era un ragazzino che gridava: '' Nevica! Nevica! '' Tutti rimasero a bocca aperta sentendo queste parole. Noi continuammo la messa e gli sposi si baciarono. Tutti ansiosi uscimmo di chiesa. La nonna sembrava un angelo grazioso che volava fra tutta quella neve. Dopo la messa ritornammo a casa a cenare. C'era un tavolo lungo un' infinità di metri, bisbigli di qua e di la, ed io ero sempre lì a mangiare. C'era una vasta scelta, dagli antipasti ai brodi famosi della bisnonna. Tutto era fantastico. Però la cosa che mi stupì di più era la torta. Una torta gigantesca che sembrava toccasse la luna. Era così buona, non potevo credere a tanta bontà. Io mi addormentai subito, perché la mamma mi disse: '' Tu prova, ma io so che riuscirai a resistere fino alle dieci, e poi come sempre cadrai in un sonno profondo! '' E come disse, così fu. Solo sentii delle voci: '' Emil, Emil stai bene? Svegliati! '' Mi ritrovai di nuovo in soffitta con la mamma tremante di paura. Raccontai lo strano sogno alla nonna e lei mi disse che fu tutto così come io le avevo raccontato. Io non ci potevo credere e mi chiesi se veramente in un'altra vita avessi partecipato a quello sposalizzio.


 motto MARTY5                                                                    Martina Villanovich  

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA

Un bel giorno d'estate ho deciso di mettere in ordine la camera. Dopo tanto tempo vidi una vecchia cartolina e decisi di prenderla e vedere che cosa c'era scritto:  vidi che la cartolina era per me e sopra c'era scritto: „Cara Martina sei la mia migliore amica, ti voglio bene e non ti dimentichero' mai percé tu per me sei una persona speciale. Dalla tua carissima amica Melissa“. Quando ho letto questa cartolina mi sono sentita molto felice e ho pensato che sono molto fortunata ad avere un'amica cosi' brava, e ho deciso di scriverle una cartolina anche a lei: „Cara Melissa, dopo tanto tempo ho trovato la cartolina che mi avevi mandato tanto, ma tanto  tempo fa  e ti volevo dire che sono molto felice di averti conosciuta. Tu sei una persona speciale per me, io ti voglio tanto bene e ti posso dire che neanche io ti dimentichero' mai“. E gliela mandai, pero' non ho ricevuto piu' la risposta. Un bel giorno d'estate sono andata a Umago a fare le compere e l'ho vista e sono andata da lei. Lei non poteva credere che ero io, e poi siamo andate a bere una bibita e abbiamo parlato. Poi siamo andate a casa e  ci siamo messe d'accordo che un giorno potrei andare a trovarla o che venga lei da me. Quando sono venuta a casa e ho raccontato alla mamma che cosa  mi era successo lei era molto felice. E questa  e' la storia della cartolina di questa mia cara amica, e sono molto felice di averla trovata.   


motto SEBI                                                                              Sebastian Perich  

  Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA

 Le cartoline sono i sms del passato. Ora come ora non se ne vedono molte ma a me, beh, decisamente  ha portato fortuna.

Era una giornata soleggiata. Di queste giornate non se ne vedone molte nei periodi invernali, comunque per me era una come tante altre. Un'altra giornata scolastica era terminata e io camminavo con passo deciso verso casa mia. Niente di strano fino ad ora, fino a quando una raffica di vento mi ha fatto svolazzare un foglietto davanti al volto. „Ma che cos'è ?“ mi chiesi mentre guardavo il biglietto. La mia espressione era di pura sorpresa quando notai che quella cartolina era intestata a me. La calligrafia mi ricordava quei nobili con la puzza sotto il naso del XIV secolo. Alla fine un codice. Sembrava uno di quei codici che servivano ad aprire le cassaforti, ma una domanda mi sorse spontanea: „Da dove arriva questa benedetta cartolina?“.

Arrivato a casa misi zaino, giacca e scarpe al proprio posto e mi misi seduto davanti al laptop. Stavo parlando su msn con un amico a propositi di e-mail. In verità era un'amica e veniva dalla Polonia. Anche qui niente di strano... ad un tratto qualcuno mi inviò tramite e-mail un indirizzo di un' abitazione. Vista la mia grande curiosità rimisi giacca e scarpe e corsi verso quel luogo.  „Se mi trovo in un covo di ladri, almeno so come difendermi...“ pensai appena mi trovai dinanzi al luogo destinato. Avevo aperto la porta con diffidenza e mi ritrovai in una stanzetta con una cassaforte nel mezzo. „Alla faccia del Codice da Vinci...“ dissi mentre camminavo a passi lenti verso la cassetta. Inserì il codice datomi  e da quella uscì un cigolio. Guardai quello che c'era dentro e su di essa c'era scritto: „Surprise, by: Usiak“.

Scartai il pacco e che sorpresa! Non ci potevo credere! Era una collezione di circa 15 o 20 magliette della WWE. C'erano  tutti i miei atleti preferiti... Che bello!!!!

Corsi a casa con quello scatolone in mano... sembrava avessi rubato qualcosa tanta era la gelosia con cui custodivo quel pacco!! Arrivato a casa posai le magliette una ad una sul mio letto e man mano ne prendevo una in mano la mia emozione cresceva!

„Ed è tutto successo grazie a una cartolina!!!! „ mi dissi.


motto NIKI 2                                                                                Nicole Novako

    Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA
Un giorno quando andai a casa vidi dentro alla cassetta della posta una cartolina. Era una cartolina d' amore. Mi piaceva, mi ricordava un amico con il quale giocavo sempre ed ora ad un tratto è sparito. Ci amavamo, ma come amici. Era  bello stare assieme. Mi dispiaceva molto che mi abbia voltato le spalle e che se ne sia andato via. Nella cartolina scriveva: „Ti amo. Perché ci hai lasciati. Sai che non avresti dovuto!? Adesso hai spento l' anima che c' era  dentro di noi. Perché ci hai fatto questo non dovevi, non dovevi!“ Ecco questa era la mia cartolina. Il giorno seguente andai con la mamma a Pola,  e lì vidi tutti i miei vecchi amici di scuola. Lui non era là, l' ho chiamato e ha detto che si era rotto la gamba. Io sono andata presto da lui a fargli visita e mi dispiaceva molto. Dopo siamo  andati assieme da mia mamma a prendere i cani Giorgia e Perla e siamo andati sulla collina. Mi ha raccontato tutto  quello che era successo finché non c' ero. Ecco questa è la mia storia della vecchia cartolina. In una cartolina si può scrivere tantissimo, tutto quello che si pensa e se volete ricordare un vecchio amico, dovete scrivergliene una.


motto CRISINE                                                                            Andrea Kraljević  

   Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Cosa ci racconta una vecchia cartolina
Ho trovato in un cassetto una cartolina di Sappada.
Mi ricordo che quando avevo cinque anni sono andato la prima volta sulla neve.
Mi ricordo che c'erano delle sculture di ghiaccio: i camion, le auto, la torre e il castello.
Io e il mio amico ci siamo divertiti molto insieme, abbiamo fatto un pupazzo di neve e un igloo. Quella settimana ho imparato a sciare e i miei genitori erano molto contenti. Mi ricordo che c'era un grandissimo parco giochi che si chiamava Nevelandia. Io andavo ogni giorno a Nevelandia: C'erano le gare di slittini, di sci, di velocità e  delle motoslitte. C'erano tantissime piste nere, blu, e rosse. Questa vacanza me la ricorderò per sempre.


motto MOELLA                                                                            Rian Međedović  

  Classe VII Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante Cristina Sodomaco

Volere Bene Agli Animali

 

Salve sono Luna, una piccola cagniolina di soli 7 mesi. La mia famiglia mi ha adottato a soli 2 mesi. La mia famiglia è composta da 4 membri: io, la mia padroncina Tini, il mio padroncino Rian e la mamma dei miei padroncini Carmen. Io passo tutta la mattina fino alle 17:30 o 20:00 a dormire finché non torna la mia padroncina e poi mi scateno. Alla fine vado a mangiare e poi gioco tutta la notte e verso le 03:00 di mattina vado a dormire sul letto di Tini o di Rian. La mattina la mia padroncina si sveglia alle ore 04:30 e va a scuola e verso le 07:00 il mio padroncino si sveglia e dopo avermi dato un bacino sulla testa e avermi coccolato per 5 minuti va a scuola e torna molto prima di Tini. Io voglio bene ai miei padroncini e loro vogliono molto bene a me. Mi hanno dato 2 soprannomi che sono Palunci e Palululu. Il mio padroncino mi porta sempre fuori e mi lascia sempre libera che corra dove voglio. A me piace questa famiglia e vorrei rimanere qui per tutta la vita.


motto AKI                                                                                      Monica Moscarda  

   Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

        Perché si deve voler bene agli animali?

 

      Io vi darò la mia opinione. Per me, gli animali sono esseri viventi migliori delle persone perché ti stanno vicino sia quando sei felice sia quando sei triste, senza chiedere nulla in cambio. Essi ti parlano per mezzo dei loro occhi e scondinzolando felici e percepiscono i tuoi stati d' animo e ti confortano nel momento del bisogno.

 

      Io ho un mucchio di animali a cui voglio molto bene, ma il mio preferito è il mio cagnolino Fiocco, un maltese bianco che pare un fiocco di neve.

 

      Però non mi soffermerò a parlare di lui e del nostro reciproco amore immenso ma mi rivolgerò ad alcune persone adulte.

 

      „ Signore, sì, voi che indossate quelle folte e calde pellicce, maniache del lusso…sapete che per realizzarle sono stati uccisi numerosi animaletti? Lo sapete che portate sulle spalle il pelo di tanti animali morti? Lo so, fa freddo in inverno, ma esiste pur un altro modo per coprirvi e riscaldarvi.

 

      „E voi, collezionisti di statuette preziose d' avorio e di corno di rinoceronte…

perché sterminare tutti questi animali, già in pericolo di estinzione solo per potervi lodare e per sfoggiare la vostra ricchezza..“

 

      „E voi, cattivi cacciatori, sia legali che di frodo…non provate pietà per quei poveri animali che state per trucidare… anche essi hanno i cuccioli, sono delle madri e dei padri e vorrebbero allevare i propri figli in libertà e senza paura…Non credo proprio che vi piacerebbe essere catturati e poi trasformati in pellicce per vecchie signore ringrinzite o in statuette varie…

 

      „Quindi, ascoltate gente! Riflettete prima di far del male a un animale indifeso…

        Riflettete, riflettete…“


 motto FERRARI                                                                     Fabio Enrico Fiorentin  

   Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Sfogliando l' album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e  sento che anch'io ho una storia da raccontare
 

     Un giorno, con mia nonna Maria, guardavo delle vecchie foto ingiallite, dentro un albun di fotografie, particolare, d' altri tempi e mi sono soffermato su una dove c' era mia nonna che teneva in braccio un bambino. Le chiesi subito chi fosse il ragazzino e se fosse suo figlio.Lei mi rispose che si trattava del suo fratellino che è vent' anni più giovane di lei. Le feci subito un mucchio di domande perché mi interessava sapere com' era la vita a quei tempi.

     Lei, tutta contenta, cominciò a raccontare la sua storia e io l' ascoltavo molto attento ( ciò non  succede spesso), senza perdermi neanche una parola.

     Mi confidò che erano tempi di miseria ma che per fortuna la sua famiglia non ha patito la fame perche' vivevano in campagna e avevano sempre qualcosa da mangiare.La farina veniva prodotta a casa, avevano pure il miele, le uova, il latte e il formaggio; peroò era una vita dura, niente era semplice e tutto si otteneva con tanto, faticoso lavoro.

     Mi raccontò di un fatto successo a lei e a suo fratello mentre stavano andando in campagna a lavorare. Lungo la strada lei rimase indietro rispetto a Toni (così si chiama suo fratello) e ad un tratto lo sentì gridare. Lei corse subito verso di lui e vide una vipera, di quelle molto velenose, che se ne andava tranquilla, senza averlo nemmeno toccato. Mia nonna dice sempre che Dio protegge i bambini e che questo fatto ne era la prova.

     Mi raccontò pure che la sua famiglia era numerosa e comprendeva sei sorelle e un fratello, Toni, e che con loro abitava pure un contadino sordomuto che li aiutava nel lavoro nei campi.

     A zio Toni piaceva tanto andare in campagna con lei, ma si doveva sudare molto;

si alzavano all' alba e lavoravano fino a sera. Però sapevano divertirsi con nulla e no come noi, bambini moderni, che se non abbiamo i videogiochi ci annoiamo a morte.

     In quel momento mi sono accorto che mi ero scordato di tutti i miei giochi elettronici e che mi ero appassionato ai racconti di mia nonna.

     Il pomeriggio trascorso con lei era volato in un baleno.

     Grazie nonna, per aver condiviso con me i tuoi ricordi.


motto  TENNY                                                                           Paolo Grgić  

 Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Volere bene agli animali  

      Per me gli animali sono creature come noi e si devono rispettare. Chi è crudele con gli animali lo è anche con gli esseri umani. 

       Gli animali sono molto sensibili e molti di essi hanno la capacità di sviluppare sentimenti. Il loro primo diritto è quello alla vita. 

       Certe persone non apprezzano gli animali perché credono siano pericolosi, ma si sbagliano; essi aggrediscono solo per difesa o per fame.

       Esistono due tipi di animali, quelli domestici e quelli selvatici.Quest' ultimi dovrebbero venir lasciati vivere nel loro ambiente naturale assieme alla loro specie.  

      Purtroppo a causa di molti fattori naturali, dell' inquinamento ambientale ma soprattutto per colpa della caccia incontrollata da parte dell' uomo, sono in via d' estinzione.  

      Neppure per quanto riguarda gli animali domestici siamo messi bene.Ci sono sempre meno persone sensibili che se ne prendono cura. Per fortuna, al mondo ci sono dei centri d' accoglienza per i poveri trovatelli dove vengono accuditi con amore da persone buone e caritatevoli.

       Inoltre sono del parere che bisognerebbe vietare, a noi umani, la caccia perché uccidere per sport, spesso con metodi crudeli degli esseri indifesi non ci fa proprio onore. E l' uomo non si ferma neppure davanti la legge che difende gli animali in via d' estinzione…lui rispetta solo la „legge“ dei soldi.  

     Devo soffermarmi anche sulle persone che trattano i loro animali domestici come giocattoli; quando si stufano di giocare li abbandonano senza pensarci due volte. Queste persone dovrebbero capire che gli animali hanno bisogno di essere accuditi e trattati con dolcezza e in cambio, da essi,  avranno una dedizione e fedeltà infinita. L' abbandono degli animali domestici dovrebbe venir punito per legge perché se non ci si può più prendere cura dell' animale è meglio portarlo in uno dei tanti centri d' accoglienza che lasciarlo per strada, davanti un ristorante pensando che si troverà qualcuno che si prenda cura di lui. 

      Termino questo mio sfogo dicendo che „ rispettando gli animali rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto rispettiamo il valore della vita“.


 motto COBRA                                                                           Chiara Kalebić  

  Classe VII a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ingrid Ukmar Lakoseljac

Che cosa ti racconta una vecchia cartolina

                Tecnologia, internet, computer, cellulari, posta elettronica è tutto così semplice e veloce. Ma mai, tutto ciò potrà cambiare quelle vecchie lettere e cartoline scritte a mano con molto amore ed emozioni. Quando vediamo un’ e- mail l’ apriamo, la leggiamo in fretta e la lasciamo lì, incustodita nel nostro computer, non provando nessuna emozione, né felicità.

                Un tempo però, le cose erano molto diverse. Si comunicava via posta. Il tempo per ricevere una lettera era molto lungo, ma erano la scrittura e le fotografie che davano un’ emozione indescrivibile. Ricevendo la lettera,dopo tutto quel tempo speso ad aspettarla, tutto diventava magico e il cuore si riempiva di curiosità nell’ impazienza di scoprire il contenuto.

                Andando in viaggio, era una tradizione mandare ai famigliari una cartolina contenente una bella fotografia e i calorosi saluti nei confronti degli amati famigliari. Nella mia famiglia ormai le lettere si mandano e ricevono via posta elettronica, così  purtroppo non ho provato già da tanto tempo quell’ emozione di aprire e leggere una lettera scritta a mano. Però si è conservata la tradizione di mandare cartoline ogni volta che si va a fare un viaggio. Oggi è ormai raro riceverne una, e quando perciò apro la cassetta della posta e dentro trovo una cartolina, la mia giornata è più allegra. Leggendo quelle poche righe di testo da cui traggo l’ amore del mittente, m’ emoziono e mi si rallegra il cuore.

                Tutte le cartoline ricevute sono ben conservate, perché è sempre bello rivedere le fotografie ormai invecchiate, rileggere le avventure e le emozioni accadute nel passato alle persone a noi care.

                Un’ altra caratteristica che adoro delle cartoline sono i francobolli . Quella piccola figurina, su, in alto a destra mi piace. Non ne so il motivo; sarà ancora una caratteristica che si può trovare solo nelle vecchie, adorate cartoline?

                Frugando tra le mie cartoline, ne trovo una che mi fa rabbrividire veramente, come nessun’ altra. È una cartolina mandata ai miei genitori da mio nonno quando io avevo appena un anno. Lui lavorava lontano, e in quella cartolina mi abbracciava e salutava molto. Come menzionato prima, se si fosse trattato di una mail, essa ora sarebbe dispersa e dimenticata già molto tempo fa. Questa cartolina rimarrà  invece per sempre custodita. Ogni volta che avrò voglia di leggerla saprò dov’ è e leggendola sarò più felice e serena.

                Le cartoline dovrebbero rimanere per sempre in circolazione, perché nessuna tecnologia potrà mai sostituire i bei momenti vissuti scorrendo le loro righe.


motto SOL                                                                                 Chiara Sudulić  

   Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Voler bene agli animali 

      L' altra sera mi annoiavo e allora ho preso in mano il telecomando della televisione. Cambiavo in continuazione canale e finalmente ho trovato qualcosa di interessante, una trasmissione sugli animali. All' inizio si vedevano dei cagnolini molto carini, ma poi mostravano immagini di cani abbandonati e pure maltrattati. 

      Ehi, signori uomini, come vi permettete di fare queste cose? Prima vi sentite tristi e soli e vi prendete un bel cagnolino, ma poi vi stufate molto presto e lo abbandonate. No, non si fa così!!! Prendete esempio da me! 

      Io ho un cane di nome Lessie e anche se non è di razza, è molto carino, simpatico e affettuoso. Io gli voglio molto bene e, a volte, lo chiamo „ fratellino“. Quando è arrivato in casa nostra aveva soltanto due mesi.L' avevo desiderato tanto e, dopo molte fatiche, sono riuscita a convincere i miei genitori a prendermelo. Il papà gli ha costruito una bella cuccia nella quale la mamma gli ha sistemato un tappetino morbido morbido e caldo, caldo mentre mia sorella ed io abbiamo comperato due ciotole con i nostri risparmi. Ci siamo accorti subito che si trattava di un grande impegno perchè Lessie ne combinava di tutti i colori. Dovevamo armarci di pazienza ed insegnargli tutto. A volte ci faceva davvero disperare ma siamo riusciti a sopportare tutte le sue marachelle. Oggi Lessie è cresciuto; ama giocare e appena ho un po' di tempo libero corro con lui in giardino e gli lancio la sua pallina. Sono felicissima quando mi salta addosso e mi dà una leccatina. Voglio molto bene al mio cagnolino e sono sicura che quando diventerò grande non farò mai del male a nessun animale.


motto SHARK                                                                               Alex Šverko  

 Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Sfogliando l' album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i  nonni, i miei genitori e sento che anch' io ho una storia da raccontare

  

        Sfogliando le foto di quando ero piccolo, mi sono accorto di quanto sono stato fortunato. Ero un bimbo sorridente, coccolato da tutti e, secondo mia nonna, il più bel bambino del mondo. Mi sono soffermato su una foto di famiglia in cui c' erano tutte le generazioni: io ero in braccio al papà e avevo un succhiotto in bocca e intorno a noi c' era tutto il clan familiare: la nonna e il nonno, gli zii, i cugini, mia sorella e la bisnonna. Osservando questa foto, mi sono ricordato che la bisnonna era particolarmente orgogliosa di me come pure degli altri suoi pronipoti.

        Ah, quanti ricordi mi legano a lei! 

       Spesso la stuzzicavo anche se non ce n' era bisogno ma questo era il mio modo di dimostrare quanto le volevo bene.

       In un' altra foto ci siamo noi due, intenti a mangiare una fetta di torta con la stessa espressione assorta.

      Mi viene in mente che la bisnonna era un tipo sportivo e che era una bella brontolona. Nonostante i suoi ottantadue anni, giocava con me anche a calcio e segnava pure. Aveva un destro micidiale.

      Qualche volta le facevo i dispetti ma lei non si arrabbiava mai  per le mie bravate, anzi la prendeva con spirito e rideva di gusto.

      Però mi faceva ammattire quando assieme guardavamo la televisione; commentava ogni cosa, imponendo le sue opinioni, anche se io non ero per niente  d' accordo. Quante litigate abbiamo fatto quando si impossessava del telecomando e mi cambiava canale, dicendo che mi sarei instupidito guardando sempre gli stessi cartoni animati… 

     Oggi, purtroppo, la nonna non c'è più, come neppure mio nonno che mi trascinava sempre con sé quando andava a fare qualche lavoretto. Io gli passavo gli arnesi e lui mi spiegava come si riparava qualcosa. Lui era sempre indaffarato. 

    Spesso penso alla mia bisnonna e al nonno e li ricordo con molta nostalgia.


motto FANNY                                                                             Federica Fabris  

   Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Cosa ci racconta una vecchia cartolina 

  

      Rovistando tra le cose di mia nonna ho trovato una vecchia cartolina che raffigura Piazza Foro, la piazza principale della mia città natia, Pola, ma non com' è oggi, ma com' era due secoli fa, nell' ottocento. 

      Osservo la cartolina e mentalmente  paragono le due piazze, e osservo che un tempo, al posto dei tanti caffè bar che oggi nascono come funghi, c' erano dei negozietti allegri. Dalle persone che passeggiano concludo che erano pieni di clienti, soprattutto di signorine con gli ombrellini di pizzo che volevano rinnovare il loro guardaroba. Prendo gusto nell' analizzare la cartolina e mi saltano agli occhi alcuni alberelli che abbelliscono la piazza antica ma che oggi sono spariti. Il palazzo comunale poi, sembra essere stato appena costruito. Altro particolare che attira la mia attenzione è un lampione al quale sono appese delle bandierine che svolazzano al vento.Neanche questo bel lampione di stile antico esiste più. Poi, con mia sorpresa, osservo che in questa cartolina non si vede il Tempio d' Augusto perché è nascosto da alcune case e mi faccio spiegare il mistero dai miei genitori che mi dicono che alcuni palazzi sono stati distrutti durante la guerra. 

      Ecco spiegato l' enigma. 

      Guardo avanti la cartolina e penso che mi sarebbe piaciuto vivere in quell' epoca, indossare quei vestiti lunghi, uscire con gli ombrellini di pizzo bianco, portare dei guanti immacolati e farmi fare quelle acconciature particolari…

      E poi c' era più posto per giocare, non c' era questo traffico caotico e i bei palazzi non erano imbrattati da scritte e scarabocchi. Però, a pensarci bene, a quel tempo non c' erano neanche i videogiochi che a me piacciono molto, non li avevano ancora inventati…ecco, loro sono per me la meraviglia dell' epoca moderna. Quasi, quasi, preferisco la mia città com' è oggi, piena di negozi di elettronica dove vendono i  videogiochi di ultima generazione.


 motto NUVOLA                                                                        Gaia Forlani  

   Classe VIII a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ingrid Ukmar Lakoseljac

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

Poco tempo fa mi è capitato di avere fra le mani una vecchia cartolina che raffigurava la cittadina di Dignano di un tempo: una cartolina in bianco e nero, stroppicciata e già consumata dal tempo. Sul retro di essa c’era una data... 8 luglio 1924...non so perché fosse stata conservata tra i ricordi di famiglia.     
 
                        Il paesaggio raffigurato in quella cartolina era sconosciuto, eppure vi scorgevo una qualche familiarità. Poi naturalmente capii... era una via di Dignano nella quale sono stata molte volte, ma siccome il tempo passa e tutto cambia, così è cambiata anche quella via. Un tempo c’erano poche case, ognuna con il proprio orticello, il quale le separava, distaccandole una dalle altre, allineate lungo la via. Case non molto grandi, semplici... per niente sfarzose. Sul retro della casa c’erano l’orto, con tanta frutta e verdura, e le stallette. Oggi invece quel paesaggio non c’è più. Il loro posto è stato assunto da case e condomini disposti  uno dietro l’altro, l’unica vegetazione che cresce sono i fili d’erba che lottano per la sopravvivenza nelle crepe dell’asfalto.  Nella foto c’erano anche delle persone...Le donne con i loro „scagni“ sedute davanti alla porta della casa di una di loro a parlare (o sparlare) di tutto. Tre bambini che giocavano a biglie e una bambina che li guardava incuriosita, desiderando certamente di possedere anche lei una biglia e di fare una partita con loro. E poi c’erano degli uomini in canotta e pantaloni del „terlis“, sudati e stanchi, ma sempre con il sorriso stampato sul viso, evidentemente contenti di esser tornati a casa dopo una dura giornata di lavoro nelle campagne. Campagne ricche di ulivi, di viti e di cereali, la ragione di vita per molti contadini...C’erano pure due carri più in là, trainati ognuno da due asini. Un carro trasportava gli attrezzi per lavorare la terra, quell’altro trasportava quattro passeggeri. Tra questi quattro uomini vidi subito che uno di oro era più muscoloso, era più magro rispetto agli altri e anche... più affascinante. Mi concentrai su quell’uomo perché aveva qualcosa di conosciuto. Assomigliava tanto a... ma certo! Ecco chi era... il mio caro bisnonno Francesco che ho conosciuto solamente attraverso racconti, aneddoti e fotografie mostratemi dai miei nonni, i quali mi avevano raccontato che il mio avo era nato nel 1889. Aveva frequentato la scuola fino alla VI classe ed era molto bravo, uno studente modello, tanto che a volte, se mancava qualche maestro di una classe inferiore, il direttore lo incaricava di badare a quella classe fino a che non si trovava una soluzine. Anche da vecchio amava in particolare la geografia e quando mia nonna lo conobbe per la prima volta gli regalò un atlante. Lui passava ore e ore sopra a quel libro; quando gli si chiedeva la capitale di uno stato, anche lontano, non c’era volta che non la sapesse, le conosceva tutte!     
                         Durante la I Guerra Mondiale fu arruolato dall’impero Austro-Ungarico, che allora governava in Istria. Lo mandarono in guerra sul fronte russo, dove fu catturato e imprigionato dalle truppe dello zar. Si trovò quindi in Russia ai tempi della rivoluzione, come accadde a molti soldati provenienti dalle nostre terre. Quando riuscì a liberarsi trovò lavoro presso la famiglia di un ricco contadino dove iniziò a commerciare con i cavalli. Abituato ad avere a che fare con gli animali ed aiutato da un senso che aveva per gli affari, riuscì a raccimolare il suo gruzzoletto in rubli e corone. Viaggiò per la Siberia e vide le grandi praterie, i fiumi Volga, Don, Ob, arrivando fino a Vladivostock: lo raccontava sempre. Qualche tempo dopo la fine della guerra fu messo in atto un trattato che consentiva a tutti gli ex prigionieri di esser rimpatriati... alcuni tornavano a casa passando per la Cina, altri, tra cui il mio bisnonno Francesco tornarono a casa grazie alla ferrovia Transiberiana... Fu prima portato in Italia e solo dopo, nel 1922 tornò nella sua Dignano.                        
                        Quando giunse nel suo luogo natio, il fratello stava morendo, le campagne erano incolte e c’era bisogno urgente di rimboccarsi le maniche... Solo, aveva bisogno di una donna in casa perché la mamma era ormai vecchia, e così nel 1923 si sposò con la bisnonna Caterina che viveva a Gallesano. Lei proveniva da una famiglia benestante in quanto suo padre era stato in America dove aveva fatto una discreta fortuna e quando era tornato in Istria aveva acquistato tanti terreni e una grande casa.                                                   
                          Tre anni dopo nascerà mio nonno. Nonno Cristoforo che aveva ereditato dal padre tante qualità, tra cui quelle di saper ballare, cantare, cavalcare... oltre ad essere un gran lavoratore. Eh già, mio nonno era proprio un gran ballerino ed io ho sicuramente ereditato da lui, attraverso mio padre la stessa qualità. Di certo i balli folcloristici che facevano una volta non assomigliano per niente alla danza classica, ma è pur sempre il senso del ritmo e della musicalità il centro di tutto... ora mi sono un po’ allontanata dall’argomento principale perché questa del ballo è un’altra storia...              
                        Dopo la nascita di mio nonno tutto andò avanti e il mio bisnonno lavorò fino all’ultimo...anche da vecchietto conservando una forza grandiosa.                  
                        Beh, ripensando al titolo di questo tema, „Cosa ci racconta una vecchia cartolina“, mi accorgo che una cartolina ha mille cose da dirci, raccontarci e farci rammentare...  Il tempo passa, la tecnologia va avanti e spesso la storia degli avi, delle tradizioni viene dimenticata. Poi basta un nulla, una semplice vecchia cartolina, a farci ripensare anche alle storie del passato legate alla vita della nostra famiglia.   Il paesaggio cambia e quando confrontiamo il ieri con l’oggi rimaniamo di stucco e pensiamo: „Hmm..., ma guarda un po’ cosa fa il tempo...!“   

 Io sono certa di una cosa però, che finquando sarà viva la memoria, il passato continuerà ad esistere, sempre pronto per farsi conoscere...


motto GIUSY                                                                               Erika Grubiša  

   Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante Ester Contossi

Sfogliando l' album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch' io ho una storia da raccontare 

 

     Sfogliando l' album delle foto di famiglia vedo un po' di tutto: la mia mamma da bebe', cicciotella… credo che anche lei sia stata inseguita e rimpinzata da sua madre con le banane come è toccato a me…Ecco perché mia mamma mi ha sempre torturato con questo disgustoso frutto. Odio le banane! Mia nonna materna, invece, aveva l' acconciatura come Alida Valli, l'attrice che da il nome al nostro cinema. Ah, ecco mio papa' da piccoletto, con le braghette corte, corte che paiono delle mutande. Come si vestivano strano a quei tempi e che tipo di mobili avevano, con tanti ornamenti e disegni mai visti!  Sfoglio avanti e mi imbatto nella foto di mio bisnonno Mario. Eh, sì, è proprio lui, quello della storia comica che si racconta sempre durante gli incontri di tutta la famiglia. Voglio raccontarvi come mio bisnonno Mario verrà ricordato per sempre.

       Succede durante la seconda guerra mondiale. La citta' di Pola è tutta scavata, piena di canali e trincee. C' è l' oscuramento e la famiglia (numerosa) deve camminare ed attraversare mezza città per arrivare a casa fino a un rione che i grandi chiamano „Baracche“. Nonno Mario è il capofamiglia, il più forte , un „dritto“ che imparte ordini e indicazioni a tutta la truppa: „ Seguìme in colona per uno e vederè che non ve sucederà niente!  

      Non passa manco un secondo che si sente „Bruummm!“

      La bisnonna Ermelinda, che gli camminava dietro, spaventata sussurra: „Mario, dove ti son?“ E una voce cupa, dal basso, risponde: „In canal“ . Così bisognava tirarlo fuori….He, he.. che campione era il bisnonno Mario! 

      A guardarli tutti, questi miei nonni e bisnonni, strani o meno, erano proprio belli, come attori usciti da certi film in bianco e nero, che ogni tanto appaiono in TV.  Com' erano… diversi e simpatici. 

      Chissà cosa avrò ereditato da loro?


 

   motto STAI FUORI O MUORI!!!                                      Marco Amadeus Continolo  

   Classe VII a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                   Insegnante Ingrid Ukmar Lakoseljac

SFOGLIANDO L' ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, I NONNI, I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH' IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE 

Piove, piove e piove, da giorni ormai, da settimane. Una noia travolgente. Non posso uscire, il mio pallone ha già fatto la muffa... Squilla il telefono, „un segno di vita“, penso, „che sia Noè a chiedere rinforzi?“ È mia nonna, mi chiede di andare insieme a lei nella casa disabitata di sua suocera, alias mia bisnonna, per vedere se il tetto ha retto alle incessanti piogge... ci vado volentieri...

Sono trascorsi due anni da quando ci andai l' ultima volta, me la ricordo la bisnonna Maria, un po' sorda, ma sempre sorridente e io, ancor prima di darle il bacetto, aprivo la credenza e prendevo lo strudel di mele, c' era sempre, lo faceva lei, nonostante i suoi novant' anni.

Arrivati a casa della bisnonna vado subito in cucina dove la trovavo sempre... nella credenza lo strudel non c'è più. Mi giro e rigiro intorno, un po' disorientato. Apro tutti i cassetti e trovo delle buste con delle fotografie in bianco e nero, alcune anche ingiallite. „Nonna, nonna vieni presto, guarda cosa ho trovato!“- la chiamo e lei mi fa: „Ma cossa ti ga trovado? Un mus che svola? No go voia de far la stupida... ara qua... xe tuto umido e dal bagno presto se poderà veder le stele perché el teto ga cedudo...“

„Nonna, dai siediti, dimmi chi sono questi nelle foto...“

„Ma ara ti come che piovi, in malorsiga anche la piova...“

„Sì sì, pioverà ancora solo domani, poi farà bora e asciugherà tutto, l' ho visto su internet... dai, per favore, vedi un po' queste foto insieme a me“.

Finalmente ci sono riuscito, l' ho convinta: prendo una foto a caso e gliela porgo.

„Questo è il tuo bisnonno, si chiamava Marco, ma tutti lo chiamavano Santo perché nacque il primo di novembre, voleva tanto bene a tua mamma. Aveva tanta terra, vigne, ma le tempeste gli rovinarono il raccolto per diversi anni e, non avendo più i soldi per pagare le „stevore“, cioè le tasse, lasciò tutto e iniziò a fare il muratore. Sino a poco tempo fa l' Ospedale di Marina aveva ancora le piastrelle messe da lui. Dopo ti farò vedere quante cose qui intorno ha costruito... durante la Seconda guerra mondiale rubava i medicinali e altro materiale sanitario per darlo ai partigiani... che brutti tempi... brutti“

„E i nazisti lo presero?“

„No, no, il giorno in cui doveva consegnare il pacco al barbiere vide da lontano la Gestapo e si allontanò. Il barbiere con tanti altri venne fucilato, c' è il monumento con i loro nomi all' entrata della città.“

„E questo chi è?“

„Ti ga visto che bel giovane?È lo zio Lino, anzi per te prozio, il fratello di tuo nonno. Scappò in Canada nel 1956, arrivò remando fino a Porto Tolle, poi fece sei mesi di campo profughi a Bari, quindi salpò per l' America. Oggi sta bene, ha una bella famiglia che tu però non hai mai visto.“

„Perché scappò? Era un criminale?“

„Ma no! Si sentivano ancora le conseguenze del dopoguerra, c' erano tanti dissapori con le nuove autorità, in molti se ne andarono, in troppi...“

„E tu perché non sei scappata?“

„Perché mia mamma era una giovane vedova che doveva badare a sua mamma e a me, che ero ancora piccola. Pensava che nessuno le avrebbe potuto togliere almeno la casa in cui abitavamo.“

„E questa chi è?“

„È tua mamma con Diana, il cane da caccia del bisnonno... erano inseparabili“

„Ma questo è mio nonno, che giovane che era!“

„Sì, visto che salti faceva quando parava i palloni? Non gli interessava altro che il calcio, finché non nacque tua mamma, per lei smise. Era un bravissimo portiere, iniziò nel „Grion“, la squadra di Pola e dopo continuò nello „Scoglio Olivi“

„E questa nonna cos' è?“

„È la prima moto di tuo nonno, è una Gilera, se sapessi quanti giri mi ha fatto fare con quella moto, a Saccorgiana, Promontore, Verudella... non c' era anima viva e lui conosceva tutti i posti, sai, quando faceva gli allenamenti per il calcio, li facevano correre dappertutto. Vedi, oggi è tutto pieno di case, costruzioni, strade...“

„Mi dispiace per te nonna, tutte le guerre, la miseria, la sofferenza... sarei felice se tu potessi vivere adesso, nei nostri giorni“

„Ma gnanche per idea, me iera meo la guerra e la miseria che al mondo de ogi, no se capisi più niente...“


 

motto LA VITA E’ BELLA                                                         Matilda Marđokić  

                                  
Classe IX b
Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                                                                                                   Insegnante: Jadranka Ostojić

Cosa ci racconta una vecchia cartolina 

                Un giorno ho guardato le vecchie foto e le cartoline della mia famiglia. Mi sono fermata ad una in cui era un  uomo con i capelli neri e un paio di baffi lunghi. Ho chiesto a mio nonno: ” Chi è questo uomo?”  Mi ha detto che è il mio trisnonno Gligo e mi ha raccontato una vera storia su di lui. Io vi voglio raccontare questa storia perchè penso che sia molto interessante.

                A quel tempo non c’erano molti posti di lavoro a Bar, cosi trisnonno è andato a lavorare a Istambul. Lì ha quadagnato dei soldi per una vita migliore per la sua famiglia. Passano gli anni e arriva il giorno di tornare a casa. Ha messo i bagagli sul suo cavallo ed è partito. Quando è arrivato in Albania il cavallo era esausto. Così ha impegnato due uomini con due cavalli. Ha perso un sacco di tempo per spiegare ciò che voleva. Alla fine, hanno concordato. Il viaggio è stato faticoso e la strada è stata dura e lunga. Si sono fermati per riposare vicino a un pozzo di acqua. I due ragazzi stavano parlando tra di loro, pensando che mio trisnonno non sa parlare albanese. Nella loro conversazone ha sentito  che stavano progettando di ucciderlo e di rubarlo. Per spaventarli, il mio trisnonno ha tirato fuori una pistola  verso degli uccelli che erano sui rami degli alberi. Ha colpito un uccello. Vedendo questo, i  giovani hanno rinunciato al suo piano per quella sera. Quando il trisnonno è arrivato nel cortile della sua casa dopo un viaggio lungo e pericoloso, gli  ha detto in lingua albanese queste parole: ,, Se voi siete brava gente, mi piacerebe darvi allogio, cibo e vino. Ma perchè voi siete persone cattive, non otterrete nulla di esso. Ora, lasciate la mia proprietà e non voglio vedervi mai più  “.

                Questa storia è vera. Anche se un po  strana ci ricorda che nella vita ci sono persone cattive e che dobbiamo sempre stare attenti.


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motto AZRA97                                                                         Azra Mehmedović  

                                                             Classe IX a
Scuola Elementare “Srbija” Antivari/Bar, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Jadranka Ostojić

 

Volere bene agli animali 

                Quasi tutti pensano che gli animali sono agressivi, ma nel momento della solitudine, sentiamo che abbiamo bisogno di un vero amico e questo possiamo trovare solo negli animali.
                Ci sono vari tipi di animali, alcuni hanno la loro casa, alcuni sono ricchi, alcuni più ricchi, ma ci sono anche molti  rimasti da soli, molti che cercano la casa e la famiglia. Vediamo spesso i cani randagi a cui nessuno fa attenzione;  molti pensano che  essi non valgono la pena perchè non appartengono a nessun razza, sono semplicemente randagi. Fortunatamente, ci sono anche le persone che sono pronte a dargli l’ amore che gli manca tanto. Ma, anche loro fanno meno attenzione a causa della crisi economica che ha colpito tutto il mondo. Ma dobbiamo sapere che possiamo aiutare anche se non abbiamo i soldi. Possiamo aiutare al pesce se non inquiniamo i fiumi. Dobbiamo volere bene agli animali e dobbiamo aiutarli. Se non lo facciamo adesso, quando lo faremo? Non dobbiamo essere crudeli, diamogli tutto quello di cui hanno bisogno!


motto BUBY                                                                                 Barbara Barbieri  

                                                            Classe VII
Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                                                    Insegnante: Sara Vrbaški

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA  

L'altro giorno mi è capitata sotto mano una vecchia cartolina di Abbazia. Mi piace tanto guardare quelle vecchie cartoline in bianco e nero, e poi immaginare quanto sia stata diversa questa cittadina nel passato.
           Sulla cartolina si vedono tanti edifici e palazzi che ci fanno ricordare la ricca storia di quella che viene definita „la Perla del Quarnero“. Si vede anche il bellissimo parco botanico con la villa Angiolina che è stata costruita nel 1844 dal patrizio fiumano Iginio Scarpa in onore della sua defunta moglie. In questa villa  venivano tanti nobili e pure la moglie di Ferdinando Ι. Oggi la villa ospita un museo, vi si organizzano concerti e spettacoli teatrali. Sulla cartolina, vicino al parco, si vede l'albergo "Kvarner": il primo albergo inaugurato ad Abbazia.Su certe cartoline molto vecchie si vedono anche le dame vestite di abiti lunghi e splendidi che passeggiano davanti a questo albergo. Anche oggi d'estate ci sono delle serate danzanti che ricordano quei momenti, quegli abiti, quell'atmosfera...che bei tempi!
           Guardo ancora un po' e vedo che, nell'angolino della cartolina, si vede una roccia molto particolare. Si trova vicino all'albergo "Kvarner" e porta la scultura della Ragazza con il gabbiano che è il simbolo d'Abbazia. La scultura, opera del maestro Car, è molto romantica. Prima al suo posto si trovava l'altrettanto famosa scultura della Madonna del Mare.  

         Quante storie ho conosciuto da un'unica cartolina...

Chissà se in soffitta la nonna ne tiene nascoste delle altre? Dovrò andarci un giorno, prima o poi. Voglio sentirmi „raccontare“ ancora tante storie di tanti edifici e cantucci della mia città. Ogni pietra, ogni sassolino avrebbe qualcosa da dirci, se solo ci fermassimo almeno per un po' ad ascoltare le loro voci silenziose.


motto SUKY                                                                                   Selma Smajić  

                                                                    Classe VII  Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                                                    Insegnante: Sara Vrbaški

Voler bene agli animali

 

Grazie al Big Bang si è formato un pianeta di nome Terra. Questo pianeta è molto bello, è fatto di oceani, boschi e foreste dove vivono animali differenti. Quando parliamo degli animali come degli esseri viventi dobbiamo ricordarci che loro sono necessari per l'equilibrio del nostro pianeta e devono vivere tra di noi.

A casa mia vive il mio piccolo gatto Goldy. Egli è molto furbo ed ha gli occhi lucenti. La sua razza è persiana ed i peli sono dorati.

Quando si alza al mattino, Goldy è il primo a ricevere la colazione. Prima di andare a scuola lo saluto e gli do un grande bacio. Lui mi aspetta seduto davanti alla porta e quando si annoia va a mangiare e poi a dormire. Vedendomi nuovamente a casa lui esce dalla mia camera e mi tocca con le sue piccole zampe dicendomi di prenderlo in braccio. Mentre io faccio i compiti lui salta sui divani e dopo essersi stancato va di nuovo a dormire. Un giorno l'ho sentito fare dei rumori strani. L'ho detto alla mamma e poi l'abbiamo portato dal veterinario il quale ha detto che se lo avessimo portato soltanto un po' più tardi sarebbe potuto morire. Da quel giorno ha cominciato a prendere degli antibiotici. Dopo un po' di tempo si è ripreso ed è diventato quello stesso Goldy che conoscevo, il mio amico fedele.

Sono sicura che se ognuno si comportasse come me verso gli animali, quest' ultimi avrebbero una posizione migliore nel mondo. Spero che nel futuro le persone apprezzeranno ma soprattutto rispetteranno maggiormente gli animali.


motto  PUPA                                                                                     Mia Šestan  

                 Classe VII Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                                                    Insegnante: Sara Vrbaški

VOLERE BENE AGLI ANIMALI 

Adoro da sempre gli animali. Li amo tutti, eccetto naturalmente quelli che mi possono fare del male e che sono molto violenti, forti e feroci. Poco tempo fa ho letto da qualche parte che chi ama gli animali deve essere una persona molto buona e brava. Alcune persone vogliono bene agli animali soprattutto perché alcuni di loro sono molto utili, come ad esempio: l'ape che ci dà il miele, il lombrico che mantiene fertile il terreno , il cane che aiuta alle persone cieche oppure può fare la guardia , i gatti che catturano i topi ... Potrei continuare ad elencare fino a domani, perché io sono convinta che gli animali siano degli esseri viventi molto speciali.                                              

            Io però non li amo in questo modo: io voglio bene agli animali perché hanno uno sguardo speciale che le persone non hanno, uno sguardo pieno d'innocenza e di fedeltà. Quando osservo i loro sguardi e i loro gesti, so di potermi fidare. Come si può far loro del male? Sono molto triste e dispiaciuta  quando sento che alcuni scienziati per i propri esperimenti usano gli animali. Io ho un cane troppo dolce di nome Ari. Non passa un giorno senza che io non mi distiri sul pavimento e non lo accarezzi. E lui mi guarda con uno sguardo così affettuoso e devoto, tutto felice e contento perché gli dedico almeno dieci minuti del mio tempo. Quando non avevo ancora il cane, per ogni compleanno e per ogni Natale questa era il regalo che desideravo. Quando finalmente l' ho ricevuto, ero la persona più felice di questo mondo.

            Gli animali sono molto fedeli, ma ho l' impressione che loro senza di noi non possano farcela. Quelle persone che non hanno e che non amano gli animali non sanno di che cosa sto parlando. Insomma, ritengo che voler bene agli animali sia una cosa molto positiva. Tutto quello che noi facciamo per gli animali, loro ce lo ripagano doppiamente. Io adoro gli animali e li amerò per tutta la mia vita.


motto FISH                                                                                    Ivor Fisher  

                                                            Classe VII
Scuola Elementare Italiana “San Nicolò” Fiume

                                                                                                                                                    Insegnante: Sara Vrbaški

Volere bene agli animali

Un giorno, quasi due anni fa, tornando a casa abbiamo trovato davanti al portone un bel micetto grigio. Era giovane, un po' trascurato e visibilmente affamato. Dopo aver mangiato e bevuto, se n’è andato via. Poi dopo qualche giorno tornava per poi andarsene di nuovo.

I miei famigliari ed io l'abbiamo chiamato Miki. Era un grande giocherellone, ma allo stesso tempo un gatto incredibilmente   intelligente ed affettuoso; con ciascuno di noi si comportava in un modo diverso.

Ogni giorno quando tornavo a casa dalla scuola, lui mi  aspettava davanti alla porta, pronto per entrare in casa.Quando riusciva ad entrarci, miagolava affinché io non gli  avessi preparato da mangiare. Dopo avergli dato da mangiare mi mettevo a studiare, e lui subito mi saltava in grembo, come se volesse studiare con me per farmi compagnia.

D´estate noi due passavamo il nostro tempo divertendoci: facevamo delle corse lungo la spiaggia e giocavamo a pallone. A Miki piaceva moltissimo giocare a pallone, soprattutto a calcio. Quando mi addormentavo lui si metteva accanto a me e faceva le fusa. Noi due eravamo i migliori amici del mondo. Miki era uno di famiglia, ed io mi sono per la prima volta reso conto come si possa voler bene ad un animale.

Un giorno, però, quando sono tornato a casa Miki non mi aspettava. Se n'era andato. Anche oggidì, quando rientro a casa, spero di trovarlo lì ad aspettarmi. La speranza ormai è poca, ma io voglio credere che il mio Miki stia bene ovunque sia.


motto  GOGO 2                                                                          Goran Mikavica

                                                            Classe VI a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                                                                    Insegnante: Cristina Sodomaco

Sfogliando l'album  delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare

 In una sera di pioggia andai  in camera mia con due scatole.  Arrivato nella mia  stanza aprii la prima scatola, dentro c'erano degli  album di foto, alcune medaglie  e un paio di orologi da taschino. Sfogliai le foto  tra le quali c'erano quelle di mio bisnonno  e della mia bisnonna ,di mio nonno e di mia nonna e altri parenti. Le medaglie erano di mio bisnonno che aveva combattuto  nella seconda  guerra  mondiale. La mia famiglia possiede un orologio da taschino che lo tramanda  da generazione in generazione. Il bisnonno  si chiamava Antonio  ed  e` lui che ha iniziato con questa  tradizione.
Mio nonno  Josip invece é  morto nel 2000, cioé  11 anni fa. Mio nonno si era tagliato  la mano  con  la sega  circolare. A me sarebbe  piaciuto  conoscerlo ma non  ne  ho avuto l'occasione.


motto CONIGLIETTA                                                             Rebecca Barbo  

                                                              Classe IV  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

                                                                                                                                                    Insegnante: Katia Šterle Pincin

 

GUARDO L'ALBUM DI FAMIGLIA E VEDENDO LE FOTO DEI MIEI GENITORI, NONNI E BISNONNI VEDO QUALCOSA CHE MI ASSOMIGLIA

 
Anche se sono in bianco e nero si vede che dal nonno, come si dice, ho preso il colore dei capelli. Dalla nonna il sorriso, dall'altro nonno il colore degli occhi. Dall'altra nonna la statura. Dai bisnonni certi lineamenti del viso.
Ma soprattutto mi dicono che dalla bisnonna ho preso la testardaggine e il carattere.
E noi la chiamiamo con simpatia "Nonna Vecia" che però tante volte è più in gamba di noi.
Mi piace fare dei lavori a mano come mia madre e mia nonna, dei dolci come la bisnonna. Mi piace sciare come mio papà e mio nonno.
Faccio sport come nonno Mario, mi piace andare alle feste e in gita come facevano i nonni.
Guardando le foto mi dispiace di non aver potuto andare con il carro e il cavallo nei campi e sfogliare il grano con i bisnonni in cucina vicino alla stufa.
 
Sfogliando l'album vedo che ci sono molte cose che mi appartengono e sono felice di poterle raccontare.

 


motto CUORE                                                                            Laura Šverko  

     Classe VII b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante: Susanna Svitich

Volere bene agli animali

Gli animali sono una cosa unica, senza i quali la mia vita non sarebbe quella che è. Nella mia vita sono circondata da animali e per questo motivo sono anche molto legata a loro. In particolare preferisco i cani, e penso che siano proprio i migliori amici dell'uomo.

Io ho un cane, che si chiama Tobi, al quale sono molto legata. Con lui ho imparato che per amare gli animali bisogna prendersi cura di loro e dargli tanto affetto. Penso che sia molto importante guadagnarsi la loro fiducia e lasciarli liberi, perché se un cane non è libero non può' essere felice. Non riesco a capire la gente che lascia gli animali, ma soprattutto i cani, per strada, abbandonati a un mondo crudele. Queste persone sono senza cuore, e a causa loro molti cani non sopravvivono, altri vengono rinchiusi in un canile, dove non possono essere felici senza una famiglia accanto.Per guadagnarsi la fiducia degli animali bisogna rispettarli e cercare di capirli.

I miei nonni hanno una fattoria, con mucche, galline, cani, gatti, maiali e conigli, ed è grazie a loro che ho imparato a vivere accanto agli animali, e volergli bene. Ed è una cosa straordinaria vedere come i cani e le mucche sono legati a loro, da anno in anno,e come i miei nonni si prendono cura di loro e li rispettano.

Un animale che mi affascina molto è la tigre, perché è un animale dolce e feroce allo stesso tempo, ed è libero. È un animale bellissimo, del quale adoro i cuccioli, che anche se ancora piccoli hanno già' l'istinto feroce. Non nascondo, che come tutti, ho paura di alcuni animali, come di alcuni serpenti, ed altri animali che sono velenosi o più' pericolosi. Penso che, nonostante la mia paura per alcuni serpenti, sarebbe interes-sante averne uno a casa, anche se questo tipo di animali sarebbe meglio lasciarli liberi in natura. Animali come i serpenti possono essere molto pericolosi, e perciò' sarebbe molto più difficile guadagnarsi il loro rispetto e la fiducia.

Un altro tipo di animali del quale io non mi fido molto sono i gatti. Fin da piccola non mi sono fidata di loro, anche se a prima vista sembrano docili e carini, sanno essere anche pericolosi. Sono animali ai quali piace venir coccolati, pero" se qualcosa non è di loro gradimento sanno essere aggressivi. lo sono molto affascinata anche da animali che sono liberi in natura, come cavalli e delfini. Ma purtroppo vengono spesso sfruttati nei circhi e negli acquari. Anche se a noi piace vedere come questi animali fanno qualche acrobazia, penso che non sarà mai così bello vederli quando sono a casa loro, liberi in natura. Adoro gli animali e voglio continuare a vivere tra loro, perché sono una delle cose che preferisco, e sono indispensabili nelle nostre vite, perché sono sempre accanto a noi.


motto FLEURI                                                                            Elen Zukon Kolić  

                                                            Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

                                                                                                                                                    Insegnante: Susanna Svitich

Sfogliando l'album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare
 
Uh,finalmente un po' di tempo libero! Sono a casa, da sola. Silenzio totale... e mi sto annoiando. Non so che cosa fare. Sono assalita da un acuto noiositis giornatitis. Non so proprio come passare il tempo: Internet - non mi attira, TV - non c'è niente di interessante, disegnare - non ho l'ispirazione, dormire -non ho sonno,...

Mi chiedo come passavano il tempo i ragazzi di una volta, se venivano contagiati da questa pericolosa malattia anche loro. In ogni caso all'epoca non c'era Internet, Facebook o Twitter, neanche immaginarli. L'unica cosa che mi resta da fare è andare dai nonni, lì di sicuro troverò qualche passatempo. Arrivata dai nonni racconto a loro in che situazione mi trovo. I nonni mi narrano che quando avevano più o meno la mia età non c'era il tempo di annoiarsi, specialmente in paese: si dovevano portare le mucche al pascolo, aiutare in casa, lavorare in campagna,... Se per caso capitava un po' di tempo libero, veniva sfruttato al meglio possibile, cioè leggendo o osservando le foto di famiglia...

Forse osservare le foto di famiglia sarebbe interessante. Il nonno si alza dal divano e si dirige verso la camera da letto, poco dopo ritorna con tre grossi album, pieni di vecchie fotografie.
Prende il più vecchio (allo stesso tempo anche il più grosso), dove ci sono foto dei miei bisnonni e trisavoli. La foto più vecchia risale al 1910: tutte le foto sono in bianco e nero, ormai segnate dal tempo. Nelle foto sono raffigurate persone mai viste prima e sono state scattate nel cortile o vicino alla casa di famiglia.

Mi sono un po' trattenuta a osservare una foto scattata nella piazza del paese sulla quale c'erano una ventina di persone. Mi meraviglio quanto sia mutato il paese in cent'anni: l'olivo era appena un alberello, il pozzo era all'aperto, non c'era il monumento alle vittime cadute durante la guerra,... Tante cose sono cambiate, ma mi sento come se anch'io in quel momento fossi stata lì da qualche parte a osservare il tutto. Trovo i miei lineamenti in quelli dei miei parenti. Se potessi rivivere quegli istanti mai vissuti!

Ho finito di guardare il primo album, il seguente è quello con le foto dei nonni. Qui le foto sono già un po' meno sfocate. Sulle prime pagine ci sono i nonni in tenera età, avevano sì e no tre anni. Com'erano paffutelli! Poi ci sono le foto di mio nonno all'inizio della prima classe. In una classe c'erano circa tre alunni, mentre in tutta la scuola sedici, inclusa l'insegnante; alla consegna delle pagelle, mentre giocava una partita di calcio, alla fine delle elementari, tutti sono felici e sorridenti. I tempi saranno cambiati, ma la felicità dei bambini durante l'ultimo giorno di scuola è rimasta tale, come se si trattasse della mia classe. Tempi così lontani, e allo stesso tempo così vicini. Ah, ecco i nonni da giovani, si sono appena conosciuti: com'erano belli ed eleganti! La nonna portava i capelli lunghi fino alle spalle, pieni di riccioli, mentre il nonno li portava pettinati da parte. Questa era di sicuro una serata speciale.
Evviva gli sposi! Qui c'è una foto che raffigura loro due davanti al municipio, freschi sposi. Dietro lo stile mi sembra che siano circa gli anni cinquanta del secolo scorso. Pensavo di conoscerli alla perfezione, ma questa foto mi confonde un po' le idee. Ecco una foto della loro luna di miele, questo posto lo riconosco: è la montagna della Kranjska gora. Non si direbbe che sono sposati da più cinquant'anni...

Nel terzo e ultimo album ci siamo io e mia mamma. In quest'album le foto sono ormai a colori. Queste foto le ho viste già tante volte, le so a memoria, quindi non ho che cosa commentare... però se guardo un po' meglio scopro che queste fotografie non le ho viste mai prima d'ora. C'è mia mamma durante il suo primo compleanno, la prima comunione, alla consegna dei libretti, l'ultimo giorno di scuola quando finì l'ottava... Ed in seguito ci sono io: mi trovo tra le braccia della mia bisnonna, avevo circa un mese; qui sono al mare con i nonni, il mio primo compleanno, in quest'altra festeggio il Natale del 1999 assieme ai miei familari...
Il tempo è volato, il mondo è cambiato.

Quante cose sono accadute, quante ancora accadranno. Queste foto sono testimonianze che nel passato per divertirsi non serviva nè Facebook, nè Twitter o cose del genere. In qualche ora sono riuscita a passare attraverso una storia lunga più di cento anni.

Com'è passato presto il tempo, non mi sembra vero che la mia storia duri già dodici anni.
Alla fine posso dire che sfogliando l'album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni, i miei genitori e sento che anch'io ho una storia da raccontare.

motto ANIMA BUONA                                                             Milica Vujić  

                                                            Classe VIII – 4 Scuola Elementare “Drago Milović” Teodo/Tivat, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Milena Radović

Sfogliando l`album delle foto di famiglia, vedo i bisnonni, i nonni,i miei genitori e sento che anch`io ho una storia da raccontare

Sfogliando le pagine del vecchio album ed evocando la più triste ma anche la più bella storia che abbia mai sentito, un lacrima mi è scivolata su una delle foto bianco e nere. In quel momento ho deciso di dividere questa storia con voi.

Nel 1937 in un paese nel Sud del Serbia è nata una bambina come primogenita e invece che la sua vita portasse la fortuna e l`alegria in casa, la morte di sua madre che prima del previsto ha lasciato questo mondo, ha portato la tristezza. Crescendo in periodo della guerra in cui  mia nonna ha perso il padre, lei ha dovuto arrangiarsi e sopravvivere in condizioni difficili. Essendo riuscita in quel che  anche persone più mature e forti non erano riuscite, lei è diventata una bellissima ragazza che tutti apprezzavano. La sua bellezza per quel tempo e quel piccolo paese era incredibile. In campagna non c`era nessuno che non voleva fermarsi per un momento a sfruttare quei bellissimi occhi, grandi, color castagna per cui era conosciuta. In un giorno estivo mentre il sole bruciava, mio nonno pasava per il campo e da una ragazza ha chiesto un bicchiere d`acqua. Quella ragazza era proprio mia nonna Danica. Stupito dalla sua bellezza il nonno quel momento descriveva come un momento in cui tutto si era fermato ed in seguito tutto è cominciato a svolgersi come su un nastro. Due giovani e innamorati  passavano ogni momento insieme e hanno riempito la vita di gioia e felicità. Presto si sono sposati e per quelle nozze anche oggi dicono che erano le più belle di tutte e dopo alcuni mesi è nato mio padre e dopo alcuni anni anche mio zio. Avendo molta esperienza nella vita,  mia nonna ha crescuito i suoi figli con molta maturità e saggezza . Quando siamo nate io e mia sorella lei era molto felice e la vita ha dedicato a realizzare i nostri desideri. Purtroppo questa armonia non durava molto.

Come tutto quello che è bello deve finire anche la sua vita si è spenta prestissimo. Sopravvivendo e battendo con i forti sentimenti di tristezza e gioia che la seguivano durante tutta la vita lei una notte si è addormentata per sempre. Mentre pulivo le lacrime dal mio viso sono riuscita a finire la storia delle sofferenze e l`amore. La storia di una donna che è il mio modello.La storia di mia nonna Danica.


motto  RAGAZZINA CON I CANI                                             Petra Vučković  

      Classe VIII - 1 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević

VOLER  BENE  AGLI  ANIMALI 

Io amo molto gli animali ma soprattutto i cani. In casa ho un cane e una cagna che poco fa ha avuto cinque cuccioli. Il cane si chiama Bobi e la cagna Piccolina. Purtroppo, non c’è posto anche per i cuccioli, cosi ho dovuto dargli agli amici, ma spero che avranno buona attenzione da loro. Molti hanno detto che il cane sia il migliore amico dell’uomo e io ne sono convinta. I cani sono sensibili, giocosi e compagni teneri e fedeli.
Io faccio tanta attenzione ai miei cani. Gli do da mangiare, gli faccio il bagno, e quando fa bel tempo li porto a spasso. Quando sono triste, i miei due amici a quattro zampe sono qui per consolarmi, per farmi compagnia e per farmi sorridere con le sciocchezze che fanno, cercando di attirare la mia attenzione. Io non potrei mai abbandonare i miei animali.. e non capisco la gente che lo fa. Il loro amore è senza condizioni, l’unica cosa che loro vogliono da noi è un po’ d’attenzione e qualche parola dolce. E questo non è troppo, dovete ammettere..


motto 13579#                                                                          Jovana Miljenović  

  Classe VIII - 3 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević

SFOGLIANDO L'ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, NONNI,   I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH'IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE

 E 'una splendida giornata di sole, e a me due persone davvero mancano. Anche se non sono più qui, ancora oggi occupano un posto speciale nel mio cuore. E nella mia stanza, certamente! Questo posto speciale è il mio album di famiglia. Il mio cuore si stringe, come se qualcuno avesse posato la pietra su di esso, per questo apro l'album in fretta e comincio a sfogliarlo. Sto pensando su come hanno vissuto i miei nonni e bisnonni quando erano della mia età o anche più giovani di me? Forse avevano una vita difficile ed erano poveri, affamati e assetati ? O forse vivevano nel lusso senza problemi, chi lo sa? Così ho aperto la prima pagina dell'album e vedo mia nonna quando era molto giovane. Anche se non ho sentito niente nel  primo momento, le lacrime hanno cominciato a scendere  giù e poi ho sentito una tristezza immensa. Sembrava come se qualcuno fosse colpevole per la sua morte, come se qualcuno dovesse pagare per questo .. ma in ogni caso, così non sarebbe tornata su questo mondo. Con la faccia triste, apro la pagina successiva per vedere le foto del matrimonio dei miei nonni. Il viso sorridente del mio nonno ha fatto sorridere anche me. Prima, quando mio nonno era ancora vivo, mi rallegrava sempre quando ero triste. Inoltre, ci sono alcune foto di mio padre da Pisa, Roma e Milano, ma non hanno lasciato una impressione su di me tanto quanto le immagini dei miei nonni. Sto sfogliando le pagine e vedo me stessa quando ero piccola. Mi chiedo: I nonni mi amavano? Venivano alle feste del mio compleanno? Si arrabbiavano quando ero cattiva? Non lo so, ma so che erano pieni di comprensione e di amore per tutti. Questo poteva significare che mi amavano,no? Vado avanti e guardo altre foto.. sento dolore che cresce dentro di me, anche la rabbia .. Perché questi bambini potevano giocare con mia nonna e io no? E perché potevano godere di tutti questi momenti, e io non avevo questa opportunità? Non lo so, ma la vita e il tempo ci daranno risposte alle domande più importanti. Tutto quello che so è che ho amato i miei nonni molto, e per questo meritano una parte speciale del mio cuore.


motto 14101997                                                                       Ilija Gračanin  

      Classe VIII - 1 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević

VOLER  BENE  AGLI  ANIMALI

     Animali come cani e gatti possono essere i nostri amici nello stesso modo come le altre persone. Solo perché non parlano la nostra lingua non significa che non ci possono dare amicizia e affetto senza condizioni. Stanno cercando solo un po’ della nostra attenzione e amore. Purtroppo non dividono tutti la stessa opinione. La gente spesso trascura i loro animali domestici, o li abbandona quando non sente più bisogno di tenerli o quando cominciamo a mollestarla. Qualche volta succede che gli animali vanno abusati, e le povere bestie chiedono solo un po’ di cibo, il posto per dormire e un piccolo pezzo del nostro cuore. In cambio ci fidano la loro vita. Perché gli facciamo male? Perché li lasciamo per strada? Ci sono luoghi speciali per gli animali abbandonati. Dobbiamo fare ancora più di questi posti, perché gli animali abbiano una particolare attenzione e cura. Quindi invito tutti gli amanti degli animali ad aiutare le istituzioni per gli animali abbandonati. Faccio l’appello anche ai proprietari degli animali di prendere cura anche di altre bestie. E prego coloro chi non amano gli animali di non maltrattarli. Stendete le mani e accarezzate il cane o il gatto e nel loro sguardo troverete solo l’amore e l’amicizia. Poiché gli animali non sanno parlare e non possono lottare per i loro diritti, io voglio essere la loro voce, io voglio aiutarli e salvarli.


motto 20161910                                                                      Milica Cvijović  

                                   Classe VIII - 2  Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                     Insegnante: Tanja Banjević

COSA  CI  RACCONTA  UNA  VECCHIA  CARTOLINA 

Primavera, il sole, il vento - una vera delizia. Insieme con le mie madrine sono andata a fare una piccola gita. Abbiamo camminato in giro per il villaggio, che ornavano le case di pietra. Sono stati abbandonate ma molto attraenti. Stavano là come i vecchi testimoni di un tempo passato e della gente diversa. Siamo entrate in una vecchia casa, tutta coperta di erbacce. Camminando per la casa abbiamo guardato in ogni angolo, sperando di trovare qualcosa di interessante. Non abbiamo cercato niente di speciale, solo volevamo scoprire qualche segreto nascosto da tanti anni. In un angolo ho visto una cassettiera rovinata. Ho rimosso le ragnatele e la polvere, e l'aprì. Lì ho trovato una cartolina in bianco e nero con la foto di Venezia, e sotto, in lettere sbiadite, c'era scritto: „ Mia cara, io sono ora in giro per il mondo. Per il momento sono a Venezia. Questa città sull'acqua è meravigliosa. Gli Italiani sono una gente molto ospitale. Il panorama di Venezia è incantevole. Come sapete ho viaggiato anche in Africa. Ho incontrato diverse persone, culture e ho trovato gente meravigliosa. Ho avuto pregiudizi sui neri, arabi, musulmani ... ma adesso sono tutti spariti! Credetemi, le persone non dovrebbero essere divise per colore della pelle, religione, nazionalità ... Sono tutti come noi, sono persone più o meno buone o cattive, intelligenti o stupidi..non ci sono differenze in questo. Saluti da Venezia bagnata dal sole dalla vostra Anne.“ Ho pensato a lungo, e mi sono ricordata che Anna è una vecchia amica di mia nonna che ora vive a Boston. E 'una donna molto intelligente, che era la prima tra gli abitanti del villaggio che aveva coraggio di andare in giro per il mondo. Quando ha visto abbastanza, si è trasferita negli Stati Uniti dove ha formato una famiglia. La cartolina di Anne ha fatto me e le mie madrine riflettere sulla natura degli esseri umani e sul fatto che tanti dei nostri giudizi dipendono dal punto di vista dal quale li guardiamo. Ora mi rendo conto che tutti hanno proprie virtù e difetti, e che nessuno è perfetto, ma ogni persona ha qualcosa di meritevole in sé..


motto 1607998                                                                         Tijana Tomčuk  

                                                              Classe VIII - 3 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević

COSA  CI  RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA 

Cosa ci può dire una cartolina lasciata in fondo dell’armadio, un pezzo di carta dimenticato tra le vecchie cose? Cosa può suscitare nei nostri cuori e quali segni lasciare sul nostro viso? Una cartolina vecchia può avere la forza di insegnarci qualcosa della vita di prima?

La foto bianco nera mi racconta la storia di un posto meraviglioso, dove la gente ha vissuto da secoli. Mi racconta la storia senza usare le parole. I colori, la luce scattata e la natura parlano di un mondo dei tempi passati. Questa mia cartolina è un testimonio della storia scritta e la tradizione conservata. La bella Roma! Mi sono persa nel tempo e mi sono trovata mille anni fa di fronte al grande Colosseo Romano. Posso sentire gli odori e toccare il vecchio monumento. Guardando questo souvenir, comprato tanti anni fa a Roma, potevo creare nella mia mente l’immagine della città colossale e anche trovare le risposte alle mie domande costanti di questo posto eterno. Guardandola, oltre che vedere com’era il Colosseo una volta, come se potessi sentire lo spirito dei tempi passati, l’odore e le voci..una sensazione inspiegabile. Capisco che le cose vecchie, le foto hanno il potere di farci vedere, capire, immaginare anche le cose strane o passate. Le cartoline non sono solo pezzi di carta dimenticati tra le cose vecchie e inutili. Sono quei piccoli custodi della nostra vita, delle memorie, dell’esperienza che rivivono nei momenti quando abbiamo bisogno di scappare dalla realtà, e di immergersi in fantasia o emozioni..Sempre, quando sono triste, mi chiudo nella mia camera, apro una scatola in cui tengo le cartoline e le foto e lascio uscire dal buio facce care e avvenimenti speciali..e sorrido di nuovo, perché so che questo non me lo può portare via nessuno..


motto RAGAZZA MODESTA                                                 Ema Nikolić  

    Classe VIII - 2 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević 

VOLER  BENE  AGLI  ANIMALI 

Mi piacciono molto gli animali. Ogni volta quando vedo alla tv un programma degli animali, lo guardo attentamente. Mi piace guardare diversi programmi sugli animali selvatici, specialmente quelli dell'Africa, ma anche gli animali domestici possono essere interessanti,specialmente i cani e i gatti, o cavalli, che per me sono i più begli animali del mondo. Oltre a questi, ci sono le trasmissioni che trattano animali malati o abbandonati e queste mi rendono sempre molto triste. Non posso capire come e perché qualcuno può maltrattare un animale,specialmente se è un animale piccolo e indifeso, che non fa male a nessuno. Dall'altra parte, non capisco neanche quelli che uccidono animali per divertimento o per guadagnare i soldi. Questa crudeltà risveglia in me rabbia e voglia di fare qualcosa contro queste persone. Non devono tutti amare gli animali ma non possono fargli male. Specialmente se questi animali chiedono solo un po' d'affetto che ci danno in ricambio sempre di più. Da tanto qualcuno ha detto che un animale può riconoscere persone buone e che, lo stesso, sfugge da quelle cattive. Non costa niente essere buono,e non fa male.. e poi, questi animali non ci possono tradire o deludere come lo possono fare gli uomini. Questo si deve avere in mente, per sempre..


motto 1607997                                                                       Romana Janković  

                                                            Classe VIII - 3 Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                    Insegnante: Tanja Banjević

COSA CI RACCONTA UNA VECCHIA CARTOLINA...

Con la fine della scuola primaria che stava arrivando, mi rendevo conto di quanto mi sarebbero mancati i vecchi compagni, e che anche veniva la fine di una bella parte della mia infanzia. Mi stavo preparando per un viaggio in Italia. Mi salutavo con la mia famiglia e le cose nella casa. Mi avvicinavo a un vecchio petto e che sorpresa! Come se avessi sentito un debole sussurro.  Ho trovato una vecchia cartolina. Ho pensato: guarda come indossa con orgoglio i suoi anni! Le parole scritte su di essa come se volessero riunire il mondo intero e darmi il segreto del lontano passato, custodito qui da anni. Ogni parola era una storia per se,diversa e ci sarebbe voluto tempo per ascoltare tutti gli uomini. Il tema principale di ogni parola era una vita umana. Ah, quasi dimenticavo, questa scheda mi è stata inviata da una vecchia amica che ora vive in America e là ha una vita facile, avendo trovato lì il lavoro. Eh, se tutti avessero così tanto successo nella vita .. Guardando la cartolina, mi chiedevo com'era la vita prima, come la gente viveva..È la città di Kotor stessa oggi come lo era prima? Molte domande mi giravano per la la testa. Volevo trovare le risposte a tutte le domande. La cartolina mi ha tranquillamente raccontato della sua solitudine, dei tempi duri, delle notti di tempesta e giornate soleggiate. Voleva tornare alla vita il tocco gentile delle mani che l'hanno scritta .. Dopo un po' ha cominciato la sua storia ...La città di Kotor è stata fondata dai Romani nel II secolo dc. Lo chiamavano Akruvium ed era sotto il loro dominio fino al 476 (fino alla caduta dell'Impero Romano). Dekaderon lo hanno chiamato e governato, con le interruzioni, Vojisavljevići per sette secoli (fino al 1185). Dal 1185-1371 ha fatto la parte dello stato serbo medievale, durante il regno di Nemanjići. E poi ha ottenuto il nome attuale slavo di Kotor .. Questa è solo metà della storia. Si lamentava che a volte si sentiva stanca dal carico dei lunghi anni della sua esistenza.

Volevo ascoltare ancora la sua storia, il sussurro pieno di anni d'esperienza,della gioia e della tristezza ma era ora di andarsene.
Magari un' altra volta ..


motto 231998                                                               Ivana Kašćelan  

                                                               Classe VIII - 1Scuola Elementare “Njegoš” Cattaro/Kotor, Montenegro

                                                                                                                                                                 Insegnante: Tanja Banjević

COSA  CI  RACCONTA  UNA  VECCHIA  CARTOLINA

 

Ogni volta quando devo descrivere qualche avvenimento o una bella avventura, mi ricordo del mio viaggio a Venezia. Anche se ci sono stata l'anno scorso, mi pare che è passata un'eternità e mi vengono in mente le emozioni belle e la gioia che sentivo allora. Le foto che ci ho fatto e una cartolina che ho mandato ai miei da questa città meravigliosa sono il testimone di un'esperienza straordinaria che ho vissuto. Spesso guardo queste foto e sento come se questa cartolina tenesse in se tutta la storia di questo viaggio e la racconta di nuovo ad ognuno che la prende in mano.

Io sono Ivana e ho 13 anni. Già da cinque anni sono una majorette. La mia squadra fa parte del grande Carnevale a Cattaro e dei balli mascherati. Oltre che balliamo, ci divertiamo e troviamo amici, noi viaggiamo molto. E questo mi piace di più, i viaggi.

Il mio primo viaggio è stato a Venezia, la più bella città del mondo..non so da che cosa cominciare. Abbiamo passato un intero giorno a Aqualandia, abbiamo scivolato, guardato spettacoli con pappagalli, le navi, le pirate e abbiamo fatto il bungee jumping. Il secondo giorno abbiamo passeggiato per le strade di Venezia. Mi ricordo del giro con la gondola che mi sembrava irreale. Come se adesso potessi vedere le vetrine dei negozi con souvenir che ci invitavano a comprarli..Poi la visita alla chiesa di San Marco, che ha lasciato un'impressione straordinaria su di me.

Tutto che scrivo non basta..ma è difficile descrivere questi sentimenti. Ho sentito parlare di Venezia tanto, l'ho vista ennesime volte alla TV, ma questo è diverso..è come se fossi stata in un paese fantasioso, il posto delle fiabe.

Adesso mi sto preparando per un altro viaggio, questa volta a Verona. Spero che ancora una volta mi divertirò come a Venezia..


 motto VACANZE                                                               Viktorija Štefan  

                                         Classe VII Scuola Elementare Italiana “Belvedere” Fiume                                                                  

Cosa ci racconta una vecchia cartolina 

Le cartoline oggigiorno quasi non si usano più. Una volta si scrivevano da ogni parte del mondo dove uno andava a trascorrere le vacanze o a visitare un famigliare, ma adesso tutti usano le e-mail o gli sms per mandare i saluti. Le cartoline avevano, e hanno ancora, l'anima. Sì, è vero che talvolta bisognava attendere il loro arrivo. Succedeva spesso che prima ritornassero le persone e poi, dopo alcuni giorni, la cartoline. E' anche vero che lo spazio per scrivere era abbastanza modesto e perciò i pensieri e i saluti scritti erano frequentemente simili ed uniformi. Ovviamente per questo motivo le cartoline, hanno dei limiti ma non possiamo non ricordarle con un sentimento di nostalgia.

 Scommetto che tanti di noi ne tengono alcune nei cassonetti, sulle bacheche o nascoste nei diari. Quando prendiamo una vecchia cartolina tra le mani l'immagine che guardiamo senza dubbio ci ricorda il posto, il periodo della nostra vita al quale è collegata e le persone con le quali abbiamo diviso l'esperienza o forse le persone che, sfortunatamente, per diverse ragioni non ci sono più. Non mi ricordo di preciso quand' era l'ultima volta che ho ricevuto una cartolina, ma so di averne inviata una l'inverno scorso. Eravamo tutti a sciare e come ogni anno abbiamo scritto la cartolina ai nonni. I soliti saluti e poi tutti insieme l'abbiamo firmata. La nonna custodisce le nostre cartoline. Quando il postino gliele porta il sorriso appare sul suo viso. Il postino e la nonna chiacchierano un po' e il giorno è molto particolare. Nei giorni estivi, quando siamo dalla nonna e se la giornata è nuvolosa, quando provo noia, frugo tra le cose abbandonate e spesso trovo le nostre vecchie cartoline. Le spolvero, le leggo, le giro tra le mani, sorrido.

E' inequivocabile la forza delle emozioni e dei sentimenti che una cartolina trasmette. Come se uno fosse proiettato per un istante in un preciso momento del passato. A sorpresa, come attraverso una porta segreta i nostri pensieri viaggiano nel passato e proviamo felicità, gioia, amore, delusione, tristezza, noia, eccitazione e serenità.

Una cartolina vecchia ci racconta davvero delle storie mai dimenticate.