CONCORSO LETTERARIO MAILING LIST HISTRIA 2007

 

Sezione A

 

TEMA PER LE SCUOLE ELEMENTARI – LAVORI INDIVIDUALI – Categoria 1 

"Non ci credo ma...": le superstizioni e i rimedi popolari in Istria, a Fiume, nel Quarnero e nella Dalmazia.

 

1° PREMIO

Motto Piperina

Martina Sanković 

 

  Classe  VIII

 

              Scuola Elementare Italiana “ Dolac “ Fiume

 

Motivazione: una iniezione totale di realismo ci viene da questo lavoro ottimamente impostato e realizzato con bravura e proprietà di linguaggio! La superstizione serve solo a giustificare mancanze e sconfitte...un concetto pesante ma affatto banale...e pazienza se anche Antonella Clerici non la pensa così...

 

 Eh,le superstizioni...
Secondo me la loro definizione è: "stupide supposizioni che condizionano la vita degli esseri umani".
Non lasciare che le posate si incrocino; quando passa un gatto nero sputa tre volte; attenta a non rompere uno specchio; non versare del latte; non versare del sale.. .Perché? E se non si fa tutto ciò, cosa ci dovrebbe succedere? Dovremmo finire sotto un tram come ha detto la medium Lorem a
"Striscia la notizia"?
Certo che noo!! Lo sanno tutti che le superstizioni sono tutte inventate, ma la maggiorparte delle persone ci crede... Un giorno, mi è capitato di guardare la "Prova del cuoco".
Antonella Clerici e quella signora anziana dalla voce stridula che le fa da aiutante stavano preparando un pasto squisito.
Ad un certo punto Antonella ha versato dell' olio. Tutti si sono fermati, e Antonella con aria preoccupata chiese subito al pubblico che cosa doveva fare per rimediare. Mah, forse prendere uno straccio e pulire??
No.. .Una signora del pubblico le disse di buttare tre volte il sale dietro la schiena e di recitare: "Occhio malocchio..."
Io mi misi subito a ridere, e non credevo che la Clerici 1' avrebbe ascoltata e, invece,con mio grande stupore, Antonella lo fece.
Ma dico, persino in televisione le persone si devono svergognare per delle inutili superstizioni?
Però, intanto anch' io, che parlo tanto contro queste superstizioni, ci ho creduto una volta. Era un lunedì mattina e pioveva. Come tutti i lunedì io dovevo andare a scuola. Presi un ombrello bianco e partii. Giunta a scuola chiesi alla mia amica di tenermi per un attimo 1' ombrello, mentre io mi
toglievo la giacca.
L' amica mi-guardava con stupore: "Mi dispiace, ma non posso prendere quell' ombrello bianco, porta sfortuna."
Io scoppiai in una fragorosa risata e le risposi: "Scusami Vale, ma ti sei forse bevuta il cervello? Non mi dirai mica che credi a queste stupidaggini?"
"Vedrai, vedrai che ti porterà sfortuna."La mia amica non rideva affatto ed era proprio una superstizione cinese di cui lei era fermamente convinta.
Stranamente, quel giorno, litigai con tutto il mondo, per modo di dire. I due giorni seguenti pioveva di nuovo, e io presi nuovamente 1' ombrello bianco. Anche in quei due giorni litigai con tutti.
Beh, a questo punto arrivò il giovedì, e lasciai l' ombrello a casa: non per sbaglio, ma di proposito!
Cominciai a pensare sarà colpa dell' ombrello, come dice Vale? Chissà... Certo che no'. Ma siamo diventati matti?! Con tutti i problemi che ci sono nel mondo manca solo che mi metta a pensare che la causa dei miei litigi sia un ombrello, e bianco per giunta.
Qualcuno avrà pur notato che sono in maggioranza gli adulti che credono alle superstizioni, e non i bambini?
Sì, perché i bambini non hanno tanti problemi, (sottolineo bambini, non sto contando gli adolescenti, solo i bambini...), sono sempre sorridenti e pieni di gioia di vivere. Mentre gli adulti (e anche gli adolescenti) hanno mille preoccupazioni. Quelle di un adulto: "Devo fare la spesa, farò tardi al
lavoro, non devo dimenticare di portare il pane nero e integrale a mia suocera, poi devo portare mia figlia in piscina, nel frattempo potrei anche mangiarmi un panino per pranzo, ma prima devo pagare la bolletta del telefono...",mentre in quanto agli adolescenti di sicuro vi chiederete "e che preoccupazioni possono avere?",ma vi sbagliate: "speriamo che la sveglia suoni sennò faccio tardi a scuola, poi devo correre alla scuola di musica, nei quindici minuti tra un impegno scolastico e l'altro dovrei anche pranzare, poi non devo assolutamente dimenticare di fare i compiti, e di chiamare Luisa per chiederle di portarmi la scheda d' italiano, domani c' è anche il controllo di storia e di croato, ma mi manca una lezione perché ero alle gare di atletica... "
Quindi,è chiaro che se qualcosa va storto, sia per gli adulti che per gli adolescenti, è più facile credere che sia colpa di qualche forza superiore, o magari di qualche strega, del Fato o di chissacchè.. .Pensare: non posso farci niente se sono triste, lo ha deciso il Fato è decisamente più facile che- ammettere che se litighiamo o se qualcosa va storto è colpa nostra e che forse dobbiamo farci un esame di coscienza e cambiare. Ma accanto alla conclusione degli adulti che nei nostri momenti di crisi ci "bloccano" con un semplice"  Ti son ciapada de strighe "  aggiungo la mia conclusione:
GLI ADULTI DICONO CHE CREDERE ALLE STREGHE SIA UNA COSA DA BAMBINI, MA ALLORA CHE COS'E' IL CREDERE ALLE SUPERSTIZIONI?

 




2° PREMIO

 

Motto El Drago

 

Patrick Barlessi

 

Classe III a

 Scuola Elementare Italiana " Giuseppina Martinuzzi "

Pola

 

 

Motivazione: una nonna molto superstiziosa racconta a questo scolaro episodi della sua infanzia nei quali la superstizione la faceva da padrone... Pur essendo un bambino però lo scetticismo non manca! Un lavoro davvero ben fatto...

 

Mia nonna dice sempre di non essere superstiziosa ma poi ho capito che non è vero.

In diverse occasioni mi ha fatto capire che è superstiziosa eccome. Quando un giorno giocando ho aperto l’ombrello a casa sua, subito mi ha detto di chiuderlo perchè porta sfortuna. Un'altra volta passeggiavamo e un uccello mi ha fatto la cacca sulla testa. A me veniva quasi da piangere perchè mi faceva schifo. Lei intanto mi puliva e sorrideva dicendo che devo essere contento perchè ciò porta fortuna.

Quando aveva preparato il pranzo per tutta la famiglia ed eravamo tutti a tavola mia cugina si era seduta verso lo spigolo del tavolo. Nonna l'ha fatta subito alzare e le ha spostato la sedia perchè in caso contrario non si sarebbe mai sposata. E guai a chi mette il pane alla rovescia perchè porta miseria. Quant'era triste quella volta che pulendo lo specchio lo aveva rotto perchè si sa che rompere lo specchio porta disgrazia. Mia mamma le aveva risposto: “E sì che è una disgrazia, perchè lo specchio costa tanto!”. Quando racconta di qualcuno al quale è successo qualcosa di brutto dice sempre: "Tochemo fero”. Perchè toccare ferro porta via la disgrazia. Oppure se deve mostrare una parte del corpo dove una persona ha il male, tocca quel punto e subito dice: ”La ga qua el mal, segno suo!”. Ciò vuoi dire che quel male non verrà a lei in quel posto. Mia nonna è furba perchè il primo giorno dell'anno aspetta sempre che gli auguri glieli faccia per primo io che sono maschio cosi dice che avrà fortuna. Anche mio bisnonno era superstizioso. Quando aveva vinto un viaggio in aliscafo a Venezia era tutto contento ma quando ha saputo che l'aliscafo doveva partire di venerdì 13 ha rinunciato al viaggio.

Le superstizioni sono radicate dentro le persone. Conosco gente che passando per una strada lastricata non tocca mai con il piede la riga perchè chi toca riga xe striga. Nonna mi racconta sempre che quando era piccola la sua nonna la curava con i rimedi naturali. Una volta si era presa una forte bronchite e la nonna aveva comperato dei grossi fogli di carta di impacco blù che bisognava bucare con l'ago grosso “quel de le savate” e poi ungere con il grasso e applicare i fogli sul petto e sulla schiena per sciogliere il catarro. Questi fogli si chiamavano pittime.La sua nonna aveva messo i fogli di carta in camera da letto con l'intenzione di fare più tardi il lavoro per gli impacchi ma il fratello di mia nonna, visti quei fogli di carta così belli e così grandi, li prese e con certe bacchetine si costruì con loro 1'aquilone, il “drago” come lo chiamavano. Ma quella birichinata gli costò un bel castigo, perché la piccola malata restò senza le “pittime” e anche piu tardi quando il ragazzo correva per i prati con il “drago”, la norma diceva: “Ecco le pittime che svola in ciel!”.

Un giorno mia sorella era gonfia per il mal di dente e la norma le fece fare impacchi di foglie di malva. Se ci credete o no a me non interessa, io lo so che 1’indomani mia sorella non era piu gonfia. Per curarmi dalla tasse mia nanna mi fa lo zucchero abbrustolito con il latte e questo metodo lo usa anche mia mamma. Dicono che fa bene. A pensarci bene, meglio tentare con i metodi naturali perche molte volte sano efficaci.

 


 

 

3° PREMIO

 

Motto Marte

 

SARA RESANOVIC' BEVITORI

 

Classe  VI  novennale

                                                                                   Comunità degli Italiani “ Dante Alighieri “ Isola d’ Istria

 

 

Motivazione : tre generazioni di donne spingono la piccola e brava narratrice nell'oscuro mondo delle credenze popolari...ma la nostra simpatica protagonista schiva tutte le insidie con grazia da ottima slalomista!

E speriamo che nessuno le ramazzi mai sui piedi...

 

 ANCA EL DESTIN XE SUPERSTISION?

 

Madona, quante storie, ara... Questo no se devi far perché porta mal... sto altro invese bisogna portarlo in scarsela perché xe un portafortuna...Ma come se fa a crederghe ne l’epoca dei telefonini e del computer? Mi no go mai basilà co’ ste robe, anca se ne l’auto de me mama pindola corni e corneti, portafortuna che la ga comprà co la iera a Napoli. In sti giorni però go aprofondì l’argomento e me go fato una cultura, perché dovevo far sto tema sui strolighesi e sule credense popolari. Savè cosa che go constatà? Go constatà che propio el fato de crederghe, quasi sempre te porta a quel che disi la tradision, cioè ala disgrasia. ‘Deso ve conto un per de episodi che go savù scoltando me nona, me mama, me sia e ancora qualche amica de casa più ansiana.

 

Me nona la me ga contà che co la iera sovena e la viveva a Fiume, la gaveva una amica un poco strana. Ogni volta che so mama scovava la cusina ela ghe andava sempre visin acioché la scova ghe tochi i pìe. Mi no rivavo a capir perché che la faseva ste robe strane. Ansi, me par che invese de intrigarghe là ‘torno, la podeva cior la scova e scovar al posto de so mama. Però me nona me ga contà che quando se toca i pìe co la scova no se se sposa più e sta sua amica no gaveva intension de sacrificar la sua vita sposandose. Pitosto de netar, cusir, cusinar, acudir la casa e starghe drio ai fioi, ela preferiva andar a balar e fal la civeta. Cusì almeno disi me nona. Mi magari no so gnanca cosa che vol dir far la civeta. So solo che xe un usel del malaugurio. Povera civeta, chisà che colpe che la pol gaver per eser giudicada cusì. Ben, ma tornando al problema de scovar i pìe, adeso scominsio a star anca un poco in pensier. Mi no savevo sta tradision e chisà quante volte che, sensa voler, aiutando me mama a scovar, me go tocà i pie co la scova. No volaria che me porti mal perché mi go dute le intensioni de sposarme e de gaver fioi. Speremo ben, ah!

 

La storia del specio roto invese me la ga contada me mama. Un giorno ala so amica Silvana ghe ga sbrisà de man un specio e la lo ga roto in mile tochetini. Dio mio... sete ani de disgrasie. Cosa far? I dir che per refar la situasion e no andar incontro a sti sete ani de disgrasie, bisogna ingrumar duti i tochetini del specio roto e butarli in mar o in fiume. Ma indove che la Silvana stava de casa no iera né mar, né fiume e gnanca nisun lago. Alora ela e me mama, pensa che te pensa, le ga trovà la solusion. L’importante iera butar i tocheti de specio in acqua, no? Là visin iera un mastel colmo de aqua e lore le ga butà là dentro fina a l’ultimo tocheto. Ma se vedi che no iera l’aqua giusta. Nel far sto lavor la Silvana se ga taià un dito e no solo la se ga fato mal, ma la se ga becà anca le sigade de so mama.

 

I me conta che me bisnona diseva sempre: “No pasar soto la scala che porta mal!”. Ma me par de gaver capì che ghe porta mal no a chi che pasa soto la scala, ma a chi che xe sula scala. Co le iera pice, me mama e me sia, le giogava a corerse drio e intanto me bisnono, sula scala, a piturava la terasa. Ste pice, corendo de qua e de là le xe pasade anca soto la scala, scasandola e fasendola trabalar. Me bisnono xe cascà xò. Per fortuna a no se ga fato mal, ma la pitura xe andada persa e ghe ga vosù ore e ore per netar duto.

 

O, po xe quela del gato. Quando che un gato nero te atraversa la strada, aguai andar avanti. Porta disgrasia. Me mama la iera in vacansa de so bisnona che stava in campagna. Tornando a casa un gato nero ghe ga taià la strada. A questo punto se pol far tre robe: spetar che pasi un’altra persona prima de ti - ma fora de cità la gavaria dovù spetar fina note; ciapar un’altra strada - ma el giro che la doveva far iera tropo longo; far tre pasi in drio. Eco questa tersa solusion iera la più facile e la ga deciso de far cusì. Ma no la ga visto che drio de ela iera un buso. El pìe ghe xe andà dentro e la se ga slogà la cavilia. Altro che pegola. Saria sta asai meno dano se la gavaria continuà la strada taiada del gato nero.

 

I dir che spander el sal porta mal e alora, per scaramansia, bisogna butarlo tre volte drio dele spale. Me nona, per eser fedele ale tradisioni, dopo gaver spanto el sal, la ga fato questo rito, ma la ga sbalià la mira e el sal ghe xe andà ne l’ocio. Per i brusori, la xe corsa in bagno per slavasarselo, ma guantandose l’ocio, no la vedeva ben indove che la andava e la ga sbatù la testa contro la porta fasendose un bel bernocolo. Eco, podemo veramente dir che spander sal porta propio mal.

 

Queste invese ghe ga tocà a me sia. Per portafortuna la gaveva un bel fero de caval impicà drio dela porta. Ma el ciodo probabilmente iera stufo de soportar sto peso e un giorno sto fero de caval xe cascà. E quando a te casca? Ma quando che me sia xe la visin e a ghe va a finir propio sul pie e, vardacaso, iera estate e la gaveva le infradito. Un boto che no ve digo e in poco tempo ghe se vignuda l’ongia del dito groso duta nera.

La seconda ghe ga tocà per voler sfidar una superstision. “Perché se disi che no se devi verser la ombrela a casa?”, la se domandava. E dito fato la ga ciolto in man una ombreleta e la ga strucà el boton per verserla. No se sa come ma la ghe xe svolada contro l’armadio lasandoghe un bel svriso su la portiera e el manego ghe xe restà in man. Un’ombrela persa e un armadio rovinà. Eco, cusì la ga capì perché l’ombrela va usada sempre fora de casa.

 

Dopo dute ste disgrasie provocade per rispetar o no rispetar le superstisioni, me mama me ga dito che ela e so sorela le ga fato un pato: le ga deciso che co le vedarà una scala le pasarà soto, co un gato nero ghe atraversarà la strada le andarà avanti sensa problemi, che el sal servi solo per cusinar, che l’ombrel se usa solo per la piova, che el 13 e el 17 xe i più bei giorni del mese e che se sarà destin sucedarà quel che devi suceder.

 

Ma el destin no xe un poco anca superstision?