TEMI PARTECIPANTI SCUOLE SUPERIORI

LAVORI INDIVIDUALI

motto  NICKY                                        

Vanna Vidotto  

  Classe II - a  Scuola Media Superiore Italiana Fiume

                                                                                            Insegnante: Emili Marion Merle

Luigi Dallapiccola 

Nella storia abbiamo potuto conoscere molti artisti giuliano-dalmati che sono riusciti ad affermarsi fuori dalla regione in cui sono nati, ma molti di loro sono stati ricordati nella loro patria d'origine, sia nei toponimi, sia con altre iniziative in memoria del personaggio. Uno di questi grandi artisti a essersi meritao questo onore è senza dubbio Luigi Dallapiccola, il quale nacque il 3 febbraio 1904 a Pisino, che all'epoca faceva parte dell'Impero austroungarico, da genitori di origini trentine. Trascorse l'infanzia nella sua città natale, mentre più tardi si spostò a Graz, dove la sua famiglia venne sfollata durante la prima guerra mondiale. Leggendo la sua biografia, apprendiamo che presso il teatro di Graz il piccolo Luigi poté assistere a numerose rappresentazioni d'opera e decise di diventare anche lui un compositore. Alla fine della guerra rientrò a Pisino e iniziò gli studi musicali nella vicina Trieste. Dopo aver conseguito la licenza liceale, nel 1922 si trasferì a Firenze, città in cui risiedette per il resto della sua vita e dove completò gli studi pianistici e quelli di composizione.

Agli anni Trenta risalgono le sue prime importanti affermazioni in concorsi internazionali. Nel 1938 sposò Laura Coen Luzzatto, che sarebbe divenuta ben presto una figura indispensabile per lo sviluppo del linguaggio dallapiccoliano. Nel 1940 gli venne offerta, per chiara fama, la cattedra di composizione al conservatorio Cherubini di Firenze. Dallapiccola stesso rinuncerà a questa carica nell'immediato dopoguerra, ritornando al suo impiego iniziale di insegnante di "pianoforte complementare". La sua ferma e convinta reazione alle leggi razziali del 1938 ebbe conseguenze ben visibili nella sua produzione musicale: lo stesso anno scrisse i Canti di prigionia, seguiti successivamente dall'opera Il prigioniero.

Nel dopoguerra la sua fama internazionale crebbe di continuo in tutta Europa, ma anche in America, dove tra l'altro verrà invitato a tenere corsi di perfezionamento. Nel 1949 a Milano fu tra gli organizzatori del "Primo congresso internazionale di musica dodecafonica". Nel 1968 a Berlino verrà rappresentato il suo Ulisse, opera su libretto proprio tratto dall'Odissea, frutto di un lavoro ben più che decennale che il compositore definì "il risultato di tutta la mia vita". Nel 1972 compose il brano Commiato per voce e strumenti, dal titolo profetico: sarà la sua ultima composizione. Luigi Dallapiccola morì a Firenze il 19 febbraio 1975 a causa di un edema polmonare.

Nel corso della sua vita Dallapiccola ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti: nel 1953 diventa membro dell'Accademia delle belle arti di Baviera, in seguito sarà nominato membro dell'Accademia dell'arte di Berlino (1958), della Royal Academy of Music di Londra (1969) e dell'Accademia di musica ed arte di Graz (1969). Ricevette inoltre il gran premio per la musica del Land Renania Settentrionale-Vestfalia, il premio "Ludwig-Spohr" della città Braunschweig, il premio "Moretti d'oro" della regione Friuli Venezia Giulia, il "Prix Arthur Honegger" a Parigi (1972), il premio Feltrinelli per la musica assegnato dall'Accademia Nazionale dei Lincei (1973) ed il premio internazionale d'arte "Albert Schweitzer".

Oltre a ciò, ricevette la laurea honoris causa dall'Università di Durham e dall'Università di Edimburgo (entrambe nel 1973); nello stesso anno gli fu inoltre conferita l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il 21 maggio 1976 il Rettore dell’Università di Bologna Tito Carnacini, conferì a Luigi Dallapiccola e Goffredo Petrassi la Laurea Honoris Causa in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo; per Luigi Dallapiccola ritirò il diploma la moglie Laura.

Il suo nome è stato ricordato nel migliore dei modi dall'Unione Italiana, che nel 1991 ha fondato il Centro Studi di Musica Classica "Luigi Dallapiccola", con sede centrale a Verteneglio e due sedi periferiche, rispettivamente a Pola e a Fiume. Questo centro coinvolge circa 150 giovani, impegnati nell'apprendimento strumentale della chitarra classica e del pianoforte, completate dall'insegnamento di teoria e solfeggio e storia della musica. Nel centenario della nascita di Luigi Dallapiccola, l'Università Popolare di Trieste e l'Unione Italiana, in collaborazione con la Famiglia Pisinota, hanno promosso una serie di iniziative per celebrare la figura di questo compositore, uno tra i più importanti del Novecento.

 

motto JUVENTINO                                

Ferdinando Stefan  

                                                                   Classe I - m Scuola Media Superiore Italiana Fiume                                                                                        

Molti scrittori e poeti istriani, fiumani e dalmati hanno scritto opere incentrate sulle loro radici.
Descrivi l'autore che meglio conosci o che più ti ha colpito



Tanti sono i scrittori che con il loro lavoro hanno contribuito a mantenere gli usi, i costumi, la lingua della mia città, scrivendo nel nostro dialetto, in fiumano, il cuore pulsante e l' anima della mia città. Come trascurare un patrimonio in vernacolo"fiuman"cosi vivo, ricco, umano come quello lasciatoci da Mario Schittar, dal Cavaliere di Garbo(Gino Antoni), Oscarre Russi, Egidio Milinovich?
Tutte le loro opere nascono con lo stesso desiderio e cioè esprimere i loro pensieri rafforzando la presenza fiumana-italiana in ambito cittadino e regionale,per far sapere a chi è andato via che siamo ancora qua. La maggior parte di loro aveva un desiderio comune con le loro opere, mantenere in uso la lingua del popolo affinché questa non si presentasse impoverita a tal punto da portare i rimasti a dimenticare le radici della propria fiumanità.
Tra tutti questi poeti e scrittori colui che per la sua semplicità mi ha maggiormente colpito è Egidio Milinovich.
Milinovich nasce a Fiume nel 1903, in una famiglia di operai e trascorre tutta la sua giovinezza nel Barbacan, un popolare rione della Cittavecchia. Le sue poesie sono vero folclore, sono una descrizione di momenti di vita, di ricorrenza, di abitudini, di colori e odori di una parte della città che non si vede né si sente più .
Ho preso in mano e riletto alcune poesie del suo libro"Variazioni fiumane" e non posso che confermare l'allegria o la tristezza che si intravede in ogni suo verso. E' stato un poeta dialettale intelligente, profondo, ironico e divertente. Non era un poeta di professione, e non aveva nemmeno la pretesa di essere considerato tale, ma sapeva come rappresentare una scena di vita quotidiana legata agli ambienti tanto cari ai fiumani:
la sua contrada: "Si` si` son de gomila e me vanto, non sofigo la voze del mio cor...
"gli amori:"non go impirado suso le tirache, go imbotonado strambo el gilè,l e braghe mastruzade in pieghe e sache...
"la famiglia:" me dixeva la mia mama co ti fili drito e i te tira un saso in schena, butighe un bocon de pan...
"gli usi- le cure popolari per risolvere determinati disturbi:
"non far el memele xe un antico modo de maturir i bruschi  co`le pape, gnente sponte, taji e cusidure..
."i pensieri di un marito preoccupato per la moglie malata :"doman xe Novo de ano,e ela qua drento, me geme el cor...
"o quelli di un papa` preoccupato per la malattia del figlio:" mio fio in ospital col brazo in geso la man snistra gonfia,nera e storta, davolte i ga tenta` xe anda`per treso,noi ga intiva`e la resta come morta...
",ci sono versi nei quali descrive l'uso del tram:"el scricola e fis`cia su sine smusade, el bruliga, el ris`cia con brute rolade...
",nonché del grande amore per la sua gente e per la sua città:
"amemo sai sta tera, sto mar imenso blu, con anima sinziera col cor...e sempre più...
".Le sue poesie sono delle fotografie, dei ritagli di vita che sono lì, sempre sotto mano, per non dimenticare ma soprattutto farci avere quelle memorie che ci appartengono, anche se tanto distanti da noi, ed e`questo che me lo rende particolarmente speciale.
 
Tutti loro hanno contribuito a far avere a noi giovano, delle opere preziose e utili al mantenimento del nostro dialetto, della nostra cultura cioè della nostra identità`.


motto SECTOR     

                                                      Luca Privileggio   

Classe II Liceo scientifico-matematico Scuola Media Superiore Italiana Rovigno

                                                                                                Insegnante: Maria Sciolis

BERNARDO BENUSSI 

Ho terminato da poco la scuola elementare italiana di Rovigno, ora frequento il liceo, però se quella aveva un nome questo mi sembra anonimo. L'edificio e' imponente però come dicevo e' orfano di nome mentre la scuola elementare ne porta uno veramente illustre quello di Bernardo Benussi.
Bernardo Benussi e' nato a Rovigno il 10 gennaio 1846. Prima alunno del seminario arcivescovile di Udine e poi del ginnasio superiore di Capodistria. Studiò quindi per un breve periodo all'università di Padova, poi alle università di Vienna e Graz, in questa ultima si diplomò nel 1869, abilitandosi all'insegnamento delle materie del gruppo storico, geografico ed assimilando dai maestri un rigoroso metodo filologico e critico, ottenendo così la laurea nel 1871 in filosofia.
Insegnò al ginnasio di Capodistria e già allora pubblicò il “Saggio di geografia dell' Istria” affinché gli studenti apprendessero meglio i dati della loro regione. Per i dotti pubblicò invece nel 1872 la sua prima opera di carattere storico, il “Saggio di una storia dell'Istria, dai primi tempi sino alla dominazione romana”. Per vent'anni insegnò al ginnasio di Trieste, dove pubblicò nel 1883 il saggio ”L' Istria sino ad Augusto”.

Altro suo lavoro di carattere storico è “Nel Medioevo. Pagine di storia istriana”, pubblicato nel 1897, opera fondamentale per studiare la complessa storia medioevale istriana. Ritornò agli studi storico-geografici nel 1903, dando alle stampe “La regione Giulia. Manuale di Geografia, Storia e Statistica”. Nel 1923 pubblicò l'opera in due volumi “Pola nelle sue istituzioni municipali” e l'anno dopo “L' Istria nei suoi due millenni di storia”. Ma la sua opera più significativa, almeno per quanto riguarda la sua città natale, è la “Storia documentata di Rovigno” edita nel 1888. In essa traccia la storia di Rovigno dagli inizi sino al periodo austriaco.

Fu poi preside del civico Liceo femminile di Trieste e preside emerito dell' Università Popolare di Trieste e della Società Istriana di archeologia e storia patria. Collaborò inoltre alla rivista Atti e Memorie della Società di Archeologia e Storia Patria di cui dal 1899 al 1925 diresse la collana degli Atti e memorie della società istriana di archeologia e storia patria. Morì nel 1929, a 83 anni d'età. Nel 1996, nel 150 - esimo anno della nascita, la Città di Rovigno ha posto sulla sua casa natale una targa commemorativa.
Sono orgoglioso di aver frequentato una scuola che parla il nome di Bernardo Benussi.

 

motto PUTELA   
                                                            Emi Forišek  

 Classe I - Generale Scuola Media Superiore Italiana Rovigno

                                                                                                   Insegnante: Maria Sciolis

Per secoli la cartografia ha rappresentato il Mar Adriatico con la dicitura „Golfo di Venezia“

      Trovo affascinante il titolo poiché anche la mia città fu per lungo tempo un isolotto del grande lago veneziano. A partire dal 1283 fino  al trattato di Campoformio, si ebbero quasi cinque secoli di dominio, di alleanze con la Serenissima.
Salendo su per le calli del centro storico si incontrano palazzi, piazze che ricordano tanto Venezia e cosa dire della parlata cantilenante dei pescatori o dei contadini rovignesi? Anche l'isola di Bagnole, posta a circa un miglio da Montauro, è conosciuta con il nome di Isola dei Piloti; probabilmente perché i piloti rovignesi abilitati a condurre le navi che si recavano a Venezia, salivano e scendevano dalle medesime proprio su Bagnole.

Anche le vicende di Marco Polo, che tornato dall'oriente fu arrestato a Curzola dai genovesi ricorda tanto le vicende della nostra santa patrona. Difatti quando il cinque maggio 1379 la flotta genovese ebbe sconfitto l'armata veneta dinanzi al porto di Pola, Rovigno non sfuggì alla sorte dei vinti. I genovesi rapirono dall'arca marmorea il corpo di S. Eufemia. E quando i liguri furono vinti e costretti a ritirarsi dal Golfo, Venezia recuperò le città perdute e anche il corpo della santa passò nelle mani dei veneti e questi la misero nella chiesa di S. Canziano a Chioggia fino a che, pressati dalle insistenti preghiere dei rovignesi, nel 1401 si decisero a restituirlo.

Non dirò nulla dell'apporto dato dai marinai rovignesi al vessillo di S, Marco nell'armamento delle galere veneziane che combattevano a Lepanto. Non dirò nulla dei cognomi rovignesi, ancora vivi, come ad esempio Venier, che ci riportano a Venezia. Il mio interesse è rivolto al campanile che svetta elegante e ben visibile sul monte della città. Nel 1650 il consiglio dei cittadini decise di erigere un nuovo campanile poiché quell’esistente goffo e basso era ormai cadente per antichità. Il 20 febbraio 1651 l'architetto Alessandro Manopola presentò il suo modello che fu da tutti applaudito e si rifaceva a quello ligneo di Venezia. La prima pietra fu posta il tre dicembre dello stesso anno. Però i lavori non poterono proseguire, poiché bisognava abbattere il  vecchio. La costruzione ebbe inizio il sette ottobre 1654, sotto la direzione dell'architetto milanese Antonio Fasola. Ma alla costruzione si susseguirono altri due architetti, poiché il primo morì prima di portare a termine la costruzione. Dopo 26 anni l'opera colossale, più volte interrotta fu terminata nel 1680. Il campanile, ad angoli retti dall'alto al basso, è di pietra bianca piccata, con cornicione, pergolato all'interno e con colonne dello stesso materiale. La larghezza della base a terra è di 8 m. e 66 cm. la sua altezza è di 57 m. e 45 cm.

Però la leggenda dice che il campanile di Rovigno che doveva essere una copia di quello di S Marco, ora è il vero originale, essendo quello di Venezia bruciato in un incendio e per rifarlo i veneziani si ispirarono al nostro. L'11 giugno 1758 sulla base del campanile fu posta una statua di rame di 3 m. e 90 cm. che gira su un perno con la direzione del vento.

Eh, S. Eufemia, quanti venti hai saltato da la su? Quante ne hai viste?“

Per concludere non potevo non  ricordare alcuni versi di una famosa canzone rovignese: „Fra i tanti campanili che l'Istria fabricava, Rovigno ga’l belisimo che riva fino al ciel. De in alto se pol veder Orsera fin Parenzo,  Brioni, Pola, Valle, Leme e Canfanar...“

 

motto LEVELS                      
                                                       Kelly Križmanić  

 Classe II Liceo linguistico Scuola Media Superiore Italiana Rovigno

                                                                                                  Insegnante: Maria Sciolis 

ANTONIO GANDUSIO 

      Davanti al teatro di Rovigno ci sono passata un sacco di volte andando al mercato con la mamma o seguendo i miei amici a Val di Bora. Pero' soltanto pochi giorni fa sono stata colta da una curiosita'. Perche' il nostro teatro si chiama Gandusio? Chi era Antonio Gandusio? Ho scoperto che Antonio Gandusio era un attore, e che e' nato a Rovigno il 29 luglio 1873.

            Fu uno dei piu' famosi attori brillanti del teatro novecentesco. Spinto dal padre Zaccaria studio' giurisprudenza. Consegui' la laurea studiando prima a Genova e poi a Roma, dove coltivo' la sua passione per la recitazione che lo spinse a studiare presso una filodrammatica e, successivamente,a trovare scritture presso alcune delle piu' rinomate compagnie teatrali dell'epoca. Laureatosi in legge, entro' nella compagnia di Alfredo de Sanctis nel 1899, ed inizio' una fortunata carriera durata cinquant'anni, nel corso della quale fu il piu' acclamato attore brillante italiano. Affermatosi dapprima nel repertorio pochadistico di moda, affronto' accanto a testi di troppo scoperta e clamorosa comicita', commedie di piu' rigoroso impegno umano e letterario (Pirandello, Anouilh, Saroyan). Successivamente, inizio' lunghe collaborazioni con le compagnie di Irma Gramatica, Flavio Ando', Evelina Paoli, Lyda Borelli, Ugo Piperno, Virigilio Malli, Maria Melato e Annibale Betrone, ottenendo la possibilita' di lavorare con attori del calibro di Tima Di Lorenzo, Sergio Tofano e Uberto Palmarini. Nel 1918 Divenne capocomico, portando in scena un repertorio basato principalmente di pochade e farse: tra gli allestimenti, pero', sono da ricordare anche quelli dei drammi di Luigi Pirandello, di cui Gandusio fu sensibile interprete. L'attivita' capocomicale lo spinse a farsi interprete di parte della nuova dramaturgia italiana rappresentata dall'opera di Luigi Chiarelli e Luigi Pirandello. Nella sua attivita di capocomico, ebbe l'opportunita di dirigere attori quali Paolo Stoppa, Nico Pepe e Nando Gazzolo. Si spense poco prima di effetuare delle registrazioni teleteatrali per la RAI il 23 maggio 1951 a Milano. Con la sua morte scomparve definitivamente dal nostro palcoscenico la figura del "brillante", ruolo ottocentesco che grazie a lui era sopravvissuto al mutare dei modi, della sensibilita' e del gusto.

           Finita la ricerca mi sono sentita inorgoglita. Gandusio, il mio concitadino, e' stata una persona veramente famosa, applaudita in grandi teatri, ha lavorato con attori, con registi, con autori che hanno fatto la storia del teatro italiano. E' giusto che il nostro teatro, sebbene piccolo, porta il suo nome.