ML HISTRIA – Medie Superiori – Lavori di gruppo  – Categoria “ 2 “

 

1° PREMIO NON ASSEGNATO

 

 

2° PREMIO 

                                             

 

Petra Bajić,  Enid Vidaček  

 

motto SERENISSIME NELLA  SERENISSIMA        

                                                                                                                                                                

Classe II a Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” Pola

 

Motivazione: lo svolgimento, scritto in maniera corretta, è coinvolgente nel descrivere la disavventura di perdersi a Venezia , città che, come città d'arte, è amica a qualunque estraneo . A maggior ragione per ragazze di Pola, legate per lingua ,cultura e tradizioni alla Serenissima. Le due protagoniste. aiutate da un cicerone giovane e bel ragazzo, il che non guasta, girano a lungo per Venezia che diventa loro ancor più familiare al punto di assomigliare all'abbraccio di una madre.

 

Cosa provi viaggiando nelle citta' d'arte in Italia pensando che chi   ha costruito quelle meraviglie parlava la tua stessa lingua?

 

Era da tanto tempo che aspettavamo questo momento, e finalmente e' arrivato:  la gita scolastica alla famosa Serenissima.

E' stata una decisione unanime quella di andare proprio a Venezia, siccome e' la citta' d'arte  piu' vicina  a noi per quel che riguarda la lingua, la cultura, le tradizioni. Siamo partiti da Pola di mattina presto e verso le undici eravamo gia' arrivati a destinazione, ovvero a Piazzale Roma. Andando da museo a museo e da chiesa in chiesa eravamo talmente stanchi che i piedi ci dolevano come non mai, e ci stavamo chiedendo com'era possibile che tutti quei capolavori ci risultassero cosi' noiosi. Un altro motivo della nostra indifferenza di fronte a quelle opere d'arte era il fatto che avevamo visto troppe cose in troppo poco tempo, e nelle nostre teste c'era un caos incredibile che non ci permetteva di comprendere il valore  e la bellezza di ogni capolavoro.

Ci siamo fermati vicino a Piazza S. Marco per pranzare; qui io e la mia amica ci siamo sedute ad un tavolo piu' isolato dagli altri per parlare di fatti nostri. Eravamo talmente prese dal discorso che non abbiamo prestato attenzione a quello che dicevano i professori sull'itinerario pomeridiano.

Mentre camminavamo verso una meta a noi sconosciuta, noi due ci siamo fermate ad osservare un oggetto posto su una bancherella: una bellissima maschera veneziana. Ce ne siamo innamorate subito, percio' non abbiamo prestato attenzione al gruppo che si allontanava e siamo entrate nella bottega. Il commesso ha cominciato ad elencarci le qualita' della maschera, e a mostrarci delle altre. Noi eravamo entusiaste, finche' non abbiamo visto il prezzo; abbiamo salutato gentilmente il commesso,siamo uscite in fretta e furia e abbiamo cominciato a ridere a crepapelle. Abbiamo smesso di ridere non appena abbiamo notato che avevamo perso di vista i compagni e che non avevamo la piu' pallida idea dove fossero andati, e dove ci trovassimo noi.

Abbiamo cominciato a frugare nelle tasche cercando i telefonini, ma ben presto abbiamo scoperto che uno era scarico e l'altro era rimasto nell'autobus. Ci siamo ritrovate a vagare per le intricate vie della Serenissima cercando disperatamente di ritrovare i compagni. Ma peggiorando soltanto la situazione. A quel punto, prese dalla disperazione, abbiamo cominciato ad urlare a squarciagola attirando l'attenzione di un ragazzo che si trovava  sul balcone di una delle case della via. Questi, a sua volta, ha urlato: " O, tose, abbasse' el volume, qua xe gente che vivi!". E io gli ho risposto prontamente : "E qua xe gente che forsi no te capissi!" riferendomi alla mia compagna, che non conosceva il dialetto.

Per motivi a noi sconosciuti il ragazzo e' quindi sceso e ci ha detto: "Ciao, io sono Marco. Per caso vi ho sentito, e mi sono chiesto: che cosa avete da urlare tanto?". Dopo esserci presentate anche noi, gli abbiamo raccontato la nostra disavventura. Lui ci ha spiegato che a Venezia era difficile non perdersi, e che quindi difficilmente saremmo riuscite a ritrovare i nostri compagni prima di sera e solo direttamente a Piazzale Roma. Si e' offerto quindi di farci da guida turistica per non girovagare senza meta per la citta'. E noi, non avendo alternative, abbiamo accettato. Ci siamo incamminate lungo il Canal Grande, e lui ha  cominciato a parlarci dei veneziani e del loro modo di vivere. Ha iniziato il suo racconto partendo dalle origini di Venezia; abbbiamo notato subito che nel suo discorso metteva tanto entusiasmo e passione che pareva che quei fatti li avesse vissuti di persona. Siamo rimaste stupite dal fatto che lui sapesse cosi' tanto sulla storia della citta', ma presto abbiamo capito che la nostra guida era nientemeno che un discendente dell' ultimo doge di Venezia.

Gli stessi luoghi che avevamo visto con i nostri compagni e che prima ci erano sembrati noiosi, ora ci sembravano interessanti, persino magici. Preso dal racconto, senza neanche accorgersene, Marco ha cominciato a parlare in dialetto: noi non l'abbiamo interrotto, ma io mi sono emozionata al pensiero che le persone che avevano contribuito a rendere Venezia una citta' cosi' meravigliosa e potente parlavano una lingua molto simile alla mia.

Ero cosi' presa da questi pensieri che non mi sono resa conto di avere, stampato sulla faccia, un sorriso ebete; Marco ha smesso di parlare e mi ha guardato sbigottito, e anche la mia amica mi guardava in maniera strana. Mi sono sentita in dovere di esprimere al meglio le emozioni che provavo, e cosi' ho detto: "Vi e' mai capitato di sentire di appartenere ad un luogo anche se lo vedete per la prima volta solo perche' in questo posto parlano la vostra stessa lingua, la lingua che probabilmente parlavano anche i vostri antenati? Una lingua che vi rende unici, e che dovete essere orgogliosi di parlarla, cercando di conservarla, per poterla tramandare alle generazioni future? Passando per le citta' d'arte italiane, avete mai provato un brivido nel constatare che coloro che hanno contribuito alla realizzazione di tutti quei capolavori, parlavano la vostra stessa lingua, o almeno una lingua simile, legata dalle stesse origini? Una lingua che e' sopravvissuta a tutti  i tempi, di miseria e di floristezza, ed e' arrivata fino a noi?  E che da allora e' cambiata poco, e le piccole differenze nelle espressioni sono solo frutto del tempo. Questa lingua rappresenta solo una piccola parte della cultura che ci accomuna e ci lega, e ci indica le nostre origini storiche comuni."

 

All' inizio i due mi guardavano perplessi, e pensavo non avessero capito neanche una parola di quello che avevo detto, ne' percepito nessuna delle emozioni che provavo, pero', poi, la mia amica ha precisato: "Ti capisco perfettamente. Come sai bene, anch'io sono legata profondamente all' italiano, in quanto era la mia lingua materna. Ogni volta che ritorno nella mia citta' natia, ritrovo il piacere di parlare questa lingua in modo spontaneo, non perche' qualcuno mi obbliga, ma perche' provo piacere nel farlo. Mi sento a mio agio, e non come uno straniero quando sento che la gente parla la mia stessa lingua. Nei loro occhi intravedo un senso di orgoglio che mi contagia  quando ci rivolgiamo la parola, consapevoli che continuando a parlare questa lingua facciamo qualcosa di importante: la trasmettiamo alle generazioni future, sperando che anche loro la amino e la rispettino allo stesso modo, e che un giorno anche loro la insegnino ai loro figli."      

   

 Io stavo per riprendere il discorso con l'amica ma Marco, che per tutto questo tempo se n'era stato in disparte, ci ha fatto notare una scolaresca che urlava i nostri nomi incitandoci a raggiungerla. Noi ci siamo girate verso Marco, lo abbiamo ringraziato per la fantastica giornata che ci aveva fatto passare e per averci fatto da guida. Lui ci ha salutato con un sorriso, e si e' incamminato verso casa tutto fiero, pero' anche confuso dai nostri discorsi, che evidentemente lui non poteva capire.       

  La Serenissima ci e' rimasta per sempre impressa nella mente non per il ricordo, ormai gia' sbiadito, dei musei che abbiamo visitato, ma per le emozioni provate nell'ammirarli.Venezia e' rimasta nei nostri cuori come una citta' senza tempo che ci ha rese piu' consapevoli del tesoro che possediamo, un tesoro di cui andare fieri, un tesoro da conservare e tramandare.


 

3° PREMIO

 

Ana Đorđević,  Luana Ivošević

 

motto L’ITALIA NEL CUORE

 

                                                                              Classe III a Scuola Media Superiore Italiana Fiume

 

Motivazione: le autrici di questo tema, grammaticalmente corretto e fluido nella forma, ci partecipano piacevoli scorci delle città più belle d'Italia che si porgono al visitatore come un dono , animandosi di luce e di colori testimonianze di una civiltà millenaria , dove la lingua madre diventa significativamente riferimento per la gioventù che se ne appropria con orgoglio , determinandone il modo di vivere e di pensare.

 

Cosa provi viaggiando nelle città d'arte in Italia pensando che chi ha costruito quelle meraviglie parlava la tua stessa lingua?

 

Il grande scrittore polacco Sienkiewick ha detto: “Ogni uomo ha due patrie – la sua e l'Italia.“ Chi non potrebbe essere d’accordo con questa affermazione?

L'Italia, paese meraviglioso con il più grande patrimonio artistico del mondo, è da sempre stata la madrepatria dei più celebri artisti che con le loro opere hanno contribuito a far conoscere questa terra di cultura e storia apprezzate e studiate in tutti i paesi.

Basta ripensare alle città visitate per capire che non esistono confini, siccome i ricordi non possono venir cancellati.  Abbiamo avuto l’opportunità di esplorare le sue meraviglie e le particolarità insolite e raffinate, dove l’antico s’intreccia con il moderno. Non basterebbero migliaia di pagine per descrivere questa bellezza che, per fortuna, ci è sempre stata a portata di mano, in quanto la nostra lingua si identifica con quella italiana.

Ogni città è in grado di donare qualcosa di unico e proprio.

Roma, la città eterna, sembra quasi un fiume che straripa i resti di una civiltà millenaria o una calamita che attrae con il contatto immediato la fusione dell’antichità con la contemporaneità. Passeggiando per il centro, possiamo ammirare una fontana del Bernini, un palazzo di Michelangelo, una chiesa contenente le opere del Caravaggio. I nomi di Bramante, Raffaello e Borromini diventano famigliari come se fossero i nomi dei nostri conoscenti. In ogni piazza, ogni strada, in tutti gli angoli della città traspare un pezzo di storia ed è inevitabile subire il fascino del Colosseo, del Pantheon, del Foro romano, del Vaticano.

La sublime Firenze che si trova fra i colli verdi e dorati della favolosa Toscana, una terra senza tempo, è sede di arte sontuosa. Il Duomo, le opere di Brunelleschi, Giotto, Pisano, il David di Michelangelo,  sono solo alcuni esempi di questa maestosità.

 Venezia,  la città delle gondole che ispira non pensieri ma sensazioni, è conosciuta per il suo carnevale, per i suoi canali, per la basilica di San Marco.

Bologna, invece, vive intensamente nella sua piazza principale, mentre Napoli sbalordisce con la sua  vitalità straordinaria, il frastuono allegro per le strade, la musica nell’aria e l’energia risoluta della gente.

Sia Mantova che Ferrara, due città ducali rappresentanti del Rinascimento italiano, sono caratterizzate da fortezze, cortili porticati, mura, palazzi che si affacciano sulle vie strette.

Sulle rive dell’Adige, accarezzata dalle brezze del Lago di Garda, sorge la perla della pianura veneta - Verona, la città di Romeo e Giulietta.

È impossibile nominare tutte le città e tutti gli artisti perché tutti sono degni di ammirazione eterna.

Tutto ciò affascina e ci spinge a gustare, analizzare e conoscere le opere d’arte inimitabili di sommi scultori, architetti e pittori italiani che parlavano la nostra stessa lingua e si esprimevano con vocaboli che noi usiamo ancor oggi.  Riflettendo su questo fatto, viene provocato in noi un orgoglio inevitabile che determina il nostro modo di vivere e di pensare.