TEMI PARTECIPANTI

Scuole elementari - Gruppi

motto GEMELLINE                             

Gaia Miani, Bianca Miani

 Classe IV  Scuola Elementare Italiana Cittanova

                                                                                             Insegnante: Ines Piutti Palaziol

PROVA AD IMMAGINARE UNA CITTA' IDEALE SENZADIFETTI ED INCONVENIENTI NELLA QUALE TI PIACEREBBE VIVERE

La nostra città è proprio strana, si chiama Magilandia e adesso vi descriviamo com'è.

I bambini vanno a scuola solo il sabato e la domenica, i banchi si aprono ed escono fuori il computer, la merenda ed i libri. Alla fine della lezione, se fuori piove o nevica, basta premere il tasto ʺpioggiaʺ oppure il tasto ʺneveʺ e gli alunni si ritrovano subito a casa. Se invece c'è bel tempo tornano a casa in autobus... ma, in un autobus speciale con dentro la piscina, un tavolo con del buon cibo e alcuni letti per riposare con vicino cinque signore che fanno i massaggi a chi ne ha bisogno. Eh sì... quest'autobus è grande come una casa! Ciascun bambino ha pure un mini computer dove fare i compiti.

Quando qualcuno suona il clacson esce fuori una sorpresa come ad esempio un bomboncino, una cioccolata, dei pantaloni... Se invece a suonare il clacson delle automobili sono delle persone cattive loro ricevono in ʺregaloʺ dei ragni, dei serpenti, dei vermi e delle lucertole. Quindi, devono stare tutti molto attenti e comportarsi bene.

Alcune persone hanno la casa sugli alberi, altre in fondo al mare ed altre ancora in cielo. Per raggiungere le case sugli alberi si ha bisogno di una scala e poi dentro ci sono un televisore a forma di foglia ed un grande letto della stessa forma. Gli uomini e le donne non devono pulire le coperte che usano perché esse cambiano colore ogni stagione e quindi le macchie non si vedono, e poi, quando sono sporche, si cambiano da sole.

Le case in cielo sono a forma di nuvola. Sembrano molto semplici ma non lo sono. Quando i bambini che vivono in quelle case si mettono a piangere comincia a piovere. Se invece urlano ci sono i lampi ed i tuoni e se sorridono c'è il sole. D'estate le case ʺnuvolaʺ fanno scendere uno scivolo fino al mare così i bambini possono andare a fare il bagno.

La gente che invece vive in fondo al mare come casa ha delle grandi conchiglie o delle grotte. Nei negozi è tutto gratis però non ci possono entrare più di cinquecento persone alla volta. In questa città ideale noi e la nostra migliore amica siamo vicine di casa.

Vi sveliamo un segreto... questa città esiste... chiudete gli occhi e riuscirete a trovarla.

 

motto SIAMO PICCOLI,  MA CRESCEREMO!!!   

          Anthony Andreašić, Chiara Anić, Noa Bartolić, Daniel Bek,
 
Ilaria Brozi
ć, René Coslovich, Matias Matijašić, Michelle Mrau,
Caterina Napoletano,Renee Angela Saliov,  Ines Sirotić,
 Darren Vuk, Eric Valentić, Ela Ester Zorić  

                                                                           Classe III Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                                 Insegnante: Maura Miloš

I ricordi della nostra infanzia scolastica

Tratto dal racconto delle bisnonne  Maria Giurissevich e Maria Purin

La scuola elementare italiana Galileo Galilei di Umago ai miei tempi non aveva nome , era situata in via Giuseppe Garibaldi e noi la chiamavamo con questo nome. Io l'ho frequentata dal 1937 al 1941.

Le nostre tre classi erano divise in maschili e femminili. Le classi maschili erano seguite da maestri uomini,  mentre le classi femminili erano seguiti da maestre donne. Le bambine studiavano in una scuola e i maschietti in un' altra sede. Noi bambine vestivamo una divisa composta da un grembiule nero ed un colletto bianco. Le lezioni iniziavano alle 8.00 del mattino e terminavano alle 13.00, si facevano 30 minuti di ricreazione a meta' mattina. I maestri scrivevano la lezione o gli argomenti alla lavagna con il gesso, dopo usavano la bacchetta di legno per indicare quanto era scritto . Quando uno scolaro si comportava male ed era maleducato, il maestro usava la bacchetta per dargli delle bacchettate sulle mani come punizione. Oltre alle varie materie che si studiavano si riceveva un voto anche per la disciplina e l'igiene e per la cura della persona. In terza elementare si faceva la preparazione per la prima comunione e la dottrina, cioe' il catechismo, che si faceva a casa delle suore. Il giorno della prima comunione si faceva una piccola festa in sala S.Pellegrino che era attigua alla Chiesa della Madonna dove ora c'e' il teatro cittadino. Purtroppo la Chiesa non c'e' piu'e voi siete ancora piccoli per spiegare il perché, lo scoprirete studiando la storia. Durante la festa ci venivano offerti cioccolata e dolci, cose che non si mangiavano tutti i giorni, nella stessa sala durante l'anno si facevano anche delle recite.

Durante l'anno scolastico le maestre ci facevano fare delle piccole gite lungo le strade che portavano alla fabbrica Arrigoni, Muiella, Pozzioi, Punta delle Vacche, il Macello e  il lavatoio dove le donne andavano a sciacquare i panni fino alla stradina che porta a S.Pellegrino. SE voi pensate  questo lo fate ogni giorno per noi era la famosa gita scolastica a cui tenevamo tanto e durava una giornata.

Vicino alla strada scorreva un torrente di acqua dolce che oggi non esiste piu', questo finiva in mare e da quel torrente si prelevava l'acqua per il macello ed il lavatoio.

In quarta elementare andavamo al campo sportivo in Tribbie a fare lezione di ginnastica e si preparava un saggio. Il saggio veniva fatto per la festa Nazinale in Piazza del Duomo-piazza Grande.Tutti in divisa alla presenza delle autorita' dell'epoca, cioe' il Prefetto e il Podesta' in quell'occasione veniva suonare la banda di Seghetto che suonava le canzoni del momento e la piazza era gremita di gente.

Per noi erano momenti di gioia

Ricordo, al mattino quando noi di paese tutti insieme, in gruppo si andava a piedi a scuola,in una borsa di stracci tenevamo le scarpe per andare a scuola, perche' si andava con scarpe vecchie, rovinate o passate dalle sorelle piu grandi e circa a un chilometro prima di scuola se le cambiava e si lasciavano le vecchie dietro a un cespuglio  e poi al ritorno ci si ricambiava. Il sacrificio dei nostri genitori era grande e aver dei figli che andavano a scuola costava tanto e soldi non c'erano .Voglio ricordare anche che non esistevano zaini Barbie o Ben ten, e neanche quaderni firmati o astucci megagalalittici, ma pennino e calamaio, e neanche esisteva la corrente elettica, ma il compito spesso lo facevamo al lume di una lampada a petrolio.

A scuola esisteva il rispetto anche se noi spesso si aveva paura delle maestre. Loro erano persone molto riconosciute in citta', sempre ben vestite e pettinate. Noi bambine avevamo le maestre Zafferana, D'Agata, Andrini e Chines, i maschietti i maestri Divari Martinello e D'Agata.

QUANTI BEI RICORDI.....  E  SE VOLETE ADESSO ANDIAMO IN GITA RIPERCORRIAMO LA STRADA CHE FACEVAMO NOI DA PICCOLE...
Maria Giurissevich

 Insieme alle nostre gradite ospiti quella mattina abbiamo visto la nostra città con occhi diversi, abbiamo fatto ricordare a loro quanto e' bello essere bambini, ma abbiamo imparato tanto, tanto, tanto e abbiamo capito la storia di una scuola raccontata a viva voce da persone che l'hanno frequentata. Le abbiamo ospitate nella nostra classe e le abbiamo ascoltato con interesse finché ci hanno raccontato le loro esperienze, abbiamo fatto tante domande e tante risposte abbiamo ricevuto. E' stata proprio una bella esperienza , così abbiamo raccolto un altro pezzettino di storia, storia della nostra scuola.

Le ringraziamo di cuore.

   

   

   

                                                

motto TOM AND JERRY                  

Raoul Svitich, Alec Kontošić

 Classe V Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

 Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac

LA NOSTRA CITTÀ IDEALE 

Trovare una città ideale? Mah... sembra molto difficile, però noi la immaginiamo così.

Si chiamerebbe quasi certamente Calciopoly city e in essa, crediamo si sia capito, il calcio sarebbe lo sport e l' occupazione principale della popolazione. Si troverebbe nelle Sandwich Australi, un posto sperduto vicino all' Australia perché noi abbiamo deciso... che così ci piace!
Nella nostra città sarebbero abolite la caccia e il disboscamento. Tutte le persone avrebbero un lavoro serio e invece di usare le auto e i mezzi che inquinano si userebbero le carrozze, così l' aria sarebbe sempre pulita.
L' uomo costruirebbe grandi palazzi e sotto ci sarebbero vasti giardini pieni di rose e tulipani. Calciopoly oltre ad essere il paradiso in Terra dello sport sarebbe anche una goduria per i giardinieri.Gli animali non vivrebbero in cattività, sarebbero liberi di andare dove desiderano.

 Siccome tutte le competizioni sportive a livello mondiale  si terrebbero nella nostra città, essa diventerebbe la capitale dell' Australia.A scuola si imparerebbero tante cose interessanti, soprattutto sul passato. Si costruirebbero tanti anfiteatri e musei che conterrebbero reperti preistorici. Nessuno avrebbe il diritto di usare le armi e i poliziotti non esisterebbero, anzi si trasformerebbero in medici.

Gli abitanti di Calciopoly sarebbero eternamente giovani e i più ricchi porterebbero i nomi degli dei. Gli ammalati e i disabili, bagnandosi in un' acqua magica tornerebbero ad essere sani e agili. La più grande biblioteca al mondo, neanche a dirlo, si troverebbe nella nostra magica città e il numero di libri che conterrebbe sarebbe... infinito!

Ecco, questa è la città che la nostra fantasia ha creato e nella quale ci piacerebbe vivere assieme ai nostri cari.

 

motto ARANCIONE                          

            Miriam Herceg, Marina Banov, Donata Metzger                   

    Classe VII  Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                       Insegnante: Ksenija Benvin Medanić                                                          

Prova a immaginare una città ideale senza difetti e inconvenienti nella quale ti piacerebbe vivere

Ci vengono tante associazioni di idee pensando ad una città perfetta. Il sole. I fiori dappertutto. Dolciumi a basso costo. Uccellini che ci svegliano la mattina. Non quei galli strillanti, ma passerotti e usignoli... Però,  se ci pensiamo un po' meglio, serve qualcosa di più per una vita migliore......Una città dove non si può rubare, perché il proprietario dell'unico negozietto è proprio il tuo vicino di casa. Dove tutti sono vicini di casa. In verità, questa città esisteva. Nel passato. Tanto tempo fa, quando i nostri bisnonni erano appena nati...

Allora, le persone si salutavano con dignità e si aiutavano a vicenda. Nei giorni nostri, le persone si salutano con un misero „ciao“ e a volte neanche si guardano. Nemmeno andiamo a cercare chi soccorre un amico quando ha bisogno d'aiuto, nella maggioranza dei casi, si ride di lui. Prima, se al professore cadeva la spugna per cancellare la lavagna, gli alunni correvano per alzarla. Sarebbe bello poter vedere questo con i nostri occhi, invece di sentircelo dire dai nonni.

La nostra generazione, invece di dedicarsi allo studio, obbiettivo principale dei nostri antenati,  copia senza  un minimo di imbarazzo da un secchione che ha i compiti sempre pronti e poi viene anche preso in giro per averli fatti. Abbiamo dimenticato che l'educazione ci potrebbe portare ad una vita di qualità migliore. Non siamo più sicure se è il mondo che sta cambiando, oppure stiamo cambiando noi, i nostri desideri, il nostro punto di vista. Forse questa è soltanto una fase di adolescenti.

Noi tre amiche, anche se siamo troppo giovani, ci rendiamo conto che ai ragazzi manca un pizzico di cavalleria. Una volta, un uomo, per confessare il suo amore ad una ragazza e chiederle di sposarla, andava dal padre della fanciulla e chiedeva la sua mano. Non sappiamo cosa oggigiorno facciano gli uomini nel corteggiamento, ma probabilmente si sono dimenticati di questa tradizione. Troviamo gli uomini che tengono la porta aperta e lasciano le donne passare per prime soltanto in commedie romantiche che ci fanno dubitare se anche noi troveremo qualcuno che ci tratterà come delle principesse. Quindi, la migliore città sarebbe una commedia romantica.

Nella nostra città ideale non ci sarebbero tanti grattacieli, centri commerciali e centrali elettriche, ma parchi e spazi erbosi. Le persone si godrebbero la vita e la natura. Gli adulti uscirebbero al pomeriggio con gli amici, berrebbero caffé e parlerebbero di arte. Il divertimento massimo dei bambini sarebbe lasciare volare un aquilone. Posto di incontro per noi adolescenti sarebbe il parco, invece che passare ore e ore su Facebook.

Tempo fa, c'erano i cavalli che galoppavano per le strade e le persone camminavano. Si vedevano sfilare carrozze romantiche che davano un'impressione innocua e amichevole.  Ai giorni nostri, invece, si usano le macchine che inquinano talmente tanto che a volte dimentichiamo che in questo mondo esista dell'aria pulita.

Inventando e creando tanti apparecchi per aiutarci in diversi momenti, l'uomo invece di migliorare il mondo, lo ha peggiorato. Ci siamo dimenticati di quello che è più importante di tutto: le relazioni con quelli che ci stanno accanto. Abbiamo delle macchine velocissime, costosissime e bellissime, ma daremmo un passaggio ad uno sconosciuto se gli servisse? Abbiamo delle case grandissime con numerosissime camere da letto e bagni, ma ospiteremmo uno sconosciuto? Abbiamo  centinaia di amici su Facebook, ma in realtà spesso ci sentiamo abbandonati e isolati. Sembra che queste cose ci stiano allontanando gli uni dagli altri invece di avvicinarci. Per noi, una città senza difetti equivale ad una città con cittadini generosi e sempre pronti ad aiutare quelli che ne hanno bisogno.

Forse tutto potrebbe nuovamente tornare come prima. Ma anche se non dovesse succedere, immaginare una città con persone rispettose, con maschietti che sanno fare i  gentiluomini, tanti parchi e giornate di sole,  con più rispetto per la natura, ci fa sentire meglio. Di questo ne siamo certe.

 

motto LE TRE STREGHETTE          

Dea Car, Ileana Merdžo, Debora Grdinić

    Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Gelsi” Fiume

                                                    Insegnante: Ksenija Benvin Medanić                                                          

Prova a immaginare una città ideale senza difetti e inconvenienti nella quale ti piacerebbe vivere

Ah, la nostra città Fiume. Ci siamo nate, abbiamo trascorso la nostra infanzia qui e crediamo proprio che il nostro futuro abbia già scelto questa città per noi. Noi siamo tre ragazze fiumane: abbiamo parenti che parlano il fiumano e siamo cresciute circondate dalla fiumanità. È inevitabile negare quanto siamo legate alla nostra città. Tuttavia ci sono delle cose che vorremmo cambiare: a partire dalle infrastrutture per finire sulla qualità della vita. Gli ospedali sono scarsi di attrezzature mediche e di personale, le scuole sono vecchie e trasandate, nei condomini certi ascensori stentano a lavorare (“beati” quelli che vivono al dodicesimo piano). Per non parlare delle ditte che non offrono condizioni adatte al proprio personale, delle scarse cure degli anziani nelle case di riposo. Fiume gode di un bellissimo mare, ma è brutto vederlo inquinato.

Anche se ci sono abbastanza lati negativi di questa storia, Fiume è una città da sogno, con dei monumenti storici da urlo! Noi vorremmo una città multifunzionale con più servizi, più possibilità per i giovani ma senza dimenticare gli anziani e i più bisognosi. Una città che si prenda cura del cittadino. Ci immaginiamo una Fiume per noi ragazzi, una sorta di Paese dei Balocchi, ma senza diventare asini. Ci piacerebbe un parco divertimenti tutto l’anno, un parco zoologico. Un posto dove la gente non cercherebbe tra l’immondizia, dove non sarebbe disoccupata, nel quale nessuno si troverebbe in difficoltà economiche.

Vogliamo una città con parchi pubblici puliti pieni di attrezzi in cui non ci sarebbe alcun pericolo di farsi male ma che siano allo stesso tempo divertenti. Un bonus sarebbe anche senza piccioni che ti riversino il contenuto della cloaca in testa. Dove ci sia un posto in cui tutti siano benvenuti e non ci siano differenze tra le persone,dove non è importante l’ etnia , la razza , l’orientamento religioso o l’età.

Sappiamo che questo è difficile da compiere ma comunque non perdiamo la speranza.
 

motto  GRUPPO GIORNALISTICO   

Classe V:                          Salvatore Napoletano, Ketrin Kušće, Nicole Benolić, Riccardo Favretto,

                              Filip Paljuh, Karlo Burić, Gaia Veznaver, Dajana Lakošeljac

Classe VI:                           Chiara Bose, Giulia Braico, Dora Načinović

                                                                          Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                         Insegnante: Cristina Sodomaco                                                

 I nonni hanno molto da raccontare e ogniqualvolta li ascoltiamo, rimaniamo esterefatti dalle loro storie. Quante cose sono cambiate nel lasso di pochi anni: la tecnologia è entrata nella nostra vita e ha preso il posto delle belle chiacchierate  e passeggiate che prima si facevano con loro, al mare o in campagna. Quando ascoltiamo i nostri nonni ci sembra di ritornare indietro nel tempo, in luoghi a noi sconosciuti, anche se sono gli stessi in cui viviamo tuttoggi. Abbiamo così deciso di incontrare il signor Giulio Codiglia di Bassania, che ci ha aperto le porte del suo piccolo museo famigliare che costudisce storie di ieri e di oggi, storie di una vita, ma anche storie di tutto un piccolo villaggio, quello di Salvore.

     

Il signor Giulio ci ha raccontato che la sua infanzia era molto diversa dalla nostra. Sicuramente non c'erano tanti giochi come oggi e nemmeno tanti divertimenti. A scuola si andava a piedi, di cibo ce n'era poco, ma i bambini erano più gioiosi e sereni. A scuola si andava a piedi a Montenetto. Le materie più importanti erano i conti e la scrittura e l'unico occorrente necessario era un quaderno, un calamaio e una penna ad inchiostro. Il signor Giulio è un gran musicista, ha composto molte canzoni bellissime dedicate alla sua Salvore e ha registrato pure un CD. Ci racconta che la musica rappresenta tutta la sua vita e che questa grande passione è iniziata all'età di nove anni. All'epoca avevano come insegnante ELIGIO ZANINI di Rovigno. Egli insisteva affinché ogni alunno suonasse uno strumento e grazie a lui il signor Giulio ha scoperto le sue doti musicali e ha iniziato ad amare la musica.

Le sue canzoni parlano di Salvore, della nostra quotidianità. Sono state scritte per la nostra gente e rispecchiano i nostri usi e costumi. Nella maggior parte di esse si parla del mare perché un salvorino senza mare è come un pesce fuor d'acqua.

Il signor Giulio è il nonno di Giulia, la nostra compagna di classe. Lei ci ha raccontato che il nonno ha disegnato tutto l’albero genealogico della sua famiglia e ce lo ha anche fatto vedere. Abbiamo conosciuto anche il papà del signor Giulio, il signor Antonio Nino Codiglia. Un signore davvero in gamba che dal 1981 porta avanti un diario veramente curioso. Sono 30 anni in cui annota giornalmente le condizioni del tempo e ci conferma che il tempo è  molto cambiato. I cimeli del signor Giulio sono vari: tra francobolli, vecchie cartoline, foto, si può ammirare tutta la vita della Salvore di un tempo e di oggi, ed è stato molto piacevole trovare anche qualche faccia conosciuta di amici e parenti! Il museo del signor Giulio è e sarà, il museo della nostra cultura e storia italiana! Grazie nonno Giulio!

 

motto CURIOSONI                            

    Evelin Jakac, Matteo Radin,  Roy Corenica, Mattea Grbeša

                                                                 Classe VII - a Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                        Insegnante: Cristina Sodomaco                                                        

I NONNI RACCONTANO

Martedi 20  marzo, è venuto a trovarci a scuola il signor Marino Kocijančić, il quale è stato un nostro carissimo ospite. In base alle domande che gli abbiamo posto esso ci ha raccontato come trascorreva la sua vita quotidiana.

Abbiamo saputo che il signor Marino nacque il 1939 a Salvore. Una volta il suo paese era molto ricco di bambini, perché c'era l'abitudine di avere almeno due-tre figli per famiglia. Di solito i ragazzi si incontravano almeno una volta al giorno per giocare. A quel tempo si giocava a numerosi giochi i quali impegnavano soprattutto la mente. Tra tutti questi il signor Marino ce ne ha citati qualcuno: si giocava a Menetta che consisteva nel lanciare un sassolino in aria e finché esso flutuava nell'aria, con la stessa mano che precedentemente lanciò i sassoli, bisognava prenderne un altro che si trovava a terra. Poi bisognava lanciarne due e prendere un altro. Il gioco continuava fino a quando a qualcuno non cadevano i sassolini, e a quel punto bisognava iniziare da capo. Un altro gioco era il Caffé che consisteva nel saltare oltre ai propri compagni. Quando sbagliava toccava ad un altro. Chi voleva, poteva anche giocare con la palla, ma naturalmente essa era fatta in casa con stracci e certe volte anche con il mais, il quale veniva arrotolato e poi legato. Nel dopo guerra comparve un'altro gioco conosciuto anche da noi, e viene chiamato con il nome di Bianchi e Neri. Con ciò finimmo questo argomento e ne iniziammo un'altro: la scuola. Il signor Marino ci raccontò che lui iniziò ad andare a scuola all'età di sei anni, precisamente nel 1945. A quel tempo non c'erano scuole croate, esclusivamente quelle italiane. A scuola c'erano solamente le materie al tempo reputate più importanti quali: italiano, che comprendeva la bella calligrafia e consisteva in esercizi fatti con il calamaio e l'inchiostro nero. Poi c'era l'aritmetica, la geometria, la matematica e moltissima storia che comprendeva principalmente le guerre Romane. Quindi si studiava molto l'antica Roma e meno i conquistatori e gli stati Orientali. La musica, il croato e tutte quelle altre materie a quel tempo non c'erano. Gli impegni scolastici erano  pochi.

Come ogni ragazzo anche il sognor Marino aveva combinato qualche bravata. Esso ci raccontò una di essa, la quale gli rimase impressa nella memoria: era luglio, lui e gli altri ragazzi si diressero nel campo del nonno di Silvano Pelizzo, il nostro insegnate di cultura fisica e sanitaria. Questo campo era pieno di angurie e dato che erano ragazzi e non sapevano quali angurie fossero mature e quali meno,  decisero di forare la buccia dell'anguria per vedere quale era matura. Naturalmente non tutte erano mature e i ragazzi su dieci mature, ne distrussero un centinaio. Si può solo immaginare cosa fece il nonno di Silvano quando scoprì quella bravata.

Con il signor Marino si è parlato anche della guerra. Ci raccontò che fortunatamente a Salvore la guerra era meno violenta che in altri posti, anche se Salvore era una zona strategica, ma pur sempre tranquilla. All'età di sei anni il signor Marino ad altri suoi amici entravano nei depositi dove si trovavano le munizioni tedesche e prendevano armi da fuoco e la polvere da sparo, che  estraevano dalle mitragliatrici. Questa polvere, poi la spargevano al suolo e l'accendevano. Perché? Per semplice curiosità. Inoltre a Salvore si trovava il cannone più grande e con esso i ragazzi giocavano.

Le serate si passavano in famiglia. Dopo cena ci si raccontava barzellette, si giocava giochi di società e ci si racconta le famose storie di streghe, orchi e pipistrelli. Anche se può sembrare strano, venivano raccontate per un motivo preciso: non bisognava mai, di notte, andare agli incroci perché si narrava che lì le streghe facevano camminare i morti e animali mostruosi. Inoltre se si usciva di casa, i pipistrelli ti azzannavano al collo e ti succhiavano il sangue. Un'altra storia era quella che, in novembre e in dicembre, gli uomini si facevano guidare dall'orco nella foresta sperduta. Questo racconto inquietante nasce dal fatto che dopo le vendemmie le botti erano piene di vino e gli uomini, di notte, andavano a bere il vino e una volta ubriachi tornavano a casa, ma essendo ubriachi non sapevano la strada e così vagavano nel bosco trasportati dall'orco. Ovviamente queste storie venivano narrate solamente per spaventare i bambini e per non farli uscire di casa quando calava la notte. A queste storie ci credevano tutti, sia i grandi che i piccoli, poiché venivano trasmesse di generazine in generazione. Ben presto però queste storie divennero fiabe, perché non erano più credibili. La sera si usciva solamente il sabato e la domenica. Si andava a mangiare nelle trattorie e in esse c'era anche la banda che suonava e lì si ballava. A mezzanotte in punto le trattorie chiudevano e la banda finiva di suonare, la festa finiva e tutti ritornavano a casa. Dopo che il signor Marino ci raccontò come si trascorrevano le serate fu spontaneo per noi chiedergli cosa si mangiava per pranzo, per cena e durante le feste. Esso ci rispose che non c'erano piatti tradizionali, semplicemente quello che si riceveva in piatto era il massiomo che la famiglia poteva offrire. Naturalmente non c'erano negozi. Tutto quello che si mangiava veniva fatto in casa, compreso il pane e la pasta. Il pane veniva impastato in casa e poi veniva portato nel forno il quale era in possesso di una famiglia per paese, certe volte anche due. Il forno lo possedevano solo le persone benestanti, perché costava molto. La pasta veniva esclusivamente fatta in casa. Si mangiavano tutti gli uccelli: passeri, merli, uccelli migratori. Dato che Salvore si trova sul mare, una grande risorsa erano gli organismi marini, come ad esempio i granchi, le patelle, i dondoli, tutti i tipi di pesce, ecc... . Il pesce principalmente veniva fritto. Si mangiavano anche gli gnocchi che venivano fatti con le patate. Si preparavano anche i dolci, ma era abitudine  fare la pinza a Pasqua e le frittole a Natale.  Naturalmente a Pasqua si mangiava l'agnello e a Natale il tacchino, perché abbondavano. Ma non tutti avevano l'opportunitò di mangiare l'agnello e il tacchino, perché per la gente più povera questo era considerato un lusso. Al mattino ci si alzava alle sei, ma qualquno anche prima, si faceva colazione alle sei e mezza puntuali ed il pranzo era a mezzoggiorno in punto. La cena invece variava: dalle sei alle sette. La domenica tutti dovevano andare a messa obbligatoriamente. Le donne avevano in testa un fazzoletto, una camicia e una gonna che veniva un po' più sotto alle ginnochia. Con il tempo queste abitudini svanirono, soprattutto con l'arrivo dei turisti i quali avevano altre usanze più comode delle nostre e molto presto Salvore ed altri paesi abbracciarono le loro abitudini. Una cosa particolare era che i turisti presero da noi il cibo il quale era molto più buono del loro. Nel 1905 Maurel Carlo aprì la prima trattoria a Salvore, che offriva numerosi piatti autoctoni. Uno di essi era la Panna cotta la cui ricetta è un grande segreto.

Dai ricordi del signor Marino la maggior parte dei lavoratori lavoravano nelle fattorie. C'erano però anche i contadini, gli artigiani, i calzolai, i carrai, gli orologiai, ecc... Naturalmente le persone che lavoravano nelle fattorie offrivano molti più prodotti degli altri lavoratori, perché avevano la carne, il latte, certi anche la lana, le uova, la frutta e la verdura. Dato che Salvore si trova sul mare c'erano anche moltissimi pescatori. I lavoratori che lavoravano nelle fattorie, ma non erano proprietari di esse, venivano pagari a giornata.  Naturalmente non c'erano biciclette e chi le possedeva era considerato una persona benestante. Il signor Zacchigna che viveva in Punta, possedeva la prima macchina, che anche essa, come la bicicletta, era considerata un lusso.

Pian piano iniziammo a parlare di politica e scoprimmo che il signor Marino divenne il primo sindaco di Umago nel 1992. L'ultimo argomento che affrontammo con il nostro benamato ospite fu il clima. Il signor Marino ci raccontò che il clima negli ultimi anni cambiò molto. Una volta gli inverni erano freddi e rigidi e la neve abbondava. Dopo il 1962 gli inverni si fecero più caldi e la neve, anno dopo anno, scomparve. A quel tempo, alla mattina, chi possedeva i buoi doveva andare a spaccare il ghiaccio dalle catene. I bambini non vedevano l'ora che arrivasse la neve per andare a giocare. A quel tempo le scarpe non esistevano ed essi camminavano per la neve o scalzi o con degli stracci ai piedi. Già ad aprile si andava al mare, mente si finiva ad agosto. In settembre c'era la vendemmia e tutti dovevano andare ad aiutare. A quel tempo non esistevano macchine che trsformavano l'uva in mosto e allora i bambini dovevano andare nelle botti, dove c'era l'uva, e con i piedi pestarla.

Associate alle abitudini che si avevano ogni mese c'erano dei ritornelli, dedicati appunto ai mesi, che andavano in rima. Il signor Marino ce ne ha raccontati alcuni, essi sono: Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l'ombrello; Aprile non ti scoprire oppure Aprile dolce dormire; Maggio vai adagio; Giugno togli il zugno e le piogge d'Agosto rinfrescoano il bosco.  

Con il suono decisivo della campanella finirono le due ore scolastiche dedicate a Marino Kocijančić. Esso ci ringraziò e uscì dolcemente dalla porta. Tutto quello che in queste due ore ci raccontò era solo un frammento di come si viveva una volta. È molto triste che oggidì la maggior parte dei giovani non sappia l'esistenza di questa immensa cultura che pian piano stiamo per perdere.

 

motto BIFORA               

Filip Alessio, Erika Bernardis, Freya Fakin, Aurora Favretto,  David Ferlin,

Rikard Gašparović, Luca Krajcar, Luca Laganis, Martin Končar, Alex Emerik Lukin,

Deni Mlinarić, Romina Miloš,  Mark Petrović, Giulia Svetina,

Patrik Skorić, Leo Savić, Lorenzo Zacchigna, Massimo Vuch, Corinna Žužić, Aurora Lunardi

                                                                      Classe IV Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” Umago

                                                                                    Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević

                                                                                            Le finestre raccontano
                                                                               (cliccare sul titolo per vedere il tema in pdf)

  

motto TRIO                                    Nicole Banko, Greta Đekić, Debora Mofardin

                                                          Classe VIII Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

                                                                                         Insegnante: Nelly Šterbić

Prova a immaginare una città ideale  senza difetti e inconvenienti nella quale ti piacerebbe vivere

 Una città ideale?
 Hmm... fateci pensare, beh, a dire la verità, non sarebbe una cattiva idea. Un posto senza difetti, inconvenienti o problemi vari, sembra facile ad immaginarsela, ma non è proprio cosÌ semplice. Non si tratta solo di avere tante nuove costruzioni diverse, cioè dei luoghi dove passare il proprio tempo, niente difetti significa riuscire a vivere in armonia con le persone che ci circondano, rispettare le opinioni e i pensieri altrui, cercare di aiutare i pi
ů deboli, non criticare le persone per ogni dettaglio, non farsi strane impressioni o inutili pregiudizi su qualcuno solo cosÌ per sentito dire.

Una città ideale funziona se le persone che in essa ci vivono fanno uno sforzo nel capire e rispettare gli altri. Il luogo dove vogliamo vivere lo creiamo noi, pertanto se facciamo del bene per la nostra città, lo facciamo per tutti i suoi abitanti e quindi, certamente, anche per noi.

Di un luogo cosÌ è difficile sentir parlare, non se ne trovano in giro! Di un posto di questo genere  non c' è traccia sulla faccia della terra... o chissà forse... in qualche mondo parallelo, dove i soldi crescono sugli alberi o cadono dal cielo  o dove la possibilità di vincere alla lotteria è superiore allo 0,1%! Perché, ammettiamolo, per riuscire a creare un posto cosÌ oltre alla volontà servono anche un po' i soldi!

            Capita spesso di pensare in modo poco positivo alla propria città, soprattutto per chi, come noi, ha 14 anni ed è nel pieno dell'adolescenza e vorrebbe ... vorrebbe tanto... ad esempio un cinema con numerose sale dove poter guardare i film in anteprima, cartoni animati e colossal, insomma pellicole per tutte le età;  naturalmente qualche negozio, molti negozi in piů con abiti alla moda, dove sia adolescenti, che bambini e anche adulti potrebbero trovare indumenti adatti, per il tempo libero oppure per qualche serata speciale; una piscina dove poter praticare sport, ricreazione e divertimento. SÌ, proprio cosÌ, ma divertirsi anche durante l'inverno, avere a disposizione  appositi luoghi dove poter trascorrere i pomeriggi liberi ed il sabato sera, e che non si chiamino...  ad esempio “casa“... cose di altro genere insomma! E' proprio cosÌ che noi tre, tre ragazze dell'ottava classe, abbiamo cominciato ad immaginarci la nostra Rovigno con tutti questi comfort e, dobbiamo ammetterlo, ci abbiamo fantasticato molto e con tanto entusiasmo.

Siamo giunte alla conclusione che non sarebbe cosÌ difficile trasformare Rovigno in una piccola metropoli europea, aggiungendo piů attrazioni per i „piů piccoli“, ovvero quelli che si fanno chiamare „grandi“, ma non lo sono ancora,  cioè gli adolescenti in poche parole ed anche i grandi, veri e propri: i giovani. Ci vorrebbero sicuramente tanti fondi danarosi, tanto lavoro, impegno ed energia, ma i giovani d'oggi, ne siamo sicure sono piů che pronti ad accettare tali sfide!

Ci sono alcune città al mondo che noi potremmo definire quasi “ideali“, che tutti vorrebbero poter visitare, alcune ricche perché piene di industrie famose ed alcune, contrariamente, piene di verde lussureggiante o traboccanti di storia antica... noi vorremmo, invece, una città che possa essere “l'anello mancante“  tra queste due. Beh, vivendo in questa nostra piccola città che ha al massimo 14.500 abitanti, ci sono molte nuove istituzioni che vorremmo avere: varie biblioteche, con molti più libri di quelli che abbiamo oggi, in effetti qui a malapena li troviamo alcuni titoli e molti altri no; vari parchi pubblici dove le persone potrebbero passeggiare o soltanto incontrarsi per farsi due chiacchiere; altri luoghi, tipo sale d’incontro, dove sia giovani che adulti potrebbero ritrovarsi e scambiare esperienze; teatri, dove d'estate si potrebbero organizzare anche concerti o qualsiasi altra manifestazione culturale e non.

Poi in una città,  definita ideale, non ci dovrebbe essere né inquinamento né troppo traffico, ma certo questo è impossibile al giorno d'oggi; ormai le persone non rinuncerebbero ai propri mezzi di trasporto! Troppo comodi! Ci vorrebbero macchine non inquinanti! Noi vorremmo che i cittadini di questa metropoli perfetta si dedichino al lavoro ed alle proprie passioni, senza essere sotto stress! Una città perfetta dovrebbe avere in sè una civiltà perfetta. Questo si potrebbe ottenere dalle generazioni future migliorando sempre di più il processo educativo istruttivo. Le scuole sarebbero super moderne, fornite di tutte le attrezzature immaginabili: computer intelligenti, lavagne interattive, sale di studio con libri e giochi istruttivi, da cui anche i più piccoli potrebbero imparare qualcosa. Durante le lezioni si parlerebbe molto più dell’ ecologia, del risparmio energetico, per dare fin dal principio ai bambini un alto senso di rispetto verso tutto ciò che ci circonda, per imparare a tutti ad amare gli animali e la natura intorno a loro, a trattare tutti come se stessi e i loro simili, con un rapporto fraterno di rispetto e collaborazione, senza bisogno di guerre inutili!!!

La nostra Rovigno poi, può diventare ancora più ideale perché ha anche una ricchissima parte storica: la città vecchia, che si potrebbe ristrutturare ancora un po’ e... soprattutto meglio. Sarebbe molto bello vedere, un giorno, tutte quelle case “rinascere” dalla loro grigia vecchiaia e  “liberarsi” dalla monotonia degli anni passati per risplendere con colori nuovi sotto la luce del sole estivo. Diventerebbe ancora più preziosa oltre che famosa per la sua bellezza architettonica e per tutte le stradine strette che portano in cima al monte, fino alla magnifica chiesa di S.Eufemia, patrona esemplare della città. Piacerebbe a tutti poter creare un ambiente adeguato, su misura d’uomo, in cui poter vivere con tutti in armonia, dove poter stare veramente bene con delle belle persone! Una città dedicata a tutti, vecchi e giovani; una città in cui i sogni possano diventare realtà. Per adesso, non volendo esagerare, perché noi siamo in fondo solo tre semplici ragazze, che come tutti hanno un sogno, anzi, piů di uno, vorremmo vedere la società di oggi cambiare in meglio per essere libere di crescere in un mondo diverso da quello della cronaca quotidiana, dove anche l’impossibile diventa possibile...

 

motto  VIOLA DEL PENSIERO                

Matteo Saina, Lorenzo Balanzin, Ilaria Vesnaver, Lara Krevatin

   Classe II  Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

 Insegnante: Samira Laganis     

 I NOSTRI NONNI CI RACCONTANO

VI PRESENTO NONNA GRAZIELLA

 

 

Mia nonna si chiama Graziella Vesnaver e vive a Losari. Un giorno ha deciso di venire a trovarci a scuola e ci ha raccontato la sua storia. Lei lavorava sempre in campagna col suo papà che era cieco, erano molto poveri. Avevano delle mucche e dei porcellini. Le sue tre sorelle Maria, Velina e Letizia lavoravano e prendevano la paga e la davano un po' a tutti in famiglia. Avevano un carro con il quale prendevano il fieno e portavano l' acqua.
Ci ha raccontato che c'erano delle fiere dove la gente andava a ballare, però lei non poteva andare perché non aveva le scarpe. Sua sorella Maria voleva fargli le scarpe di stracci per la festa ma non aveva neppure quelli. A casa sua ogni giorno si mangiava la polenta o la minestra. Le uova non si mangiavano perché servivano come merce di scambio per acquistare il petrolio per la lampada, il sale o lo zucchero per esempio.

 

Una foto di gruppo con i miei compagni di classe


L'INFANZIA DE MIO NONO GIULIANO

(DAL 1942 AL 1955)

MIO NONO QUANDO EL JERA PICIO EL DOVEVA ANDAR A PASCOLAR LE BESTIE. ALA MATINA ALE OTO EL ANDAVA A SCOLA. DOPOPRANSO EL GIOGAVA LA BALA FATA CON VECIE STRASE. DOPO GAVER PRANSA EL ANDAVA PASCOLAR LE BESTIE FINA A NOTE. I COMPITI LI FASEVA SOTO EL LUME DE PETROLIO. DE DOMENICA SE DOVEVA, OBLIGATORIO, ANDAR A MESA.

LE DONE UNA VOLTA LE SE LAVAVA IN MASTELA. SUL FOGOLER SE FASEVA EL MAGNAR. IN TEL CALIERON SE CUSINAVA LA MINESTRA O EL BRODO. EL PAN SE LO FASEVA IN CASA CON LA FARINA BIANCA O GIALA. AI TEMPI DEL INFANZIA DE MIO NONO NON SE CONOSEVA I BOMBONI E NANCHE LE BANANE. DOPO EL 1955 GA COMINCIA MEII TEMPI, XE RIVADA LA LUCE, L'AQUA E L'ASFALTO.

 

IL RACCONTO DI NONNO ERNESTO

LAVITA NEI SECOLI SCORSI ERA MOLTO FATICOSA. LE FAMIGLIE ERANO NUMEROSE. IN FAMIGLIA VIVEVANO I NONNI, I GENITORI E I LORO FIGLI. A CAPO DELLA FAMIGLIA ERA IL NONNO CHE DIRIGEVA TUTTA LA FAMIGLIA. LA MAGGIOR PARTE DELLE FAMIGLIE SI DEDICAVANO ALLA CAMPAGNA.

DI SOLITO SI COLTIVAVA LA VITE, L'OLIVO E ALTRI PRODOTTI NECESSARI AI BISOGNI DELLA FAMIGLIA: PATATE, GRANOTURCO, FAGIOLI.... LA CAMPAGNA VENIVA LAVORATA A MANO. TUTTI I MEMBRI DELLA FAMIGLIA CONTRIBUIVANO AI LAVORI. GLI ADULTI MASCHI LAVORAVANO LA TERRA A MANO. LE DONNE ERANO CASALINGHE. OLTRE ALLE FACCENDE DOMESTICHE SI PRENDEVANO CURA DEI BAMBINI.

I BAMBINI FREQUENTAVANO LA SCUOLA E SPESSO VENIVANO PRELEVATI DALLA STESSA PER I LAVORI IN CAMPAGNA. QUASI OGNI FAMIGLIA AVEVA UN ASINO PER I LAVORI PIÙ PESANTI. OGNI FAMIGLIA ALLEVAVA UN MAIALE, LE GALLINE, I TACCHINI E ALTRI ANIMALI DOMESTICI PER IL SOSTENIMENTO DELLA STESSA. LA VITA DELLE FAMIGLIE ERA MOLTO PESANTE PERCHÉ LA MAGGIOR PARTE NON AVEVA LA CORRENTE ELETTRICA E L'ACQUA.

IL RACCONTO DI NONNO GIOVANNI

MIO NONNO MI HA RACCONTATO CHE A ZUDETICI LA LUCE È ARRIVATA NEL 1960. QUANDO LUI ERA BAMBINO PER ILLUMINARE LA STANZA USAVANO UNA BOTTIGLIA DI VETRO CON DENTRO IL PETROLIO . NELLA BOTTIGLIA INFILAVANO POI UNA STRISCIA DI COTONE E LO ACCENDEVANO. QUESTO TIPO DI LUME LO CHIAMAVANO " LA CIORA . " PIÙ TARDI NEL 1945 INIZIARONO AD USARE IL LUME A PETROLIO.

 

motto FOGOLER                             

 Mateo Radešić, Mitja Križovnik, Luca Vigini, Rocco Smoković, Dominik Savić

                                                            Classe II Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis” Buie

                                                                                                  Insegnante: Samira Laganis

                                                         

 I nonni ci raccontano
(cliccare sul titolo per visionare il pdf)