SEZIONE TEMI   PREMIATI                

 

 

 

CONCORSO LETTERARIO MAILING LIST HISTRIA 2008

 

SEZIONE A

 SCUOLE ELEMENTARI: lavori individuali - Categoria " 1 "

 

1° PREMIO

 

Motto giuggiolina 

 

Borna Zeljko

 

Classe VIII a –

 

Scuola Elementare Italiana "Giuseppina Martinuzzi" Pola

 

 

Motivazione: un'esposizione accattivante dei rapporti col mondo della scuola è svolta con accenni alle problematiche di un mondo bilingue come quello vissuto dalla vincitrice di questo concorso. Una ragazza ,moderna ma saggia, ribelle ma adattata al sistema scolastico, deliziosamente scontenta degli orari fissi ma consapevole delle necessità del conseguimento di una cultura accettabile. In fondo una persona vera, viva e attiva nel mondo d'oggi. Le auguriamo un futuro in cui lo studio possa essere sempre al centro del suo vissuto, ma in modo piacevole e gratificante

 

LA MIA SCUOLA COSA SIGNIFICA PER ME

 

Se qualcuno me lo chiedesse, credo che risponderei: per me la scuola è un obbligo, è qualcosa che tutti noi dobbiamo passare per trovare un lavoro e continuare a vivere, è la base del nostro sapere, ma anche della nostra vita. In fondo è vero, ma non ho mai pensato più a  fondo su cosa sia la mia scuola per me in realtà. È sicuramente un posto dove incontrare gli amici, chi più simpatico, chi meno, ma sempre una comunità, tutti uniti, tutti assieme in guerra contro un qualcuno  che ci insegna e che magari  secondo noi non è troppo  adatto al  suo lavoro; ci proteggiamo a vicenda, anche quando non è giusto che lo facciamo. Capita però  delle volteche io non  abbia per niente voglia di andare a scuola,  vorrei solo restare a dormire nel  letto caldo e mi dispiace che la scuola esista, anzi spero che sia successo qualcosa, qualsiasi cosa, e che quel giorno la scuola sia chiusa. È sicuramente un posto dove incontrare gli amici, chi più simpatico, chi meno, ma sempre una comunità, tutti uniti, tutti assieme in guerra contro un qualcuno  che ci insegna e che magari  secondo noi non è troppo  adatto al  suo lavoro; ci proteggiamo a vicenda, anche quando non è giusto che lo facciamo. Capita però  delle volteche io non  abbia per niente voglia di andare a scuola,  vorrei solo restare a dormire nel  letto caldo e mi dispiace che la scuola esista, anzi spero che sia successo qualcosa, qualsiasi cosa, e che quel giorno la scuola sia chiusa. Ma le mie  speranze e desideri non vengono esauditi, e perciò mi  alzo, svogliata, e ci vado lo stesso; succede a tutti, dopotutto.Frequento la scuola italiana,  e non conosco molte persone delle scuole croate della mia città, e non sono mai stata presa in giro per questo. Però i miei  amici mi raccontano di come vengono scherniti poiché frequentano la scuola italiana. Secondo me, non e' giusto che ciò  avvenga: noi abbiamo due culture, due lingue  madri, e sicuramente sappiamo qualcosa in più di  loro.Forse sono  gelosi? Non  saprei, forse loro disturba il  fatto che in Croazia ci siano  scuole italiane, non mi voglio  immischiare nella politica, ma io  personalmente non mi sono mai vergognata di essere ciò che sono e non capisco  perché  altri sì: se ti vergogni così tanto, cambia  scuola. Ma avranno pur avuto i propri motivi, e non voglio  entrare nella  loro vita privata,  non voglio fare la curiosa perché in fondo non è che mi importi molto, anche se me lo dicessero, la mia vita non cambierebbe.Questo  tema è pure legato alla  scuola, non soltanto  perché il titolo e il tema principale riguardano la scuola, ma anche perché il concorso è arrivato alla mia scuola. Ma scrivendo, non lo sento come un obbligo, soprattutto perché nessuno mi costringe a scriverlo; quando ho ispirazione,  scrivo tutto quello che mi capita,  anche tre temi differenti allo  stesso tempo. No, non è un obbligo, perché pensando a  che cosa rappresenti la mia scuola per me, mi ricordo di tutte le cose che ho  passato a scuola, di tutte le barzellette o situazioni divertenti  e a volte imbarazzanti a cui ho assistito con i miei compagni, e non sento più  questo tema  come un peso; rido tra me  e me mentre mia  sorella mi guarda allibita   Mi  dispiace soltanto che un giorno dimenticherò tutti questi aneddoti, ricorderò  solo pochi. 

 

A essere sinceri non è che la scuola mi piaccia poi molto. Impariamo molte cose, ma poi dobbiamo pure studiarle tutte, e non basta mai la voglia di farlo. Poi pensi a che cavolo ti serviranno tutte quelle cose nella vita, perché devi sapere da che parti è composto un computer se intendi fare il cuoco, o perché è importante che tu sappia quanto è largo il mare Adriatico se sogni di diventare ad esempio un camionista. Peccato che nessun insegnante ci creda a queste scuse patetiche. Ma è bello sperare che  qualcosa pur resterà nella propria testa(di qualsiasi misura essa sia), e che un giorno ci sarà utile. La scuola è pure un  posto dove impari a vivere,  dove scopri e riconosci le tue possibilità e ciò ti aiuta a scegliere cosa fare nel futuro. Se la scuola non esistesse, saremmo quasi tutti degli ignoranti, uomini poveri sia materialmente che spiritualmente.Secondo me è molto giusto che la scuola non  si paghi e che, da quest' anno, anche i libri siano gratis, perché non tutti hanno la possibilità di pagarli. Non posso immaginare la vita  di una  volta,  senza la  scuola, perché,  in  fondo, pur essendo molto stressante  e impegnativa, ti occupa il tempo. Noi passiamo un sacco di ore in quella costruzione, e io non so che farei se non ci dovessi andare. Naturalmente, abbiamo le vacanze, per riposarci, e sono sempre contenta di averle, mi risultano graditi dei giorni di riposo,  ma se non dovessi mai andare a scuola, credo che la vita risulterebbe essere,  almeno secondo me, molto noiosa. So che tutti quelli  che riescono a finire la scuola dicono che poi ti comincia a mancare e che ci  vuoi tornare. All'inizio non ci credevo, ma pensandoci  meglio  so che è così, perché ci si abitua ad avere tutta la mattina e una parte del pomeriggio occupati,  e quando non ci si deve più andare,  dopo un certo punto non si sa che fare  e si vuole ritornare lì,  giusto per non annoiarsi e fare qualcosa di utile. Ti sembra strano che  non devi più studiare ed essere nervoso prima  di qualche test;  ma, secondo me, che ancora non sono  arrivata fin lì,  questo "vuoto" passa presto. Non è difficile abituarsi ad alzarsi a mezzogiorno e non alle sette, e alla fine trovi qualcosa che ti tenga occupato. Ma questo è solo il pensiero di qualcuno che non ha mai  provato questo vuoto.

E poi, per ognuno la scuola rappresenta qualcos'altro, per ognuno ha un suo significato proprio e delle volte strano e incomprensibile. Bisogna prenderla " alla leggera " non come un obbligo, perchè così passa più velocemente e ci si annoia di meno.

Tutto sommato, considero la scuola un " periodo " della vita utile che non si ripeterà mai, perciò tento di sfruttarlo al meglio divertendomi,. E qualche volta anche ignorando un po' degli obblighi scolastici.

 

 

 

 

 

 

 

 

2° PREMIO

 

Motto piccolo pensatore

 

 

 

Sebastian Horvat

 

Classe VI a

 

Scuola Elementare Italiana "Giuseppina Martinuzzi" Pola

 

Motivazione: Il concorrente ci accompagna con ottima proprietà e scorrevolezza di linguaggio in un viaggio attraverso tre generazioni e il loro modo di concepire la religione, influenzato dai cambiamenti socio politici che la storia ha imposto all'Istria. Un lavoro ben fatto.

 

Passeggiando tra chiesette, tabernacoli, campanili ... quanto della religione dei padri è ancora viva nelle nuove generazioni?

 

  Il secolo scorso è stato un  secolo agitato, pieno di  cambiamenti e guerre che hanno suscitato grandi sofferenze agli uomini. Io sono nato nella Pola croata, la mia mamma nella Pola jugoslava, mentre i miei nonni al tempo dell’Italia. Di conseguenza ogni generazione ha vissuto  a modo proprio la fede,  il rapporto  con la  chiesa e con  le tradizioni.  Così  come cambiavano i  governi, così cambiava anche  il modo di vivere perché ogni  nuovo regime imponeva le proprie regole.

     Mia nonna, che a quei tempo si chiamava Gloria Berghi,   ricorda spesso che allora  la vita era molto faticosa anche per i bambini, che dovevano lavorare come gli adulti. Si andava raramente a scuola e l'unico punto fermo era la chiesa. Non si mancava mai alla Santa messa di domenica e la chiesetta del paese vicino Hrelici era molto affollata. I bambini nei vestitini inamidati con le capigliature ordinate e i visi abbronzati dal sole ascoltavano attentamente la parola di Dio.

 Le  feste religiose  ispiravano  gioia  e serenità,  l'atmosfera  solenne riempiva ogni anima e quel giorno si dimenticava la faticosa quotidianità.  Il bambino si battezzava appena nato perché c'era sempre il pericolo di una morte prematura e  improvvisa e la  paura che il piccolino non andasse in Paradiso  tra gli angeli. Seguivano poi la Prima  Comunione, la Cresima, il matrimonio e i funerali che si svolgevano sempre in presenza del   prete. Infatti, come dice   mia nonna, il prete era una persona importante con una grande  autorità perché era quasi l'unico nel paese a saper leggere e scrivere. I  ragazzi non dovevano  andare a scuola, però in chiesa non si poteva mancare.

Il dopoguerra portò molti  cambiamenti e  anche  la nascita di mia madre. Le chiese e i preti  non contavano più e i  bambini si battezzavano in grande  segreto.  Quelli che volevano una carriera sicura evitavano ogni  contatto con la fede  e non si sposavano mai in  chiesa. Mia   mamma invece, che  viveva in   paese ed era  cresciuta in  una famiglia religiosa, ha portato  avanti tutte le  tradizioni acquisite  dai genitori. Lei ha continuato ad andare ogni domenica a messa  e ogni  sabato  alla lezione  di catechismo come tutti   i bambini  che vivevano  in   campagna.   Ricorda con piacere  i giorni quando giocando imparava le grandi storie della Bibbia.  Si ricorda ancora delle festività legate alla Madonna della Salute che si  festeggia la seconda domenica di ottobre, quando, tredicenne, era stata scelta per portare  la statua della Vergine. Questo fatto per lei era stato un grande onore, una giornata indimenticabile.

    Adesso i tempi  sono nuovamente cambiati, andare in chiesa è quasi  obbligatorio. Io appartengo alla  parrocchia di  Sant' Antonio di Pola dove ho ricevuto la Prima Comunione. Vado  regolarmente a messa e  a dottrina e aspetto con ansia la Cresima.  La  chiesa è sempre piena, specialmente nei giorni delle feste quando addirittura non vi si può entrare. Ci sono pure tanti bambini tra i quali penso ci siano anche quelli che vanno in chiesa soltanto perché vengono obbligati dai genitori. Ci sono tante nuove cose che interessano ai bambini più della chiesa come il computer, la TV, i video giochi, le nuove tecnologie che offrono divertimento e informazioni.  A  me invece  fa piacere ascoltare il piccolo coro ogni domenica, anche se qualche volta preferirei giocare al PC che andare a messa e a  dottrina. Sono ancora troppo piccolo per comprendere  la fede o per creare un rapporto giusto con la religione, ma mia mamma dice sempre che la fede bisogna viverla  e penso che abbia ragione.

 

3° PREMIO ex-aequo

 

Motto Venere

 

 

Sara Resanovič Bevitori

 

Classe VII novennale

 

 Comunità degli Italiani "Dante Alighieri"Isola d'Istria

 

Motivazione: Il tema "L'isola di San Mauro" con il motto Venere scritto in dialetto ci riporta la freschezza dell'espressione genuina legata alle antiche tradizioni. Esprime con calore riportando in auge con sentita partecipazione il complesso delle memorie e testimonianze trasmesse dalla generazione passata.

 

L’ISOLA DE SAN MAURO

Una volta la gente iera ‘sai più credente de ogi e le ciese iera careghe de devoti ogni giorno e no solo de domenega. Anca certe regole catoliche vigniva rispetade de più. Presempio me nona me dir sempre che ela no la saria mai andada in ciesa con un vistito scolà o sensa maneghe, per no parlar po de minigone o braghete curte. El Paroco iera la persona più importante del paese. Iera grando rispeto per lu e per la religion. Ma iera anca tanta paura de dover andar a l’Inferno. Naturalmente mi stago parlando dei paesani onesti e timorosi de Dio, che formava quasi duta la popolasion. Che sia sta cusì ne lo fa capir anca l’arte. No iera pitor che no gavaria mai fato almeno un ritrato sacro. Ogni cità o paese gaveva anca tante catedrali, ciese, ciesete, capele, dute consacrade a qualche Santo. Anca in periferia, indove che iera magari quatro case, vigniva costruì un logo de preghiera. Pensè che Isola, nel 1823, su 3000 abitanti gaveva venti ciese, dodici in cità e oto nel circondario. In ogni località la ciesa più grande, più imponente, vigniva dedicada al Santo Patrono. Ogni Santo Patrono po iera ligà a una legenda che lo rendeva el più importante del logo. Ma mama xe una apasionada de ciese e anca quando che la parti sensa de mi, co la torna a casa la me conta duto quel che la ga visto e, i sui raconti più richi xe sempre quei che riguarda i loghi sacri.

Mi vivo a Isola, una citadina che tanti secoli fa, per de bon la iera una isola. Purtropo qua de noi xe restai pochi monumenti de valor, quei che adeso se diria “atrasioni turistiche”. El fato xe che a Isola, cusì bela che la xe, viveva poche persone che gaveva bori. Quasi duti iera o pescadori o campagnoi. Più tardi, co la costrusion dei conservifici, iera anca tanti operai. Ma questa povera gente no podeva de sicuro costruir opere d’arte. Con duta sta miseria stabile, però, gnanca a Isola no ghe manca le ciese. Quele ghe ne xe bastansa, e un tempo ghe ne iera ancora tante de più. No le xe dute imponenti e riche de freschi e altari, ma bele e ben tignude. Pasegiando per sta mia bela citadina, che mi ghe voio un ben de mati, tante volte go pensà de informarme un pochetin sula storia de ste costrusioni cristiane, ma a casa no gavevo a chi domandarghe: me nona xe fiumana e me nono iera de Forlì. Come i podeva conoser la storia de Isola? Ma un giorno me se ga impisà la lampadina. Siora Anita! Eco ela si che podeva aiutarme. Xa altre volte la me gaveva aiutà a conoser certi particolari sula vita dei isolani de una volta. La siora Anita xe una isolana patoca, cioè mi diria una isolana P.U.C.R., che staria per “Più Unica Che Rara”. Sì, perché oramai a Isola ghe ne xe restai asai pochi veri isolani come ela.

Un giorno la go incontrada, per caso, in giardin publico. Alora me go sentà sula banchina visin de ela e dopo ver scambià quatro ciacole, ghe go domandà che la me conti qualcosa sule nostre ciese e a quai santi le xe dedicade. Ghe go dito de contarme anca qualcosa sui nostri Santi Patroni. Oh, varè che no go sbalià de scriver in plural. Xe propio Santi Patroni. A Isola ghe ne gavemo do: San Mauro e San Donato che i Isolani ga sempre ciamà benevolmente San Donà.

Voi no credarè, ma la siora Anita no se ga fato pregar do volte. Come che se dir, la xe partida in quarta, ma mi diria anca in quinta. No la gaveva bisogno de pensar. La iera come un fiume in piena. La ga comincià col Domo e co la mente la ga fato el giro de Isola, contandome la storia de dute le ciese, quele ancora in pìe e quele demolide. La me ga parlà de San Domenico, Santa Caterina, San Francesco, San Mauro, San Donà, San Piero, San Giovanni, Santa Maria d’Alieto, Sant’Andrea, San Bartolomeo, San Michele, San Rocco, San Giacomo, Madonna di Loreto, e ancora tante altre. Fasevo fadiga a starghe drio, perché mi no conosevo dute ste capele e capelete. Per ogni ciesa la me contava qualcosa, con tanto amor e tanta pasion. Iera propio interesante starla a sintir. Quante robe che sa la siora Anita. Le storie più bele che la me ga contà però le ga a che far col nostro Santo Patrono San Mauro. Questo Santo, secondo la legenda, a ga salvà Isola do volte.

 

Comincio con LA LEGENDA DE SAN MAURO.

 

Iera el 1380 e la flota dela Repubblica Genovese, sempre in lota con la Serenissima, ormai ciapada Capodistria, la iera in rota verso Isola per conquistarla. Quela volta no iera ne radio e tanto meno television, no iera telefoni, che no parlemo po de celulari, ma le notisie – anca se no me xe ciaro come – le rivava lostéso. In poche parole i isolani iera informai che i stava per eser atacai dai Genovesi. Come i gavaria podù competer contro una flota armata e difender el propio paese? Iera imposibile. Cosa far? Restava solo una solusion: la fede. In poche parole i se ga radunà duti dentro e fora dela ciesa de San Mauro e i ga comincià a pregar. Dopo un poco el sol se ga sconto e xe calada una fisa nebia, un de quei calighi che, come che se dir, se podeva taiar col cortel. I isolani che stava fora dela ciesa ga rivà a veder, sul cornicion, una colomba bianca che la ciapava el svolo verso el mar. Almeno cusì ghe pareva, dato che la xe sparida subito, ingiutida in quela enorme nuvola bianco. Ma i gaveva intuì giusto. La colomba iera andada propio in quela diresion, verso el mar, indove che iera la flota genovese, oramai disorientada dal caligo e no la capiva più quala che iera la rota giusta. Apena vista la colomba el capitano ga dito: “Andemoghe drio a l’usel. A ne portarà de sicuro verso la costa. I colombi no svola mai lontan dela tera ferma”. E cusì, una dopo de l’altra, dute le imbarcasioni ghe xe andade drio a quela del capitano. Ma questa colomba iera speciale, la iera stada mandada de San Mauro per salvar i isolani. Infati la ga lasà la costa istriana e la se ga direto verso Ciosa. Quando che el caligo se ga comincià a squaiar e xe tornà el sol, pei i genovesi iera oramai tropo tardi. A Ciosa li stava spetando la flota dela Serenisima che in do e do quatro i li ga fati fora duti. A Isola, poco dopo sparida la nebia, la colomba bianca xe tornada a pusarse sul cornicion dela ciesa e col beco la tigniva un rameto de olivo. Iera un simbolo de pase. I isolani ga capì subito che i gaveva scampà el pericolo. San Mauro li gaveva salvai. De quela volta el stema de Isola xe una colomba bianca col rameto de olivo nel beco.

 

Ma Isola ricorda San Mauro anca per EL MIRACOLO DE SAN MAURO.

 

Iera el 1413 e i soldai de Sigismondo, re de l’Ungaria, gaveva alsà le tende poco lontan dei muri de cinta che protegeva Isola. No ste pensar che i iera vignui per far campegio, savè. Lori i iera là con ben altre intensioni. Infati, durante la note, i ga tentà de asaltar Isola. Per fortuna, qualche ano prima i muri iera stai fortificai e iera stada costruida una tore de difesa, propio visin ala porta principale. In poche parole, ai invasori, no ghe xe sta posibile ciapar el paese. In quela ocasion, però, anca se Isola xe stada salvada, ga soferto duto el teritorio fora dei muri, perché sti mati ga fato rasie, portando via duto quel che se podeva nele campagne e nele case dei poveri malcapitai che viveva in periferia.

I soldai se Sigismondo iera conosui per la forsa, la crudeltà e l’astusia. Come mai no i xe rivai a entrar in paese? Per i isolani la question iera più che ciara. San Mauro li gaveva proteti. Iera un altro miracolo de San Mauro. Infati, in Domo a Isola, sora l’altar principal, xe un grando quadro dedicà al Santo Protetor de Isola e a questo miracolo.

Ste do xe legende che ve go contà le xe lontane de noi ormai ani luce, se podaria dir, se pensemo al mondo de adeso, ala vita de ogi, ala tecnologia. Per noi giovini xe dificile pensar col ragionamento de quela volta. Però queste xe le nostre tradisioni, le ne apartien, e per questo dovemo far in modo che no le vadi perse. Ansi, dovemo far de duto che le vegni valorisade, perché le xe la nostra eredità, la nostra richesa.

 

 

 

                              

 

3° PREMIO ex-aequo

 

Motto Petrovia

 

Erik Velan

 

Classe VI

 

Scuola Elementare Italiana "Galileo Galilei" Umago

 

 

 

 

 

 

Motivazione: IL nostro Erik ha fatto un'encomiabile ricerca sulla Chiesa di San Pellegrino protettore di Umago. Il lavoro è ben impostato con un excursus storico sulla bella cittadina di Umago e sul suo Santo patrono di cui elenca leggenda ,meriti e feste anche altrove. E' un lavoro che merita un premio per l'accuratezza iconografica e la serietà scientifica

 

LA CHIESA DI SAN PELLEGRINO, PATRONO DI UMAGO 

BREVE STORIA DI UMAGO

La Città di Umago era abitata sin dal 500 d.C. Ha ancora qualche insediamento romano, come ad esempio Catoro  e il castello di Sipar. Era un importante porto e le merci erano esportate in posti lontanissimi. Umago dapprima era un'isola, collegata alla terraferma con un ponte levatoio (l'attuale via Garibaldi).

In Piazza Libertà si trovava un albergo, il Leon d' Oro, che è stato demolito. Su di esso c’era inciso il leone di S. Marco. Questo stesso leone è inciso anche sul campanile vicino alla chiesa. Questa traccia c’è stata lasciata da Venezia. Dietro la chiesa si trova la cisterna comunale che ora è chiusa col lucchetto. La torre di difesa, ormai restaurata, si trova nel viale dietro la chiesa. La chiesa è dedicata a S. Pellegrino, che inoltre è il patrono della città. C' erano anche altre chiese: la chiesa della Madonna Addolorata che è stata distrutta, ma della quale sono rimaste le fondamenta, e la chiesa di S. Rocco (protettore dalla peste) che venne costruita quando Umago venne colpita dalla peste e contava solo sei abitanti.

Nella città vecchia di Umago troviamo molte tracce storiche tra cui: le bifore in stile

gotico-veneziano (un altro ricordo di Venezia), le mura di difesa le cui finestre strette e alte (chiamate Sanguinarie) permettevano alle sentinelle di vedere solo il proprio soggetto e avere meno possibilità di essere colpite. L' odierno Museo Civico di Umago era una volta la sede estiva dell' arcivescovo di Trieste.

La diga di Umago è lunga 404m. I lavori per la sua costruzione furono iniziati nel 1825 e i suoi grossi massi frangiflutti furono portati da Orsera. Sulla sua punta c’era un bel fanale (e bunker), distrutto nel 1945.

 

 

LA CHIESA DI SAN PELLEGRINO

La più vecchia chiesa di Umago è stata costruita vicino al mare prima del XII sec. sulla Punta delle vacche (di Rosazzo) vicino a Giubba in onore di San Pellegrino, diacono e martire, che fu mandato a Umago da Aquileia dal Vescovo Ermacora, discepolo di S Marco.

La chiesa è di pietra bianca d’Istria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È stata restaurata nel 1400 fino al 1401. Nel 1830 quando dai resti di mura causati d intemperie e mani disastrose con le offerte dei fedeli l’Arciprete don Luigi Bencich poté renderla al culto primitivo. Durante il restauro sotto l’ altare vennero trovate le ossa di San Pellegrino che subì il martirio in quel luogo. Più tardi le ossa furono trasferite nel Duomo di Umago. La chiesa di San Pellegrino è stata restaurata in seguito nel 1982.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La chiesa ha una campana di 33kg costruita a Padova e benedetta il 2 febbraio 1931. Oggigiorno l’interno è quasi spoglio, c’è una tela del santo patrono, una mensa marmorea e un crocifisso ligneoLa leggenda di San Pellegrino è stata tramandata da generazione in generazione e la storia parla di un uomo giunto da Aquileia a Umago molti secoli fa per portare la parola di Dio. La leggenda vuole che, arrivato sulla sponda, abbia posato il piede su una pietra e lì sia rimasta la sua impronta, visibile quando c’è la bassa marea.

É diventato patrono di Umago perché era il primo evangelizzatore di queste terre. San Pellegrino visse a metà del Duecento. Si dice che

sotto l'altare della chiesetta a lui dedicata ci siano le sue ossa.

È vero che frammenti di ossa ritrovate sotto all'altare durante un restauro sono state inserite nell' «altre portatile» al'interno della chiesetta              .

 

 

 

 

 

 

 

 

San Pellegrino è raffigurato con una «pianta» in una mano e con la città di Umago

nell'altra.

 San Pellegrino è raffigurato con una palma nella mano destra in segno di vittoria e con la città

di Umago nella mano sinistra, appunto perché ne è il patrono, cioè il protettore.

La tradizione vuole che lo si festeggi il 23 maggio. La festa si tiene in riva al mare accompagnata da un banchetto il giorno di Pasquetta.

 

 

 

 

 

SAN PELLEGRINO ALL` ESTERO :

Oltre che da noi S. Pellegrino viene ricordato in molte altre città.

*     Vicino a Prosecco, nel Tempio Nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa, S. Pellegrino viene celebrato il 25 maggio. La celebrazione avviene con molta solennità perché  quel santuario è dedicato ai Santi Patroni delle Chiese Istriane. Una delegazione della Famiglia umaghese ha deposita un mazzo di fiori ai piedi della statua di S. Pellegrino che sorge nell` omonimo Borgo vicino a Opicina.                                                                                                          

*     San Pellegrino Laziosi da Forlì

È compatrono della città ed è invocato come prottetore delle malattie cancerogene. Viene festeggiato il 3 maggio. È quasi sempre raffigurato sorretto dagli angeli, mentre Gesù scende dalla Croce per guarirlo.

*     San Pellegrino in Alpe - dove troviamo un importante centro per i viandanti e i pellegrini del Medioevo. C'è un santuario dove è conservata l'urna in marmo con le spoglie mortali di San Pellegrino.

*     Ceredolo dei Coppi – fino alla metà del dicianovesimo secolo sorgeva in questa località un oratorio dedicato al santo.

*     Castiglione – qui si trova il santuario di San Pellegrino. La sua leggenda dice che sia stato tentato dal Diavolo, ma seppe sempre resistere.

*     Bominaco – c'è l'oratorio di San Pellegrino. Una volta la splendida chiesa di Santa Maria Assunta era dedicata a lui.

E infine una poesia…

Luciana Favretto Bonfiglio

 

                SAN PELLEGRINO

                                                  Il tuo colore

                                           è il colore degli scogli,

                                                il tuo profumo

                                            è di viole e di mar,

                                              chiesetta che posi

                                    tra spazi di verde e d' azzurro …

                                           Un' onda d' amore

                                          copriva il tuo altare

                                           il lunedì di Pasqua,

                                              il prato fioriva

                                          di allegre corolle …

                                          Oh, la mia treccia

                                         con l' uovo colorato,

                                           le corse in pineta

                                        con le guance ardenti ! …

                                           E quando nel ballo

                                          s' aprivano nel sole

                                  le gonne chiare delle ragazze,

                                 quanti sogni portavano in cielo

                                  le note d'oro della giovinezza!