Concorso Letterario ML HISTRIA 2009

 

Sezione A  

LAVORI DI GRUPPO

       1° PREMIO              

motto   L’UOMO ERA UNA  VOLTA BAMBINO                                        

 

 

   Klementina Balde, Rozana Babić, Marina Banković,  Andrea Biasiol, Fides Božac,

Katija Božinović, Matea Divković,

  Nora Đurić, Noella Frković, Matija Galić, MarcoGhiraldo,   

Jan Hušak, Jeton Jahović, Luka Jelčić, Debora Kalebić,     

Mario Kučinar, Anton Macan, Alex Maihailović, Paola Mušković,

                       Roberta Pavlin, Fabio Sošić, Sky Spahić, Jean Michel Tromba,

             Ellen Vidović, Antonia Vojvodić, Aldo Zahtila

                                           

                                                                                                                      Classe  I                                                                         

                                                                               Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola

 

Toccante l’apprezzamento dei giochi con gli amici, dei giocattoli fatti da sé, della gioia del lavoro in campagna a contatto con la natura. Conte e filastrocche erano come giocare con le parole nei ritmi della vita.

 

        Insegnante Antonia Vojvodic'

 

DISEGNI               

                      

SPALANCATE  PORTE E FINESTRE,

 

ENTRATE NELLE CASE DEI NONNI … TROVERETE LONTANE MEMORIE …

 

MOTTO: “ L’UOMO ERA UNA VOLTA UN BAMBINO”

 

L’ UOMO ERA UNA VOLTA UN BAMBINO,
IL GATTO ERA UNA VOLTA UN MICINO.

IL CUCCIOLO CRESCE E DIVENTA UN BEL CANE,

 I GIRINI CRESCONO E DIVENTANO RANE.
UN PICCOLO ARBUSTO DIVENTA UNA PIANTA,
UN PICCOLO UOVO DIVENTA UN UCCELLINO CHE CANTA.

 

La felice e indovinata scelta del tema per il concorso di quest’ anno, ha destato grande interesse.

Le conte, le filastrocche, le poesie hanno suscitato nei bambini curiosità, entusiasmo, gioia, voglia di apprendere.

I nonni, poi, hanno rivissuto momenti belli della loro infanzia e sono stati lieti e orgogliosi di trasmettere qualcosa che era già nel dimenticatoio.

Siamo simbolicamente entrati “nelle case dei nonni” e spalancato porte e finestre della loro memoria.

Da ciò è nato questo lavoro che i bambini di prima classe, con infinito amore, hanno creato per partecipare al concorso, ma che nel contempo li ha arricchiti negli affetti e nelle conoscenze.     

 

    L'insegnante di classe Rosanna Biasiol Babic'

                                                                 

 

Mi chiamo Antonio, il nome che portava mio padre. Mia madre si chiamava Chiavalon Lucia. Sono nato a Dignano il 18- 12- 1933. in una famiglia di agricoltori. La mia infanzia è stata piena di spensieratezza e giochi con gli amici. I giocattoli li facevamo da sé, cose da poco ma per noi erano tutto. E poi andavo in campagna a vendemmiare, a raccogliere il grano, le olive e soprattutto in cerca di nidi d’uccelli. I giorni più difficili che non dimenticherò mai sono stati quelli della II guerra mondiale quando hanno cannoneggiato Dignano. Quella notte ho provato una grande angoscia: siamo andati a dormire in campagna in una stalla. Ho sentito un grande sollievo quindi è finita la guerra. Dopo, nel 1948 sono venuto a Pola e ho frequentato la scuola  media apprendisti.                                                                                             

                                                                                                            Ciao a tutti

 

ALTRI NONNI RACCONTANO …

 

La brava bambina appena si è svegliata

congiunge le manine e prega il buon Signor …

 

Bati, bati le manine

che vegnerà papà,

‘l porterà i bomboni

e ‘l picio magnerà.

 

Giro, giro tondo,casca el mondo,

casca la tera,tuti xo per tera.

 

Ambarabaci cicocò

tre civette sul comò,

che facevano l’amore

con la figlia del dottore.

Il dottore si ammalò

Ambarabaci cicocò.

 

                           Siora Micela aveva un gato,                                

lo teniva tuto afamato

la ghe faseva la panadela,

bigoli, bigoli, siora Micela.

 

Mama mia go visto l’orso,

che dormiva sule scale.

Mama mia xe carnevale

che lavori chi che vol.

 

Ocio bel, suo fradel,

receta bela , sua sorela,

porton dei frati,

din din din la campanela.

 

Scondi, scondi levero,

varda chi te dà.

Ciapilo per la recia

E menimelo qua!

 

La mia galina

Mi gavevo una galina, co’la piuma molesina,

che faseva ogni matina co cò,co cò, co codè.

La gaveva el suo bel covo soto el vecio fogoler

e co la faseva l’ovo, la cantava de piaser: co co dè.

Sempre piena de morbin, la girava per la casa

tremolando el suo codin: co cò, co cò, co co dè.

Questa iera la galina co ‘la piuma molesina

che faseva ogni matina co co dè.

Un bel giorno vegno a casa, trovo sita la cusina,

più no sento la galina che me fa co cò, co co dè.

A mia moglie ghe domando:- Dove xe la galineta?

La xe in tecia povereta col butiro e pan gratà: ecola qua.

Ve lo giuro amisi cari, che go pianto a ste parole,

ma co la go vista in tola fin ai osi go spolpà:che rarità!

E cusì ogni matina, quando baso la mia Nina

Faso come la galina: co cò, co cò, co co dè.

 

Gigi Pirola

Gigi, Gigi Pirola el ga roto la pignata

sua mare come mata la ghe correva drio

su per Servola, xo per Montebello

el ga trovà un cappello,

el cappello el ga vendù,

tre per pipa, quattro per el tabacco,

Gigi xe macaco,

macaco ti son ti.

 

 

Salto baralto

voio ‘ndar più in alto,

se no me rompo el naso,

se no me rompo el viso,

salto in Paradiso.

 

Signorina patatina, co ‘le gambe de galina,

co ‘l vestito de veluto, signorina te saluto.

 

Boca mi, boca ti

boca al can : AM!

 

Un, due, tre

la coga fa el cafè,

la fa el cafè co l’ acquavita

cica, cica Margherita.

 

Meso giorno, pan in forno

se el xe coto damene un toco

se el xe crudo lasilo là, mesogiorno xe pasà!

 

Ghirin,ghirin, gaia,

Martin xe sula paia,

paia, paiuza,

pum, una s’ciafuza.

 

Cordon cordon de San Francesco,

la bela stela in mezo.

La fa un salto,

la fa un altro,

la sera i oci, la basa chi che la vol.

 

Pum, pum d’oro,

larilerancia,

questo giogo

se gioga in Francia

lero lero mi,

lero, lero ti,

pum pum d’oro

va fora ti.

 

ANA ITA CHE

ZINGALO’ OTOBLO’

TUBA ELE, TUBA UL,

PISDRUL!

Amico mio 87!       

77 hai 22 (venti dò).

 

(Amico mio ho tanta sete!

Se tanta sete hai

Vin ti do.)

 

La vecia va cior acqua,

dove xe sta acqua?

I lupi la ga bevuda.

Dove xe sti lupi?

I ga voltà la strada.

Dove xe sta strada?

La neve la ga coverta.

Dove xe sta neve?

El sol la ga squaiada.

Dove xe sto sol?

In casa de nostro Signor.

 

Piasoto, fifoto

El fio de spasacamin,

el ga roto la fiascheta,

el ga spanto tuto el vin.

 

 

Iera una volta un re

che magnava pan de tre.

Iera una volta un gato

che magnava pan de quatro.

Chi iera più furbo el re o el gato? ….

 

Questo dixi :-andemo cior pomi in piasa,

questo dixi :-no se soldi sula napa,

questo dixi :-andemo a rubar,

questo dixi :-i ne impicherà

e questo:- cirulin, cirulin, cirulà!

 

Man man morta,

verzime la porta,

verzime el porton

petime un s’ciafon!

 

Questa xe la storia de sior Intento

che la dura molto tempo,

che mai no la se distriga,

ti vol che te la diga?     SI’

No se dixi mai Si’ perché questa xe la storia de sior Intento,

che la dura molto tempo,

che mai no la se distriga,

ti vol che te la diga?  NO!

No se disi mai NO perché questa xe la storia de sior Intento……

 

Sant’Andrea pescador,

che ‘l pescava nostro Signor,

pesca, ripesca in quala man?  IN QUESTA!

 

Bongiorno, bon principio!

Ciolè la borsa in man

E deme la bonaman.

 

San Nicolò di Bari

la festa dei scolari

i  scolari no vol far festa

San Nicolò ghe taia la testa.

 

El frate ga perso le savate,

El numero ……. le ga trovade.

Chi mi? Ti sì!

Mi no! Chi po’?

El numero …….

 

Sangioso va in pozo, va in fontana,

va in boca de chi che te ama.

 

Rondinella dolce e gaia,

ti rivedo finalmente.

La tua casa e la grondaia

T’aspettavan ansiamente.

Da sei mesi non tornavi.

Al tuo nido, non pensavi?

 

 

Din don campanon

tre sorele sul barcon:

una fila, una taia, una fa i capei de paia

ma la prega San Matio

che ghe mandi un bel marìo,

ben vestì, ben lavà come el fio del podestà.

Fa le nane bel bambin

che la mama xe vicin,

che ‘l papà xe lontan,

fa le nane fin doman.

 

Stella stellina la notte s’avvicina,

la fiamma traballa,

la mucca è nella stalla,

la mucca il vitello,

la pecora l’agnello,

la chioccia il pulcino,

 ognuno ha il suo bambino,

ognuno ha la sua mamma

e tutti fan la nanna.

 

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2°  PREMIO

 

    Motto CONTASTORIE RUVIGNIZI                          Sara Gržinić, Dea Validžić

                

                                                                                    Classe  VI  Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” Rovigno

 

Un racconto che più rovignese di così era impossibile!! Dal godibile scambio di battute in istrioto tra “ bara Nin Barita stuorta”  e “  bara Giani”, alla storia che altro non è che una ennesima leggenda sull’arrivo miracoloso dell’Arca di Sant’Eufemia nella città in cui ancor oggi riposa.  Un miracolo che si rinnova ogni 16 settembre quando tutti i rovignesi: quelli attaccati ancora al suo scoglio e quelli sparsi per il mondo si riuniscono o fisicamente o idealmente alla loro amata santa giovinetta riaprendo nei loro cuori quel miracoloso” baul”.

 

             Mentore Vlado Benussi

 

 

 

 

 CONCORSO “MAILING LIST HISTRIA” 2009  

 

 

 

 

 

sezione A - lavori di gruppo:

(Storie di mare che si raccontano nella mia famiglia)

 

 

IL SEGRETO DELLA GROTTA DI BAGNOLE

 

 

 

 

 

 

 

         Nin Barìta stuòrta era un pescatore rovignese chiamato così per l’abitudine di portare il berretto girato come un basco in modo da coprirgli l’orecchio destro.

Ogni mattina al sorgere del sole si svegliava per andare a pescare, tempo permettendo, con la sua batàna “Fedele”². Una mattina come tutte le altre, Nin Barìta stuòrta decise di andare a pescare dato che la giornata si presentava bella e promettente. Dalla finestra che dava sulla caletta si mise a chiamare il suo amico Giani Carota, nomignolo ricevuto per via del colore dei capelli, appunto rosso come una carota. Giani aprì la finestra e si trovò faccia a faccia con Nin e con la sua voce cavernosa rispose: -Bundeî Nin, preîma da doûto a sa saloûda, ùla ti vaghi?

E Nin a lui: - Bundeî, Giani, i vago a pascà, ca ∫ì oûna ∫urnàda biliteîsima!

Giani chiese:-Ula ti pensi da ∫eî a pascà?

E Nin a lui: -I pansìvo da ∫eî su’l sico da Bagnole, chi ti deîghi ∫enso?

E Giani di risposta: – Ti deîghi da bon, ma ti siè ca a sa conta oûn’anteîca stuòria da la gruòta da Bagnole!?

E Nin incuriosito: - Contame, contame!

E Giani cominciò a raccontare: - A sa conta ca oûna vuòlta oûn pascadùr da non Gioûglio Soûca palàda, fuòrsi el pioûn ∫gàio pascadùr da Ruveîgno, el viva ingrumà da la famia in ‘ridità oûn ta∫uòro e veîsto ca li fuòrse vignìva mancando ugni giuòrno da pioûn, par pagoûra da lagà el ta∫uòro in man da ∫ento ingùrda, el viva dicì∫o da scondi doûti sti suòldi intu la gruòta da Bagnole. Uramài el sintìva ca el varàvo prièsto dastirà i crachi³ e alùra el uò ciùlto oûna pala e sconto el ta∫uòro intu la gruòta da Bagnole, ma el viva pansà da ragalà doûto a chi ca varàvo truvà la pala indùve el viva screîto: - “Cheî truva sta pala e quisto ta∫uòro, a la suòva sità nasaruò oûn miraculo!”- Butà la pala intu el boû∫, ∫uta aqua, el ∫ì cunpena rivà in puòrto ca ga uò ciapà oûn culpo, e’l ∫ì muòrto.

Incuriosito dal racconto, Nin Baritastuòrta chiese delle delucidazioni a Giani:

-Alùra ∫ì par quisto ca ti son dacuòrdo da ∫eî a Bagnòle a pascà, ti vularàvi truvà teîo el ta∫uòro?

E Giani di rimando: -A nu sa pol mai savì! Ala ∫emo, ∫emo ∫enso, ch’el sul magna li ure!

Arrivati a Bagnole, calata la rete, sbarcarono sull’isola e si misero a guardare dettagliatamente la grotta con curiosità, ma senza trovarci niente. Delusi, ritornarono alla batàna “Fedele”, ma quando fecero per tirare su l’ancora, si accorsero di averla impigliata in qualcosa. Tira e ri-tira, ma l’ancora non mollava. Decisero allora di tuffarsi e ben presto liberarono l’ancora impigliata, ma guardando bene, con grande sorpresa videro che a trattenerla era stata una pala. Rendendosi conto che era quella della leggenda, si misero a cercare il tesoro e in men che non si dica lo trovarono  e cominciarono a saltare dalla gioia:-

Giani, gridando come un forsennato: -Evìva, i vemo truvà el ta∫uòro ∫utarà! Eviva i signemo reîchi sfundradi!

E Nin: - ∫emo a la ∫vièlta a Ruveîgno, ∫enso!

E giani: - Seî, seî, ∫enso!

E così ritornarono ultra-felici con lo scrigno tutto incrostato di conchiglie trovato a Bagnole. Dopo averlo aperto, però, sorpresa! Trovarono solo un biglietto sul quale c’era scritto: TUTTA LA GENTE SI RIUNISCA IN PIAZZA INTORNO A QUESTO BAULE A RECITARE QUESTA POESIA:

 

                            Baùl, baùl puòrtame

furtoûna e filisità

par doûta la  ento

ca  ì qua.

 

Tutto il popolo si raccolse in piazza come richiedeva il biglietto e, recitata la poesia, come d’incanto si levò dal mare un grande sarcofago, un’arca marmorea galleggiante. Nin e Giani la trainarono a riva con la loro batàna “Fedele” e l’aprirono; dentro c’era il corpo di una giovane con sopra trascritto il suo nome: Santa Eufemia di Calcedonia. I cittadini, dopo questo miracolo, eressero una grande chiesa e un campanile, molto somigliante a quello di Venezia, con in cima una statua raffigurante Santa Eufemia.

 

Ancora oggi se venite a visitare Rovigno potete ammirare S. Eufemia e sentire nel_ l’aria la presenza della leggenda dell’arca e della Santa che protegge la città.

E di Bagnole, direte, che ne è stato? Venite a vedere il buco e la grotta. Sono ancora lì, meta di molti curiosi che forse sperano, anche loro, di trovare il “tesoro” della leggenda.     

 

¹Isola dell’arcipelago Rovignese sotto Venezia chiamata “Isola dei peoti”, oggi anche “Sete pei”(per i sette pini rimasti)

²”Fedele” è il nome della batàna. (imbarcazione a fondo piatto, caratteristica di Rovigno, simbolo della città marinara)

³Dastirà i crachi significa stendere gli arti, cioè morire, frutto del miscuglio di culture: in croato krak significa arto.

 

Foto:

  1. Bagnole
  2. Rovigno con S. Eufemia                                                                          

 

 

 

                                                                                             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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     3°  PREMIO

 

                   motto PESCIOLINI D’ORO           Lena Bonassin, Sara Bonassin   

                                                                                                               

               Classe VI b Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola 

 

Le candidate, dotate di buona padronanza linguistica, hanno saputo dipingere semplici e simpatici quadretti di vita marinara, con spunti interessanti e vivacità descrittiva. La pertinenza alla traccia proposta è pienamente soddisfatta e si denota maturità espressiva e concettuale unitamente all'amore per la terra in cui si vive. 

 

STORIE DI MARE CHE SI RACCONTANO NELLA MIA FAMIGLIA  

Il contadino in barca

C'erano due pescatori, Giuseppe e Pietro, che ogni giorno andavano a pesca. Al pomeriggio calavano le reti e il palamito con le esche, al mattino andavano a riprenderli. Il contadino Toni, loro amico, li pregava spesso e con insistenza di prenderlo in barca per vedere come si pesca.

Era bel tempo quel giorno in cui i due pescatori invitarono Toni ad andare con loro. Questi accolse con gioia l'invito. Tutto andò bene finchè il tempo rimase bello, ma mentre si apprestavano a recuperare le reti e il palamito il tempo improvvisamente cambiò. Un forte vento di scirocco fece talmente agitare il mare da provocare un forte dondolio della barca. Il povero Toni barcollante fu quasi preso dal malore. Giuseppe e Pietro senza badare a Toni continuarono nel recupero delle reti e del palamito come se niente stesse succedendo.

Finito il lavoro rimisero i remi negli scalmi e remando alacremente fecero ritorno nel porticciolo. Arrivati, Toni, evidentemente molto confuso e agitato, scese per primo dalla barca . Messo il piede a terra gridò: «Val più un metro de tera ferma che tuto el mar! Mai più in barca!». E infatti non chiese più agli amici pescatori di prenderlo con loro in barca. 

Accordo sbagliato

Due compari, Luciano e Gianni, proprietari di una battana e di un ferale, un giorno decisero di andare assieme a pesca. Luciano disse: «Compare andemo a luminà, però ti ti dovaria remar.» «Si, si va ben andemo.». Arrivata la sera si imbarcarono e si allontanarono dal porto.

Luciano con la fiocina e il ferale controllava il fondale per vedere se c'era del pesce, mentre Gianni remava. «Gianni ferma, vedo un' orada.», Gianni continuava a remare. E Luciano dopo un po': «Gianni ferma, vedo un granso.», ma Gianni continuava a remare. E così mentre Luciano segnalava un pesce dopo l' altro Gianni continuava a remare.  Rientrati in porto a mani vuote Luciano arrabbiato rimproverò Gianni. E questi rispose: «Ti ti me ga ciamado per remar e no per pescar!»

Andò a finire che i due compari rimasero senza guazzetto e senza cena. 

Non basta la buona volontà

La barca a terra, posta sotto sopra, attendeva nei pressi del porticciolo di essere ridipinta. Ad eseguire il lavoro si era offerto spontaneamente il nipote, il quale di buon mattino pregò il nonno di dargli la pittura. Il nonno contento per la buona volontà del nipote gli consegnò un barattolo di colore di base bianco e gli disse di dipingere la parte superiore della barca.

Il nipote arrivato nei pressi della barca  incerto sul da fare, decise di dipingere il fondo barca che in quella posizione era effettivamente la parte superiore. I passanti  sapendo che quel colore serviva per dipingere la parte superiore della barca si chiedevano incuriositi come mai quell' errore.

A lavoro ultimato il nipote andò a chiamare il nonno che subito venne a controllare l' opera. Si meravigliò che il nipote avesse dipinto il fondo barca e non la parte superiore. Disse: «Perchè hai dipinto il fondo barca? Io ti ho detto di dipingere la parte superiore e non il fondo.»

Per correggere l' errore si dovette dipingere con un colore idrorepellente il fondo barca e naturalmente la parte superiore con un altro barattolo di bianco di base. 

 

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