TEMI PREMIATI SCUOLE ELEMENTARI anno 2011

Lavori individuali

1° PREMIO

  NICCOLO' DINO CONTINOLO

motto giallorosso 

       classe VII b Scuola Elementare Italiana "Giuseppina Martinuzzi" Pola

insegnante Susanna Svitich

Motivazione: una storia originale, probabilmente vera, che illustra un’immagine commovente della vita della nonna. Alla lingua letterale si intrecciano frasi in dialetto che rendono più vivo il racconto. Il vivo interesse del nipote nel voler scoprire il contenuto del vecchio armadio e soprattutto delle fotografie custodite gelosamente in una scatola fa cedere la resistenza della nonna che racconta le vicissitudini della famiglia. Toccante storia di vita famigliare.

SFOGLIANDO L'ALBUM DELLE FOTO DI FAMIGLIA, VEDO I BISNONNI, I NONNI I MIEI GENITORI E SENTO CHE ANCH'IO HO UNA STORIA DA RACCONTARE

"Ti vol vegnir fora de quela camera, si o no? Cosa ti me va sempre sbisigar la in tell ' armadio che dopo ti me butti tutto per aria? " E' mia nonna che, a causa degli acciacchi e delle medicine che prende , è sempre molto nervosa e intrattabile. Ma io devo sapere cosa c'è di tanto importante in quell' armadio che sembra un pezzo da museo, con quello specchio enorme nell'anta centrale.

So che l'armadio è sopravvissuto alla prima e alla seconda guerra mondiale, e che era della mamma della mia bisnonna, quindi mi sto specchiando davanti allo specchio in cui si rifletteva l'immagine della mia trisnonna Margherita! Anche se mia nonna continua a chiamarmi, io apro l'armadio: ci sono quattro scatoloni, un orologio fermo alle otto e venti di chissà quale giorno, una lampada da comodino con un vetro opaco arricciato ai bordi, un grosso libro dalla copertina nera, un ferro da stiro in ferro arrugginito, un vecchio cavatappi.

Prendo uno scatolone e lo apro: l'odore di stantio mi riempie le narici. Fogli ingialliti, foto con tipi strani... è ora che mia nonna mi dia delle spiegazioni. "Ma dove ti ga trovà quel scatolon, metilo subito a posto dove che el jera, go xa bastanza scovazze in casa, non ti me manchi che ti con ste carte... xe vecio, tutto vecio! Ben, cosa ti vol de sta roba? "

"Vorrei che mi dicessi chi sono queste persone nelle foto, perché non ci sono degli album al posto di foto così sparpagliate...chi ha scritto quelle lettere... vorrei sapere, conoscere...Nonna, non t'arrabbiare sempre!"

"Ma no go mi tempo per ste robe, va là, struchite un boton del tuo computer e ti saverà tutto, lassime inpase... " "Ti prego, nonna... "

Bon bon, su, che vedemo ste fotografie, no stame parlar de album, xe robe moderne i album... dame i ociai che no vedo niente se no. "

Così mia nonna inizia finalmente il suo racconto, sfogliando foto e lettere: "Questa è mia mamma, la tua bisnonna Elisabetta il giorno della sua cresima con i miei nonni Giovanni e Margherita. Mi ricordo che mio nonno ci leggeva la Bibbia, prima di cena, quel libro dalla copertina nera... Questo è sempre mio nonno in carrozza, mi ricordo anche dei due cavalli... ma nel 1944 ce li presero i tedeschi, si stanziarono qui nell'orto. Alla mattina venivano a farsi il caffè, mi davano delle barrette di cioccolato che non avevo mai mangiato prima e della stalla fecero il loro "comando". Poi una mattina se ne andarono, probabilmente si erano ritirati a Musil, sai, un promontorio a sud di Pola, dove un sottomarino li avrebbe dovuti prelevare. Ma il sottomarino non arrivò mai."

"Questo era mio papà" e gli occhi le si riempiono di lacrime, "morì a soli 28 anni, avevo 13 mesi... se tu sapessi quante lettere scrisse alla tua bisnonna Elisabetta! Era stenografo al Celio di Roma... tua mamma ha la sua stessa calligrafia... sai, all'epoca di tubercolosi si moriva, non esisteva ancora il vaccino...

Non so chi sia questo, forse il fratello di mio nonno, Biagio, sì, sì, sarà... si imbarcò per l'America o l'Argentina, ma poi nessuno seppe più nulla, chissà... " "E chi sono questi bambini?" chiedo, porgendole altre foto.

"Ah, questa è la quinta elementare di tua bisnonna Elisabetta, eccola, lei è questa",dice, indicandomi una bambina mingherlina sulla sinistra, "sai, mio nonno voleva tanto che continuasse a studiare, ma lei voleva soltanto ricamare e cucire, così andò dalle suore... e ricamò e cucì per tutta la vita. Tra il 1945 e il 1947, con gli angloamericani che lo pagavano un bianco e un nero, smistava i mattoni dalle macerie, non c'era lavoro, bisognava pulire per poi ricostruire... E lei doveva mantenere me e sua mamma, in quattro anni perse sia marito che il padre. Poi trovò lavoro come cameriera da Piero ; per arrotondare cuciva e ricamava. Sono storie tristi ma vere... voi giovani le potete ascoltare, ma non le capirete mai...per me sono ferite che non si rimargineranno mai!

E proprio per questo ti dico per l'ennesima volta.....rimetti lo scatolone a posto! !"

"Ok nonna... e ti prometto che con il mio primo stipendio ti comprerò un album!"


     2° PREMIO

    Gaia Sirotić  

motto Patty

Classe IV a Scuola Elementare Italiana “Giuseppina Martinuzzi” Pola  

                                                                                                    Insegnante Ester Contossi
 

Motivazione: il fascino del mistero attira Gaia nell'armadio della nonna dove trova, in una vecchia scatola, una cartolina ingiallita e la sua immaginazione crea una storia fantastica da gossip moderno sul mittente Marco che scrive: Ogni giorno un giro in bicicletta, dalla testa i problemi li leva in fretta! La nonna la riporta con i piedi per terra, rivelandole che il Marco in questione è semplicemente suo zio. Intrigante.

Cosa ci racconta una vecchia cartolina

  

      Come ogni giorno, dopo la scuola sono andata dalla nonna a pranzo. Siccome dopo mangiato mio nonno e mia nonna si fanno un pisolino, mi sono rifugiata in una cameretta dove mia nonna di solito cuce. Mi pareva di stare nella grotta di Aladino, tra tutti i suoi rocchetti di filo, le stoffe, i bottoni e quant' altro.

 

     Ah, come mi piace rovistare tra le sue cose!

 

     Sotto un armadio ho trovato una vecchia scatola, quella da cioccolatini con il coperchio rivestito in tessuto a rose e la cosa mi ha incuriosito parecchio dato che sono una vera ficcanaso per natura. L' ho guardata e ho cominciato a pormi mille domande: „Chissà se la nonna si arrabbierà se la apro?“ „Le dovrei chiedere il permesso prima di metterci le mie manine?“ „Mi sgriderà se ci do una sbirciatina e mi accuserà di essera la solita impicciona?“

     Ma il diavoletto che c' è in me mi ha spinto a correre il rischio (già, sono troppo curiosa).

     Mi sono seduta a terra e con molta delicatezza ho tolto il coperchio della scatola, stando ben attenta a non romperla perché sapevo che la nonna si sarebbe arrabbiata sicuramente. Dentro c' erano tante fotografie in bianco e nero e tra di esse una cartolina molto vecchia, ingiallita dal tempo che ha attirato subito la mia attenzione. La cartolina rappresentava l' immagine di una bicicletta, ma non una bici moderna come la mia, ma una d' altri tempi e secondo me pure sgangherata. Quindi ho girato la cartolina e con mia sorpresa ho trovato una dedica che diceva:

 

     „ Ogni giorno un giro in bicicletta

      dalla testa i problemi

      li leva in fretta! “

                                Tuo Marco

 

     Potete immaginare la mia curiosità nel leggere „ tuo Marco“… Ma Marco chi?...

     Mi è passato per la mente che forse quel Marco poteva essere stato un vecchio spasimante di mia nonna, dato che il nonno non si chiama così, poteva essere stato un „amico“ speciale, oppure…

     Mentre per la testa mi passavano mille supposizioni, mia nonna è entrata in camera all' improvviso e mi ha trovata con la cartolina in mano e con la bocca aperta.

     Dio, come mi sono sentita in imbarazzo! Per la prima volta in vita mia sono rimasta senza parole. Mi vergognavo per aver messo il naso tra le sue cose.

     Per un momento è calato il silenzio e poi lei si è messa a ridere di gusto ed io non capivo il perché. Quando si è calmata mi ha spiegato che quella cartolina le era stata regalata da suo figlio, cioè mio zio Marco. Altro che spasimante, come credevo io.

     Mi ha poi confidato un segreto. Lo so, lo so che i segreti dovrebbero rimanere segreti, ma io non ce la faccio a mantenerli tali e ve lo svelo.

     Allora,sentite un po'… mia nonna Graziella che ha sessantacinque anni, non sa ancora andare in bicicletta. Neanche il regalo di suo figlio le ha fatto inforcare quel „veicolo traballante“, come lo chiama lei.

 


 

 3° PREMIO

   Kris Dassena  

motto war is over! If you want it
           

                                                                     Classe IX   Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” Isola d’Istria

                                                                                                 Insegnante Giorgio Dudine

Motivazione: appassionata e convincente requisitoria contro i cosiddetti amici degli animali che li abbandonano agli angoli delle strade. L'elaborato commuove e fa pensare. Complimenti Kris: è  tutto scritto in un godibilissimo dialetto che dimostra l' attaccamento alle antiche tradizioni del paese.

ANCA I ANEMAI GA UN'ANEMA

 

Scoltéme! Steme ben a sentir, perché ve voio far una domanda. Qualche volta ve xe mai vignù inamente che xe propio i anemai quei che ne capisi meio? Sì, i anemai, perché mi no voio ciamarli bestie. Me sento de ofenderli con questa parola, che purtropo, la se adata più a l'omo che a lori. I anemai, spece quei che tignimo a casa, xe propio quei che ne vol ben, che ne sta visin, che i no ne tradiria per nisuna roba al mondo. Con lori se podemo confidar, ghe podemo contar le nostre gioie, i nostri problemi. E lori ne sta a scoltar più de quel che faria el nostro più grando amico, che 'partien ala rasa umana. Ma noi, savemo scoltarli quando che i tenta de dirne qualcosa? Savemo capir cosa che i prova in quei momenti quando che i sta siti, cuci, sensa moverse e che i ne varda con quei ocioni tristi, domandandone aiuto? Penso che xe pochi quei che pol risponder a questa domanda. Qualchidun se sentirà un fià confuso, no savarà cosa dir. Qualche altro me ridarà in muso. Altri magari, per cavarsela, butarà fora la domanda: "In che senso?" Perché i no savarà cosa risponder.

Forsi prima bisognaria domandarghe se a casa i ga un amico a quatro sate e qua le risposte pol eser solo do: sì o no. Ma purtropo no xe pempre cusì. Tante volte la risposta xe una tersa, che solo a scoltarla stago mal: "Sì, gaveimo un can, ma no podeimo miga portarlo in ferie con noi, no te par? Indove lo gavesimo meso? Alora, per el suo ben, lo gavemo lasà in un boscheto nele vicinanse dela cità. O Dio, no masa visin, perché sinò a saria tornà a casa e a ne gavaria procurà chisà quanti problemi. A iera una bela bestia, sa? E spero che a se la ga cavada ben. In fin dei conti a iera 'sai ben 'destrà. A saveva anca andar a cacia. De sicuro a ga trovà de magnar, e forsi anca tropo. E chisà che boni boconi che a se procura sto malignaso! (e xò una bela ridada)".  Solo a scoltar ste cativerie stago mal. Quanto dolor e quanta pietà che provo per quel povaro can. Me ven i brividi per duto el corpo e con lori la pele de galina. Ma con che coragio sto sensa cuor a me ven a contar ste robe, propio a mi, che dopo 'verghe sigà al mio gato perché a stava sgrafando el sofà, no so tignirghe el muso e poco dopo lo ciogo in braso e me lo cocolo. E quel poco de bon, dopo 'verse disfà del suo amico più caro, a ga ancora coragio de petarghe la ridada. A sto ponto dovemo riconoser che xe propio dificile misurar la cativeria e l'ignoransa de l'omo.

Se dir che el can xe el più grando amico de l'omo? Ma l'omo la pensa propio cusì? Duti no de sicuro. Sinò, me domando, come che se pol 'bandonar un amico in meso dela strada? Un amico ubidiente, che te ga regalà duto l'afeto che a podeva. Lu a ga sempre pensà che anca ti te ghe vol ben, tanto ben. Per questo lu sarà là a spetarte, sula strada, a spetar che te lo torni a cior, perché lu faria cusì! Perché lu se fida de ti. Ma ti, come te ga podù far una roba del genere. Perché no te ghe lo ga lasà a un tuo amico o parente? E no trovar le solite scuse: no podevo perché el mio can a scoltava poco, a ghe faseva paura ale persone, a gavaria podù eser pericoloso.... No esisti cani pericolosi. Xe i paroni che xe pericolosi, dandoghe una cativa educasion e comportandose con lu in maniera sbaliada.

Ala domanda: "Ma te ga pensà almeno una volta che el tuo can podaria eser in pericolo?" i te rispondi "Ma no, dai! Son sicuro che i lo ga portà in qualche canil." Va ben, ma anca se a xe là, lu te speta. A sta spetando el "suo più grando amico". Se a no te vedi tornar, pian pian a perdarà la fiducia in ti e in dute le persone. Dopo sta scoribanda el can varà imparà che esisti do tipi de persone: quele sensa cuor, come ti, che xe brave solo de 'bandonar i amici e quele che invese ghe dà una man, ghe dimostra afeto e lo ciol a casa per darghe quel amor che a no ga 'vù fina 'deso. Sempre sperando che a trovi un paron novo che lo capisi e che no lo lasi mai più.

 

Dopo questa esperiensa poso scriver la giusta definision del vero amico:

Un vero amico xe quel che te vol ben per quel che te son, che te aceta coi tui difeti, che a no vedi l'ora de star con ti, che a te consola quando che te ga bisogno, che a te sta visin, capindote e regalandote la sua amicisia per duta la vita.

 

Anca i cani ga un anema e quasi sempre più granda e meno egoista de l'omo. Lori te darà duto e ti no te pol butarli via quando che te se stufi de lori.

UN VERO AMICO RESTA AMICO PER SEMPRE.