ML H – Medie Superiori – Lavori individuali  – Categoria “ 1 “ :

 

 

 

1°PREMIO

 

  motto EUTERPE                              Diana Sellibara 

 

Classe  II  Ginnasio Comunità degli Italiani Crevatini Gruppo etnografico e letterario

 

              Gruppo etnografico e letterario

                     Mentore Nicoletta Casagrande

 

Motivazione: il tema, prendendo il via dall'ascolto di un brano di musica, attraversa il ricordo dell'infanzia e dei nonni, sviluppandosi in una riflessione profonda e matura sulle origini e l'esistenza dell'autrice

 

Ascoltando un brano di musica

 

Vedendo questo titolo mi sono preoccupata. Quale tipo di brano, canzone intendono? Una legata all' Istria, un brano popolare o di musica classica?

Il dubbio è svanito quando ho pensato che la musica è universale, non la si può limitare. Essendo profondamente legata ad essa ho pensato che soltanto una canzone che mi sapesse parlare poteva essere quella giusta. Prima ancora di ricordarmene il titolo sentivo che qualcosa si era acceso dentro di me e sapevo quale fosse. 

Ricordo quando da piccola passavo le mie estati dai nonni in Croazia. Mentre mio nonno lavorava nell' orto la nonna cercava dei vecchi spartiti musicali che venivano custoditi in alti armadi lontani dalla mia portata. Quando li portava giù nel mio mondo di bambina mi sentivo attratta da tutti quei strani segni posti su cinque righe. Era una scrittura misteriosa che solo i grandi potevano decifrare e nemmeno tutti i grandi.

Poi mia nonna mi faceva cantare, canzoni in italiano e dialetto e io ridevo affascinata da quei suoni. Chi lo sa se mio nonno mi ascoltava mentre curava i suoi pomodori e le sue zucchine, in realtà non lo saprò mai.

Lui era il direttore della banda del paese, ha anche insegnato la materia cercando di inculcare ai giovani la bellezza e la classicità della musica e dei brani delle nostre terre.

Ci teneva ad insegnarmi a suonare vari strumenti ma io trovavo sempre di meglio da fare e nessun legame profondo mi ancorava alle vecchie canzoni delle bande e delle persone semplici ed umili.

Crescendo mi sono creata autonomamente gusti e idee musicali. Non amavo le influenze altrui. Oggi ascolto un certo tipo di musica non molto in voga tra i giovani , ma e' unico perché piace a me.

La musica italiana non mi era mai entrata particolarmente dentro, la mia priorità erano i grandi artisti americani del rythem'n'blues.

Ho vissuto lontano da dove abitavo, con ciò intendo dire che sono un’italiana nata da genitori cittadini  croati che vive in Slovenia. Raramente mi sono posta la domanda da dove attecchiscano le mie origini. Non ho mai vissuto un disagio, più che altro la definirei indifferenza.

Ma a 16 anni non si può sapere chi si e'. Io vivendo in un ambiente quasi ''trilingue'' tra confini vicini ma troppo lontani tra nazionalismo, differenze, uguaglianze, differenze, … ho sempre preferito esserne estranea pensando che prima o poi me ne sarei andata in un altro paese per scrivere la mia storia personale altrove. In fondo oggi il mondo non sembra avere confini.

Ma poi su un libro ho letto una cosa curiosa '' una persona non può conoscersi a fondo se ignora le proprie origini ''. 

Avrei potuto farmi guidare dalle melodie che mi suggeriva mio nonno, che amava tanto, ma ho preferito crearmi un' alternativa.

Poi un giorno la bellezza mi rapii, fu una melodia soave, semplice, contorta, viva, melanconica, lontana, presente che mi aprii qualcosa dentro. Era la canzone più celebre di Luigi Tenco ''mi sono innamorato di tè. Era stato come un sogno nel bel mezzo della notte, come una poesia mai scritta, qualcosa di incompleto ma perfetto, lontana da me ma vicina alla mia anima.

E' stato uno dei primi artisti che mi ha fatto assaporare la bellezza della lingua italiana, per poi scoprirne altri. 

Ognuno deve capire da se , come disse Jim Morrison non esiste esempio migliore da seguire se non se stessi. 

Nessuno ti può insegnare se il tuo cuore non e' pronto ad apprendere.

La musica e' qualcosa di inspiegabile che non si può descrivere a parole. In tre minuti può parlare al tuo cuore, alla tua anima a tutti i tuoi sensi senza passare sotto un’analisi razionale. Una formula matematica va capita o imparata a memoria per essere ricordata. Le parole delle canzoni si imparano solo ascoltandole e vivendole.

 

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   2°  PREMIO

 

motto PRINCESS LOINIR                             Ivana Sissot  

 

                      Classe  III  Ginnasio Generale Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” Buie

 

Motivazione: l'autrice si interroga sulla natura della musica proponendo un'attenta, minuziosa e personalissima analisi di alcuni brani classici, riconoscendo l'universalità di questa espressione dell'animo umano non completamente apprezzabile se non accompagnata da una vasta cultura musicale. 

 

Ascoltando un brano di musica 

Ascoltando un brano di musica.. qui si potrebbe filosofare all'infinito. Ogni persona vede la musica da un suo punto di vista, ma nonostante ciò, un determinato brano, anche se viene ascoltato da dieci persone diverse, in ogni persona evocherà sempre le stesse emozioni. lo lo chiamo „il mistero della musica" ed e' una cosa che mi affascina moltissimo. Mi affascina tantissimo il fatto che qualcosa come la musica riesca a scatenare tante emozioni e sensazioni diverse in ogni persona. 

La musica. Cos'è' la musica? Qualcuno dira' che la musica e' l'arte dei suoni, qualcun altro dira' che e' l'insieme di una melodia e di un testo poetico, altri diranno che e' semplicemente „un rumore che ha una melodia". Chi risponde negli ultimi due modi non ha capito proprio niente della musica. La musica e' un arte. La musica e' quel qualcosa che evoca in te delle emozioni, e' quel qualcosa che ti fa sorridere o ti fa rattristare senza motivo. Per qualcuno la musica e' Beethoven, Bach, Mozart, per altri la musica e' il rumore del mare sugli scogli, il vento di primavera tra i rami degli alberi, il respiro del proprio amante... 

Ascoltando un brano di musica... allora parliamo di un brano di musica. Ludwig van Beethoven, sonata per pianoforte numero 14, denominata dallo stesso Beethoven .. Sonata quasi una fantasia", più conosciuta come Sonata al Chiaro di Luna. E' un peccato che sia molto conosciuto soltanto il primo movimento, visto che gli altri due sono altrettanto magnifici, se non perfetti. Ascoltando il primo movimento subito si viene invasi da un senso di tranquillità, ma anche da un senso di malinconia. Per un attimo si smette di pensare e ci si concentra, senza volerlo, sulla melodia della canzone (o almeno questo e' quello che succede a me). lo, che sono pianista, mi chiedo come un uomo abbia potuto partorire qualcosa del genere. E’ semplicemente magnifico. E' come un bambino appena nato: inizia piano, delicatamente, poi inizia a crescere, sempre delicatamente. Fino a quando si arriva al secondo movimento dove cambia tutto. L'allegretto e' completamente diverso dall'adagio sostenuto (la prima parte), e' più allegro, appunto. Ma anche se e' più .. allegro" mantiene ugualmente la sua delicatezza. La dinamica non rimane più' nei pianissimi e nei mezzi forti, ma raggiunge anche i fortissimi seguiti immediatamente dai mezzi piani e dai piani, che gli infonde ancora più  passione. L'ultima parte, infine: il presto agitato, la mia parte preferita in assoluto. Ascoltandola ti viene voglia di alzarti e correre (non so perche' correre). Provoca una scarica di adrenalina che ti fa battere il cuore, qualcosa di incredibile. E se la prima parte infonde un senso di tranquillità, l'ultima fa l'esatto contrario: ti agita, ma non con un agitazione nervosa, nevrotica, ma con quell'agitazione che ti fa pensare „ hei, ho voglia di vivere e ho bisogno di sfogarmi". L'ultima parte, anche se e' completamente differente dalla prima, si ricollega ad essa, come un unico grande pensiero, che ha origine come semplice pensiero e termina come una tormentata passione.Continuiamo con Richard Wagner, la famosissima e celeberrima Cavalcata delle Valchirie. Subito dalle prime battute si percepisce l'arrivo di qualcosa di potente e maestoso. E poi arrivano: si riesce quasi a immaginare l'arrivo delle Valchirie in tutta la loro magnificenza.

Molti dicono che per comporre musica come questa bisogna essere dei geni. In parte e' vero, ma secondo me, il vero genio, sta' nel saper esprimere delle date emozioni con quelle note. Ogni persona e' in grado di scrivere cinque note in fila e di creare cosi' una melodia, ma solamente un genio riesce ad esprimere, con quelle cinque note, delle emozioni, dei sentimenti, o immagini di paesaggi idilliaci, come nel caso della sonata al Chiaro di Luna. 

Claude Debussy, Claire de lune. Debussy, al contrario di Wagner, preferisce la semplicità. Infatti, questa Claire de lune e' una melodia semplicissima, dolce, delicata, che evoca varie immagini. Immagini di paesaggi, di fiori accarezzati dal vento, di foglie che cadono, tutte immagini che rispecchiano la tranquillità" e la delicatezza. 

Passiamo alla Primavera di Antonio Vivaldi. Vivaldi, il grande Vivaldi, che con un paio di archi e un clavicembalo ha saputo descrivere quasi alla perfezione la primavera. E' incredibile come sia riuscito ad imitare con due violini il canto degli uccelli, o il fresco venticello di primavera. E' veramente incredibile che un semplice uomo sia riuscito, con un paio di strumenti, a ricreare, con una melodia, un concetto astratto come la rinascita , o il «rinnovamento" in un certo senso, che avviene proprio in primavera.

Ciò che e' paradossale all'inverosimile e' il fatto che, ai giorni nostri, con tutti gli strumenti perfezionati al massimo, tutta la tecnologia più avanzata, eccetera eccetera, non siamo capaci di comporre qualcosa di vagamente maestoso come le opere composte nel passato. Il vero musicista non deve, come molti fanno, scopiazzare da altre canzoni già esistenti (tralasciando il fatto che questo avveniva anche nel passato). Il vero musicista deve cercare di esprimere il suo genio musicale componendo una musica sua , unica. Il musicista deve cercare nei meandri della sua mente, nel più profondo del suo cuore la giusta melodia, quella che, con il passare degli anni, ha composto senza accorgersene. Ma per comporre una giusta melodia, non c'e' bisogno soltanto di questo, di questo guardarsi dentro, c'e' bisogno, naturalmente, di certe capacita' musicali e, sempre naturalmente, un po' di pazzia. Ogni grande compositore della storia (soprattutto Mozart, secondo me) e' stato un grande pazzo, perche' solamente con un po' di pazzia si riesce a spezzare le leggi dell'ordinario e rivoluzionare totalmente la musica. 

Ritorno alla domanda Cos'è' la musica. Cos'è' la musica? La musica e' l'arte dei suoni. Ma cos'è' un suono? Il mio fedelissimo quaderno di fisica mi dice che: il suono e’ un onda longitudinale prodotta dalla vibrazione di un oggetto (un solido, in generale) che si propaga nei materiali attraverso le onde successive. In poche parole e' un onda, come un onda del mare. Non e' incredibile che una semplice vibrazione crea qualcosa come un suono? Immaginiamo di guardare, molto da vicino, un dito che pizzica una corda di una chitarra. E' veramente sensazionale: basta mettere in vibrazione, con un gesto semplicissimo, la corda per creare un suono. Sembra una cosa banale: un suono, cosa vuoi che sia, se ne sentono infiniti ogni giorno. Ma se pensiamo su come viene prodotto, mettendo in vibrazione per esempio una corda, su come, questa corda, nel suo movimento sposti le molecole d'aria e crei delle onde, su come queste onde si propagano nell'aria, su come arrivano alle nostre orecchie e mettono in vibrazione il timpano, su come, sempre nelle nostre orecchie, si trasforma in impulso elettrico e attraverso i nervi uditivi arriva al cervello, e li, nel nostro cervello viene elaborato e percepito come suono. Guardandolo da questo punto di vista, e' tutto fuorché banale. 

Ma guardiamo il tutto da un altro punto di vista: quello degli strumenti. I primi strumenti musicali nascono ancora nell'antichità', quando gli uomini primitivi scoprirono che se soffiavano in un osso con qualche foro, si produceva un suono. Da quel momento, gli strumenti non hanno fatto altro che svilupparsi. Uno strumento, per produrre un suono «gradevole" deve essere semplicemente perfetto. I violini, ad esempio, non potranno mai suonare se non vengono prodotti con legni diversi da ebano, acero e abete rosso. Soltanto con questi tre tipi di legni un violino può diventare uno strumento musicale. Contano, naturalmente, anche le dimensioni del violino, le varie proporzioni, lo spessore della cassa armonica eccetera. Ma, anche se il violino fosse perfetto in ogni sua parte, potremmo ugualmente sentire un suono? Si. Perche'? Perche' Madre Natura, o Dio, o chicchessia ci ha dato l'orecchio. Senza l'orecchio e tutte le sue parti (orecchio esterno, orecchio medio, timpano, martello, incudine, staffa, orecchio interno, labirinto osseo, coclea, labirinto membranoso, eccetera eccetera) noi non sentiremmo un bel niente. Dobbiamo essere grati di avere una tale capacità. Basti pensare a come sarebbe non sentire niente: ne la musica, ne la macchina che passa davanti casa, nel il battere delle dita sulla tastiera,... Un mondo senza suoni sarebbe un mondo vissuto per metà. 

Parliamo della musica: ci sono vari significati della parola musica. Musica come suono, che definisce la musica come l'arte dei suoni e come un susseguirsi di più suoni. E' l'arte del saper esprimere concetti, emozioni, sensazioni attraverso le note, organizzando i suoni ma anche il silenzio. Infatti la musica non e' fatta soltanto di suoni continui, ma anche di pause tra le varie note che conferiscono maggiore ..musicalità " al brano. Musica come linguaggio, che definisce la musica come un vero e proprio linguaggio, capace di trasmettere messaggi. Musica come esperienza soggettiva, dove la musica viene vista in modo diverso in base al soggetto: una persona può' apprezzare un susseguirsi di suoni senza nessuna apparente relazione tra essi, mentre un altra persona può lo può disprezzare. Musica come una categoria della percezione, che afferma che la musica non e' semplicemente un insieme di suoni, ma un insieme di „reazioni" che avvengono nel nostro cervello. Musica come storia e antropologia, nel senso che la musica e' collegata a doppio filo sia all'evoluzione storica che a quella dell'uomo. Musica come cura, come cura del corpo e dello spirito, come ad esempio la musicoterapia. Musica come una potenza sovrannaturale, che tratta la musica come qualcosa che deriva dalle divinità e che e' in grado di controllare la natura. Qualcosa di mistico, di magico. 

La musica e' qualcosa che cambia continuamente, si evolve, si sviluppa, regredisce, poi si evolve nuovamente. Niente in questo universo rimane sempre lo stesso, tutto cambia, cosi anche la musica. Per questo i grandi musicisti e compositori contemporanei si distinguono dagli altri: perche' permettono quest'evoluzione costante della musica. I grandi compositori non sono quelli che compongono musica seguendo precisamente i canoni del periodo, ma sono quelli che trasgrediscono le regole per permettere alla musica di evolversi, di cambiare. 

Molti si chiedono e discutono su quale sia lo strumento musicale migliore in assoluto. Tutti gli strumenti musicali sono magnifici, alcuni piacciono di meno, altri di più, ma questo dipende dai gusti delle persone. Ma lo strumento più perfetto (non migliore, perfetto) in assoluto e' la voce umana. La struttura del corpo umano, dalla laringe, alle corde vocali, passando per il glottide, tutto e' perfetto. 

Secondo me, per poter apprezzare veramente la musica, bisogna prima imparare a conoscere e apprezzare, non dico amare, o che devono piacere per forza, soltanto apprezzare, tutti i generi musicali, e non ascoltarne soltanto uno, conoscere tutti i compositori, e conoscere e apprezzare tutti gli strumenti. Soltanto quando si conoscerà, e di conseguenza si apprezzerà, tutti i generi e tutti gli strumenti, allora si potrà dire di apprezzare la musica. 

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    3° PREMIO

 

 motto VT8696                             Monica Bravar  

 

   Classe  III  Economica Scuola Media Superiore Italiana Rovigno

 

Motivazione: l'autrice, nella brevità dello scritto, è riuscita a trasmettere perfettamente le sue emozioni che coinvolgono il lettore, nel nostalgico e dolce ricordo dell'amata zia.

 

Ascoltando un brano di musica

 

Tra le cose di mio padre ho trovato un CD di musica italiana, e dopo averlo inserito nello stereo, premo "play" e parte. È Luccio Battisti. Ah, che meraviglia... adesso si che trovo l'ispirazione...

Triste, allegra, spensierata, innamorata, delusa... ebbene si, non è mai il momento sbagliato per dedicarsi all’ascolto di questa MUSICA che...mi fa andare in estasi. Spesso riaffiorano ricordi e ci si può anche ritrovare nei vari testi che in certi casi parlano di fatti comuni a tutti noi.

Trovo molto rilassante ascoltare componimenti di un certo tipo, soprattutto mentre ci si è distesi sulla poltrona, come mi ci trovo io ora. Intanto i brani si susseguono.

Tutto tace per qualche secondo, chiudo gli occhi per sentir meglio questo infinito silenzio, riapro gli occhi e mi guardo attorno, mi pare di essere tornata qualche anno indietro. Uno dei vestiti che indossava mia zia per il giorno di festa stava al solito posto: era stirato per bene e il suo odore di vaniglia invadeva tutta la casa, e la stellina che vi era applicata, rifletteva dei raggi cristallini sulla parete.

Ancora immersa nei miei pensieri qualcuno sfiora la mia spalla; mi fa rabbrividire e ne rimango intimorita. Provo un'intensa paura di voltarmi, quel terrore che si prova quando ci si trova davanti la morte. Comunque, cerco di farmi coraggio e tra me e me faccio il conto „uno…due…e…tre!“

Mi trovo muta come un pesce e per qualche secondo mi sembra di non aver saputo mai parlare in vita mia…Lei invece, bella come me la ricordavo, truccata per bene come ai vecchi tempi, mi sussurra nell'orecchio „Mi ricordo montagne verdi, e le corse di una bambina“. Era la canzone che cantavamo sempre assieme!

Con occhi pieni di lacrime, cerco di abbracciarla ma la sua immagine tende a sparire. Non riesco a vedere più le sue bellissime guance rosse, le perfette linee corporee, ma sono in grado di sentire la sua voce cristallina che prosegue a cantare la canzone „Montagne verdi“.

Ora c'è il silenzio di prima… riesco a sentire solo il rumore del venticello che mi sfiora i capelli. Richiudo gli occhi per qualche secondo, che sembra durare un'eternità… era solo un sogno, frutto della mia immaginazione.

Intanto alla radio c'è la canzone “Di sole e d'azzurro”, canzone che mi trasmette emozioni intense… “nel blu dei sogni tuoi più fragili io ci sarò”… e mi pare di sentirla cantare di nuovo…

 

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